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Veri amici


I veri amici sono quelli con cui puoi anche litigare ma dopo un secondo è tutto come prima.

backlit dawn foggy friendship

Photo by Helena Lopes on Pexels.com

Amicizia e sconforto



Fa male vedere un amico fidato, per giunta persona di grande cultura, abbandonarti per avergli manifestato aperte e sincere opinioni in merito al suo operato, negandoti, di fatto, il diritto di farlo.


#VivAlpe un’altra bella giornata


Seppure ridimensionata nel percorso, quindi nel chilometraggio e nel dislivello, l’ennesima escursione del programma VivAlpe 2017 è stata portata a termine. Tre dovevano essere i partecipanti, due alla fine si ritrovano presso l’Albergo Dosso Alto al Giogo del Maniva: io, che ho passato la notte camminando sulla prima parte dell’anello (Anello Altisismo del 3V), e Vittorio, che arriva con forte ritardo per l’inutile attesa di Cristina, la quale ha “preferito” ignorare la sveglia antelucana e continuare a dormirsela alla grossa.

Splende il sole sui monti dell’alta Val Trompia, in basso le case di San Colombano e Collio appaiono velate da una leggera foschia, a sinistra i versanti settentrionali di Dosso Alto, Corno Barzò, Corna Blacca e Monti di Pezzeda ancora attendono l’arrivo del sole, a destra la lunga costiera che dal Maniva si spinge vero la Pianura Padana già ha assunto accesi colori: salvo quelle sorprese che la montagna sempre può riservare, si annuncia una giornata luminosa, calda e solare.

Dopo una, per me, meritata colazione e un veloce caffè per Vittorio, ci mettiamo in cammino imboccando la stradina sterrata che sale verso il Dasdana. Un breve tratto di asfalto porta alla lunga e in parte ripida rampa erbosa del Dasdanino che viene raggiunto velocemente. Passo del Dasdana e immediata salita al Monte Dasdana, dalla cui sommità lo sguardo naviga liberamente tutt’attorno: le gemme bluastre del Lago di Dasdana e dei Laghi di Ravenola, i bianchi candori del Bernina e dell’Adamello, le cupe rocce del Cornone di Blumone e del Brenta, le varie tonalità di verde dei pascoli e delle praterie di montagna che costellano le tante dorsali montuose che uno dopo l’altra movimentano il territorio.

Foto ricordo e poi di nuovo in marcia, breve discesa e altrettanto breve risalita alla prima Colombina, poi la più dura salita della seconda Colombina, ecco la comoda mulattiera che, tra un mare di splendide anenomi alpine, con stretti tornanti e lunghi mezzacosta porta alla vetta del Monte Colombine, punto più altro del sentiero 3V (2217m). Anche da qui la vista spazia liberamente, il riconoscimento delle varie vette è facilitato, quando diversamente da oggi la foschia di calore non ottenebra la visuale, da un’apposita rotonda tavola metallica. Abbiamo recuperato il tempo perso e possiamo concederci un attimo di pausa per due foto, che un momento di solitudine ci ha permesso di fare nel nostro abito di natura, e una fugace merenda.

Immersi nelle nuvole che si sono nel frattempo alzate dalla valle e, a sprazzi, invadono la cresta che stiamo percorrendo, osservati da un branco di capre, scendiamo al Goletto di Cludona per subito incamminarci verso il Passo delle Sette Crocette dove arriviamo in perfetto orario di marcia. Brevissima fermata per l’ormai rituale foto di Vittorio a spirito libero e riprendiamo il cammino per imboccare il sentiero che ci porta verso la lunga discesa. Finalmente possiamo senza tema donare al nostro corpo quel respiro a cui sempre anela e, nudi, percorriamo il lungo diagonale del Dosso Croce, una breve discesa, un altro lungo diagonale ed eccoci ai vasti pascoli soprastanti Malga Croce dove, appollaiati su alcuni massi accatastati, ci concediamo l’unica vera sosta di tutta la giornata: venti minuti per pranzare.

Ripartenza, seguendo la traccia che percorre il largo costone ci abbassiamo un poco finché sulla sinistra si diparte un altro costone, qui abbandoniamo la traccia e per dolcemente morbido terreno libero scendiamo obliquando a sinistra, alcune deboli tracce di passaggio ogni tanto appaiono tra le erbe del pascolo, il sentiero indicato sulla carta invero non esiste, ma non è un problema basta mirare alla verde gobba del Dosso Canali. Attraversata una stradina segnalata che raccorda le malghe sul lato Bovegno a quelle sul lato Collio, si riprende a scendere lungo il costone erboso ora con una più evidente traccia di passaggio. Massaggiati dalle erbe, accarezzati dal sole, accoccolati dalla nudità, senza sosta perdiamo costantemente metri di quota, ormai siamo prossimi a Malga Canali che vediamo nitidamente poco sotto di noi, voci risuonano nella prateria, siamo purtroppo costretti a interrompere lo stato di grazia e imporre alle nostre membra il cilicio dei pantaloncini.

Ultimi metri nell’erba e siamo alla strada sterrata nei pressi di Malga Croce, la seguiamo fino alla malga dove possiamo renderci conto che invero è deserta, le voci che poco prima avevamo avvertito arrivano da molto più in basso dove nei pressi di una cascina un grosso nucleo di persone e bambini sta per finire il loro pranzo all’aperto: mannaggia, ma tornerà il fastoso giorno in cui sarà riconosciuta la naturale decenza ai corpi e le persone potranno, volendolo, starsene tranquillamente e salutisticamente nude, nude sempre, comunque e ovunque!

Vai a sapere perché, forse una disperata rassegnazione all’ormai prossima entrata in paese, invece di rimetterci in libertà percorriamo l’ultimo chilometro di desertica natura con i pantaloncini calzati. Le gambe, con la complicità della psiche che assapora l’imminente arrivo all’auto, iniziano a farsi dure e spontaneamente rallentano il passo. Sosta ad una fontana per rinfrescare la pelle dalla lunga esposizione al sole e all’aria, la lunga asfaltata comoda discesa da Memmo a Collio ed eccoci al parcheggio: anche questa è fatta, noto negli occhi e nell’espressione del mio compagno di viaggio una grande felicità e questo rende ancor più mirabile questa giornata. Grazie Vittorio, grazie della tua presenza, grazie del tuo coraggio, grazie e a presto.

Una bella giornata in montagna


Foto di Emanuele Cinelli, ultima di Vittorio Volpi

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Da una decina di anni, a causa di strane vertigini che occasionalmente sconvolgono il mio equilibrio, ho smesso di arrampicare; quasi contemporaneamente le mie ginocchia malandate m’avevano indotto a interrompere anche l’attività escursionistica per riprendere la mia vecchia passione per l’immersione in apnea. La lunga pausa, in effetti, ha risolto in parte il problema delle ginocchia, quindi ho pian piano ripreso a frequentare la montagna, seppur solo a livello escursionistico: la passione per i monti e il piacere del cammino non sono cose che si possano facilmente dimenticare, ti entrano nel cuore e nella mente, potrai abbandonarle per un po’ di tempo, ma mai del tutto. Quest’anno, a seguito di un forzato fermo dell’attività apneistica, il ritorno all’alpe è stato intenso, permettendomi un pieno recupero di quelle qualità, necessarie al buon camminatore, che la mancata pratica specifica aveva fortemente abbassato o annullato del tutto: equilibrio, agilità, forza massima negli specifici distretti muscolari. Così eccomi qua, in questa prima domenica di settembre, fermo nel piazzale dello stadio d’Iseo, aspettando l’arrivo del mio compagno di escursione.

È tanto che non torno nella valle in cui andremo, una valle che mi ha visto assiduo frequentatore e nella quale ho fatto molte escursioni e diverse arrampicate, aprendoci anche alcuni nuovi itinerari di roccia, compresa una prima invernale. Impazientemente ho atteso questa giornata, rivangando il passato mediante la lettura di relazioni e l’osservazione delle vecchie foto, vogliosamente mi sono a lungo studiato la cartina topografica della zona, golosamente ho evocato immagini, suoni e sensazioni che anticipassero questa gita, ora ci siamo, mancano poche ore e saremo là, su quei monti, in quei boschi, su quei prati e fra quelle rocce. Non vedo l’ora!

gm2È certo mia abitudine farlo, ma stamattina ci si è aggiunta anche l’impazienza. Sono così arrivato all’appuntamento con un discreto anticipo. I minuti scorrono lenti quando si aspetta, ma inesorabilmente scorrono ed eccolo che arriva: il viso abbronzato, nel quale spiccano due occhi grandi ed espressivi, un fisico forte e regolare, una voce chiara, la stretta di mano che indica sicurezza ma allo stesso tempo non ti sovrasta, è Vittorio, un pozzo di conoscenza e un amico importante. Dopo i saluti di rito, messi gli zaini in un’unica vettura, ci mettiamo in viaggio per la nostra destinazione.

Velocemente, alla nostra sinistra, lindo e azzurro sfila via il lago d’Iseo. Altrettando velocemente, pur nel rispetto dei limiti di velocità, sfilano i paesi della bassa Val Camonica. Chiacchierando non m’avvedo che in alto a destra già si vede l’abitato di Saviore dell’Adamello, così l’uscita dalla superstrada mi sfugge e, non essendocene altre nel mezzo, dobbiamo fare qualche chilometro in più e ritornare indietro. La digressione non ci disturba più di tanto e ci permette di ammirare la caratteristica pala del Pizzo Badile, quel Pizzo Badile che spesso lo si aggettiva con Camuno per distinguerlo dal ben più noto Pizzo Badile di Val Bondasca, al confine tra Italia e Svizzera, ossia qualche centinaio di chilometri più a nordovest di dove siamo noi ora.

Recuperata la giusta via con qualche tornante risaliamo il versante sinistro orografico della Val Camonica, alla nostra destra le impressionanti grigie pareti della Concarena, il cui nome la dice lunga sulla sua conformazione geologica, una visuale che ci accompagnerà per l’intera mattinata e che ritroveremo poi sul finire dell’escursione. Scavalchiamo Cevo giungendo a Saviore dove s’imbocca la strada che porta in quel di Fabrezza, nel mezzo della verde e stretta Val di Brate: la ricordo quand’era sterrata e ci faceva un poco penare ad ogni nostro passaggio, oggi l’asfalto, fatto salvo l’attraversamento di un torrente dove il fondo è ancora lastricato e forma una pronunciata gobba, non oppone difficoltà alla sua percorrenza, così in pochi minuti e senza patemi eccoci al parcheggio di Fabrezza.

gm3L’albergo Stella Alpina è ancora quello, anche la fontana offre ancora la sua fresca acqua al viandante che si appresta a incamminarsi per la strada che porta ai Laghi di Salarno e Dosazzo, dai quali una comoda mulattiera porta poi al Rifugio Prudenzini. Ancora il verde intenso delle conifere t’invade le pupille e ti mette immediatamente in stato di profonda pace interiore, alla quale fa eco il rumore delle acque del torrente Poia di Salarno che impetuoso scorre a un centinaio di metri di distanza. Che dire dell’anello azzurro del cielo terso che si distende sopra le nostre teste, mettendosi in netto contrasto al verde degli alberi e al marrone delle rocce, rocce da qui nascoste ma che già in parte si percepiscono nel loro ergersi imperiose dentro o al di sopra della fascia boschiva, rocce che danno forza e sostegno alle cime che circondano la Val di Brate.

Quanti ricordi mi vengono evocati da questo luogo, bei ricordi, ricordi di tante amicizie, ricordi di fatiche ma anche di belle e ritempranti giornate di montagna, giornate come, ne sono ormai certo, sarà anche quella di oggi, seppur meno faticosa e di semplice escursione. Beh, semplice! Si fa per dire: il percorso che abbiamo scelto è ormai da tempo abbandonato, pochissimi sono coloro che osano passarci e già nel 1987, prima e ultima mia percorrenza, presentava molti segni di decadimento. Non è solo nell’arrampicata che possiamo cercare l’impegno mentale e il piacere della ricerca del percorso, anche l’escursionismo può offrirci altrettante sensazioni.

Calzate le scarpe da montagna e caricati a spalla gli zaini, lesti ci mettiamo in cammino. Il sentiero che a lungo sarà pianeggiante, l’orario, l’ombroso bosco, le temperatura non bassissima ma nemmeno poi tanto confortevole impongono un abbigliamento mediamente pesante: si portano benissimo i pantaloncini corti, ma la giacca della tuta sopra la maglietta ci sta più che bene, almeno per me, l’amico Vittorio intrepidamente parte subito con la sola maglietta.

gm4Un breve pezzo di asfalto e si procede su un altrettanto duro fondo di terra battuta. Qualche minuto di cammino ed eccoci alla nostra deviazione, l’inizio del sentiero 87: un enorme cartello ne segnala lo stato di abbandono e ne disincentiva la percorrenza. In una società in cui il significato di responsabilità e libero arbitrio si sono talmente corrotti da diventare sinonimi di deresponsabilizzazione e copertura assicurativa, trattasi di una delle odierne consuete forme di scarico delle responsabilità: io, Comune o associazione, ti avviso, se poi tu vuoi passare lo stesso liberissimo di farlo ma in caso di incidente dovuto al malo stato del sentiero non venirti poi a lamentare da me e non chiedermi alcun rimborso per i danni subiti. Noi siamo pienamente coscienti di quello che stiamo per fare e che vogliamo affrontare, siamo alpinisti di vecchio stampo, quegli alpinisti che pensavano all’alpinismo come libera scelta, pertanto come accettazione piena e incondizionata delle conseguenze che ne possono derivare, senza nessun pensiero di scaricarle su altri. Evidentemente siamo anche abituati alla percorrenza di siffatti sentieri, di più, è per noi prassi del tutto comune quella di camminare anche fuori dai sentieri, affrontando quello che viene comunemente definito “terreno vergine”, laonde per cui, lungi dall’essere intimoriti da detto cartello, senza esitazione lo superiamo e imbocchiamo il sentiero 87.

Il nostro passo, nonostante i propositi di partire lentamente, si fa subito abbastanza sostenuto: c’è poco da fare, la forza dell’abitudine comanda sulla ragione della mente. Rapidamente l’organismo si adegua alla situazione di sforzo, il cuore inizia a pompare sangue con maggiore energia e la temperatura corporea tende a salire, scatta, quindi, il meccanismo di termoregolazione facendo affiorare sulla pelle le prime goccioline di sudore, che poi diventano grosse gocce colanti o rivoli più o meno continui e iniziano a dare veramente fastidio. La prima mezz’ora di cammino è bene non fermarsi, quindi sopporto la situazione e continuo a camminare abbigliato così come sono. Passata la mezz’ora, però, visto anche che ora il sentiero da pianeggiante s’è fatto in salita, approfitto di uno spiazzo per fermarmi e togliere quanto superfluo, immediatamente imitato dal mio compagno d’escursione.

gm5Più liberi e leggeri riprendiamo il cammino. Il contatto diretto tra l’aria e la nostra nuda pelle velocemente la rinfresca, rallentando e poi rendendo pressoché impercettibile il meccanismo della sudorazione: il nostro organismo sta nuovamente lavorando al meglio, autoregolandosi perfettamente. Saliamo camminando lungo un sentiero che ora mostra quasi costantemente i segni dell’abbandono, usciti dal bosco di conifere, ci troviamo immersi in un mare di cespugli che protendono le loro mille braccia in tutte le direzioni, ivi compresa quella che si sovrappone al nostro incedere. La rugiada ancora bagna le foglie e le sue goccioline si trasferiscono senza ritegno sui nostri corpi, da una parte rinfrescandoci, dall’altra colando lungo le gambe e infilandosi impertinenti nelle scarpe, ma tra l’essere interamente bagnati e l’avere solo i piedi bagnati preferiamo la seconda opzione ed evitiamo di rivestirci: la rugiada sulla pelle ci dà sollievo, mentre abiti bagnati di fuori e sudati di dentro ci darebbero solo che fastidio e risulterebbero poi inadeguati ad affrontare un calo di temperatura o l’arrivo di un temporale.

Passano i minuti e scorrono i metri, usciamo anche dalla zona dei cespugli e iniziamo a procedere attraverso ripidi pendii erbosi. Qui il sentiero si rifà pressoché pianeggiante e con lunghi diagonali pian piano ci porterà verso il punto più alto dell’escursione che ancora non si vede. Il mio amico inizia a mostrare i primi segni di affaticamento, fermandomi e voltandomi spesso lo tengo sott’occhio, vedo che il suo passo s’è fatto più incerto, si ferma di frequente, nei passaggi d’equilibrio un poco barcolla e un paio di volte scivola e finisce a terra, lamenta dolore ai polpacci. Condivido mentalmente e moralmente la sua fatica ma, essendo nel tardo pomeriggio previsto un temporale, pur avendo un bel margine non possiamo rallentare troppo la progressione: tenendomi sempre un poco più avanti genero una lieve pressione psicologica per indurlo a tenere duro, manca comunque poco più di una mezz’ora al punto di massima, poi sarà tutta discesa e ci muoveremo su un terreno più semplice dove anche un eventuale acquazzone non potrà darci preoccupazioni.

gm6Passato, a più riprese, un piccolo ghiaione il sentiero diventa mulattiera, la vecchia mulattiera militare costruita dagli alpini per la guerra del 15-18, ora è in buona parte invasa dalle erbe, ma a tratti è ancora ben visibile nei suoi caratteri distintivi: le piastre del bordo a valle, le pietre di riempimento, l’ampiezza del tracciato, il suo essere pressoché pianeggiante con lunghi tratti di diagonale e stretti tornanti. Osservandola mi ritornano in mente le fotografie di guerra, le lunghe colonne di alpini, i racconti delle battaglie e i canti, i sudori e le lacrime, le sofferenze, il coraggio e la forza che non furono solo dei pochi eroi passati alla storia, bensì di tutti coloro che tra questi monti si ritrovarono buttati a combattere una guerra che magari non capivano o non avevano voluto. Eroi comuni, eroi sconosciuti, eroi veri.

Piacevolmente immersi in queste evocative immagini, passo dopo passo, curva dopo curva, facilitati dalla mulattiera che rende il passo decisamente più agevole, in breve arriviamo al punto vertice della gita: il Passo di Blisie. Trattasi di una larga sella in parte erbosa ma la segnaletica porta lievemente più in alto e a sinistra di questa, su delle rocce che formano un’affilata crestina affacciandosi dalla quale per prima cosa si vede, in fondo alla larga conca di erbe e lisce placche rocciose, l’azzurra chiazza del lago di Bos. Visto da qui ricorda le nuvolette che si usavano nei fumetti per associare le frasi ai personaggi e mi fa tornare ai tempi in cui leggevo Topolino, il Corriere dei Piccoli, Tex Willer o Zagor. Scuotendomi da questi ricordi e abbassando lievemente lo sguardo ecco che inquadro la continuazione del sentiero: un’evidente e tranquillizzante traccia di nera terra che spicca tra il verde delle erbe, contornata da alcuni segni biancorossi che risaltano sul grigio marrone delle rocce.

Visto l’affaticamento del mio compagno sarebbe d’uopo una bella sosta, ma una nuvola nera s’è piazzata davanti al sole e spira un venticello freddo, dolentemente devo chiedergli di resistere ancora un poco per scendere di un centinaio di metri e trovare un punto quantomeno riparato all’aria. Ci fermiamo giusto il tempo di scattare la classica foto ricordo e poi via, scavalchiamo la crestina e ci abbassiamo sul versante opposto, dove, adagiato fra le rocce, incontriamo un palloncino giallo, uno di qui palloncini che si vendono alle fiere, probabilmente sfuggito alle mani di qualche bambino e arrivato fin quassù prima di decidere di adagiarsi al suolo. Non ha senso lasciarlo qua ad inquinare ma non possiamo nemmeno portarlo a valle così come è, siamo costretti a farlo esplodere: “voglio farlo io, voglio farlo io” dice Vittorio, tornando per un attimo bambino. Detto fatto. Riprendiamo il cammino ma solo per pochissimo in quanto presto troviamo una radura erbosa dove non spira aria e che ben si presta ad una sosta rifocillante. Pur essendo ormai mezzogiorno passato non ci fermeremo comunque qui a mangiare, vuoi perché la temperatura non rende confortevole una lunga sosta, vuoi perché a poche decine di minuti da noi c’è un comodo bivacco in muratura.

Sgranocchiato qualcosa, l’amico riprende le forze ed è pronto a rimettersi in marcia, ricarichiamo a spalla gli zaini e giù per i comodi prati dove il soffice manto erboso rende piacevole il cammino. Dobbiamo solo aggirare alcune zone acquitrinose e zigzagare tra le molte candide e calde rocce. Bastano pochi minuti per ridare calore alle membra rattrappite dalla sosta e il nostro incedere torna a farsi veloce e sicuro.

gn7Eccoci al bivacco, l’interno è simpatico ma freddo e buio, ci sono le lampade ma non avrebbe senso sprecare le batterie che le alimentano, potremmo aprire le due finestrelle che si trovano ai lati della zona soggiorno, ma alla fine la temperatura interna è perfino inferiore a quella esterna, per cui sfruttiamo il bel tavolo in legno con due panche che si trova all’esterno e ci godiamo l’aria, la luce e la visione del lago e dei monti. Stando fermi a mangiare, avendo la nuvola nera deciso di non volersi spostare dal sole, dobbiamo rivestirci un poco, Vittorio mette addirittura i pantaloni della tuta, io mi limito alla giacca pesante, mentre tolgo le scarpe e i calzini leggeri, non tanto per farli asciugare, quanto per asciugare i piedi e riscaldarli nelle calze pesanti.

Chiacchierando di tante cose, del sentiero percorso, dei paesaggi che ci circondano, dei possibili progetti futuri, con tutta calma e tranquillità ci mangiamo il nostro meritato pranzo, a cui, come dolce, accompagniamo un poco di frutta esotica essiccata. Terminato il pasto ci concediamo ancora qualche decina di minuti di riposo, durante i quali arrivano in zona altri due escursionisti: marito e moglie che stanno alloggiando a Saviore dell’Adamello e che qui sono saliti dal sentiero che noi useremo per scendere. Lui è molto loquace e ci racconta alcuni momenti della loro storia di escursionisti. Sarebbe piacevole continuare la chiacchierata e approfondire la conoscenza, ma per noi, desiderosi di raggiungere la parte soleggiata che si vede poco più in basso, è giunta l’ora di rimettersi in cammino. Salutiamo, carichiamo gli zaini e via, verso il basso.

gm8Il sentiero comodo e ben segnato ci porta ben presto verso il sole, finalmente possiamo liberarci nuovamente delle giacche e dei pantaloni, ridando piena libertà alla nostra pelle che, gioiosa, gode del calore solare ritornando velocemente al suo rosato colore di normalità e respira a pieni pori l’aria profumata di erba e di pino. Ora il sentiero rientra nel bosco misto e ripidamente ma confortevolmente scende verso il fondo della Val di Brate. Camminiamo lentamente, vogliamo goderci questi ultimi momenti dell’escursione, ritardarne il più possibile la fine: il sole ora ci si concede in tutta la sua forza e il calore inonda profondamente le nostre membra, incrementando la nostra gioia e la nostra serenità. All’improvviso da una curva del sentiero sbuca un giovane che sale di buon passo, gli cediamo il passo sullo stretto sentiero e ci salutiamo cordialmente come è prassi nel mondo dell’alpinismo, una prassi che oggi troppo spesso si vede ignorata, e non solo dai giovani. Una stretta serie di tornanti ed eccoci di nuovo sulla strada sterrata del Rifugio Prudenzini per la quale in poco tempo rientriamo a Fabrezza e alla macchina.

Ci cambiamo le scarpe, altro non abbiamo bisogno di cambiare visto che l’uso limitatissimo ha fatto sì che il nostro abbigliamento sia ancora asciutto e intonso, e, prima di ripartire per casa, usufruiamo della presenza del bar per concederci una meritata birretta e rivivere mentalmente questa intensa e piacevolissima ennesima escursione.

Rivediamo i colori e i paesaggi, rivediamo i tratti più difficili del percorso, rivediamo l’impavida nuvola nera e il cordialissimo sole ritrovato nella discesa, rivediamo le nostre figure che camminano tra i monti, nude indifese figure nella nuda madre natura. Eh sì, nude figure perché gran parte dell’escursione (per la cronaca dalla prima mezz’ora di cammino fino al rientro alla strada della Val di Brate) l’abbiamo effettuata, come da nostra abitudine, in nudità totale. Perché? Beh, perché no!

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Leggi qui la relazione tecnica dell’escursione con tutti i dettagli specifici.

Raduno Nazionale de iNudisti 2013: i grandi numeri!


Il 22 e 23 giugno si è svolto il settimo Raduno Nazionale de iNudisti, eccovi la relazione ufficiale…


Oasi di Zello, 22-23 giugno, Raduno Nazionale iNudisti (Foto di Emanuele Cinelli)

20 … 30 … 16 … 130 … 250 … 350 …. 9 … 6 … 4 … 2… 20.000 … Ma stai dando i numeri?

Si, sto proprio dando i numeri, i numeri di un grande raduno, i numeri del Raduno Nazionale 2013 de iNudisti!

Oasi di Zello, 22 e 23 giugno: tante le attività previste e sviluppate nel corso del raduno, per ognuna una sua piccola storia.

Si parte, in via ufficiosa, il venerdì pomeriggio con i primi arrivi e le operazioni di allestimento dei supporti logistici: cucina, mensa, segreteria e… no, il tendone della mostra NudArte non si fa in tempo a montarlo, l’Oasi deve chiudere. Lasciate in sospeso le operazioni di allestimento, i radunanti si ritrovano poco dopo in uno dei tanti agriturismo della zona, la Cà del Becco, per una prima cena conviviale.

Il Tendone (Foto di Luca – ellemme)

Sabato mattina, come prima cosa viene eretto lui, rosso e bianco, possente e poderoso, grande, lucente è il TAN, tendone apertone nudistone. Si tratta di un tendone comprato dagli utenti de iNudisti per donarlo all’associazione Tenda Aperta di Nove (Vicenza), associazione di volontariato sociale con la quale ormai da tre anni è nata una bellissima e preziosa collaborazione. Viene qui montato per il suo primo impiego ufficiale e nei giorni a seguire sarà protagonista in due altre occasioni: l’assegnazione del pollicione (simbolo che identifica gli utenti fisicamente noti alla gestione del sito e/o particolarmente presenti alle sue attività materiali) al tendone stesso; l’apposizione, su di una parete del tendone, del banner de iNudisti e delle firme di tutti gli utenti che hanno contribuito al suo acquisto. Proprio mentre stiamo per andare in “stampa” ci giungono i sentiti ringraziamenti di don Stefano per questa nostra importante e utilissima donazione, che noi provvediamo a girare pubblicamente a tutti i nostri utenti.

NudArte (Foto di Giovanni – artur)

Coordinata e gestita da tre amici nostri utenti, NudArte è la nostra mostra  d’arte nudista, con foto, quadri e disegni di vari utenti del sito de iNudisti.  Nata lo scorso anno, quest’anno cresce e si espande grazie anche alla  disponibilità del già citato tendone. Viene montata al sabato mattina e rimane  allestita fino alla fine del raduno. Molte le opere esposte e molto l’interesse  suscitato.

L’estrazione dei massaggi nudisti è passata, causa la confusione che sempre  si crea nei primi momenti di raduno, un poco inosservata, è stato comunque una  importante aggiunta al valore complessivo del raduno.

Anche la corsa campestre vede aumentare il numero dei partecipanti. Partiti  domenica mattina alle dieci e mezza, i concorrenti si lanciano con grande  spirito sportivo sulla ripida rampa inziale, segue un lungo traverso in lieve  discesa, poi un ripidissimo tuffo nel bosco e con una serie di saliscendi si  ritorna al punto di partenza. I più allenati fanno quattro giri per un totale di  quatto chilometri e ottocento metri; i meno allenati si fermano dopo il secondo  giro, per la classifica del percorso corto.

Gli atleti affrontano la ripida salita d’avvio della campestre (Foto di Luca – ellemme)

Una menzione specifica merita anche la presenza di un fotografo Reuters che,  volendo effettuare un servizio sul naturismo e sul nudismo, ha visto in questo  raduno la migliore occasione per ottenere tutte le informazioni e le immagini  necessarie. Materialmente non l’abbiamo indotto a liberarsi dalle vesti, ma  virtualmente si: ottime, infatti, le sue impressioni sul raduno; chiara e pulita  la sua comprensione dello stile di vita nudista; splendide, infine, le sue foto  che ben documentano la naturale spontaneità del nudismo, la sua totale  indipendenza dalle questioni di sesso e la bellezza del corpo nudo. Potete  vederne la parte già pubblicate su diverse riviste cartacee e on-line, italiane  ed estere: Il resto del Carlino, El Tiempo, Jornal de  Noticias, Vlad-Dolohov, Globo.com, Quotidiano.net, Ridus, Il Sole 24 Ore.

Le torte in gara (Foto di Giovanni – artur)

Agguerrita e partecipata la gara di torte. Arduo il compito dei cinque  giurati che, dopo averle osservate e assaggiate, dovevano decidere le tre  migliori e assegnare loro l’ordine di merito.

Coinvolgente, emozionante, positivamente rilevante il momento di riflessione,  quando un nutrito gruppo di persone, ai radunanti si sono uniti anche alcuni  altri ospiti dell’Oasi, si è momentaneamente isolato dal resto della festa per  confrontarsi su alcuni temi. Partendo da spunti religiosi, ma portando il  discorso sugli aspetti umani generali, si è parlato di semplicità collegata al  nudismo, semplicità come qualità umana di relazione con se stessi e con gli  altri, semplicità come motore del nudismo, un nudismo che non è solo il piacere  di starsene nudi, ma anche espressione interiore, anche il non aver paura di  dire la verità sul nudismo, anche uno strumento attivo di propositiva critica  verso la società dell’apparire.

Magistralmente guidata dall’amico musicista, riuscitissima la grande festa  nudista del sabato sera: molte le presenze sul prato per l’occasione  trasformatosi in pista da ballo; apprezzatissima la cantante a cui, non  facendosi intimorire dalla grande professionalità e bravura di questa, si è  affiancato un solo temerario cantante.

Si accende il fuoco (Foto di Luca – ellemme)

Che dire poi dei tre pasti preparati con cura da volontari e più o meno  improvvisati cuochi e serviti con maestria e velocità da altri volontari:  nemmeno un catering professionista sarebbe riuscito a smaltire in così poco  tempo le cento e più persone in coda ad ognuno dei pasti.

Domenica pomeriggio il raduno si chiude con la rituale foto di gruppo e il  sentito discorso di commiato da parte dell’amministrazione del sito de iNudisti,  amministrazione che ci tiene a rinnovare i propri ringraziamenti ai tantissimi  presenti, ricordando con menzione particolare coloro che hanno contribuito in  proprio alla dotazione di cibi e bevande e, con ancora maggiore enfasi, tutti  quelli che, rinunciando a una parte più o meno grande della festa, si sono messi  a disposizione per aiutare nei lavori logistici, dal montaggio allo smontaggio  delle attrezzature, passando per il comitato d’accoglienza, il lavaggio delle  pentole, la cucina, la distribuzione di pasti, la musica e via dicendo.

Discorso di commiato (Foto di Giovanni – artur)

Gli sponsor (Foto di Emanuele Cinelli)

Ringraziamento speciale dobbiamo rivolgere a Fonte Alpina Maniva per la fornitura dell’acqua minerale necessaria a  coprire gran parte del fabbisogno; invero l’avrebbero coperto anche per intero,  se non avessimo noi fatto i conti facendo riferimento a un minor numero di  presenze: avevamo preventivato un aumento delle adesioni rispetto allo scorso  anno, ma proprio non ce l’aspettavamo così massiccio. Grazie!

Altresì dobbiamo formulare un ringraziamento particolare all’Associazione  Tenda Aperta per averci gentilmente messo a disposizione tutto il materiale  logistico necessario e il furgone con cui trasportarlo. Grazieeee!

Sventolano le bandiere del nudismo italiano (Foto di Luca – ellemme)

20 … 30 … 16 … 130 … 250 … 350 …. 9 … 6 … 4 … 2… 20.000

Si sente spesso affermare che i numeri fanno la differenza, che per ottenere  le cose servono i numeri, che i numeri sono importanti, ebbene, ecco i numeri, i  numeri del nudismo italiano, i numeri che sei persone ben motivate e affiatate  possono mettere in campo e, ciliegina sula torta, facendo tutto senza mai  vedersi di persona, tutto on-line, via web.

Firme sul TAN (Foto di Giovanni – artur)

Questo settimo Raduno Nazionale de iNudisti ha mosso numeri importanti,  numeri che in pochi riescono a smuovere, numeri che non si possono più ignorare,  numeri che dovrebbero far ben pensare operatori turistici e istituzioni sul  valore del nudismo italiano, sulla sua non indifferente valenza economica.

Venti i partecipanti alla cena preraduno. Una trentina i partecipanti alla corsa campestre. Sedici le torte in competizione nella gara di cucina Circa centotrenta le presenze singole direttamente imputabili al raduno. Quasi duecentocinquanta i ticket d’ingresso all’Oasi relativi ai soli radunanti. Più di trecentocinquanta i pasti distribuiti nelle due giornate del raduno. Nove le regioni italiane sicuramente coperte dai radunanti, alle quali si deve  aggiungere una presenza dalla Svizzera. Almeno sei le associazioni naturiste rappresentate (quasi tutte quelle esistenti  in Italia), quattro delle quali giunte all’Oasi con le loro bandiere e di due  c’era anche il relativo Presidente. Ventimila l’indotto economico minimo, in euro, messo in gioco dall’evento, senza  contare tutte le spese individuali di viaggio andate a vantaggio delle  autostrade italiane.

20 … 30 … 16 … 130 … 250 … 350 …. 9 … 6 … 4 … 2… 20.000 … i numeri di un  grande raduno, i numeri del Raduno Nazionale 2013 de iNudisti!

Grazie, grazie, grazie e … alla prossima!

Foto di gruppo (Foto di Giovanni – artur)

Betty (Foto di Giovanni – artur)

Classifica della gara di torte

  1. Ivan
  2. Betty
  3. Piero

Classifica della corsa campestre

Percorso corto (2,4km)

  1. Tatino
  2. Capita1cino
  3. Monica

Classifica femminile (p. corto)

  1. Monica
  2. Jamba

Percorso lungo (4,8km)

  1. Astrale
  2. Md66
  3. Cordom

 

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L’album fotografico al gran completo

Il film del raduno

Lettera ad un amico


Ciao carissimo amico mio,

ho casualmente notato che avete rimosso il mio nominativo dall’elenco dei vostri amici, temo di averne intuiti i motivi e…

Anche se mi chiedo perché debbano sempre essere i deboli a cedere il passo ai più forti.

Anche se mi interrogo sul motivo per cui siano sempre coloro che vivono nel giusto (la natura è sicuramente giusta) a dover soccombere a chi vive e persiste nell’errore (ripudiare la natura è sicuramente un errore).

Anche se proprio non me l’aspettavo da chi mi conosce, da chi ben conosce la mia integrità morale, da chi per diversi anni ha usufruito del mio apporto economico diretto (miei acquisti) e indiretto (promozione da me fatta), da chi consideravo un amico, da chi vive e opera nello sport, in particolare in quelli sport che, per loro natura, da tempo hanno indotto a superare certi tabù e certi condizionamenti.

Anche se dopo essere venuto di persona a parlarti della mia nuova vita, a spiegarti il mio nuovo modo di vedere e frequentare lo sport che ci accomuna, a consegnarti il materiale in questione, dopo che lo stesso è stato visionato in mia presenza da chi si occupa della sua pubblicazione, quantomeno mi aspettavo una mail che mi segnalasse la cosa e mi invitasse a trovare un punto d’incontro.

Ecco, dopo tutti questi “anche se” ho deciso di scriverti io per dirti che…

Posso in parte comprendere il vostro atteggiamento e ho provveduto a riscrivere la mia scheda aggiungendovi più elementi per così dire “neutri” e rimuovendo quelle parti che a qualcuno particolarmente permaloso potevano sembrare aggressive e quelle che a qualcuno molto, ma molto, malizioso potevano apparire ambigue.

Ti invito quindi a rileggere il tutto e a riprendere in considerazione la visualizzazione del mio nominativo tra l’elenco dei vostri amici.

Spero non abbiate il timore che lo sviluppo di quanto propongo possa apportarvi danni materiali (riduzione delle vendite), ma nel caso vi invito a considerare che la natura stessa dell’attività impone di avere sempre al seguito tutta l’attrezzatura necessaria e solo limitatamente ci si può liberare dell’abbigliamento. Certo viene così usato di meno, lavato di meno, consumato di meno, quindi sostituito con tempi più lunghi, ma questo, in una società che si definisce moderna ed ecologista, non è un male bensì un’importante risorsa e, sul medio termine, apporta a tutti, voi compresi, degli innegabili vantaggi.

Quanto agli aspetti più propriamente tecnici ti invito a leggere questo mio articolo “Escursionismo: quale abbigliamento?”, credo proprio che potrai trovarci degli interessanti spunti di meditazione.

Bene, ti saluto e ti ringrazio, spero di rivedere il mio nominativo nell’elenco dei vostri amici, ma se ciò non avvenisse… pazienza, non sarà certo questo a fermare la diffusione di un’attività bella e naturale, un’attività per la quale in Francia esiste un’associazione dedicata e riconosciuta dalla Federazione Nazionale dell’Escursionismo, per la quale in Austria da alcuni anni si tengono senza problemi di nessun genere settimane escursionistiche, per la quale in Germania, pur essendo comunque praticabile pressoché ovunque, sono stati tracciati specifici itinerari, per la quale in Italia ancora poco è stato fatto, ma i praticanti stanno crescendo a vista d’occhio e non è detto che presto non possa nascere un’associazione sullo stampo di quella francese.

Ciao e, spero, a presto.

Con profonda stima e amicizia

Emanuele Cinelli

Raduno Nazionale iNudisti 2012: la Forza, la Festa e la Cultura!


Salvo diversa indicazione le foto sono di Luca – ellemme

Momento della 2^ corsa campestre de iNudisti, magico esempio di forza e tenacia

La commozione di Max durante il discorso di commiato

La Forza è nelle cose, nell’impegno di persone motivate, nella disponibilità di amici sinceri, nella gioia dello stare insieme, nella condivisione delle risorse, nell’accettarsi e nell’accettare, nei mille sorrisi che invadono l’aere, nei suoni e nei canti.

La Forza è un qualcosa che, seppur impalpabile, fa sentire la sua presenza, una vibrazione che pervade l’animo, un fremito che muove alla commozione.

La Forza è la trasformazione di un evento in una grande festa, la capacità di trasmettere segnali che, trascendendo il semplice stare insieme, diventano matrice di cultura.

Tutto ciò è accaduto e s’è potuto materialmente osservare in quel di Zello nei giorni 8 e 9 settembre dell’anno di grazia 2012, i giorni del sesto Raduno Nazionale de iNudisti, un raduno nato tra mille difficoltà e mille perplessità, nella voglia di fare qualcosa di diverso, nell’esigenza di rispondere alle richieste di un nuovo posto, nella scarsità di posti adeguati ad accogliere un raduno nazionale, nelle problematiche apportate da un periodo di contingenza economica, in un anno in cui le istituzione pare vogliano a tutti i costi impedire ai nudisti il loro naturale diritto di mettersi nudi in luoghi pubblici.

Il prato dell’Oasi di Zello (Foto di Emanuele Cinelli)

Mille difficoltà e conseguenti mille perplessità che, piano, piano, gli organizzatori hanno affrontato e superato con sempre più determinazione e convinzione, arrivando alla fine a mettere perfino in campo l’idea, mirabilmente perseguita e realizzata, di gestire in autonomia anche i due pranzi in comune. Una scelta, quest’ultima, resasi necessaria dal luogo alla fine individuato, l’Oasi di Zello, una stupenda collocazione, immersa nelle fragranze del bosco, abbagliata dai colori della natura, ma anche isolata, lontana da ogni forma d’acqua corrente, dotata dei soli confort basilari, non autonoma per  i necessari appoggi logistici, quali ristorazione e alloggio. Una collocazione difficile, quindi, ma troppo bella per rinunciarci, troppo accattivante per non muovere gli organizzatori al loro massimo impegno.

Così è che sabato 8 settembre alle ore 10 questo Raduno Nazionale alza i battenti e l’Oasi di Zello si trasforma momentaneamente da luogo di pace assoluta in un felicemente chiassoso luogo di festa dell’amicizia.

Il furgone messo a disposizione dall’Associazione “La Tenda Aperta” (Foto di Blatore)

Già al venerdì pomeriggio Max, la mirabile fenice perugina, e Domenico, l’infaticabile falco vicentino, con la preziosa collaborazione di alcuni amici che appositamente hanno anticipato il loro arrivo in zona, hanno piazzato il furgone d’appoggio alla cucina-mensa, estraendone come per magia, così come faceva eta beta dai suoi pantaloncini, una miriade di cose tra materiale logistico (tavoli, panche, barbecue, fornello eccetera) e viveri.

Si monta il gazebo per “Nudarte”

Sabato mattina di buon ora i due artisti che ne sono stati resi responsabili allestiscono “NudArte”, la prima mostra d’arte de iNudisti: prima viene montato il gazebo, poi si sistemano i telai e i cavalletti, infine fanno la loro apparizione le opere messe a disposizione dai alcuni dei molti artisti che frequentano la comunità. L’esposizione vedrà nei due giorni di raduno molti visitatori, e diversi saranno coloro che vi giungeranno per posare e farsi ritrarre dalle abili mani di Sergio “l’Immaginudo”.

“NudArte” 1^ mostra d’arte iNudisti

Nel frattempo l’Oasi si popola: da un lato i suoi frequentatori abituali, inizialmente un poco spaesati e, magari, disturbati dagli sconosciuti invasori, ma presto coinvolti nelle attività del Raduno; dall’altro la fila di radunanti che passano a segnalare la loro presenza e acquistare i biglietti per i pranzi; in mezzo un pacifico miscuglio di habitué e radunanti che condividono il bel prato, dove decine di lettini permettono un confortevole riposo, la vasca idromassaggio, dove si possono ritonificare muscoli e pelle, la piscina, dove trovare refrigerio ai morsi del sole, e la sauna, dove per tutto il giorno si alterneranno le eleganti danze dei bravissimi aufgussmeister di Zello e quelle degli altrettanto bravi aufgussmeister arrivati come partecipanti al raduno, tra queste particolare una sauna per le sole donne con distribuzione di un balsamo scrub composto da burro di karitè, lavanda e bicarbonato.

Grigliatori all’opera

A mezzogiorno si contano una settantina di radunanti, dei quali una sessantina si pongono in ordinata fila davanti al tavolo mensa per ritirare il lauto pranzo preparato da mirabili e, visto il caldo, impavidi grigliatori: una bisteccona, una salamina, uno spiedino, due fette di polenta abbrustolita e due cucchiaiate di piselli in umido. Alle cibarie si devono necessariamente abbinare i dovuti liquidi ed ecco che decine e decine di bottiglie d’acqua e bibite varie fanno bella mostra di se nelle vicinanze, ma non potevano mancare anche beveraggi un poco più calorosi e diverse sono le bottiglie di vino che arrivano a sostenere gli animi e, senza eccessi, aggiungere tinta al già ben colorato raduno. Apprezzatissimo un favoloso ma fin anche troppo alcolico, diciotto gradi per la precisione, Primitivo pugliese, a cui hanno fatto da contorno Cannonau, Prosecco, e altri prestigiosi nomi.

Distribuzione del pranzo

A questo punto bisogna smaltire il peso dell’abbondante mangiata e sfumare la sonnolenza post pasto, viene così allestita una zona danza e canto, dove, sotto la direzione orchestrale del “maestro” Musicman, cantanti e ballerini più o meno improvvisati, ma anche qualche professionista, si alternano nel karaoke o si esibiscono in veri e propri spettacoli; specialissima e da brivido l’esibizione di Silvia. Canti e balli accompagnano i presenti verso la sera, quando, seppur di malavoglia, si deve abbandonare l’Oasi per ridiscendere a valle, dove ci si ritroverà poche ore dopo per una frugale cena, giusto preludio a un fine giornata da farsi in piscina, peccato che la temperatura ormai un po’ troppo tendente al freddo e l’acqua appena tiepida sconsigliano ai più di tuffarsi e invitano anche i più impavidi a ritirarsi anzitempo nei propri alloggi, appuntamento a domattina sempre in quel dell’Oasi di Zello.

Musicman11 alla pianola e Federico alla chitarra orchestrano il Karaoke

Serata quasi glaciale al Pianoro del Cielo nel Villaggio della Salute+

La dura salita della corsa campestre

La mattina della domenica le attività riprendono similari a quelle del sabato: gli aufgussmeister si alternano in sauna per cuocere a puntino i presenti con le loro magiche sventolate di fumo, calore ed essenze, oggi con l’apprezzata distribuzione post-sauna di anguria e zenzero; Sergio, il pittore, riceve nel suo patio erboso coloro che vogliono posare per un quadro; Luca, il fotografo ufficiale, gira con la sua nera camera immortalando qua e là le scene di giubilo e allegria; Asterix e Marco distribuiscono i ticket per il pranzo ai nuovi arrivati; Max e Beppe, sotto la vigile sorveglianza di Paola, affettano una possente porchetta che sarà la principale portata del pasto; altri puliscono il braciere usato il giorno prima; altri ancora sistemano i tavoli per la distribuzione delle vivande e dei beveraggi. Domenico sembra invece scomparso, ma non è scappato, è andato a perlustrare e misurare il percorso della seconda corsa campestre (beh, più che campestre qui sarebbe meglio parlare di alpestre) de iNudisti, corsa che, quest’anno, potrà svolgersi nell’abbigliamento tipico dei nudisti, ovvero… nudi!

Altro momento della corsa campestre

Scelto e misurato il percorso, allestito il servizio di ristoro, individuato e istruito il giudice di gara, raccolti i partecipanti, la corsa prende il via. Si parte in un bel prato verde non particolarmente ripido, dopo un centinaio di metri s’imbocca un largo sentiero e la salita inizia a farsi più ripida; il gruppo, partito compatto, inizia ad allungarsi per poi definitivamente sfaldarsi quando, usciti dal bosco, s’inizia a salire per un ripidissimo prato, sono trecento metri veramente duri e molti qui passano dalla corsa al cammino, d’altra parte trattasi pur sempre d’una corsa amatoriale dove l’importante è partecipare. Dopo un lungo traverso al sommo del prato, s’inizia a scendere ripidamente per rientrare nel bosco di castagni, infine con tratto a saliscendi si ritorna al prato di partenza e si riprende il giro. Molti dei 27 partecipanti decideranno di fermarsi dopo due giri, i più intrepidi e allenati proseguono invece per altri due giri, portando a termine la loro fatica dopo un totale di quattro chilometri e ottocento metri. Vincitore della corsa è Asterix, secondo Valerio e terzo Jambo.

Reidratazione post gara | Podio della campestre: Jambo (3°), Asterix (1°) e Valerio (2°)

Parte della mirabile grigliatona del sabato

Il resto della giornata procede senza altre novità, si mangia, si beve, si ride, si scherza, si canta, si balla e… si lavora, già perché qualcuno deve pur ricaricare sul furgone tutta l’attrezzatura di cucina, tutti i tavoli e le panche, la moltitudine di bottiglie che, grazie alla generosità dei partecipanti andati oltre le richieste, sono rimaste inutilizzate, il cibo che, nonostante la meticolosa conta di Max, forse per la sua eccessiva generosità nelle porzioni è avanzato. A proposito di tali avanzi, che si misurano in 5 scatoloni di viveri e un centinaio di bottiglie di acqua,

Particolare dell’Oasi di Zello

succhi e bibite, come ormai abitudine della comunità de iNudisti sono stati messi a disposizione dell’Associazione di volontariato “La Tenda Aperta” che ne ha distribuito una parte alle famiglie segnalate dalla Caritas e dagli assistenti sociali di Nove (VI), mentre quelli non distribuibili sono stati utilizzati nell’ambito della sua mensa calda presso il centro diurno del Comune di Nove, gestito dall’associazione in cooperazione con la Caritas. Oltre a ciò, con il denaro rimasto dalla copertura viva dei costi di acquisto del cibo l’associazione “La Tenda Aperta” ha potuto acquistare un fasciatoio per bambini da donare ad una famiglia segnalata dagli assistenti sociali.

L’altro artefice di questo raduno: Domenico (cordom)

Che dire a conclusione di questa relazione, un raduno magico, il migliore tra quelli fatti fino ad ora, un raduno che è diventato non solo una grande festa ma anche una forza travolgente che ha fatto, oltre che divertimento e allegria, anche vera cultura, cultura del nudismo, cultura sulla comunità de iNudisti che non è quello che alcuni maliziosi personaggi, ivi compresi alcuni giornalisti, vorrebbero far credere, cultura del contributo sociale. Peccato solo che l’isolamento dell’Oasi di Zello abbia impedito di fare cultura anche verso coloro che nudisti non sono, ma rimedieremo, in futuro troveremo modo di fare anche questo: la Forza è con noi, la Forza è nel Raduno Nazionale de iNudisti, e una tale Forza non può non oltrepassare le barriere dell’ambito nudista ed espandersi nella società intera.

La nutrita collaborazione che è stata data agli organizzatori

L’Amministrazione de iNudisti ringrazia caldamente tutti i numerosi e corretti partecipanti, ma un speciale ringraziamento va ai tanti che si sono prodigati per aiutare e far si che tutto andasse nel migliore dei modi, a tutti coloro che, pur non essendo parte del raduno, ci hanno accolti con benevolenza e pazientemente sopportati, a Domy per averci dedicato uno dei suoi magistrali aufguss cuocendoci a puntino, a quanti hanno vigilato sulla sicurezza diurna e notturna di tutti, nonché al mitico staff dell’Oasi: “l’irresponsabile” Sergio, Massimo, Carolina e Massimiliano.

Grazieeeeeee!

P.S. A parte gli ovvi entusiastici commenti dei partecipanti, sono particolarmente interessanti e meritano d’essere messi in evidenza alcuni commenti dei frequentatori abituali del posto sede del raduno, pubblicati sul gruppo Facebook “Oasi di Zello”.

Daniele – Bene !!! Dopo i due giorni del raduno devo cospargermi il capo di cenere, pensavo potesse essere, diciamo…..”invasivo”, invece è stato assolutamente piacevole, una bella festa con gente cordiale che spero si sia divertita e abbia apprezzato la “nostra” oasi, e spero che molti riescano a venire più spesso (magari non tutti insieme, altrimenti la definizione di oasi non sarebbe più consona).

Francesco – Dopo i due giorni del raduno, credo che si possano esprimere solo pareri positivi. Abbiamo incontrato e conosciuto nuove persone. Nuovi aufguss maister ai quali speriamo sia piaciuta la nostra oasi. Gli organizzatori del raduno sono stati molto professionali nell’organizzare tutto senza essere di peso alle strutture di Zello. Secondo me è stata una bella esperienza e credo che dalla maggior parte dei soliti frequentatori dell’oasi sia stata vissuta serenamente. Avevamo timore dello straniero, ma non dobbiamo chiuderci nella nostra nicchia dorata, dobbiamo essere felici quando questa viene frequentata da persone positive come quelle del raduno. Infine un ringraziamento allo staff zelliano e all’irresponsabile che ci hanno permesso di goderci un bellissimo week end. Alla prossima.

M – Un commento “a caldo” sul raduno dei naturisti all’Oasi di Zello. E’ andato molto bene: si sono presentati benissimo, arrivando attrezzati di furgone, cibo, frigo e tavoli, sono stati socievoli, partecipi, bella la mostra dei quadri e delle fotografie, certo erano molto numerosi, ieri Zello somigliava un po’ a Mirabilandia, anche per un karaoke prolungato non da tutti gradito, ma durante una festa qualche concessione ci sta.

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