Archivi categoria: Motivazioni del nudismo

Articoli sulle motivazioni del nudismo

#TappaUnica3V metodo e scienza


Escursione al Monte Trabucco

È diverso tempo che non scrivo in merito a questo mio viaggio, non che sia stato fermo, anzi gli allenamenti continuano a ritmo assai intenso e sto scoprendo un mondo che fino ad oggi m’era sempre risultato ostico e spiacevole: quello della corsa.

Visto i problemi pregressi e l’anticipata fine del tentativo di quest’anno (2017), ho deciso di incrementare al più possibile le mie potenzialità fisiche, ovvero aumentare sensibilmente la mia velocità di cammino e la mia resistenza in velocità, obiettivi, questi, che, visto che già viaggiavo a ritmi abbastanza sostenuti, mi hanno necessariamente indotto a intensificare gli allenamenti corsaioli e, soprattutto, a renderli metodici e scientifici.

Durante la 50km dell’Anello Alto del 3V, fatta in 18 ore

È stato tutt’altro che facile trovare delle indicazioni precise sul come agire: la stragrande maggioranza degli articoli che nel titolo promettono rivelazioni importanti in realtà si limitano a dare indicazioni molto generiche e sfuggevoli giustificandosi con la necessità di personalizzare le tabelle di allenamento. Si, d’accordo, per un atleta di alto livello sicuramente il discorso regge, ma per chi vuole semplicemente mantenersi in forma, per l’escursionista evoluto, per il runner e il trailer amatoriali, così come viene concretamente fatto per il fitness (i cui istruttori hanno compreso che così facendo piuttosto che inibirsi l’acquisizione di clienti si fanno pubblicità pressoché gratuita e ad alto potenziale di successo), credo che sia possibile definire criteri e tabelle generici da proporre anche attraverso il web. Cerca che ti ricerca ecco che incappo nei primi siti interessanti ai quali ne seguono man mano altri e le informazioni che cerco saltano fuori, eccome se saltano fuori, scientifiche, belle, semplici, chiare, facile da seguire e da mettere in pratica, in particolare ho usato e sto usando:

Una 30km tiratissima: traversata del Gugliemo in 7 ore

“Running Italia” e “Runners World Italia” sono siti ricchi di tantissime altre utili informazioni sulla corsa, ambedue hanno un profilo su Twitter. Più spostati sugli aspetti medico-sportivi e riabilitativi, comunque altrettanto interessanti, i siti “Albanesi” e “My Personal Trainer”. Attraverso Google+, invece, ho trovato e seguo il sito “Salute in Movimento” con tantissimi video di Fitness.

Man mano che trovavo informazioni le sperimentavo ed ora ho sviluppato un completo programma di allenamento che sto seguendo con metodo e costanza:

  • ogni mattina dei giorni feriali dieci minuti di ginnastica, in particolare per potenziamento addominali e dei distretti muscolari a protezione delle ginocchia; seguirà anche il potenziamento delle braccia (importanti nelle discese);
  • inizialmente li ho fatti tutti i giorni anche più volte al giorno, pervenuto ad un certo risultato, dovendo dare priorità ad altri lavori, li ho resi meno costanti e li faccio nei momenti più vari della giornata, sono gli esercizi alla tavola oscillante per il miglioramento della propriocettività;
  • In vetta alla Corna Blacca durante la 50km dell’Anello Alto del 3V

    nei giorni infrasettimanali esco a correre, quattro volte su cinque, a tal fine ho comprato delle scarpe specifiche da corsa su strada; inizialmente erano tutte uscite su strada piana, dalla settimana scorsa ho inserito anche la salita, sempre su strada asfaltata (per ora): due volte in piano (sono al livello quattro della metodica Albanesi) e due in salita (sto per passare al livello due della metodica Albanesi);

  • il sabato percorso di montagna in velocità con molta corsa, sempre più tanta; di base su distanze limitate (da sette a quindici chilometri), una volta al mese su distanze maggiori; in primavera aumenterò in progressione le distanze nelle singole uscite e, di riflesso, i chilometri settimanali.
  • la domenica escursione camminata, anche qui con variabilità di chilometri.

I risultati si stanno manifestando con una bella crescita del mio potenziale fisico e la riduzione dei dolori a ginocchia e schiena, ormai pressoché svaniti. Vaiiiiiiii!

Perlustrazione in alta Val di Braone: 20km , di cui 6 su impegnativo terreno libero, in 5 ore e 45

Il problema del #nudo


Molti nudisti lo chiamano naturismo e si definiscono naturisti.

Molti nudisti approvano la censura del nudo.

Molti nudisti praticano l’autocensura.

Molti nudisti approvano la pixellatura delle immagini di nudo.

Molti nudisti disapprovano chi si mostra nudo in modo aperto e sincero anche fuori dagli specifici contesti.

Molti nudisti confondono i ghetti nudisti con l’opportunità.

Molti nudisti considerano giuste le limitazioni a cui sono assoggettati.

Molti nudisti si accontentano del poco spazio che hanno.

Molti nudisti si mettono a nudo solo all’estero.

Molti nudisti lo tengono gelosamente segreto.

Molti nudisti si lamentano e basta.

Molti nudisti si esimono dal partecipare alle azioni di informazione, divulgazione e manifestazione.

Molti nudisti appellano in malo modo chi si oppone al nudo.

Molti nudisti si rifiutano di comprendere che dietro ad ogni opposizione al nudo esiste pur sempre una motivazione, seppure poco o nulla condivisibile.

Molti nudisti non sanno (non vogliono!) dialogare con chi si oppone al nudo.

Molti nudisti danno agli altri (persone, media, società, istituzioni, politici, operatori, guardoni, esibizionisti) la colpa dell’opposizione al nudo e delle pressoché nulle opportunità per stare nudi.

Molti nudisti rigettano le immagini di nudo usate da pubblicità e riviste.

Molti nudisti contestano le trasmissioni televisive che mostrano il nudo, pixellato o meno.

Molti nudisti ritengono sempre e comunque doveroso rivestirsi quando si avvicina qualcuno vestito.

Molti nudisti ritengono logico che le persone possano entrare vestite in una spiaggia nudista mentre da questa non si possa uscirne nudi.

Molti nudisti promuovono l’anormalità del nudo.

Molti nudisti ritengono il nudo praticabile solo in limitati contesti.

Molti nudisti rigettano l’idea del nudo lecito sempre, comunque  e ovunque.

Molti nudisti trasmetto vergogna verso il nudo.

Molti nudisti…

Uhm, vuoi vedere che il problema del nudo sono i… nudisti!

Il coraggio di chi combatte contro #cyberbullismo e #revengeporn


Tempo addietro avevo messo giù un mezzo articolo sulla questione, poi non ho più avuto tempo per chiuderlo, nell’attesa di poterlo chiudere approfitto di questo reblog per divulgare la problematica e manifestare il mio pieno supporto a questa campagna.

Al di là del Buco

Banner della nostra campagna contro il revenge porn

Ci risiamo. Basta che una donna alzi la testa e mostri orgoglio per se stessa, ci mette il corpo e la faccia, ci mette la forza e un coraggio che voi, si voi, quelli e quelle che si divertono a insultare o a dispensare lezioni moraliste sulla decenza o sul “te la sei cercata”, non avrete mai. Basta questo e tante “amabili” persone fanno di tutto per fargliela abbassare, la testa. Perché deve stare con gli occhi puntati in basso, con la vergogna e il senso di colpa a nascondersi, così dicono le regole di chi alla fine ti vuole proprio morta. Ci vuole coraggio per raccontare di chi ti molesta e ti perseguita in rete.

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Nudità: una proposta indecente


L’idea è carina resta comunque limitativo e castigante parlare solo di turismo (come se nudisti fossero solo i turisti, ricordiamoci in primo luogo dei residenti), inoltre si evidenzia il forte dubbio che oculate scelte abbinate al discorso “avete la giornata riservata nelle altre siete fuori luogo” possano annullare di fatto l’opportunità: la maggior parte degli stanziali ha libera solo la domenica giornata che, presumibilmente, mai verrebbe scelta come vestiti facoltativi; le escursioni di Mondo Nudo sono necessariamente fatte la domenica e.. idem con patate. Sarebbe opportuno non guardare alla singola giornata ma a un periodo settimanale comprendente anche la domenica. Detto questo da qualche parte bisogna pur iniziare e questa, come detto, potrebbe certo essere una valida azione (anche perché educativamente in logica Zona di Contatto), specie se abbinata ad altre quali ristoranti, musei, teatri, piscine, palestre e via dicendo con momenti vestiti facoltativi, l’incentivazione (da parte di parchi, accompagnatori di media montagna, guide alpine, eccetera) di escursioni pure con abbigliamento facoltativo; l’effettuazione di spettacoli con attori nudi e pubblico come vuole; giornate aziendali abbigliamento facoltativo, eccetera.

Essere Nudo

Proposta indecente

Notizia di poco tempo fa. Una turista svedese ha creato un terribile “scandalo” mettendosi completamente nuda sulla spiaggia di Minori, sulla costiera amalfitana. Nessun atteggiamento provocante, ambiguo o malizioso da parte della scandinava, che si è semplicemente sistemata a leggere un libro sul suo telo, senza alcun costume addosso, convinta di poter fare ciò che nel suo Paese è quanto di più naturale ci possa essere. La forza pubblica è prontamente intervenuta per reprimere un crimine tanto abietto: la barbara nordica ha così ottenuto una bella lezione di italica civiltà!

Una nota positiva, peraltro, è stata la reazione del sindaco di Minori, Andrea Reale, il quale ha giustamente riconosciuto che ognuno ha il diritto di «vivere la natura a modo proprio», senza che vi sia il bisogno di scandalizzarsi per questo. Tuttavia, «questo segmento di turismo», ha aggiunto, «non trova sfogo dalle nostre parti, perché da Vietri a Positano si…

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#TappaUnica3V #nudièmeglio


La primavera è arrivata e stiamo marciando a larghi passi verso l’estate, ormai le temperature sono costantemente sopra i dieci gradi, durante il giorno il sole fa sentire la sua presenza inondando l’aere di un intenso calore. Le corolle si sono aperte, mille colori spezzano la monotonia dei prati e dei boschi, movimenti appena percettibili, lievi fruscii, svelano il rianimarsi della vita animale. Risveglio della natura e risveglio dei corpi, nudi corpi che godono del nuovo giorno, nudi corpi che mostrano la loro piena forma, nudi corpi che riprendono possesso dell’aerale montano muovendosi senza pudore alcuno. Lepri, cinghiali, lucertole, volpi, fagiani, coturnici, scoiattoli, ramarri, salamandre, insetti d’ogni genere e forma, nudi corpi incrociano sempre più spesso il mio cammino suggerendomi di rispettare a mia volta l’insegnamento della natura e così il mio corpo, non più frenato dalle basse temperature, si ribella al cilicio delle vesti e ardentemente anela al respiro totale. Diamogli soddisfazione, finalmente nello sforzo del duro cammino le vesti posso levare, finalmente senza barriere con il monte posso dialogare, finalmente il più piccolo raggio di sole posso sentire, il più fievole alito di vento mi può refrigerare, il minimo calore percepire. Sensazioni indescrivibili, sensazioni inimmaginabili, sensazioni che qualcuno ha voluto negarci e che ancora incomprensibilmente restano imprigionate nell’innaturale pudore, nella malata vergogna verso pochi centimetri del nostro copro, pochi centimetri che si vogliono immondi, pochi centimetri che tutti conoscono, tutti possono ben facilmente immaginare, pochi centimetri che sono il centro del corpo, che sono la vita del corpo, che più di tutti gli altri necessitano di aria e respiro. Vestiti è bello, nudi è meglio… #nudièmeglio!


1 e 2 aprile – VivAlpe emula TappaUnica3V con una bella cinquanta chilometri

Doveva essere un’escursione con gli Amici di Mondo Nudo ma alla fine mi trovo da solo, ovviamente non rinuncio e ne approfitto per fare un buon allenamento. Il ginocchio sinistro ha dato ancora problemi: prenotate radiografia e visita specialistica.

54 chilometri, 3200 metri di dislivello, 20 ore di cui 16 di cammino.

7 aprile – Ritirata radiografia ginocchio sisnitro

A leggere il referto c’è da spaventarsi, vedremo cosa dice l’ortopedico.

9 aprile – Monte Dragoncello da Nave

Insieme a Maria esploro il sentiero che dalla Mitria di Nave porta alla sella delle Casine Eciè  in zona Cariadeghe. Bel sentiero con salita pressoché costante e ripida nella prima parte, poi, attraversato il Senter Bandit, alla salita si alternano tratti di mezzacosta che concedono un poco di respiro. Arrivati alla sella dopo una breve sosta risaliamo alla vetta del Dragoncello per poi scendere sul versante opposto passando dalla Campana. Sella di San Vito, sentiero 3V per la Valle Salena e siamo all’auto. Lungo la discesa il ginocchio sinistro ha dato qualche accenno di dolore e di blocco, comunque niente a che vedere con i problemi avuti in precedenza: la speranza di una totale ripresa si fa viva.

11 chilometri, 856 metri di dislivello, 5 di cammino effettivo (6 totali).

13 aprile – Anello del Budellone

Breve ma intenso allenamento sul monte di casa per esaminare meglio il dolore del ginocchio sinistro e presentarsi alla visita specialistica con dettagli precisi e un ginocchio non in stato di totale riposo.

8,5 chilometri, 329 metri di dislivello, un’ora e trentatré minuti.

14 aprile – Visita ortopedica

Pare essere tutto a posto, il dolore non è evocabile, il ginocchio è asciutto e non presenta segni di sofferenze o lesioni, si prosegue con breve cura antinfiammatoria e risonanza magnetica.

17 aprile – Monti di Gavardo

Con Maria ci facciamo un giro sui monti di Gavardo, lei ha un problema al piede sinistro e non abbiamo un programma preciso: andremo avanti fin tanto che il suo piede non duole. Partiamo da località San Rocco seguendo un sentiero segnato che, quando segue una tortuosa strada cementata, abbandoniamo per seguire delle tracce nel bosco che tagliano i tornanti. Salendo a casaccio seguiamo di volta in volta stradine e sentieri. Poco sotto la zona attrezzata di Tesio Maria impone l’alt, ci fermiamo a far calmare i dolori al suo piede e poi ritorniamo alla base.

10 chilometri, 400 metri di dislivello, 3 ore

23 aprile – Uscita a Sant’Emiliano: tanti colori in una natura florida e avvolgente

Escursione con gli Amici di Mondo Nudo, partendo da Gardone Val Trompia effettuiamo un bell’anello che ho individuato durante i miei allenamenti. Alla partenza rilevo molte fitte al ginocchio… destro, mannaggia, ora ci si mette anche questo; il sinistro invece viaggia bene solo verso la fine manifesta la solita sensazione di stiramento, ma leggerissima e senza l’impressione di blocco.

13 chilometri e mezzo, 822 metri di dislivello totale, 7 ore e mezza (6 e mezza di cammino effettivo).

30 aprile – Sant’Onofrio da Piezze di Nave

Gitarella in compagnia della moglie, risaliamo per intero la Val Listrea, giunti alla Cocca una fievole ma fredda brezza ci accompagna lungo la strada che porta all’inizio del sentiero. Lungo mezzacosta nel bosco, breve salita ed eccoci sul crinale che porta alla piccola chiesetta di Sant’Onofrio, qui ritroviamo la brezza e dobbiamo procedere per trovare un posto riparato dove fermarsi a mangiare. Ripida e lunga discesa fra tantissimi Gigli Martagone (e altri fiori) e siamo di rientro all’auto.

10 chilometri, 695 metri di dislivello, 5 ore con una mezz’ora abbondante di sosta pranzo.

1 maggio – Anello di Facqua

Dopo una lunga sosta a causa dei problemi alle ginocchia rieccomi sulla via del monte, oggi voglio perlustrare due varianti che ho individuato nel tratto che dal Passo Del Cavallo porta alla Brocca. Parto con un programma incerto, valuterò il da farsi in base alle sensazioni che mi daranno le ginocchia. Velocemente salgo senza problemi la prima parte su asfalto e sterrato e in poco arrivo al bivio con la prima variante, subito individuo un bel sentiero che però poco dopo devia parecchio rispetto alla mia linea ideale quindi lo abbandono per proseguire su terreno libero. Ripida la salita e le ginocchia rispondono bene, breve discesa e sono nuovamente sul tracciato originale, ma per poco, subito si diparte la seconda variante. Ancora ripida salita, altro costone panoramico, lo sguardo si allarga ad abbracciare il Brenta, il Lago di Garda, la Pianura Padana e, dietro a questa, l’irregolare linea delle Alpi Liguri. Vetta della Punta Camoghera, discesa per un crinale a picco sull’abitato di Lumezzane ed eccomi alla sella de La Brocca, le ginocchia vanno alla grande, decido di proseguire, ovviamente per la variante alta del sentiero 3V. Gelandomi le mani supero il caratteristico camino de La Streta, poi resto basito dalla velocità con cui risalgo un tratto erboso pressoché verticale, un tratto che mi ha sempre fatto ansimare, oggi, invece, tre, proprio tre di numero, balzi e ci sono sopra, eccomi alla cima del Dossone di Facqua, velocemente mi butto sulla discesa e vado a riprendere la variante bassa del 3V con la quale chiudo l’anello e, dopo l’incontro magico con una grossa lepre, rientro all’auto.

13 chilometri, 746 metri di dislivello, un’ora e ventitré la salita al Dossone di Facqua, due ore e cinquantasei il giro totale.

6 maggio – Anello medio del Monte Tre Cornelli

Con partenza da Vallio Terme c’è un interessante sentiero che sale al Tre Cornelli ma se si segue la segnaletica si è costretti a fare un su è giù lungo lo stesso percorso mentre io mi sono ormai abituato a compiere anelli e voglio quindi trovarne uno anche per questa salita. Individuato sulla carta lo sperimento in pratica: bello! Ci do dentro e le ginocchia rispondono molto bene.

Salita 4,5 chilometri fatta in un’ora e tredici minuti, ovvero 3,7km/h.

Discesa 6,5 chilometri fatta in un’ora e cinque minuiti, ovvero 6km/h.

Totale 11,11 chilometri, due ore e diciotto minuti, ovvero 4,83km/h

7 maggio – Monte di Paitone

Breve escursione sopra Paitone seguendo prima la strada asfaltata che sale al Santuario della Beata Vergine, da qui per sentiero e poi asfalto a Marguzzo e chiesa di San Martino, indi stradine e sentieri che portano verso Tesio di Serle. Ritorno identico fino al santuario da qui mulattiera a San Rocco e strada all’auto. Ginocchia tutto ok.

8 chilometri, 430 metri di dislivello, 2 ore

9 maggio – Anello del Budellone

Nuovamente sul monte di casa per un test delle ginocchia: parto da casa di corsa e senza sosta copro i due chilometri di asfalto che portano all’inizio del sentiero, sempre di corsa mi lancio per questo che parte subito ripido, riesco a tenere il passo per un breve tratto ma pur sempre più lungo del solito. Al cammino forzo a più non posso fino alla vetta, immediatamente, nonostante i quadricipiti bruciati, mi butto nella discesa riprendendo la corsa che interrompo a tatti solo nel lungo diagonale che dal Bus porta alla Casa degli Alpini di Prevalle. Poco prima di arrivare a quest’ultima, sbucando in no spiazzo piano una grossa ombra in fuga mi passa davanti, un grugnito la identifica senza dubbio, più piccole schiene pelose brune striate di bianco sono ferme davanti a me e si allontanano con calma, avendo compreso la situazione mi blocco, alla mia destra distanziata di circa dieci metri, la grossa cinghiala mi fissa dritto negli occhi, guarda verso i suoi piccoli e poi, tranquillizzata dalla mia immobilità e dall’allontanarsi dei suoi cinghialotti, di scatto si gira e si tuffa nel fitto del bosco. Inebriato dal bellissimo incontro (li avevo sempre sentiti e mai visti), riprendo il cammino (per sicurezza evito la corsa) e rientro senza problemi a casa: ginocchia alla grande.

8,5 chilometri, 329 metri di dislivello, 20 minuti alla base del sentiero (2,8km di piano asfalto), 32 (20+12) minuti alla vetta, un’ora e ventotto l’intero giro.

12 maggio – Ritirata risonanza magnetica

Dal referto per quanto ne possa capire si direbbe che non ci sono grossi problemi, un modesto versamento sinoviale potrebbe ricondursi, a mio parere, ad un vecchio incidente con distorsione e conseguente siringata per levare il liquido formatosi, e/o ai vari traumi che l’intensa attività alpinistica mi ha provocato. Purtroppo per un solo giorno (avevo all’11 la prenotazione con l’ortopedico) ho dovuto spostare la visita specialistica e dovrò attendere fino all’8 giugno per avere un riscontro preciso. Speriamo bene!

13 maggio – La notte di #VivAlpe 2017

Altra escursione con gli Amici di Mondo Nudo, un suggerimento per sperimentare la marcia notturna a quei tanti che non l’hanno mai fatto. Si risveglia qualche dolore alle ginocchia, in particolare destra e in salita.

7,5 chilometri, 678 metri di dislivello, 4 ore e mezza con un’ora e venti di sosta

20 maggio – Anello stretto del Monte Tre Cornelli

Altro serio test per le ginocchia, salita per il più diretto sentiero segnalato che da Vallio Terme raggiunge la vetta del Tre Cornelli, discesa per il sentiero precedentemente percorso in salita per l’esplorazione dell’anello medio. Sperimento un’app di tracciatura e rilevazione (Sportractive) che ho installato sull’ormai non più nuovissimo cellulare: interessante, utile, comoda, in particolare la segnalazione vocale della velocità, comunque ancora non risolve tutti i problemi (evidenzia una forte differenza, in più e a mio parere in meglio, nel calcolo dislivello con GPSies). Ginocchia ok, destro senza dolori, sinistro lieve dolore in sede laterale più bassa degli episodi inziali senza sensazioni di blocco al movimento, apparso nell’ultimo chilometro di discesa.

7,6 chilometri, 707 metri di dislivello, un’ora e trentadue minuti per un ritmo medio corrispondente a 12:08 minuti al chilometro (4,94km/h), ritmo massimo 05:30 minuti al chilometro (10,66km/h).

21 maggio – Anello largo dell’Eremo di San Giorgio a Caino

Ancora un’escursione con la moglie inanellando tre sentieri già fatti separatamente: ne esce un anello molto interessante. Nessun particolare dolore alle ginocchia.

11 chilometri, 790 metri di dislivello, tre ore e cinquantatré minuti.

27 maggio – Allenamento annullato

Volevo uscire per un altro allenamento / esplorazione più in quota, mi sono alzato molto presto con dolore al collo, mentre mi preparo la colazione sono titubante: le ginocchia stanno bene ma è tutta settimana che permane una lieve sensazione dolorosa al lato esterno del ginocchio sinistro (poco sotto la sede dei primi dolori), vi si aggiungono la giornata non bellissima e varie questioni che mi frullano nella testa rendendomi incerto sul da farsi, alla fine accendo il computer e mi metto a scrivere questa relazione. Passano le ore e, stando seduto a lungo, compare nuovamente la distribuita sensazione dolorosa laterale: forse ho fatto bene a starmene a riposo, anche perché domani c’è un’altra uscita con gli Amici di Mondo Nudo.

La nudità e il suo uso come simbolo


Le definizioni di simbolo date dai dizionari sembrano essere troppo ristrette o troppo imprecise rispetto a come la parola viene usata e alla varietà della dinamica semantica originata dai comportamenti concreti. Soprattutto viene omesso nelle definizioni il fatto che un simbolo è “operatore/moltiplicatore semantico”. Se pensiamo al simbolo della croce, ad esempio, abbiamo chiara l’idea di come partendo da un episodio circoscritto (la crocifissione di Gesù Cristo) si sia avviato un processo di metaforizzazione (trasferimento di significati) che ha dato origine a numerosi sinonimi, si sia continuamente scritto su questo argomento, infinitamente commentato, variamente interpretato; come sia un concetto inesauribilmente vivo e produttivo, aperto a un continuo aggiornamento, fino alle accezioni d’uso personale.

Una mezza medaglia usata come contrassegno di riconoscimento di un neonato esposto

Nell’antichità greco-romana, simbolo era una metà di qualcosa strappato o spezzato che, ricongiunta con l’altra, garantiva il riconoscimento e l’autenticità di un messaggio o l’identità di una persona. Come la mezza moneta o medaglia appesa al collo dei neonati portati alle ruote dei conventi.

Per i Romani i symbola erano le quote con le quali ciascuno dei commensali contribuiva in parti uguali alle spese per un banchetto comune, “alla romana” appunto.

L’unicità del contrassegno ha esteso il suo uso, e poi il significato, fino a valere come chiave, combinazione di cassaforte, clausola di testamento, parola d’ordine, password che permetta l’accesso a qualcosa destinato unicamente al suo possessore.

Fotogrammi dal film Pan. Viaggio sull’isola che non c’è (2015) di Joe Wright

Carl Gustav Jung dà questa definizione che ci serve – esattamente come un grimaldello logico –, per sviluppare il tema di base:

«I simboli raffigurano in forma visibile un pensiero non pensato coscientemente, ma presente solo in forma potenziale, vale a dire non evidente, nell’inconscio, e che si chiarisce soltanto nel processo del suo farsi conscio».

Ed è proprio ciò che accade quando singolarmente o come società siamo confrontati con il nudo e la nudità.

Le arti figurative, soprattutto, hanno cercato di cogliere e di esprimere le varie sfaccettature dei punti di vista. E il lavoro “ermeneutico” – cioè di riflessione, estrazione e attribuzione di significato – si è trasferito anche nella vita quotidiana e continua anche nella vita pratica di ciascuno.

Significati della nudità

Un breve elenco dei simboli legati alla nudità potrà bastare per iniziare. Sorprende constatare che, grosso modo, i significati “negativi” sono quelli oggettivi (l’impressione che dà la nudità passiva; ad es.: naufraghi), mentre i significati “positivi” sono quelli attribuiti, e dove più esplicitamente si vede la nudità usata come simbolo, cioè usata per trasmettere un significato o più significati (l’impressione che intenzionalmente viene associata alla nudità; ad es. putti, eroi)

Si noterà che spesso i termini sono antitetici:

semplicità
povertà
essenzialità
austerità
dignità
sicurezza di sé
volgarità
scandalo
erotismo
castità
umiliazione
sottomissione
eroismo
vergogna
innocenza
libertà
schiavitù
provocazione
ribellione
individualismo
ostentazione
alterità
alternativa
sincerità
pulizia
pazzia
solitudine
dolore
felicità
bellezza
salute
malattia
vigore
giovinezza
idealità
identità…

Con l’uso tutti questi significati costruiti sull’analogia coi fatti di vita o con la traduzione figurale/artistica si sono aggiunti al significato base, a volte trasferendosi, trasformandosi in esso. Vedi la Cappella Sistina: gli Ignudi di Michelangelo sono icone che rimandano alla vaghezza del tempo mitico/eroico, non hanno altra funzione che di riportarci a un tempo e a una condizione umana astratta, ancora indifferenziata e idilliaca, (sono tutti maschi), prima che fosse necessario un drappo a coprir le pudenda.

La nudità simbolo del peccato

Ma la metafora più potente e ancora produttiva, l’accostamento immediato, il rimando che la nostra cultura suggerisce come prevalente è quella che unisce nudità a peccato. E il peccato per antonomasia è quello originale, a motivo del quale i progenitori “si accorsero di essere nudi”. Questo “accorgersi” significa guardare con occhi diversi, con la coscienza che sa distinguere il bene dal male. E la nudità da allora in poi significherà il ricordo del peccato (vestigium delicti commissi), la presa di coscienza del male nell’uomo e nel mondo, la debolezza verso la tentazione, la proclività al peccato (e in particolare a quello che si commette con gli organi che ancor oggi inducono rossore e vergogna) e l’attenzione preventiva verso le situazioni che lo possono indurre e la loro completa esclusione e cancellazione; significherà l’accoglimento di un discrimine morale che distingue ciò che è bene da ciò che è male, l’elaborazione di un codice e di una censura, di un elenco di trasgressioni e prescrizioni, di una lista dei delitti e delle pene.

La fine del simbolo

Quando un simbolo non è più produttivo di nuovi significati rimane comunque presente nella cultura e nel modo di pensare di una società con la propria storia, i propri contenuti, le proprie connotazioni. Un esempio di questa dinamica sono tutti i capi di abbigliamento: sembra che la moda usi i parametri dell’estetica per attribuire significati diversi all’uso di forme, colori, lavorazioni, a seconda di come mostrano/nascondono parti del corpo. Mostrare l’ombelico non è più di moda, forse lo è di più mostrare una spalla con un vestito alla Tarzan o pantaloni col cavallo basso così che si veda l’elastico dei boxer firmati (mica quegli stracci comperati al mercato!) – la marca, appunto, cioè il contrassegno equivale al distintivo di un’affiliazione o appartenenza di classe cioè distintiva, di rango.

Quando, in una fase successiva, si arriva alla completa indifferenza di fronte a un qualsiasi simbolo, denudandolo di ogni significato aggiunto, quel simbolo diventa muto, esce dalla sfera simbolica e comunicativa, non interagisce più col pensiero, non viene più socializzato, utilizzato come veicolo di significati. Ad esempio, il fumare non è più uno status symbol, e sempre meno compare nei film e nella pubblicità.

Così potrebbe accadere anche per l’essere nudi. Che significato ha l’essere nudi in casa? Lo ha solo per il singolo. Quell’“essere nudi” acquista significato appena varca la soglia di casa, appena può trovare un “destinatario”, appena è messo nelle condizioni di comunicarsi, di circolare. Il costume, la tradizione, la “decenza” vigenti in una società intervengono allora fra il singolo-nudo e il singolo-che-vede, e difende quest’ultimo dall’indecenza, dalla tentazione, dal turbamento. Non importa se tali deterrenti siano stati introdotti innaturalmente, pretestuosamente o in ossequio a poteri più forti (e non troppo democratici): veri o falsi che siano, hanno tuttora il loro vigore; intervengono e incasellano il fatto, stabiliscono una graduatoria di gravità; insinuano il dubbio che qualcosa di pericoloso sia stato ben mimetizzato dalle menti astute e maliarde degli “sporcaccioni” e che il fine ultimo del mostrarsi nudo risieda in generiche e malcelate intenzioni: malsane, corruttrici, pericolose, delittuose.

Eppure, come molte cose hanno cessato di fare notizia, di destar meraviglia (come il re Faruk a Roma o il Marziano di Flaiano), anche la nudità pubblica potrebbe cessare di essere una “novità” che fa notizia. Certo che a quel punto, perdendo molto del suo significato (non del tutto chiaro persino a noi stessi), si potrebbe tornare indietro, e rimetterci i vestiti, perché lo star nudi non ha più senso, non ha più le caratteristiche del simbolo. E, senza forse, col nostro stile di vita stiamo lavorando affinché alla nudità come comportamento non sia associato più alcun significato, divenga muta, indifferente.

Rimarrebbe comunque l’aspetto ecologico-salutistico.

Dunque con la nudità trasmettiamo passivamente un qualche significato, che lo vogliamo oppure no; a seconda di questo significato scatta la reazione conseguente; ma non sappiamo quale sia questo significato; non sappiamo l’effetto che la nostra nudità farà sul “ pubblico”.

Può anche darsi che in quella determinata persona non faccia proprio nessun effetto.

Biglietto d’ingresso

Un’immagine carica di simboli: la nudità, le braccia allargate verso l’alto, i pantaloncini in mano levati come un trofeo, l’ambientazione, la fuga dei filari, il sorriso soddisfatto appena accennato, la luce vespertina che addolcisce le ombre, l’indifferenza di Drago…

Il desiderio di metterci nudi parte sì dal benessere fisico. Ma intuiamo che ci sia anche altro. E di importante. È a questo livello – molto personale – che la nudità ci funziona da simbolo, nel senso che continua a creare, a mostrarci nuove idee, nuove intuizioni, nuovi punti di vista. La nostra personale privata nudità ci parla di un’altra parte di noi. Nel metterci nudi partiamo in esplorazione. Non abbiamo indicazioni, non abbiamo traguardi, non ci sono mappe. Quel che siamo noi, nel nostro intimo, non è scritto nei libri. Nonostante siamo tutti umani. Ma i modi, i colori, i particolari, le rifiniture sono uniche e irripetibili.

Il gesto stesso di spogliarmi – proprio per quel che mi è “costato” arrivare sin lì, per quanto il desiderio nel frattempo mi ha cambiato – funziona da biglietto d’ingresso in me stesso. Il corpo senza più carature, pezzature, censure è simbolo di questa apertura. Parafrasando un versetto della Genesi posso dire: «Ho visto il mio corpo nudo e non ho avuto paura, non mi sono nascosto. Anzi!». Mi sono guardato per quanto mi consentono gli occhi dal capo, ed ho visto che questo corpo son io – contento di tenermi per quello che sono. Ho pensato il mio corpo senza peccato e di colpo qualcosa d’immane è crollato.

 

Indifferenza

Uno può pensare che tutto provenga dallo sdoganamento del sesso, che finalmente, liberando alla vista degli altri quella parte protetta da privacy, così delicata e sensibile, abbia smosso tutte le remore, i legacci, e che l’outing sia in realtà guidato freudianamente dal sesso. Non ho le competenze per poter rispondere. Vedo la cosa da un altro punto di vista. Il mettere alla luce anche le parti più private di me ha neutralizzato la loro eccezionalità, ha indifferenziato ogni zona del corpo, tanto la faccia, quanto le gambe, la schiena, la pancia, l’addome e il piccetto. Nella testa, anche quel che si fa col piccetto non è più una bischerata, non fa più eccezione, non è da prendere con le dovute maniere, con dei riti come fosse qualcosa di sacro. Non ho sentito scoppiarmi la testa al suono di trombe per la gran novità, ma dentro di me un muro è crollato, come sono crollate le mura di Gerico. Dopo esser crollato mi sono accorto che era un muro di altri, un muro che altri avevan costruito nella mia mente!

Il mio corpo nudo, l’esser giunto a indifferenziarlo – la volontà di indifferenziarlo e di tradurre questa decisione in un fatto compiuto, irreversibile – è la mia carta d’identità, la mia metà della moneta, la chiave per entrare nel mio “calderone”, sono io che accendo un fuoco, che lo faccio sobbollire portando a galla bolle sulfuree di un magma vitale e assolutamente individuale che mi fa crescer ventose da geco con le quali sto saldo alla vita, al mio tempo, al mio fare, a chi sono io. Un ventaglio di tante cose mi passan davanti una via l’altra in cascata. Sono ammirato, sono lieve, il corpo mi è lieve, il respiro mi tonifica il busto dalle pelvi al torace, lo riempie di forza e freschezza, di ossigeno ed elio… di helios, che per i Greci era il sole.

Ho dei pantaloncini blu, mi osservo quando me li sfilo dai piedi, prima l’uno e poi l’altro, me li tengo con la maglietta nel pugno: rimaner nudo è come entrare, varcare una soglia. Le viti sono le stesse, ma ora pare mi parlino, il cielo è azzurro, ma lo sembra di più, la luce è come un’altra materia, di tipo diverso, aspettassi un momento, sentirei scattare quantisticamente qualcosa, potrei passare attraverso il verde dei tralci, tra atomo e atomo, dal rado che siamo, espansi che siamo. Nella mente mi passa una brezza di fitti pensieri, nessuno si ferma; mi sembra di andare con essi, di vedere più nitido. Come un agrimensore che dopo un sopralluogo si fa nella mente un quadro più preciso del campo.

Vestiti è bello, #nudièmeglio altre analisi delle recenti obiezioni


Ritenevo sostanzialmente inutile riaffrontare certi discorsi già più volte fatti e, pertanto, nel mio ultimo articolo (“Rispetto e turbamento”) alcune questioni le avevo solo abbozzate e altre nemmeno avviate, in questi giorni però sono incappato in alcuni atti sociali che m’hanno indotto a ricredermi e allora eccomi ancora qui.

Quanto segue fa ancora riferimento alla già citata (nel mio ultimo articolo di cui sopra) discussione su un forum di camperisti, ma anche e soprattutto a quella sul forum di Spirito Trail, un sito che tratta di corsa in montagna e che ha lanciato una campagna alla quale ho aderito sia a livello personale che come blog: “Io non getto i mei rifiuti”. Qualche giorno addietro ho notato diversi accessi al blog che arrivavano dal forum di tale sito e ho così scoperto il tema “Minimalismo spinto”, in questo ad un certo punto qualcuno mi tirava in ballo. Andando a spulciare il tema nel primo post trovo la segnalazione di un articolo del Gazzettino:

Corre nudo tra i sentieri delle colline: caccia al runner esibizionista

SANTORSO – Con la primavera la natura esplode in fauna e flora, con i boschi a riempirsi di colori e vita animale, ma anche di un marciatore naturista tra le colline di Santorso e Schio. I residenti nelle contrade Trentin, Pierella, Gorlini e Piane negli ultimi giorni hanno visto un solitario runner esibizionista, che corre indossando solo le scarpe. Una decina i passaggi tra i sentieri dell’uomo, che hanno portato a diverse segnalazioni alle forze dell’ordine.

L’identikit è preciso: tarchiato e calvo, scappa se viene chiamato da chi lo vede. Per il momento non avrebbe importunato le persone incrociate nelle sue corse tra i boschi. Resta da stabilire se il naturista soffra di disturbi psichici o sia un esibizionista consapevole. Nel primo caso rischierebbe un trattamento sanitario obbligatorio, nel secondo una sanzione amministrativa da 5 mila a 30 mila euro.

Lo scritto fa pensare a un giornalista improvvisato o/e di parte tipo quelli di certi media pseudo politici,  se così non fosse è ancora peggio visto che rivela scarsa propensione allo studio e molta alla disinformazione, nonché alla (lecita) formulazione di opinioni personali purtroppo meno lecitamente vendute come realtà assolute (fortunatamente non tutti i giornalisti sono così e, grazie anche al lavoro di Mondo Nudo, del suo staff e dei suoi amici, crescono quelli che ci chiamano per ottenere informazioni precise e obiettive).

  • A un certo punto il giornalista parla di naturista, questo dimostra che ha ben presente l’esistenza del naturismo e ne conosce le regole, perché le ha volutamente ignorate nel contesto di tutto il suo articoletto?
  • Nudo, alias esibizionista – Premesso che tipicamente e altrettanto stereotipamente gli esibizionisti indossano un bell’impermeabile e che, meno stereotipamente, si ritrovano più che altro tra di loro dandosi appuntamento in piazzali urbani (facilmente reperibili sui motori di ricerca) o in appositi locali (i noti e, senza opposizione alcuna, sempre più diffusi club privè), possiamo dire che è un esibizionista alquanto stupido: va ad esibirsi dove ben pochi lo possono vedere! Semplice considerazione che evidentemente alcuni, troppo agganciati ai loro preconcetti e poco propensi a mettersi in discussione, non sono in grado di formulare o, più o meno opportunisticamente, non la vogliono formulare (cosa che invece un giornalista attento e serio dovrebbe fare).
  • Corre nudo indi soffre di disturbi psichici – Forse il giornalista è all’oscuro di un fatto semplice e facile da verificare: la nudità da decine di anni è stata tolta dal vangelo delle turbe psichiatriche, mentre continua a figurarvi la paura del nudo, proprio e altrui!
  • Scappa se viene chiamato – Intanto è da verificare se scappi o, come appare più ovvio, solo continui nella sua corsa, ma diamo per buona la prima, e che cosa dovrebbe invece fare? Vista l’aggressività con cui tali episodi vengono spesso commentati sui social è magari spaventato o quantomeno preoccupato di cosa potrebbe succedergli se si fermasse.
  • Per il momento non avrebbe importunato le persone incrociate – Guarda te, ma che bravo! Perché mai uno che corre nudo dovrebbe importunare le persone che incontra? Quante sono le notizia di persone nude che hanno aggredito qualcuno? Di solito succede il contrario! La verità è che ogni giorno i telegiornali riportano notizie di aggressioni e sempre si tratta di persone vestite, ora non posso e non voglio affermare che la nudità sia garanzia di non pericolosità, ma di per certo non è nemmeno un segnale di pericolo, anzi, se proprio la volgiamo dire tutta è ben più innocua (e indifesa) la persona nuda visto che, salvo non se le sia messe nell’ano (o nella vagina se donna), è certamente priva di armi o altri strumenti atti ad offendere. Ah, il pene! Suvvia, volgiamo proprio essere così sprovveduti?
  • Trattamento sanitario obbligatorio – Come già detto il nudo non è necessariamente una malattia psichica, specie se si tratta di una persona che corre nuda lungo più o meno poco frequentati sentieri di collina o montagna; il trattamento sanitario potrebbe più facilmente essere necessario a coloro che si agitano per tale visione, di certo per coloro che si offendono e chiamano le forze dell’ordine, le quali hanno cose ben più importanti e serie da fare che correre dietro a uno che si allena nella sana e semplice nudità.
  • Sanzione amministrativa – Anche qui il giornalista, escludendo che voglia appositamente alterare la realtà, dà l’impressione d’essere poco informato: stando alle sentenze, di ogni ordine e grado, comprese quelle della Cassazione, emesse dal 2000 a oggi, l’essere nudi in pubblico non ricade necessariamente nella fattispecie del reato di offesa al pubblico pudore, di sicuro ne è escluso quando la nudità è portata in ambienti isolati o poco frequentati come potrebbero essere i sentieri di collina e montagna.
  • Pensare che sia semplicemente una persona che corre no eh?

Veniamo ai commenti dei forumisti che, invero, sono piacevolmente e significativamente più ilari che ostativi (ricordo che si tratta di un sito di corridori, ambiente che ho trovato particolarmente aperto e disponibile al tema del nudo, al contrario, sic!, di quello escursionistico, stranamente ancora piuttosto refrattario, e ricordo che si tratta di tema sul minimalismo, pratica sportiva in crescita che prevede il ricorso a un equipaggiamento ridotto ai minimi termini), ma visto che identificano le classiche obiezioni ne approfitto.

Ma aveva le scarpe! Che delusione.

Spesso chi vuole negare le qualità del vivere nudi, facendo ovviamente fatica a trovare motivazioni serie e inopinabili (di fatto inesistenti!), si attacca alle piccole cose come questa delle scarpe. Che vuol dire se ha le scarpe? Che forse un barefooter o un minimalista dovrebbe forzatamente mettersi nudo per ritenersi barefooter o minimalista? Che per forza un automobilista deve mettersi una tuta da corridore per ritenersi automobilista? Che forse un bagnate dev’essere costantemente bagnato per ritenersi tale? Quanti sono coloro che camminerebbero o, peggio, correrebbero sui sentieri di montagna a piedi scalzi? Nemmeno la maggior parte dei runner minimalisti lo fa ma utilizza calzature fivefinger (a cinque dita, in pratica dei guanti per i piedi, comunque provvisti di una seppur sottile suola). Personalmente ogni tanto lo faccio, ogni tanto levo anche le scarpe e mi godo la sensazione dei piedi nudi sul terreno (che effettivamente esalta ancor di più la bella sensazione di libertà e immersione nella natura), ma ci vogliono le condizioni adatte (un bel prato, lisce placche rocciose, eccetera) che, almeno nelle zone che frequento io, sono rarissime e poi lo si può fare per qualche decina di minuti, al limite anche un’ora o due, non di certo per le sei, dieci, dodici ore che sono il tempo tipico di un’escursione in montagna, di certo non per le venti, trenta, quaranta ore che arrivano ad essere i miei tempi di cammino.

Lo invidio perché io, che corro spessissimo a dorso nudo, non avrei il coraggio di mostrare le mie vergogne e soprattutto non resisterei più di 30 secondi allo sballonzolamento …evvai di varicocele

  • Beh, dal fatto che le chiami “le mie vergogne” già si evince molto, detto questo mi chiedo come si possa essere sicuri di non poterlo fare senza prima provarci?
  • Sballonzolamento, a meno che non c’abbia il pene lungo fino alle ginocchia dubito molto che se ne renderebbe conto. Ancora: perché fare affermazioni senza esperienza diretta?
  • Varicocele, invero le cause di questa problematica sono ancora sconosciute, esistono due teorie e nessuna di queste fa riferimento al correre nudi, mentre secondo alcuni pareri (ovviamente e tipicamente non riportati dalle classiche fonti condizionate da una società che raramente prende in considerazione la nudità come stato preventivo delle malattie) il varicocele potrebbe essere facilitato dalle mutante (che di sicuro provocano irritazioni di vario genere, muffe e micosi), vero è che alcuni (ma non tutti) i corridori utilizzano pantaloncini con integrata una mutandina leggera e confortevole, ma di certo l’esposizione all’aria e la libertà totale sono alla lunga più salutari. Eventuali problemi dovuti allo sfregamento dello scroto contro le cosce si possono prevenire applicando piccole quantità di olio antisfregamento, ben noto ai corridori; analogamente problemi dovuti allo sballonzolamento, invero pressoché nullo, dello scroto si possono risolvere con semplici laccetti (come quelli che usavano i cacciatori delle tribù primigenie) o con gli anelli inventati per migliorare le prestazioni sessuali; personalmente con l’esperienza diretta ho compreso che basta abituarsi (cosa che, essendo molto naturale, mi è nata spontanea in pochissimo tempo) a camminare e correre (e qui è ancora più naturale e spontaneo, specie correndo sui terreni sconnessi di montagna) tenendo le gambe leggermente più larghe di quanto ci siamo abituati a fare in conseguenza della limitazione imposta dai pantaloni.

Conclusa l’analisi dell’articolo della Gazzetta e dei relativi commenti, riprendo ora un altro punto spesso messo in gioco per contestare l’escursionismo in nudità e che ho trovato fortemente ribadito anche nelle ultime obiezioni: il contatto tra la schiena sudata e lo zaino.

Alpinisticamente sono nato e cresciuto ai tempi in cui si usavano pantaloni alla zuava e camicioni di lana, camicioni che, metodicamente, finivano nello zaino poco dopo l’essersi messi in cammino. A quei tempi nessuno faceva caso a chi camminava a torso nudo (che erano poi la maggioranza) e nessuno si manifestava schifato per il sudore che dalla schiena passava allo schienalino dello zaino (così come nessuno si schifava di tante altre cose che oggi provocano fastidio ai più, vedi l’antico e socializzante rito del bere a canna dalla stessa borraccia o bottiglia). Ho continuato a camminare a torso nudo anche dopo che, con l’avvento di tessuti più tecnici, le persone a farlo erano diventate man mano sempre di meno e mai nessuno mi ha avanzato obiezioni di alcun genere. Ora che lo faccio da nudo ecco che salta fuori questa cosa del torso nudo, ma quale differenza c’è, nell’ambito di tale questione, tra l’essere totalmente nudi o solo a torso nudo? Evidente, l’unica differenza è che, volendo ad ogni costo avanzare obiezione al nudo, nell’impossibilità di trovare argomentazioni incontrovertibili si ricorre a motivazioni banali e del tutto opinabili, ma che, oggi, a causa di un rapporto con il proprio corpo e le sue emissioni fortemente alterato, hanno, almeno in certi ambienti, una forte presa sociale, ma è un loro problema non mio: voi fate come volete, mica vi obbligo a camminare nudi (tra gli amici che mi accompagnano in alcune delle mie escursioni ce ne sono alcuni che non si spogliano), io faccio come voglio, che vi cambia a voi? Per altro, se proprio proprio, durante il cammino con zaino c’è pur sempre la possibilità di mantenere indossata una piccola canotta, pur dovendosi evidenziare che i coloranti presenti nelle maglie (molto meno nello schienalino dello zaino), in particolar modo pare in quelle tecniche, per effetto del caldo e del sudore rilasciano sostanze tossiche.

Per chiudere, al fine di prevenire una possibile obiezione all’ultimo discorso, aggiungo un’altra considerazione più tecnica: negli ultimi due anni ho sperimentato le più evolute maglie da corsa, sia economiche che costose, nessuna ha evitato la produzione di sudore, anzi, mentre a nudo proprio non sudo o lo faccio in minima parte (e ho sperimentato che l’effetto è dato dall’avere nudi i genitali più che le altre parti del corpo, d’altronde proprio nei genitali, vista la loro necessità di mantenere una temperatura costante e precisa, sono collocati la maggior parte dei nostri sensori del calore). Utile e necessario anche evidenziare che tale sudore evapora solo in minima parte (e solo per quelle parti della maglia che non sono a contatto con lo zaino), per il resto una parte inevitabilmente passa allo schienalino dello zaino, un’altra resta sulla maglia, indi il nostro torso rimane comunque a contatto con il nostro sudore, lo stesso identico sudore, che differenza c’è se me lo tengo addosso per via della maglia o per via dello zaino? Ritorniamo al discorso di cui sopra: nessuna se non la volontà di voler a tutti i costi trovare un’obiezione, anche a costo d’apparire ridicoli, illogici, innaturali, complessati.

Vestiti è bello, nudi è meglio… #nudièmeglio usa questo hashtag per diffondere la cultura, la bellezza e la salubrità del nudo!

Rispetto e turbamento


Atto 1

Qualche giorno addietro un tweet ha casualmente attirato la mia attenzione, mi è difficile dire il perché: contesto e titolo sono ormai lontani dalla mia vita, d’altra parte l’hanno riempita in modo stabile per ben trent’anni. Tant’è, sono andato a leggermi l’articolo e… dopo le prime righe qualcosa, forse un presentimento, mi ha convinto ad andare avanti, poco dopo ecco una parolina che mi coinvolge e mi cattura, nudisti, a quel punto vado fino in fondo e quello che leggo mi turba. La faccio breve, l’articolo in questione (che invito a leggere: “I peccati di Sasso Scritto”) è il racconto denuncia di uno scalatore fermato dalle forze dell’ordine in seguito al suo lavoro di chiodatura e pulizia su di una parete che sovrasta una spiaggia livornese. E allora? Capita che sulla spiaggia in questione sia abituale stare nudi e tale rocciatore, sulla base di pure illazioni, accusa i nudisti di averlo denunciato alle forze dell’ordine e si lamenta che queste se la siano prese con lui anziché con i nudisti (evidenzio qui che se, come meglio chiarirò in seguito, il nudo in Italia è (in)formalmente legale, l’alterazione del territorio fatta senza autorizzazione è un reato e che le operazioni di disgaggio possono essere eseguite solo da persone all’uopo autorizzate e solo dopo aver messo in atto tutte le necessarie misure di sicurezza, ad esempio il transennamento della zona sottostante).

Atto 2

Ieri sera controllando i dati di accesso al blog scopro che c’è un forte afflusso da un sito che nulla ha a che vedere con il nudo e il nudismo, clicco sul link e mi trovo all’interno di un tema di forum dove, pur senza leggermelo per intero, comprendo che alcune persone avevano intavolato la solita diatriba pro e contro il nudismo e una di quelle a favore, che ovviamente ringrazio per la pubblicità fattami e per l’importanza assegnatami, aveva linkato Mondo Nudo come fonte per farsi un’idea più ampia e precisa sull’argomento. Trovo un’unica risposta al link: “ho letto solo la home ma ho subito trovato qualcosa che mi disturba, è irriverente definire inutili i tabù e assurdi i condizionamenti, lo saranno per voi ma non lo sono per me” (anche qui una precisazione mi scappa: bravo, magari era meglio se ti leggevi anche qualcosa di più prima di tirare conclusioni).

Atto 3

Al fatto 1 ho risposto direttamente commentando l’articolo, poi non ho più avuto tempo di seguire l’evoluzione delle cose e ora preferisco rubare agli altri impegni due orette per scrivere questo articolo piuttosto che per ricercare quell’altro e imbarcarmi in una diatriba che ritengo vada affrontata e risolta da chi vi è direttamente coinvolto, i nudisti che frequentano quella spiaggia (per facilitare la cosa ho pubblicato un tema sul forum de iNudisti). Una diatriba che durerebbe sicuramente a lungo, mentre nei prossimi giorni sarò impossibilitato a seguire facendo più male che bene alla causa del nudo sociale.

Al fatto 2 per rispondere direttamente avrei dovuto registrarmi al forum, un forum dai contenuti che sono tutto sommato lontani dalla mia sfera d’interesse, un forum che poi abbandonerei così come è già successo per altri: già faccio fatica a seguire quelli che mi riguardano da vicino, figuriamoci altri. Così, amando comunque dare risposte, ne traggo spunto per questo articolo.

Rispetto e turbamento

Ci sono argomenti che chi vuole osteggiare il nudismo mette spesso, per non dire sempre, in campo, uno è quello dei bambini, un altro è quello della legge, altro ancora quello del rispetto. Analogamente viene fatto con gli schemi dialettici, quegli schemi tanto cari a certa politica, quegli schemi che mi ricordano i militanti delle brigate degli anni settanta e ottanta (rosse o nere che siano): un colpo alla botte e uno al cerchio, l’estrazione della singola parola da un lungo discorso, la decontestualizzazione, la lettura del pensiero, il ribaltone e così via.

Indubbiamente la colpa non è tutta di chi osteggia il nudo: dopo un florido e coraggioso avvio, il nudismo italiano (ma, per inciso, anche quello di molti altri paesi del mondo) si è andato trincerando in se stesso nascondendosi dietro un termine decontestualizzante e deviante (naturismo); alcuni, per non dire molti, naturisti, elevandosi al rango dei puristi del nudo, fanno disinformazione definendo i nudisti come persone che si spogliano solo per finalità sessuali; i nudisti piuttosto che parlare di loro preferiscono parlare dei guardoni e delle attività sessuali che si sono sviluppate intorno e talvolta dentro alcune spiagge nudiste; la nudità rende più intraprendenti i “maiali” e li fa diventare più visibili. Dobbiamo per altro osservare che: sono sempre più numerosi coloro che escono allo scoperto e intraprendono la strada del nudo come normalità; che nudisti materialmente e indiscutibilmente lo sono anche coloro che si definiscono naturisti; che la comunicazione è una fine arte che pochi dispongono in maniera innata e non a tutti è dato modo e tempo per affinarla; che i “maiali” raramente sono nudisti (essere nudi per qualche minuto non ti fa un nudista); che i cosiddetti “maiali” in realtà sono solo delle vittime di una società che ha censurato il corpo umano e certe sue naturali azioni; che tali vittime si portano e manifestano le loro turbe anche in ambito tessile. Insomma, possiamo ben dire che chi osteggia il nudismo guarda più la pagliuzza nell’occhio altrui che il tronco nel proprio: Mondo Nudo ha ampiamente dimostrato che tali fatti avvengono anche e di più fuori dalle spiagge dove vige la regola del nudo (vedi qui).

In merito agli schemi dialettici possiamo osservare che, se non nascondono la precisa volontà di alterare il dialogo, di certo nascondono l’incapacità di reperire argomentazioni valide, attenzione, non perché ci sia una difficoltà intellettiva, non mi permetterei mai di fare un’affermazione del genere, ma solo perché è materialmente impossibile trovare argomentazioni inopinabili a sostegno dell’opposizione alla nudità sociale: ogni motivazione che si può addurre è viziata in partenza e, più o meno consciamente, tutti se ne rendono conto.

  • Bambini: è facile dimostrare che si trovano a loro agio nella nudità, lo si vede ogni estate su ogni spiaggia, ed è altrettanto facile dimostrare che sono assolutamente indifferenti al nudo altrui, basta vedere quello che capita quando una famiglia entra casualmente a contatto con delle persone nude, basta osservare i bambini che senza timori giocano ai margini tra area tessile e area nudista, lo si vede nelle spiagge e nei villaggi nudisti.
  • Legge: qui le cose vanno differenziate nazione per nazione e in alcuni casi è vero che la legge punisce il nudo pubblico (in alcuni anche quello privato e questo la dice lunga sul valore assoluto che possono avere le leggi di stato), ma in altri no, ad esempio in Spagna lo consente esplicitamente e pressoché ovunque, in Germania non esiste una legge specifica e sono le persone a ritenere per la massima parte normale il nudo anche nei contesti sociali, in Francia basta che il proprio atteggiamento non sia riconducibile all’esibizione sessuale (purtroppo cosa non sempre facile da dimostrare); veniamo all’Italia, in Italia la legge materialmente ignora completamente la nudità, si limita a formulare il reato per atti osceni in luogo pubblico e quello per atti contrati alla pubblica decenza, lasciando al giudice facoltà di stabilire se i fatti contestati rientrino in una o l’altra delle due fattispecie, i giudici, però, ormai da diversi anni (dal 2000) hanno preso atto del cambiamento morale della società escludendo il nudo sicuramente dal primo contesto ma in dati casi (ovviamente nelle zone più o meno ufficialmente deputate al nudo, poi anche in quelle dove da anni il nudo è consuetudine e infine, sebbene non all’unanimità, nelle zone recondite, isolate, poco frequentate, di difficile accesso, al momento deserte) anche dal secondo.
  • Rispetto: parola usata troppo spesso e senza cognizione di causa, usata a senso unico in funzione del proprio unico interesse, senza mai guardare al contesto sociale dove se è ben vero che la libertà di uno finisce dove inizia quello dell’altro è altrettanto vero che quella dell’altro inizia dove finisce quella del primo, è altrettanto vero che ambedue le formulazioni vadano sempre invocate a doppia via, ovvero mettendo ogni contendente sia nella posizione dell’uno che in quella dell’altro; ancor di più, il conflitto dei diritti è un contesto logico, ben diverso da un conflitto matematico, raramente i due fattori hanno lo stesso peso e, pertanto, bisogna considerare quale delle parti viene ad essere maggiormente discriminata da una data decisione, quale delle parti vede più profondamente impedito il suo volere, quale delle parti subisce reale impedimento o reale danno, evidente che nell’imposizione dell’abbigliarsi (ovvero nella negazione del nudo) la parte più discriminata, la più impedita, la più danneggiata sia sicuramente quella del nudo: il vestito deve solo volgere lo sguardo per non vedere il nudo, oppure deve solo sopportare per un poco il suo fastidio e lasciarsi andare, basteranno pochi minuti per superarlo; il nudo deve totalitariamente rinunciare al nudo.
  • Pubblicità ToscaniTabù: si vero, per alcuni sono utili, così come per alcuni è utile la guerra, per alcuni è utile mangiarsi le unghie, per alcuni è utile la burocrazia, per alcuni è utile farsi quelle che vengono comunemente chiamate “seghe mentali” e via dicendo. Sono gli psicologi stessi a definire inutili i tabù, certo non sono tutti d’accordo, ma quando mai tutti sono d’accordo?
  • Irriverenza delle affermazioni: esiste la libertà di pensiero, come pure quella di espressione, pertanto, visto che non offendo nessuno, sono libero di ritenere, dire e scrivere, così come fanno tanti altri, che i tabù sono inutili; non giudico le persone che li manifestano (tant’è che da sempre promuovo e organizzo attività fatte nella regola dei vestiti facoltativi: ognuno libero di vestirsi e spogliarsi a proprio sentimento… bastava leggere più del pezzettino in home page per comprenderlo), giudico solo l’entità “tabù”.
  • Condizionamenti: inutile offendersi, inutile manifestare dissenso, siamo tuti condizionati, volenti o nolenti gran parte di, per non dire tutto, quello che pensiamo e quello che facciamo sono solo in apparenza frutto della nostra sola volontà; ancora una volta non giudico le persone, giudico solo e soltanto l’entità “condizionamento” che nel caso del nudo e indubbiamente assurda: nasciamo nudi, per alcuni anni cresciamo nudi, la natura è nuda, accettiamo che animali nudi ci circondino, apprezziamo quadri e statue di nudo, ignoriamo quanto possiamo facilmente immaginare sotto un costume o un vestito attillato, perché mai dobbiamo farci turbare dagli ultimi centimetri di pelle? perché sono gli organi dell’attività sessuale, risponderete voi, certo, vero, ma lo sono anche la bocca, gli occhi, le mani, i piedi, la testa, il viso, le gambe, le braccia, la mente, il pensiero.
  • Turbamento: già, il turbamento lo tirano in ballo sempre quelli che vogliono osteggiare il nudo e invece lo provano anche quelli che al nudo sono tornati, turbati dai vestiti, turbati dai ragionamenti oppositivi, turbati dall’incomprensione, turbati da chi parla senza conoscenza, si ma… ma il turbamento dei nudi non conta!

Vestiti è bello, nudi è meglio, ognuno libero di fare come meglio crede, sempre, ovunque e comunque, questo e solo questo è rispetto!

#TappaUnica3V tutti i numeri


Come già avevo riferito, negli ultimi allenamenti si è evidenziato un dolore al ginocchio sinistro, dolore che si manifestava solo in discesa e solo sui tratti più scabrosi per poi mantenersi per un giorno o due nella discesa di scale. Presupponendo un sovraccarico, in attesa della visita medica specialistica, pur senza interromperli del tutto, ho comunque ridimensionato gli allenamenti riducendo le uscite e la velocità.

Fatti i primi accertamenti medici (radiografia e visita ortopedica) non si è potuto stabilire le precise cause del problema: apparentemente è tutto a posto, pertanto, in attesa della risonanza magnetica, onde anticipare il recupero totale, sulla base di possibili ipotesi (sovraccarico, giusto come avevo già ipotizzato io stesso) sto facendo una cura antinfiammatoria alla quale se necessario potrebbe seguire una terapia TECAR o/e magnetica.

In attesa di poter riprendere gli allenamenti più intensi, ho fatto, con la miglior precisione possibile (comunque non assoluta: confrontando guide e carte topografiche ho rilevato differenze anche importanti tra le quote, e anche le piattaforme web per la tracciatura dei percorsi sono imprecise), un poco di conti per individuare tutti i numeri di TappaUnica3V… eccoli!

  • Quattro i punti di rifornimento.
  • Cinque, di conseguenza, le tratte di cammino ininterrotto.
  • Tratta 1 – Brescia (Piazza Loggia) / Lodrino (B&B Isdola Verde)
    • 38,682km di lunghezza
    • 2676m D+ (dislivello positivo)
    • 2083m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 170m
    • quota massima 1352m
    • 9 vette principali
    • 11 valichi principali
    • 11,45 ore di cammino effettivo
    • 3,29km/h la velocità media di cammino
    • 6 litri di Acqua Maniva Naturale pH8, metà semplice e metà con aggiunta di soluzione ipotonica NamedSport HydraFit
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport Competition
    • 3 bricchettini Enervit Enervitene
    • 2 tavolette Enervit Enervitene Hone Hand
    • 2 confezioni Enervit Powerbar PowerGel
    • 2 barrette Enervit PowerTime
    • 250 grammi di altri prodotti per spezzare la fame (mandorle, uvetta, eccetera)
    • 2 fettine di zenzero per risolvere eventuali problemi di stomaco
    • 10,24kg di zaino alla partenza
  • Tratta 2 – Lçodrino / Giogo del Maniva (Albergo Dosso Alto)
    • 26,243km di lunghezza
    • 2156m D+ (dislivello positivo)
    • 1265m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 750m
    • quota massima 2064m
    • 7 vette principali
    • 12 valichi principali
    • 8,35 ore di cammino effettivo
    • 3,06km/h la velocità media di cammino
    • 5 litri di Acqua Maniva Naturale pH8, metà semplice e metà con aggiunta di soluzione ipotonica NamedSport HydraFit
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport Competition
    • 2 bricchettini Enervit Enervitene
    • 2 tavolette Enervit Enervitene Hone Hand
    • 2 confezioni Enervit Powerbar PowerGel
    • 2 barrette Enervit PowerTime
    • 250 grammi di altri prodotti per spezzare la fame (mandorle, uvetta, eccetera)
    • 2 fettine di zenzero per risolvere eventuali  problemi di stomaco
    • 9,09kg di zaino alla partenza
  • Tratta 3 – Maniva / Colle di San Zeno
    • 25,646km di lunghezza
    • 1241m D+ (dislivello positivo)
    • 1485m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 1409m
    • quota massima 2217m
    • 16 vette principali
    • 9 valichi principali
    • 7,10 ore di cammino effettivo
    • 3,58km/h la velocità media di cammino
    • 4 litri di Acqua Maniva Naturale pH8, metà semplice e metà con aggiunta di soluzione ipotonica NamedSport HydraFit
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport
    • 2 bricchettini Enervit Enervitene
    • 2 tavolette Enervit Enervitene Hone Hand
    • 1 confezione Enervit Powerbar PowerGel
    • 1 barretta Enervit PowerTime
    • 150 grammi di altri prodotti per spezzare la fame (mandorle, uvetta, eccetera)
    • 2 fettine di zenzero per risolvere eventuali problemi di stomaco
    • 7,79kg di zaino alla partenza
  • Tratta 4 – Colle di San Zeno / Zoadello Alto
    • 21,381km di lunghezza
    • 1171m D+ (dislivello positivo)
    • 1926m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 655m
    • quota massima 1948m
    • 3 vette principali
    • 6 valichi principali
    • 6,40 ore di cammino effettivo
    • 3,22km/h la velocità media di cammino
    • 4 litri di Acqua Maniva Naturale pH8, metà semplice e metà con aggiunta di soluzione ipotonica NamedSport HydraFit
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport Competition
    • 2 bricchettini Enervit Enervitene
    • 2 tavolette Enervit Enervitene Hone Hand
    • 1 confezione Enervit Powerbar PowerGel
    • 2 barrette Enervit PowerTime
    • 150 grammi di altri prodotti per spezzare la fame (mandorle, uvetta, eccetera)
    • 2 fettine di zenzero per risolvere eventuali problemi di stomaco
    • 7,86kg di zaino alla partenza
  • Tratta 5 – Zoadello Alto / Brescia (Urago Mella)
    • 23,520km di lunghezza
    • 1005m D+ (dislivello positivo)
    • 1498m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 161m
    • quota massima 1035m
    • 8 vette principali
    • 5 valichi principali
    • 5,50 ore di cammino effettivo
    • 4,03km/h la velocità media di cammino
    • 5 litri di Acqua Maniva Naturale pH8, metà semplice e metà con aggiunta di soluzione ipotonica NamedSport HydraFit
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport
    • 1 barretta energetica Enervit Power Sport Competition
    • 2 bricchettini Enervit Enervitene
    • 2 tavolette Enervit Enervitene Hone Hand
    • 1 confezione Enervit Powerbar PowerGel
    • 2 barrette Enervit PowerTime
    • 150 grammi di altri prodotti per spezzare la fame (mandorle, uvetta, eccetera)
    • 2 fettine di zenzero per risolvere eventuali problemi di stomaco
    • 8,93kg di zaino alla partenza
  • Totali
    • 135,472km di lunghezza
    • 8249m D+ (dislivello positivo)
    • 8257m D- (dislivello negativo)
    • quota minima 161m
    • quota massima 2217m
    • 43 vette principali
    • 43 valichi principali
    • 40,00 ore di cammino effettivo
    • 5,00 ore di sosta programmata (ai punti di rifornimento): 1+2+1+1
    • 3,37km/h la velocità media di cammino
    • 45 litri di Acqua Maniva Naturale pH8 (24 per il mio utilizzo in cammino, gli altri disponibili ai punti di rifornimento)
    • 6 litri di Acqua Maniva frizzante pH8  (per gli assistenti logistici)
    • 6 litri di Tè al limone Maniva (per gli assistenti logistici)
    • da 1 a 4 (a seconda di come si potrà organizzare l’assitenza logistica) barattoli di soluzione ipotonica NamedSport HydraFit
    • Altri 20 litri di Acqua Maniva Naturale PH8 disponibili presso i punti di rifornimento
    • 5 barrette energetiche Enervit Power Sport
    • 4 barrette energetiche Enervit Power Sport Competition
    • 11 bricchettini Enervitene
    • 10 tavolette Enervitene Hone Hand
    • 7 confezioni Powerbar PowerGel
    • 9 barrette PowerTime
    • 950 grammi di altri prodotti per spezzare la fame (mandorle, uvetta, eccetera)
    • 10 fettine di zenzero per risolvere eventuali problemi di stomaco
    • 4 panini imbottiti (che saranno disponibili e utilizzerò ai punti di rifornimento)
    • 10,24kg il peso massimo dello zaino (alla partenza tratta)
    • 3,3kg il peso minimo dello zaino (ad arrivo tratta)

8 punti per l’8 marzo: Non un’ora meno di sciopero!


Molti dei passaggi che portano a questo sciopero, rieditati in formulazione generica (ad esempio violenza in genere, diritti in genere, rispetto per tutti) coinvolgono necessariamente tutte le persone, qualsiasi sia la loro identità sessuale. Alcuni ci vedono inevitabilmente attori in prima linea.

8 punti per l’8 marzo. È questa la piattaforma politica formulata dalle 2000 persone riunite in assemblea nazionale a Bologna il 4 e 5 febbraio, che hanno proseguito il lavoro sul piano femmi…

Sorgente: 8 punti per l’8 marzo: Non un’ora meno di sciopero!

Amò pötèl (“ancora bambino”)


A sèt agn i è pötèi a setanta i è amò chèi
“a sette anni sono bambini a settanta sono ancora gli stessi”
(proverbio lombardo)

La gita di domenica scorsa (22 gennaio) sul Monte Maddalena mi ha riscoperto una parte emotiva di me rimasta sepolta per anni. Nel pomeriggio, nonostante i buoni chilometri già macinati, d’improvviso sentii l’allegria di volermi spogliare. Non so io stesso le ragioni: razionalmente potrei dire 1) non sprecare la prima occasione; 2) testimoniare lo stile delle nostre escursioni. Ma ripensandoci, nessuna di queste ipotesi è sufficiente. Sentivo un impulso interiore, una forza, una spinta, incurante di tutti, degli altri gruppi di escursionisti che potevano passare e vedere. Che vedessero pure: dentro la mia sfera di vetro mi sentivo al sicuro di tutto; anche se mi avessero visto non avrebbero pensato altro che bene; sentivo una energia buona, una dolce insistenza, un “dovere” assoluto più grandi di me; e talmente ovvi da non doverci pensare, talmente forti da non richiedere alcuna giustificazione. A me stesso per primo. Sentivo quella stessa caparbietà che avevo da bambino quando intraprendevo qualcosa, quando pieno di entusiasmo, infiammato da curiosità e voglia di fare, venivo totalmente assorbito in qualche nuovo gioco: un lavoro al traforo, una barchetta con un bocciòlo di canna, una capanna sul greto del torrente fuori paese, un arco con cui uccidere immaginari nemici…

Ma c’era anche qualcosa di più, perché sessant’anni (e qualcuno di più) non sono passati inutilmente e prudenze, avvertenze, cautele eran presenti, continuavano a mostrarsi, a punzecchiarmi, ad ammonirmi, a fantasticarmi pericoli. Eppure avvertivo una leggerezza nei pensieri, anzi solo uno ne avevo, quello di un autoscatto. A paragone mi viene l’immagine di un uovo che schiude, la vivacità di un pulcino che si lascia i gusci alle spalle e saltella nell’erba, si asciuga ai raggi del sole.

Brescia, Monte Maddalena, Prati del Trinale. spogliatosi di tutte le vesti si fa scattare una fotografia, nudo nella nuda natura, felice come solo l’infante quando viene liberato dal cilicio delle vesti, pannolino compreso [Emenuele https://emanuelecinelli.wordpress.com/2017/01/24/inaugurato-vivalpe-2017/]

Brescia, Monte Maddalena, Prati del Trinale.
«Spogliatosi di tutte le vesti si fa scattare una fotografia, nudo nella nuda natura, felice come solo l’infante quando viene liberato dal cilicio delle vesti, pannolino compreso.» [Emanuele]

Mi viene in mente anche la parola innocenza. Ma subito la scarto. In questa parola c’è tutta un’impalcatura di pensieri che ci portiamo dietro, delle connessioni in catena infinita: nel seguirle ti stanchi prima di vederne la fine, né sai dove ti abbia portato, pensieri di pensieri; e così sempre qualcosa rimane sospeso e irrisolto, conosciuto a metà, annebbiato in lontananza. Non avevo pensieri, senza la cappa del dubbio, senza l’esame di coscienza come morale vorrebbe. Uno di quei momenti con una lucidità mentale che abbaglia e mette in ombra tutto il resto. Una determinazione nel fare, un imperativo cui senz’altro ubbidire. Una cosa totalmente mia: nessun suggerimento, nessuna imitazione, emulazione, dimostrazione. Un’euforia, una frenesia, un formicolio morbinoso mi percorreva le braccia, mi attrappiva i muscoli dei lombi e mi spingeva all’azione. Un’azione, capisco adesso, semplice e netta, senza orpelli di pensieri, progetti, finalità. E sempre nell’umore di un’ebbrezza forte e soave, come rare volte m’è capitato di provare.

Non so chi comandava dentro di me. Non me n’importa: era una cosa mia, assolutamente da fare. La ragione per un momento sospesa, per godermi lo sprazzo di un modo di vivere al di fuori di tutto il contesto che abbiamo costantemente presente, che ci fa la coscienza e il giudizio nel far quotidiano.

A questo punto, non so quanto il nudo in sé abbia contato. Infatti. Non coglievo io stesso la differenza. Ero ancora io, e solo io, in una continuità coerente ed esaltante, una soddisfatta coscienza, un’attenzione limpida e sveglia. Mentre mi toglievo felpa e maglietta, mentre mi abbassavo le bretelle dei pantaloni (rosse: icona in se stessa che sa di unico e strano, quasi una magia fuori dal tempo, una fiaba che stava accadendo), mi sentivo giusto e perfetto come non sono mai stato (o come non ricordo di esser mai stato). E poi, da nudo, ancor più la sensazione di non esser nessuno, uno dei tanti, uno come tutti, tranquillo e contento di una cosa da niente. Appena velata la sensazione di aver conquistato qualcosa. Che cosa, se non la schietta, semplice, serena, incolpabile percezione di esser “a posto”, di esser giusto così?

Poi la mente ci ricama, parla di libertà, di premi, di conquista, di diritto e via dicendo. Ma la primitiva sensazione, quel sentirmi a sessant’anni passati ancora pötèl è stata impagabile.

Con altri compagni di gita tutto questo non sarebbe successo.

P.S. Non preoccupatevi per il mio barbalicchio: data la temperatura si comporta come il mercurio di un termometro, anzi, sensibile com’è, ho cominciato a chiamarlo proprio Mercurio, il messaggero degli dèi.

Social network e nudo, l’apoteosi dell’obsolescenza


fb_censored1Prima il blocco permanente da parte di Facebook (“Spariti da Facebook!”), arrivato dopo una serie di blocchi temporanei (“Ridicolo Facebook!” e  “FB page: closed for… censored”) con la scusa dell’account falso, poi la censura di Pinterest ad un’immagine che nulla aveva di sconvolgente e, tra l’altro, era pubblicata come riservata, ora tocca a Youtube che mi cancella una playlist contenente filmati pubblicati da altri (e, mi chiedo, perché cancellare la mia playlist invece dei filmati originali?).

Stavo meditando sul cosa fare, se farci un altro articolo o lasciar perdere, quando incappo in un articolo che, vuoi per la questione vuoi per quello che vi veniva scritto, mi ha fatto propendere per la prima azione, l’articolo di una donna censurata da Facebook perché denunciava un gruppo che inneggiava alla violenza sulle donne, messaggi poi ripristinati con delle scuse che lasciano il tempo che trovano visto che l’account è rimasto comunque bloccato: – Arianna: <<i violenti dei social sono nelle nostre case, così li denuncio>>  –

cartello1Quanto segue, quindi, non è un lamento, bensì una denuncia, la denuncia di una situazione che ha raggiunto livelli insopportabili, indecenti, inammissibili, una situazione verso la quale, così come insegna un illustre giurista del passato, ogni libero cittadino ha non solo il diritto ma anche il dovere di ribellarsi e di chiedere soluzione.

Social network finitela di prendere le difese dei porci sessocentrici e dei malati nudofobici.

Social network evolvete, maturate, crescete, così come, nonostante tutto, sta facendo la società.

Social network dovete, e sottolineo il dovete, aiutare coloro che stanno portando avanti campagne capaci di far maturare e guarire questa malata società.

Nella nudità sociale sparisce ogni immondo desiderio di violenza sessuale e il nudo è la cosa migliore che possa esistere all’interno di una comunità, il nudo è educativo, è sano, è normale, anormale è chi non lo può vedere, anormale è chi lo denuncia, anormali sono le regole che lo negano e lo censurano, anormali sono coloro che segnalano le foto di nudo, anormali pornografi, anormali maiali, anormali pederasti, anormali sono loro e solo loro, ah si, e voi social network, voi che li sostenete, voi che gli date credito, voi che supportate il loro malanno, voi che siete malati quanto loro.

educazione nudistaNudo è meglio, mettetevelo in testa, fatevene una ragione, diffondete il verbo e lo stesso devono fare politici, legislatori, giuristi, avvocati, giornalisti, insegnanti ovvero tutte quelle persone che, per varia ragione e in varia misura, sono deputate ad educare la società, alla fine possiamo dire tutti.

Educare alla nudità è educare alla normalità, educare alla nudità è guarire dalle perversioni sessuali, educare alla nudità è formare adulti sani e coscienti, educare alla nudità è rimuovere la piaga della violenza sessuale, educare alla nudità è, pertanto, un DOVERE sociale.

Gli abiti servono a proteggere dalle intemperie, non servono a nascondere; gli abiti sono un artifizio dell’uomo, il nudo è la natura umana; gli abiti sono uno strumento di controllo, il nudo è l’arma della liberazione; gli abiti ci rendono deboli, il nudo ci fa forti.

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

P.S. 

Ecco come ragionano i summenzionati social network: chiaro, il sesso sporco paga, il nudo sano no!

facebook_nudismo

Foto reperita su Facebook  ———- Foto censurata da Facebook

pint1

Foto reperita su Pinterest ———- Foto simile a quella censurata da Pinterest

Riguardo a Youtube, non volendo pubblicizzare filmati e canali che nulla hannpo a che vedere con l’immagine positiva del corpo e del sesso, mi limito a incorporare qui sotto uno dei video che formavano la playlist censurata da Youtube, gli altri erano quelli che completano questa serie di filmati sull’educazione sessuale.

Leggi anche “Facebook e il nudismo” un articolo che contiene osservazioni in buona parte applicabili anche ad altri social network e che fa da debito compendio al presente.

La tentazione di Eva


Il protovangelo di Giacomo

Mi sono imbattuto nei giorni scorsi nel Protovangelo di Giacomo, uno dei testi apocrifi non riconosciuti dal canone cattolico e non inclusi nella Bibbia. Circa sette secoli dopo la redazione della Genesi, conserva una memoria un poco diversa di quei fatti e aggiunge qualche particolare interessante  degno di attenzione.

Trascrivo il brano per comodità:

[13, 1] Quando giunse per lei il sesto mese, ecco che Giuseppe tornò dalle sue costruzioni e, entrato in casa, la trovò incinta. Allora si picchiò il viso, si gettò a terra sul sacco e pianse amaramente, dicendo:

«Con quale faccia guarderò il Signore, Dio mio? Che preghiera innalzerò io per questa ragazza? L’ho infatti ricevuta vergine dal tempio del Signore, e non l’ho custodita. Chi è che mi ha insidiato? Chi ha commesso questa disonestà in casa mia, contaminando la vergine? Si è forse ripetuta per me la storia di Adamo? Quando, infatti, Adamo era nell’ora della dossologia, venne il serpente, trovò Eva da sola e la sedusse: così è accaduto anche a me».

[2] Giuseppe si alzò dal sacco, chiamò Maria e le disse:

«Prediletta da Dio, perché hai fatto questo e ti sei dimenticata del Signore, tuo Dio? Perché hai avvilito l’anima tua, tu che sei stata allevata nel santo dei santi e ricevevi il cibo dalla mano d’un angelo?».

[3] Essa pianse amaramente, dicendo:

«Io sono pura e non conosco uomo».

Giuseppe le domandò:

«Donde viene dunque ciò che è nel tuo ventre?».

Essa rispose:

«(Come è vero che) vive il Signore, mio Dio, questo che è in me non so d’onde sia».

Ritengo che il Maligno abbia offerto a Eva qualcosa più di una mela, e durante l’incontro sia rimasta incinta (come appunto è capitato a Maria durante l’Annunciazione dell’arcangelo Gabriele. Nel capitolo successivo infatti Giuseppe, durante una notte insonne, giunge a questa conclusione: «temo che quello che è in lei provenga da un angelo»).

Pobabilmente Eva rimase incinta di Caino. Provenendo da un angelo “cattivo” il destino di Caino era già segnato sin dall’inizio. Paradossale che proprio il primo omicida venga poi “graziato” dalla legge del taglione (perché probabilmente non esisteva ancora) con l’impressione di un segno: “Nessuno tocchi Caino”  (Genesi 4,15).

Il brano riportato mi pare importante e curioso perché aggiunge due novità rispetto al racconto della Genesi:

1) Adamo non era presente al momento della tentazione perché era «nell’ora della dossologia».

2) Nell’“ora della dossologia” Dio, occupato nella propria autocelebrazione, non poteva sorvegliare il giardino. Solo con l’assenza di Dio si rende possibile il piano del Serpente e la tentazione. A meno che non si tratti di un apologo con tanto di insegnamento morale: diffidare degli incensi, delle manifestazioni celebrative perché distolgono dalla sorveglianza accurata.

Il Ghirlandaio, Adorazione dei Magi, 1488 (Firenze, Galleria degli Uffizi)

Il Ghirlandaio, Adorazione dei Magi, 1488 (Firenze, Galleria degli Uffizi)

La dossologia

Qualcuno traduce pure «nell’ora della preghiera» (Marcello Craveri). La parola doxa (da cui dosso-logia) in greco vuol dire fondamentalmente “gloria, buona fama”, e da qui è passata a significare, in concreto l’atto stesso, il rito di venerazione verso Dio, di riconoscimento del suo potere, della sua sovranità (Signore!), della “verità”, nonché della sua “divinità” (qualunque cosa voglia o volesse dire questa parola), fondamento della fede, ecc., in cui si recitano formule che decantano la gloria di Dio, come fosse un vincitore in trionfo.

Sono delle dossologie:

– gli inni, come il Te Deum laudamus, il Magnificat, il Benedictus,

– i Salmi… perché finiscono in gloria  – «I cieli narrano la tua gloria…»

– alcune acclamazioni liturgiche, come il Gloria in excelsis Deo, Sanctus, sanctus, sanctus

– i sacrifici come quelli di Caino e Abele

– l’adorazione dei Re Magi

– le parole degli apostoli dopo la tempesta: «Davvero tu sei figlio di Dio!» Matteo 14,33;

di Pietro: «Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio» Giovanni, 6, 68-69;

del centurione sotto la croce, Matteo 27,45, Marco 15,39;

di Marta dopo la resurrezione di Lazzaro, Giovanni 11, 27; trasformato poi nell’annuncio di verità «Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze» Matteo 10, 27).

– è la principale attività degli angeli in cielo, quando non sono impegnati nel compito di messaggeri.

Una corrente interpretativa  pensa che “gloria” possa significare “potenza”, perché il concetto di gloria, allo stato di evoluzione e organizzazione sociale di allora, poteva suonare troppo astratto per un popolo di pastori.

Adamo era dunque presso Dio ad ammirare la sua potenza. Una potenza a doppio taglio: benigna per i fedeli, intransigente e “giusta” con i trasgressori.

La gloria di Dio come “potenza concreta” è descritta nell’Esodo (24, 16; 33, 18-23): Mosè chiede a Dio che gli si mostri nella sua gloria per avere qualche elemento in più per convincere gli Ebrei a preferirlo come Dio, rispetto agli idoli pagani. E Dio gli dà delle istruzioni precise, perché la vista della sua gloria potrebbe annientarlo, tanto è potente. Il testo ebraico usa il termine kevòd di solito tradotto con “carro, veicolo imponente, pesante”. Mosè si nasconde nella fenditura di una roccia, e può osservare il passaggio della gloria solo mentre si sta allontanando, e tuttavia il passaggio del kevòd gli ustiona la faccia, anche se in modo leggero.

Anche Beatrice, nella Divina Commedia scende dal cielo su un carro (Purgatorio XXX, 37-39), che WIlliam Blake illustra simbolicamente e misticamente prendendo a prestito le indicazioni di Ezechiele:

sanza de li occhi aver più conoscenza,
per occulta virtù che da lei mosse,
d’antico amor sentì la gran potenza.

William Blake, Beatrice si rivolge a Dante da un carro (1824- Londra, Tate Britain)

William Blake, Beatrice si rivolge a Dante da un carro (1824- Londra, Tate Britain)

È così facile salire sul carro dei vincitori! Tipico degli Italiani.

Il termine dossologia compare solo con i Padri della Chiesa (Clemente Alessandrino, Origene, Asterio Sofista nel suo commento al salmo 18, Giovanni Damasceno) e negli scritti apocrifi (Testamento di Abramo, Protovangelo di Giacomo).  Interessante che la “conversione” di Costantino sia chiamata dossologia dallo storico cristiano Eusebio (Vita Constantini 2, 55). Al passaggio di un trionfatore con la corona d’alloro sospesa sul capo, possiamo esultare insieme, partecipare nella gioia, considerarlo una divinità in terra (un divo), oppure chinare il capo in segno di sottomissione: come a dire “esaltati e contenti di essere sudditi di un simile capo”. Puntini, puntini…

Nudismo come tornasole


Ho dovuto occuparmi di storia negli ultimi mesi. Risultato: un libro che ho presentato lo scorso lunedì. Fra i libri consultati, anche le Sei lezioni sulla storia di Edward Carr, uno dei maggiori storici inglesi (noto per la sua Storia della Russia Sovietica). Notissime sono anche le sue Sei lezioni sulla storia tenute all’Università di Cambridge nel 1961, tradotte in Italia nel 1966 e più volte ristampate.

Nella prima di questa lezioni, dopo aver parlato della metodologia storica del liberalismo, fa un paragone interessante:

«Era l’età dell’innocenza, e gli storici vagavano per il giardino dell’Eden senza uno straccio di filosofia per coprirsi, ignudi e senza vergogna dinanzi al dio della storia. Dopo di allora, abbiamo conosciuto il Peccato e abbiamo vissuto l’esperienza della Caduta: e gli storici che, al giorno d’oggi, fingono di fare a meno di una filosofia della storia, cercano semplicemente di ricreare, con l’artificiosa ingenuità dei membri di una colonia nudista, il giardino dell’Eden in un parco di periferia. Oggi non possiamo più evitare di rispondere all’imbarazzante domanda.»

Durante la mia presentazione ho letto e commentato brevemente la citazione:

«Per tutto paradosso, proprio in una colonia di nudisti, magari uno vede che ha degli abiti mentali, degli abiti sociali, degli abiti comportamentali di cui non si rendeva conto, e di fronte ai quali il pudore è soltanto il primo dei molti veli che abbiamo.»

È la prima volta che parlo di nudismo in pubblico ai miei concittadini. La voce non mi tremava; mi è sfuggito solo un risolino prima delle parole colonia nudista, più per condividere col pubblico la stranezza del paragone e della parola stessa in un contesto importante.

Nessuno poi, alla fine, mi ha detto nulla in proposito. A me basta, pur facendo l’innocentino nel nascondermi dietro l’autorità accademica di Carr, aver buttato il mio sassolino.

La frequenza alle nostre escursioni, il cambiamento di mentalità avvenuto in questi ultimi anni, mi ha portato a parlare con naturalezza anche di situazioni che prima o avrei semplicemente evitato o, costretto, avrei espresso con evidente imbarazzo.

E proprio in questi giorni sul sito di Richard Foley (animatore del NEWT Naked European Walking Tour), per citare solo gli ultimi esempi, sono state postate due fotografie che esprimono in tutta evidenza l’indifferenza, la normalità, la naturalezza della convivenza e rispetto reciproco fra nudisti e non-nudisti. E soprattutto la possibilità di questa convivenza. È pur vero che la Germania non è l’Italia: ma nel nostro piccolo abbiamo avuto anche noi diverse occasioni e dimostrazioni che la convivenza e il reciproco rispetto sono tranquillamente possibili.

Il nudismo può esser considerato come la cartina al tornasole del livello di civiltà di una società, del diritto di ognuno di presentarsi come si vuole, senza che ci sia un “pubblico” che detta leggi di accettabilità, che imponga discriminazione anche sulle cose più futili come il colore dei calzini o la riga dei pantaloni, in nome di una “classe” che non è acqua. Infatti non è acqua, ma un sanbenito di penitenza e mortificazione. Se il nudismo può essere considerato come un ritorno ingenuo e illusorio allo stato di origine, mi chiedo che cosa ci sia di così maligno e perverso, di così contronatura e antisociale nell’innocenza edenica.

Escursionisti tedeschi nella Svizzera Sassone

Escursionisti tedeschi nella Svizzera Sassone

Durante un'escursione in Turingia

Durante un’escursione in Turingia

Ricordi d’infanzia


Mi rimangono alcuni ricordi della mia infanzia che riguardano la mia nudità.

1. Seconda elementare appena iniziata, ottobre. Adoro il mio maestro, mi faccio in quattro per la sua approvazione. Mi slego, il cervello comincia a girare, ad aprirsi: tutto mi interessa, di tutto sono curioso. Studiare è un piacere, un gioco, un’avventura, una caccia al tesoro.

Era forse un giovedì, allora si faceva vacanza, verso le quattro o le cinque del pomeriggio. Non fa ancora freddo e l’uscio di casa è aperto. Mia mamma mi ha fatto il bagno, mi ha messo a sedere sul tavolo della cucina e mi sta asciugando. Passa questo maestro che era stato da un nostro vicino elettricista. Ci riconosce e, come si dice, “mette dentro la testa” per un saluto.

Non sento per nulla vergogna del mio essere nudo. E credo che a quell’epoca non la sentissi con nessuno. Caso mai il contrario: il fatto che il maestro mi vedesse nell’intimità della vita quotidiana e durante il bagno era eccezionale e proprio questa sua eccezionalità non poteva che aumentare il legame di confidenza, di familiarità, di apertura col maestro. Questo semmai ricordo, non che mi sentissi vergognoso, a disagio, “scoperto”. Ed è una sensazione che ho ritrovato fin dalla nostra prima escursione, quando il vetro affumicato del pudore, dell’inaccessibilità di certe parti “protette” agli sguardi, d’incanto è caduto in frantumi, lasciandomi la gradevole sensazione di un’espansione, di una liberazione, di un respiro fresco e profondo, come anche di una solidità perfetta e affidabile in me stesso nei confronti degli altri, con quell’unico corpo che avevo… e che ho.

2. Un paio d’anni dopo frequentavo la quarta o la quinta elementare. Era il periodo delle enciclopedie comprate a rate. La Mondadori ne aveva tradotta una americana, I mondi dell’uomo, che continuamente sfogliavo, la divoravo avidamente. Finché un giorno arrivò il volume sesto “Uomo, famiglia, società” e vidi la fotografia di alcune persone nude sedute a dei tavolini di un bar, come fosse una cosa normale! Quella fotografia mi incantava, mi attirava, tornavo spesso a guardarla. Fosse stato possibile, mi sarei tuffato nella fotografia per trovarmi come per magia in quella realtà. Mi sentivo i nervi vibrare, li sentivo agitarsi come vibrisse o tentacoli, antenne radar in traccia di qualcosa di bello e allettante.

Da un'enciclopedia delgi anni '60

Da un’enciclopedia delgi anni ’60

La didascalia mi ritornò ogni tanto alla memoria, sibillina e promettente, e ogni volta mi faceva riflettere: dimenticata la prima parte, mi rimaneva da un lato la tolleranza e dall’altra la ferma riserva di quel “costoro”, davvero sprezzante, che svelava un giudizio di condotta a dir poco riprovevole.

Non sapevo nulla di sesso, qualcosa che ancora non esisteva. Ma già ero pieno di strana elettricità: la situazione specialissima di persone nude, ma normali e tranquille! «Ma non hanno vergogna?» mi chiedevo. Vedendomi al contrario come dentro la tuta e scafandro di un palombaro… come se quell’altra realtà, quel mondo da utopia che vedevo nella fotografia, per quanto normale, naturale e possibile, fosse da vivere per assaggi brevissimi, come in apnea, perché era troppo, era esagerato e non si potesse resistere a lungo senza in qualche modo morirne.

Terrori che assalgono i bimbi che a lor modo capiscono per vaghe allusioni, malcerte spiegazione e poi provvisoriamente reincollano i cocci. E ne traggono regole di buona condotta, modesta e decente. Regole che da buoni neofiti si assolutizzano e diventano di una serietà e severità da tribunale.

3. Il terzo ricordo mi riporta alla prima media, quando non ho più voluto che mia mamma mi assistesse quando facevo il bagno. Tutto il mistero stava laggiù, nelle parti basse, nel piciolino che nessuno doveva vedere. Avevo un segreto inviolabile: né per fiducia, né confidenza sarebbero riusciti (“loro”, gli “altri”) ad infranger lo scudo: “soldato di Cristo”, cresimato, chierichetto…

Rimase alla fine solo l’occasione, la complicità dei primi giochi innocenti e azzardosi con cugini o compagni: il solito “giochiamo ai dottori?”, col respiro che si mozzava in gola prima di finir le parole; o la vista reciproca del sancta sanctorum contrattata al centesimo, sincronizzata al secondo. E furtiva, brevissima, curiosità ancora una volta insoddisfatta. Oramai moneta di scambio: vederci il corpo come tagli di carne bovina appesi in macelleria.

Uffa!

Ma poi finalmente si cresce, non ci si sta più nei vestiti. A strappar la camicia, far saltare i bottoni non è un Nembo Kid in incognito, l’incredibile Hulk, un  licantropo inconsapevole, ma semplicemente noi stessi, come fin dall’inizio avremmo potuto già essere: senza scafandri, divise, vestiti decenti e modesti, camicia bianca dei giorni di festa.

Perchè camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta)


127ANel bell’articolo che la Gazzetta ha dedicato a noi (Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati) sono state avanzate dal giornalista stesso (Andrea Mattei) delle osservazioni che, in parte, fanno pensare ad una mia non completa ed esauriente comunicazione, è mio dovere/diritto dare delle delucidazioni in merito.

  1. Sono i paladini del trekking … riportato … all’era Neanderthal .“ Non c’è bisogno di risalire all’era di Neanderthal per trovare la nudità sociale intesa come normalità, quantomeno per certi aspetti o in certi momenti: per anni il battesimo si è fatto da adulti e immergendosi nudi nell’acqua di un fiume; in diversi periodi storici la nudità era un segno di sottomissione a Dio; un secolo addietro e anche meno era del tutto normale per la società contadina mettersi a nudo in quelle situazioni in cui i vestiti buoni si sarebbero potuti sciupare, ad esempio andando la domenica al fiume per farsi un bagno con gli amici; la nudità è portata con assoluta normalità nei popoli che vivono ancora in una situazione di parziale decontaminazione dalla società occidentale; e via dicendo.
  2. sentire sull’epidermide il vento che soffia, il sole che cuoce, gli arbusti che graffiano, gli insetti che pungono…” libera rielaborazione delle mie parole e non è chiaro se sia una considerazione positiva o negativa, in ogni caso facendo riferimento ai miei cinquanta cinque anni di montagna, tra i quali quaranta d’insegnamento alpinistico a tutti i livelli e in tutte le forme, posso ben dire che le uniche scottature prese le ho prese quando al nudo ancora non ci pensavo, che gli arbusti graffiano per bene anche da vestiti e lo stesso dicasi per le punture degli insetti (per altro in dodici anni di nudità ho appurato che gli insetti si tengono lontani dai genitali).
  3. Se vi state chiedendo perché … lo abbiamo chiesto direttamente a loro. … perché camminare vestiti? risponde con una palese provocazione Emanuele Cinelli” La mia è tutt’altro che una provocazione, è solo una domanda logica e alla quale ad oggi nessuno ha saputo darmi una risposta convincente, una risposta che esuli dalla limitatezza e dall’opinabilità della religione, dei tabù, del pudore o della convenzione sociale.
  4. Locandina TappaUnica3V_600Poi mi sono accorto che così facendo rendo molto di più sia in resistenza che in velocità”: qui è un po’ meno comprensibile” Perché mai meno comprensibile? Sono un atleta e tutti gli atleti perdono ore e ore a studiare abbigliamento e materiali al fine di trovare quelli che gli danno la migliore resa possibile, lo stesso ho fatto io con la differenza che ho preso in considerazione anche la nudità trovandola assai più efficiente, così come la teoria della fisiologia di suo già mi aveva fatto intuire.
  5. Poi devo lavare meno roba quindi risparmio tempo, lavoro, soldi e sono più ecologico: questa… non ci sembra una buona ragione” La risposta andava vista estesa allo stile di vita nudista, leggendola con il solo e specifico riferimento all’escursionismo posso comprendere che sorgano delle perplessità, d’altra parte: visto che oggi già si lavora tanto per potersi permettere un minimo di decenza nella vita del quotidiano, dover lavorare di meno nel tempo restante non la vedo come una cattiva ragione; qualcuno avrà risorse economiche rilevanti, io no, io non mi posso permettere di acquistare ogni anno l’abbigliamento tecnico che mi serve, stando quanto più possibile nudo lo faccio durare molto di più dando un importante contributo alle economie; viviamo ad alta velocità e abbiamo sempre meno tempo da dedicare a noi stessi, avere metodi che possano farcene recuperare un poco è quantomeno utile; negare l’importanza dell’ecologia la trovo un’affermazione decisamente fuori luogo in una società che si trova soffocata dall’inquinamento, in una società dove ambientalisti ed ecologisti arrivano persino a suggerire di farsi la doccia solo due volte alla settimana e dove, per fare un solo esempio, sono gli stessi comuni che chiedono alla popolazione di usare il minimo indispensabile di detersivo.
  6. … quando si prova non si torna più indietro… e qui dobbiamo fidarci” Invero si può ben fare più che fidarsi, si può provare! Le escursioni di Mondo Nudo sono state ideate e vengono organizzate proprio per questo, sfruttatele!
  7. Siete pronti anche voi a convertirvi?” Invero non pretendiamo la conversione di nessuno, chiediamo solo il pieno e completo rispetto per le nostre opinioni e abitudini, così come noi comprendiamo e rispettiamo quelle di coloro che preferiscono stare vestiti: alle nostre escursioni non esiste obbligo alla nudità e già diversi sono gli amici che ci accompagnano stando vestiti; selezioniamo con attenzione i nostri itinerari onde evitare quelli affollati o anche solo piuttosto frequentati; avvicinandoci ai nuclei abitati ci copriamo; lo stesso facciamo per le strutture della ricettività. Purtroppo tale rispetto viene talvolta a mancare e questo talvolta per qualche strano motivo appare essere socialmente più rilevante del contrapposto tanto rispetto: nella società attuale ottengono ragione solo i prepotenti e i grandi numeri, di fare i prepotenti proprio non ci aggrada (lo lasciamo fare a quei pochi che ci osteggiano e che pare amino usare atteggiamenti aggressivi e minacce; curioso rilevare che costoro siano per lo più quelli che si oppongono anche ai diritti delle donne, alla non violenza sulle donne, all’accoglimento dei migranti, all’accettazione dell’omosessualità e via dicendo, apprezzando di converso il maschilismo, il razzismo, le foto delle donnine in costumi succinti e col il sedere ben in vista, le parolacce, eccetera), quindi possiamo e dobbiamo necessariamente puntare ad incrementare i nostri numeri.

0368_ph. fabio corradini_edIn merito ai commenti, precisando che per una serie di ragioni ne ho letti solo alcuni, ma di tutti mi è stato comunque sommariamente riferito, come prima cosa voglio ricordare a tutti un fatto importantissimo da tener sempre presente quando si commenta un articolo delle riviste on-line: è più unico che raro il caso di articoli che riportino per intero quanto espresso dall’intervistato, se volete leggere per intero le mie risposte le potete trovare qua: Perchè camminare nudi?

A chi commenta con fare trollesco  posso solo ricordare che l’aggressività e le minacce, ben lungi dal dimostrare saggezza e intelligenza, nulla portano alla società e alla fine si ritorcono contro chi le manifesta. Curioso che, quando si tratta di nudismo, costoro sempre utilizzino, alla stregua di quanto viene fatto dai militanti di fazioni militari estremiste, i bambini (ai quali invero il nudo proprio non infastidisce finché non vengono al riguardo condizionati dai genitori: leggi qui) come scudi umani e nelle minacce che seguono si paventino azioni violente fatte davanti a loro, ai figli: bella educazione che gli date, i nostri vengono educati al rispetto e alla non violenza!

“Non siete nudi, portate le scarpe!” Beh, allo stesso modo allora voi non siete vestiti visto che di certo non indossate il Burqa. A parte la battuta, camminare per ore sui sentieri di montagna a piedi nudi è cosa impraticabile, perfino nelle tribù che vivevano e che ancora vivono nella normalità del nudo i piedi venivano e vengono protetti con delle specie di ciabatte. In ogni caso quando troviamo condizioni adeguate, ad esempio un bel prato morbido e privo di sassi, le scarpe le togliamo con immensa soddisfazione. Insomma, siamo nudisti ma non stupidi e incoscienti, sussistono pur sempre questioni di sicurezza che invitano a camminare con adeguate calzature.

Sulla questione vipere, intanto posso comunicare che ne ho personalmente incontrate diverse, sia da vestito che da nudo, e mai ho avuto problemi, poi vorrei evidenziare che le vipere non volano e non saltano pertanto l’essere vestiti o nudi fa poca differenza a patto d’avere ai piedi adeguate calzature (cosa che ci riporta alla questione precedente), infine richiamo l’attenzione sul mio articolo “Nudismo e… vipere”.

Per altre eventuali questioni, per coloro che, invece di basarsi sui preconcetti e/o sul sentito dire, saggiamente vogliono acquisire corrette e ampie informazioni, ecco gli articoli che ho al riguardo già scritto:

Montagna nuda

Ritorno a… noi

Alpinismo e tecnologia: l’escursionismo ieri, oggi, domani

Escursionismo nudista: istruzioni per l’uso

Escursionismo, quale abbigliamento (1)?

Escursionismo, quale abbigliamento (2)?

Escursionismo, nudismo e… zecche!

 

Perchè camminare nudi?


dsc06316Visto che l’articolo sulla Gazzetta Nudisti in cammino sui sentieri della Lombardia, li abbiamo incontrati ha riportato solo una minima parte delle informazioni che in merito avevo inviato al giornalista (Andrea Mattei) e che da quella fonte sono arrivati e stanno ancora arrivando su Mondo Nudo molti visitatori, per altro tutt’altro che frettolosi, ritengo doveroso riportare qui per intero quello che avevo inviato. Qui, invece, trovate le mie osservazioni alle obiezioni del giornalista: Perchè camminare vestiti? (Risposte alla Gazzetta).


Nella e-mail del giornalista

A questo punto approfitto della sua disponibilità per farle un paio di domande.

Se ne ha voglia mi scriva due righe sul “perché camminare nudi”, quali i vantaggi e quali le controindicazioni (banalmente: come ci si protegge dal freddo?). Quanti siete in Italia a praticare questa attività, in quali zone e se incontrate problemi con le forze dell’ordine o di altro tipo.

Prima mia e-mail

Perché camminare nudi? Dopo quattro anni di attività e di comunicazione in merito a questo mi sono convinto che l’unica risposta veramente convincente sia “perché no, perchè camminare vestiti?”. Cercare di spiegare a parole quello che si prova emotivamente è già difficile per attività come l’arrampicata o il trail, talvolta anche per lo stesso escursionismo, figuriamoci quando a tali attività ci si abbina la nudità. D’altra parte è anche giusto provare comunque a dare delle risposte a chi formula domande:

  1. perché un nudista appassionato di montagna desidera ovviamente abbinare le due cose;
  2. perché quando si arriva, come me e come tanti altri nudisti, a vivere il più possibile nella nudità diviene inevitabile farlo anche in montagna;
  3. perché mi sono accorto che così facendo rendo molto di più sia in resistenza che in velocità;
  4. perché devo poi lavare meno roba indi risparmio tempo, lavoro, soldi e sono più ecologico;
  5. perché il mio corpo si irrobustisce e divento meno sensibile alle malattie stagionali;
  6. perchè quando si prova non si torna più indietro;
  7. perché la nostra pelle e il nostro corpo sono fatti per restare liberi, imbrigliarli nei vestiti vuol dire limitarne indiscutibilmente le naturali capacità di respiro e di termoregolazione inducendo eccessiva sudorazione, minore resistenza fisica, minore resistenza al caldo; i capi tecnici possono essere utilissimi ma mai potranno risultare efficienti quanto la nuda pelle, checché ne dicano i loro produttori (ne ho fatto esperienza pratica diretta, quella più significativa: in una giornata afosa d’agosto sono andato ad allenarmi su un duro sentiero vicino casa, indossavo capi tecnici da corsa, dopo poco ero cotto, ho tolto la maglia e sono riuscito a procedere ancora un poco, ho forzato più volte fermandomi spesso a riposare ma niente, non tiravo più, a quel punto ho tolto anche i pantaloncini restando nudo e sono riuscito a completare l’allenamento… i genitali sono i nostri principali termoregolatori ed anche il più leggero e traspirante tessuto ne altera il funzionamento);
  8. perché eliminando ogni barriera tra noi e l’ambiente che ci circonda portiamo la nostra capacità di attenzione e percezione ad un livello altrimenti impensabile, incrementando le sensazioni fisiche date dalle variazioni di temperatura, dall’aria percepita anche nei suoi più esili sospiri, dal contatto con gli elementi della natura (erba, foglie, rami, spine, eccetera), ma anche la sicurezza, la capacità di orientamento, la previsione dei cambiamenti meteorologici e via dicendo.

Svantaggi? Ben pochi, principalmente legati al fatto che quando si prova non si torna più indietro e quindi, non essendo ancora possibile starsene nudi ovunque e talvolta nemmeno in casa propria, inizia il calvario del rivestimento forzato, poi possiamo citare la paura d’incontrare qualcuno che possa mettere in atto azioni violente (non mi è mai successo, anzi, ma…), per alcuni anche il timore d’essere “scoperti” da colleghi, conoscenti, amici, parenti.

Protezione dal freddo? Beh, come ci si protegge dal freddo quando si è in spiaggia o in piscina o in altro contesto dove si sta in costume? Come ci si protegge dal freddo quando si è vestiti? Ecco facciamo la stessa identica cosa: ci copriamo! E nello stesso ordine: prima la parte superiore del corpo poi quella inferiore, notoriamente meno sensibile al freddo.

Che abbia potuto appurare in Italia sono stato il primo a ufficializzare il nudo nell’escursionismo (2012), l’ho fatto dopo aver scoperto che in Francia c’era un numeroso gruppo di persone che lo facevano e che avevano persino creato un’associazione riconosciuta dalla federazione francese dell’escursionismo (non ricordo il nome esatto), in quattro anni di attività pubblicizzata e condivisa attraverso il mio blog Mondo Nudo (quasi tutta in provincia di Brescia: Valle del Caffaro, Val Braone, Prealpi bresciane, Tonale, varie altre zone dell’Adamello) mi hanno affiancato una cinquantina di persone, delle quali una ventina sono ormai fedeli compagni d’escursione, tra questi ultimi anche persone che, per ora, preferiscono stare vestite. Un’altra cinquantina di persone, in maggior parte mosse dal mio esempio, fanno escursioni in nudità (non mi piace usare il termine “escursionismo nudista”, trattasi di escursionismo e stop, che si faccia vestiti o nudi dev’essere un normalissimi fattore secondario e irrilevante, così come, ad esempio, il fatto di vestirsi sempre di un dato colore o di utilizzare un certo tipo di calzatura) in altre zone d’Italia (Piemonte, Val d’Aosta, Liguria ed hanno timidamente iniziato anche in qualche altra regione del centro sud. Questi sono i numeri certi, poca roba per ora ma in crescita esponenziale: se si arrivasse ad una certezza legislativa è certo che crescerebbero oltremisura, così come il nudismo diverrebbe molto comune in Italia (rilevazioni di diversi sondaggi fatti in ambiti non nudisti).

Forze dell’ordine non le ho e non le abbiamo mai incontrate, facendo fede alle diverse sentenze giudiziarie degli ultimi sedici anni e a quelle della Cassazione che rendono il nudo ufficiosamente possibile nei luoghi reconditi e isolati (oltre a quelli appositamente definiti o da tempo così frequentati) ,tendo a scegliere itinerari poco frequentati. Al contrario ho e abbiamo ormai incontrato diversi altri escursionisti e la reazione è sempre stata o di indifferenza o di stupore o addirittura di “uhm, che bella idea!”. In alcuni casi, come quest’anno durate il nostro ennesimo soggiorno al Rifugio Prandini quando sono arrivati un ragazzo e una ragazza che si sono fermati a cenare e dormire, ne è nato un bel dialogo costruttivo e formativo, per loro e per noi. Positivi anche i contatti con alcune amministrazioni comunali, in un caso l’assenza di risposta l’abbiamo interpretata come “non vi supporto ma nemmeno vi ostacolo”, nell’altro ci è stato dato il benvenuto dal sindaco stesso. Attraverso i social network ho molte persone che leggono, commentano positivamente e rilanciano i miei post, anche ora che non sono più su Facebook c’è chi provvede per me.

Grande rilevanza e seguito ha riscosso il mio viaggio di TappaUnica3V 2016 (che ripeterò nel 2017 essendomi dovuto fermare a venti chilometri dall’arrivo e dopo aver saltato quasi tutte le più impegnative varianti alte che invece volevo fare): un lungo (150km e oltre 7000 metri di dislivello) e in buona parte nudo cammino sul sentiero 3V, fatto in unica tratta, ovvero camminando notte e giorno con tre sole brevi soste di rifornimento.

Seconda mia e-mail (che purtroppo non arriva in tempo)

Se sono ancora in tempo faccio alcune integrazioni alle informazioni che le avevo mandato.

  • Non voglio affermare che le aziende produttrici di abbigliamento dicano cose false o sbagliate, hanno certamente ragione dato che manco prendono in considerazione la possibilità di camminare o correre nudi e pertanto le loro ricerche risultano condizionate dai messaggi termoregolatori sbagliati che il nostro corpo manda al cervello quando i genitali sono coperti. Sarebbe interessante trovare un’azienda che volesse fare delle ricerche su atleti che camminano e corrono nudi.
  • Quando fa caldo è frequente (un tempo era usuale, oggi molto meno, ma noto una certa ripresa) che gli escursionisti si mettano a torso nudo, beh, paradossalmente sarebbe molto più utile restare a torso coperto, specie se si utilizzano maglie tecniche moderne, e mettersi a nudo dalla vita in giù.
  • Tra gli svantaggi c’è ne è uno che mi ero dimenticato e l’allenamento di oggi me l’ha rimesso in evidenza… camminando a passo sostenuto o correndo lo scroto può irritarsi e bruciare a causa delle sfregamento contro le cosce, si risolve con un rimedio che conoscono bene tutti i maratoneti e i runner in genere: gel lubrificante (io non lo uso dato che ho notato che comunque dopo un po’ il bruciore si attenua per poi sparire del tutto e non ripresentarsi più, al limite basta rallentare un poco il passo).
  • Per le donne, sebbene la nudità tenda a rinforzare i muscoli che sostegno le mammelle, se queste sono grosse c’è pur sempre il problema, correndo ma non camminando, dello sballottamento che alla lunga può diventare doloroso.
  • Falso svantaggio è quello che molti ipotizzano quando gli si parla del nudismo: gli eritemi solari; i genitali sono ben protetti di natura per il resto esistono le creme solari, se ne consuma sensibilmente di più che stando vestiti ma usandole in modo opportuno ci si abbronza al punto da doverne usare pochissima o niente.
  • Per i numeri, le ho dato solo quelli dei nudisti che in Italia praticano l’escursionismo portandovi il loro stile di vita; parlando di nudisti in genere in Italia ce ne sono di sicuro almeno cinquecentomila, ma si ipotizza che si possa arrivare al milione e potenzialmente anche molto oltre se aggiungiamo i tantissimi tedeschi (dove di massima il nudo è visto come stato di normalità anche quando attuato in luoghi pubblici) che qui vengono in ferie e che stanno in costume solo perché in Italia il nudismo non è adeguatamente supportato a livello legislativo (la legge non lo vieta di fatto, ma la vecchia convenzione giuridica che lo riteneva offesa al pudore, seppure ormai più volte inattesa, continua a pendere sulla testa dei nudisti essendo facoltà di ogni milite delle forze dell’orine e di ogni giudice pensare e decidere di suo parere anche in contrapposizione al parere degli altri e della Cassazione).

 

Vestiti è bello, nudi è meglio!


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Per cinquant’anni ho vissuto vestito e per i successivi dieci ho comunque suddiviso il mio tempo tra una parte vestita e una nuda. Come me lo stesso hanno fatto tante altre persone e una cosa ci accomuna tutti: il desiderio di estendere quanto più possibile, magari alla totalità del nostro tempo, la parte nuda. Cosa se ne può dedurre? Facile: nudo è più bello che vestito!

Attenzione, più bello, solo più bello, non voglio assolutamente affermare che solo da nudi sia bello, anche vestiti le cose sono belle, c’è però un qualcosa che si può percepire solo dopo aver provato la nudità. Dopo pochi minuti ci si sente a proprio pieno agio, dopo qualche ora s’inizia a sentirsi diversi senza avere percezione del perché, dopo alcuni giorni si può iniziare a percepire che da vestiti non manca nulla, c’è solo qualcosa di troppo: i vestiti, per quanto pochi e leggeri.

Vestiti è bello, nudi è meglio! Sperimenta con noi questo motto (anche senza spogliarti).

Vestiti è bello, nudi è meglioClicca sull’immagine sopra per visionare l’album fotografico in Flickr

Con il capo coperto


IMG_2005Sabato scorso, facendo una breve escursione, sono passato nel piazzale limitrofo a un santuario e ho visto due cartelli che mi hanno indotto alcuni ragionamenti.

Partiamo dai cartelli.

Il primo, posto davanti alla chiesa, erano dei segnali di divieto: “no pantaloncini” e “no magliette senza maniche”. Il secondo, posto poco più avanti all’inizio di un viale alberato, era una scritta: “questo è un luogo sacro vi si deve accedere con un abbigliamento adeguato”.

Passiamo alle considerazioni, le metto in ordine di rilevanza crescente.

Ovvia, ma che sotto sotto è una verità, battuta di spirito che verrebbe in risposta al primo cartello: nudo non avrei né pantaloncini né maglietta senza maniche indi sarei pienamente conforme all’imposizione ehehehe.

Io non credo in Dio e nemmeno nelle religioni indi per me quello è un luogo che non ha nulla di sacro pertanto cosa dovrei io rispettare (ammesso e non concesso, come più avanti dimostro, che la nudità, parziale o totale che sia, sia una mancanza di rispetto)?

Si certo è un luogo privato e nei luoghi privati vigono le regole che i relativi proprietari vogliono imporre, nulla da obiettare, se non ché e ancora definibile privato un luogo che è materialmente e volontariamente aperto a tutti e chiunque può accedervi senza dover superare barriera alcuna, formale o informale che sia? Va beh, la do buona per l’interno della Chiesa (anche se… vedasi più avanti), ma per l’area esterna no, l’area esterna è da considerarsi luogo pubblico e come tale lasciato alla libera fruizione in ragione del mio modo di vedere le cose, ovviamente a patto di non provocare danni materiali a cose o persone.

Se io (lecitamente) dichiarassi il mio giardino luogo sacro e pertanto, secondo mio modo di vedere e dato il mio stile di vita, imponessi la nudità a chiunque vi passasse è certo che molti, primi fra tutti preti e simili, si rifiuterebbero di adeguarvisi, perché il mio volere, per altro applicato in un contesto perfettamente privato, deve valere meno del loro?

Dare alla pelle un significato peccaminoso è una forzatura antica ormai superata e obsoleta anche per i precetti cattolici, tant’è che molti sono i luoghi di culto dove vengono ammessi senza problemi pantaloncini e magliette senza maniche, esistono persino luoghi di culto ove è ammessa la nudità, anzi è regola.

Benvenuto Cellini, Crocefisso, El Escorial, Spagna

Benvenuto Cellini, Crocefisso, El Escorial, Spagna

Sono da limitare e punire i peccatori non le cose che eventualmente li stimolano a peccare, altrimenti dovremmo proibire di entrare in chiesa con i tacchi alti, con il viso truccato, dovremmo proibire di far vedere il cibo o il bere, il denaro, e ogni altra cosa che potrebbe scatenare azioni peccaminose.

(Dal punto di vista dei credenti) Dio ci ha creati nudi, in tutte le chiese ci sono dipinti in cui la nudità (foss’anche solo quella degli angioletti) è ampiamente presente, nella storia della Chiesa moltissimi sono gli episodi di nudità, la stessa Chiesa ha considerato la nudità come atto di sottomissione a Dio o ai suoi rappresentanti in terra (Papi, Vescovi, eccetera) dichiarando sacro anche il corpo umano e sacra la sua nudità, perché allora castigarla?

Si criticano altre religioni perché impongono alle donne di coprirsi il viso o anche solo il capo, quale sarebbe la differenza con l’imporre di coprirsi le braccia e le gambe?

Dal punto di vista di tutti, credenti e non credenti… Perchè mai ciò che di più semplice e naturale esiste al mondo, il nostro corpo, deve risultare in qualche modo offensivo o poco dignitoso?

189266_441382849262214_810844538_nPer finire, mi sorge il sospetto che il parroco di quel santuario sia piuttosto facile all’eccitazione sessuale e pertanto voglia evitarsi tentazioni!

Forse è proprio questa la vera verità, verità che vale per ogni altra situazione in cui qualcuno vada vietando, inibendo, criticando o anche solo sconsigliando certi modi di abbigliarsi e la nudità: corrotti da una visione sesso centrica, incapaci di vedere e comprendere la vera natura dell’essere umano e delle sue esigenza riproduttive, sono incapaci di autocontrollarsi e pertanto risolvono il problema proibendo ciò che A LORO provoca eccitazione. Si, si, sono assai convinto che le cose stiano proprio così!

Libertà… una questione di mente


Cogito ergo dubitoFortunatamente mi è capitato, almeno con riferimento al nudismo, pochissime volte, le conto proprio sulle dita di una mano, ma oggi è successo quindi, vista anche l’elevata pericolosità sociale di un tale modo di ragionare, ne voglio parlare un attimo.

Oggi cercando delle informazioni sulle scarpe da corsa in montagna sono incappato in un sito con diversi articoli interessanti e mi sono soffermato a leggerlo. Purtroppo all’interno d’uno di questi c’era un’affermazione molto particolare: “Un punto sul quale insistono molto i sostenitori della corsa naturale è il senso di libertà individuale che dà il correre a piedi nudi. Personalmente penso che la libertà sia un concetto molto più profondo e che non possa ridursi a un paio di scarpe o a un vestito (nudismo). Anzi chi pone questioni esteriori è forse incapace di realizzare vere condizioni interiori di libertà”.

Ah, si, la libertà sarebbe solo una questione interiore?

La libertà è un concetto molto semplice e chiaro, bastano pochissime parole per definirla: “lo stato di chi è libero”. Dove libero è: “Che non è soggetto al dominio o all’autorità altrui, che ha facoltà di agire a suo arbitrio, senza subire una coazione esterna che ne limiti, materialmente e moralmente, la volontà e i movimenti” (vocabolario on-line Treccani). Uhm, tralasciando il fatto che da questa definizione si evince che in realtà nessuno è realmente libero, dove si troverebbe il “concetto molto più profondo”?

montagna_nuda2Evidentemente si è talmente condizionati da accettare volontariamente o, più facilmente, voler imporre limitazioni alla libertà motivandole con il discorso dell’interiorità. Certo è un modo per sentirsi meglio a fronte dell’impossibilità di fruire di una vera libertà, certo è un comodo mezzo per giustificare l’imposizione di assurde ed inutili regole sociali, ma questo non ne fa un assioma e sarebbe bene starci attenti visto che con un siffatto discorso si vanno a giustificare e, peggio, a rendere leciti pericolosi atteggiamenti sociali quali lo schiavismo e ogni altra forma di privazione delle libertà sociali e personali: le dittature, il maschilismo, l’oppressione sociale di genere, l’integralismo razziale e religioso, la discriminazione d’ogni genere, ogni esaltazione di potere sia essa in ambito politico che economico che lavorativo e via dicendo. “Di che ti lamenti? Sono solo questioni esteriori che manifestano la tua incapacità a realizzare la vera e unica libertà, quella interiore. Sentiti libero e sarai libero!” così potrebbero in tal senso rispondere i dominatori ai dominati che manifestano dissenso per le privazioni imposte e chiedono il riconoscimento di diritti sociali e personali.

Pericoloso, molto pericoloso, stiamoci attenti!

Per altro, visto che sto parlando di qualcuno che scrive articoli tecnici su un magazine elettronico e forse anche altrove, aggiungerei altre considerazioni.

  • Mai parlare delle cose senza averle sperimentate di persona: è quantomeno evidente che lo scrivente mai ha provato a stare nudo in un contesto di nudismo: chiunque l’abbia fatto parla soprattutto proprio dell’intimo, ovvero interiore, senso di libertà che ha provato, altro che questione esteriore.
  • Mai utilizzare il pensiero personale come assioma: “personalmente credo che” ok, è il tuo pensiero, il mio è un altro e allora? Perché deve essere più valido il tuo del mio? Perché devo annullare il mio per accettare il tuo? Scritti che vogliono essere scientifici o anche solo tecnici devono esimersi dalla manifestazione di pensieri personali e…
    • mai partire da un’idea preconcetta per creare le prove che la dimostrino;
    • sempre partire dalle prove e da queste definire l’idea che ne deriva.
  • Sempre evitare gli abbinamenti azzardati: un conto è indicare le palesi limitazioni alla corsa a piedi nudi, un altro è usare queste per affermare che il nudismo sia solo la manifestazione di semplici questioni esteriori; è, al contrario, facilmente dimostrabile che il senso di libertà prodotto dal nudismo è tutt’altro che esteriore, basta provare a stare nudi per alcune ore, meglio se in un contesto naturale (bagno in mare o lago o fiume, escursione in montagna, eccetera), ma anche in casa propria a patto di comportarsi normalmente, ovvero non limitarsi ad una sola stanza e alla sola condizione di staticità (stare fermi a letto o in poltrona).

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#TappaUnica3V equipaggiamento definitivo e completo


Dieci giorni alla partenza, inventario dell’equipaggiamento, manca solo la crema da sole comunque in arrivo, tutte le scelte sono state fatte e ben testate, a questo punto, rispettando l’ovvio, ma pur sempre utile, consiglio che ho trovato scritto ovunque “provare prima e non fare esperimenti nel durante”, non si cambia più nulla.

L’elenco che segue non vuole essere un consiglio agli acquisti, è e va inteso solo ed esclusivamente come un’informazione sulle mie scelte, fatta sì dopo accurati test, ma pur sempre legata a personalissimi parametri, specie per la parte riguardante l’alimentazione: siamo tutti diversi ed è importante che ognuno faccia le sue prove prima di affidarsi ad un prodotto, soprattutto in caso di attività che esulano dal quotidiano o classico impegno fisico. In genere non mi piace citare marche e modelli, lo ritengo superfluo, ma in questo caso senza marche e modelli sarebbe pressoché inutile l’articolo stesso per cui faccio uno strappo alla mia regola, per altro trattandosi a volte anche di scelte fatte sulla base di test comparativi la citazione della marca risulta importante informazione (qui non riporto le marche che ho scartato, seguiranno recensioni specifiche). Due marchi li devo anche mettere in bella evidenza visto che mi hanno gratuitamente fornito i loro prodotti: Fonte Alpina Maniva e ISDIN. Così come devo evidenziare il prezioso contributo di Gialdini Sport, che mi ha prestato il tracciatore GPS e mi ha creato la relativa mappa condivisa, e della Dottoressa Donata Bini, direttrice della Farmacia Comunale di Iseo (BS), che ha fatto da tramite con l’azienda ISDIN. Tutti gli altri prodotti li ho normalmente acquistati nei negozi vicino a casa mia, sia per la parte di test che per quella del giro finale.

Abbigliamento

IMG_9671L’abbigliamento principale sarà il più semplice, leggero, comodo, salubre, economico, e conveniente abbigliamento che possa esistere: la mia nuda pelle. Dovendo comunque considerare che, specie nella parte superiore del percorso, potrei trovare situazioni, tipo vento o freddo, per le quali la nuda pelle potrebbe risultare protezione insufficiente, e che è anche purtroppo certo che in alcuni tratti qualcosa dovrò necessariamente indossare pure nell’afa e nel caldo (gli attraversamenti dei paesi dove la nudità, allo stato attuale delle cose sociali e della visione del nudo pubblico, potrebbe essere fraintesa) ecco che, alla nuda pelle, ho dovuto mio malgrado forzatamente aggiungere anche altro abbigliamento, qualcosa, molto poco, sarà nello zaino per essere prontamente disponibile, qualcos’altro nella borsa rifornimenti per l’uso in caso di bisogno.

IMG_9709Un comodo pareo tagliato e cucito da mia moglie (preciso che l’allacciatura al contrario è stata una mia specifica richiesta, mia moglie l’avrebbe fatta giusta). Per farlo robusto e non trasparente ho scelto un tessuto un poco pesante per cui risulta un po’ fastidioso e caldo, più caldo dei pantaloncini di cui parlo poco più sotto ma comunque pur sempre meno fastidioso e poi, cosa assai importante, a loro differenza s’indossa senza doversi fermare. Lo utilizzerò per il tempo minimo necessario al passaggio nei pressi di strutture della ricezione turistica e di piccoli nuclei abitati quali cascine e capanni.

IMG_9700Un paio di pantaloncini da corsa della Kalenji modello Kiprun. Leggeri e abbastanza gradevoli al contatto con la pelle, con fine ventilatissima mutandina integrata che evita l’utilizzo di una più costrittiva mutanda, sono pur sempre fastidiosi per un’epidermide che, grazie alla nudità a lungo portata, ha recuperato la sua piena sensibilità infantile. Li indosserò soltanto nell’attraversamento dei paesi dove il pareo potrebbe indurre qualcuno a fermarmi per chiedermi il motivo del gonnellino, cosa (l’essere fermato) che in nella specifica occasione non potrò permettermi.

Due leggerissime canotte tecniche da corsa, sempre della Kalenji. Quella azzurra (Elio), di tessuto abbastanza fresco, sarà pressoché sempre nello zaino, quella nera (Kiprun), con un tessuto e un taglio diversi che la rendono più calda, sarà nella borsa del rifornimento e servirà come eventuale cambio della prima nello scavalcamento delle più alte e spesso ventose vette che andrò a incontrare, per giunta in parte di notte: Corna Blacca, Dosso Alto, Dasdana, Colombine, Crestoso, Corni del Diavolo, Muffetto, Guglielmo e Almana.

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Una caldissima maglia per la corsa invernale della Tecso modello PRN1006 (che ho recensito qui). Stranamente è molto corta ma fa comunque il suo dovere e, tenendola ben serrata nei pantaloni, protegge molto bene dal freddo. Ovviamente sarà nella borsa rifornimenti e non nello zaino per essere prelevata solo in caso di bisogno, ma se le previsioni permangono come sono e risulteranno corrette penso proprio che non vedrà mai la luce del sole.

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IMG_9715Stesso discorso per i pantaloni lunghi: saranno nella borsa rifornimenti e li passerò nello zaino solo se proprio necessario, cosa che appare però assai improbabile. Sono pantaloni da corsa invernali modello Elioplay della Kalenji, erano gli unici rimasti per cui mi sono un poco grandi ma così li posso, anche se con un poco di fatica, mettere e togliere senza dover levare le scarpe.

IMG_9714Quando sei nudo la pioggia, leggera o forte che sia, certo fastidio non dà, anzi: innanzitutto non devi preoccuparti di bagnare i vestiti e restare poi bagnato e infreddolito più o meno a lungo, poi sei certo che, terminata la pioggia, la nuda pelle si asciugherà e si riscalderà pressoché istantaneamente, infine la sensazione di frescura delle gocce che scivolano sulla pelle risulta assai piacevole e utile. D’altro canto in montagna alla pioggia spesso si abbina anche il freddo per cui non potevo tralasciare la giacca da pioggia. Ho scelto la Eliorain della Kalenji, economica, estremamente leggera e perfettamente impermeabile pur restando sufficientemente traspirante. La userò anche nell’eventualità di forti venti freddi: non protegge dal freddo ma unendola ad una o più maglie si ottiene una protezione ottimale (la magica teoria della cipolla).

IMG_9705Indispensabile, date le tante ore che, ormai pare certo, dovrò passare sotto il sole cocente mentre cammino in zone prive di ogni copertura vegetativa, un leggero berretto con visiera: leggero, chiaro, marcato iNudisti a ricordo di uno dei tanti stupendi e affollatissimi raduni nazionali di questa grande italianissima comunità internettiana (della quale, per inciso, sono uno degli amministratori e caporedattore del collegato web magazine). Portando io gli occhiali da vista l’abbondante visiera mi risulta anche molto comoda in caso di pioggia (impedisce alle gocce di depositarsi sulle lenti e offuscarmi la visione), anche indossando l’apposita giacca.

IMG_9706Per finire almeno due paia (una indossata e le altre, di riserva, tenute nella borsa rifornimenti) di calze. La mia preferenza è ovviamente andata a quelle tecniche da corsa: le Kalenji Kiprun Int Light. Leggere e traspiranti combinandosi perfettamente con la traspirazione della scarpa lasciano il piede perfettamente asciutto anche dopo moltissime ore di cammino, asimmetriche per una calzata perfetta, prive di cuciture e con particolare magliatura evitano la formazione di vesciche, corte, molto corte per meglio adattarsi alla nudità e perché io così le preferisco, anzi, il mio ideale sarebbero quelle invisibili, ma non proteggono i malleoli dal contatto col collarino della scarpa cosa che, su un cammino così lungo, non è accettabile.

Calzature

IMG_9716Servono scarpe leggere e agili, scarpe che diano al piede il pieno supporto senza limitarne flessibilità e movimento, scarpe che consentano all’occorrenza d’indossare i pantaloni pur tenendole indossate, indi niente scarpe alte da escursione, che, d’altra parte, non uso più da moltissimi anni, e nemmeno scarpe basse da escursione che sono pur sempre troppo rigide e pesanti, bensì delle ottime e performanti scarpe da trail. Usandole già da tempo ho continuato con le Ultra Raptor GTX de La Sportiva (leggine la mia recensione), robuste, credo siano le più robuste in assoluto, di sicuro lo sono più di tutte quelle che ho visto in negozio ed erano tante, danno al piede una rassicurante sensazione di protezione e la membrana in Goretex garantisce una eccellente tenuta all’acqua mantenendo, nel contempo, un’ottima traspirazione. Nel paio precedente ci ho fatto più di mille chilometri senza rilevare seri problemi, con questo nuovo paio di chilometri ne ho fatti circa centoventi, quanti servivano per ammorbidirle quel tanto che basta ed accertarmi della loro affidabilità.

Alimentazione

Per l’aspetto energetico utilizzerò una calcolata e bilanciata serie di barrette della Enervit (Power Sport Competition gusto Arancia e Power Sport double gusto Lemon Cream) alle quali ho abbinato il fantastico e, a differenza di altri provati, comodissimo gel, sempre della Enervit, Enervitene One Hand (gusto Cola senza caffeina). Per la loro praticità e per una gradevole alternanza di sapori, sebbene sostanzialmente gemelle del gel predetto, ho mantenuto anche le compresse Enervit GT Sport e i Mini Ultra Fruit Jellies, gusto Mandarino e Acerola, della Aptonia, le barrette intere le avevo trovate troppo pesanti e dolci, queste essendo molto più piccole sono invece decisamente più digeribili e gradevoli.

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Come spezza fame ho altre barrette della Enervit (Power Time alla frutta secca e Power Crunchy con cioccolato, che, contenendo magnesio, è anche antifatica) alle quali ho abbinato, per gusto personale, dei croccanti al sesamo e, udite, udite, un bel panino alla coppa e bicchiere di vino rosso del contadino. Panino e vino, ovviamente, saranno nella borsa del rifornimento di metà giro: qualcuno griderà allo scandalo ma nell’ultimo allenamento, quello di settanta chilometri, è stato un contributo importantissimo che mi ha risolto un fastidioso bruciore di stomaco ridandomi slancio ed energia, e poi ho visto mangiare panini anche dagli atleti del Rando Trail 3V per cui!

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IMG_9677Come preparazione all’impegno sto utilizzando l’Enervit CarboFlow: per quattrodici giorni ogni mattina un bel bicchiere di bevanda ai flavonoli del cacao il cui pregio sarebbe quello di conservare e magari migliorare l’elasticità dei vasi sanguigni, con il risultato di una migliore ossigenazione dei muscoli durante lo sforzo. Al CarboFlow abbinerò le barrette Enervit Power Sport Competition gusto Cacao, due al giorno negli ultimi due giorni, e le gelatine Enervit PRE Sport, due nell’ultima ora.

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IMG_9683Per il recupero dopo l’impegno utilizzerò l’Enervit R2 Sport, granulato a base di carboidrati e aminoacidi ramificati col quale preparare trecento cinquanta millilitri di bevanda da bersi nella prima mezz’ora dal termine della fatica. Seguiranno cinque barrette proteiche Enervit Power Sport, una nella seconda mezz’ora, poi due al giorno per due giorni. Se lo riterrò necessario aggiungerò anche le bustine o le compresse di Enervitarm: un prodotto sempre a base di amminoacidi ramificati per completare il recupero mediante un’assunzione quotidiana per i dodici giorni successivi allo sforzo.

Idratazione

LIMG_9723a base principale sarà della pura e semplice acqua naturale, la Maniva PH8 di Fonte Maniva, acqua che utilizzo con soddisfazione da diversi anni.  Leggi la relativa recensione. Trattandosi di un’acqua oligominerale, quindi povera di sali minerali, la si potrebbe ritenere poco adatta all’utilizzo in ambito sportivo dove la perdita di minerali è abbondante e va assolutamente compensata, al contrario la soluzione alcalina è fortemente indicata nello sport visto che compensa l’acidità prodotta dal lavoro muscolare e ne ritarda o annulla gli effetti negativi, quali affaticamento, indurimento e crampi. Maniva S.p.A. è un’azienda molto presente nello sport e mi ha gentilmente supportato fornendomi tutta l’acqua che mi servirà durante il mio giro finale.

IMG_9679Per il reintegro dei sali minerali alla suddetta acqua abbinerò l’HydraFit della Namedsport che permette di creare una bevanda ipotonica, più digeribile di quelle isotoniche e non troppo dolce. Contenendo anche magnesio, maltodestrine e vitamine risulta anche molto energetica e antifatica. L’ho provato a lungo verificandone l’efficacia energetica, e dopo aver provato anche altri prodotti, sebbene mi sia risultato un po’ troppo dolce per i miei gusti, è quello che si è rivelato più adatto al mio stomaco, cosa alla fine assai più importante di qualsiasi altro parametro.

Accessori

IMG_9699La tasca idrica della Hydrapak. Molto pratica permette di bere con adeguata costanza senza doversi fermare e togliere lo zaino. La cannetta facilmente removibile ne permette un più semplice lavaggio e una più veloce ricarica. Purtroppo nella confezione mancava, a differenza da quanto detto sul loro sito Internet, il dispositivo a calamita per fissare l’erogatore allo spallaccio dello zaino. Disponibile in tre formati, un litro, due litri e tre litri, ho scelto il secondo.

IMG_9680La potentissima lampada frontale LED Lenser H7R2 con batteria ricaricabile facilmente sostituibile con normali batterie per garantirsi una lunghissima disponibilità di luce, anche se, a onor del vero, ho camminato tre volte per una notte intera senza notare perdite di  luminosità a conferma delle indicazioni pubblicitarie:  undici ore assicurate di luce. Il led produce una confortevole luce bianca, larghezza del fascio e potenza d’illuminazione sono regolabili senza la necessità di levare la frontale dalla testa, anche nella notte più buia consente un cammino sicuro e veloce.

IMG_9697Il dispositivo GPS SPOT Gen3 messomi cortesemente a disposizione da Gialdini Sport. Impostato per aggiornare la mia posizione ogni cinque minuti, attraverso la pagina SPOT “Cinelli 3V”, creata per me da Gialdini, permetterà ai mie familiari di seguirmi da casa dando loro più tranquillità. La stessa caratteristica permetterà, attraverso il link pubblicato qui, a chiunque di seguirmi in tempo quasi reale creando così un, spero interessante, evento mediatico. Sarà anche utile ai fini della sicurezza visto che dispone di tre comodi pulsanti per inviare rapidamente messaggi prestabiliti a numeri predefiniti: uno per comunicare che tutto va bene, uno per avvisare di un ritardo e uno per chiedere aiuto.

Crema da sole, assolutamente indispensabile dato il periodo e le previsioni. Questa è l’unica cosa che non ho potuto sperimentare prima, ma alla fine è anche quella che meno potrebbe creare problemi, al massimo potrebbe risultare appiccicosa, troppo vestente o lenta da spalmare. Su consiglio di un’amica farmacista ho scelto la Fusion Gel SPF 50+ della ISDIN, una crema descritta come molto adatta per gli sport, invisibile (che ho inteso nel senso di non vestente), fresca e veloce da spalmare. L’azienda produttrice, per intercessione della Dottoressa Donata Bini, direttrice della Farmacia Comunale di Iseo (BS), ha gentilmente deciso di fornirmela gratuitamente in quantità più che sufficiente al mio bisogno.

IMG_9719Piccola farmacia che mi segue sempre nelle mie escursioni. Contiene garze disinfettanti, qualche cerotto e una pinzetta appositamente studiata per la rimozione di zecche (che su questo percorso non ho mai trovato) e spine (che invece ce ne sono a bizzeffe). Per questa occasione gli aggiungerò del nastro in rotolo e relativa forbicina. Sono ancora indeciso se tenerla nello zaino o nella borsa rifornimenti: pesa poco ma alla fine tempo per medicarmi non ne avrò per cui mi sa proprio che resterà nella borsa rifornimenti.

IMG_9721Sebbene durante gli allenamenti ne abbia avuto bisogno solo in una occasione, su quaranta ore non può mancare un poco di carta igienica.

IMG_9720Sempre in funzione della sicurezza personale era importante fare spazio anche a un leggerissimo telo termico. Si spera sempre di non doverlo utilizzare, quantomeno non per emergenze gravi, ma, se dovesse servire, averlo a portata di mano può fare la differenza tra la vita e la morte o, comunque, evitare più o meno importanti assiderazioni. Il tipo che ho scelto ha anche un lato alluminato, utile per proteggersi dal caldo e dal sole ed evitare gravi insolazioni.

IMG_9698Salewa Randonnèe 36, zaino da sci alpinismo perché quando sono andato per comprarlo l’equivalente da escursionismo c’era solo nella misura più piccola, più adatta a questo tipo di attività ma io ne volevo uno che andasse bene anche per le escursioni più tipiche. Molto leggero, con una pratica piatta e grande tasca frontale a tutta altezza (sarebbe per pala e sonda) in cui, per un veloce accesso, potrò collocare la tabella di marcia. Tasca e passaggio per il sistema di idratazione, marsupio in vita (peccato uno solo), spallacci comodi e ben formati, schienale che aderisce ottimamente alla schiena anche se purtroppo poco ventilato. Non ho ancora testato la sua tenuta alla pioggia, tanto c’è il coprizaino (a parte).

IMG_9704Eccolo, coprizaino impermeabile Vaude, molto vestente, con annesso (e solidale) sacchetto per il trasporto, perfettamente impermeabile, regolabile, lo lascerò nella borsa rifornimenti per prelevarlo solo se il cielo minacciasse pioggia forte.

Leggerissimo asciugamano in microfibra (altro gadget de iNudisti), anche questo resterà nella borsa rifornimenti.

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È tutto, sono pronto a partir.. ehm, no, mancano ancora dieci giorni, mannaggia!

Spiegare o provare il nudismo


IMG_8335In questi ultimi anni ho lavorato molto per far conoscere agli altri perché esistano persone che, fuori dai canonici contesti, preferiscano stare nude piuttosto che vestite, nel tempo ho pian piano modificato il mio modo di comunicare per renderlo sempre più preciso ed efficiente, posso anche dire d’aver ottenuto un discreto successo e la mia voce sempre più riesce a circolare anche fori dai classici ambienti nudisti, eppure, ogni volta che affronto la questione, anche in assenza di ostracismi evidenti sempre percepisco la presenza di resistenze psicologiche, raramente qualcuno mi dice “ok, voglio provarci”.

Non è questione di ostracismo, di insensibilità, di mente bloccata, di bigottismo, è questione di abitudine, una lunga, lunghissima abitudine: immaginate di voler spiegare i sapori di una bella bistecca a chi da sempre mangia solo carne in scatola, difficile, deve mangiarla.

Per comprendere il nudismo si deve provarlo!

La prova, comunque, potrebbe anche fallire: immaginate una persona che avendo mangiato sempre e solo carne in scatola prova ad assaggiare una bistecca, molto probabilmente la sua prima reazione sarà quella di sputare il boccone appena messo in bocca, dovrà riprovarci e solo dopo un numero variabile di bocconi comincerà a percepirne il gusto più naturale e gradevole, solo dopo alcuni bocconi.

Per percepire la qualità della vita a nudo potrebbe essere necessario provarci più volte.

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Nudità e sottomissione


Rilievo del re Anubanini a Sar-e_Pol-e_Zahab vicino a Bishtun, Iran

Rilievo del re Anubanini a Sar-e_Pol-e_Zahab vicino a Bishtun, Iran

Al seguito dei trionfi imperiali troviamo teorie di schiavi e prigionieri incatenati. Per lo più sono nudi o con pochi segni di identificazione etnica. I vincitori usano spogliare, saccheggiare case e corpi dei vinti. La vittoria è alata e vestita. La sconfitta un’ignominia, il danno e la beffa, la vergogna, l’indecenza, l’obbrobrio, il disdegno, la repulsione, la contaminazione.

Eppure son solo categorie umane, imposte come un giogo ai perdenti. La veste demarca la differenza, la forza, lo strapotere, l’ostentazione, il privilegio, l’elezione divina, il lusso esclusivo.

Il Padre Eterno è rigorosamente vestito con pesante broccato. Solo Cellini ha osato mostrarci un Crocefisso pallido, nudo ed esangue, simbolo stesso d’abiezione, di abisso cui si può pervenire per estremo di sacrificio e ubbidienza, per totale sottomissione.

Benvenuto Cellini, Crocefisso, El Escorial, Spagna

Benvenuto Cellini, Crocefisso, El Escorial, Spagna

Nel momento in cui Adamo ed Eva percepiscono «chi è che comanda», comprendono la rete di norme in cui sono irretiti. Sono stati scoperti, si sottomettono, ammettono la propria subordinazione, accettano la propria sottomissione, pronti ad accollarsi la punizione per la trasgressione. Non saprebbero come difendersi, sono “nudi”, cioè disarmati, impotenti, in caduta libera senza una legge che li inquadra, in completa balia di qualcuno dal potere incommensurabile, un’onnipotenza straumana, infinita e schiacciante. Sono più vergognosi della propria imbelle sudditanza che dell’effettiva colpa commessa.

La nudità è segno della loro totale sottomissione, entro la gerarchia di un sistema che prevede il proprio annullamento… salvo la grazia della fede, dell’affido acritico e totale. Questo il dio della Bibbia!?

Il pudore è dunque più la taccia d’infamia, il rossore è il signum vituperii di chi ha osato titubare, il segno dell’onta di chi sa di aver trasgredito, ma resipiscente non vuol essere escluso dall’ovile degli eletti, vuol esser ripescato, anche in extremis, premio per la fedeltà alle regole d’ingaggio. Pur cosciente di dover indossare a vita il sanbenito di una penitenza tetra e infinita… Il terrore dei roghi svena del sangue le greggi dei più… ed i più poi dettan legge.

Quanto mi par preferibpile l’abisso senza rete della laicità, il capogiro di un’arce umana e a strapiombo orgoglioso sulla propria solitudine, la ferma e franca stabilità dell’ordine naturale di fronte all’insondabilità d’un effato divino, apodittico e dogmatico che mi definisce apice della creazione o verme della terra, secondo le circostanze.

Sono nudo, e proclamo la mia non-sudditanza, la mia non-schiavitù, la mia non-sconfitta. Non sono un Giacobbe che lotta con Dio. Non ne cerco uno che m’inquadri in ruoli immutabili e prestabiliti.

Sono nudo ma non sottomesso, perché mai ho scelto d’esser soggetto a leggi imposte a sorpresa dall’alto, post eventum.

Sono nudo perché non riconosco il tribunale che mi commina pene proporzionate al mio pentimento.

Sono nudo perché nudità non è segno di nulla, né rivendicazione né sottomissione, né ribellione né resa.

Sono nudo perché non sto con un dio inventato a nostro danno, in nome del quale noi per primi giudichiamo noi stessi e il nostro operato. Perché non sono né Adamo né Eva, che prima trasgrediscono e poi, banderuole, chiedon nudi e sottomessi il perdono.

Sono nudo perché non sono in cerca di un dio. Perché non mi sento solo. Perché non ho vergogna di me, né di fronte ai miei simili. Non sono in cerca si un dio tappabuchi, stampella, risposta pronta ai miei dubbi, vanificatore d’inconsistenti aporie.

Sono nudo perché umano, autosufficiente, di nulla mancante, di nulla bisognoso. Men che meno di un confronto che mi veda sempre e solo perdente, che mi faccia vergognare di me, della mia superba non-appartenenza. Senza credo e senza certezze, se non quella d’esser vivo e bastante a me stesso.

Sono nudo perché sono libero.

#TappaUnica3V: alla grande!


Con la fine di maggio l’impegno scolastico, sebbene non terminato del tutto, si  affievolito, per ora solo in modo lieve a causa degli esami comunque con entità sufficiente per permettermi di dedicare più tempo agli allenamenti, tra i quali, come avevo già scritto nell’ultima mia relazione su TappaUnica3V, ho così inserito anche delle sedute infrasettimanali di corsa in piano che, a differenza della ginnastica, hanno subito fatto vedere il loro positivo effetto: nell’ultima lunga escursione, e prima di giugno, non solo sono stato nei miei tempi, ovvero i tempi di tabella ridotti del venti per cento, ma li ho addirittura abbassati di un altro venti per cento e, cosa ancor più rilevante, l’ho fatto nella seconda parte del percorso quando nelle gambe avevo già un bel po’ di strada. La fiducia nella riuscita del giro finale, che s’era ultimamente un poco incrinata, prende il volo.

Giovedì 2 giugno

Altra seduta di corsa e stavolta, rifatti i calcoli, ho come obiettivo il punto corretto a cinque chilometri. Appena partito sento subito che le gambe girano benissimo e man mano che i chilometri passano la sensazione permane, tant’è che nell’ultimo chilometro accelero sensibilmente e incremento ancora negli ultimi cinquecento metri arrivando così ad una velocità di circa venti chilometri all’ora: cinquecento metri in un minuto e trentatré secondi. Al ritorno faccio il primo chilometro a passo normale e gli altri quattro alternando trenta secondi di corsa veloce ad un minuto di cammino veloce.

Domenica 5 giugno

Avevo messo in programma un tappone da oltre sessanta chilometri (Bovegno – Maniva – Bovegno, passando per Pezzeda, Corna Blacca, Dosso Alto, Caldoline, Crestoso e Muffetto) con partenza nella tarda sera di sabato, le previsioni del tempo unite ad un pomeriggio di lavoro (e amicizia, talvolta le due cose piacevolmente si sovrappongono) con luculliana cena mi hanno condotto a più miti obiettivi, così cambio il percorso con uno più corto (trentacinque chilometri) fattibile in giornata (tempo standard di undici ore) e rinvio la partenza alle cinque della domenica mattina.

Mi attardo un attimo con la colazione e arrivo al parcheggio della Cocca di Lodrino con un quarto d’ora di ritardo, lo stomaco ancora appesantito dalla luculliana cena e le precedenti esperienze mi sconsigliano un immediato recupero per cui parto con un passo tranquillo: la prima parte del percorso mi è totalmente sconosciuta, impossibile impostare quella tattica aggressiva che si può adottare quando ben si conoscono i dislivelli e la conformazione del terreno, potrò farlo nella seconda parte e, soprattutto, al ritorno che stavolta ricalca quasi esattamente il percorso di andata.

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Approssimandosi al Passo della Cavada

La strada asfaltata si alza tra le case di Lodrino mirando all’evidente cresta che unisce la Corna di Caspai al Monte Palo, nel mezzo lo stretto intaglio del Passo della Cavada, prima “vetta” di questo itinerario. Come da previsioni il cielo è coperto ma sono totalmente assenti segni di possibile pioggia e la temperatura è già gradevole: ben presto la canotta finisce nello zaino. Ah, lo zaino, oggi, memore dell’errore fatto in precedenza, ha un peso addirittura superiore a quello che avrà alla partenza del giro finale (e all’inizio di ogni tratta dopo i tre rifornimenti): ottimo test e prezioso allenamento. Passato il parco degli Alpini entro in un cupo bosco che da inizio al sentiero e, alternando ripidi strappi a tratti di respiro, mi avvicino sempre più alla prima meta dove arrivo con un piano panoramico traversone a picco sul paese.

Dalla sella imbocco il sentiero che si porta sul versante opposto dove lo sguardo già può intravvedere, lontani dall’altra parte della valle, i prati della Vaghezza. Fatti un centinaio di metri in lieve discesa si riprende a salire e i pantaloncini finiscono nello zaino per concedere al mio corpo quella massima libertà di respiro e movimento a cui ormai si è abituato e che ogni volta prepotentemente pretende: forti e sgradevoli le sensazioni che produce quando è coperto da una pur minima pezza di tessuto. Il diagonale prosegue molto più lungamente di quanto avevo ipotizzato e, soprattutto, a dispetto dei sessanta metri di dislivello computati, presenta nella seconda parte una salita tutt’altro che trascurabile: freno lo slancio preso nel precedente falsopiano e salgo con passo più accorto. Un ultimo ripido strappo ed esco dal bosco pervenendo a un bel prato con capanno, il roccolo Morandi, sulla sinistra diparte il lungo costone erboso che, seguito quasi fedelmente dal sentiero, scende verso il Passo del Termine. Lo percorro memorizzando attentamente la sua conformazione, per la maggior parte su piacevole e morbido fondo erboso, ma con tratti resi insidiosi da brevi diagonali franati o da appuntiti spuntoni rocciosi. L’erba, costantemente alta e bagnata dalle recenti piogge, m’infradicia scarpe, calze e piedi inducendomi a ragionare sulla questione in prospettiva di un giro finale più o meno bagnato. A distogliermi dai miei pensieri tattici presto arrivano i vari scorci panoramici sul Lago di Bongi, le Pertiche, la Vaghezza, le diverse frazioni di Marmentino e più lontano tutta la lunga cresta spartiacque che dal Crestoso arriva al Guglielmo: è fantastico questo 3V, in molti punti permette di vedere buona parte del percorso facendoti rimembrare i tratti già percorsi o anticipandoti le emozioni di quelli ancora da percorrere, d’altra parte per chi lo percorre in tappa unica è, questa, anche un’insidia psicologica (“mazza, quanta strada che devo ancora fare!”) dalla quale non farsi sopraffare.

Assorto nell’alternanza di pensieri tattici e di contemplazione del paesaggio, quasi senza rendermene conto arrivo alla Passata Termine e al successivo Passo del Termine dove passa la strada asfaltata che collega Marmentino a Pertica Alta. Anche grazie alla buona segnaletica individuo velocemente la prosecuzione del tracciato: una strada sterrata che, come tutte le sterrate di montagna, presenta strappi ripidissimi che mettono a dura prova gambe e fiato. Cadenzando il passo supero indenne anche questo tratto e, con un esile umido insidioso sentierino immerso in una fitta boscaglia, arrivo alla base dei prati di Vaghezza dove inizia una sequenza di stradine sterrate più o meno pianeggianti che portano verso la zona più turistica poco prima della quale perdo trenta minuti alla ricerca del sentiero a causa di un’apparente assenza di segnaletica. Dico apparente perché al ritorno scoprirò che invece è ben presente, addirittura ci sono ben tre visibilissimi segni di vernice di cui uno impresso su una pietra al centro della strada… boh, che cosa strana, sono passato da qui per ben quattro volte senza mai vederli, boh!

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Monte Campello e Monte Ario

Discesa e poi ancora salita, su per le mitiche scale dell’Ario dove mi sembra d’essere a corto d’energia per cui rallento sensibilmente l’andatura (il calcolo dei tempi poi mi dimostrerà che invero stavo marciando a passo particolarmente sostenuto). Eccomi ai pascoli del Pian del Bene, sopra la mia testa il verde e ripidissimo pendio del Monte Campello che risalgo con andatura cautelativa. Nel frattempo la montagna si è ricoperta di basse nuvole che però non mi danno preoccupazione. In vetta al Monte Ario mi concedo una sosta più remunerativa e chiacchiero con altro escursionista che mi ha preceduto di poco lungo il tratto dalla Vaghezza a qui. Ripartenza, la ripidissima discesa verso il Goletto Campo di Nasso è molto infangata e devo scendere con particolare attenzione per evitare di farmi del male sui vari sassi che costellano il sentiero. Passato indenne risalgo al Passo Falcone per poi scendere al Rifugio Blachì 2. Risalgo al Passo di Pezzeda Mattina e mi lancio sul sentiero per il Passo di Prael che decreto punto finale di questa uscita: avrei voluto arrivare fino in Corna Blacca ma iniziano a cadere gocce di pioggia e le nuvole si sono addensate facendosi minacciose.

Rieccomi al Blachì 2, inizio la breve risalita verso il Passo Falcone pensando di compensare il mancato dislivello della Corna Blacca ripassando per il Dosso Alto ma ecco alle mie spalle risuonare un tuono e subito dopo il crepitio della grandine in avvicinamento: in pochi secondi sono avvolto dalla pioggia, invero leggera, e colpito dai piccoli e soffici chicchi. Raggiungo il passo e velocemente discendo sul lato opposto per raggiungere un grande albero sotto il quale posso cambiarmi tranquillamente: restando comunque in pantaloncini, indosso la maglia tecnica invernale, sopra a questa la giacca anti pioggia, copro lo zaino con l’apposita mantella e riprendo il cammino. Sebbene con un certo periodo di ripensamento rinuncio alla risalita al Dosso Alto e procedo, come da programma originale, seguendo la variante bassa del sentiero 3V. La pioggia si fa più intensa ma, anche se devo ancora fare molta strada, la cosa mi lascia del tutto indifferente, unico problema il fondo a tratti particolarmente scivoloso. Sotto l’acqua battente, infradiciandomi nuovamente scarpe e piedi, oltrepasso le alte erbe dei pascoli del Pian del Bene e rieccomi alle scale dell’Ario che discendo con attenzione seppur velocemente. In prossimità della Vaghezza il sole fa capolino tra le nuvole: i capi da pioggia ritornano nello zaino e riprendo il cammino nuovamente in tenuta estiva, ovvero i soli pantaloncini, che, però, presto torneranno anche loro nello zaino per restarci a lungo, fatta salva la piccola riapparizione per l’attraversamento della strada provinciale al Passo del Termine. Mentre percorro questo tratto nere nuvole si addensano sul Monte Palo e il tuono si fa risentire proprio sulla parte di sentiero che fra poco dovrò percorrere, ancora una volta resto del tutto indifferente alla cosa: allenamento nell’allenamento, visto l’andamento meteo devo iniziare a mettere in conto l’evenienza di un giro finale bagnato.

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I prati della Vaghezza, versante settentrionale

Con passo cautelativo (che poi, al calcolo dei tempi, risulterà invero comunque sostenuto) risalgo i ripidissimi strappi della sterrata che dal Passo del Termine porta a prendere il sentiero per il Monte Palo. La risalita del lungo costolone erboso, pur fatta sul bagnato e sotto una leggera pioggerella (che con immenso piacere lascio scorrere sul mio nudo corpo) risulta molto meno faticosa di quanto avevo immaginato in mattinata ed eccomi alla sua sommità nei pressi dal roccolo Morandi. Non vedendo segni di presenza umana mi avvicino al capanno restando completamente nudo, quando sono a una cinquantina di metri dalla spartana casetta di supporto al capanno sento aprirsi la porta e compare un anziano signore (sui settant’anni): “ehi ti ammali andando in giro nudo”! Mi sono infilato i pantaloncini nel percepire la sua presenza, ma a quanto pare mi aveva già visto, beh, poco male, anzi meglio, tanto più che si mostra tutt’altro che scandalizzato: avrei forse fatto meglio a restare nudo? Boh, forse sì, forse no, così è andata inutile ragionare col senno del poi, speriamo che in un futuro assai prossimo sia possibile liberarsi da questo antipatico dubbio potendosi democraticamente e civilmente vestire (la nudità è comunque un modo di vestirsi) senza doversi conformare all’altrui volere, senza doversi assoggettare alle altrui fobie. Scambiamo due chiacchiere, mi chiede da dove arrivo e si meraviglia della lunga strada che ho fatto, alla fine mi saluta con “beh, sei giovane e in salute, buon cammino”!

Imbocco il lungo diagonale verso il Passo della Cavada, qui giunto imbocco la variante incomprensibilmente definita per esperti: trattasi poi del vecchio sentiero privo di qualsiasi difficoltà tecnica, solo molto ripido. Sopportando qualche piccolo dolore ai legamenti delle ginocchia pervengo alla base del ripido pendio riallacciandomi con il percorso base del 3V, supero il tratto di fitto bosco misto, oltrepasso il parco degli Alpini e il relativo monumento dove inizia l’asfalto che in breve mi conduce a Lodrino e poi, dopo sette ore e mezza dalla partenza, alla Cocca. Ripensando alla stupenda giornata, recupero dal bagagliaio dell’auto la borsa con il ricambio e mi preparo il beverone a base di aminoacidi ramificati per ottimizzare il recupero, nel frattempo riprende a piovere, con soddisfazione lascio scorrere sulla mia pelle le gocce di pioggia finché il calore dello sforzo svanisce e sento l’esigenza di mettermi una maglia.

Nel viaggio verso casa rivivo i momenti salienti dell’uscita e ne riprovo le profonde sensazioni, ovviamente quelli che più ritornano alla mente sono i lunghi tratti fatti in nudità: mi sono sempre sentito a mio agio in montagna ma oggi c’era qualcosa in più, c’era una tranquillità d’animo di un livello mai percepito, c’era un’integrazione con l’ambiente d’una profondità mai sentita, di sicuro le tante ore recentemente fatte vi hanno contribuito, ma la mia mente intuisce che il maggior merito è da attribuirsi alla lunga nuda permanenza tra i monti, una nudità che pur rendendoti indifeso a fronte delle possenti forze ella natura, contemporaneamente ti permette di assorbire parte di tale forza e sentirti sempre più protetto da quello stesso ambiente che parrebbe volerti sopraffare! Stupendo, meraviglioso, assolutamente da provare, vorrei tanto che ci provassero quelle persone che, ottusamente, si oppongono al nudo pubblico, quelle autorità che, immerse in un pensiero debole e povero, impediscono la nudità pubblica e/o si rifiutano di darle il suo onesto e giusto ruolo di normalità, quelle autorità (anche naturiste) che, ipocritamente, prima dicono di comprendere la sanità del nudismo per poi deliberare affinché lo stesso venga relegato all’interno di piccoli e recintati spazi: provate la nudità nell’immensità dello spazio montano, capirete perché io, come altri, non posso accettare tali limitazioni, venite con me e capirete, ca pi re te!

Lunedì 6 giugno

Per aiutare il recupero esco nuovamente in Gavardina per farmi cinque chilometri di cammino, la prima metà li faccio camminando velocemente poi, viste le buone sensazioni delle gambe, decido di passare alla corsa, così ritorno indietro alternando 1 minuto di corsa a media velocità a due minuti di cammino veloce. Sperimento le scarpe nuove, identiche, in modello e numero, alle vecchie ovvero La Sportiva Ultra Raptor GTX per me ormai una certezza, e, con mia grande sorpresa, durante la corsa inizio a sentire una leggera localizzata pressione sulla parte superiore del piede, pressione che man mano si trasforma in dolore: “mannaggia, eppure sono identica alle altre”. Rientro a casa e nel togliere le scarpe scatta una fitta dolorosissima come se avessi dato una pedata contro lo spigolo di un armadio, fitta che, innestando una mia profonda preoccupazione, si ripete ad ogni passo e viene stimolata anche dalle sole ciabatte: è un piccolo solo punto dolente dove alla digito pressione rilevo una piccola pallina dura che non percepisco sull’altro piede.  Vado a letto confidando nella cura del tempo. Al risveglio il dolore s’è attenuato sensibilmente ma si rinforza nel calzare le scarpe, le allaccio con pochissima tensione e, appena possibile, mi procuro un tubetto di Voltaren che applico metodicamente sulla zona mediante un lungo massaggio. Mercoledì mattina il dolore è quasi completamente svanito per cui provo ad andare al lavoro indossando le nuove Raptor, per sicurezza mi porto al seguito anche delle scarpe più morbide che, però, fortunatamente non devo usare: a sera il dolore è scomparso del tutto, con mia somma soddisfazione pare essere andato tutto a posto.

Giovedì 9 giugno

Ripetute (trenta secondi camminando a tutta e sessanta camminando lentamente ma non troppo) sul breve (meno di un chilometro) ma ripidissimo sentiero diretto del Monte Budellone. Stavolta riesco a eseguirle fino in cima, anche se vi arrivo piuttosto provato. Discesa per metà tranquilla poi di corsa per evitare le continue scivolate date dal terreno pesantemente bagnato. Provo ancora le scarpe nuove e va tutto per il meglio: pfui, avevo per un attimo temuto di dover rinunciare al giro!

Il corpo e la spiritualità


L’ombra

Mi è capitato recentemente di riflettere sul rapporto fra corpo e spiritualità. L’occasione è stato un seminario sull’ombra. La teoria Junghiana prevede che l’equilibrio psichico sia dato da un sostanziale equilibrio fra le parti coscienti e le parti “in ombra”. Si parlava di “integrazione dell’ombra” nel sé dominante. Riflettendoci bene, anzi meglio, lasciando andare i pensieri dove più facilmente trovavan d’andare, sono giunto a conclusioni opposte a quelle proposte dal seminario e alle quali intendeva farci giungere.

Da una parte avevo posto sul piatto della bilancia la visione e la concezione del mio corpo così come si sono andate maturando in questi anni di pratica nudista. Un progresso un dietro l’altro, una continua e sempre più approfondita conoscenza e presa di coscienza della componente fisica del mio essere, un profilo sempre più composito delle componenti fisiche del vivere e della funzione vitale di ciascuna di esse (salute, sonno, dieta, benessere, aria aperta, natura, scelte di vita, umori, affetti, emozioni…).

Corpo e spirito

Dall’altra parte, concentrato com’ero su una sola parte di me (quella fisica) trascuravo la parte “in ombra”, diametralmente opposta, cioè il mio essere spirituale, la mia anima o quale che sia ogni altra concettualizzazione e definizione. O quel che per educazione ci siamo via via immaginati. Non è che questi distinguo servano poi effettivamente a qualcosa: mi pare confermino la fondamentale inadeguatezza del nostro pensiero nell’afferrare, nel definire, nel gestire questa nostra parte nascosta; quasi che avesse una inattaccabile, invulnerabile vita di per sé. E anche una sostanziale incomunicabilità.

E vedevo con chiarezza, durante la riflessione, che la ragione non era in grado neppur di sfiorare la natura dello spirito, non è lo strumento adatto. E percepivo che se lo spirito avesse fatto irruzione nella corporeità l’avrebbe accecato e poi ridotto in cenere, tanto era la sua energia: anzi, tanto era anti-materia.

Riflettevo poi anche sulle emozioni e sulla percezione di esse. Ne deducevo il profondo legame con la corporeità, piuttosto che con la spiritualità. Un’emozione ci attanaglia lo stomaco, ci paralizza, ci fa sprizzare di entusiasmo, ci accascia…

Satelliti orbitanti

Visualizzavo queste due componenti del nostro essere come forze orbitanti attorno ad un nucleo, una sempre diametralmente all’opposto dell’altra, eppure unite gravitazionalmente a quel nucleo che ne impediva la visione reciproca. Ciascuna componente era alla massima distanza l’una dall’altra, ma proprio questo permetteva un perfetto bilanciamento delle reciproche masse. Le due componenti vivevano una propria intrinseca energia, cercando di fondersi la perdevano, una cedeva all’altra, perdeva di peso e di forza, la sua funzione nell’equilibrio era indebolita. Omologare le due componenti equivaleva a una perdita di vitalità dell’intero sistema, di consapevolezza, di identità, di qualità della vita.

Tornando a casa alla fine del seminario percorrevo itinerari meno teorici. E riflettevo che l’irruzione della spiritualità nella vita del corpo provocava danni, depauperamento, giudizi negativi, perdita di forza e dignità; che identificavo con il concetto corrente che lo spirito sia in qualche modo superiore alla carne (con un pizzico di giudizio morale e di attribuzione di valore secondo una scala). Dall’altra parte constatavo come il sopravvento della corporeità sullo spirito creava egualmente scompigli, apparendomi ben evidente che il corpo fosse menomato di qualcosa di essenziale e ridotto quasi a carne da macello… o da cannone, quasi triturati dal tempo, dagli avvenimenti, dalla storia o dal destino, e mai agenti in prima persona, per scelta personale, ma sudditi di un potere più grande di noi (sia ideologicamente che materialmente).

La mistica e la pienezza del viver concreto

E per ultimo, riflettevo su noi nudisti che avendo respinto di 180° le ingerenze “spirituali” abbiamo riequilibrato il nostro rapporto con l’ombra. Non m’importa saperne di più, reintegrarla nel mio sé cosciente/dominante. Va bene così com’è. Non m’importa addentrarmi (o pretendere di potermi addentrare) nei campi della mistica, della trascendenza. Si farebbero senz’altro interessanti scoperte (santa Teresa, san Giovanni della Croce, Angelo Silesio, ma anche molti poeti e scrittori ci hanno provato). Sono in tutto da questa parte, dalla parte del corpo, l’unica che capisco immediatamente, senza parole, come ovvia evidenza. E giorno per giorno imparo a viverlo nella sua totale completezza, compattezza, vitalità, la carne saldata alle ossa. Non so e non cerco di esprimere queste sensazioni, queste vibrazioni e tensioni, in termini spiritualistici: rimanderebbero ad un mondo che mi sono inventato, che ho cercato di costringere entro l’imbuto del pensiero e della parola. Lascio le cose come stanno, lascio che le energie si influenzino reciprocamente, e son contento che son costruito così. Non sento la mancanza della parte spirituale. E quanto più mi basta la parte fisica, corporale, tanto più sento che lì, misteriosamente è insita la modalità affinché sia viva, è qui dove avverto che mi sento vivo, al presente, entro le coordinate della necessita del vivere solito, della mia quotidiana esistenza, fra routine e novità.

#TappaUnica3V, breve intervallo


Dopo un breve periodo di stasi totale dedicato a rilanciarmi sul lavoro, con il morale sensibilmente risollevato dai primi lievissimi vagiti di ripresa, rieccomi in cammino sulle sempre più vivide tracce di TappaUnica3V. Per ora solo due uscite leggere, ma presto dovrò necessariamente passare alle prove di lunghezza e di regolarità le cui tabelle di marcia sono da tempo già posate sul mio tavolo.

Sabato 16 aprile

IMG_9067Allenamento condiviso con gli amici di Mondo Nudo che ricalca uno dei giri già fatti in solitaria: partenza da Caino, salita all’Eremo di San Giorgio per il sentiero 383, discesa al Passo del Cavallo seguendo il 3V, lieve risalita a Boatica e da qui rientro in discesa al punto di partenza.

Al venerdì sera registro una sola partecipazione, avendo (ovviamente) accettato un piccolo incarico di lavoro per il tardo pomeriggio mi accordo con Alessandro per anticipare l’orario di ritrovo ed accorciare l’escursione: invece di scendere al Passo del Cavallo andremo a prendere il sentiero 385 che ritorna direttamente a Caino percorrendo il crinale del Monte Tromet.

La mattina è fresca ma il cielo terso promette bene e infatti, anche con la complicità di un passo piuttosto sostenuto, dopo una mezz’ora di cammino possiamo liberarci dei vestiti. Velocemente risaliamo anche l’ultima ripida balza e perveniamo alla cresta spartiacque tra la valle di Nave e quella di Lumezzane, anch’essa incredibilmente deserta, per la quale in breve siamo all’eremo. Breve pausa per goderci l’ampio panorama che, grazie alla limpida giornata, spazia fino al Lago di Garda e al Monte Baldo, poi ci rimettiamo in cammino.

Salvo due brevi parziali rivestimenti, nudi camminiamo fin quasi al fondo valle, godendoci le piacevoli sensazioni dell’aria e del sole sull’intera pelle, mentre il corpo ci ringrazia per avergli finalmente ridonato il suo più ampio e naturale respiro, è un vero peccato doversi rivestire!

Domenica 17 aprile

IMG_9079Ogni promessa è debito e ora eccoci qua, io e mia moglie a seguire il bel giro dell’itinerario 503 di Gavardo. A differenza di ieri il cielo è grigiastro e a sprazzi compare anche la pioggia, poche grosse gocce che a fatica oltrepassano il mantello foglioso del bosco ma che comunque contribuiscono a mantenere bassa la temperatura.

I chilometri si sommano ai chilometri, salita poi discesa, di nuovo salita, ripidissima asfaltata salita che mette alla prova la resistenza delle gambe e dello spirito. Seduti al bordo di verdi prati, per tetto le fronde di alcuni alberi, ci fermiamo a mangiare qualcosa e poi via di nuovo in camino per l’ultimo tratto di salita a riprendere il sentiero percorso in mattinata. Discesa e, dopo aver percorso un totale di tredici chilometri, siamo di nuovo a Gavardo.

Abbandona gli imbonitori e lascia emergere la tua vera essenza


Servizi giornalistici, racconti più o meno fantasiosi degli amici, barriere oscuranti attorno ai villaggi o alle zone all’uopo create, condizionamenti sociali di vario genere, sermoni ecclesiastici, proposte legislative che parlano di isolamento, associazioni che promuovono la ferrea separazione, praticanti che si vergognano di manifestare la propria scelta e via dicendo. Tutto un costrutto sociale che porta ad una sola inequivocabile e inevitabile sequenza di pensiero: il nudo è cosa immonda, una persona sana e civile lo evita, chi, al contrario, si espone nudo alla pubblica visione è un depravato, un essere immondo da bandire.

Come posso, io, essere immondo, riuscire a convincervi che la realtà è completamente diversa? La persona sana non dà credito all’immonda creatura che osa mettersi a nudo in contesti diversi da quelli della propria doccia, la persona sana si tiene rigorosamente alla larga da queste considerazioni, la persona sana nemmeno si pone la questione, esilia tali pulsioni corporali nel limbo del proprio io censore; la nudità è dei selvaggi e delle bestie, la nudità è peccato. Eppure…

20150919_080Eppure credo che in ognuno ci sia la volontà, il desiderio, la motivazione alla nudità, di più, in ognuno c’è di sicuro una persona sanamente e civilmente nuda che apetta l’occasione giusta per uscire dal limbo e venire alla luce, perchè aspettare ancora? Vivalpe è qui, Vivalpe è vostro, Vivalpe è l’occasione propizia per conoscere il vero e, senz’obbligo alcuno, senza forzatura, seguendo solo il proprio sentimento, finalmente liberarsi dalla corazza dei preconcetti, dallo scudo dei condizionamenti, lasciar emergere il proprio nocciolo, la propria essenza.

Diciamo basta alla perversa logica propagandata dai vari imbonitori sociali, andiamo oltre la fallace teoria dell’apparire e abbracciamo quella ben più gratificante dell’essere: il nudo è nella nostra natura, il nudo è nella nostra mente, il nudo è natura, il nudo è semplicità, il nudo è salute.

Vivalpe ti aspetta!

Locandina Vivalpe 2016 600

Locandina QuindiciDiciotto 2016 600

Spring Ahead!


Seguo da qualche anno  queste donne e ho potuto apprezzare la loro crescita e la crescita della società attorno a loro, chiara e lampante dimostrazione del fatto che la legalizzazione… oops, liberalizzazione della nudità (anche se qui è limitata alle sole mammelle, il discorso logico è lo stesso visto e considerato che le opposizioni verso il topless sono le stesse di quelle verso la nudità completa, manifestate con la stessa ottusa ostinatezza e lo stesso bigotto fervore) invece di provocare problemi smorza le opposizioni e crea un’importante e positiva crescita sociale, portando molto più che alla semplice accettazione del nudo sociale.

Forza cari politici italiani, nazionali o locali che siate, smettetela con l’ipocrisia, smettetela di dar credito alle poche ottuse voci, fate il bene dell’Italia e dei cittadini italiani, date ascolto e spazio ai tanti che democraticamente, civilmente ed educatamente accettano la nudità sociale, tra i quali, per giunta, una bella percentuale sarebbe pronta a mettersi a nudo se fossero certi di non andare incontro a problemi con le forze dell’ordine e la giustizia. Che sia, però, una vera liberalizzazione e non una farsa volta a rinchiudere i nudisti dentro le mura di strutture che a qual punto assumerebbero più la forma di ghetti che di villaggi, campeggi, spiagge, eccetera, validando le malate tesi di chi vede nel nudo una volgarità, un’offesa, un fastidio, provocando alla fine una negativa regressione sociale invece che una positiva evoluzione. Forza, non fateci aspettare ancora a lungo.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_0840What’s that tickle in our collective noses? Could it be…allergy season? Yes: a glance at the calendar confirms it, the days get an hour longer this Sunday, and suddenly warm weather isn’t a freak occurrence, it’s something we can start expecting as our due.

But for now it still has a whiff of the special treat about it, so when the weatherfolk said it would hit the 70s this week — Fahrenheit, kids…the real 70s! — we all breathed a collective sigh and made a beeline for the park.

IMG_0660It’s that wonderful season where some people still have down parkas on and others not so much. Count us in the ‘not so much’ brigade. It feels so good to get those layers off, and not stop until there’s nothing left to get off.

IMG_0836IMG_0855Helping set the tone, we came bearing waffles from the nearest Wafels & Dinges truck, books ranging from the…

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Ritorno a… “noi”


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Foto di Carla Cinelli

Avevo scritto che in TappaUnica3V la mia nudità sarebbe stata motivata solo dal fatto che io nudo ci vivo, che non avrebbe avuto un significato di protesta, tantomeno di esibizione. Fermo restando che questi saranno senz’altro valori assolutamente presenti, durante le mie solitarie escursioni di allenamento mi sono trovato a pensare sul mio stile escursionistico, ovvero sul mio modo di frappormi alla montagna (eliminazione d’ogni barriera fisica e psicologica, minima tecnologia, poche o nulle informazioni, preferibilmente ricerca personale dell’itinerario) ed ho compreso che la nudità di TappaUnica3V potrebbe essere e, a questo punto, sarà anche altro, ben di più di quanto avevo previsto: un forte messaggio per un ritorno a noi, all’essere umano come elemento della natura.

Criptico? Mi spiego meglio.

Sarebbe assolutamente insensato rinunciare ai vantaggi delle calzature da trail o alla sicurezza offerta da un dispositivo GPS o alla leggerezza di un capo d’abbigliamento tecnico, all’ergonomia di uno zaino costruito secondo le più recenti metodiche, al calore dei tessuti moderni. D’altro canto, se in alcuni casi non esistono controindicazioni, in altri è bene dare un occhio attento anche al rovescio della medaglia. Ad esempio poniamo il caso di una escursionista che, fidandosi ciecamente del suo dispositivo GPS, mai abbia imparato a leggere una cartina topografica, a interpretare correttamente una relazione scritta, a orientarsi autonomamente, cosa potrebbe succedergli se il GPS dovesse guastarsi o andare perso?

Insomma, se è lecito fruire della tecnologia, non è molto meno lecito, per non dire controproducente, affidarsi totalmente ad essa, ragionare solo in funzione della sua presenza, dimenticarsi delle nostre potenzialità e abilità?

Noi, esseri umani e, in quanto tali, animali, ossia elementi della natura, possediamo tante importanti abilità che ci permetterebbero di vivere in natura esattamente come fanno tutti gli altri animali. Purtroppo condizionamenti sociali e tecnologici stili di vita ci fanno perdere la loro cognizione, portandoci a credere fermamente di non poter più fare a meno della tecnologia, di non poterci rapportare alla natura, e nel caso specifico alla montagna, armati solo di noi stessi. Con la complicità dei tabù del nudo, poi, arriviamo persino a formulare regole solo in apparenza veritiere.

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Foto di Carla Cinelli

Ero andato in un’azienda di abbigliamento tecnico sportivo per acquistare una maglia da usare durante gli allenamenti invernali, parlando di TappaUnica3V si è parlato del nudo e la reazione è stata “ma così il sudore ti resta sulla pelle, con un capo tecnico invece la pelle ti resta asciutta”. Vero che gli studi fatti hanno dimostrato la superiorità del capo tecnico rispetto alla nuda pelle, altrettanto vero che tali studi sono sempre stati fatti a genitali coperti. Io ho, al contrario, effettuato test a genitali scoperti e posso affermare con assoluta certezza che, con ovvia esclusione delle basse temperature (dove il basse va inteso in modo molto soggettivo), in tal caso nulla è meglio della sola pelle.

Il sudore è una reazione del nostro corpo e serve per mantenere la sua temperatura entro certi limiti fisiologici, ecco che ogni qual volta i nostri recettori termici rilevano un aumento di temperatura viene indotta la sudorazione. Alcune parti del nostro corpo necessitano ancor più d’una temperatura precisa e livellata un aumento di temperatura in queste zone attiva immediatamente il sistema di difesa, ovvero una sudorazione inizialmente locale ma ben presto generalizzata. La più importante di queste zone e quella dei genitali, a difesa della fertilità la natura ha predisposto propri qui le nostre massime difese dall’aumento di temperatura, imbrigliare i genitali in abbigliamenti più o meno strette è quanto di peggio si possa fare, liberandoli otteniamo il nostro massimo equilibrio naturale.

Ci sarebbero molti altri esempi da poter portare e situazioni da dover analizzare, ma mi fermo qui: l’obiettivo di questo articolo non è quello di illustrare i vantaggi del nudo e i difetti dell’abbigliamento, bensì è quello di illustrare i perché TappaUnica3V si legherà alla nudità, condizione ad alcuni, forse tanti, poco comprensibile o per nulla tollerabile, che voglio pertanto motivare e spiegare nella speranza di convincerli non tanto a mettersi nudi ma a comprendere e rispettare l’altrui nudità.

Sarò nudo? Si sarò nudo, sarò nudo il più a lungo possibile, idealmente sempre, lo sarò per testimoniare l’esistenza d’uno stile di vita, la possibilità di portarlo anche nell’escursionismo, la semplicità e la salubrità del camminare nudi, ma lo sarò anche per richiamare l’attenzione sui pericoli del nostro sempre più estremo affidamento alla tecnologia, del nostro dimenticarci di quello che siamo, delle nostre abilità naturali.

Vestiti è bello, nudi è certamente meglio!

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Foto di Mara Fracella

Aiuto per una tesi sul #turismo #naturista #nudista


Nonostante le quasi novecento visite all’articolo e i quasi duecento download del questionario, purtroppo solo una quarantina sono stati poi inviati. Ne servono almeno una cinquantina, forza compilatelo e inviatelo.

Per quelli che l’avessero fatto attraverso il link a Google Drive, come indicato non sono arrivati a destinazione, siete pregati di rifare l’invio attraverso la mail.

Per coloro che ci avessero già provato ma non fossero riusciti ad inviare la mail ho aggiunto le istruzioni su come recuperare l’indirizzo mail nascosto dietro il link.

Forza, forza.

Mondo Nudo

IMG_1816Con immenso piacere giro a voi miei carissimi lettori la richiesta che ci ha formulato una laureanda in Scienze del Turismo all’Università di Milano Bicocca.

Fra venti giorni deve consegnare la tesi, dal titolo “Il naturismo, una tipologia di turismo poco diffusa in Italia: un confronto con la Francia” e per presentare un lavoro  il più possibile completo ed esauriente ha bisogno di un importante aiuto: la compilazione di un semplice e veloce questionario sul turismo naturista.

Potete procedere in due modi, il primo sarebbe quello preferito dalla nostra amica:

  1. scaricate il file Word cliccando qui, compilatelo e rispeditelo attraverso questo link… Invia Questionario Naturismo (se non vi si apre la finestra per inviare la mail, posizionando il cursore sul link appare in basso a sinistra dello schermo l’indicazione in chiaro dell’indirizzo e-mail da utilizzare, oppure fate click destro sul link e utilizzate la funzione “copia link” o, a seconda del browser, “copia…

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