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L’alt che viene dall’alto


Nella nostra recente ricerca di un ristorante che ci ospitasse, mi è capitato di contattare un agriturismo in Franciacorta. È gestito da una cooperativa sociale di recupero di tossicodipendenti o portatori di altre disgrazie umane. Conosco alcuni dei dipendenti e mi lancio: dopo l’ultimo articolo (La reputazione) ero ben armato, anzi non avevo nemmeno bisogno di difender alcunché.

Effervescenze

Mi mostrano la sala da pranzo, si parla del menu, del numero di convitati, di come intenderemmo organizzare il pranzo, della durata. Infine, con la più perfetta faccia di bronzo, rilassata e da impunito dico che siamo un gruppo di escursionisti nudisti e che ci piacerebbe starcene nudi durante il pranzo. Vedo la faccia della mia accompagnatrice, una giovane mamma di circa trent’anni, che addirittura si illumina, la sorpresa è grande, la richiesta insolita, avverto vibrazioni, energie, qualcosa che si mette in moto e va su di giri. Lo sguardo e il sorriso non han nulla di giudicante, semmai di curiosità, di bella sorpresa, di qualcosa di insolito, di sempre atteso e che avviene come per magia. Mentre continuiamo a parlare arriva “la capa”, che conosco da lunga data, la coordinatrice factotum della cooperativa, una giovanissima donna, attiva, pratica, intelligente. Arrivo al punto clou della mia richiesta e noto la stessa reazione. Addirittura mi propone un incontro divulgativo della nostra attività, mi mostra una sala convegno. Anche lei è “presa bene”. Mi congedo da entrambe con la certezza di prossimi positivi sviluppi, innanzitutto per quanto riguarda il pranzo.

Mi arriva nel pomeriggio un messaggio mail in cui “la capa” mi ringrazia della visita e della richiesta, sta valutando come organizzare il pranzo, predisporre la sala per noi e altri piccoli dettagli. Tutto a gonfie vele.

Fermi tutti!

Prima di sera mi arriva un altro messaggio. Tutto annullato. Ne ha parlato con i dirigenti in alto (presidente della cooperativa, il delegato all’assistenza): data la presenza della “comunità” la struttura «non è il luogo adatto essendo comunque un luogo protetto vissuto in forte condivisione, la nudità è difficile da gestire».

Altra croce sopra!

Questo episodio riflette nel suo piccolo quel che succede nella società: da una parte ci sono le persone normali che lavorano, portano avanti la baracca, pensano con la propria testa senza troppi binari o paraocchi. Dall’altra “i dirigenti” che guidano il vapore, sanno dove andare, a quali mete condurci, tronfi di una divisa prussiana e alamari d’oro: certamente fan la cosa giusta per il bene di tutti, sono nel giusto, su questo non hanno il minimo dubbio. E poiché hanno responsabilità di comando, pensano prima al bene della società, dell’organizzazione, della cooperativa e alle sue finalità, della “comunità” che è stata loro affidata. Tutte cose sacrosantissime, per carità. Mettono da parte interessi, preferenze, gusti, propensioni personali e decidono secondo uno schema proiettivo, valutano le conseguenza che ne potrebbero derivare all’immagine della cooperativa, soppesano i paletti del proprio mandato. E fanno prevalere gli interessi (legittimi e santi) della cooperativa, non voglion rischiare quel minimo di cambiamento che come persone private probabilmente approverebbero. Prevalgono i pregiudizi diffusi, cristallizzati nel tempo, che hanno reso stabili e continuativi la cooperativa e la propria personale posizione, che garantiscono la propria carriera.

Le vestali della tradizione, dell’ordine e del pregiudizio

E così penso sia avvenuto, con modalità pressoché simili, anche nei contatti con altre strutture e ristoranti.

Episodi come questi mostrano lo scollamento fra “i gradi alti” e le persone singole e normali, che ragionano con la propria testa, che si vivono la vita senza sentirsi investite di responsabilità più grandi di loro, che non si occupano dei massimi sistemi, che non si propongono paladini di alcunché, che non s’impancan di nulla, che non si fanno vigilantes della morale pubblica, “sentinelle” inquadrate in piazza, crociati di un ordine che si perde più in alto si sale.

 

La nostra barca

È meglio virare di bordo, prendere un’altra rotta e lasciare gli scogli lì dove sono, evitare le secche, e tener saldo il nostro timone.

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