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Ma… gli altri dicono che!


altri_dicono_wpCon riferimento al nudismo, specie quando si parla della necessità di uscire allo scoperto, d rivelarsi come nudisti, l’affermazione tipica che si legge o si sente più o meno gira attorno alla seguente frase: “quando gli amici ne parlano, lo giudicano sempre molto male”. A volte al posto degli amici ci sono i familiari, altre volte i colleghi, altre volte al molto male si sostituisce il ribrezzo, ma alla fine il concetto di fondo rimane sempre lo stesso: “come faccio a rivelare il mio essere nudista in un ambiente che non approva o addirittura condanna il nudismo?”.

Beh, se ragioniamo attentamente sulla cosa possiamo facilmente renderci conto di quanto sia sbagliata la detta conclusione, di quanto sia effimera la preoccupazione che ne deriva.

Partiamo da una semplice domanda: Come volete che ne parlino i vostri interlocutori? Non praticano il nudismo, non lo conoscono proprio per niente, se lo conoscono lo è solo per le fuorvianti ed errate notizie riportate da quei media, la maggioranza, che non si preoccupano di informarsi a dovere prima di parlarne, o, peggio, ne hanno sentito parlare da amici non nudisti che, a loro volta, riportano voci di voci di voci. Come possono parlarne bene? Succede la stessa cosa per tante altre attività, ad esempio per l’arrampicata o la subacquea: “sono dei matti”; “non voglio capirlo che è pericoloso”; “farebbero meglio a starsene a casa a guardare la partita”; “ma con che diritto mettono a repentaglio la propria vita” e via dicendo.

È quantomeno evidente che se celiamo agli interlocutori il nostro essere nudisti, costoro, pensando che anche noi ragioniamo alla loro stessa maniera, si sentiranno autorizzati a ironizzare, già ironizzare, perché se si va a fondo delle cose si scopre che il più delle volte è solo ironia e non vero disprezzo o malo pensiero. Se, al contrario, noi veniamo allo scoperto e manifestiamo il nostro essere nudisti, l’atteggiamento del gruppo cambierà sensibilmente, intanto perché è ben difficile che chi ben ci conosce possa cambiare la sua opinione su di noi solo perché siamo nudisti, potrà sulle prime avere una reazione di disturbo, ma esattamente come l’avrebbe se gli dicessimo che siamo atei o buddisti o altre cose che nella società italiana non sono molto comuni, poi perché si crea una positiva figura di riferimento: se gli amici, conoscenti, famigliari, colleghi hanno di noi una buona impressione, venendo a sapere che siamo nudisti, magari non subito ma è certo che nel giro di poco faranno una considerazione ben precisa “se lui che è una bravissima persona fa nudismo vuol dire che poi ste nudismo non è una cosa così fuori luogo”. A quel punto di sicuro voi potrete portare fra loro la corretta conoscenza del nudismo, ma potrebbe anche succedere che siano loro stessi a richiedervi informazioni corrette, o addirittura di potersi aggregare a voi in occasione di una vostra uscita nudista.

Non ne siete ancora convinti? E allora facciamo altre considerazioni.

Avete mai pensato a come vi comportate voi stessi quando parlate con altri di qualcosa che non approvate o che ritenete inopportuno? Avete mai badato a come reagite quando qualcuno a voi vicino, famigliare, conoscente, amico o collega che sia, vi rivela qualcosa di lui che non avreste mai immaginato?

Ma poi e soprattutto…

Vi siete mai chiesti perché, ad esempio, molti eterosessuali prendono spontaneamente le difese degli omosessuali? Oppure perché, per fare un altro esempio, molti uomini sono pronti a scendere in campo di loro iniziativa per sostenere il rispetto dei diritti delle donne? Perché queste e altre realtà sociali hanno ottenuto l’appoggio spontaneo di chi non appartiene a tali realtà mentre ciò non avviene per il nudismo? Perché non ci sono non nudisti che di loro spontanea volontà prendono le difese del nudismo?

Semplice: gli altri sono usciti allo scoperto, si sono manifestati alla società e hanno evidenziato l’ingiustizia del trattamento a loro riservato, hanno rivendicato i loro diritti, hanno fatto propaganda alla loro esistenza, hanno chiesto l’appoggio degli altri. Non possiamo pretendere che le persone possano mettersi in gioco a difesa del nudismo, se gli stessi nudisti si vergognano o hanno paura di manifestare il loro essere nudisti.

Ecco, invece di badare e dare rilievo solo ed esclusivamente a quei pochi che proprio non vogliono provare a capire e conoscere la realtà del nudismo, provate a dare importanza a quei tanti intorno a voi che sono pronti a mettersi in discussione, di più sono pronti a capire e a difendere, stanno solo aspettando che qualcuno dia loro una motivazione per farlo, che qualcuno glie lo chieda e potete essere voi quel qualcuno.

Pensateci!
Credeteci!
Provateci!

Il buon capo


Può sembrare paradossale ma nonostante la notevole disponibilità di opportunità formative in ambito manageriale e di comunicazione, più queste diventano accessibili, più i capi, coloro che hanno, a vario titolo e livello, un ruolo che prevede la gestione e/o il controllo di risorse umane, più si allontanano da quello che le più recenti (e si fa per dire recenti, visto che parliamo ormai di almeno un quindici anni) dottrine manageriali e comunicative professano. Sarà lo stress, sarà non si sa bene cosa, ma di fatto un tale atteggiamento altro non fa che diminuire l’efficienza del capo e aumentarne lo stress, innescando un ciclo iterativo senza fine.
Tagliamo corto e vediamo con un semplice e immediato elenco quali siano le principali qualità di un buon capo, come egli dovrebbe comportarsi.

Un buon capo…

• si mette a disposizione dei propri collaboratori
• delega quanto può delegare, ma totalmente e non solo formalmente
• non si fossilizza sulle posizioni, ma è flessibilmente disposto a rivederle e cambiarle
• non pone mai i propri collaboratori nella situazione di lavorare di fretta e sotto stress
• si accolla la responsabilità dei fallimenti e riconosce ai collaboratori i successi
• non usa mai forme comunicative perentorie
• riconosce l’importanza del lavoro dei collaboratori, quindi mai chiede loro di lavorare gratuitamente
• non comanda, ma suggerisce
• non dirige, ma coordina
• parte sempre dal presupposto che è lui a doversi far comprendere e non gli altri a doverlo comprendere
• prima da l’esempio e poi chiede il rispetto delle regole (comunque concordate e non imposte)
• le regole che lui stesso non riesce a rispettare, anche solo occasionalmente, le rimuove o le modifica
• non accetta eventuali scuse di un collaboratore, ma risponde che non sono necessarie
• non stabilisce le riunioni, ma le concorda
• si immagina i problemi dei collaboratori e li previene, quando ciò non è possibile ne trova sempre e comunque una soluzione favorevole e conforme alle esigenze dei collaboratori
• mette i suoi impegni dopo quelli dei suoi collaboratori
• non chiede mai ai collaboratori di spostare i loro impegni a fronte dei suoi
• rispetta categoricamente riunioni e orari programmati
• arriva alle riunioni per primo e le lascia per ultimo
• si presenta sempre con tutta la documentazione necessaria al corretto e veloce svolgimento di una riunione, mai la sviluppa al momento e mai arriva senza
• è sempre cordiale e ben disposto
• non minaccia mai provvedimenti disciplinari al fine di ottenere quello che gli serve, ma si adempie affinché l’adempimento richiesto risulti fattibile e il meno dispendioso possibile
• non lascia mai i collaboratori nel dubbio e nell’indecisione

Ecco, questo è un buon capo, chi può dire di conoscerne uno? Io no, ma sono assolutamente convinto che al mondo ce ne siano, anche in considerazione della diffusione dei corsi e delle dottrine manageriali che propongono questa forma di capo.

L’esempio e l’orgoglio


C’è un solo modo per far si che uno stile di vita possa essere preso in considerazione dalle forze sociali, economiche e politiche ed è quello di farlo crescere numericamente.
C’è un solo modo per far crescere numericamente uno stile di vita ed è quello di farlo conoscere.
C’è un solo modo per far conoscere un qualcosa ed è quello di dargli massima visione e parlarne apertamente e sinceramente.
C’è un solo modo per dare una visione aperta e sincera di un qualcosa ed è quello dell’esempio.
C’è un solo modo per dare un esempio positivo, ed è quello dell’orgoglio.

Non si può pretendere che la società, o anche una sola sua parte, possa prendere parte a un qualcosa dove chi già ne fa parte non ne parla o ne parla con timore.
Non si può pretendere di far fare ad altri una scelta di vita quando coloro che già l’hanno fatta trasmettono, anche inconsciamente, un messaggio di vergogna.
Le vie della comunicazione sono strane e infinite, ma precise: se mi nascondo dietro a termini impropri, se veicolo il mio stile attraverso messaggi imprecisi, se parlo con remissione di un qualcosa che faccio, ecco se adotto queste linee di comunicazione innanzitutto ingenero confusione nell’interlocutore portandolo a recepire cose totalmente differenti da quelle che volevo trasmettergli; in secondo luogo, quando questi si accorgerà di cosa volevo invece parlare, riterrà che io stesso avessi vergogna di quello che volevo trasmettere, per cui difficilmente potrà seguirmi su quella strada.
Al contrario se uso i termini più adeguati e chiari, se i messaggi sono ben precisi e inequivocabili, se il mio parlare è aperto e sincero ecco che mi dimostro tranquillo in relazione al messaggio che voglio trasmettere e divento un esempio da seguire.

Cosa è che può dare il migliore esempio di apertura e sincerità, di apprezzamento e interesse verso quello che si sta facendo e trasmettendo? Quale è il sentimento opposto a quello di vergogna? Beh, semplice, è… l’orgoglio!
Se non si è orgogliosi delle proprie scelte significa che non le si considerano importanti, che le si considerano inopportune, dannose, improponibili, allora come si può pretendere che qualcuno possa seguire il nostro esempio se non siamo contenti delle nostre scelte, se non le consideriamo importanti?

Il nudismo è una scelta di vita che racchiude, tra le sue varie motivazioni e derivazioni, diversi aspetti importanti, per non dire fondamentali, per la società moderna, per le libertà sociali, per la democrazia, per il rispetto ambientale, per la salute personale e sociale. Un nudista ha quindi tutte le più valide motivazioni per essere contento di essere nudista, di più, per esserne orgoglioso. E’ l’orgoglio di chi sente di fare qualcosa di buono, è l’orgoglio di chi porta un messaggio di crescita e speranza, è l’orgoglio di chi sta lavorando al benessere fisico e psicologico della società.
Non bisogna aver paura dell’orgoglio, l’orgoglio non è un sentimento cattivo, l’orgoglio è un importante stimolo psicologico a se stessi e agli altri, un riconoscimento del proprio operato, la trasmissione di un messaggio sincero, la massima espressione di positività.

L’orgoglio porta all’esempio, l’esempio migliore è l’orgoglio!

Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?


Per chi si avvicina al mondo del nudismo una delle primissime difficoltà da affrontare è certamente quella del raccapezzarsi nel mare di informazioni contrastanti in merito alle definizioni. Sussistono, infatti, due termini che vengono ricorsivamente utilizzati, per giunta in modo confuso e vario: nudismo e naturismo. A questi, poi, ogni tanto s’aggiunge quello di naturalismo. Potrebbe capitarvi di leggere qualcuno che esalta il naturismo come cosa buona e denigra il nudismo come cosa cattiva; chi afferma che il nudismo sia indissolubilmente legato alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali; chi vi vuole convincere che alla fine il nudista sia pur sempre un naturista. Chi avrà ragione? Cosa sono veramente il naturismo e il nudismo? Chi sono il naturista e il nudista? Proviamo a fare chiarezza.

Partiamo da quello che dice un mitico e prestigioso vocabolario della lingua italiana (G. Devoto – G. C. Oli).
Nudismo – Atteggiamento in favore della soppressione del vestiario e di una vita all’aria aperta in diretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che proclama la necessità del ritorno ad una vita elementare, primitiva e spontanea – Indirizzo etnologico che considera i popoli primitivi come viventi secondo leggi naturali deterministicamente intese – Corrente che riconosce alla natura la capacità di sanare le malattie e tende a ridurre la terapia nei limiti di una funzione ausiliaria delle difese naturali.
Naturalismo – Affermazione della riconducibilità dei contenuti e delle esigenze della vita pratica e spirituale all’ordine o all’esempio della natura.
Nudista – Chi segue il nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturalista – Cultore delle scienze naturali – Intellettuale che condizioni le proprie possibilità di studio all’ordine o all’esempio che la natura offe.
Naturistico – Ispirato al naturismo.
Naturalistico – Fondato sull’esemplarità del mondo naturale.

Dato che il precedente vocabolario, nell’edizione in mio possesso, è un poco datato cerchiamo on-line qualcosa di più recente: il Dizionario Italiano on-line della Hoepli.
Nudismo – Movimento naturista che propugna l’abolizione degli abiti, considerati una costrizione imposta dalle convenzioni sociali, e il ritorno a una vita a più stretto contatto con la natura.
Naturismo – Movimento che si propone di porre l’uomo a più intenso e diretto contatto con la natura, attraverso particolari pratiche di vita, quali il nudismo e un’alimentazione semplice.
Naturalismo – Movimento ispirato al positivismo, che fiorì in Francia e in altri paesi nella seconda metà dell’Ottocento, basato sulla convinzione che la letteratura debba far proprio il metodo delle scienze naturali, escludendo qualsiasi intervento soggettivo dell’autore e ritraendo la realtà oggettivamente, in particolare attraverso l’analisi dell’ambiente, delle leggi dell’ereditarietà, degli elementi fisiologici.
Nudista – Chi aderisce al nudismo – Inerente al nudismo.
Naturista – Seguace del naturismo.
Naturistico – Del naturismo.

Aggiungiamoci la definizione coniata nel 1974 nell’ambito della Federazione Naturista Internazionale: “il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”.

Appare evidente che il naturalismo non ha nulla a che vedere con il nudismo, mentre ha qualche punto di contatto con il naturismo, ma non può per questo esserne un sinonimo. Un po’ meno evidente è la distinzione tra nudismo e naturismo, essi, infatti, hanno in comune l’avvicinamento alla natura e la nudità. Possiamo però osservare che mentre l’obiettivo cardine del nudismo è l’abolizione dei vestiti, quello del naturismo è il ritorno ad una vita naturale. In pratica, se per il naturista lo stare nudi è solo una delle varie azioni da mettere in atto per perseguire l’obiettivo, un mezzo per avvicinarsi ad uno stile di vita più naturale ed ecologico, per il nudista lo stare nudi è invece proprio l’obiettivo da perseguire, il fine e non il mezzo. Ne consegue che se tutti i naturisti sono, in un certo senso, nudisti, non è assolutamente vero il contrario.

C’è chi giustifica l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto la parola nudo e i suoi derivati verrebbero, secondo lui, sempre associati a quella di sesso, ottenendo una risposta negativa dalla controparte. Ammesso e non concesso che effettivamente la parola nudo e tutti i suoi derivati vengano anche solo spesso associati all’attività sessuale, ammesso e non concesso che questo determini una risposta negativa, l’uso continuo del mascheramento passerebbe l’errato messaggio che noi stessi abbiamo vergogna di pronunciare la parola “nudismo”. Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario stare attenti ai messaggi subliminali, spesso, per non dire sempre, più incisivi di quelli palesi.

C’è chi propugna l’uso indifferenziato e assolutistico della parola naturismo in quanto stare nudi è naturale. Beh, ma stare nudi è anche libertà, indi si dovrebbe chiamare libertismo? Stare nudi è anche gioia, indi si dovrebbe chiamare felicismo? Stare nudi è anche salute, indi si dovrebbe chiamare salutismo! E via dicendo. No, le parole, come detto in altro articolo (“Le parole”), hanno un loro preciso peso specifico e vanno utilizzate con logica e criterio, non possiamo utilizzare i derivati, le conseguenze, gli obiettivi di un qualcosa per definire quel qualcosa; il qualcosa è definito da quello che è: lo stare nudi è stare nudi, quindi nudismo! Come sempre, nell’ambito della comunicazione è necessario fare le opportune distinzioni e utilizzare i termini nel modo opportuno e nei momenti appropriati.

Allora, per riepilogare in modo semplice e chiaro, non con la pretesa di voler dare delle etichette, ma nella coscienza tecnico-professionale che la comunicazione richieda sempre e comunque la chiarezza delle definizioni e dei termini…
Naturismo – Movimento avente la nudità come mezzo per perseguire l’obiettivo di una vita più naturale e più ecologica. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il naturismo non lo fa per stare nudo, ma lo fa per un più vario insieme di motivazioni, non tutte collegate alla nudità.
Naturista – Persona che, più o meno occasionalmente, usa la nudità come strumento per avvicinarsi alla natura.
Nudismo – Movimento avente la nudità come stile di vita, quantomeno un obiettivo da perseguire. Chi abbraccia nel pieno senso della parola il nudismo non lo fa per mettersi nudo solo in certi luoghi e/o per prendere la tintarella integrale, ma lo fa per liberarsi dai vincoli e dai fastidi del vestiario, vincoli e fastidi che non si presentano solo ed esclusivamente in determinati luoghi e/o condizioni, ma sono sempre e comunque presenti in casa come fuori casa, in vacanza come nella quotidianità.
Nudista – Persona che, a seguito del superamento di alcuni condizionamenti sociali, vive nuda per la totalità o, comunque, la maggior parte del suo tempo.

Nudismo e naturismo non sono, quindi, ne sinonimi ne contrari, sono solo e semplicemente due cose diverse che condividono qualche aspetto comune, che pur muovendosi su linee parallele si differenziano notevolmente nell’obiettivo perseguito. Il nudismo, inoltre, non può assolutamente associarsi alla trasgressione, all’esibizionismo, alla ricerca di prestazioni sessuali, non più di quanto si possa fare, ad esempio, per la frequentazione di una spiaggia “costumata” (tessile nel gergo del nudismo), anzi forse anche molto meno.

Queste le deduzioni enciclopediche, le uniche che abbiano vero valore, tutto il resto è solo un modo per autoproclamarsi, erroneamente, al di sopra o migliori degli altri.

Nudismo, scelta totalizzante

Nudismo, scelta totalizzante

Curiosità della comunicazione


La comunicazione si basa su regole ormai ben definite, si sa benissimo che quello che si dice non arriva quasi mai al destinatario senza alterazioni e se ne conoscono benissimo le motivazioni; una delle regole definisce proprio che nel caso di cattiva ricezione del messaggio è inutile e spesso deleterio esordire con “non mi hai capito” o, peggio, “hai capito male; hai frainteso”, ma è meglio rispondere partendo dal presupposto del “non mi sono espresso bene; non mi sono fatto capire correttamente” e ritrasmettere il messaggio con strumenti (canali, tecniche, linguaggi, forme) differenti.

Però … però c’è un però, ci sono gli zucconi che proprio non vogliono capire ma, più spesso, ci sono coloro che, per vari motivi tra cui non ultimo quella della convenienza (se leggo magari mi convinco, quindi non leggo), manco leggono quello che gli si scrive o se lo leggono lo fanno con gli occhi e non con il cervello, oppure usando troppo l’interpretazione e la fantasia.

Un esempio per tutti, ovviamente trattasi di una metafora per identificare tante diverse situazioni:

Messaggio = Ti piace la frutta fresca?
Risposta = Preferisco il caldo.

Ecco, in tali casi forse l’unica soluzione, potendolo fare, è quella di lasciar perdere e interrompere drasticamente la comunicazione in atto: continuare sarebbe solo tempo sprecato.

Le parole


Una parola è solo una parola, ma una parola è anche molto di più di una semplice parola; una parola, infatti, racchiude al suo interno molte altre parole.

Alcune parole sono articoli e, nell’ecologia di un discorso, sono abbellimenti che nulla portano al contesto.
Altre parole sono verbi e anche questi solitamente sono ininfluenti alla corretta comprensione della frase.
Poi abbiamo i sostantivi e gli aggettivi, questi sono le parti salienti del discorso, quelli che ne definiscono il senso.

Il peso delle parole

Una mappa mentale che esemplifica il peso delle parole

Se scrivo “ieri sono andato al lago, ho preso due ore di sole e poi ho fatto il bagno nelle fresche acque” in effetti ciò che conta di tutta la frase sono sei parole: ieri, lago, due, ore, sole, bagno … “ieri lago due ore sole bagno”, la frase è comunque comprensibile anche se in effetti, messa in forma lineare, manca una distinzione tra bagno e sole: potrebbe essere un bagno di sole. Se però usassi una mappa mentale la distinzione verrebbe ricostruita perfettamente (vedi immagine a lato).
Ecco che tali termini fondamentali della frase, quelli che nelle mappe mentali vengono definiti BOIs (Basic Ordering Ideas; Idee Ordinative di Base), non possono essere tra loro scambiati in modo arbitrario altrimenti il senso del tutto cambia anche notevolmente: è ben diverso dire pianta o dire piante, dire case dal dire città, dire nero dal dire buio e via dicendo.
Abbiamo così evidenziato che, sebbene le parole possano apparire spesso come semplici parole e vengano soventemente abbinate tra loro con poca cura, la loro scelta e il loro abbinamento dev’essere invero accurato, specie se usate per trasmettere un messaggio, se usate per propagandare un’idea o pubblicizzare qualcosa. La parola usata dev’essere quella che più si avvicina al concetto che si vuole trasmettere o all’oggetto che si vuole descrivere, dev’essere quella che meglio li rappresenta, quella che meno si può fraintendere o associare ad altro, quella più diretta ed esplicita.

Purtroppo nel corso dei secoli l’uomo ha modificato il proprio modo di comunicare in ragione di diversi fattori contaminanti e condizionanti, elevando a prassi modi del tutto errati di comunicare, elevando a corretto l’uso di parole alternative meno fastidiose ma non per questo esatte e opportune, elevando a regola il parlare per mezzo di mascheramenti di vario genere.
Facciamo solo alcuni esempi per meglio chiarire la questione.

1) Tutto ciò che evoca la sfera sessuale raramente viene chiamato con il suo nome, ma si ricorre quasi sempre a parole che hanno etimologia e significato totalmente diverso: trombare, scopare, sega, ditalino, eccetera.

2) Anche alcune parti del corpo, in particolare i genitali, vengono preferibilmente indicati mediante parole diverse: pisello, banana, patata, topa, eccetera.

 3) Curiosa l’alterazione relativa alle mammelle o tette (che è italiano corretto), dove si è affermato nel tempo l’uso del termine seno che indica, invece, l’incavo presente tra le due mammelle ed ha valore sia per la donna che per l’uomo. D’altra parte la parola seno viene usata per indicare un golfo, un’insenatura, ovvero una rientranza, e non una prominenza, della costa.

 4) Tantissime di quelle definizioni che potrebbero indurre una reazione negativa da parte del destinatario (colui che riceve il messaggio della comunicazione) vengono frequentemente alterate: brutto male, scomparsa, dipartita, passato a miglior vita, disabile, disagiato, eccetera.

 5) Per ultima, ma non per questo meno rilevante, elenchiamo la categorie delle parole che si riferiscono ad atteggiamenti sociali che, seppur legittimi, la società è arrivata a determinare come più o meno riprovevoli. In questo caso, però, le alterazioni non sono state prodotte dalla società stessa ma da chi, consapevole della legittimità e correttezza del proprio agire, tali atteggiamenti ha elevato a proprio stile di vita. Così sono comparsi, caso tra i più diffusi ed eclatanti, gli usi errati delle parole naturismo e naturista, sempre e comunque utilizzate come alternativa alle parole nudismo e nudista; spesso pure con un misterioso ed etimologicamente sbagliato accento di purezza: naturismo come nudità sana e corretta; nudismo come nudità volta al solo libertinaggio sessuale… ma di questo parlerò più ampiamente in un prossimo articolo appositamente dedicato alla questione, qui mi premeva solo sottolineare come le parole, seppure possano sembrare semplici parole, hanno sempre un loro ben preciso significato e l’utilizzo anche solo lievemente deviato delle stesse può portare a gravi incomprensioni, al fallimento dell’intero processo di comunicazione.

Una parola è solo una parola, ma una parola è anche molto di più di una semplice parola; una parola, infatti, racchiude al suo interno molte altre parole e va utilizzata con estrema attenzione … in ogni caso e in ogni circostanza!

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