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Zaino RaidLight UltraVest 20


Nella tarda estate del 2016, sulla base delle esperienze fatte durante la preparazione e il primo tentativo di TappaUnica3V, ho sentito l’esigenza di applicare dei portaborraccia agli spallacci dello zaino onde semplificare e velocizzare l’idratazione. Dal momento che i negozi della mia zona, quantomeno quelli da cui mi servo, non avevano nulla del genere ed anche su Internet non trovavo nulla di soddisfacente, capii che dovevo pensare ad uno zaino già così predisposto. A quel punto, avendo introdotto negli allenamenti la corsa dove l’ottimo zaino già in mio possesso (e descritto in altra recensione) perdeva stabilità, focalizzai la mia attenzione sugli zaini da trail che, oltre al requisito di cui sopra, mi avrebbero dato un minore peso e una maggiore stabilità. Nel corso dei due mesi successivi esaminai i siti di diversi produttori (quelli legati all’alpinismo, l’unico campo che, a quel tempo, conoscevo bene), visualizzando vari modelli, tutti, però, avevano un solo portaborraccia e io ne volevo due, uno per spallaccio. Cerca che ti ricerca sono incappato nel sito di RaidLight (marca che si dedica esclusivamente ai prodotti per il trail e che, quindi, non conoscevo) e ho trovato quello che desideravo, ma… ma quello che vedevo non mi convinceva per cui memorizzai la pagina e continuai la ricerca ancora per un mesetto. Cercai delle recensioni e ne trovai alcune, purtroppo nessuna dava pareri completi e tutte sembravano nascondere qualcosa (devo dire che analoga impressione l’avevo già avuta leggendo le recensioni di altri prodotti similari e anche completamente differenti). Alla fine, evitando stupidamente di vedere se lo zaino fosse disponibile presso qualche negozio della mia zona, mi feci convincere dal prestigio del marchio e dal valore dei suoi ambasciatori così ruppi gli indugi: nel tardo autunno 2016 feci l’ordine direttamente sullo shop on-line della RaidLight. Poco dopo arrivò il pacco, lo aprii freneticamente e la prima impressione fu quella di uno zaino esteticamente notevole ma anche piuttosto delicato per il tessuto sottilissimo, alzandolo rinotai quei dettagli che mi avevano fatto tergiversare a lungo prima di formulare l’acquisto ma mi dissi anche “non facciamoci condizionare dalla vista, spesso le apparenze ingannano, solo l’utilizzo darà indicazioni obiettive”.  Siamo ad oggi, l’utilizzo ora c’è stato ed è stato intenso, posso quindi formulare un parere oggettivamente valido, anche se, trattandosi di un prodotto che deve vestire, in parte sempre suscettibile di soggettività: “che delusione: alla prova dei fatti questo zaino è risultato solo in minima parte degno della fama del marchio e dei suoi testimonial”. Passiamo ai dettagli.

La base molto più larga, sia sul piano orizzontale che su quello longitudinale, della sommità dà allo zaino un’antica e obsoleta forma a pera che, per giunta, diventa rotondeggiante quando viene riempito anche solo parzialmente. A parte l’aspetto estetico, tutto sommato irrilevante, tale conformazione comporta un abbassamento (più materiale, indi più peso, alla base che sopra) e un arretramento (maggiore distanza dalla schiena) del baricentro, questo, per precise regole fisiche, genera un momento torcente e comporta un problematico portamento: lo zaino tira all’indietro e preme sui lombi provocando, alla lunga, dolore in questa sede. Si potrebbe obiettare che in uno zaino da trail non ci si mette tanto materiale e, soprattutto, non ci si mette materiale pesante, ma questo è uno zaino da venti litri e quindi anche solo il vestiario che ci si può infilare finisce con l’avere un peso già rilevante ai fini del discorso fatto, aggiungiamoci la tasca dell’acqua, un poco di cibo e magari una borraccia di riserva o un termos e la frittata è fatta.

Leggero (630 grammi) rispetto ai classici zaini da venti litri, ma comunque piuttosto pesante per la categoria a cui appartiene (trail), è fatto con un tessuto molto sottile e dall’apparenza alquanto debole, al lato pratico si è invece dimostrato piuttosto resistente, salvo per le diverse parti in maglina: vi restano facilmente impigliati rami e spine che strappano il tessuto, fortunatamente sono elementi che si sovrappongono al tessuto principale quindi i danni sono fino ad un certo punto ignorabili e poi facilmente riparabili con ago e filo. Discreta la traspirabilità del tessuto principale: riponendoci materiale umido (quale una maglia sudata) questo non riesce ad asciugare e va a infradiciare tutto il resto. Anche se ho avuto modo di testarla una sola volta, l’impermeabilità posso definirla quantomeno buona (ha retto tre ore di pioggia torrenziale) ma, mancando una patta di copertura, in parte annullata dalle cerniere non stagne: si rimedia parzialmente tenendo ambedue i cursori della cerniera sullo stesso lato dello zaino e, per le situazioni più critiche, adottando un coprizaino da pioggia (che faticherà a stare al suo posto visto che, per la conformazione tipica degli zaini da trail, manca il classico gradino creato dalla patta che sale oltre gli spallacci). Le pochissime fibbie presenti sono di materiale robusto e adeguatamente proporzionate per un comodo utilizzo anche coi guanti o le mani irrigidite dal freddo. Le cerniere sono poco scorrevoli, più curati i tiretti: al posto di quelli, classicamente fragili, metallici sono stati usati dei tiretti composti da una più resistente asola di cordino annegata in pratiche e anatomiche prese in plastica zigrinata che offre un’ottima presa. Il fondo dello zaino è rinforzato con materiale più robusto cucito solo sul contorno in modo da creare una grande e praticissima tasca inferiore. Dato il dorso molto più lungo del fronte e l’eventuale irregolarità del fondo provocata dalla presenza di materiale nella tasca inferiore, quando appoggiato a terra lo zaino, anche se bel pieno, non mantiene la posizione verticale: per riempirlo agevolmente o, una volta in ambiente, per non vederlo scivolare giù da qualche scarpata, va assolutamente sdraiato, meglio se sul dorso (che in caso di terreno bagnato o infangato si infradicerà).

Molto ampio e capiente il comparto principale, che poi è anche l’unico visto che per il resto possiamo solo parlare di tasche, mi sembra superi abbondantemente i venti litri dichiarati (oppure è il mio nuovo zaino da trail che non li raggiunge, ma direi più probabile la prima opzione); un comparto così voluminoso andava quantomeno diviso in due parti, sia per mantenere separato il materiale rendendone più facile la collocazione e il prelevamento, sia per premettere una migliore distribuzione del peso. Quasi completamente avvolto sui tre lati da una cerniera risulta facilmente accessibile in ogni suo punto, a cerniera completamente aperta, però, il contenuto tende ad uscire molto facilmente. All’interno di tale comparto, sul suo lato posteriore (ovvero quello a contatto con la schiena), è collocata la tasca per la sacca idrica; fatta in rete a larghi fori, è una tasca molto ampia in tutte e tre le direzioni con un conseguente limitatissimo contenimento della sacca che, essendo fissata solo al centro mediante l’apposto velcro (leggermente troppo lungo), tende ad oscillare; è comunque possibile sfruttare la tasca per collocarvi, e tenerlo separato dal resto , materiale morbido riempiendo gli spazi vuoti e stabilizzando la sacca. Il tessuto che separa la tasca dalla schiena, leggermente argentato, dovrebbe isolare la sacca dal calore, in realtà questo non avviene. Giustamente due sono le uscite per il tubetto della sacca idrica: destra e sinistra. Il sistema di variazione volumetrica è composto da un cordino che, scorrendo in passanti in tessuto, segue il bordo dei fianchi mantenendo inalterata la forma a pera e la tendenza del materiale a posizionarsi in basso. I passanti inferiori, sottoposti ad una maggiore tensione rispetto agli altri, vengono facilmente tagliati dal cordino; il punto di tiraggio è posto in basso al centro dello zaino risultando accessibile solo togliendo lo zaino dalle spalle; l’eccedenza del cordino può essere infilata nella parte centrale della grande tasca a maglia che avvolge la base dello zaino: l’apertura di accesso è limitatissima (ci passa un solo dito) e rende l’operazione non comodissima, inoltre questa zona non è separata dal resto della tasca per cui il cordino finisce col scivolare lateralmente andando a incastrarsi nel materiale che viene inserito complicandone la successiva estrazione.

Come già detto una parte in maglina elastica avvolge su tre lati la parte inferiore dello zaino e crea un ampio e comodo spazio accessibile da ben quattro aperture per lato (indi otto in totale): una orizzontale nella parte superiore laterale, è bella grande e, a patto di avere le braccia molto flessibili, fruibile anche senza togliere lo zaino; un’altra verticale nella parte laterale rivolta verso la schiena, leggermente più piccola e stretta (per evitare la fuoriuscita del materiale) della precedente ma più facilmente utilizzabile a zaino indossato; altre due, molto piccole, nella parte frontale dello zaino (una è quella già indicata parlando del sistema di variazione volumetrica). Tali aperture sono chiuse solo da un elastico di trattenimento, cosa comoda ma che lascia qualche perplessità sulla capacità di trattenere qualsiasi tipo di materiale. L’idea di questa grande tasca esterna attorno allo zaino in linea teorica è bellissima visto che permette di tenere a portata di mano molto materiale, peccato che, alla prova dei fatti, vada a esaltare la forma a pera incidendo negativamente sui già detti problemi di carico e portamento. Il cordino del sistema di variazione volumetrico passa all’interno di questa grande tasca senza nessuna separazione e, pertanto, finisce con l’ostacolare l’inserimento del materiale. Un’altra altrettanto comoda tasca in maglina elastica è cucita sul fronte dello zaino, l’accesso molto ampio e morbido lascia fuoriuscire il materiale rigido quando ci si leva lo zaino da spalle e lo si deposita a terra. In coincidenza di questa tasca ne è presente un’altra interna allo zaino e, quindi, fruibile a fatica quando il comparto principale è bello pieno; è molto profonda e larga, ma ha un accesso limitato (ci passano tre o quattro dita ma non la mano intera) che rende difficile recuperare eventuale piccolo materiale, ad esempio la patente, che vi sia stato deposto; al suo interno è presente un gancio in plastica per fissare le chiavi, peccato che un eventuale smartphone (che, nonostante la cerniera non stagna, trova qui la sua collocazione ideale) finisca per interferire con le chiavi, questo gancio andrebbe collocato all’interno dello zaino, tanto le chiavi serviranno solo al termine dell’uscita. Un’altra tasca, in larga maglina elastica, è ricavata all’interno dello zaino sull’ampia patta di accesso e viene così a coincidere in posizione con le precedenti due incrementando ulteriormente il conflitto tra i materiali: se ne riempite per bene una, sarà difficile usufruire delle altre. Chiusa solo da un elastico, per giunta piuttosto morbido, quest’ultima tasca perde facilmente il suo contenuto quando si apre il comparto principale e si rivolta la patta: sarebbe stato opportuno mettere almeno un pezzetto di velcro al centro, meglio due laterali, meglio ancora una cerniera.

Non esiste un vero e proprio schienalino, il dorso dello zaino è semplicemente imbottito sui due lati con due cuscinetti, divisi ognuno in tre parti da due cuciture trasversali, di discreto spessore e  ricoperti con un tessuto a maglina fine assai morbido e confortevole ma troppo caldo, cosa che torna utile con basse temperature o, a schiena sudata, nel reindossare lo zaino dopo una sosta, ma che risulta poco confortevole in tutte le altre situazioni: strano per uno zaino che è stato studiato per il deserto! Il sistema è quello sostanzialmente adottato da tutti gli zaini da trail ed è necessario alla vestibilità e alla leggerezza, ovviamente eventuale materiale duro lo si sente nella schiena se non si ha l’accortezza di frapporvi del vestiario (ma poi quando ti serve…): certo in un trail di materiale duro ne serve ben poco, giusto la frontale e il kit di pronto soccorso, ambedue collocabili altrove, ma se usate questo zaino per delle escursioni (personalmente trovo gli zaini da trail molto comodi per le escursioni di un giorno solo, specie se fatte a passo sostenuto e magari con qualche tratto di corsa) le cose potrebbero cambiare. Per la ventilazione della schiena c’è il solo canale centrale creato dalla separazione tra le due parti imbottite: pochino, il sudore non evapora. L’assenza di una struttura rigida impone molta attenzione nel collocare il materiale onde evitare il fastidiosissimo rigonfiamento a pallone verso la schiena: sostanzialmente sarebbe da evitarsi il classico riempimento alla buona, con appallottamento del vestiario, che si finisce col fare in fase di cammino, specie se si ha fretta.

Gli spallacci vestono molto bene e sono composti da un tessuto a maglia larga la cui elasticità viene limitata da due bordini in tessuto molto meno elastico, in tal modo si facilita l’indossamento senza inficiare la corretta sospensione dello zaino. Leggera l’imbottitura, adeguata al carico che si presume si possa dover mettere in uno zaino di questo tipo, un poco al limite per un utilizzo più escursionistico. Purtroppo il loro sistema di regolazione è molto meno adeguato: è difficile da registrare, appare dimensionato per toraci piuttosto voluminosi (il mio non è grossissimo ma nemmeno sottile eppure ho dovuto stringere al massimo) ed è cucito solo sul lato interno dello spallaccio per cui ad un certo punto il passante, più grande della fessura in cui passa la fettuccia del sistema di regolazione, si impunta nello spallaccio provocandone un fastidioso arricciamento. Il taglio degli spallacci lascia scivolare lo zaino verso il basso invece di tenerlo alto sulle spalle, peggiorandone il già critico portamento. Sulla parte alta degli spallacci sono applicate due taschine con chiusura a cerniera, sono comode per tenere a portata di mano barrette e gel ma rumorose (se non completamente riempite il materiale al loro interno rimbalza durante la corsa facendo frusciare il tessuto) e posizionate troppo in alto (praticamente sopra la spalla): con la complicità delle cerniere poco scorrevoli risulta difficile aprirle e chiuderle; essendo l’accesso posto sull’esterno, per accedervi senza togliere lo zaino bisogna piegare molto il braccio potendo così operare con le sole dita, e nemmeno tutte, il che rende complicato prelevare il materiale senza far cadere fuori il tutto. Sul lato frontale di queste taschine è applicata una fascia di tessuto in maglina dove poter infilare un’altra barretta tenendola a portata di mano, peccato che il posizionamento della tasca di supporto sottostante (come detto sopra la spalla) renda difficile inserire ed estrarre la detta barretta. Nel lato inferiore degli spallacci sono applicati i due ottimi portaborracia, uno per spallaccio: compatibili sia con le borracce da corsa tradizionali (rigide) che con quelle flosce; piuttosto capienti (ci si infilano anche borracce rigide da seicento centilitri); dotati di un pratico cordino elastico di chiusura, più lungo del necessario, l’asola eccedente torna utile per impedire alle borracce di scivolare fuori, ha un cursore che permette di chiuderli completamente rendendoli utilizzabili, in assenza di borraccia, come portamateriale (in una singola tasca potete metterci comodamente una canotta e, cosa utile a chi cammina o corre nudo, un sottile pantaloncino da corsa oppure ci si può addirittura collocare una maglia a maniche lunghe del secondo strato); le borracce rigide da seicento centilitri rimangono molto stabili e anche correndo non ho rilevato rilevanti problemi di sfregamento sui capezzoli, anche se si percepisce una certa pressione; sui due lati hanno un piccolo taschino di maglia a rete, abbastanza alto e capiente da potervi infilare, senza tema di perderlo (quantomeno in presenza di borraccia e camminando), persino uno smartphone con schermo da cinque pollici (cosa comoda per tenere a portata di mano la fotocamera o l’app GPS). All’interno dei portaborraccia una sottile membrana di morbido tessuto genera un altro taschino, qui, anche se la presenza della borraccia ne rende difficoltoso l’accesso, vi si possono infilare delle buste di gel o altri materiali sottili: non avendo una chiusura, in assenza delle borracce questo materiale può però fuoriuscire facilmente sotto l’effetto dei rimbalzi della corsa o dei salti. Due i cinturini elastici pettorali, uno nella parte alta degli spallacci e uno, con fischietto integrato nella fibbia, nella parte bassa in corrispondenza dei portaborraccia. Il primo ha un lato troppo corto che lo rende difficile da allacciare, inoltre con una regolazione ottimale la fibbia preme sul torace e alla lunga genera dolore; il secondo è fatto con un elastico che tende a perdere elasticità, inoltre il suo posizionamento (pensato per stabilizzare le borracce), tende a far ruotare verso l’interno i portaborraccia rendendo di fatto poco fruibile il taschino a rete interno (rimane schiacciato contro il torace). Manca un aggancio a clip per il terminale del tubetto della sacca idrica e un sistema di fissaggio dell’orologio (c’è chi preferisce non tenerlo al polso, specie con il caldo e specie camminando o correndo nudo). Dato il posizionamento basso sulla schiena dello zaino, il sistema di avanzamento del carico è sostanzialmente inutile, serve più che altro a mantenere più stretta la parte alta dello zaino ed evitarne sballonzamenti durante la corsa, oltre che a impedire, nell’aprire il comparto principale, l’involontario ribaltamento della patta anteriore e la fuoriuscita incontrollata del materiale.

In uno zaino vestente e corto la cintura in vita risulta inutile, dato il suo cascante posizionamento sulla schiena, risulterebbe in questo caso invece assai utile per stabilizzare uno zaino che, nella corsa e nei salti, tende a rimbalzare parecchio: l’intero zaino in senso verticale e la sua parte basale in quello orizzontale. Due ali laterali dipartono dal corpo dello zaino e vanno a collegarsi alla base degli spallacci; sopra di esse sono collocate due tasche, una, suddivisa in due parti con il tipico problema di conflitto tra i due contenuti, contiene l’attacco per un lettore MP3 (o smartphone ma dev’essere piccolino) il cui cavo passa all’interno del comparto principale per uscire sullo spallaccio destro dove il terminale permette il collegamento del jack degli auricolari. Queste due tasche sono discretamente capienti, peccato risultino talmente arretrate da richiedere capacità da contorsionista per potervi comodamente accedere senza togliere lo zaino, il tutto complicato dalle cerniere poco scorrevoli.

Doppio portabastoncini, uno classico sul retro dello zaino e uno innovativo sovrapposto al portaborracce che consente di riporre e togliere i bastoncini senza togliere lo zaino; non utilizzando i bastoncini non ho avuto modo di testarli. Quattro robusti anelli di tessuto sono posti sotto la base dello zaino e servono a fissare un eventuale sacco a pelo o materassino (le relative fascette vanno però acquistate a parte). Altri tre anelli sono presenti sulla parte frontale, sopra la tasca in maglina, e sono stati pensati per fissare un pannello solare di tipo portatile. Nella parte superiore degli spallacci sono presenti i due agganci per lo zainetto pettorale della RaidLight che si acquista a parte. Le cinghie di regolazione, decisamente ed eccessivamente lunghe, sono sprovviste di un efficiente sistema di raccolta e fissaggio dei lembi eccedenti che così restano fastidiosamente cascanti. Anellini di tessuto sono posti sulle varie taschine di rete e sui portaborraccia per facilitarne l’apertura. Questi ultimi e i passanti del variatore volumetrico sono fluorescenti facilitando l’individuazione della persona che cammina al buio.

Tirando le somme, dovendosi correttamente rilevare che questo zaino è stato nel 2017 rielaborato in una tipologia più tradizionale (decisamente più alto, apparentemente cilindrico, con spallacci più imbottiti e cintura in vita) e ora (2018) appare rimosso dal catalogo della casa produttrice (al suo posto è apparso un altro modello pressoché identico: il Legend 20), in questo RaidLigh UtraVest 20 si nota un’impressionante cura dei piccoli dettagli purtroppo non supportata da un’analoga attenzione verso i macrofattori, soprattutto verso i due aspetti più importanti ai fini di un corretto e indolore portamento: la forma e il posizionamento sulla schiena. Peccato, sono stato alla fine costretto a comprare un altro zaino di marca diversa (che recensirò quanto prima possibile perché appare veramente valido)!

 

 

Zaino Salewa Randonnée 36


 

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Quando hai uno zaino pressoché perfetto il doverne registrare l’ormai eccessiva anzianità di servizio è certamente traumatico, ma la speranza di trovarne uno altrettanto valido, anzi, vista l’evoluzione del settore, probabilmente migliore, ti aiuta ad affrontare il delicato passo del nuovo acquisto. Con tali contrastanti sentimenti ero lì, nel negozio, davanti a decine di zaini di ogni forma e dimensione, deciso a non andarmene via senza il mio nuovo zaino. Con minuziosa attenzione esamino tutti quelli che rientrano nel range dimensionale che ho stabilito (dai trenta ai quaranta litri) e nel giro di una ventina di minuti ne ho uno che mi piace assai però… però è al limite minimo del range e secondo mia moglie potrebbe essere troppo piccolo, lo metto in disparte e riprendo l’analisi. Ce ne sono altri due che m’avevano colpito, li riesamino, li provo, li confronto, ma ancora non scatta quella molla che mi convinca all’acquisto. Ripasso tutta la collezione presente nel negozio, so che una scelta errata risulterebbe irreparabile per cui, anche se sia il commesso sia mia mogie iniziano a mostrarsi infastiditi dalla mia indecisione, ci ragiono sopra con attenzione. Dopo un’ora e mezza finalmente ho ridotto la scelta tra tre soli zaini: il primo che avevo individuato da subito e altri due che sono praticamente identici ma uno, un trenta litri come il primo, è da escursionismo e l’altro, un trentasei litri, è da sci alpinismo, che fare? Devo prendere una decisione e vado sul più grosso: anche se è studiato per un’attività diversa da quella che andrò a fare, alla fine è molto simile al corrispondente da escursionismo, purtroppo in negozio disponibile solo nella taglia più piccola, anche il peso è identico. Esco dal negozio con in mano il mio nuovo zaino, un Randonnée 36 della Salewa e ora, dopo tre anni di intenso utilizzo (precisiamo utilizzo escursionistico, visto che lo sci alpinismo non lo pratico più, e a tale utilizzo fa riferimento la presente recensione) in varie situazioni e su vari percorsi, da poche ore a quaranta ore consecutive, con il sole e con la pioggia, camminando e correndo, vestito e nudo, ne ho potuto apprezzare ogni singolo dettaglio, ogni singola caratteristica, individuandone pregi e difetti, si perché qualche difetto c’è, d’altronde la perfezione è inarrivabile.

IMG_8341La forma leggermente a gerla (più largo in alto che in basso) comporta un ottimo portamento del carico: essendo il baricentro dello zaino molto più in alto di quello del nostro corpo il peso del carico agisce su di noi in modo verticale, senza la pericolosa pressione sul piano trasverso a livello lombare che si crea quanto il baricentro dello zaino è prossimo o addirittura più basso del nostro. Abbastanza leggero (1100g) per la categoria a cui appartiene, è fatto con un tessuto robusto dotato di buona traspirabilità e discreta impermeabilizzazione, le cerniere non sono stagne ed è preferibile dotarsi di un coprizaino (purtroppo non integrato). Fibbie resistenti e, nonostante siano piccole, pratiche. Cerniere scorrevoli, i relativi tiretti, già di per sé stessi di buona dimensione, sono dotati di comodi, ma un poco delicati, tiranti in gomma con voluminosa presa. Il fondo dello zaino è adeguatamente rinforzato ma con una forma che, in abbinata allo schienalino rigido interno che arriva a sopravanzare il fondo, rende lo zaino poco stabile nell’appoggio a terra, ne consegue la difficoltà nell’operazione di riempimento e, una volta in ambiente, il pericolo di vederlo rotolare a valle se deposto a terra senza fornirgli un adeguato sostegno (tenerlo fra le gambe, appoggiarlo a un muro o una pianta, sdraiarlo).

IMG_20180706_170039Comparto principale con doppio accesso: quello classico superiore e quello alternativo laterale. Il primo è solo leggermente stretto, il secondo è molto ampio ma ha la cerniera mal dimensionata: la sua terminazione inferiore è lontana rispetto al fondo per cui è difficile se non impossibile prelevare gli oggetti posti più in basso (sebbene qui vadano collocati i materiali d’utilizzo meno frequente, questi sono spesso anche i più voluminosi e quindi complessi da estrarre se l’accesso è ridotto), mentre la terminazione superiore arriva molto in alto col risultato che, specie a zaino parzialmente vuoto e quindi molto arricciato nella parte superiore (la quale è per altro comunque facilmente accessibile dall’alto), per poter accedere al cursore della cerniera va aperta la patta. Limitatissima l’estensione del comparto principale (2 litri), comoda per una migliore chiusura del vano, specie in caso di pioggia. La tasca per la sacca idrica è collocata all’interno del vano principale, un’apposita finestrella (una sola, sul lato destro) permette il passaggio verso l’esterno del tubetto. Questa tasca è bella larga, i due fermi laterali, però, non si adattano alla forma dei principali sistemi di aggancio presenti sulle camelbag, comunque il velcro centrale è sufficiente dato che la tasca non si espande molto e tiene così ben ferma la sacca; tale limitata espandibilità purtroppo spinge la sacca idrica verso l’esterno e, nonostante lo schienalino semirigido, la fa sentire nella schiena. Nella parte superiore è presente un cinghiolo per il fissaggio della corda: può tornare comodissimo per fissare una giacca o un maglione mantenendoli velocemente fruibili.

IMG_20180706_170247La patta copre a fatica lo zaino quando questo è pieno, ma il bordo elastico facilita un poco l’operazione e la mantiene poi in posizione anche a zaino vuoto. Sopra la patta è collocata una comoda e capiente tasca che, correttamente, si espande verso l’alto onde mantenerla fruibile anche a zaino pieno. All’interno di questa tasca, sul suo lato inferiore, è cucita una rete che crea una parte isolata, invero poco utile dal momento che per accedervi è necessario aprire la tasca principale ed è così facile perdere materiale; la chiusura a velcro rende poco pratico l’accesso, inoltre ha il lato superiore più lungo di quello inferiore. Sotto la patta c’è un’altra tasca, questa con una più affidabile e comoda, chiusura a cerniera: documenti e chiavi possono qui trovare la loro collocazione migliore anche se in alcune occasioni può risultare scomoda (per accedervi è necessario aprire la patta). All’interno di tali tasche, purtroppo, manca il classico gancio per fissare le chiavi. C’è anche da rilevare che, problema comune a tanti zaini, le due tasche supplementari sono ricavate nello stesso spazio della tasca principale e pertanto risultano difficili da utilizzare quando quest’ultima è ben riempita.

IMG_8343Lo schienalino aderisce in modo preciso alla schiena dando, con il contributo della piastra modellabile interna (che invero non sono riuscito a modificare vista la sua estrema durezza ed ho preferito lasciarla così come è trovandola comunque già perfetta), allo zaino una eccellente stabilita: camminando non si sentono spostamenti laterali sia a pieno carico che a vuoto, solo correndo tende a sballottare (già non è uno zaino da corsa, ma lo è da scialpinismo, indi… l’azione dello sci provoca ancor più sollecitazioni laterali e verticali del correre). Il tessuto che ricopre il lato esterno dello schienale è morbido dando una sensazione gradevole anche sulla pelle nuda: dopo ore di utilizzo non ho rilevato irritazioni. Sarebbe stata apprezzabile una maggiore areazione che si poteva facilmente ottenere dimensionando i canali un poco più ampiamente o/e aggiungendone alcuni in più, questa è una delle poche cose che mi fanno rimpiangere in mio precedente zaino.

IMG_8342Spallacci ben formati, né troppo larghi né troppo stretti, imbottiti il giusto, facilmente regolabili, con cinghioli di avanzamento del carico. Dotati di cinturino pettorale per la stabilizzazione dello zaino, regolabile sia in lunghezza che in posizione, con elastico di tensionamento e fischietto incorporato nella fibbia di chiusura, purtroppo manca un sistema di fissaggio dell’avanzo di cinturino. Peccato manchino un passante per fissare l’orologio (camminando nudi si preferisce toglierlo), un pratico aggancio a clip per il terminale del tubetto della sacca idrica (c’è solo uno scomodo passante elastico sul lato superiore dello spallaccio: prima di togliere lo zaino bisogna ricordarsi di levare l’erogatore da tale passante perché non esce da solo o si rischia comunque di strappare il passante) e una morbida tasca portaborraccia.

IMG_20180706_170435Ottima anche la cintura in vita, con funzionale doppio (frontale e laterale) sistema di regolazione simmetrico (ogni regolazione è effettuabile su ambedue i lati), molto comode le striscioline in velcro per fissare quanto avanza della cintura frontale dopo la sua regolazione. Sul lato sinistro è collocata una comoda ma non molto capiente tasca con cerniera, sotto a questa troviamo un vano aperto su entrambi i lati dove, se la tasca sopra non è troppo piena, si possono infilare un paio di barrette energetiche o altro materiale sottile. Inutile ai fini escursionistici (ma a mio parere anche per quelli sci alpinistici, ce ne sono altri due più capienti sui lati dello zaino) il portamateriale applicato sul lato senza tasca, era molto meglio collocare qui una seconda tasca.

IMG_8344Comodissime le due tasche a rete poste sui lati dello zaino: molto capienti e alte vi si possono collocare anche le borracce ottenendone un comodo accesso, sebbene sia comunque necessario togliere lo zaino (o quantomeno uno spallaccio). La larga e piatta tasca anteriore a doppia apertura (cerniera laterale e velcro superiore), pensata per riporvi il materiale di emergenza (pala, sonda e barella), è comodissima per metterci la cartina e gli indumenti sottili di principale utilizzo, quali la maglietta, i pantaloni corti e il berretto, il suo riempimento va però a ridurre negativamente quello dello scomparto principale (o viceversa). Il sistema di fissaggio degli sci (cinghia laterale più cinghia inferiore a scomparsa) torna sostanzialmente inutile ai fini escursionistici, peccato non sia possibile rimuoverlo senza materialmente tagliarlo. Il porta piccozza va bene anche per fissare i bastoncini (se li utilizzate).  Manca un portaramponi, ma devo dire che a mio parere questo è più un vantaggio che uno svantaggio: molto meglio riporli all’interno dello zaino, subito sotto la patta. Adeguati i variatori di carico, anche se, alla fine, vista la già limitata larghezza dello zaino e la presenza sotto gli stessi delle tasche a rete, si utilizzano molto poco, possono comunque tornare utili per fissare un materassino o altro materiale leggero ma ingombrante.

Riepilogando il Salewa Randonnée 36 è un ottimo zaino da escursionismo, ricco di dettagli interessanti che lo rendono piuttosto versatile, alcuni piccoli ritocchi e la risoluzione di un paio di seri difetti potrebbero renderlo pressoché perfetto.

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