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Divagando – Amore nell’amore con amore sopra


Avviamo una serie di interventi a cavallo fra prosa e poesia, possiamo definirli prosa poetica o, se preferite, poesie in prosa. Sono di un mia carissimo e misterioso amico, una persona speciale, storico attento e raffinato delle competizioni di pesca in apnea, che ora scopro anche anima sensibile e scrittore sopraffino.


DIVAGANDO

“Per me la poesia non esiste. Esiste semmai un interlocutore che la giudica in tal senso.”
Simone Belloni Pasquinelli


Amore nell’amore con amore sopra

(… una riverenza spasmodica che sapeva d’infinita arsura)

Il troppo non stroppia, anzi scricchiola pesante! Fu così che l’amore ci fece paura per sempre.

L’amore col suo modo di fare pervicace ed intraprendente, sinonimo di lotta perenne sui cuori sommati e caduti, fragili come non mai, sulle rovine di un pensiero che brulica e fomenta. Fu così che capimmo d’essere lontani da tutto, con a fronte un paesaggio fatto di miraggi insormontabili che ci proponevano i monti dei dubbi, o le oasi del piacere effimero. Tutti vi potevano bere, tutti potevano pensare con la bocca protesa atta ad una riverenza spasmodica che sapeva d’infinita arsura. L’acqua, come la finzione dell’essere bagnata, si crede potabile in tutte le situazioni ma soprattutto in quelle che ne risaltano la sua scarsità.

Ecco l’amore che piomba. Arriva nello stomaco e sale, a manciate, perfino buttato troppo in una pasta che, che, che scondisce nel rallegrarsi di avere un gusto eccessivo.

Ecco l’amore sdolcinato. Quello della carie, quello che solo un dentista (neanche troppo affermato) conosce e tenta di curare col tentennamento di una Curette o di un Trapano, il quale arriva  a martellarti sul cuore del dente ma nel cuore stesso. Si sente laggiù che rimbomba, che scalpita e trasmette… ma non è lì.

Ecco l’amore e la sua ubiquità. Amore come parola di Dio, amore come solo quello. L’amore sta per caso, nella stessa maniera in cui spesso capita presentandosi. Sta lì ma è là. Lo si vede ma lo si cerca altrove come con coscienza. Dunque è vederlo ma cercarlo altrove, quindi è sentirlo ma ascoltarlo più in là, è stringerlo ma tenerlo distante. E’ sostanza ma non appartenenza.

C’è finzione e c’è teatro, ossia attori che recitano una parte che è la realizzazione della stessa opera magari, spesso, mai esistita. Allora si creano le somme (non si tirano assolutamente). Ci si rimpingua d’amore e ci se ne mette un po’ dappertutto creando un sortilegio lepido che non ci sveli la realtà delle cose, ossia: amore nell’amore con amore sopra. Se non stesse bene sopra lo si può mettere pure a lato o in qualsiasi posizione si voglia per la nostra certezza.

L’amore non corrisponde mai. Tiene banco e si presta, ma non cede perché non è figlio di niente (forse un po’ di prostituta perché si fa sfruttare… ma credo di no!) e non deve rendere conto per ciò che non è. Sta al gioco come ogni conchiglia che accetta d’essere casa del paguro che la sceglie, prima d’essere di nuovo conchiglia e di nuovo casa per il successivo.

Qualcuno (io stesso, per dire) potrebbe obbiettare sulla reciprocità e il corrisposto e creerebbe un’ulteriore senso di libertà, ossia farebbe il gioco della somma che due più due fa quattro fingendo di non saper che in amore invece si divide tutto!

Simone Belloni Pasquinelli

Poesie di gioventù: Gioco erotico


Ignudo mi sono offerto...

Ignudo mi sono offerto…

Io e te,
nudi,
uno in fronte all’altra.

Ci guardiamo,
godiamo della vista dei nostri copri,
godiamo della nostra vicinanza.

Un fremito ci percorre,
un brivido scende lungo la schiena.

Ci stringiamo l’una all’altro,
la mia mano ti accarezza il dolce seno,
la tua mano mi scorre lungo la schiena,
le nostre labbra si avvicinano.

Un lungo bacio,
un gioco di lingue,
nell’estasi del gioco scorrono parole d’amore.

L’ultimo segreto non è più segreto,
il nostro corpo si è spogliato del velo pudico,
lo sfogo dell’amore ci ha travolti.

Non abbiamo paure,
non abbiamo vergogne,
niente ci può separare,
niente ci può spaventare.

È un gioco intimo,
un gioco per noi soli,
per me e per te,
per… noi!

Emanuele Cinelli – 18 marzo 1975 … e fu l’ultima mia poesia 😦

Poesie di gioventù: Pensieri d’amore


232_6Cibo del mio cuore.

***

Sostanza della mia vita.

***

Stella del mio cielo.

***

Come la luna brilla nel cielo,
tu brilli nel mio cuore.

***

Fonte d’amore.

***

Divina bellezza.

***

Mio angelo custode.

***

Come il sole illumina il giorno,
tu illumini il mio cammino.

***

La mia più grande felicità sei tu.

***

Ingegno del mio cuore.

***

Ispirazione del mio animo.

***

Dardo infuocato è il tuo sguardo,
profondo penetra nel mio cuore.

***

Meta della mia vita.

***

Usignolo dell’anima.

***

Grande amore.

***

Elettrica corrente è il fluido amoroso che sgorga dal tuo cuore,
la scossa io prendo quando ti guardo,
una scossa d’amore, d’amore giocondo.

***

Gentil creatura celeste.

***

Viso bello e incantevole.

***

Mia compagna del cuore.

***

Maria, Amore,
t’amo, t’amo immensamente,
t’amo con tutto il mio corpo,
t’amo con tutto il mio spirito,
t’amo per sempre,
t’amo nell’eternità,
t’amo.

Emanuele Cinelli – 28 marzo 1974

Poesie di gioventù: Maria


Ti guardo,
ti osservo,
ti scruto da vicino,
ti studio in ogni particolare.

Belli e ben segnati i tuoi dolci occhi,
rosse e invitanti le tue morbide labbra,
bianco e smagliante il tuo fulgido sorriso.

Sembra un sogno, ma è realtà,
ti guardo e vedo uno splendido quadro.

I tuoi occhi mi ricordano il mare,
le tue labbra mi ricordano il fuoco,
il tuo sorriso mi ricorda la neve.

In te tutta la natura è rinchiusa,
in te la suprema bellezza dimora,
in te il grande Amor vivere vuole.

Ti mormoro parole d’amore,
tu rispondi con altre parole d’amore,
parole bellissime,
parole del cuore.

Ti bacio la bocca bella,
tu rispondi con altro bacio,
bacio soave,
bacio d’amore.

Ti sorrido guardandoti in viso,
tu rispondi con altro sorriso,
sorriso smagliante,
sorriso dell’anima.

Maria,
Amore,
o mio angelico custode,
o mia grande felicità.

Ti amo,
ti amo,
ti… amo!

Emanuele Cinelli – 27 marzo 1974

Poesie di gioventù: Baciarsi


Gesto d’amore,
gesto semplice,
gesto gentile,
posare labbra
sulle labbra.

Baciarsi vuol dire amarsi,
baciarsi vuol dire
esprimere i propri sentimenti.

Semplice è baciarsi,
semplice è compiere questo gesto,
semplice e…
per questo romantico.

Baciarsi è amarsi,
amarsi è volersi bene,
volersi bene è baciarsi.

Emanuele Cinelli – 26 marzo 1974

Poesie di gioventù: I love you, you love me.


I love you,
Io amo te,
questa è la prima verità,
questa è la mia gioia,
la mia e la tua felicità.

You love me,
tu ami me,
questa è la seconda verità,
questa è la tua gioia,
La mia e la tua felicità.

I love you, you love me,
il nostro felice amore,
il nostro gioioso vivere insieme,
questo è quello che abbiamo,
questo è quello che vogliamo
continuare ad avere.

Amore, io dico a te;
amore, tu dici a me,
ci comunichiamo quello che sentiamo,
insieme felici momenti passiamo.

I love you,
you love me.

Emanuele Cinelli, 26 marzo 1974

Poesie di gioventù: Soli fra tanta gente


Soli noi siamo,
eppure intorno a noi ci sono persone,
molte persone.

Parliamo, ci amiamo,
come se nessuno ci potesse vedere,
eppure vederci gli altri possono.

Il nostro amore estranei al mondo ci rende,
ci porta negli infiniti spazi del tempo,
ci porta lontano dal luogo in cui siamo.

Nei prati verdi della montagna ci troviamo,
sdraiati sull’erba ci guardiamo,
un coro di fringuelli canta per noi,
il rumore d’una cascata arriva da poco lontano.

Siamo felici, immensamente felici,
siamo insieme, insieme ci amiamo.

Fra tanta gente noi siamo,
eppure soli ci sentiamo.

Soli fra tanta gente.

Emanuele Cinelli, 26 marzo 1974

Poesie di gioventù: Sentimento


Profondo nel cuore,
profondo nell’anima,
io sento qualcosa
ma non riesco a scrivere cosa.

Sento un forte peso,
sento un’invincibile tristezza,
sento che voglio vederti,
sento che non riesco
a sopportare la tua lunga mancanza.

Sento di amarti,
sento di adorarti,
sento che tu sei
il mio più grande sostegno,
il mio più grande pensiero,
la mia più grande passione.

Sentimento,
oggetto astratto,
oggetto invisibile,
oggetto indescrivibile.

Emanuele Cinelli – 6 marzo 1974

Poesie di gioventù: Lontananza


Io a Ponte di Legno,
tu a Brescia.

Questo per sei giorni,
sei giorni e otto notti.

Troppo tempo,
troppo lontani.

Lontananza,
perché sei entrata nella nostra vita?
perché esisti?

Se non esistesse la distanza,
se tutto fosse vicino,
che bello sarebbe il mondo:
io, ora, vicino a te sarei
e tu, ora, vicino a me saresti;
noi due saremmo vicini
e insieme saremmo.

Ma la distanza esiste,
esistono le cose lontane,
esiste il dolore di non poter stare insieme.

Emanuele Cinelli – 6 marzo 1974

Poesie di gioventù: Dopo tre giorni


È mercoledì,
con questo tre giorni son passati,
tre giorni senza vederti,
ti ho solo sentita per voce,
ti ho solo osservata in fotografia,
ti ho solo pensato nel cuore.

Mai ho potuto stringerti fra le mie braccia,
mai ho potuto posare le mie sulle tue labbra,
mai ho potuto cogliere la fulgida luce dei tuoi occhi.

Conto i gironi, le ore, i minuti,
perfino i secondi,
sono ansioso di rivederti.

Amore ti aspetto!

Emanuele Cinelli – 6 marzo 1974

Poesie di gioventù: Attendere


Lunga è l’attesa
ed estenuante.

L’angoscia il mio spirito assale,
la tristezza la mia anima rapisce.

Aspetto il tuo arrivo,
lo aspetto con ansia.

Per correre far il tempo
Mi convien qualcosa affaticare.

Di un modellino la costruzione inizio,
ma essa al termine già volge
ché poco tempo è passato.

Leggo qualcosa,
ma pesante è la lettura
quando qualcuno si aspetta.

Ascolto gli uccellini cantare,
guardo le nuvole passare,

ma il tempo veloce non scorre.
Lentamente il suo cammin percorre il sole,
lentamente segna l’orologio i minuti.

Finalmente ti vedo arrivare,
il cielo d’improvviso s’illumina,
s’illumina di luce,
la luce che dal mio cuor scaturisce.

Finalmente tra le mie braccia ti stringo,
finalmente.

La mia gioia più grande è questa,
‘na gioia pagata.

Pagata col dolore dell’attesa,
pagata col sudore dell’anima.

Pagata ma, per questo, meritata,
pagata ma desiderata,
pagata ma ricevuta.

Pagata ma meritata.

Emanuele Cinelli – 16 febbraio 1974

Poesie di gioventù: San Valentino


Maria,
in questo particolare giorno,
in questo felice momento,
io dico “Ti amo”!

Tre volte lo dico,
tre volte
le mie labbra questa parola
pronuncian,
tre volte.

Tre perché tre è il numero eletto,
tre perché tre è il nostro fattore comune.

Mentre scrivo guardo la tua foto,
la guardo e m’ispira,
mi suggerisce parole d’amore,
mi mormora pensieri di lode.

Tu vedermi non puoi,
i miei occhi piangon di gioia,
son lacrime dolci,
lacrime felici.

Scrivo una promessa d’amore,
d’amore eterno,
come eterna è la terra,
come eterno è il sole,
come eterno è l’amore.

Io t’amo,
t’amo immensamente,
il cuore quando lontana tu sei mi piange,
ma ride quando a me tu sei vicina.

La Fiducia protegge il nostro amore,
amore nuovo,
amore sentito,
un amore iniziato con l’anno,
un amore per questo fortunato.

Piango, gioisco,
son triste, son felice,
tutto insieme.

Milioni di passioni ardon nel mio cuore,
tutte insieme,
tutte con un unico sfondo,
tutte con un unico legame,
tutte per te,
Maria!

T’amo, t’amo, t’amo!

Emanuele Cinelli – 15 febbraio 1974

Poesie di gioventù: Amore!


Amore!
Cosa vuol dire questa parola?

Difficile dirlo,
ma quando vien lo senti:
un peso sul cuore,
un fuoco nell’animo,
un pensiero nel cervello,
campane che suonan a festa,
immensa felicità,
voglia di stare insieme.

Amore!
Una parola di fiore,
una parola che è un futuro.

Amore!
Un bacio di fuoco,
un triste saluto,
una foto in tasca.

Amore! Amore! Amore!
Sentimento di passione,
sentimento di gioia.
Amore!

Emanuele Cinelli – 16 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Tu


Tu sei la mia stella,
tu illumini il mio cammino,
tu il mio cuore hai colpito,
tu… tu e ancora tu.
Ti guardo e di volar mi sembra:
il tuo sorriso al sol risplende,
il tuo sguardo al cuor colpisce.
Ti guardo e mi sembra di sognare:
le tue labbra mi ricordano il fuoco,
il tuoi occhi mi ricordano il mare.
Forte mi sento al tuo fianco,
intrepido mi sento con te vicina:
le più alte cime potrei arrampicare,
il più profondo mare potrei arrivare,
le più ardue imprese potrei affaticare.
La tua presenza mi dona calore,
come la fiamma del focolare scalda il casolare,
tu scaldi il mio morale.
Tu sei la fiamma del mio casolare,
‘na fiamma che ‘l cor mi brucia.
Tu… tu e ancora tu.

Emanuele Cinelli – 22 dicembre 1973

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