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Comunicare il nudismo


_MG_6387Da molti anni non solo sono nudista ma cerco anche di fare informazione, anzi, istruzione sul nudismo, mi sono così reso conto di un fatto: è pressoché impossibile far comprendere il nudismo attraverso le sole parole ed anche le immagini aiutano molto poco, l’unica cosa è l’esempio, il mettere gli altri a diretto contatto con la nostra semplice nudità. Detto questo è però evidente che saremo pur sempre chiamati a parlare di nudismo, a spiegare il nostro desiderio di stare nudi, pertanto è necessario essere coscienti e padroni quantomeno delle principali regole della comunicazione, specie di quella da effettuarsi in stato di possibile conflittualità.

Assertività

Parto da qui in quanto per ogni comunicazione potenzialmente conflittuale è regola cardine: mai porsi sopra e/o in contrapposizione all’altro, bensì sempre partire dal presupposto che l’altro ha le sue buone ragioni per comportarsi o ragionare come sta facendo, nostro compito comprendere tali ragioni e, pazientemente, smontarle, ovvero rimuoverle, una ad una.

“Il nudismo è una porcheria” dice lei, “stronza bigotta” risponde lui.

Reazione comprensibile in chi ha scelto di vivere nudo e crede nella positività del nudismo, d’altra parte questo modo di frapporsi a chi obietta sul nudismo provoca solo l’alzarsi di barriere difensive e la comunicazione diviene impossibile: qualsiasi cosa andremo poi a dire verrà completamente filtrata e andrà categoricamente persa.

Mai impostare una comunicazione che risulti “tu sbagli, io ho ragione”, la comunicazione dev’essere sempre improntata al “comprendo il tuo modo di vedere le cose, permettimi di illustrarti la mia visione”.

“Il nudismo è una porcheria” dice lei, “dalla tua affermazione comprendo che hai avuto brutte esperienze con il nudo e le persone nude, se vuoi lasciamo cadere il discorso, ma permettimi di suggerirti uno spunto di riflessione: le persone possono essere molto diverse tra loro e per tanti il nudo è solo una sana, bella e normalissima scelta di vita”.

Chiarezza

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio naturista”, “vieni alla spiaggia naturista di…”, “siamo naturisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul naturismo”.

Va bene ad un certo punto della storia nudista si è assunto il termine naturismo come suo sinonimo, eppure la maggior parte delle persone non sa cosa sia il naturismo, i più acculturati potrebbero ricordare che la parola naturismo apparve per la prima volta agli inizi del Romanticismo quanto un gruppo di scrittori e poeti focalizzò la propria attenzione sulla natura, qualcuno potrebbe (giustamente) pensare ad amanti della natura (naturalisti sono coloro che studiano la natura e i sistemi per proteggerla), in ogni caso siamo fuori strada e il messaggio appare completamente stravolto o incomprensibile.

La comunicazione deve evitare ogni possibile fraintendimento, già è difficile farlo usando termini precisi, figuriamoci se utilizziamo termini ambigui, parole che nel tempo hanno assunto significati anche diversi.

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio nudista”, “vieni alla spiaggia nudista di…”, “siamo nudisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul nudismo”.

Così è inequivocabile, tutti lo possono comprendere al volo, non possono sorgere fraintendimenti, non ne possono derivare domande la cui risposta è altrettanto ambigua del termine stesso e deve alla fine necessariamente contenere la parola che si è cercato di camuffare: nudismo.

Ecco, camuffare, non tutti lo vogliono fare, ma in ogni caso questo è quello che può apparire all’interlocutore quando alla fine viene a sapere che naturismo è sostanzialmente un sinonimo di nudismo ed allora la frittata è fatta. Peggio ancora quando si usa la parola naturismo, e i suoi collegati, proprio per la vergogna di usare la parola nudismo e tutti i suoi collegati, in tal caso la vergogna si manifesta attraverso il linguaggio del corpo e le altre espressioni non verbali, nella comunicazione assai più incisive di quelle verbali: “se ti vergogni tu che lo fai, perché mai dovrei io aderire ad esso o anche solo accettarlo?”.

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio nudista”, “vieni alla spiaggia nudista di…”, “siamo nudisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul nudismo”.

Semplice, chiaro, manifestamente educativo, decondizionante!

Disponibilità, attenzione all’altro, non aggressività

Appena rientrate da un’escursione sotto la pioggia, nell’atrio del rifugio alcune persone stanno asciugandosi e sono nude, improvvisamente sull’uscio compaiono due sconosciuti: “siamo nudisti, non ci infastidisce se ci vedete nudi”.

Apprezzabile, conoscendo la persona che così si è espressa, la voglia di manifestare fin da subito il proprio orgoglio nudista, la controparte potrebbe però avvertire una modalità aggressiva e impositiva e/o evocare un atteggiamento esibizionistico (“guardami pure, è quello che desidero”). Se dall’altra parte ci sono persone già di loro mal disposte verso la nudità la reazione sarà di certo oppositiva: come prima cosa verrà manifestata in modo altrettanto aggressivo e impositivo la richiesta di rivestirsi, in secondo luogo sarà inibita una qualsiasi prosecuzione del dialogo. Se, al contrario, la controparte è più aperta e tollerante (o addirittura accettativa) il naturale risentimento verso l’aggressione e l’imposizione potrebbe comunque alzare una barriera comunicativa rendendo meno probabile e comunque più difficile l’eventuale prosecuzione del dialogo, in aggiunta o in alternativa si potrebbero creare i presupposti per una deviazione del dialogo da quello che dovrebbe invece essere il suo più opportuno proseguo: domande sull’esibizione del corpo piuttosto che sulle motivazioni del nudo e del nudismo.

Se volgiamo farlo accettare il nudo dev’essere normalità e non solo a parole ma anche nei fatti!

“Salve, venite pure avanti c’è posto per tutti. Vedo che siete bagnati fradici, vi facciamo spazio e se vi servono abbiamo asciugamani puliti da prestarvi”.

Attenzione agli argomenti “tabù”

Due gruppi di persone, l’uno nudista l’altro no, dialogano tranquillamente sulle motivazioni del nudismo, uno dei nudisti prende la parola e senza che nessuno abbia mai fatto affermazioni in merito: “il nudismo non ha niente a che fare con il sesso”.

Vero, verissimo, d’altra parte se il nudismo non ha niente a che fare con il sesso perché affermarlo fin da subito, a prescindere, senza una precisa motivazione, senza precisa interrogazione in merito? Se sento il bisogno di parlarne è perché a mio modo di vedere sussiste un legame imprescindibile ed anche se le mie parole dicono il contrario il mio solo parlarne e il mio linguaggio non verbale (inevitabilmente legato alla mia esigenza di parlarne), trasmetteranno tale legame e sconfesseranno (invertiranno), nelle mente dell’interlocutore, quello che sto affermando. Oppure sono ossessionato dall’idea che il nudismo venga osteggiato solo è perchè si lega il nudo al sesso, in tal caso quello che comunicherò potrebbe essere solo la mia ossessione e l’interlocutore potrebbe dannosamente pensare ai nudisti come ad un gruppo di persone mentalmente disturbate (ossessionate).

Anche questo è un punto cardine nella comunicazione tra parti: poco importa se sia vero, se capiti davvero, se sia argomento comunemente discusso, gli aspetti potenzialmente “scabrosi” o “pericolosi” vanno assolutamente taciuti, se ne parla solo qualora sia la controparte a tirarli in ballo, solo in risposta a domande esplicite.

Ascoltate con attenzione e a lungo un abituale comunicatore, quale un politico, un prete, il Papa, esaminate i suoi discorsi, noterete che ci sono parole che mai vengono utilizzate: tutte quelle parole che potrebbero mettere in evidenza l’azione condizionante del discorso, tutte quelle parole che invece di subliminale l’attenzione indurrebbero al ragionamento autonomo, tutte quelle parole (cosa che più di tutte riguarda la situazione del comunicare il nudismo) che possano indurre pensieri opposti a o quantomeno deviati da quelli che il discorso vuole esaminare.

In conclusione

Certo non tutti sono degli esperti comunicatori, non tutti sono abituati a gestire il confronto, non tutti possono dedicare ore e ore a studiare le tecniche della comunicazione e a esercitarsi sulla loro applicazione, ma visto che più o meno tutti i nudisti desiderano poter vedere un allargamento se non della nudità quantomeno della possibilità di stare nudi, ecco che tutti i nudisti si trovano nella necessità di attuare l’unico comportamento che al suddetto obiettivo porta portare: comunicare il nudismo, cosa che si può proficuamente fare solo se ci si attiene a quelle poche regole che ho sopra enunciato: assertività, chiarezza, disponibilità, attenzione all’altro, non aggressività, attenzione agli argomenti “tabù” e, questione assai complessa non trattabile in poche righe e comunque in piccola parte (quella più semplice da controllare) illustrata parlando delle altre regole, attenzione ai segnali non verbali (nostri e altrui).

Il nudismo non si può far comprendere con le sole parole, è necessario provarlo, però è anche indispensabile comunicarlo, facciamolo bene, spesso è meglio poco che tanto: “vestiti è bello, nudi è meglio”, frase assertiva, disponibile, attenta all’altro, chiara, non aggressiva, priva di parole “pericolose”, insomma frase altamente comunicativa.

Vestiti è bello, nudi è meglio!

Nudo col maglione


IMG_9514Sto salendo verso la vetta di un’alta montagna, ad un certo punto il cielo inizia a farsi grigio e il vento gira di direzione preannunciando l’arrivo di una bufera. La temperatura cala sensibilmente, dobbiamo fermaci per indossare i caldi giubbotti.

In abito leggero cammino per la città in una calda sera d’estate, alla vita ho legato un maglioncino qualora le previste piogge arrivino prima del mio rientro a casa.

Oggi lavori di riassetto del giardino, pantaloncini e maglietta sono d’obbligo seppure la giornata sia freschina. Passano le ore e la sera incalza, nonostante i lavori continuino incessanti, inizio a sentire un poco di freddo, mi fermo un attimo e m’infilo la giacca della tuta che avevo lasciato appesa all’altalena.

Vacanza al mare, ennesima giornata in spiaggia, oggi però il tempo fa le bizze per cui ci siamo portati appresso dei maglioncini da poter infilare nel momento che dovessimo iniziare a sentir freddo.

Quattro situazioni differenti, quattro situazioni dove il freddo più o meno intenso domina la scena, quattro situazioni in cui i protagonisti sono costretti a indossare qualcosa per coprirsi e in tutti e quattro i casi viene aggiunta copertura alla sola parte alta del corpo. Ovvio, naturale, spontaneo, chiunque possiede nel suo bagaglio esperienziale siffatta informazione: se viene freddo innanzitutto aumenti la copertura del busto, dal collo alla vita, e solo in seguito potresti forse sentire il bisogno di coprire maggiormente anche la restante parte del corpo.

Cambiamo scenario.

IMG_2091Un uomo prende il sole sulla spiaggia, è nudo, ma nessuno pare dargli attenzione: qui la nudità è regola. Ecco che dal mare si alza una leggera brezza, tutti s’infilano una maglia, compreso l’uomo nudo e… Ribrezzo, orrore: “sei un esibizionista”, “che senso ha coprirsi sopra e non sotto?”, “fai schifo”, “ma copriti!”

Discussione su un forum nudista, si parla di una foto che qualcuno ha pubblicato da poco, una foto in cui si vede una persona che passeggia per la campagna, indossa la giacca di una tuta e il resto è nudo. I commenti? Per la maggiore sono commenti di disprezzo: “non ha senso”, “se hai freddo ti copri tutto, non solo la parte alta”, “esibizionista”, eccetera.

Due situazioni similari alle precedenti quattro, due situazioni in cui il fresco domina la scena, due situazioni in cui, però, secondo alcuni, comunque troppi specie in ambito nudista, non è più valido l’atteggiamento comune e naturale visto nei quattro esempi iniziali. Se sei vestito è lecito aumentare la sola copertura della parte superiore, se sei nudo no, se sei nudo devi illogicamente coprirti completamente. Perché? Perché mai da nudi ci si dovrebbe comportare in modo differente, meno naturale, meno spontaneo di quanto si farebbe da vestiti? Boh!

Escursionismo, nudismo e… zecche!


Cosa fa un escursionista quando si trova in una zona notoriamente invasa dalle zecche? Niente di particolare, si esamina frequentemente le gambe ed eventualmente anche il resto del corpo.

E se fosse nudo? Fa le stesse identiche cose solo che le può fare con maggiore semplicità e velocità.

Anche questo argomento, come già a suo tempo quello sulle vipere, merita un certo approfondimento.

Ricordo che, prima degli anni novanta, delle zecche ne avevo sentito parlare molto occasionalmente e mai avevo conosciuto qualcuno che, andando in montagna, si preoccupasse della questione, semplicemente il problema era inesistente.

Ad un certo punto sulle riviste di montagna sono apparsi i primi allarmi: articoli che parlavano di questi animaletti e di pericoli che ne derivavano. Cosa è successo? È successo che, vai a saperlo per quale motivo, a quel punto le zecche erano aumentate considerevolmente di numero infestando ampiamente vari e vasti areali di montagna, di più, in alcune zone risultavano portatrici di pericolose (per l’essere umano) malattie quali il Morbo di Lyme e la Tbe.

Da quel momento in avanti anche gli alpinisti hanno iniziato a preoccuparsi della questione e molti gli articoli che ancora oggi si ripetono su siti e blog ad ogni primavera. Alcuni di questi articoli sono superficiali ed eccessivamente allarmistici, altri sono fatti meglio, altri ancora sono ottimi e trattano ogni aspetto della questione; in tutti si riportano suggerimenti sul come proteggersi e, come al solito, tutti esaminano la tematica in modo condizionato, anche perché molti sono solo un bel copia e incolla di altri:

  1. Non camminare nell’erba alta
  2. Vestirsi con indumenti molto chiari
  3. Coprirsi completamente

Vogliamo andare un poco più oltre? Vogliamo esaminare a fondo questi suggerimenti e chiederci se siano realmente efficienti? C’è forse qualcosa di più e di meglio che possiamo fare?

Non camminare nell’erba alta

Simpatico consiglio, prego tutti i comuni di falciare regolarmente l’erba lungo i sentieri! I sentieri di montagna possono si essere delle larghe e frequentate autostrade pedonali sulle quali la presenza dell’erba è assodatamente pari a zero (ammesso che ci si cammini proprio nel mezzo, che hai lati l’erba c’è sempre e comunque), possono però anche essere delle più o meno flebili tracce nell’erba, anzi direi che il più delle volte sono così. Tra l’altro le zecche le troviamo anche sugli arbusti.

Vestirsi con indumenti molto chiari

Un abbigliamento chiaro permette di vedere subito la zecca (che ha un colore nero) che eventualmente vi si deposita sopra. Allora tutto semplice? Non direi: se vado in una zona prima devo informarmi sull’eventuale presenza di zecche (e per ragioni turistiche raramente tale informazione è facilmente reperibile) e in caso affermativo devo andarmi a comprare un apposito abbigliamento da montagna; piccolo grande problema, l’abbigliamento da montagna è solitamente di colore scuro e se devio su capi da corsa in montagna, dove è più facile trovare qualcosa di chiaro, vengo a mancare alla regola del coprirsi il più estesamente possibile. Vado da un sarto e mi faccio cucire abbigliamento su misura? Certo è fattibile, altrettanto certamente nessuno lo fa. Mi creo una leggerissima tuta bianca da infilare sopra i vestiti? Anche questo è fattibile, altrettanto certamente è scomodo. Insomma la vedo dura a meno che… cosa c’è di chiaro che tutti abbiamo a disposizione senza costi aggiuntivi? Semplice la nostra pelle! Beh, magari per alcuni non è propriamente chiara, ma si sa, per ogni cosa ci sono dei limiti e la loro presenza di certo non invalida la soluzione.

Coprirsi completamente

Beh, le zecche vi si attaccano addosso anche se siete vestiti e una copertura perfettamente sigillante potrebbe solo essere qualcosa di ermetico, tipo scafandro da palombaro, ossia un qualcosa che non esiste e non potrebbe nemmeno esistere. Diciamo allora coprirsi per bene al fine di ridurre il numero di zecche che eventualmente, camminando lungo i vestiti (eh, sì, perché fanno anche questo), possano arrivare alla nostra pelle. Cosa vuol dire coprirsi per bene? Significa indossare maglia a maniche lunghe, pantaloni lunghi, calze alte, ghette da ghiaccio per chiudere al meglio l’accesso alle scarpe e al sotto dei pantaloni. Uhm, la vedo dura camminare per ore, magari con un caldo torrido o comunque in una giornata, così agghindati. Ricordatevi poi che prima di togliere i vestiti li dovete esaminare e spazzolare per bene (da farsi ovviamente prima ancora di entrare in casa, rifugio, bivacco e via dicendo): se c’è qualche zecca questa potrebbe saltare sulla vostra pelle nel momento che li togliete, oppure vagarsene per casa alla ricerca di un animale (e l’uomo, benché alcuni l’abbiano dimentica o vogliano per più o meno oscure ragioni farlo dimenticare, appartiene al regno animale) a cui attaccarsi. Se poi malauguratamente la zecca ha trovato un pertugio (e al novanta percento lo trova) ed è arrivata alla vostra pelle ve ne accorgerete soltanto molte ore dopo, quando la zecca ormai avrà quasi sicuramente già infilato il suo rostro nella vostra epidermide, a quel punto la sua rimozione ne provocherà la morte, inoltre sarà complicata e insicura: se per errore lasciate il rostro nella pelle sono possibili infezioni; se per errore provocate il rigurgito della zecca questo potrebbe essere sangue ormai infetto che entra nel vostro corpo.

Visto quanto sopra, perché inventarsi soluzioni certamente efficaci eppure scomode o addirittura improponibili, poco o nulla efficienti? L’efficacia senza l’efficienza è inutile, eccovi qualcosa di efficace e anche efficiente: la nudità!

Abbiamo già detto che sulla nostra pelle, anche se piuttosto abbronzata, il nero di una zecca è immediatamente visibile, standocene beatamente nudi e controllandoci frequentemente la zecca la vediamo se non proprio nel momento stesso che ci salta addosso quantomeno ancor prima che infili il suo rostro nella nostra pelle, rimuoverla sarà molto facile e molto sicuro, in più lascerà salva la vita della zecca.

Concludo con altre utili informazioni sulla zecca, vi renderete conto che l’allarmismo è immotivato ed è anche facile ridurre di molto il rischio di incontrarle.

  • Le zecche non sono presenti nell’intero areale montano.
  • Le zecche infette sono presenti solo in limitate zone dell’Italia.
  • Le zecche in genere le si trovano in ambienti umidi e ombreggiati.
  • Le zecche le troviamo solo nella fascia altimetrica che va dal livello del mare ai 1500 metri.
  • La trasmigrazione dall’erba all’uomo in genere avviene solo in due precisi momenti dell’anno:
    • da inizio aprile a metà giugno quando le ninfe appena nate devono alimentarsi adeguatamente per avviare le loro maturazione;
    • da fine settembre a fine ottobre quando le zecche femmina ormai adulte devono pensare alla riproduzione.
  • Ci sono 24 ore di tempo, calcolate dal momento del morso e non della trasmigrazione, per rimuovere la zecca e restare sufficientemente tranquilli anche se la stessa fosse infetta.
  • Le zecche non sono esseri immondi, trovarsele addosso può essere fastidioso ma non deve dare luogo a reazioni inusitate.

Clicca qui per dettagli tecnici sulla zecca e sul come rimuoverla, è una pagina specifica sicuramente precisa, anche se pure lei condizionata a considerare solo il vestirsi come arma di prevenzione e abbiamo visto che non lo è, anzi, per quanto possa sembrare paradossale è più preventivo lo stare nudi che il vestirsi estesamente.

Ancora una volta possiamo sicuramente affermare che…

Vestiti è bello, nudi è meglio!

La nuda verità sul nudo


montagna_nuda2Il nudo offende! Vero, indubbiamente vero, incontestabilmente verissimo.

Ma… ci siamo mai fatti delle domande in merito? Abbiamo insita in noi tale ragione o ci è stata inculcata, trasmessa? Siamo sinceri o condizionati? Perché il nudo offende? Tutti si sentono offesi dal nudo? Perché qualcuno si sente offeso dal nudo? Perché tu ti senti offeso dal nudo? E in tal caso, ti ha sempre offeso?

Probabilmente sarai stato pronto a dare le tue risposte, le avrai date al volo, senza pensarci sopra più di tanto. Bene, hai le idee chiare a quanto pare, ma… Sei sicuro che siano la risposte giuste? Sei sicuro che sia proprio quello che pensi? Occhio, non essere ancora precipitoso, pensaci bene: mi ripeto, ne sei sicuro?

C’è un solo modo per saperlo: mettiti comodo, leggi la prima domanda che segue, chiudi gli occhi, fai un bel respiro e… pensa, pensa per bene, prova a visualizzare, ascoltare, percepire i tuoi ricordi, prova a superare il tempo, a scavalcare quello che il tempo ha creato nella tua mente.

Guardati. Ascoltati. Percepisciti.

Ripeti la procedura per ogni altra domanda, con calma, senza fretta, senza mentire a te stesso, senza voler dimostrare la tua idea di partenza, ma cercando solo i ricordi giusti, corretti, senza valutarli, senza scartarli, senza rifiutarli, solo accettandoli e prendendone coscienza: in una indagine non si parte dalla convinzione per poi cercare le prove che la attestino, ma, al contrario, si raccolgono le prove per poi vedere quello che esse dicono.

Partiamo.

Quando è stata la prima volta che ti sei sentito offeso dal nudo? Forse quando sei nato e hai visto i genitali della tua mamma? Oppure poco dopo quando attorno a te venivano cambiati o lavati gli altri neonati? O ancora quando un poco più cresciuto hai visto in spiaggia dei bambini nudi (e magari anche tu eri nudo, come spesso avviene per i bambini di pochi anni)? Oppure ancora più grande quando in una piscina hai visto altri fare la doccia nudi? O quando mentre qualcuno sulla spiaggia si cambiava lottando con il salviettone quest’ultimo gli è caduto mostrando a tutti la sua nudità? Oppure quando per caso sei capitato in una spiaggia nudista? Che età avevi? Quali sensazioni hai avuto? Era proprio offesa? O era solo fastidio? O piuttosto era un semplice stupore?

BambiniIo, nato nel lontano 1956 e diventato nudista cosciente nel 2003, non mi sono mai sentito offeso dal nudo, mai. E credo di poter affermare che siano molti quelli che possono dire la stessa cosa. Gli altri, quelli che si sentono offesi dal nudo, sinceramente dovranno ammettere che nessuno di loro si è mai sentito offeso dal nudo in età infantile. Di più, sono certo che ben pochi, coscienti che la parola offesa indica qualcosa di ben più pesante del fastidio o dello stupore, possano dire d’essersi sentiti realmente offesi dal nudo, specie in età infantile, ma anche nell’adolescenza.

Cosa possiamo dedurre da questo? Beh, lapalissiano: la percezione del nudo come cosa offensiva spesso è travista trattandosi di altro sentimento (fastidio o stupore), ma anche quando si tratta proprio di offesa questa non è sicuramente innata, si è formata a posteriori della nascita e ha richeisto anche un discreto numero di anni per diventare percepibile.

Bon, fuori uno e passiamo alla successiva considerazione e relativa serie di domande.

Il nudo è sconveniente! Certamente, ma perché è sconveniente? Lo è sempre? Lo è per tutti?

Ritorna ai primi anni della tua vita, anni nei quali è probabile che tu sia stato nudo in diverse occasioni, in casa è certo, quantomeno per il bagnetto, molto probabilmente lo sarai stato anche in spiaggia, forse anche in altre occasioni. In alcune o tutte tali situazioni non eri certamente solo, e almeno in qualche occasione non c’era solo la tua mamma o il tuo papa o entrambi loro, bensì c’erano anche dei parenti o addirittura dei perfetti estranei. Orbene, ti sei mai sentito fuori luogo in tali situazioni?

Probabilmente farai fatica a ricordare, anzi ti sarà impossibile, converrai, però, che, avendo anche tu visto il comportamento dei bambini nudi sulla spiaggia pubblica, possiamo tranquillamente affermare che no, non ti sentivi fuori luogo, anzi ti sentivi pienamente a tuo agio, sempre, ovunque e comunque. Solo intorno ai sei / sette anni, se non dopo, hai iniziato a vedere il nudo come cosa sconveniente, perché?

Non è forse vero che ad un certo punto i tuoi genitori hanno iniziato a farti vestire? Non è forse vero che non ti hanno più lasciato stare nudo in spiaggia? Ma che anche non ti hanno più esibito alla parentela durante il bagnetto, ti hanno pesantemente richiamato e/o punito quando tentavi di liberarti delle vesti? Vero? E cosa ne deduciamo?

Evidentemente il nudo risulta sconveniente non perché lo sia materialmente per sua stessa natura, non perché è nella natura umana viverlo come sconveniente, ma solo perché, attraverso un martellamento psicologico costante, ci hanno condizionati, ci hanno convinti che tale debba essere.

Avanti con le domande.

Il nudismo è totalizzanteIl nudo è scandaloso! Giusto, ma perché è scandaloso? Lo è sempre? Lo è per tutti? Perché per alcuni non lo è?

Ormai avete compreso qual è il gioco, il lavoro da fare, non sto a riproporvelo e passo direttamente alle conclusioni che anche voi, se avete seguito fedelmente le mie istruzioni, avrete inevitabilmente tratto.

Il nudo ci scandalizza non perché siamo nati con l’idea che il nudo sia scandaloso ma solo perché siamo stati cresciuti nell’idea del nudo scandaloso, quando eravamo piccoli non davamo nessun peso al nudo.

Ultimo passaggio.

Il nudo eccita sessualmente! Vero, ma perché? È solo il nudo a provocare eccitazione sessuale? È proprio il nudo che provoca eccitazione?

Qui le convinzioni scatteranno ancora più forti di prima, vediamo di resistere, non lasciamoci trasportare dalle stesse, andiamo più a fondo, scavalchiamo le apparenze, foriamo la corteccia e guardiamo dentro.

Quando eravamo piccoli il nudo non creava nessuna eccitazione in noi, se non quella del piacere di essere nudi e liberi, ciò è chiara e inequivocabile testimonianza del fatto che il nudo non sia di per se stesso eccitante, che ci voglia altro per essere eccitati dal nudo e cosa è questo altro?

Se siamo onesti con noi stessi dobbiamo affermare che è il pensiero dell’azione sessuale, tant’è che ci eccitiamo anche senza vedere il nudo, ci eccitiamo anche in presenza di sole persone vestite, ci eccitiamo baciandoci o toccandoci. Lo dimostrano perfino le scene più tipiche di molti film, e parlo di film non pornografici: due persone si guardano, si avvicinano, si annusano, si baciano in un crescendo di eccitazione, i gesti diventano sempre più secchi e affrettati, il respiro più corto e veloce, quasi ansimante ed è solo a questo punto che inizia la rimozione di vestiti. Ecco che la nudità non è lo stimolo sessuale ma solo la conseguenza dello stesso, la necessità materiale per addivenire all’accoppiamento, alla copulazione, al rapporto sessuale cosiddetto completo.

Allora? Ancora convinti che sia il nudo ad eccitare? Che il nudo sia indispensabile all’eccitazione? Mmmh, salvo non siate stati disonesti con voi stessi, credo proprio di no!

Bon, ora direi che abbiamo abbastanza materiale per poter dire che la risposta a tutte le domande esprimibili sul nudo è una sola: siamo stati profondamente condizionati.

Cosa ne deduciamo? Semplice, che tutte le opinioni sul nudo non sono vere opinioni personali, opinioni nate spontaneamente nella nostra testa, opinioni meditate e maturate coscientemente e scientemente, ma piuttosto ci sono state tutte inculcate dalla famiglia e poi rinforzate dagli insegnanti e dalla società.

Perché allora, visto che è solo frutto di un condizionamento, continuiamo a scandalizzaci, offenderci, limitarci? Beh, anche questo è un condizionamento, il condizionamento alla conformità, al rendersi schiavi delle convenzioni, all’essere cloni gli uni degli altri, condizioni indispensabili a chi detiene il potere per poterlo mantenere: le religioni hanno bisogno dei peccati per suggestionare le persone e legarle al credo; i politici hanno bisogno di menti obbedienti per fidelizzarsi accoliti e ottenere sostegno; le economie hanno bisogno di automi per far loro assorbire tutto quello che passa la pubblicità e vendere sempre di più.

Tutti noi, però, abbiamo la capacità di svincolarci dai condizionamenti, la società stessa è in grado di farlo quando ne trova la dovuta convinzione e convenienza, tant’è che molti sono stati i condizionamenti superati e abbandonati dalla società in tempi più o meno recenti, alcuni anche ben più problematici di quello del nudo. Allora perché non abbandonare anche quest’ultimo?

127ABoh, è proprio difficile comprendere perché il nudo, nonostante molte siano le persone che abbracciano la scelta di vita nudista e tantissime quelle che l’accettano senza problemi e sono disponibili a conviverci in contemporaneità negli stessi identici spazi, debba mantenere questo suo alone offensivo, questa sua parvenza scandalosa, questa nomea di sconvenienza, questo suo legame con l’eccitazione sessuale. Difficilissimo comprenderlo. Perché la società in questo caso non è capace di superare un condizionamento tutto sommato recente? Perché?

Io non so dare una risposta certa, posso solo cercare di operare affinché ciò succeda. Se ben ci pensate, se tornate con la mente alla vostra infanzia, se ragionate sul comportamento dei bimbi in spiaggia, dovete necessariamente ammettere che il nudo è bello, il nudo è semplice, il nudo è naturale, il nudo è economico, il nudo è vantaggioso, il nudo è ecologico, il nudo è igienico, il nudo è salubre, il nudo è salutare, il nudo è … nient’altro che nudo, nient’altro che la nuda verità (e che da sempre si abbini la parola verità con quella di nudo è ben sintomatico del valore vero e semplice del nudo).

Pensateci, è…

La nuda verità sul nudo!

Nudismo e… bambini


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Cosa fa un bambino (da 0 a 5 anni) quando incontra un nudista? Niente, non fa proprio niente di diverso da quando incontra una persona vestita, assolutamente niente di diverso.

Come reagisce un bambino alla nudità? In nessun modo particolare: nudo o vestito per lui è la stessa cosa.

137Come si comporta un bambino se lasciato nudo in pubblico? Normalmente! Esattamente come se fosse vestito.

Il bambino piccolo, prima che sia condizionato dai genitori e dalla scuola, si trova perfettamente a suo agio nella nudità o a contatto con la nudità. Anzi, il bambino piccolo gioisce se lasciato nudo e fatica assai a rivestirsi.

nuebam2nuebam3Ecco da dove dovrebbe partire l’educazione dei nostri figli, dall’evitare loro inutili e stupidi condizionamenti verso la nudità, dal permettergli di mantenere quel loro innato naturale e sano rapporto con la nudità, propria e altrui.

Certo questo tipo di educazione non risolve tutto, ma è di sicuro un ottimo inizio, una via per facilitare e di molto tutte le altre questioni educative, formative e sociali.

educazione nudista

Altre belle e significative immagini trovate su Tumblr
(cliccare sulla foto per accedere all’origine)

Nudismo e… abbigliamento!


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Come si rapporta un nudista con l’abbigliamento? Semplice, esattamente come si rapporta un non nudista, solo che cambia il punto di partenza, uno dei due limiti: mentre il tessile pensa allo stato di nudità come un qualcosa destinato a pochissime, specifiche situazioni, il nudista lo intende come base del suo modo di vivere; partendo da qui tutto il resto del discorso non cambia.

Facciamo un esempio attraverso il freddo, che è materialmente uno dei principali ostacoli al nudismo.

IMG_3781Quando un tessile sente freddo inizia col mettersi un maglioncino e lo stesso fa un nudista, partendo da una maglietta.

Se il tessile ancora sente freddo indossa anche una giacca e lo stesso fa il nudista.

Ancora non basta? Giacca più pesante per ambedue!

Il freddo cresce e invade la parte inferiore del corpo? Il tessile indossa un paio di pantaloni più pesanti, il nudista calza i pantaloni e se, necessario, in seguito li appesantisce così come fa il tessile se ancora risultano troppo leggeri.

Portamento dello zaino

Diverso punto di partenza, ma identico, assolutamente identico protocollo!

127A

Il nudista: chi è?


Nudista = chi si veste solo quando non ne può proprio fare a meno, solo per causa di forza maggiore.

Stop!

Tundra e ganda (Foto Marco)

Nudismo e… fotografia


Ovviamente per il nudista facciamo riferimento ad ambienti nudisti o situazioni di nudismo, per il non nudista ad ambienti e situazioni tessili.

Cosa fa un nudista quando vuol fare una fotografia? Dipende, se nell’inquadratura non entrano altre persone si limita a scattare, se entrano altre persone prima di scattare chiede alle stesse se non sono infastidite dalla cosa, ovviamente specificando loro come verrà utilizzata la fotografia; esattamente come dovrebbe fare, ma di solito non fa, un non nudista.

Cosa fa un nudista quando vuole farsi una fotografia? Imposta l’autoscatto, si mette davanti alla macchina fotografica e attende lo scatto, esattamente come farebbe un non nudista.

Cosa fa un nudista quando è soggetto di una fotografia? Beh, qui le risposte sono tante, una per ognuna delle tante possibili diverse situazioni, le principali: è fotografato da un parente o un amico? è fotografato da un estraneo che gli ha richiesto l’autorizzazione? è fotografato da un estraneo che non gli ha chiesto nulla? Diciamo che, in linea di massima, si comporta esattamente come si comporta un non nudista nella stessa identica soluzione. Solo nell’ultima situazione potrebbe comportarsi in modo differente visto che di solito (ma non sempre) un non nudista, magari incautamente, non si preoccupa più di tanto se viene “abusivamente” fotografato da estranei, mentre un nudista tende, comprensibilmente, a preoccuparsene (ma anche qui non sempre).

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Nudismo e… Facebook


IMG_1714Cosa fa un nudista su Facebook? Semplice, quello che fanno tutti gli altri: mantiene la connessione con gli amici più o meno lontani, condivide le proprie gioie e le proprie delusioni, carica fotografie che lo rappresentano, visita le pagine relative alle cose che lo appassionano, si tiene informato sugli eventi del mondo e via dicendo.

C’è, però, una differenza tra un nudista e gli altri, quasi tutti gli altri: il nudista non può liberamente pubblicare ciò che più lo rappresenta. A breve un articolo che esamina la questione nel dettaglio.

Nudismo e… vipere!


Questo è un argomento che mi è stato espressamente richiesto da una mia carissima amica: lei ha paura delle vipere e si chiede come io possa andare in giro nudo per i monti.

Cosa fa un nudista se incontra una vipera? Evidentemente le stesse cose che fa un qualsiasi altro escursionista, o, più in generale, una qualsiasi altra persona: si ferma, la osserva e attende che si allontani (lo fa sempre e se non lo fa basta battere, a un paio di metri di distanza, con media forza un piede a terra: le vibrazioni la destano dal suo torpore e la fanno allontanare).

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Approfondimento tecnico

L’argomento in questione richiede, per varie ragioni, un discorso un poco più largo e scientifico. Non sono un erpetologo, ma mi piacciono le vipere per cui ho maturato una certa dimestichezza con le stesse. Qui, senza la pretesa di essere esauriente in tutto e per tutto, andrò a riportare quelle che sono le mie conoscenze indirette (acquisite mediante lo studio) e dirette (acquisite nei tanti e talvolta lunghi contatti con questo rettile).

Abitudini

La vipera è un predatore notturno, il giorno lo passa a dormire al sole, vuoi per recuperare le fatiche spese nella caccia notturna, vuoi per digerire le eventuali prede catturate, vuoi per riscaldarsi dal freddo della notte. Prede della vipera sono piccoli roditori e altri piccoli animali, l’uomo non è una preda per la vipera che, anzi, si tiene alla larga da lui.

La vipera, a differenza dei serpenti italiani non velenosi, non è aggressiva e preferisce allontanarsi piuttosto che mordere.

Quando è ferma al sole la vipera cade in una specie di stato comatoso e può capitare di arrivarle molto vicino, quasi a calpestarla, senza che lei si sposti. Questo rende in un certo senso più pericolosa l’eventuale sua presenza sul sentiero che stiamo percorrendo, ma, d’altra parte, l’estrema lentezza della sua reazione ci consente l’adeguato tempo per reagire a nostra volta (ritraendo il piede e allontanandoci un poco) rendendo materialmente poco, per non dire per niente, pericolosa una tale evenienza.

Il morso

Le vipere non volano, non saltano, non si arrampicano sugli alberi (ma lo fanno sui muri a secco e sulle paretine rocciose molto fessurate), inoltre non mordono una persona inerme (seduta o sdraiata a terra) per cui, salvo comportamenti inusuali o quantomeno inconsulti dell’uomo (ad esempio infilare la testa in un buco del terreno o di un muro), è da ritenersi escluso che possano mordere le zone alte (testa e tronco) e medie (dal ginocchio ai fianchi, ivi compresi i genitali) del corpo. In linea di massima la parte più colpita è la zona più bassa della gamba (tra il malleolo e il polpaccio); una certa percentuale di morsi riguardano le dita, anche se questa situazione è legata più che altro agli arrampicatori (che per forza di cose si trovano a infilare le mani nei buchi della parete) o a comportamento inadeguato e imprudente (ad esempio tastare con le mani il suolo ricoperto d’erba alla ricerca dei funghi o infilare le dita in buchi del terreno, dei muri, o di paretine rocciose).

I denti della vipera sono lunghi pochi millimetri, nell’uomo, quindi, raggiungono al massimo i capillari, solo casualmente (e molto raramente) possono raggiungere una vena o un arteria.

Si è potuto stabilire che l’animale può regolare la quantità di veleno che va a inoculare durante un morso: durante la caccia usa l’intera quantità di veleno presente nelle sue ghiandole velenifere (anche se invero regola tale quantità in ragione della mole dell’animale predato), se morde per difesa di suo non inietterebbe veleno, purtroppo le ghiandole velenifere sono proprio dietro la bocca per cui vengono leggermente premute durante il morso e una piccolissima quantità di veleno viene comunque iniettata.

Nella saliva della vipera è presente un forte coagulante (si presume per evitare che l’animale predato disperda sangue richiamando l’attenzione di altri predatori).

Il veleno

C’è poco da dire se non che…

Per un adulto sano non è assolutamente mortale.

Rischi possono esserci per i bambini piccoli (sotto gli otto / dieci anni), per adulti con cardiopatie o altre particolari malattie, per gli anziani.

Avvelenamento

Si è detto che nella stragrande maggioranza dei casi il morso interesserà solo i capillari, questi hanno un diametro estremamente ridotto quindi la quantità di veleno che può entrare in circolo è praticamente poco più di zero. Nei capillari, inoltre, il sangue scorre molto lentamente quindi la velocità di spostamento del veleno sarà molto bassa: diverse ore per poter arrivare in punti nevralgici come il cuore o il cervello. Si è poi detto che nella saliva c’è un forte coagulante, questo bloccherà immediatamente la circolazione nei capillari interessati evitando la pur minima, per le ragioni viste sopra, trasmissione del veleno.

Nel caso venga colpita una vena, vale il discorso del coagulante, entrerà forse un poco più di veleno e si trasmetterà più velocemente, ma il coagulo è pressoché immediato comunque.

Nel malaugurato e rarissimo caso in cui il morso riesca a interessare un arteria di certo quello dell’avvelenamento è il fattore di rischio meno preponderante e preoccupante: visto che il coagulo qui non potrà arrivare a formarsi, sarà l’emorragia arteriosa la nostra prima e più grossa preoccupazione!

Cosa fare nella rara eventualità di un morso

Non molto…

  1. Mantenere la calma! Agitarsi vuol dire aumentare la velocità di circolazione del sangue e questo, specie se è coinvolta una vena, potrebbe mettere in movimento il coagulo con il conseguente rischio di una trombosi.
  2. Se possibile lavare con acqua pulita la zona del morso.
  3. Se possibile, ma non è indispensabile, applicare, meglio se con benda elastica, una leggerissima (nel senso che deve essere proprio poco più che appoggiata) fasciatura sull’intero arto colpito (blocca la circolazione dei capillari e non quella venosa).
  4. Se esiste campo chiamare il soccorso organizzato (112), se non esiste campo un compagno di escursione, dopo aver individuato con la massima precisione la zona in cui ci si trova (meglio se con l’aiuto di una carta topografica), si sposta cercandolo, se , invece, si è da soli incamminarsi lentamente verso valle finché si trova il segnale del telefono (se proprio necessario si ha tutto il tempo necessario ad arrivare con estrema calma e in autonomia al primo pronto soccorso medico).

Cosa, invece, non fare

Tutto quello che era una volta abitudine consigliare e che ancora oggi capita di sentire o leggere….

  1. Non incidere i due buchini del morso: si rischia solo di infettare la ferita.
  2. Non succhiare il veleno né con la bocca (pericolo per se stessi) né con le pompettine aspira veleno (valide solo per aspirare il pungiglione di insetti come le api e le vespe, le piccole spine e le piccole schegge): come detto il più delle volte il morso interessa i capillari e da questi non si tira fuori proprio un bel niente, ma se fosse interessata una vena si rischia solo di mettere in movimento il coagulo e, quindi, rischiare la trombosi.
  3. Non applicare il laccio emostatico a monte (e nemmeno a valle, il che sarebbe totalmente inutile) del morso: risulta inutile per le ragioni viste e si rischia solo di mandare in cancrena l’arto.
  4. Non fare il siero antivipera che per le sue specifiche produttive risulta decisamente più pericoloso del veleno della vipera: può provocare delle reazioni anafilattiche con improvviso e notevole crollo pressorio e relativo rischio di morte.

 

Nudismo e… pioggia!


Inauguriamo una nuova serie di articoli che raccontino in modo molto, ma molto flash il nudismo e le “problematiche” che ad esso vengono spesso collegate.


Cosa fa un nudista quanto piove?

Le stesse cose di un non nudista: si mette l’impermeabile!

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