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#TappaUnica3V, sembrava fatta e invece…


Foto d’archivio (a parte quella della partenza)


Non credo nella sfortuna e tanto meno nelle maledizioni, però qualcosa che m’impedisce di portare a termine questo mio viaggio esiste ed è un qualcosa che si è insediato nella mia mente, una mente che ora rifiuta la sofferenza. Inutile accampare scuse: vero che mi ha fermato l’insolazione fuori regola, ma altrettanto vero che, così come mi ero prefissato di fare, avrei potuto gestire le cose in modo da portare comunque a termine il giro, tutto sommato sarebbe bastato fare qualche sosta in più, e invece… invece mi sono lasciato dominare dalla mente.

Sabato 29 giugno è il giorno della partenza, dopo una settimana e mezza caratterizzata da un leggero mal di testa al quale si sono poi associati ben più preoccupanti giramenti di testa nel rialzarmi da posizione seduta (“va bene da sdraiato, sono anni che mi succede, ma addirittura da seduto???”), mi sento molto bene e la cosa mi ridona fiducia e speranza: “dai, dai, questa è la volta buona!” Verso le undici, “mannaggia”, mi prende un attacco di diarrea forse provocato dalle tante albicocche disidratate mangiate nella mattinata: volevo portarmele dietro ma nel fare lo zaino ho cambiato idea e allora… una tira l’altra, mangiate quasi tutte! Cambio la composizione del pasto e al posto della pasta mi faccio un bel piatto di riso che, per altro, secondo un articolo recentemente letto è anche meglio come alimentazione preimpegno sportivo. La situazione migliora sensibilmente ma, per sicurezza, mi prendo anche dei fermenti lattici, dopo di che mi rilasso in attesa dell’orario di partenza.

Ore tredici, carico il materiale sull’auto di mia moglie che si è presa l’onere di accompagnarmi a Brescia e venirmi a riprendere al mio rientro. Tredici e trenta, durante il trasferimento in auto ci riconcordiamo sul sistema di comunicazione e sulla frequenza d’invio dei messaggi. Tredici e cinquanta, Brescia, classica foto sotto il cartellone che indica l’inizio del sentiero 3V “Silvano Cinelli”, ultimo saluto e alle quattordici esatte mi metto in cammino. La scelta dell’orario potrebbe apparire azzardata ma è stata oculatamente studiata e, tra le varie provate nei quattro anni di tentativi, si dimostrerà la migliore per me, per il mio corpo:

  • organismo ormai ben sveglio e pronto allo sforzo;
  • possibilità di un’alimentazione completa ad orario quasi normale;
  • adeguata distanza dal pranzo;
  • arrivo del buio, dove, per vecchi e irrisolti problemi all’orecchio interno, il mio equilibrio risulta carente con un dispendio energetico sensibilmente superiore al normale, con l’organismo ormai adattato al cammino, di conseguenza migliore equilibrio e un notevole risparmio di energie.
Prima della partenza (TU3V 2019)

Il caldo si fa subito sentire, l’allenamento contiene la sudorazione ma, correttamente, non la inibisce. Il busto e le gambe sono, come mia abitudine, nudi e pertanto il sudore immediatamente evapora. Altrettanto, però, non posso dire della parte mediana del corpo che, data la zona e l’orario, devo purtroppo mantenere rigorosamente coperta: sento l’attaccaticcia pellicola di sudore che, dopo aver rivestito la pelle della zona, viene assorbita dai pantaloncini per evaporare in una reiterata sequenza di prendi e lascia che, alla fine, produce comunque un bilancio a favore del trattieni. Possono dire quello che vogliono le aziende dell’abbigliamento sportivo (i cui test non prendono mai in considerazione la nudità totale) e i loro (quanto per cognizione di causa?) fan(atici seguaci), ma la mia esperienza diretta e completa (sia vestito che nudo) dimostra la netta superiorità del nudo rispetto al vestito: specie in assenza di ventilazione e/o con un alto tasso di umidità, in un tempo più o meno variabile anche il miglior abbigliamento sportivo finisce con il restare bagnato. Aggiungiamoci lo sfregamento con il tessuto e della ridotta respirazione della pelle, certo fastidio poco avvertibile per coloro che ancora non hanno conosciuto la totale liberazione dal cilicio delle vesti, ma che diviene invece alquanto intenso per chi, come nel mio caso, si è abituato a vivere nudo e ha recuperato la sua infantile sensibilità epidermica.

Il cielo terso non offre scudo dall’irraggiamento solare che si presenta con altissimi valori di ultravioletti e infrarossi, fortunatamente grossi cespugli e alcune frondose piante sporgono dai muri di pietra che costeggiano sui due lati la stradina che sto percorrendo, procedendo a zig zag posso così sfruttare tali zone d’ombra e contenere l’insolazione. Mantenendomi costantemente idratato, con autocontrollo trattengo le gambe abituate ad un ritmo ben più alto e procedo ad una velocità calibrata, finisce anche l’asfalto e m’infilo nel bosco che risale il Dosso Torre: la zona è aperta verso la Pianura Padana e un filo d’aria s’incunea tra la vegetazione portandomi ulteriore sollievo. Sebbene con un sensibile sforzo di concentrazione, mantengo costante la velocità di progressione e salgo verso la vetta restando ben lontano dalla sofferenza respiratoria.

Eccomi ai ruderi dell’ex rifugio Maddalena, il sentiero lascia posto ad una comoda e pressoché pianeggiante stradina sterrata, ottimo recupero prima della lunga discesa che mi condurrà a Nave passando per il colle di San Vito. Saluto le varie persone qui salite a cercare refrigerio dalla calura della città, con una famiglia mi soffermo a parlare di quello che sto facendo ma subito riprendo il cammino, anzi, praticamente non mi sono nemmeno fermato ho solo rallentato il mio passo: nelle ore a seguire potrò parlare solo con me stesso, meglio non tralasciare la piacevole opportunità di scambiare due parole con qualcuno. Supero tutte le stazioni di ripetizione dei vari segnali radio e televisivi, già è scomparsa dietro di me la vera vetta del Monte Maddalena, sono sfilate via anche le cime del Monte Denno e del Monte Salena, con quest’ultima è pure terminata la stradina, ora procedo nuovamente su sentiero, una ripida e a tratti scabrosa discesa, mi lascio trascinare in una leggera corsa al fine di ottimizzare il lavoro muscolare dei quadricipiti e di contenere la sollecitazione sulle ginocchia.

Vista su Rezzato dal crinale di Monte Denno

Abitato di Nave, approfitto di un basso muretto all’ombra per una prima fermata, in tutto una decina di minuti durante i quali assumo una barretta energetica e bevo una bella sorsata d’acqua: fino a Lodrino non ho preoccupazioni in merito alla scorta del prezioso liquido, tre fontanelle (invero sarebbero anche di più ma le altre non è sicuro siano potabili), una sorgente (la cui erogazione avviene però attraverso un vecchio tubo poco convincente, comunque vicinissima all’ultima fontanella) e un bar sono presenti sul percorso. Mi affiderò alle tre fontanelle che sono collocata a distanza ottimale, solo l’ultima è più lontana ma quel tratto lo farò di notte per cui potrò bere di meno: non sarebbe corretto ma devo fare di necessità virtù, mica potevo mettermi nello zaino dieci litri d’acqua, alias dieci chili, ho con me due borracce di acqua pura da reintegrare dove possibile e tre borracce di acqua con integratore energetico e salino (la dose massima giornaliera di tale assunzione) che mi assisteranno fino al Maniva dove potrò rigenerarle fruendo del bar e delle bustine di integratore che ho nello zaino.

Riprendo il cammino e, con attenzione al ritmo, senza problemi risalgo i pericolosi strappi (quelli che mi hanno provocato i crampi nel secondo tentativo) della strada che porta alla chiesetta di Sant’Antonio. Come mi aspettavo qui la fontanella non eroga acqua, per cui senza sosta proseguo per raggiungere la Cà della Rovere dove la fontana è sempre preziosamente attiva. Non sono propriamente disidratato ma di certo carente, per giunta bere acqua calda non è di certo il massimo della piacevolezza, quindi ingurgito un’intera borraccia d’acqua fresca, mi rilasso un attimo e poi a sorsi più controllati completo la reidratazione, infine ripristino per intero la scorta d’acqua nelle due borracce ormai vuote.

Sono tornato su sentiero, un sentiero che inizia con un bel tratto ripido e, soprattutto, composto da alti balzi rocciosi che mettono a dura prova la potenza e la resistenza dei quadricipiti, ho sempre sofferto questo punto per cui lo affronto con particolare concentrazione superandolo senza danni apparenti: “oggi sono proprio in forma, gli allenamenti fatti in questo ultimo anno sono stati estremamente efficienti, quantomeno sulla media distanza, vedremo più avanti come va sulla lunga e lunghissima dove sono stato piuttosto carente e i pochi fatti sono andati quasi tutti male”. Scaccio dalla mente quest’ultimo pensiero e mi concentro sul cammino, purtroppo (si fa per dire) avendolo già trovato non ho da pensare a come creare nuovo lavoro e la mente non ha scappatoie, può solo concentrarsi sul corpo e sullo sforzo, ma per ora tutto bene, purtroppo in seguito, come già anticipato le cose cambieranno. In tutta tranquillità sfila il lungo diagonale del traliccio, svaniscono anche i tredici tornanti dei Segàgn ed eccomi al Pater. Un gruppo di persone sta ancora pranzando sul tavolo in cemento antistante la casetta di servizio del roccolo, un forte e gustoso profumo di grigliata ancora pervade l’area circostante e arriva fino alle mie narici, scambiamo due parole e poi riprendo il cammino per superare l’ultimo faticoso tratto che conduce al santuario di Conche dove approfitto di uno dei tavoli posti nel prato per riposare un poco. Il bar è aperto ma ho ancora sufficiente acqua per arrivare sino alla prossima fontanella per cui, anche per non perdere troppo tempo, lascio perdere.

Santuario di Conche

Il lungo diagonale verso l’eremo di San Giorgio è in apparenza un buon tratto di recupero, in apparenza ho detto, l’alternanza di tratti di discesa e di altri in salita e la presenza di roccette e altre conformazioni di terreno che rendono complesso il cammino possono imbrogliare le gambe e sfiaccare il fisico, per cui… “attenzione!” Con misurata calma risalgo anche il breve ma particolarmente ripido tratto che adduce alla vetta della rupe su cui sorge l’eremo, breve sosta sulla comoda panchina e poi di nuovo in marcia. Ripida e infida discesa, a seguire una dura salita lungo uno strettissimo e scavato sentierino ingombro di sassi instabili, poi un breve traverso per riposare le gambe e prepararle alla successiva lunga e ripida discesa sul Passo del Cavallo. A sinistra lo sguardo fatica per evitare d’incrociarsi con la brutta visione delle tante case fra loro strettamente ammassate che compongono l’operosa cittadina di Lumezzane, mi soffermo così più a lungo sul lato alla mia destra dove verdi prati e varie costiere montane si allungano verso l’orizzonte; al centro, quasi a picco sotto di me, la chiesetta del Cristo dei Monti che segna il predetto valico e la strada che, con vari intrepidi viadotti, da quest’ultimo scende verso Agnosine mettendo in comunicazione la Val Trompia con la Val Sabbia, due delle tre valli idealmente unite dal sentiero 3V “Silvano Cinelli” (3V vuol per l’appunto dire tre valli). Ore venti e ventiquattro, giungo alla base della chiesetta dove un largo e piano piazzale mi offre luogo ideale per un poco di riposo, la limitrofa fontanina mi permette di reidratarmi e di riempire le due borracce d’acqua in vista del lungo e complesso tratto che mi separa da Lodrino.

Passo del Cavallo (TU3V 2017)

Ripido asfalto, più comodo sterrato e infine di nuovo ripido asfalto mi portano al Roccolo Cipriano dove una bellissima villa fa bella mostra di se stessa e ogni volta mi cattura in attimi di entusiastica ammirazione, sul muretto vicino al cancello d’ingresso mi concedo un’altra breve fermata.

Come programmato rinuncio alla mia poco rilevante variante del Dosso Giallo (ripido prato privo di sentiero e la vetta chiusa dal recinto di una casetta, anzi, villa di servizio ad un capanno da caccia), non rinuncio, invece, a quella della Punta Camoghera, anch’essa particolarmente ripida ma servita da un sentiero che, per quanto evanescente, rappresenta pur sempre una logica traiettoria, anche perché, a differenza del percorso originale, si conforma all’idea di seguire lo spartiacque. Giungo in vetta sul fare della sera e non posso esimermi da una poco più lunga fermata contemplativa: tralasciando l’abitato di Lumezzane che ancora ingombra parte della visuale, intorno a me sono solo montagne, vicinissimo davanti a me il Monte Prealba, dietro di lui il Monte Palo e la Corna di Caspai, ancora più lontano il Monte Ario, il Monte Pezzeda, la Corna Blacca e il Dosso Alto, monti che dovrò percorrere nella mattinata di domani; a destra in sequenza i crinali dei monti sabbini, con in evidenza il Monte Pizzoccolo e il limitrofo Spino, del Monte Baldo e delle Dolomiti; a sinistra in primo piano il Dossone di Facqua sul quale presto salirò, dietro ad esso l’inconfondibile sagoma del Monte Guglielmo con tutta la costiera che da questo si protende verso il Maniva e che rappresenta il percorso di ritorno a Brescia, poi la Presolana e altri monti della bergamasca a me meno noti, il Monte Rosa la sullo sfondo, più a nord il gruppo del Bernina, la Concarena e l’Adamello.

La temperatura rapidamente si abbassa anche per effetto della brezza, infilo la maglia del secondo strato e, calzata la frontale, riprendo il mio cammino seguendo l’esile cresta erbosa a picco su Lumezzane. Salutato dal cane della casetta qui presente supero il valico de La Brocca e senza esitazione alcuna prendo l’esile sentierino che indirizza verso il Dossone di Facqua. Risalgo velocemente il camino de La Streta, dieci metri di facile arrampicata che ormai conosco alquanto bene, con tre passi discendo la successiva placca rocciosa, due salti e sono alla base anche del più semplice caminetto che segue; salite e discese si susseguono ormai nel buio della notte, guidato dal potente fascio della mia frontale ben presto pervengo alla cima dove mi accomodo sulla panchina per inviare a casa uno dei miei messaggi di progressione, mangiare qualcosa, bere, riposare e gustarmi il panorama notturno: il distendersi delle scure e silenti montagne sui cui versanti qua è la piccole luci danno indicazione della presenza di qualche abitazione, in stridente contrapposizione l’enorme e rumoroso ammasso luminoso di Lumezzane che si unisce a quello di Sarezzo, Cogozzo e Villa Carcina. Ben volentieri mi lascerei cullare dall’ambiente fino a sprofondare nel rigenerante sonno profondo, ma non me lo posso permettere, meglio rimettersi in marcia.

Nei tratti riparati dalla brezza si rifà sentire la base di caldo ancora presente, cerco di ovviare arrotolando le maniche della maglia esterna ma è solo un sollievo limitato e quando arrivo alla strada che dalle Passate Brutte porta verso la Corna di Sonclino decido di toglierla del tutto: potendo camminare più velocemente compenserò il raffreddamento della brezza con il riscaldamento dell’attività fisica. Procedo senza frontale grazie all’illuminazione delle varie casette che contornano la strada; Passata del Cucini, Poffe de Uciù, Prato di Vesso, Casello, Campo del Gallo, Corna di Sonclino, altra breve fermata, altro arricchimento spirituale ascoltando il silenzio dei monti e osservandone le scure sagome contornate da un cielo di poco più chiaro (è notte di luna nuova), una miscela di profumi invade le mie nari e s’insinua nel profondo della mente. Qualcuno esce da una baita sotto di me e si avvia in auto lungo la strada che avevo poco prima percorso disturbando il mio attimo di meditazione: ripartenza!

Scendo la breve discesa che mi porta alla Forcella dei Quattro Comuni, nei pressi di questa non m’avvedo della presenza di ramaglia abbandonata nell’erba alta e mi ci trovo invischiato ricavandone una lieve ma dolorosa escoriazione ad una gamba: “non pensiamoci e via”, non ho alternative. Poco dopo sono alla Tesa Guizzi, piccola abitazione di servizio a un capanno, mentre mi reidrato sento nel bosco sottostante il rumore di qualcosa che rovista nelle foglie, uno strano verso mi fa pensare al grugnito di un cinghiale, ormai sono abituato al loro incontro e lo so gestire nel modo opportuno, comunque sempre meglio allontanarsi velocemente. Detto, fatto, sfilano anche l’altra casetta di servizio e il relativo capanno, Casa Crostelle, e via via i vari dossi che rendono questo tratto un percorso tormentato e tormentante. Passata Vallazzo, ignoro la strada che scende nel Vallazzo (variante bassa del 3V) e proseguo lungo la cresta spartiacque per avvicinare e poi risalire la Punta Ortosei in vetta alla quale mi concedo un altra brevissima fermata. Punta di Reai, la ripida, impegnativa e interminabile discesa a Campo Castello, poi finalmente ecco Lodrino e la sua fontanella: sono le tre precise del 30 giugno, ovvero tredici ore dalla partenza. Come previsto, la prima sosta: cinque minuti per reidratarsi, sostituire la borraccia energetica vuota con una di quelle ancora piene, fare rifornimento di acqua fresca, e altri venticinque di non comodissimo ma comunque importante rilassamento, sdraiato a terra con le gambe rialzate su di un muretto riesco persino ad appisolarmi per qualche minuto, riportato a livello interamente cosciente dal passaggio di un paio di automobili.

Passaggio per Lodrino (TU3V 2016)

Rinfrancato dalla “lunga” sosta supero con relativa velocità la dura salita che, per un ripido canalone dal fondo in parte instabile (ghiaione prima, roccette poi), porta al passo della Cavada. Il cielo inizia a rischiararsi, mi siedo nell’erba e, facendo colazione con una barretta energetica, ammiro l’alba che man mano ridona visibilità ai dettagli del mondo e, purtroppo, vita ai suoi rumori meno naturali: il traffico e le industrie. Immergendo la mente nel mio cammino cerco di eclissarmi da quanto di artificiale arriva fino a me, mantenendo però attiva l’attenzione verso la natura, i suoi colori, i suoi rumori e i suoi odori: ascolto il fruscio delle foglie sotto i miei piedi, osservo le tante tonalità di verde e di marrone del bosco in cui sono entrato, percepisco il fluire dell’aria attraverso le mie vie respiratorie, il reiterato ciclo di dilatazione e compressione dei miei polmoni, assaporo il piacere della fresca brezza del mattino, mi lascio travolgere dal tenue profumo dell’erba mescolato a quello più forte dei fiori. Metro dopo metro, filo d’erba dopo filo d’erba, passo dopo passo, pianta dopo pianta, respiro dopo respiro, fiore dopo fiore, arrivo al Poggio del Termine dove, casualmente, proprio per un pelo riesco a passare davanti a un grosso gregge di pecore che sbuca da una strada laterale e, con estrema lentezza, prende la mia stessa direzione. In pochi minuti svanisce alle mie spalle diventando solo un ricordo che si somma ai tanti che, attraverso gli occhi, le orecchie e il naso, durante questo viaggio già si sono impressi nella mia mente.

Nuova salita, una strada sterrata inizialmente in moderata pendenza poi, improvvisamente, ben più ripida: tre strappi veramente duri che devo affrontare con intelligenza al fine di non intossicare i muscoli delle gambe e finire in debito d’ossigeno. Tutt’attorno a me una miriade di piante sradicate dalla furia del vento, alcune ancora integre, altre tagliate dall’uomo per ridare passaggio alla strada. Finalmente e senza danni arrivo alla sommità di questa ennesima salita, qui di norma dovrei abbandonare la strada per imboccare una esile traccia di sentiero, ma alcuni grossi alberi sradicati chiudono l’accesso. Ricordando quanto mi hanno raccontato Stefania e Alessandro, due amici che hanno fatto il 3V nei primi giorni dell’anno, proseguo per la sterrata che mi porta ad una cascina, costeggio il suo prato fino ad individuare un sentiero che entra nel bosco e per questo dopo pochi metri ritrovo la segnaletica bianco azzurra del 3V: alla fine ne risulta un percorso migliore, non ingombro di spine come l’originale, leggermente più lungo ma meno faticoso. Quasi senza vederlo per la vegetazione che ora lo ricopre, oltrepasso il vecchio pozzo e raggiungo la strada sterrata che, tagliando i verdissimi e bucolici Piani di Vaghezza, mi porta alla vetta della Vaghezza. Avrei voglia di una bella colazione, tè e brioche e magari anche un paio di fette di salame o prosciutto, e dovrei anche fare rifornimento di acqua, ma sono le sei e mezza del mattino e i due bar qui presenti (“argh, il rifugio degli Elfi è stato sostituito da un bar ristornate pizzeria, che peccato, era un punto tappa importante!”) sono chiusi. Mi siedo su uno dei pietroni che chiudono l’accesso al piazzale del bar più basso sperando in un improbabile arrivo dei gestori. Do fondo alla prima borraccia di acqua e la ripongo nello zaino dal quale ne estraggo una piena posizionandola nell’apposita tasca sullo spallaccio, faccio la stessa operazione con la terza e ultima borraccia energetica, assumo un gel e poi di nuovo in cammino.

Le “Scale dell’Ario” sono sempre una bella prova per gambe e fiato, ma nulla a confronto del ripido pratone che conduce dal Pian del Bene alla vetta del Monte Campello. Nel contempo il sole ha iniziato a riscaldare l’aria che si è fatta pesante, respiro male e devo rallentare più di quanto avevo programmato: un trailer in allenamento mi passa via velocemente e, con un poco di risentimento, lo vedo svanire dietro la cresta del monte. Il “piano” crinale sommitale mi ridà fiato e il passo torna a farsi leggero e spedito, supero abbastanza agevolmente le ultime tre salite e raggiungo la vetta del Monte Ario dove non trovo il solito nugolo di mosce e tafani: “persino loro non sopportano l’eccezionale calore e la forte insolazione di questi giorni?” Mi siedo a terra per riposare un poco, una decina di minuti che occupo ad osservare questi monti che, pur conoscendo benissimo, ogni volta mi danno sensazioni piacevoli e corroboranti, oggi però c’è ben poco da corroborare, anche da fermo sento il disdicevole effetto del sole e della calura, allungo la sosta per mettermi la crema solare, bere l’ultima acqua rimasta nella seconda borraccia e dare avvio alla terza: posso evitare di centellinare l’acqua, ormai ho deciso che, passato il Dosso Falcone, invece di fare le successive quattro assolate vette (Monte Pezzeda, Monte Pezzolina, Corna Blacca e Dosso Alto) e rischiare un colpo di calore, prenderò l’ombrosa e ben meno faticosa variante bassa. Sotto la pressione degli ultravioletti e l’irraggiamento degli infrarossi mi risulta pesantissima la breve ma ripida risalita del pendio che porta in vetta al Dosso Falcone, poi finalmente i prati di Vaghezza e con loro la discesa verso il rifugio Blachì 2. Lo trovo eccezionalmente aperto, conosco i gestori, mi faccio vedere e immediatamente m’invitano a entrare: in pochi secondi svaniscono in gola tre caraffe di acqua, riempio le due borracce vuote e mi riposo una mezz’ora all’ombra del locale.

Sulla cresta sommitale tra Monte Campello e Monte Ario (TU3V 2016)

Devo rimettermi in cammino, saluto i gestori del rifugio e via: “ gambe in spalla e filiamo verso il Giogo del Maniva”. Sebbene qualche salita si faccia ancora sentire, la lunga “Strada dei Soldati” mi porta velocemente prima al Passo di Prael (dove per un attimo mi viene l’istinto di imboccare la via per la vetta della Corna Blacca che appare parzialmente in ombra, ma poi, spero saggiamente, lascio perdere), indi a quello di Paio e infine, con ultimo ripidissimo strappo, al Passo delle Portole. La voglia d’arrivare alla più corposa sosta di metà giro mi spinge ad evitare fermate, in pochi minuti solo al Passo del Dosso Alto dove imbocco la strada asfaltata che, senza ulteriori fatiche se non quella dovuta alla forte calura per nulla attenuata dalla poca acqua rimasta ormai bollente, mi porta al Maniva dove arrivo alle dodici e cinque minuti, ventidue ore dalla partenza. Immediatamente m’infilo nel ristorante Dosso Alto, come al solito è molto pieno, riesco a trovare un posto su un tavolo già occupato da due persone e ordino una bella e gustosa pasta al Bagòss che mangio con soddisfazione. Faccio il necessario rifornimento d’acqua aggiungendo alle due borracce una bottiglietta da mezzo litro, ricostruisco con le apposite bustine le tre borracce di bevanda energetica e poi cerco di distendere le gambe e rilassarmi, ma l’angusto spazio in cui sono seduto e il chiassoso chiacchiericcio che impera nel locale mi convincono a cambiare aria: pago ed esco alla ricerca di un posto ombroso dove potermi sedere e completare il riposo. Impresa ardua, di posti all’ombra invero ce ne sono diversi ma tutti invasi dalle auto parcheggiate e comunque assai scomodi, alla fine, davanti ad una delle gallerie di guerra in ristrutturazione, una pianta e un monticello di terra riportata mi offrono un tenero e ombroso giaciglio che, sebbene seduto e non disteso, mi permette addirittura di appisolarmi.

Il Giogo del Maniva

Verso le quattordici il cielo si ricopre di nuvole e si alza un vento teso, l’ambiente diviene quasi confortevole e così decido di interrompere anzitempo la sosta (che negli ultimi chilometri avevo deciso sarebbe stata di tre ore, invece alla fine sarà di due) per rimettermi in cammino: più avanti riesco ad arrivare prima della notte, meglio è.

Nel conforto del vento, nonostante il terreno totalmente aperto, velocemente arrivo al Passo del Dasdana (un’ora contro i cinquanta minuti del mio tempo minimo e l’ora e cinquanta della tabella ufficiale), lascio comunque perdere il percorso delle creste e procedo per la variante bassa, l’idea è quella di riprendere il percorso alto al Crestoso. Procedo veloce anche se a mia sensazione non abbastanza, il cielo si è scrollato di dosso le nuvole che avevano per un’ora e poco più attenuato l’insolazione, il vento per fortuna rimane ma non è costante e il caldo riprende il suo nefasto effetto: il fiato non riesce più a collaborare con le gambe, anche la più breve e leggera salita mi costa fatica e sofferenza. Arrivo al Passo delle Sette Crocette, mi siedo a riposare un poco e riparto prendendo, invece della prevista salita al Monte Crestoso (variante alta), il sentiero che lo aggira alla base (variante bassa): ormai la mia mente sta rifuggendo da ogni possibile sofferenza e con forza mi guida sulla via meno faticosa. Superato il Passo del Crestoso con mia grande sorpresa riesco a discendere a saltoni e quasi di corsa lo sconquassato sentiero che porta a Malga Rosellino: “cavolo nonostante tutto le forze non mancano e le ginocchia stanno resistendo alla grande, dai che, sebbene con le varie rinunce alle varianti alte, stavolta a Brescia ci arrivo!”.

Rinvigorito dalla scoperta procedo lestamente e senza sosta, ma la conca in cui mi trovo è coperta dal vento e torna a farsi sentire l’effetto dell’eccezionale calura, l’acqua da centellinare non riesce a mantenermi idratato a sufficienza e il sole picchia con insistenza sul mio corpo. A Malga Rossello (ore diciassette e quarantadue) posso rifornirmi d’acqua, un’acqua amara che mi fa sospettare una non piena potabilità, per un attimo penso d’entrare nell’accosto rifugio poi, stupidamente, rinuncio e riprendo il cammino. Lunga, interminabile, assolata, snervante la strada sterrata che porta alla Stanga del Bassinale, piccolo valico che immette sui pascoli e le piste da sci del Plan di Montecampione. Qui, finalmente, un poco d’ombra, tolgo lo zaino e m’accascio a terra deciso a restarci almeno una mezz’ora, magari anche un’ora in attesa della sera, ma il duro giaciglio mal s’addice ad un confortevole riposo e dopo soli dieci minuti mi rialzo e riprendo il mio viaggio ormai per nulla divertente e solo di sofferenza.

Sotto il sole cocente scendo la pista, sempre più intensamente la mia mente suggerisce la rinuncia, arrivato alle Baite raggiungo il parcheggio per chiedere a delle persone se scendono verso Brescia, ma la risposta è negativa per cui riprendo la mia via e, meditando sulle alternative, raggiungo il vicino Goletto di Baccinale. Sono le diciotto e cinquantotto, in pratica sono passate ventinove ore dalla partenza, ho camminato ottanta chilometri e superato seimila ottocentoventi metri di dislivello positivo più cinquemila duecentosessantacinque negativo. Pur conoscendola bene e sapendola assolutamente priva di alberi e cespugli, osservo la lunga cresta che da qui conduce alla Colma di Marucolo nella vana speranza di vedere dell’ombra, niente da fare. All’incirca un’altra ora e mezza di assolato su e giù prima di poter scendere al Colle di San Zeno, altre due ore di caldo prima di poter godere della frescura serale, ci sarebbe invero la possibilità di infilarsi nel rifugio Dosso Rotondo, ma, nello stato in cui mi trovo, mi ci vorrebbe comunque quasi un’ora per arrivarci, potrei sdraiarmi qui sull’erba e attendere la sera, ma sarei comunque al sole e poi… “domani, come la metto domani, altre sei ore sotto questo sole cocente, per giunta ad una quota minore e quindi con un caldo ancor più asfissiante, no, no, no”. La mia mente non lo vuole, la mia mente mi suggerisce, anzi m’impone di prendere la via della valle e così, mentre una profonda delusione inizia a farsi largo nel mio animo, contatto mia moglie e concordo il mio recupero al parcheggio di Bovegno. Vi arrivo distrutto dopo altre due ore di impegno in una interminabile (nove chilometri, mille duecentoventicinque metri di dislivello) discesa inizialmente cosparsa di salite anche lunghe (nonostante si sommino a soli centoquarantacinque metri di dislivello), poi, finalmente, vera discesa ma che finisce su due chilometri di durissimo e ripidissimo cemento a cui segue un chilometro di strada asfaltata in salita.

Le assolate creste di Monte Campione

Seduto sul marciapiede non ho più nemmeno la forza di pensare, solo la delusione ormai pervade il mio animo, sembrava proprio che stavolta potessi farcela, fino alla Vaghezza mi stavo divertendo, le ginocchia andavano alla grande, le gambe giravano come un ingranaggio ben oliato, il fiato le supportava per bene e invece… invece eccomi qui, seduto in terra in attesa che mi vengano a recuperare. Va beh, non cerchiamo scuse, fossi stato più tenace nella mia motivazione, fossi stato più robusto nella mia sopportazione, avrei di sicuro potuto terminare il viaggio, lo desideravo tanto, lo volevo disperatamente: “basta questa storia finisce qui, vuol dire che il mio viaggio di TappaUnica3V resterà incompiuto, resterà solo un bel progetto!”

P.S. 1

All’arrivo di mia moglie una delle prime cose che mi dice è “dai, ci riproverai”. Iniezione di fiducia e così ho immediatamente cambiato idea e.. ci riproverò, periodo diverso ma ci riproverò, non può finire così, sono stra sicuro di potercela fare! Grazie Maria.

P.S. 2

Dopo solo quindici giorni, seppure con diversi tentennamenti nella seconda parte (chiara dimostrazioni della natura dei miei problemi: ormai stanca di soffrire e desiderosa di divertirsi la mia mente ad un certo punto inizia a suggerirmi con efferata insistenza tutte le possibili vie di fuga e resistergli mi richiede uno sforzo notevole), riesco a chiudere l’anello alto del 3V: Bovegno – Pezzeda – Corna Blacca – Dosso Alto – Maniva – Dasdana – Colombine – Crestoso – Corni del Diavolo – Monte Muffetto – Monte Campione – Poracle – Bovegno. Sono quarasette chilometri di percorso con quattromila metri di dislivello (i tre strumenti che utilizzo danno invero risultati anche alquanto diversi: GPSies, che in questo tipo di calcolo risulta in sensibile difetto, mi indica tremila duecento sessantuno metri, QmapShack, ne computa quattromila settantacinque e il GPS del telefono rileva quattromila duecento sessantotto metri… devo decidermi a fare un test specifico per capire quale dei tre sia più affidabile) che ho percorso in un totale di quindici ore e quarantacinque minuti, quarantacinque minuti di sosta al Maniva, il resto di cammino con brevissime (dieci minuti) fermate sulla vetta della Corna Blacca e su quella del Monte Crestoso e, specie nel tratto Maniva – Monte Campione, varie altre ancor più brevi (da dieci secondi a tre minuti al massimo). Beh, che dire, speravo di poter stare nelle quattordici ore totali, ma ho potuto comunque verificare che la preparazione fisica è perfetta, è carente quella mentale alle lunghe distanze e, soprattutto, è evidente che il mio fisico lavora meglio, molto meglio, alle basse temperature, oltre i ventidue inizia a segnare il passo e quando si superano i trenta va totalmente nel pallone.

#TappaUnica3V rifiniti anche gli ultimi dettagli


Mancano solo cinque giorni alla mia partenza, nella comunicazione della settimana scorsa avevo lasciato in sospeso ancora alcuni dettagli che ora sono stati definiti e li posso ufficializzare.

Partenza da Brescia dalla base di via San Gaetanino, dove la stessa si diparte da via Filippo Turati, alle ore 14:00 di sabato 29 p.v.

Passaggio dal Giogo del Maniva, Albergo Dosso Alto, previsto attorno le ore quattordici di domenica 30, ma potrei avere un anticipo o un ritardo sensibile, diciamo dalle dieci alle diciotto.

Rientro a Brescia al trivio via Interna, via della Piazza e via della Chiesa, ad orario imprecisabile, idealmente dovrebbe avvenire alle ore 14:00 di lunedì 1 luglio, ma potrei anticipare o ritardare sensibilmente, posso definire una fascia d’arrivo ipotetica dalle sei alle diciotto, prima di questa la vedo dura, dopo spero proprio di no, ma l’obiettivo quest’anno è di chiudere il giro indi se servisse potrei anche fermarmi di più per recuperare con eventuale ulteriore ritardo.

Non avrò con me il tracciatore GPS e quindi non sarà possibile seguire il mio cammino in tempo reale. Vedrò, per chi volesse eventualmente venirmi ad accogliere, di pubblicare un avviso su Twitter quando sarò in zona Polaveno, dalla quale avrò all’incirca cinque o sei ore all’arrivo.

Visto che mia moglie non potrà venirmi a prendere a Brescia per riportarmi a casa, mi sono organizzato per un delicatissimo (guidare dopo un siffatto impegno sarà alquanto problematico) rientro in autonomia, se ci fosse qualcuno disposto a darmi questo importante contributo me lo faccia sapere (per chi lo conosce tramite telefono, per gli altri commentando qua sotto o attraverso il modulo di contatto del blog) quanto prima possibile e comunque entro giovedì sera. Grazie!

#TappaUnica3V il viaggio continua


A fine mese mi rimetterò sulla strada del sentiero 3V “Silvano Cinelli” per il mio ormai consueto appuntamento con il lungo solitario cammino di TappaUnica3V, un cammino a cui mancano venti chilometri per essere effettuato in modo completo, un cammino che nei precedenti quattro tentativi ha sempre avuto la meglio su di me, un cammino che quest’anno voglio portare a compimento e farlo secondo le nuove regole che mi sono dettato, lievemente modificate rispetto a quelle di partenza:

  • in solitaria,
  • seguendo il più fedelmente possibile il crinale spartiacque, ovvero…
  • seguendo tutte le varianti alte del sentiero 3V, ivi comprese alcune non ufficiali individuate da me stesso durante le varie perlustrazioni e in seguito verificate durante gli allenamenti;
  • nel minor tempo possibile qualunque esso sia, ovvero…
  • rinuncio alle quaranta ore che sono risultate in effetti troppo tirate e lascio aperta la porta a qualsiasi tempo di percorrenza, maggiore o minore che sia;
  • con il minimo ausilio tecnologico strumentale, giusto solo il telefono per mandare ogni tanto messaggi a casa sulla mia posizione e sull’andamento del viaggio;
  • includendomi quanto più possibile con l’ambiente, ossia…
  • ricorrendo all’abbigliamento solo quando proprio reso indispensabile dal luogo (passaggio da centri abitati o altri luoghi particolarmente urbanizzati) o dal contesto (pioggia e bassa temperatura);
  • e, ciliegina sulla torta, invero già inserita nel secondo tentativo dello scorso anno, senza assistenza, ovvero senza nessuno che mi segua in auto per aspettarmi ai punti di passaggio principali e garantirmi il rifornimento di acqua e viveri.

Negli ultimi nove mesi gli allenamenti si sono susseguiti senza sosta, talvolta leggeri e piacevoli, altre volte pesanti e dolorosi, ho vissuto gratificanti risultati ma anche attimi di cocente sconfitta, sconfitte che ho però tramutato in costruttive esperienze. Penso di poter affermare che ora sono pronto, veramente pronto, molto più di quanto lo fossi in passato: la mia velocità di progressione si è raddoppiata rispetto al primo tentativo, la mia resistenza in velocità si è quadruplicata rispetto al primo tentativo, ora riesco a correre anche in salita, i muscoli che proteggono le ginocchia si sono ampiamente sviluppati e fortificati, nelle gambe quasi un migliaio di chilometri e oltre ventimila metri di dislivello (considerando solo quelli degli ultimi nove mesi), nella mente le gioie e i dolori, la capacità di soffrire e di resistere, il fortissimo desiderio di onorare il ricordo di mio padre che a tale sentiero diede natali e vita, la sua vita!

#TappaUnica3V e gli stupidi errori


Che volete che vi dica, a volte si prendono decisioni all’apparenza intelligenti ma che poi si rivelano (forse) solo stupide: per tre volte ho utilizzato un certo modello di scarpa, sempre quello nella logica del “non si cambia all’ultimo ciò che hai ben provato prima”, una scarpa con cui ho fatto senza problemi tantissimi chilometri, tantissimi metri di dislivello, tante ore di cammino e di corsa, poi, nella considerazione che l’ultima volta (a giugno di quest’anno) fin dai primi chilometri ho dovuto sopportare una metatarsalgia e, arrivato a metà percorso, avevo positivamente cambiato scarpe, ecco che decido di utilizzare queste ultime in questo quarto tentativo: “tutto sommato le ho senza problemi utilizzate per fare giri fino a sessanta chilometri”.

Certo del successo, alle ore ventidue e cinquantotto di venerdì 10 agosto mi sono incamminato per la quarta volta lungo il tracciato del sentiero 3V, questa volta non ho assistenti e tempi da rispettare, fatto salvo l’essere in vetta al Dosso Alto prima di buio per evitarne la solitaria discesa in notturna della cresta rocciosa esposta e con due tratti insidiosi, motivo per il quale mi sono comunque fatto una tabella di marcia indicativa, ricalcolata distribuendoci dentro le tre ore in precedenza dedicate alle soste di rifornimento quindi con dei tempi in apparenza più laschi. C’è comunque il presupposto di prendermela comoda, di fermarmi anche a riposare un poco, una decina di minuti, anche una mezz’ora, un’ora persino, quando ne avessi sentito il bisogno: obiettivo portare assolutamente a compimento il giro. Dati i problemi che mi hanno fermato in precedenza ho con me tutto quanto possa aiutarmi a contrastarli: cuscinetto rotuleo per quei dolori in zona meniscale che mi hanno fermato la prima volta, cerotti analgesici per i dolori muscolari che mi hanno torturato nel secondo tentativo o per eventuali dolori diffusi alle ginocchia che ho patito negli allenamenti dell’ultimo anno, pastiglie analgesiche per il dolore alla scapola che mi ha fermato a giugno di quest’anno. Ho anche un nuovo zaino, uno zaino dalla portabilità eccezionale, che non mi preme sui lombi, che è bello stabile, che è più leggero, insomma: stavolta non c’è niente che mi possa fermare!

Invece… invece domenica sera al Maniva ecco le vesciche nella più brutta posizione per chi deve camminare: sotto ai piedi. Mannaggia, è una vita che non mi vengono, manco più mi ricordo quand’è stata l’ultima occasione e così proprio non le avevo prese in considerazione, e così non ci sono preparato, sono privo di ogni arma efficiente per compensarle e poter procedere comunque, dovrei solo sopportarle, soffrire per i settanta chilometri del ritorno verso Brescia, e si, è cosa che potrei anche fare, è cosa fatta in passato (non per così tanti chilometri e ore) ma… ma ultimamente la voglia di soffrire si è spenta, già dagli allenamenti dei primi di giugno mi ero accorto di questa cosa, e così eccomi nuovamente a decidere lo stop, uno stop doloroso, uno stop sul quale contino a rimuginare per ore, uno stop che diviene ancor più pesante quando, la mattina di domenica, m’invento d’utilizzare i cerotti antidolorifici come cerotti antivescica e scopro che quasi non sento dolore. Sono ancora al Maniva, ieri sera nessuno poteva salire a prendermi e tra i presenti in zona non ho trovato modo di rientrare a Brescia, per cui ho preso una camera qui all’albergo Dosso Alto i cui proprietari si sono dimostrati ancora una volta molto sensibili e disponibili, mia moglie arriverà nel pieno pomeriggio e sto meditando sul come passare questo tempo, quasi quasi mi viene l’idea di rimettermi in cammino lungo il 3V, ci ragiono sopra a lungo, cammino nervosamente lungo il patio dell’albergo, ascolto i miei piedi e scorro mentalmente il tracciato, si potrei anche farcela, già ma se poi non ce la faccio? Il primo punto comodo da raggiungere in auto, un punto che mia moglie sia in grado di raggiungere è ad almeno quindici ore di cammino, no, no, troppe, potrei non farcela, la discesa a valle nei punti precedenti è quasi sempre lunga e complessa, dovrei in ogni caso camminare almeno dieci ore. Mentre sono immerso in questi pensieri ecco che mi vedo comparire davanti una collega di scuola casualmente qui salita con il marito a prendere un poco di fresco, il problema immediatamente si chiude e risolve: mi portano loro a Brescia.

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Il Giogo del Maniva

Ora sono a casa a leccarmi le ferite create dall’ennesima sconfitta, ottenebrato dalla ricerca dei suoi perché, del come mai mi siano venute queste vesciche, decisamente convinto d’aver fatto degli stupidi errori, alcuni veniali, ma almeno uno capitale e imperdonabile: il cambio di scarpe. Ottime le variazioni necessariamente fatte all’idratazione e al supporto energetico. Decisamente troppo stretta la tabella di marcia relativa alla parte percorsa. Va bene perdersi nei pensieri, quando sei solo è inevitabile farlo, ma male non badare al percorso finendo col compiere un madornale errore (dopo le Conche o infilato il sentiero che scende a Lumezzane) e, ancora peggio, coll’accorgersene molto dopo pur notando segni palesi dell’errore fatto (“ma che ci fa questa panchina?”, “ma come mai questa forma a toboga?”, “ma perché la discesa è così lunga?”, “che ci fanno le luci di Lumezzane così alte e vicine?” ed solo a questo punto “uhm, è da un po’ che non noto i segni del 3V, ho sbagliato”), errore che mi costa tredici minuti ma soprattutto una bella tirata di gambe. Buono lasciar fare alle gambe ma, specie se girano alla grande, senza dimenticarsi della strategia. Male farsi prendere dal desiderio di recuperare l’errore fatto per riprendere il vantaggio acquisito nelle prime due salite, prima o poi la paghi: alla durissima e complessa salita di Punta Camoghera infatti iniziano le contratture ai quadricipiti. Vero che non ci sono i rifornimenti assistiti, ma comunque li devo fare e farli in autonomia fruendo delle fontanelle e dei bar si dimostra più dispendioso: tempi comunque da computare a parte invece di integrare nel cammino. Va bene dare credito a quanto scritto dai produttori, e relativi testimonial, delle solette ortopediche ma non accontentarsi di qualche verifica su percorsi ben più corti di quello da affrontare: sostituire la soletta originale di una scarpa, presumibilmente creata su misura per la stessa, può essere un errore madornale (la forma non si adatta perfettamente a quella della scarpa, ti trovi punti vuoti che creano sensazioni fastidiose e ti modificano il modo di camminare, minore efficienza del passo, sovraccarichi difformi o, quantomeno, diversi da quelli che il tuo corpo è abituato a supportare, sfregamento del piede in zona priva di callo, probabili vesciche). Certamente utile la crema antifrizione, forse, però, meglio applicarla solo al momento della partenza, non a ripetizione nei giorni precedenti pensando di aumentarne l’efficacia (mi sa che così facendo ho invece ammorbidito troppo la pelle dei piedi facilitando l’insorgere delle vesciche). Forse le cose sarebbero andate allo stesso modo, ma almeno non avrei avuto questi dilemmi in mente, dopo tante esperienze e tanto studio dovevo solo lasciare tutto inalterato e limitarmi a camminare, niente tabelle nuove, niente scarpe diverse, niente di niente, invece mi sono lasciato prendere dalla mia smania di perfezionismo e sono stato adeguatamente punito.

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A questo punto non so se riproverò ancora la TappaUnica3V, di sicuro mi rimetterò in cammino sul sentiero 3V “Silvano Cinelli” (ho già concordato con un amico di farlo in tre tappe la prossima estate, ma ho anche intenzione di proporlo agli amici di Mondo Nudo nella classica percorrenza in sette giorni), di certo continuerò con il lungo cammino che fino a settanta chilometri riesco a concludere con soddisfazione e divertimento, probabilmente proverò ad allungare il mio limite sui novanta forse cento chilometri, poi si vedrà. Certo il tarlo, che già rode in mente, continuerà a fare il suo lavoro e il desiderio di rendere compiuta l’incompiuta mi perseguiterà, ma nel contempo la motivazione iniziale andrà ulteriormente scemando, l’età salirà, diverrà sempre più difficile mantenere la necessaria prestanza fisica e calerà la sopportazione mentale della fatica e della sofferenza, vedremo!

P.S.

Sono a disposizione di chiunque voglia percorrere, parzialmente o per intero, in tappa unica o in più tappe, questo sentiero: informazioni, calcolo dei tempi di percorrenza, definizione del materiale, prenotazione dei punti tappa, reperimento di un accompagnatore qualificato, cartine e mappe, tracce GPS, relazioni, perlustrazioni.

 

#TappaUnica3V: riproviamoci!


Stanotte Emanuele, come solo pochissimi sapevano, è ripartito per il suo intrigante viaggio sulle tracce del sentiero 3V “Silvano Cinelli”. Stavolta, così come già più volte fatto in tanti allenamenti anche piuttosto lunghi (fino a novanta chilometri), ha scelto di essere in totale autonomia: nessun assistente, nessun mezzo di appoggio, niente rifornimenti programmati, si affiderà solo ed esclusivamente a sé stesso.

Nello zaino, oltre all’abbigliamento e al materiale accessorio (frontale, documenti, batterie supplementari, kit di primo soccorso), un primo carico d’acqua e di soluzione ipotonica che verrà man mano reintegrato fruendo delle fontane e dei bar che troverà sul cammino, tutti i gel e tutte le barrette necessarie per l’alimentazione e il supporto energetico dell’intero giro, lo smartphone per l’invio a casa di periodici messaggi.

Altro punto di sinergia con i già citati allenamenti: l’assenza di una precisa tabella di marcia. L’obiettivo è quello di fare l’intero percorso nel minor tempo possibile, non importa quanto sarà questo tempo (minore, uguale o maggiore delle quaranta ore programmate ad ogni tentativo), ovviamente sempre nella modalità tappa unica (si parte e si cammina pressoché costantemente fino ad essere arrivati, niente soste per mangiare, niente soste per riposare, niente soste per dormire, solo brevi fermate).

Buon viaggio Emanuele, ci rivediamo al punto di arrivo del sentiero domenica pomeriggio

Locandina TappaUnica3V-600

Libro “Il mio 3V” di Luca Regonaschi


È sempre difficile fare la recensione di un libro, si rischia di cadere nello scontato, di reiterare nelle cose già dette per altri libri, di scadere nei luoghi comuni e nelle solite affermazioni iperboliche, per mia fortuna di libri ad oggi ne ho recensiti molto pochi, così posso almeno in parte sentirmi protetto, ritenermi parzialmente esente da alcune delle suddette problematiche e procedere con spirito libero.

Inizio estate 2017, vengo contattato da una persona che non conosco e che mi chiede informazioni sul sentiero 3V, sentiero dedicato a mio padre e che ormai conosco alla perfezione visto che ne ho recentemente tentato la percorrenza in tappa unica fermandomi a poco più di venti chilometri dal traguardo, un viaggio per il quale mi sono studiato il percorso, che salvo bevi tratti mai avevo effettuato, nei minimi dettagli, percorrendolo più volte per intero ma a singole distinte tratte. Un lavoro, questo, intenso e interessante che mi ha dato tantissimi insegnamenti evocandomi così l’idea di metterli a frutto, di mettermi a disposizione di chiunque volesse percorrere questo sentiero e così, come appena fatto con altra persona, passo a Luca tutte le informazioni che mi chiede e gli offro la mia collaborazione anche per il seguito.

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Agosto 2017, Luca parte per la sua avventura sul sentiero 3V, lo seguo a distanza per il tramite di alcuni contatti telefonici, gli dipano in tempo reale alcuni dubbi e incertezze, lo sostengo e lo incito. Maddalena, Conche, Sonclino, Vaghezza, Maniva, “dai Luca sei al giro di boa, ora inizia la discesa”. Hai voglia della discesa, ci sono ancora migliaia di metri da fare, anche in salita: è solo una discesa virtuale, quella discesa che ti dipingi nella mente al fine di renderti più agevole il cammino. Luca procede deciso e, pian piano, lascia dietro di sé metri e chilometri: Monte Campione, Monte Guglielmo (l’antico Cölmen poi storpiato nel passaggio dal dialetto all’austriaco degli antichi topografi e da questo all’italiano), Croce di Marone, Almana, Zoadello, Pizzo Cornacchia, Quarone, Santuario della Stella, Monte Peso, Campiani, Picastello. Ecco che ai suoi piedi appare nuovamente la città, l’ultima discesa ed è fatta, s’infila nella stradina ciottolosa che entra tra le prime case di Urago Mella e perviene al suo meritato traguardo. Seppure a distanza esulto con lui per la splendida riuscita del suo viaggio e lo esorto a scrivermi un resoconto da pubblicare sul mio blog, dove, fra le altre cose, ho creato una sezione specifica per il sentiero 3V.

Giugno 2018, Luca, stimolato dallo scritto fatto per il mio blog e trovandosi materiale già pronto, mi chiede l’autorizzazione per utilizzarlo nella realizzazione di un libro: “ci mancherebbe altro, manco devi chiedermelo, è materiale tuo, per me è stato un onore pubblicarlo ma resta tuo e ci puoi fare quello che vuoi”.

Luglio 2018, Luca non perde tempo, giusto il tempo di rivedere gli scritti e aggiungervi qualche appunto sulla storia del sentiero ed ecco che il libro è pronto, il 27 viene ufficialmente presentato presso il Comune di Isorella, suo luogo natale. La sala straborda di persone, molte persone, cento, duecento, forse anche più, ci si deve stringere per far entrare tutti nella piccola Sala Consiliare, Luca è visibilmente commosso da questo afflusso, si aspettava tanti amici e parenti, ma qui ci sono tanti altri, più o meno conosciuti, più o meno sconosciuti, sono strafelice per lui e… per il 3V: tutti e due meritano successo, ambedue meritano siffatta attenzione.

Ma il libro? Ehm, si, il libro. “Il mio 3V – Il sentiero delle Tre Valli bresciane – Secondo me –“ di Luca Regonaschi edito Marco Serra Tarantola. Resoconto emozionale, coinvolgente descrizione che ci accompagna passo passo nelle emozioni vissute, negli incontri fatti, nei dubbi e nelle incertezze, nelle paure, eh si perché ci sono anche queste, e nelle soddisfazioni che un solo percorso a tappe sa creare e donare a chi lo percorre. Luca è un ragazzo solare, aperto, tutto il mio contrario, attacca facilmente bottone e lo si capisce benissimo man mano che si procede nella lettura: rapporti non solo convenzionali coi gestori delle strutture in cui pernotta, amicizie che si formano ad ogni incontro, il coinvolgimento in una festa di compleanno, l’ospitalità notturna di un lumezzanese, i cercatori di funghi della Vaghezza, Sergio e Nicola casualmente incontrati sulle tracce e via dicendo. Lo stile narrativo dello scritto ne rende fluida la lettura, la cominci e non te ne stacchi più, parola dopo parola, riga dopo riga, pagina dopo pagina, anche tu sali e scendi le montagne, anche tu ti perdi nel vortice emozionale e nella fatica, anche tu soffi e affanni chilometro dopo chilometro, anche tu tremi e sorridi, anche tu parli con le persone e la natura, anche tu disegni la tua discesa virtuale e ti incammini felice verso il traguardo, vedi la città sotto i tuoi piedi, percorri l’ultima discesa, entri in Urago e ne calpesti il ciottolato, ammiri con soddisfazione la targa che ne identifica la fine, gioisci del risultato. Un’oretta e volti il retro di copertina desideroso di metterti in cammino, la mente rivolta alla montagna, le gambe frementi di mettersi in moto, il cuore che già pompa per darti energia, una sola parola si visualizza davanti ai tuoi occhi: 3V.

Bravo Luca, un ottimo aiuto alla conoscenza del sentiero 3V “Silvano Cinelli”, la migliore risposta a quella domanda che ti poni nello stesso libro “cosa posso fare per contribuire alla conoscenza di questo percorso?” Ecco non solo ti sei risposto, ma l’hai fatto. Grazie Luca, grazie a nome del sentiero, grazie a nome di mio padre, grazie a nome mio personale e… segnatelo sul taccuino: fra poco ci riprovo io, poi un 3V ce lo facciamo insieme, magari in tappa unica, ma anche a tappe o, perché no, in ambedue le soluzioni (non credo nel 2019, forse nel 2020, la percorrenza a tappe la proporrò nell’ambito degli eventi VivAlpe del mio blog, siete tutti invitati).

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“Il mio 3V” di Luca Regonaschi -presentazione


Dopo la serie di racconti pubblicata su questo stesso blog, Luca arriva alle stampe raccontando tutti i dettagli del suo viaggio sulle tracce del Sentiero 3V “Silvano Cinelli”:

“Il mio 3V – Il sentiero delle tre valli secondo me”
di Luca Regonaschi
Serra Tarantola Editore

Venerdì 27 luglio presso la Sala Consiliare di Isorella (BS), Piazza Roma 4, con la partecipazione del Comune di Isorella e della Sezione di Bozzolo del Calub Alpino Italiano ci sarà la presentazione ufficiale. A seguire un piccolo rinfresco.

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#TappaUnica3V partenza! Seguimi in tempo reale


Eccoci al fatidico giorno della partenza, ovviamente non poteva mancare qualche dolorino, ma non mi faccio distrarre ne tantomeno fermare: alle 20 mi metterò in cammino nella convinzione che quest’anno chiuderò il conto col Sentiero 3V in modalità tappa unica.

Ecco il percorso completo in vista tridimensionale

TU3V2018

Se vuoi studiare meglio il percorso vedi la relativa mappa dinamica sul mio profilo GPSies.

Se, a partire dalle 20 di questa sera, vuoi seguirmi in tempo reale clicca qua.

#TappaUnica3V, ultimi giorni!


Mancano quattro giorni alla partenza, sono carichissimo, purtroppo le previsioni che prima davano bel tempo pian piano sono cambiate e ora danno pioggia pressoché continua e temperature basse, speriamo che la perturbazione ritardi un paio di giorni: certo qualche millimetro di pioggia non mi preoccupa, anzi, potrebbe anche farmi piacere nella calura attuale, ma ne sono previsti venti e anche se spalmati nella giornata iniziano ad essere troppi per i tratti di simil arrampicata (Dossone di Facqua, Dosso Alto, Corni del Diavolo, Almana) a cui non vorrei rinunciare.

A parte questo sono sereno, la preparazione fatta è stata notevole, la mia conoscenza del percorso e della montagna in genere è rilevante, ho sulle spalle un bagaglio tecnico di tutto rilievo, per cui mi dedico con calma e tranquillità alle ultime operazioni: ritiro dell’acqua e dello SPOT, controllo del materiale, sistemazione di piccoli dettagli quali la regolazione degli spallacci dello zaino, pulizia delle borracce e… rifinitura del piano di marcia, anzi quest’ultima cosa è stata già finita e, ricordandovi che si tratta di pure indicazioni di massima visto che quest’anno procederò, almeno per il tratto Brescia – Maniva, a sensazione, lasciando nello zaino persino l’orologio, eccola.

 

Dettaglio 2018 Distanza km Vel km/h Tempo assegn. Orario pass. Totali  tra riforn.
Brescia, inizio via San Gaetanino 0,00 0,00 00:00 20:00
Ex Rifugio Monte Maddalena 5,06 2,89 01:45 21:45
Stazione di Monte Salena 2,03 4,06 00:30 22:15
Colle di San Vito 1,81 5,43 00:20 22:35
Chiesa San Rocco a Nave 3,13 4,70 00:40 23:15
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 23:20
Santuario di Conche 5,60 2,80 02:00 01:20
Eremo di San Giorgio 1,97 2,96 00:40 02:00
Passo del Cavallo 2,51 3,77 00:40 02:40
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 02:45
Punta Camoghera 3,21 2,03 01:35 04:20
La Brocca 0,45 2,70 00:10 04:30
Dossone di Facqua 0,82 1,23 00:40 05:10
Passate Brutte 0,78 2,34 00:20 05:30
Corna di Sonclino 2,71 4,07 00:40 06:10
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 06:15
Passata di Vallazzo 2,35 3,53 00:40 06:55
Punta Ortosei 0,77 1,85 00:25 07:20
Punta di Reai 0,72 2,88 00:15 07:35
Cocca di Lodrino 2,47 3,71 00:40 08:15
Rifornimento – ripartenza     p 00:15 p 08:30 12:15
Passo della Cavada 3,32 2,66 01:15 09:45
Roccolo Morandi 0,99 2,97 00:20 10:05
Passo del Termine 2,67 4,58 00:35 10:40
Piani di Vaghezza 1,32 2,64 00:30 11:10
Vetta Vaghezza 0,48 2,88 00:10 11:20
Chiosco Vaghezza 0,76 5,70 00:08 11:28
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 11:33
Monte Ario 3,48 2,09 01:40 13:13
Goletto Campo di Nasso 0,60 7,20 00:05 13:18
Dosso Falcone 0,53 2,65 00:12 13:30
Passo Falcone 0,26 3,12 00:05 13:35
Monte Pezzeda 0,60 1,80 00:20 13:55
Passo di Pezzeda Mattina 1,02 6,12 00:10 14:05
Monte Pezzolina 0,74 1,78 00:25 14:30
Passo di Prael 0,30 2,25 00:08 14:38
Incrocio 3V basso 1,26 5,04 00:15 16:23
Passo delle Portole 1,62 4,42 00:22 16:45
Passo del Dosso Alto 0,72 5,40 00:08 16:53
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 16:58
Dosso Alto 1,26 2,16 00:35 17:33
Forcella inizio discesa pratone 0,40 1,26 00:19 17:52
Gioco del Maniva – Albergo Dosso Alto 1,58 5,27 00:18 18:10
Sosta e rifornimento – ripartenza     p 01:30 p 19:40 9:40
Monte Dasdana 4,61 3,64 01:16 20:56
Monte Colombine 1,45 4,35 00:20 21:16
Goletto di Cludona 1,15 6,90 00:10 21:26
Passo delle Sette Crocette 1,94 4,31 00:27 21:53
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 21:58
Monte Crestoso 1,17 3,19 00:22 22:20
Foppa del Mercato 2,85 2,85 01:00 23:20
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 23:25
Corni del Diavolo 0,47 1,13 00:25 23:50
Cima Torricella 0,85 3,40 00:15 00:05
Sella base Muffetto 1,15 6,90 00:10 00:15
Monte Muffetto 0,82 1,97 00:25 00:40
Goletto del Baccinale 1,00 7,50 00:08 00:48
Colma di Marucolo 3,92 3,14 01:15 02:03
Colle di San Zeno 3,83 8,51 00:27 02:30
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 02:35
Malga Gale 2,50 3,95 00:38 03:13  
Monte Guglielmo (Monumento) 1,67 2,51 00:40 03:53
Croce di Marone 4,13 9,91 00:25 04:18
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 04:23
Forcella di Sale 2,00 5,45 00:22 04:45
Punta Cabrera 0,58 1,51 00:23 05:08
Punta Almana 0,87 2,61 00:20 05:28
Croce di Pezzolo 1,65 6,60 00:15 05:43
Monte Rodondone 1,65 3,67 00:27 06:10
Santa Maria del Giogo (parcheggio trattoria) 1,34 6,18 00:13 06:23
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 06:28
Caposs 2,56 6,98 00:22 06:50
Rifornimento – ripartenza p 00:15 p 07:05 11:10
Pozza di Punte dell’Ort 0,43 3,69 00:07 07:12
Zoadello Alto – Vineria Zoadello 1,36 8,16 00:10 07:22
Pianello 0,79 5,93 00:08 07:30  
Strada del Faeto 0,39 3,90 00:06 07:36  
San Giovanni di Polaveno 1,49 8,94 00:10 07:46  
Uccellanda della Colmetta 3,51 4,21 00:50 08:36
Monte Magnoli 3,58 4,77 00:45 09:21
Quarone di Sopra (sotto cascina) 1,67 8,35 00:12 09:33
Quarone di Sotto (Pozza del Paradiso) 0,88 4,40 00:12 09:45
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 09:50
Via Forcella 3,43 8,23 00:25 10:15
Monte Selva (Santuario della Stella) 0,89 2,67 00:20 10:35
Roccolo Selva 1,22 4,88 00:15 10:50
Monte Peso 1,18 3,54 00:20 11:10
Margine o Pausa recupero – ripartenza     p 00:05 p 11:15
Via Campiani (parcheggio) 0,95 5,70 00:10 11:25
Passo delle Crosette 1,42 5,68 00:15 11:40
Monte Picastello 0,30 3,60 00:05 11:45
Brescia – Urago Mella (piazzetta) 1,56 6,24 00:15 12:00
  131,39 3,55 37:00 3:00 4:55
  Tot. km Vel. media Tot. ore cammino Tot. ore sosta

Alla prossima!

Crinale est della Val Bertone (Caino – BS)


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Nonostante la presenza di numerosi capanni da caccia e una traccia spesso profondamente incisa dal passaggio delle moto o delle bici, trattasi di un interessante percorso che segue la lunga e panoramicissima cresta spartiacque in sinistra orografica della Val Bertone per poi portarsi sul fondo di quest’ultima dove, inizialmente, si mantiene, con fresco ed entusiasmante gioco, esattamente nel torrente che la solca.

Nel tratto di cresta dal Monte Pino al Monte Sete lo sguardo a est si estende da una piccolissima parte delle Dolomiti di Brenta alla Pianura Padana passando per Monte Baldo e Lago di Garda, a nord si possono osservare i rilievi della parte bassa della Val Sabbia e alcuni di quella alta della Val Trompia, a ovest il panorama è chiuso dal vicino e IMG_0407ampio Monte Doppo con il limitrofo Monte Gabbie e il lungo crinale che da quest’ultimo scende nella Val Bertone formando i monti Paradiso e Valcada, a sud analoga situazione provocata dal Monte Ucia e la sua lunga dorsale sommitale.

Molte le essenze floreali presenti lungo tutto il percorso a queste si combinano le belle e giovani conifere della cresta e del versante sinistro orografico della Val Bertone, sul fondo della quale si possono reperire lunghe file di spinosi cespugli di saporita Mora selvatica.

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Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: piazzale sterrato all’inizio della Val Bertone sulla sinistra (salendo) di Via Nazionale di Caino, strada detta “le Coste di Sant’Eusebio” che da Nave, passando per Caino e il Colle di Sant’Eusebio, raggiunge Odolo e da qui la Val Sabbia.
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 417m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 417m
  • Quota massima: 784m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 580m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 580m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 14,43 km
  • Tipologia del tracciato: molto vario alterna a ripetizione sentieri e strade sterrate o cementate, un tratto è su terreno libero (letto di un torrente).
  • Difficoltà (vedi spiegazione): EE3P
  • Tempo di cammino: 4 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: a tratti nell’ufficiale bianco-rosso con alcune tabelle segnaletiche, altri tratti presentano deboli e sparuti segni rossi altri ancora, in particolare il rientro lungo la Val Bertone, non sono segnalati.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi a Nave o Caino.
  • Rifornimenti idrici naturali: sorgenti nella parte finale (l’ultima mezz’ora di cammino).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi a Brescia e Nave.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): sicuramente alta nel tratto che percorre il letto del torrente sul fondo della Val Bertone, in linea di massima pure alta nella discesa dal Passo Viglio alla Val Bertone, bassa e a tratti nulla sul resto del percorso.

Profilo altimetrico e mappa

Partenza che da dolce si fa presto piuttosto impegnativa per poi calmarsi sensibilmente. Nel tratto mediano il profilo si addolcisce in un lungo tratto che a brevi salite alterna lunghe discese e tratti pianeggianti. Infine la lunga e pressoché costante discesa verso valle, con una prima parte piuttosto tecnica per via del profondo solco scavato da moto e biciclette e una parte mediana altrettanto complessa in quanto su terreno vergine o addirittura in acqua. Finale tranquillo su liscia strada sterrata.

GPSies – Cresta est della Val Bertone

Clicca sull’immagine per accedere alla mappa dinamica con profilo

Relazione tecnica

IMG_20171022_095356

Dal parcheggio incamminarsi lungo la strada asfaltata in direzione est. Raggiunto il primo tornante abbandonare l’asfalto per prendere a destra una strada sterrata che, in leggera salita, s’infila nella Valle del Loc e attraversa le poche case della località Surago. La pendenza aumenta sensibilmente e si passano altre case poi la strada volge a destra per risalire ad altra cascina d’innanzi alla quale s’incontra un bivio. Prendere la meno evidente sterrata che si dirama a sinistra e dopo aver attraversato il ruscello imboccare sulla destra uno stretto sentiero che si risale con difficolta, sia per la forte pendenza che (e soprattutto) per la profonda traccia scavata dal passaggio delle moto. Arrivati ad un bivio prendere a sinistra e continuare la faticosa salita. Raggiunto un ulteriore bivio ancora a sinistra procedendo ora, con minore difficoltà, su tracciato più largo e comodo anche se pur sempre a tratti segnato. Dopo aver oltrepassato il Torrente della Valle del Loc si sottopassa il capanno della Passata di Sant’Eusebio e in breve si perviene all’omonimo colle.

Attraversata la strada asfaltata seguirla in direzione di Odolo (destra), ma fatti pochi passi prendere a sinistra il sentiero che, in pochi metri, porta alla chiesa di San Pietro in Vincoli da aggirare sulla sinistra. Attraversato un brevissimo tratto di rada boscaglia, proseguire risalendo un pendio molto ripido e rovinato dal passaggio di moto e/o bicilette. Quando la pendenza degrada il sentiero, ora su bel prato, svolta decisamente a sinistra lambendo prima, sulla sinistra, un capanno e poi, sulla destra, la Cascina Gnutti. Per una strada inerbata si risale il successivo pendio attraversando una rada fascia di bosco, poi, nuovamente per bei prati, la strada, fattasi più evidente, passa all’interno di un capanno e lambisce, lasciandola sotto a destra, una piccola casa. Arrivati al sommo del dosso erboso la strada prosegue pianeggiante verso un’altra più grande casa, seguendola o, in alternativa, prendendo a sinistra un esile sentiero nell’erba che passa alla sinistra della casa, portarsi alla base del pendio meridionale del Monte Mizzingolo dove ci si immette su un largo ed evidente sentiero. Con comodo percorso a mezzacosta si aggira ad ovest il Monte Mizzingolo giungendo a un baitello (Bait del Ginetto) con IMG_0409annesso capanno di caccia, qui s’inizia a salire il ripido pendio del Monte Pino per poi, sempre seguendo la larga ed evidentissima traccia del sentiero palesemente scavato ad arte nel terreno, tagliarne il versante orientale fino a pervenire, dopo aver attraversato altro capanno, al filo di cresta. Senza possibilità d’errore seguire fedelmente l’esile filo di cresta che, dopo un tratto pressoché pianeggiante, ripidamente scende ad una larga sella di poco soprastante il baitello di altro capanno da caccia. Una breve e leggera salita porta alla sommità del Monte Gnone (traliccio di un elettrodotto da sottopassare) dalla quale si cala abbastanza comodamente alla successiva larga sella. Su evidente traccia assai rovinata, attraversando una giovane conifera faticosamente si sale alla vetta del Monte Sete, per poi, con lunga e ripida discesa, raggiungere i prati di Casa Prandini che si discendono tenendosi a monte della casa e puntando all’evidente capanno di caccia. Si aggira il capanno sulla destra, si volge a sinistra e si perviene ad un breve e ripido canalino scavato tra due spuntoni rocciosi che si discende con un poco di attenzione. Ripreso il filo di cresta, prima in piano poi ancora in discesa si perviene ad IMG_4833altra larga. Lambendo un capanno si risale l’ennesimo rilievo in vetta al quale attraversiamo una bella conifera con largo e piano balcone erboso sulla Val Bertone (ottimo punto per una sosta). Costeggiando una recinzione scendiamo a destra per poi volgere a sinistra e, in pano, raggiungere una strada cementata che seguiamo in forte discesa verso destra. Arrivati alla confluenza in altra strada cementata volgiamo a sinistra e, in fortissima salita, ci riportiamo sul filo del crinale dove, volgendo a destra, in breve siamo ad una casa (località Pulsa). Per sterrato proseguiamo sulla sinistra della costruzione, risaliamo un breve pendio e in piano procediamo sul lato occidentale del costone arrivando ad altra casa dove la strada termina. A monte della casa proseguiamo per sentiero a riprendere il filo del crinale, oltrepassiamo una sbarra e scendiamo ad altra casa con capanno. Per strada sterrata puntiamo al Dosso Fontane che, seguendo la cinta in cemento di una grande proprietà, aggiriamo a est pervenendo alla strada che scende a Binzago. A sinistra per sterrata in pochi metri ad una sella con altro bivio, ancora a sinistra per strada sterrata che, in piano, taglia tutto il versante settentrionale del Dosso Fontane. Sempre per strada sterrata oltrepassiamo il capanno di Carrera e quello delle Colme di Binzago, lasciamo sulla destra una casa e al primo bivio prendiamo a destra in discesa. In breve perveniamo ad altro bivio, andiamo a sinistra in discesa raggiungendo la sella del Passo Viglio.

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Imbocchiamo il sentiero che si abbassa sulla sinistra del cancello d’ingresso ad una grande casa (Roccolo Bertone) posta alla sommità di un dosso. A mezzacosta nel bosco, ignorando una traccia che sale a destra appresso la cinta della casa di cui sopra, raggiungiamo il fondo di una valletta dove il sentiero volge a sinistra a tagliare il versante meridionale del Monte Gabbiole. Con ripida salita tra grandi alberi si perviene ad un crinale dal quale si scende per erbe in direzione della Val Bertone. Dopo aver perso un centinaio di metri di dislivello il sentiero volge a destra prima ancora in terreno aperto poi rientrando nel bosco dove la traccia si fa a tratti profondamente scavata dalle moto. Disceso un largo canale si riprende a traversare verso nord-ovest fino a sbucare su IMG_0498una larga strada sterrata che si segue a destra, prima in salita poi in piano, fino ad arrivare al largo guado del torrente Garza sul fondo della Val Bertone. Senza attraversare il torrente volgiamo a sinistra per procedere lungo il torrente stesso scegliendo il percorso migliore o, se disponiamo di calzature adeguate (stivali o, meglio, robusti sandali) camminando direttamente nell’acqua che, salvo qualche piccola pozza facilmente aggirabile, non è mai molto alta. Oltrepassato un tratto stretto tra alte rocce perveniamo ad un salto artificiale che superiamo a destra scendendo con attenzione un ripidissimo pendio di terra e roccia (5 metri di dislivello pressoché verticali). Attraversiamo una conca erbosa e scendiamo con minori problemi il successivo risalto terroso riportandoci nel corso del torrente che seguiamo nuovamente verso destra. Passata una larga spianata dopo alcune curve del torrente questo scende a destra in una forra facendosi impraticabile, allora individuiamo e prendiamo sulla sinistra una traccia di sentiero che pianeggiante entra nel bosco. Un ripido salto molto rovinato e pericoloso è aggirabile sulla destra nella fitta boscaglia andando a riprendere il torrente per poi alzarsi sulla sua destra, attraversare un tratto di bosco e alte felci, ridiscendere con qualche problema al torrente, guadarlo e, per esile traccia tra alte erbe, risalirne la sponda opposta a prendere una più evidente IMG_0503traccia di sentiero in coincidenza con un bivio. Andare a destra a mezza costa per superare un tratto esposto sopra altra forra del torrente dopo il quale il sentiero confluisce in una strada sterrata per la quale si discende tutta la parte mediana della Val Bertone pervenendo alla zona attrezzata con tavoli e bracieri, nei pressi anche la casetta ricovero dei Gnari della Val Bertone. Superato su ponte il torrente qui più largo, la strada si mantiene in quota tagliando i pendii orientali dei monti Civelle e Valcada per poi iniziare a scendere dolcemente. Passate le cascine in località Le Dase la discesa si fa più accentuata e porta al parcheggio da dove si è partiti.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Parcheggio inizio val Bertone 0:00
Colle di Sant’Eusebio 0:40
Capanno a nord di Monte Pino 0:30
Monte Sete 0:30
Passo Viglio 1:00
Guado di Val Bertone 0:40
Inizio strada di Val Bertone 0:30
Parcheggio inizio Val Bertone 1:00
TEMPO TOTALE 4:50

 

Monte Maddalena (Brescia), anello della Val Fredda


La zona dell’escursione, a destra la Val Fredda, al centro passa la discesa

Breve anello sulle pendici del monte dei Bresciani, la Maddalena, percorrendone il versante meno noto e frequentato. L’estesa copertura boschiva lo rende paesaggisticamente molto limitato, ma l’itinerario risulta comunque interessante coniugando interessi espressamente fisici (il piacere che deriva dalla fatica del cammino) con quelli naturalistici (il bosco presenta una buona varietà di piante e di essenze floreali ed è possibile l’incontro con alcune specie animali, in particolare il cinghiale), alimentari (nel periodo opportuno è possibile raccogliere tante ottime castagne) e storici (l’ex polveriera di Mompiano). Alcune grotte, sfiorate dal percorso, possono rappresentare un altro spunto di interesse, una di queste viene utilizzata per l’allestimento di un presepe. Molto bucolica la zona dove si trova il rifugio Valle di Mompiano (che si sfiora in salita e si tocca in discesa) dove alcuni tavolini consentono una comoda sosta all’ombra di grossi castagni. Bella anche la zona limitrofa alla Cascina Margherita, allietata da una piccola pozza che domina una parte della città di Brescia e da dove è possibile allungare lo sguardo verso la Pianura Padana. L’anello risulta percorribile in ogni stagione dell’anno sebbene, data la bassa quota e nonostante il nome, l’estate potrebbe risultare poco indicata. La vicinanza alla città lo rende estremamente accessibile anche a chi, magari arrivando da fuori, non disponga di mezzi propri di trasporto: dalla stazione ferroviaria di Brescia la velocissima (9 minuti) linea della metropolitana arriva a ottocento metri dal punto di partenza (stazione Europa nei pressi della cittadella Universitaria); a cinquanta metri dal parcheggio, invece, arriva la più lenta (27 minuti) linea dei bus urbani (linea 15, fermata di via Nikolajewka).

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: il parcheggio dei grandi giardini pubblici di via Nikolajewka (Parco della Croce Rossa) al Villaggio Montini di Brescia
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 121m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 121m
  • Quota massima: 558m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 463m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 463m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 10,5km
  • Tipologia del tracciato: nella parte bassa (dal parcheggio al rifugio) all’andata a un breve tratto asfaltato segue una stradina sterrata che diviene largo sentiero, al ritorno dopo una sterrata segue un lungo tratto di asfalto; dal rifugio in su sentieri.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P
  • Tempo di cammino: 3 ore e 30 minuti
  • Segnaletica: paline e segni bianco rossi lungo l’intero percorso; la salita segue il sentiero n°10 del Parco delle Colline Bresciane.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi a Mompiano e nello stesso Villaggio Montini.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanella nei pressi del rifugio Valle di Mompiano (eventualmente raggiungibile già in salita con una brevissima, due minuti, digressione dal percorso indicato) e al bivio tra via Valle di Mompiano e via Egidio Dabbeni (parte terminale dell’anello, eventualmente raggiungibile in auto prima di portarsi al parcheggio).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi di Brescia, se in gruppo anche il rifugio Valle di Mompiano (gestito dai Gnari dè Mompià ai quali richiedere le chiavi).
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): impossibile nel tratto urbano (parte bassa dell’anello) e nei pressi del rifugio; generalmente limitata nel tratto di salita alla cascina Margherita (sentiero solitamente abbastanza frequentato); più ampia nel lungo traverso (sentiero poco frequentato) e nella successiva discesa (sentiero poco frequentato che ogni tanto tocca una frequentata pista di discesa in bicicletta; avvicinandosi al rifugio il sentiero diviene, nei fine settimana, più frequentato).

Profilo altimetrico e mappa

Partenza pianeggiante che permette un ottimo riscaldamento prima d’iniziare a prendere pendenza, poi l’inclinazione cresce progressivamente fino a diventare, dal rifugio alla cascina Margherita, rilevante anche se non estrema. Dalla Margherita si prosegue con un lungo tratto sostanzialmente pianeggiante per poi prendere la ripida discesa che, con costante pendenza, riporta al rifugio. Da qui progressivamente la pendenza diminuisce fino al piano.

GPSies - Brescia - Anello della Val Fredda sul Monte Maddalena

Clicca sull’immagine per accedere alla mappa dinamica con profilo

Relazione tecnica

Usufruendo di un percorso ciclo-pedonale, incamminarsi verso sud lungo via Nikolajewka, oltrepassare l’incrocio con via Piero Calamandrei e procedere fino al termine della pedonale, proseguire ancora un poco lungo via Nikolajewka e, al suo termine su via della Garzetta, procedere per il lato sinistro di quest’ultima. Oltrepassare gli edifici della Scuola Edile Bresciana, l’antica palazzina del Poligono di Tiro a Segno e i parcheggi del centro sportivo Club Azzurri Brescia. Subito dopo, a sinistra, prendere una stradina pedonale che, costeggiando per intero il lato orientale del suddetto centro, porta a via Egidio Dabbeni. Seguire questa via a destra pervenendo in breve alle abitazioni della località Portass, poco oltre l’asfalto termina e inizia lo sterrato. Al primo bivio tenere la strada di sinistra e, seguendo da vicino il solco del torrente Garzetta, pervenire alla Cascina Rochi (I Sareser) dove, apparentemente, la strada finisce. Prendere a destra una sassosa stradina sterrata che, in salita, costeggia il muro di cinta di detta cascina e la oltrepassa tenendosene sopra a destra. Con minore pendenza la stradina penetra nella valle di Mompiano tenendosi appena sotto il limite del bosco e passando sopra campi coltivati. Oltrepassato il solco del torrente Val Renada la stradina termina e inizia un sentiero che, alternando tratti pianeggianti ad altri di salita, con un lungo tratto all’interno di un bel bosco di castagni conduce alla strada sterrata di accesso a La Casina e al contiguo (costruzione unica divisa in due parti) rifugio Valle di Mompiano. Proseguire lungo la sterrata verso destra, dopo pochissimi metri, già in vista della detta costruzione, appena prima del ponticello che scavalca il solco del Rio Bodrio, prendere a destra uno stretto e ripido sentiero.

In costante buona pendenza, con alcuni tornanti e lunghi diagonali risalire il boscoso fianco sinistro orografico della valletta formata dal Rio Bodrio, dove, talvolta, si svolgono battute di caccia al cinghiale. Guadagnati diversi metri di quota si sbuca su una piana stradina sterrata, a destra in pochi metri si perviene alla pozza della mitica Cascina Margherita, un tempo frequentatissimo licensì meta di merende e gite domenicali dei bresciani. Ritornare al bivio col sentiero da cui si è saliti, proseguire lungo la sterrata fino a quando questa inizia una lunga curva a destra. Sulla sinistra ci si alza un paio di metri ad una piccola radura tra grossi castagni (Ràsega), ignorando il sentiero che si alza dritto e ripido costeggiando a sinistra una pista da down hill (variante Cagnolera), prendere invece quello che procede a sinistra in piano: Pista Forestale della Val Fredda o Senter dei Rocher o Senter dei Brüsàcc (stando a OpenStreetMap i tre nomi si susseguono identificando tre tratti consecutivi dello stesso sentiero; in zona si trova, alla data di redazione della presente relazione, solo l’indicazione che riporta l’ultimo nome). Poco dopo s’incontra un primo bivio, tenere il ramo a sinistra che con un lungo e riposante diagonale porta verso est completando l’aggiramento della testata della Valle del Rio Bodrio; una breve discesa conduce alla piccola Pozza Val Fredda dove, stando alle indicazioni di OpenStreetMap, la traccia prosegue con il nome di Sentér dei Roncher. Si prosegue a mezza costa con tratti di discesa più o meno ripida attraversando i vari valloncelli pluviali che confluiscono a formare la Val Fredda di cui si aggira per intero la testata pervenendo alla località Brüsàcc. Dopo aver attraversato con attenzione il profondo toboga della pista di down hill Susy si perviene ad un bivio, prendere il sentiero che scende a sinistra, in prossimità di un capanno da caccia seguire la traccia che lo aggira sulla sinistra e continuare a scendere nel bel bosco di castagni perdendo velocemente quota. Dopo un secco cambio di direzione che porta a procedere verso sudovest si riattraversa la pista da down hill per costeggiarla brevemente tenendosi alla sua sinistra. Una secca curva a sinistra allontana la traccia dalla pista per abbassarsi un poco verso il fondo della Val Fredda. Passando accanto all’invisibile Büs dè la Strìa un lungo diagonale riporta verso nord a ritoccare la pista di down hill, subito, però, si svolta a sinistra e con diversi tornanti si scende al Büs del Tass e al Rifugio della Valle di Mompiano.

Passando a destra del rifugio prendere la sterrata di accesso e, in discesa, seguirla fedelmente, dopo la prima curva a sinistra inizia il tratto all’interno di quella che era la Polveriera di Mompiano, qui si può continuare lungo la dura sterrata oppure abbandonarla per alzarsi a sinistra ad una radura erbosa e seguire un più morbido sentierino che, attraversando le radure che ospitarono le installazioni di ArteValle (Radura delle Fate), riprende la strada poco dopo, in corrispondenza del lato settentrionale di un caseggiato (qui si possono ancora vedere due garitte di sentinella). Poco oltre, in corrispondenza della prima secca curva a destra, sulla sinistra al centro di una radura erbosa è collocata la lapide a ricordo dei ventitre lavoranti nella polveriera morti durante la seconda guerra mondiale a seguito di un bombardamento. Proseguendo lungo la strada sterrata si passa davanti al cancello d’ingresso alla polveriera e, dopo una svolta a sinistra, si perviene alla sbarra che impedisce l’accesso. Oltre la sbarra la strada diviene asfaltata e prosegue con il nome di via Valle di Mompiano, lasciare a destra la costruzione del Terminone e a sinistra la strada (via Egidio Dabbeni) che porta alla Cascina Ronchi. Procedendo a lungo in piano, sulla destra varie case e strade di accesso alla stessa, sulla sinistra campi coltivati, si perviene ad un bivio. Proseguire a sinistra per via Egidio Dabbeni, giunti alla Cascina Calina prendere il primo bivio a destra e proseguire per via della Lama fino a trovare, sulla sinistra, il primo ingresso al Parco della Croce Rossa. Seguendo la stradina di sinistra attraversare per metà la parte settentrionale del parco per poi tagliarlo quasi completamente verso destra e portarsi sul suo lato occidentale. Con larga curva a sinistra, pervenire alla larga strada asfaltata di via Ottaviano Montini. Con breve spostamento a sinistra, raggiungere le strisce pedonali e attraversare la detta strada, tornare un poco a destra per prendere la stradina che entra nella parte meridionale del Parco della Croce Rossa e seguirla fino al primo bivio. Per la stradina che volge a sinistra in breve si perviene al punto di partenza.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che deve considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Villaggio Montini – parcheggio 00:00
Cascina Ronchi 00:25
Bivio del rio Bodrio 00:25
Cascina Margherita 00:40
Pozza Val Fredda 00:10
Bivio Brüsacc 00:20
Rifugio Valle di Mompiano 00:40
Villaggio Montini – parcheggio 00:50
TEMPO TOTALE 03:30

#TappaUnica3V il giro finale in tempo reale


Così come già fatto lo scorso anno, l’amico Tony Gialdini, titolare di Gialdini Sport Brescia, mi ha sponsorizzato prestandomi il tracciatore GPS SPOT attraverso il quale potrete seguirmi in tempo reale mentre percorrerò il giro dal 7 al 9 luglio. La trasmissione inizierà il 7 luglio alle ore 20.00, comunque il sito di tracciamento è già attivo al collegamento sotto riportato, per ora contiene solo dei punti di test, usatelo per memorizzarvelo tra i preferiti.

Segui in tempo reale Emanuele nel giro finale di TappaUnica3V 2017

Potrete così anche definire il momento giusto per venirmi ad accogliere all’arrivo di Urago Mella, previsto per le ore 17.00 di domenica 9 luglio.

Grazie Tony!

#TappaUnica3V: Invito


Estendo a tutti i lettori e amici del blog l’invito a presenziare la mia partenza o il mio arrivo per questa riedizione del mio appassionante viaggio tra i monti della Val Trompia.

Un viaggio ideato e compiuto con varie motivazioni:

  • dare risalto e visibilità alle splendide tracce del Sentiero 3V “Silvano Cinelli”;
  • manifestare dissenso verso la dilagante dipendenza escursionistica (e non solo escursionistica) dai mezzi tecnici (già molti sono coloro che non si muovono da casa senza aver prima consultato per più giorni le previsioni meteorologiche, senza poter contare sull’assistenza di un navigatore GPS, senza aver comprato in sovrabbondanza e senza reale necessità costosi materiali tecnici, eccetera);
  • dimostrare che, attraverso l’esperienza e la conoscenza (e la testa), in montagna ci si può andare anche con il minimo del supporto tecnologico;
  • dimostrare che anche un diabetico può permettersi delle “imprese” sportive;
  • invitare a supportare la ricerca sul diabete;
  • evidenziare che se in montagna incontrate una persona nuda potreste compiere un grave errore nel ritenerla sprovveduta, fuori luogo, esibizionista;
  • dissentire con quei sindaci e con tutti coloro che oppongono resistenza alla diffusione del nudo;
  • supportare i Sindaci e tutti coloro che non ostacolano la diffusione del nudo;
  • incitare a manifestare pubblica voce i Sindaci e tutti coloro che supportano, praticano o vivono il nudo;
  • protestare contro la convenzione giuridica che ritiene il nudo opportuno solo in contesti specifici o in ambienti isolati e solitari;
  • ribadire che il nudo è la nostra normale condizione e va pertanto inteso normale in qualsiasi contesto e ambiente.

Grazie già da ora a tutti coloro che saranno presenti alla mia partenza o al mio arrivo, a tutti coloro che mi supporteranno durante il viaggio ed anche a tutti coloro che mi penseranno per un sostegno morale.

Grazie!

#TappaUnica3V 2016, l’album fotografico


Come ogni buon evento merita ecco l’album fotografico di TappaUnica3V 2016, un sentito ringraziamento ai fotografi: Carla Cinelli, Maria Cinelli, Fabio Corradini e Alberto Quaresmini. Clicca sulla locandina sottostante per visualizzarlo.

TappaUnica3V 2016

A luglio per la nuova entusiasmante TappaUnica3V 2017!

locandina-tappaunica3v-600

Anello Bassissimo del 3V (Val Trompia – BS)


Foto di Carla Cinelli

La stretta traccia d’un esile sentiero risale il crinale del monte, l’uomo la segue fruendo della luce lunare, passo calmo e regolare, a tratti si ferma per osservare: file di montagne chiudono l’orizzonte, profilo seghettato e irregolare delle chiome degli alberi che le ricoprono, le mille sfumature del blu sono disegnate dalla luna che piena risplende nel cielo, lontano un allocco ritmicamente lancia il suo lamentoso grido mentre più da presso i fruscii di piccoli animali che si muovono tutt’attorno, all’improvviso rumori secchi di rami spezzati, l’acre odore di selvatico e un grugnito, un cinghiale fugge nel bosco per fermarsi poco più in basso e riprendere il suo quieto pascolo.

IMG_9514Blu della notte che copre i mille colori ricostruiti dalla mente, pensieri evanescenti, fulgidi ricordi, una nuova linea di monti delinea l’ennesimo orizzonte, salite e discese lasciate alle spalle, chilometri e metri passati sotto i piedi. Debole luce rischiara d’azzurro il nuovo giorno, pungente lama di freddo anticipa il mattino, il primo canto d’invisibili uccelli s’unisce al silente ritmo del passo umano ormai reso facile dal lungo cammino, gambe e mente, mente e gambe, fusione simbolica, fusione reale. Un alito di vento scuote le foglie, il respiro del monte si fonde con quello dell’uomo, respiro profondo, lento e melodico, come opera lirica le ritmiche note si diffondono nell’aere scandendo il mio passo e quello del mondo che mi circonda.

Ricordi, sensazioni, emozioni che solo un lungo cammino ha il tempo e la forza di generare tutti insieme, un cammino che vada ben oltre le dieci o dodici ore ininterrotte che già sono limite estremo dell’usuale escursionismo, che vada ben oltre quei venti chilometri che già sembrano tanti, un cammino che incorpori notte e giorno, che salga e scenda tre, quattro, cinque, dieci volte. Un cammino come quello di questa relazione: un anello che unisce fra loro i due tratti più bassi del sentiero 3V “Silvano Cinelli”, quello iniziale da Brescia a Conche e quello finale da Casa Pernice a Urago Mella.

Il vantaggio dell’anello, rispetto alla percorrenza delle singole tappe, è quello di riportarci esattamente al punto di partenza, risparmiandoci, così, il ritorno con automezzi pubblici o l’ancor più complessa organizzazione di un recupero con autovetture. La bellezza dell’anello è quella di risolvere brillantemente la tediosità del ripetere lo stesso identico percorso in andata e in ritorno. Il mistero dell’anello, in particolare quando piuttosto lungo, è l’incognita del punto di non ritorno, quel punto oltre il quale si può solo andare avanti dato che tornare indietro richiede lo stesso tempo o anche di più. Il dolce peso dell’anello è la necessità di uno studio approfondito non solo del percorso ma di tutte le possibili alternative. Ne ho inventati diversi di anelli ed ora ne sono stato completamente assorbito, ogni mia uscita e ogni mio allenamento prevedono un anello.

Torniamo alla relazione in questione.

I chilometri sono tanti, ma ancor più rilevante e impegnativo è il notevole dislivello, specie se si considera che per la maggior parte viene affrontato nei primi tre quinti del percorso. Preparandosi adeguatamente è comunque un itinerario abbordabile (l’ultimo quarto è praticamente una comoda discesa) e grande sarà la soddisfazione del farlo in unica tratta. Le diverse ore di marcia notturna potrebbero darvi l’opportunità di sentire il verso dell’Allocco o il rumore provocato dai rami spezzati da un cinghiale in fuga. Consigliabile partire la sera per arrivare nel primo pomeriggio del giorno dopo, in tal modo il tratto più faticoso e meno panoramico verrà fatto nella frescura della notte, quando il camminare alla luce della luna piena (esperienza incredibilmente affascinante per la particolarità dei colori che la montagna assume) o della frontale (comunque necessaria visto che buona parte del tracciato è immersa in folti boschi) vi darà automaticamente il giusto ritmo al cammino. I pasti vanno programmati al sacco e devono essere frugali e facilmente digeribili. Al contrario, partendo come consigliato, la colazione si potrà agevolmente fare nei bar di Villa Carcina, dove si potrà eventualmente fare anche il rifornimento di bevande e cibo per il rientro a Brescia.

Nella notte la segnaletica in vernice, riflettendo alla luce delle frontali, risulterà talvolta perfino più visibile che di giorno e vi sarà facile seguire il giusto percorso, resta comunque importante un suo attento studio preliminare sulla cartina e un’adeguata esperienza alla marcia notturna, meglio ancora farsi accompagnare da qualcuno che ben conosca questi sentieri.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale e Occidentale
  • Partenza: parcheggio auto del Parco Polivalente di Urago Mella, via Collebeato in Brescia (BS)
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 163m
  • Quota di arrivo: 163m
  • Quota minima: 157m
  • Quota massima: 1150m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 3180m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 3180m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 54km
  • Tipologia del tracciato: continua alternanza di strade sterrate, mulattiere e sentieri, qualche tratto su cemento, lunghi tratti di asfalto.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E6P
  • Tempo di cammino: 18 ore
  • Segnaletica: paline e segni bianco-rossi lungo tutto il percorso; paline e segni bianco-azzurri del 3V nel primo (Brescia – Conche) e nell’ultimo (Case Pernice – Urago Mella) terzo del percorso.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: alla partenza bar e negozi di Brescia e Urago Mella; durante il percorso bar, ristoranti e trattorie di Nave, Villa Carcina, Stella e Campiani.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanina ai Medaglioni (leggermente discosta dal percorso); fontanina nei pressi del ristorante Cavrelle in Maddalena (necessaria una deviazione di circa dieci minuti a/r); sorgente Casì del Lat in Val Salena; fontanina (da sorgente) alla chiesa di Sant’Antonio lungo la salita da Nave a Conche; fontanina (da sorgente) a Cà della Rovere sempre lungo la salita da Nave a Conche; fontanina a pompa alla santella di Sant’Apollonio tra Conche e Cocca; fontanina ai giardinetti di fronte alla chiesa di Pregno in Villa Carcina; fontanina poco oltre il Santuario della Stella; fontanina tra la Stella e Monte Peso; fontanina alla Poffa dei Campiani; fontanina in via Campiani e in via della Piazza a Urago Mella (quasi alla fine del percorso).
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: strutture ricettive di Brescia e Villa Carcina; con brevissima digressione anche il rifugio al Santuario di Conche.
  • Possibilità di piantare tende (ovviamente per bivacco: singola notte e pronta rimozione al mattino): a parte le zone di fondo valle (Brescia e Villa Carcina) dove è ovviamente impossibile piantare tende, è possibile trovare comode collocazioni lungo gran parte del percorso.
  • Fattibilità del nudo (nella speranza e nella convinzione che la normalizzazione sociale della nudità farà presto diventare questa un’indicazione superflua): di giorno è sostanzialmente nulla, mentre nella notte è estesa (quattro quinti del percorso).

Profilo altimetrico e mappa

Partenza in piano per attraversare la città, poi lunga salita con ripidi strappi alla quale segue un bel tratto di respiro che porta a una lunga e a tratti sconnessa discesa. Si riprenda la salita che alterna tratti di respiro a ripidi strappi. Di nuovo in discesa, non lunga e comoda. Lunga salita che parte ripida per poi addolcirsi in un lungo tratto con alternanza di salite e discese fino alla lunga discesa che porta a Villa Carcina. Ripida salita a cui segue il lunghissimo tratto finale che, alternando salite e discese, lentamente perde quota riportando comodamente a Brescia.

GPSies - Sentiero 3V Silvano Cinelli - Anello bassissimo

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Relazione tecnica

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Inizio del 3V

Uscire dal parcheggio e seguire verso sinistra la larga via Collebeato. Alla prima rotatoria (esclusa quella d’innanzi al parcheggio) andare a destra per via del Risorgimento, oltrepassare il ponte sul fiume Mella, attraversare la strada e portarsi alla grande rotatoria di via Guglielmo Oberdan. Andare a destra fino a un semaforo pedonale, portarsi sull’altro lato dello stradone, ritornare brevemente a sinistra per prendere a destra via Luigi Reverberi. In pochi metri si perviene a un grande piazzale, costeggiarlo sulla sinistra e, per una corta strada, raggiungere via Filippo Corridoni. Seguirla a sinistra, una curva a destra immette in un lungo rettilineo alla fine del quale si perviene all’incrocio con via San Bartolomeo. Attraversare quest’ultima strada e imboccare, proprio di fronte, via San Donino che si segue integralmente oltrepassando via Fausto Gamba. Ci si innesta in via Fabio Filzi e, poco dopo, si tiene a sinistra per via Guido Zadei fino al suo termine. Dopo aver attraversato Via Trento in breve si perviene ad altra rotatoria, andare a destra per la seconda strada (via Bartolomeo Gualla) che si segue fino ad oltrepassare la Clinica Città di Brescia e pervenire ad un piccolo piazzale (a sinistra) con parcheggi e giardinetti (Piazzale Camillo Golgi). Attraversare la strada e il piazzale per portarsi su via San Rocchino che si segue verso destra. Appena possibile portarsi sull’altro lato della strada e proseguire fino al suo termine dove s’innesta in Via Filippo Turati. Poco dopo, a sinistra, si entra in una piccola piazzetta che si attraversa per intero andando a imboccare la strada che sale sulla sinistra di via Turati (via San Gaetanino). Alla prima curva svoltare decisamente a sinistra per passare tra le case e, dopo una curva a destra, risalire una breve e larga scalinata pervenendo al primo tornante dell’asfaltata via Panoramica, la principale strada d’accesso motorizzato alla montagna di Brescia, il Monte Maddalena.

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Via San Gaetanino

Invece di seguire l’asfalto di via Panoramica, imboccare la ciottolosa continuazione di via San Gaetanino che ripidamente s’alza a sinistra, prima passando a fianco di alcune palazzine, poi costeggiando un antico muro. Oltrepassato un breve sottopasso si sfiora nuovamente la via Panoramica, ancora la si ignora per proseguire in ripidissima salita sui ciottoli di via San Gaetanino. Dopo una lunga curva a sinistra si giunge a un secondo breve sottopasso, poco dopo la strada curva a destra e perviene alle prime case dei Medaglioni. Si risale tra le case e, al sommo della salita, si svolta a sinistra. In pochi metri si perviene nuovamente su via Panoramica, che da qui assume il nome di Via San Gottardo. La si segue in salita e fatti pochi passi, appena oltrepassata l’ultima casa, una breve sosta è d’obbligo: sulla destra si apre una magnifica visuale sulla Bornata (parte sud orientale della città di Brescia dove un tempo sorgeva la fabbrica della Wührer) e sulla Pianura Padana.

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Panorama dai Medaglioni

Dopo essersi goduti il panorama, si riprende il cammino e, con salita ora decisamente meno impegnativa, si segue fedelmente il nastro asfaltato fruendo, anche se disturbati da piante e cespugli, del marciapiede presente sul lato destro. Si oltrepassa la deviazione che, a sinistra, porta al ristorante Vedetta e, passando sotto il campo di calcio (e parcheggio matrimoni) annesso all’Oratorio della chiesa di San Gottardo, si perviene al capolinea dei pulmini. Tenendosi, come ai pedoni prescrive il Codice della Strada in assenza di marciapiede, sul lato sinistro, si prosegue per la strada asfaltata lasciando sulla sinistra le ultime case. Si oltrepassa una deviazione che scende a destra (continuazione di via San Gottardo) e, sempre lungo la strada asfaltata che ha ora assunto il nome di Via Maddalena, dopo qualche leggera curva si arriva al primo tornante. Si attraversa la strada per portarsi in un piccolo piano piazzale sterrato sul lato destro del tornante, altro punto panoramico che si affaccia sul versante meridionale della Maddalena e sulla Pianura Padana. Sul lato settentrionale del piazzale, al termine destro del muretto che lo delimita, imboccare un ripido e rovinato sentiero. Procedendo pressoché costantemente sulla linea di massima pendenza, con faticoso cammino, tra radi cespugli e ancor più radi alberi, si risale il pendio erboso ignorando, sia a destra che a sinistra, diverse pianeggianti diramazioni. Sottopassato un elettrodotto il sentiero volge deciso a sinistra per proseguire lungamente in pianeggiante mezza costa permettendo, così, un bel recupero di forze. Dopo un ripido ma breve strappo si arriva a un tornante che indirizza all’incirca verso ovest, portando, in pochi passi, ad un altro piccolo piazzale in terra battuta accosto alla strada asfaltata della Maddalena: al di là della strada, il Dosso della Brochella, in direzione opposta, quella da cui si è arrivati, il Dosso Torre Bornata.

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Piazzale del Cavrelle

Tenendo la destra si prosegue lungo il sentiero che, meno ripidamente, sale tenendosi al limite del bosco nel quale poco più avanti entra con decisione con una secca curva a destra. Con linea diretta e limitata pendenza si risale nel bosco fino ad uscire nuovamente sulla strada asfaltata. La si attraversa per imboccare la prosecuzione del sentiero ben visibile sul lato opposto dell’asfalto. Risalendo sempre all’interno del bosco si taglia il lungo tornantone del Buren e, dopo aver costeggiato a sinistra la recinzione dei prati d’un nascosto cascinale, si esce nuovamente sull’asfalto che ancora si attraversa per riprendere immediatamente il sentiero che nel primissimo tratto procede quasi parallelamente alla strada. Giunti a una radura in terra, ignorando il largo sentiero che si diparte sulla destra, si prosegue dritti in leggera salita. Tenendo la traccia principale in direzione est ci si alza gradatamente nel fitto bosco finché si perviene a un bivio, a sinistra la traccia sale ripida con un paio di curve appena accennate, a destra la traccia procede più stretta in leggera discesa. Si prende per quest’ultima che, alternando lievi salite e discese, zigzagando dolcemente nel bel bosco aggira la falsa sommità del monte per raggiungere la pozza Fontanù. Qualche metro dopo la pozza si abbandona la traccia pianeggiante per prendere un sentierino che, immediatamente piuttosto ripido, sale a sinistra e porta alla strada sterrata che dal Cavrelle porta al Grillo. Seguirla verso destra e in breve si perviene al piazzale del ristorante Grillo.

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Panorama dal Monte Denno

A sinistra e a destra ci sono due strade sterrate, di fronte sulla destra del ristorante c’è la strada, tanto nota agli appassionati di ciclismo per le epiche imprese del Giro d’Italia, di Muratello di Nave, a destra di questa è posto un altare (eretto dal Gruppo Monte Maddalena), lo si oltrepassa sulla destra per prendere un’evidente sentiero che, sul retro dell’altare, risale direttamente nel bosco a fianco di un vasto prato. Saliti un centinaio di metri si attraversa la strada asfaltata per proseguire nel bosco e, slalomando tra le diverse radici che sbucano dal terreno, si arriva a una scala rovinata dal tempo che adduce al piazzale dell’ex rifugio Monte Maddalena, oggi purtroppo abbandonato e in rovina. Andando a sinistra si attraversa per intero il piazzale sterrato del rifugio pervenendo alla strada asfaltata di accesso allo stesso, la si segue in salita a destra oltrepassando una sbarra solitamente aperta, poco dopo sulla sinistra la vista spazia sull’ultimo terzo del 3V, dal Monte Guglielmo a Urago Mella, allungandosi più oltre alla Presolana e, se l’aria è molto limpida, al Monte Rosa. Ignorando la deviazione che a sinistra sale alla base militare, si entra in un denso bosco e si prosegue a lungo su pianeggiante sterrato. Lasciata alla nostra destra una stazione radio militare la strada compie una larga curva a destra per aggirare, con tratto cementato a balcone sulle cave di Botticino, la sommità del Monte Denno, in lontananza è possibile ammirare il Lago di Garda e il Monte Baldo, a destra Rezzato e la Pianura Padana. Quando la strada volge a sinistra ridiventando sterrata, prendere a destra un sentiero che si mantiene accosto al filo del crinale della Costa di Monte Denno, prima in debole salita poi, superato un poggio panoramico (a cui si perviene con breve digressione attraversando il filare di alberi che delimita sulla destra il sentiero), in più ripida discesa. Si passa a destra di una solitaria casa e poco dopo si riprende la strada sterrata seguendola verso destra.

Cascina di San Vito

Cascina di San Vito

Quando la strada sale a destra per terminare contro il cancello della ponte radio della Stazione di Monte Salena, prendere a sinistra un evidente sentiero che si abbassa nel bosco per costeggiare la recinzione di detta stazione radio per poi risalire brevemente. Si prosegue con tratto pianeggiante e quando un sentiero si alza a destra per portarsi a un capanno, imboccare il sentiero che scende dritto. Stando attendi a non farsi ingannare da alcune tracce che si dipartono sulla sinistra, scendere parallelamente al filo del crinale (a un bivio una traccia risale brevemente a destra ma è invero indifferente andare dritti in discesa). Dopo aver perso un poco di quota arriviamo ad un tratto dove il bosco improvvisamente svanisce, fatti alcuni metri una secca curva a sinistra riporta nel fitto della vegetazione. Oltrepassato il breve un muro di arbusti, il sentiero si trasforma in stradina, immediatamente questa curva a destra, segue un tornante a sinistra (in alto a destra è visibile un capanno di caccia) e poi un’ampia curva a destra porta alla Pozza dei Sarisì, dove da sinistra arriva una strada sterrata. Andare a destra e, passando sulla destra della recinzione che protegge il buco del Capriolo, dirigersi verso una piccola casa che si costeggia sulla sinistra per poi riprendere a scendere sul filo del crinale. La discesa si fa ripida, segue un tratto dove diverse piccole rocce affiorano dal terreno rendendo il cammino incerto e difficoltoso, al suo termine si perviene ad un incrocio. Andare a destra per passare molto accosti alla Casina di Pino (Roccolo del Monte Salena), scendere alcuni gradini e il successivo scabroso saltello roccioso, poi il sentiero torna bello, volge a est e, in lieve discesa, dopo essere diventato larga stradina in terra battuta, porta alla cascina di San Vito.

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Colle e chiesa di San Vito

Da destra arriva la strada di accesso che sale da San Gallo, la si ignora per andare a sinistra seguendo la sua sterrata continuazione, in breve si scende in direzione del Colle di San Vito e dell’omonima chiesetta. Qualche metro prima di raggiungerla si volta a sinistra per scendere un piccolo praticello con qualche albero di conifera e imboccare l’evidente sentiero della Val Salena. Scendendo direttamente nella valle si perde un poco di quota, poi il sentiero volge a destra spianandosi. Con pendenza assai minore si giunge ad un bivio (andando dritti in pochissimi passi pianeggianti si raggiunge la sorgente Casì del Lat), andare a sinistra in idscesa puntando sul fondo della Val Salena, poco dopo si attraversa il torrente portandosi in destra orografica del valloncello, dopo una cinquantina di metri si riattraversa il torrente riportandosi in sinistra orografica. Si sale leggermente di quota per poi riprendere la discesa, si ignora una deviazione a destra che con vari ripidi tornanti scende verso il torrente e si prosegue per un lungo tratto di discesa dove occorre prestare attenzione, specie se bagnato, alle diverse placche rocciose. Persa parecchia quota il sentiero volge a sinistra e, lambendo il lato meridionale della radura prativa sommitale del Monte Frattina, sale lievemente per poi riprendere a scendere. A un trivio andare dritti in discesa e in breve si esce dal bosco pervenendo a una bella e ampia radura erbosa con santellina nel mezzo. Un muro ne cinge il lato occidentale, lo si raggiunge per seguirlo verso destra pervenendo alle prime case di Nave. Andare a destra per via Faldenno, si attraversa via Civelle continuando su via Minera che si segue fino a dove termina contro il muro di cinta dell’ex ferriera Fenotti e Comini di cui al di là del muro si possono vedere i ruderi. Prendere a destra per via Carbonini fino al primo incrocio, volgere a sinistra per via Bologna e in breve si perviene alla chiesa di San Rocco (sulla destra): incrocio con la strada principale di Nave (via Trento).

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Chiesa di Sant’Antonio

Attraversata con molta attenzione la trafficata strada imboccare sul lato opposto via Monte Grappa che si segue fino al suo termine. Volgere a destra per via Dernago e, fatti pochi metri, andare a sinistra per via Montecchio. Quando la strada si restringe, svoltare seccamente a sinistra infilando un vicolo che porta a delle case a schiera, andare a destra per Traversa Seconda via Moia e procedere fino al suo termine dove a sinistra si imbocca una stradina cementata. Salire ripidamente tra due muri, presto la strada diviene sterrata, ignorare a destra un bivio e procedere in direzione nord-nord-ovest. Avanti a noi sulla sinistra si vede lo stretto solco della Val Listrea, alla cui origine, in basso, si scorgono le case della frazione Piezze alle quali ci si avvicina sensibilmente per poi lentamente tendere a destra e, tagliando il versante nord-ovest del Monte Montecca, inoltrarsi nella Valle del Rio Sant’Antonio in direzione del Monte Rozzolo, mentre sulla sinistra, dietro il Monte Rinato, sempre più evidente appare la vetta del Monte Porno. Oltrepassata Cà Ecia (cascina e prati sopra a destra; capanno sotto a sinistra) prima in discesa e poi in piano, con larga curva a sinistra ci si porta verso il centro del valloncello giungendo alla strada che sale da Piezze. Andare a destra e all’imminente bivio prendere la strada di sinistra che sale con un ripido tratto cementato. Alternando sterrato e cemento si sale nel bosco oltrepassando alcuni prati con cascine riprendendo man mano direzione nord-nord-ovest. Un ripidissimo cementato tratto esce dal bosco e conduce alla chiesa di Sant’Antonio di Padova in Seradello dove i bei prati e alcuni tavoli invitano ad una pausa rigenerante; sul retro della chiesetta una fontanella permette anche il rifornimento idrico.

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Il Pater

Dopo essersi adeguatamente riposati prendere la strada che prosegue oltre la chiesa seguendola finché sulla destra appare un ampio dosso erboso con al centro una casa e sulla sinistra in alto s’intravvede Cà della Rovere. Poco più avanti la strada spiana e la si abbandona per imboccare a sinistra il sentiero che si accosta a Cà della Rovere. Oltrepassata la cascina e la relativa caratteristica fontana, il sentiero volge a sinistra e, con un tratto scavato e molto rovinato, inizia a risalire ripidamente il versante orientale del Monte Porno. Guadagnati cento metri di quota inizia un bel piano diagonale a destra, a metà del quale, badando alla testa, si sottopassa il traliccio di un elettrodotto. Ignorata una deviazione che sale a sinistra continuare ancora un poco in piano per poi svoltare a sinistra e riprendere a salire, prima nel bosco poi su terreno aperto dove, ignorando una franosa e faticosa traccia che sale a sinistra lungo la linea di massima pendenza, si segue il più comodo sentiero scavato che, con vari tornanti, risale altri centocinquanta metri per poi riprendere, pianeggiante, il diagonale a mezza costa verso nord-nord-ovest. In breve si arriva al grande roccolo del Pater che si aggira sulla sinistra. Superati alcuni quasi svaniti alti scalini, volgendo a sinistra, ci si allontana un poco dalla baracca del roccolo per prendere sulla destra un sentiero che si alza nel bosco. Fatti alcuni stretti tornanti si supera un breve canalino di terra e pietre per poi, con minore pendenza, svoltare gradatamente verso sinistra e innestarsi nel sentiero che sale alle Conche. Lo si segue a sinistra in discesa, alcuni gradini agevolano il superamento dei tratti più ripidi e rapidamente si perde quota fino a sbucare su un prato. Lo si discende puntando a una strada sterrata che si segue verso destra pervenendo in breve alla piccola santella di Sant’Apollonio che contiene e nasconde una sorgente. Subito dopo a sinistra prendere un sentiero che s’inoltra nel bosco, compie un’ampia curva a destra passando sopra una cascina e poi inizia a scendere. Oltrepassata la santella di San Carlo Borromeo e lo Chalet Laura si perviene ai prati della Cocca. Per ripido cemento si passa a destra di una pozza e si raggiunge una strada asfaltata.

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Passaggio notturno al Dosso Vallero

Andando un paio di metri a destra, proprio in corrispondenza di una strada sterrata che sale a sinistra, si imbocca un poco visibile sentiero che, ritornando per alcuni metri nella direzione di arrivo, sale nell’erba accosto al bosco per raggiungere un ampio prato che risale a destra rientrando nel bosco nei pressi di un casolare. Risalendo lungo la linea di massima pendenza e passando accanto a un grosso faggio si raggiunge la sommità del boschetto pulito dove la traccia volge decisamente a sinistra per tagliare a mezza costa il ripido pendio. Giunti ad una sterrata la si segue verso sinistra per pochi metri, quando inizia a scendere si prende sulla destra un sentiero che sale un poco per poi procedere pianeggiante parallelamente alla strada appena abbandonata. Poco prima del recinto di un campo, un tornante inverte la direzione di marcia e il sentiero inizia a salire con maggiore decisione fino a sfociare, dopo due tornanti, su altro più largo sentiero che si segue a destra per una decina di metri andando a prendere una diramazione a sinistra che sale ripidissima. Poco dopo ci si inserisce in altra traccia che sale da sinistra, la si segue verso destra salendo sempre lungo la massima pendenza per arrivare al filo del crinale poco sopra e a sinistra di un prato con cascina. In piano si attraversa il boschetto per poi volgere leggermente a sinistra e scendere un poco. Dopo un lungo diagonale, a un bivio prendere a sinistra in salita e, senza ulteriori diramazioni, seguire la traccia che, prima nel bosco poi lungo un largo crinale erboso, porta fino alla vetta del Dosso Vallero.

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Vetta del Monte Palosso

Scendendo sul lato opposto si entra in un rado bosco di grossi faggi, lo si discende al centro mirando a una pozza, la si lambisce sulla sinistra per pervenire ad una strada asfaltata che si segue a destra pochi metri costeggiando un piccolo piazzale in sterrato. Al limite destro dello spiazzo si risale la bassa ripa di contorno pervenendo ad un praticello che si attraversa verso sinistra. Prendere nel bosco una traccia che risale e porta alla poco riconoscibile vetta del Monte Predosa. Procedendo in piano e poi in discesa si raggiunge un prato, lo si attraversa al centro per poi tendere a destra verso una piccola costruzione in muratura. Prima di raggiungerla prendere a sinistra una traccia che mira al bosco. Dopo un breve tratto pianeggiante, in discesa si costeggia sulla sinistra un capanno per continuare a scendere direttamente nel bel bosco, ad un evidente bivio andare a destra per largo sterrato, in breve si raggiunge una strada. Invece di seguirla la si attraversa per prendere un sentierino che, accosto alla recinzione di un capanno, ripidissimo scende ad altra strada ben visibile poco sotto. A sinistra lungo la strada, prima in discesa poi in salita, giunti a un bivio, ignorando la strada che con un tornante sale a sinistra, proseguire dritti alcuni metri e al bivio successivo andare a sinistra pervenendo in breve ad altro bivio. Ancora a sinistra in forte salita e al suo termine prendere il sentiero che a destra procede rasentando il garage della casa posta sopra il dosso erboso a destra (Colma Scanfoia). Una breve salita porta a prendere il filo di un crinale erboso, lo si segue a sinistra mirando a un capanno che si oltrepassa andando a imboccare un largo sentiero che, prima dolcemente poi più ripidamente, sale tra alberi e cespugli. Passando sulla sinistra di una bella casetta in legno e ignorando prima una deviazione a sinistra poi un’altra a destra, si sale lungo l’evidentisisma traccia che si fa ancor più ripida e scavata pervenendo ai prati di un capanno (Sarisì). Il sentiero ora procede con minore pendenza, passa accanto a una baracca in lamiera e continua pressoché pianeggiante, sfilando in basso a sinistra di un capanno e, poco oltre, del rifugio Giulio Bodei (in parte diroccato e per la restante parte chiuso, comunque offre un discreto riparo e un tavolo con panchina). Si riprende a salire e, dopo aver passato una deviazione che ripidissima scende a sinistra, si perviene al Pozzone, piccola pozza stagnante tra grossi alberi. Si risale verso sinistra per arrivare in breve al piano terrazzo erboso della Maison des Sons, spartana baracca in legno e lamiera. Andare a destra per un paio di metri a prendere le tracce che, in pochissimi metri, salgono allo spiazzo con tavoli e panche nei pressi della vetta del Monte Palosso, sulla cui vetta.

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L’ingresso del Carpen

Portandosi sul lato opposto dell’ampio piazzale di vetta dove ancora sono collocati i basamenti in cemento di quattro cannoni risalenti alla Prima Guerra Mondiale, oltrepassato un cancellino in legno, si prende una traccia che scende alla destra della Maison des Soins all’altezza della quale si va a destra a prendere il sentiero che nell’erba si dirige verso ovest (Via dei Soldati). Al primo bivio tenere a destra, in ripida discesa si perviene all’ingresso del capanno di Carpen (bellissima siepe lavorata). Andare a destra seguendo il sentiero che ora si è fatto più largo e poi diviene stradina. Ignorare un primo vicino sentierino che scende a sinistra, poco dopo si perviene ad un vero e proprio bivio, prendere a sinistra effettuando un tornante. A un successivo bivio tenere a destra e proseguire lungo la traccia principale fino ad un quadrivio, andare a destra compiendo un secco tornante. Dopo un lungo diagonale la discesa prosegue effettuando una serie di tornanti, si passa a sinistra del Roccolo Sanzogni e si perviene ad altro bivio, andare a sinistra e, tenendo sempre la destra, si scende al capanno della Posta Vecchia, dal quale, procedendo verso sud, si raggiunge l’inizio di una larga strada sterrata (località Söc).

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Prati di Zignone

Andare a destra lungo la sterrata pervenendo sopra i vasti prati di Zignone. Li si discende aggirandoli inizialmente sulla destra, giunti all’altezza del nucleo di case poste al centro di detti prati, ad un bivio andare dritti per una piana strada sterrata. Quando la strada svolta bruscamente a destra portandosi verso una cascina, prendere il sentiero che scende dritto, passando accanto alla chiesetta di Santa Teresa, oltre la quale il sentiero ridiventa stradina. Giunti al cancello che sbarra la strada, uscire per un varco sulla destra e proseguire a sinistra per ripidissimo asfalto. Con costante visione sul percorso che si deve ancora effettuare, si scende verso il fondo della Val Trompia e, costeggiando il Torrente Pregno, seguendo via Pendezza si perviene alla frazione Castello di Villa Carcina. Giunti in fondo alla discesa andare a sinistra raggiungendo Piazza XX Settembre, a destra in breve si raggiunge via Francesco Glisenti nei pressi della statale della Val Trompia (SP345). Attraversando dei giardinetti si prende il sottopassaggio e ci si porta sul lato occidentale della provinciale che si segue verso destra per portarsi alla vicina grande rotatoria. Tenendo la sinistra si raggiunge via Veneto, ci si porta sul suo lato settentrionale e la si segue per tutto il suo tratto rettilineo. Quando curva a sinistra andare a destra costeggiando un largo piazzale poi a sinistra per via Zanardelli che si segue fino al suo termine. Ancora a sinistra lungo via XX Settembre prendendo poco dopo a destra via Roma che porta alla chiesa dei Santi Emilano e Tirso che si aggira sulla destra. A sinistra pochi metri prendendo la prima a destra (via Trentino) che si segue fino al suo termine. A destra per via dei Mille, poi a sinistra per via Trieste. Prendere la prima a destra (via San Rocco) e al suo termine procedere per una scalinata aggirando sulla destra la chiesa di San Rocco al Monte.

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Casa Dosso San Rocco

Sul retro della chiesa si procede a destra per antica mulattiera oggi molto rovinata (sentiero Domenico Cancarini), si passa tra Casa Cornero, a sinistra, e Casa Ronchetti, a destra, poco dopo si tiene ancora a destra per l’antica mulattiera, a destra si lascia Casa Capponi e poi Casa Dosso San Rocco per uscire sulla strada asfaltata che si segue a destra fino al primo tornante poco dopo il quale si prende a sinistra per sentiero oltrepassando Casa Livelli. Giunti ad una stradina in terra nei pressi di una casa in legno, prendere, poco sopra, un altro sentiero che con tratto a mezza costa riporta sulla strada asfaltata. A destra per la strada che ora si segue fedelmente fino al suo termine nei pressi di Casa Büs del Torcol. Appena prima di quest’ultima cascina, o subito dopo, si sale il pendio sulla destra alzandosi sopra la casa, oltrepassato il Büs del Torcol (chiuso con muretto e pesante piastra in ferro) un tornante ci reimmette in direzione ovest. Dopo un lungo diagonale con alcuni ripidi strappi si raggiunge il crinale in destra orografica della Val Trompia. Scendendo a sinistra per erba ci si accosta al muro di cinta di Casa Pernice, ci si abbassa al sottostante piano terrazzato che si taglia verso destra per poi scendere a sinistra alla strada sottostante. Riaccostandosi alla cinta di Casa Pernice andiamo a sinistra tagliando per boschetto una leggera curva della strada che poi seguiamo a sinistra. Davanti alla cancellata d’ingresso della casa si prende a destra nell’erba il sentiero che risale lungo il crinale erboso e, dopo aver oltrepassato un capanno e la successiva casa, perviene alla vetta del Monte Pernice. Si scende in un rado boschetto a cui segue un bel prato che porta sopra un capanno, in ripida discesa passando a sinistra del capanno si perviene ad una strada cementata. A destra in discesa per detta strada, al primo bivio si prende a sinistra per altra strada, giunti all’innesto con via Magnoli, che sale da destra, si prosegue dritti. Poco dopo, quando la pendenza diminuisce sensibilmente e la strada accenna una lunga curva a destra, sulla sinistra imboccare un sentiero che, con pochi metri di salita, porta alla caratteristica sella Magnoli dove, a destra, si riprende il filo del crinale.

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Santuario Madonna della Stella

Con pendenza progressivamente maggiore, nel bosco, oltrepassando ad un certo punto una strada sterrata, si sale alla larga e piana sommità del Monte Magnoli. Costeggiando a destra la cinta di alcune case, si scende sul versante opposto a quello di arrivo. Dopo pochi metri il sentiero s’innesta in una strada cementata che si segue fino alla prima curva secca a destra, qui, sulla sinistra, prendere un sentiero nel bosco che, con forte discesa, riporta sulla strada cementata facendo risparmiare un tornante della stessa. Seguendo a sinistra la strada, sempre su cemento, si perviene alla poco evidente sella dell’Oca, dove la strada cementata abbandona il filo del crinale per scendere a destra della grande tenuta di Villa Tilde. Seguire ancora detta strada fino a incrociare una stradina che, chiusa da una sbarra, scende a destra verso una casa. Per quest’ultima oltrepassiamo la casa e in discesa più leggera perveniamo al bivio della Croce del Barbù. Tenere a destra pervenendo in breve alla grande cascina del Quarone di Sopra. Seguendo lo sterrato, con due tornanti si aggira a destra il grande cascinale e, subito dopo, si prende a sinistra per altro sterrato che sale con buona pendenza. Dopo una secca curva a destra la pendenza cala sensibilmente, si procede a lungo in diagonale e, usciti dal bosco, si arriva alla sella del Quarone: sulla destra la Pozza del Paradiso invita alla sosta. Tenendosi discosti dalla cascina del Quarone di Sotto (visibile sulla destra), si scendono al centro due terrazzi prativi per rientrare nel bosco prendendo un ripido sentiero che scende verso l’ormai intuibile abitato di Gussago. Si attraversa per tre volte una strada sterrata, alla quarta uscita, invece, la si segue a destra. Fatte alcune curve si costeggia il muro di cinta del vasto convento dei Camandoli e si perviene alla sua asfaltata strada di accesso che si segue a destra in discesa. Dopo un lunghissimo tratto di asfalto, proprio nel mezzo del terzo tornante, imboccare a sinistra un sentiero che nel bosco si sposta verso est per poi, con ripidissima ma breve discesa, scavalcare la galleria della tangenziale di Gussago e raggiungere una strada asfaltata. La si segue a sinistra fino al sommo della ripida salita (passo della Forcella) dove sulla destra si prende altra strada che, sempre in ripida salita, porta al Santuario Madonna della Stella di Gussago, al quale si perviene risalendone lo scalone di accesso.

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Urago Mella

Dal patio del santuario procedere verso est a riprendere la strada asfaltata. Superare il piazzale del parcheggio e, nuovamente sul filo di un crinale, scendere tra le case. L’asfalto termina e inizia lo sterrato, lo si segue lungamente. Oltrepassata una lunga esse sinistra-destra con due case sulla destra si perviene ad un bivio, prendere la strada di sinistra e, in ripida salita, seguirla fino a quando sulla sinistra si stacca una pianeggiante sterrata.  Per questa fino a pervenire, dopo un tratto di discesa, ad un prato, lo si risale, compiendo un arco sinistrorso, mantenendosi accostati al bosco che lo limita sulla destra. Oltrepassato il cippo della UOEI si arriva in prossimità del crinale che ridona la visuale sulla città, svoltando a destra lo si segue fedelmente. Con tratti particolarmente ripidi si sale nel bosco, poi la traccia svolta a sinistra e, con due diagonali in moderata pendenza intervallati da un secco tornante, porta alla radura erbosa della vetta del Monte Peso. Attraversata la radura prendere nel bosco la traccia più a sinistra delle tre che procedono pressoché parallele in direzione dei Campiani. Si procede in leggera discesa, poi si fa più accentuata e il sentiero diviene profondamente inciso dal passaggio delle biciclette rendendo il cammino piuttosto complicato. Ignorando i vari toboga che si diramano sulla sinistra si perviene alla cinta di un vigneto, la si segue a sinistra fino al termine della rovinata mulattiera: piccolo parcheggio. Andare a destra lungo la strada asfaltata, al vertice della ripida salita prendere a sinistra oltrepassando la Trattoria Marelli e il Ristorante Carlo Magno. Sempre lungo la strada asfaltata ci si abbassa un poco lungo il crinale per poi risalire fino all’ingresso della Trattoria Merlo. A destra per strada sterrata al Passo delle Crosette. Un paio di metri a sinistra prendere il sentiero che ripidamente risale nel prato e poi nel bosco cespuglioso portando al crinale ovest del Monte Picastello che si segue verso sinistra con pendenza man mano digradante fino a diventare leggera discesa reimmettendosi nella continuazione inerbata della strada attraversata al Passo delle Crosette, qui prendere a destra un sentiero che scende verso la città. Dopo un breve tratto di discesa diretta la traccia volge a sinistra e inizia un lungo diagonale, ad un bivio tenere la sinistra alzandosi leggermente per poi riprendere a scendere prima ancora in diagonale poi più decisamente fino a reimmettersi sulla traccia precedentemente abbandonata. A sinistra in ripida discesa si raggiunge il dosso “Le Quattro Querce”, poco sotto si perviene alla Cascina Poggio Maria e alla sua strada di servizio che si segue fedelmente fino al suo termine. Procedendo lungo la ciottolosa via Campiani si entra in Urago Mella (quartiere di Brescia) e si arriva sulla piana e asfaltata via della Piazza che si segue verso destra arrivando ad una piazzetta. Prendere a destra per via Interna e seguirla fino al suo termine su via Collebeato, dalla parte opposta di quest’ultima strada si raggiunge il parcheggio da dove si è partiti.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Parcheggio parco Polivalente di Urago Mella, Brescia 0:00
Inizio Sentiero 3V 1:10
Capolinea pulmini al San Gottardo 0:45
Piazzale del Cavrelle in Maddalena 0:55
Ex Rifugio Monte Maddalena 0:15
Chiesetta di San Vito 1:00
Chiesa di San Rocco a Nave 0:50
Chiesetta di Sant’Antonio 0:50
Pater 1:00
Bivio Conche-Cocca 0:15
Cocca 0:30
Dosso Vallero 0:40
Monte Predosa 0:15
Colma Scanfoia 0:25
Monte Palosso 0:30
Soc 1:00
Villa Carcina, località Castello 0:30
Villa Carcina, inizio sentiero San Rocco 0:30
Cascina Pernice 1:45
Monte Magnoli 0:30
Quarone di Sopra 0:30
Quarone di Sotto 0:15
Passo della Forcella 1:00
Santuario Madonna della Stella 0:15
Monte Peso 1:00
Monte Picastello 0:45
Parcheggio parco Polivalente di Urago Mella, Brescia 0:40
TEMPO TOTALE 18:00

Monte Magnoli, anello di Villa Carcina (BS)


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Brevissima escursione ideale per famiglie con bambini piccoli e adatta alla ripresa dell’attività dopo una lunga pausa o come allenamento di velocità per i trailer, anche perché gran parte del percorso è costituito da strade, sterrate o cementate, risultando così di facile percorrenza e individuazione. L’esposizione a sudest e la bassa quota ne suggeriscono un utilizzo principalmente invernale, sebbene l’estesa copertura boschiva possa concedere un poco di refrigerio anche nei mesi intermedi e, talvolta, anche in piena estate. Essendo quasi sempre immersi nel bosco lo sguardo può spaziare ben poco in compenso c’è l’interessante possibilità di osservare varie specie floreali e d’incontrare qualche esemplare della fauna locale.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Occidentale
  • Partenza: via dei Mille, 22/26 in Villa Carcina (BS)
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 254m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 252m
  • Quota massima: 877m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 619m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 619m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 9km
  • Tipologia del tracciato: in massima parte strada sterrata con tratti cementati o asfaltati; nella prima parte della discesa si procede su sentiero a tratti sconnesso e scivoloso.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E2P
  • Tempo di cammino: 3 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: paline e segni bianco rossi sull’intero percorso
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi di Villa Carcina.
  • Rifornimenti idrici naturali: fontanina a poca distanza dalla partenza.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: alberghi di Brescia e parte bassa della Val Trompia.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): nessuna.

Profilo altimetrico e mappa

Salita sostanzialmente moderata e, con il dovuto allenamento, interamente corribile. Discesa inizialmente ripida che presto si smorza in un lungo insidioso (traccia stretta e inclinata verso valle, presenza di fango) diagonale a sali e scendi per finire con una lunga e, a tratti, tecnica picchiata, parte su cemento e parte su sentiero.

GPSies - Monte Magnoli - Anello di Villa Carcina

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Relazione tecnica

Dal parcheggio seguire a ritroso Via dei Mille fino a dove, terminando contro un campo, si biforca: a destra (via dei Mille) e a sinistra (via Lazio). Andare brevemente a destra per imboccare, appena prima di un piccolo parcheggio, una sterrata (via dei Mille) che si dirama sulla sinistra e, poco dopo, effettua un primo tornante a destra iniziando a salire per passare alla destra di una casa. Seguire fedelmente la sterrata ignorando le varie diramazioni della stessa, molte delle quali sono subito sbarrate da un cancello, e, con vari tornanti e moderata pendenza, risaliamo il versante est del Dosso Zoadello. Si passa a sinistra di un piccolo capanno da caccia pervenendo quasi subito al filo di un crinale. Qui la strada si biforca, ignorando la deviazione a destra che scende nella valle e quella a sinistra che sale nel bosco, prendere una stradina inerbata al centro. Al secondo tornante la stradina si trasforma in sentiero (sentiero Rinaldo Dallera) che, con pendenza a tratti più rilevante, con un lungo diagonale aggira la testata della Valle del Caricatore. Altri due tornanti, una larga curva a sinistra e si sbuca su una strada cementata (Sella dell’Oca).

Seguire la strada cementata salendo a destra, poco dopo, quando la strada svolta a sinistra, imboccare un sentiero che, con breve ma ripido strappo, sale a destra della strada tagliando un suo tornante. Ripresa la strada cementata la si segue senza altre deviazioni fino al suo termine (case sulla destra). Proseguendo nella stessa direzione su sterrata che passa a sinistra delle recinzioni delle case, in breve si perviene alla vetta del Monte Magnoli.

IMG_8641Proseguendo sul versante esattamente opposto a quello di arrivo, si scende nel bosco seguendo un ripido sentiero, attraversata una sterrata si riprende la discesa per sentiero fino a pervenire ad uno strettissimo e profondo intaglio: la sella Magnoli. Ignorando la traccia che va a sinistra, si prosegue a destra scendendo ad un cancelletto in legno. Due stretti e vicinissimi tornanti, il primo a destra, portano ad altro bivio, ignorando il sentiero che scende a destra, procedere verso nordest lungo un sentiero (Sentiero Alberto Antonelli) in lieve discesa che presto diviene pianeggiante. Ignorando un paio di diramazioni sulla destra (che scendono ripidamente nel bosco) continuare a lungo sempre verso nord con alternanza di piani, brevi salitelle e altrettanto brevi discese. Oltrepassata una bella radura a castagni (Dosso dei Camosci), si passa sotto la tenuta del Bus del Torcol, per raggiungere in breve una strada sterrata. La si segue verso destra in discesa oltrepassando il Dosso del Lupo (capanno in alto a sinistra della strada) e continuando su ripido cemento fino al primo tornante a destra, dove s’imbocca sulla sinistra uno stretto e piano sentiero (sentiero Domenico Cancarini). Dopo poco il sentiero volge a destra e inizia a scendere ripidamente. Nei pressi d’una casetta in legno si taglia la sua sterrata di accesso e, dopo un breve tratto in diagonale a sinistra, si scende ancora direttamente nel bosco verso il fondo della Val Trompia ora ben visibile.

Ripresa la strada cementata la si segue un poco fino a individuare sulla sinistra il sentiero che, sempre con ripida discesa, taglia il successivo tornante. Pochi passi sul cemento e, nei pressi di una casa (Dosso San Rocco), dove la strada volge a destra, prendere il sentiero che dritto prosegue nella ripida discesa. Passando vicino ad alcune case (Capponi, Cornello, Ronchetti) si rientra nel bosco pervenendo infine alla chiesa di San Rocco al Monte che si aggira a sinistra. Una breve scalinata conduce alla strada asfaltata (via San Rocco) in località San Rocco di Villa Carcina. Andare a sinistra, alla prima biforcazione ancora a sinistra per via Trieste e poco dopo prendere a destra (via dei Mille). Subito a sinistra (via dei Mille) e proseguire dritti fino a incontrare il parcheggio da cui si è partiti.

Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate. In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Villa Carcina, parcheggio 0:00
Dosso Zoadello 1:10
Sella dell’Oca 0:40
Monte Magnoli 0:20
Sella Magnoli 0:10
Buso del Torcol 0:30
Campo Lupo 0:10
San Rocco di Villa Carcina 0:40
Villa Carcina, parcheggio 0:10
TEMPO TOTALE 3:50

Inaugurato #VivAlpe 2017


(Fotografie di Vittorio Volpi)

img_4595Benevolmente accolti da un cielo sereno domenica 22 gennaio 2017 siamo partiti per il nuovo viaggio di VivAlpe, il programma escursionistico ideato da Mondo Nudo al fine di glorificare il pianeta montagna con il piacere del cammino abbinato a quello della più intensa e radicale immersione nella natura. Cielo sereno, dicevo, con un bel sole che prepotentemente, quanto inutilmente, cercava di scalfire la rigida corolla di gelo di temperature sotto lo zero: solo nel pomeriggio e per poche ore si è formato un poco di tepore. Sette sono le persone che si sono registrate, cinque quelle che si presentano alla partenza, purtroppo sono venuti a mancare proprio i due nuovi ingressi, coi quali avremmo veramente desiderato poter parlare, anche per capire cosa li avesse portati da noi: l’articolo che Brescia Today ha fatto su Mondo Nudo e le sue escurisoni, la scheda evento pubblicata sullo stesso media, un altro degli articoli recentemente pubblicati su altri media, l’intervista di Radio Popolare, amici o quant’altro.

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img_4610Con lievissimo ritardo si parte, la salita che si fa subito ripida consente un veloce adeguato riscaldamento per poter poi procedere abbastanza confortevolmente sul lungo ombroso e ghiacciato diagonale che segue, dove le poche salite sono troppo brevi per riscaldare muscoli e corpo. Già alla partenza notiamo un altro gruppetto che si incammina sul nostro stesso percorso, giunti al San Gottardo le presenze estranee si fanno più corpose e ci accompagnano fin quasi alla Cascina Margherita, un pensiero inizia a farsi strada nella mente: che forse abbiano letto il già citato articolo di Brescia Today e siano qui per veder passare i nudisti? Oppure, che dall’articolo siano incappati nel blog e quindi nella relazione dettagliata del Periplo basso della Maddalena, trovandosi così un bel suggerimento per un’escursione domenicale vicina alla città eppur tanto diversa dalle solite? Sarebbe bello, bellissimo se così fosse, ma quando tutte queste persone cambiano strada la speranza svanisce, peccato. Noi si procede per la nostra gelida strada e, rincorrendo man mano le lame di sole che scavalcano il crinale soprastante e scendono verso Nave, raggiungiamo la Cascina di San Vito dove finalmente possiamo levarci una parte degli abiti, si, si, purtroppo solo una parte, e, mentre mangiamo, goderci l’effetto rigenerante del calore solare per poi ripartire con quel nuovo vigore necessario ad incamminarsi sul lungo ritorno verso le macchine.

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img_4631img_4638Salendo e scendendo al cospetto delle pareti rocciose che formano il versante orientale della Maddalena, tra boschi, parti e campi coltivati, allietati dall’incontro di primizie floreali quali le gialle primule, le violacee pervinche, un cespo di bianchi bucaneve, qualche intrepida viola e tantissimi crochi multicolore, eccoci alle pareti di Santa Lucia dove una ripida salita ci riporta in quota per farci scavalcare i due crinali meridionali della Maddalena, quello delle Poffe e il Triinal. Fiato di calore soffia magistrale sui prati del Trinale, ne approfitta l’amico Vittorio per immolare il suo ritorno al cammino dopo un lungo anno di stasi totale: spogliatosi di tutte le vesti si fa scattare una fotografia, nudo nella nuda natura, felice come solo l’infante quando viene liberato dal cilicio delle vesti, pannolino compreso. Riprendiamo il cammino che per alcuni inizia a farsi pesante e, senz’altre interruzioni, ci avviciniamo sempre più alla città. L’ultima discesa sul ciottolato dell’antica via San Gaetanino ed eccoci all’arrivo, chi più stanco chi meno, ma tutti ugualmente contenti per la giornata passata nel calore dell’amicizia, un calore che, più di quello solare, ha saputo oltrepassare le gelide temperature e scaldaci l’animo.

img_4652Siamo partiti, vestiti e non nudi, ma, come dicevo nell’intervista di Radio Popolare, ci spogliamo quando la situazione lo permette e oggi i sentieri erano tropo frequentati, ci spogliamo quando la temperatura lo consente e oggi era decisamente improponibile: il nudo non è un obbligo, il nudo non è una divisa, il nudo non è un’ostentazione, il nudo è solo una scelta, la normale scelta di normali persone per un normale modo di camminare!

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Alla prossima: 19 febbraio per il più corto e panoramico anello de “le cime di Cariadeghe” in quel di Serle.

Le cime di Cariadeghe (Serle – BS)


Tranquilla escursione ad anello attorno al conosciutissimo, vuoi per le tante grotte e doline vuoi come località per pic-nic domenicali, altopiano di Cariadeghe. Salvo che nel tratto di rientro, il percorso segue fedelmente la linea di cresta offrendo ampi scorci panoramici sia verso la montagna (Monte Baldo, monti della Val Sabbia, Creste di Caino, Nave e Lumezzane, monti della Val Trompia, monti della bergamasca, Monte Rosa) che verso la Pianura Padana e il Lago di Garda. La brevissima e facoltativa digressione per salire alla Corna di Caino presenta un tratto leggermente esposto e di facile arrampicata, comunque assistito da cordina metallica. Molte le essenze floreali che si possono incontrare in ogni momento dell’anno, nei periodi di massima fioritura oltre che trovarsi a camminare avvolti da una miriade di piccole corolle colorate, è anche possibile osservare le loro fasce di distribuzione in ragione dell’altimetria. I ristoranti e le trattorie dell’altopiano, insieme alla caratteristica agrigelateria, sono un gradito compendio di fine gita.

Dati tecnici

  • Zona geografica: Italia – Lombardia – Brescia
  • Classificazione SOIUSA: Alpi Sud-orientali – Prealpi Bresciane – Catena Bresciana Orientale
  • Partenza: parcheggio degli Alpini posto sul lato sudorientale dell’altopiano di Cariadeghe, di fronte al Rifugio Alpini di Serle
  • Arrivo: coincidente con il punto di partenza.
  • Quota di partenza: 805m
  • Quota di arrivo: stessa della partenza.
  • Quota minima: 801m
  • Quota massima: 1168m
  • Dislivello positivo totale (calcolato con GPSies): 587m
  • Dislivello negativo totale (calcolato con GPSies): 587m
  • Lunghezza (calcolata con GPSies): 11,43km
  • Tipologia del tracciato: una buona parte di strade sterrate con tratti cementati, un breve tratto asfaltato e poi sentieri con un paio di brevi tratti resi scabrosi dal passaggio tra numerosi massi calcarei.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E3P (E3EPl con la salita alla Corna de Caì)
  • Tempo di cammino: 4 ore e 50 minuti
  • Segnaletica: segni bianco-rossi e qualche tabella su gran parte del percorso.
  • Rifornimenti alimentari e idrici: bar e negozi di Nuvolento o Serle, Rifugio Alpini di Serle a fianco del parcheggio (se aperto).
  • Rifornimenti idrici naturali: nessuno.
  • Punti di appoggio per eventuale pernottamento: agriturismi e B&B di Nuvolera, Nuvolento, Prevalle e Gavardo.
  • Fattibilità diurna del nudo (nella speranza che la normalizzazione sociale della nudità faccia presto diventare questa un’indicazione superflua): scarsa e limitata al tratto sommitale del Monte Ucia, sul lato di discesa.

Profilo altimetrico e mappa

Si parte dolcemente su percorso liscio e asfaltato ma presto la pendenza aumenta con decisione e il fondo si fa meno comodo. Giunti sul primo crinale il profilo, grazie all’alternanza di salite e discese fra le quali si frappongono anche tratti pianeggianti, si addolcisce. Superati una serie di dossi e raggiunta la prima vetta segue una lunga discesa, inizialmente altalenante poi più secca per finire con un tratto dolce. Ora si riparte in salita con discreta e costante pendenza, segue una discesa sostanzialmente comoda che porta a una breve salita seguita da un tratto pressoché pianeggiante. Ciliegina sulla torta, quando si è molto prossimi all’arrivo, l’ultima breve ma secca salita alla quale segue una ripida e a tratti tecnica discesa che porta al pianetto dell’arrivo.

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GPSies - Altopiano di Cariadeghe – Giro delle Cime

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Relazione tecnica

img_8505Riprendere la strada di accesso al parcheggio e seguirla verso destra per ridiscendere i pochi metri che portano all’incrocio tra la strada di arrivo e quelle che entrano nell’altopiano. Prendere la strada asfaltata che sale a fianco della cinta del Rifugio Alpini di Serle (via del Zuf) e seguirla fedelmente. In corrispondenza di una grossa cascina (Italo Rusi), posta sulla sinistra della strada, inizia un ripidissimo tratto cementato alla cui sommità si perviene a un bivio. Seguire il cemento (via del Zuf) verso sinistra e con altri duri strappi, ignorando le diramazioni che portano alle varie case e cascine che costellano la zona, alzarsi tra prati. Dopo un tratto di salita decisamente più dolce si perviene a un altro bivio, andare a destra seguendo una ripida salita che porta in pochi metri ad altra curva stavolta verso sinistra. Quando la pendenza si smorza sensibilmente si perviene a un piazzale di terra con una grossa pianta nel mezzo, ignorando sia la strada che prosegue verso sinistra sia il piccolo sentiero posto qualche metro alla sua destra, prendere ancora più a destra una stretta stradina in terra battuta che procede verso nord. Superando due accentuate cunette si scende un poco per poi risalire in direzione di un evidente capanno da caccia e pervenire alla prospiciente Boca del Zuf.

img_0433Ignorando il sentiero che scende sul lato opposto della sella, si procede verso sinistra lungo il filo del crinale (che da qui in avanti delineerà in modo inequivocabile il nostro cammino, rendendo facile seguire il giusto percorso). Attraversata per intero la radura del capanno si imbocca un sentiero che sale nel bosco e, fatti pochi metri, esce nella radura di un altro capanno. Anche questa la si attraversa per intero riprendendo il sentiero nel bosco che prosegue, con traccia evidente anche se a tratti infastidita dalla vegetazione, con alternanza di piani e salite. Poco sotto la radura sommitale di un piccolo dosso erboso immerso nel bosco, la traccia scende leggermente a destra per tagliare, con un tratto delicato per il fondo scivoloso, a mezza costa il ripido pendio riportandosi presto sul filo del crinale in prossimità di una strada sterrata. Ignorando la strada si prosegue a destra per il sentiero, dopo un tratto nel bosco si perviene ad altro capanna da caccia posto alla sommità di una ripido dosso erboso. Oltrepassato il capanno si riprende il filo del nuovamente largo costone che, salvo brevi spostamenti per evitare alcune conche, superando dossi e sellette più o meno accentuati, con alternanza di salita, piani e discese, tenendosi per lo più accosti al suo limite destro, da qui si segue fedelmente fino alla vetta del Monte Ucia.

img_8850Sempre lungo il crinale si scende sul lato opposto, oltrepassata una sella (a sinistra una conca attrezzata con tavoli in legno posti in circolo), e fatto qualche metro in lieve salita salita, a destra si stacca una traccia che, perpendicolarmente alla linea di cresta, si dirige verso una rupe rocciosa (Corna de Caì), la si segue e in discese si perviene a due grossi massi che sbarrano la strada, nel mezzo una strettissima fessura permette, con qualche difficoltà (tenersi alti), di passare oltre. Per esile cresta di terra si oltrepassa la sella che separa la rupe dal corpo principale della montagna e per liscia placca rocciosa ci si alza a un canalino terroso che porta alla sommità della corna.

Ripreso il sentiero principale, si procede a destra scendendo lungo il filo del crinale per poi risalire all’anticima del Dosso del Lupo (antenna con annessa baracca di servizio). Tenendosi a destra dell’antenna si continua lungo il filo di cresta qui pianeggiante, dopo pochi metri si riprende la discesa superando un ripido tratto cosparso di piccole corna rocciose che rendono il cammino assai delicato. Ora il crinale piega decisamente a sinistra, lo si segue tenendosi un poco discosti dal filo dove il pendio sprofonda a picco nella valle di Nave, due tratti leggermente esposti si possono eventualmente evitare uscendo a sinistra della traccia. Il crinale piega a destra e la traccia ancora lo segue ma dopo pochi metri se ne allontana a sinistra aprendosi il varco nella fitta vegetazione per scendere man mano più ripidamente fino a immettersi su una più larga traccia che prosegue in piano verso sinistra. La traccia si allarga in una inerbata carrareccia e in discesa raggiungere una strada sterrata. A sinistra per detta strada, si lascia a destra un capanno (Roccolo del Gigora) e si scende lievemente fino ad incrociare altra sterrata che si segue a sinistra per risalire leggermente e pervenire alla sella delle Casine Ecie.

Il sentiero originale sale a destra seguendo una sterrata che dopo pochi metri, dove scavalca il filo del crinale per scendere sul versante che dà sulla valle di Nave, abbandona per entrare a sinistra, sul filo del crinale, nella radura di un capanno (Gioco Tordi) e attraversarla completamente per poi con leggera salita raggiungere, nei pressi di alcuni ruderi (Roccolo del Dragone Nuovo), un’altra strada in terra battuta. Avendo più volte trovato l’accesso al capanno del Gioco Tordi sbarrato da un’alta rete metallica, riporto di seguito il percorso alternativo che ho individuato e che tendo a percorrere. Dalla sella delle Casine Ecie andare a sinistra lungo la sterrata, oltrepassare la sbarra che, dopo pochi metri, la chiude e fatti altri pochi metri prendere a destra una larga traccia che penetra nel bosco. Dopo un tratto pianeggiante la traccia scende sulla destra al fondo di un piccolo valloncello per poi risalirlo verso sinistra seguendone il fondo largo e arrotondato e raggiungere la strada in terra battuta già detta e che, a destra, in pochi metri porta ai summenzionati ruderi.

img_0482Seguire la strada fino al suo termine dinnanzi alla radura di altro capanno, la si attraversa per intero seguendo sempre il filo del crinale, passando fra alcune roccette affioranti ci si alza un poco per poi obliquare leggermente a sinistra. La stretta traccia si apre il varco nella rigogliosa vegetazione (cespugliosa a sinistra, alberelli a destra) per poi uscire in un bel bosco pulito dove risale con lievissime curve sino ad altra breve fascia di folta vegetazione cespugliosa dalla quale si sbuca nella piccola e panoramica radura che forma la vetta del Monte Dragoncello.

Scendendo lungo il crinale verso sud si percorre tutto il tratto pulito e alla sua base, dopo essere un poco discesi nel bosco, si piega decisamente a destra per procedere con un tratto in piano. Dopo una breve e ripida discesa, si riprende la direzione sudovest riportandosi sul filo del crinale in corrispondenza di un’altra radura erbosa. La traccia continua fedelmente sul filo del crinale e porta a un’altra panoramica radura erbosa al sommo di un dosso. La si percorre per intero seguendo il filo del crinale, rientrati nel bosco ci si discosta un poco a sinistra del filo per scendere con maggiore decisione. Usciti dal bosco ci si ritrova sul filo del crinale che procede pianeggiante e pulito in direzione di alcuni prati, a sinistra si prende una traccia che scende nel bosco. Giunti ad una piana stradina terrosa, ignorando il sentiero che scende dritto, la si segue verso sinistra. La stradina quasi subito si stringe e diviene largo sentiero che, con alternanza di brevi salite e altrettanto brevi discese, porta al Fienile Canali dove, a destra, prendiamo una strada sterrata che con largo giro scende ad un’ampia zona prativa. A sinistra, sempre per strada sterrata, seguendo la recinzione dei detti prati, in discreta salita si perviene alla località Valpiana. Passando tra le prime casette e costeggiando sulla sinistra l’omonimo ristorante, ci si porta ad una strada asfaltata (via Valpiana) che si segue fedelmente. Alla base di una breve ripidissima salita ci si sposta a destra della strada per salire con minore pendenza a un largo piazzale sterrato (parcheggio auto). Prendere a destra una strada sterrata chiusa da una sbarra, dopo il primo tornante si sale per la strada ancora un poco fino a trovare sulla destra un’interruzione nel muro di sostegno, la si infila per seguire nell’erba una traccia di sentiero che, in leggerissima salita, va ad aggirare a sud la costruzione di un vecchio monastero. Una breve scala porta sulla piana sommità del Monte San Bartolomeo, percorrendola per intero e continuando l’aggiramento del monastero si riprende la strada sterrata poco prima abbandonata per seguirla in discesa fin poco oltre la prima larga curva a sinistra. Prendere a destra un sentiero che scende ripido nel bosco, quando la traccia si approssima al versante del monte che dà verso Serle prendere a sinistra altro sentiero che ripidissimo scende con lievi curve e due tornanti. Raggiunta una piana stradina in terra battuta, la si segue a sinistra pervenendo, dopo una curva a sinistra che immette in una breve ma ripida salita, alla strada asfaltata che si segue verso destra in discesa raggiungendo velocemente il parcheggio da cui si è partiti.

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Tabella di marcia

I tempi indicati sono stati personalmente verificati sul posto tenendo conto di quella che è da considerarsi l’andatura ottimale per un escursionismo agevole e, nel contempo, sicuro, vedi spiegazioni dettagliate.  In alcuni casi le mie indicazioni temporali differiscono (solitamente in più) da quelle delle tabelle ufficiali.

Punto di passaggio Tempo del tratto (ore:min)
Parcheggio Alpini in Cariadeghe 0:00
Boca del Zuf 0:45
Monte Ucia 1:15
Sella delle Casine Ecie 0:45
Monte Dragoncello 0:30
Valpiana 0:45
Monte San Bartolomeo 0:30
Parcheggio Alpini in Cariadeghe 0:20
TEMPO TOTALE 4:50

 

Il primo #BresciaPride


Mondo Nudo e il suo staff sono in prima linea per ogni iniziativa che sia volta a combattere le discriminazioni, superare i condizionamenti sociali e diffondere l’educazione al rispetto dell’altro, così come è, senza se e senza ma, rispetto!

Il nudismo è solo una di queste campagne, altre molto attive in questo periodo sono quelle che vengono indicate nella lettera che qui presentiamo (e più sotto riscriviamo per chi non avesse modo di leggere dall’immagine) e che hanno portato alla creazione del primo BresciaPride, al quale auguriamo, nel nome del rispetto e dell’evoluzione sociale, il miglior successo possibile.

bresciapride

BRESCIA PRIDE 2017 – UNIRE LA CITTA’

COMUNICATO STAMPA

BRESCIA, 10 gennaio 2017

6 colori, 6 mesi di appuntamenti, incontri, convegni, proiezioni, eventi culturali, ludici, conviviali fino al corteo del 17 giugno 2017: un corteo pieno di gioia e contenuti profondi per le vie della città. Sarà il 1° Brescia Pride!

Si apre oggi ufficialmente il percorso organizzato dal Comitato Brescia Pride, costituito da 5 associazioni promotrici: Caramelle in piedi, Chiesa Pastafariana, Donne di cuori, Equanime, Pianeta Viola e, ad oggi, altre 38 realtà di Brescia e provincia che hanno aderito al progetto e lo sosterranno con loro proposte ed iniziative.

Per noi, e nelle nostre intenzioni per la città tutta, la sfilata del BresciaPride sarà solo il culmine di una crescita personale, sociale e culturale, che intende #unirelacittà

Chi dice che il Pride riguarda solo le persone lesbiche, gay o transessuali?

Vorremmo condividere con tutti questi sei mesi nei quali saranno molte le occasioni in cui confrontarsi, imparare ad essere solidali, per superare le discriminazioni non solo verso la nostra comunità LGBT, ma anche nei confronti di tutte le realtà che troppo spesso vengono classificate come diverse, marginali, minoritarie. Per questo siamo a fianco delle e dei migranti, richiedenti asilo, nuovi cittadini, bambine e bambini vittime di bullismo, di chi combatte ogni giorno le discriminazioni sul lavoro, nello sport, nel linguaggio. Un impegno che riguarda tutti, nessuno escluso: né i singoli né le istituzioni, dai Comuni alla Provincia, dai Sindacati alle Istituzioni religiose: a tutti questi soggetti importanti chiediamo di essere attivamente al nostro fianco, non solo patrocinando o sostenendo le nostre proposte, ma, anzi, facendosi promotori in prima persona di proprie iniziative a favore dei diritti.

Col nostro slogan #unirelacittà invitiamo tutta Brescia e provincia a partecipare, seguire e sostenere questo storico evento, ci piacerebbe che il BresciaPride diventasse il desiderio condiviso di una comunità che sa rivendicare per ogni persona il diritto alla propria identità, e che riconosce la dignità di tutte le vite.

Le diversità che ognuno porta con se verranno vissute in ciascuno degli eventi in calendario come il contributo unico, personale e umano che ogni persona può portare alla propria città, comunità, società, un contributo di ricchezza alla Brescia di oggi e di domani.

Comitato BresciaPride

Per seguire l’evoluzione dell’evento e per ulteriori informazioni…

Pagina Facebook del BresciaPride

Sito Web

Brescia Today parla di Mondo Nudo


locandina-vivalpe-2017-600Si rinnova l’interesse dei media per i nostri eventi, ecco un bellissimo articolo con l’intervista che mi ha fatto  una giornalista di Brescia Today.

Brescia: il nudismo sbarca in montagna con Mondo Nudo
La “pazza” camminata in Maddalena: tutti nudi, solo zaino e scarponi

Grazie!

P.S.

Sullo stesso media verranno pubblicate le schede delle varie uscite, già è disponibile la prima.

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