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Nudismo contagioso


Pensiamo per un istante al prima e al dopo la nostra scelta: difficilmente torneremmo indietro. Oltre al senso di benessere fisico, al miglioramento generalizzato del nostro stato di salute, penso di poter aggiungere che abbiamo maturato una consapevolezza più chiara, una autostima più solida e quasi spontanea, una centratura da statua e non da ultimo ci sentiamo compatti nell’orgoglio per aver fatto una scelta che ci pare giusta al 100%, il volto sereno e disteso di chi ha capito e fa capire senza bisogno di tante parole, senza la consegna di voler convincere alcuno.

Liberati dalla costrizione del pudore, ci par persin di danzare, leggeri come ci sentiamo, euforici, spigliati, pieni di energia. Negli occhi di chi ci guarda possiamo vedere lo sconcerto, la sorpresa, il senso dello scandalo, il disgusto del vergognoso, l’obbrobrio della sfida superba all’ordine costituito, al costume comunemente condiviso.

Altri, più aperti, più critici verso se stessi, più tolleranti e rispettosi dell’umana diversità ci applaudono come eccezioni, come “riserva”. Altri ancora vedono un insegnamento, una direzione di cambiamento, un esempio pratico da seguire, un’indicazione da percorrere, da provare, osando quel che era impensabile e inosabile solo fino a ieri. Basta la nostra presenza, il saper che per alcune persone, per niente privilegiate, comunissime, alcune restrizioni, alcune situazioni non sono più imbarazzanti, vergognose, umilianti, fuori luogo, asociali, peccaminose, oltraggiose, offensive, intollerabili, eccessive, provocanti, meschine, morbose… per far riflettere, per ripensare alle convenzioni, al costume, alle consuetudini, ai gioghi sociali.

Noi non siamo il medico, il/la consorte o compagno/a con i quali il pudore è ritualmente sospeso. Siamo comunissime altre persone di fronte alle quali, senza riti, il pudore, la vergogna, il disagio, l’imbarazzo, il ludibrio per la propria nudità non ha più ragione di esistere. Non hanno la portata minima nemmeno per essere derisi. È una sensazione immediata di sollievo, di liberazione, di leggerezza, di apertura spontanea verso una relazione di umana simpatia, di accoglienza e rispetto totali, di accettazione e comunanza immediate.

Nella società attuale, continuando ad essere semplicemente noi stessi, senza atteggiarci di proposito, siamo persone speciali agli occhi di molti. La prima volta ci tremavano i polsi, ci è voluto del tempo, esperienze comuni, confronti, approfondimenti; sentivamo la collottola tesa come fossimo sul ciglio di un baratro, ci sembrava d’aver perso il nostro equilibrio, mentre ne acquistavamo un altro molto più stabile, sentendo d’aver dalla nostra l’esempio semplice e certo suggeritoci dalla Natura.

Non vogliamo fare proseliti, siamo nudisti non per partito preso, per oltranza, ribellione, contestazione, per una missione, per un progetto da realizzare, per un risultato da conseguire, ma per noi stessi, con chi ci vive accanto (e con cui vogliamo avere relazioni di simpatia e buon vicinato, semplici e spontanei), per il momento presente, giorno dopo giorno. Perché così ci pare di vivere meglio, in pieno benessere e salute, in buoni rapporti con tutti, sereni e pacati. È vero, siamo un po’ matti, cani sciolti che non aman collari, agiamo di testa nostra, pacifici, responsabili, rispettosi e rispettabili. È nostro fondamentale diritto viver come più ci piace, realizzando a cominciare da noi, dal nostro raggio d’azione, quotidianamente, il dettato costituzionale di «rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

E ci pare che la persona umana sia pienamente realizzata, individualmente e socialmente, quando è libera e si sente libera; quando riesce ad essere libera e se stessa vivendo in società. Stavo per dire pur vivendo in società, ma non vedo più la contrapposizione.

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