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Perché camminando o correndo nudi si suda (e si soffre) di meno


Durante le mie escursioni e le mie corse in montagna ho più volte sperimentato che stando nudo sudavo molto meno, in due occasioni ho persino potuto raggiungere la meta solo grazie all’essermi messo a nudo: erano due uscite di allenamento fatte a bassa quota in giornata di fortissima insolazione, sentiero per nulla frequentato ma nella prima parte visibile dalla strada sottostante per cui dovevo tenere i calzoncini da corsa, arrivato allo stremo delle forze, ormai non più visibile dalla strada, li ho tolti restando completamente nudo e… nel giro di un paio di minuti mi sono sentito rigenerato. Preciso: i calzoncini erano di quelli leggerissimi, traspiranti e con mutandina integrata in maglina traforata, quasi non si sentono addosso eppure in questo discorso avevano fatto la loro distruttiva parte.

Perché camminare o correre nudi comporta una minora sudorazione e può addirittura ridare energia? Una spiegazione scientifica non sono stato in grado di trovarla, mettendo insieme vecchissime letture e studi ho però formulato una mia ipotesi.

Per non subire danni permanenti testicoli e ovaie devono mantenere una temperatura assolutamente costante, così i nostri genitali sono ricchi di sensori termici ai quali il nostro sistema di termoregolazione da molto affidamento. Inscatolando i genitali nei pantaloni alziamo la temperatura dei genitali e viene così indotta una sudorazione maggiore di quella effettivamente necessaria al resto del corpo; scoprendoli possono fruire di ogni più sottile soffio d’aria (cosa che percepiamo intensamente e immediatamente riprendendo energia) e la sudorazione risulta oltremodo contenuta o addirittura assente.

L’ipotesi è rafforzata dall’aver sperimentato che il vantaggio lo si sente anche se, per qualche ragione (ad esempio quando si porta uno zaino con schienalino non adatto alla pelle nuda), si tiene addosso una maglietta, mentre non si percepisce facendo il contrario: togliere la maglietta e tenere i pantaloncini.

Va bene, è solo un’ipotesi e potrebbe essere sbagliata, però… cosa conta di più: una spiegazione scientifica o la reiterata esperienza pratica?

L’esperienza diretta m’ha insegnato che stando nudo cammino e corro con meno sofferenza e allora perché non approfittarne?

Provateci e fatemi sapere!

Inaugurato #VivAlpe 2017


(Fotografie di Vittorio Volpi)

img_4595Benevolmente accolti da un cielo sereno domenica 22 gennaio 2017 siamo partiti per il nuovo viaggio di VivAlpe, il programma escursionistico ideato da Mondo Nudo al fine di glorificare il pianeta montagna con il piacere del cammino abbinato a quello della più intensa e radicale immersione nella natura. Cielo sereno, dicevo, con un bel sole che prepotentemente, quanto inutilmente, cercava di scalfire la rigida corolla di gelo di temperature sotto lo zero: solo nel pomeriggio e per poche ore si è formato un poco di tepore. Sette sono le persone che si sono registrate, cinque quelle che si presentano alla partenza, purtroppo sono venuti a mancare proprio i due nuovi ingressi, coi quali avremmo veramente desiderato poter parlare, anche per capire cosa li avesse portati da noi: l’articolo che Brescia Today ha fatto su Mondo Nudo e le sue escurisoni, la scheda evento pubblicata sullo stesso media, un altro degli articoli recentemente pubblicati su altri media, l’intervista di Radio Popolare, amici o quant’altro.

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img_4610Con lievissimo ritardo si parte, la salita che si fa subito ripida consente un veloce adeguato riscaldamento per poter poi procedere abbastanza confortevolmente sul lungo ombroso e ghiacciato diagonale che segue, dove le poche salite sono troppo brevi per riscaldare muscoli e corpo. Già alla partenza notiamo un altro gruppetto che si incammina sul nostro stesso percorso, giunti al San Gottardo le presenze estranee si fanno più corpose e ci accompagnano fin quasi alla Cascina Margherita, un pensiero inizia a farsi strada nella mente: che forse abbiano letto il già citato articolo di Brescia Today e siano qui per veder passare i nudisti? Oppure, che dall’articolo siano incappati nel blog e quindi nella relazione dettagliata del Periplo basso della Maddalena, trovandosi così un bel suggerimento per un’escursione domenicale vicina alla città eppur tanto diversa dalle solite? Sarebbe bello, bellissimo se così fosse, ma quando tutte queste persone cambiano strada la speranza svanisce, peccato. Noi si procede per la nostra gelida strada e, rincorrendo man mano le lame di sole che scavalcano il crinale soprastante e scendono verso Nave, raggiungiamo la Cascina di San Vito dove finalmente possiamo levarci una parte degli abiti, si, si, purtroppo solo una parte, e, mentre mangiamo, goderci l’effetto rigenerante del calore solare per poi ripartire con quel nuovo vigore necessario ad incamminarsi sul lungo ritorno verso le macchine.

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img_4631img_4638Salendo e scendendo al cospetto delle pareti rocciose che formano il versante orientale della Maddalena, tra boschi, parti e campi coltivati, allietati dall’incontro di primizie floreali quali le gialle primule, le violacee pervinche, un cespo di bianchi bucaneve, qualche intrepida viola e tantissimi crochi multicolore, eccoci alle pareti di Santa Lucia dove una ripida salita ci riporta in quota per farci scavalcare i due crinali meridionali della Maddalena, quello delle Poffe e il Triinal. Fiato di calore soffia magistrale sui prati del Trinale, ne approfitta l’amico Vittorio per immolare il suo ritorno al cammino dopo un lungo anno di stasi totale: spogliatosi di tutte le vesti si fa scattare una fotografia, nudo nella nuda natura, felice come solo l’infante quando viene liberato dal cilicio delle vesti, pannolino compreso. Riprendiamo il cammino che per alcuni inizia a farsi pesante e, senz’altre interruzioni, ci avviciniamo sempre più alla città. L’ultima discesa sul ciottolato dell’antica via San Gaetanino ed eccoci all’arrivo, chi più stanco chi meno, ma tutti ugualmente contenti per la giornata passata nel calore dell’amicizia, un calore che, più di quello solare, ha saputo oltrepassare le gelide temperature e scaldaci l’animo.

img_4652Siamo partiti, vestiti e non nudi, ma, come dicevo nell’intervista di Radio Popolare, ci spogliamo quando la situazione lo permette e oggi i sentieri erano tropo frequentati, ci spogliamo quando la temperatura lo consente e oggi era decisamente improponibile: il nudo non è un obbligo, il nudo non è una divisa, il nudo non è un’ostentazione, il nudo è solo una scelta, la normale scelta di normali persone per un normale modo di camminare!

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Alla prossima: 19 febbraio per il più corto e panoramico anello de “le cime di Cariadeghe” in quel di Serle.

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