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VivAlpe 2019, tre per tre in ravanage


Sabato 13 aprile 2019, nemmeno il maltempo può fermare le uscite di VivAlpe 2019: proprio all’ultimo momento, quando ormai stavo già meditando di cambiare meta ed effettuare una 25 km di allenamento, ecco che mi arriva una mail da una recentissima iscritta nella lista degli Amici di Mondo Nudo che vorrebbe partecipare, insieme al suo compagni, alla prevista escursione: in men che non si dica le confermo la cosa e ci accordiamo sul punto di ritrovo… si ritorna ai propositi prefissati.

Eccoci al parcheggio di Forno d’Ono, io, Daniela e Vincenzo, ben coperti e ben motivati ci incamminiamo sotto una leggera pioggerella in direzione della nostra lontana e invisibile meta: la variante alta del 3V, nel tratto che transita sotto le rocce sommitali della Corna Blacca. Nonostante la presenza di rovi che ostacolano il passaggio, grazie anche alla mia cesoia da giardinaggio (abitudine che dovrebbero avere tutti gli escursionisti: la manutenzione dei sentieri è compito ingrato al quale tutti devono sentirsi coinvolti, troppo comodo dare sempre tutto per scontato, ivi compreso che i sentieri siano sempre belli puliti), superiamo agevolmente il primo salto della valle, con pochissimi metri di respiro segue il secondo ora fuori dal bosco ma in un ripido canalone a tratti facilmente percorribile, grazie alla pietre di media dimensione, a tratti meno trattandosi di più fine e instabile graniglia.

Eccoci alla base del terzo salto della valle, qui il canalone si fa ancor più ripido e instabile, salire diviene assai più faticoso ma saliamo, sbuffando e ansimando saliamo costantemente. Sopra di noi si erge il fantastico e immenso versante meridionale della Corna Blacca, purtroppo oggi completamente nascosto alla nostra vista dalle basse nuvole. Finalmente il sentiero esce dal canalone per infilarsi in un bel bosco di faggi e in breve siamo alla Cascina del Pian dei Canali, luogo ameno che invita alla sosta e alla meditazione, infatti qui incontriamo un solitario escursionista che ci racconta essere appunto qui salito per dare sostanza all’anima.

Dopo un breve riposo riprendiamo il cammino verso l’alto, breve tratto di salita e poi un ben celato traverso, in leggera discesa, ci riporta sul fondo del canalone precedentemente abbandonato. Qui la pendenza è decisamente minore del tratto basso e la vegetazione abbondate (in prevalenza mughi) consolida il terreno permettendoci una progressione veloce e agevole. Non c’è molto tempo per rilassarsi, presto si riprende a salire e ora inizia il tratto a me ancora sconosciuto. All’inizio traccia e segnaletica sono abbastanza evidenti e non ho dubbi sulla strada da seguire. Sorpresa, un leggero nevischio ghiacciato appare a piccole macchie tra l’erba, non è ancora preoccupante e, a naso, il dislivello che ancora dobbiamo coprire non dovrebbe essere tale da portarci in neve alta. Le classiche ultime parole famose: poco a poco mentre saliamo la neve si fa più presente e la salita diviene più perigliosa, si scivola parecchio sul fondo di erba infradiciata e la segnaletica si è fatta molto rada. Con qualche titubanza, visto che i miei compagni sono ancora in forze e non palesano cedimento, procedo ancora verso l’alto, ma la neve ora arriva a coprire per intero il pendio, difficile individuare traccia e segnaletica, solo procedendo a zig zag riesco ogni tanto a trovare qualche segno tranquillizzante.

Alzo lo sguardo e nel fitto delle nuvole intravvedo delle pareti rocciose: “vuoi vedere che siamo arrivati al 3V?” Un ripido e scivolosissimo pendio mi separa dalla loro base, faccio fermare i compagni, mi alzo velocemente in direzione delle pareti ma… niente, solo una vaga sensazione di sentiero con qualche strano segno verde. Provo a seguirlo e mi ritrovo all’interno di un canalino, si sale agevolmente ma alla sua fine ancora del 3V non trovo traccia, alla mia destra vedo un ripido canale che non conosco, mentre a sinistra si esce su un pendio completamente ricoperto di neve e vari scarichi di piccole slavine. Niente da fare, siamo al capolinea, già da solo avrei forti dubbi sull’opportunità di procedere, figuriamo avendo al seguito altre persone. Velocemente ritorno dai mie compagni di viaggio e li avviso che dobbiamo rientrare per la via di salita.

Il primo tratto di discesa si svolge su di un terreno erboso privo di zolle e, pertanto, ci vede esprimerci in qualche lungo scivolone, non ci sono particolari pericoli, comunque preferisco tenere sotto controllo la situazione ponendomi a valle dei mie compagni e facendo da freno a Vincenzo che sta faticando parecchio a stare in piedi. Con calma perveniamo alla base di questo malo tratto, ora il terreno si fa più lavorato e possiamo scendere con minore tensione. Il mio occhio allenato ritrova facilmente le deboli tracce che abbiamo lasciato in salita e in poco tempo siamo all’erba pulita. Nel frattempo si è messo a piovere con una certa insistenza, ma non ci badiamo più di tanto: senza sosta proseguiamo fino a ritornare alla Cascina del Pian dei Canali. L’altro escursionista è già ripartito, ci accomodiamo,, ci cambiamo le maglie bagnate, indossiamo una giacca asciutta e mangiamo qualcosa fruendo delle comode panche. Per corroborarci un attimo e prepararci al rientro a valle, con debita moderazione, giusto solo un sorsetto, approfittiamo della ricca dotazione di alcolici.

Ripartenza. Per alleggerire la discesa non scendo dal canalone di ghiaia ma seguo un bel sentiero che, seppur allungando il percorso, agevolmente ci porta ala strada sterrata che unisce Ono Degno al Passo di Pezzeda Mattina. La seguiamo fino a prendere l’altra sterrata che porta in località Cogne, dove un bel sentierino ci porta al fondo valle. Attraversiamo il torrente su un ponte estremamente scivoloso e Vincenzo si esibisce il un bel scivolone con sonora chiappetttata che gli rintrona nella budella: gli ci vuole qualche minuto per rimettersi in piedi. Ancora giù per il sentiero che costeggia il torrente per sfociare dopo poco nella rovinatissima sterrata che porta alla Cascata dell’Acqua Bianca. Sosta fotografica e poi via per rientrare agevolmente e senza ulteriori esercizi ginnici alla macchina.

Che dire, nonostante tutto, nonostante la pioggia, nonostante la neve, nonostante il freddo, nonostante il non aver potuto completare l’anello previsto, nonostante il ravanage, ecco nonostante tutto questo e altro è stata una magnifica giornata, ho conosciuto due nuovi simpaticissimi amici, lei ha dimostrato d’essere veramente a suo agio in montagna, ambedue sono ben allenati e si è salito e disceso abbastanza velocemente: mi sono proprio divertito.

Grazie Daniela, grazie Vincenzo, la vostra compagnia è stata veramente piacevole, spero di rivedervi quanto prima.

Analogamente spero di vedere presto altri nuovi amici di Mondo Nudo, altri nuovi appassionati di escursionismo, altre nuove persone interessate al camminare in nudità, altre nuove persone che vogliano perseguire l’inclusione con la montagna, unico modalità per poterne realmente apprezzare tutte le qualità e riceverne tutti i benefici.

Guarda le prossime interessanti uscite di VivAlpe 2019.

18 maggio c’è un’occasione tre in uno: escursione, merenda e cena.

A presto!

Corna Blacca da San Colombano (Collio VT – BS)


  • Zona: Piccole Dolomiti Bresciane (Val Trompia – BS)
  • Punto di partenza e arrivo: San Colombano (925m)
  • Quota massima: Corna Blacca (2005m)
  • Dislivello totale (considerando anche i vari sali scendi): 1210m
  • Tempo: 7 ore e mezza
  • Segnaletica: prima parte della salita paline e segni bianco rossi del sentiero 350 CAI Collio; seconda parte della salita e prima parte della discesa paline e segni bianco azzurri del sentiero 3V “Silvano Cinelli”; seconda parte della discesa paline e segni tricolore del sentiero “Margheriti”, uno dei sentieri della Resistenza.
  • Difficoltà (vedi spiegazione): E4Ef

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La Corna Blacca, versante settentrionale

Picco dagli articolati versanti che mescolano ripidi scivoli erbosi, ampie distese di mughi, più o meno larghi canali franosi, qualche ghiaione e miriadi di guglie rocciose, la Corna Blacca è una delle più classiche tra le ascensioni del bresciano. Dal lungo crestone sommitale che unisce le due vette lo sguardo spazia senza ostacoli in ogni direzione allungandosi pressoché indisturbato verso l’orizzonte, solo il vicino e di poco più alto Dosso Alto ne copre la piccola fetta nord orientale, per il resto è una lunga teoria di crinali che, uno dopo l’altro, da un lato scendono al Lago di Garda, dietro il quale s’alza la lunga linea di cresta del Monte Baldo, e alla Pianura Padana, oltre la quale, nelle limpide giornate, è possibile vedere la nera sagoma degli appennini, dall’altra fanno da contraltare ai bianchi ghiacci del Monte Rosa, del Bernina  e dell’Adamello.

Il percorso più tipico avviene con partenza dal Passo del Dosso Alto, facilmente raggiungibile in auto sia dal Giogo del Maniva che da Anfo sul Lago d’Idro, e sale alla vetta per la cosiddetta Direttissima, un’escursione sostanzialmente facile anche se la ripida pala finale impegna non poco gambe e fiato; sempre sulla pala finale un brevissimo e facile caminetto richiede qualche passo di arrampicata, nulla di particolarmente impegnativo e in totale assenza di esposizione. L’altro classico percorso è quello che, sempre partendo dal Passo del Dosso Alto, invece di salire immediatamente la pala sommitale, la costeggia lungamente alla base portandosi verso il crinale occidentale, poco prima del quale sale direttamente alla vetta principale. La combinazione dei due itinerari permette d’effettuare, in un tempo sostanzialmente breve, la traversata del monte.

L’itinerario che qui vado a proporre parte, invece, molto più in basso, dando all’escursione maggior tono, rendendola interessante anche ai patiti dei grandi dislivelli e del lungo cammino.

L’auto si lascia a San Colombano dove, all’ingresso del paese, si trovano due ampi piazzali sterrati adibiti a parcheggio. Un altro ben più piccolo piazzale è situato in Via Corna Blacca nei pressi dell’inizio del sentiero 350 (località Naanì).

Relazione

Dal parcheggio sulla strada provinciale (930m) si segue l’asfalto fino al trivio posto in prossimità della secca curva a sinistra che immette nel paese. Si prende a destra in discesa per via Corna Blacca costeggiando sulla destra un piccolo parco giochi. Oltrepassato un ponte la strada effettua una larga curva a destra a metà della quale, sulla sinistra, si stacca una stradina sterrata parzialmente inerbata (925m). Seguire questa stradina, che man mano si restringe assumendo aspetto di mulattiera e divenendo sempre più ripida, dopo il cambio di direzione verso ovest, la stradina spiana brevemente per poi scendere verso una radura erbosa. Proprio sul punto di massima elevazione si prende sulla sinistra uno stretto e ripidissimo sentiero, ad una poco accennata curva a destra ignorare le tracce che, pianeggianti, vanno a sinistra e seguire il più evidente sentiero principale. Poco dopo il sentiero sbuca sulla pista da sci, risalirla a sinistra per pochissimi metri poi, dove il bordo della pista svolta seccamente a destra, imboccare a sinistra un sentiero che pianeggiante entra nuovamente nel bosco.

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Cascina Alta Corna Blacca

In piano si supera una piccola radura (una traccia di sentiero arriva da destra) spingendosi all’interno del solco della Valle dell’Inferno, dopo pochi minuti di cammino il sentiero volge a destra e inizia a salire sulla linea di massima pendenza. Passato un torrentello ci si porta a sinistra per riprendere la ripida salita sulla linea di massima pendenza.

Quando sulla destra, tra le fronde del bosco, s’intravvede un capanno di caccia si volge seccamente a sinistra e, dopo una discesa, in piano si traversano due secchi solchi torrentizi. Nuovamente in salita, ignorando alcune deviazioni a sinistra, si risale nel ripido bosco. Si attraversa una radura e, poco dopo, un ampio canalone roccioso, poi con ultima breve salita si perviene ai prati della Cascina Alta Corna Blacca che si risalgono passando prima sotto e poi a sinistra della cascina. Giunti alla quota della cascina (1506m; 2 ore) prendere a sinistra per un piano sentiero che inizialmente si spinge verso est per poi curvare a destra e risalire verso una rupe rocciosa che spunta dalla vegetazione sovrastante. Con qualche curva si perviene alla larga traccia del sentiero che in orizzontale taglia tutto il versante settentrionale della Corna Blacca (20 minuti, totale ore 2:20).

Abbandonando il sentiero 350, che, sovrapponendosi alla variante bassa del sentiero 3V, volge a sinistra, si prosegue a destra per l’altro lato del sentiero 3V. Un tratto di leggera discesa permette di recuperare fiato ed energie prima di affrontare la non ripida salita che, con due tornanti e un lungo rettilineo, ci porta al Passo di Prael (1710m; 40 minuti, totale ore 3:00) da dove lo sguardo cade sul versante sabbino della Corna Blacca, alla nostra sinistra, e del Monte Pezzolina, alla nostra destra.

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Panorama dal Passo di Prael verso la Val Sabbia

Girando decisamente a sinistra si prende il sentiero che solca la cresta erbosa in direzione della Corna Blacca (variante alta del sentiero 3V). Ci si alza qualche metro per poi, aggirata a sinistra una piccola guglia rocciosa, abbandonare il crinale e scendere sul versante sabbino. Persa una cinquantina di metri in dislivello la traccia diviene pianeggiante e inizia un lunghissimo traverso che taglia a mezza costa dei ripidi pendii erbosi costellati d’innumerevoli denti rocciosi; sotto di noi s’intravvedono i ruderi della cascina di Sacù.

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Le due cime

Quando le rocce prendono il sopravvento sulle erbe, la traccia riprende a salire puntando ripidissima a quella che appare come una sella erbosa, in realtà solo un tratto piano d’una dorsale. Dopo un breve traverso a sinistra e una successiva ulteriore ripida salita la traccia svolta decisamente a sinistra. In piano, con qualche breve tratto esposto sui ripidi pendii erbosi dove un paio di mughi infastidiscono il passaggio, attraversato senza particolari problemi un tratto che si affaccia su di un verticale canale franoso, il sentiero perviene alla base d’un’alta e strapiombante parete rocciosa. Seguendo la larga cengia con breve ripida salita si perviene su di una prima dorsale. Con alcuni saliscendi si procede alla base delle rocce riportandosi sul versante triumplino, a mezzacosta si supera un tratto di facili roccette per poi salire ripidamente al soprastante erboso filo di cresta. Qui si prende la traccia di sentiero che sale a destra passando prima attraverso alcuni mughi e poi superando ancora facili e rotte rocce fino a raggiungere il filo della cresta sommitale. A sinistra per la cresta in breve si perviene alla vetta principale della Corna Blacca (2005m; 1 ora e 45 minuti, totale ore 4:45).

Seguendo ancora verso est il filo di cresta si avanza in direzione della vetta minore, dopo una breve discesa, nel punto di massima depressione, fra i mughi sulla nostra sinistra si individuala una traccia che, dopo un breve traverso, alternando erba e tratti franosi, scende direttamente la pala settentrionale della montagna. Persi un centinaio di metri di quota, ignorando le diverse tracce che scendono direttamente il ghiaione sulla destra, ci si porta a sinistra infilandosi in uno stretto canalino roccioso che si supera senza problemi scendendo in opposizione di mani e tenendo la faccia a valle. Ritornando verso est ci s’inoltra in una fascia di mughi e in breve si perviene alla Forcella del Larice dove da sinistra arriva la traccia del sentiero che avevamo abbandonato poco sotto la vetta.

Procedendo a destra si attraversa un’altra fascia di mughi per poi tagliare a mezza costa il versante orientale del primo dosso erboso che definisce la cresta dei Monti di Paio. Con brevissima ripida salita ci si riporta sul filo di cresta per scendere immediatamente sul versante opposto e procedere parallelamente alla cresta tenendosi poco sotto di essa. Passati tutti i Monti di Paio si scende per pendio erboso verso una fascia boschiva subito a valle della quale ritroviamo il largo sentiero della variante bassa del 3V (45 minuti, totale ore 5:30). Volgendo a destra in pochi minuti siamo alla sella erbosa del Passo di Paio (1685m) dove si ritorna sul versante sabbino per traversare lungamente i meridionali pendii erbosi del Corno Barzo. Con breve ma ripida salita in un franoso canalino tra la parete delle Portole e le rocce di Cima Caldoline (tra le quali, ben evidente, appare la Capanna Tita Secchi) arriviamo al Passo delle Portole (1726m; 30 minuti, totale ore 6).

Seguendo il largo e piano sentiero che punta al Dosso Alto, sotto di noi a destra la strada del Baremone e la Malga del Dosso Alto, in pochi minuti alla nostra sinistra incrociamo ad una piccola conca erbosa. Abbandoniamo il sentiero principale, che continua a destra, e andiamo a sinistra seguendo una traccia di sentiero che, tra i mughi, conduce ad una vicina sella erbosa. Oltrepassiamo la sella e ripidamente scendiamo sul versante triumplino (tratto franoso), abbassatici di una cinquantina di metri la traccia piega a sinistra e prosegue lungamente a mezza costa puntando al largo crinale in sinistra orografica. Giunti a detto crinale il sentiero si perde nell’erba di una piccola radura avvolta da rado bosco, tenendoci a sinistra procediamo senza perdere quota e rientriamo nel bosco sul lato opposto della radura. Una breve risalita e poi si scende a destra fino a pervenire ad una più ambia radura dove le tracce si perdono. La scendiamo al centro fino a trovare una traccia che arrivando da destra procede pianeggiante verso sinistra (è il sentiero delle Malghe), direzione che prendiamo. Attraversato in leggera discesa il bosco sbuchiamo nell’ampio pascolo della Cascina Barzo alla quale puntiamo direttamente (1474m; 30 minuti, totale ore 6:30).

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Cascina Barzo

Passando a valle della cascina scendiamo nel prato dove le tracce nuovamente si perdono, qui il percorso originale del sentiero Margheriti andrebbe a destra scendendo tutto il pascolo per rientrare nel bosco nel punto più basso e a destra, purtroppo nonostante abbia girato a lungo non sono stato in grado di individuare la continuazione del sentiero per cui descrivo, per ora (vedrò in futuro di risalire e aggiornare la relazione col percorso esatto) il percorso da me seguito, che alla fine non differisce poi di tanto da quello originale.

Poco a valle della cascina ci teniamo sul lato sinistro del prato e scendiamo nella rada conifera con andamento obliquo verso sinistra fino a pervenire sul filo di una valletta torrentizia. Senza scendere in detta valletta procediamo a scendere nel bosco fino a pervenire ad un tratto piano dove una traccia di sentiero volge a sinistra portandosi facilmente sull’altro lato della valletta. Attraversiamo una piana radura erbosa tenendoci sul suo lato destro per abbassarci poi nel bosco seguendo una evidente mulattiera che con vari tornanti ci porta sul fondo di un secco torrente. Sotto di noi s’intravvedono dei verdi prati ai quali puntiamo direttamente per trovare sulla loro destra una larga strada sterrata. La seguiamo interamente e con diverse svolte perveniamo alle Cascine Paghera (qui dovrebbe sbucare dal bosco il sentiero originale) dove la strada si fa cementata (30 minuti, totale ore 7:00). Tagliando per i prati alcuni tornanti della strada velocemente perdiamo quota per arrivare sul fondo della valle. Oltrepassata la sbarra che chiude la strada appena discesa andiamo a sinistra per la strada sterrata di fondovalle e in pochi minuti perveniamo alla località Bocafol dove la strada diviene asfaltata, per questa in due chilometri e mezzo, attraversando per intero la parte bassa del paese di San Colombano (Bondegno), rientriamo al parcheggio (30 minuti, totale ore 7:30).

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Inizio del lungo traversone sotto le rocce sommitali

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