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Una tre giorni in Val Braone


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In vetta a Cima Galliner (Foto di Emanuele Cinelli)

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Val Braone parte bassa (Foto di Cristina Liberto)

Situata nel settore meridionale dell’Adamello, questa valle s’estende da ovest verso est incuneandosi profondamente tra due lunghi crinale, l’uno piuttosto tormentato, l’altro assai più regolare e facilmente percorribile. La sua testata si chiude contro due cime assai frequentate dalle quali si osserva lo spettacolo della liquida gemma azzurra del Lago della Vacca, dove decine e decine di puntini colorati, i tantissimi escursionisti che ogni giorno qui salgono, si muovono in ogni direzione. Un sottile velo separa le due zone, poche decine di minuti di cammino, eppure se da un lato la solitudine è pressoché impossibile, dall’altro è al contrario pressoché costante. Ecco il pregio principale della Val Braone, il motivo che me l’ha fatta amare e che non solo m’induce a tornarci spesso, ma anche a proporla come meta annuale delle escursioni di Mondo Nudo. Così ci siamo recentemente tornati per il quarto anno consecutivo e così credo proprio che ci torneremo ancora per altri anni: con intuito, fantasia e un poco di intraprendenza molti sono i possibili itinerari che, uscendo dai pochi sentieri tracciati e col favore di un terreno aperto quasi ovunque percorribile, vi ho individuato e, pertanto, molti quelli che posso ancora proporre anche a chi è stato già mio compagno nei precedenti soggiorni.

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Normalità (Foto di Emanuele Cinelli)

Immergersi in queste selvagge lande ci permette di reintegrarci nella nostra primordiale normalità e c’invita a spogliarci d’ogni barriera, fisica o mentale che sia. Le vaste coloratissime estensioni di rododendri in fiore si contrappongono alle distese di cotonosi bianchi eriofori, tutt’attorno il verde intenso della torbiera e dei pascoli a tratti interrotto da quello più scuro degli ontaneti o, nella parte bassa della valle, delle conifere e del bosco di latifoglie. Nel mezzo due vasti pianori, l’uno interamente prativo l’altro che all’erba frappone rossastre placconate rocciose; un rumoroso torrente scorre da monte a valle componendo la sua sinfonia di rapide e cascate, le macchie bluastre delle genziane dipingono i pendii laterali sui quali qualche marmotta lancia a tratti il suo acuto grido d’allarme. Una lepre veloce scappa fra i massi, un gheppio osserva la valle librandosi nel cielo con il suo caratteristico volo mentre furtivamente un’aquila ogni tanto allunga il suo possente sguardo alla ricerca di un lauto pranzetto.

Foto Emanuele Cinelli

Rif. Prandini (Foto di Emanuele Cinelli)

A poca distanza tra loro due rifugi non presidiati offrono ospitalità al viandante che abbia osato spingersi fin quassù, più in alto il Gheza composto da due piccole costruzioni in muratura, le ex case di caccia della famiglia Gheza, gestito dal CAI di Darfo, più in basso il Prandini edificato sulla base della vecchia malga delle Foppe di Sopra (ancora operativa al piano inferiore della costruzione) e gestito dagli Alpini di Braone. In quest’ultimo soggiorniamo noi di Mondo Nudo, scelta casuale ma al contempo scelta che ad oggi ci appare ideale, vuoi per la libertà di cui possiamo così usufruire e che, forse, il Gheza non potrebbe altrettanto offrirci, vuoi per l’aver così conosciuto persone affabili e aperte quali il Sindaco di Braone e Piero, colui che si occupa della custodia del rifugio e dal quale, dopo un primo momento di diffidente incontro, ho (e abbiamo) poi ottenuto la piena fiducia e gradevolissima amicizia.

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In attesa della cena (Foto di Emanuele Cinelli)

Nel tardo pomeriggio del 9 settembre parcheggiamo l’auto poco prima delle Case di Paghera e saliamo al rifugio seguendo il più classico sentiero che risale tutta la parte bassa della Val Braone. Dopo pochi minuti di cammino abbandoniamo la strada e imbocchiamo il sentiero, fa caldo e si suda parecchio, nel bosco l’afa si fa sentire ma noi abbiamo un’arma di difesa che subito andiamo a indossare. Poco dopo i nostri corpi, ora meglio ossigenati e rinfrescati, smettono di sudare, il cammino si fa più veloce e, uno dopo l’altro, i metri di dislivello scorrono sotto i nostri piedi passando dal lato a monte a quello a valle. Siamo al rifugio, come sempre accogliente e pulito, ci sistemiamo, accendiamo la stufa e prepariamo la cena dopo la quale scendo incontro ai due amici che, impossibilitati a partire nel primo pomeriggio, stanno salendo nella notte.

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Partenza notturna (Foto di Emanuele Cinelli)

10 settembre ore quattro del mattino, sveglio i miei compagni e ci prepariamo al lungo cammino previsto per oggi. Ora cinque e quindici minuti, al chiarore delle frontali imbocchiamo il sentiero che sale verso l’alto della valle, l’aria è ancora frizzante ma non tanto da impedirci di dare aria quantomeno ai principali centri di respiro del corpo. Con passo cadenzato guido la comitiva verso la prima meta del giorno, la Cima Galliner, nel frattempo il buio della notte lascia spazio al chiarore del giorno. Un tornante dietro l’altro la piana mulattiera militare ci conduce verso il calore del sole dove anche le residue maglie si depositano negli zaini. Siamo andati troppo lenti in più un paio di noi lamentano dolori alle articolazioni, è meglio abbreviare il percorso: arrivati a Cima Laione invece di proseguire verso il Monte Listino ci fermiamo e rientriamo sui nostri passi per ridiscendere al rifugio dove arriviamo sotto la pioggia. Mentre ci asciughiamo arrivano un ragazzo e una ragazza che s’imbattono bruscamente nella nostra nudità, ma non ci sono problemi: erano stati proditoriamente preavvisati dal lungimirante Piero. Chiediamo comunque se dobbiamo rivestirci ottenendo una risposta negativa, la sera la passiamo insieme parlando di nudo e di nudismo!

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Lago della Vacca e Rif. Tita Secchi dalla Cima Laione (Foto di Emanuele Cinelli)

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Conca del Listino (Foto di Marco M.)

11 settembre, con calma ci alziamo, facciamo colazione, puliamo il rifugio, salutiamo i due ragazzi e prendiamo la via del rientro a valle, un lungo rientro che facciamo per l’altrettanto selvaggia Conca del Listino dove purtroppo inizia a piovere, una pioggia a tratti frammista a grandine che ci accompagna fino all’auto rallentandoci sensibilmente nel cammino e facendoci arrivare con un notevole ritardo che fa saltare il previsto incontro a Iseo con l’amico e collaboratore Vittorio per festeggiare il suo ormai passato compleanno.

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Nel mezzo della Conca del Listino (Foto Marco M.)

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Il gruppo (Foto di Emanuele Cinelli)

Tre giorni bellissimi e fruttuosi, tre giorni che hanno rinsaldato la nostra convinzione sulla possibilità di addivenire in tempi abbastanza rapidi ad una diffusa normalizzazione del nudo, quantomeno in ambito escursionistico, se chi ha scelto di vivere nudo inizierà a manifestarsi più apertamente e con meno timori. Tre giorni per i quali devo e voglio ringraziare i miei compagni di viaggio (Angelo, Cristina, Marco, Pierangelo e Riccardo), ma devo e voglio ringraziare di cuore anche Piero il custode del rifugio che mi e ci ha donato la sua più sincera amicizia, i due ragazzi conosciuti al rifugio che hanno subito accettato la nostra nudità e condiviso senza problemi lo spazio del rifugio, la madre della ragazza che da allieva di mia sorella ha conosciuto il mio blog e ne ha parlato alla figlia, il Sindaco di Braone che fin dall’inizio ha voluto darci fiducia, i cittadini e gli Alpini di Braone che in massima parte accettano la nostra presenza. Grazie, grazie a tutti.

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In vetta a Cima Laione, sullo sfondo il Cornone del Blumone (Foto di Emanuele Cinelli)

La parola ad alcuni dei partecipanti

Cristina

Che felicità che ho! Conoscervi tutti e ognuno è stato straordinario!

L’aria che ho respirato i passi che ho fatto il cielo che ho visto le pietre che ho calpestato i paesaggi che mi hanno tolto il respiro e le infinite parole che ho scambiato con voi mi hanno riempita e arricchita dentro.
Sono d’accordo in pieno con quello che ha detto Emanuele ieri ai due ragazzi su. In mezzo alla natura maestosa e sconfinata e così perfetta hai qualcosa di troppo se hai i vestiti addosso.

Io in questi tre giorni mi sono spogliata di ogni cosa e ho lasciato che questa esperienza mi entrasse dentro, mi sconvolgesse e mi purificasse!

Grazie a Emanuele che da subito ha accolto la sfida di portarmi in un esperienza così ardua senza neanche conoscermi e mi ha aiutato a non mollare fino alla fine, a Riccardo che mi è stato amico fin dal primo messaggio e mi ha aiutato ad arrivare con la testa pronta a questa impresa per me titanica, a Marco che dal primo passo lasciata l’auto mi ha subito fatta sentire accolta, a Pier che ha avuto la pazienza di ascoltare il mio fiume di parole per ore e ore (impresa che riesce a pochi), ad Angelo che ogni volta che parlavamo è sempre riuscito a farmi sorridere.

Siete stati la mia forza di volontà e la mia determinazione! Da sola non sarei riuscita a fare neanche un decimo delle cose che ho fatto non avrei visto niente di quello che ho visto e non sarei stata a 2500 metri baciata dal sole nel mio abito di nascita.

Mi sono messa in gioco, ho scoperto limiti e affrontato paure! Sono stati 3 giorni di crescita interiore molto forti!

A presto!

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Arrivo a Malga Listino sotto la pioggia (Foto di Marco M.)

Marco

Ciao a tutti! Stamattina è stata dura tornare alla “normalità” dopo i 3 giorni trascorsi al Prandini…

Ancora una volta le escursioni in nudità si sono rivelate essere un qualcosa di magico! Merito della nudità e dei compagni di viaggio. Da tempo mi sono convinto che i nudisti siano persone speciali: evidentemente saper vivere la nudità con semplicità è capace di dare loro una marcia in più degli altri!… E questa mia convinzione ha trovato ulteriore conferma nella “new entry” del gruppo, la simpaticissima Cristina (che ringrazio per le belle parole che già ieri sera – nonostante la presumibile stanchezza – ha voluto scriverci!).

Un caro saluto a tutti e un arrivederci a presto!

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Inizio discesa verso la Conca del Listino: Laghetto di Mare (Foto di Marco M.)

Angelo

Che dire di non ripetitivo, Marco mi ha anticipato nell’esprimere la netta sensazione che i nudisti sono davvero persone speciali;  vivere  la montagna con uno spirito gioioso, divertendoci semplicemente come dei bambini, mostrando la nostra nudità come se fosse la cosa più naturale che esista senza essere condizionati da inutili paure e pregiudizi, è molto gratificante, è una carica di energia sana positiva per affrontare la realtà della quotidianità “tessile” spesso banale, maleducata ed incivile.

Ringrazio voi tutti per aver reso questo soggiorno uno splendido successo, oltre le mie pur speranzose aspettative, in particolare devo ringraziare Cristina che con la sua partecipazione e splendida simpatia ha reso il soggiorno ancor più speciale per noi maschiacci: con la sua genuinità ha portato un qualcosa di veramente ok, ci voleva proprio. Un’esperienza che vorrei rivivere il prossimo anno magari con più giorni.

Secondo mia opinione è giunto il momento di accelerare, di osare, di lasciar da parte gli ultimi timori e camminare nudi tranquillamente anche in presenza di occasionali frequentatori, quello che è loro diritto deve essere anche il nostro.

Un grande grazie a te personalmente Emanuele per quello che stai facendo affinché il nudismo sia un diritto e non una mortificazione.

Un grande abbraccio un ciao a tutti!

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Arrivo al sole durante la salita a Cima Galliner, sullo sfondo il Pizzo Badile Camuno (Foto di Emanuele Cinelli)

In ricordo di Silvano Cinelli – 2016


Tante ormai sono le ricorrenze di questo evento ed è sempre più difficile trovare parole nuove, scriverci intorno senza ripetersi, il 2016 è stato però un anno speciale: sono passati esattamente trentacinque anni dall’inaugurazione del sentiero 3V e, per l’occasione, si sono risvegliati gli animi rimettendo al centro di diverse iniziative questo bellissimo percorso di media montagna.

Sono anche trentacinque anni dalla morte di Silvano Cinelli, infaticabile promotore del progetto 3V, al quale è stato dedicato il sentiero e in memoria del quale ogni anno da allora si svolge una semplice ma sentita e partecipata manifestazione. Così è stato anche per questo 2016, luogo dell’incontro come sempre il rifugio Blachì2 all’Alpe Pezzeda nel comune di Collio Val Trompia. Sul muro esterno che volge a meridione la lapide in ricordo di Silvano, ai suoi piedi l’improvvisato altare su cui Don Fabrizio officia, con la sua solita accorata e simpatica enfasi, la Santa Messa. Le parole del Don inondano l’aere di questa splendida giornata, un terso cielo azzurro le accolgono e le riflettono sul verde dei prati e delle conifere, in mezzo a questa cornice un nutrito gruppo di persone è raccolto in preghiera e meditazione.

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La messa è finita, le solite foto di rito, quest’anno velocizzate dall’ora un poco tarda e dalla fame di conseguenza più evidente del solito e allora… veloci le gambe sotto il tavolo, si banchetta con l’ottimo pranzo preparato come sempre dagli amici del Blachì2: lasagne e pizzoccheri aprono le danze, polenta e cinghiale le ravvivano, formaggio ai ferri per il colpo di grazia. All’ora della ripartenza le gambe si sono fatte dure, ma poco ci vuole al forte fisico e al grande spirito degli escursionisti per rimettersi in marcia e ritornare a valle per una delle tante strade che dalla Pezzeda si dipartono, mentre il pensiero già vola al prossimo anno, all’incontro del 2017, anzi, possiamo già essere più precisi, del 27 agosto 2017.

Ciao, ciao a tutti!

Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli

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#TappaUnica3V: chiedi, chiedi, chiedi!


20151024_0010_def3VFin dal momento in cui ho annunciato l’intenzione di TappaUnica3V il suggerimento più frequento che ho ricevuto è stato quello di chiedere: “chiedi a chi l’ha già fatto”, “chiedi a chi corre i trail”, “chiedi a chi è abituato a percorrere lunghe distanze”, chiedi, chiedi, chiedi. Grazie, siete stati gentili e premurosi però…

Comprendo che viviamo in un’epoca in cui la norma è quella di percorrere sempre la strada più comoda e semplice anche a costo di scendere a compromessi, nell’era in cui alla formazione si è sostituita l’istruzione ad hoc, ovvero la specifica informazione utile a risolvere quel singolo problema. Si certo, comprendo queste e tante altre cose, però…

Sarò all’antica ma io preferisco ancora percorrere la più formativa strada della sperimentazione personale, dello studio, dell’analisi, dell’autocoscienza, l’unica strada che possa portare alla conoscenza, l’unica strada che possa darmi qualcosa e farmi crescere come escursionista, come sportivo, come persona. Grazie a questa metodica, e qui il grazie è grosso come una casa, ho potuto scoprire e imparare tante cose, non tanto su di me che a sessant’anni penso proprio di potermi conoscere a sufficienza (e caso mai TappaUNica3V mi sta dimostrando che è così), non tanto sulla montagna che quarantacinque anni di alpinismo qualcosa me l’hanno insegnato, quanto sulle nuove metodiche di allenamento, sull’evoluzione delle conoscenze in ambito alimentare sportivo, sui più correnti concetti di fisiologia sportiva, sui vari integratori, eccetera. Questo, insieme al piacere delle tante solitarie nude o vestite ore passate in montagna, è stato, è e sarà l’aspetto più rilevante e gratificante di questo mio stupendo viaggio.

Quindi… grazie, grazie per il vostro interessamento ma per favore smettetela, non insistete, lasciatemi sperimentare, studiare, conoscere, se proprio volete aiutarmi fatemi domande, fatemi parlare delle mie esperienze e nuove conoscenze di modo che le possa fissare e allargare.

Grazie!

Raduno Nazionale 2016 iNudisti


Si è fatto attendere, soprattutto si è fatta attendere la locandina, ma rieccolo, è di nuovo qui, eccovi il mitico, irresistibile, emozionante Raduno Nazionale de iNudisti.

Non siate timidi, partecipate! Anche se, purtroppo, la struttura in questione impone l’obbligo alla nudità, d’altro canto proprio questo può essere la giusta motivazione a liberarsi dell’inutile fardello di paure e timori inerenti il nostro corpo e la sua nudità, posso assicurarti che pochi secondi dopo esserti messo a nudo ti sentirai perfettamente a tuo agio e non ci penserai più, ani no, non vedrai l’ora di poterti nuovamente mettere in sana e naturale libertà.

Dal 10 al 12 giugno presso l’Oasi di Zello – Castel San Pietro Terme (BO)

Clicca sulla locandina per accedere alla discussione sul forum de iNudisti con tutti i dettagli sul raduno.

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After the Storm


Big, big, big! Incredibili e magnifiche queste donne, a quando in Italia? Gli USA, e tutti i paesi anglosassoni, ammettono la nudità pubblica anche nei contesti urbani quando attuata nel contesto di manifestazioni e spettacoli artistici, in Italia, notoriamente meno puritana, questo non esiste e chi ha provato a fare qualcosa di similare (World Naked Bike Ride) si è trovato davanti il muro istituzionale!

Fondamentale e istruttivo il passaggio dove si evidenzia la prevalenza in larga misura di coloro che hanno apprezzato e approvato l’evento, senza manifestare contrarietà per il nudo, dimostrando ancora una volta (sarebbe ora che lo si capisse in via definitiva) che il nudo di per sé stesso non offende, al contrario di per sé stesso viene ormai in larga misura inteso come naturale e lecito! Che la si finisca di dare autorità alle poche voci di opposizione, è ora di aprire la società al nudo pubblico senza limitazioni e senza condizioni, ne conseguirebbero solo vantaggi, tanti e importanti vantaggi.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_4013Well! That was an adventure.

It’s not every day that we’re the #1 trending topic on Facebook.

Or written about by the Daily News, the Associated Press, three British newspapers (the Independent, the Guardian, the Daily Mail), New York NewsdayMetro New York, and countless websites (among others, Huffington PostSalon, and Jezebel). Oh, and did we mention NBC News?

IMG_3800What caused that storm of attention? Simple. On two beautiful days last week — rain threatened for a while, but what we wound up getting was sun — our merry band put on a show in Central Park. The show was William Shakespeare’s play The Tempest, a story of sorcery and conspiracy and romance on a tropical island, and we performed it with an all female cast of 13, fully nude.

IMG_3862“Fully nude?” you ask. “I know it’s legal for women…

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#QuindiciDiciotto, visita al museo della Guerra Bianca di Temù


Foto di Mara Fracella

Foto di Mara Fracella

Dopo una lunga attesa è arrivata la prima uscita del programma QuindiciDiciotto: la visita al Museo della Guerra Bianca di Temù. Nonostante una intensa e lunga campagna pubblicitaria a Temù ci troviamo solo in dodici, undici adulti e una bambina, comunque un bel gruppo con persone che arrivano da diverse località del nord-est italiano: due dal lago Maggiore, quattro dal bresciano, tre da Bolzano, uno da Padova e uno, nuovo amico degli eventi di Mondo Nudo, da Trieste, si, si, dalla lontana Trieste.

Alle dieci in punto siamo all’ingresso del museo e ci riceve, con ampio sorriso, una simpatica signora: “benvenuti, stavamo giusto guardando il vostro sito, non eravamo riusciti a farlo prima, che sorpresa, curiosa cosa, ci siamo fatti anche delle risate!” Ci presentiamo, si unisce al gruppo anche la persona che era seduta al computer e che sarà la nostra guida nella visita, la signora ci sommerge di domande, il suo lieve turbamento iniziale lascia immediatamente posto a una interessata curiosità, parliamo affabilmente del nostro camminare nudi, dello stile “vestiti facoltativi” che, nel limite del possibile, è regola di ogni evento di Mondo Nudo, della nostra conseguente richiesta, avanzata già da tempo, al primo contatto per posta elettronica, di poter stare nudi anche durante la visita al museo e che, sostanzialmente, pareva e parrebbe essere accolta e fattibile.

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Foto di Mara Fracella

Arriva il Direttore del Museo e la simpatica signora gli spiega (uhm, mi sembrava d’essere stato già chiaro nelle mail) la questione del nudo, non ha ancora finito di parlare che l’altro immediatamente esordisce con un “no, assolutamente no, qui nudi non ci entrate, non mi pare atteggiamento consono al contesto del museo, al suo intento culturale”. Senza voler contestare il suo diritto a negarci il nudo, a fronte di una negazione assoluta e non motivata (“il perché decidetelo voi”), cerchiamo comunque d’impostare un dialogo se non altro per motivare i nostri perché, purtroppo è stata eretta una barriera insormontabile, l’unico avvicinamento rilevabile sta nel concederci il diritto di andarcene senza dover pagare nulla visto che sono stati loro a comprendere male le mie richieste (“pensavamo a dei costumi”). “Siamo qui per visitare il museo e non per poter stare nudi”, purtroppo mi lascio scappare l’occasione per evidenziare che noi nudi ci viviamo (concetto fondamentale per far comprendere perché si cerca di poterlo fare ogni qual volta se ne presenti la pur minima possibilità, ad esempio in tutte quelle occasioni in cui, come oggi, una struttura viene aperta apposta per noi, specie se, come in questa occasione, a pagamento), “di certo restiamo”.

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Foto di Mara Fracella

Inizia la visita, si parte con un lungo, forse troppo lungo visto che siamo in piedi e desiderosi di vedere i vari reperti, seppur interessante preambolo della guida. Finalmente s’inizia la visita vera e propria e la guida inizia ad illustrarci il forno campale per il pane. Segue l’illustrazione della baracca, superbo esempio di geniale architettura militare, al cui interno fanno bella mostra di sé vari oggetti tra i quali due brandine da ufficiale e due stufe, una grande in muratura e un’altra più piccola in metallo. Passiamo alle armi, un cannone, un mortaio e diversi proietti, dai più piccoli ai più grandi, da quelli più semplici ai più complessi e micidiali shrapnel. Al piano superiore si possono ammirare gli abiti delle sentinelle, sia austriache che italiane, le slitte, i ricoveri dei cani, le foto delle mute di cani all’opera sul ghiacciaio, varie suppellettili e oggetti di vita quotidiana, una stazione di funicolare, i reticolati e le postazioni dei fucilieri. A chiudere il percorso una nera stanza con una tomba, alcune foto e dei versi che parlano della miseria della guerra, che ne rievocano l’assurdità, che invitano a meditare e scorrono nel cuore come fredde lame di coltello, nella mente come assordanti reiterativi suoni, sulla pelle come gelida aria del monte.

Trenta minuti di filmato sui luoghi della guerra in Adamello e la visita vede il suo epilogo; tremanti, vuoi per le immagini viste, vuoi per il freddo glaciale delle stanze museali (“l’abbiano fatto apposta per farci rimanere in ogni caso vestiti?”) salutiamo la guida e la signora (il direttore se n’è andato da tempo, senza salutarci) e lesti usciamo verso il sole che risplende. Restiamo sulla piazza il tempo necessario a riportare le nostre membra a temperatura vivibile, poi ci appressiamo ala pizzeria che si trova d’innanzi al museo. Restiamo a tavola a lungo, chiacchieriamo di varie cose, soprattutto di nudo e della speranza di vederlo finalmente riconosciuto per quello che è: uno status di normalità!

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Foto di Mara Fracella

Si sono fatte le quattro del pomeriggio, è ora di mettersi in marcia per il lungo rientro a casa, negli occhi persistono le immagini dei reperti e delle foto della Grande Guerra sul fronte Adamellino, nella mente i pensieri evocati da tali immagini e dalle parole di coloro che tale guerra l’hanno vissuta in prima linea, nel cuore l’intenzione di adoperarsi affinché il mondo possa vivere in pace, obiettivo per il quale lo stile di vita nudista, l’accettazione del nudo, il rispetto dell’altrui desiderio di nudità che nessun danno apporta a chi la vede e la subisce, sono senza dubbio passaggi fondamentali. Come ha ben dimostrato la giornata odierna ancora lunga è la strada da fare, ancora molti gli scogli da superare, ma non demordiamo, continueremo a lavorare e… ci arriveremo, all’una, la normale nudità, come all’altra cosa, la pace mondiale… ci ar…ri…ve…re…mo!

Fate anche voi la vostra parte, partecipate alle nostre uscite, nudi o vestiti non importa, ben volentieri accogliamo tra le nostre fila anche i titubanti e perfino i reticenti. Venite!

La prossima uscita: Giro delle Colombine.

Il programma completo.

Foto di Mara Fracella

Foto di Mara Fracella

QuindiciDiciotto, ecco la prima scheda


Per cause di forza maggiore sto procedendo più a rilento degli anni passati, ma procedo, le località e le date sono definite, ho predisposto una nuova scheda di registrazione agli eventi unica per tutti su pagina a parte e ho realizzato la specifica locandina, ora sto lavorando alle schede descrittive delle varie uscite. Pubblicata poche ore addietro la prima, relativa a una interessantissima uscita a carattere culturale: visita al museo della Guerra Bianca di Temù.

Vi aspetto, vi aspettiamo numerosi!

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L’alt che viene dall’alto


Nella nostra recente ricerca di un ristorante che ci ospitasse, mi è capitato di contattare un agriturismo in Franciacorta. È gestito da una cooperativa sociale di recupero di tossicodipendenti o portatori di altre disgrazie umane. Conosco alcuni dei dipendenti e mi lancio: dopo l’ultimo articolo (La reputazione) ero ben armato, anzi non avevo nemmeno bisogno di difender alcunché.

Effervescenze

Mi mostrano la sala da pranzo, si parla del menu, del numero di convitati, di come intenderemmo organizzare il pranzo, della durata. Infine, con la più perfetta faccia di bronzo, rilassata e da impunito dico che siamo un gruppo di escursionisti nudisti e che ci piacerebbe starcene nudi durante il pranzo. Vedo la faccia della mia accompagnatrice, una giovane mamma di circa trent’anni, che addirittura si illumina, la sorpresa è grande, la richiesta insolita, avverto vibrazioni, energie, qualcosa che si mette in moto e va su di giri. Lo sguardo e il sorriso non han nulla di giudicante, semmai di curiosità, di bella sorpresa, di qualcosa di insolito, di sempre atteso e che avviene come per magia. Mentre continuiamo a parlare arriva “la capa”, che conosco da lunga data, la coordinatrice factotum della cooperativa, una giovanissima donna, attiva, pratica, intelligente. Arrivo al punto clou della mia richiesta e noto la stessa reazione. Addirittura mi propone un incontro divulgativo della nostra attività, mi mostra una sala convegno. Anche lei è “presa bene”. Mi congedo da entrambe con la certezza di prossimi positivi sviluppi, innanzitutto per quanto riguarda il pranzo.

Mi arriva nel pomeriggio un messaggio mail in cui “la capa” mi ringrazia della visita e della richiesta, sta valutando come organizzare il pranzo, predisporre la sala per noi e altri piccoli dettagli. Tutto a gonfie vele.

Fermi tutti!

Prima di sera mi arriva un altro messaggio. Tutto annullato. Ne ha parlato con i dirigenti in alto (presidente della cooperativa, il delegato all’assistenza): data la presenza della “comunità” la struttura «non è il luogo adatto essendo comunque un luogo protetto vissuto in forte condivisione, la nudità è difficile da gestire».

Altra croce sopra!

Questo episodio riflette nel suo piccolo quel che succede nella società: da una parte ci sono le persone normali che lavorano, portano avanti la baracca, pensano con la propria testa senza troppi binari o paraocchi. Dall’altra “i dirigenti” che guidano il vapore, sanno dove andare, a quali mete condurci, tronfi di una divisa prussiana e alamari d’oro: certamente fan la cosa giusta per il bene di tutti, sono nel giusto, su questo non hanno il minimo dubbio. E poiché hanno responsabilità di comando, pensano prima al bene della società, dell’organizzazione, della cooperativa e alle sue finalità, della “comunità” che è stata loro affidata. Tutte cose sacrosantissime, per carità. Mettono da parte interessi, preferenze, gusti, propensioni personali e decidono secondo uno schema proiettivo, valutano le conseguenza che ne potrebbero derivare all’immagine della cooperativa, soppesano i paletti del proprio mandato. E fanno prevalere gli interessi (legittimi e santi) della cooperativa, non voglion rischiare quel minimo di cambiamento che come persone private probabilmente approverebbero. Prevalgono i pregiudizi diffusi, cristallizzati nel tempo, che hanno reso stabili e continuativi la cooperativa e la propria personale posizione, che garantiscono la propria carriera.

Le vestali della tradizione, dell’ordine e del pregiudizio

E così penso sia avvenuto, con modalità pressoché simili, anche nei contatti con altre strutture e ristoranti.

Episodi come questi mostrano lo scollamento fra “i gradi alti” e le persone singole e normali, che ragionano con la propria testa, che si vivono la vita senza sentirsi investite di responsabilità più grandi di loro, che non si occupano dei massimi sistemi, che non si propongono paladini di alcunché, che non s’impancan di nulla, che non si fanno vigilantes della morale pubblica, “sentinelle” inquadrate in piazza, crociati di un ordine che si perde più in alto si sale.

 

La nostra barca

È meglio virare di bordo, prendere un’altra rotta e lasciare gli scogli lì dove sono, evitare le secche, e tener saldo il nostro timone.

Zona di Contatto


cartello1Dall’osservazione di quanto spesso avviene ai confini di una spiaggia nudista non oscurata (migrazione dal lato tessile al lato nudista), dalle splendide esperienze di contatto fatte durante le escursioni di Orgogliosamente Nudi, dalla considerazione che alla fine il nudismo si capisce solo provandoci e che nudisti si diventa attraverso l’esempio di altri, attraverso tali passaggi nasce nella nostra fervida mente un nuovo stimolante, esaltante progetto che siamo pronti a presentarvi e a mettere in campo: “Zona di Contatto”.

“Zona di Contatto” è un luogo dove due visioni, due menti, due ambienti, due stili di vita diversi possono incontrarsi e comunicare tra loro.

“Zona di Contatto” è una comunicazione chiara, palese, pratica.

“Zona di Contatto” è l’assenza di obblighi e il superamento dei divieti.

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Foto di Mara Fracella

“Zona di Contatto” è un confine evanescente che mette in congiunzione tra loro, anziché tenerli condizionatamente distinti e separati, il mondo del nudismo e quello tessile.

“Zona di Contatto” è un esperimento sociale che esula dal tipico costrutto di sottomissione con il quale il nudismo si rapporta alla società e da quello di emarginazione con cui la società sovente guarda al nudismo.

“Zona di Contatto” è una pacifica ribellione al concetto di promiscuità che accompagna le varie proposte di legge, comprese quelle che sono poi state approvate; un concetto, questo, che sottende considerazioni offensive per la dignità dei nudisti e, tutto sommato, anche per quella di chi nudista non è.

“Zona di Contatto” sono degli eventi di comunione nella certezza che nudisti e non nudisti possono convivere pacificamente e condividere gli stessi identici spazi nello stesso identico momento.

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Foto di Mara Fracella

“Zona di Contatto” è l’atteggiamento di chi, anziché attendere l’importazione di interesse e partecipazione, si alza dalla sedia e si muove verso e dentro la società per esportare la conoscenza del nudismo.

“Zona di Contatto” è un leggero proselitismo, un proselitismo che anziché mirare alla conversione si finalizza alla condivisione delle esperienze lasciando ad ognuno la scelta, il tempo e il luogo.

“Zona di Contatto”, fondendosi con “Orgogliosamente Nudi”, è un… ESEMPIO.

Ma cosa verrà materialmente fatto in “Zona di Contatto”?

Lo trovate nella specifica pagina.

Ti aspettiamo 🙂

Metti una sera a cena e…


Una voce suadente risuona nella piccola stanza.

Parole scandite con maestria, enfatizzando magistralmente le fasi del discorso, coinvolgendo chi ascolta.

Sul fondo, a metà tra la luce e l’ombra, parzialmente nascosta dietro un opportuno leggio, la figura della voce, una figura… nuda.

Si nuda, perché da nuda permette all’auditorio non solo di percepire il ritmo del racconto, ma di seguirlo materialmente vedendolo scolpito in essa: il diaframma che sale e che scende, motore dell’energia vitale; il torace che si espande e si comprime, mantice della voce; le spalle a volte rilassate a volte leggermente contratte nell’accentazione di un passaggio più rude; i fianchi che oscillano leggermente seguendo in magica danza l’emissione del fiato e le sue pause.

Più sotto, ad incorniciare il supporto del leggio, i tonici muscoli delle gambe, anch’essi coinvolti dal ritmo, si contraggono e si rilassano, nel rumoroso silenzio del sangue che scorre e che pulsa.

Nel mezzo un naturale metronomo, mosso dall’oscillare del corpo, tacitamente e lievemente scandisce il tempo.

Dinanzi a questa figura altre dieci tacite figure, sedute, lasciano fluttuare attorno i loro corpi i suoni e le parole. Alcuni, vestiti, fanno trasparire solo dal viso il loro coinvolgimento. Altri, nudi, come i tesi teli di un tamburo riflettono minuziosamente le ritmiche movenze del lettore, replicandole in un crescendo di emozioni e sensazioni che si espande nell’aere rendendo il racconto oltre che udibile anche visibile, di più… palpabile!

Una stanza discreta, su un lato antiche pietre a vista, gli altri tirati a lustro con una rossa e liscia copertura. Due alte ma strette finestre esaltano il corroborante sentore di antico emanato dall’intero stabile, una vecchia cascina in via di ristrutturazione.

Luce soffusa, leggermente più forte sul tavolo disposto su un lato della stanza, poi il buio della sera nasconde una porta in legno, dietro a questa un piccolo balconcino si affaccia ad una corte di terra battura. Una luce in un angolo svela la presenza d’una stanza particolare, una grande e bella cucina nella quale una giovane bellissima ragazza si muove leggera e precisa tra fornelli, pentole e ogni altro genere di utensile da cucina.

La voce si ferma, leggeri ma commossi applausi, la lettura è finita, continua invece la vibrazione mistica. “Il sole è nudo” e con esso lo sono i commensali, alcuni solo idealmente, altri anche materialmente, nella semplice, naturale condivisione di spazio, idee, emozioni e… libertà.

Dalla fredda oscurità esterna dei passi risuonano vividi, la porta si apre, una dietro l’altra due giovani figure fanno il loro ingresso portando i primi piatti della cena. Dolce femmineo viso, due splendidi occhi, avvolta in un nero elegante vestito, gioia e cordialità, lei; tenuta seria, camicia bianca, cravatta, abito grigio, simpatia e piacere, lui.

Con brevissime pause tra una portata e l’altra, piatti vegetariani si spostano dalla cucina alla saletta, cibi sublimi, sapori netti, nessuno lamenta la tanto amata carne, maestria nella maestria la chef ci inebria con prelibata forte delicatezza.

Così come c’è un inizio, purtroppo ogni cosa ha anche una fine. La cena è terminata, la festa è finita, applausi alla chef, tanti sorrisi, visi rilassati, sguardi felici, stomaci deliziosamente soddisfatti eppur non appesantiti. Saluti, ringraziamenti, ancora saluti, baci e abbracci, strette di mano. Calore, affetto, amicizia, ancora calore, ancora affetto, promesse di rivedersi, saluti.

Ciao, la festa è finita, alla prossima.

28 dicembre 2014, Festa di fine anno di Mondo Nudo, Lonato del Garda
Emanuele e Vittorio ringraziano
Maria, Flora, Mara, Franca, Francesco, Massimo, Angelo, Marco, Pierangelo e…
Carlo, Carlo, la chef, i due camerieri

28122014

Auguri :)


Sta per chiudersi un anno che per noi di Mondo Nudo è stato impegnativo e fruttuoso. Molti i nuovi sottoscrittori del blog, importante la crescita numerica delle pagine visitate sia in termini assoluti che nella varie medie. Per ringraziare tutti gli affezionati lettori e anche i visitatori occasionali, come pure quelli che snobbandoci di danno lo stimolo per trovare nuovi argomenti e nuove strade, eccovi la nostra cartolina d’auguri con lo sfondo di una magnifica fotografia di una delle nostre nuove importanti amicizie: Mara Fracella.

MONDO NUDO augura a tutti i suoi lettori Buone feste e… BUON 2015 🙂

Buone feste rid

Festa di fine anno


Dopo una intensa estate che ci ha visti impegnati in ben 14 escursioni, il nostro entusiasmo non si placa e veniamo a proporre una grandiosa festa di fine anno, ovviamente nel nostro stile di vita: nudi, senza per questo impedire la partecipazione a chi nudo ancora non riesca a starci.

Siamo orami più che convinti, siamo certi che nudisti e tessili possano convivere insieme e condividere gli stessi identici spazi nello stesso identico momento: nel nostro gruppo sono arrivati amici non nudisti, durante le escursioni abbiamo incontrato diversi escursionisti non nudisti e mai, ripeto mai, abbiamo avuto problemi, di nessun genere, anzi!

I primi a doversi rendere conto di tale fatto non sono i tessili ma piuttosto i nudisti che vediamo troppo spesso ancora timorosi di esporsi, di dirlo, di comunicarlo, che vediamo ancora troppo condizionati alle paure, al non farsi fotografare, al frequentare solo ed esclusivamente località lontane da casa, al chiudersi dentro barriere fisiche o psichiche: nei nostri ormai numerosissimi contatti con il mondo tessile abbiamo quasi sempre rilevato correttezza, disponibilità, comprensione, accettazione, mai abbiamo ricevuto ostilità, al massimo si sono avvertite comprensibili reazioni di stupore, tutto sommato non è cosa di tutti i giorni incontrare persone nude, specie lungo i sentieri di montagna.

Tutto dipende da come ci si propone, da come si comunica la propria scelta di vita: chi ne parla con timore otterrà solo diffidenza; chi ne parla con vergogna, otterrà solo ostilità; chi ne parla liberamente e con orgoglio otterrà stima e considerazione. Se familiari, amici, colleghi, datori di lavoro, clienti lo scoprono casualmente evidentemente si chiederanno perchè l’abbiate tenuto nascosto e la risposta sarà il più delle volte negativa per voi e per il movimento nudista: da un già pesante “non si fida di me” a un ancor più grave “sono cose sporche di cui nemmeno lui ne vuole parlare”.

Se siete nudisti rompete con noi il ghiaccio della titubanza, unitevi a noi per festeggiare la fine dell’anno e dimostrare al mondo che nudisti è bello, che nudisti è meglio.

Se non siete nudisti unitevi a noi per conoscerci, per capire perchè qualcuno possa desiderare di vivere nudo, per sostenere una causa che va oltre il nudo: è causa di libertà e di rispetto.

Cliccate sulla locandina per prenotarvi e per trovare tutte le necessarie informazioni.

Grazie!

18 - Festa di fine anno_600

In ricordo di Silvano Cinelli – 2013


25 agosto 2013, sfidando le infauste previsione meteorologiche e trovandosi premiati da una splendida mattina di sole, una cinquantina di amici si ritrovano per la trentaduesima volta al Rifugio Blachì 2 in Pezzeda.

Sfruttando i vari sentieri o le diverse stradine sterrate che da più punti portano al detto rifugio, sono tutti a destinazione per le ore 11, pronti per presenziare alla messa in memoria di Silvano Cinelli, e di altri amici che l’hanno affiancato e seguito prima sulle tracce del sentiero 3V, poi sulle nuvole del cielo infinito.

Alle 11,15, con leggero anticipo sull’orario previsto, anche per via di un minaccioso addensarsi delle nuvole e la brusca caduta della temperatura, Don Fabrizio Bregoli indossati i paramenti si pone all’improvvisato altare e da inizio alla Santa Messa. Come sua abitudine una funzione senza divagazioni, sincera e partecipata, incentrata sulla metafora del vaso che non va tenuto chiuso, ma deve aprirsi agli altri. In chiusura viene innalzato il canto e le note coinvolgenti si spandono nell’aree: Dio del cielo, Signore delle Cime, accogli il nostro amico.

A seguire il consueto pranzo conviviale nel caldo e accogliente salone del Blachì 2: un bel piatto di pizzoccheri, seguito da un saporito brasato al barolo con la classica polenta bresciana; una bella fetta di formaggio fuso viene presto seguita da caffè e i necessari correttori alcolici.

Nel frattempo fuori si è messo a piovere, una pioggia battente a cui fanno seguito alcuni tuoni che mettono in apprensione chi deve rientrare con un più o meno lungo cammino, invero quasi tutti i presenti, visto che da alcuni anni la seggiovia è fuori servizio e, quest’anno, la strada delle jeep è chiusa per una competizione motociclistica.

Ma gli alpinisti sono ben temprati anche alle peggiori condizioni meteorologiche e tutti rientreranno a valle fradici ma contenti per questa ennesima giornata passata in comunione dello spirito e dei ricordi.

La famiglia Cinelli ringrazia tutti i presenti e anche tutti coloro che, viste le previsioni, hanno preferito rinunciare ma sono comunque stati presenti con il pensiero, ringrazia poi Don Fabrizio per la sua sempre gradita presenza, i gestori del rifugio Blachì 2 per l’ottima ospitalità ormai diventata vera amicizia, lo staff della competizione motociclistica che si è prodigato per modificare il percorso e consentire l’indisturbato svolgimento della Santa Messa.

Grazie a tutti e al prossimo anno
Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli

Foto Carla Cinelli

Foto Carla Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2012


Beatrice per Dante fu la musa ispiratrice, per noi, partecipanti a questo evento, lo spauracchio meteorologico: da una settimana tutti ne parlano, un ciclone che dovrebbe portare maltempo in tutta Italia e che arriverà proprio nel fine settimana: le previsioni specifiche per l’alta Val Trompia indicano proprio per domenica temporali a uosa. Invece Beatrice, da brava donzella, attenua le sue ire e ci sorvola velocemente con alcuni nuvoloni neri, due gocce d’acqua nel primo pomeriggio e tanta aria fresca che, alla fine, visto il caldo delle ultime settimane, risulta più piacevole che fastidiosa.

Così è che, nonostante le pessime previsioni e l’assenza della seggiovia, un nutrito gruppo di persone si ritrova anche quest’anno in quel della Pezzeda, dove la famiglia Cinelli ha rinnovato l’evento in memoria di Silvano, che qui, al Rifugio Blachì 2, terminò il suo cammino durante l’inaugurazione del Sentiero 3V: la Santa Messa officiata da Don Fabrizio Bregoli, il canto “Dio del Cielo Signore delle Cime” che si leva spontaneo, il pranzo ottimamente preparato dai gestori del rifugio, le gambe affaticate di chi ivi è giunto percorrendo i sentieri della zona, il sorriso che scaturisce dal ritrovarsi in mezzo a questi monti e questi boschi.

Grazie Beatrice per averci risparmiato; grazie a tutti i presenti per l’esserlo stati; grazie agli assenti che magari presenti lo sono stati con il pensiero.

Ciao Silvano!

Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2011


Agosto 1981, dopo mesi e mesi di duro lavoro, viene finalmente inaugurato quel grande anello escursionistico che è il sentiero delle tre valli bresciane, brevemente identificato come “Sentiero 3V”. Per dare degno risalto all’evento, una buona parte dei suoi ideatori, ai quali s’accodano tanti altri amici,  si accorda per effettuarne la prima percorrenza completa in unica soluzione. Nel gruppo è Silvano Cinelli, colui che enunciò l’idea di questo sentiero e si adoperò per mettere assieme le forze necessarie alla sua “costruzione”.

Agosto 2011, è il trentesimo anniversario per il Sentiero 3V e, per la ventinovesima volta, molti appassionati di montagna, molti amici si radunano presso il rifugio Balchì 2 per ricordare innanzitutto Silvano, qui morto durante il giro inaugurale del sentiero, ma anche tutti quegli altri amici che, sulle orme di Silvano, alla montagna hanno donato la loro vita.
Come sempre viene officiata la Santa Messa, anche quest’anno cura di Don Fabrizio Bregoli parroco di Collio Val Trompia, e ad essa, dopo la rituale foto di gruppo, segue il pranzo nel grande e accogliente salone del Blachì 2. Quest’anno, però, c’è una novità: un gruppo di otto persone, tra le quali Maria moglie di Silvano e Francesca sua nipote, è qui giunto percorrendo tutte le prime tappe del Sentiero 3V e, nel primo pomeriggio, ripartirà per proseguire nelle tappe successive fino al completamento dell’anello. Un giro, quello di queste otto persone, che ha un qualcosa di speciale e che da al raduno un nuovo e più forte significato: nei prati e sui boschi della Pezzeda il ricordo di Silvano diviene così più percettibile, quasi materiale, sembra di vedere la sua ombra che dalla vetta del Monte Pezzeda plaude all’arrivo degli otto, accogliendo l’amata moglie e l’adorata nipote in un tenero e lungo abbraccio.

28 agosto 2011, ore 16, il gruppo degli otto si è già rimesso in cammino per raggiungere il Maniva da cui proseguiranno sulle tappe che riportano a Brescia, anche gli altri presenti hanno iniziato a sciamare verso i diversi punti d’arrivo: chi a piedi, chi in auto; chi verso il sottostante abitato di Collio, chi verso la Vaghezza, chi verso il paese di Avenone. Sui prati e sui boschi della Pezzeda pian piano cala la sera e con essa le ombre si fanno man mano più scure e lunghe, anche quella di Silvano si allarga a ricoprire l’intera vallata, è l’ultimo suo saluto ai convenuti, è l’ultimo suo abbraccio ai cari familiari: ciao Maria, ciao Emanuele, ciao Valeria, ciao Carla, ciao Francesca e ciao anche agli altri oggi assenti… Ciaooooo!

Emanuele, Carla e Valeria Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2009


Erano tanti, seppur non tantissimi, erano giovani e meno giovani, erano donne e uomini, erano affaticati ma contenti, erano i partecipanti al giro inaugurale dell’ormai mitico Sentiero delle Tre Valli Bresciane: il 3V, come si è poi affermato nella regola degli appassionati di montagna bresciani e non bresciani.

Giunsero dopo 4 giorni di duro ma gioioso cammino a questi verdi pascoli di media montagna che sono la Pezzeda; erano ormai in vista del giro di boa del Maniva, da qui sarebbe iniziato il cammino ritorno verso la città, ancora lungo, ancora faticoso, ma di certo entusiasmante viste le diverse cime importanti che si sarebbero dovute passare: Corna Blacca, Dosso Alto, Colombine, Crestoso, Muffetto e il Guglielmo.

Posarono i loro sacchi nelle piccole ma accoglienti camerette del Rifugio Blachì 2 e si apprestarono alla cena. I canti allietarono la serata, aiutando a ridonare ai muscoli, contratti dalla fatica, il loro stato di riposo. Venne l’ora di andare a letto, un ultimo sguardo alla meta di domani e poi a nanna, pensando orgogliosi al cammino fatto e a quello da fare.

Erano tanti, erano giovani e meno giovani, erano donne e uomini e uno di loro doveva qui incontrare la sua meta terrena: nella notte, in silenzio, Silvano Cinelli abbandonava il suo caldo giaciglio per innalzarsi sopra le vette e incamminarsi sulla strada del sonno eterno, per abbracciare in eterno queste dolci montagne dell’alta Val Trompia, per fissare definitivamente il proprio obiettivo fotografico su questi pascoli e su questi boschi, quasi a volerli immolare nell’eterno ricordo di chi, dopo di lui, si trovi di qui a passare.

Così è stato, da quel giorno, ogni terza domenica di agosto, molti amici, molti appassionati di montagna, molte persone, si sono annualmente ritrovate in questo posto per ricordare Silvano, per ricordare la sua opera, per ritrovarlo fra le ombre dei boschi, nelle fughe dei rami, nel colore del cielo, nell’erba, nei fiori, nelle rughe di questi monti. Lui, Silvano, non si è mai fatto attendere e puntuale s’è presentato al convivio ringraziando i tanti amici che, talvolta pur non avendolo conosciuto, fin qui erano saliti per venirlo a trovare.

Così è stato anche questo agosto 2009.

Grazie ai tanti presenti per il loro sentitissimo abbraccio, grazie agli splendidi gestori del Rifugio Blachì 2 per la loro sempre genuina ospitalità, grazie a Don Fabrizio Bregoli per la celebrazione della Santa Messa, grazie al tempo che ancora una volta ha voluto essere più che clemente e donarci una giornata di sole, grazie, grazie, grazie!

Ciao papà! Alla prossima.

Emanuele, Carla e Valeria Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2008


Anche il sole ha voluto beneficiare questa giornata come non mai, erano anni che nuvole e pioggia la facevano da padroni o quasi, stavolta invece un bel sole caldo e splendente ci ha accompagnati per l’intera giornata, favorendo tutti i distinti momenti della manifestazione, dall’accesso al Rifugio Blachì 2 che, come ogni hanno, ci ospita, alla Santa Messa celebrata da Don Fabrizio Bregoli, ai rientri a valle.

Molti i partecipanti, molti più degli anni passati, grazie anche all’adesione di due nuovi gruppi, il Club Alpino Italiano e gli Alpini, che anno portato nuova linfa e nuovi amici ad una manifestazione che, complici i tanti anni che ormai la datano, ultimamente aveva perso un poco di smalto. Tanti di loro sono arrivati a piedi percorrendo i diversi sentieri che solcano le pendici di questi monti dell’Alta Val Trompia, altri con la più comoda seggiovia che da Collio Val Trompia in pochi minuti porta all’Alpe Pezzeda, tutti però con un solo pensiero in mente: ricordare l’amico Silvano Cinelli, che qui terminò il proprio cammino nell’estate del 1981 durante il percorso inaugurale del Sentiero 3V, di cui fu uno dei principali artefici e che venne in seguito a lui dedicato. E insieme a lui vengono ricordati altri amici che collaborarono al progetto 3V e che oggi, purtroppo, non sono più con noi ad assaporare il piacere delle cime terrene, in particolare: Renato Floreancigh e Severangelo Battaini.

Poco dopo mezzogiorno Don Fabrizio pronuncia la frase di rito che chiude la Santa Messa e i numerosissimi presenti abbandonano lo stato di raccoglimento e preghiera, si scattano le foto ricordo al numeroso gruppo raccolto ai piedi della lapide in ricordo di Silvano e poi … tutti a tavola. La seppur grande sala da pranzo del rifugio viene riempita completamente e ci sono anche molti gruppi che pranzano all’aperto seduti sul prato antistante il rifugio: c’è stata proprio una grande affluenza quest’anno, quasi quanto quella delle prime volte.

Si fanno le 16 e, terminate le libagioni, iniziano i rientri a valle: le persone si salutano e si danno appuntamento per il prossimo anno, sempre qui in Pezzeda, sempre per ricordare l’amico Silvano e gli altri amici scomparsi. Anche il sole pian piano inizia a scomparire dietro la sagoma del Monte Guglielmo spingendo i suoi ultimi raggi verso l’Alpe Pezzeda come a promettere “Anch’io sarò ancora con voi il prossimo anno; riposa in pace Silvano, riposate in pace amici che in montagna e per la montagna avete donato la vostra vita”.

Emanuele, Carla e Valeria Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Campeggio Sangro


Campeggio Sangro

12 settembre 2013. Puntuale arriva a Rovato il treno da Bergamo. L’amico Sandro di Oggiono (Lecco) cammina anchilosato verso l’uscita (ha la sua età e acciacchi relativi… personali, possessivi, collettivi, indefiniti, promiscui, dimostrativi, di cortesia…). Non vuole che gli porti il borsone. E via! Si parte. Con noi c’è anche un cane, Drago, vecchierello canuto e stanco, che mi ha seguito in due Newt in Austria, in varie escursioni locali (Bruffione, Braone, Monte Guglielmo) e soprattutto mi segue ogni mattina nel giretto al vigneto. Nella sua ignoranza e “inciviltà” vive libero e sereno, sempre à poil come direbbero i Francesi: non sopporta mantelline, cappottini, toelette. Vive con me da oltre dodici anni e dire che è un cane “di compagnia” sarebbe riduttivo, sia per la parola compagnia, che per lui.

Si parte, dicevo. Meta il campeggio Sangro, in Abruzzo, tra Chieti e Vasto, che in collaborazione con il sito iNudisti, Anita, l’Associazione naturista dell’Abruzzo (Anab) e del Lazio (Uni Lazio) dal 1° al 15 settembre ha aperto sperimentalmente ai nudisti/naturisti e dove si tiene quest’anno il Grande Raduno Naturista di fine estate. Nella vicina Chieti ha sede la casa editrice Sylvia che di recente ha pubblicato la Guida naturista italiana e avviato pionieristicamente la Rivista naturista.

Dopo la Transpolesana (strada statale 434), e passata Ferrara, ci immettiamo sull’Adriatica (strada statale 16) che secondo i tratti viene chiamata Reale (fino a Ravenna) e poi Romea. Si passano un dopo l’altro i luoghi tipici delle vacanze al mare: dalle colonie marine di Cervia, Cesenatico, alla classicissima Rimini.
Verso le 18 siamo a Civitanova Marche, imbottigliati nel traffico delle ore di punta. Sandro offre il pedaggio autostradale e per ora di cena arriviamo al campeggio. Lui ha prenotato una casetta prefabbricata, io ho la mia tendina canadese anni ’70, un po’ vintage.

Del menu della cena capiamo poco, dobbiamo farci descrivere ogni piatto: eppure siamo sempre in Italia. Ai tavoli altri ospiti del campeggio: sappiamo solo che devono essere qui per il Raduno, ma dato il freschino sono vestiti con pantaloni e maniche lunghe e qualche signora porta un golfino sulle spalle.

13 settembre. Il mattino seguente il chiarore diffuso dell’aurora mi sveglia verso le 6:20. L’arietta pizzica un poco ma è gradevole, un bagno d’aria oltre alla doccia. A colazione sono l’unico senza nulla indosso. Mi ritorna lo slogan del forum francese VivreNu «Respectez la nudité dans un lieu naturiste» (“Osservate la nudità in un centro naturista”): «Ma non hai freddo?» mi chiedono.

Con Sandro ci diamo appuntamento all’ingresso per scendere alla spiaggia vicina, appena al di là dell’Adriatica. La spiaggia è lunga e deserta, qualche sagoma di pescatore o bagnante a due-trecento metri; ciottoli bianchi arrotondati dalla risacca. Irresistibile la tentazione: mi tolgo i bermuda hawaiani e subito in acqua! L’acqua è tiepida, carezzevole, avvolgente, una goduria. Il sole è a metà della sua salita meridiana: non è più il sole dardeggiante e rovente della piena estate: godibilissimo, ma la prudenza suggerisce di rimettere i pantaloncini.
Arriva presto l’ora di pranzo: ordiniamo un po’ alla cieca. Tutto è buono, compreso il rosatello.

La parte di spiaggia Le Morge, spontaneamente nudista.

Tratto del lido Le Morge, spontaneamente nudista.

Nel pomeriggio perdo il pulmino-navetta: il gestore del campeggio (Tony) porta chi vuole ad una spiaggia poco lontana (4 km) dove si può fare il bagno in tutta libertà, prendere il sole e poi abbronzarci integralmente. Scherzosamente potremmo anche definirci “diversamente abbronzati”. Rimango al campeggio alternando bagni in piscina alla lettura, disteso su una sdraio in un praticello assolato e panoramico: la quiete assoluta.

Nel prato del campeggio pressola piscina.

Nel prato del campeggio presso la piscina.

Verso sera, con Sandro, un giretto a Torino di Sangro. Sulla strada del ritorno troviamo inaspettatamente l’indicazione per il Lido le Morge, questo il nome della spiaggia dove siamo “tollerati” (questa parola mi graffia la pelle come carta-vetro). Rientriamo per l’ora di cena. Col buio la temperatura è scesa sotto i 20 gradi. Per il mattino dopo ho in mente una foto sulla spiaggia al sorger del sole.

14 settembre. Accidenti! Il cancello è chiuso… Usciamo verso le nove. Gabriella, vice-presidente dell’Anab, ci ha dato istruzioni su come raggiungere la spiaggia “libera” (e se fossero tutte “libere” le spiagge!? e i sentieri di montagna!? e le stradine di campagna!?). Il cancello è ancora chiuso. Provvidenzialmente arriva Tony e ci spiega che in realtà il cancello è sempre aperto, il lucchetto è una finta: basta alzare i catenaccini a terra e spingere.

Troviamo il cartello «Costa dei Trabocchi» [vedi cos’è un “trabucco” fra le foto a rotazione sulla home page del campeggio; proprio da qui inizia la spiaggia per noi]. Arriviamo per primi alla “nostra” spiaggia e subito un tuffo – senza altri pensieri.

Il piacere di un bagno nel mare.

Il piacere di un bagno nel mare.

L’acqua è ottima (diceva già Pindaro), non troppo salata. Per Sandro una vera rigenerazione. Il cane osserva incuriosito le onde e un poco le teme, o meglio ne è come ipnotizzato. Dopo un’oretta vediamo arrivare anche la troupe del campeggio, in gran parte ragazzi del Lazio. Tra noi e loro un giovane nudista isolato col suo ombrellone: quando se ne andrà a mezzogiorno, si fermerà un poco a parlare. Ha cominciato coi bagni a mezzanotte con gli amici e gli son troppo piaciuti e ora continua da solo, di giorno. Non sa della legge regionale, delle associazioni, dei forum, dell’iniziativa del campeggio.

Drago contempla le onde.

Drago contempla le onde.

Nel pomeriggio rimaniamo al campeggio. Sandro ha bisogno di riposare. Il campeggio si va affollando: per la sera è prevista la gran cena del Raduno. Presentazioni, saluti, commenti, chiacchiere, aiuti nel montare le tende. Il campeggio è molto ombreggiato: vi sono alberi alti, slanciati: querce, quercioli, cornioli, cerri, faggi, roverelle, carpini, farnie, lecci…

CI si aiuta nel montare le tende.

CI si aiuta nel montare le tende.

Gran cena: sala gremita (70-80 persone – le presenze in campeggio nella giornata di sabato sono stimate almeno il doppio): Gabriella distribuisce un pensiero di saluto a tutti gli ospiti: una poesia di Alda Merini (La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri). Fisarmonica, tamburello, qualcuno azzarda una danza popolare. Si fa mezzanotte.

Silhouette all'alba.

Silhouette all’alba.

15 settembre. Domenica mattino: usciamo per veder l’alba dalla spiaggia. Un punto all’orizzonte pian piano s’infuoca, aumenta d’intensità, finché scoppia di luce all’apparire della prima porzione incandescente del sole: uno spettacolo! Qua e là dei pescatori con lunghe canne da lancio. Qualche autoscatto veloce, forse manco m’han visto. E se anche fosse, non me n’importa: ci siamo anche noi: discreti, rispettosi, gentili, ma non invisibili. Un poco alla volta dobbiamo affermare la nostra presenza, la nostra esistenza. Personalmente non ho la vocazione del carbonaro. Ma senza rubar nulla a nessuno, usare in comune gli spazi comuni, senza sentirci clandestini, un po’ fuorilegge, sempre nel dubbio, nel rischio o “tollerati”.
Rientriamo per la colazione e poco dopo ritorniamo alla spiaggia “spontanea”. Siamo i primi. Alla spicciolata arrivano altri bagnanti, probabilmente “locali”; torna anche il ragazzo con cui abbiamo parlato ieri. Sul tardi riconosciamo un gruppo del campeggio. Molti hanno approfittato della domenica per rientrare, sono già partiti o partiranno in giornata. La piscina è ancora affollata.

La piscina del campeggio.

La piscina del campeggio.

A pranzo arriva la giovane coppia col bimbo di nemmeno due mesi: orgogliosa la mamma che se lo stringe al seno per la poppata; orgoglioso il papà: nemmeno il suo largo sorriso riesce a contenere tutta la felicità e la soddisfazione che prova. Uno spettacolo!
A cena rimaniamo quattro gatti. Michele di Castellaneta con la moglie partirà subito dopo.
Nella notte una pioggerellina leggera, nulla di disagevole.

16 settembre. Lunedì mattino il solito terso sereno marino. Si parte. Il paesaggio è ben diverso rispetto a quello padano, alpino, lacustre cui siamo abituati. Colline arate sui versanti come esotici giardini zen, vigneti, uliveti, girasoli… Il profilo degli Appennini in lontananza, la Maiella (! un’escursione l’avrebbe meritata), le alte chiome dei pini marittimi, fichi, cipressi, vigneti, fichi d’india, agave… e sempre la calma verde distesa del mare a man dritta.
Risaliamo l’interminabile Adriatica. A Rovato proseguo per Lecco per fare una sorpresa alla moglie di Sandro. E anch’io, poi, son subito a casa. Il cane, paziente, stranito, non ha dato un guaito; riprende possesso del giardino e di casa. Mangia, si sdraia e non si muove più sino al mattino. Poco dopo anch’io faccio lo stesso.

I commenti a domani.

In ricordo di Silvano Cinelli – 2007


E’ caldo oggi il sole, neanche una nuvola in cielo che possa portare un poco di rinfresco al cammino su per quest’erto prato che porta al passo Falcone. Sono gli ultimi passi del cammino odierno, quegli stessi ultimi passi che, nel lontano 1981, portarono nostro padre, Silvano Cinelli, alla meta del suo viaggio e che oggi ripercorriamo per andarlo a ricordare  con la tradizionale cerimonia presso il Rifugio Blachì 2 all’Alpe Pezzeda.

Alle 11 la Santa Messa, celebrata da Don Fabrizio, alla quale presenziano un nutrito numero di persone raggruppate sulle pendici del Monte Pezzeda tra prati, pini e le mura del rifugio dove campeggia la scultura commemorativa di Mario Marchesi. Sullo sfondo, dall’altra parte della valle, dominano le brulle ma non per questo meno piacevoli e interessanti creste delle Colombine, del Monte Crestoso e, più lontano, del Monte Muffetto e del Monte Guglielmo.

Terminata la Santa Messa, dopo le rituali foto di gruppo, i presenti si spostano all’interno del rifugio per il pranzo, poi, dandosi appuntamento al prossimo anno, ognuno se ne torna a valle, chi usufruendo della seggiovia, chi percorrendo a piedi uno dei tanti sentieri che collegano il Rifugio Blachì 2 alla valle.

E’ ripida la strada e la stanchezza inizia a farsi sentire, laggiù in fondo si vedono le macchine, forza ragazzi che siamo arrivati. Prima di tornare a casa è d’obbligo un ultimo sguardo in alto, verso la montagna: ciao papà!

Emanuele, Carla e Valeria Cinelli

Dosso e Passo Falcone (Foto Emanuele Cinelli)

Dosso e Passo Falcone (Foto Emanuele Cinelli)

Campo d’Agosto: relazione del terzo evento di “Orgogliosamente Nudi” 2013


Anche il terzo evento del programma “Orgogliosamente Nudi” 2013 è ormai passato, non ne restano che i ricordi: piacevoli e intensi ricordi delle escursioni fatte, dei verdi pascoli, delle vaste conifere, delle più o meno dirupate montagne, delle ore passate chiacchierando, delle fresche notti, delle caldissime giornate.

Valle Dorizzo, piccolo agglomerato di case e alberghi sito nella media Valle del Caffaro (Bagolino – Brescia), è stato il luogo del campo base. Si sarebbe dovuto usufruire del Campeggio Remal, purtroppo allo stesso è venuto a mancare il campo che solitamente usavano per le tende, per cui si sono gentilmente prodigati per trovarci una collocazione alternativa: un prato all’altro lato dell’abitato, a seicento metri dal campeggio stesso, presso il quale ci siamo comunque potuti appoggiare per le docce. Bella questa nuova collocazione: sufficientemente distante dalla strada che sale la valle da affievolirne sensibilmente i rumori del traffico, attorniata da alcune abitazioni a dare un senso di protezione e sicurezza, a poca distanza dalle tende una fontana garantiva tutta la riserva idrica necessaria, infine la posizione sollevata donava un’ampia visuale sulla valle e sui monti che la circondano.

Giovedì 1 agosto

Campo in Valle Dorizzo (Foto Emanuele Cinelli)

Campo in Valle Dorizzo (Foto Emanuele Cinelli)

Per una serie di fattori sfavorevoli il campo parte con la presenza di una sola persona: Emanuele, l’organizzatore del programma e degli eventi. Arriva in valle alle sedici e mezza, prende i contatti con i responsabili del campeggio, individua la collocazione del campo e lo allestisce montando la sua tenda e i servizi comuni: cucina (fornello, bombola, tavolino e pentolame) e mensa (tavolo e sedie).

La serata passa in solitaria contemplazione del paesaggio, mangiando nel contempo i duecentocinquanta grammi di radicchio e il grosso melone improvvidamente comprati: non aveva tenuto conto dell’assenza di un frigorifero per poter conservare il cibo, chi sbaglia paga e… ottiene una pancia che scoppia!

La notte passa tranquilla, sebbene con frequenti risvegli in parte dovuti al rumoroso torrente che scorre a un centinaio di metri, in altra parte al freddo e all’umidità che iniziano a formarsi attorno alle due, ma infin giunge la mattina.

Venerdì 2 agosto

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Appuntamento alle nove con Marco, Francesca, Gino e un amico di quest’ultimo presso l’ampio piazzale antistante il campeggio Remal; obiettivo della giornata l’escursione al Lago Mignolo Basso per il sentiero 418 e successivo rientro per il sentiero 415 e la Val Sanguinera.

Pressoché puntuali giungono Marco e Francesca, quasi contemporaneamente Gino chiama per segnalare d’essere rimasto a piedi e dover così rinunciare all’escursione. Si pensa di andarli a prendere, ma sono troppo lontani e si deve, con profondo dispiacere, rinunciare.

Alle nove e quarantacinque i superstiti partecipanti si mettono in cammino. I primi venti minuti sono lungo la carrozzabile della Val Sanguinera che sale subito piuttosto ripidamente, inoltrandosi in un ombroso bosco. Quando la strada spiana, sulla sinistra si stacca la poco evidente traccia del sentiero 418, che, in poche decine di metri, porta sul lato opposto della valle: spariscono negli zaini gli ultimi residui di abbigliamento e il cammino riprende in splendida e rinfrescante nudità, nudità che, salvo una brevissima interruzione, potrà essere mantenuta fino al rientro sulla strada della Val Sanguinera, ivi compresa la lunga pausa per il pranzo fatta nei pressi della Cascina Mignolo. Tirando le somme, sei ore di escursione, di cui 5 in nudità!

Leggi la relazione dettagliata dell’escursione

Valle Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Valle Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Rientrati a valle Marco e Francesca montano la loro tenda e poi si passa la serata prima preparando la cena, poi chiacchierando. Alle 10 tutti a nanna: domani ci si deve svegliare presto che l’escursione sarà lunga e impegnativa: il famosissimo giro del Blumone, un minimo di sette ore di cammino per mille centoventi metri di dislivello.

Sabato 3 agosto

Cornone di Blumone - Versante nord (Foto Emanuele Cinelli)

Cornone di Blumone – Versante nord (Foto Emanuele Cinelli)

Alle sei tutti in piedi, colazione e poi in macchina si sale alla piana del Gaver, da dove parte il sentiero che dobbiamo seguire.

Nonostante siano le sette e mezza già non siamo i primi e, davanti a noi, intravvediamo una coppia di escursionisti che sale lungo i primi ripidi tornanti del sentiero: noi siamo decisamente più veloci pertanto dobbiamo attendere di averli superati prima di poterci spogliare. Finalmente nudi, saliamo velocemente fino alla deviazione per il sentiero diretto (il numero 27), che sale per ripide balze erbose a qualche centinaio di metri dalla base del versante nord del Cornone di Blumone. Alla nostra destra ampia la visuale sul sentiero che sale al Passo Termine, lungo il quale si vedono i ruderi dell’Ospedale Militare e di altre strutture della Grande Guerra.

A tre quarti di salita improvvisamente ci troviamo davanti un escursionista che già sta scendendo: ci si saluta cordialmente, lui ci guarda in viso e nessun problema viene suscitato dalla nostra nudità.

Passo di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Passo di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Finalmente si giunge alla sommità delle balze erbose, ma, sorpresa, la salita non è finita: ancora duecento metri di dislivello ci separano dal Passo di Blumone al quale si perviene dopo aver superato un breve ma ripidissimo dosso erboso frammisto a rocce rotte, una piana conca lacustre circondata da un’estesa ganda adamellina che in parte si deve risalire superando alcune chiazze di neve e un ultimo salto di rocce ed erba. Nel frattempo si è aperta verso nordest la visione su altre più o meno imponenti cime dell’Adamello e del Brenta: Monte Re di Castello, Monte Fumo, Dosson di Genova, Cresta Croce, Lobbia Alta, Carè Alto, Gobbe del Folletto, Monte Folletto, Denti del Folletto, Corno di Cavento, Crosson di Lares, Cima Tosa.

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Tra Scoglio di Laione e Cima di Blumone, attraverso il Passo del Termine si vedono Carè Alto, Folletto, Corno di Cavento e Crozzon di Lares (Foto Emanuele Cinelli)

Poco prima del Passo di Blumone calziamo i pantaloncini visto che la zona e i sentieri a cui ci approssimiamo sono sempre molto frequentati e già si vedono diverse persone.

Al passo reperiamo una posizione riparata dal vento e alla vista per permetterci il pranzo in nuda libertà.

La discesa, essendo un sabato d’agosto, dovrà necessariamente farsi vestita e avviene prima lungo la comoda mulattiera di guerra che dal Passo del Blumone scende al Lago della Vacca e al limitrofo Rifugio Tita Secchi, poi per il più ripido e sconnesso sentiero della Valle di Laione, pervenendo esattamente al parcheggio delle auto.

In totale, comprese le soste, sono state 8 ore e mezza di escursione di cui 5 in nudità.

Leggi la relazione dettagliata dell’escursione

Domenica 4 agosto

Malga Balotto Alta (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Balotto Alta (Foto Emanuele Cinelli)

Siamo tutti un poco provati e ci si limita ad un breve giro fino a Malga Balotto Alta, una facile e breve (90 minuti) camminata lungo strada sterrata, che, casualmente e fortunosamente, all’andata riusciamo a fare in nudità.

A mezzogiorno siamo all’Albergo Stella Alpina dove abbiamo appuntamento con Vittorio, il quale doveva essere con coi per tutte le cinque giornate del campo, ma ha dovuto rinunciare per via di un’infiammazione al ginocchio. Ci raggiunge al pranzo della domenica, portando con se una torta e un’ottima bottiglia di bollicine di Franciacorta, per festeggiare il suo ennesimo compleanno.

Lunedì 5 agosto.

Sveglia con tutto comodo e poi pian piano si smonta il campo. Alle 9 l’ultimo saluto alle case di Val Dorizzo e alle montagne che la circondano, montagne che ci hanno donato tre splendide escursioni e che ci lasciano negli occhi immagini memorabili e indimenticabili.

Visuale dal Passo di Bluome verso sudovest

Visuale dal Passo di Bluome verso sudovest: in primo piano a destra Lago della Vacca e Monte Frerone, sullo sfondo a sinistra Dasdana, al centro Crestoso, Muffetto e Guglielmo (Foto Emanuele Cinelli)

Alla prossima! Con la speranza che presto si possa parlare di escursioni senza dover più sottolineare se queste siano state fatte vestiti o nudi, che presto diventi implicito l’averle potute fare secondo proprio desiderio, abitudine ed esigenza, che presto, così come già avviene in Austria e Germania,  si possano vedere con regolarità e ovunque degli escursionisti nudi e non sia più necessario selezionare i sentieri da poter fare in nudità.

Naturali come la natura (Foto Emanuele Cinelli)

Naturali come la natura (Foto Emanuele Cinelli)

Difficile spiegare le sensazioni che si sperimentano camminando nudi nei vari ambienti montani, dal bosco di latifoglie a quello di conifere, dal prato fiorito alla tundra alpina, dal greto di un torrente alle rocce di gande e morene. Difficile far capire con le sole parole quanto sia entusiasmante e coinvolgente la sensazione di totale immersione nella natura che solo attraverso la nudità si può ottenere e percepire. Difficile trasmettere la sicurezza che si ottiene offrendosi alla montagna senza nessuna artificiosa protezione, fatte salve le calzature che, purtroppo, risulta troppo complesso, lungo e doloroso poter abbandonare. Posso solo evidenziare la fisiologia umana che, in ragione della loro delicatezza all’aumento di temperatura, vede i genitali come la principale collocazione dei nostri sensori del caldo. Posso solo invitarvi a provare, fruendo delle due rimanenti escursioni del programma “Orgogliosamente Nudi” (Lago di Bos a settembre e Periplo del Tigaldine a ottobre), un programma ideato e sviluppato proprio per rivolgersi a chi non è nudista (la nudità non è obbligatoria), permettendogli di avvicinarsi secondo i propri tempi all’esperienza del nudismo come momento fine a se stesso, ma anche come scelta di vita.

Vi aspetto! Ti aspetto!

Raduno Nazionale 2013 de iNudisti: album fotografico e video


C’è voluto un po’ di tempo, ma il lavoro è stato veramente notevole, ora sono qui (invero altri due filmati sono in elaborazione, li aggiungeremo in coda appena pronti).

Album fotografico completo

Video del Raduno

Orgogliosamente Nudi 2013: relazione del secondo evento, l’escursione in Valle di Braone


Valle di Braone

Valle di Braone (Foto Emanuele Cinelli)

Braone è un piccolo paesino in sinistra orografica della Valle Camonica. Su di esso sfocia, solcata dal torrente Palobbia, una lunga e stretta valle, la Val Paghera. A metà di questa, sulla sua sinistra orografica, si stacca la larga e verde Valle di Braone. Una prima ripida balza, con alcune splendide cascate, ne difende l’accesso, al di sopra la verde piana della Malga Foppe di Sotto la cui evidente forma a U ne evidenzia l’origine glaciale. Una successiva e ben più breve balza parzialmente rocciosa dà accesso alla parte alta della valle, le Foppe di Braone, all’inizio della quale troviamo la Malga Foppe di Sopra e l’annesso Rifugio Prandini, presso il quale, nelle giornate del 6 e 7 luglio 2013, s’è tenuto il secondo evento del programma 2013 di “Orgogliosamente Nudi” (leggi la presentazione e vedi gli altri eventi).

La Valle di Braone è stata scelta perché valle che, per le sue specifiche caratteristiche morfologiche e di frequentazione, ben si presta all’escursionismo, ivi compreso quello nudista (uhm, quanto vorrei non doverlo più specificare!): solcata da un sentiero ben tracciato e sempre facilmente individuabile, risulta di comoda percorrenza anche per l’escursionista medio e rende meno problematico lo spogliarsi per chi, alla prime esperienze, possa temere per la presenza di zecche, vipere o altri animali più o meno ostili; la presenza di pochissime strutture abitative (una sola malga) o ricettive (due rifugi, per altro molto vicini tra loro) permette una nudità pressoché costante; trattandosi di un settore defilato e secondario dell’Adamello, con un avvicinamento lungo, risulta poco frequentata riducendo di molto la possibilità d’incrociare altri escursionisti e trovarsi così nella necessità di più o meno frequenti, e fastidiosi, rivestimenti (da evidenziare, comunque, che nel pieno periodo estivo è frequentata da gruppi di scout e di oratorio che salgono ad essa dai loro campi collocati in valle e talvolta soggiornano per una notte o due proprio presso il Rifugio Prandini).

Rifugio Prandini

Rifugio Prandini (Foto Emanuele Cinelli)

Il Rifugio Prandini è stato scelto perché, arrivando da valle, è il primo che si incontra e, dopo 5 ore di cammino e 1500 metri di dislivello, anche poche altre decine di minuti e di metri possono risultare molto critici. Tra l’altro il rifugio è, a differenza del Gheza, sempre dato in autogestione, anche nei fine settimana di luglio e agosto, per cui, fatta salva la presenza di altri gruppi, ci si può gestire la nudità in piena libertà.

Dopo un piccolo fremito iniziale, dovuto al reperimento della locandina da parte di un assessore di Braone, superato, però, senza particolari problemi e in pochissimo tempo, l’evento si avvia sulla strada della piena collaborazione con la gestione del rifugio e l’istituzione comunale: il Sindaco ci rivolge per iscritto il suo benvenuto e ci augura una buona escursione.

Così sarà.

Come da programma il gruppo, purtroppo piccolo (solo cinque persone) ma ben affiatato, si trova allo stadio comunale di Iseo nella mezza mattina del sabato, per poi raggiungere, in un’ora di autovettura, l’abitato di Braone dove parcheggiare, ritirare le chiavi del rifugio e consegnare al gestore del rifugio una copia nella Guida Naturista Italiana recentemente pubblicata da Sylvia Edizioni (vedi recensione).

Strada Braone-Piazze

Strada Braone-Piazze (Foto Vittorio Volpi)

Effettuato un fugace pranzo, ci si immette sulla strada che da Braone porta alle Piazze: una stretta carrozzabile con diversi tratti a pendenza rilevante. Il traffico, seppur limitato e alternato da una recente ordinanza comunale, è continuo, rendendo il vestiario, anche se ridotto ai minimi termini, purtroppo necessario.

Tra chiacchiere, fotografie e osservazioni paesaggistiche, in un’ora e mezza si perviene alle Piazze. Qui la carrozzabile prosegue scendendo ad unirsi con quella della Val Paghera (interrotta per il crollo di un ponte) e un cartello mal posizionato ci porta a sbagliare percorso, allungando il nostro cammino di una mezz’ora e di un duecento metri di dislivello.

Finalmente liberi (Foto di Marco)

Finalmente liberi (Foto di Marco)

Recuperato l’errore e rientrati alle Piazze, si prende la mulattiera che, passate la Case di Scalassone, si addentra in Valle di Braone e inizia a salire ripidamente per superarne il primo salto (più di 600 metri di dislivello). Le forze sono ancora abbondanti e senza grosse difficoltà il gruppo risale di buon passo questo pendio, fruendo, in nudità, della frescura di una giornata non propriamente assolata, della copertura boschiva pressoché continua e del passaggio alla base di una bella cascata.

Insieme ai passi si assommano i metri e i minuti, così dopo altre due ore di cammino si perviene alla piana che adduce alla Malga Foppe di Sotto. I verdi prati, il fresco torrente che li solca e il successivo cammino in piano pressoché perfetto invitano ad una breve sosta per dissetarsi e reintegrare le sostanze necessarie ad affrontare il restante percorso.

Passata la Malga Foppe di Sotto, dove la presenza dei pastori ci induce a rimetterci i pantaloncini, sebbene proprio per pochi minuti, si riprende la salita. Ora si procede allo scoperto e sotto una debole pioggia. Il sentiero compie ampie svolte cercando i passaggi migliori tra placche rocciose, attorno, per la felicità di Francesca, l’unica donna del gruppo, è un mare di rododendri in fiore.

Finalmente al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Finalmente al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Le forze iniziano a cedere e il cammino si fa più pesante, per fortuna all’improvviso ecco apparire la sagoma del rifugio, ci separa solo un ultimo non troppo ripido pendio erboso, ma sono cento metri veramente duri: pare di non arrivare mai. Ma infin si giunge come disse il poeta, la porta è davanti a noi, la apriamo e… meraviglia delle meraviglie, il rifugio si presenta molto in ordine, pulito ed accogliente come ne ho visti pochi.

La temperatura ancora ci concede la nudità, ma, anticipandone la discesa, come prima cosa viene accesa la stufa a legna, una di quelle vecchie stufe/cucina che quelli della mia generazione hanno avuto modo di vedere nelle cucine delle proprie nonne. Dopo di che si preparano i letti e la cena: una bella pastasciutta al pomodoro con la quale recuperare appieno tutte le energia dissipate nella lunga marcia di avvicinamento.

La serata passa in allegra compagnia, chiacchierando di varie cose: nudismo, alpinismo, religione, politica, lavoro, soldi e altro. Alle 23 quasi tutti a nanna, solo Francesca e Alberto restano ancora in piedi a chiacchierare.

La mattina della domenica ognuno si alza secondo il proprio ritmo biologico: Emanuele è fuori a godersi la mattina già alle 6, poco dopo lo raggiunge Marco, poi si alzano anche Francesca e Vittorio, ultimo è Alberto che dev’essere quasi sbrandato altrimenti se la continua beatamente fino a chissà quando.

A monte del rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

A monte del rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Foppe di Braone

Foppe di Braone (Foto Emanuele Cinelli)

Fatta colazione, riordinato per bene il rifugio e svuotati gli zaini da quanto inutile per la breve gita della mattina, ci si incammina verso l’alta valle. Una prima ripida salita ci porta in breve al Rifugio Gheza che, contrariamente a quanto credevamo, risulta aperto e abitato. Per evitare di rivestirci, sfruttando la conoscenza di Emanuele della zona, invece di seguire il sentiero che passa proprio sulla porta del rifugio, si taglia di traverso per le balze di erbe frammiste a rocce. Ripreso il sentiero, entriamo nella piana delle Foppe di Braone e ci spingiamo fino al catino che precede la salita al Passo del Frerone (Zöck dè la Bala), dove, per ragioni d’orario, dobbiamo interrompere la salita.

Scattiamo la foto di gruppo e, per lo stesso identico percorso di salita, si rientra prima al rifugio, dove recuperiamo quanto lasciato, e poi a valle, al paese di Braone, dove giungiamo un poco provati dalla lunga marcia e, in particolare, dal scivolosissimo selciato della carrozzabile: nei tratti ripidi ha messo a dura prova il nostro equilibrio e, per alcuni, anche il fondoschiena. Stanchi si, ma felici: è stata una bellissima escursione, abbiamo goduto di paesaggi veramente rilassanti e ci siamo ancor più affiatati, approfondendo la reciproca conoscenza.

Rododendri (Foto Emanuele Cinelli)

Rododendri (Foto Emanuele Cinelli)

Il nostro stato d’animo si riflette positivamente sul gestore del rifugio che ci invita a ritornare quando vogliamo: “il rifugio è a vostra disposizione, sapete chi e dove chiamare, quando volete chiamate” le sue precise parole. A lui farà eco, poco dopo, il Sindaco di Braone che, per e-mail, ai miei ringraziamenti per l’accoglienza e la fiducia accordataci risponde con un invitante “sono felice vi sia piaciuta l’escursione, saremo lieti di ospitarvi anche l’anno prossimo”. E noi l’anno prossimo torneremo sicuramente, abbiamo già messo in cantiere più o meno per lo stesso periodo di questa escursione, potete anche segnarvelo fin da ora, una magnifica settimana di escursionismo nudista con base al Rifugio Prandini e meta i vari passi e le varie cime che lo circondano: Forcellino di Mare, Cima Galliner, Porta di Stabio, Passo del Frerone, Monte Frerone, Cima di Terre Fredde, Conca del Listino.

Somale di Braone e Pizzo Badile (Foto Emanuele Cinelli)

Somale di Braone e Pizzo Badile (Foto Emanuele Cinelli)

Che dire in conclusione? A parte l’ottimo svolgimento dell’uscita, voglio e devo mettere in evidenza che quando si superano timori e paure i risultati non tardano ad arrivare: molto meglio rischiare di ricevere un diniego che perdersi la possibilità di ottenere dei consensi. Il nudismo, e con esso l’escursionismo nudista che è certo la formula più piena di naturismo e più efficiente per diffondere lo stile di vita nudista, devono uscire allo scoperto, devono mostrarsi al mondo, devono cercare il contatto con la società senza isolarsi nei propri più o meno piccoli centri riservati, non c’è altro modo per farsi accettare e per crescere. Ovviamente è poi importante ritornare segnali positivi mantenendo un atteggiamento corretto ed evitando di forzare oltre il dovuto l’accettazione della nudità: se prevedibile l’incontro con non nudisti (avvicinandosi a malghe o rifugi, vedendone o sentendone l’arrivo da lontano) coprirsi per tempo debito, se l’incontro capita all’improvviso la situazione va valutata di volta in volta, in linea di massima rivestirsi può risultare inutile o addirittura deleterio, ma nel caso di gruppi di giovani ragazzi (scout e oratorio) avere a portata di mano un pareo è sicuramente consigliabile (leggasi a tal riguardo “Escursionismo nudista: istruzioni per l’uso“; altro utile articolo “Escursionismo: quale abbigliamento?”).

Libertà al nudismo, non ghettizzazione dello stesso! È possibile, la società è disponibile, dobbiamo esserlo anche noi.

Grazie a tutti i partecipanti, grazie al cordialissimo gestore del Rifugio Prandini, grazie al Sindaco di Braone, grazie alle persone che abbiamo incontrato durante questi due fantastici giorni. Grazie, grazie, grazie!

Guarda anche il fotoracconto!

Gruppo (Foto Emanuele Cinelli)

Gruppo (Foto Emanuele Cinelli)

Raduno Naturista di Fine Estate


Dopo una prima timida esperienza effettuata a giugno, il Camping Sangro si ripresenta con un fine settimana nudista aperto a tutti i nudisti italiani, siano essi associati che no…

Clicca sulla locandina per tutti i dettagli

iNudisti – e-Zine.

3a Giornata dell’Orgoglio Nudista: relazione


3go12 giugno 2013, dopo diversi mesi di preparazione e attesa finalmente il giorno è arrivato. In dieci ci troviamo al punto di raccolta predefinito, nei pressi del ponte Destrone in quel di Bagolino, provincia di Brescia. Le preiscrizioni avevano invero raggiunto quota venticinque, ma, come già successo lo scorso anno, le infauste previsioni meteorologiche hanno fatto desistere molti. Tra noi diversi nuovi amici, provenienti dai diverse provincie dell’alta Italia con punti apicali Torino, Genova, Vicenza e Bolzano.

Fatte le dovute presentazioni, rapidamente il gruppo prende affiatamento e, senza altri indugi, si mette in marcia verso la meta programmata: la Malga di Fondo Vaia. Il cammino inizia seguendo l’asfaltata strada per il Passo del Maniva, ma subito la si abbandona per seguire una ripidissima strada, sempre asfaltata, che risale sulle pendici meridionali del Monte Bagoligolo.

Impegnato in coinvolgenti dialoghi sulle tematiche nudiste, in particolare sulle questioni giuridiche, non mi accorgo, anche per il deperimento totale della tabella segnaletica, del bivio per la Valle di Vaia e, pur avendo già intuito qualcosa, mi accorgo dell’errore solo dopo una ventina di minuti: orami siamo saliti troppo, non ha senso ridiscendere, consultando la cartina topografica ottengo conferma sulla possibilità di continuare lungo la strada erroneamente intrapresa, anche se ciò comporta la modifica della meta.

Seguendo ancora per una decina di minuti la strada asfaltata si perviene al bivio con il sentiero e, finalmente, ci possiamo liberare delle vesti, invero non tutti e non completamente: la giornata seppur non così brutta come previsto dai meteorologici è comunque freddina. Passata la cascina Capre, dove, per l’appunto, un gregge di capre ci corre festosamente incontro, il sentiero si inoltra in un fitto bosco di latifoglie, risalendo con alcune svolte e lunghi traversi, fino a sbucare sullo spoglio crinale sud del Monte Bagoligolo, nei pressi della cascina Vallagosta.

3go2Trovato un punto dove il vento non fa sentire le sue fredde folate, ci accomodiamo per il fugace pasto. In breve, passato il calore provocato dalla camminata, ci ritroviamo tutti completamente vestiti: non è molto conforme alla specificità della giornata, ma meglio vestiti che infreddoliti e… ammalati!

Si riprende il cammino per tornare a valle lungo lo stesso percorso di salita, seguendo, però, anche la parte bassa del sentiero, in modo da evitare la lunga strada asfaltata e poter restare più a lungo negli abiti a noi congeniali: nessuno.

3go3La segnaletica è vecchia e in parte svanita, questo complica un poco il reperimento della giusta via e porta alla disgiunzione di due di noi che, fermatisi un attimo, non notando uno dei segni e non vedendoci più, seguono la direzione sbagliata e ritornano sulla strada asfaltata. Quando si riesce a mettersi in contatto coi cellulari, loro si sono già troppo allontanati per ritornare indietro e si decide di riunirsi al punto di partenza.

Noi e loro riprendiamo così il cammino di rientro, per loro lungo la strada asfaltata percorsa in salita, per noi scendendo un ripido e oscuro valloncello in fondo al quale in mezzacosta si esce dal bosco pervenendo ad un gruppo di cascine, dove, pur soffrendo per il sole ora uscito e per il conseguente innalzamento della temperatura, ci rivestiamo.

Ancora una mezz’ora di cammino e arriviamo alle macchine dove i due fuggitivi ci stanno aspettando. Ci si cambia e poi via a bersi qualcosa in compagnia, prima di salutarsi e darsi appuntamento, almeno per quelli che potranno esserci, al prossimo evento del programma “Orgogliosamente Nudi”: l’escursione di due giorni in Val di Braone.

Orgogliosamente Nudi!


Come ci sono gli ottimisti e i pessimisti, così ci sono coloro che delle parole vedono sempre e solo un solo aspetto, dimenticando o ignorando totalmente l’etimologia delle stesse. E’ ben vero che il lessico evolve nel tempo, ma quello a cui si sta assistendo più che un’evoluzione è una contrazione, un impoverimento d’una lingua, l’Italiano, che era tra le più belle e valide del mondo.

Così succede che chi ha un lessico forbito si trova spesso ad essere frainteso o addirittura contrastato, si arriva al punto che chi ancora sa usare l’Italiano nella sua poetica e complessa interezza debba perfino giustificarsi di fronte a chi, invece, s’è addormentato sugli allori e, giustificandosi con il cambiamento dei tempi, ha contratto più o meno fortemente il proprio bagaglio lessicale.

Diverse sono le parole che, oggi, si vedono fortemente limitate o alterate nella loro accezione, tra queste quella di orgoglio, dai più vista solo come un atteggiamento di chiusura e prepotenza.

Invero la parola orgoglio ha anche altri e completamente diversi significati, come possiamo facilmente apprendere aprendo un qualsiasi vocabolario della lingua italiana, io userò uno dei più rinomati, il Devoto – Oli.

Orgoglio – 1) Sentimento unilaterale e eccessivo della propria personalità o casta, che isola l’individuo o ne altera i rapporti sociali o affettivi. 2) Con senso attenuato, sentimento non biasimevole della propria dignità, giustificata fierezza. (E su altro testo trovo anche: Coscienza della propria capacità).

Orgoglioso – 1) Chiuso nel proprio orgoglio. 2) Sostenuto ma legittimo compiacimento.

Sinonimi di orgoglio sono non solo alterigia, presunzione, superbia, ma anche: dignità, fierezza, gloria, vanto.

Sinonimi di orgoglioso sono non solo presuntuoso, saccente, superbo, ma anche: dignitoso, fiero, nobile, regale.

Così, presa piena coscienza che il nostro stare nudi non è atto riprovevole e vergognoso, giustificatamente fieri d’aver superato questo grande condizionamento sociale, compiaciuti d’aver recuperato la piena dignità del corpo, ecco che veniamo a proporre il programma, ovviamente aperto anche a coloro che nudisti non sono (anzi, è studiato proprio in ragione di una loro sperata e benvenuta presenza: il nudo non è obbligatorio), “Orgogliosamente Nudi”. Per ora siamo limitati alle escursioni in montagna, ma in futuro speriamo di poterci allargare anche su altre attività, prime fra tutte lo snorkeling.

0 - Orgogliosamente Nudi

Si partirà a giugno con la terza giornata dell’orgoglio nudista, di cui in coda all’articolo trovate la locandina e il rimando alla scheda informativa con modulo di adesione, poi seguiranno altre quattro uscite (anche di queste trovate le locandine in coda all’articolo, cliccando sulle quali verrete indirizzati alla realtiva scheda informativa con modulo di adesione):

1)      Luglio – weekend in Val di Braone, gruppo dell’Adamello (BS), con pernotamento in quota (bivacco autogestito). Gita di media montagna, su sentieri ben tracciati e mai ripidissimi; con un tempo di cammino di 4/5 ore al primo giorno e 7/8 al secondo (compreso rientro a valle).

2)      Agosto – Val Dorizzo, gruppo dell’Adamello (BS) con base al Campeggio Remal. Weekend lungo (3 giorni più 2 mezze giornate) con escursioni giornaliere nei dintorni.

3)      Settembre – Lago di Bos, gruppo dell’Adamello (BS). Gita di media montagna, in salita su sentiero in parte scomparso, ma pur sempre difficile da sbagliare, alcuni tratti ripidi; in discesa comoda mulattiera. La salita, che rappresenta i due terzi dell’escursione, si svolge in ambiente selvaggio dove il passaggio dell’uomo è assai raro. Giro ad anello di 6/7 ore.

4)      Ottobre – Periplo del Tigaldine, per ogni dettaglio leggi la relazione.

Vi aspettiamo.

P.S.

Doverosamente dobbiamo precisare che dietro a tale programma non esiste una società sportiva o d’altro genere, ma solo dei singoli individui. La partecipazione agli eventi è fatta in totale autonomia e ognuno è responsabile di sé stesso e solo di sé stesso.

Ed ora le locandine degli specifici eventi: cliccare sulle stesse per accedere alla relativa scheda informativa con modulo di adesione.

1 - 3a giornata orgoglio nudista

2 - Luglio

3 - Campo d'agosto

4 - Settembre

5 - Ottobre

Nasce un nuovo magazine: Vita naturista


vitanaturista2Ottimo! La nascita di un nuovo media indipendente è fatto assai importante per il futuro del nudismo (e del naturismo) italiano: più siamo e più potenzialità penetrativa sociale abbiamo, specie verso le istituzioni pubbliche. Non si deve temere la concorrenza, essa è stimolo per fare sempre di più e sempre meglio, mentre l’informazione unica e monopolizzata appiattisce e inibisce la qualità.

E… la carta stampata non è ancora passata di moda, lo dimostrano diverse statistiche, molti sono ancora quelli che amano toccare con mano quello che leggono e sentire il profumo della carta e dell’inchiostro! In più ha un indiscutibile vantaggio rispetto ai file: la si può casualmente dimenticare nella sala di aspetto di un medico, di un dentista, di un avvocato, eccetera; la si può casualmente scordare sul tavolino di un bar o sul bancone di un commerciante, la si può casualmente perdere nel giardino di una casa o sul muretto di una piazza. Insomma la si può casualmente distribuire in giro!

Vitanaturista.it – home

I nudisti per il sociale – 2012


Nuova raccolta di beneficenza nell’ambito degli eventi nudisti prenatalizi, ecco i risultati…

I Nudisti per il sociale – 2012 <  iNudisti.

Natmag 13 – 41° Gala Internazionale di Nuoto


A cura di Naturisme TV, televisione nudista / naturista francese, la videointervista agli organizzatori del Quarantunesimo Gala Internazionale di Nuoto Naturista e momenti dell’evento.

Natmag 13 – Les Invités.

Raduno Natalizio di tutte le Ciurme 2012. Momento solidale!!!


Associata al raduno prenatalizio ANITA-iNudisti, si ripete la raccolta fondi a favore dell’Associazione Tenda Aperta di Nove (VI), abiti, viveri e denaro che verranno devoluti ai meno fortunati.

Raduno Natalizio di tutte le Ciurme 2012. Momento solidale!!! > iNudisti – e-Zine.

Raduno Nazionale iNudisti 2012: la Forza, la Festa e la Cultura!


Salvo diversa indicazione le foto sono di Luca – ellemme

Momento della 2^ corsa campestre de iNudisti, magico esempio di forza e tenacia

La commozione di Max durante il discorso di commiato

La Forza è nelle cose, nell’impegno di persone motivate, nella disponibilità di amici sinceri, nella gioia dello stare insieme, nella condivisione delle risorse, nell’accettarsi e nell’accettare, nei mille sorrisi che invadono l’aere, nei suoni e nei canti.

La Forza è un qualcosa che, seppur impalpabile, fa sentire la sua presenza, una vibrazione che pervade l’animo, un fremito che muove alla commozione.

La Forza è la trasformazione di un evento in una grande festa, la capacità di trasmettere segnali che, trascendendo il semplice stare insieme, diventano matrice di cultura.

Tutto ciò è accaduto e s’è potuto materialmente osservare in quel di Zello nei giorni 8 e 9 settembre dell’anno di grazia 2012, i giorni del sesto Raduno Nazionale de iNudisti, un raduno nato tra mille difficoltà e mille perplessità, nella voglia di fare qualcosa di diverso, nell’esigenza di rispondere alle richieste di un nuovo posto, nella scarsità di posti adeguati ad accogliere un raduno nazionale, nelle problematiche apportate da un periodo di contingenza economica, in un anno in cui le istituzione pare vogliano a tutti i costi impedire ai nudisti il loro naturale diritto di mettersi nudi in luoghi pubblici.

Il prato dell’Oasi di Zello (Foto di Emanuele Cinelli)

Mille difficoltà e conseguenti mille perplessità che, piano, piano, gli organizzatori hanno affrontato e superato con sempre più determinazione e convinzione, arrivando alla fine a mettere perfino in campo l’idea, mirabilmente perseguita e realizzata, di gestire in autonomia anche i due pranzi in comune. Una scelta, quest’ultima, resasi necessaria dal luogo alla fine individuato, l’Oasi di Zello, una stupenda collocazione, immersa nelle fragranze del bosco, abbagliata dai colori della natura, ma anche isolata, lontana da ogni forma d’acqua corrente, dotata dei soli confort basilari, non autonoma per  i necessari appoggi logistici, quali ristorazione e alloggio. Una collocazione difficile, quindi, ma troppo bella per rinunciarci, troppo accattivante per non muovere gli organizzatori al loro massimo impegno.

Così è che sabato 8 settembre alle ore 10 questo Raduno Nazionale alza i battenti e l’Oasi di Zello si trasforma momentaneamente da luogo di pace assoluta in un felicemente chiassoso luogo di festa dell’amicizia.

Il furgone messo a disposizione dall’Associazione “La Tenda Aperta” (Foto di Blatore)

Già al venerdì pomeriggio Max, la mirabile fenice perugina, e Domenico, l’infaticabile falco vicentino, con la preziosa collaborazione di alcuni amici che appositamente hanno anticipato il loro arrivo in zona, hanno piazzato il furgone d’appoggio alla cucina-mensa, estraendone come per magia, così come faceva eta beta dai suoi pantaloncini, una miriade di cose tra materiale logistico (tavoli, panche, barbecue, fornello eccetera) e viveri.

Si monta il gazebo per “Nudarte”

Sabato mattina di buon ora i due artisti che ne sono stati resi responsabili allestiscono “NudArte”, la prima mostra d’arte de iNudisti: prima viene montato il gazebo, poi si sistemano i telai e i cavalletti, infine fanno la loro apparizione le opere messe a disposizione dai alcuni dei molti artisti che frequentano la comunità. L’esposizione vedrà nei due giorni di raduno molti visitatori, e diversi saranno coloro che vi giungeranno per posare e farsi ritrarre dalle abili mani di Sergio “l’Immaginudo”.

“NudArte” 1^ mostra d’arte iNudisti

Nel frattempo l’Oasi si popola: da un lato i suoi frequentatori abituali, inizialmente un poco spaesati e, magari, disturbati dagli sconosciuti invasori, ma presto coinvolti nelle attività del Raduno; dall’altro la fila di radunanti che passano a segnalare la loro presenza e acquistare i biglietti per i pranzi; in mezzo un pacifico miscuglio di habitué e radunanti che condividono il bel prato, dove decine di lettini permettono un confortevole riposo, la vasca idromassaggio, dove si possono ritonificare muscoli e pelle, la piscina, dove trovare refrigerio ai morsi del sole, e la sauna, dove per tutto il giorno si alterneranno le eleganti danze dei bravissimi aufgussmeister di Zello e quelle degli altrettanto bravi aufgussmeister arrivati come partecipanti al raduno, tra queste particolare una sauna per le sole donne con distribuzione di un balsamo scrub composto da burro di karitè, lavanda e bicarbonato.

Grigliatori all’opera

A mezzogiorno si contano una settantina di radunanti, dei quali una sessantina si pongono in ordinata fila davanti al tavolo mensa per ritirare il lauto pranzo preparato da mirabili e, visto il caldo, impavidi grigliatori: una bisteccona, una salamina, uno spiedino, due fette di polenta abbrustolita e due cucchiaiate di piselli in umido. Alle cibarie si devono necessariamente abbinare i dovuti liquidi ed ecco che decine e decine di bottiglie d’acqua e bibite varie fanno bella mostra di se nelle vicinanze, ma non potevano mancare anche beveraggi un poco più calorosi e diverse sono le bottiglie di vino che arrivano a sostenere gli animi e, senza eccessi, aggiungere tinta al già ben colorato raduno. Apprezzatissimo un favoloso ma fin anche troppo alcolico, diciotto gradi per la precisione, Primitivo pugliese, a cui hanno fatto da contorno Cannonau, Prosecco, e altri prestigiosi nomi.

Distribuzione del pranzo

A questo punto bisogna smaltire il peso dell’abbondante mangiata e sfumare la sonnolenza post pasto, viene così allestita una zona danza e canto, dove, sotto la direzione orchestrale del “maestro” Musicman, cantanti e ballerini più o meno improvvisati, ma anche qualche professionista, si alternano nel karaoke o si esibiscono in veri e propri spettacoli; specialissima e da brivido l’esibizione di Silvia. Canti e balli accompagnano i presenti verso la sera, quando, seppur di malavoglia, si deve abbandonare l’Oasi per ridiscendere a valle, dove ci si ritroverà poche ore dopo per una frugale cena, giusto preludio a un fine giornata da farsi in piscina, peccato che la temperatura ormai un po’ troppo tendente al freddo e l’acqua appena tiepida sconsigliano ai più di tuffarsi e invitano anche i più impavidi a ritirarsi anzitempo nei propri alloggi, appuntamento a domattina sempre in quel dell’Oasi di Zello.

Musicman11 alla pianola e Federico alla chitarra orchestrano il Karaoke

Serata quasi glaciale al Pianoro del Cielo nel Villaggio della Salute+

La dura salita della corsa campestre

La mattina della domenica le attività riprendono similari a quelle del sabato: gli aufgussmeister si alternano in sauna per cuocere a puntino i presenti con le loro magiche sventolate di fumo, calore ed essenze, oggi con l’apprezzata distribuzione post-sauna di anguria e zenzero; Sergio, il pittore, riceve nel suo patio erboso coloro che vogliono posare per un quadro; Luca, il fotografo ufficiale, gira con la sua nera camera immortalando qua e là le scene di giubilo e allegria; Asterix e Marco distribuiscono i ticket per il pranzo ai nuovi arrivati; Max e Beppe, sotto la vigile sorveglianza di Paola, affettano una possente porchetta che sarà la principale portata del pasto; altri puliscono il braciere usato il giorno prima; altri ancora sistemano i tavoli per la distribuzione delle vivande e dei beveraggi. Domenico sembra invece scomparso, ma non è scappato, è andato a perlustrare e misurare il percorso della seconda corsa campestre (beh, più che campestre qui sarebbe meglio parlare di alpestre) de iNudisti, corsa che, quest’anno, potrà svolgersi nell’abbigliamento tipico dei nudisti, ovvero… nudi!

Altro momento della corsa campestre

Scelto e misurato il percorso, allestito il servizio di ristoro, individuato e istruito il giudice di gara, raccolti i partecipanti, la corsa prende il via. Si parte in un bel prato verde non particolarmente ripido, dopo un centinaio di metri s’imbocca un largo sentiero e la salita inizia a farsi più ripida; il gruppo, partito compatto, inizia ad allungarsi per poi definitivamente sfaldarsi quando, usciti dal bosco, s’inizia a salire per un ripidissimo prato, sono trecento metri veramente duri e molti qui passano dalla corsa al cammino, d’altra parte trattasi pur sempre d’una corsa amatoriale dove l’importante è partecipare. Dopo un lungo traverso al sommo del prato, s’inizia a scendere ripidamente per rientrare nel bosco di castagni, infine con tratto a saliscendi si ritorna al prato di partenza e si riprende il giro. Molti dei 27 partecipanti decideranno di fermarsi dopo due giri, i più intrepidi e allenati proseguono invece per altri due giri, portando a termine la loro fatica dopo un totale di quattro chilometri e ottocento metri. Vincitore della corsa è Asterix, secondo Valerio e terzo Jambo.

Reidratazione post gara | Podio della campestre: Jambo (3°), Asterix (1°) e Valerio (2°)

Parte della mirabile grigliatona del sabato

Il resto della giornata procede senza altre novità, si mangia, si beve, si ride, si scherza, si canta, si balla e… si lavora, già perché qualcuno deve pur ricaricare sul furgone tutta l’attrezzatura di cucina, tutti i tavoli e le panche, la moltitudine di bottiglie che, grazie alla generosità dei partecipanti andati oltre le richieste, sono rimaste inutilizzate, il cibo che, nonostante la meticolosa conta di Max, forse per la sua eccessiva generosità nelle porzioni è avanzato. A proposito di tali avanzi, che si misurano in 5 scatoloni di viveri e un centinaio di bottiglie di acqua,

Particolare dell’Oasi di Zello

succhi e bibite, come ormai abitudine della comunità de iNudisti sono stati messi a disposizione dell’Associazione di volontariato “La Tenda Aperta” che ne ha distribuito una parte alle famiglie segnalate dalla Caritas e dagli assistenti sociali di Nove (VI), mentre quelli non distribuibili sono stati utilizzati nell’ambito della sua mensa calda presso il centro diurno del Comune di Nove, gestito dall’associazione in cooperazione con la Caritas. Oltre a ciò, con il denaro rimasto dalla copertura viva dei costi di acquisto del cibo l’associazione “La Tenda Aperta” ha potuto acquistare un fasciatoio per bambini da donare ad una famiglia segnalata dagli assistenti sociali.

L’altro artefice di questo raduno: Domenico (cordom)

Che dire a conclusione di questa relazione, un raduno magico, il migliore tra quelli fatti fino ad ora, un raduno che è diventato non solo una grande festa ma anche una forza travolgente che ha fatto, oltre che divertimento e allegria, anche vera cultura, cultura del nudismo, cultura sulla comunità de iNudisti che non è quello che alcuni maliziosi personaggi, ivi compresi alcuni giornalisti, vorrebbero far credere, cultura del contributo sociale. Peccato solo che l’isolamento dell’Oasi di Zello abbia impedito di fare cultura anche verso coloro che nudisti non sono, ma rimedieremo, in futuro troveremo modo di fare anche questo: la Forza è con noi, la Forza è nel Raduno Nazionale de iNudisti, e una tale Forza non può non oltrepassare le barriere dell’ambito nudista ed espandersi nella società intera.

La nutrita collaborazione che è stata data agli organizzatori

L’Amministrazione de iNudisti ringrazia caldamente tutti i numerosi e corretti partecipanti, ma un speciale ringraziamento va ai tanti che si sono prodigati per aiutare e far si che tutto andasse nel migliore dei modi, a tutti coloro che, pur non essendo parte del raduno, ci hanno accolti con benevolenza e pazientemente sopportati, a Domy per averci dedicato uno dei suoi magistrali aufguss cuocendoci a puntino, a quanti hanno vigilato sulla sicurezza diurna e notturna di tutti, nonché al mitico staff dell’Oasi: “l’irresponsabile” Sergio, Massimo, Carolina e Massimiliano.

Grazieeeeeee!

P.S. A parte gli ovvi entusiastici commenti dei partecipanti, sono particolarmente interessanti e meritano d’essere messi in evidenza alcuni commenti dei frequentatori abituali del posto sede del raduno, pubblicati sul gruppo Facebook “Oasi di Zello”.

Daniele – Bene !!! Dopo i due giorni del raduno devo cospargermi il capo di cenere, pensavo potesse essere, diciamo…..”invasivo”, invece è stato assolutamente piacevole, una bella festa con gente cordiale che spero si sia divertita e abbia apprezzato la “nostra” oasi, e spero che molti riescano a venire più spesso (magari non tutti insieme, altrimenti la definizione di oasi non sarebbe più consona).

Francesco – Dopo i due giorni del raduno, credo che si possano esprimere solo pareri positivi. Abbiamo incontrato e conosciuto nuove persone. Nuovi aufguss maister ai quali speriamo sia piaciuta la nostra oasi. Gli organizzatori del raduno sono stati molto professionali nell’organizzare tutto senza essere di peso alle strutture di Zello. Secondo me è stata una bella esperienza e credo che dalla maggior parte dei soliti frequentatori dell’oasi sia stata vissuta serenamente. Avevamo timore dello straniero, ma non dobbiamo chiuderci nella nostra nicchia dorata, dobbiamo essere felici quando questa viene frequentata da persone positive come quelle del raduno. Infine un ringraziamento allo staff zelliano e all’irresponsabile che ci hanno permesso di goderci un bellissimo week end. Alla prossima.

M – Un commento “a caldo” sul raduno dei naturisti all’Oasi di Zello. E’ andato molto bene: si sono presentati benissimo, arrivando attrezzati di furgone, cibo, frigo e tavoli, sono stati socievoli, partecipi, bella la mostra dei quadri e delle fotografie, certo erano molto numerosi, ieri Zello somigliava un po’ a Mirabilandia, anche per un karaoke prolungato non da tutti gradito, ma durante una festa qualche concessione ci sta.

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