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Ma perchè?


Ma…

Ma perché metti la cravatta se poi ogni tre per due devi passarci dentro il dito per dare sollievo al collo?

Ma perché porti la minigonna se poi devi abbassarne il bordo ogni due minuti?

Ma perché porti la gonna lunga se poi ogni tot devi agitarla per dare respiro alle gambe?

Ma perché porti le mutande se poi devi tirane gli elastici ogni dieci secondi?

Ma perché mangi vestito se poi devi metterti il bavaglione o il tovagliolo per non sbrodolarti?

Ma perché metti il costume da bagno se poi devi cambiartelo ad ogni più piccola entrata in acqua e sei sempre dietro a svuotarlo dalla sabbia?

Ma perché usi il costume se poi ad ogni primavera devi torturarti con la prova costume?

Ma perché ti vesti se poi devi essere preoccupato di quello che dice la moda?

Ma perché ti vesti se sei a casa tua e, magari, anche da solo?

Ma perché ti vesti se poi devi cambiarti ogni quattro ore perché i vestiti sono sudati?

Ma perché ti vesti se poi devi sbuffare per il mancato respiro del corpo?

Ma perché ti vesti se poi devi brontolare per il fastidio del condizionatore?

Ma perché vivi vestito se devi continuamente mostrare fastidio per gli abiti che indossi?

Perchè?

#nudiènormale #nudièmeglio

Pochi centimetri di stoffa!


Luca cammina sulla spiaggia, con falsa noncuranza adotta posizioni e movimenti che possano mettere in bella evidenza i suoi muscoli coltivati con dovizia, la pelle accuratamente abbronzata lo mette in risalto rispetto alla folla che lo circonda. Gli piace mettersi in mostra, adora sentire gli occhi puntati su di lui, la competizione lo stimola, in ogni occasione veste abiti che nulla nascondano. Cammina sulla spiaggia e intorno a lui occhi invidiosi si alternano a sguardi golosi, alcune ragazze gli si accostano ridendo, gli fanno alcune domande approfittando della vicinanza per osservare meglio il bozzo che, all’interno di un piccolo attillato costume, domina il basso ventre. Alcune mani intrepide sfiorano le sue spalle, una osa ancor di più e scende lungo il torace con una veloce carezza mascherata da tocco casuale. Voci e parole si levano tra gli ombrelloni: che fisico, che stupenda persona, vorrei essere come lui.

Mario è steso sulla spiaggia di una caletta nascosta tra alte pareti di roccia, arrivato di buon mattino è solo e decide di mettersi nudo per farsi accarezzare dal sole e godere profondamente del massaggio del mare. Il suo corpo è un corpo come tanti, muscoli normali, abbronzatura appena accennata, lo disturba sentirsi osservato, evita di mettersi in mostra. Passano alcune ore tranquille finché sente delle voci, si guarda in giro e non vede nessuno, allora si rimette sdraiato. Le voci si rifanno sentire, stanno scendendo l’erto sentiero che dalla scogliera da accesso alla caletta, si fanno man mano più vicine e distinte, ancora non vede le persone ma riesce ora a sentire esattamente quello che dicono e… “maledetto esibizionista, pervertito del cazzo, vattene fuori dai coglioni”.

IMG_0182Per pochi centimetri di stoffa un esibizionista diventa modello da adorare e possibilmente emulare mentre, non avendoli, una persona timida e riservata diventa un pericolo pubblico. Potenza di un piccolo costume, di… pochi centimetri di stoffa!

Viaggi intersiderali


Ci sono atteggiamenti tanto comuni da potersi considerare degli sport popolari, tra questi quello di zappare. Bella cosa il giardinaggio, ma bisogna anche saperlo fare e, soprattutto, la zappa va usata sul terreno non sui propri piedi.

Viaggi intersiderali

Pxintode è un esploratore siderale giovane ma comunque molto noto per i suoi ormai tanti e fruttuosi viaggi interstellari. Quando non è in viaggio è facile incontrarlo al bar dell’interporto, dove ama passare il suo tempo libero raccontando agli amici dei suoi viaggi e dei tanti incontri fatti. Molti sono i mondi che ha visitato e tanti i popoli conosciuti: gli invincibili, popolo fiero e battagliero che si propone come assoluta fonte di saggezza e verità; gli assolutisti, che non conoscono mediazione e transizione, per loro esistono solo i due estremi opposti, il bianco e il nero, il buono e il cattivo, il giusto e lo sbagliato; i furbastri, popolo dedito all’esaltazione del se, ignorando assolutamente ogni forma di rispetto dell’altro, le regole vanno rigorosamente violate e fessi sono coloro che le rispettano; i miti, i musoni, i creduloni, i pecoroni, i sapienti, gli spiritosi, gli animosi e così via. Ma fra tutti c’è un popolo che più ha colpito l’attenzione di Pxintode: gli Zappapiedi.

Questo popolo ha una particolarità più unica che rara: anche se indirettamente, si auto violenta! Alcuni popoli fanno violenza sugli altri, altri popoli si lasciano dagli altri violentare, gli Zappapiedi, invece, trovano piacere e soddisfazione nel sviluppare pensieri e atteggiamenti il cui unico effetto è quello di arrecare danno a chi li sviluppa. Vivono in modo semplice e naturale, non conoscono la vergogna del corpo e potrebbero benissimo insegnare tante cose agli altri popoli, però…

Sul loro pianeta la confusione regna sovrana in quanto sono incapaci di comunicare in modo semplice e opportuno: per dire rosso dicono mela, incuranti del fatto che non tutte le mele sono rosse; per dire pianta dicono bosco, tralasciando il fatto che nel bosco non ci sono solo le piante; per dire casa dicono città e via dicendo. Inoltre sono estremamente remissivi e questo loro atteggiamento li porta ad annullarsi nel confronto con gli altri: piuttosto che rischiare d’arrecare un minimo fastidio preferiscono rinunciare al loro bel sistema di vita per adeguarsi a quello altrui, per quanto questo possa essere complesso, artificiale, illogico.
Quando altri popoli, più intraprendenti, arrivarono sul pianeta degli Zappapiedi per loro fu inevitabilmente la fine: nel giro di pochi mesi vennero sottomessi al governo degli altri, si trovarono assoggettati a regole e divieti in netto contrasto con quelli che erano i loro precetti, impararono la vergogna del corpo e iniziarono a fare propria una distorta visione dello stesso, arrivando essi stessi a giustificare e propagandare tali limitazioni, tali inibizioni.

Ogni tanto dalla massa degli Zappapiedi emerge qualche elemento che vorrebbe cambiare le cose, qualche spirito ribelle, qualcuno che tenta di risvegliare l’orgoglio degli Zappapiedi e indurli a sganciarsi dalla loro sudditanza mediante l’affermazione del sé, qualcuno che tenta di modificare rumorosamente l’ideale originario e sviluppare pensieri e atteggiamenti costruttivi, qualcuno che cerca di propagandare i migliori ideali. Questi qualcuno, però, si trovano a essere ostacolati dal loro stesso popolo molto più di quanto non vengano ostacolati dagli altri popoli, dai popoli che hanno preso il governo del pianeta degli Zappapiedi. Tra gli altri, infatti, qualche breccia si apre, qualcuno abbraccia gli ideali propagandati, ma tra gli Zappapiedi no, gli Zappapiedi chiamano costoro eversivi, li accusano di libertinaggio, ne prendono le distanze o, addirittura, li esiliano.

Pxintode ha conosciuto diversi di questi Zappapiedi eversivi e ne parla con rispetto, da loro ha imparato molte cose, con loro ha lottato, di loro ha portato e porta in giro per l’universo l’esempio e la conoscenza; un velo di commozione si alza sul suo sguardo ogni volta che ne parla, si rende conto di quanto buona ma difficile sia la loro missione: propagandano degli ideali bellissimi e che riescono con una certa facilità a fare breccia negli altri popoli, ma il loro popolo non vuole prendere in considerazione una qualsivoglia azione che, pur portando loro incontestabili benefici, possa arrecare anche un solo minimo fastidio agli altri. D’altronde, per seguire gli eversivi, dovrebbero cambiare la loro natura: sono gli Zappapiedi e la zappa la sanno usare solo per darsela sui piedi!

Perchè?


Il viso tondo e paffutello, due occhi grandi, neri come il fondo di un pozzo, espressivi, ti guarda e sorride. Sta imparando a conoscere il mondo!
Stanno passeggiando per le vie del paese di villeggiatura, un piccolo ma grazioso paesino di mare, qualche decina di case in tutto direttamente costruite a margine della spiaggia; una lunghissima spiaggia di fine sabbia bianca, chiusa sui due lati da punte rocciose. Un bel sentiero costeggia tutta la spiaggia e permette di fare lunghe ed entusiasmanti passeggiate, assaporando l’aria di mare, odorando il profumo dei fiori e della vicinissima pineta, godendo dei paesaggi e dei colori di questa magnifica terra.

Papàààà, perché il mare è blu? Papàààà, perché ci sono le onde? Papààà, perché le nuvole corrono nel cielo?
Già, è nell’età dei perché! Un’età meravigliosa, a cavallo tra la spensieratezza dell’infanzia e i problemi dell’adolescenza, l’età delle scoperte più importanti, l’età che ne formerà la mente, lo spirito e il corpo, l’età che ne condizionerà in maniera indissolubile tutto il resto della vita.
Il padre risponde paziente a tutti i perché del figlio, alcuni invero lo mettono in seria difficoltà ma, quando possibile, cerca di non farlo avvertire, quando proprio la risposta non viene o non è a lui nota, beh allora spiega al figlio che non esiste l’onniscienza, nessuno può sapere tutto e chi pretende di essere onnisciente in realtà è meno colto degli altri che ammettono i propri limiti.

Passeggiando, fra le mille domande del figlio e le relative risposte del padre, escono dal paese e si inoltrano lungo la spiaggia. Il bambino osserva attento le persone che affollano la spiaggia, l’espressione denota sorpresa; è la prima volta che viene in questo posto. Papààààà, ma … ma … ma perché sono tutti vestiti? Perché fanno il bagno colle mutande? Perché quella signora fa tutti quei movimenti strani avvolta nell’asciugamano?
Il padre spiega al figlio che quando si arriva ad una certa età non si può più girare nudi sulla spiaggia, non si può più giocare e fare il bagno nudi, bisogna vestirsi con quel piccolo, a volte piccolissimo, pezzo di stoffa che si chiama costume.
Gli occhi del bimbo si aprono immensamente e il nero diventa ancora più nero, le guancie si ingrossano e dalla bocca esce uno sbuffo di disapprovazione e incomprensione. Ma perché? Perché? A cosa serve quel pezzetto di stoffa?
Il padre cerca di spiegare al figlio che ad un certo punto i genitali non si possono più esporre, ma il figlio non comprende e incalza con tante altre domande: perchè, perché perché!

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