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Diffondere il nudo


Segretando e segregando il nudo si ottiene solo di supportarne la visione maliziosa!

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Obbligare al nudo


Imponendo il nudo nelle pochissime e limitatissime aree nudiste si ottiene solo di vedersi imporre il vestito nelle ben più numerose ed estese aree vestite.

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Logica linguistica: libertà di opinione


Un mantra oggi spesso utilizzato, ma…

Logica linguistica: libertà di opinione1806

Ottenere


Si ottiene quello che si dà: dai violenza ottieni violenza, dai bugie ottieni bugie, dai timori ottieni timori, dai obblighi ottieni obblighi, dai vergogna ottieni vergogna.

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Logica linguistica: opinione o giudizio?


L’ho pensato per l’altro mio blog, quello didattico (Pearl Galaxy), ma è certamente interessante anche qui…

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Entangle

Logica linguistica: opinione o giudizio?

 

Gestire una trattativa


In questi giorni si sono riaperte alcune proposte di legge regionale per il turismo naturista (sic!) o richieste ai comuni per spiagge nudiste, purtroppo si commettono i soliti errori, partiamo da qui (seguiranno altri Pensieri Concisi sulla questione).

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Ci sono regole precise, anche se non scritte, che governano ogni trattativa, anche e soprattutto quelle legislative…

  • Se ti preoccupi di quello che può concederti la controparte, sei già perdente!
  • Si ottiene sempre meno di quello che si chiede!
  • Se chiedi poco otterrai al massimo poco più del nulla!
  • La controparte farà la sua parte, non la tua!
  • Non aver paura di chiedere il massimo!
  • Mantieni attiva la trattativa!
  • Non cedere subito e troppo, anzi, rilancia sempre abbassando di poco le tue richieste iniziali.

Le trappole della negoziazione
Non fare proposte? Un errore! La prudenza non è (sempre) un vantaggio
dai Dossier de Linkiesta.it

La nuda verità!


Nell’arte ecclesiastica il nudo rappresenta la purezza. Nell’arte generica il nudo rappresenta l’eleganza o la semplicità. Nella danza il nudo viene utilizzato per visualizzare l’armonia o la forza. Nel teatro il nudo viene utilizzato per evidenziare la naturalezza o l’assenza di barriere. Nella comunicazione il nudo viene utilizzato per identificare la correttezza o la verità. Insomma, la stragrande maggioranza dei riferimenti al nudo vengono utilizzati in chiave assolutamente positiva.

C’è da meditare!

 

Trasposizione


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Uno degli atteggiamenti sociali inconsci più diffuso è la trasposizione di pensiero: accreditare ad altri il proprio modo di vivere, pensare e praticare le cose.

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Specchio


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Molte persone non guardano se negli occhi avete qualcosa di vostro, vi cercano piuttosto qualcosa di loro.


 

Amicizia e sconforto



Fa male vedere un amico fidato, per giunta persona di grande cultura, abbandonarti per avergli manifestato aperte e sincere opinioni in merito al suo operato, negandoti, di fatto, il diritto di farlo.


Proverbiamo


Molti utilizzano i proverbi come fossero prezzemolo, ce li cacciano ovunque, talvolta a sproposito, spesso, per non dire sempre, senza averli profondamente ragionati.

Si dice che ogni proverbio contiene un fondo di verità, è giusto?

Beh, si, molti proverbi contengono un fondo di verità, a volte anche più di un solo fondo, sono quei proverbi nati dalle lunghe osservazioni fatte da remoti contadini, pastori, boscaioli, cacciatori, pescatori, ossia da quelle persone che vivevano in natura e di natura, dovendola pertanto ben conoscere e prevedere: “rosso di sera bel tempo si spera”; “quan chel fioca so la foia de fa l’inveren ghe na mia oia” (“quando nevica sulla foglia di fare l’inverno non ne ha voglia”);  “luna in pie marinà a butà, luna a butà marinà in pie” (“luna in piedi marinaio a dormire, luna sdraiata marinaio in piedi”); eccetera.

Altri, però, sono di altra natura, risultano scollegati ad ogni evento atmosferico, trattano piuttosto dei comportamenti sociali: “il denaro non fa la felicità”; “chi troppo vuole nulla stringe”; “sposa bagnata, sposa fortunata”; “il riso abbonda sulla bocca degli stolti”; “fai buon viso a cattiva sorte”; eccetera. Tutti questi sono di origine incerta e si possono addebitare a due possibili motivazioni: la necessità dei poteri di mantenere il controllo sulle genti; la necessità delle genti di consolarsi a fronte della loro condizione di sudditanza, ma più recentemente anche la necessità di giustificarsi della propria immobilità. Personalmente credo che la prima motivazione sia più credibile, la seconda è subentrata in seguito alla promulgazione dei detti proverbi, ma alla fine poco importa quale sia la vera origine, quello che conta è l’analisi: quello che dicono è corretto? No, non lo è, e invero non è nemmeno tanto consolatorio, anzi.

Il denaro non fa la felicità

Vero che anche i ricchi conoscono il dolore, la malattia e la morte, quindi la tristezza e l’infelicità, altrettanto vero che grazie ai loro averi possono permettersi di ricorrere ai più qualificati medici, possono procurarsi le migliori cure, possono abbandonarsi al sonno eterno senza il patema di mettere nei guai economici i propri eredi. Insomma, se è ben vero che i soldi non fanno la felicità e indiscutibile che danno un grande contributo per raggiungerla, d’altronde quanti sono i ricchi che, al grido “voglio essere felice”, regalano tutti i loro averi? Perché vi sono così legati? Evidentemente tanto infelici non sono! Ma se fanno credere di esserlo gli altri non saranno presi dalla voglia di arricchirsi, magari a spese proprio di chi già ricco lo è. Insomma un proverbio molto comodo per mantenere le mani della plebe (oggi delle genti) lontano dai soldi della nobiltà (oggi dei poteri economici e di chi li detiene).

Chi troppo vuole nulla stringe

Può certo capitare che impegnandosi su troppi fronti si faccia fatica a raggiungere anche uno solo degli obiettivi prefissati. Altresì e assolutamente provato che ponendosi obiettivi molto bassi alla fine si resta assai limitati, si è impossibilitati a raggiungere mete importanti. Nelle contrattazioni di ogni genere, poi, è noto che, specie se ci si presenta deboli e remissivi (e debole risulta palesemente colui che parte con bassissime richieste), si ottiene sempre meno di quello che si chiede e se si chiede poco si ottiene zero, indispensabile puntare sempre al massimo di quello che si vorrebbe (ovviamente con un occhio realistico), c’è sempre poi tempo per le trattative. Aver condizionato le genti ad essere sempre poco pretenziose ha permesso e tutt’ora permette a chi detiene i poteri (economici, sociali o politici che siano) di mantenere il pieno controllo sugli altri, di agire a suo unico vantaggio, di promulgare come lecite pratiche invero fraudolente.

Il riso abbonda sulla bocca degli stolti

C’è da distinguere tra riso e riso, quello sguaiato e ingiustificato siamo assolutamente d’accordo, ma quello contenuto e giustificato no, questo non solo è sano, ma addirittura necessario: gratificarsi è importante e poi vivere con il sorriso aiuta ad essere realistici o addirittura positivi. Ovvio che, se no ricadremmo nell’atteggiamento che sto analizzando e disincantando, non possiamo sempre ridere e non dobbiamo necessariamente ridere di fronte a tutto e a tutti, ma possiamo e dobbiamo farlo quando le circostanze lo meritano. Faccio notare poi che il riso non è solo quello della bocca, comunque importante nella comunicazione verso gli altri, ma anche quello interiore, quello della nostra psiche, del nostro animo, importantissimi per noi stessi. UN popolo felice è un popolo difficilmente dominabile, un popolo triste è un popolo che si preoccuperà della sua sopravvivenza essenziale e, pertanto, disattento a quanto succede a livelli sociali più alti.

Lasci a voi ragionare sugli altri proverbi di questo genere, alla fine le considerazioni sono sempre le stesse e la logica finale identica: ci vogliono fregare!

 

Comunicare il nudismo


_MG_6387Da molti anni non solo sono nudista ma cerco anche di fare informazione, anzi, istruzione sul nudismo, mi sono così reso conto di un fatto: è pressoché impossibile far comprendere il nudismo attraverso le sole parole ed anche le immagini aiutano molto poco, l’unica cosa è l’esempio, il mettere gli altri a diretto contatto con la nostra semplice nudità. Detto questo è però evidente che saremo pur sempre chiamati a parlare di nudismo, a spiegare il nostro desiderio di stare nudi, pertanto è necessario essere coscienti e padroni quantomeno delle principali regole della comunicazione, specie di quella da effettuarsi in stato di possibile conflittualità.

Assertività

Parto da qui in quanto per ogni comunicazione potenzialmente conflittuale è regola cardine: mai porsi sopra e/o in contrapposizione all’altro, bensì sempre partire dal presupposto che l’altro ha le sue buone ragioni per comportarsi o ragionare come sta facendo, nostro compito comprendere tali ragioni e, pazientemente, smontarle, ovvero rimuoverle, una ad una.

“Il nudismo è una porcheria” dice lei, “stronza bigotta” risponde lui.

Reazione comprensibile in chi ha scelto di vivere nudo e crede nella positività del nudismo, d’altra parte questo modo di frapporsi a chi obietta sul nudismo provoca solo l’alzarsi di barriere difensive e la comunicazione diviene impossibile: qualsiasi cosa andremo poi a dire verrà completamente filtrata e andrà categoricamente persa.

Mai impostare una comunicazione che risulti “tu sbagli, io ho ragione”, la comunicazione dev’essere sempre improntata al “comprendo il tuo modo di vedere le cose, permettimi di illustrarti la mia visione”.

“Il nudismo è una porcheria” dice lei, “dalla tua affermazione comprendo che hai avuto brutte esperienze con il nudo e le persone nude, se vuoi lasciamo cadere il discorso, ma permettimi di suggerirti uno spunto di riflessione: le persone possono essere molto diverse tra loro e per tanti il nudo è solo una sana, bella e normalissima scelta di vita”.

Chiarezza

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio naturista”, “vieni alla spiaggia naturista di…”, “siamo naturisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul naturismo”.

Va bene ad un certo punto della storia nudista si è assunto il termine naturismo come suo sinonimo, eppure la maggior parte delle persone non sa cosa sia il naturismo, i più acculturati potrebbero ricordare che la parola naturismo apparve per la prima volta agli inizi del Romanticismo quanto un gruppo di scrittori e poeti focalizzò la propria attenzione sulla natura, qualcuno potrebbe (giustamente) pensare ad amanti della natura (naturalisti sono coloro che studiano la natura e i sistemi per proteggerla), in ogni caso siamo fuori strada e il messaggio appare completamente stravolto o incomprensibile.

La comunicazione deve evitare ogni possibile fraintendimento, già è difficile farlo usando termini precisi, figuriamoci se utilizziamo termini ambigui, parole che nel tempo hanno assunto significati anche diversi.

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio nudista”, “vieni alla spiaggia nudista di…”, “siamo nudisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul nudismo”.

Così è inequivocabile, tutti lo possono comprendere al volo, non possono sorgere fraintendimenti, non ne possono derivare domande la cui risposta è altrettanto ambigua del termine stesso e deve alla fine necessariamente contenere la parola che si è cercato di camuffare: nudismo.

Ecco, camuffare, non tutti lo vogliono fare, ma in ogni caso questo è quello che può apparire all’interlocutore quando alla fine viene a sapere che naturismo è sostanzialmente un sinonimo di nudismo ed allora la frittata è fatta. Peggio ancora quando si usa la parola naturismo, e i suoi collegati, proprio per la vergogna di usare la parola nudismo e tutti i suoi collegati, in tal caso la vergogna si manifesta attraverso il linguaggio del corpo e le altre espressioni non verbali, nella comunicazione assai più incisive di quelle verbali: “se ti vergogni tu che lo fai, perché mai dovrei io aderire ad esso o anche solo accettarlo?”.

“Pinco Pallo è uno splendido villaggio nudista”, “vieni alla spiaggia nudista di…”, “siamo nudisti e ne siamo orgogliosi”, “vogliamo una legge sul nudismo”.

Semplice, chiaro, manifestamente educativo, decondizionante!

Disponibilità, attenzione all’altro, non aggressività

Appena rientrate da un’escursione sotto la pioggia, nell’atrio del rifugio alcune persone stanno asciugandosi e sono nude, improvvisamente sull’uscio compaiono due sconosciuti: “siamo nudisti, non ci infastidisce se ci vedete nudi”.

Apprezzabile, conoscendo la persona che così si è espressa, la voglia di manifestare fin da subito il proprio orgoglio nudista, la controparte potrebbe però avvertire una modalità aggressiva e impositiva e/o evocare un atteggiamento esibizionistico (“guardami pure, è quello che desidero”). Se dall’altra parte ci sono persone già di loro mal disposte verso la nudità la reazione sarà di certo oppositiva: come prima cosa verrà manifestata in modo altrettanto aggressivo e impositivo la richiesta di rivestirsi, in secondo luogo sarà inibita una qualsiasi prosecuzione del dialogo. Se, al contrario, la controparte è più aperta e tollerante (o addirittura accettativa) il naturale risentimento verso l’aggressione e l’imposizione potrebbe comunque alzare una barriera comunicativa rendendo meno probabile e comunque più difficile l’eventuale prosecuzione del dialogo, in aggiunta o in alternativa si potrebbero creare i presupposti per una deviazione del dialogo da quello che dovrebbe invece essere il suo più opportuno proseguo: domande sull’esibizione del corpo piuttosto che sulle motivazioni del nudo e del nudismo.

Se volgiamo farlo accettare il nudo dev’essere normalità e non solo a parole ma anche nei fatti!

“Salve, venite pure avanti c’è posto per tutti. Vedo che siete bagnati fradici, vi facciamo spazio e se vi servono abbiamo asciugamani puliti da prestarvi”.

Attenzione agli argomenti “tabù”

Due gruppi di persone, l’uno nudista l’altro no, dialogano tranquillamente sulle motivazioni del nudismo, uno dei nudisti prende la parola e senza che nessuno abbia mai fatto affermazioni in merito: “il nudismo non ha niente a che fare con il sesso”.

Vero, verissimo, d’altra parte se il nudismo non ha niente a che fare con il sesso perché affermarlo fin da subito, a prescindere, senza una precisa motivazione, senza precisa interrogazione in merito? Se sento il bisogno di parlarne è perché a mio modo di vedere sussiste un legame imprescindibile ed anche se le mie parole dicono il contrario il mio solo parlarne e il mio linguaggio non verbale (inevitabilmente legato alla mia esigenza di parlarne), trasmetteranno tale legame e sconfesseranno (invertiranno), nelle mente dell’interlocutore, quello che sto affermando. Oppure sono ossessionato dall’idea che il nudismo venga osteggiato solo è perchè si lega il nudo al sesso, in tal caso quello che comunicherò potrebbe essere solo la mia ossessione e l’interlocutore potrebbe dannosamente pensare ai nudisti come ad un gruppo di persone mentalmente disturbate (ossessionate).

Anche questo è un punto cardine nella comunicazione tra parti: poco importa se sia vero, se capiti davvero, se sia argomento comunemente discusso, gli aspetti potenzialmente “scabrosi” o “pericolosi” vanno assolutamente taciuti, se ne parla solo qualora sia la controparte a tirarli in ballo, solo in risposta a domande esplicite.

Ascoltate con attenzione e a lungo un abituale comunicatore, quale un politico, un prete, il Papa, esaminate i suoi discorsi, noterete che ci sono parole che mai vengono utilizzate: tutte quelle parole che potrebbero mettere in evidenza l’azione condizionante del discorso, tutte quelle parole che invece di subliminale l’attenzione indurrebbero al ragionamento autonomo, tutte quelle parole (cosa che più di tutte riguarda la situazione del comunicare il nudismo) che possano indurre pensieri opposti a o quantomeno deviati da quelli che il discorso vuole esaminare.

In conclusione

Certo non tutti sono degli esperti comunicatori, non tutti sono abituati a gestire il confronto, non tutti possono dedicare ore e ore a studiare le tecniche della comunicazione e a esercitarsi sulla loro applicazione, ma visto che più o meno tutti i nudisti desiderano poter vedere un allargamento se non della nudità quantomeno della possibilità di stare nudi, ecco che tutti i nudisti si trovano nella necessità di attuare l’unico comportamento che al suddetto obiettivo porta portare: comunicare il nudismo, cosa che si può proficuamente fare solo se ci si attiene a quelle poche regole che ho sopra enunciato: assertività, chiarezza, disponibilità, attenzione all’altro, non aggressività, attenzione agli argomenti “tabù” e, questione assai complessa non trattabile in poche righe e comunque in piccola parte (quella più semplice da controllare) illustrata parlando delle altre regole, attenzione ai segnali non verbali (nostri e altrui).

Il nudismo non si può far comprendere con le sole parole, è necessario provarlo, però è anche indispensabile comunicarlo, facciamolo bene, spesso è meglio poco che tanto: “vestiti è bello, nudi è meglio”, frase assertiva, disponibile, attenta all’altro, chiara, non aggressiva, priva di parole “pericolose”, insomma frase altamente comunicativa.

Vestiti è bello, nudi è meglio!

Autointervista: Emanuele Cinelli


Al Passo di Blisie (Foto E. Cinelli)

Ormai tanti sono i siti che parlano di nudismo, ce n’è uno che si differenzia su tutti gli altri, parliamone con il suo ideatore e amministratore: Emanuele Cinelli.

MN – Emanuele, cosa è Mondo Nudo?

E – Beh, un blog!

MN – Si certo, ma ci sono tanti blog!

E – Hai ragione, allora diciamo che si tratta di un sito attraverso il quale posso dare libero sfogo alla mia passione per la scrittura, proponendo diversi argomenti così da soddisfare e coinvolgere un più vasto pubblico. Nel contempo mi mette alla prova facendomi sperimentare i diversi metodi di scrittura: educativa, didattica, informativa, analitica, logica, politica, creativa, poetica, eccetera.

MN – Rileviamo, però, una netta prevalenza degli articoli inerenti al nudismo.

Nudismo, scelta totalizzante

E – Si certo, è stata la base di partenza del blog ed è il fondamento del mio stile di vita, uno stile di vita per il quale ormai da diversi anni sono socialmente impegnato in prima persona, inizialmente come moderatore del sito de iNudisti, poi come suo amministratore, oggi principalmente come caporedattore della rivista elettronica collegata. Ovvio e naturale che questo condizioni in materia rilevante anche la vita di Mondo Nudo.

MN – Perché hai fondato Mondo Nudo?

E – Come detto lo stimolo iniziale è stato il nudismo. Erano già diversi anni che collaboravo attivamente con iNudisti e tale attività mi aveva permesso di acquisire un’ottima conoscenza del movimento nudista e delle relative risorse presenti su Internet. M’ero così reso conto che se all’estero molti erano i siti di vario genere inerenti al nudismo, in Italia oltre a iNudisti c’erano solo i siti collegati alle Associazioni Naturiste e qualche forum. Tra l’altro tutti questi avevano una limitazione intrinseca, invero presente anche nei siti esteri: si rivolgevano essenzialmente a chi già era nudista. Attraverso un’analisi logico-sociale delle varie maturazioni sociali, dei movimenti che nel tempo avevano portato a dei cambiamenti nella società (gli slip da bagno per l’uomo e il bikini per la donna, le minigonne, gli abiti scollati, il voto femminile, la parità dei diritti tra maschi e femmine, l’omosessualità e via dicendo) io avevo ormai da tempo percepito che non esiste successo senza il coinvolgimento degli ambienti esterni a quello specificamente inerente la causa in questione, indi se il movimento nudista voleva realmente ottenere credibilità e spazio doveva necessariamente coinvolgere anche chi nudista ancora non era ed è così che metto in piedi questo blog, per portare la voce nudista dentro la società non nudista.

MN – Quali sono gli obiettivi di Mondo Nudo?

IMG_3364E – Come si può intuire dal precedente discorso l’obiettivo primario è quello di coinvolgere chi non è nudista, quelli che per semplicità noi indichiamo come tessili, nella tematica nudista, nelle problematiche che la riguardano, nel processo di suo riconoscimento sociale, di rivendicazione dei nostri diritti, di acquisizione dello spazio che ci è dovuto. Parallelamente perseguo anche l’obiettivo più generale di evidenziare le principali contraddizioni, lassità, magagne della società odierna, in particolare italiana essendo mia deontologia parlare solo delle cose che conosco bene.

MN – Quanto tempo dedichi al tuo blog?

E – Tantissimo, gestire un blog non vuol dire solo scrivere gli articoli, ma vuol anche dire elaborane e mantenerne l’aspetto grafico, curarne la diffusione, vigilare sullo spam, controllare i commenti e rispondere. Inoltre se vuoi scrivere articoli interessanti e utili devi leggere tanto, devi tenerti costantemente informato, studiare l’arte dello scrivere e del comunicare ed è proprio quest’ultimo aspetto, quello dello studio, a cui da sempre ho dato il maggio spazio possibile e sempre più mi ci dedico con attenzione e dedizione: proprio per l’argomento che impronta il mio blog e per gli obiettivi prefissati, saper comunicare al meglio è fondamentale. Fortunatamente la comunicazione è parte preponderante anche del mio lavoro (il formatore aziendale e scolastico) per cui non devo rubare spazio all’uno per seguire l’altro.

MN – Interessante questo discorso della comunicazione, di preciso quali studi hai e stai facendo? Quali le logiche attorno alle quali ti stai muovendo?

gm6E – Beh, di base mi interesso a tutto ciò che riguarda la comunicazione, certo alcuni argomenti li reputo più importanti e adattai alle mie finalità. Innanzitutto ho studiato e studio la PNL (Programmazione Neuro Linguistica), area della comunicazione che mi ha permesso di perfezionare enormemente il mio modo di scrivere, di renderlo meno dispersivo e più efficiente. Poi seguo con particolare attenzione l’area della comunicazione assertiva. Infine darei evidenza agli studi della specificità della comunicazione on-line, apparentemente una variante della comunicazione in presenza, in realtà è cosa molto diversa a seguito dell’assenza del visivo e di conseguenza della mancanza dei segnali non verbali, segnali che nella comunicazione in presenza permettono di calibrare la trasmissione, di percepire la reazione, di ottenere un feedback anche se l’altro è poco loquace.

MN – E le logiche comunicative?

IMG_DSC7514E – Si, stavo arrivandoci. Per quanto riguarda le logiche comunicative i vari studi fatti mi hanno portato a trasformarmi considerevolmente nel mio modo di scrivere e percepire il mondo esterno, se prima tendevo ad essere aggressivo e lamentoso, ora ho capito che sono due atteggiamenti deleteri: non puoi coinvolgere gli altri se li metti subito all’angolo, se parti dall’accusarli di sbagliare, se inizi da te anziché da loro; per coinvolgere gli altri devi innanzitutto comprenderli, devi tener conto che non esiste una verità assoluta bensì esistono più verità, una per ogni testa come recita un antico proverbio bresciano (tante teste, tante crape). La PNL e l’assertività mi hanno insegnato come prima cosa che spesso è molto meglio porre delle domande che dare delle risposte, poi che è impossibile cambiare le persone, puoi solo tentare di indurle all’auto cambiamento e lo puoi fare solo se invece di opporre barriere alle loro idee, ai loro atteggiamenti, li dai per buoni e aggiungi a questi altre considerazioni positive e propositive. Ho anche compreso che se i tuoi scritti altro non fanno che lamentarsi alla fine la gente smette di seguirti, la gente ama lagnarsi ma è infastidita da chi si lagna sempre e comunque. Collegato a questo il discorso delle scuse. L’atteggiamento comune è quello di accusare gli altri per le cose che non vanno a se stessi, il movimento nudista non è immune a tale atteggiamento, anzi ne è fortemente condizionato. Visto che spesso quegli altri che tu accusi fanno lo stesso con te, finisce che ognuno resta sulle sue posizioni e nessuno cresce, nessuno ottiene quei cambiamenti che desidererebbe ottenere e di cui lamenta l’assenza. Se, al contrario, invece di accusare gli altri, si prova a partire da se stessi, a chiedersi cosa (non) ho fatto io perché le cose siano diverse, cosa posso fare perché cambino, ecco che allora per emulazione anche gli altri tenderanno a fare lo stesso e si potrà addivenire al cambiamento, sia esso personale che sociale. Certo non è facile mettere in partica tutti questi insegnamenti, ma ci si prova e pian piano ci si riesce.

MN – Grazie Emanuele per la chiacchierata e a presto.

Chiare, dolci, fresche acque (Foto Marco)

E – A presto anche a te Mondo Nudo e a presto a tutti i miei fedeli lettori nella speranza che aumentino sempre più e che si convincano che il nudismo è molto più che un modo di prendere il sole, il nudismo è un’evoluzione sociale che coinvolge tutti gli aspetti della vita sociale, da quelli individuali, quali la salute, l’economia e via dicendo, a quelli comunitari, quali l’ecologia, il rispetto, la maturazione, eccetera. La società ha bisogno del nudismo ed è pertanto prioritario sostenere la causa nudista, far sì che il nudo torni ad essere soltanto uno stato naturale dell’uomo e della donna, che la malattia dell’irrefrenabile fastidio del nudo, dell’inaccettabilità del nudo pubblico possa scomparire. Prioritario!

#GiornalismoDifferente: una campagna per cambiare linguaggio


Sono anni, ormai, che si è evidenziato un decadimento lessicale e formale all’interno della comunicazione giornalistica, spesso tesa più a colpire il lettore che a descrivere e trasmettere la realtà, sovente interessata più a dare opinioni piuttosto che a mettere il lettore nelle condizioni di farsene correttamente di proprie.

In primis come persona raziocinate, poi come professionista che vive di comunicazione, infine come nudista che, per questo, ha dovuto più volte subire gli effetti dell’informazione disinformata, alterata, opinionista, condizionata, ecco, in ragione di tutte queste mie essenze sono a sostenere apertamente e fermamente questa campagna promossa dallo staff di “NarrAzioni differenti”, il blog nato e cresciuto al fine di elaborare e diffondere nuovi linguaggi che si trasformino poi in Azioni.

#GiornalismoDifferente: una campagna per cambiare linguaggio

Il giornalismo italiano sembra completamente sordo ai progressi della società in fatto di questione di genere e, infatti, continua a utilizzare un linguaggio, delle immagini e un immaginario retrogrado, violento e discriminante.

E’ tempo di pretendere un cambiamento.

E’ tempo di pretendere che il giornalismo italiano si metta al passo coi cambiamenti della società, della realtà, che rappresenti il meglio di questa e superi i retaggi della cultura patriarcale, maschilista e omo-transfobica.

Continua a leggere su NarrAzioni differenti…

Ma… gli altri dicono che!


altri_dicono_wpCon riferimento al nudismo, specie quando si parla della necessità di uscire allo scoperto, d rivelarsi come nudisti, l’affermazione tipica che si legge o si sente più o meno gira attorno alla seguente frase: “quando gli amici ne parlano, lo giudicano sempre molto male”. A volte al posto degli amici ci sono i familiari, altre volte i colleghi, altre volte al molto male si sostituisce il ribrezzo, ma alla fine il concetto di fondo rimane sempre lo stesso: “come faccio a rivelare il mio essere nudista in un ambiente che non approva o addirittura condanna il nudismo?”.

Beh, se ragioniamo attentamente sulla cosa possiamo facilmente renderci conto di quanto sia sbagliata la detta conclusione, di quanto sia effimera la preoccupazione che ne deriva.

Partiamo da una semplice domanda: Come volete che ne parlino i vostri interlocutori? Non praticano il nudismo, non lo conoscono proprio per niente, se lo conoscono lo è solo per le fuorvianti ed errate notizie riportate da quei media, la maggioranza, che non si preoccupano di informarsi a dovere prima di parlarne, o, peggio, ne hanno sentito parlare da amici non nudisti che, a loro volta, riportano voci di voci di voci. Come possono parlarne bene? Succede la stessa cosa per tante altre attività, ad esempio per l’arrampicata o la subacquea: “sono dei matti”; “non voglio capirlo che è pericoloso”; “farebbero meglio a starsene a casa a guardare la partita”; “ma con che diritto mettono a repentaglio la propria vita” e via dicendo.

È quantomeno evidente che se celiamo agli interlocutori il nostro essere nudisti, costoro, pensando che anche noi ragioniamo alla loro stessa maniera, si sentiranno autorizzati a ironizzare, già ironizzare, perché se si va a fondo delle cose si scopre che il più delle volte è solo ironia e non vero disprezzo o malo pensiero. Se, al contrario, noi veniamo allo scoperto e manifestiamo il nostro essere nudisti, l’atteggiamento del gruppo cambierà sensibilmente, intanto perché è ben difficile che chi ben ci conosce possa cambiare la sua opinione su di noi solo perché siamo nudisti, potrà sulle prime avere una reazione di disturbo, ma esattamente come l’avrebbe se gli dicessimo che siamo atei o buddisti o altre cose che nella società italiana non sono molto comuni, poi perché si crea una positiva figura di riferimento: se gli amici, conoscenti, famigliari, colleghi hanno di noi una buona impressione, venendo a sapere che siamo nudisti, magari non subito ma è certo che nel giro di poco faranno una considerazione ben precisa “se lui che è una bravissima persona fa nudismo vuol dire che poi ste nudismo non è una cosa così fuori luogo”. A quel punto di sicuro voi potrete portare fra loro la corretta conoscenza del nudismo, ma potrebbe anche succedere che siano loro stessi a richiedervi informazioni corrette, o addirittura di potersi aggregare a voi in occasione di una vostra uscita nudista.

Non ne siete ancora convinti? E allora facciamo altre considerazioni.

Avete mai pensato a come vi comportate voi stessi quando parlate con altri di qualcosa che non approvate o che ritenete inopportuno? Avete mai badato a come reagite quando qualcuno a voi vicino, famigliare, conoscente, amico o collega che sia, vi rivela qualcosa di lui che non avreste mai immaginato?

Ma poi e soprattutto…

Vi siete mai chiesti perché, ad esempio, molti eterosessuali prendono spontaneamente le difese degli omosessuali? Oppure perché, per fare un altro esempio, molti uomini sono pronti a scendere in campo di loro iniziativa per sostenere il rispetto dei diritti delle donne? Perché queste e altre realtà sociali hanno ottenuto l’appoggio spontaneo di chi non appartiene a tali realtà mentre ciò non avviene per il nudismo? Perché non ci sono non nudisti che di loro spontanea volontà prendono le difese del nudismo?

Semplice: gli altri sono usciti allo scoperto, si sono manifestati alla società e hanno evidenziato l’ingiustizia del trattamento a loro riservato, hanno rivendicato i loro diritti, hanno fatto propaganda alla loro esistenza, hanno chiesto l’appoggio degli altri. Non possiamo pretendere che le persone possano mettersi in gioco a difesa del nudismo, se gli stessi nudisti si vergognano o hanno paura di manifestare il loro essere nudisti.

Ecco, invece di badare e dare rilievo solo ed esclusivamente a quei pochi che proprio non vogliono provare a capire e conoscere la realtà del nudismo, provate a dare importanza a quei tanti intorno a voi che sono pronti a mettersi in discussione, di più sono pronti a capire e a difendere, stanno solo aspettando che qualcuno dia loro una motivazione per farlo, che qualcuno glie lo chieda e potete essere voi quel qualcuno.

Pensateci!
Credeteci!
Provateci!

Il buon capo


Può sembrare paradossale ma nonostante la notevole disponibilità di opportunità formative in ambito manageriale e di comunicazione, più queste diventano accessibili, più i capi, coloro che hanno, a vario titolo e livello, un ruolo che prevede la gestione e/o il controllo di risorse umane, più si allontanano da quello che le più recenti (e si fa per dire recenti, visto che parliamo ormai di almeno un quindici anni) dottrine manageriali e comunicative professano. Sarà lo stress, sarà non si sa bene cosa, ma di fatto un tale atteggiamento altro non fa che diminuire l’efficienza del capo e aumentarne lo stress, innescando un ciclo iterativo senza fine.
Tagliamo corto e vediamo con un semplice e immediato elenco quali siano le principali qualità di un buon capo, come egli dovrebbe comportarsi.

Un buon capo…

• si mette a disposizione dei propri collaboratori
• delega quanto può delegare, ma totalmente e non solo formalmente
• non si fossilizza sulle posizioni, ma è flessibilmente disposto a rivederle e cambiarle
• non pone mai i propri collaboratori nella situazione di lavorare di fretta e sotto stress
• si accolla la responsabilità dei fallimenti e riconosce ai collaboratori i successi
• non usa mai forme comunicative perentorie
• riconosce l’importanza del lavoro dei collaboratori, quindi mai chiede loro di lavorare gratuitamente
• non comanda, ma suggerisce
• non dirige, ma coordina
• parte sempre dal presupposto che è lui a doversi far comprendere e non gli altri a doverlo comprendere
• prima da l’esempio e poi chiede il rispetto delle regole (comunque concordate e non imposte)
• le regole che lui stesso non riesce a rispettare, anche solo occasionalmente, le rimuove o le modifica
• non accetta eventuali scuse di un collaboratore, ma risponde che non sono necessarie
• non stabilisce le riunioni, ma le concorda
• si immagina i problemi dei collaboratori e li previene, quando ciò non è possibile ne trova sempre e comunque una soluzione favorevole e conforme alle esigenze dei collaboratori
• mette i suoi impegni dopo quelli dei suoi collaboratori
• non chiede mai ai collaboratori di spostare i loro impegni a fronte dei suoi
• rispetta categoricamente riunioni e orari programmati
• arriva alle riunioni per primo e le lascia per ultimo
• si presenta sempre con tutta la documentazione necessaria al corretto e veloce svolgimento di una riunione, mai la sviluppa al momento e mai arriva senza
• è sempre cordiale e ben disposto
• non minaccia mai provvedimenti disciplinari al fine di ottenere quello che gli serve, ma si adempie affinché l’adempimento richiesto risulti fattibile e il meno dispendioso possibile
• non lascia mai i collaboratori nel dubbio e nell’indecisione

Ecco, questo è un buon capo, chi può dire di conoscerne uno? Io no, ma sono assolutamente convinto che al mondo ce ne siano, anche in considerazione della diffusione dei corsi e delle dottrine manageriali che propongono questa forma di capo.

L’esempio e l’orgoglio


C’è un solo modo per far si che uno stile di vita possa essere preso in considerazione dalle forze sociali, economiche e politiche ed è quello di farlo crescere numericamente.
C’è un solo modo per far crescere numericamente uno stile di vita ed è quello di farlo conoscere.
C’è un solo modo per far conoscere un qualcosa ed è quello di dargli massima visione e parlarne apertamente e sinceramente.
C’è un solo modo per dare una visione aperta e sincera di un qualcosa ed è quello dell’esempio.
C’è un solo modo per dare un esempio positivo, ed è quello dell’orgoglio.

Non si può pretendere che la società, o anche una sola sua parte, possa prendere parte a un qualcosa dove chi già ne fa parte non ne parla o ne parla con timore.
Non si può pretendere di far fare ad altri una scelta di vita quando coloro che già l’hanno fatta trasmettono, anche inconsciamente, un messaggio di vergogna.
Le vie della comunicazione sono strane e infinite, ma precise: se mi nascondo dietro a termini impropri, se veicolo il mio stile attraverso messaggi imprecisi, se parlo con remissione di un qualcosa che faccio, ecco se adotto queste linee di comunicazione innanzitutto ingenero confusione nell’interlocutore portandolo a recepire cose totalmente differenti da quelle che volevo trasmettergli; in secondo luogo, quando questi si accorgerà di cosa volevo invece parlare, riterrà che io stesso avessi vergogna di quello che volevo trasmettere, per cui difficilmente potrà seguirmi su quella strada.
Al contrario se uso i termini più adeguati e chiari, se i messaggi sono ben precisi e inequivocabili, se il mio parlare è aperto e sincero ecco che mi dimostro tranquillo in relazione al messaggio che voglio trasmettere e divento un esempio da seguire.

Cosa è che può dare il migliore esempio di apertura e sincerità, di apprezzamento e interesse verso quello che si sta facendo e trasmettendo? Quale è il sentimento opposto a quello di vergogna? Beh, semplice, è… l’orgoglio!
Se non si è orgogliosi delle proprie scelte significa che non le si considerano importanti, che le si considerano inopportune, dannose, improponibili, allora come si può pretendere che qualcuno possa seguire il nostro esempio se non siamo contenti delle nostre scelte, se non le consideriamo importanti?

Il nudismo è una scelta di vita che racchiude, tra le sue varie motivazioni e derivazioni, diversi aspetti importanti, per non dire fondamentali, per la società moderna, per le libertà sociali, per la democrazia, per il rispetto ambientale, per la salute personale e sociale. Un nudista ha quindi tutte le più valide motivazioni per essere contento di essere nudista, di più, per esserne orgoglioso. E’ l’orgoglio di chi sente di fare qualcosa di buono, è l’orgoglio di chi porta un messaggio di crescita e speranza, è l’orgoglio di chi sta lavorando al benessere fisico e psicologico della società.
Non bisogna aver paura dell’orgoglio, l’orgoglio non è un sentimento cattivo, l’orgoglio è un importante stimolo psicologico a se stessi e agli altri, un riconoscimento del proprio operato, la trasmissione di un messaggio sincero, la massima espressione di positività.

L’orgoglio porta all’esempio, l’esempio migliore è l’orgoglio!

Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?


Per chi si avvicina al mondo del nudismo una delle primissime difficoltà da affrontare è certamente quella del raccapezzarsi nel mare di informazioni contrastanti in merito alle definizioni. Sussistono, infatti, due termini che vengono ricorsivamente utilizzati, per giunta in modo confuso e vario: nudismo e naturismo. A questi, poi, ogni tanto s’aggiunge quello di naturalismo. Potrebbe capitarvi di leggere qualcuno che esalta il naturismo come cosa buona e denigra il nudismo come cosa cattiva; chi afferma che il nudismo sia indissolubilmente legato alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali; chi vi vuole convincere che alla fine il nudista sia pur sempre un naturista. Chi avrà ragione? Cosa sono veramente il naturismo e il nudismo? Chi sono il naturista e il nudista? Proviamo a fare chiarezza.

Partiamo da quello che dice un mitico e prestigioso vocabolario della lingua italiana (G. Devoto – G. C. Oli).
Nudismo – Atteggiamento in favore della soppressione del vestiario e di una vita all’aria aperta in diretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che proclama la necessità del ritorno ad una vita elementare, primitiva e spontanea – Indirizzo etnologico che considera i popoli primitivi come viventi secondo leggi naturali deterministicamente intese – Corrente che riconosce alla natura la capacità di sanare le malattie e tende a ridurre la terapia nei limiti di una funzione ausiliaria delle difese naturali.
Naturalismo – Affermazione della riconducibilità dei contenuti e delle esigenze della vita pratica e spirituale all’ordine o all’esempio della natura.
Nudista – Chi segue il nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturalista – Cultore delle scienze naturali – Intellettuale che condizioni le proprie possibilità di studio all’ordine o all’esempio che la natura offe.
Naturistico – Ispirato al naturismo.
Naturalistico – Fondato sull’esemplarità del mondo naturale.

Dato che il precedente vocabolario, nell’edizione in mio possesso, è un poco datato cerchiamo on-line qualcosa di più recente: il Dizionario Italiano on-line della Hoepli.
Nudismo – Movimento naturista che propugna l’abolizione degli abiti, considerati una costrizione imposta dalle convenzioni sociali, e il ritorno a una vita a più stretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che si propone di porre l’uomo a più intenso e diretto contatto con la natura, attraverso particolari pratiche di vita, quali il nudismo e un’alimentazione semplice.
Naturalismo – Movimento ispirato al positivismo, che fiorì in Francia e in altri paesi nella seconda metà dell’Ottocento, basato sulla convinzione che la letteratura debba far proprio il metodo delle scienze naturali, escludendo qualsiasi intervento soggettivo dell’autore e ritraendo la realtà oggettivamente, in particolare attraverso l’analisi dell’ambiente, delle leggi dell’ereditarietà, degli elementi fisiologici.
Nudista – Chi aderisce al nudismo – Inerente al nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturistico – Del naturismo.

Aggiungiamoci la definizione coniata nel 1974 nell’ambito della Federazione Naturista Internazionale: “il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Appare evidente che il naturalismo non ha nulla a che vedere con il nudismo, mentre ha qualche punto di contatto con il naturismo, ma non può per questo esserne un sinonimo. Un po’ meno evidente è la distinzione tra nudismo e naturismo, essi, infatti, hanno in comune l’avvicinamento alla natura e la nudità. Possiamo però osservare che mentre l’obiettivo cardine del nudismo è l’abolizione dei vestiti, quello del naturismo è il ritorno ad una vita naturale. In pratica, se per il naturista lo stare nudi è solo una delle varie azioni da mettere in atto per perseguire l’obiettivo, un mezzo per avvicinarsi ad uno stile di vita più naturale ed ecologico, per il nudista lo stare nudi è invece proprio l’obiettivo da perseguire, il fine e non il mezzo. Ne consegue che se tutti i naturisti sono, in un certo senso, nudisti, non è assolutamente vero il contrario.

C’è chi giustifica l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto la parola nudo e i suoi derivati verrebbero, secondo lui, sempre associati a quella di sesso, ottenendo una risposta negativa dalla controparte. Ammesso e non concesso che effettivamente la parola nudo e tutti i suoi derivati vengano anche solo spesso associati all’attività sessuale, ammesso e non concesso che questo determini una risposta negativa, l’uso continuo del mascheramento passerebbe l’errato messaggio che noi stessi abbiamo vergogna di pronunciare la parola “nudismo”. Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario stare attenti ai messaggi subliminali, spesso, per non dire sempre, più incisivi di quelli palesi.

C’è chi propugna l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto stare nudi è naturale. Beh, ma stare nudi è anche libertà, indi si dovrebbe chiamare libertismo? Stare nudi è anche gioia, indi si dovrebbe chiamare felicismo? Stare nudi è anche salute, indi si dovrebbe chiamare salutismo! E via dicendo. No, le parole, come detto in altro articolo (“Le parole”), hanno un loro preciso peso specifico e vanno utilizzate con logica e criterio, non possiamo utilizzare i derivati, le conseguenze, gli obiettivi di un qualcosa per definire quel qualcosa; il qualcosa è definito da quello che è: lo stare nudi è stare nudi, quindi nudismo! Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario fare le opportune distinzioni e utilizzare i termini nel modo opportuno e nei momenti appropriati.

Allora, per riepilogare in modo semplice e chiaro, non con la pretesa di voler dare delle etichette, ma nella coscienza tecnico-professionale che la comunicazione richieda sempre e comunque la chiarezza delle definizioni e dei termini…
Naturismo – Movimento avente la nudità come mezzo per perseguire l’obiettivo di una vita più naturale e più ecologica. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il naturismo non lo fa per stare nudo, ma lo fa per un più vario insieme di motivazioni, non tutte collegate alla nudità.
Naturista – Persona che, più o meno occasionalmente, usa la nudità come strumento per avvicinarsi alla natura.
Nudismo – Movimento avente la nudità come stile di vita, quantomeno un obiettivo da perseguire. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il nudismo non lo fa per mettersi nudo solo in certi luoghi e/o per prendere la tintarella integrale, ma lo fa per liberarsi dai vincoli e dai fastidi del vestiario, vincoli e fastidi che non si presentano solo ed esclusivamente in determinati luoghi e/o condizioni, ma sono sempre e comunque presenti in casa come fuori casa, in vacanza come nella quotidianità.
Nudista – Persona che, a seguito del superamento di alcuni condizionamenti sociali, vive nuda per la totalità o, comunque, la maggior parte del suo tempo.

Nudismo e naturismo non sono, quindi, ne sinonimi ne contrari, sono solo e semplicemente due cose diverse che condividono qualche aspetto comune, che pur muovendosi su linee parallele si differenziano notevolmente nell’obiettivo perseguito. Il nudismo, inoltre, non può assolutamente associarsi alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali, non più di quanto si possa fare, ad esempio, per la frequentazione di una spiaggia “costumata” (tessile nel gergo del nudismo), anzi forse anche molto meno.

Queste le deduzioni enciclopediche, le uniche che abbiano vero valore, tutto il resto è solo un modo per autoproclamarsi, erroneamente, al di sopra o migliori degli altri.

Nudismo, scelta totalizzante

Nudismo, scelta totalizzante

Curiosità della comunicazione


La comunicazione si basa su regole ormai ben definite, si sa benissimo che quello che si dice non arriva quasi mai al destinatario senza alterazioni e se ne conoscono benissimo le motivazioni; una delle regole definisce proprio che nel caso di cattiva ricezione del messaggio è inutile e spesso deleterio esordire con “non mi hai capito” o, peggio, “hai capito male; hai frainteso”, ma è meglio rispondere partendo dal presupposto del “non mi sono espresso bene; non mi sono fatto capire correttamente” e ritrasmettere il messaggio con strumenti (canali, tecniche, linguaggi, forme) differenti.

Però … però c’è un però, ci sono gli zucconi che proprio non vogliono capire ma, più spesso, ci sono coloro che, per vari motivi tra cui non ultimo quella della convenienza (se leggo magari mi convinco, quindi non leggo), manco leggono quello che gli si scrive o se lo leggono lo fanno con gli occhi e non con il cervello, oppure usando troppo l’interpretazione e la fantasia.

Un esempio per tutti, ovviamente trattasi di una metafora per identificare tante diverse situazioni:

Messaggio = Ti piace la frutta fresca?
Risposta = Preferisco il caldo.

Ecco, in tali casi forse l’unica soluzione, potendolo fare, è quella di lasciar perdere e interrompere drasticamente la comunicazione in atto: continuare sarebbe solo tempo sprecato.

Le parole


Una parola è solo una parola, ma una parola è anche molto di più di una semplice parola; una parola, infatti, racchiude al suo interno molte altre parole.

Alcune parole sono articoli e, nell’ecologia di un discorso, sono abbellimenti che nulla portano al contesto.
Altre parole sono verbi e anche questi solitamente sono ininfluenti alla corretta comprensione della frase.
Poi abbiamo i sostantivi e gli aggettivi, questi sono le parti salienti del discorso, quelli che ne definiscono il senso.

Il peso delle parole

Una mappa mentale che esemplifica il peso delle parole

Se scrivo “ieri sono andato al lago, ho preso due ore di sole e poi ho fatto il bagno nelle fresche acque” in effetti ciò che conta di tutta la frase sono sei parole: ieri, lago, due, ore, sole, bagno … “ieri lago due ore sole bagno”, la frase è comunque comprensibile anche se in effetti, messa in forma lineare, manca una distinzione tra bagno e sole: potrebbe essere un bagno di sole. Se però usassi una mappa mentale la distinzione verrebbe ricostruita perfettamente (vedi immagine a lato).
Ecco che tali termini fondamentali della frase, quelli che nelle mappe mentali vengono definiti BOIs (Basic Ordering Ideas; Idee Ordinative di Base), non possono essere tra loro scambiati in modo arbitrario altrimenti il senso del tutto cambia anche notevolmente: è ben diverso dire pianta o dire piante, dire case dal dire città, dire nero dal dire buio e via dicendo.
Abbiamo così evidenziato che, sebbene le parole possano apparire spesso come semplici parole e vengano soventemente abbinate tra loro con poca cura, la loro scelta e il loro abbinamento dev’essere invero accurato, specie se usate per trasmettere un messaggio, se usate per propagandare un’idea o pubblicizzare qualcosa. La parola usata dev’essere quella che più si avvicina al concetto che si vuole trasmettere o all’oggetto che si vuole descrivere, dev’essere quella che meglio li rappresenta, quella che meno si può fraintendere o associare ad altro, quella più diretta ed esplicita.

Purtroppo nel corso dei secoli l’uomo ha modificato il proprio modo di comunicare in ragione di diversi fattori contaminanti e condizionanti, elevando a prassi modi del tutto errati di comunicare, elevando a corretto l’uso di parole alternative meno fastidiose ma non per questo esatte e opportune, elevando a regola il parlare per mezzo di mascheramenti di vario genere.
Facciamo solo alcuni esempi per meglio chiarire la questione.

1) Tutto ciò che evoca la sfera sessuale raramente viene chiamato con il suo nome, ma si ricorre quasi sempre a parole che hanno etimologia e significato totalmente diverso: trombare, scopare, sega, ditalino, eccetera.

2) Anche alcune parti del corpo, in particolare i genitali, vengono preferibilmente indicati mediante parole diverse: pisello, banana, patata, topa, eccetera.

 3) Curiosa l’alterazione relativa alle mammelle o tette (che è italiano corretto), dove si è affermato nel tempo l’uso del termine seno che indica, invece, l’incavo presente tra le due mammelle ed ha valore sia per la donna che per l’uomo. D’altra parte la parola seno viene usata per indicare un golfo, un’insenatura, ovvero una rientranza, e non una prominenza, della costa.

 4) Tantissime di quelle definizioni che potrebbero indurre una reazione negativa da parte del destinatario (colui che riceve il messaggio della comunicazione) vengono frequentemente alterate: brutto male, scomparsa, dipartita, passato a miglior vita, disabile, disagiato, eccetera.

 5) Per ultima, ma non per questo meno rilevante, elenchiamo la categorie delle parole che si riferiscono ad atteggiamenti sociali che, seppur legittimi, la società è arrivata a determinare come più o meno riprovevoli. In questo caso, però, le alterazioni non sono state prodotte dalla società stessa ma da chi, consapevole della legittimità e correttezza del proprio agire, tali atteggiamenti ha elevato a proprio stile di vita. Così sono comparsi, caso tra i più diffusi ed eclatanti, gli usi errati delle parole naturismo e naturista, sempre e comunque utilizzate come alternativa alle parole nudismo e nudista; spesso pure con un misterioso ed etimologicamente sbagliato accento di purezza: naturismo come nudità sana e corretta; nudismo come nudità volta al solo libertinaggio sessuale… ma di questo parlerò più ampiamente in un prossimo articolo appositamente dedicato alla questione, qui mi premeva solo sottolineare come le parole, seppure possano sembrare semplici parole, hanno sempre un loro ben preciso significato e l’utilizzo anche solo lievemente deviato delle stesse può portare a gravi incomprensioni, al fallimento dell’intero processo di comunicazione.

Una parola è solo una parola, ma una parola è anche molto di più di una semplice parola; una parola, infatti, racchiude al suo interno molte altre parole e va utilizzata con estrema attenzione … in ogni caso e in ogni circostanza!

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