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Citazionismo


Photo by Josie Stephens on Pexels.com

C’era un tempo, che ho il piacere di aver vissuto negli ultimi suoi barlumi di vita, in cui si dava credito ai pensieri e non alle persone, in cui l’età valeva da sola per dare credibilità, in cui imparavi dall’altrui esperienza anche senza il bisogno di conoscerne le fonti.

Ora non c’è più, ora i pensieri prendono credito dalle persone che li esprimono, l’età (esperienza di vita) conta zero e le cose diventano credibili solo quando supportate da fonti, ovviamente determinate fonti dove il determinate è molto variabile (definito da chi giudica) e strumentale (funzionale al supporto o alla negazione).

Oggi la comunicazione è spesso, per non dire sempre, preda di…

  • coloro che, appartenendo ad una delle due sottostanti categorie o non essendo in grado di portare avanti un contraddittorio o non sapendo come screditare gli altri, ribattono ad ogni cosa chiedendo la citazione delle fonti;
  • coloro che, succubi della malattia o deboli nel loro pensare, fanno spesso ricorso alle citazioni;
  • coloro che, incapaci di elaborare propri pensieri, si esprimono solo ed esclusivamente mediante citazioni.

Una citazione ogni tanto ci può anche stare, talvolta è anche opportuna e doverosa, ma quando diviene una indispensabile costante, una pretesa assolutistica, ecco allora solo esprime una malattia.

Citazionismo, nega la possibilità che le persone possano avere idee proprie, possano elaborare e formulare convinzioni personalizzate mediando le informazioni da più fonti, possano avere credibilità anche senza essere celebrità o riconosciuti guru.

Citazionismo, nega ai pensieri di avere valore per loro stessi, nega la capacità delle persone di valutarli per quello che esprimono e non per chi li esprime, educa all’incertezza o, peggio, alla strumentalizzazione,

Citazionismo, che brutto malessere!

Lo dice la Bibbia


C’è una cosa che faccio molta fatica a comprendere e accettare, è quando qualcuno a fronte di una tua obiezione, un tuo pensiero, invece di risposte più o meno articolate ma comunque costruite si limita a dirti “lo dice la Bibbia” (o il Vangelo, il Corano, eccetera).

Come si fa ad annullarsi  così totalmente per affidarsi ciecamente alle parole scritte su un libro? Come si fa a rinunciare totalmente e irrevocabilmente al proprio raziocinio per affidarsi a quanto qualcun altro ha scritto molto, ma anche poco, tempo prima di noi? E poi, ma perché proprio la Bibbia, il Vangelo ,il Corano e non i Promessi Sposi, la Divina Commedia o altri sublimi ed elevati testi della cultura italiana e mondiale?

Tra costoro ci sono persone con un elevato grado culturale, ci sono manager e titolari d’impresa, ci sono persone che quotidianamente dimostrano di aver capacità di pensare  e ragionare per proprio conto, persone che scendono in piazza per  lottare, persone che sono in grado di autogestirsi, eppure, quando ci si deve confrontare con determinati argomenti o alcuni aspetti della vita ecco che, queste persone, queste persone intelligenti, queste persone colte, queste persone operose, semplicemente rispondono “lo dice la Bibbia”.

Non posso accettare che mi si vincoli a un pensiero, a un atteggiamento, a una regola solo ed unicamente perché lo dice un libro, qualunque esso sia. Specie quando, in barba alla coerenza, questo modo di agire è anche molto opportunistico: quando fa comodo il “lo dice la Bibbia” non esiste più!

P.S.
Si legga il tutto non solo nella forma prettamente religiosa, ma anche sotto forma di metafora rivolta a quanti raramente si espongono con pensieri propri ma parlano e ragionano quasi esclusivamente per citazioni o facendo riferimento a un singolo leader o  basandosi rigidamente sui regolamenti.

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