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Ambientalismo criminale


Trasmissione sulla natura in televisione, un esperto parla di come sia necessario tornare a curare la montagna per contenere gli effetti disastrosi delle piogge intense, peccato non venga detto che a questo si è arrivati a seguito dell’idea ambientalista “la natura va lasciata a se stessa, il bosco si arrangia da solo”. Ecco come si arrangia da solo: migliaia di alberi morti e di rami secchi che al minimo colpo di vento crollano a terra aggiungendosi ai quintali di foglie morte per formare uno spesso strato di materiale impenetrabile alle piogge e da queste trascinato a valle dalle piogge andando a sfondare ogni ostacolo incontrato e a ostruire ogni forma di contenimento provocando inestimabili danni (e non solo alle strutture costruite dall’uomo, ma anche a quelle costruite dagli altri essere viventi).

Altra trasmissioni televisiva, presentatori e ospiti si accaniscono contro la plastica ree di inquinare l’ambiente, peccato che siano tutti vestiti e, per di più, con abiti sintetici e colorati. Se le botttigliette si possono gestire in modo adeguato ed ecologico, le microplastiche rilasciati dall’abbigliamento e dal suo lavaggio non si possono gestire: infatti rappresentano più di un terzo delle microplastiche in esso presenti.

Il tam tam mediatico ambientalista ed ecologista ha indotto molte persone a colpevolizzare le bottigliette usa e getta o le borracce in plastica per pubblicizzare le bottiglie in vetro e le borracce in metallo aventi il pregio di poter essere riutilizzate. Peccato nessuno tenga conto dell’elevata produzione di CO2 legata ai processi produttivi di tali prodotti e del fatto che prima o poi non potranno più essere riutilizzati: andranno a quel punto smaltiti, processo che presenta con maggiore complessità rispetto a quello della plastica (comunque riutilizzabile a lungo), oggi realizzabile con sostanza naturali assolutamente biodegradabili e con un bassissimo impatto sulla CO2.

Ambientalisti scendono in piazza per impedire l’apertura di nuove cave di marmo o cemento, peccato nessuno di loro rinunci alle case in cemento, ai pavimenti in marmo, eccetera, eccetera.

Non esiste un programma o un documentario naturalistico che evidenzino i danni prodotti dai veleni rilasciati in natura da chi ci cammina vestito: gli abiti per effetto della luce, del calore e del sudore rilasciano tonnellate di veleni. Certo si possono ridurre utilizzando vestiti non colorati e tessuti naturali, ma perchè non azzerarli (a costo zero) eliminando gli abiti?

Mi fermo qui ma si potrebbero fare altri esempi.

Benissimo aver cura dell’ambiente, ottimo cercare di essere ecologici, ma facciamolo con la testa: il sentito dire, il propagandato, l’inculcato da media e associazioni varie non sempre sono le soluzioni migliori, non sempre sono proposte valide, non sempre sono azioni esenti da difetti, spesso sono proposte fondate sull’effetto dirompente e forme di convenienza economica e/o politica.

Il vero ambientalismo, la corretta ecologia:

  • prevedono un impegno globale, non solo dove conviene;
  • necessitano di testa, non solo di cuore;
  • impongono il superamento di tabù sociali, come quello del nudo.

No alla caccia (e alla pesca)!


IMG_1697Argomento, questo, che ho trattato raramente, forse una sola volta, perché dove alla logica subentra il fanatismo il dialogo è impossibile, però non ce la faccio più a leggere e sentire argomentazioni che, pur talvolta girando attorno a presupposti corretti, alla fine nascondono solo una profonda ipocrisia e/o un largo opportunismo e/o un forte condizionamento di massa e/o la paura di dire come la si pensa, si paura perché succede che, in contraddizione con loro stessi, tali fanatici ricorrano sovente anche alla violenza verbale se non addirittura fisica.

Anche in questo i poteri sono riusciti a condizionare la massa al punto tale di farla sragionare: tenere la gente impegnata a farsi la guerra è funzionale al distogliere l’attenzione dai danni e dagli sprechi dei poteri industriali, quindi delle economie dei pochi che guidano tali poteri e di coloro che con tali poteri sono collusi e ne ricevono favori sotto varia forma.

Ad ognuno le proprie scelte, senza sentirsi per questo nel diritto di negare la stessa cosa agli altri e di imporre agli altri la propria visione etica.

“Oggi non ha più senso andare a caccia (e a pesca), ci sono i supermercati”. Uhm, le bistecche e i salumi come vengono prodotti? La selvaggina e il pesce sui banchi di vendita è forse nato morto? Si è mai provata la differenza tra un animale selvatico e uno allevato? Tutti abituati a mangiare insani big burger o insipidi precotti? Si è perso il gusto della buona cucina?

“La caccia (o la pesca), una crudeltà inutile” Cosa è la crudeltà? Che vuol dire inutile? Un cacciatore non mangia quello che cattura? Il cacciato non sazia? Mangiando il cacciato non riduco l’esigenza di alimentarmi con l’allevato? Mangiare ciò che è stato ucciso da altri mi solleva dalla responsabilità dell’uccisione? È etica l’uccisione industriale? È moralmente più accettabile allevare migliaia di animali appositamente per ucciderli?

“I cacciatori (pescatori) sono esseri immondi che trovano piacere nell’uccidere un animale”. Perchè? Si possono fare affermazioni senza conoscere l’argomento di cui si parla? La faccia soddisfatta o felice di una persona è di per se stessa chiaro indice di piacere? È implicito che il piacere sia riferito all’uccisone? Non ci sono forse tanti altri aspetti che precedono e seguono il momento dello sparo? Che dire di quegli (pseudo) animalisti che propongono di uccidere i cacciatori? L’uomo non è a sua volta un essere vivente?

“Io sono vegetariano, per mangiare non devo uccidere”. L’assenza di parola può da sola indicare l’assenza di vita? Il regno vegetale è un regno morto? Cogliendo una verdura non produco sofferenza e morte?

“Chi mangia la carne si alimenta di cibo morto e quindi dannoso, chi mangia verdura mangia cibo vivo non dannoso per la salute dell’uomo”. Ehm, non c’è una palese contraddizione con la precedente affermazione? La verdura non inizia a marcire poco dopo essere stata colta? Non è forse questo un chiaro indice che il caro vegetale è defunto?

“Andate a sparare a un bersaglio”. Sicuri che i cacciatori (pescatori in apnea) non lo facciano? Può un bersaglio rendersi invisibile? Richiede il bersaglio la necessità d’essere studiato con attenzione e passione per poterlo individuare e avvicinare? Può un bersaglio determinare conoscenza della natura e dei suoi meccanismi vitali?

A che regno appartiene l’uomo? L’uomo è escluso dal ciclo vitale? L’anello alimentare comprende anche l’uomo? Chi pone l’uomo al di sopra della natura? Il cacciatore / pescatore o il potere industriale? Corretto escludere l’uomo dalla natura?

Caccia e pesca sono realmente nemici della natura? Oppure sono, al contrario, i migliori sistemi per difenderla e consentirgli l’adeguata prosperità? Sarebbe possibile tornare, almeno in parte, all’autosostentamento? Che vantaggi potrebbe averne il mondo? Sarebbe migliore? Ci sarebbero comunque gli attuali problemi d’impoverimento faunistico e ittico?

Giustissimo imporre un controllo e una limitazione all’azione venatoria, è altrettanto giusto farne l’obiettivo di battaglie etiche sociali? Non sarebbe forse più opportuno combattere contro i danni industriali? Non è che sia più facile prendersela con i propri pari piuttosto che con i poteri industriali e i loro collusi? Chi sono tali collusi? Come mai un certo animalismo di facciata si preoccupa tanto e solo dei piccoli uomini che ancora si permettono il gusto di auto procurarsi una parte del proprio cibo mentre ignora o addirittura appoggia i grandi poteri?

Ad ognuno le proprie scelte sperando che siano meditate piuttosto che opportunistiche.

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