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Quando il nudo non è più nudo


La pratica quotidiana della nudità ci porta a notare con molta chiarezza la differenza fra la definizione standard, oggettiva di nudo riportata dai dizionari e le connotazioni concresciute spontaneamente o coltivate ad arte; a notare con molta chiarezza quanto anche il sesso sia innescato dal concetto che abbiamo di nudo, dai brisigolini della prima adolescenza alle bave senili.
Da sola la pratica della nudità non porta automaticamente a un cambiamento di abitudini, opinioni, costumi: possiamo essere nudi nel corpo e continuare a tener indossate le nostre mutande mentali.

Pian piano però (anzi fin da subito può capitare) si comincia a capire che anche il sesso va riportato nelle sfera cui per natura appartiene, quella affettiva, e che non è – come ci voglion far credere – che “secondo natura” è una risposta meccanica a uno stimolo visivo, perché non siamo come tanti porcellini d’India, cavie di un esperimento politico, di una moralità e mentalità artefatte ed indotte, reiterate e mantenute per convenzione e con convinzione.

Arrivati allo stadio di esperienza in cui il nudo non fa più differenza, in cui il nudo non è più nudo, avendo perdute tutte le connotazioni maliziose e tendenziose di cui di solito è associato, scopriamo che il mondo può essere interamente diverso, davvero più naturale, così come è stato creato, senza l’ingombrante presenza dell’uomo civilizzato e vestito.

I “selvaggi” che vivono allo stato di natura non hanno i nostri pudori e nemmen li capiscono. Non vanno a spiare dai buchi delle cabine, non hanno malizie, non hanno modestie, e forse di “nudo” non han nemmen la parola, neppur il concetto ed al massimo da loro vuol dire semplicemente “senz’armi”, come nei ginnasi di Sparta o ai tempi di Omero.

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