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Mascherina e libertà


“La mascherina mi toglie il respiro”
“La mascherina mi irrita la pelle”
“La mascherina limita la mia libertà”

Alcuni dei messaggi pubblicati sulle reti sociali

Cieca logica di chi lamenta fastidio per quel piccolissimo pezzo di stoffa che è la mascherina quando poi passa la vita con il corpo ingabbiato nei ben più voluminosi, fastidiosi, irritanti e insalubri vestiti (e, tra l’altro, obbliga gli altri a fare altrettanto).

Photo by Rojan Maguyon on Pexels.com

Covidpensieri


Ma che cacchio vuol dire “in prossimità dell’abitazione”? Un metro, dieci metri, cento metri, un chilometro, dieci chilometri?

Se, correndo, parto da casa e salgo sui monti solitari a un chilometro dalla stessa violo le disposizioni?

Anche facendo trenta, cinquanta, settanta chilometri di montagna raramente incontro persone, nel caso non superano le poche unità e la situazione permette di mantenersi a diversi metri di distanza, dove sta il rischio trasmissivo? Ah si, coi cinghiali!

Forse, se ci fosse stato meno ostracismo verso la tecnologia e il lavoro da remoto si sarebbe evitata le recrudescenza dell’infezione.

La politica, tutta, reitera nell’errore ma anche molta gente non è da meno.

Tamponi, tamponi, tamponi, l’unica cosa veramente risolutiva è anche l’unica a non essere fatta come si deve: la scienza ne ha chiesti almeno quattrocentomila al giorno e ci si accontenta di centomila.

Si approvino i test rapidi domiciliari, saranno imprecisi ma sempre meno di quel cesso (per come è fatto e gestito) di Immuni.

Si rende palese perché in Italia la logica linguistica sia andata sempre più scemando: se escludiamo la malizia del farlo apposta per poter appioppare salatissime multe, resta solo l’incapacità culturale a giustificare il modo di scrivere leggi, decreti e ordinanze.

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