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#VivAlpe 2019 due nuovi amici e una spettacolare escursione


A causa di sconcertanti e sconfortanti avvenimenti (vedi “Lezioni di moralità”, “Gentilezza letale” e “Dagli all’untore”) avevo dovuto rimuovere dal programma la prevista uscita in quella splendida e solitaria valle di Braone che tanto mi e ci aveva colpito già al nostro primo incontro e nella quale, di conseguenza, siamo ritornati ogni anno per quattro anni con brevi escursioni e anche lunghi soggiorni. L’alternativa individuata, grazie anche a una precedente visita interrotta a metà per via della copertura nevosa che ancora ne copriva la parte più alta, è stata una valle che, per quota e collocazione territoriale, della val Braone ricalca in parte le caratteristiche: la val Retorti.

Più corta e priva di strutture ricettive, come la prima anche questa è una valle secondaria che, staccandosi da un solco più ampio, solitaria risale a monte incuneandosi tra alti dirupi in parte boschivi e in parte rocciosi, per terminare in una interessante, seppur poco rilevante, vetta al cui fianco sinistro orografico un piccolo valico la mette in comunicazione con altro solco vallivo e, attraverso questo, con una zona ben più frequentata. Come la prima anche questa è solcata da un rumoroso torrente e percorsa da un unico vero sentiero che, prima in un ombroso bosco, poi per soleggiato terreno aperto caratterizzato da grandi placche rocciose spezzate da linee d’erba arricchite di fiori e rododendri, seguendone i punti di debolezza risale tre ripide balze tra loro separate da pianeggianti conche.

Alla fine posso dire che, personalmente, sono assolutamente contento della scelta fatta, una scelta che ci ha permesso di effettuare un’uscita con tutte le caratteristiche necessarie a una classica escursione di montagna: dislivello superiore agli ottocento metri, lunghezza inferiore ai dodici chilometri, sentiero evidente e pulito. Dalle opinioni raccolte sono in grado di riportare che pure gli altri presenti sono rimasti soddisfatti, qualcuno ha faticato non poco per arrivare alla meta, anzi, distrutto voleva fermarsi poco sotto e solo a seguito della mia insistenza si è deciso a salire quegli ultimi fatidici venti metri di dislivello e cento di distanza. Anche questo è parte della gioia e della formazione di un escursionista: il saper andare oltre, il saper tenere duro, il saper riconoscere e superare i momenti di crisi, l’essere cosciente che sono sempre possibili e che è altrettanto sempre possibile affrontarli e vincerli, l’apprezzare la sensazione di profondo rilassamento che segue alla contrazione muscolare, di rinascita corporale che segue alla debolezza fisica, il sapere che il recupero non necessita di lunghe pause bensì richiede pochi minuti, imparare a conoscere realmente il proprio fisico e i suoi segnali, saper distinguere l’affaticamento dal trauma, saper superare la paura di non farcela.

Molti dei soliti amici sono in ferie, siamo comunque in otto: io, Maria, Stefan, Marco, Francesca, Luise, Daniele e Michel. Alla partenza la temperatura fa sentire qualche morso di freddo, ma ben presto, sotto l’effetto del cammino, la sensazione si attenua per poi passare sul lato opposto non appena il sole riesce a raggiungerci inducendoci a riporre tutte le vesti negli zaini. I due nuovi amici (Daniele e Michel), sebbene in contesti diversi, hanno già sperimentato la nudità e immediatamente si associano al resto del gruppo. Ripreso il cammino, tranquilli saliamo lungo il sentiero che, con vari tornanti, alternando tratti ripidi ad altri meno, sale nella fitta e pulita conifera. Incrociamo un escursionista che scende: superato il primo momento di comprensibile sorpresa ci passa accanto indifferente alla nostra nudità. Ci avviciniamo alla sommità del secondo salto della valle, qualcuno inizia a sentire la fatica, qualcuno ha impostato discorsi troppo profondi e impegnativi per accompagnare il cammino montano, le fermate si sono così moltiplicate prolungandosi assai più del necessario. Nonostante tutto perveniamo alla piana intermedia dove concedo al gruppo una breve sosta, vuoi per recuperare fiato e gamba, vuoi per spalmarsi la crema solare che, da qui in avanti, diviene assolutamente indispensabile, vuoi per permettere ad un gruppo di persone che sta salendo dietro di noi di superarci, ma questi si fermano pure loro e resteranno dietro di noi fino al lago Retorti.

Il lago, eccoci finalmente a questo fantomatico lago, invero una piccola pozza di discioglimento che riempie il fondo di una conca sottostante la ganda che porta alla piccola piramide sommitale del Monte Bruffione. Per noi rappresenta la meta e, mentre l’altro gruppo ci oltrepassa mirando alla vetta, ci sistemiamo nei suoi pressi per la nostra usuale lunga sosta pranzo. La passiamo mangiando e chiacchierando, godendo in piena tranquillità del sole e del panorama, disturbati solo da un grosso nuvolone che va a coprire il sole lasciando emergere la temperatura di quella brezza che fino a ora aveva solo compensato la forte insolazione.

Rientrati a valle percorrendo lo stesso percorso fatto in salita, come sempre, prima di lasciarci, ci raccogliamo attorno al tavolo di un bar per una fugace merenda e poi… ciao alla prossima.

Malga Torrione (Bagolino – BS)


Malga Torrione

Malga Torrione (F. Corradini)

Breve ma piacevole escursione di media montagna che porta a un luogo isolato e solitario, vicino eppur lontano dalle mete dell’escursionismo di massa. Il sentiero di salita comodo, privo di tratti particolarmente ripidi, scabrosi o esposti, rendono questo itinerario adatto anche a coloro che non sono escursionisti abitudinari, anche alle famiglie con i loro bambini. La pressoché totale copertura boschiva, inoltre, lo rende praticabile anche nei mesi più caldi e nelle giornate particolarmente soleggiate.

La mulattiera iniziale

La mulattiera iniziale (F. Corradini)

La prima metà si svolge su mulattiera segnalata, anche se non frequentatissima, la seconda per un sentiero privo di segnalazioni, a parte una freccia in legno che indica il suo inizio, ma pur sempre evidentissimo. Passata la piccola e simpatica malga Torrione, il sentiero si perde nel torrente Bruffione, poco sopra l’ultimo salto delle omonime cascate. Qui un’ampia radura erbosa fornisce comodissima sistemazione per il pranzo e alcune ore di riposo, godendo del sole stesi su di una placconata rocciosa che sembra essere un naturale solarium.

L’itinerario

Villa Roma

Villa Roma (F. Corradini)

Si parte da Villa Roma (1350 metri sul livello del mare), piccola palazzina a due piani sita al termine dell’Alpe Grisa, un paio di chilometri dopo l’abitato di Val Dorizzo (Val del Caffaro – Bagolino – Brescia). Proprio davanti alla palazzina parte una strada sterrata con le indicazioni per i sentieri che salgono verso il Bruffione.

Seguiamo tale strada che dopo un duecento metri termina contro il torrente Caffaro. Un ponte in legno ci permette di passare sull’altra sponda, con visione su di una stretta forra. Qui, seguendo la segnaletica bianco e rossa con il numero 414, senza possibilità d’errore prendiamo l’evidente mulattiera che dolcemente sale nel bosco. Dopo alcune svolte, il sentiero attraversa una breve radura erbosa passando nelle immediate vicinanze d’un vecchio fienile ristrutturato, per poi riprendere a salire con maggiore pendenza, ma comunque mai in modo deciso.

Il ponte sul Caffaro

Il ponte sul Caffaro (F. Corradini)

L'ultimo salto delle Cascate del Bruffione

L’ultimo salto delle Cascate del Bruffione (E. Cinelli)

Dopo una mezz’ora di tranquillo cammino, quando, sotto le brulle pareti del Vendolaro, il sentiero esce dal bosco per iniziare a risalire un vecchio pendio di frana ormai ricolonizzato dalle erbe. Poche curve e si perviene al bivio per malga Torrione, indicato da una piccola freccia in legno. Il sentiero, inizialmente poco evidente, si alza nel prato alla destra della mulattiera principale, per poi attraversare deciso a destra a rientrare nel bosco. Qui il tracciato torna a essere evidentissimo e, sempre in modo agevole e mai faticoso, sale con vari tornanti alla piccola malga (circa 1550 metri sul livello del mare).
Panoramicissimo il poggio dove sorge la malga, a sud lo sguardo percorre la parte mediana della Val del Caffaro, a ovest il Monte Misa, a nord ovest la Corna Bianca e le creste dei Dossi di Cadino. Scendendo per i prati che fronteggiano la malga, passati alcuni muretti a secco, un ripido canalino erboso solcato da uno stretto e scivoloso sentierino porta in pochi minuti alla base dell’ultimo imponente salto delle cascate del Bruffione.

Ritornati alla malga riprendiamo il cammino lungo il sentierino che dalla stessa continua a salire per portarsi al di sopra della cascata. Sono pochi minuti e poi ci si trova in questa ampia e piana radura dove l’escursione ha termine e dove una lunga pausa è d’obbligo, sia per tentare un bagno di ghiaccio nel torrente, che per accumulare l’energia del sole stendendosi sulla placconata che domina la radura.

La radura alla fine del sentiero

La radura alla fine del sentiero (E. Cinelli)

Chi non sopportasse starsene al sole potrà trovare fresco refrigerio in un ampio prato alle spalle della placconata, facendo attenzione che lo stesso finisce a sbalzo, senza vera protezione, sulla cascata.
Il ritorno a valle si effettua dallo stesso identico percorso di salita.

Come si arriva a Villa Roma

Il Lago d'Idro

Il Lago d’Idro (E. Cinelli)

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia. Per questa proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine (allo stato attuale, maggio 2012, dell’opera). Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro; si passa l’abitato di Anfo e dopo circa cinque chilometri si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo e si sale con ampio panorama sul lago appena costeggiato; dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada ha ripreso a salire, sulla sinistra si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo (alberghi e bar), lo si oltrepassa e dopo altri due tornanti si accede alla piana dell’Alpe Grisa. Quasi alla fine di questa, quando la strada riprende a salire, sulla destra Villa Roma e a sinistra un piccolo spiazzo per parcheggiare (massimo sei macchine, altri spiazzi ci sono prima di questo, uno molto comodo è reperibile 500 metri prima).

Indicazione al bivio per la malga Torrione

Indicazione al bivio per la malga Torrione (E. Cinelli)

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