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Camminare in montagna – Il nudo


Prosegue da… Abbigliamento: integrazione


IMG_DSC7564Sebbene tutti in certe situazioni riducano ai minimi termini l’abbigliamento che indossano, pochi sono coloro che rimuovono anche quest’ultimo brandello di tessuto: i secoli di condizionamento sociale ci hanno resi più o meno refrattari ad ogni pulsione di spogliamento totalizzante, nel contempo l’abitudine all’abito ha inibito le nostre sensazioni epidermiche portandoci a sentire normale lo stare vestiti e anormale il mettersi a nudo. Invero, volenti o nolenti, il nudo è per sua implicita natura stato di norma di tutti gli esseri viventi mentre, al contrario, i vestiti sono un artifizio creato dall’essere umano in parte per opportune ragioni (proteggersi dalle intemperie, dal freddo, dagli elementi abrasivi o urticanti), in parte per motivazioni non comuni a tutte le culture e, pertanto, opinabili (camuffarsi, distinguersi, creare soggezione e/o suggestione, presunta igiene, veti religiosi, divieti legislativi o giuridici). Ecco che camminare (e ancor più vivere) nudi, a fronte di qualche svantaggio, comporta numerosi vantaggi, sia personali che sociali.

Partiamo dagli svantaggi!

Dipendenza

Come lo provi non ne puoi più fare a meno! Invero sarebbe da vedersi come un vantaggio ma allo stato attuale delle cose in Italia (e in buona parte del mondo) purtroppo diviene uno svantaggio, come vedremo nel seguito.

Sofferenza fisica

IMG_8573Già da vestiti camminando in montagna è inevitabile subire escoriazioni, spinate, orticate, irritazioni, abrasioni, così è inevitabile chiedersi cosa succede da nudi. Come prima cosa consideriamo che raramente circoliamo perfettamente coperti, anzi, con il caldo imperano pantaloncini e maglietta che lasciano libera una bella porzione di pelle, poi posso assicurarvi che la differenza non è notevole: i genitali sono in posizione piuttosto protetta (in quindici anni di nudo sono rimasto appeso a rami spinosi per il naso o per la palpebra di un occhio ma mai per il pene o lo scroto e vi assicuro che resto nudo persino nell’attraversamento di fitte boscaglie e spessi roveti), i glutei sono meno protetti ma visto che in genere si cammina verso l’avanti è ben difficile che vadano a sbattere contro qualcosa (mi sono graffiato testa, viso, spalle, schiena, torace, braccia e gambe ma mai i glutei), il problema si pone quando ci si siede e allora basta un piccolo telo o un maglione o una giacca. Debbasi osservare anche che:

  • attraverso la nudità la pelle un poco si indurisce;
  • il reiterarsi dei contatti dolorosi intensifica la nostra sopportazione del dolore o, per meglio dire, si abbassa la nostra percezione dello stesso, quantomeno in ragione dell’effetto delle erbe urticanti (personalmente ormai nudo attraverso impunemente anche i campi di ortiche);
  • con un poco di attenzione il tutto si può contenere considerevolmente;
  • tutto sommato ci si può pur sempre all’occorrenza rivestire.

Alla fine sono comunque piccole ferite e piccoli dolori che scompaiono in pochissimo tempo e che, come ben sanno coloro che in montagna ci vanno con intensità, sono parte del gioco, parte di quell’inclusione nell’ambiente che ogni escursionista ricerca e che solo il nudo permette di raggiungere.

Sofferenza mentale

La situazione legislativa italiana in merito alla nudità pubblica è piuttosto ambigua, di fatto non ne parla apertamente limitandosi a far riferimento ad una indefinita e indefinibile morale attraverso la definizione degli atti contrari alla pubblica decenza (altro termine indefinito e indefinibile). Nel tempo, in specie a seguito di condizionamenti religiosi, si è venuta a creare una convenzione giuridica che ha collocato la nudità pubblica nel contesto degli atti contrari alla pubblica decenza, convenzione oggi messa in dubbio, da varie sentenze di ogni ordine e grado (riprenderò l’argomento più avanti per esaminarlo più dettagliatamente). Messa in dubbio ma non annullata, ecco quindi che per chi si abitua a camminare nudo scatta la sofferenza del:

  • non poter stare nudo sempre e ovunque;
  • dover decidere quando potersi spogliare e quando doversi rivestire;
  • doversi sicuramente rivestire pervenendo a sentieri molto frequentati anche quando appaiono deserti, nell’approssimarsi a centri abitati o strutture di vario genere (rifugi, malghe, cascine), nell’attraversamento di strade trafficate, al rientro a valle;
  • l’essere di fatto costretto a stare vestito quasi ovunque, ovvero a stare più spesso vestito che nudo.

Timori

Per quanto ci si possa stare attenti con il reiterarsi dello stato di nudità sarà inevitabile finire con l’incontrarsi con escursionisti vestiti, l’esperienza ormai mi ha insegnato che raramente questo creerà problemi ma qualcuno che li ha avuti c’è e bisogna pur sempre mettere in conto:

  • sguardi schifati, va beh, affari loro;
  • occhiate di disapprovazione, idem come sopra;
  • commenti inopportuni, possono dare fastidio ma creano anche l’opportunità per intavolare un dialogo costruttivo;
  • insinuazioni disdicevoli, sicuramente fastidiose ma è bene non reagire con analoga malignità e malizia, piuttosto se ci si riesce usare l’ironia altrimenti tirare dritto limitandosi a un saluto garbato;
  • aggressioni verbali, idem come sopra;
  • aggressioni fisiche, qui le cose si complicano, devo però dire che non ho segnalazioni di qualcuno che le abbia dovute subire;
  • denunce, anche se, in mezzo ai monti, è alquanto improbabile che qualcuno si metta a telefonare alle forze dell’ordine ed è ancora meno probabile che queste ultime si mettano sulle tracce del nudista di turno il quale, ovviamente, non se ne sta fermo ad attenderle;
  • sanzioni (che dopo la depenalizzazione degli atti contrari alla pubblica decenza sono diventate piuttosto pesanti), comunque improbabile per quanto enunciato poco sopra (a seguito della suddetta depenalizzazione i militi delle forze dell’ordine vi devono essi stessi sorprendere nudi).

Fastidio dello zaino e delle scarpe, alias compromesso alla nudità totale

IMG-20170711-WA0006Stante la già detta situazione socio-legislativo-giuridica è al momento impossibile pensare di restare nudi per l’intero tempo di un’escursione (da casa a casa) e questo comporta la necessità di portarsi appresso quantomeno i pantaloncini, ovvero la necessità di disporre di un piccolo ma comunque fastidioso marsupio. Quando l’escursione sale un poco di quota o cresce in durata dovremo avere al seguito maglia e pantaloni lunghi e allora il marsupio non basta più, bisogna passare a un più capiente e fastidioso zaino. Talvolta potremmo anche riuscire a non portarci appresso il vestiario, resta comunque il problema di dove mettere documenti e soldi. Per le scarpe non esiste un problema giuridico, farne a meno è comunque assai difficile. Si vero, c’è chi lo fa, ma servono anni perché si formi sotto i piedi il necessario callo e sono anni di sofferenza, in ogni caso ci si trova limitati in velocità (sono rari coloro che arrivano a correre su qualsiasi terreno), estensione (lunghezza dell’escursione), progressione (complicato se non impossibile saltare, scivolare, eccetera). Alla fine sono ben pochi i casi in cui potremo goderci la più completa nudità, dovremo quasi sempre accettare un pur piccolo compromesso.

Passiamo ora ai ben più numerosi e sostanziosi vantaggi.

Ecologia ed economia

Camminando nudi non si sporcano i vestiti e pertanto si riduce l’uso di acqua e detersivi necessari al lavaggio. Ok, ma ci si deve lavare di più! Si vero, ma fino a un certo punto visto che comunque anche dopo un’escursione vestita la doccia la si deve fare e, in ogni caso, il bilancio delle due cose (risparmi per i vestiti, spreco per il corpo) e pur sempre a favore del risparmio.

Camminando nudi si riduce il consumo dei vestiti che pertanto durano molto più a lungo e si spende assai meno per il loro ricambio.

Confort

Camminando nudi la nostra pelle non è a contatto con tessuti che possono creare fastidiose irritazioni da sfregamento.

Camminando nudi il nostro corpo non è avvolto in qualcosa che possa stringerlo ed ostacolarne il movimento.

Camminando nudi la nostra pelle percepisce anche il minimo soffio d’aria così sentiamo meno il caldo.

Camminando nudi permettiamo ai nostri principali recettori termici, collocati nei genitali, di percepire la corretta temperatura ottenendo un’autoregolazione termica ottimale e sudando solo il necessario, ovvero molto meno di quanto, a pari condizioni di temperatura, avvenga stando vestiti.

Salubrità

Camminando nudi la nostra pelle non è a contatto con tessuti che possono creare allergie.

Camminando nudi il nostro corpo non assorbe sostanze tossiche quali sono quelle contenute nei coloranti per tessuti e rilasciate per effetto della luce, del calore e del sudore.

Camminando nudi la nostra pelle non macera nell’umido del tessuto sudato (per quanto ne dicano i produttori di abbigliamento sportivo, ancora non ho trovato maglie che, specie se a contatto con lo zaino, restino perfettamente asciutte) o bagnato (pioggia, umidità, eccetera).

Camminando nudi sulla nostra pelle non si formano quei funghi e quei batteri provocati dal persistere, specie in ambiente caldo, di tessuti umidi a contatto con la pelle.

DSC_0155Camminando nudi sudiamo solo il giusto. Da sempre la medicina dello sport insegna che è importante sudare (permette al corpo il mantenimento della temperatura ideale) ma che, nel contempo, è altrettanto importante sudare il giusto, ovvero il meno possibile. Sudare il meno possibile vuol dire mettersi addosso il minimo vestiario necessario in ragione della temperatura del momento e quando questa supera un certo livello (non indico un valore preciso perché è condizione molto soggettiva) il minimo vestiario necessario è senz’ombra di dubbio la nudità: testicoli e ovaie devono mantenere una temperatura il più possibile costante ecco quindi che la natura li ha opportunatamente posizionati e/o protetti (le ovaie sono all’interno, i testicoli sono esterni ma avvolti in un dissipatore naturale, lo scroto) e li ha dotati di numerosi e importanti sensori del caldo il cui funzionamento viene negativamente condizionato, se non inibito, innanzitutto dalle mutande ma poi anche dai pantaloni e infine dal vestiario in generale.

Camminando nudi la nostra pelle respira al meglio: per quanto un capo di abbigliamento possa essere traspirante sarà pur sempre un qualcosa in più rispetto alla pelle, indi un qualcosa che altera, in negativo, il normale respiro della pelle.

Camminando nudi, in sostanza, riduciamo l’insorgenza delle malattie alla pelle e ai genitali.

Praticità

Camminando nudi abbiamo bisogno di meno cose al seguito (la pelle è impermeabile, idrorepellente, traspirante e, tutto sommato, anche resistente al vento, l’unico limite è la temperatura) quindi ci bastano zaini più piccoli, ci è così più facile allestirli e peseranno meno sulle nostre spalle (tra l’latro, e si torna sulla salubrità del nudo, uno zaino meno pesante vuol anche dire meno problemi alle spalle e alla schiena, ma indirettamente anche a gambe, ginocchia e caviglie).

Camminando nudi ci manteniamo costantemente asciutti senza bisogno di cambiarci i vestiti, foss’anche la sola maglia.

Camminando nudi possiamo spesso evitare l’utilizzo di mantelle, giacche, pantaloni antipioggia che limitano la mobilità e, per quanto traspiranti siano, fanno sudare.

Camminando nudi qualora dovessimo utilizzare, sopra la nuda pelle, mantella o giacca e pantaloni antipioggia il cammino sarà più agevole che avendo sotto dei vestiti, suderemo assai meno e il sudore evaporerà molto più facilmente.

Camminando nudi riduciamo le fermate per il cambio, l’aggiunta o la rimozione d’abiti.

Inclusione

IMG_20180425_102246Camminando nudi ci sentiamo molto più vicini alla natura che ci circonda e riusciamo ad apprezzarne ogni più esile sentore, vuoi perché la pelle solo da nuda può percepire aria, sole, luce, contatti, vuoi perché l’essere nudi ci rende apparentemente indifesi e di conseguenza la nostra attenzione mentale cresce e sebbene questo le prime volte questo potrebbe risultare disturbante, ma man mano che si prende confidenza diventa la porta d’accesso allo stato d’inclusione nell’ambiente e arriveremo a sentirci montagna nella montagna, eliminando, oltre alle barriere fisiche, anche quelle mentali.

A questo punto dovreste aver compreso le inestimabili qualità del camminare nudi (e del nudo in genere) ed essere pronti a spogliarvi. D’altra parte, però, condizionati e magari intimoriti dalle minacciose o ingiuriose frasi di coloro che preferiscono ignorare piuttosto che conoscere, di coloro che sono chiusi a riccio nelle proprie convinzioni, di quei (pseudo) giornalisti che necessitano di qualcosa che possa movimentare la scarna lettura dei loro scritti, di certi amministratori comunali preoccupati più di mantenere la sedia su cui sono posti che di svolgere il loro vero dovere (garantire a tutti l’opportunità di vivere secondo proprio modello), potreste essere ancora titubanti, avere ancora quelle classiche preoccupazioni che frenano coloro che per la prima volta sentono il desiderio di mettersi a nudo, coloro che, visto altri vivere beatamente nella nudità, vorrebbero provarci a loro volta.

Sono un esibizionista?

Tranquillo, non lo sei: ti sembra logico che un esibizionista si spogli dove la possibilità che qualcuno lo veda è molto bassa o addirittura inesistente? Già, ma se vado con un gruppo vuol dire che altri mi vedono e mi esibisco per costoro! Qui, fintanto che non ti decidi a provare, devi credermi sulla parola: nessuno farà attenzione alla tua nudità e pertanto, ammesso e non concesso che l’esibizionismo possa essere stata la chiave per convincerti a provare la nudità sociale, o ritorni nelle fila dei vestiti (che soli, a seguito del condizionamento sociale, possono restare turbati o sessualmente coinvolti dal tuo nudo e darti quell’eccitazione che solo la reazione da parte degli osservatori può provocare) o ti adegui e la tua nudità, in questo contesto, perde ogni significato esibizionistico.

Sono un guardone?

Anche qui devi credermi sulla parola oppure provarci, in sostanza torniamo alla seconda parte del punto precedente: magari, stante i condizionamenti mentali prodotti dai tabù del corpo e del nudo, inizialmente potrebbe (sottolineo il potrebbe, perché il più delle volte non è così) esserci un più o meno forte impulso a guardare nell’intimo gli altri, ma, se così fosse, una volta immerso nel contesto presto ti accorgerai che, avendo ormai pienamente soddisfatto tutte le tue curiosità e morbosità, della nudità degli altri non t’importa più nulla: tutto normale, assolutamente normale, molto ma molto più normale che stando vestiti quando l’abbigliamento può esaltare certe caratteristiche fisiche e stimolare l’appetito sessuale.

Ma se ci sono bambini?

IMG_4867Tranquillo, come è facilmente osservabile da chiunque:

  • i bambini non badano alla nudità propria e degli altri;
  • i bambini si sentono molto meglio da nudi che da vestiti;
  • il fastidio per il nudo che mostrano molti ragazzi in età scolare e ancor più molti adolescenti non è innato ma si è formato a seguito dei tanti condizionamenti loro indotti attraverso l’azione dei genitori, delle scuole, dei catechisti, della religione, della società in genere;
  • è scientificamente dimostrato che i bambini cresciuti in un contesto nudista diventano adolescenti e adulti immuni ai classici problemi del vestitismo (insoddisfazione del proprio corpo, anoressia, bulimia, eccetera), meno aggredibili da parte di chi sfrutta la nudità per imporre, attraverso il ricatto, le proprie volontà (bulli, ex fidanzati o fidanzate, eccetera) e, ultimo ma non ultimo, sanno difendersi meglio da minori dalla pedofilia e da adulti dalle molestie sessuali in genere.

Sono un pedofilo?

Quanto visto ai punti precedenti dovrebbe aver già azzerato un’eventuale preoccupazione di questo tipo, mentre potrebbe permanere il timore d’essere accusato di pedofilia: il “siete dei pedofili” è un’accusa che, specie sui social dove l’ignoranza e la malvagità imperano, ogni tanto salta fuori. Faccio osservare che siffatta affermazione sconfina certamente nella calunnia o, a seconda di come viene manifestata, nella diffamazione e, quantomeno a fronte di una denuncia (che, bontà nostra, purtroppo mai facciamo), le preposte istituzioni dovrebbero intervenire pesantemente.

Violo la legge?

Ne ho già parlato ma è opportuno rimettere in evidenza questa cosa. La legge italiana non prevede un reato per la nudità pubblica, prevede solo gli atti contrari alla pubblica decenza e gli atti osceni in luogo pubblico, ma poi non specifica quali siano questi atti lasciando al giudice la piena libertà di decidere di volta in volta. Ormai è stato dai giudici di ogni ordine e grado più volte sottolineato il cambiamento di pensiero della società italiana in merito al corpo umano e alla sua nudità, decretando che la nudità del corpo non è, di per sé stessa, più offensiva per la morale e assolvendo, dal 2000 a oggi, tutti coloro che sono arrivati in tribunale.

Tutto bene allora? No, purtroppo i giudici hanno aggiunto delle precisazioni che, di fatto, pongono delle condizioni limitanti:  la nudità non è di per se stessa illecita purché venga attuata in zone all’uopo demandate (bah, mi pare evidente), in zone ove la stessa da tempo viene praticata (purtroppo senza dare un valore temporale a questo tempo e ciò ha consentito a comuni come quello di Manerba del Garda di emettere ordinanza di divieto sebbene fossero alcune decine d’anni che in zona si stava nudi) o in zone isolate poco frequentate. L’ultimo punto verrebbe a sostegno della liceità dell’escursionismo in nudità senonché è stato espresso solo da alcuni giudici e non ribadito dalla Cassazione, motivo per cui resta aperto l’interrogativo.

Detto questo possiamo comunque osservare che, con riferimento all’escursionismo, non solo ci troviamo distanti dai centri abitati e quindi dagli uffici delle forze dell’ordine, ma saremo anche su percorsi poco frequentati o addirittura su terreno vergine per cui la possibilità d’incontrare qualcuno che possa rivolgersi alle forze dell’ordine è remota e anche ammesso che lo faccia è assai improbabile che i militi si sobbarchino la fatica e la spesa di mettersi in cammino o di levarsi in volo alla nostra ricerca, potrebbero attenderci in qualche punto dove arriva una strada, ma noi ci saremo già vestiti per cui nulla potranno imputarci (dopo la depenalizzazione del reato di atti contrari alla pubblica decenza bisogna che i militi ci colgano sul fatto). Resta la possibilità d’incontrare le guardie forestali o, se siamo all’interno di qualche parco, i guardia parco, beh in sessant’anni di montagna non li ho mai incontrati e poi possiamo comunque giocarci la carta del territorio isolato e poco frequentato, citando le varie sentenze favorevoli e ribadendo che in tale situazione le denunce sono state stralciate già in Pretura con la motivazione che il fatto non sussiste.

“Si sta faticando per far capire quanto, ai fini della sicurezza, sia importante il corretto abbigliamento, parlare di escursionismo in nudità non è una forte contraddizione?”

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Trattasi di un’obiezione che mi è stata direttamente formulata dall’editore di una rivista di montagna a cui avevo mandato un mio articolo sull’escursionismo in nudità. La sicurezza è di certo l’aspetto che porta più punti al vestiario che al nudo, ma la montagna non è sempre ambiente ostile. Se d’inverno molti possono essere i pericoli oggettivi che possono spesso (ma non sempre) indurci a non togliere il vestiario, d’estate le cose cambiano considerevolmente e nella maggior parte delle situazioni il vestiario non apporta nulla alla sicurezza: se mi cade un sasso in testa non sarà certo l’essere vestito ad evitarmi il trauma, se scivolo e cado in un dirupo il vestiario non mi eviterà contusioni e fratture, se sbatto un ginocchio contro una pietra l’avere o meno indosso i pantaloni non mi allevia la contusione, se metto male un piede l’essere vestito non può certo evitarmi la distorsione della caviglia e via dicendo. D’altra parte l’escursionista che vuole camminare nudo si porta comunque al seguito tutto il vestiario necessario e andrà ad indossare quanto la situazione del momento richieda.

L’esistenza di situazioni limitanti non rende impossibile il mettersi a nudo, determina solo la necessità di valutare tali situazioni e adattarsi alle stesse in modo opportuno. Avviene così per qualsiasi forma di abbigliamento e attrezzatura: nessuno si sogna di partire da casa calzando i ramponi perché da qualche parte nel monte ci sono i ghiacciai, nessuno si sogna di mantenere indosso abiti pesanti perché da qualche parte dell’alpe potrebbe esserci una violenta bufera, nessuno si sogna di tenere in permanenza nello zaino tutto l’abbigliamento e tutta l’attrezzatura esistente, tutti insistono piuttosto sull’opportunità e la necessità di selezionarli di volta in volta in ragione della località scelta, delle previsioni meteo, della stagione e via dicendo. Perché, quindi, escludere dal novero dell’equipaggiamento lo stadio della nudità? Tutti oggi esaltano la regola dell’abbigliamento a cipolla, orbene non è forse il nudo lo stadio finale della cipolla? Ecco, non c’è nessuna contraddizione tra il propagandare la sicurezza in montagna e l’andarci nudi: in alcune situazioni è necessario stare vestiti, in altre può essere indifferente essere vestiti o nudi, in molte la nudità è l’abbigliamento migliore anche dal punto di vista della sicurezza!

Temo di provare imbarazzo!

Sono sicuro che siano state tante le situazioni che inizialmente vi hanno messo in imbarazzo (colloqui di lavoro, visite mediche, al ristorante, dovendo parlare in pubblico, esami e via dicendo) eppure le avete comunque affrontate e continuate a farlo. In molti casi il reiterarsi della situazione ha determinato la sparizione dell’imbarazzo, ovvero la vostra crescita emotiva e psicologica. Bene, stando nudi otterrete di certo questo benefico effetto e in un tempo assai minore di quello di tutte le altre situazioni imbarazzanti. Allora perché negarsi una tale possibilità di crescita personale? Perché negarsi la soddisfazione di un cammino più agevole, libero e salutare solo per la paura di provare un poco di imbarazzo alla prima esperienza? Si alla prima, perché vi garantisco che basteranno pochi minuti per superare l’eventuale imbarazzo.

Proverò fastidio per il pene ciondolante!

Vi danno fastidio le braccia a ciondoloni? No, sicuro che no, ci siete abituati e non gli date più peso. Lo stesso avviene per il pene, si forse alla prima esperienza potreste inizialmente sentirvelo sbattere ritmicamente sulle cosce, ma durerà pochissimo: la concentrazione sul cammino e l’abitudine alla sensazione faranno svanire l’eventuale fastidio per sempre.

Non voglio da vecchio trovarmi lo scroto allungato! Non voglio da vecchia trovarmi le tette flaccide e cascanti!

Invero questa obiezione mi è stata fatta una sola volta, in riferimento al correre nudi e, udite udite, da un nudista, in ogni caso se l’ha pensata uno potrebbero pensarla alti per cui…

Mi dispiace ma sono cose che succederanno comunque:

·         lo scroto non ha muscoli che si possano mantenere tonici;

·         le mammelle hanno dei muscoli che caso mai vengono mantenuti tonici proprio dalla nudità, mentre il reggiseno li “atrofizza” e anticipa la flaccidità delle mammelle.

Come la mettiamo per l’igiene? Potrei ottenerne certe malattie?

nuebam1Partiamo da una precisazione fondamentale: i genitali sono le parti più pulite di tutto il nostro corpo, eventuali contatti con tali zone sono, di regola, assolutamente immuni da problemi sanitari. Certo se qualcuno ha delle malattie veneree il discorso cambia, è altresì evidente che costoro saranno sicuramente indotti ad una maggiore attenzione, attueranno un’igiene personale più minuziosa o addirittura rinunceranno alla nudità fino alla guarigione. Per altro chi sta nudo pone sempre un telo sopra le eventuali sedute. Contatto con gli agenti patogeni esterni, quali sabbia, erba, pietre, batteri vaganti nell’aere? Come tutti i medici ripetono in continuazione l’abitudine diffusa dalla pubblicità degli igienizzanti è invero più dannosa che utile: il nostro corpo è di sua natura ben capace di autodifendersi da tali agenti patogeni, perde tale proprietà proprio a causa dello stare vestito e quando lo abituiamo ad un ambiente quasi sterile. La nudità mantiene al massimo livello l’efficienza del nostro corpo anche in relazione alla sua capacità di autodifendersi dagli agenti patogeni. Altrettanto errata è la convinzione che l’assenza delle mutande porti inevitabilmente al varicocele, in realtà non sussiste un diretto legame tra le due cose: è consigliato l’uso delle mutande in presenza della malattia al fine di favorire la guarigione, ma questo non vuol dire che siano le mutande a impedirne la formazione o che sia la nudità a provocarla.

Potrei scottarmi!

Il sole in montagna è meno filtrato ed è pertanto assai facile procurarsi delle scottature, però esistono le creme solari con altissimi livelli di protezione, siamo a fattori di schermatura quasi totale. Problema azzerato, bisogna solo scegliere una crema resistente al sudore, usarne un poco di più, stare attenti a spalmarla per bene ovunque e ripetere l’applicazione con una certa frequenza (dipendente dal proprio fototipo e dalla propria abbronzatura, quest’ultima di certo favorita in chi cammina nudo).

Ma non avrò freddo?

Come già detto nello zaino abbiamo sempre tutto quello che ci potrebbe servire per proteggerci dalle intemperie, ivi compreso quello che serve per il freddo. Problema risolto!

Potrei essere morso dalle vipere?

IMG_20170604_150423Considerando le abitudini di questi animali (cacciatori notturni che di giorno se la dormono beatamente al sole andando praticamente in catalessi; animali schivi che si allontanano al primo debole segnale della nostra presenza, quali le vibrazioni prodotte dal nostro camminare o parlare) e basandomi sulla personale esperienza di tantissimi anni di montagna durante i quali di vipere ne ho viste diverse (in un caso ne avevo almeno una trentina attorno a me e sono stato impunemente seduto in mezzo a loro per una mezz’ora) è sicuramente un problema più teorico che reale, in ogni caso identico andando in montagna vestiti: le vipere non volano e non saltano, se le calpestate possono alzarsi arrivando al massimo all’altezza della caviglia dove anche da nudi avrete la calza a proteggervi; le vipere si arrampicano sui muri e sulle rocce rotte, talvolta sugli alberi, ma non lo fanno sui cespugli, sono solo barzellette quelle di persone morse ai genitali mentre urinavano; se infilate le mani in possibili loro tane l’essere vestiti certo non fa differenza; prima di sedervi nudi nell’erba alta avrete adagiato a terra un telo o una giacca provocando l’allontanamento dell’eventuale vipera, molto più facile sedersi su una vipera da vestiti che da nudi.

Per approfondire la questione potete leggere il mio specifico articolo “Nudismo e… vipere!

E le zecche?

Serissimo problema questo, specie per quelle zone dove tali insetti risultano infetti e, quindi, potenziali portatori di malattie anche gravi (Morbo di Lyme e Tbe in particolare). D’altra parte salvo scafandrarsi ermeticamente le zecche si attaccano ai nostri vestiti e risalendo lungo gli stessi prima o poi uno spiraglio per arrivare alla nostra pelle lo trovano, fosse anche quando i vestiti li dobbiamo (e prima o poi dovremo pur farlo) togliere per cambiarci o andare a letto. Tant’è che molti si sono trovati addosso anche un elevato numero di zecche pur essendo stati vestiti di tutto punto, io stesso mi sono trovato una zecca all’inguine ed ero vestito. Va anche detto che le zecche infette sono presenti solo in limitate zone dell’Italia, che le zecche in genere le si trovano solo in ambienti umidi e ombreggiati, che vivono solo nella fascia altimetrica che va dal livello del mare ai millecinquecento metri (anche se ultimamente sono state reperite fino a duemila metri), che la trasmigrazione dall’erba all’uomo avviene solo da aprile a giugno o nel primo autunno, che ci sono 24 ore di tempo (dal morso) per rimuovere la zecca in sicurezza, che da nudi le possiamo rimuovere praticamente subito: la zecca è nera mentre la nostra pelle è sostanzialmente molto più chiara, se dopo aver attraversato una zona di erba alta o di felci o di cespugli ci fermiamo e ci diamo una controllatina la vediamo subito (specie se non siamo da soli e possiamo farci controllare da un compagno) e… zacchete immediatamente e facilmente rimossa.

Ho timore che degli insetti possano penetrare nei miei orifizi!

Più spesso messo in gioco dalle femmine che dai maschi, posso solo garantirvi che, per quanto riguarda gli orifizi genitali, si tratta di una preoccupazione assolutamente infondata; gli altri orifizi (orecchie, narici, occhi, bocca) sono comunque accessibili anche da vestiti.

Conclusione

0891_ph. alberto quaresmini_edSpesso ragioniamo in funzione di condizionamenti e abitudini che ci sono state indotte dalla società o dai leader sociali e ci dimentichiamo di valutare le cose con obiettività e oggettività, ovvero analizzando a tutto tondo le questioni. Un senso unico sempre in agguato, un senso unico che invece di migliorare la società tende a renderla sempre più schiava e sottomessa al volere di pochi: il nudo infastidisce qualcuno, il nudo è stato da qualcuno dichiarato osceno, il nudo è per qualcuno peccato, il nudo è per qualcuno reato, per cui il nudo, sebbene possa essere la miglior cosa per molte questioni sociali, educative, ecologiche, mediche, non va preso minimamente in considerazione. Così il nudo non viene preso in considerazione dai ricercatori delle case produttrici di abbigliamento sportivo, non viene preso in considerazione dai medici e dai salutisti, non viene preso in considerazione dai tecnici dello sport, alla fine finiamo col fondare le nostre opinioni sulla base di ricerche e affermazioni di fatto falsate da un preconcetto, dal non aver preso in considerazione il tutto, dall’aver tralasciato l’analisi del nudo. Una risorsa sprecata!

Nessuno nega che anche da vestiti la montagna sia pur sempre bella, lasciatemi comunque affermare che nudi è certamente meglio. Purtroppo lo potete sperimentare e comprendere solo provandoci, purtroppo il vostro corpo e la vostra mente sono fortemente condizionati allo stato di vestito e la prima volta le sensazioni potrebbero essere pressoché simili a quelle provate da vestiti, datevi il tempo necessario a recuperare lo stato innato e permettervi di percepire la differenza, è un tempo variabile da persona a persona, possiamo comunque quantificarlo da pochissimi minuti a qualche escursione.

Nudi è normale, convincetevene, poi che ognuno faccia la sua scelta, l’importante è che chi sceglie di stare vestito rispetti la scelta di chi decide di stare nudo e gli permetta di farlo senza limitazioni di spazio e di tempo, così come questi ultimi di certo rispettano la scelta di chi preferisce stare vestito e gli permettono di farlo senza limitazioni di spazio e di tempo

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Continua in…  Alimentazione e idratazione


Riepilogo globale della serie Camminare in montagna (con qualche infiltrazione dovuta alla natura stessa dei motori di ricerca)

Camminare in montagna – Abbigliamento: integrazione


Prosegue da… Abbigliamento


Nel precedente articolo di questa serie, parlando di abbigliamento, la complessità e vastità dei contenuti mi ha fatto dimenticare un’utile precisazione: che differenza c’è tra l’abbigliamento da corsa, quello da trail e quello da escursionismo? Ecco, allora, questa integrazione per rimediare.

Corsa vs Trail vs Escursionismo

Abbigliamento da corsa

0043_ph. carla cinelli_edI capi da corsa sono progettati considerando che verranno principalmente utilizzati in un ambiente antropizzato dove all’occorrenza è facile trovare riparo, per distanze anche lunghe (i 42km della maratona) ma sempre con tempi di attività sostanzialmente brevi (due o tre ore) , in una situazione di continua intensa attività fisica e con assistenza esterna estesa (un punto di rifornimento ogni pochi chilometri). Dato il contesto sono realizzati per essere il più leggeri (ogni grammo in più incide negativamente sulla velocità) e sottili (per essere riposti in uno spazio limitatissimo, ad esempio il palmo di una mano) possibile. Queste specifiche caratteristiche se da una parte li rendono molto comodi anche nelle escursioni in montagna, dall’altra li fanno poco adatti a proteggere dal freddo in una situazione di attività poco intensa, quale il cammino, o, peggio, in assenza di attività, quali le fermate contemplative e le soste.

Abbigliamento da trail

0548_ph. carla cinelli_edSono capi derivati direttamente da quelli da corsa ma modificati per supportare le specifiche esigenze del trail (attività che condivide e unisce le finalità della corsa a quelle dell’escursionismo), ovvero ambiente poco o nulla antropizzato (il trail contempla la montagna ma anche altri ambienti quali i deserti e le foreste) per cui sempre solitario e talvolta anche critico dove può essere assai difficile trovare un riparo alle intemperie o al freddo, lunghe distanze (anche qualche centinaio di chilometri), da uno a più giorni consecutivi (tipicamente comprensivo di una o più notti), attività fisica discontinua ma pur sempre intensa e priva di soste / lunghe fermate all’aperto, con assistenza esterna minima (una base sopravvivenza al giorno per un breve riposo, rari punti di rifornimento) o addirittura assente (vedi allenamenti o rambo trail). In ragione di questo, pur mantenendo le prerogative di leggerezza e minimo spessore, i capi da trail sopportano meglio lo sfregamento con lo zaino arrivando anche a dare specifica protezione dallo stesso (vedi le magliette con collo alto), dispongono di molte tasche alcune delle quali appositamente studiate per tenere a portata di mano barrette e gel energetici, danno protezione termica anche a bassa intensità di lavoro (cammino). Resta pur sempre critica la protezione termica ad attività nulla e, nel caso di utilizzo escursionistico, vanno pertanto integrati con le necessarie dotazioni di emergenza, specie per le escursioni in alta montagna, invernali o in ogni situazione in cui siano possibili basse temperature (sotto i dieci gradi).

Abbigliamento da escursionismo

Portamento dello zainoCerto l’esigenza di ottimizzare le catene produttive sta portando sempre più verso una sostanziale identicità dei capi, per ora, però, le differenze sono ancora evidenti (e in parte forse lo saranno sempre). L’escursionismo prevede anche lunghe fermate contemplative e ancor più lunghe soste per pranzare, ovvero lunghi momenti di attività nulla dove solo l’abbigliamento può riparare la persona dal freddo. In montagna, inoltre, le temperature possono repentinamente mutare anche di molti gradi e anche più volte al giorno, non è pensabile obbligare l’escursionista ad avere nello zaino diversi capi, uno per ogni situazione, pertanto si realizzano capi che possano consentire l’adattamento ad un range di temperature più ampio rispetto a quello gestito dai capi da corsa e trail: tessuti più spessi (e pertanto meno traspiranti), trattamento di idrorepellenza esteso anche al secondo strato (o addirittura al primo), cerniere a tutta lunghezza, stringhini vari per stringere o allargare il capo, cappucci incorporati con alloggiamento nel colletto, eccetera. Ne consegue che il peso di questi capi è sensibilmente maggiore, che per il trasporto necessitano di contenitori più voluminosi (zaini di ampie dimensioni e, quindi, a loro volta ben più pesanti). Aggiungiamoci che spesso i capi da escursionismo sono ricchi di non sempre realmente necessari accessori quali i capienti tasconi sulle cosce (utili per tenere a portata di mano carte topografiche o relazioni) che ne incrementano ulteriormente il peso.


Continua in…  Il nudo


Riepilogo globale della serie Camminare in montagna (con qualche infiltrazione dovuta alla natura stessa dei motori di ricerca)

 

Camminare in montagna – Abbigliamento


Prosegue da… Tecnica della corsa


Affinate le tecniche pratiche, prima di trattare l’allenamento e poi gli aspetti tecnico-formali (cartografia eccetera), è opportuno parlare dell’abbigliamento, un elemento trattato nell’ambito di molti degli articoli sulla montagna, eppure mai eviscerato fino in fondo, mai esaminato sganciandosi da quello che la convenzione sociale imperante definisce come opportuno, mai analizzato al di là dei condizionamenti e/o di quanto ricerche interessate abbiano studiato e indotto a pensare.

Scan_Pic0010Ai tempi delle mie prime escursioni (anni ’60) si usavano due soli capi: la camicia, rigorosamente di lana a grossi quadrettoni, e i pantaloni alla zuava, anch’essi in lana oppure in un assurdo fustagno a larghe coste; qualcuno, onde evitare il prurito provocato della lana a contatto diretto con la pelle, aggiungeva la classica canottiera utilizzata tutti i giorni. Quando la temperatura scendeva al punto in cui il camicione da solo non bastava, ci s’infilava sopra il maglione di grossa lana infeltrita che arrivava a tenere anche le nevicate e solo in caso di pioggia o tormenta veniva sostituito dalla giaccavento, da quelle più leggere con imbottitura sintetica a quelle più pesanti, dette piumoni, imbottite in pregiato piumino d’oca; nei casi più estremi, quali l’inverno e le altre quote, giaccavento e maglione talvolta si abbinavano fra loro. Nelle giornate calde e afose i pantaloni restavano rigorosamente gli stessi mentre la camicia spariva nello zaino e la grande maggioranza degli uomini si metteva a torso nudo mentre le donne restavano in maglietta o canottiera, anche se alcune osavano togliersele per restare con il solo reggiseno.

IMG23 - Sosta 3Alcuni anni dopo la contestazione giovanile coinvolse anche l’abbigliamento di montagna e così sparirono le canottiere, i camicioni di lana, i pantaloni alla zuava e i grossi maglioni per lasciare posto alle magliette, ai pantaloni lunghi, a maglioni più sottili (maglioncini), mentre permaneva il torso nudo per le giornate calde estendendosi anche alle donne (alcune donne) e restava identica la quantità e la sovrapponibilità dei capi. Negli anni a seguire l’avvento di nuovi tessuti (più sottili, più traspiranti e più idrorepellenti) iniziò a modificare il modo di utilizzare l’abbigliamento e introdusse il concetto del vestirsi a cipolla, ovvero di utilizzare tanti strati di vestiario sovrapponibili fra loro al posto di pochi pesanti elementi solo parzialmente sovrapponibili. Sotto l’effetto dei nuovi tessuti, ma, a mio parere, anche per motivazioni ben più sottili e nascoste (in primis il condizionamento pubblicitario e le sue diverse conseguenza quali, ad esempio, disaffezione verso il corpo, una pudicizia di ritorno, un inconsulto fastidio verso gli umori corporali), dagli anni novanta in poi torso nudo e reggiseno divennero sempre meno presenti fino a scomparire quasi del tutto.

IMG_0860Oggi il numero di capi, anche (o soprattutto) grazie alle corse in montagna e ai trail, si è ulteriormente affinato e abbiamo un’ampia diversificazione di strati, alcuni utilizzabili a sé stanti o in abbinamento con gli altri, alcuni studiati per essere usati esclusivamente sopra i primi. In merito al torso nudo qualcosa si ripropone nell’ambito della corrente di runner minimalisti che, però, coinvolgono quasi esclusivamente le corse in montagna, per il resto la situazione rimane immutata, anzi, per certi versi è anche peggiore visto che, IMG-20170711-WA0006secondo le opinioni inculcate e rincalzate dalle presunte (in quanto più che altro fatte per dimostrare una tesi prestabilita) ricerche delle case produttrici di tessuti e abbigliamento sportivo, i moderni capi d’abbigliamento, in particolare le maglie, sarebbero ben più efficienti della pelle nuda: garantirebbero non solo la perfetta evaporazione del sudore, ma addirittura una sua riconversione in energia. Sinceramente posso dire che, pur avendo utilizzato capi tecnici da corsa e da trail di vario tipo e marca, da quelli economici a quelli più costosi, mi sono sempre trovato con la pelle quantomeno umida e il vestiario fradicio di sudore; meno che meno ho percepito un recupero energetico, caso mai tale recupero l’ho percepito, e anche alla grande, levando tutto l’abbigliamento: volenti o nolenti il corpo umano è fatto per stare nudo e solo da nudo funziona al meglio (“Difendersi dal caldo: evidenza oggettiva!”).

Caratteristiche essenziali

Nel seguito dovrò utilizzare alcuni termini tecnici per fare riferimento a specifiche e importanti caratteristiche degli indumenti, vediamo, pertanto, quali sono e cosa significano. Osserviamo che quanto segue è riferito ai test effettuati sul tessuto, sui capi finiti agiscono altri fattori (design, aperture, cerniere, cuciture, saldature) che possono alterare anche sensibilmente il risultato pratico (confort).

(Fonte principale “Prezzi $alute”)

Traspirazione

Con il termine di traspirazione ci si riferisce alla capacità di un tessuto di lasciar disperdere il vapore acqueo generato dal corpo della persona che indossa il capo: maggiore è la dispersione, maggiore è la traspirazione. Questa caratteristica è determinata dalla dimensione dei pori del tessuto: più sono grandi (rispetto alla dimensione di una goccia di vapore) maggiore è la traspirabilità del tessuto. Per dare una valutazione di tale proprietà si utilizzano due metodi: MVTR o WVTR (quantità di vapore acqueo che attraversa un metro quadro di tessuto in ventiquattro ore) e, secondo lo standard ISO 11092, RET (resistenza evaporativa; più è bassa meglio è). Usando MVTR più il valore è alto più il tessuto è traspirante, il valore minimo per una traspirazione efficiente è quello di 18000g/mq/24h. Usando RET più il valore è basso più il tessuto è traspirante e si fa riferimento alla seguente tabella:

• RET minore di 6, tessuto estremamente traspirante;
• RET da 7 a 13, tessuto molto traspirante;
• RET da 14 a 20, tessuto traspirante;
• RET da 21 a 30, tessuto poco traspirante;
• RET maggiore di 30, tessuto non traspirante.

Resistenza al vento

È la capacità di un tessuto di ostacolare il passaggio dell’aria ed è determinata dalla struttura della fibra: forma, intreccio, dimensione e numero dei pori. Si determina misurando la permeabilità all’aria del tessuto, viene valutata in litri al metro quadro per secondo (l/mq/s) ed è espressa, secondo la norma DIN EN ISO 9237, in CFM:

• CFM uguale a 0 (zero), protezione totale
• CFM da 1 a 5, protezione molto alta
• CFM da 6 a 60 protezione abbastanza buona
• CFM oltre il 60 protezione scarsa

Protezione UV

Tutti la conoscono in relazione i filtri solari per la pelle, molti ormai dovrebbero sapere che riguarda anche gli occhiali da sole, pochi forse sanno che è utilizzata anche per l’abbigliamento, specie per cappellini e magliette. Importante in alta quota, può comunque tornare utile anche a quote minori, specie per chi abbia un fototipo basso (tre o meno). Viene misurata in UPF (fattore di protezione ultravioletti):

• UPF sotto il 14, protezione assente o scadente;
• UPF da 15 a 24, protezione buona;
• UPF da 25 a 39, protezione molto buona;
• UPF maggiore di 40, protezione eccellente.

Un capo anti-UV deve avere un UPF uguale o maggiore di 40 e lo si può facilmente identificare in quanto riporta in etichetta il simbolo di un sole giallo, la scritta EN 13758-2 e il valore UPF.

Idrorepellenza

Con il termine di idrorepellenza s’intende la capacità di un tessuto di far scivolare sulla sua superficie l’acqua senza assorbirla; in pratica l’acqua forma sulla superficie del tessuto delle goccioline sferiche che rotolano via. L’idrorepellenza può essere intrinseca in un dato tessuto oppure ottenuta (migliorata) mediante un trattamento sulla parte esterna del tessuto, in questo caso viene identificato con la sigla DWR (Durable Water Repellent). L’idrorepellenza da trattamento non è permanente e, pertanto, va rinnovata, ogni tre o massimo cinque lavaggi del capo, ponendo il capo per venti minuti nell’asciugatrice o usando un ferro da stiro (media temperatura, senza vapore, asciugamano tra ferro e tessuto); quando tale operazione non sortisce più un buon effetto (le gocce d’acqua non sono più sferiche) si può applicare un nuovo trattamento mediante appositi prodotti, disponibili in bombolette spray o come liquido da disciogliere nell’acqua di lavaggio. L’idrorepellenza si valuta in base alla norma UNI EN 24920/93 e il valore viene espresso con un indice ISO da 1 (scadente) a 5 (ottima).

Impermeabilità

L’impermeabilità non è un sinonimo di idrorepellenza bensì è la capacità di un tessuto di resistere alla pressione di una colonna d’acqua, più la colonna è alta, ovvero la pressione è maggiore, più il tessuto è impermeabile. L’impermeabilità è una proprietà intrinseca del tessuto ed è determinata dalla dimensione dei suoi pori: affinché il tessuto possa ritenersi impermeabile tale dimensione dev’essere minore di quella della goccia d’acqua e più i due valori si discostano maggiore è l’impermeabilità. Il valore di impermeabilità è dato in millimetri, ovvero l’altezza della colonna d’acqua sopportata:

• Inferiore a 1000mm, impermeabilizzazione scarsa;
• da 1000 a 1999mm, impermeabilizzazione sufficiente;
• da 2000 a 3999mm, impermeabilizzazione buona;
• da 4000 a 7999mm, impermeabilizzazione ottima;
• sopra gli 8000mm, impermeabilizzazione eccellente.

Impermeabilità vs idrorepellenza vs traspirabilità

I capi idrorepellenti (Soft Shell) sono più leggeri e traspiranti di quelli impermeabili, pertanto risultano più adatti alle condizioni di tempo incerto e alle temperature miti o calde. I capi impermeabili (Hard Shell) sono più pesanti e meno traspiranti di quelli idrorepellenti, pertanto sono più adatti alle condizioni di mal tempo esteso e alle basse temperature. Al fine di migliorare il confort dell’utilizzatore le case produttrici hanno sviluppato tessuti e metodiche per ottenere indumenti che offrano sia impermeabilità che traspirabilità:

• induzione (fonte Decathlon), ovvero applicazione all’interno del tessuto di una specie di pasta che ne va a occludere i pori; meno costosa delle successive metodiche ma soggetta a deperimento e a danni da sfregamento (viene applicata una fodera a protezione della spalmatura);
• laminati idrofobi microporosi senza rivestimento di poliuretano, sono i più traspiranti;
• laminati idrofobi microporosi con rivestimento di poliuretano, meno traspiranti dei precedenti ma con una maggiore impermeabilità;
• membrane idrofiliche, prive di pori penalizzano la traspirabilità ma hanno una maggiore durata nel tempo e danno maggiore protezione dal vento.

Laminati e membrane si possono utilizzare da soli, saldati su un tessuto o inseriti tra due strati di tessuto.

Suddivisione dei capi

Fatte le debite premesse passiamo, tralasciando la tipica e autoesplicativa distinzione tra abbigliamento per l’uomo, per la donna e per il bambino / la bambina, all’analisi dettagliata dell’abbigliamento, precisando che, non essendoci una terminologia perfettamente standardizzata, utilizzerò i termini che mi sembrano più appropriati e chiari. La prima classificazione che prendo in considerazione riguarda la collocazione dell’abbigliamento sul nostro corpo e individua tre zone tra le quali può esserci una parziale e talvolta (freddo e/o vento) utile sovrapposizione.

Estremità

Indumenti che servono a coprire e proteggere testa, viso, collo, mani e piedi. La testa, anche se non ce ne rendiamo conto, disperde buona parte del nostro calore per cui con il caldo, salvo eventuali problemi di insolazione che vanno assolutamente previsti e gestiti (possono causarci danni anche gravi o addirittura la morte), è bene lasciarla libera mentre con il freddo va opportunamente coperta. Le mani e i piedi, in particolare le dita, sono irrorate con una minore quantità di sangue e pertanto sono particolarmente sensibili al freddo, un problema da gestire assolutamente con opportuno anticipo (può diventare lungo e doloroso riportarle in temperatura) e con coperture adeguate. Meno problemi ci sono dati dal viso anche se condizioni estreme (inverno, alta quota, bufere di neve, forte vento) potrebbero richiedere una sua più o meno ampia protezione.

Parte alta

Indumenti che servono a coprire e proteggere busto, zona addominale/dorsale e braccia. A parte le braccia (che sopportano bene sia il caldo che il freddo), questa zona è molto sensibile ed è quella che, in caso di necessità, il nostro sistema di autodifesa tende a proteggere di più (togliendo sangue alle estremità in caso di freddo intenso o spostandolo in periferia in caso di eccessivo calore): è necessaria la massima attenzione sia nella scelta dei capi che nel loro utilizzo.

Parte bassa

Indumenti che servono a coprire e proteggere genitali, glutei e gambe. È la parte meno sensibile agli agenti atmosferici, tant’è che quasi sempre la proteggiamo meno delle altre. Un appunto è necessario farlo in merito ai genitali: dal momento che testicoli e ovaie necessitano di una temperatura che vari di pochissimo del nostro valore medio, nello scroto e nella vulva trovano posto un buon numero di recettori termici, coprirli vuol dire alterarne inevitabilmente e negativamente la funzionalità.

Come seconda distinzione abbiamo, specie per gli indumenti da corsa o trail, un’utilissima, anche se spesso approssimativa, classificazione in base alla temperatura d’utilizzo del capo (tralascio quelle evidenti utilizzate da alcuni produttori: estate, autunno, primavera, inverno).

Per il caldo

Capi ad utilizzo prettamente estivo in condizioni di bel tempo e/o temperatura percepita (tratterò più avanti la delicata questione della temperatura percepita i cui effetti possono variare da persona a persona) superiore ai diciotto gradi centigradi. Sono comunque utilizzabili, a seconda della propria resistenza al freddo, anche a temperature minori, nelle stagioni intermedie o persino in inverno, magari in due o tre strati di tessuto con intercapedini d’aria che aumentano l’isolamento e il confort. I colori chiari sono preferibili a quelli scuri, vuoi perché scaldano molto meno, vuoi perché rilasciano meno tossine: studi recenti hanno dimostrato che le tinte, soprattutto (paradossalmente) quelle usate nell’abbigliamento tecnico sportivo, contengono, in misura direttamente proporzionale all’intensità del colore, sostanze velenose che vengono rilasciate per effetto del calore, della luce e del sudore.

Per il fresco

Capi da utilizzarsi prevalentemente nelle giornate più fresche (temperatura percepita tra i dieci e i diciotto gradi centigradi) e nelle stagioni intermedie, eventualmente utilizzabili come rinforzo ai capi invernali o come ausilio di emergenza per le uscite estive.

Per il freddo

Capi ad utilizzo prevalentemente invernale, eventualmente da porsi nello zaino anche negli altri mesi dell’anno ogni qual volta, per la quota dell’uscita o per le condizioni meteo particolarmente avverse, si prevedano temperature piuttosto basse (sotto i dieci gradi centigradi).

Alcune case danno indicazioni più dettagliate sui limiti di utilizzo in ragione della temperatura:

  • Per temperature sopra i
  • Per temperature da a
  • Per temperature sotto i

Terza e ultima classificazione è quella riferita alla collocazione nella stratificazione.

Strato interno

Composto da tutti quei capi che sono appositamente studiati e realizzati per potersi indossare a diretto contatto con la pelle, ovvero l’intimo e buona parte delle maglie e dei pantaloni. Estremamente sottili, leggerissimi (sia in protezione termica che in peso) ed elastici, aderiscono perfettamente al corpo arrivando ad assumere la conformazione di una seconda pelle. Tessuti e tessitura agevolano l’assorbimento del sudore, il suo trasferimento dal lato interno (a contatto con la pelle) a quello esterno (a contatto con l’aria) e, infine, la sua evaporazione (fondamentale non tanto per mantenere asciutta la maglia, quanto per garantire l’adeguata termoregolazione). I capi compressivi, utilizzati nel settore della corsa e del trail, sono strutturati in modo da contenere le vibrazioni della muscolatura riducendo così l’affaticamento, i dolori e i microtraumi.

Strato interno termico

Simile al precedente ma caratterizzato da tessuti che offrono una maggiore protezione dal freddo. In genere si sostituiscono ai capi dello strato interno normale. Avendo uno spessore e un peso maggiore possono risultare meno comodi e confortevoli.

Strato intermedio

Composto da tutti quei capi di abbigliamento studiati e realizzati per collocarsi sopra lo strato a pelle al fine di integrarne la protezione senza alterarne la traspirabilità e l’elasticità. Pur sempre sottili e leggeri (in peso), in genere sono meno elastici e aderenti dello strato interno; alcuni sono talmente confortevoli da poter essere utilizzati anche a pelle (in effetti è a volte difficile classificare un capo come interno o intermedio). Mantengono, anche se talvolta in modo meno accentuato, le proprietà di trasferimento ed evaporazione del sudore.

Strato intermedio termico

Simile al precedente ma caratterizzato da tessuti che offrono una maggiore protezione dal freddo. Sostituiscono lo strato intermedio normale e sono utili per evitare l’utilizzo dello strato interno termico, che, come detto, può in alcuni casi risultare poco confortevole a contatto con la nuda pelle.

Strato esterno

Composto da tutti quei capi studiati e realizzati per rispondere a determinate e specifiche esigenze supplementari.

  • Strato esterno termico: pesanti e spessi sono pensati per situazioni di temperature percepite molto basse (prossime o inferiori allo zero) con assenza di vento, pioggia o neve; mantengono una buona traspirabilità.
  • Strato ibrido: molto utili in condizioni di variabilità e incertezza atmosferica sono simili ai precedenti con in più una parziale protezione dal vento, dalla pioggia (idrorepellenti ma non impermeabili) e dalla neve; ovviamente la traspirabilità decade.
  • Strato antivento: capi generalmente elastici e avvolgenti studiati e realizzati per proteggere dai forti venti, talvolta sono anche idrorepellenti, raramente impermeabili e comunque in modo leggero; la traspirabilità è ovviamente molto minore dei precedenti strati; la protezione termica è talvolta limitata e in tal caso vanno assolutamente abbinati a capi degli strati termici.
  • Strato antipioggia: capi decisamente più rigidi e meno aderenti, i migliori hanno inserimenti elasticizzati e/o preformati nelle zone di articolazione del movimento (ginocchio, ascella, gomito); quasi o totalmente impermeabili sono poco o nulla traspiranti, a questo le case produttrici cercano di rimediare collocando sul capo opportune finestre di aerazione o inserti di materiale traspirante, ovviamente in zone dove la pioggia non arriva direttamente (ascelle, retro ginocchio) o sovrapponendovi un’ala impermeabile (attenzione ai capi che usano finestre di aerazione collocate sulla schiena: con lo zaino si occludono ed è come non averle); la protezione termica è tipicamente assente e vanno assolutamente abbinati a capi degli strati termici.

Analisi dettagliata dei capi

Ora passiamo all’analisi dei singoli capi suddividendoli per parti e, all’interno di queste, elencandoli dallo strato più interno verso quello più esterno. Ovviamente faccio riferimento solo all’abbigliamento specifico per l’escursionismo, comprendendo in questo anche quello per il trail e la corsa, alla fine sempre più simili tra loro.

Parte alta

Reggiseno

Sebbene alcuni studi dimostrino, in relazione alla vita del quotidiano, la sua inutilità (il muscolo mammario ha un suo naturale tono che permette l’autosostentamento delle mammelle) se non addirittura dannosità (cedimento del muscolo mammario con perdita del suo tono naturale; proliferazione di funghi e batteri in ambiente caldo umido), in caso di mammelle corpose (oltre la terza) può risultare indispensabile per affrontare senza problemi e dolori la corsa. Scegliere modelli a corpetto senza sistemi di allacciatura (si infilano come una maglietta), più complessi da calzare e togliere, ma sicuramente più confortevoli e contenitivi di quelli classici. Toglierlo appena possibile, specie se si ha sudato, e restare a torso nudo fino alla completa asciugatura della pelle.

Canotta

Simile nella forma alla classica canottiera ma fatta con tessuti più confortevoli e traspiranti. Anche il design è diverso al fine di renderla più adatta all’utilizzo a vista. Può risultare molto utile nelle giornate calde prive di vento: le spalline strette, l’ampia scalvatura del giromanica e la limitata aderenza del capo lasciano passare molta aria favorendo la termoregolazione.

Top

Indumento femminile, in pratica un reggiseno a corpetto senza fibbie con colori e decorazioni che lo rendono più adatto ad un utilizzo a vista. Ovviamente si utilizza al posto della canottiera e, con esclusione dei modelli meno aderenti, è a tutti gli effetti anche un sostituto del reggiseno per cui va indossato sulla nuda pelle e non, come si vede spesso, sopra al reggiseno. Può risultare molto utile nelle giornate calde prive di vento ma anche a temperature più basse ogni qualvolta l’intensità dello sforzo è alta e costante (ad esempio allenamenti di mezza stagione brevi e velocissimi).

Maglia senza maniche

Una maglietta molto fine, leggerissima (in protezione e peso), elasticizzata e perfettamente aderente al busto (seconda pelle), estremamente traspirante, taglio all’ascella (girospalla), generalmente con colletto a girocollo. Utile nelle giornate calde ma ventose, quando la canotta lascia passare troppa aria e le maniche danno fastidio, ma anche a temperature più basse ogni qualvolta l’intensità dello sforzo è alta e costante (ad esempio allenamenti di mezza stagione brevi e velocissimi).

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Maglia a mezze maniche

Similare alla precedente ma con mezze maniche (taglio inizio bicipite). L’utilizzo è sostanzialmente parallelo a quello della maglia senza maniche, diviene più funzionale nelle giornate fresche e/o ventose, quando le ascelle scoperte potrebbero dare spiacevoli sensazioni di raffreddamento, scelta pressoché obbligata in giornate fresche o addirittura fredde quando alla maglia a maniche lunghe si preferiscono i manicotti per le braccia (vedi oltre). Alcuni modelli hanno un colletto alto che risulta molto pratico portando lo zaino: evita eventuali irritazioni o abrasioni sul collo a seguito dello sfregamento con gli spallacci o la parte alta dello zaino (uno zaino ben fatto non dovrebbe provocarne ma dal momento che le morfologie delle persone sono infinite non è sempre possibile accontentarle tutte; in tal senso gli zaini da trail sono meno problematici, ma la capienza limitatissima li rende poco pratici per le escursioni di più giorni). Prima dell’acquisto verificare che il giro manica non lasci segno sul bicipite.

Maglia a maniche lunghe

IMG_8394Elasticità, aderenza e traspirabilità sono le stesse delle maglie precedenti, può cambiare il colletto che invece di essere a girocollo è a lupetto (con cerniera sternale per facilitare l’indossamento e la regolazione dell’aerazione). Il tessuto può essere similare ma con una trama più spessa oppure diverso: più termico e spesso, quindi leggermente più pesante (in grammi) e talvolta meno confortevole (alcuni tessuti termici possono ad alcuni irritare la pelle). Si utilizzano con temperature basse, quelle termiche a lupetto sono particolarmente indicate con temperature prossime o inferiori allo zero. Alcuni modelli, in particolare tra quelli pensati per il freddo, hanno la manica più lunga del solito per coprire parzialmente la mano fungendo da guanto, altri hanno sul polsino un foro dove infilare il pollice per evitare lo scivolamento verso l’alto della manica, altri ancora ambedue le cose.

Polo

Maglia solitamente di medio spessore, media elasticità e poco aderente, con zip sternale e colletto alato, maniche mezze ma più tipicamente (nell’abbigliamento sportivo) lunghe, estremità inferiore larga quindi adatta ad essere portata fuori dai (sopra i) pantaloni anziché infilata negli stessi. L’utilizzo può essere identico a quello delle corrispondenti (maniche mezze o lunghe) maglie e la scelta è più che altro una questione di gusti personali, ma, data la limitata aderenza, può tornare utile per sovrapporla a una delle maglie (più comodo che sovrapporre fra loro due maglie: essendo molto aderenti scivolano male e si fatica a togliere quella più esterna) oppure per un utilizzo in giornate con nuvolosità e ventilazione variabile quando la continua alternanza di caldo e freddo costringerebbe a frequenti su è giù di maglie (con la polo è più semplice compensare le variazioni di temperatura e/o ventilazione alzando o abbassando le maniche, aprendo o chiudendo la zip del colletto, infilando o levando la base dai pantaloni, arrotolandola o srotolandola sul busto). Alcuni modelli, in particolare tra quelli pensati per il freddo, hanno la manica più lunga del solito per coprire parzialmente la mano fungendo da guanto, altri hanno sul polsino un foro dove infilare il pollice per evitare lo scivolamento verso l’alto della manica, altri ancora ambedue le cose.

Manicotti

Trattasi di una copertura per le sole braccia che, unendosi alla maglia a mezze maniche (ma al limite anche quella senza maniche), genera una protezione completa delle braccia. Si utilizzano in quelle situazioni di tempo incerto quando la maglia a maniche lunghe potrebbe servire ma anche no. Utilizzati nell’ambito della corsa e del trail, potrebbero tornare utili anche all’escursionista, in particolare per gli allenamenti corsaioli o nelle escursioni molto lunghe dove risulta utile, se non proprio necessario, ridurre al minimo le fermate. Alcuni modelli, in particolare tra quelli pensati per il freddo, hanno la manica più lunga del solito per coprire parzialmente la mano fungendo da guanto, altri hanno sul polsino un foro dove infilare il pollice per evitare lo scivolamento verso l’alto della manica, altri ancora ambedue le cose.

Giacca termica

È un capo esterno appositamente studiato per dare protezione dal freddo. È un capo solitamente robusto, più o meno elastico, a gilet (migliore ventilazione e veloce da indossare) o con maniche lunghe (maggiore protezione, minore traspirazione), in genere piuttosto aderente. Utili dettagli possono essere un bel cappuccio magari staccabile, colletto alto che chiude fino sotto il mento, base e polsi con bordino elastico, tasche scaldamani: due tasche ampie quasi verticali con apertura invertita e poste al torace (a braccia conserte le mani infilate in tasca vengono a trovarsi sotto le ascelle usufruendo del relativo effetto riscaldante).

Giacca antivento

È un guscio esterno appositamente studiato per dare protezione dal vento. È un capo generalmente sottile, più o meno elastico, a gilet (piegato occupa pochissimo spazio, ha una migliore ventilazione, è veloce da indossare ma offre una limitata protezione) o con maniche lunghe (maggiore protezione, minore traspirazione), in genere piuttosto aderente. Utili dettagli possono essere colletto alto che chiude fino sotto il mento, polsi con bordino elastico, cordino di regolazione in vita o alla base della giacca (o ambedue), taschino che si trasforma in contenitore per la giacca stessa.

Giacca antipioggia

IMG_9714È un guscio esterno appositamente studiato per dare protezione dalla pioggia. È un capo più o meno sottile, solitamente non elastico e poco aderente, con maniche lunghe e ampio cappuccio. Zone in tessuto traspirante o finestrelle sotto le ascelle possono essere presenti per dare una maggiore traspirabilità ad un capo che, per le sue caratteristiche, è forzatamente poco traspirante (per quanto ne possa dire la pubblicità). I modelli più protettivi hanno cuciture e cerniere stagne; importante controllare il livello di tenuta alla pressione d’acqua che dev’essere come minimo pari a quattromila millimetri, ottomila se volete un capo che possa proteggervi a lungo anche in caso di pioggia battente continua o forti temporali. Utili dettagli possono essere una piccola visiera sul cappuccio (ma la si può sostituire egregiamente con un cappellino da pioggia), colletto alto che chiude fino sotto il naso, doppia regolazione del cappuccio (lunghezza e larghezza), cappuccio e polsi con bordino elastico, zona trasparente in corrispondenza dell’orologio (per poterlo leggere senza sollevare la manica), cordino di regolazione in vita o alla base della giacca (o ambedue). Fate attenzione ai modelli con spalmatura interna: scivolano male sulla pelle bagnata (non sempre ci si premura di calzare la giacca alle prime gocce d’acqua).

Parte bassa

Mutande / Slip

Ne esistono in varie versioni, da quelle minimaliste a quelle a gambaletto che si avvicinano alla forma dei boxer, tutte comunque molto aderenti e avvolgenti. Essenzialmente servono a isolare i genitali al fine di evitarne irritazioni dovute al loro sfregamento contro il rigido tessuto dei pantaloni; nei maschi servono anche mantenere fermi il pene e lo scroto, impedendo lo sbattimento e sfregamento ripetuto di quest’ultimo contro l’inguine cosa che, in particolare quando il caldo provoca una forte sudorazione e, quindi, un maggiore attrito (il sudore fa da leggero collante), può provocare dolori anche piuttosto forti. Secondo una comune opinione avrebbero anche una funzione igienica, ma recenti studi dimostrano che, almeno in certe condizioni (caldo umido, sudorazione abbondate, persistenza in condizione di umidità), possono favorire la proliferazione di muffe e batteri risultando, così, più dannose che utili. Per esperienza personale mi sento di poter suggerire, quantomeno a livello sportivo, di lasciare massimo respiro ai genitali facendo a meno di questo indumento: i detti problemi irritativi si possono evitare con una scelta attenta dei pantaloni (morbidi, aderenti e privi di cucitura sul cavallo, in pratica i migliori leggins da corsa) e/o con apposite creme antisfregamento; alcuni pantaloni da corsa, in particolare i pantaloncini corti, integrano delle mutandine leggerissime e molto traspiranti: soluzione intermedia certamente preferibile alla mutanda ma altrettanto indubbiamente meno efficiente del nulla assoluto.

Calzamaglia

Un collant in tessuto termico, tipicamente sono composti da mutanda, gambaletto e piede, ma ci sono modelli senza piede (a mio parere preferibili in ambito sportivo), eventualmente con un passante da infilare sul piede per impedire alla gamba di scivolare verso l’alto. Nella scelta è importante che sia aderentissima, sia per non dare fastidio che per meglio proteggere le gambe; se non si usano le mutande fare attenzione alla cucitura: se passa sotto il cavallo potrebbe provocare irritazioni allo scroto. Utile più che altro in inverno, ma comunque non indispensabile.

Pantaloncini

IMG_9700Pantaloni corti, prodotti in diverse lunghezze (da poco sotto l’inguine a metà coscia), con o senza mutandina integrata, molto comodi quelli da trail che hanno diverse tasche. I modelli a gamba larga si possono infilare/levare senza dover togliere le scarpe e garantiscono la migliore traspirazione, però tendono a impigliarsi facilmente in rami e rovi; i modelli aderenti, che danno anche una certa protezione termica, non s’impigliano nella vegetazione ma complicano un poco la vestizione specie se fatta in ambiente dove il terreno irregolare e magari scivoloso rendono più instabile l’equilibrio; gli aderentissimi modelli compressivi sono più scomodi da calzare o scalzare dato che è necessario togliersi le scarpe. Per le donne esistono anche nel modello con gonnellina sovrapposta. La scelta di questo capo non ha particolari difficoltà, basta che sia della misura giusta; per i modelli aderenti se non si usano le mutande è bene optare per un capo che non abbia la cucitura sotto il cavallo (ammesso di trovarlo). Utili dettagli sono una regolazione a vita con nastrino piatto e una o più tasche (i modelli da trail arrivano ad averne anche sei, alcune in rete ed elastiche per tenere a portata di mano gel e barrette) di cui almeno una bella grande e chiusa da cerniera (comoda negli allenamenti brevi e velocissimi, dove anche il marsupio darebbe fastidio, per riporvi il cellulare, i documenti e le chiavi dell’auto).

Corsari

Aderentissimi pantaloni da corsa che arrivano fin poco sotto il ginocchio, con o senza mutandina integrata. Sempre elasticizzati e aderenti, esistono anche in versione compressiva. La scelta di questo capo non ha particolari difficoltà, basta che sia della misura giusta; se non si usano le mutande è bene optare per un capo che non abbia la cucitura sotto il cavallo (ammesso di trovarlo). Utili dettagli sono una regolazione a vita con nastrino piatto e una o più tasche (i modelli da trail arrivano ad averne anche sei, alcune in rete ed elastiche per tenere a portata di mano gel e barrette) di cui almeno una bella grande e chiusa da cerniera (comoda negli allenamenti brevi e velocissimi, dove anche il marsupio darebbe fastidio, per riporvi il cellulare e le chiavi dell’auto).

Leggins

Aderentissimi pantaloni da corsa lunghi fino alla caviglia, con o senza mutandina integrata, specifici per la corsa ma interessanti anche per il cammino: l’aderenza alla caviglia riduce a zero la possibilità che la stessa s’impigli in pietre o rami. Molti modelli hanno una cerniera alla caviglia che permette di trasformarli in corsari (aprire la cerniere, rivoltare verso l’alto la caviglia, raccogliere la gamba del pantalone sotto il ginocchio e infilare le due ali della caviglia sotto la parte rivoltata) facilita la vestizione e la svestizione, se è sufficientemente lunga potrebbe anche evitare la necessità di togliere le scarpe. La scelta di questo capo richiede qualche attenzione, specie per i modelli compressivi piuttosto complessi da indossare e la cui variazione di taglia non è solo in funzione dell’altezza ma anche del peso o/e del girocoscia; se non si usano le mutande è bene optare per un capo che non abbia la cucitura sotto il cavallo (ammesso di trovarlo). Utili dettagli sono una regolazione a vita con nastrino piatto e una o più tasche (i modelli da trail arrivano ad averne anche sei, alcune in rete ed elastiche per tenere a portata di mano gel e barrette) di cui almeno una bella grande e chiusa da cerniera (comoda negli allenamenti brevi e velocissimi, dove anche il marsupio darebbe fastidio, per riporvi il cellulare e le chiavi dell’auto)

Pantalone running

0548_ph. carla cinelli_edPantaloni da corsa lunghi fino alla caviglia dal taglio stretto ma non aderente, in pratica sono molto simili ai classici pantaloni da ginnastica. Utili dettagli sono il tessuto elastico, una regolazione a vita con nastrino piatto, due comode tasche laterali inclinate con cerniera di chiusura, la possibilità di indossarli e levarli senza togliere le scarpe. Ottima alternativa ai classici pantaloni da escursionismo (vedi sotto), innanzitutto perché la caviglia più aderente riduce il rischio d’inciampo, poi per l’elasticità del tessuto che lascia maggiore libertà di movimento, infine perché essendo più morbidi e confortevoli si possono agevolmente utilizzare senza mutande.

Pantalone escursionistico classico

Il tipico pantalone da montagna con un taglio similare a quello dei normali pantaloni che si usano nella vita quotidiana. Generalmente in tessuto semirigido per offrire robustezza e durabilità anche a fronte di un utilizzo intenso a contatto con rocce e altri elementi abrasivi. La dotazione di accessori è alquanto vasta e diversificata: tutti hanno tasche laterali inclinate per le mani e almeno una tasca posteriore; molti hanno anche uno o due grandi tasconi posti lateralmente alla coscia; molti hanno rinforzi sui glutei, alle ginocchia e alla caviglia (i punti più soggetti allo sfregamento); alcuni hanno una minighetta integrata sul fondo del pantalone e risultano particolarmente utili per chi affronta spesso ghiaioni e terreno innevato; i modelli migliori hanno le ginocchia preformate in modo da non limitare l’articolabilità. Nella scelta evitare quelli con la caviglia molto larga in quanto tenderebbero facilmente a impigliarsi in pietre e radici.

Gambali

Trattasi di una calza senza piede, in pratica una copertura per i soli polpacci che, unendosi ai corsari (ma al limite anche ai pantaloncini corti), genera una protezione completa delle gambe. Nell’ambito della corsa si trovano soprattutto i modelli compressivi che, stando ai produttori, favorirebbero la riossigenazione dei muscoli consentendo la massima prestazione per un tempo più lungo. Se questa funzione è messa da qualcuno in dubbio, certo resta valida quella protettiva, ma alla fine è forse comunque più comoda una calza lunga: ad ognuno l’ardua sentenza e la scelta.

Sovrapantalone da pioggia

È un guscio esterno appositamente studiato per dare protezione dalla pioggia. È un capo solitamente robusto, anelastico, con lunghe cerniere sui due fianchi onde consentirne la vestizione e la svestizione senza bisogno di togliere le scarpe. Dettagli importanti sono l’adeguata lunghezza (deve adagiarsi abbondantemente sulla scarpa (anche su quella bassa), la regolazione in vita e alla caviglia, i rinforzi sull’interno caviglia, i fissaggi agli estremi delle cerniere (evitano la loro apertura accidentale). Altri utili particolari l’elastico in vita, le ginocchia preformate (consentono una maggiore libertà di movimento), gli stringhini ai cursori delle cerniere (permettono una presa migliore anche con le mani irrigidite dal freddo e dalla pioggia), il fissaggio per i tiretti delle cerniere (ne previene la rottura), i passanti per i laccioli sottoscarpa, la tasca in vita con funzione stow pocket (capovolgendola vi si infila l’intero pantalone diminuendone l’ingombro), il doppio cursore per la stow pockett (permette di chiuderla una volta riempita) e i passanti per agganciarla in cintura (ne facilitano il trasporto quando si esce senza zaino). I modelli più protettivi hanno cuciture e cerniere stagne; importante controllare il livello di tenuta alla pressione d’acqua che dev’essere come minimo pari a quattromila millimetri, ottomila se volete un capo che possa proteggervi a lungo anche in caso di pioggia battente continua o forti temporali. Fate attenzione ai modelli con spalmatura interna: scivolano male sulla pelle bagnata (non sempre ci si premura di calzare la giacca alle prime gocce d’acqua).

Estremità

Visiera

In pratica è un cappello senza cupola. Ideale nelle stagioni intermedie quando l’insolazione non è molto forte ma il sole potrebbe comunque dare fastidio alla visione. Utile anche sotto il cappuccio della giacca da pioggia al fine di evitare l’acqua negli occhi o, peggio, sugli occhiali. La visiera dev’essere rigida e ampia, sia lateralmente che in estensione frontale. Verificare che non stringa sulle tempie e assicurarsi che il sistema di regolazione della larghezza sia semplice e solido.

Cappellino da sole

Serve a proteggersi dall’insolazione, anche se vengono più spesso prodotti di colore scuro va assolutamente scelto di colore chiaro, meglio ancora bianco. La visiera dev’essere rigida e ampia, sia lateralmente che in estensione frontale. Verificare che non stringa sulle tempie e assicurarsi che il sistema di regolazione della larghezza sia semplice e solido. Nell’ambito della corsa ne vengono fatti alcuni che si possono ripiegare completamente: molto comodi per le uscite brevi, senza zaino o con il solo marsupio. Utile anche in assenza di sole per evitare abrasioni al capo nel percorrere, magari di corsa, sentieri stretti o poco frequentati dove può essere facile andare a sbattere o strisciare contro rami pendenti e magari spinosi.

Cappellino da pioggia

Simile al cappellino da sole ma perfettamente impermeabile. Particolarmente utile quando si affronta la pioggia senza indossare la specifica giacca, ma comunque utile anche sotto il cappuccio di detta giacca al fine di evitare l’acqua negli occhi o, peggio, sugli occhiali. L’ampiezza della visiera, laterale e frontale, è fondamentale, come pure una perfetta calzabilità. Verificare che non stringa sulle tempie e assicurarsi che il sistema di regolazione della larghezza sia semplice e solido.

Cappello da sole / pioggia

Copricapo meno avvolgente del cappellino e dotato di larga tesa che gli gira tutt’attorno. Alcuni dispongono di un cordoncino che li trattiene al capo evitando che volino via per effetto del vento; comodo anche per tenerlo appeso al collo quando lo si desidera togliere momentaneamente dalla testa. Stesso utilizzo del corrispondente cappellino, la scelta è puramente soggettiva, di certo correndo è meglio usare il cappellino.

Fascia frontale

Leggera fascia elastica che si calza sulla testa e copre la fronte. Utile a evitare che il sudore coli negli occhi facendoli bruciare. Assicurarsi che calzi alla perfezione: una fascia che scivola sugli occhi diviene subito fastidiosa.

Bandana

Foulard da allacciare, con un nodo, attorno alla testa. Alternativo alla fascia frontale rispetto alla quale si adatta sicuramente a qualsiasi testa.

Fascia paraorecchie

Fascia frontale elastica e più o meno spessa con caratteristiche termiche, due ali scendono a coprire le orecchie. Utile nelle stagioni intermedie, quando la temperatura potrebbe già infastidire le orecchie, ma una copertura totale della testa provocherebbe una sudorazione eccessiva. Assicurarsi che calzi alla perfezione: una fascia che scivola sugli occhi diviene subito fastidiosa.

Cupolotto

Un berretto di tessuto elastico che avvolge perfettamente la testa restandone ben aderente anche nella parte superiore. Si utilizza per le giornate fredde. Molto comodo per chi corre, ma pratico anche per chi cammina: è la mia protezione preferita per l’inverno. Esistono anche con protezione per le orecchie.

Berretto

Il classico copricapo conico, in tessuto elastico e solitamente spesso, ad utilizzo prettamente invernale o, comunque, per le giornate particolarmente fredde.

Passamontagna

Un copricapo con prolunga verso il basso che permette di ricoprire anche il viso e il collo. In corrispondenza degli occhi una piccola finestrella (o due fori) permette la visione. Utile d’inverno in presenza di forte vento o con temperature estremamente rigide (diversi gradi sotto lo zero), specie se si devono affrontare lunghe soste all’aperto (ad esempio per un bivacco).

Scaldacollo

Una specie di sciarpa formata da una fascia chiusa di tessuto che s’infila dalla testa facendola scorrere fino al collo. Alcuni modelli, grazie ad una cordina di chiusura posta sul lato superiore, sono multifunzione, ovvero si possono utilizzare anche come passamontagna o berretto. Utile a proteggere la gola, notoriamente piuttosto sensibile, in caso di forte freddo e vento.

Guanti

Copertura per le mani. Ne esistono di due tipi: a cinque dita, che consentono una migliore manipolazione degli oggetti, o a manopola, che danno una migliore protezione alle dita. Tra quelli a cinque dita se ne trovano alcuni che integrano una copertura a manopola rendendoli molto versatili e comodi. Tra quelli a manopola ce ne sono alcuni che hanno un taglio alla base delle dita per permetterne l’estrazione al fine di consentire la manipolazione di oggetti, con questi è consigliabile l’utilizzo dei sottoguanti (vedi sotto). Fare attenzione che calzino alla perfezione, in particolare, per quelli a cinque dita, verificare che scivolino bene sulle dita (possibilmente sarebbe utile provarli a mani umide, quando faticano a scivolare), che arrivino fino in fondo alle stesse e che non resti troppo spazio in punta. Utile dettaglio la possibilità di operare sullo schermo touch del cellulare.

Sottoguanti

Molto leggeri e sottili, sempre a cinque dita. Tipicamente si calzano sotto i guanti, in particolare quelli a manopola, vuoi per incrementare la protezione dal freddo vuoi per non gelarsi le mani qualora si debbano togliere i guanti, ma si possono utilizzare anche da soli quando i guanti risultano eccessivi ma senza una copertura le mani tendono comunque a raffreddarsi in modo doloroso o quantomeno fastidioso. Fare attenzione che calzino alla perfezione, in particolare verificare che scivolino bene sulle dita, che arrivino fino in fondo alle stesse e che non resti spazio in punta.

Calze

IMG_9706Sia nella versione estiva, più leggera, che in quella invernale, più pesante, ne esistono di diverse tipologie, dalle invisibili che non escono nemmeno dalla scarpa (poco indicate all’uso in montagna dato che lasciano entrare facilmente i detriti) al gambaletto che arriva fin quasi sotto il ginocchio (attenzione che non tenda a scivolare verso il basso rendendolo di fatto inutile, ma che, nel contempo, non risulti troppo stretto a livello del suo collarino, lo abbassereste voi per il fastidio), la scelta è un fatto personale. Ci sono anche modelli compressivi, in merito ai quali valgono gli appunti già fatti per i gambali. Utili dettagli sono la presenza di zone differenziate in spessore e trama (proteggono dall’abrasione i punti più sollecitati mantenendo alta la traspirabilità del capo) e l’asimmetria (adattandosi meglio alla conformazione del piede, specie in punta, riduce la possibilità di fastidiose pieghe).

Utilizzo dei capi

Come utilizzare tutti questi capi e questi strati? Come sceglierli? Come combinarli?

La regola base fa riferimento alla temperatura percepita, che può essere ben diversa da quella effettiva: maggiore in presenza di forte insolazione, minore in presenza di vento; anche molto maggiore (dieci gradi) in movimento, identica o minore da fermi. Ovviamente ognuno ha una sua specifica sensibilità al freddo e al caldo, pertanto le indicazioni che seguono vanno intese come medie, ognuno le dovrà adattarle a sé stesso.

  • IMG_0692Sopra i ventidue gradi centigradi è fuori di dubbio che, contrariamente agli opportunistici consigli dati dalle case che producono l’abbigliamento da montagna nonché a quelli riportati nella stragrande maggioranza dei tanti condizionati articoli redatti da alpinisti ed escursionisti, la soluzione ideale è la nudità. Nel prossimo articolo della serie parlerò specificatamente del cammino a nudo, per ora mi limito a segnalare l’esistenza di varie evidenze scientifiche e vi incito a provare per credere: tutti coloro che l’hanno fatto ve lo possono confermare, ma l’esperienza personale è pur sempre la miglior cosa. Per chi preferisse comunque tenersi addosso qualcosa la scelta migliore è nei capi più minuti (canotte e pantaloncini) dello strato interno, meglio se da trail (più traspiranti e leggeri rispetto a quelli da escursionismo). A queste temperature pioggia e vento non danno fastidio o risultano addirittura gradevoli per cui non è indispensabile indossare le relative protezioni (comunque da avere nello zaino).
  • IMG_2091Tra i sedici e i ventuno gradi centigradi potremmo sentirci più a nostro agio termico indossando qualcosa quantomeno sulla parte alta: maglia  senza maniche o a mezze maniche e pantaloncini sono la scelta ideale, i più freddolosi possono aggiungere la polo e i corsari. In questa situazione pioggia e vento possono risultare fastidiosi per cui potremmo dover indossare il relativo capo d’abbigliamento.
  • Tra i dieci e i quindici gradi centigradi dovremo coprirci per intero: maglia a maniche lunghe, pantalone lungo leggero (legigns, running, classico secondo propria preferenza), polo e, a seconda delle previsioni, i necessari gusci esterni: vento o pioggia.
  • Da tre a nove gradi centigradi l’abbigliamento tecnico da trail o da montagna in tutti i suoi strati diventa dotazione sempre obbligatoria; eventualmente potrebbe far comodo la maglia nella sua versione termica (o una doppia maglia normale) e il pantalone pesante.
  • Sotto i tre gradi centigradi indosseremo tutti gli strati nelle relative versioni termiche.

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Nell’allestire lo zaino tenete pur sempre conto che:

  • anche se preferite la nudità, nello zaino dev’esserci sempre la minima dotazione necessaria: maglia, pantalone, polo, giacca antivento o, secondo previsioni, da pioggia;
  • le previsioni meteorologiche sono, per l’appunto, previsioni e non certezze, sempre e comunque;
  • le previsioni meteorologiche sono indicazioni di massima spesso riferite alle località di valle, in montagna le condizioni potrebbero risultare ben diverse, talvolta in meglio (più volte m’è capitato di partire da casa sotto la pioggia e poi trovarmi a camminare con il sole) altre volte in peggio;
  • la situazione può repentinamente cambiare, anche più volte, nel corso della giornata (ad esempio è tipica, specie per le montagne costiere o prospicenti grossi bacini lacuali, la formazione di nuvole temporalesche attorno al mezzogiorno);
  • anche in estate le temperature possono comunque scendere di molto, vuoi per la formazione di nuvole che oscurano il sole, vuoi per un temporale, vuoi per l’approssimarsi della sera;
  • in inverno nelle belle giornate potreste facilmente incontrare l’effetto dell’inversione termica, ovvero trovare in montagna temperature ben maggiori di quelle presenti in pianura;
  • la copertura nevosa riflettendo i raggi del sole provoca un innalzamento della temperatura percepita.

    Continua in…  Abbigliamento: integrazione


    Riepilogo globale della serie Camminare in montagna (con qualche infiltrazione dovuta alla natura stessa dei motori di ricerca)

Escursionismo, nudismo e… zecche!


Cosa fa un escursionista quando si trova in una zona notoriamente invasa dalle zecche? Niente di particolare, si esamina frequentemente le gambe ed eventualmente anche il resto del corpo.

E se fosse nudo? Fa le stesse identiche cose solo che le può fare con maggiore semplicità e velocità.

Anche questo argomento, come già a suo tempo quello sulle vipere, merita un certo approfondimento.

Ricordo che, prima degli anni novanta, delle zecche ne avevo sentito parlare molto occasionalmente e mai avevo conosciuto qualcuno che, andando in montagna, si preoccupasse della questione, semplicemente il problema era inesistente.

Ad un certo punto sulle riviste di montagna sono apparsi i primi allarmi: articoli che parlavano di questi animaletti e di pericoli che ne derivavano. Cosa è successo? È successo che, vai a saperlo per quale motivo, a quel punto le zecche erano aumentate considerevolmente di numero infestando ampiamente vari e vasti areali di montagna, di più, in alcune zone risultavano portatrici di pericolose (per l’essere umano) malattie quali il Morbo di Lyme e la Tbe.

Da quel momento in avanti anche gli alpinisti hanno iniziato a preoccuparsi della questione e molti gli articoli che ancora oggi si ripetono su siti e blog ad ogni primavera. Alcuni di questi articoli sono superficiali ed eccessivamente allarmistici, altri sono fatti meglio, altri ancora sono ottimi e trattano ogni aspetto della questione; in tutti si riportano suggerimenti sul come proteggersi e, come al solito, tutti esaminano la tematica in modo condizionato, anche perché molti sono solo un bel copia e incolla di altri:

  1. Non camminare nell’erba alta
  2. Vestirsi con indumenti molto chiari
  3. Coprirsi completamente

Vogliamo andare un poco più oltre? Vogliamo esaminare a fondo questi suggerimenti e chiederci se siano realmente efficienti? C’è forse qualcosa di più e di meglio che possiamo fare?

Non camminare nell’erba alta

Simpatico consiglio, prego tutti i comuni di falciare regolarmente l’erba lungo i sentieri! I sentieri di montagna possono si essere delle larghe e frequentate autostrade pedonali sulle quali la presenza dell’erba è assodatamente pari a zero (ammesso che ci si cammini proprio nel mezzo, che hai lati l’erba c’è sempre e comunque), possono però anche essere delle più o meno flebili tracce nell’erba, anzi direi che il più delle volte sono così. Tra l’altro le zecche le troviamo anche sugli arbusti.

Vestirsi con indumenti molto chiari

Un abbigliamento chiaro permette di vedere subito la zecca (che ha un colore nero) che eventualmente vi si deposita sopra. Allora tutto semplice? Non direi: se vado in una zona prima devo informarmi sull’eventuale presenza di zecche (e per ragioni turistiche raramente tale informazione è facilmente reperibile) e in caso affermativo devo andarmi a comprare un apposito abbigliamento da montagna; piccolo grande problema, l’abbigliamento da montagna è solitamente di colore scuro e se devio su capi da corsa in montagna, dove è più facile trovare qualcosa di chiaro, vengo a mancare alla regola del coprirsi il più estesamente possibile. Vado da un sarto e mi faccio cucire abbigliamento su misura? Certo è fattibile, altrettanto certamente nessuno lo fa. Mi creo una leggerissima tuta bianca da infilare sopra i vestiti? Anche questo è fattibile, altrettanto certamente è scomodo. Insomma la vedo dura a meno che… cosa c’è di chiaro che tutti abbiamo a disposizione senza costi aggiuntivi? Semplice la nostra pelle! Beh, magari per alcuni non è propriamente chiara, ma si sa, per ogni cosa ci sono dei limiti e la loro presenza di certo non invalida la soluzione.

Coprirsi completamente

Beh, le zecche vi si attaccano addosso anche se siete vestiti e una copertura perfettamente sigillante potrebbe solo essere qualcosa di ermetico, tipo scafandro da palombaro, ossia un qualcosa che non esiste e non potrebbe nemmeno esistere. Diciamo allora coprirsi per bene al fine di ridurre il numero di zecche che eventualmente, camminando lungo i vestiti (eh, sì, perché fanno anche questo), possano arrivare alla nostra pelle. Cosa vuol dire coprirsi per bene? Significa indossare maglia a maniche lunghe, pantaloni lunghi, calze alte, ghette da ghiaccio per chiudere al meglio l’accesso alle scarpe e al sotto dei pantaloni. Uhm, la vedo dura camminare per ore, magari con un caldo torrido o comunque in una giornata, così agghindati. Ricordatevi poi che prima di togliere i vestiti li dovete esaminare e spazzolare per bene (da farsi ovviamente prima ancora di entrare in casa, rifugio, bivacco e via dicendo): se c’è qualche zecca questa potrebbe saltare sulla vostra pelle nel momento che li togliete, oppure vagarsene per casa alla ricerca di un animale (e l’uomo, benché alcuni l’abbiano dimentica o vogliano per più o meno oscure ragioni farlo dimenticare, appartiene al regno animale) a cui attaccarsi. Se poi malauguratamente la zecca ha trovato un pertugio (e al novanta percento lo trova) ed è arrivata alla vostra pelle ve ne accorgerete soltanto molte ore dopo, quando la zecca ormai avrà quasi sicuramente già infilato il suo rostro nella vostra epidermide, a quel punto la sua rimozione ne provocherà la morte, inoltre sarà complicata e insicura: se per errore lasciate il rostro nella pelle sono possibili infezioni; se per errore provocate il rigurgito della zecca questo potrebbe essere sangue ormai infetto che entra nel vostro corpo.

Visto quanto sopra, perché inventarsi soluzioni certamente efficaci eppure scomode o addirittura improponibili, poco o nulla efficienti? L’efficacia senza l’efficienza è inutile, eccovi qualcosa di efficace e anche efficiente: la nudità!

Abbiamo già detto che sulla nostra pelle, anche se piuttosto abbronzata, il nero di una zecca è immediatamente visibile, standocene beatamente nudi e controllandoci frequentemente la zecca la vediamo se non proprio nel momento stesso che ci salta addosso quantomeno ancor prima che infili il suo rostro nella nostra pelle, rimuoverla sarà molto facile e molto sicuro, in più lascerà salva la vita della zecca.

Concludo con altre utili informazioni sulla zecca, vi renderete conto che l’allarmismo è immotivato ed è anche facile ridurre di molto il rischio di incontrarle.

  • Le zecche non sono presenti nell’intero areale montano.
  • Le zecche infette sono presenti solo in limitate zone dell’Italia.
  • Le zecche in genere le si trovano in ambienti umidi e ombreggiati.
  • Le zecche le troviamo solo nella fascia altimetrica che va dal livello del mare ai 1500 metri.
  • La trasmigrazione dall’erba all’uomo in genere avviene solo in due precisi momenti dell’anno:
    • da inizio aprile a metà giugno quando le ninfe appena nate devono alimentarsi adeguatamente per avviare le loro maturazione;
    • da fine settembre a fine ottobre quando le zecche femmina ormai adulte devono pensare alla riproduzione.
  • Ci sono 24 ore di tempo, calcolate dal momento del morso e non della trasmigrazione, per rimuovere la zecca e restare sufficientemente tranquilli anche se la stessa fosse infetta.
  • Le zecche non sono esseri immondi, trovarsele addosso può essere fastidioso ma non deve dare luogo a reazioni inusitate.

Clicca qui per dettagli tecnici sulla zecca e sul come rimuoverla, è una pagina specifica sicuramente precisa, anche se pure lei condizionata a considerare solo il vestirsi come arma di prevenzione e abbiamo visto che non lo è, anzi, per quanto possa sembrare paradossale è più preventivo lo stare nudi che il vestirsi estesamente.

Ancora una volta possiamo sicuramente affermare che…

Vestiti è bello, nudi è meglio!

Difendersi dal caldo: evidenza oggettiva!


Moglie al lavoro, a casa da solo, che faccio? Passo il pomeriggio ancora al computer? Noooooo! MI addormento davanti al televisore? Noooo! Le foglie già raccolta stamattina, l’auto lavata ieri l’altro, i piani formativi di scuola sono pronti devo solo caricarli sul web e ora fa troppo caldo per farlo. Beh, perchè non farsi una camminatina qua attorno? Si ecco l’idea giusta, c’è un sentiero del Budellone, il monte sopra Prevalle, che non ho ancora fatto, andiamo.

Ovviamente, visto il caldo, mi vesto assai leggero (i soli pantaloncini da corsa, quelli del tipo più piccolo) e parto. Per arrivare all’inizio del sentiero ci sono venti minuti d’asfalto per le vie del paese, passano veloci e senza problemi, ho già impostato un buon passo. Arrivo al sentiero e inizia la salita: ripida e al sole. Mi aspettavo un poco più di ventilazione invece… niente, una calura infernale.

Dopo una mezz’ora di sentiero sono esausto, la temperatura del corpo è salita e non ho acqua con me per calmarla. Un minuto di pausa in uno dei pochi punti ombreggiati, il sollievo d’uno spiffero d’aria e riprendo il cammino, ma dopo cento metri sono al punto di prima. Che fare? Semplice, tolgo i pantaloncini e resto nudo, tempo trenta secondi e sono rimesso a nuovo, tant’è che se prima stavo meditando di rinunciare alla salita e imboccare la via del ritorno, ora riprendo la direzione della vetta.

C’è poco da fare, nudi è meglio!

Escursionismo, quale abbigliamento (2)?


Portamento dello zainoNiente paura, non ho intenzione di propinarvi argomentazioni ormai trite e ritrite, considerazioni e suggerimenti che tornano periodicamente in auge nel periodo estivo: una semplice ricerca su Internet vi metterà a disposizione decine di pagine. Io voglio andare un poco oltre i tipici suggerimenti che vengono elaborati da tutti coloro che, a vario titolo e con varie competenze, espongono pubblicamente le loro analisi e le loro opinioni in merito alla scelta dell’abbigliamento per le escursioni in montagna.

Visto l’elevato numero di articoli sul tema ci si potrebbe chiedere “quale spazio c’è per andare oltre?” Alla stragrande maggioranza delle persone apparirà inesistente tale spazio, eppure esiste, c’è una piccola nicchia che mai viene presa in considerazione, vuoi perché, per abitudine e condizionamento sociale, proprio la si ignora, vuoi perché, sempre per abitudine e condizionamento, la si ritiene per vari versi inaccettabile.

“Qual è, allora, questa nicchia?” chiederete voi. Il mio lettore fedele avrà certamente già capito a cosa mi riferisco, per gli altri una domanda forse rivelatrice: cosa fate quando, durante l’escursione, la temperatura man mano sale e rende l’abbigliamento indossato eccessivo?

Cogito ergo dubitoFacile, no, credo di poter affermare con assoluta certezza che tutti abbiate sostanzialmente risposto, “mi spoglio”. Certo, quando il nostro corpo inizia a surriscaldarsi e i suoi sensori termici trasmettono al cervello l’informazione relativa, questo, il cervello, reagisce inducendoci a togliere di dosso l’eccedenza del vestiario. Bene e qual è il limite estremo dell’azione di svestimento? Quanto possiamo spogliarci? Qui credo che le risposte inizino a differenziarsi un poco: da chi, probabilmente facendo riferimento alla cultura alpinistica di qualche decennio addietro, afferma essere pantaloni e camicia, a chi più modernamente parla di pantaloncini e maglietta; da chi arriva alla canottiera a chi si spinge fino al torso nudo per i maschi e il reggiseno per le donne; poi c’è chi ammette anche il costume da bagno sebbene risulti assai scomodo e fastidioso per il lungo cammino; pochissimi o nessuno, avranno risposto la nudità. Perché?

La nudità è certamente una forma di abbigliamento e può benissimo adottarsi anche in montagna, perché la si esclude a priori? La risposta potrebbe sembrare palese, eppure posso testimoniare sulla base di un’ormai estesa esperienza personale che le motivazioni sono assai varie e poche volte ricadono in quello che si potrebbe pensare: il nudo pubblico è illegale, illecito, sconveniente, peccato, ricerca sessuale.

IMG_1692Piuttosto che le suddette reazioni, quando parlo o propongo l’escursionismo in nudità provoco invece giuste e comprensibili (come per ogni cosa senza conoscenza e sperimentazione è ovvio che possano nascere dei dubbi) osservazioni e preoccupazioni: le scottature, le zecche, le vipere, le spine, le abrasioni varie, il pericolo in genere, talvolta l’imbarazzo, il fastidio (qui sono nello specifico gli uomini e si riferiscono al fastidio del pene ciondolante) e, più raramente, l’igiene.

Una parte di risposta risulta comune a molte di queste osservazioni: l’esistenza di situazioni limitanti non rende impossibile una data condizione, piuttosto determina solo la necessità di valutare tali situazioni e adattarsi alle stesse in modo opportuno. Avviene così per qualsiasi forma di abbigliamento e attrezzatura: nessuno si sogna di partire da casa calzando i ramponi perché da qualche parte nel monte ci sono i ghiacciai, nessuno si sogna di mantenere indosso abiti pesanti perché da qualche parte dell’alpe potrebbe esserci una violenta bufera. Tant’è vero che tutti gli articoli all’inizio citati ritengono inutile mettere e tenere nello zaino sempre tutto l’abbigliamento e tutta l’attrezzatura esistente, insistono piuttosto sull’opportunità e la necessità di selezionarli di volta in volta in ragione della località scelta, delle previsioni meteo, della stagione e via dicendo. Perché, quindi, escludere dal novero dell’equipaggiamento lo stadio della nudità? Tutti oggi esaltano la regola dell’abbigliamento a cipolla, orbene qual è lo stadio finale della cipolla? Il nudo cuore, la nudità!

Veniamo alla formulazione di risposte più specifiche in relazione alle singole preocucpazioni.

Scottature

Vero, il sole in montagna è meno filtrato e i raggi ultravioletti arrivano più forti, procurarsi delle scottature è pertanto assai più facile che in pianura o al mare ed è assai più facile che queste scottature possano essere anche piuttosto gravi. Mi risulta, però, che esistano le creme solari e che oggi queste abbiano raggiunto altissimi livelli di protezione, siamo a fattori di schermatura quasi totale. Qual è allora il problema? Semplicemente inesistente, dovrete solo usarne di più e stare più attenti a spalmarla per bene ovunque, ripetendo l’applicazione con una certa frequenza (anche se le attuali creme da sole sono resistenti al sudore col passare delle ore vengono assorbite dalla pelle e diminuisce il loro potere schermante). Diciamo anche che con l’aumento dell’abbronzatura, effetto certo dell’andare nudi in montagna usando adeguatamente la protezione delle creme solari, diminuisce anche il rischio delle scottature.

Ah, i genitali sono pressoché immuni alle scottature da sole, specie se ci si espone camminando.

Zecche

Serissimo problema questo, specie per quelle zone dove tali animaletti risultano infetti e, quindi, potenziali portatori di malattie anche gravi (Morbo di Lyme e Tbe in particolare). D’altra parte salvo scafandrarsi ermeticamente le zecche si attaccano ai nostri vestiti e risalendo lungo gli stessi prima o poi uno spiraglio per arrivare alla nostra pelle lo trovano, fosse anche quando i vestiti li dobbiamo (e prima o poi dovremo pur farlo) togliere per cambiarci o andare a letto. Tant’è che ho notizia di molti attaccati anche da un elevato numero di zecche pur essendo stati vestiti di tutto punto, io stesso mi sono trovato una zecca all’inguine ed ero vestito. Va anche detto che le zecche infette sono presenti solo in limitate zone dell’Italia, che le zecche in genere le si trovano solo in ambienti umidi e ombreggiati, che le troviamo solo nella fascia altimetrica che va dal livello del mare ai 1500 metri, che la trasmigrazione dall’erba all’uomo avviene solo da aprile a giugno (invero anche nel primo autunno ma con minore intensità). Inoltre ci sono 24 ore di tempo (dal morso e questo avviene anche qualche ora dopo la trasmigrazione su di noi) per rimuovere la zecca e restare tranquilli anche se la stessa fosse infetta. Infine… La zecca è nera, la nostra pelle è sostanzialmente molto più chiara, se mentre camminiamo ogni tanto ci fermiamo e ci diamo una controllatina la vediamo subito e la possiamo togliere ancor prima che ci abbia morsi, indi rimozione molto più semplice e sicura.

Vipere

Ho scritto già un esauriente articolo sulla questione (Nudismo e… vipere!) mi limito qui a dire che è un problema più teorico che reale.

Spine

Va beh, intanto posso dire che mi sono preso belle spinate anche quando ero vestito e poi nulla vieta all’occorrenza di coprirsi per il tempo strettamente necessario a superare l’ostacolo.

Abrasioni varie

Stesso identico discorso fatto per le spine, identico!

Pericolo in genere

Idem come sopra.

Imbarazzo

Quante volte avete fatto cose che inizialmente vi hanno messo in imbarazzo? Sono assolutamente certo che risponderete “molte”: colloqui di lavoro, visite mediche, al ristorante, dovendo parlare in pubblico, esami e via dicendo. Eppure… eppure avete affrontato comunque le situazioni e continuate a farlo, in alcuni, forse molti, casi il reiterarsi della situazione ha determinato la sparizione dell’imbarazzo, ovvero la vostra crescita emotiva e psicologica. Bene, stando nudi otterrete lo stesso effetto benefico e con un tempo di adattamento assai più rapido di quello di tutte le altre situazioni imbarazzanti. Perché negarsi una tale possibilità di crescita personale? Perché negarsi la soddisfazione di un cammino più agevole, libero e salutare solo per la paura di provare un poco di imbarazzo alla prima esperienza? Perché?

Pene ciondolante

Vi danno fastidio le braccia a ciondoloni? No, sicuro che no, ci siete abituati e non gli date più peso. Lo stesso avviene per il pene, si forse alla prima esperienza potreste inizialmente sentirvelo sbattere ritmicamente sulle cosce, ma nel giro di pochi minuti, la concentrazione sul cammino e l’abitudine alla sensazione, fanno svanire l’eventuale fastidio e per sempre.

Igiene

Partiamo da un assunto fondamentale: i genitali sono le parti più pulite di tutto il nostro corpo, eventuali contatti con tali zone sono assolutamente immuni da problemi sanitari. Certo se qualcuno ha delle malattie veneree il discorso cambia, è altresì evidente che costoro saranno sicuramente indotti ad una maggiore attenzione, attueranno un’igiene personale più minuziosa o addirittura rinunceranno alla nudità fino alla guarigione. Per altro chi sta nudo pone sempre un telo sopra le eventuali sedute. Contatto con gli agenti patogeni esterni, quali sabbia, erba, pietre, batteri vaganti nell’aere? Come tutti i medici ripetono in continuazione l’abitudine diffusa dalla pubblicità degli igienizzanti è invero più dannosa che utile: il nostro corpo è di sua natura ben capace di autodifendersi da tali agenti patogeni, perde tale proprietà quando lo abituiamo ad un ambiente quasi sterile; la nudità, al contrario, mantiene al massimo livello l’efficienza del nostro corpo nell’autodifendersi dagli agenti patogeni.

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In montagna vestiti è pur sempre bello, nessuno lo nega, posso in ogni caso affermare con assoluta certezza, e con me lo possono fare diversi altri, che nudi è certamente meglio. Purtroppo lo potete sperimentare e comprendere solo provandoci: le prime volte forse le sensazioni saranno pressoché simili a quelle provate da vestiti dato che il vostro corpo e la vostra mente sono fortemente condizionati allo stato di vestito, dategli il tempo necessario a recuperare lo stato innato e permettervi di percepire la differenza (variabile da persona a persona in relazione a quanto sta nuda e a quanto forte è il suo condizionamento mentale, la sua iniziale diffidenza verso la nudità, in ogni caso da qualche giorno a qualche settimana).

Vestiti è bello, nudi è meglio, poi ognuno faccia la sua scelta, l’importante è che chi sceglie di stare vestito rispetti la scelta di chi decide di stare nudo e gli permetta di farlo senza limitazioni di spazio e di tempo, così come questi ultimi rispettano la scelta di chi preferisce stare vestito e gli permettono di farlo senza limitazioni di spazio e di tempo. La convivenza e la condivisone di spazio e tempo sono assolutamente possibili e certamente meglio della netta separazione tra le parti.

Mostra fotografica: “Vivi la montagna”


Da tempo stavamo pensando ad una mostra fotografica (o proiezione) che potesse ben rappresentare la nostra attività e, nel contempo, potersi proporre con facilità al pubblico più vasto, alle società escursionistiche, alle associazioni fotografiche. Fino ad oggi ci mancava il materiale adeguato, ora, però, grazie alla presenza tra noi di diversi abili fotografi, amatori e professionisti, tale materiale inizia ad esserci e verrà ampliato nel corso delle prossime uscite 2015.

Chiunque possa e voglia aiutarci a concretizzare l’idea, vuoi come fotografo che come espositore, ci contatti.


I tanti anni di condizionamento e di abitudine allo stare vestiti sovrastano e annullano gli stimoli naturali del nostro corpo, così pochi arrivano a immaginarsi quanto possa essere bello e liberatorio gettare le vesti ed entrare nella natura così come la natura stessa è.

Avendo noi preso coscienza della beltà e della salubrità di questa scelta, ci è sembrato egoistico tenerla solo per noi e così abbiamo lavorato per farla conoscere anche a voi.

Avendo sperimentato che in questo caso le parole a poco o nulla servono abbiamo pertanto affidato il nostro messaggio alle fotografie.

Vivi la montagna

Vivere la montagna vuol dire avvicinarsi ad essa senza barriere, integrarsi con lei, adeguarsi al suo modo d’essere: nuda montagna, nude persone.

Senza barriere (foto di Fabio Corradini)

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La montagna è nuda, vivila nudo (foto di Mara Fracella)

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Immersione (foto Fabio Corradini e Vittorio Volpi)

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Abbraccio alpino (foto Attilio Solzi ed Emanuele Cinelli)

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Insieme (foto Emanuele Cinelli e Mara Fracella)

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Assorbimento energetico (foto di Mara Fracella)

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