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Covidpensieri


Ma che cacchio vuol dire “in prossimità dell’abitazione”? Un metro, dieci metri, cento metri, un chilometro, dieci chilometri?

Se, correndo, parto da casa e salgo sui monti solitari a un chilometro dalla stessa violo le disposizioni?

Anche facendo trenta, cinquanta, settanta chilometri di montagna raramente incontro persone, nel caso non superano le poche unità e la situazione permette di mantenersi a diversi metri di distanza, dove sta il rischio trasmissivo? Ah si, coi cinghiali!

Forse, se ci fosse stato meno ostracismo verso la tecnologia e il lavoro da remoto si sarebbe evitata le recrudescenza dell’infezione.

La politica, tutta, reitera nell’errore ma anche molta gente non è da meno.

Tamponi, tamponi, tamponi, l’unica cosa veramente risolutiva è anche l’unica a non essere fatta come si deve: la scienza ne ha chiesti almeno quattrocentomila al giorno e ci si accontenta di centomila.

Si approvino i test rapidi domiciliari, saranno imprecisi ma sempre meno di quel cesso (per come è fatto e gestito) di Immuni.

Si rende palese perché in Italia la logica linguistica sia andata sempre più scemando: se escludiamo la malizia del farlo apposta per poter appioppare salatissime multe, resta solo l’incapacità culturale a giustificare il modo di scrivere leggi, decreti e ordinanze.

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