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Nudità aurorale


Occhieggia Venere in cielo: ogni giorno comincia e finisce così.
Prendo il guinzaglio ed esco col cane per un giro al vigneto.
Han già vendemmiato, i filari son spogli: han già dato.

Mi metto libero e subito mi sento rotondo, completo, perfetto.
Una brezza scirocca in velluto tutto m’avvolge e rinfresca.

Il cane segue sua usta; liberi, lascio vagare i pensieri.
Un momento d’incanto: entrambi stralunati e presenti,
ancorati alla terra, allo spazio d’intorno, persino col cielo.

Stringo i pugni, trattengo questo momento contento.
Si leva da solo un mio canto al sole che sorge
commosse le corde del petto, consonanti enarmoniche.

Son tutto di carne, son tutto di pelle, son tutto al presente.
Che più? Considero me: alluci, cosce, petto e fusello:
è tutto un sol corpo risonante di bronzo, d’argento, e boemia.

L’armonia delle sfere che ruotano in cielo, così come in terra,
e così nel corpo mio nudo: il bacio del tutto e del vero.

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