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The Nu Project Nude Photos Tell The Truth About Women’s Bodies, Part XI


It’s fantastic

The Nu Project Nude Photos Tell The Truth About Women’s Bodies, Part XI.

Statua si, persona no: perchè?


statua-personaTG2 dell’altro ieri, parlano del David di Michelangelo e l’inquadratura scorre la statua a distanza ravvicinata: prima i piedi poi pian piano sale lungo le gambe e arriva alla testa, non viene saltato nulla, anche i genitali vengono (giustamente) mostrati senza nessuna reticenza, anzi su questi l’immagine si ferma anche una decina di secondi permettendo di rilevare come gli stessi siano ben definiti fin nei minimi dettagli.

Allora, quale è la differenza tra i genitali di una statua e quelli di una persona in carne ed ossa? Perché le statue possono stare nude e le persone no?

Non è di certo la nudità a rappresentare una minaccia sessuale: violentatori ed esibizionisti girano vestiti e agiscono sulle persone vestite, i vestiti non limitano in alcun modo le loro violenze! Al contrario la nudità sociale è la cura, la soluzione al problema della violenza sessuale.

E allora… perché?

P.S.
Precisiamo che subito dopo il filmato la giornalista non ha sprecato gli ottimi commenti sulla statua in questione e sull’armonia delle sue forme.

L’asinello


Bella fiducia pensar che noi sempre si voglia peccare,
predicar che basta esser nudi per scivolar dalla china,
aver cattive intenzioni e far seguir per forza le azioni.

Mi presumo innocente, fino a prova contraria,
incorrotto il mio corpo animale, fatto di carne,
irreprensibile, vago sol di quel ch’è per natura.
Non m’infetta giallume morale, peccati elencati.
Non so com’è fatta l’orrenda Cariddi, da poterla evitare.
Son pianta di pesco, son pino slanciato, magnolia fiorita.
Non mi vedo diverso da un’ara, un ghepardo, un’antilope.
Non mi sento sulla pelle pustolente vergogna di tabe.
Ritorno un infante, nudo bimbin dopo cipria e bagnetto,
disteso di pancia per la foto ricordo, tutto innocente,
nel limbo beato ancor prima del fare e pensare.

Perché m’induci malvagi pensieri, mi pensi già nato col baco?
Integrale m’abbronza il raggio del sole, non fa dei distinguo,
non mi chiede chi sono, se sono pulito, se son vestito decente:
ab ovo gli è tanto che non fa differenze;
gli basta ch’io sia, che viva di verde e di luce, sano e splendente.

Son mela matura, buccia lucente, non ho del serpente.
Perché mi dici carcame, m’imponi il tuo tristo velame?
Non mi piace il tuo regno, troppo in alto fra i nuvoli,
troppo stretta la porta, non passa il mio carico d’ossa.
Non mi piaccion città con le mura, la tua testa turrita:
ti secludi dal resto del mondo animato, ti presumi perfezion del creato.

Guarda bene il tuo pane, l’oro del grano, capirai chi ti nutre.
Come fai a vederti, a conoscer chi sei, se t’ascondi a te stesso?
Dici che sta la vera radice del mal che ci macchia nascendo?
Mettiti al sole, dissecca stagnanti e putrescenti pensieri.
La ferita da sé si rimargina, si estingue la colpa caso mai fosse stata.

Povero corpo che asin da soma si porta dolente ogni peso:
un po’ di rispetto e un grazie che ci ha portato fin adesso sul dosso,
e basta legnate per colpe  inventate, a torto assegnate.

La “Visione” del blog!


Un nuovo blog, prima di iniziare a parlare, è opportuno che si presenti adeguatamente. La pagina Info e l’articolo di apertura già hanno dato delle sommarie indicazioni, ma vorrei approfondire di più i vari punti, iniziando, logicamente, dalla “Visione” (dall’inglese “Vision”, ma io, quando possibile, preferisco usare l’italiano).

Più o meno intorno all’anno 100 d.C., un poeta e retore romano, Decimo Giunio Giovenale, scriveva in una delle sue Satire, per la precisione la decima, la frase poi diventata famosa “Mens sana in corpore sano”. L’intenzione del poeta era quella di evidenziare la vanità dei valori e dei beni a cui l’uomo tendeva, secondo Giovenale, infatti, le uniche cose di cui l’uomo avrebbe dovuto occuparsi e preoccuparsi erano la salute del corpo e la sanità dell’anima, che a tutto il resto già ci pensava la divinità.
Nel corso dei secoli il significato originale della frase è stato traslato e oggi lo si usa, spesso per meri interessi commerciali, per intendere che una mente (anima) sana la si può avere solo in un corpo sano.
Molte sono le obiezioni che vengono mosse a tale visione, sia intesa nel suo senso originale, sia intesa nel senso moderno; a mio parere le cose assumono un senso più realistico e meno opinabile andando ad invertire i parametri e modificandoli leggermente: un corpo può essere integralmente sano solo se sana è anche la mente della persona.

Cosa intendo per “corpo integralmente sano”? Ovviamente non mi riferisco alla gravi malattie, che chiunque può ammalarsi come chiunque può non ammalarsi indipendentemente dallo stile di vita che segue, le eccezioni sono sempre possibili e tanti possono essere gli esempi da addurre, tipico quello del fumatore incallito che campa senza problemi di nessun genere messo a confronto con il salutista che, ancora giovane, muore per cancro al polmone. Trattasi per l’appunto di eccezioni e le statistiche non si basano sulle eccezioni, ma sarebbero comunque filosoficamente sufficienti per poter obiettare alla frase che sto andando a costruire: “corpore sano in mens sana”. Non mi riferisco nemmeno all’estetica corporale, specie a quella contemporanea che nulla ha a che fare con la sanità ma trattasi solo di mera induzione commerciale necessaria per vendere i prodotti di bellezza e limitare la quantità delle taglie in cui produrre il vestiario, con il coseguente risparmio, per chi produce, di lavoro e di denaro; un valore, per altro, molto variabile nel tempo, indi molto effimero. Il mio “corpo integralmente sano” è quel corpo che ha in se tutte le principali caratteristiche originarie del corpo di un essere vivente: massima capacità di termoregolazione, facilità di adattamento alle diverse condizioni climatiche, tolleranza verso gli agenti patogeni minori quali i virus delle malattie da raffreddamento, buon livello di agilità ed equilibrio e via dicendo.

La ricerca del “corpo integralmente sano” passa attraverso alcuni cardini essenziali, cardini che possono ruotare solo se montati sul giusto perno, cioè solo se si è sani mentalmente. Anche qui, ovviamente, non mi riferisco in particolare o solo all’assenza di malattie mentali, ma alla facoltà di saper usare la propria mente secondo ragione propria e non in funzione di dogmi indotti, alla facoltà di usare la mente in modo aperto, alla capacità di non giudicare senza conoscere, alla facoltà di saper riconoscere e, quindi, superare i condizionamenti, qualsiasi sia la loro natura, eccetera. In particolare ci sono tre parole chiave che identificano, in tale accezione, una mente sana: armonia, rispetto e libertà. Una mente sana è in grado di riconoscere il pieno significato di questi tre termini e di saperli conciliare tra di loro, riconoscendo ad ognuno il suo spazio e il suo tempo.

L’Armonia è ciò che ci consente di vivere in natura, per la natura, con la natura, senza introdurre mezzi e sistemi artificiosi che hanno il solo effetto di spezzare il legame tra uomo e natura, di rendere più difficile sentire e seguire le melodie della natura, di complicare la vita e i rapporti uomo-natura e uomo-uomo.

Il Rispetto è ciò che ci consente di non prevaricare il mondo che ci circonda, ciò che ci induce a non mettere “noi” davanti al resto del mondo, ciò che ci permette di confrontarci con la natura e con gli altri esseri umani, ciò che ci porta a cercare ed accettare in ogni situazione il compromesso più giusto e ragionevole.

La Libertà è un concetto supremo, un diritto naturale e inalienabile di ogni, e sottolineo ogni, persona al mondo. Lo scontro tra Libertà è il conflitto più difficile a risolversi quando vengono a mancare il Rispetto e l’Armonia, quando, al loro posto, avanzano l’egoismo, il dogmatismo, il pragmatismo, la, in sintesi, scarsa apertura, alias sanità, mentale.

Ritorniamo così al punto di partenza e alla riformulazione della visione che guida e guiderà questo blog: “Corpore sano in mens sana, un corpo sano in una mente sana, una mente che conosca e sappia conciliare tra loro i tre cardini fondamentali della società civile (e del nudismo): armonia, rispetto e libertà!”

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