Archivi Blog

#VivAlpe 2019 due nuovi amici e una spettacolare escursione


A causa di sconcertanti e sconfortanti avvenimenti (vedi “Lezioni di moralità”, “Gentilezza letale” e “Dagli all’untore”) avevo dovuto rimuovere dal programma la prevista uscita in quella splendida e solitaria valle di Braone che tanto mi e ci aveva colpito già al nostro primo incontro e nella quale, di conseguenza, siamo ritornati ogni anno per quattro anni con brevi escursioni e anche lunghi soggiorni. L’alternativa individuata, grazie anche a una precedente visita interrotta a metà per via della copertura nevosa che ancora ne copriva la parte più alta, è stata una valle che, per quota e collocazione territoriale, della val Braone ricalca in parte le caratteristiche: la val Retorti.

Più corta e priva di strutture ricettive, come la prima anche questa è una valle secondaria che, staccandosi da un solco più ampio, solitaria risale a monte incuneandosi tra alti dirupi in parte boschivi e in parte rocciosi, per terminare in una interessante, seppur poco rilevante, vetta al cui fianco sinistro orografico un piccolo valico la mette in comunicazione con altro solco vallivo e, attraverso questo, con una zona ben più frequentata. Come la prima anche questa è solcata da un rumoroso torrente e percorsa da un unico vero sentiero che, prima in un ombroso bosco, poi per soleggiato terreno aperto caratterizzato da grandi placche rocciose spezzate da linee d’erba arricchite di fiori e rododendri, seguendone i punti di debolezza risale tre ripide balze tra loro separate da pianeggianti conche.

Alla fine posso dire che, personalmente, sono assolutamente contento della scelta fatta, una scelta che ci ha permesso di effettuare un’uscita con tutte le caratteristiche necessarie a una classica escursione di montagna: dislivello superiore agli ottocento metri, lunghezza inferiore ai dodici chilometri, sentiero evidente e pulito. Dalle opinioni raccolte sono in grado di riportare che pure gli altri presenti sono rimasti soddisfatti, qualcuno ha faticato non poco per arrivare alla meta, anzi, distrutto voleva fermarsi poco sotto e solo a seguito della mia insistenza si è deciso a salire quegli ultimi fatidici venti metri di dislivello e cento di distanza. Anche questo è parte della gioia e della formazione di un escursionista: il saper andare oltre, il saper tenere duro, il saper riconoscere e superare i momenti di crisi, l’essere cosciente che sono sempre possibili e che è altrettanto sempre possibile affrontarli e vincerli, l’apprezzare la sensazione di profondo rilassamento che segue alla contrazione muscolare, di rinascita corporale che segue alla debolezza fisica, il sapere che il recupero non necessita di lunghe pause bensì richiede pochi minuti, imparare a conoscere realmente il proprio fisico e i suoi segnali, saper distinguere l’affaticamento dal trauma, saper superare la paura di non farcela.

Molti dei soliti amici sono in ferie, siamo comunque in otto: io, Maria, Stefan, Marco, Francesca, Luise, Daniele e Michel. Alla partenza la temperatura fa sentire qualche morso di freddo, ma ben presto, sotto l’effetto del cammino, la sensazione si attenua per poi passare sul lato opposto non appena il sole riesce a raggiungerci inducendoci a riporre tutte le vesti negli zaini. I due nuovi amici (Daniele e Michel), sebbene in contesti diversi, hanno già sperimentato la nudità e immediatamente si associano al resto del gruppo. Ripreso il cammino, tranquilli saliamo lungo il sentiero che, con vari tornanti, alternando tratti ripidi ad altri meno, sale nella fitta e pulita conifera. Incrociamo un escursionista che scende: superato il primo momento di comprensibile sorpresa ci passa accanto indifferente alla nostra nudità. Ci avviciniamo alla sommità del secondo salto della valle, qualcuno inizia a sentire la fatica, qualcuno ha impostato discorsi troppo profondi e impegnativi per accompagnare il cammino montano, le fermate si sono così moltiplicate prolungandosi assai più del necessario. Nonostante tutto perveniamo alla piana intermedia dove concedo al gruppo una breve sosta, vuoi per recuperare fiato e gamba, vuoi per spalmarsi la crema solare che, da qui in avanti, diviene assolutamente indispensabile, vuoi per permettere ad un gruppo di persone che sta salendo dietro di noi di superarci, ma questi si fermano pure loro e resteranno dietro di noi fino al lago Retorti.

Il lago, eccoci finalmente a questo fantomatico lago, invero una piccola pozza di discioglimento che riempie il fondo di una conca sottostante la ganda che porta alla piccola piramide sommitale del Monte Bruffione. Per noi rappresenta la meta e, mentre l’altro gruppo ci oltrepassa mirando alla vetta, ci sistemiamo nei suoi pressi per la nostra usuale lunga sosta pranzo. La passiamo mangiando e chiacchierando, godendo in piena tranquillità del sole e del panorama, disturbati solo da un grosso nuvolone che va a coprire il sole lasciando emergere la temperatura di quella brezza che fino a ora aveva solo compensato la forte insolazione.

Rientrati a valle percorrendo lo stesso percorso fatto in salita, come sempre, prima di lasciarci, ci raccogliamo attorno al tavolo di un bar per una fugace merenda e poi… ciao alla prossima.

Traversata da Cima Laione al Passo della Monoccola (Breno – BS)


IMG_9876

Il Monte Listino dal sentiero numero 1

Bellissima escursione adamellina lungo un tratto del fronte della Grande Guerra. Purtroppo il traverso in quota da Cima Laione a Cima Listino, seppure possibile, risulta fortemente sconsigliabile (eccessive difficoltà tecniche per la cresta vera e propria, complicato e poco interessante tenersi sui pendii sotto la stessa) per cui non è possibile proporre un anello vero e proprio ma solo due piccoli anelli uniti tra loro da un tratto comune per l’andata e il ritorno.

I vari e differenziati resti dei manufatti di guerra (mulattiere, sentieri, scalinate, villaggi, casermette, ricoveri, trincee, postazioni di tiro) consentono un’immersione della storia, utile, prima di effettuare questa escursione, leggersi almeno un libro sulla guerra in Adamello.

IMG_9799

L’Adamello da Cima Laione

Dal punto di vista paesaggistico i panorami dalle due vette e dalla linea di cresta sono ampi e a tutto tondo: man mano s’individuano, in alcuni casi mantenendone a lungo la visione, la Pianura Padana, il Monte Frerone, la Cima delle Terre Fredde, la Cima Galliner, il Monte Rosa, la Concarena, buona parte della Val Camonica, alcune cime del Bernina, l’Adamello, il Re di Castello, il Carè Alto, l’intera Val di Leno, alcune delle più alte vette delle Dolomiti, il Corno del Gelo, il Monte Blumone, lo Scoglio di Laione, il Cornone di Blumone, la Cresta di Laione, la Valle di Cadino (che si risale per intero nella prima parte del percorso).

Molto interessante anche l’aspetto ambientale che, a parte il classico miscuglio di varie essenze floreali, vede l’attraversamento di diversi habitat di medio alta montagna e la possibilità d’incontrare esemplari di fauna quali le immancabili marmotte e il più timoroso camoscio.

La lunghezza del percorso può essere in parte attenuata pernottando al rifugio Tita Secchi oppure, se si è al massimo in tre persone, alla Capanna Mattia, posta praticamente a metà del giro. Alla malga di Cadino della Banca, nei pressi della quale si parcheggia l’auto, è possibile acquistare ottimi formaggi di malga.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Alpi Retiche Meridionali – Gruppo dell’Adamello
  • Partenza: Malga Cadino della Banca (Breno – BS), parcheggi in prossimità della malga.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 1811m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza
  • Quota minima: 1811m
  • Quota massima: 2757m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 1516m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 1516m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 25,22km
  • Tipologia del tracciato: principalmente mulattiere e sentieri, classici e militari, due brevi tratti di terreno libero e uno di strada sterrata.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): EE5El – l’unico tratto esposto, non evitabile, è di tre metri ed è collocato lungo la discesa dal Monte Listino, il sentiero è comunque abbastanza largo (all’incirca un metro), piano e regolare, agevolando il passaggio anche a chi soffre di vertigini.
  • Tempo di cammino: 13 ore e mezza (escludendo i tempi per la visita ai vari manufatti che in alcuni casi si discostano un poco dal sentiero).
  • Segnaletica: tabelle e segni in vernice bianco-rossi per buona parte del percorso (segnavia 419 tratto iniziale / finale; segnavia 1 “Alta via dell’Adamello” tratto centrale), ai quali si sovrappongono quelli bianco-gialli del sentiero “Monsignor G. Antonioli” (per un breve tratto, prima della salita a Cima Laione, rappresenta l’unica segnalazione disponibile); evidente sentiero militare nella salita a Cima Listino e nella successiva discesa al Passo della Monoccola; meno evidente sentiero militare che a tratti svanisce e ometti nella salita a Cima Laione; ometti e tracce di passaggio nella discesa da Cima Laione; evanescenti tracce di passaggio nella discesa dal Passo della Monoccola.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: a secondo da dove si sale negozi a Bagolino e Val Dorizzo o a Breno; in ogni caso il rifugio Tita Secchi al Lago della Vacca.
  • Rifornimenti idrici naturali: nessuno affidabile.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: rifugio Tita Secchi al Lago della Vacca; capanna Mattia al Passo della Monoccola (bivacco con 3 posti letto).
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): in linea di massima alta da quando si abbandona il sentiero per il Passo di Blumone per salire a Cima Laione a quando si rientra sul sentiero numero 1; nuovamente alta da quando si abbandona il numero 1 per salire al Monte Listino a quando lo si riprende dopo il Passo della Monoccola, con la sola criticità del passaggio da Capanna Mattia; media sul tratto di raccordo tra le due cime (sentiero numero 1 dalla cresta sud di Cima Laione alla cresta est del Monte Listino); nulla nella parte restante del percorso.

Profilo altimetrico e mappa

Salita continua anche se con vari tratti di respiro fino alla vetta di Cima Laione a cui segue una discesa con tratti di sconnessa ganda. Comode la risalita a Cima Listino e la successiva lunga discesa fino al Passo della Monoccola, da qui una breve e molto tecnica discesa prima su ripido pendio erboso e poi tra erbe e placche rocciose. Lunga risalita al Passo del Blumone che alterna tratti pianeggianti a brevi e ripidi strappi in salita, con momenti di respiro ed altri di meno rilassante equilibrio sui massi delle frequenti piccole gande. Ora, dopo un primo complesso (estesa ganda con massi piccoli e mobili) traverso, è tutta discesa (in parte tecnica e in parte di respiro) fino al Lago della Vacca; breve anche se ripida risalita al Passo della Vacca e poi comoda discesa.

GPSies - Monte Listino – Traversata Laione-Passo Monoccola

Clicca sull’immagine per accedere alla mappa dinamica con profilo

Relazione tecnica

Dal parcheggio si segue in salita la strada asfaltata per poche decine di metri fino a incontrare sulla sinistra la strada sterrata che si inoltra nella conca della valle di Cadino. Seguendo detta strada, in lieve ma costante salita, si costeggia alla base il Monte Colombine per portarsi verso l’evidente ammasso calcareo della Corna Bianca alla cui base termina la strada e inizia il sentiero. Superato un tratto di finissima sabbia il sentiero si fa larga mulattiera recentemente sistemata e lastricata per renderne più agevole la percorrenza. Aggirando alti sulla destra il laghetto Moie si perviene ad una sella erbosa da dove si scende brevemente entrando in una verdissima conca erbosa cosparsa di mughi e fiori di varie specie. Attraversata, in diagonale da sinistra verso destra, la piccola conca si riprende a salire per portarsi alla conca dell’ormai svanito lago Nero che si aggira sulla destra alzandosi leggermente sotto le pendici occidentali delle Creste di Laione. Ignorando la deviazione a destra del vecchio sentiero (soprannominato dell’Emme per via della sua caratteristica forma che appare alla visione dalla sponda opposta) si prosegue, sempre in lieve salita, portandosi con ampio giro sull’opposto versante della conca dove, dopo un tornante a destra, s’incrocia la mulattiera che arriva dalla Bazena e che si segue verso destra pervenendo in breve al Passo della Vacca (2361m). Continuando a sinistra per la lastricata mulattiera aggiriamo dei dossi di erba e rocce e ci portiamo in vista del Lago della Vacca verso il quale scendiamo per poi tagliare a mezza costa verso destra e scendere al ponticello (ca. 2340m) che permette di attraversare il torrente Laione che si origina dalla diga del lago. Risalendo alcuni gradini sottostanti l’edificio dei guardiani della diga ci portiamo alla sua sommità e da qui possiamo salire a destra per raggiungere il vicinissimo rifugio Tita Secchi (2367m) oppure aggirare a sinistra il dosso roccioso e, per lastricato sentiero, procedere direttamente verso i pendii che adducono al Passo del Blumone.

Ruderi dell'ex rifugio del Blumone

Ruderi dell’ex rifugio del Blumone

Alzandoci gradualmente sopra il Lago della Vacca ci accostiamo alle pareti occidentali del Cornone di Blumone per seguirle parallelamente procedendo in direzione nord all’interno di un’immensa ganda. Dopo una decina di minuti iniziano i tornanti che ci fanno guadagnare quota accostandoci maggiormente alle pareti del detto monte. Alla nostra sinistra, nel mezzo del campo di ganda, si alza uno sperone roccioso, quando siamo all’altezza della sua sommità troviamo a sinistra l’inizio di un piccolo sentiero militare (tabella del sentiero Antionioli) che imbocchiamo e seguiamo portandoci sull’opposto versante della conca dove risaliamo con alcune svolte tra erbe, piccoli laghetti e placche rocciose mirando all’evidente crinale che scende a ovest dell’altrettanto evidente Cima Laione, sopra di noi a destra. Dopo l’ennesima svolta, mentre procediamo in direzione est perveniamo ai ruderi dell’ex rifugio già sede del comando di zona durante la Grande Guerra. Dopo l’opportuna visita a detti ruderi risaliamo la scalinata che lo affianca a est e riprendiamo il cammino in direzione ovest fino ad arrivare in vista dei ruderi di altra casermetta. Qui il sentiero segnato scende leggermente, noi, invece, prendiamo la traccia che porta ai ruderi che, ovviamente, andiamo a visitare. Ritorniamo sui nostri passi e, poco prima di ritornare sul sentiero Antonioli da poco abbandonato, prendiamo a sinistra un’evidente traccia di sentiero militare che sale in direzione della Cima Laione. A tratti tale sentiero scompare ma con l’aiuto di alcuni ometti velocemente ci avviciniamo al triangolo della cuspide sommitale, prima tenendoci alquanto discosti dal filo del crinale, poi risalendo ad esso (dove troviamo una breve trincea profondamente scavata nella roccia) e da qui tagliando a destra per raggiungere il crinale sud di Cima Laione per il quale, con alcuni tornanti su ripido terreno erboso, velocemente perveniamo alla vetta (2763m).

IMG_9797

Segni della Grande Guerra sotto Cima Laione

Manufatti della Grande Guerra salendo al Monte Listino

Manufatti della Grande Guerra salendo al Monte Listino

Ridiscendiamo per il sentiero di salita fino a quando questo si dirige seccamente verso ovest, qui lo abbandoniamo e per tracce (ometti) scendiamo seguendo senza via obbligata il largo crestone sud che ci porta verso il Cornone di Blumone. Continuiamo a scendere per il costone fino a incrociare una traccia che scende nella conca alla nostra sinistra (sentiero n° 1 “Alta Via dell’Adamello” con, alla data di redazione della presente relazione, tabella segnaletica e numerosissime segnalazioni in vernice, a prova di nebbia; ), per questa traccia, che nei tratti di ganda svanisce e ci si deve affidare solo ai segni in vernice (senza necessariamente seguirli fedelmente: ogni tanto portano a seguire un percorso non ottimale) perdiamo diversi metri di quota per poi iniziare un lungo traverso che, tenendosi nel pianoro a sinistra dello Scoglio di Laione, più o meno a metà distanza dalle pareti della Cima di Mare che ci sovrastano alla nostra sinistra, ci porta in direzione della cresta est dell’ora ben visibile Monte Listino alla quale perveniamo con breve risalita. Proprio appena prima del filo di cresta incrociamo la mulattiera militare che sale dal Passo del Termine (ben visibile sotto di noi a destra) e prosegue verso Cima Listino (alla nostra sinistra), la seguiamo verso sinistra abbassandoci, sul lato meridionale, sensibilmente rispetto al filo di cresta verso il quale dopo poco risaliamo con alcuni secchi tornanti tra resti della guerra (baracche con, al loro interno, tabelloni descrittivi a cura dal Parco dell’Adamello). Un ultimo diagonale verso ovest ci porta alla vetta dove troviamo i ruderi di una grossa baracca (2749m).

In vetta al Monte Listino

In vetta al Monte Listino

Inizio discesa dal Monte Listino

Inizio discesa dal Monte Listino

Sul lato occidentale della baracca prendiamo il sentiero che, attraversato un piano praticello, scende lungo il crinale settentrionale tenendosi sul suo lato est. Persa sensibilmente quota un piano e comodo sentiero ci riporta verso la cresta con attraversamento di un breve ed esposto tratto sul filo per poi pervenire ad altra meno problematica insellatura dove a destra è collocato un ricovero di sentinella e a sinistra una scalinata scende a una piazzola erbosa esposta su un ripido canalone che scende in Valle del Listino. Proseguiamo per il sentiero principale e perveniamo ad un ponte in legno che permette di superare agevolmente uno stretto ed espostissimo intaglio di cresta. Si procede ancora sul lato occidentale della cresta finché l’evidente traccia del sentiero militare ci porta a scavalcarla (Passo del Listino, 2635m) per scendere un poco sul lato occidentale e pervenire alla località Tresenda dove sotto di noi osserviamo i resti di un villaggio militare mentre a destra, a filo cresta, parte un camminamento incavato nel terreno che scende ad una larga radura erbosa dalla quale si domina l’intera Val di Leno, una lunga trincea chiude il lato a valle della radura. Ritornati sulla cresta andiamo a destra scendendo una ripida scalinata. Ad un bivio ancora a destra fino a una grotta ricovero dove la mulattiera termina e prosegue uno stretto ed esposto sentierino che ignoriamo ritornando invece sui nostri passi. Giunti al bivio sotto la scalinata prendiamo a destra scendendo ai ruderi di un villaggio militare (targhetta su un masso). Continuando a scendere verso sinistra arriviamo ai resti di una baracca, li aggiriamo a sinistra, scendiamo ancora un poco e poi riprendiamo a camminare in direzione nord. Costeggiando i salti rocciosi di cresta la bella traccia ci porta con alcuni sali e scendi ad altro villaggio militare dove, in alto a destra, vediamo la Capanna Mattia alla quale perveniamo per un comodo sentiero.

Villaggio militare in località Tresenda

Villaggio militare in località Tresenda

Capanna Mattia

Capanna Mattia

Dalla Capanna possiamo ritornare sul sentiero principale sia in modo diretto (sconsigliabile per tratto esposto con cordina metallica lenta e alla vista poco affidabile) sia ripercorrendo a ritroso il sentiero seguito in salita. Proseguendo verso nord in breve siamo al Passo della Monoccola (2594m) dove un profondo intaglio (probabilmente artificiale) nel filo di cresta permette di portarsi agevolmente sul lato orientale della cresta dove troviamo una nuova trincea che scende verso sinistra chiusa poco dopo da uno sbarramento. La seguiamo verso sinistra tenendoci sopra il suo muro a valle per poi scendere nella trincea appena passata la sua interruzione interna. Seguendo la parte terminale della trincea puntiamo ad una grotta ricovero e poco prima della stessa voltiamo a destra per scendere direttamente nel mezzo del ripido e scivoloso pendio erboso. Quando il pendio perde un poco di inclinazione conviene tagliare diagonalmente a destra per raggiungere e attraversare una stretta ganda per raggiungere un altro pendio erboso dove troviamo delle tracce di passaggio un poco più evidenti. Seguendo tali tracce con alcune svolte scendiamo ancora un poco per erba portandoci al limite superiore di una più estesa ganda (che è poi la continuazione di quella attraversata poco prima) nella quale individuiamo un esile sentiero che con un paio di tornanti si abbassa in direzione di più comode placche rocciose alternate a erbe. Senza via obbligata, scegliendoci il percorso che riteniamo più opportuno, ci abbassiamo nella conca fino ad incrociare la traccia del sentiero n° 1 (2330m ca; eventualmente si può tenere una direzione in diagonale verso destra in modo da spostarsi già nella direzione di ritorno, risparmiandosi un poco di strada). Seguendo a destra tale sentiero lungamente procediamo alternando tratti piani ad altri di ripida salita, erba e ganda, pervenendo alla cresta orientale del Monte Listino dove ci reimmettiamo nel percorso già fatto che seguiamo fino al costone meridionale di Cima Laione, dove procediamo ancora lungo il numero 1 per scendere al Passo di Blumone (quando le segnalazioni in vernice scendono un poco a sinistra sul lato della Val del Caffaro portando a seguire un tortuoso e talvolta poco camminabile percorso tra erbe e massi, stando a destra è possibile procedere per placche rocciose con un percorso meno tortuoso e più camminabile, godendosi, tra l’altro, anche un bel panorama).

Il ponte sospeso e il Passo del Listino dal sentiero numero 1

Il ponte sospeso e il Passo del Listino dal sentiero numero 1

Dal passo (2633m) prendiamo la ganda sotto la cresta nord del Cornone del Blumone e, tagliando a mezza costa in lieve salita, ci dirigiamo verso sud fino a ritrovare la più evidente e comoda traccia della vecchia mulattiera di guerra. Seguendola fedelmente ci riportiamo sul percorso di salita che seguiamo fino ad oltrepassare il ponte sotto la diga del Lago della Vacca. Qui invece di spostarci a destra sopra il lago, risaliamo dritti lungo le placche rocciose (sentierini e tracce di passaggio) finché, giunti al sommo del dosso da dove possiamo ben vedere il Passo delle Vacca e il relativo famoso masso che lo identifica, con discesa obliqua verso destra andiamo a recuperare la mulattiera principale e il percorso di salita per il quale rientriamo all’auto.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Malga Cadino della Banca 0:00
Rifugio Tita Secchi al lago della Vacca 2:00
Ruderi vecchio rifugio 1:00
Cima Laione 0:40
Sentiero numero 1 0:30
Cresta est del Listino 1:30
Monte Listino 1:00
Passo Listino 0:20
Passo della Monoccola 1:10
Sentiero numero 1 0:20
Passo del Blumone 2:30
Rifugio Tita Secchi al lago della Vacca 1:00
Malga Cadino della Banca 1:30
TEMPO TOTALE 13:30

Nel blu elettrico della notte la luna tramonta dietro il Monte Frerone, in primo piano il Lago della Vacca

Nel blu elettrico della notte la luna tramonta dietro il Monte Frerone, in primo piano il Lago della Vacca

Orgogliosamente Nudi 2015: Malga Torrione


IMG_7586Finalmente le previsioni meteorologiche ci hanno dato supporto e con esse sono arrivate diverse registrazioni a questa terza escursione, tra le quali ben quattro nuovi amici provenienti da località non propriamente dietro l’angolo: Padova e Ferrara.

Purtroppo all’ultimo minuto un lieve infortunio ha messo fuori gioco proprio i due nuovi amici di Padova, così al ritrovo di Villa Roma ci troviamo in 16 persone: Alessandro, Angelo, Attilio, Claudio, Cristine, Daria, Emanuele, Francesca, Jacobs, Luise, Mara, Marco, Paola, Pierangelo, Stefan e Vittorio. Con noi anche Halloween, il cane di Mara, alla sua prima esperienza di montagna.

L’itinerario è breve e ce la possiamo prendere comoda, così, tra chiacchiere varie, ci mettiamo in cammino con un buon ritardo sul già tardo orario previsto, ma anche questo è parte di quell’integrazione con l’ambiente che è aspetto fondante delle nostre nude camminate: vivere con la natura, di natura, in natura e… al calmo ritmo della natura!

Data la stagione, nonostante sia già giorno pieno e il cielo si presenti in buona parte sereno, l’aria è frizzante e quasi tutti mantengono un vestiario completo, solo Emanuele è spoglio. Bastano, però, pochi minuti di cammino per indurre anche altri ad abbandonare le vesti per donare libero respiro al corpo.

IMG_7591Lasciata Villa Roma, punto di partenza, attraversato il torrente su un comodo ponticello di legno affacciato su di una bellissima stretta forra rocciosa, seguendo una comoda ed evidente mulattiera selciata con larghe pietre, il nutrito drappello risale in tranquillità il bosco misto che fittamente ricopre il versante sinistro orografico della Val del Caffaro. Pervenuti ad una radura erboso sottostante le rocciose pareti del Vendolaro di Bruffione, il gruppo abbandona la mulattiera e prende il piccolo e inizialmente vago sentiero di Malga Torrione.

Sempre con moderata pendenza si risale ancora nel bosco, un tratto del percorso è reso complicato da tre grossi alberi rovinati al suolo probabilmente a seguito di una slavina dell’ultimo inverno. Oltrepassato l’ostacolo in breve si perviene alla malga, piccola costruzione in pietra eretta su di un panoramico poggio erboso oggi ricoperto da alte erbe, ivi comprese delle grasse e grosse ortiche che danno filo da torcere alla piccola Luise.

Un centinaio di metri a monte della malga una bella radura in riva al torrente si presta alla lunga sosta di mezza giornata: al centro un bel prato pianeggiante, alla sinistra un piccolo campo di frana a grossi massi adamellini, a destra un’estesa placconata rocciosa inclinata quel tanto che basta a farne un comodissimo solarium. Sotto la placconata un altro piano prato si spinge a precipizio sopra l’ultimo imponente salto delle cascate del Bruffione.

Abbandonati gli zaini, si ritorna verso la malga di poco per prendere un cenno di sentiero che, prima tra alte erbe poi in un rado bosco, zigzagando permette di ridiscendere comodamente il ripido pendio che adduce alla base della detta cascata. Nuvole di acqua atomizzata ci avvolgono bagnandoci con dolcezza mentre estasiati ammiriamo lo spumeggiare dell’acqua che dopo un salto di una cinquantina di metri sbatte violentemente su di un basamento roccioso, profondamente inciso al centro dai secoli di lavorio a formare un ampio e tumultuoso laghetto. Impossibile avvicinarsi più di tanto alla base della cascata a causa dell’imponente e freddissimo spostamento d’aria dalla stessa generato, ci limitiamo ad osservala dal poggio che la fronteggia per poi ritornare velocemente verso l’alto onde poterci asciugare e riscaldare al sole.

IMG_7594Ritornati alla radura dove sono stati lasciati gli zaini ci apprestiamo al pranzo ma, purtroppo, l’arrivo delle tipiche nuvole che spesso in montagna si formano a cavallo del mezzogiorno, lo rende meno confortevole di quanto ci stavamo prefigurando. Ciò nonostante alcuni riescono a restare nudi sfruttando l’alternanza di ombra e sole: le membra spoglie certo velocemente tendono a raffreddarsi quando il sole si nasconde dietro le nuvole, ma meglio e più rapidamente percepiscono il calore e permettono di goderne anche quando lo stesso è poco rilevabile da chi è vestito. Questione di pensiero, di abitudine, di ricondizionamento del corpo, di averlo rieducato alla sua originaria capacità di termoregolazione.

Tra lazzi e risa anche il pranzo si compie e ci si sposta lievemente per un momento di lettura: la vicinanza con il rumoroso torrente infastidisce troppo l’ascolto, inoltre la radura si manifesta poco riparata al freddo venticello che si è nel frattempo alzato. Il nostro extraordinario lettore, Vittorio, ci intrattiene con due simpatici brani di prosa e due sue poesie che danno modo di pensare.

Discesa verso valle, tranquilla e nuda dato che, sempre come nelle belle giornate tipicamente avviene in montagna nel primo pomeriggio, il sole è tornato a farsi largo tra le nuvole. Nudi arriviamo fin quasi alla strada asfaltata, qui gli ultimi saluti e l’arrivederci alla prossima altra tranquilla uscita: quella del 7 giugno, Giornata dell’Orgoglio Nudista, che si terrà in un luogo non molto lontano da dove oggi ci troviamo, la Val di Stabio, lunga e magnifica valle che verdissima risale dalla Val Camonica fin sotto le pareti meridionali del Monte Frerone.


Domenica 17 maggio 2015, terza uscita del programma “Orgogliosamente Nudi”, Bagolino (BS), Malga Torrione e Cascata del Bruffione (relazione tecnica dell’escursione)

IMG_3417


Clicca qui per visionare l’ album fotografico su Flickr

Orgogliosamente Nudi, una nuova bella escursione


Chiara, vaporosa, densa schiuma deborda dal boccale di gialla birra. Sullo sfondo, dietro un’ampia finestra, s’intravvedono i boscosi pendii del monte che sovrasta un tumultuoso torrente. Un cielo bigio a tratti scosso da piccoli sprazzi di azzurro provoca l’alternarsi di luminosi colori e di cupo grigiore. Voci gioiose percorrono l’aere rimembrando l’odierna giornata.

IMG_3346Intenso verde di rigogliosi pascoli, sinuosa striscia di nero asfalto, fuligginosi muri di antiche cascine. Sullo scosceso fianco d’una rupe, nitido nel mezzo del cupo verde delle conifere, il bianco candore d’una piccola chiesetta. Occhi azzurri s’aprono la strada nel mezzo di una spessa coltre di scure nuvole. Tredici piccoli punti colorati lentamente percorrono lo scenario.

L’asfalto diviene terra battuta, la strada forestale procede a mezza costa all’interno di un fitto bosco. Con brevi tratti di ripida salita, parallela alla valle, s’allontana dal paese fino a pervenire all’interno d’uno stretto solco vallivo che segue fedelmente costeggiandone il rumoroso torrente di fondo.

La fatica inizia a perlare di sudore i visi, l’afa infradicia le vesti e ottenebra il respiro, ancora poche decine di metri e sulla sinistra si diparte uno stretto sentiero. Breve sosta per donare ai corpi l’agognata libertà.

IMG_3364Alcuni stretti tornanti guadagnano velocemente quota, un comodo mezzacosta, lunghi piani si alternano a brevi discese e ancor più brevi salite. Improvviso il chiaro bagliore del cielo sostituisce il bosco, uno stretto crinale, ripidissimo pendio erboso e… lo sguardo s’apre liberamente su file di monti, per poi cadere vertiginosamente sulla liquida piatta calma superficie di un lago.

Meritata, guadagnata, zaini scendono dalle spalle, vivande spuntano, anche due rosse bottiglie di vino, sosta di pranzo. Leggere gocce di pioggia, affrettano il mangiare e inducono a riprendere il cammino. Velocemente si riguadagna il fondo valle e con esso la luce d’un sole che tenta ancora di far capolino fra le nuvole. Ritorna la calma, svaniscono le mantelle, le membra rifocillate dal nuovo calore.

Rientro al paese, breve spostamento automobilistico, pineta, barettino, unisci i tavoli, cameriera, ordini.

Chiara, vaporosa, densa schiuma deborda dal boccale di gialla birra. Sullo sfondo, dietro un’ampia finestra, s’intravvedono i boscosi pendii del monte che sovrasta un tumultuoso torrente. Un cielo bigio a tratti scosso da piccoli sprazzi di azzurro provoca l’alternarsi di luminosi colori e di cupo grigiore. Tredici voci gioiose percorrono l’aere, felici per l’ennesima ottima escursione in “Zona di Contatto”: Andrea, Angelo, Attilio, Emanuele, Francesca, Luise, Maicol, Marco, Maria, Paola, Stefan, Thomas, Vittorio.


Bagolino (BS), 26 aprile 2015 – Secondo evento 2015 di “Orgogliosamente Nudi”: Monte Suello, sulla dorsale settentrionale di Cima Ora, a picco sul Lago d’Idro, zona che, il 3 luglio 1886, vide l’epica battaglia che oppose le truppe Garibaldine a quelle austriache.

Album fotografico dell’escursione

Al laghetto di Mignolo Basso per il sentiero 418 (Bagolino – BS)


Panoramica dell'itinerario (Foto Emanuele Cinelli)

Panoramica dell’itinerario; a sinistra il Monte Molter, al centro il Dosso Pozzarotonda e il crinale che da questo scende verso Val Sanguinera, a destra il Monte Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Escursione, di media lunghezza (5 ore) e poco faticosa, sul fianco destro orografico della Val Sanguinera. Trattandosi di un percorso poco frequentato, risulta percorribile quasi interamente in nudità.

Sosta a Malga Mignolo (Foto Marco)

Sosta a Malga Mignolo (Foto Marco)

Partenza e arrivo in Val Dorizzo, caratteristico agglomerato di case e alberghi sito nella Valle del Caffaro qualche chilometro a monte di Bagolino, in provincia di Brescia. Si possono individuare quattro parti con caratteristiche morfologico sentieristiche differenziate: la prima, da Val Dorizzo ad una cascina a quota mille ottocento trenta metri, alterna tratti su strada sterrata ad altri su sentiero largo ed evidente e ci porta in quota con una pendenza mai eccessiva ma costante; la seconda, che porta da detta cascina al Lago Mignolo Basso, è in gran parte pianeggiante, se non in lieve discesa, risulta quasi completamente invasa dalla vegetazione; la terza ci riporta, con una bella e mai ripidissima mulattiera, sul fondo della Val Sanguinera per poi risalire brevemente, ma ripidamente, sul fianco opposto; l’ultima segue la strada sterrata della Val Sanguinera e ci riporta al punto di partenza.

Buona parte della salita e l’intera discesa fruiscono dell’ombra e della frescura del bosco, rendendo l’itinerario percorribile anche nelle più calde giornate estive. Ampia, nella parte alta del percorso, la visuale sul Monte Misa, sull’alta Valle del Caffaro e sul Cornone del Blumone.

Attenzione: alcune cartine riportano un percorso per buona parte errato!

Vista sul Cornone di Blumone da Malga Mignolo (Foto Marco)

Vista sul Cornone di Blumone da Malga Mignolo (Foto Marco)

L’itinerario

Si parte dall’ampio parcheggio che si trova all’inizio dell’abitato, tra il Campeggio Remal e il Ristorante Stella Alpina (1183 m). Seguendo, in direzione Bagolino, la strada asfaltata della Valle del Caffaro per un centinaio di metri, lasciamo a destra una prima derivazione che sale ad un complesso residenziale e imbocchiamo la seconda che entra in Val Sanguinera. Prima su asfalto, poi su sterrato, la seguiamo fedelmente costeggiando diverse cascine e alcuni bei prati, finché, dopo una ventina di minuti di cammino, sulla sinistra si stacca un sentiero appena percettibile (palina segnaletica): il 418.

Cascina Bromino di Fondo (Foto Emanuele Cinelli)

Cascina Bromino di Fondo (Foto Emanuele Cinelli)

Attraversato, in piano, un prato con alte erbe, si scende al vicino torrente Sanguinera; un ponticello ne consente l’attraversamento e possiamo liberarci dai vestiti. Ora il sentiero diviene più evidente e pulito e, con alcuni tornanti, ripidamente sale in un pulito bosco di conifere, fino a sbucare sulla strada sterrata di servizio alle Cascina Bromino. Si segue la strada fino a quando, in corrispondenza di un tornante, sulla sinistra un evidente sentiero entra nel bosco. In breve si esce sul pascolo della Cascina Bromino di Fondo (1541 m). Lasciandola un centinaio di metri alla nostra sinistra, si risale tendendo lievemente verso il limite destro dello stesso prato, dove si ritorna sulla strada sterrata (1 ora dall’inizio del sentiero).

Con moderata salita intercalata a un lungo tratto pressoché pianeggiante, seguire fedelmente la strada fino alla Cascina Bromino di Mezzo (1697), che raggiungiamo in circa dieci minuti. Passando appena a sinistra della casa, si sale una cinquantina di metri per poi traversare orizzontalmente verso destra il prato, puntando prima alla evidente fontana, poi in lievissima salita al bosco che delimita il pascolo (volendo evitare il passaggio dalla cascina, che potrebbe richiedere un momentaneo rivestimento, qui ci si può arrivare abbandonando la strada nei pressi del suo ultimo tornante e salendo, senza sentiero e senza percorso obbligato, tenendosi nel bosco al suo confine con il prato). In mezza costa si continua lungo l’evidente sentiero. Segue un tratto in salita per poi uscire dal bosco e portarsi al centro di una piccola valletta dal fondo arrotondato.

Cascina a quota 1830 metri (Foto Emanuele Cinelli)

Cascina a quota 1830 metri (Foto Emanuele Cinelli)

In alto, alla nostra sinistra, si vedono i verdi e ripidi pascoli del Monte Molter, mentre sulla destra incombe il Dosso Pozzarotonda, dal quale, da qui poco visibile, verso nord si sviluppa un crinale parzialmente roccioso che il nostro itinerario andrà a costeggiare alla sua base, aggirandolo al suo estremo occidentale. Si risale dolcemente al centro della valletta, quando questa si allarga perdendosi nei pendii del Monte Molter si gira a destra puntando direttamente ad una vicina e ben visibile cascina (1830 m; 30 minuti per un totale di 2 ore).

Nel selvaggio tratto mediano (Foto Emanuele Cinelli)

Nel selvaggio tratto mediano (Foto Emanuele Cinelli)

Costeggiando a sinistra la cascina, poco sopra la stessa si perviene ad un bivio con palina segnaletica. Qui prendiamo nettamente a destra ridiscendendo verso la costruzione, la oltrepassiamo e ci inoltriamo nel fitto bosco cespuglioso. Il sentiero, sempre in lieve discesa, si fa stretto, la segnaletica è comunque visibile senza problemi, ma l’incedere è ostacolato da alberi caduti e zolle erbose che nascondono un sentiero dal fondo irregolare e in parte franato, con alcuni pericolosi buchi. Dopo una quindicina di minuti il sentiero migliora e procede in piano o lievissima salita passando per una meravigliosa conca ai piedi di una bancata rocciosa. Passate le pareti il sentiero gira a sinistra e riprende a salire. Per prati si costeggia un muro a secco e si perviene alla conca che ospita il Laghetto di Mignolo Basso (1848 m; 1 ora, totale 3 ore), nei cui pressi sorge la Cascina Mignolo (1859 m). Qui la sosta è d’obbligo.

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Discesa in Val Mignolo (Foto Marco)

Discesa in Val Mignolo (Foto Marco)

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

Dalla cascina prendiamo il sentiero 415 (palina) in direzione nord che subito inizia a scendere nella boscosa Valle Mignolo. Seguendo la bella e larga mulattiera, con diverse svolte si perde velocemente quota. Lascato a destra un sentiero apparentemente non segnato (possibile variante, alcune cartine lo indicano come il 415, ma sul terreno le segnalazioni invece danno come 415 quello che verrà di seguito descritto), in breve si perviene ad una sorgente di fresca acqua e poco dopo al fondo della Val Sanguinera, dove il torrente forma alcune pozze d’acqua che permettono di rinfrescarsi e meritano una sosta (1476 m, 1 ora dalla Cascina Mignolo).

Guadato il torrente, si risale a sinistra verso la Cascina Tovaioli (1491 m). Si passa a destra di questa e, continuando a salire verso destra, si perviene alla mulattiera segnata con il 424 e 431. Tenendo a destra ci si alza ancora un poco per poi scendere ad un bel prato e attraversare (ponte in legno; 1522 m; 10 minuti dal torrente) il ramo sinistro orografico del Torrente Sanguinera (quello che scende dalla Valle di Cadino). Poco oltre si ritrova la strada sterrata dalla Val Sanguinera, per la quale, dopo essersi rivestiti, in altri quaranta minuti di cammino si rientra al parcheggio in Val Dorizzo.

Come arrivare a Val Dorizzo

Natura (Foto Emanuele Cinelli)

Natura (Foto Emanuele Cinelli)

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente, ignorando la deviazione a sinistra per il Monte Maniva, si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo. Proprio al suo inizio, subito dopo la colonnina verde di un rilevatore di velocità, sulla destra vediamo le indicazioni del parcheggio e sotto a queste il piazzale dove lasciare le autovetture.

Giro diretto del Blumone (Breno – BS)


Cornone del Blumone e parte del percorso (Foto Emanuele Cinelli)

Cornone del Blumone e parte del percorso (Foto Emanuele Cinelli)

Se siete sufficientemente allenati da poter camminare senza problemi per sei / sette ore e superare, nel contempo, un dislivello superiore ai mille e cento metri (1120 per la precisione), questo magnifico giro fa giusto per voi.

Tundra e ganda (Foto Marco)

Pascoli, tundra e ganda (Foto Marco)

Sia in salita che in discesa, solo per brevissimo tratto si gode dell’ombreggiatura del bosco, per il resto si attraversano scoperti pascoli e tundra alpina, nonché, nelle parti più alte del percorso, tratti di ganda e, a seconda della stagione, chiazze più o meno estese di neve. Lungo la discesa troviamo l’unico vero punto di appoggio (e rifornimento idrico), il rifugio Tita Secchi, per il resto solo abbandonati casinetti e qualche malga, di cui una sola (quasi a fine cammino) ancora in funzione e abitata.

Splendidi i panorami che si possono godere, specie nella parte alta della salita dove lo sguardo scavalca il crinale del Termine per allungarsi verso le altre e più alte cime dell’Adamello e del Brenta, ma ancor più in là, girandosi più a est, si possono intravvedere le cime dolomitiche, il lungo crinale del Monte Baldo e le montagne che separano il lago di Garda da quello d’Idro. Dal passo di Blumone, punto di massima elevazione raggiunto dal giro, o poco sotto lo stesso invece lo sguardo si può allungare verso ovest per inquadrare il Bernina, Il Rosa e il Gran Paradiso, mentre verso sud si possono vedere, dietro i monti del Maniva, Crestoso, Muffetto e Guglielmo, quelli degli Appennini; ciliegina sulla torta l’iride blu del Lago della Vacca, bacino artificiale che si colloca proprio sotto il detto passo e nei cui pressi sorge il già citato rifugio Tita Secchi.

Panorama dal Passo di Blumone verso sud (Foto Emanuele Cinelli)

Panorama dal Passo di Blumone verso sud (Foto Emanuele Cinelli)

Due sono i possibili percorsi, qui vi propongo quello indicato con il numero 27, che sale con percorso più diretto e ripido, ma anche più breve e molto meno frequentato per cui più adatto ad essere percorso in nudità. Purtroppo la discesa avviene in zona molto frequentata per cui, in alta e media stagione, la possibilità di stare nudi è decisamente vicina allo zero!

L’itinerario

Segnaletica (Foto Emanuele Cinelli)

Segnaletica (Foto Emanuele Cinelli)

Si parte dal parcheggio in fondo alla strada della piana del Gaver (1513 m, vedi istruzioni di accesso sotto la descrizione dell’itinerario). Da questo si segue la strada sterrata in direzione opposta a quella di arrivo e, dopo un centinaio di metri (palina segnaletica), a sinistra si prende la larga mulattiera che porta al passo del Termine (segnavia numero 26). Immediatamente ci si alza con ripidi tratti e alcuni tornanti in fianco destro orografico della Valle del Caffaro, scavalcata la condotta forzata la mulattiera si spiana e taglia a mezza costa entrando nella testata della Valle del Caffaro; sul lato opposto della valle si vede la piccola costruzione di Malga Blumone di Mezzo. A seconda della stagione, del giorno e dell’orario potrebbe essere possibile liberarsi dai vestiti in un punto più o meno vicino al parcheggio.

Malga Blumone di Sopra (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Blumone di Sopra (Foto Emanuele Cinelli)

Giusto il tempo di riprendere fiato e si ricomincia a salire con ampi tornanti fino a uscire dal bosco ed entrare nell’ampia e verde conca della Malga Blumone di Sopra (1801 m, 1 ora; probabilmente qui giunti potrete liberarvi dai vestiti). Una breve discesa e un altrettanto breve tratto pianeggiante e poi nuovamente salita, sempre in fianco destro orografico e sempre per la comoda mulattiera, residuato della Grande Guerra. Superati altri trecento metri di dislivello, in mezz’ora si perviene al Casinetto di Blumone (2100 m), oltre e sotto il quale si estende una verdissima e piana vallata, per la quale prosegue il sentiero 26. Dietro di noi, imponente ed evidente, svetta il Cornone del Blumone, che, da questo momento in poi, ci farà da costante riferimento e compagnia.

xxxx

Casinetto di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Casinetto di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Dieci metri prima del suddetto casinetto prendiamo a sinistra il sentiero 27 (palina segnaletica; qui è sicuro che ci si può liberare dalla costrizione delle ultime vesti ancora rimaste), che inizialmente ritorna verso sud per aggirare un primo dosso erboso. In una decina di minuti, continuando a girare fra i vari ondulati dossi erbosi, si perviene ad una vecchia strada selciata ormai invasa dalle erbe, per questa in breve ad una solitaria conca erbosa, dominata da un ponte in legno. Poco prima del ponte l’ottima segnaletica ci indirizza a sinistra per prendere un sentierino nell’erba che, in pochi metri, ci conduce alla base del vasto pendio di erbe e rocce compreso tra il versante nord del Cornone di Blumone e quello sud dello Scoglio di Laione. Coperto ma intuibile, a destra della cresta nord del Cornone di Blumone, il Passo di Blumone. Sull’opposto versante, lungo la mulattiera che sale al passo del Termine, evidenti sono i segni della Grande Guerra, tra i quali i ruderi dell’Ospedale Militare.

Inizio del sentiero 27 (Foto Marco)

Inizio del sentiero 27 (Foto Marco)

Il ponte di legno (Foto Emanuele Cinelli)

Il ponte di legno (Foto Emanuele Cinelli)

I ruderi dell'Ospedale Militare (Foto Emanuele Cinelli)

I ruderi dell’Ospedale Militare (Foto Emanuele Cinelli)

I ripidi pendii verso il passo (Foto Marco)

I ripidi pendii verso il passo (Foto Marco)

Ora la salita si fa decisamente più faticosa, il sentiero sale ripidissimo con varie svolte trovando i passaggi più agevoli fra le molte placche rocciose che rivestono questi pendii. Alla nostra destra il passo del Termine si fa man mano più basso, aprendoci la visione prima sul Re di Castello, poi, più lontano, sul Monte Fumo e, subito dietro ad esso, Dosson di Genova, Cresta Croce e Lobbia Alta, infine anche sul Carè Alto e tutto il crinale che lo unisce al Corno di Cavento (Gobbe del Folletto, Monte Folletto, Denti del Folletto), appena a sinistra di questo il bianco candore della vedretta della Lobbia e, sul suo sfondo, la caratteristica piramide rocciosa del Crozzon di Lares. Dopo un’ora di cammino, una brevissima spianata permette di riprendere un poco di fiato, prima di affrontare un ultimo ripidissimo dosso di erbe e rocce.

Quasi in cima ai ripidi pendii (Foto Marco)

Quasi in cima ai ripidi pendii (Foto Marco)

Passo Termine e Re di Castello

Passo del Termine e Re di Castello (Foto Emanuele Cinelli)

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Passo del Blumone (Foto Marco)

Passo del Blumone (Foto Marco)

Netta, da qui, si vede la sella del Passo di Blumone, a cui puntiamo. Sempre seguendo le ottime segnalazioni bianco-rosse, si scende in una piana acquitrinosa, tenendosi sul suo lato sinistro, per poi salire al centro della ganda, dove la stessa è meno ripida e assume la forma di un valloncello. Cento metri sotto il passo, il sentiero devia nettamente a destra e sale per ripidi pendii di erbe e rocce, portandoci in una decina di minuti al crinale che unisce il Cornone di Blumone con la Cima di Laione, poco sotto il quale sarà probabilmente necessario rivestirsi, quantomeno in periodo di alta stagione. Qui troviamo la segnaletica dell’Alta Via dell’Adamello (segnavia numero 1), che seguiamo a sinistra per scendere, in un paio di minuti, al Passo di Blumone (2633 m, 4 ore dal parcheggio).

Scendendo al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Scendendo al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Dal Passo, a destra, si attraversa, prima a mezza costa, poi in lieve discesa, il pendio di ganda sul versante ovest della cresta nord del Cornone di Blumone e si perviene in breve all’inizio della mulattiera di guerra, seguendo la quale, con comodo cammino, in mezz’ora si perviene al rifugio Tita Secchi (2350 m).

Dal rifugio, fruendo di una intaglio tra le rocce, a destra si raggiunge la sponda orientale del lago della Vacca proprio nei pressi della diga che lo delimita e forma. A sinistra una breve scala in cemento ci permette di scendere sotto la diga. Segue un sentierino che, aggirando ad ovest la casa dei guardiani della diga, ci porta ad un ponticello metallico con il quale si supera il canale di regolazione della diga. Subito dopo il ponticello, lasciando a destra il sentiero che sale al Passo della Vacca (numero 18), a sinistra si prende il sentiero numero 17. Ad un primo tratto in dolce discesa segue una breve salita, indi un lungo traverso sotto il versante nordest della Cresta di Laione, infine una ripida discesa ci conduce sul fondo della Conca del Laione: mirabile la visione sul Dito di Laione, sul Cornone di Blumone e sul Monte Bruffione.

Casinetto di Laione (Foto Emanuele Cinelli)

Casinetto di Laione (Foto Emanuele Cinelli)

Un ultimo ripido salto ci porta ai ruderi del Casinetto di Laione (1948 m, 1 ora dal rifugio) dal quale una strada sterrata conduce in pochi minuti alla Malga di Laione di Mezzo (1825 m, vendita prodotti caseari). Continuando per la strada sterrata ci si sposta verso ovest sotto il versante est della Corna Bianca, finché un tornante inverte la direzione di marcia e ci porta nel bosco. Dopo una decina di minuti uscendo dal bosco un tornante ci apre la visione sull’intera piana del Gaver, poco sotto perveniamo a Malga Laione di Sotto (1602 m) dove lasciamo la strada per prendere, proprio in corrispondenza dell’angolo destro (nel senso di marcia) della malga, un sentiero che, in direzione opposta a quella della strada, prima scende nelle alte erbe (occhio alle ortiche) del pascolo, poi rientra nel bosco e, infine, con ultima breve ripidissima e sconnessa discesa ci porta ai prati del fondo valle e, attraversando questi, in due minuti siamo al parcheggio e alle auto (2 ore dal rifugio).

Malga Laione di Sotto e Piana del Gaver (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Laione di Sotto e Piana del Gaver (Foto Emanuele Cinelli)

Come si arriva al parcheggio in fondo alla Piana del Gaver

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo (alberghi e bar), lo si oltrepassa e dopo altri due tornanti si accede alla piana dell’Alpe Grisa.

Superata la piana la strada riprende a salire e in breve si perviene al rifugio Campras e annessi impianti di risalita (in funzione solo d’inverno) che si lasciano sulla sinistra. Dopo alcune curve si oltrepassa, sulla destra, il bar Bruffione (con emporio alimentari e fermata autobus di linea), segue un ponticello e subito dopo, seguendo le indicazioni della locanda Gaver, si prende a destra una strada sterrata che scende sul fondo della piana del Gaver (o Gavero). Si continua per detta strada, oltrepassando la locanda Gaver e arrivando in breve al parcheggio che è situato, sulla destra della strada, appena prima di una casa in muratura. Poco più avanti la strada termina: non è possibile sbagliare.

Campo d’Agosto: relazione del terzo evento di “Orgogliosamente Nudi” 2013


Anche il terzo evento del programma “Orgogliosamente Nudi” 2013 è ormai passato, non ne restano che i ricordi: piacevoli e intensi ricordi delle escursioni fatte, dei verdi pascoli, delle vaste conifere, delle più o meno dirupate montagne, delle ore passate chiacchierando, delle fresche notti, delle caldissime giornate.

Valle Dorizzo, piccolo agglomerato di case e alberghi sito nella media Valle del Caffaro (Bagolino – Brescia), è stato il luogo del campo base. Si sarebbe dovuto usufruire del Campeggio Remal, purtroppo allo stesso è venuto a mancare il campo che solitamente usavano per le tende, per cui si sono gentilmente prodigati per trovarci una collocazione alternativa: un prato all’altro lato dell’abitato, a seicento metri dal campeggio stesso, presso il quale ci siamo comunque potuti appoggiare per le docce. Bella questa nuova collocazione: sufficientemente distante dalla strada che sale la valle da affievolirne sensibilmente i rumori del traffico, attorniata da alcune abitazioni a dare un senso di protezione e sicurezza, a poca distanza dalle tende una fontana garantiva tutta la riserva idrica necessaria, infine la posizione sollevata donava un’ampia visuale sulla valle e sui monti che la circondano.

Giovedì 1 agosto

Campo in Valle Dorizzo (Foto Emanuele Cinelli)

Campo in Valle Dorizzo (Foto Emanuele Cinelli)

Per una serie di fattori sfavorevoli il campo parte con la presenza di una sola persona: Emanuele, l’organizzatore del programma e degli eventi. Arriva in valle alle sedici e mezza, prende i contatti con i responsabili del campeggio, individua la collocazione del campo e lo allestisce montando la sua tenda e i servizi comuni: cucina (fornello, bombola, tavolino e pentolame) e mensa (tavolo e sedie).

La serata passa in solitaria contemplazione del paesaggio, mangiando nel contempo i duecentocinquanta grammi di radicchio e il grosso melone improvvidamente comprati: non aveva tenuto conto dell’assenza di un frigorifero per poter conservare il cibo, chi sbaglia paga e… ottiene una pancia che scoppia!

La notte passa tranquilla, sebbene con frequenti risvegli in parte dovuti al rumoroso torrente che scorre a un centinaio di metri, in altra parte al freddo e all’umidità che iniziano a formarsi attorno alle due, ma infin giunge la mattina.

Venerdì 2 agosto

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Appuntamento alle nove con Marco, Francesca, Gino e un amico di quest’ultimo presso l’ampio piazzale antistante il campeggio Remal; obiettivo della giornata l’escursione al Lago Mignolo Basso per il sentiero 418 e successivo rientro per il sentiero 415 e la Val Sanguinera.

Pressoché puntuali giungono Marco e Francesca, quasi contemporaneamente Gino chiama per segnalare d’essere rimasto a piedi e dover così rinunciare all’escursione. Si pensa di andarli a prendere, ma sono troppo lontani e si deve, con profondo dispiacere, rinunciare.

Alle nove e quarantacinque i superstiti partecipanti si mettono in cammino. I primi venti minuti sono lungo la carrozzabile della Val Sanguinera che sale subito piuttosto ripidamente, inoltrandosi in un ombroso bosco. Quando la strada spiana, sulla sinistra si stacca la poco evidente traccia del sentiero 418, che, in poche decine di metri, porta sul lato opposto della valle: spariscono negli zaini gli ultimi residui di abbigliamento e il cammino riprende in splendida e rinfrescante nudità, nudità che, salvo una brevissima interruzione, potrà essere mantenuta fino al rientro sulla strada della Val Sanguinera, ivi compresa la lunga pausa per il pranzo fatta nei pressi della Cascina Mignolo. Tirando le somme, sei ore di escursione, di cui 5 in nudità!

Leggi la relazione dettagliata dell’escursione

Valle Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Valle Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Rientrati a valle Marco e Francesca montano la loro tenda e poi si passa la serata prima preparando la cena, poi chiacchierando. Alle 10 tutti a nanna: domani ci si deve svegliare presto che l’escursione sarà lunga e impegnativa: il famosissimo giro del Blumone, un minimo di sette ore di cammino per mille centoventi metri di dislivello.

Sabato 3 agosto

Cornone di Blumone - Versante nord (Foto Emanuele Cinelli)

Cornone di Blumone – Versante nord (Foto Emanuele Cinelli)

Alle sei tutti in piedi, colazione e poi in macchina si sale alla piana del Gaver, da dove parte il sentiero che dobbiamo seguire.

Nonostante siano le sette e mezza già non siamo i primi e, davanti a noi, intravvediamo una coppia di escursionisti che sale lungo i primi ripidi tornanti del sentiero: noi siamo decisamente più veloci pertanto dobbiamo attendere di averli superati prima di poterci spogliare. Finalmente nudi, saliamo velocemente fino alla deviazione per il sentiero diretto (il numero 27), che sale per ripide balze erbose a qualche centinaio di metri dalla base del versante nord del Cornone di Blumone. Alla nostra destra ampia la visuale sul sentiero che sale al Passo Termine, lungo il quale si vedono i ruderi dell’Ospedale Militare e di altre strutture della Grande Guerra.

A tre quarti di salita improvvisamente ci troviamo davanti un escursionista che già sta scendendo: ci si saluta cordialmente, lui ci guarda in viso e nessun problema viene suscitato dalla nostra nudità.

Passo di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Passo di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Finalmente si giunge alla sommità delle balze erbose, ma, sorpresa, la salita non è finita: ancora duecento metri di dislivello ci separano dal Passo di Blumone al quale si perviene dopo aver superato un breve ma ripidissimo dosso erboso frammisto a rocce rotte, una piana conca lacustre circondata da un’estesa ganda adamellina che in parte si deve risalire superando alcune chiazze di neve e un ultimo salto di rocce ed erba. Nel frattempo si è aperta verso nordest la visione su altre più o meno imponenti cime dell’Adamello e del Brenta: Monte Re di Castello, Monte Fumo, Dosson di Genova, Cresta Croce, Lobbia Alta, Carè Alto, Gobbe del Folletto, Monte Folletto, Denti del Folletto, Corno di Cavento, Crosson di Lares, Cima Tosa.

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Tra Scoglio di Laione e Cima di Blumone, attraverso il Passo del Termine si vedono Carè Alto, Folletto, Corno di Cavento e Crozzon di Lares (Foto Emanuele Cinelli)

Poco prima del Passo di Blumone calziamo i pantaloncini visto che la zona e i sentieri a cui ci approssimiamo sono sempre molto frequentati e già si vedono diverse persone.

Al passo reperiamo una posizione riparata dal vento e alla vista per permetterci il pranzo in nuda libertà.

La discesa, essendo un sabato d’agosto, dovrà necessariamente farsi vestita e avviene prima lungo la comoda mulattiera di guerra che dal Passo del Blumone scende al Lago della Vacca e al limitrofo Rifugio Tita Secchi, poi per il più ripido e sconnesso sentiero della Valle di Laione, pervenendo esattamente al parcheggio delle auto.

In totale, comprese le soste, sono state 8 ore e mezza di escursione di cui 5 in nudità.

Leggi la relazione dettagliata dell’escursione

Domenica 4 agosto

Malga Balotto Alta (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Balotto Alta (Foto Emanuele Cinelli)

Siamo tutti un poco provati e ci si limita ad un breve giro fino a Malga Balotto Alta, una facile e breve (90 minuti) camminata lungo strada sterrata, che, casualmente e fortunosamente, all’andata riusciamo a fare in nudità.

A mezzogiorno siamo all’Albergo Stella Alpina dove abbiamo appuntamento con Vittorio, il quale doveva essere con coi per tutte le cinque giornate del campo, ma ha dovuto rinunciare per via di un’infiammazione al ginocchio. Ci raggiunge al pranzo della domenica, portando con se una torta e un’ottima bottiglia di bollicine di Franciacorta, per festeggiare il suo ennesimo compleanno.

Lunedì 5 agosto.

Sveglia con tutto comodo e poi pian piano si smonta il campo. Alle 9 l’ultimo saluto alle case di Val Dorizzo e alle montagne che la circondano, montagne che ci hanno donato tre splendide escursioni e che ci lasciano negli occhi immagini memorabili e indimenticabili.

Visuale dal Passo di Bluome verso sudovest

Visuale dal Passo di Bluome verso sudovest: in primo piano a destra Lago della Vacca e Monte Frerone, sullo sfondo a sinistra Dasdana, al centro Crestoso, Muffetto e Guglielmo (Foto Emanuele Cinelli)

Alla prossima! Con la speranza che presto si possa parlare di escursioni senza dover più sottolineare se queste siano state fatte vestiti o nudi, che presto diventi implicito l’averle potute fare secondo proprio desiderio, abitudine ed esigenza, che presto, così come già avviene in Austria e Germania,  si possano vedere con regolarità e ovunque degli escursionisti nudi e non sia più necessario selezionare i sentieri da poter fare in nudità.

Naturali come la natura (Foto Emanuele Cinelli)

Naturali come la natura (Foto Emanuele Cinelli)

Difficile spiegare le sensazioni che si sperimentano camminando nudi nei vari ambienti montani, dal bosco di latifoglie a quello di conifere, dal prato fiorito alla tundra alpina, dal greto di un torrente alle rocce di gande e morene. Difficile far capire con le sole parole quanto sia entusiasmante e coinvolgente la sensazione di totale immersione nella natura che solo attraverso la nudità si può ottenere e percepire. Difficile trasmettere la sicurezza che si ottiene offrendosi alla montagna senza nessuna artificiosa protezione, fatte salve le calzature che, purtroppo, risulta troppo complesso, lungo e doloroso poter abbandonare. Posso solo evidenziare la fisiologia umana che, in ragione della loro delicatezza all’aumento di temperatura, vede i genitali come la principale collocazione dei nostri sensori del caldo. Posso solo invitarvi a provare, fruendo delle due rimanenti escursioni del programma “Orgogliosamente Nudi” (Lago di Bos a settembre e Periplo del Tigaldine a ottobre), un programma ideato e sviluppato proprio per rivolgersi a chi non è nudista (la nudità non è obbligatoria), permettendogli di avvicinarsi secondo i propri tempi all’esperienza del nudismo come momento fine a se stesso, ma anche come scelta di vita.

Vi aspetto! Ti aspetto!

Forte di Cima Ora da Bagolino (BS)


ora1

A picco sul lago d’Idro (Foto Emanuele Cinelli)

Escursione che riserva vertiginose visioni sul Lago d’Idro. I tratti particolarmente ripidi sono alternati da lunghi tratti pianeggianti o addirittura in discesa, per cui non risulta particolarmente faticosa, richiede, però, equilibrio e abitudine all’esposizione per la presenza di lunghi traversi su scoscesi prati e anche qualche passaggio molto esposto.

Al solare e panoramico crinale percorso in salita, si frappone la selvaggia e scura forra di Valle Lunga e Valle del Rio Levras, percorsa in discesa.

L’intero anello si percorre in 4 ore e mezza di cammino, di cui tre in salita.

Dislivello 890m – Segnavia n. 404

L’itinerario risulta percorribile in nudità da quando si abbandona la strada della Valle del Rio Levras, a quando vi si rientra dopo la discesa di Valle Lunga, fatta eccezione per la frequentatissima zona del Baremone, ivi compreso il Forte di Cima Ora. In pratica i tre quarti del percorso si prestano all’escursionismo nudista, facendo però, specie nei mesi da maggio a luglio, attenzione alle zecche: la nudità vi permette di vederle subito e rimuoverle prima che vi mordano e inzino a succhiarvi il sangue (cosa fondamentale per evitare complicazioni che, sebbene succeda rarissimamente, possono anche essere gravi: Morbo di Lyme e Borelliosi o TBE), dovete però controllarvi ogni tanto.

L’itinerario

ora2

Ponte Romanterra (Foto Emanuele Cinelli)

Si parte dal Ponte Romanterra (645m) in quel di Bagolino (BS) seguendo per circa mezzo chilometro la strada asfaltata che sale nell’ampia valle della Berga (segnavia 402). Sulla sinistra un bivio, ben segnalato con paline in legno, indica dove abbandonare la strada asfaltata e immettersi in altra stradina in lieve discesa e presto sterrata (segnavia 404), che si segue a lungo senza preoccuparsi per l’assenza di segnaletica sentieristica: la si ritroverà sul muro di una casa proprio a bordo strada e poi più avanti quando ci si immette nella Valle del Rio Levras.

Dopo aver lungamente camminato in un ombroso bosco di latifoglie, si esce sui prati di una ben tenuta e fiorita casa fienile (850m). Rientrati nel bosco, in breve si perviene a un bivio parcamente segnalato con palina in legno addossata a un grosso masso (30 minuti dalla macchina). Qui si prende il sentiero a sinistra della strada (segnavia 405) che, con alcuni tornanti si alza sul versante destro orografico della valle, per poi tagliarlo lungamente a mezza costa in direzione sud e portarci, in altra mezz’ora di cammino, alle Pozze (970m), poco più a sud e in alto della croce di Monte Suello. Splendida e ampia la visione che si apre sul Lago d’Idro e le montagne che lo separano dal lago di Garda.

ora3

Le Pozze (Foto Emanuele Cinelli)

Seguendo le evidenti indicazioni per Monte Breda e Forte di Cima Ora (segnavia 432-404), ci si incammina a destra per la lunga cresta spartiacque tra Val Sabbia e Valle del Caffaro. Qui i tratti di salita si fanno decisamente più ripidi.

ora4

L’esposto sentiero di cresta (Foto Emanuele Cinelli)

Seguendo le segnalazioni ci si sposta a tratti sul prativo ed esposto versante est, altri sul boscoso e tranquillo versante occidentale, alternando così le visioni su Bagolino e la Valle del Caffaro, con quelle sul Lago d’Idro e i monti che lo sovrastano. Si supera il Dosso Tondo (1211m), si percorre la lunga Piana dei Bandì e poi, lungo la vecchia mulattiera della Guerra 15-18 (visibili ancora alcuni sbocchi dei tunnel e delle postazioni), ci si approssima al Monte Breda (1503m), la cui sommità aggiriamo sul lato orientale passandoci pochi metri sotto.

Dopo una ripida discesa, passando a destra del Roccolo di Breda o dei  Giös, ignorando la variante che, sulla destra, scende direttamente nella Valle del Rio Levras, si traversa a sinistra giungendo in breve ad una strada sterrata che, dopo un tornante che riporta al Roccolo di Breda, con facile cammino in piano seguiamo per lungo tratto finché una freccia ci indica di spostarci a sinistra, sul versante opposto della cresta, dove un sentierino, che presto si tramuta in larga mulattiera, porta ad un caratteristico intaglio a portale. Da qui scala metallica ben evidente, porta direttamente sui pendii sommitali e al Forte di Cima Ora (1535m). Proseguendo lungo la mulattiera, invece, dopo un brevissimo tratto con cordina metallica, si aggira detta cima e, lasciando a sinistra un sentiero in discesa, si sale per un prato fino ad uscire sulla strada sterrata che dal Baremone porta al forte (2 ore da Le Posse, per un tempo totale di 3 ore dal parcheggio). Per chi non ci fosse mai stato vale veramente la pena risalire i dieci minuti di strada che portano al forte: oltre alle interessanti evidenze storiche potremo godere di un esteso panorama a trecentosessanta gradi.

ora5

Rifugio Rosa al Baremone (Foto Emanuele Cinelli)

Per detta strada, aggirando ad ovest Cima dell’Ora, in 15 minuti si scende al Passo di Marè (1418m), dove passa la strada asfaltata Anfo-Maniva, nei pressi del Rifugio Rosa al Baremone (1430m). Senza toccare l’asfalto, subito prendiamo alla nostra destra una verde valletta dove la segnaletica (404b) all’inizio è ben visibile, poi molto meno, ma non si può sbagliare: basta seguire fedelmente la linea della valletta fino a sbucare in una conca prativa dove si ritrova una palina segnaletica (10 minuti dalla strada del Baremone).

Seguendo una mulattiera sul versante est della Corna Pagana, si percorre il versante sinistro orografico di Valle Lunga, ignorando un primo bivio sulla destra. Al successivo bivio, contraddistinto da una bacheca in legno, si scende ripidamente nel bosco costellato da diversi piccoli torrioni calcarei che si ergono qua e là come se volessero fare la guardia. La segnaletica non sempre è immediatamente visibile, ma quello che resta di varie gradinature in legno aiuta a non perdere il filo del tracciato, per altro non ci sono molte alternative: la valle è stretta e unica. Giunti sul fondo della valle, si segue per un poco il greto del torrente, si supera in discesa, appoggiandosi alla roccia che l’affianca, una poco rassicurante scala in legno (attenzione che il secondo gradino è ballerino), dopo la quale il sentiero si alza in destra orografica traversando lungamente i ripidi pendii della valle.

ora6

Parte bassa Valle del Rio Levras (Foto Emanuele Cinelli)

All’incrocio con la variante che scende direttamente dal Roccolo di Breda, si riprende a scendere per portarsi nuovamente sul fondo della valle. Qui il sentiero si immette su una comoda stradina sterrata e, passata un’area di sosta attrezzata, in breve si perviene ai bellissimi prati Levras, dove una gelida fontana permette di rinfrescarsi per bene (45 minuti).

Seguendo la strada, che ora si fa carrozzabile, si attraversa il torrente e, in altri pochi minuti di cammino, si arriva al punto in cui la si era abbandonata in salita, per poi rientrare al Ponte di Romanterra e alle autovetture.

Guarda l’album fotografico completo

ora7

Bagolino (Foto Emanuele Cinelli)

Come si arriva al Ponte di Romanterra

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Dopo un paio di chilometri si vede sulla sinistra una stretta stradina in ripida discesa, la si imbocca e in breve si perviene al Ponte di Romanterra.

Si può parcheggiare subito prima del ponte tenendosi ben accostati al lato sinistro, scendendo, della strada, ma ci stanno solo quatto o cinque auto; all’occorrenza si dovrebbe poter parcheggiare nel piazzale della pesa che si trova subito dopo l’imbocco di quest’ultima stradina, oppure si deve andare ancora più avanti e poi fare la spola con una o due vetture.

Malga Torrione (Bagolino – BS)


Malga Torrione

Malga Torrione (F. Corradini)

Breve ma piacevole escursione di media montagna che porta a un luogo isolato e solitario, vicino eppur lontano dalle mete dell’escursionismo di massa. Il sentiero di salita comodo, privo di tratti particolarmente ripidi, scabrosi o esposti, rendono questo itinerario adatto anche a coloro che non sono escursionisti abitudinari, anche alle famiglie con i loro bambini. La pressoché totale copertura boschiva, inoltre, lo rende praticabile anche nei mesi più caldi e nelle giornate particolarmente soleggiate.

La mulattiera iniziale

La mulattiera iniziale (F. Corradini)

La prima metà si svolge su mulattiera segnalata, anche se non frequentatissima, la seconda per un sentiero privo di segnalazioni, a parte una freccia in legno che indica il suo inizio, ma pur sempre evidentissimo. Passata la piccola e simpatica malga Torrione, il sentiero si perde nel torrente Bruffione, poco sopra l’ultimo salto delle omonime cascate. Qui un’ampia radura erbosa fornisce comodissima sistemazione per il pranzo e alcune ore di riposo, godendo del sole stesi su di una placconata rocciosa che sembra essere un naturale solarium.

L’itinerario

Villa Roma

Villa Roma (F. Corradini)

Si parte da Villa Roma (1350 metri sul livello del mare), piccola palazzina a due piani sita al termine dell’Alpe Grisa, un paio di chilometri dopo l’abitato di Val Dorizzo (Val del Caffaro – Bagolino – Brescia). Proprio davanti alla palazzina parte una strada sterrata con le indicazioni per i sentieri che salgono verso il Bruffione.

Seguiamo tale strada che dopo un duecento metri termina contro il torrente Caffaro. Un ponte in legno ci permette di passare sull’altra sponda, con visione su di una stretta forra. Qui, seguendo la segnaletica bianco e rossa con il numero 414, senza possibilità d’errore prendiamo l’evidente mulattiera che dolcemente sale nel bosco. Dopo alcune svolte, il sentiero attraversa una breve radura erbosa passando nelle immediate vicinanze d’un vecchio fienile ristrutturato, per poi riprendere a salire con maggiore pendenza, ma comunque mai in modo deciso.

Il ponte sul Caffaro

Il ponte sul Caffaro (F. Corradini)

L'ultimo salto delle Cascate del Bruffione

L’ultimo salto delle Cascate del Bruffione (E. Cinelli)

Dopo una mezz’ora di tranquillo cammino, quando, sotto le brulle pareti del Vendolaro, il sentiero esce dal bosco per iniziare a risalire un vecchio pendio di frana ormai ricolonizzato dalle erbe. Poche curve e si perviene al bivio per malga Torrione, indicato da una piccola freccia in legno. Il sentiero, inizialmente poco evidente, si alza nel prato alla destra della mulattiera principale, per poi attraversare deciso a destra a rientrare nel bosco. Qui il tracciato torna a essere evidentissimo e, sempre in modo agevole e mai faticoso, sale con vari tornanti alla piccola malga (circa 1550 metri sul livello del mare).
Panoramicissimo il poggio dove sorge la malga, a sud lo sguardo percorre la parte mediana della Val del Caffaro, a ovest il Monte Misa, a nord ovest la Corna Bianca e le creste dei Dossi di Cadino. Scendendo per i prati che fronteggiano la malga, passati alcuni muretti a secco, un ripido canalino erboso solcato da uno stretto e scivoloso sentierino porta in pochi minuti alla base dell’ultimo imponente salto delle cascate del Bruffione.

Ritornati alla malga riprendiamo il cammino lungo il sentierino che dalla stessa continua a salire per portarsi al di sopra della cascata. Sono pochi minuti e poi ci si trova in questa ampia e piana radura dove l’escursione ha termine e dove una lunga pausa è d’obbligo, sia per tentare un bagno di ghiaccio nel torrente, che per accumulare l’energia del sole stendendosi sulla placconata che domina la radura.

La radura alla fine del sentiero

La radura alla fine del sentiero (E. Cinelli)

Chi non sopportasse starsene al sole potrà trovare fresco refrigerio in un ampio prato alle spalle della placconata, facendo attenzione che lo stesso finisce a sbalzo, senza vera protezione, sulla cascata.
Il ritorno a valle si effettua dallo stesso identico percorso di salita.

Come si arriva a Villa Roma

Il Lago d'Idro

Il Lago d’Idro (E. Cinelli)

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia. Per questa proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine (allo stato attuale, maggio 2012, dell’opera). Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro; si passa l’abitato di Anfo e dopo circa cinque chilometri si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo e si sale con ampio panorama sul lago appena costeggiato; dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada ha ripreso a salire, sulla sinistra si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo (alberghi e bar), lo si oltrepassa e dopo altri due tornanti si accede alla piana dell’Alpe Grisa. Quasi alla fine di questa, quando la strada riprende a salire, sulla destra Villa Roma e a sinistra un piccolo spiazzo per parcheggiare (massimo sei macchine, altri spiazzi ci sono prima di questo, uno molto comodo è reperibile 500 metri prima).

Indicazione al bivio per la malga Torrione

Indicazione al bivio per la malga Torrione (E. Cinelli)

the Writer's Disease

The Official Nick Alimonos Blog

Il Blog per TE

psicologia, curiosità, musica, cinema, moda e tanto altro!

The Meandering Naturist

Traveling the world in search of naturist nirvana...

Interferenze

“Walk in the mashup side!"

Vita a Lou Don

Una borgata alpina con tre abitanti ma tante storie da raccontare

ARDRONINO

Quadricottero con Arduino

El eurociudadano nudista

... eta nik txoria nuen maite ...

mamá nudista

Vivencias y opiniones desde mi condición de mujer, madre, nudista y humana

Freekat2

Finding My Way, Trusting My Path, Sharing My Journey

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2019

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: