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Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?


emamImprovvisamente dalla spiaggia si alza un grido “copritevi, ci sono dei bambini!”

Sulle pagine di un quotidiano on-line viene riportata la notizia dell’apertura di un villaggio nudista, nel giro di pochi minuti fra alcuni messaggi di approvazione si insinuano alcuni volgari messaggi di disprezzo: “coglioni esibizionisti, andate da un’altra parte qui ci sono i nostri bambini”.

Tre persone parlano tranquillamente tra loro, raccontano le loro ultime vacanze al mare, uno dei tre riporta le sue vacanze nudiste e gli altri allora… “ma, e i tuoi figli? Dove li hai lasciati? Non li avrai mica portati con te!”

Un padre sta guardando la televisione con il figlioletto sulle sue ginocchia, all’improvviso parte un servizio sul nudismo e appare la figura di una donna nuda, il padre immediatamente copre occhi e orecchi al bimbo.

Alcuni esempi di una delle situazioni più tipiche, quella che vede degli adulti negare a se stessi o ad altri alcune azioni, quale, per l’appunto, la nudità, per il semplice fatto che ci sono o ci potrebbero essere dei bambini. Sono proprio così vulnerabili al nudo questi bambini? Oppure c’è altro dietro a questo atteggiamento? Ci sono forse paure e angosce degli adulti, dei genitori? Quali sono?

emabPartiamo da una semplice osservazione: i bambini piccoli, di sicuro fino all’età pre asilo ma spesso anche fino ai quattro o cinque anni, vengono soventemente lasciati giocare nudi in casa o nel giardino ma anche in luoghi pubblici quali un campo o la spiaggia. Questi bambini manifestano agio nello stare nudi, tant’è che poi, come molti genitori, forse tutti, hanno potuto sperimentare, diventa difficile farli rivestire. Cosa dimostra questo? Beh, di sicuro che la vergogna verso il corpo nudo è tutt’altro che innata.

Le cose cambiano in seguito, quando l’età cresce la nudità diventa sconveniente e male percepita. Perché? Ve lo siete mai chiesto il perché? Vi siete mai dati una risposta sincera e completa? Una risposta incondizionata?

1806Purtroppo il condizionamento è forte proprio perché si rende invisibile, una volta che si è attuato rimane nascosto nel profondo della nostra mente, io censore forte e potente che a nostra insaputa ci impone di pensare e agire secondo il suo volere. Impossibile darsi risposte incondizionate senza prima rimuovere il condizionamento, ma per rimuoverlo bisogna conoscerlo, evocarlo, rigettarlo usando la logica e l’osservazione attenta e minuziosa.

Allora, dopo questa piccola utile e spero evocatrice digressione torniamo alle nostre domande, anzi alla nostra domanda di fondo: il cambiamento comportamentale in riferimento al nudo che ad un certo punto avviene nei bambini è realmente un cambiamento naturale e spontaneo?

La considerazione da farsi entra in un contesto che, purtroppo, è vissuto solo da una limitata parte delle persone, ciò lo rende forse meno percettibile ma non lo invalida, altrimenti tante sarebbero le cose da invalidare, primi fra tutti i precetti religiosi che non solo sono propri di una sola parte della popolazione, ma vedono contrapporsi aspramente teorie e formulazioni assai diverse fra loro anche quando partono da una stessa radice: i libi sacri.

Famiglia nudistaEntriamo in una comunità nudista e osserviamola con attenzione, ci sono uomini, donne, bambini e bambine, si bambini e bambine di ogni età che liberamente vivono la loro giornata nella nudità, nudità propria e nudità degli altri. La vivono senza problemi, senza traumi, senza malizie, senza nessuno di quegli effetti che vengono tanto preannunciati da chi grida “ci sono bambini!” o perfino millantati da alcuni psicologi (alcuni perché altri invece la decantano o, quantomeno, la giudicano in modo neutrale) evidentemente condizionati (uno psicologo è persona come tutte le altre, anche lui inserito in un certo contesto sociale e da tale contesto potenzialmente influenzabile o palesemente influenzato). Cosa ci dice questo? Cosa c’insegna? Di sicuro che il cambiamento di atteggiamento nei confronti della nudità manifestato da molti, non da tutti, bambini nel passaggio dall’età prescolare a quella scolare è tutt’altro che naturale e spontaneo. Poi che la nudità risulta per nulla sconvolgente, traumatizzante sui bambini, anzi, se andassimo a fondo nell’analisi potremmo addirittura rilevarne diversi effetti benefici. Allora cosa provoca il detto cambiamento? E cosa vogliamo difendere?

BambiniCosa succede a bambini e bambine quando raggiungono l’età dei 4 o 5 anni? Intanto che i genitori li coprono, non li lasciano più giocare in spiaggia in libera nudità (e quanto fanno compassione quelle bambinette costrette a indossare un reggiseno per coprire qualcosa che ancora non c’è), predicando loro che ora sono cresciuti e devono coprire il pisellino o la passerina (sic!) li condizionano psicologicamente a vedere pene e vulva (e usiamoli questi bellissimi termini italiani, per nulla scientifici e all’ambito medico riservabili) come pudenda, parti immonde da tenere gelosamente nascoste alla vista altrui (e talvolta anche alla propria). Il tutto viene rafforzato dai vincoli imposti negli asili e, successivamente, nelle scuole, luoghi dove ogni tentativo, questo sì naturale e spontaneo, di liberarsi dalle vesti viene pesantemente redarguito e impedito. Palese che le giovani menti, le cui sinapsi sono per natura operanti ad apprendere velocemente e incondizionatamente sulla base di quanto viene loro più spesso detto e imposto, finiscono per indurre, in quei bambini che vivono in un contesto assolutamente e solamente tessile (perché lo stesso, significativamente, non avviene per quei bambini che vivono in un contesto anche solo occasionalmente nudista), un profondo cambiamento comportamentale: la nudità da spontanea e naturale diviene innaturale. Ma diviene anche sgradita? Difficile dare una risposta, le reazioni dei bambini a questo punto direbbero di sì, ma siamo sicuri che siano reazioni incondizionate? Siamo sicuri che sia un atteggiamento spontaneo e non piuttosto la paura d’essere nuovamente redarguiti? Siamo sicuri che non sia una reazione di mascheramento, una reazione atta a soddisfare i genitori? Credo che la risposta a tutte queste domande sia una sola, semplice e precisa: no! Valutando che non succede a tutti e a tutti nello stesso momento, osservando l’atteggiamento di quei bambini che crescono in un contesto nudista è dimostrato che trattasi di reazioni condizionate, reazioni di mascheramento, di paura del rimbrotto dei genitori.

educazione nudistaOra, dimostrato che i bambini a cui viene risparmiato il condizionamento genitoriale sul nudo, che tutti i bambini ancora scevri dal condizionamento sociale reagiscono con assoluta indifferenza alla nudità c’è da chiedersi cosa vogliamo veramente proteggere affermando “ci sono i bambini”?

Più o meno inconsciamente, non è che stiamo evitandoci l’imbarazzo di dover rispondere a domande scomode fatte dai nostri figli? Non è che stiamo proteggendo le nostre adulte paure nei confronti di argomenti per noi scomodi? Non è che stiamo impedendoci di confrontarci coi nostri figli sapendo che loro più di altri possono, nella loro spontanea e naturale semplicità, farci ragionare serenamente e indurci ad un cambiamento d’opinione? Insomma…

Non è che con la scusa di proteggere i nostri figli o i bambini in genere in realtà stiamo solo proteggendo noi stessi?

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Ragazzi incontrano nudisti


Il bambino più grande volge ostentatamente le spalle al passaggio di un nudista durante la Newt (Radstadt, 4 luglio 2012); quello più piccolo mostra indifferenza, anzi una certa curiosità e simpatia.

Durante l’ultima Newt (Nacked European Walking Tour) con base al rifugio Aualm (1700 m) sull’altopiano a sud di Radstadt (Austria) in tre occasioni abbiamo incontrato anche bambini e gruppi di ragazzi. Ne ho riportato una sensazione mai provata prima: una sorta di pudore all’inverso. Mi sono chiesto come si devono sentire le parti bannate, bollate per “vergognose” (ah! è solo una nostra etichetta!); perché ne deve portare vergogna tutta la persona? Perché generalizzare? Ma ecco il Santo Vangelo ci ammonisce e conforta (?): «E se il tuo occhio ti è occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te; è meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, che avere due occhi ed essere gettato nella Geenna del fuoco.» (Matteo 18, 8)

1) Il 3 luglio verso le undici, eravamo seduti sulla terrazza del rifugio Sudwienerhütte – nudi, col permesso del gestore e la salviettina sulla panca. Mentre beviamo birra e succo di mele arrivano due donne e due bambini (di circa 8 e 11 anni). Ci osservano un poco e poi si siedono all’esterno della recinzione, vicino al cancellino d’ingresso. Dopo un poco, esco per una fotografia ai vitelli che pascolano lì attorno e vedo che i bambini mi volgon le spalle. Terminata la pausa, riprendiamo la nostra gita. Uscendo, vediamo che con gesto ostentato ci girano di nuovo le spalle. Quando finalmente siamo a distanza di sicurezza, entrano nella terrazza del rifugio. Tiro le somme e capisco il loro comportamento.

2) Lo stesso giorno nel pomeriggio, a più riprese incontriamo dei piccoli gruppi di ragazzi (14-18 anni) a volte coi loro assistenti. Molti, appena ci vedono, ci girano le spalle, chinano il capo a terra, le mani riunite davanti – ho l’impressione sia una reazione prevista, eseguita secondo istruzioni. Un gesto che mi fa male: come fossimo degli appestati da evitare persin con lo sguardo. Mi chiedo che cosa gli abbiano messo in testa da determinare questa ripulsa. E dall’altro lato ci siamo noi, liberi e nudi.

3) La foto che vedete è stata scattata esattamente un mese fa lungo crinale che ci avrebbe portato al rifugio Rossbrand. Appena ci ha visti, il più grandicello ci ha girato le spalle, poi è arrivata la madre che gli ha addirittura messo una mano sugli occhi. Per sommo di controsenso, la scritta sulla maglietta del bambino più piccolo dice: it looks good to me!

Noi: gli abominevoli! Una posizione che fa a pugni con quel che sinceramente sentiamo, col percorso che ciascuno ha fatto per giungere a superare il senso indotto del pudore. Se mi chiedo «che cosa c’è di male nella vista di persone nude?» rischio di prendere una deriva morale, dove prevalgono fedi, opinioni, convinzioni personali e rispettabilissime.

Non staremmo tutti più sereni senza questo discrimine? Sì, certo; grazie di avercelo ricordato ☺.

La nostra parte la stiamo facendo, in tutta prudenza, ma con determinazione, rubando ogni piccolo spazio di maggior libertà, a cominciare dal balcone o dal giardino di casa.

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