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Una fetta d’anguria


La scorsa notte mi sono svegliato verso le 2: avevo voglia di anguria.
Drago, il mio cane, era fuori disteso sull’erba che si godeva il bel fresco. Detto, fatto: ho preso un piatto e una fetta d’anguria e in tenuta libera mi sono seduto al tavolino che ho  nel giardino e ho cominciato a mangiarla di gusto.
Neanche l’avessi chiamata, sento un’auto che arriva: è il vicino che, chiusa la gelateria, torna a casa. Continuo imperturbato a mangiar la mia anguria: non penso mi abbia visto; e se anche fosse, non penso di averlo “turbato”; e se anche fosse, non penso di averlo turbato a tal punto da presentare denuncia contro di me. Non gli sono così antipatico 🙂

1) I Giudici della Cassazione, sulla base di una loro opinione, o forse solo di una loro sommaria impressione (non credo sulla base di un sondaggio commissionato appositamente – non hanno i fondi, certamente), ergendosi a interpreti del “senso comune”, ad arbitri della “decenza”, hanno emanato una direttiva che ha la sua autorevolezza: è solo un parere, che non ha valore di legge, ma fa giurisprudenza, e può venir sempre utile a chi non ha voglia di scomodarsi, di approfondire, di veder bene come stanno le cose, il costume.

2) Ripercorrendo le riflessioni che facevo fra me negli ultimi giorni e comparando la sicurezza di questa notte alla “strizza” subito dopo l’annuncio, mi son chiesto se per caso i giudici non avessero abusato del loro potere, nel metodo innanzitutto, facendo valere – quasi imponendo – il loro punto di vista servendosi della minaccia dell’ammenda.

Che all’alba del 2012 ci sia ancora qualcuno che ha bisogno del ringhio dei mastini per imporre le proprie ragioni (per primo dunque le sospetta per deboli);
che la Legge si serva della delazione per esser rispettata («Caro cittadino, se ti senti turbato, dillo alla mamma!» – ma quando cresciamo?) e in tal modo ci trasforma tutti in sceriffi: a qualcuno può anche piacere, a me no;
che il rispetto delle leggi sia ancora imposto col timore della pena, con l’esemplarità della condanna e faccia ancor leva sulla nostra infantile facilità ad ingrandirci le paure,

allora penso che siamo ancora infantili e un poco anche ignavi.

Una vocina mi suggerisce una citazione biblica: «Principio della saggezza è il timore del Signore» (Salmo 110, 10 – molto simile (!) al comandamento in vigore nelle caserme: «Pensa alla stecca, rispetta il nonnino»). Fra le molte interpretazioni, preferisco la mia, sebbene non autorizzata: «Cammina pensando al bastone di Dio, che vai bene». È dal Codice di Giustiniano che funziona così.

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