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In ricordo di Silvano Cinelli – 2014


“Oggi è il giorno dell’incontro, incontro di persone, di pensieri, di ricordi, di culture, di opinioni. L’incontro non può essere vincolato, l’incontro c’è quando ognuno si apre agli altri”

La voce chiara e forte di Don Fabrizio risuona tra i verdi pascoli e i cupi boschi della Pezzeda dove, come ogni anno, un nutrito gruppo di appassionati della montagna si è ritrovato per ricordare Silvano Cinelli e alcuni altri amici che alla montagna hanno donato la loro vita. L’incontro è il tema della sua omelia, così come l’incontro è il significato di questa giornata che da 32 anni si ripete puntualmente ogni anno in questo identico luogo: il rifugio Blachì 2 all’Alpe Pezzeda.

Si incontrano persone di varie provenienze, di diverse associazioni; ci sono bambini, giovani e adulti, maschi e femmine; ma s’incontrano anche gli animi umani con le forze, i colori e i suoni della natura; s’incontrano le cime degli alberi e le vette dei monti con l’azzurro del cielo e il grigio delle nuvole, nuvole che oggi sembrava volessero tenersi lontane e invece si sono addensate prima sulla vetta del Monte Pezzeda per poi pian piano coprire tutto il lungo crinale che dal Monte Ario risale al Dosso Alto, gira sul Passo del Maniva per poi ripiegare a sud e raggiungere il Monte Guglielmo. Un lungo crinale che fa da corollario all’alta val Trompia, un lungo crinale solcato dal sentiero 3V “Silvano Cinelli”, un lungo crinale che da qui si può ammirare in tutta la sua estensione e formazione.

Sotto, nel fondo della valle, le case di Collio e di San Colombano sono, al contrario, baciate dal sole, quel sole che le previsioni davano per splendidamente presente e che, invece, ha deciso di giocare a rimpiattino con noi e con le nuvole fino a nascondersi definitivamente, facendoci mancare il suo caldo abbraccio, prontamente sostituito dal meno gradito freddo abbraccio del vento.

Il piacere dell’incontro, però, oltre che gli animi può scaldare anche i corpi!

Grazie a tutti e al prossimo anno
Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2013


25 agosto 2013, sfidando le infauste previsione meteorologiche e trovandosi premiati da una splendida mattina di sole, una cinquantina di amici si ritrovano per la trentaduesima volta al Rifugio Blachì 2 in Pezzeda.

Sfruttando i vari sentieri o le diverse stradine sterrate che da più punti portano al detto rifugio, sono tutti a destinazione per le ore 11, pronti per presenziare alla messa in memoria di Silvano Cinelli, e di altri amici che l’hanno affiancato e seguito prima sulle tracce del sentiero 3V, poi sulle nuvole del cielo infinito.

Alle 11,15, con leggero anticipo sull’orario previsto, anche per via di un minaccioso addensarsi delle nuvole e la brusca caduta della temperatura, Don Fabrizio Bregoli indossati i paramenti si pone all’improvvisato altare e da inizio alla Santa Messa. Come sua abitudine una funzione senza divagazioni, sincera e partecipata, incentrata sulla metafora del vaso che non va tenuto chiuso, ma deve aprirsi agli altri. In chiusura viene innalzato il canto e le note coinvolgenti si spandono nell’aree: Dio del cielo, Signore delle Cime, accogli il nostro amico.

A seguire il consueto pranzo conviviale nel caldo e accogliente salone del Blachì 2: un bel piatto di pizzoccheri, seguito da un saporito brasato al barolo con la classica polenta bresciana; una bella fetta di formaggio fuso viene presto seguita da caffè e i necessari correttori alcolici.

Nel frattempo fuori si è messo a piovere, una pioggia battente a cui fanno seguito alcuni tuoni che mettono in apprensione chi deve rientrare con un più o meno lungo cammino, invero quasi tutti i presenti, visto che da alcuni anni la seggiovia è fuori servizio e, quest’anno, la strada delle jeep è chiusa per una competizione motociclistica.

Ma gli alpinisti sono ben temprati anche alle peggiori condizioni meteorologiche e tutti rientreranno a valle fradici ma contenti per questa ennesima giornata passata in comunione dello spirito e dei ricordi.

La famiglia Cinelli ringrazia tutti i presenti e anche tutti coloro che, viste le previsioni, hanno preferito rinunciare ma sono comunque stati presenti con il pensiero, ringrazia poi Don Fabrizio per la sua sempre gradita presenza, i gestori del rifugio Blachì 2 per l’ottima ospitalità ormai diventata vera amicizia, lo staff della competizione motociclistica che si è prodigato per modificare il percorso e consentire l’indisturbato svolgimento della Santa Messa.

Grazie a tutti e al prossimo anno
Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli

Foto Carla Cinelli

Foto Carla Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2012


Beatrice per Dante fu la musa ispiratrice, per noi, partecipanti a questo evento, lo spauracchio meteorologico: da una settimana tutti ne parlano, un ciclone che dovrebbe portare maltempo in tutta Italia e che arriverà proprio nel fine settimana: le previsioni specifiche per l’alta Val Trompia indicano proprio per domenica temporali a uosa. Invece Beatrice, da brava donzella, attenua le sue ire e ci sorvola velocemente con alcuni nuvoloni neri, due gocce d’acqua nel primo pomeriggio e tanta aria fresca che, alla fine, visto il caldo delle ultime settimane, risulta più piacevole che fastidiosa.

Così è che, nonostante le pessime previsioni e l’assenza della seggiovia, un nutrito gruppo di persone si ritrova anche quest’anno in quel della Pezzeda, dove la famiglia Cinelli ha rinnovato l’evento in memoria di Silvano, che qui, al Rifugio Blachì 2, terminò il suo cammino durante l’inaugurazione del Sentiero 3V: la Santa Messa officiata da Don Fabrizio Bregoli, il canto “Dio del Cielo Signore delle Cime” che si leva spontaneo, il pranzo ottimamente preparato dai gestori del rifugio, le gambe affaticate di chi ivi è giunto percorrendo i sentieri della zona, il sorriso che scaturisce dal ritrovarsi in mezzo a questi monti e questi boschi.

Grazie Beatrice per averci risparmiato; grazie a tutti i presenti per l’esserlo stati; grazie agli assenti che magari presenti lo sono stati con il pensiero.

Ciao Silvano!

Maria, Emanuele, Valeria e Carla Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2011


Agosto 1981, dopo mesi e mesi di duro lavoro, viene finalmente inaugurato quel grande anello escursionistico che è il sentiero delle tre valli bresciane, brevemente identificato come “Sentiero 3V”. Per dare degno risalto all’evento, una buona parte dei suoi ideatori, ai quali s’accodano tanti altri amici,  si accorda per effettuarne la prima percorrenza completa in unica soluzione. Nel gruppo è Silvano Cinelli, colui che enunciò l’idea di questo sentiero e si adoperò per mettere assieme le forze necessarie alla sua “costruzione”.

Agosto 2011, è il trentesimo anniversario per il Sentiero 3V e, per la ventinovesima volta, molti appassionati di montagna, molti amici si radunano presso il rifugio Balchì 2 per ricordare innanzitutto Silvano, qui morto durante il giro inaugurale del sentiero, ma anche tutti quegli altri amici che, sulle orme di Silvano, alla montagna hanno donato la loro vita.
Come sempre viene officiata la Santa Messa, anche quest’anno cura di Don Fabrizio Bregoli parroco di Collio Val Trompia, e ad essa, dopo la rituale foto di gruppo, segue il pranzo nel grande e accogliente salone del Blachì 2. Quest’anno, però, c’è una novità: un gruppo di otto persone, tra le quali Maria moglie di Silvano e Francesca sua nipote, è qui giunto percorrendo tutte le prime tappe del Sentiero 3V e, nel primo pomeriggio, ripartirà per proseguire nelle tappe successive fino al completamento dell’anello. Un giro, quello di queste otto persone, che ha un qualcosa di speciale e che da al raduno un nuovo e più forte significato: nei prati e sui boschi della Pezzeda il ricordo di Silvano diviene così più percettibile, quasi materiale, sembra di vedere la sua ombra che dalla vetta del Monte Pezzeda plaude all’arrivo degli otto, accogliendo l’amata moglie e l’adorata nipote in un tenero e lungo abbraccio.

28 agosto 2011, ore 16, il gruppo degli otto si è già rimesso in cammino per raggiungere il Maniva da cui proseguiranno sulle tappe che riportano a Brescia, anche gli altri presenti hanno iniziato a sciamare verso i diversi punti d’arrivo: chi a piedi, chi in auto; chi verso il sottostante abitato di Collio, chi verso la Vaghezza, chi verso il paese di Avenone. Sui prati e sui boschi della Pezzeda pian piano cala la sera e con essa le ombre si fanno man mano più scure e lunghe, anche quella di Silvano si allarga a ricoprire l’intera vallata, è l’ultimo suo saluto ai convenuti, è l’ultimo suo abbraccio ai cari familiari: ciao Maria, ciao Emanuele, ciao Valeria, ciao Carla, ciao Francesca e ciao anche agli altri oggi assenti… Ciaooooo!

Emanuele, Carla e Valeria Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2009


Erano tanti, seppur non tantissimi, erano giovani e meno giovani, erano donne e uomini, erano affaticati ma contenti, erano i partecipanti al giro inaugurale dell’ormai mitico Sentiero delle Tre Valli Bresciane: il 3V, come si è poi affermato nella regola degli appassionati di montagna bresciani e non bresciani.

Giunsero dopo 4 giorni di duro ma gioioso cammino a questi verdi pascoli di media montagna che sono la Pezzeda; erano ormai in vista del giro di boa del Maniva, da qui sarebbe iniziato il cammino ritorno verso la città, ancora lungo, ancora faticoso, ma di certo entusiasmante viste le diverse cime importanti che si sarebbero dovute passare: Corna Blacca, Dosso Alto, Colombine, Crestoso, Muffetto e il Guglielmo.

Posarono i loro sacchi nelle piccole ma accoglienti camerette del Rifugio Blachì 2 e si apprestarono alla cena. I canti allietarono la serata, aiutando a ridonare ai muscoli, contratti dalla fatica, il loro stato di riposo. Venne l’ora di andare a letto, un ultimo sguardo alla meta di domani e poi a nanna, pensando orgogliosi al cammino fatto e a quello da fare.

Erano tanti, erano giovani e meno giovani, erano donne e uomini e uno di loro doveva qui incontrare la sua meta terrena: nella notte, in silenzio, Silvano Cinelli abbandonava il suo caldo giaciglio per innalzarsi sopra le vette e incamminarsi sulla strada del sonno eterno, per abbracciare in eterno queste dolci montagne dell’alta Val Trompia, per fissare definitivamente il proprio obiettivo fotografico su questi pascoli e su questi boschi, quasi a volerli immolare nell’eterno ricordo di chi, dopo di lui, si trovi di qui a passare.

Così è stato, da quel giorno, ogni terza domenica di agosto, molti amici, molti appassionati di montagna, molte persone, si sono annualmente ritrovate in questo posto per ricordare Silvano, per ricordare la sua opera, per ritrovarlo fra le ombre dei boschi, nelle fughe dei rami, nel colore del cielo, nell’erba, nei fiori, nelle rughe di questi monti. Lui, Silvano, non si è mai fatto attendere e puntuale s’è presentato al convivio ringraziando i tanti amici che, talvolta pur non avendolo conosciuto, fin qui erano saliti per venirlo a trovare.

Così è stato anche questo agosto 2009.

Grazie ai tanti presenti per il loro sentitissimo abbraccio, grazie agli splendidi gestori del Rifugio Blachì 2 per la loro sempre genuina ospitalità, grazie a Don Fabrizio Bregoli per la celebrazione della Santa Messa, grazie al tempo che ancora una volta ha voluto essere più che clemente e donarci una giornata di sole, grazie, grazie, grazie!

Ciao papà! Alla prossima.

Emanuele, Carla e Valeria Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2008


Anche il sole ha voluto beneficiare questa giornata come non mai, erano anni che nuvole e pioggia la facevano da padroni o quasi, stavolta invece un bel sole caldo e splendente ci ha accompagnati per l’intera giornata, favorendo tutti i distinti momenti della manifestazione, dall’accesso al Rifugio Blachì 2 che, come ogni hanno, ci ospita, alla Santa Messa celebrata da Don Fabrizio Bregoli, ai rientri a valle.

Molti i partecipanti, molti più degli anni passati, grazie anche all’adesione di due nuovi gruppi, il Club Alpino Italiano e gli Alpini, che anno portato nuova linfa e nuovi amici ad una manifestazione che, complici i tanti anni che ormai la datano, ultimamente aveva perso un poco di smalto. Tanti di loro sono arrivati a piedi percorrendo i diversi sentieri che solcano le pendici di questi monti dell’Alta Val Trompia, altri con la più comoda seggiovia che da Collio Val Trompia in pochi minuti porta all’Alpe Pezzeda, tutti però con un solo pensiero in mente: ricordare l’amico Silvano Cinelli, che qui terminò il proprio cammino nell’estate del 1981 durante il percorso inaugurale del Sentiero 3V, di cui fu uno dei principali artefici e che venne in seguito a lui dedicato. E insieme a lui vengono ricordati altri amici che collaborarono al progetto 3V e che oggi, purtroppo, non sono più con noi ad assaporare il piacere delle cime terrene, in particolare: Renato Floreancigh e Severangelo Battaini.

Poco dopo mezzogiorno Don Fabrizio pronuncia la frase di rito che chiude la Santa Messa e i numerosissimi presenti abbandonano lo stato di raccoglimento e preghiera, si scattano le foto ricordo al numeroso gruppo raccolto ai piedi della lapide in ricordo di Silvano e poi … tutti a tavola. La seppur grande sala da pranzo del rifugio viene riempita completamente e ci sono anche molti gruppi che pranzano all’aperto seduti sul prato antistante il rifugio: c’è stata proprio una grande affluenza quest’anno, quasi quanto quella delle prime volte.

Si fanno le 16 e, terminate le libagioni, iniziano i rientri a valle: le persone si salutano e si danno appuntamento per il prossimo anno, sempre qui in Pezzeda, sempre per ricordare l’amico Silvano e gli altri amici scomparsi. Anche il sole pian piano inizia a scomparire dietro la sagoma del Monte Guglielmo spingendo i suoi ultimi raggi verso l’Alpe Pezzeda come a promettere “Anch’io sarò ancora con voi il prossimo anno; riposa in pace Silvano, riposate in pace amici che in montagna e per la montagna avete donato la vostra vita”.

Emanuele, Carla e Valeria Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

In ricordo di Silvano Cinelli – 2007


E’ caldo oggi il sole, neanche una nuvola in cielo che possa portare un poco di rinfresco al cammino su per quest’erto prato che porta al passo Falcone. Sono gli ultimi passi del cammino odierno, quegli stessi ultimi passi che, nel lontano 1981, portarono nostro padre, Silvano Cinelli, alla meta del suo viaggio e che oggi ripercorriamo per andarlo a ricordare  con la tradizionale cerimonia presso il Rifugio Blachì 2 all’Alpe Pezzeda.

Alle 11 la Santa Messa, celebrata da Don Fabrizio, alla quale presenziano un nutrito numero di persone raggruppate sulle pendici del Monte Pezzeda tra prati, pini e le mura del rifugio dove campeggia la scultura commemorativa di Mario Marchesi. Sullo sfondo, dall’altra parte della valle, dominano le brulle ma non per questo meno piacevoli e interessanti creste delle Colombine, del Monte Crestoso e, più lontano, del Monte Muffetto e del Monte Guglielmo.

Terminata la Santa Messa, dopo le rituali foto di gruppo, i presenti si spostano all’interno del rifugio per il pranzo, poi, dandosi appuntamento al prossimo anno, ognuno se ne torna a valle, chi usufruendo della seggiovia, chi percorrendo a piedi uno dei tanti sentieri che collegano il Rifugio Blachì 2 alla valle.

E’ ripida la strada e la stanchezza inizia a farsi sentire, laggiù in fondo si vedono le macchine, forza ragazzi che siamo arrivati. Prima di tornare a casa è d’obbligo un ultimo sguardo in alto, verso la montagna: ciao papà!

Emanuele, Carla e Valeria Cinelli

Dosso e Passo Falcone (Foto Emanuele Cinelli)

Dosso e Passo Falcone (Foto Emanuele Cinelli)

Poesie di gioventù: Baciarsi


Gesto d’amore,
gesto semplice,
gesto gentile,
posare labbra
sulle labbra.

Baciarsi vuol dire amarsi,
baciarsi vuol dire
esprimere i propri sentimenti.

Semplice è baciarsi,
semplice è compiere questo gesto,
semplice e…
per questo romantico.

Baciarsi è amarsi,
amarsi è volersi bene,
volersi bene è baciarsi.

Emanuele Cinelli – 26 marzo 1974

Poesie di gioventù: I love you, you love me.


I love you,
Io amo te,
questa è la prima verità,
questa è la mia gioia,
la mia e la tua felicità.

You love me,
tu ami me,
questa è la seconda verità,
questa è la tua gioia,
La mia e la tua felicità.

I love you, you love me,
il nostro felice amore,
il nostro gioioso vivere insieme,
questo è quello che abbiamo,
questo è quello che vogliamo
continuare ad avere.

Amore, io dico a te;
amore, tu dici a me,
ci comunichiamo quello che sentiamo,
insieme felici momenti passiamo.

I love you,
you love me.

Emanuele Cinelli, 26 marzo 1974

Poesie di gioventù: Soli fra tanta gente


Soli noi siamo,
eppure intorno a noi ci sono persone,
molte persone.

Parliamo, ci amiamo,
come se nessuno ci potesse vedere,
eppure vederci gli altri possono.

Il nostro amore estranei al mondo ci rende,
ci porta negli infiniti spazi del tempo,
ci porta lontano dal luogo in cui siamo.

Nei prati verdi della montagna ci troviamo,
sdraiati sull’erba ci guardiamo,
un coro di fringuelli canta per noi,
il rumore d’una cascata arriva da poco lontano.

Siamo felici, immensamente felici,
siamo insieme, insieme ci amiamo.

Fra tanta gente noi siamo,
eppure soli ci sentiamo.

Soli fra tanta gente.

Emanuele Cinelli, 26 marzo 1974

Poesie di gioventù: Lontananza


Io a Ponte di Legno,
tu a Brescia.

Questo per sei giorni,
sei giorni e otto notti.

Troppo tempo,
troppo lontani.

Lontananza,
perché sei entrata nella nostra vita?
perché esisti?

Se non esistesse la distanza,
se tutto fosse vicino,
che bello sarebbe il mondo:
io, ora, vicino a te sarei
e tu, ora, vicino a me saresti;
noi due saremmo vicini
e insieme saremmo.

Ma la distanza esiste,
esistono le cose lontane,
esiste il dolore di non poter stare insieme.

Emanuele Cinelli – 6 marzo 1974

Poesie di gioventù: Dopo tre giorni


È mercoledì,
con questo tre giorni son passati,
tre giorni senza vederti,
ti ho solo sentita per voce,
ti ho solo osservata in fotografia,
ti ho solo pensato nel cuore.

Mai ho potuto stringerti fra le mie braccia,
mai ho potuto posare le mie sulle tue labbra,
mai ho potuto cogliere la fulgida luce dei tuoi occhi.

Conto i gironi, le ore, i minuti,
perfino i secondi,
sono ansioso di rivederti.

Amore ti aspetto!

Emanuele Cinelli – 6 marzo 1974

Poesie di gioventù: San Valentino


Maria,
in questo particolare giorno,
in questo felice momento,
io dico “Ti amo”!

Tre volte lo dico,
tre volte
le mie labbra questa parola
pronuncian,
tre volte.

Tre perché tre è il numero eletto,
tre perché tre è il nostro fattore comune.

Mentre scrivo guardo la tua foto,
la guardo e m’ispira,
mi suggerisce parole d’amore,
mi mormora pensieri di lode.

Tu vedermi non puoi,
i miei occhi piangon di gioia,
son lacrime dolci,
lacrime felici.

Scrivo una promessa d’amore,
d’amore eterno,
come eterna è la terra,
come eterno è il sole,
come eterno è l’amore.

Io t’amo,
t’amo immensamente,
il cuore quando lontana tu sei mi piange,
ma ride quando a me tu sei vicina.

La Fiducia protegge il nostro amore,
amore nuovo,
amore sentito,
un amore iniziato con l’anno,
un amore per questo fortunato.

Piango, gioisco,
son triste, son felice,
tutto insieme.

Milioni di passioni ardon nel mio cuore,
tutte insieme,
tutte con un unico sfondo,
tutte con un unico legame,
tutte per te,
Maria!

T’amo, t’amo, t’amo!

Emanuele Cinelli – 15 febbraio 1974

Poesie di gioventù: Notte stellata


Scende la notte,
il buio tutto avvolge,
nel mentre milla piccoli lumicini
nel ciel s’accendono,
sono le stelle
che come piccoli diamanti
circondan la luna
regina del cielo.
Inutile contarle,
sono troppe.

Le ammiro
e l’animo ribollir mi sento.
Mi vien da pensare
al rapporto uomo-natura,
rapporto funesto,
segno di morte.

Mi chiedo cosa abbiam fatto
per meritare questo dono,
questo dono meraviglioso
che è la natura.
Perfino mi volto,
mi volto vergognoso,
non oso guardare il cielo.

Mi vergogno del nostro mondo civile,
civile solo per dire,
incivile per fatto.
Noi la natura abbiamo distrutto,
noi l’inquinamento abbiamo portato,
e con esso la morte,
la devastazione.
Le piante muoiono,
muoiono sotto il peso
dei fumi nell’aria dispersi;
gli animali muoiono,
muoiono perché nutrirsi non possono;
le acque muoiono,
muoiono diventando grandi serbatoi
di chimici prodotti.

Tutto muore,
solo noi viviamo,
ma non vivremo a lungo,
se non rimediamo
pure noi moriremo.
Perché vogliamo distruggere la vita?
Perché non vogliamo amare e rispettare la natura?
Perché nessuno pensa a quello che fa?
Perché, perché?

Emanuele Cinelli – 31 gennaio 1974

Poesie di gioventù: O mia tenda


Piccola tenda,
piccola dimora,
tante volte il tuo riparo mi hai offerto,
tante volte le notti sotto il tuo telo ho passato.

Piccola ma grande,
piccola sei ma utile mi sei stata,
senza di te mi sarei raffreddato,
senza di te le notti alle stelle avrei passato.

Sotto le intemperie,
sotto le stelle,
tu sempre mi hai protetto.

Chiuso nel tuo interno dormivo,
dormivo beato e ben riparato.

So che, come in passato,
anche in futuro mi servirai,
per questo ti ringrazio,
per questo di te son contento.

Grazie o mia tenda,
grazie o mia piccola compagna,
compagna di tante avventure,
avventure felici e serene.

Grazie.

Emanuele Cinelli – 31 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Allegra compagnia


Allegra compagnia
amici sportivi.

Noi tutti della montagna amanti siamo,
della montagna inviolata,
della montagna solitaria.

Sia d’estate,
sia d’inverno,
le sue pendici affrontiamo.

Sciando o arrampicando,
sotto il sole o nella bufera,
noi sempre ridiamo,
allegra compagnia noi siamo.

Emanuele Cinelli – 20 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Scalata


Tac, tac, tac,
il chiodo è piantato,
fisso il moschettone,
infilo la corda,
poi salgo ancora.

Le mani cercano appigli,
i piedi cercano appoggi.

Arrampico lungo la ripida parete,
confido in me stesso,
nella mia forza,
nella mia resistenza,
nel mio coraggio.

Unica debole sicurezza un chiodo,
sperando che non ceda se cado,
ma se cede il volo si fa inebriante,
volo sperando nei compagni,
sperando che reggano al colpo.

Conviene non pensarci,
continuare a salire,
piantando un chiodo dietro l’altro,
fissando i moschettoni.

Sempre gli stessi gesti,
sempre gli stessi pensieri.

Arrivo su una cengia,
mi fermo,
aspetto i compagni,
poi riparto.

Il tratto più difficile
sopra la mia testa è situato,
dure e lisce placche granitiche,
non un appiglio,
non un appoggio,
i chiodi si piegano su di esse.

Si sale lungo le strette fessure tra placca e placca,
infilando un cuneo di legno,
su questo si fissa un chiodo,
so che se cado i chiodi non reggerebbero.

La salita è estenuante,
fisicamente e psichicamente affaticante,
comunque continuo.

Il tratto è superato,
la vetta è vicina.

Nell’ultimo sforzo,
con rinnovato slancio,
l’ultimo di parete tratto
d’un sol colpo ho superato.

Raggiunta è la vetta,
vittoria,
insieme esultiamo.

Tre punti neri sulla vetta bianca,
da valle ci guardan i nostri amici,
tutta la scalata han seguito
e con noi felici esultan.

Vittoria, vittoria,
una foto ricordo,
una bottiglia stappata.

Poi per la normale via si scende,
felici noi siamo,
contenti scendiamo.

Emanuele Cinelli – 18 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Amore!


Amore!
Cosa vuol dire questa parola?

Difficile dirlo,
ma quando vien lo senti:
un peso sul cuore,
un fuoco nell’animo,
un pensiero nel cervello,
campane che suonan a festa,
immensa felicità,
voglia di stare insieme.

Amore!
Una parola di fiore,
una parola che è un futuro.

Amore!
Un bacio di fuoco,
un triste saluto,
una foto in tasca.

Amore! Amore! Amore!
Sentimento di passione,
sentimento di gioia.
Amore!

Emanuele Cinelli – 16 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Mattino d’estate


Cammino sulla bianca spiaggia marina,
sotto i piedi ceder la sabbia sento,
l’orizzonte dal sole è infuocato.

E’ l’alba,
la spiaggia è vuota,
l’unico al mondo di esser mi sembra,
non voci, non urla, non rumore,
ma silenzio, silenzio, silenzio.

Mi fermo e guardo lontano,
un volo di gabbiani,
una vela bianca,
una grigia colonna di fumo,
una rossa palla infuocata.

Solo mi sento,
sperduto nell’immensità marina,
il mio pensiero vaga pei mari
e in fondo ad essi scende.

Penso ai colorati fondali corallini,
alle maestose madrepore,
ai pesci che vivon sotto l’onda,
alle estenuanti battute di pesca subacquea.
Penso.

Intanto la spiaggia è invasa,
si apron gli ombrelloni,
non più silenzio,
ma voci, urla, rumori.
Mi fermo e guardo,
un gioco di bimbi,
un colorato ombrellone,
un castello di sabbia,
una rossa schiena bruciata.

Emanuele Cinelli – 16 gennaio 1974

Poesie di gioventù: Tu


Tu sei la mia stella,
tu illumini il mio cammino,
tu il mio cuore hai colpito,
tu… tu e ancora tu.
Ti guardo e di volar mi sembra:
il tuo sorriso al sol risplende,
il tuo sguardo al cuor colpisce.
Ti guardo e mi sembra di sognare:
le tue labbra mi ricordano il fuoco,
il tuoi occhi mi ricordano il mare.
Forte mi sento al tuo fianco,
intrepido mi sento con te vicina:
le più alte cime potrei arrampicare,
il più profondo mare potrei arrivare,
le più ardue imprese potrei affaticare.
La tua presenza mi dona calore,
come la fiamma del focolare scalda il casolare,
tu scaldi il mio morale.
Tu sei la fiamma del mio casolare,
‘na fiamma che ‘l cor mi brucia.
Tu… tu e ancora tu.

Emanuele Cinelli – 22 dicembre 1973

Poesie di gioventù: XXV° di fondazione


Ottobre millenovecentoquarantotto,
un nuovo gruppo viene fondato,
Gruppo Monte Maddalena viene chiamato.
Ottobre millenovecentosettantatre,
venticinque anni sono passati,
in Maddalena per tradizione,
l’annuale festa vien celebrata.
Una festa alla buona,
senza sfarzoso contorno.
Una semplice messa,
sopra un povero altare.
Un velo di pianto,
nel ricordare due nostri fratelli,
due giovani amici,
da poco scomparsi.
Un frugale spuntino,
con pane e salame,
e un bicchiere di vino.
Infine i saluti,
strette di mano,
abbracci sinceri,
e in tutti il desiderio
di ritrovarsi al più presto
sui sentieri del monte.

Emanuele Cinelli – 8 ottobre 1973

Poesie di gioventù: Sogno


Chiudo gli occhi e sogno.
Sogno verdi praterie,
bianchi nevai,
vette immacolate,
scuri fondali,
cieli estasianti.
Sogno sensazioni inebrianti,
emozioni mai provate,
notti romantiche alla luce delle stelle.
Questi sono i miei sogni,
queste sono le mie speranze.
Speranze di un mondo nuovo,
un mondo migliore,
di una vita romantica,
di una vita a contatto con la natura,
di una vita libera.

Emanuele Cinelli – 11 aprile 1973

Poesie di gioventù: Immersione


Proseguo con la pubblicazione delle mie poesie di gioventù, questa è stata la seconda. Avevo 17 anni e, all’improvviso, iniziai a provare una forte passione nello scrivere i temi dei compiti di classe d’italiano, alla quale presto seguì la scrittura di poesie. Sono poesie banali, prive di metrica, talvolta anche poco o per nulla ritmiche, ma non ho voluto modificarle, sono un ricordo!


La barca si è fermata,
l’ancora velocemente raggiunge il fondo marino,
a bordo strani animali si muovono,
animali neri, lucidi,
armati di bombole e macchine fotografiche,
muniti di pinne e maschere.
Dopo pochi minuti s’odono dei tonfi,
si sono tuffati in acqua,
ora fermi sono sulla superficie del mare,
ultimi accordi
una capriola e spariscono.
Scendono verso un mondo misterioso,
verso il mondo dell’oscurità,
verso l’ignoto.
Venti, trenta, quaranta, cinquanta metri,
discesa vertiginosa,
piena di inebrianti emozioni,
nel blu più scuro ombre tremolanti li circondano.
Improvvisamente un raggio di luce,
si sono accese le torce,
smaglianti colori appaiono ai loro occhi,
occhi meravigliati,
occhi che cercano di carpire i più piccoli segreti.
Tra i folti rami del corallo,
tra i tentacoli delle anemoni marine,
tra le rocce del fondo,
si svolge una vita silenziosa,
pesci multicolori gironzolano incuriositi.
Uomini e pesci si scrutano,
gli uni meravigliati,
gli altri timorosi.
Purtroppo è l’ora di risalire,
le ultime foto ricordo e…
si torna su.
Nell’animo di questi uomini un grande dolore,
il rimorso di avere abbandonato il fondale,
la speranza di tornare un giorno.
E intanto che essi pensano,
arrivano in superficie,
stanchi ma contenti,
stanchi ma meravigliati.
Un ultimo sguardo verso il fondo,
un ultimo addio e poi si parte,
si torna al mondo civile,
in realtà nessun mondo è migliore,
nessun mondo è più civile
del mondo subacqueo.

Emanuele Cinelli – 10 aprile 1973

Poesie di gioventù: Ritorno


Questa è stata la mia prima poesia. Avevo 17 anni e, all’improvviso, iniziai a provare una forte passione nello scrivere i temi dei compiti di classe d’italiano, alla quale presto seguì la scrittura di poesie. Sono poesie di gioventù, banali, prive di metrica, talvolta anche poco o per nulla ritmiche, ma non ho voluto modificarle, sono un ricordo!


Ritorno dopo un lungo viaggio,
ritorno alla mia patria,
ritorno alla mia terra,
ritorno alla casa natia,
alla famiglia, agli amici.
Ritorno contento nel cuore,
ma.. che vedo?
Vedo:
le terre coperte di cemento,
alte case al sole biancheggianti,
alti camini che sputano fumo.
Sopra l’antico paese di montagna
ora domina una cappa grigia,
una cappa di fumo.
La natura è morta,
al suo posto vi sono
strade,
case,
industrie.
Non esiste più l’eterna tranquillità,
rumori, rumori,
soltanto rumori dominano ora l’ampia vallata.
Ora che ho visto vorrei scappare,
vorrei andare lontano,
tornare nel tempo,
tornare, scappare,
scappare, tornare.
Fuggo,
corro per le strade della città,
alla fine mi fermo,
stanco, rassegnato.
Ritorno e… fuggo.

Emanuele Cinelli – 13 marzo 1973

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