Archivi Blog

Campeggio 2017 (racconto)


Mentre Emanuele compie la sua impresa, vi offro alcune puntate di un racconto, per ingannare il tempo fra una tappa e l’altra del tracciatore GPS.

1.

Il signor Antonio Gasparri frequentava il campeggio La Pineta almeno da più di dieci anni: Fabio aveva solo un anno quando erano andati la prima volta e Clara cinque. Aveva comperato una roulotte di seconda mano. Il primo anno si era fatto aiutare dal fratello, soprattutto per montare il parasole davanti alla veranda. Poi aveva imparato a fare da sé, aiutato validamente dalla moglie Donata.

Di solito ci andava in agosto, quando tutti facevano le ferie e il campeggio era sempre affollato. Le famiglie vicine avevano stretto amicizia e si telefonavano anche durante l’anno, per Natale o qualche compleanno.

Quest’anno, invece aveva preferito le prime due settimane di luglio: “le giornate sono più lunghe. Ad agosto si sente che le vacanze stanno per finire. A luglio invece le abbiamo ancora tutte davanti.”

Fin dalla prima sera il signor Antonio non riusciva a dormire. Non per il caldo, ma forse semplicemente il cambio d’ambiente. Si rivoltava nel letto, prendendosi ogni tanto dei pugni leggeri dalla moglie:

– E sta’ un po’ fermo, che non mi lasci dormire.

Poco prima di mezzanotte udì dei passi provenir dal vialetto e voci sommesse e sorrisini. Era un gruppo di ragazzotti e qualche ragazza che si stava dirigendo verso la spiaggia. Prima di arrivare alla duna alcuni si erano già spogliati: “Ah, già! Il bagno di mezzanotte”. Una cosa normale che si fa da ragazzi…

Si girò su un fianco e gli sembrava che la novità lo avesse calmato e potesse prender sonno. Ora la mente era occupata dal pensiero di quei ragazzi e ragazze che facevano il bagno nudi e si godevano il fresco della notte, lasciandosi asciugare l’acqua alla brezza del mare.

Quasi automaticamente si sfilò le mutande. Sentiva un principio d’erezione, ma senza pensieri, “in bianco”, si premette il bacino contro il materasso e avvertì il turgore crescente. Sapeva cos’era: non era il sesso, ma le semplici parola nudo e nudi. Avvertì un sentimento d’invidia per i ragazzi che immaginava divertirsi liberi sulla spiaggia. Dopo un po’ si mise a sedere sul letto, indeciso su cosa fare.

– Vai a fare un giro! – gli suggerì Donata, – vedrai che poi dormi.

Indossò un costume da bagno, prese un salviettone e uscì verso la spiaggia. Non voleva spiare i ragazzi. Eppure c’era qualcosa che lo attirava. Qualcosa di suo.

Giunto sulla spiaggia, vide che i ragazzi non l’avevano neppure notato. Stette un po’ sovrappensiero, gironzolando attorno al salviettone e poi d’improvviso, quasi furtivo, si tolse il costume e corse verso il mare. Sentì tutto il corpo rianimarsi, come percorso da mille formichine che lo stavano pizzicando, ma era bellissimo. Soprattutto sentiva il fresco dell’acqua alle pelvi: l’attenzione puntò lì. Nessun pensiero in particolare, solo si mise ad ascoltare la sensazione che provava. Nuotava per qualche bracciata, sentiva l’acqua scorrergli attorno al sesso: lo sentiva presente, vivo, parte di sé. Era bello sentirsi uniti, compatti, della stessa carne e non solo uno “strumento”, come veniva spesso chiamato. Lo sentì vivo e autonomo. E gli parve la cosa più saggia: il corpo umano era perfetto, ma sapere che il cuore, il fegato, i polmoni i reni funzionavano da soli era molto confortante, con tutta la nostra “scienza” non avremmo saputo fare di meglio. Ed ora anche il bracchetto aveva mosso le orecchie, come avesse sentito un gallo cedrone sfrascare tra i rododendri.

I ragazzi se ne stavano andando. Anche Antonio pensò che per il momento fosse abbastanza. Uscì dall’acqua per andare ad asciugarsi. Si sentiva una mezza erezione e non ne ebbe vergogna. Proprio in quell’attimo l’ultimo dei ragazzi guardò verso di lui; alzò il pollice in segno di Ok. Antonio si sentì frastornato; ricambiò il saluto in modo automatico; faticava ad inghiottire persino il fiato: troppe emozioni. Scosse la sabbia dalla salvietta e si asciugò. Decise di non rimettersi il costume, tanto era buio. Ritornò alla roulotte. Si mise a letto e dormì come non aveva mai dormito.

Al mattino dopo fu il primo a destarsi, un raggio di sole filtrava da una fessura. Una luce rosseggiante e piena di forza. Si alzò. Si vide nudo e decise di stare nudo finché si fossero alzati anche gli altri. Gli sembrava una sensazione strana, unica, troppo bello, come fosse la prima volta: a suo modo era una prima volta. Preparò una moka di caffè la mise sul gas; prese tazza-zucchero-cucchiaino e li dispose sulla tavola. Nell’attesa uscì davanti alla veranda. Spontaneamente gli venne di fare un profondo respiro e incrociò le mani dietro la nuca. Guardava a sinistra e a destra nel caso arrivasse qualcuno. L’aria cominciava a scaldarsi, il primo sole gli indorava la pelle. Si sentiva forte e perfetto. Non osava guardarsi davanti: sapeva di essere nudo. “Mi vergogno di me?” pensò fra sé e sé. “Che assurdità!” Chiuse persino gli occhi. Dopo qualche secondo udì poco lontano delle ciabatte trascinarsi sulla ghiaia. Decise di rientrare, gli sembrava di aver osato anche troppo. Si sedette dietro il tavolo attendendo il caffè. Quando sentì il caffè gorgogliare si alzò: proprio in quel momento passava una giovane donna che andava alle docce: si videro; un attimo come sospeso nel nulla, una sorpresa reciproca. E poi ognuno continuò quel che stava facendo.

Colto così all’improvviso, Antonio sapeva che non era nemmeno diventato rosso, non ne aveva avuto il tempo. Non riusciva a farsi la domanda precisa: la reazione spontanea segnava una linea piatta; se avesse avuto tempo per pensarci sarebbe arrossito. Ma allora…

Si versò il caffè, lo zuccherò. Tolse dal mobiletto anche la bottiglia di cognac e lo corresse: “Questa mattina ci vuole!”

Usci sulla veranda e lo sorseggiò con tutta calma. Ma dentro non era calmo, si sentiva un formicolio, una tremarella che non aveva mai provato. Eppure rimaneva lì fuori, chiunque passando avrebbe potuto vederlo. “E allora?” Una volta, portandosi la tazzina alla bocca, quasi si stava versando addosso il caffè, tanto gli tremava la mano. “Ma sono un adulto, accidenti! E tremo ancora come un ragazzino. Che cos’è lo star nudi?”

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: