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Nuda nudità


     Così come il vestito contrassegna una determinata appartenenza, un ossequio, un compromesso, una affermazione, un progetto, così la nostra nudità trasmette il grado zero di tutto questo.

    È una riappropriazione di noi stessi, della nostra identità personale e relazionale: mai più come prima. È stata un’importante conquista. Pensavo le vesti grucce necessarie per reggerci, ed erano invece la nostra zoppìa. I vestiti sono una truffa, ci scippano forza e sincerità. È la ricevuta che dobbiamo esibire per il dazio pagato al viver “civile”.

    Non giungo a dire che la nostra nudità sia la divisa di una nostra ribellione. Preferisco considerarla un biglietto di visita di quel che semplicemente noi siamo, di come ci vediamo e viviamo. Non temiamo le Sirene dei facili accomodamenti, non combattiamo accidie e pecoraggine. Già sono tanti i nuovi Catoni, Soloni che della vita han tutto capito. Non ci ostentiamo migliori. La nudità ci vale soprattutto per noi. Ci è necessaria: per l’immagine che di noi ci ritorna, per la sostanza che di noi all’esterno significa. Non siamo nudi per sentirci o mostrarci diversi, ma perché riusciamo a sentirci più umani.

    Ameremmo di più non chiamarci nemmeno nudisti; che il portare o non portare vestiti non fosse una scelta di campo, una trincea, una bandiera. Che l’essere nudi non fosse più un simbolo e non avesse altro significato che una neutra descrizione oggettiva che non turba nessuno.

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