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#TappaUnica3V #nudièmeglio


La primavera è arrivata e stiamo marciando a larghi passi verso l’estate, ormai le temperature sono costantemente sopra i dieci gradi, durante il giorno il sole fa sentire la sua presenza inondando l’aere di un intenso calore. Le corolle si sono aperte, mille colori spezzano la monotonia dei prati e dei boschi, movimenti appena percettibili, lievi fruscii, svelano il rianimarsi della vita animale. Risveglio della natura e risveglio dei corpi, nudi corpi che godono del nuovo giorno, nudi corpi che mostrano la loro piena forma, nudi corpi che riprendono possesso dell’aerale montano muovendosi senza pudore alcuno. Lepri, cinghiali, lucertole, volpi, fagiani, coturnici, scoiattoli, ramarri, salamandre, insetti d’ogni genere e forma, nudi corpi incrociano sempre più spesso il mio cammino suggerendomi di rispettare a mia volta l’insegnamento della natura e così il mio corpo, non più frenato dalle basse temperature, si ribella al cilicio delle vesti e ardentemente anela al respiro totale. Diamogli soddisfazione, finalmente nello sforzo del duro cammino le vesti posso levare, finalmente senza barriere con il monte posso dialogare, finalmente il più piccolo raggio di sole posso sentire, il più fievole alito di vento mi può refrigerare, il minimo calore percepire. Sensazioni indescrivibili, sensazioni inimmaginabili, sensazioni che qualcuno ha voluto negarci e che ancora incomprensibilmente restano imprigionate nell’innaturale pudore, nella malata vergogna verso pochi centimetri del nostro copro, pochi centimetri che si vogliono immondi, pochi centimetri che tutti conoscono, tutti possono ben facilmente immaginare, pochi centimetri che sono il centro del corpo, che sono la vita del corpo, che più di tutti gli altri necessitano di aria e respiro. Vestiti è bello, nudi è meglio… #nudièmeglio!


1 e 2 aprile – VivAlpe emula TappaUnica3V con una bella cinquanta chilometri

Doveva essere un’escursione con gli Amici di Mondo Nudo ma alla fine mi trovo da solo, ovviamente non rinuncio e ne approfitto per fare un buon allenamento. Il ginocchio sinistro ha dato ancora problemi: prenotate radiografia e visita specialistica.

54 chilometri, 3200 metri di dislivello, 20 ore di cui 16 di cammino.

7 aprile – Ritirata radiografia ginocchio sisnitro

A leggere il referto c’è da spaventarsi, vedremo cosa dice l’ortopedico.

9 aprile – Monte Dragoncello da Nave

Insieme a Maria esploro il sentiero che dalla Mitria di Nave porta alla sella delle Casine Eciè  in zona Cariadeghe. Bel sentiero con salita pressoché costante e ripida nella prima parte, poi, attraversato il Senter Bandit, alla salita si alternano tratti di mezzacosta che concedono un poco di respiro. Arrivati alla sella dopo una breve sosta risaliamo alla vetta del Dragoncello per poi scendere sul versante opposto passando dalla Campana. Sella di San Vito, sentiero 3V per la Valle Salena e siamo all’auto. Lungo la discesa il ginocchio sinistro ha dato qualche accenno di dolore e di blocco, comunque niente a che vedere con i problemi avuti in precedenza: la speranza di una totale ripresa si fa viva.

11 chilometri, 856 metri di dislivello, 5 di cammino effettivo (6 totali).

13 aprile – Anello del Budellone

Breve ma intenso allenamento sul monte di casa per esaminare meglio il dolore del ginocchio sinistro e presentarsi alla visita specialistica con dettagli precisi e un ginocchio non in stato di totale riposo.

8,5 chilometri, 329 metri di dislivello, un’ora e trentatré minuti.

14 aprile – Visita ortopedica

Pare essere tutto a posto, il dolore non è evocabile, il ginocchio è asciutto e non presenta segni di sofferenze o lesioni, si prosegue con breve cura antinfiammatoria e risonanza magnetica.

17 aprile – Monti di Gavardo

Con Maria ci facciamo un giro sui monti di Gavardo, lei ha un problema al piede sinistro e non abbiamo un programma preciso: andremo avanti fin tanto che il suo piede non duole. Partiamo da località San Rocco seguendo un sentiero segnato che, quando segue una tortuosa strada cementata, abbandoniamo per seguire delle tracce nel bosco che tagliano i tornanti. Salendo a casaccio seguiamo di volta in volta stradine e sentieri. Poco sotto la zona attrezzata di Tesio Maria impone l’alt, ci fermiamo a far calmare i dolori al suo piede e poi ritorniamo alla base.

10 chilometri, 400 metri di dislivello, 3 ore

23 aprile – Uscita a Sant’Emiliano: tanti colori in una natura florida e avvolgente

Escursione con gli Amici di Mondo Nudo, partendo da Gardone Val Trompia effettuiamo un bell’anello che ho individuato durante i miei allenamenti. Alla partenza rilevo molte fitte al ginocchio… destro, mannaggia, ora ci si mette anche questo; il sinistro invece viaggia bene solo verso la fine manifesta la solita sensazione di stiramento, ma leggerissima e senza l’impressione di blocco.

13 chilometri e mezzo, 822 metri di dislivello totale, 7 ore e mezza (6 e mezza di cammino effettivo).

30 aprile – Sant’Onofrio da Piezze di Nave

Gitarella in compagnia della moglie, risaliamo per intero la Val Listrea, giunti alla Cocca una fievole ma fredda brezza ci accompagna lungo la strada che porta all’inizio del sentiero. Lungo mezzacosta nel bosco, breve salita ed eccoci sul crinale che porta alla piccola chiesetta di Sant’Onofrio, qui ritroviamo la brezza e dobbiamo procedere per trovare un posto riparato dove fermarsi a mangiare. Ripida e lunga discesa fra tantissimi Gigli Martagone (e altri fiori) e siamo di rientro all’auto.

10 chilometri, 695 metri di dislivello, 5 ore con una mezz’ora abbondante di sosta pranzo.

1 maggio – Anello di Facqua

Dopo una lunga sosta a causa dei problemi alle ginocchia rieccomi sulla via del monte, oggi voglio perlustrare due varianti che ho individuato nel tratto che dal Passo Del Cavallo porta alla Brocca. Parto con un programma incerto, valuterò il da farsi in base alle sensazioni che mi daranno le ginocchia. Velocemente salgo senza problemi la prima parte su asfalto e sterrato e in poco arrivo al bivio con la prima variante, subito individuo un bel sentiero che però poco dopo devia parecchio rispetto alla mia linea ideale quindi lo abbandono per proseguire su terreno libero. Ripida la salita e le ginocchia rispondono bene, breve discesa e sono nuovamente sul tracciato originale, ma per poco, subito si diparte la seconda variante. Ancora ripida salita, altro costone panoramico, lo sguardo si allarga ad abbracciare il Brenta, il Lago di Garda, la Pianura Padana e, dietro a questa, l’irregolare linea delle Alpi Liguri. Vetta della Punta Camoghera, discesa per un crinale a picco sull’abitato di Lumezzane ed eccomi alla sella de La Brocca, le ginocchia vanno alla grande, decido di proseguire, ovviamente per la variante alta del sentiero 3V. Gelandomi le mani supero il caratteristico camino de La Streta, poi resto basito dalla velocità con cui risalgo un tratto erboso pressoché verticale, un tratto che mi ha sempre fatto ansimare, oggi, invece, tre, proprio tre di numero, balzi e ci sono sopra, eccomi alla cima del Dossone di Facqua, velocemente mi butto sulla discesa e vado a riprendere la variante bassa del 3V con la quale chiudo l’anello e, dopo l’incontro magico con una grossa lepre, rientro all’auto.

13 chilometri, 746 metri di dislivello, un’ora e ventitré la salita al Dossone di Facqua, due ore e cinquantasei il giro totale.

6 maggio – Anello medio del Monte Tre Cornelli

Con partenza da Vallio Terme c’è un interessante sentiero che sale al Tre Cornelli ma se si segue la segnaletica si è costretti a fare un su è giù lungo lo stesso percorso mentre io mi sono ormai abituato a compiere anelli e voglio quindi trovarne uno anche per questa salita. Individuato sulla carta lo sperimento in pratica: bello! Ci do dentro e le ginocchia rispondono molto bene.

Salita 4,5 chilometri fatta in un’ora e tredici minuti, ovvero 3,7km/h.

Discesa 6,5 chilometri fatta in un’ora e cinque minuiti, ovvero 6km/h.

Totale 11,11 chilometri, due ore e diciotto minuti, ovvero 4,83km/h

7 maggio – Monte di Paitone

Breve escursione sopra Paitone seguendo prima la strada asfaltata che sale al Santuario della Beata Vergine, da qui per sentiero e poi asfalto a Marguzzo e chiesa di San Martino, indi stradine e sentieri che portano verso Tesio di Serle. Ritorno identico fino al santuario da qui mulattiera a San Rocco e strada all’auto. Ginocchia tutto ok.

8 chilometri, 430 metri di dislivello, 2 ore

9 maggio – Anello del Budellone

Nuovamente sul monte di casa per un test delle ginocchia: parto da casa di corsa e senza sosta copro i due chilometri di asfalto che portano all’inizio del sentiero, sempre di corsa mi lancio per questo che parte subito ripido, riesco a tenere il passo per un breve tratto ma pur sempre più lungo del solito. Al cammino forzo a più non posso fino alla vetta, immediatamente, nonostante i quadricipiti bruciati, mi butto nella discesa riprendendo la corsa che interrompo a tatti solo nel lungo diagonale che dal Bus porta alla Casa degli Alpini di Prevalle. Poco prima di arrivare a quest’ultima, sbucando in no spiazzo piano una grossa ombra in fuga mi passa davanti, un grugnito la identifica senza dubbio, più piccole schiene pelose brune striate di bianco sono ferme davanti a me e si allontanano con calma, avendo compreso la situazione mi blocco, alla mia destra distanziata di circa dieci metri, la grossa cinghiala mi fissa dritto negli occhi, guarda verso i suoi piccoli e poi, tranquillizzata dalla mia immobilità e dall’allontanarsi dei suoi cinghialotti, di scatto si gira e si tuffa nel fitto del bosco. Inebriato dal bellissimo incontro (li avevo sempre sentiti e mai visti), riprendo il cammino (per sicurezza evito la corsa) e rientro senza problemi a casa: ginocchia alla grande.

8,5 chilometri, 329 metri di dislivello, 20 minuti alla base del sentiero (2,8km di piano asfalto), 32 (20+12) minuti alla vetta, un’ora e ventotto l’intero giro.

12 maggio – Ritirata risonanza magnetica

Dal referto per quanto ne possa capire si direbbe che non ci sono grossi problemi, un modesto versamento sinoviale potrebbe ricondursi, a mio parere, ad un vecchio incidente con distorsione e conseguente siringata per levare il liquido formatosi, e/o ai vari traumi che l’intensa attività alpinistica mi ha provocato. Purtroppo per un solo giorno (avevo all’11 la prenotazione con l’ortopedico) ho dovuto spostare la visita specialistica e dovrò attendere fino all’8 giugno per avere un riscontro preciso. Speriamo bene!

13 maggio – La notte di #VivAlpe 2017

Altra escursione con gli Amici di Mondo Nudo, un suggerimento per sperimentare la marcia notturna a quei tanti che non l’hanno mai fatto. Si risveglia qualche dolore alle ginocchia, in particolare destra e in salita.

7,5 chilometri, 678 metri di dislivello, 4 ore e mezza con un’ora e venti di sosta

20 maggio – Anello stretto del Monte Tre Cornelli

Altro serio test per le ginocchia, salita per il più diretto sentiero segnalato che da Vallio Terme raggiunge la vetta del Tre Cornelli, discesa per il sentiero precedentemente percorso in salita per l’esplorazione dell’anello medio. Sperimento un’app di tracciatura e rilevazione (Sportractive) che ho installato sull’ormai non più nuovissimo cellulare: interessante, utile, comoda, in particolare la segnalazione vocale della velocità, comunque ancora non risolve tutti i problemi (evidenzia una forte differenza, in più e a mio parere in meglio, nel calcolo dislivello con GPSies). Ginocchia ok, destro senza dolori, sinistro lieve dolore in sede laterale più bassa degli episodi inziali senza sensazioni di blocco al movimento, apparso nell’ultimo chilometro di discesa.

7,6 chilometri, 707 metri di dislivello, un’ora e trentadue minuti per un ritmo medio corrispondente a 12:08 minuti al chilometro (4,94km/h), ritmo massimo 05:30 minuti al chilometro (10,66km/h).

21 maggio – Anello largo dell’Eremo di San Giorgio a Caino

Ancora un’escursione con la moglie inanellando tre sentieri già fatti separatamente: ne esce un anello molto interessante. Nessun particolare dolore alle ginocchia.

11 chilometri, 790 metri di dislivello, tre ore e cinquantatré minuti.

27 maggio – Allenamento annullato

Volevo uscire per un altro allenamento / esplorazione più in quota, mi sono alzato molto presto con dolore al collo, mentre mi preparo la colazione sono titubante: le ginocchia stanno bene ma è tutta settimana che permane una lieve sensazione dolorosa al lato esterno del ginocchio sinistro (poco sotto la sede dei primi dolori), vi si aggiungono la giornata non bellissima e varie questioni che mi frullano nella testa rendendomi incerto sul da farsi, alla fine accendo il computer e mi metto a scrivere questa relazione. Passano le ore e, stando seduto a lungo, compare nuovamente la distribuita sensazione dolorosa laterale: forse ho fatto bene a starmene a riposo, anche perché domani c’è un’altra uscita con gli Amici di Mondo Nudo.

#TappaUnica3V un poco di stasi ma anche duri test


locandina-tappaunica3v-600Ci eravamo lasciati a fine gennaio con una piccola delusione per un giro non completato come nelle previsioni, anche se più per un errore di percorso che per cedimento fisico. È passato un mese e, visto il passato, ci si aspetterebbe una relazione densa, invece no, invece febbraio è stato un mese povero, una stasi che sta inibendo il potenziamento a cui anelavo. Comunque qualcosa ho fatto e in un paio di occasioni la prova è stata particolarmente dura.

Parto per un breve giro di perlustrazione, devo studiare un tratto di un ben più lungo anello, in parte perché non lo conosco e in altra parte perché vorrei trovare un modo per tagliare tre lunghi tornanti di strada asfaltata. A mattina avanzata parcheggio l’auto in quel di Nave e, di corsa, mi avvio lungo via San Giuseppe, il cielo è bigio, minaccia pioggia ma le previsioni la danno solo per il primo pomeriggio quando dovrei essere già rientrato. Purtroppo così non sarà: dopo mezz’ora dalla partenza la pioggia s’è fatta più importante e dopo un’ora e mezza diviene una cascata. Devo dire che fino a quel punto la cosa mi stava risultando anche gradita: per qualche strana circostanza nei precedenti allenamenti ho sempre imbroccato le giornate di bel tempo ma non è detto che lo stesso mi ricapiti nel giro finale per cui trovarmi qui a camminare e correre sotto la pioggia è pur sempre un importante e utilissimo allenamento. Cosi, dopo una salita a ritmo sostenuto e una velocissima discesa correndo senza sosta lungo sentieri ripidi e scabrosi che a tratti sembravano torrenti, eccomi di nuovo a Nave: non mi resta che chiudere l’anello attraversando il paese per raggiungere l’auto che si trova a due chilometri. “Non mi resta!” Mannaggia, nel tentativo di tagliare un largo giro della strada asfaltata prendo una sterrata che passa per i campi e… investito da un forte vento gelido, sotto lo scroscio continuo delle cascate d’acqua, prima m’infango per bene in una carrareccia, poi mi sembra d’essere finito in un punto cieco da cui non c’è modo d’uscirne senza infilarsi nel mezzo dei campi (scoprirò poi che invece ero a soli cinque metri da una strada asfaltata, sic!) e decido di ritornare sui miei passi per seguire l’originario asfalto attorno alla stazione elettrica. Arrivo all’auto, la giacca da pioggia ha fatto il suo bel dovere e sotto sono più che altro sudato, i pantacollant sono fradici ma non mi danno fastidio e mi stanno comunque tenendo calde le gambe, l’unico problema sono le mani, i guanti bagnati sono pressoché diventati inutili e le dita sono inabili a stringere adeguatamente gli oggetti: solo dopo vari tentativi riesco a staccare la chiave dell’auto dall’apposito gancio nella tasca dello zaino, fatico persino a togliermi la maglia sudata e infilarmene una asciutta, ma alla fine sono pronto a ripartire, orgoglioso di me e della mia attrezzatura (lo zaino nuovo ha tenuto l’acqua alla grande), solo i guanti non hanno superato l’esame.

È passata una settimana dall’allenamento sotto la pioggia, oggi danno bel tempo così, nonostante le recenti nevicate, ho programmato un bel giro: una quarantadue chilometri con duemila e ottocento metri di dislivello con l’intendo di percorrerla nel mio minor tempo possibile, programmate sette ore. Ore sei e cinquantotto, mi metto in cammino, una partenza strategicamente lenta eppure senza nemmeno accorgermene sono in vetta al Monte Sete: forse non sono andato così lento come mi sembrava! Inizia la discesa verso la Val Bertone, per un tratto ancora lungo il bel sentiero di cresta, poi per un esile sentierino con tratti ingombri di radici. Scendo senza foga e, di nuovo, rapidamente mi trovo sul fondo valle, così come in un baleno risalgo l’opposto versante e arrivo alla Cascina di Boatica: oggi ho il fuoco nelle gambe, se vado avanti così il giro lo faccio anche in meno di sette ore. Mai vedersi già all’arrivo, prima perdo un poco di tempo a risalire il tratto generalmente non difficile che porta alla vetta del monte Doppo (oggi neve e ghiaccio lo ricoprono rendendolo particolarmente insidioso, devo salire con moltissima attenzione), poi le gambe spingono male e non riesco a correre sul lungo falsopiano che porta a Conche, infine nel risalire la ripida pala del Monte Conche i quadricipiti cedono e mi trovo in preda ai crampi. Mi reidrato abbondantemente e, indeciso sul da farsi, imbocco la discesa mangiando una barretta. Sono al bivio a sinistra posso scendere a Caino e rientrare all’auto senza grossi problemi, le mie gambe vanno a destra: vogliono provarci, la mente è ovviamente con loro e allora… che sia destra. Mettendo in campo tutte le finezze tecniche, sfrutto la discesa, qui comoda, per tentare di sciogliere i quadricipiti. La velocità è comunque buona e l’assenza di dure salite gioca a mio favore: in poco sono al santuario di Sant’Onofrio. Senza sosta mi getto lungo la sconosciuta discesa verso Nave, dopo un primo facile tratto diviene ripida e rovinata, i quadricipiti si fanno un poco risentire, normalmente un tratto così l’avrei fatto di corsa, oggi devo scendere al passo e con attenzione. Il sentiero torna agevole ma qualcosa mi dice di continuare al passo. Da tempo vedo le case di Nave sotto di me ma sembrano irraggiungibili: “sarò io ad essere particolarmente lento o è proprio la distanza notevole?” Meglio non chiederselo e andare avanti. Giù, giù, sbaglio un bivio e perdo altri quindici minuti intozzando le gambe su una risalita particolarmente ripida. Ecco, ecco, le prime case, sono in fondo, in fondo! Sono passate più di cinque ore dalla partenza, prendo dallo zaino il panino e, senza fermarmi, me lo gusto con enorme soddisfazione, peccato doverlo accompagnare con la dolciastra soluzione di acqua e integratore, un bicchierotto di vino ci sarebbe stato decisamente meglio.

Eccomi sull’altro lato della larga valle di Nave, riprende la salita e le gambe brontolano, non ne vogliono più sapere, bene lievi salitelle, ma per quanto riguarda i più duri strappi no, niente da fare, riesco a procedere, riesco a non fermarmi troppo spesso ma la velocità è bassa, molto bassa, troppo bassa: nonostante abbia rinunciato a salire il Monte San Giuseppe le sei ore sono andate. Stringo i denti, tutto sommato il fisico tiene bene, il fiato c’è e la mente pure, solo le gambe si rifiutano di spingere ma solo in salita: arrivo alla strada di Muratello e decido di evitare anche la dura salita al Monte Salena, così taglio per la sterrata che, con facile mezzacosta, porta direttamente alla Sella di San Vito dove arrivo alle quattordici precise. Che fare? Davanti a me altri mille metri di dislivello e dieci chilometri di montagna, quasi tutti sentieri e a tratti anche piuttosto complicati… che fare? “Maria, sono a San Vito, sono distrutto, vienimi a prendere alla chiesa di San Gallo!” Così finisce questo test, con una chiamata a casa.

Deluso eppur contento, tutto sommato in sette ore ho comunque coperto trentadue chilometri e quasi duemila metri di dislivello arrivo a martedì, le gambe sono ancora leggermente indolenzite ma neanche più di tanto, decido di farmi una corsetta di scarico in Gavardina. Corsetta? Scarico? Vattelapesca, mi faccio ancora i dieci chilometri e li copro in due minuti meno della precedente volta!

Dopo una settimana ancora corsa in Gavardina a provare le scarpe nuove, sempre da trail ma una marca diversa dalle solite e un modello leggero, più adatto alla corsa su strada e sulle brevi distanze: quattro minuti meno del solito, lasciatemi pensare non sia tutto merito delle scarpe nuove.


Ogni settimana da uno a tre allenamenti a secco: equilibrio, propiocettività, squat e stretching.

4 febbraio – Giro esplorativo all’Anello di San Giuseppe con Monte Salena: 20km, 800m, 2h 40’, dei quali quaranta minuti persi in pianura girovagando per campi sotto la pioggia battente.

12 febbraio – Tentativo al Giro delle Creste di Nave e Caino: fatti 32km, 1851m+, 1952m-, 7h 2’.

14 febbraio – Corsa piana in Gavardina: 10,5km, 38m, 1h 7’.

19 febbraio – Gita con gli amici di Mondo Nudo, le Cime di Cariadeghe: 11,46km, 591m, 6h 30’ compresi 30’ di sosta pranzo.

22 febbraio – Corsa piana in Gavardina: 10,5km, 38m, 1h 3’.

26 febbraio – Giretto con la moglie alla Rocca di Manerba: 10,5km, 126m, 3h 20’ comprese due soste (30’).

#TappaUnica3V, non sempre si può vincere


Come ricordava il ritornello di una vecchia canzone, non sempre si può vincere e stavolta ho sofferto, tanto e male, ho sofferto e sbagliato, ho dovuto interrompere un allenamento accorciandolo sensibilmente. Già avevo un poco sofferto due giorni prima facendo una dieci chilometri di corsa in piano, stavolta è stato anche peggio. Certo, se non sbagliavo percorso probabilmente avrei portato a termine il giro previsto ma… soffrendo ancora di più.

Avevo programmato una trenta chilometri, in parte ricalcava un anello fatto lo scorso anno e, visti i tempi fatti nelle ultime uscite, sono partito baldanzoso, convinto di poterlo fare in un massimo di sei ore, ma con la speranza di restare nelle cinque. Arrivo al parcheggio del Colle di Sant’Eusebio poco dopo le sette, Il termometro dell’auto segna meno quattro, tiro un bel respiro e me ne esco dall’auto… beh, tutto sommato non sento poi così freddo, l’abbigliamento che sto utilizzando si dimostra sempre più una scelta azzeccata.

Indossato il nuovissimo zaino da trail con calma m’incammino lungo il sentiero che, dopo pochi metri dolci, subito s’impenna con decisione, per giunta su un terreno rovinato dal passaggio delle moto. Supero questo tratto in un unico balzo e con un’andatura in crescendo, le gambe girano bene e il fiato pure, ottimo.

Una decina di minuti e sono all’inizio di un lungo diagonale in falsopiano, la traccia larga e regolare lo rende ottimale per correre e così faccio e… gambe dure, non ne vogliono sapere di correre, fatti pochi metri devo tronare al passo. Sarà il freddo? Boh, in verità non sento freddo e non sento nemmeno particolari problemi fisici. Forse sto pagando la fatica della dieci chilometri. Tentando, inutilmente, ogni tanto di prendere la corsa arrivo al sommo della prima salita, ora è discesa, a tratti ripida e ghiacciata ma su fondo largo e bello, posso correrla, anche se mantenendola molto controllata.

Fine della prima discesa, riprende la salita, prima dolce poi ripidissima e su traccia rovinata, bello, salgo piuttosto bene e velocemente, a quanto pare mi sono ripreso. Giunto in vetta al Monte Sete mi lancio di corsa giù per la discesa che segue, ripida, in un solco scavato dalle moto, con neve e tratti ghiacciati e le gambe… le gambe non rispondono a dovere, riesco a correre ma tenendomi molto controllato. Un passaggio delicato, una stretta esse scavata tra due spuntoni rocciosi, che avrei dovuto superare con due o tre balzi, me ne richiede sei.

Abbandono la cresta per scendere sul fondo della Val Bertome, un sentierino stretto e delicato, già poco corribile di suo, figuriamoci con le gambe di oggi, indi scendo al passo. Sono sul fondo, qui devo seguire una bella strada bianca, è in leggera discesa ma niente da fare, oggi di correre proprio non se ne parla, anche se quando la discesa aumenta un poco riesco a farlo per un bel tratto.

Via, di nuovo su, di nuovo salita, su, su e ancora su, scavalco il primo crinale, poi il secondo e infine il terzo. Un breve piano per ancora tentativi di corsa, ed ecco il Roccolo di Boatica. Riprende la salita, a tratti leggera a tratti durissima, le gambe iniziano a dare fitte di dolore, le fermate, pur sempre brevissime, aumentano di numero, lo stomaco ha iniziato a eruttare, anche un piccolo goccio di acqua pura e semplice mi provoca diversi rutti, vuoi vedere che sono indigesto? Eppure non avevo peso allo stomaco, non avevo mal di testa, però ieri sera, alla serata del Bione Trailers Team (presentavano la loro prossima gara, la mitica 24 ore UPandDown del Prealba), continuavo a digerire, si, si, è quasi certo, stomaco appesantito.

A fronte di tutto e contro tutto manco ci penso di scendere vado avanti, continuo a salire, su, su, non rinuncio nemmeno alle vette, salgo ed eccomi, dopo una ventina di metri di arrampicata tra alberi, terra e rocce, eccomi sulla vetta del Monte Doppo. Nessuna pausa, subito giù alla base del successivo breve risalto, quello dell’Eremo di San Giorgio, potrei facilmente aggirarlo, ma no, su. Mi fermo un attimo per mandare un messaggio a casa e togliermi la giacca da pioggia: la uso, con soddisfazione, anche come terzo strato per le giornate più fredde. Cinque minuti, forse qualcosa di più e poi, senza fare calcoli sul tempo di marcia, via, si riparte. Giu, su, giù, su, brevi discese e brevi salite, un nuovo problema: il legamento interno del ginocchio sinistro mi provoca fitte ad ogni spinta, in particolare sui passi lunghi; modifico il passo cercando di evitargli sollecitazioni.

Eccomi in vista delle casetta sottostanti le Conche, da qui devo ritornare indietro tenendomi sull’altro versante del monte appena passato, c’è una bella strada sterrata che porta ad un primo capanno. Imbocco un sentierino che scende tenendosi proprio sul filo del lungo crinale del Monte Faet, mi deve portare alla base del Monte Rozzolo, invece… invece finisco sopra il centro di Caino. Sbagliata una curva, preso il sentiero nella direzione opposta, seguendo segni gialli che portavano altrove, fidando nella memoria di una strada che doveva essere sotto di me e che invece era spostata più a destra. Forse un errore non del tutto involontario, era già un poco che pensavo di scendere a Caino e interrompere il giro, vuoi vedere che il mio subconscio, alleatosi con le mie gambe distrutte, mi ha mandato apposta nella direzione errata? Ormai sono qui, di risalire non se ne parla, scendiamo!

Volontariamente ignoro l’evidente sentiero che taglia vero il Pian delle Castagne e prendo una debole traccia che scende lungo il costone erboso in direzione delle case più a destra, ma… sentiero svanito: quando sono ad un centinaio di metri dalle case mi torvo davanti salti boschivi senza tracce e dietro a questi in apparenza solo muri senza passaggi verso la strada a valle. Taglio a destra seguendo dei terrazzamenti incolti, punto ad una valletta che vedo scendere sulla strada. Spine, balze quasi verticali, zigzagando tra gli alberelli del fitto boschetto perdo velocemente quota. Un ultima ripa erbosa mi separa da un comodo praticello, tenendomi di lato la scendo con attenzione, già attenzione, era meglio se scendevo di corsa: il terreno cede sotto i mie piedi, sbatto l’anca, rimbalzo, mi giro, sbatto il sedere e scivolo per un metro, un solo piccolo metro che, scoprirò a casa, con la complicità di un bel sasso a punta che proprio li doveva andare a mettersi, l’unico sasso che vedo nei dintorni, basta per crearmi due belle abrasioni, una sul fianco, l’altra sulla natica sinistra alla base della schiena, proprio all’interno del solco che divide i due glutei con relativa difficoltà di medicazione. Trovo anche due bei tagli nei pantacollant da trail comprati da poco, ma perché non gli hanno messo un bel rinforzo sul culo? sono pantaloni da trail non da corsa su strada. Altro svantaggio del camminare vestiti!

Senza ascoltare il dolore delle botte riprendo la marcia e in poco sono sulla strada asfaltata. Scendo al paese, avrei voglia di recuperare il percorso progettato, sono solo due chilometri di discesa su asfalto, ma strada molto trafficata, i tempi sono comunque ormai di scarso riferimento, ho promesso d’essere a casa per le due e poi ho voglia di sedermi a tavola. Via i cattivi pensieri e prendiamo la strada più diretta per il Colle di Sant’Eusebio.

“Non sempre si può vincere”, comunque sempre s’impara e sempre si cresce, sempre!


13 gennaio Anello di Cà della Rovere fatto, per questioni d’orario, fino alla chiesa di Sant’Antonio; riesco a correre anche un tratto di ripidissima salita su cemento, poi tutta la discesa. Sei chilometri, duecento ottantuno metri di dislivello, cinquanta minuti.

22 gennaio tranquilla gita con gli amici di Mondo Nudo: Periplo Basso del Monte Maddalena. Ventuno chilometri, novecento cinquanta cinque metri di dislivello, otto ore.

26 gennaio corsa piana in Gavardina. Dieci chilometri e mezzo, trentotto metri di dislivello, un’ora e sei minuti.

28 gennaio tentativo alle Creste di Caino, effettuato solo in destra orografica per poi risalire al punto di partenza lungo la strada asfaltata delle coste si Sant’Eusebio e il sentiero della valle di Surago. Diciannove chilometri, milletrecento ventiquattro metri di dislivello, cinque ore e dieci minuti.

29 gennaio gitarella con la moglie sui monti di casa (Magno), pochi chilometri (10), poco dislivello (513m), qualche ora (3), tanto relax e conosciuta una trattoria carina dove andare a mangiare lo spiedo senza spendere troppo.

#TappaUnica3V sforzi ed emozioni


0043_ph. carla cinelli_edNella fredda mattina muscoli caldi si estendono e si comprimono a ritmo sostenuto ben alimentati d’ossigeno dal sangue che liberamente scorre lungo larghi e puliti canali. Il mantice polmonare si espande alla sua massima misura risucchiando un buon carico d’aria rumorosamente espulso dall’immediata contrazione. Lieve rugiada di sudore copre la pelle con un sottilissimo velo. Pulsante percussione all’interno del torace si ripercuote in gola e sulle tempie cadenzando il ritmo.

Mulinello senza fine delle gambe, tratti al passo, tratti di corsa, balzi e rimbalzi, sterzate, controsterzate, scivolate, frenate accorte. Sassi che scappano da sotto le suole, acqua e fango che schizzano attorno, rami che sferzano il viso, raggi di luce colpiscono gli occhi, linee d’ombra che celano inganni del suolo. Equilibrio, sensibilità, riflessi e poi ancora riflessi, equilibrio, l’occhio che corre, la mente che scorre, il corpo risponde.

0368_ph. fabio corradini_edMille gesti, piccoli gesti, un braccio s’allarga, un piede si torce, un cambio di peso, avanti le spalle, gettarsi nella discesa, piegarsi nel salto d’un sasso sporgente. Balzi e rimbalzi, un piede a destra l’altro a sinistra, insidiose radici, pungenti spine. Chilometri di strada, metri di dislivello, salite e discese, discese e salite, cammino e corsa, corsa e cammino, fiato pesante, qualche dolore, tanta tensione provoca calore, calore invadente, calore suadente.

Nella men fredda mattina il gesto si ferma e il fiato si calma. Muscoli tesi pian piano si sciolgono e un nuovo calore entra nel corpo. La mente rivive tutta l’azione e altro calore discende col sangue. Risposta del corpo allo sforzo passato, tensioni e scioltezze, vibrazioni, impulsi di rinforzo. Ricordi si sommano ad altri ricordi, immagini si accavallano ad altre immagini, sensazioni con sensazioni. Fatica e dolore si coniugano in riposo e piacere. Fatica e dolore, soddisfazione e gaudente attesa del prossimo sforzo, della prossima uscita.

Fatica e dolore, calore e piacere!

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30 dicembre 2016 ancora un allenamento di corsa in piano, ancora Gavardina, ancora dieci chilometri e cinquecento metri, ancora un’ora e otto minuti.

1 gennaio 2017 Semi tranquilla escursione in compagnia di mia moglie: Passo Viglio da Sant’Eusebio seguendo il crinale orientale della Val Bertone, undici chilometri, cinquecento quaranta metri di dislivello, tre ore e dieci.

3 gennaio 2017 allenamento solitario con l’obiettivo di raddrizzare il percorso che sale alla Punta Almana da Inzino, come pensavo il sentiero esiste anche se non riportato per intero dalle carte, un bel sentiero, pendenza costantemente sostenuta, un’ora e trentasette minuti per arrivare in vetta (tre chilometri per novecento trenta metri), un’ora per tornare a valle seguendo il più lungo e contorto percorso normale (sei chilometri e mezzo con quaranta metri di salita e novecento sessantanove metri di discesa).

6 gennaio 2017, il freddo cane non mi ferma, anzi non ci ferma visto che con me c’è ancora mia moglie, testiamo la tabella di marcia che ho calcolato per la relazione del giro “Le Cime di Cariadeghe”: undici chilometri e mezzo, cinquecento ottantasette metri di dislivello, quattro ore e sedici minuti compresa la sosta pranzo.

8 gennaio 2017, defaticamento alla Rocca di Manerba in compagnia della moglie: nove chilometri, centosettantacinque metri di dislivello, un’ora e quarant’otto minuti.

14 gennaio 2017, le vacanze sono finite e la settimana è stata pesante, ieri ha nevicato, strade e monti sono imbiancati, mi fermo alla Gavardina per riprovare i dieci chilometri e mezzo in piano: un’ora e sei minuti (trentadue più trentaquattro minuti), due minuti in meno delle altre volte.

#TappaUnica3V si riparte e… non ci credo nemmeno io


Anche se invero, avendo praticamente da subito deciso di ripetere il viaggio nel prossimo anno, non ho mai realmente interrotto gli allenamenti effettuando escursioni anche piuttosto impegnative sempre in solitaria e sempre a ritmi sostenuti, diciamo che fino a poche settimane addietro il pensiero ancora non era immerso e sommerso dalle necessità specifiche di TappaUnica3V, ora, invece, seppur mescolandolo alle esplorazioni per le escursioni di VivAlpe 2017, si riprende con l’allenamento mirato.

Il viaggio 2016 mi ha insegnato tante cose (che andrò man mano spulciando nei futuri articoli su TappaUNica3V), tra queste, confrontando i miei tempi di marcia con quelli programmati, si è evidenziata la necessità di incrementare la mia velocità di cammino, in particolare su quelle salite che mantengono a lungo una forte pendenza ed è così che ho iniziato i relativi lavori di potenziamento organico, muscolare e d’equilibrio, si equilibrio perché quando il passo supera una certa soglia e il terreno non è propriamente liscio e regolare questa caratteristica viene messa alla prova, e non solo in discesa, ma anche sui piani e perfino nelle più dure salite.

All’equilibrio avevo già, per altri motivi (la mia cronica perdita di equilibrio passando dalla posizione sdraiata a quella in piedi), positivamente dedicato diverse sedute casalinghe a settembre, poi con la ripresa della scuola avevo allentato finendo con l’interrompere del tutto, comunque i miglioramenti ottenuti si sono mantenuti quasi inalterati e l’effetto si nota anche sul cammino e la corsa. Ecco, cammino e corsa, soprattutto corsa, è a questa che sto ora dedicandomi: obiettivo riuscire a correre in continuo per almeno un’ora su sentiero in salita di buona pendenza, ad oggi ci riesco solo in discesa che, stando attento a non sollecitare troppo le ginocchia (ci sono finezze tecniche che si possono applicare in tal senso), ho comunque riscontrato essere un buon allenamento per i quadricipiti e se qualcuno mi viene a dire che non si fatica a correre in discesa gli suggerisco di venire con me una volta, poi ne riparliamo.

Sabato scorso (29 ottobre) nel tardo pomeriggio, tanto tardo che ho rischiato di fare notte ancora nel bosco (ed ero senza frontale), sono andato ad esplorare un sentiero vicino casa che, stando alle cartine topografiche, dovrebbe collegare il Colle di Sant’Eusebio con il Monte Tre Cornelli, un sentiero che parte pianeggiante e invita subito alla corsa. Avendolo sbagliato due volte, a causa dei numerosissimi bivi presenti, non sono riuscito a completare l’esplorazione, però sono riuscito a svolgere un ottimo lavoro di potenziamento e rientrato alla macchina le gambe manifestavano apertamente la loro dolorosa soddisfazione.

Domenica (30 ottobre) l’escursione di VivAlpe 2016 al Tremalzo che, seppure di discreta lunghezza (quattordici chilometri in proiezione piana), dato il limitato dislivello e il passo tranquillo, non ha sollecitato più di tanto le mie gambe ancora dolenti.

Oggi (1 novembre) altra esplorazione per VivAlpe 2017 stavolta però su percorso segnalato: quello che ho chiamato “Anello del Monte Magnoli” sopra Villa Carcina (Val Trompia – BS), nove chilometri per seicento dieci metri di dislivello (in unica tratta). È un bel percorso quasi interamente su strada sterrata, inizia con una salita di moderata pendenza e solo dopo un bel tratto, quando la strada si fa sentiero, inserisce alcuni brevi strappi per poi su cemento portare alla massima quota (Monte Magnoli) dalla quale prima si affronta un lungo traverso che alterna brevi salitelle ad altrettanto brevi salite intercalando il tutto con lunghi tratti pressoché pianeggianti, poi la discesa a Villa Carcina che alterna facili tratti cementati ad altri decisamente più tecnici su ripido sentiero cosparso di sassi e placchette rocciose. Partito di corsa (lenta) sono passato al passo dopo qualche centinaia di metri e così ho continuato fin quasi sulla vetta del Magnoli dove, favorito dal liscio cemento, ho ripreso la corsa. Traversata per metà e discesa quasi interamente le faccio di corsa rientrando a Villa Carcina senza dolori, ne alle gambe (solo leggermente indolenzite) ne alle ginocchia (che però ogni tanto qualche leggera fitta l’hanno data), buono, anzi buonissimo, specie considerando i tempi: ancora non ci credo, le tabelle darebbero tre ore e cinquanta minuti, io avevo programmato tre ore e alla fine ci ho messo… novanta minuti, ovvero un’ora e mezza. In pratica ero già rientrato alla macchina quando, stando alle tabelle, sarei dovuto arrivare a un terzo del percorso, quasi al termine della salita; la discesa finale fatta in tredici minuti contro i quaranta della tabella. Si, si, non male, ma devo crescere ancora, devo riuscire a correrlo per intero un percorso del genere.

Alla prossima!

#TappaUnica3V -5 e la legge di Murphy si mette al lavoro


Con quello che sta avvenendo sulla scena mondiale è difficile scrivere di questo mio minimale evento, lo faccio con una buona parte delle mente e del cuore rivolti ai tanti morti e feriti causati dall’ignoranza, dall’ingordigia, dall’intolleranza, dall’incapacità di accettare gli altri e le loro scelte, dalla fede incondizionata in idee e relative regole (religione, razza, genere, orientamento sessuale, eccetera) studiate ad arte per manipolare le menti facendone armi al soldo di interessi che nulla hanno a che vedere con quello che vogliono far credere di essere. Tutti atteggiamenti sociali che lo sport, quello vero, quello praticato, quello di TappaUnica3V, e la scelta nudista, la mia scelta di vita, quella anche di TappaUnica3V, contrastano, scardinano e, alla fine, rimuovono, dandomi così lo spririto necessario a parlare del mio per questo non più irrilevante evento.

Locandina TappaUnica3V_600Alla mia età i dolori sono ormai una costante eppure in un contesto come quello che sto vivendo, TappaUnica3V, diventano la fonte di apprensione e spavento, se poi ci si abbina la nota legge di Murphy ecco che si stabilisce una combinazione fatale.

Da quarant’anni anni ho presumibilmente (perché nessun medico ha mai voluto prendere in considerazione la cosa e farmi una visita accurata) una lesione alla costola sinistra inferiore, infatti se spingo con le dita in un punto preciso scatta una fitta dolorosa anche molto forte. Questa cosa non mi ha mai creato disagio, anche perché rimane latente e rarissimamente il dolore si è manifestato in modo spontaneo solo a seguito di movimenti del tronco, ma una decina di giorni addietro ha iniziato a farsi sentire semplicemente sdraiandomi sulla schiena, poi è apparso anche mentre guido e ora è quasi sempre presente.

Tre mesi addietro è iniziato a farsi sentire un dolore al pollice sinistro, probabilmente a seguito di qualche contusione a cui non avevo badato, andava e veniva, ora… sempre presente e che mi rende difficile fare alcune azioni, tipo quella di indossare le calze o stringere oggetti.

Dopo la camminatone dei settanta chilometri è apparso un dolore al mignolo destro, anche qui probabilmente per via di una contusione non avvertita, dolore che in questi ultimi giorni si sta facendo sentire più frequentemente.

Flatulenza e difficoltà digestive sono uno standard dell’età avanzata, ma da alcuni giorni vi si abbina una forte e fastidiosissima tensione addominale.

Fortunatamente il piriforme, che da una decina d’anni rompe le scatole, se ne sta buono, forse perché sommerso dagli altri dolori.

Ma Murphy non si è fermato qui.

Proprio sul tratto iniziale del 3V hanno avviato dei lavori chiudendo un pezzo di Via San Gaetanino il che mi costringerà a percorrere all’incirca un chilometro in più di strada perdendo una decina di minuti che poi dovrò cercare di recuperare.

Ieri in tarda mattinata sono andato a vedere questa interruzione approfittandone per provare la variante e fare un poco di cammino, orbene, in salita tutto alla grande, a metà discesa invece sono cominciati i dolori: prima ambedue i lati del tronco su tutta la loro altezza, dal costato alla vita, leggermente spostato verso il dietro, poi la già detta costola sinistra, infine la tensione addominale a formare un trittico micidiale che mi ha steso per tutto il resto della giornata.

Ieri sera pastiglia di Tachipirina 1000 e massaggio con l’Olio 31 e subito a nanna ben coperto. Stamattina sto meglio, nessuno dei vari dolori è scomparso ma quasi tutti si sono molto attenuati, permane solo in modo evidente la tensione addominale che si è però concentrata nella sola zona ombelicale.

Mancano ancora 5 giorni alla partenza, Murphy, per favore, stattene buono!

#TappaUnica3V: una settimana intensa


Siamo agli sgoccioli, è il momento degli ultimi allenamenti poi mantenimento e scarico in attesa del 20 luglio, data in cui partirò per l’effettuazione del giro completo, da Brescia a Brescia cavalcando le vette e le creste che circondano la Val Trompia: centosessanta chilometri, novemila e cinquecento metri di dislivello, quarantanove ora e mezza di cammino che io ridurrò a quaranta.

Ultimi allenamenti, dicevo, quindi allenamenti importanti e necessariamente intensi, allenamenti che sono anche una verifica, anzi più verifica che allenamento: “sono pronto? Posso farcela? In che condizioni è il sentiero? Se dovesse piovere cosa fare?” queste e altre le vecchie o nuove domande a cui sto dando una precisa risposta.

Purtroppo per varie motivazioni non sono riuscito a fare i tapponi che avevo previsto che mi avrebbero aiutato tantissimo nel dare risposta alle prime due domande sopra elencate, vedremo se mi riesce di farne almeno uno nelle prossime due settimane, poi, come detto, si chiude questa fase del viaggio. In ogni caso le sensazioni dell’ultimo allenamento (vedi relazione più sotto) sono state decisamente positive e penso proprio di potermi ritenere pronto, sono assolutamente convinto di potercela fare, anzi… ce la farò!

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Il fascino del primo mattino: sorge il sole sulla vetta del Dosso Alto

Lunedì 13 giugno

Devo portare l’automobile in concessionaria per il tagliando e ne approfitto per un allenamento: Gavardina da Gavardo a Prevalle a piedi per due volte ad una velocità media di circa sette chilometri all’ora.

Martedì 14 giugno

Ancora Gavardina, oggi sul percorso solito (verso Nuvolera), sempre camminando. Dopo una decina di minuti di riscaldamento a passo medio, accelero progressivamente cercando poi di mantenere la massima velocità che mi è possibile: la media risulterà essere di 7,3 chilometri all’ora.

Mercoledì 15 giugno

Ripetute in salita sul sentiero diretto del Budellone: trenta seconda camminando a tutta e sessanta secondi camminando lentamente. Arrivo in vetta che fatico a respirare, ma ci arrivo eheheh

Discesa di corsa, ma le gambe non sono reattive come al solito e scendo circospetto, troppo circospetto, quando hai paura finisce che… cadi: il piede scivola e va a impuntarsi in una radice proprio mentre sto avvicinandomi a un passaggio tra le rocce, parto in tuffo puntando proprio a un bel roccione, acchiappo al volo il cespuglio alla mia destra riuscendo a frenare il volo e atterrare dolcemente senza particolari danni.

Giovedì 16 giugno

Oggi riposo in vista dell’impegno che mi aspetta per domani, faccio solo dello stretching e qualche esercizio di equilibrio.

Venerdì 17 giugno

In tarda serata parte il primo degli eventi sportivi ideati in ragione del trentacinquesimo del sentiero 3V: il Rando Trail 3V. Organizzato dall’ASD Trail Running Brescia, trattasi di un giro parziale del 3V (da Gardone VT a Gardone VT) strutturato con un’interessante formula poco convenzionale: pressoché totale autonomia dei partecipanti, nessun controllo lungo il percorso, documentazione dei passaggi mediante selfie o autoscatto nei punti chiave. Ho promesso loro che sarò presente alla partenza e così è: alle 21 sono a Gardone e, appena l’unica persona dell’organizzazione che conosco, ha un attimo di pausa, mi presento. Manca poco all’orario di partenza, i partecipanti (all’incirca una sessantina) vengono chiamati a raccolta per il briefing a chiusura del quale vengo a loro presentato e mi si chiede di dire due parole che, come mio solito, sono proprio due parole, solo un semplice augurio di buon giro. Viene fatto cenno anche al mio nudo solitario giro di TappaUnica3V e raccolgo un bellissimo emozionante applauso.

Ore 22, partenza! Seguo il grosso drappello degli atleti per portarmi all’auto e… no, non rientro a casa, mi cambio e mi accomodo sul sedile per far passare le due ore che mi separano dal trasferimento a Collio per la mia partenza, il mio “anello altissimo del 3V”: da Collio a Collio seguendo le varianti alte del 3V, trentuno chilometri certi e almeno duemila cinquecento metri di dislivello.

Sabato 18 giugno

Dopo aver sonnecchiato un poco, dopo un breve trasferimento automobilistico e un altro brevissimo sonnellino eccomi pronto per il mio allenamento. Avevo programmato la partenza per l’una ma non ce la faccio più ad aspettare per cui alle ore zero e cinquanta mi metto in cammino.

La prima parte della salita si svolge per una combinazione delle varie stradine sterrate che solcano le pendici settentrionali del Monte Pezzeda, il cielo è limpido e la luna piena illumina il paesaggio, purtroppo, essendo all’interno di un fitto bosco, non posso usufruire del suo bagliore e devo usare quello della frontale. Salgo veloce, rapidamente le luci del paese si fanno più lontane, il silenzio è totale, purtroppo fa troppo freddo per potersi liberare delle vesti e cammino con pantaloncini e maglia invernale.

Eccomi al Passo di Pezzeda Mattina, sono fuori dal bosco ma la luna è ormai scesa parecchio sull’orizzonte e la sua luce non è sufficiente ad una buona visione del sentiero, la frontale continua a svolgere il suo importante lavoro. Alla mia destra lontane luci punteggiano finemente il territorio. Passo di Prael, imbocco la prima variante alta: uno stretto sentierino che solca un’esile crestina erbosa ingombra di mughi che mi carezzano il viso. Breve ripida discesa sul versante sabbino, l’acqua scorre sul fondo del sentiero senza però rendere insicuro il passo. Nel profondo silenzio della notte fonda inizio il lungo tratto di altalenante traverso per poi affrontare la ripida salita verso le rocce sommitali della Corna Blacca, salgo di buon passo senza mai sentire l’esigenza di fare delle seppur brevi fermate.

Eccomi al sommo, un delicato e a tratti esposto traverso dove devo più volte aggrapparmi e spostare ai rami di mugo che ostacolano il passaggio e sono nuovamente in cresta. Ritorno sul versante triumplino, molto in basso le luci di Collio e San Colombano, più in alto quelle dell’Hotel Bonardi. Ultima salita, qualche passaggio su facili roccette, cresta sommitale ed ecco la vetta: ore tre e trentatré.

Dopo una breve sosta, tutto sommato voglio anche potermi guardare attorno e gustarmi le sensazioni della solitudine nel buio della notte profonda, mi rimetto in cammino. Esile cresta, la ripida discesa sulla pala settentrionale del monte, il caminetto roccioso, la forcella del Larice, la breve risalita alla cresta dei monti di Paio, uno ad uno oltrepasso tutti i punti di riferimento di questa discesa che riporta sul percorso più semplice del sentiero 3V.

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L’alba al Passo delle Portole

Al Passo delle Portole mi concedo un’altra sosta, sempre pochi minuti, quei pochi minuti necessari per mangiare qualcosa. All’orizzonte appare il crepuscolo del mattino, la temperatura inizia a scendere, approfitto della sosta per indossare, secondo la metodica della “cipolla”, sotto la maglia invernale anche quella estiva: una soluzione, questa, che rilevo ottimale e che, nel giro finale, mi permetterà di lasciare a casa il pesante (anche come chili) giaccone d’alta montagna. Di nuovo in marcia, Passo del Dosso Alto e su per il ripido pendio erboso che mi porta alla vetta del Dosso Alto dove mi accoglie la rossa sfera del sole che ha iniziato a rischiarare il paesaggio e il mio cammino. Date le tante piogge dell’ultimo mese e i vari scivoloni fatti a causa del fango incontrato negli allenamenti recenti, un poco temevo questo momento, invece, favorito anche dalla sensazione di un terreno asciutto, senza esitazione imbocco l’esposto e delicato sentiero che mi porta alla cresta rocciosa, supero anche questa, ed eccomi alla sommità del salto roccioso. Aggirando i vari risalti si riesce a scendere arrampicando molto poco, rispetto alla volta precedente il nuovo zaino leggermente più ingombrante (in parte di suo ma più che altro per il carico decisamente più corposo) mi costringe ad un maggior numero di tratti da fare faccia a monte (cinque contro uno). Sono alla base delle rocce, messaggio a casa per dare un segno tangibile d’averle superate indenne, “tratto difficile superato, ora solo pratone e sentiero al Maniva” vi scrivo, quanto mai, il pratone si mostra essere il tratto più ostico e pericoloso, il sentierino trovato la volta scorsa oggi non esiste, scendo sul ripido aggrappandomi all’erba che lunga e bagnata rende estremante scivoloso l’incedere: giunto sul sentiero alla sua base decido che se non trovo un modo più semplice per passare questo tratto durante il giro finale salgo comunque alla vetta del Dosso Alto, ma poi ridiscendo per la via normale e al Maniva ci vado per la strada del percorso base.

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Discesa dalla vetta del Dosso Alto

Nel superare un brevissimo ripido saltino infangato dove un pino sdraiato fa da corrimano, scivolo e mi ferisco il palmo di una mano, il sangue sgorga vistosamente, mi lavo la ferita con l’acqua della borraccia floscia (comodissima anche per questo utilizzo) e rimando la medicazione al Maniva dove giungo senza altri problemi nel giro di una decina di minuti. Medicata la ferita mi porto al Bonardi dove mi attende una bella colazione con thè caldo e due fantastiche sfogliatine farcite di crema, poi una lunga sosta per attendere gli atleti del Rando Trail e presenziare alla partenza di quelli che hanno preferisco limitarsi al solo tratto Maniva – Gardone VT. Il sole purtroppo viene man mano avvolto da una spessa coltre di nuvole nere, la temperatura che sera fatta gradevole torna a piombare verso il basso: via di cipolla, una maglia sopra l’altra a ripristinare uno stato di calda confortevolezza; anche i pantaloni lunghi prendono il posto di quelli corti.

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Segni di guerra sul Dasdana

Non riesco ad attendere fino alle 10, poco dopo le nove saluto e, dopo essermi tolto la metà delle maglie indossate, riprendo il cammino. Partenza rapidissima per ridare calore ai muscoli irrigiditi dalla lunga gelida sosta, presto i pantaloncini prendono il posto dei pantaloni, mentre risalgo verso il Dasdanino le nudi s’aprono un poco e il sole irradia l’ambiente: non sono però convinto del cambiamento e, anche se questo mi fa sudare, mantengo la maglia invernale. Saggia decisione, sbucando sulla vetta del Dasdana un freddo venticello mi accoglie mentre le nuvole sono tornate a ricoprire il sole. Via, via, solo brevi fermate per messaggiare a casa e prendere l’orario di passaggio, il fisico mi sorregge alla grande, veloce continuo il mio cammino, una dietro l’altra scavalco le varie Colombine, scendo al Goletto di Cludona, percorro il tratto a me sconosciuto che porta al passo delle Sette Crocette, punto terminale del mio sentiero 3V di oggi, ora discesa per tornare a Collio, una discesa che ho già fatto ma che non ricordo.

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Appeso per il naso

Primo tratto per pascoli poi strada sterrata, senza avvedermene scavalco la deviazione che, per prato, porta direttamente alla malga sottostante, così mi sorbisco un lungo giro. Dalla malga riprendo il sentiero giusto, la discesa si fa tortuosa e complessa, uno stretto sentierino molto scavato, erbe alte impediscono di vedere dove si mettono i piedi, pur cercando di mantenere una discreta velocità devo necessariamente procedere con attenzione. Davanti a me un’altra malga alla quale il sentiero punta, prima di questa incontro un lungo tratto invaso dall’acqua, per evitare di mettere a mollo i pur già fradici piedi sbatto la faccia contro un cespuglio e… vi rimango appeso per il naso, una spina profondamente conficcata nello stesso, mai successa una cosa del genere. Risolto il piccolo problema, tamponando il sangue che sgorga dl buco, arrivo alla malga e alla strada che da questa si diparte. Lunga ma appena accennata salita, poi bella discesa sul filo di un largo costone erboso, altra malga, traverso nelle ortiche (ahiaaa) a riprendere il filo del crinale per il quale scendo alla conifera sottostante dove una bella mulattiera mi porta alla strada di fondo valle, e poco dopo all’asfalto che mi conduce al Memmo e da qui a Collio dove arrivo alle tredici e trenta circa.

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L’interminabile discesa a Collio

Domenica 19 giugno

Escursione del programma “QuindiciDiciotto” del mio blog Mondo Nudo, siamo in sei, adeguatamente protetti dal freddo pungente, con un cielo minaccioso partiamo dal fondo della Piana del Gaver decisi a compiere il nostro giro. Poco dopo inizia a piovigginare, le mantelle fanno la loro comparsa. La pioggia si fa decisamente più intensa ma non ci fermiamo e veniamo premiati: entrando nella parte alta del vallone il cielo si schiarisce quel tanto che basta per far alzare la temperatura e convincere alcuni di noi a spogliarsi più o meno integralmente; io resto vestito, stranamente oggi sto bene vestito, non sento l’esigenza di liberarmi, presumibilmente per colpa del freddo patito ieri, di sicuro per l’andatura relativamente lenta che, anche in ragione del mio notevole allenamento, per nulla riscalda il mio corpo e poi non voglio rischiare di rovinare il mio viaggio prendendomi un raffreddore o una bronchite. Risaliamo lungo il bel sentiero militare del quindici diciotto, osservando la miriade di Soldanelle che costellano la zona, un occhio sempre rivolto al cielo nella speranza che la grigia coltre di nuvole che lo ricopre si apra e lasci apparire il sole e il caldo. Davanti a noi la cresta che unisce il Monte Bruffione al Monte Serosine si fa sempre più vicina, ecco apparire i ruderi delle casermette di guerra, siamo al Passo Serosine, culmine dell’escursione di oggi.

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Ruderi di guerra al Passo Serosine

Dopo aver visitato i ruderi di guerra riprendiamo il cammino imboccando la mulattiera che porta verso il Passo del Gelo. Anche questa di costruzione militare, s’aggira a lungo tra le placche rocciose alla base del Monte Serosine per portarsi verso il Monte Gelo, varie macchie di neve ancora costellano la zona e a tratti rendono difficile individuare il giusto percorso. Scrosci di pioggia gelata ci accompagnano, la temperatura si è riabbassata e un forte vento ci sferza raggelandoci, giunti ad un bivio appena percettibile decidiamo di abbassarci alla ricerca di protezione e di un luogo ove poterci fermare per il pranzo.

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Valle del Caffaro e Piana del Gaver

Risolta la crisi di fame che aveva colto soprattutto uno di noi, riprendiamo il cammino e in breve siamo al passo del Gelo, la temperatura si è rifatta confortevole e qualche indumento torna nello zaino. Rieccoci al Casinetto di Blumone, ora ristrutturato (stranamente, vista la definizione di bivacco, chiuso) e da qui rientriamo con tranquillità al punto base nella piana del Gaver. Meritata merenda presso l’ospitale Locanda Gaver e poi tutti a casa con negli occhi gli splendidi paesaggi osservati e nel cuore il ricordo di un’altra bellissima giornata in piacevole compagnia: mi piace tantissimo girare per i monti in totale solitudine, ma non per questo disdegno le escursioni in compagni d’altri, le due cose si completano fra loro e mi permettono di gustare ogni minimo aspetto della montagna e dell’escursionismo.

Siccome ieri nella discesa della Corna Blacca mi si è rotto un passante delle stringhe, oggi, complici gli ultimi positivi test dove il dolore che mi attanagliava il piede sinistro si è dimostrato quasi svanito, ho calzato le scarpe nuove: a parte qualche leggero dolore iniziale, sono andate alla grande… ottimo, anche questo particolare è definito e risolto.

#TappaUnica3V: riepilogo di maggio


20151024_0010_def3VAnche maggio è giunto al termine, già mi vedo sulla linea di partenza di TappaUnica3V, ho solo trenta giorni per completare la preparazione poi dovrò cercare di recuperare al meglio dalle fatiche degli ultimi allenamenti e potrò fare solo del mantenimento, man mano sempre più leggero.

Dopo aver recuperato dal bellissimo tappone notturno fatto a cavallo tra sabato 21 e domenica 22 maggio ho inserito nel mio allenamento altre due attività che possono darmi un più rapido incremento di forza e resistenza, sperando che lavoro e tempo atmosferico mi lascino operare in pace senza dovermi sobbarcare troppe notti.

Sabato 28 maggio

Sperimento delle ripetute in salita. La salita è quella del sentiero che da Prevalle sale direttamente alla vetta del Budellone, centosettanta due metri di dislivello in cinquecento metri di sviluppo lineare, la prima metà a pendenza pressoché costante (e forte) e la seconda che alterna strappi ripidi a tratti quasi pianeggianti.

Parto da casa di corsa e la mantengo per circa un chilometro, poi mi metto al passo, quando arrivo all’inizio del sentiero (e della salita) riprendo la corsa che mantengo per un minuto, segue un minuto di recupero camminando lentamente, poi passo ad alternare cammino molto sostenuto a cammino lento facendo però l’errore di mantenere tempi identici (trenta secondi, mentre il recupero andrebbe effettuato per un tempo doppio di quello dello sforzo), così a metà salita scoppio e devo camminare, anche se veloce, fino alla vetta.

Ridiscendo al passo e rientro a casa dopo un’ora e mezza avendo percorso in totale cinque chilometri e seicento metri.

Domenica 29 maggio

Si sale al Maniva per l’uscita di QuindiciDiciotto, ma piove a dirotto e, soprattutto, fa molto freddo, si decide di riportarsi verso valle e andare a farsi una bella colazione. Ritornato a casa vado a farmi una corsa in Gavardina (una piana pedo ciclabile dietro casa mia): quattro chilometri e seicento metri (volevo farne cinque ma un errore di calcolo m’ha fermato prima), beh, non male direi, considerando che sono almeno cinque anni che non vado a correre e sempre l’ho fatto per pochi giorni senza mai riuscire a fare più di due chilometri. Ritorno alternando tre tratti al passo con due più lunghi tratti di corsa. In totale un’ora di allenamento.

Lunedì 30 maggio

Sotto la pioggia sono nuovamente sulla Gavardina, come mi metto a correre saltano subito fuori forti dolori sulla parte frontale delle spalle, resisto e corro per la stessa distanza di ieri, oggi cronometrata in ventitré minuti ovvero dodici chilometri all’ora. Ritorno completamente al passo rientrando a casa in un’ora e otto minuti.

Martedì 31 maggio

Pensavo di andare a correre di nuovo ma i dolori alle spalle mi hanno attanagliato pe tutta la giornata quindi desisto.

Dati del mese

Uscite: 6

Chilometri: 128

Metri di dislivello: 6772

Ore: 33 e 19 minuti

Riepilogo totale (da novembre a maggio)

Uscite: 46

Chilometri: 744

Metri di dislivello: 40910

Ore di cammino: 180 e 10 minuti

#TappaUnica3V, la rivincita!


Dopo il fallimento della scorsa settimana avevo scritto che mi sarei presto preso la rivincita e l’ho fatto più che presto, subito. Il tappone che ho nominato “anello bassissimo del 3V” (Brescia, Maddalena, San Vito, Nave, Conche, Cocca, Dosso Vallero, Poffe, Monte Predosa, Scanfoia, Monte Palosso, Villa Carcina, Casa Pernice, Monte Magnoli, Quarone, Stella di Gussago, Monte Peso, Monte Picastello, Urago Mella; almeno cinquanta chilometri di lunghezza, almeno tremila metri di dislivello, più di sedici ore di cammino) è realizzato, non benissimo come speravo ma comunque bene, specie considerando che non ho avuto modo di fare allenamenti durante la settimana, che alcuni segnali indicavano un mio incompleto recupero dalla precedente fatica e che erano comparsi, proprio nelle ultime quarant’otto ore, dei fastidiosi bruciori di stomaco, ancora presenti al momento della partenza.

Certo la preparazione è stata comunque tanta e, visto il risultato, efficiente: alla luce dell’ultima importantissima esperienza ho rianalizzato gli aspetti che si sono evidenziati ancora imprecisi o inadeguati.

Piano di marcia

L’analisi altimetrica e le prove pratiche m’hanno dimostrato che il primo terzo dell’anello, corrispondente alla prima tappa del 3V, sia alquanto impegnativo e vada assolutamente affrontato con calma e intelligenza. Ho così rivisto il piano di marcia della scorsa settimana impostando, per la prima parte del percorso, tempi di cammino più comodi, sostanzialmente identici alle tabelle normali.

Preparazione energetico-alimentare

Un corretto regime alimentare è importante ma, a questi livelli d’impegno, da solo risulta insufficiente e occorre abbinargli, nei quindici giorni che precedono l’impegno, una fase preparatoria specifica con l’utilizzo di opportuni integratori.  Visto il costo di tali prodotti per ora mi sono limitato a sperimentare solo la gelatina da assumere nell’ora che precede la partenza: Enervit Pre Sport Arancia.

Integratore di minerali

Dopo aver positivamente sperimentato l’Enervit G Sport, su consiglio di due familiari sabato scorso l’avevo sostituito con l’Isostat Hydrate & Perform che s’era subito dimostrato sgradito al mio palato e, cosa assi importante, al mio stomaco. Casualmente sono incappato in alcuni articoli che consigliavano prodotti ipotonici al posto di quelli isotonici quindi, invece dell’Enervit (che avevo finito) ho comprato e testato l’HydraFit della NamedSport.

Al prodotto solubile è da tempo confermato l’abbinamento delle compresse Enervit GT Sport, pratiche, gradevoli, poco ingombranti.

Alimentazione

La questione dell’alimentazione durante il giro finale è aspetto assai delicato e importante, ci sto ragionando sopra fin dal primo momento in cui ho pensato a TappaUnica3V: vista la lunghezza dell’impegno dovrò necessariamente alimentarmi e l’alimentazione non potrà essere costituita solo da barrette energetiche ma dovrà prevedere anche qualcosa che possa alla bisogna spezzare la fame, d’altro canto non potrò appesantire troppo lo zaino e dovrò avere cibi facilmente digeribili. Sebbene i prodotti di questa tipologia li stia testando fin dalle prime uscite, visto che di certo non potrò arrivare a fare degli esperimenti proprio durante il giro finale, ho voluto studiarli più attentamente e sono andato a leggermi diversi articoli che trattano proprio di questo specifico argomento e dei relativi prodotti. Queste informazioni, insieme ad alcune bellissime infografiche presenti sul sito della Enervit, mi hanno aiutato se non ancora a fare delle precise scelte, quantomeno ad elaborare un loro piano d’utilizzo. Andando a fare rifornimento in una farmacia dove avevano messo in promozione questa tipologia di prodotti, ho trovato una marca che non conoscevo (Syform), alcune di queste barrette (Sybar Energy pasta di Mandorle Sesamo e Pistacchio e Energy Fruit Fragola) mi hanno ispirato fiducia: acquistate e provate insieme a quelle dell’Enervit (Power Sport Competiton Arancia e Power Crunchy Cookie)

Recupero

In tantissimi anni di montagna non ho mai sentito l’esigenza di curare in modo specifico il dopo uscita, nemmeno in occasione di uscite impegnative e di lunga durata. Qui però l’impegno si sta facendo decisamente superiore e, soprattutto, ripetitivo con ripetizioni a breve distanza (a giugno dovrò camminare ogni giorno), indispensabile dare al corpo tutto il supporto necessario per un recupero ottimale e rapido, quindi studiata per bene anche questa tipologia di prodotti e fatte le prime scelte da sperimentare: Enervit R2 Sport (il beverone con aminoacidi ramificati) e Enervit Power Sport Protein Bar gusto Ciok.

Calze

Lo sapevo che quelle in uso non erano le più adatte (facevano sudare troppo il piede ed essendo pelose raccoglievano strada facendo erba e terra che inevitabilmente finiva dentro la calza provocando irritazioni), ma andavo avanti ad usarle perché quelle sicuramente migliori che già avevo nel cassetto (e che usavo con le scarpe da corsa normali) alla prova pratica erano risultate troppo basse (tipo invisibile) per le scarpe da trail su percorsi molto lunghi (i malleoli scoperti venivano pizzicati e irritati dal pur morbido collarino della scarpa). Dopo la vescicona dell’ultima uscita, mi sono deciso a procurarmi due paia di calze dello stesso modello di queste ultime ma leggermente più alte: le asimmetriche Kalenji Kiprun Intensiv Light.

Per le premesse è tutto passiamo alla relazione.

Sabato 21 maggio ore 20.30, m’incammino da dove ho parcheggiato la macchina (abbastanza vicino al punto d’arrivo) e, attraversata la città, in circa quaranta minuti sono ala partenza del 3V. Una breve sosta per rilassare un attimo le gambe e partire all’orario impostato, un saluto alla città ormai immersa nel buio della notte e poi via.

Via San Gaetanino è ben illuminata posso procedere tranquillamente godendomi le luci e i suoni della città che man mano si fanno sempre più lontani e smorti. Fa caldo e presto i pantaloncini prendono il posto dei pantaloni e la pur leggera giacca finisce nello zaino facendomi restare con la sola maglia (senza maniche). Come da programma salgo con passo tranquillo idratandomi con dovizia, acqua semplice per ora (voglio sperimentare quello che fin dall’inizio avevo pensato come soluzione ottimale: alternare l’acqua pura, Acqua Maniva pH8, alla soluzione mineralizzata in una proporzione da definire, in questo giro sperimento quella di tre a uno). Arrivando ai medaglioni mi si para davanti uno scenario favoloso: la luna piena si staglia nel mezzo della stradina che ripidissima sale tra le case, obbligatorio godersi la scena e fare qualche scatto fotografico.

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Mantenendomi concentrato sul passo al fine di non allungarlo istintivamente, supero anche il molto meno ripido tratto di strada asfaltata e arrivo all’inizio del sentiero. Presto dovrò entrare nel bosco e la luce della luna verrà a mancare per cui prelevo dallo zaino la frontale, nel contempo ne approfitto per riporvi la maglia e i pantaloncini. Nudo riprendo il cammino, salgo con passo costante e cadenzato, superando agilmente la prima fascia al pulito, inizia il diagonale nel bosco, accendo la frontale e procedo. Ad un certo punto vedo una luce giallastra poco avanti a me, è a livello terreno, dietro ad essa due visi: sono un ragazzo e una ragazza che, incautamente vista la posizione immersa nel bosco, acceso un piccolo fuoco (non ha badato se fosse libero o meno) si stanno cuocendo qualcosa dinnanzi ad una tendina piantata proprio nel bel mezzo del sentiero, per passare oltre devo camminare nell’erba e… nelle spine, fortunatamente basse e rade.

Senz’altri incontri arrivo alla stazione a monte dell’ex funivia della Maddalena, fra poco dovrò passare accosto a due ristoranti per cui, malvolentieri tanto è spettacolare camminare nudi nella notte e nel monte, rimetto i pantaloncini che, proditoriamente, ritornano nello zaino una decina di minuti dopo. Sono al vertice della prima rilevante salita, da qui si procede a lungo con deboli sali e scendi alternati da tratti in piano, il giusto connubio per preparare il fisico e le gambe alla successiva importante discesa. Qui il sentiero lascia il posto a una strada bianca e, anche se in buona parte sono pur sempre nel bosco, posso spegnere la frontale godendomi il fascino estremo del camminare alla sola luce lunare. Inizia la discesa, il fitto bosco e il fango che ricopre il sentiero consigliano la riaccensione della frontale. Oltrepassata la Posa Sarisì all’improvviso nel fitto del bosco alla mia sinistra qualcosa di grosso si mette in movimento, per alcuni secondi è un gran fracasso di cespugli che vengono spostati o spezzati: cinghiale? Procedo oltre, senza problemi supero un tratto di complicata discesa e presto sono al Colle di San Vito, piccola pausa e poi giù per la Val Salena. È, questo, un tratto scuro anche in pieno giorno, la frontale (Led Lenser H7R.2), però, fa il suo lavoro alla grande: per garantirmi la copertura sull’intera notte la tengo al minimo di luminosità eppure il sentiero è illuminato perfettamente per una distanza e una larghezza di diversi metri.

Nave, eccomi a Nave, per attraversare l’abitato rimetto pantaloncini e maglietta, ritornano velocemente nello zaino non appena ne esco dalla parte opposta. Di nuovo sterrato, di nuovo procedo alla luce naturale della luna. Controllando attentamente l’andatura supero uno ad uno i vari ripidissimi strappi di salita, nella notte ormai fonda s’odono solo i canti di uccelli e l’abbaio di cani. Alla chiesetta di Sant’Antonio m’accoglie una luce accesa, è quella della cucina, non si vede nessuno però, solo un nutrito gruppo di scarponi fuori dall’uscio della camerata. Oltrepasso anche la Ca’ de la Ruer e inizio la faticosa salita del Monte Porno, qui sabato scorso sono iniziati i primi seri problemi muscolari, oggi, invece, va tutto al meglio: fatta eccezione per i lievi dolori di tensione ai muscoli posteriori della gamba, che già avevo prima di partire e che vanno man mano attenuandosi, tutto il resto gira al meglio. Man mano che mi alzo svaniscono le luci della valle e a un certo punto percepisco anche il silenzio totale. Che sensazione, un fascino indescrivibile, un’immersione totalizzante nella montagna di cui, grazie alla nudità, mi sento parte integrante: corpi identicamente (s)coperti, cuori che pulsano all’unisono, respiri che si fondono nell’unico grande respiro della Terra. Mi fermo e spengo la frontale per gustarmi a fondo questo momento, la luna, qui nascosta, illumina di fievole bluastro la superficie dei boschi e i crinali dei monti che mi circondano, meraviglioso e portentoso momento. Nella valle il verso di un allocco mi scuote dalla meditazione, riprendo il cammino.

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Sono le tre del mattino, mi trovo al bivio appena sotto il Santuario di Conche, l’aria inizia a farsi pungente e m’infilo la maglietta, poi di nuovo in discesa, la relativamente breve discesa verso la Cascina Cocca, alla quale segue la lunga e ripida salita che porta al Dosso Vallero. Poco prima di questa cima di nuovo il rumore di qualcosa che corre nella boscaglia, stavolta è vicinissimo e sembra venire verso di me, istintivamente mi scosto di qualche metro per poi immobilizzarmi dietro un alberello, il rumore si allontana e svanisce. Riprendo il cammino e in breve sono alla croce della vetta, da qui la vista si estende sulla bassa Val Trompia costellata di luci di ogni colore, seppure più tecnologica anche questa è una scena coinvolgente ed entusiasmante, la gusto per alcuni minuti scattando anche alcune fotografie. Riprendo il cammino godendomi questo lungo tratto di percorso che sabato scorso ho fatto mentalmente indisposto per il dolore e la fatica, la salita che m’era apparsa come interminabile e terribile ora m’appare relativamente breve e abbordabile, tant’è che, giunto alla Maison des Soins, decido di raggiungere la vetta del Monte Palosso (invero pochissimi metri di salita) per dare un’occhiata alle tre piazzole che facevano da basamento per i cannoni qui piazzate nella Grande Guerra. Inizia ad albeggiare e la temperatura si abbassa sensibilmente, complice la discreta pausa devo rimettermi non solo i pantaloni lunghi e la giacca leggera, ma anche la giacca più pesante.

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Inizio la discesa verso Villa Carcina, velocemente il giorno ha preso il posto della notte e la frontale è tornata a riposare nello zaino. Dopo una ventina di minuti mi sono adeguatamente riscaldato e posso togliere la giacca pesante. I picchi sono all’opera e mi accompagnano per lungo tratto, poi, avvicinandomi alle prime cascine, si rifanno presenti i rumori della valle: una moto che sale lungo le stradine, una motosega, il traffico della Val Trompia, le campane delle chiese, immersione nella cosiddetta civiltà. Arrivo al fondo valle, attraverso l’abitato di Villa Carcina e mi porto all’inizio del sentiero che sale a Villa Pernice dove riprenderò il tracciato del 3V. Salgo il primo pezzo, il sole ormai è uscito da dietro il crinale e i suoi effetti si fanno percepire, mi rispoglio completamente rimettendo, però, i pantaloncini che, purtroppo, da qui in avanti dovrò tenere indossati: altro indegno effetto della cosiddetta civiltà! Questo tratto non lo conosco e, stimolato dalle gambe ancora ottimamente rispondenti e dalla totale assenza di fatica, provo ad accelerare sensibilmente il passo. La salita è ripidissima e continua, eppure le mie gambe girano alla grande, stupen… no, altro che stupendo, scemo sono, ho esagerato e mi devo improvvisamente fermare con i quadricipiti doloranti. Forse è anche (o solo) colpa dell’aver assunto una barretta energetica proprio mentre affrontavo i primi metri di questa salita, ma tant’è ora devo rallentare e fare i conti con i dolori che mi obbligano a diverse frequenti fermate. Nel frattempo mi ha raggiunto una persona del posto, solitamente le escursioni le fa a cavallo, ma oggi ha deciso di salire a piedi per allenarsi un poco. Camminiamo fianco a fianco fino a Casa Pernice, mi racconta tante cose interessanti, tra queste anche la conferma che il rumore sentito sotto la vetta del Dosso Vallero era sicuramente un cinghiale in fuga, così, penso, cinghiale era anche quello che aveva provocato similari rumori mentre scendevo verso San Vito.

Casa Pernice è raggiunta ci troviamo sul filo del lungo crinale che chiude in destra orografica la bassa Val Trompia, ancora due parole e poi il mio occasionale compagno riprende la strada di ritorno verso Villa mentre io m’incammino sulla parte finale del sentiero 3V. In breve sono all’Uccellanda Magnoli, qui tempo addietro era stato chiuso il passaggio, ora solo un palo di traverso a mezzo metro da terra funge da ostacolo, potrei scavalcarlo facilmente ma, per sicurezza, decido di seguire la variante che mi è stata indicata da una persona del posto incontrata pochi minuti prima: una stradina sterrata che divalla a destra appena prima dell’uccellanda per andare a prendere una strada cementata che taglia a mezza costa questa parte della montagna. In breve sono di nuovo sul 3V e posso verificare l’ostruzione insuperabile del cancellino che adduce dal basso al roccolo dell’Uccellanda Magnoli: bene ho fatto a prendere la deviazione. Con attenzione affronto la ripida salita che porta alla vetta del Monte Magnoli riuscendo così ad evitare di aggravare l’intossicazione ai quadricipiti: ho ancora parecchi chilometri e tre salite che seppur brevi sono comunque ripide. Senza interruzione lascio alle mie spalle la Sella dell’Oca, la cascina Quarone di Sopra, quella di Quarone di Sotto, la lunga sterrata che scende verso Gussago (qui nel fitto di una cespugliosa boscaglia vicinissimo percepisco un grugnito: altro cinghiale?), l’interminabile e tediosa strada asfaltata dei Camandoli e sono alla sella della Forcella di Gussago. Prima di affrontare la salita per il Santuario della Stella mi concedo una bella pausa di riposo reintegrando abbondantemente i sali minerali e l’idratazione.

Anche la Stella è superata, poi tocca al Monte Peso e, ultima ciliegina, il Picastello, sulla cui salita le gambe girano ancora talmente bene che è il fiato a impormi un rallentamento. Ultima discesa e sono a Urago Mella, da qui ancora dieci minuti di piano cammino (i peggiori di tutto il giro: caldo soffocante, sole e traffico cittadino) e sono alla macchina. Cambio le scarpe, indosso la maglietta, preparo e bevo il preparato a base di aminoacidi, verifico se mia mamma è in casa (appositamente ho parcheggiato proprio sotto casa sua) e poi, vista la sua assenza, via verso casa per una bella doccia seguita da un massaggio gelato alle gambe, pastaciuttona e riposo. Ehm, riposo, dopo un paio d’ore scattano i crampi, sebbene limitati a piccole zone delle gambe, li uni richiamano gli altri e per un’oretta devo stare ben attento a come mi muovo. Mancano ancora tre ore all’ora di cena, vado a letto mi faccio una sonora dormita, le due ore di sonno più belle di tutta la mia vita eheheh

Considerazioni finali

L’allenamento è certamente buono e se si trattasse di fare il giro completo nei normali tempi di tabella potrei dire d’essere pronto, visto però che dovrò abbassare il tempo del diciassette per cento e appurato che a fronte di tratti tabellati con manica larga ce ne sono altri dove la manica è stata alquanto stretta, devo potenziarmi ancora un poco per acquisire sia velocità che resistenza: a giugno dovrò assolutamente camminare tutti i giorni, almeno dieci chilometri al giorno, alternandoli con tappe di venti/trenta chilometri e i tapponi oltre i cinquanta chilometri; dovrò anche lavorare con delle ripetute in salita, ce n’è giusto una vicinissimo a casa mia che ben si presta allo scopo.

Per il piano di marcia si conferma la necessità di tenere più larghi quelli iniziali e restringere più in alto, sfruttando soprattutto i piani e le discese più semplici per rientrare nelle quaranta ore totali.

Per l’aspetto della preparazione energetico alimentare pre impegno è difficile stabilire se l’apposita gelatina sia stata effettivamente utile (bisognerebbe poter tornare indietro nel tempo e ripetere il giro senza l’assunzione di tale integrazione), ma quello che conta è che posso con certezza affermare che male non ha fatto. Vista la lunghezza dello sforzo in cui sarò impegnato ci si potrebbe chiedere se tale integrazione possa essere effettivamente necessaria, come detto, però, la prima parte del percorso è quella più impegnativa e, quindi, quella più importante ai fini del successo complessivo, poterla superare con il minimo danno fisico diviene fondamentale per cui… gelatine pre sforzo confermate! Al limite potrei sperimentare quelle di altre marche.

Anche gli altri integratori provati vanno tutti molto bene e li confermo per il giro finale, devo solo verificare il loro dosaggio e la loro distribuzione durante lo sforzo.

Molto positivo è stato il test del solubile mineralizzante HydroFit della NamedSport ed è confermato il suo utilizzo, come pure estremamente efficiente e quindi confermato è il suo utilizzo in alternanza all’acqua pura (come detto Acqua Maniva pH8) nel rapporto uno a tre (un litro di soluzione mineralizzata e tre di acqua pura).

Calze, ottime le nuove, non raccolgono foglie e terra e anche dopo quasi sedici ore di cammino mi hanno lasciato i piedi perfettamente asciutti. Devo comunque verificare il dolore al malleolo sinistro che sul finire si è fatto ugualmente notare, eppure non ci sono irritazioni e premendo non avverto dolori, è proprio come se il bordo della scarpa riesca a pizzicare la pelle quando il piede deve lavorare inclinato.

Altro dolore da verificare è quello che talvolta appare (o si evidenzia) in sede sotto scapolare destra, si manifesta dopo alcune ore di camino per poi svanire nel giro di alcuni giorni. È apparso da quando ho iniziato a fare la ginnastica di supporto consigliatami da mia nipote, non è forte ma comunque fastidioso e, cosa assai importante, toglie concentrazione. Proprio oggi dopo pranzo ne ho forse individuato la causa: quando guardo la televisione seduto sulla sedia della sala lo schienale in legno preme proprio in quella zona ed essendo fortemente dimagrito (dieci chili da dicembre, quando ho iniziato gli allenamenti) probabilmente riesce a infiammarla.

 

#TappaUnica3V, Tapponi 1 Emanuele 0


Fino a oggi tutto era filato liscio ed ero riuscito a portare a termine ogni itinerario ideato ed eseguito, compreso il lungo percorso da Brescia a Vesalla, una quarantacinque chilometri con oltre duemila metri di dislivello, così sono partito senza la benché minima preoccupazione, dando solo un’occhiata ad un possibile modo per accorciare un poco la strada all’inizio della seconda parte, il ritorno verso Brescia. Invece… invece a un terzo del cammino sono sorti i problemi e alla fine ho dovuto interrompere il giro a metà: tapponi 1 Emanuele 0.

Sabato 14 maggio

Come preannunciato, sebbene, visto il tempo e gli impegni di lavoro che mi hanno affaticato, svegliandomi ad orario più abbordabile (le quattro anziché l’una), parto per effettuare l’anello basso del 3V, un giro che ho ideato studiando un percorso che mi permettesse di raccordare la prima e l’ultima tappa del sentiero 3V: Brescia, Maddalena, San Vito, Nave, Conche, Cocca, Dosso Vallero, Monte Predosa, Maison des Sons, Villa Carcina, Casa Pernice, Magnoli, Quarone, Stella, Monte Peso, Monte Picastello, Urago Mella. Di certo quarantacinque chilometri con tremila metri di dislivello.

Per evitare l’attraversamento della città in stato di affaticamento, parcheggio l’automobile in zona Urago Mella, per la precisione al grande parcheggio tra lo stadio del rugby Fiumicello e il parco polivalente, a quest’ora totalmente deserto e piuttosto buio. Alle cinque puntuale mi incammino, poco dopo, però, noto un parcheggio più illuminato e affollato per cui, per marciare più tranquillo, decido di spostare la macchina perdendo così quindici minuti sulla tabella di marcia.

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Brumoso arrivo in Maddalena

Cinque e un quarto m’incammino definitivamente e attraverso la città a passo sostenuto al fine di recuperare il tempo perso, purtroppo, avendo calcolato ad occhio il tempo necessario a percorrere tale tratto di strada (avevo previsto mezz’ora e mezz’ora ci ho messo, trattandosi di quattro chilometri di più era materialmente impossibile senza mettersi letteralmente a correre), arrivo all’inizio della salita di Via San Gaetanino con lo stesso identico ritardo. Ve beh, avrò modo di recuperare più avanti, qui meglio andare al passo previsto. Così risalgo verso la Maddalena tenendo un passo che a mio parere è lento e invece arrivo in cima con un ritardo dimezzato. Il tempo di mandare il primo messaggio a casa e sostituire ai pantaloni i pantaloncini leggeri, poi riparto. Ora la strada è pianeggiante e lo resterà per un bel pezzo potrei tentare di completare il recupero ma preferisco risparmiarmi e mantengo un passo costante che mi appare sufficientemente lento. Inizia la discesa verso San Vito, il sentiero è molto infangato e in alcuni tratti devo stare attento a non scivolare. Eccomi a San Vito, senza sosta mi avvio sul sentiero della Val Salena che mi preoccupa in quanto nel precedente passaggio, fatto in un periodo di secco, ero scivolato più volte. In effetti il fango è tanto ma talmente tanto e molle da agire sulle scarpe come una ventosa e così, a parte i passaggi sulle tante pietre, scendo senza problemi. A metà discesa incontro due signore che stanno salendo e mi chiedono “dove porta questo sentiero?” Volentieri, anche se questo mi costa almeno dieci minuti, dò loro tutte le informazioni, comprese le indicazioni per un itinerario di rientro più agevole (una delle due indossa scarpe del tutto inadeguate alle condizioni odierne del sentiero e già sta tribolando in salita, dimostrandosi molto preoccupata per la discesa).

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L’imbocco del sentiero della Val Salena

A Nave secondo messaggio a casa e si riprende a salire, imbocco una strada con ripidissimi tratti cementati, ma le gambe girano alla grande e il fiato le supporta a pieno. Abbandono la Val Listrea e inizio l’aggiramento del Monte Porno (che pudicamente è stato trasformato in Pornio sulle tabelle segnaletiche presenti in zona). Manca poco alla chiesetta di San Antonio e su un tratto pianeggiante della strada all’improvviso appaiono i primi problemi, una cosa strana che non avevo mai rilevato nelle precedenti escursioni, mi capita solo quando cammino a lungo in piano sulla strada asfaltata e con le normali scarpe: indurimento dei muscoli tibiali. Un segnale? Per un attimo ci penso, mi preoccupo ma quando la salita riprende il problema svanisce completamente per cui mi tranquillizzo e procedo a quello che mi appare passo normale. Oltrepasso la Cà della Rovere e imbocco la ripida salita sul versante occidentale del Monte Porno, qui il sentiero è scavato e presenta diversi salti sassosi dove i quadricipiti devono lavorare parecchio. La cosa, visti gli allenamenti precedenti e l’ottima loro risposta nelle due ultime uscite, non mi preoccupa ma dopo poco il sinistro inizia a dare segni di affaticamento. Rallento il passo e adotto una respirazione profonda e controllata, inserendo dei tempi di reidratazione più brevi, un tratto pianeggiante mi aiuta a recuperare e sulla successiva salita anche questo problema pare essere svanito. Pare, ho detto, infatti è solo apparenza, risaliti un duecento metri di dislivello ecco che sui tratti più ripidi e scabrosi il dolore si ripresenta, ora anche al destro e ai polpacci, ma sono all’inizio di un altro tratto pianeggiante dove tutto svanisce.

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Scorcio alla chiesetta di Sant’Antonio

Arrivo al Pater senza dolori e rinfrancato, per sicurezza mi concedo cinque minuti di sosta durante i quali assumo una pastiglia energetica e mi reidrato con dovizia. Messa nella tasca dei pantaloncini una barretta energetica riprendo il cammino e in breve supero la salita a tratti dura che porta al bivio sotto le Conche. Come programmato non salgo al santuario ma scendo direttamente verso la Cocca, qui giunto individuo e imbocco il sentiero che porta verso il Dosso Vallero. La salita è subito ripidissima, i polpacci rispondono benissimo meno i quadricipiti che danno qualche lieve fitta di dolore: inizio a preoccuparmi, a temere che mi sarà difficile portare a termine il giro programmato. Difficile, non impossibile, comunque, anche perché il dolore appare solo sui tratti più ripidi e fra poco avrò una lunga discesa che mi permetterà il recupero, vedremo!

Fra poco? Ehm, qui si continua a salire, ogni tanto tratti pianeggianti ma che vengono sempre abbandonati quasi subito. Passo dopo passo, stringendo i denti, finalmente ecco la vetta del Dosso Vallero alla quale arrivo percorrendo gli ultimi cento metri con i quadricipiti scossi dai crampi. Tranquillo, da qui in avanti dovrebbe esserci solo una salita di sessanta metri e poi tutta discesa. Messaggio a casa, barretta energetica, reidratazione abbondante e via lungo la bella discesa in una stupenda faggeta. In breve sono alla sella delle Poffe, attraverso la strada asfaltata e imbocco il sentiero che in breve mi porta alla vetta del Monte Predosa, l’ultima salita stando ai miei rilievi. Errore, dopo una rigenerante discesa ecco che si riprende a salire e salire e salire, non si smette di salire e che razza di salita, fortunatamente riesco a gestire molto bene il cammino e i crampi non si manifestano, solo dolori. Arrivo al bivio col sentiero che scende direttamente a Concesio, per un attimo penso di prenderlo e finirla qui, poi decido di procedere ancora sulla strada prevista, fra poco è sicuramente, sicuramente, discesa. In pochi minuti sono alla Maison des Sons, un bel capanno dove approfitto di una comodissima panchina in legno e mi concedo una bella sosta per mangiare la mela che m’ero all’ultimo messo nello zaino: che soddisfazione, peccato che le mele siano troppo pesanti, sarebbero di certo un piacevole contributo alimentare per il mio giro finale. Messaggio a casa preannunciando che probabilmente interrompo il giro a Villa Carcina: la speranza è sempre l’ultima a morire, ma qui si è fatta proprio un lumicino, anche perchè il ritardo accumulato si è fatto prossimo all’ora.

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La Maison des Sons

Una tabella segnaletica all’inizio della discesa indica due ore a Pregno, frazione di Villa Carcina, giustappunto poco più di quello che avevo calcolato basandomi sulla relazione trovata in Internet che, tipicamente, dava solo i tempi di salita. La prima parte della discesa è comoda e su un fondo regolare e morbido, ottime condizioni per favorire un bel recupero muscolare, procedo a passo regolare e, a mio parere, piuttosto lento, a mio parere però: raggiungo, supero e d’un baleno allontano altri due escursionisti. Forse sono loro ad essere molto lenti e procedo allo stesso passo visto che mi risulta confortevole. Il sentiero si allarga e sfocia su una strada sterrata, presto iniziano i tratti cementati e dove c’è cemento ci sono pendenze rilevanti che anche in discesa sollecitano i quadricipiti. Spero che siano solo brevi tratti e inizialmente è così ma poi diviene una costante interminabile ripidissima discesa: i miei quadricipiti iniziano a stridere chiedendo tregua, ormai è certo: “giunto a valle non risalgo l’altro versante per riportarmi sul 3V ma rientro a Brescia seguendo la strada provinciale”.

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Prati sopra Pregno

Alla faccia del passo lento In un’ora sono a Villa Carcina, davanti a me vedo distintamente i tre percorsi che riporterebbero sul 3V, cavolo non sembrano neanche tanto terribili, con un’ora di sosta sono sicuro che sarei in grado di procedere secondo programma, ma questo vorrebbe dire fare buio e mettere in agitazione che mi aspetta a casa, lascio perdere e desolato m’incammino lungo l’affollatissima provinciale della Val Trompia. Dimentico della pedo ciclabile esistente lungo il Mella, oltrepasso le varie frazioni di Concesio e arrivo alla Stocchetta dove finalmente penso alla ciclabile che vado prontamente ad imboccare, rientrando, dopo dieci ore e venti dalla partenza, a Urago con un ultimo confortevole tratto relativamente lontano dal traffico.

Togliendo la borraccia floscia dallo zaino rilevo che, contrariamente alle mie impressioni, ho bevuto molto, troppo poco: un solo litro! Devo imparare a percepire meglio la quantità di liquido bevuto, nel giro finale non potrò permettermi errori d’idratazione e mineralizzazione.

Rientrato a casa, dopo un bel bagno caldo, prendo la mia tabella di marcia con le indicazioni orarie dei vari passaggi e faccio qualche conto: altro che passo lento, sebbene in alcuni tratti ho effettivamente perso tempo, i miei tempi di marcia sono stati quasi sempre sotto i tempi previsti (calcolati con la solita riduzione del venti per cento rispetto a quelli di tabella) e in alcuni casi anche abbondantemente, per altro le cartine senza curve di livello m’hanno in un caso notevolmente ingannato facendomi pensare a un lungo tratto di discesa e invece era di salita).

Va bene, alla fine posso comunque essere soddisfatto: sono comunque rientrato a casa con le mie gambe mantenendo un chilometraggio simile a quello previsto, il dislivello coperto è comunque notevole, tra i tratti fatti più velocemente ci sono proprio quelli dove più forte era il dolore ai quadricipiti, i dieci chilometri pianeggianti da Villa Carcina a Urago li ho fatti in un’ora e mezza ovvero marciando a sette chilometri all’ora, infine, bella preparazione a quella che sarà la parte terminale di TappaUnica3V, ho camminato per sette ore dopo i primi segni di affaticamento alle gambe.

Dai, dai, tapponi 1 Emanuele 0,6. Pronto a prendermi la rivincita eheheh!

#TappaUnica3V: freddo e… bronchite, sic!


Avevo programmato per l’inizio di maggio di mettermi alla prova con i primi tapponi, uscite che andassero oltre i cinquanta chilometri e le dodici ore di cammino standard, invece… il brusco abbassamento della temperatura con sbalzi notevoli tra ombra e sole, ma soprattutto il freddo glaciale presente all’interno degli ambienti in cui lavoro, m’hanno provocato una bella bronchite quindi su intenso sollecito di mia moglie ho rimandato i tapponi.

Ovviamente non sono stato del tutto fermo e alla ginnastica da casa ho abbinato due uscite, la prima brevissima ma compiuta ad un ritmo elevatissimo, la seconda più sostenuta fatta in compagnia di Alessandro ad un ritmo meno sostenuto.

N.B.

Dal momento che alcuni me l’hanno richiesto sottolineo nuovamente che questi articoli sono solo racconti di viaggio, le relazioni tecniche dei vari itinerari percorsi le realizzerò e le pubblicherò appena mi sarà possibile dedicarci il tempo necessario, che, per mia abitudine, comprende in molti casi anche la verifica sul terreno della relazione stessa.

Sabato 30 aprile

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Viste le mie condizioni di salute attendo l’alzata del sole prima di mettermi in movimento e arrivo al parcheggio del santuario della Madonna del Mangher (Vallio Terme) che sono le nove passate. Qui trovo le vetture della protezione civile, ambulanze e soccorso alpino: c’è in corso un’esercitazione e devo ritornare verso valle per trovare un parcheggio libero. Poco male, allungo il giro di circa un chilometro.

Meta dell’escursione odierna è la Rocca di Bernacco, obiettivo quello di testare le gambe e il fiato dopo la lunga semi pausa, ma anche quello di capire dove e perché l’altra volta avevo sbagliato il percorso di discesa.

Parto immediatamente a tutta e senza risparmiarmi risalgo la ripidissima strada asfaltata; le gambe girano alla grande, leggermente meno il fiato ostacolato dalla tosse e dal catarro che ostinatamente non vuole staccarsi dai bronchi. In ogni caso in un tempo per me record sono alla grossa cascina al termine della strada. Da qui invece di seguire il solito sentiero procedo direttamente per il filo della cresta che porta alla base del versante meridionale della rocca, un ripido prato con alcuni tratti di franose roccette e qualche albero. Senza sosta e senza esitazione mi slancio direttamente sulla linea di massima pendenza, a tratti quasi verticale, e in una decina di minuti sono in vetta.

IMG_9093Breve contemplazione del paesaggio, qualche foto a quello che resta dell’antico castello e poi via per scendere. Senza correre per non sovraccaricare le ginocchia che nelle ultime uscite avevano dato segni di stanchezza, velocemente scendo il ripido sentiero e arrivo al bivio che la volta scorsa avevo scavalcato: piccolo e appena percettibile sentiero che, a destra, taglia a mezza costa il prato parallelo al sentiero di discesa appena percorso; ok, gli occhiali bagnati dalla pioggia e l’evidente traccia di passaggio che procede lungo il crinale di discesa mi avevano ingannato, tutto chiaro. Questa volta non sbaglio e in breve sono alla larga traccia che porta verso la strada del Monte Ere.

IMG_9101Dalla strada rientro a Vallio per il sentiero della valle di Oriolo per poi risalire al santuario con un tratto del giro delle contrade. Arrivo all’auto che ancora non è mezzogiorno: sette chilometri, cinquecento metri di dislivello fatti in quaranta minuti, 2 ore di tempo totale (comprese alcune divagazioni esplorative), le gambe ancora belle pimpanti e il fiato abbondate… ottimo.

Sabato 7 maggio

Quarto e ultimo allenamento condiviso attraverso il blog di Mondo Nudo, anche stavolta un solo amico ne approfitta: il solito Alessandro di Padova (che ringrazio nuovamente di cuore). Obiettivo farsi 25 chilometri con 1654 metri di dislivello, di cui 1115 in unica tratta nella prima parte del percorso. Partenza dallo stadio di Ponte Zananao, spostamento urbano fino alla località Piazzetto di Gardone Val Trompia, da qui salita alla Punt aAlmana, cresta del Dosso Pelato e via fino a Santa Maria del Giogo per seguire il 3V fino a poco oltre Vesalla da dove abbandonare il 3V e scendere a Ponte Zanano.

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La giornata si presenta magnifica, il cielo è sereno e la temperatura, sebbene ancora freschina, già confortevole. Attraversiamo l’abitato e di getto ci slanciamo sulla ripida salita di via Guarda, al suo termine le pendenze calano anche se al paino si alternano comunque ancora diversi strappi piuttosto ripidi. Procediamo con passo abbastanza sostenuto, sebbene non come quello che tengo quando sono solo. Dopo una mezz’ora noto un cedimento nel mio compagno e allora rallento sensibilmente, così, nonostante le pendenze poco cedano al piano, arriviamo in vista della vetta dell’Almana. Un lungo traverso permette di recuperare gambe e fiato, poi l’ultimo strappo che porta alla vetta dalla quale ci godiamo il fantastico panorama, a picco sotto i nostri piedi il Lago d’Iseo.

IMG_9132Concedo al mio compagno una quindicina di minuti di scarico poi si riparte. Discesona delicata per il terreno franoso e siamo alla Croce di Pezzolo, chiedo ad Alessandro, ormai visibilmente provato, se vuole approfittare della possibilità di rientrare a valle, decide di proseguire e allora via, senza esitazione avanti. Si alternano tratti pianeggianti ad altri di discesa ma anche a intense seppure brevi salite, anche le mie gambe iniziano a dare qualche lieve segno di stanchezza, m’immagino quelle di Alessandro che, infatti, è in preda a forti crampi. Dosando il passo saliamo alla vetta del Rodondone da dove è praticamente è solo discesa, purtroppo una discesa che non concede tregua alle gambe: spuntoni rocciosi o sassi mobili richiedono costante attenzione. Arriviamo al parcheggio di Santa Maria del Giogo e, trovato un angolino erboso soleggiato, ci fermiamo per il pranzo.

IMG_9138Dopo una mezz’ora abbondante siamo pronti a ripartire, di comune accordo si decide di non procedere lungo il percorso programmato ma di prendere qui la via di discesa diretta per Ponte Zanano a cui arriviamo con un’altra ora e mezza di cammino per un totale di 6 ore e sedici minuti soste comprese (5 ore e mezza effettive).

La prova di oggi, sebbene incompiuta, mi ha dimostrato che sono pronto per i tapponi, il primo lo riprogrammo per il prossimo fine settimana: sabato o domenica sveglia all’una e mezza, spostamento in auto a Brescia da dove imboccherò il 3V per salire alla Maddalena, proseguire per San Vito, Nave, Conche poco prima del quale abbandonare il 3V per scendere alla Cocca, risalire al Note Predosa e da qui scendere a Villa Carcina per risalire nuovamente e portarmi al sentiero 3V sull’altro lato della Val Trompia (Cascina Pernice) per il quale rientrare a Brescia. Tremila metri di dislivello, quarantatré chilometri di lunghezza misurati come sempre in modo molto approssimativo (e difettivo) sulle mappe on-line, 13 ore e sedici minuti di marcia, che da qui in avanti sarà tendenzialmente di regolarità per abituarmi al ritmo più blando del giro finale.

#TappaUnica3V, breve intervallo


Dopo un breve periodo di stasi totale dedicato a rilanciarmi sul lavoro, con il morale sensibilmente risollevato dai primi lievissimi vagiti di ripresa, rieccomi in cammino sulle sempre più vivide tracce di TappaUnica3V. Per ora solo due uscite leggere, ma presto dovrò necessariamente passare alle prove di lunghezza e di regolarità le cui tabelle di marcia sono da tempo già posate sul mio tavolo.

Sabato 16 aprile

IMG_9067Allenamento condiviso con gli amici di Mondo Nudo che ricalca uno dei giri già fatti in solitaria: partenza da Caino, salita all’Eremo di San Giorgio per il sentiero 383, discesa al Passo del Cavallo seguendo il 3V, lieve risalita a Boatica e da qui rientro in discesa al punto di partenza.

Al venerdì sera registro una sola partecipazione, avendo (ovviamente) accettato un piccolo incarico di lavoro per il tardo pomeriggio mi accordo con Alessandro per anticipare l’orario di ritrovo ed accorciare l’escursione: invece di scendere al Passo del Cavallo andremo a prendere il sentiero 385 che ritorna direttamente a Caino percorrendo il crinale del Monte Tromet.

La mattina è fresca ma il cielo terso promette bene e infatti, anche con la complicità di un passo piuttosto sostenuto, dopo una mezz’ora di cammino possiamo liberarci dei vestiti. Velocemente risaliamo anche l’ultima ripida balza e perveniamo alla cresta spartiacque tra la valle di Nave e quella di Lumezzane, anch’essa incredibilmente deserta, per la quale in breve siamo all’eremo. Breve pausa per goderci l’ampio panorama che, grazie alla limpida giornata, spazia fino al Lago di Garda e al Monte Baldo, poi ci rimettiamo in cammino.

Salvo due brevi parziali rivestimenti, nudi camminiamo fin quasi al fondo valle, godendoci le piacevoli sensazioni dell’aria e del sole sull’intera pelle, mentre il corpo ci ringrazia per avergli finalmente ridonato il suo più ampio e naturale respiro, è un vero peccato doversi rivestire!

Domenica 17 aprile

IMG_9079Ogni promessa è debito e ora eccoci qua, io e mia moglie a seguire il bel giro dell’itinerario 503 di Gavardo. A differenza di ieri il cielo è grigiastro e a sprazzi compare anche la pioggia, poche grosse gocce che a fatica oltrepassano il mantello foglioso del bosco ma che comunque contribuiscono a mantenere bassa la temperatura.

I chilometri si sommano ai chilometri, salita poi discesa, di nuovo salita, ripidissima asfaltata salita che mette alla prova la resistenza delle gambe e dello spirito. Seduti al bordo di verdi prati, per tetto le fronde di alcuni alberi, ci fermiamo a mangiare qualcosa e poi via di nuovo in camino per l’ultimo tratto di salita a riprendere il sentiero percorso in mattinata. Discesa e, dopo aver percorso un totale di tredici chilometri, siamo di nuovo a Gavardo.

#TappaUnica3V, un momento di recupero


Marzo volge al termine, mancano ormai solo quattro mesi all’appuntamento con TappaUnica3V e sto programmando i primi tapponi: percorsi oltre i quaranta chilometri e le dieci ore di cammino. Nel frattempo…

Domenica 13 marzo

IMG_8753L’avevo intuito diversi anni addietro e ne avevo compiuto una breve perlustrazione, poi non avevo più avuto occasione di tornarci. Naturale riprenderlo per questi allenamenti, integrandovi, rispetto all’idea originale, un tratto di ritorno che evitasse di ripercorrere la stessa strada. Studiato, programmato e… fatto!

Partenza dal Colle di Sant’Eusebio, salita al Monte Gnone, traversata per cresta al Monte Sete, discesa intrigante in Val Bertone, risalita al Monte Doppo, spostamento all’Erempo di San Giorgio, discesa a Caino per il sentiero 383, risalita a prendere il Senter Bandit (si ancora lui, ma nel tratto migliore per fortuna), per questo ritorno verso il Colle di Sant’Eusebio a cui si perviene per il bel sentiero che scende dalla Boca del Zuf. In totale almeno venticinque chilometri e 1931 metri di dislivello che ho percorso in sei ore e cinquanta compresi venti minuti di sosta all’Eremo.

È stata un’uscita soddisfacente sotto tutti i punti di vista, meteo discreto, temperatura gradevole, sentieri quasi tutti puliti e ben tracciati, vari scorci panoramici, la primavera fa capolino nell’esplosione di coloratissimi fiori, le gambe girano sempre meglio e il fiato pure. Uniche note dolenti sono la comparsa di dolore ai legamenti delle ginocchia sulle ripide discese più sconnesse e i crampi ai quadricipiti sul finire del giro. Affaticamento? Probabile, sarà opportuno allentare leggermente la pressione in vista dei prossimi ben più gravosi appuntamenti.

Sabato 19 marzo

IMG_2080Secondo allenamento condiviso con gli amici di Mondo Nudo: giro delle contrade di Vallio Terme, dodici chilometri e cinquecento due metri di dislivello, ambedue misurati con precisione.

Stavolta non sono solo, come me ci sono Pier e Alessandro, quest’ultimo arrivato qui niente popò di meno che da Padova. Saltiamo il previsto riscaldamento facendolo direttamente con un primo tratto di cammino a passo moderato, dopo una quindicina di minuti la strada lascia il posto al sentiero e incrementiamo sensibilmente l’andatura favoriti anche dall’andamento ora pianeggiante del percorso. Chiacchierando pressoché in continuazione quasi senza accorgercene arriviamo al punto da dove il percorso inizia a ritornare verso la partenza. Ci si sposta sul versante opposto della valle di Vallio, si risale un poco lungo la strada asfaltata che sale al colle di Sant’Eusebio e poi di nuovo in piano, sebbene con frequenti sali scendi, si rientra al parcheggio. In questa seconda parte i fiori la fanno da padroni, alcuni tratti sembrano dei giardini botanici: estese macchie di gialle primule si alternano ad altrettanto estesi raggruppamenti di pervinche, a contorno gruppetti di bianche violette.

Altra bellissima giornata, questa volta in buona compagnia, grazie Alessandro, grazie Pier.

#TappaUnica3V, un attimo di pausa!


Combinazione terribile: taglio ore, cambio contrattuale che ha ora prodotto la prevista batosta fiscale di marzo (speravo di poterla evitare ma niente da fare), ampia perdita economica. Il morale è sceso sotto i piedi e la preoccupazione per l’imminente futuro ha preso il sopravvento spingendomi a riprendere in mano un mio vecchio progetto professionale per rilanciarmi economicamente, questo mi ha ovviamente impegnato parecchio tempo limitando sensibilmente quello che potevo dedicare agli allenamenti per TappaUnica3V. Il lavoro per il lancio di PEARL, il mio servizio di formazione tecnica continua, è tutt’altro che finito, anzi oserei dire che sono nella fase più critica, quella del trovare clientela (fatemi pure pubblicità veh), però innegabile il benefico effetto psicologico di un progetto che già diverse persone hanno definito molto più che interessante.

Sabato 27 febbraio

L’allenamento di oggi è il primo che ho programmato appositamente per aiutare gli amici alla preparazione per le escursioni del programma QuindiciDiciotto. Allenamento leggero, pertanto: sentiero delle Pozze, un semplice giretto di due ore attorno il pianoro tipicamente considerato dai bresciani come “LA” Maddalena, anche se invero la vetta di questo monte è più in alto.

Nessuno si è registrato per l’evento, d’altra parte ho anche scritto che chi voleva poteva comunque venirci anche senza registrarsi, per cui, nonostante il cielo è scuro, le nubi minacciose, e la temperatura prossima allo zero, mi preparo e, con largo anticipo, mi metto in viaggio per il punto di ritrovo, ma…

Ma non salgo in auto fino al piazzale del Cavrelle, arrivo a Sant’Eufemia e mi fermo: partirò a piedi da qui per rendere l’allenamento più conforma alle mie specifiche esigenze. Salgo per il Triinal (Trinale), un evidente e largo costone erboso che con forte pendenza e andamento rettilineo dal piano porta alla parte alta della strada della Maddalena. Parto fortissimo e riesco a tenere il passo fino alla sommità della salita, qui invece di seguire il piano sentiero segnato, proseguo lungo il costone e con un ulteriore tratto di ripida salita mi porto sulla strada asfaltata per andare a prendere l’ultima parte del 3V, che supero quasi di corsa. In meno d’un’ora dalla partenza arrivo al piazzale del Cavrelle giusto all’orario di ritrovo.

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Foto d’archivio, tratto scabroso della discesa

Non c’è nessuno, attendo quindici minuti, accorgendomi della temperatura decisamente bassa, e nessuno arriva, per cui mi rimetto in cammino. Faccio per conto mio il previsto giro delle Pozze mettendoci un quarto del tempo previsto e poi di corsa giù per il sentiero numero 1, una discesa impegnativa non tanto per le pendenze raramente importanti, quanto per i diversi tratti cosparsi di massi e lisce lastre rocciose, anche qualche salto. Si è messo a piovigginare e le rocce risultano piuttosto scivolose devo fermare la corsa e procedere al passo con molta attenzione finché arrivo alla stradina che porta sul fondo valle e alle case di Sant’Eufemia. Ottimo test per la caviglia che nella precedente uscita avevo storto, superato alla grande, così come alla grande sono andate le gambe, buono anche il fiato anche se qui desidero lavorarci ancora un poco.

Venerdì 4 marzo

Fino ad ora mi sono allenato solo per il tramite delle escursioni, oggi mi nipote Francesca mi ha convocato in palestra per abbinarci qualcosa di diverso, qualcosa che faccia lavorare anche quei distretti muscolari e articolari che non vengono messi in movimento dal cammino, qualcosa che coinvolga anche l’equilibrio, la postura, e tutti quegli altri micro aspetti che solo se messi insieme formano un corpo tonico e adatto a supportare e sopportare con largo margine tutte le sollecitazioni ipotizzabili per un lungo ininterrotto cammino come quello di TappaUnica3V: la ginnastica.

Dopo l’opportuno riscaldamento all’eccentrica ci spostiamo nella sala degli esercizi a corpo libero e mia nipote mi spiega per bene i vari esercizi che pone nel mio piano di allenamento: un’ora di lavoro che intanto mette in evidenza i gravi problemi di equilibrio a me già noti e che da tempo mi dico di risolvere senza poi mettermici seriamente, poi suona l’allarme per una certa rigidezza generale che pensavo fosse assai meno diffusa e rilevante, infine lascia un’impronta indelebile: a sera dolori un poco dappertutto, dolori che ancora permangono dopo due giorni.

Che dire… grazie Fancesca, mi applicherò per bene anche in questi a me meno piacevoli allenamenti!

Domenica 6 marzo

Avevo programmato una venti chilometri montana attorno alla Maddalena ma per varie ragioni lascio perdere e mi limito a ripetere il test di lentezza, questa volta su otto (quattro + quattro) chilometri. Visto che la volta precedente nonostante l’impegno ero andato troppo veloce, concentrandomi al massimo cerco di tenere un passo ancora più lento. L’essere sorpassato da altre persone che camminano mi indica che sto proprio andando piano, si avvicinano i due chilometri, guardo il cronometro e… cavolo sono ancora troppo veloce. Rallento e procedo, arrivo ai quattro chilometri: quarantaquattro minuti, nooooooo, ancora troppo veloce, proprio non ci riesco ad andare a quattro chilometri l’ora, approssimativamente la velocità media che dovrò tenere durante il giro di TappaUnica3V.

Durante il ritorno calcolo a mente quanti passi devo fare per viaggiare a quattro chilometri l’ora, sono un’ottantina e allora cronometro alla mano provo più volte ma il meglio che mi riesce di fare è di novanta. Ok, può comunque andare, durante il giro finale avrò molti punti di rilevamento tempo, sarà facile gestire la velocità inserendo all’occorrenza anche delle pause.

Consuntivo

Come ad ogni fine mese, aggiorno la tabella dei totali:

  • uscite effettuate: 30
  • chilometri percorsi (calcolo approssimato per difetto): 440
  • metri di dislivello superati (calcolo approssimato per difetto): 24530
  • ore di cammino fatte: 114 e 29 minuti (107,02 effettive, 7,27 di soste)
  • massimo chilometraggio fatto in unica uscita: 45
  • massimo dislivello superato in unica uscita: 2212 metri
  • tempo massimo di cammino in unica uscita: 8 ore e 25 minuti

#TappaUnica3V, un fine settimana di scarico


Dopo diversi test anche piuttosto impegnativi e che hanno lasciato qualche piccolo segno nelle gambe mi serviva un momento di scarico e allora…

Domenica 29 novembre tranquilla escursione in compagnia di mia moglie a pochi chilometri da casa: salita al Dragoncello partendo da Botticino Mattina e passando per Ghiacciarolo, San Gallo e San Vito. 930 metri di dislivello per cinque ore e dieci minuti di cammino fra salita e discesa.

Lunedì 30 novembre mi porto con la macchina fino a Cariadeghe (parcheggio degli Alpini) e da qui effettuo il periplo della zona passando per tutte le principali cime che la circondano: Ucia, Dragoncello e San Bartolomeo. Giornata stupenda e nessuno in giro, peccato le forti, costanti e freddissime folate di vento che mi hanno costretto a starmene sempre vestito. Dislivello totale 649 metri, con un continuo su e giù distruttivo per le gambe anche per la presenza di tratti molto ripidi sia in salita che in discesa. Tempi di percorrenza: dal parcheggio alla vetta del monte Ucia 50 minuti (contro le due ore della tabella, l’unica su tutto il percorso; 358 metri di salita); dal monte Ucia al monte Dragoncello venticinque minuti di discesa (248 metri di dislivello) e quindici di salita (174 metri); dal Dragoncello a San Bartolomeo cinquantatré minuti (218 metri per quaranta minuti di discesa e 117 metri per tredici minuti di salita): da San Bartolomeo al parcheggio dieci minuti (123 metri di discesa); totale 2 ore e trentatré minuti.

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