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Al laghetto di Mignolo Basso per il sentiero 418 (Bagolino – BS)


Panoramica dell'itinerario (Foto Emanuele Cinelli)

Panoramica dell’itinerario; a sinistra il Monte Molter, al centro il Dosso Pozzarotonda e il crinale che da questo scende verso Val Sanguinera, a destra il Monte Mignolo (Foto Emanuele Cinelli)

Escursione, di media lunghezza (5 ore) e poco faticosa, sul fianco destro orografico della Val Sanguinera. Trattandosi di un percorso poco frequentato, risulta percorribile quasi interamente in nudità.

Sosta a Malga Mignolo (Foto Marco)

Sosta a Malga Mignolo (Foto Marco)

Partenza e arrivo in Val Dorizzo, caratteristico agglomerato di case e alberghi sito nella Valle del Caffaro qualche chilometro a monte di Bagolino, in provincia di Brescia. Si possono individuare quattro parti con caratteristiche morfologico sentieristiche differenziate: la prima, da Val Dorizzo ad una cascina a quota mille ottocento trenta metri, alterna tratti su strada sterrata ad altri su sentiero largo ed evidente e ci porta in quota con una pendenza mai eccessiva ma costante; la seconda, che porta da detta cascina al Lago Mignolo Basso, è in gran parte pianeggiante, se non in lieve discesa, risulta quasi completamente invasa dalla vegetazione; la terza ci riporta, con una bella e mai ripidissima mulattiera, sul fondo della Val Sanguinera per poi risalire brevemente, ma ripidamente, sul fianco opposto; l’ultima segue la strada sterrata della Val Sanguinera e ci riporta al punto di partenza.

Buona parte della salita e l’intera discesa fruiscono dell’ombra e della frescura del bosco, rendendo l’itinerario percorribile anche nelle più calde giornate estive. Ampia, nella parte alta del percorso, la visuale sul Monte Misa, sull’alta Valle del Caffaro e sul Cornone del Blumone.

Attenzione: alcune cartine riportano un percorso per buona parte errato!

Vista sul Cornone di Blumone da Malga Mignolo (Foto Marco)

Vista sul Cornone di Blumone da Malga Mignolo (Foto Marco)

L’itinerario

Si parte dall’ampio parcheggio che si trova all’inizio dell’abitato, tra il Campeggio Remal e il Ristorante Stella Alpina (1183 m). Seguendo, in direzione Bagolino, la strada asfaltata della Valle del Caffaro per un centinaio di metri, lasciamo a destra una prima derivazione che sale ad un complesso residenziale e imbocchiamo la seconda che entra in Val Sanguinera. Prima su asfalto, poi su sterrato, la seguiamo fedelmente costeggiando diverse cascine e alcuni bei prati, finché, dopo una ventina di minuti di cammino, sulla sinistra si stacca un sentiero appena percettibile (palina segnaletica): il 418.

Cascina Bromino di Fondo (Foto Emanuele Cinelli)

Cascina Bromino di Fondo (Foto Emanuele Cinelli)

Attraversato, in piano, un prato con alte erbe, si scende al vicino torrente Sanguinera; un ponticello ne consente l’attraversamento e possiamo liberarci dai vestiti. Ora il sentiero diviene più evidente e pulito e, con alcuni tornanti, ripidamente sale in un pulito bosco di conifere, fino a sbucare sulla strada sterrata di servizio alle Cascina Bromino. Si segue la strada fino a quando, in corrispondenza di un tornante, sulla sinistra un evidente sentiero entra nel bosco. In breve si esce sul pascolo della Cascina Bromino di Fondo (1541 m). Lasciandola un centinaio di metri alla nostra sinistra, si risale tendendo lievemente verso il limite destro dello stesso prato, dove si ritorna sulla strada sterrata (1 ora dall’inizio del sentiero).

Con moderata salita intercalata a un lungo tratto pressoché pianeggiante, seguire fedelmente la strada fino alla Cascina Bromino di Mezzo (1697), che raggiungiamo in circa dieci minuti. Passando appena a sinistra della casa, si sale una cinquantina di metri per poi traversare orizzontalmente verso destra il prato, puntando prima alla evidente fontana, poi in lievissima salita al bosco che delimita il pascolo (volendo evitare il passaggio dalla cascina, che potrebbe richiedere un momentaneo rivestimento, qui ci si può arrivare abbandonando la strada nei pressi del suo ultimo tornante e salendo, senza sentiero e senza percorso obbligato, tenendosi nel bosco al suo confine con il prato). In mezza costa si continua lungo l’evidente sentiero. Segue un tratto in salita per poi uscire dal bosco e portarsi al centro di una piccola valletta dal fondo arrotondato.

Cascina a quota 1830 metri (Foto Emanuele Cinelli)

Cascina a quota 1830 metri (Foto Emanuele Cinelli)

In alto, alla nostra sinistra, si vedono i verdi e ripidi pascoli del Monte Molter, mentre sulla destra incombe il Dosso Pozzarotonda, dal quale, da qui poco visibile, verso nord si sviluppa un crinale parzialmente roccioso che il nostro itinerario andrà a costeggiare alla sua base, aggirandolo al suo estremo occidentale. Si risale dolcemente al centro della valletta, quando questa si allarga perdendosi nei pendii del Monte Molter si gira a destra puntando direttamente ad una vicina e ben visibile cascina (1830 m; 30 minuti per un totale di 2 ore).

Nel selvaggio tratto mediano (Foto Emanuele Cinelli)

Nel selvaggio tratto mediano (Foto Emanuele Cinelli)

Costeggiando a sinistra la cascina, poco sopra la stessa si perviene ad un bivio con palina segnaletica. Qui prendiamo nettamente a destra ridiscendendo verso la costruzione, la oltrepassiamo e ci inoltriamo nel fitto bosco cespuglioso. Il sentiero, sempre in lieve discesa, si fa stretto, la segnaletica è comunque visibile senza problemi, ma l’incedere è ostacolato da alberi caduti e zolle erbose che nascondono un sentiero dal fondo irregolare e in parte franato, con alcuni pericolosi buchi. Dopo una quindicina di minuti il sentiero migliora e procede in piano o lievissima salita passando per una meravigliosa conca ai piedi di una bancata rocciosa. Passate le pareti il sentiero gira a sinistra e riprende a salire. Per prati si costeggia un muro a secco e si perviene alla conca che ospita il Laghetto di Mignolo Basso (1848 m; 1 ora, totale 3 ore), nei cui pressi sorge la Cascina Mignolo (1859 m). Qui la sosta è d’obbligo.

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Lago Mignolo Basso (Foto Emanuele Cinelli)

Discesa in Val Mignolo (Foto Marco)

Discesa in Val Mignolo (Foto Marco)

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

Dalla cascina prendiamo il sentiero 415 (palina) in direzione nord che subito inizia a scendere nella boscosa Valle Mignolo. Seguendo la bella e larga mulattiera, con diverse svolte si perde velocemente quota. Lascato a destra un sentiero apparentemente non segnato (possibile variante, alcune cartine lo indicano come il 415, ma sul terreno le segnalazioni invece danno come 415 quello che verrà di seguito descritto), in breve si perviene ad una sorgente di fresca acqua e poco dopo al fondo della Val Sanguinera, dove il torrente forma alcune pozze d’acqua che permettono di rinfrescarsi e meritano una sosta (1476 m, 1 ora dalla Cascina Mignolo).

Guadato il torrente, si risale a sinistra verso la Cascina Tovaioli (1491 m). Si passa a destra di questa e, continuando a salire verso destra, si perviene alla mulattiera segnata con il 424 e 431. Tenendo a destra ci si alza ancora un poco per poi scendere ad un bel prato e attraversare (ponte in legno; 1522 m; 10 minuti dal torrente) il ramo sinistro orografico del Torrente Sanguinera (quello che scende dalla Valle di Cadino). Poco oltre si ritrova la strada sterrata dalla Val Sanguinera, per la quale, dopo essersi rivestiti, in altri quaranta minuti di cammino si rientra al parcheggio in Val Dorizzo.

Come arrivare a Val Dorizzo

Natura (Foto Emanuele Cinelli)

Natura (Foto Emanuele Cinelli)

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente, ignorando la deviazione a sinistra per il Monte Maniva, si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo. Proprio al suo inizio, subito dopo la colonnina verde di un rilevatore di velocità, sulla destra vediamo le indicazioni del parcheggio e sotto a queste il piazzale dove lasciare le autovetture.

Giro diretto del Blumone (Breno – BS)


Cornone del Blumone e parte del percorso (Foto Emanuele Cinelli)

Cornone del Blumone e parte del percorso (Foto Emanuele Cinelli)

Se siete sufficientemente allenati da poter camminare senza problemi per sei / sette ore e superare, nel contempo, un dislivello superiore ai mille e cento metri (1120 per la precisione), questo magnifico giro fa giusto per voi.

Tundra e ganda (Foto Marco)

Pascoli, tundra e ganda (Foto Marco)

Sia in salita che in discesa, solo per brevissimo tratto si gode dell’ombreggiatura del bosco, per il resto si attraversano scoperti pascoli e tundra alpina, nonché, nelle parti più alte del percorso, tratti di ganda e, a seconda della stagione, chiazze più o meno estese di neve. Lungo la discesa troviamo l’unico vero punto di appoggio (e rifornimento idrico), il rifugio Tita Secchi, per il resto solo abbandonati casinetti e qualche malga, di cui una sola (quasi a fine cammino) ancora in funzione e abitata.

Splendidi i panorami che si possono godere, specie nella parte alta della salita dove lo sguardo scavalca il crinale del Termine per allungarsi verso le altre e più alte cime dell’Adamello e del Brenta, ma ancor più in là, girandosi più a est, si possono intravvedere le cime dolomitiche, il lungo crinale del Monte Baldo e le montagne che separano il lago di Garda da quello d’Idro. Dal passo di Blumone, punto di massima elevazione raggiunto dal giro, o poco sotto lo stesso invece lo sguardo si può allungare verso ovest per inquadrare il Bernina, Il Rosa e il Gran Paradiso, mentre verso sud si possono vedere, dietro i monti del Maniva, Crestoso, Muffetto e Guglielmo, quelli degli Appennini; ciliegina sulla torta l’iride blu del Lago della Vacca, bacino artificiale che si colloca proprio sotto il detto passo e nei cui pressi sorge il già citato rifugio Tita Secchi.

Panorama dal Passo di Blumone verso sud (Foto Emanuele Cinelli)

Panorama dal Passo di Blumone verso sud (Foto Emanuele Cinelli)

Due sono i possibili percorsi, qui vi propongo quello indicato con il numero 27, che sale con percorso più diretto e ripido, ma anche più breve e molto meno frequentato per cui più adatto ad essere percorso in nudità. Purtroppo la discesa avviene in zona molto frequentata per cui, in alta e media stagione, la possibilità di stare nudi è decisamente vicina allo zero!

L’itinerario

Segnaletica (Foto Emanuele Cinelli)

Segnaletica (Foto Emanuele Cinelli)

Si parte dal parcheggio in fondo alla strada della piana del Gaver (1513 m, vedi istruzioni di accesso sotto la descrizione dell’itinerario). Da questo si segue la strada sterrata in direzione opposta a quella di arrivo e, dopo un centinaio di metri (palina segnaletica), a sinistra si prende la larga mulattiera che porta al passo del Termine (segnavia numero 26). Immediatamente ci si alza con ripidi tratti e alcuni tornanti in fianco destro orografico della Valle del Caffaro, scavalcata la condotta forzata la mulattiera si spiana e taglia a mezza costa entrando nella testata della Valle del Caffaro; sul lato opposto della valle si vede la piccola costruzione di Malga Blumone di Mezzo. A seconda della stagione, del giorno e dell’orario potrebbe essere possibile liberarsi dai vestiti in un punto più o meno vicino al parcheggio.

Malga Blumone di Sopra (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Blumone di Sopra (Foto Emanuele Cinelli)

Giusto il tempo di riprendere fiato e si ricomincia a salire con ampi tornanti fino a uscire dal bosco ed entrare nell’ampia e verde conca della Malga Blumone di Sopra (1801 m, 1 ora; probabilmente qui giunti potrete liberarvi dai vestiti). Una breve discesa e un altrettanto breve tratto pianeggiante e poi nuovamente salita, sempre in fianco destro orografico e sempre per la comoda mulattiera, residuato della Grande Guerra. Superati altri trecento metri di dislivello, in mezz’ora si perviene al Casinetto di Blumone (2100 m), oltre e sotto il quale si estende una verdissima e piana vallata, per la quale prosegue il sentiero 26. Dietro di noi, imponente ed evidente, svetta il Cornone del Blumone, che, da questo momento in poi, ci farà da costante riferimento e compagnia.

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Casinetto di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Casinetto di Blumone (Foto Emanuele Cinelli)

Dieci metri prima del suddetto casinetto prendiamo a sinistra il sentiero 27 (palina segnaletica; qui è sicuro che ci si può liberare dalla costrizione delle ultime vesti ancora rimaste), che inizialmente ritorna verso sud per aggirare un primo dosso erboso. In una decina di minuti, continuando a girare fra i vari ondulati dossi erbosi, si perviene ad una vecchia strada selciata ormai invasa dalle erbe, per questa in breve ad una solitaria conca erbosa, dominata da un ponte in legno. Poco prima del ponte l’ottima segnaletica ci indirizza a sinistra per prendere un sentierino nell’erba che, in pochi metri, ci conduce alla base del vasto pendio di erbe e rocce compreso tra il versante nord del Cornone di Blumone e quello sud dello Scoglio di Laione. Coperto ma intuibile, a destra della cresta nord del Cornone di Blumone, il Passo di Blumone. Sull’opposto versante, lungo la mulattiera che sale al passo del Termine, evidenti sono i segni della Grande Guerra, tra i quali i ruderi dell’Ospedale Militare.

Inizio del sentiero 27 (Foto Marco)

Inizio del sentiero 27 (Foto Marco)

Il ponte di legno (Foto Emanuele Cinelli)

Il ponte di legno (Foto Emanuele Cinelli)

I ruderi dell'Ospedale Militare (Foto Emanuele Cinelli)

I ruderi dell’Ospedale Militare (Foto Emanuele Cinelli)

I ripidi pendii verso il passo (Foto Marco)

I ripidi pendii verso il passo (Foto Marco)

Ora la salita si fa decisamente più faticosa, il sentiero sale ripidissimo con varie svolte trovando i passaggi più agevoli fra le molte placche rocciose che rivestono questi pendii. Alla nostra destra il passo del Termine si fa man mano più basso, aprendoci la visione prima sul Re di Castello, poi, più lontano, sul Monte Fumo e, subito dietro ad esso, Dosson di Genova, Cresta Croce e Lobbia Alta, infine anche sul Carè Alto e tutto il crinale che lo unisce al Corno di Cavento (Gobbe del Folletto, Monte Folletto, Denti del Folletto), appena a sinistra di questo il bianco candore della vedretta della Lobbia e, sul suo sfondo, la caratteristica piramide rocciosa del Crozzon di Lares. Dopo un’ora di cammino, una brevissima spianata permette di riprendere un poco di fiato, prima di affrontare un ultimo ripidissimo dosso di erbe e rocce.

Quasi in cima ai ripidi pendii (Foto Marco)

Quasi in cima ai ripidi pendii (Foto Marco)

Passo Termine e Re di Castello

Passo del Termine e Re di Castello (Foto Emanuele Cinelli)

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Carè Alto e cime limitrofe (Foto Emanuele Cinelli)

Passo del Blumone (Foto Marco)

Passo del Blumone (Foto Marco)

Netta, da qui, si vede la sella del Passo di Blumone, a cui puntiamo. Sempre seguendo le ottime segnalazioni bianco-rosse, si scende in una piana acquitrinosa, tenendosi sul suo lato sinistro, per poi salire al centro della ganda, dove la stessa è meno ripida e assume la forma di un valloncello. Cento metri sotto il passo, il sentiero devia nettamente a destra e sale per ripidi pendii di erbe e rocce, portandoci in una decina di minuti al crinale che unisce il Cornone di Blumone con la Cima di Laione, poco sotto il quale sarà probabilmente necessario rivestirsi, quantomeno in periodo di alta stagione. Qui troviamo la segnaletica dell’Alta Via dell’Adamello (segnavia numero 1), che seguiamo a sinistra per scendere, in un paio di minuti, al Passo di Blumone (2633 m, 4 ore dal parcheggio).

Scendendo al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Scendendo al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Dal Passo, a destra, si attraversa, prima a mezza costa, poi in lieve discesa, il pendio di ganda sul versante ovest della cresta nord del Cornone di Blumone e si perviene in breve all’inizio della mulattiera di guerra, seguendo la quale, con comodo cammino, in mezz’ora si perviene al rifugio Tita Secchi (2350 m).

Dal rifugio, fruendo di una intaglio tra le rocce, a destra si raggiunge la sponda orientale del lago della Vacca proprio nei pressi della diga che lo delimita e forma. A sinistra una breve scala in cemento ci permette di scendere sotto la diga. Segue un sentierino che, aggirando ad ovest la casa dei guardiani della diga, ci porta ad un ponticello metallico con il quale si supera il canale di regolazione della diga. Subito dopo il ponticello, lasciando a destra il sentiero che sale al Passo della Vacca (numero 18), a sinistra si prende il sentiero numero 17. Ad un primo tratto in dolce discesa segue una breve salita, indi un lungo traverso sotto il versante nordest della Cresta di Laione, infine una ripida discesa ci conduce sul fondo della Conca del Laione: mirabile la visione sul Dito di Laione, sul Cornone di Blumone e sul Monte Bruffione.

Casinetto di Laione (Foto Emanuele Cinelli)

Casinetto di Laione (Foto Emanuele Cinelli)

Un ultimo ripido salto ci porta ai ruderi del Casinetto di Laione (1948 m, 1 ora dal rifugio) dal quale una strada sterrata conduce in pochi minuti alla Malga di Laione di Mezzo (1825 m, vendita prodotti caseari). Continuando per la strada sterrata ci si sposta verso ovest sotto il versante est della Corna Bianca, finché un tornante inverte la direzione di marcia e ci porta nel bosco. Dopo una decina di minuti uscendo dal bosco un tornante ci apre la visione sull’intera piana del Gaver, poco sotto perveniamo a Malga Laione di Sotto (1602 m) dove lasciamo la strada per prendere, proprio in corrispondenza dell’angolo destro (nel senso di marcia) della malga, un sentiero che, in direzione opposta a quella della strada, prima scende nelle alte erbe (occhio alle ortiche) del pascolo, poi rientra nel bosco e, infine, con ultima breve ripidissima e sconnessa discesa ci porta ai prati del fondo valle e, attraversando questi, in due minuti siamo al parcheggio e alle auto (2 ore dal rifugio).

Malga Laione di Sotto e Piana del Gaver (Foto Emanuele Cinelli)

Malga Laione di Sotto e Piana del Gaver (Foto Emanuele Cinelli)

Come si arriva al parcheggio in fondo alla Piana del Gaver

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Seguendola fedelmente si arriva in cinque chilometri al piccolo centro turistico della Val Dorizzo (alberghi e bar), lo si oltrepassa e dopo altri due tornanti si accede alla piana dell’Alpe Grisa.

Superata la piana la strada riprende a salire e in breve si perviene al rifugio Campras e annessi impianti di risalita (in funzione solo d’inverno) che si lasciano sulla sinistra. Dopo alcune curve si oltrepassa, sulla destra, il bar Bruffione (con emporio alimentari e fermata autobus di linea), segue un ponticello e subito dopo, seguendo le indicazioni della locanda Gaver, si prende a destra una strada sterrata che scende sul fondo della piana del Gaver (o Gavero). Si continua per detta strada, oltrepassando la locanda Gaver e arrivando in breve al parcheggio che è situato, sulla destra della strada, appena prima di una casa in muratura. Poco più avanti la strada termina: non è possibile sbagliare.

Monte Guglielmo dal sentiero 232 (Zone – BS)


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Il Monte Guglielmo (Foto di Emanuele Cinelli)

Escursione per chi, senza doversi allontanare molto dalla porta di casa, ama l’avventura e vuole camminare in ambienti poco o nulla frequentati. Già la parte di salita segue un tracciato oggi insolito, quella di discesa, poi, avviene lungo sentieri in parte scomparsi, con segnalazioni carenti o nascoste dalla vegetazione che ha invaso parte del percorso. Sia in salita che in discesa, si devono inoltre affrontare alcuni passaggi esposti (10 metri di traverso prativo nella salita) o di brevissima (2 meri) e facile (primo grado) arrampicata (1 saltino in salita, 3 in discesa).

Date tali sue caratteristiche, è itinerario che richiede spirito di osservazione e buona esperienza di montagna, ma che proprio per questo è in grado di offrire una bella esperienza e si adatta alla percorrenza in nudità, specie con le varianti riportate sotto la relazione del percorso di base.

Si percorre in circa sette ore, di cui tre e quarantacinque per la salita. Il dislivello coperto è di 1328 metri. Sia il tempo che il dislivello dipendono, però, dal punto esatto in cui si parcheggia l’autovettura, dal punto in cui si inizia la discesa e dalle eventuali varianti seguite.

In discesa molti tratti sono nell’erba alta, anche se siamo prossimi alla quota limite della loro sopravvivenza, ogni tanto controllatevi per l’eventuale presenza di zecche: se siete vestiti il controllo è difficile, potreste non notarle e ritrovarvele poi a casa; se siete nudi le vedete subito.

L’itinerario

Si parte da Englar di Zone (620m ca.) incamminandosi lungo la strada asfaltata che entra in Val di Gasso (segnavia 226). Immediatamente un mezzo tornante a destra, poco dopo un tornante a sinistra a cui segue un lunghissimo rettilineo che, passando sopra alcune cascine, entra in un bel bosco di latifoglie e, lentamente, si alza in sponda sinistra orografica della Val di Gasso.

Superata sulla destra un’area di sosta (eventualmente si può arrivare qui in macchina, posto per due massimo tre vetture), si attraversa il torrente portandosi in destra orografica della valle e, poco dopo, si imbocca sulla destra una mulattiera che permette di tagliare un pezzo di strada, ora sterrata.

Ripresa la strada, la si segue, sempre verso destra, fino al primo tornate, sulla destra del quale si nota l’imboccatura di un altro pezzo della mulattiera. Seguendola, dopo aver costeggiato i prati di una cascina, ci si riporta in sinistra orografica della Val di Gasso. Qui la mulattiera, sempre all’ombra del bosco, inizia a salire un poco più ripida fino ad uscire su dei bellissimi prati. Dopo una svolta a sinistra, rientrati nel bosco, un ultimo tratto di mulattiera riporta sulla strada sterrata.

Girando a destra, si segue la strada sterrata fino al primo tornante, sulla destra del quale si riprende la mulattiera, qui molto evidente. In breve si perviene ad una cascina, appena prima di questa a sinistra per un sentierino sbarrato da una barriera in legno che impedisce il passaggio a moto e biciclette ma non ai pedoni.

Ripresa la strada sterrata, la si segue, sempre a destra, fino ad un altro tornante, poco dopo il quale, sulla destra, una stradina molto ripida sale verso delle cascine appese alla sommità di un ripidissimo prato. Si segue detta stradina e, tra le due cascine, si prende la mulattiera a sinistra che ci riporta sulla strada sterrata, facendoci tagliare altri tornanti della stessa.

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Valle dell’Opol e Almana (Foto di Vittorio Volpi)

Per la strada si continua in salita arrivando, dopo un’ulteriore tornante, alla Forcella di Gasso (1133m; 1 ora e mezza), dove la strada si spiana, tagliando a mezza costa l’alta valle dell’Opol, con panoramica vista sulla Forcella di Sale e la Punta Almana. Duecento metri dopo la forcella, sulla sinistra si nota una freccia segnaletica in metallo che ci indica dove imboccare il sentiero 232 “Tress – Passei – I Gnaf”.

Superati i primi dieci metri dove la vegetazione la fa da padrona, ci si trova su un evidente e largo sentiero che, in piano, costeggia un prato (qui ci si può spogliare). Lo si segue facendo attenzione a non oltrepassare una poco evidente deviazione (segno bianco-rosso sul tronco di un albero in alto a destra, che si nota solo girandosi su se stessi) che, sulla destra in senso esattamente opposto a quello da cui si arriva, si alza nel pulitissimo bosco di latifoglie. Poco dopo il sentierino gira a sinistra e, a tratti poco evidente (le segnalazioni sono palesemente state fatte in discesa e risultano pressoché invisibili camminando in salita), risale nel bosco sulla linea di massima pendenza.

Superati all’incirca centocinquanta metri di dislivello, il sentiero piega a sinistra e taglia a mezza costa attraversando un piccolo e stabile ghiaione. Risaliti ancora alcuni metri si supera un brevissimo salto roccioso, segue un traverso erboso esposto sulla Val di Gasso, dopo il quale si rientra nel bosco.

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In Testata (Foto di Emanuele Cinelli)

Salendo sulla destra di una valletta, con un tratto terroso particolarmente ripido (se bagnato si scivola alquanto) e qualche roccia, si perviene ad un balconcino erboso con meravigliosa vista sulla Valle dell’Opol. Il tracciato riprende con minore pendenza e su semplice terreno erboso per sbucare, dopo poco, sui magnifici prati de La Testata (1470m; 45 minuti). A sinistra si alza una verdissima valletta, a destra un prato pianeggiante porta verso il crinale a picco sulla Croce di Marone. Il sentiero, non molto evidente, si sposta per l’appunto verso detto crinale, che segue tenendosi appena a sinistra del bosco che lo separa dalla valletta di cui sopra.

Con passaggi aerei e splendidi scorci panoramici si perviene ai pascoli del Fop dei Gnaf, che si traversano senza percorso obbligato tendendo inizialmente a destra e poi al centro degli stessi in direzione di una stradina che taglia orizzontalmente il dosso sovrastante. Seguendola, dopo essersi rivestiti, si perviene in breve alla Malga Guglielmo di Sotto (1571m; 30 minuti), dove ci si immette sulla strada di servizio delle malghe.

A sinistra, si segue detta strada, eventualmente tagliando alcuni tornanti per evidenti sentierini, passando per Malga Guglielmo di Sopra (1744m) e arrivando al Rifugio Almici (1861m; 45 minuti), dal quale in quindici minuti si può, facilmente e senza tanta fatica, arrivare alla vetta di Castel Bertino (1948m), facilmente riconoscibile per l’evidente monumento al Redentore ivi eretto.

Vista da poco sotto il Rifugio Almici (Foto di Emanuele Cinelli)

Per lo stesso percorso si ritorna verso la Malga Guglielmo di Sotto, ma al tornante che la precede (palina metallica 232 “Tress – Passei – I Gnaf”), si abbandona la strada per scendere a destra verso la vicina Pozza dell’Agnello e il successivo Pià delle Naedole (30 minuti), dove ci si può nuovamente liberare di tutte le vesti.

Giunti al Pià delle Naedole il sentiero s’inerba alquanto e la segnaletica diventa invisibile: scendere al centro dei prati in direzione del crinale che si vede sull’altro lato della valletta, puntando al punto dove gli alberi lasciano il posto al pascolo. Qui giunti si trova un canalino dal fondo roccioso dove la segnaletica si rifà evidente.

Scendere per il canalino fin dove si perde in altro pendio erboso che si deve traversare verso destra prima a mezzacosta (erbe altissime e qualche mugo da scavalcare) e poi in lieve salita. Superato un secco torrentello, si continua traversando in lieve salita un altro dosso prativo per il quale si perviene a Le Pezze e alla Costa Bella.

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Malga Casentiga (Foto di Emanuele Cinelli)

Per sentiero ora più evidente si oltrepassano, ignorando un sentierino che scende a sinistra, i Passei e tutto il bosco sotto il da qui invisibile Corno del Bene, fino a sbucare, nei pressi di un tavolino in legno che mai ci si aspetterebbe di trovare in tal posto, su una mulattiera che in breve porta a Malga Casentiga (1406m; fontana; 1 ora), poco prima della quale sarà opportuno rivestirsi.

Alla destra orografica della malga passa una strada sterrata che prendiamo e seguiamo in discesa per alcune centinaia di metri, dopo i quali prendiamo una deviazione a sinistra che scende ad altra cascina, dove apparentemente non c’è modo di proseguire. Portandosi, invece, proprio davanti alla cascina, si trova sulla destra un piccolo sentierino, inizialmente scalinato, che scende nel prato sottostante la casa e, velocemente, porta ai prati della Culma e al Zuf (1280m; 15 minuti), ampia sella prativa sul crinale che separa la Val Ombrino dalla Val Vandul. Qui, poco prima di immetterci su di una strada asfaltata, a sinistra prendiamo una larga mulattiera (palina segnaletica in legno “Sentiero dell’Uccellatore”, 230; nei  giorni infrasettimanali è possibile spogliarsi nuovamente, ma dipende dalla stagione) che, tagliando a mezzacosta la Val Ombrino, con percorso pressoché pianeggiante, attraversata tutta la Paghera di Tress, porta al Forcellino delle Piane (altro tavolino di legno; 30 minuti).

Proseguendo per detto sentiero, oltrepassato una piccola cascina, quasi un eremo, costruita sotto il volto roccioso che fa da base alla Corna Frere, si passa sotto le pareti della Corna della Capre (palestra di roccia), si oltrepassa la cascina Splazza di Sopra (rivestirsi) e si perviene alla strada della Val di Gasso, per la quale si rientra alle autovetture (45 minuti).

Varianti

1)      Volendo evitare di rivestirsi una volta giungi nei pressi di Malga Guglielmo di Sotto, ma rinunciando alla cima del Guglielmo e al Rifugio, giunti al Fop dei Gnaf, invece di salire a destra e portarsi alla Malga Guglielmo di Sotto, ci si può tenere a sinistra per attraversare, senza traccia e senza percorso obbligato, i pascoli e portarsi direttamente al Pià delle Naedole. Così facendo il tutto risulta anche abbreviato di un’ora e mezza e di 377 metri di dislivello.

2)      Da Passei invece di continuare a destra per tagliare il bosco sotto la Corna del Bene, si scende a sinistra (bivio evidente ma non segnalato) verso la vetta del Corno Frere (1412m) e da questa, per ripido bosco, al Forcellino delle Piane, dove ci si innesta sul sentiero dell’Uccellatore. Questa variante rende il percorso più diretto anche in discesa, accorciandolo di una mezz’ora; inoltre, evitando il passaggio dalle cascine di Casentiga, Culma e Zuf, ci risparmia il relativo su e giù del vestiario.

3)      Combinando insieme le due varianti di cui sopra ne viene un’escursione quasi completamente nudista: quattro ore e mezza su sette.

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Come si arriva a Englar di Zone

Dal casello autostradale di Brescia Ovest seguendo le indicazioni per Milano, Tangenziale Ovest si perviene a quest’ultima che si segue in direzione Milano, Bergamo, Val Camonica. Dopo poco più di tre chilometri, passato il costruendo raccordo con la Bre-Be-Mi, tenere a destra direzione Boario, Lago d’Iseo.

Per chi arrivasse da ovest, è possibile uscire al casello di Rovato e da questo, seguendo le indicazioni prima per Sarnico, Ponte di Legno, Lago d’Iseo, poi per Iseo, Ponte di Legno, Valle Camonica, si perviene a Iseo. Passato il centro turistico Sassabanek e lo stadio, ad un’ennesima grossa rotonda si tiene a destra in direzione Brescia, Pisogne, Darfo B.T. Passata una lunga galleria, giugni ad una successiva rotonda, tenere al centro in direzione di Darfo B.T. e immettersi così sulla superstrada della Val Camonica come sotto.

Oltrepassando varie uscite, continuare senza ulteriori deviazioni fino allo svicolo di Zone (subito in uscita di una lunga galleria). Per questo passare una galleria e, al bivio, tenere a destra.

La strada sale in salita con diversi tornanti arrivando all’abitato di Zone in Frazione Cislano. Seguendo sempre la strada principale si oltrepassa, lasciandolo alla propria sinistra, il Punto Informativo della Riserva delle Piramidi di Zone, con annesso parco e parcheggio. Alla prima curva (a sinistra), prendere la strada che si stacca a destra (cartello marrone “monte Guglielmo” e cartello blu dell’area camper). Avanti per questa un centinaio di metri e, sulla sinistra, è possibile parcheggiare l’auto.

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Giglio Rosso (Foto di Emanuele Cinelli)

Forte di Cima Ora da Bagolino (BS)


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A picco sul lago d’Idro (Foto Emanuele Cinelli)

Escursione che riserva vertiginose visioni sul Lago d’Idro. I tratti particolarmente ripidi sono alternati da lunghi tratti pianeggianti o addirittura in discesa, per cui non risulta particolarmente faticosa, richiede, però, equilibrio e abitudine all’esposizione per la presenza di lunghi traversi su scoscesi prati e anche qualche passaggio molto esposto.

Al solare e panoramico crinale percorso in salita, si frappone la selvaggia e scura forra di Valle Lunga e Valle del Rio Levras, percorsa in discesa.

L’intero anello si percorre in 4 ore e mezza di cammino, di cui tre in salita.

Dislivello 890m – Segnavia n. 404

L’itinerario risulta percorribile in nudità da quando si abbandona la strada della Valle del Rio Levras, a quando vi si rientra dopo la discesa di Valle Lunga, fatta eccezione per la frequentatissima zona del Baremone, ivi compreso il Forte di Cima Ora. In pratica i tre quarti del percorso si prestano all’escursionismo nudista, facendo però, specie nei mesi da maggio a luglio, attenzione alle zecche: la nudità vi permette di vederle subito e rimuoverle prima che vi mordano e inzino a succhiarvi il sangue (cosa fondamentale per evitare complicazioni che, sebbene succeda rarissimamente, possono anche essere gravi: Morbo di Lyme e Borelliosi o TBE), dovete però controllarvi ogni tanto.

L’itinerario

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Ponte Romanterra (Foto Emanuele Cinelli)

Si parte dal Ponte Romanterra (645m) in quel di Bagolino (BS) seguendo per circa mezzo chilometro la strada asfaltata che sale nell’ampia valle della Berga (segnavia 402). Sulla sinistra un bivio, ben segnalato con paline in legno, indica dove abbandonare la strada asfaltata e immettersi in altra stradina in lieve discesa e presto sterrata (segnavia 404), che si segue a lungo senza preoccuparsi per l’assenza di segnaletica sentieristica: la si ritroverà sul muro di una casa proprio a bordo strada e poi più avanti quando ci si immette nella Valle del Rio Levras.

Dopo aver lungamente camminato in un ombroso bosco di latifoglie, si esce sui prati di una ben tenuta e fiorita casa fienile (850m). Rientrati nel bosco, in breve si perviene a un bivio parcamente segnalato con palina in legno addossata a un grosso masso (30 minuti dalla macchina). Qui si prende il sentiero a sinistra della strada (segnavia 405) che, con alcuni tornanti si alza sul versante destro orografico della valle, per poi tagliarlo lungamente a mezza costa in direzione sud e portarci, in altra mezz’ora di cammino, alle Pozze (970m), poco più a sud e in alto della croce di Monte Suello. Splendida e ampia la visione che si apre sul Lago d’Idro e le montagne che lo separano dal lago di Garda.

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Le Pozze (Foto Emanuele Cinelli)

Seguendo le evidenti indicazioni per Monte Breda e Forte di Cima Ora (segnavia 432-404), ci si incammina a destra per la lunga cresta spartiacque tra Val Sabbia e Valle del Caffaro. Qui i tratti di salita si fanno decisamente più ripidi.

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L’esposto sentiero di cresta (Foto Emanuele Cinelli)

Seguendo le segnalazioni ci si sposta a tratti sul prativo ed esposto versante est, altri sul boscoso e tranquillo versante occidentale, alternando così le visioni su Bagolino e la Valle del Caffaro, con quelle sul Lago d’Idro e i monti che lo sovrastano. Si supera il Dosso Tondo (1211m), si percorre la lunga Piana dei Bandì e poi, lungo la vecchia mulattiera della Guerra 15-18 (visibili ancora alcuni sbocchi dei tunnel e delle postazioni), ci si approssima al Monte Breda (1503m), la cui sommità aggiriamo sul lato orientale passandoci pochi metri sotto.

Dopo una ripida discesa, passando a destra del Roccolo di Breda o dei  Giös, ignorando la variante che, sulla destra, scende direttamente nella Valle del Rio Levras, si traversa a sinistra giungendo in breve ad una strada sterrata che, dopo un tornante che riporta al Roccolo di Breda, con facile cammino in piano seguiamo per lungo tratto finché una freccia ci indica di spostarci a sinistra, sul versante opposto della cresta, dove un sentierino, che presto si tramuta in larga mulattiera, porta ad un caratteristico intaglio a portale. Da qui scala metallica ben evidente, porta direttamente sui pendii sommitali e al Forte di Cima Ora (1535m). Proseguendo lungo la mulattiera, invece, dopo un brevissimo tratto con cordina metallica, si aggira detta cima e, lasciando a sinistra un sentiero in discesa, si sale per un prato fino ad uscire sulla strada sterrata che dal Baremone porta al forte (2 ore da Le Posse, per un tempo totale di 3 ore dal parcheggio). Per chi non ci fosse mai stato vale veramente la pena risalire i dieci minuti di strada che portano al forte: oltre alle interessanti evidenze storiche potremo godere di un esteso panorama a trecentosessanta gradi.

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Rifugio Rosa al Baremone (Foto Emanuele Cinelli)

Per detta strada, aggirando ad ovest Cima dell’Ora, in 15 minuti si scende al Passo di Marè (1418m), dove passa la strada asfaltata Anfo-Maniva, nei pressi del Rifugio Rosa al Baremone (1430m). Senza toccare l’asfalto, subito prendiamo alla nostra destra una verde valletta dove la segnaletica (404b) all’inizio è ben visibile, poi molto meno, ma non si può sbagliare: basta seguire fedelmente la linea della valletta fino a sbucare in una conca prativa dove si ritrova una palina segnaletica (10 minuti dalla strada del Baremone).

Seguendo una mulattiera sul versante est della Corna Pagana, si percorre il versante sinistro orografico di Valle Lunga, ignorando un primo bivio sulla destra. Al successivo bivio, contraddistinto da una bacheca in legno, si scende ripidamente nel bosco costellato da diversi piccoli torrioni calcarei che si ergono qua e là come se volessero fare la guardia. La segnaletica non sempre è immediatamente visibile, ma quello che resta di varie gradinature in legno aiuta a non perdere il filo del tracciato, per altro non ci sono molte alternative: la valle è stretta e unica. Giunti sul fondo della valle, si segue per un poco il greto del torrente, si supera in discesa, appoggiandosi alla roccia che l’affianca, una poco rassicurante scala in legno (attenzione che il secondo gradino è ballerino), dopo la quale il sentiero si alza in destra orografica traversando lungamente i ripidi pendii della valle.

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Parte bassa Valle del Rio Levras (Foto Emanuele Cinelli)

All’incrocio con la variante che scende direttamente dal Roccolo di Breda, si riprende a scendere per portarsi nuovamente sul fondo della valle. Qui il sentiero si immette su una comoda stradina sterrata e, passata un’area di sosta attrezzata, in breve si perviene ai bellissimi prati Levras, dove una gelida fontana permette di rinfrescarsi per bene (45 minuti).

Seguendo la strada, che ora si fa carrozzabile, si attraversa il torrente e, in altri pochi minuti di cammino, si arriva al punto in cui la si era abbandonata in salita, per poi rientrare al Ponte di Romanterra e alle autovetture.

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Bagolino (Foto Emanuele Cinelli)

Come si arriva al Ponte di Romanterra

Dal casello autostradale di Brescia Est, seguendo le indicazioni per Brescia, superare una grossa rotonda e uscire a destra in direzione Brescia, Verona, Lago di Garda, immettendosi così sulla tangenziale est di Brescia.

Per detta tangenziale proseguire seguendo le indicazioni per Salò (SS45bis) e, passati gli svincoli di Mazzano, Virle, Nuvolera, Prevalle (subito dopo una prima breve galleria) e Gavardo, si giunge, dopo altre tre gallerie, all’altezza dell’abitato di Villanuova sul Clisi. Qui, seguendo le indicazioni per Val Sabbia, Lago d’Idro, Trento, Madonna di Campiglio, subito dopo una quarta galleria, uscire a destra e immettersi sulla superstrada della Val Sabbia (SS237) che si segue fino al suo termine.

Si passano Nozza, Vestone e Lavenone, arrivando a Idro. Si procede costeggiando, con varie curve, il Lago d’Idro, si passa l’abitato di Anfo e, dopo circa cinque chilometri, si perviene ad un’ampia rotonda, qui evidenti segnalazioni indicano a sinistra la strada per Bagolino. La prendiamo risalendo con ampio panorama sul lago appena costeggiato.

Dopo una ripida e tortuosa discesa, attraversato il ponte sul Caffaro, quando la strada riprende a salire, sulla sinistra, seguendo le indicazioni per il Maniva, si prende la strada che aggira il paese di Bagolino. Dopo un paio di chilometri si vede sulla sinistra una stretta stradina in ripida discesa, la si imbocca e in breve si perviene al Ponte di Romanterra.

Si può parcheggiare subito prima del ponte tenendosi ben accostati al lato sinistro, scendendo, della strada, ma ci stanno solo quatto o cinque auto; all’occorrenza si dovrebbe poter parcheggiare nel piazzale della pesa che si trova subito dopo l’imbocco di quest’ultima stradina, oppure si deve andare ancora più avanti e poi fare la spola con una o due vetture.

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