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Normalità!


Molte sono le domande che vengono formulate in merito al nudismo, a volte per effettivo interesse o curiosità, altre volte per giustificare il proprio disinteresse, altre ancora per tentare subdolamente d’instillare dei dubbi sull’effettiva salubrità e naturalezza del nudo sociale. Tra tutte ce ne sono tre molto ricorrenti e che vengono spesso strumentalizzate da media senza scrupoli:

  1. “Se è vero che il nudismo è un movimento che non vive la propria nudità come esibizione o atteggiamento erotico come mai la maggioranza dei praticanti sono uomini?”
  2. “Perché i giovani, ivi compresi quelli cresciuti nell’ambito di famiglie nudiste, disdegnano o quantomeno rifiutano il nudismo?”
  3. “Se il nudismo fosse realmente una condizione naturale, sarebbe praticato da tutti o quasi tutti, invece è una pratica di nicchia, perchè?”

Alla prima domanda potremmo, mentendo e sapendo di mentire, rispondere che il rapporto tra uomini e donne nel nudismo è solo in apparenza a favore dei primi. Oppure, più correttamente, potremmo rispondere che tale rapporto è condizionato da molti fattori, primo fra tutti la plurisecolare e non ancora completamente eliminata dipendenza psicologica e sociale della donna dall’uomo, seguito a ruota da stereotipi sociali, tipo quello del corpo perfetto, che riguardano assai più la figura femminile che quella maschile.

Alla seconda domanda potremmo, abbracciando ipocritamente e opportunisticamente l’odierna moda di definire bambini i giovani e giovani gli adulti, rispondere che ci sono tanti giovani che praticano il nudismo. Oppure potremmo, tirando in ballo la solita tiritera (non che sia un concetto falso, ma non è nemmeno questione inevitabile), rispondere citando il difficile rapporto che gli adolescenti hanno con il loro corpo che sta mutando e la conseguente difficoltà a mostrarsi nudi. Più correttamente potremmo far notare che gli ambienti preferiti dai giovani sono esclusivamente tessili, che la maggior parte dei giovani crescono in famiglie tessili, che i giovani desiderano stare coi loro coetanei, una combinazione di fattori in ragione della quale difficilmente un giovane viene educato alla nudità e quei pochi che lo sono devono necessariamente rinunciarci se vogliono integrarsi negli ambiti sociali a loro dedicati, cosa assai importante per un adolescente. Potremmo infine anche far notare, spostando l’analisi sull’altro versante, che se gli adulti spesso si vergognano d’essere nudisti e lo nascondono al mondo intero, ivi compresi i loro familiari, chiaramente anche i loro figli, per i quali è ben più difficile nascondersi e tenere dei segreti, faranno altrettanto.

Alla terza domanda potremmo, facendo finta di ignorare che non è così ovunque, rispondere che invero il nudismo è in crescita. Oppure potremmo, più correttamente, far notare che affinché una scelta comportamentale possa crescere abbisogna di supporto sociale e istituzionale, supporto che non è dato al nudismo, alla pratica del quale la società odierna genera molte e forti difficoltà, nei confronti del quale le istituzioni, salvo pochissimi casi, mettono in campo ignoranza o addirittura proibizione, verso il quale i media, salvo pochi casi illuminati (per fortuna in aumento costante), inducono confusione mescolandolo o equiparandolo alla pornografia e alla pedofilia. Infine anche qui potremmo ribaltare il punto di vista e far notare che, purtroppo anche se in parte comprensibilmente, le comunità nudiste tendono spesso a comportarsi da società segrete, è, così, assai difficile, per chi non è nudista, costruirsi la giusta visione delle cose ed è evidente che senza conoscenza non esiste diffusione.

Queste, però, sono cose che ho già scritto (“Perché il nudismo non decolla”, “I mulini a vento”, “La verità o le verità?”), voglio, pertanto, qui spostare il discorso su un nuovo lido, in passato solo accennato, che si è nel tempo venuto a confermare e chiarire grazie alle mie costanti e numerose letture nelle quali ho trovato interessanti spunti per definire risposte diverse e, in un certo senso, illuminanti.

Alcuni interessantissimi articoli sociologici evidenziano il crescente ricorso al nudo come forma di protesta e, di conseguenza, spiegano come la chiave di volta per il successo di alcune manifestazioni, tutte quelle che vi hanno fatto ricorso, sia proprio il nudo. Non è, come si potrebbe pensare, perché il nudo fa scalpore (cosa che in pratica dovrebbe essere più negativa che positiva), ma piuttosto perché genera un forte legame inconscio alle motivazioni della protesta, di conseguenza la gente ne parla e parlandone si abitua all’idea che alcune problematiche esistano, parlandone si fissa nel subconscio l’esistenza di tali problemi, li metabolizza, li fa propri, ne diffonde la conoscenza. Breve parentesi, quando si arrivano a fare dei discorsi sulla base di stimoli inconsci, anche questi stimoli vengono metabolizzati e, pian paino, passano dal livello inconscio a quello conscio cambiando nel contempo il loro carattere (da negativi a positivi), così attraverso le proteste che usano il nudo, anche la nudità sociale da qualcosa di scandaloso diviene qualcosa di accettabile e… normale. Insomma se il fatto materiale (il nudo) sembra dare reazioni negative (le impressioni e le affermazioni del primo momento), intorno si scatenano processi che, se reiterati, fanno sì che la reazione finisca con l’essere positiva (da qui nasce la regola tanto nota ai pubblicitari e ai creatori di personaggi: non importa come se ne parli, l’importante è che se ne parli).

Un articolo parla della regista Emilie Jouvet e del lavoro nel quale ha ripreso la tournée di un gruppo di artiste lavoratrici del sesso e femministe in giro per l’Europa: “Too much pussy (Emile Jouvet, 2010 FR-D). Autrice: Hariette”. Stimolanti le motivazioni e i contenuti di questo lavoro, ma ancor di più mi hanno ispirato le frasi dell’articolista: “… l’intero progetto, così atipico, ha il doppio impatto, reale e video, ed è di una potenza inaudita… il film diventa così una riflessione sul femminismo, sul sesso e sul modo di combinarli attraverso il porno, o meglio attraverso la riappropriazione del diritto al porno da parte delle donne: il femminismo sex positive e non sex negative, come spesso è stato in passato… il film mi sembra quindi un momento importante per parlare di donne, di repressione sessuale, o, meglio ancora, di super emancipazione sessuale e gioco e arte…”

La recensione di un film su quello che è la vita dei giovani di oggi, “Spring Breakers”, parla di una vita fatta di trasgressione delle regole in generale, ma non per il semplice piacere di trasgredire, bensì perché i giovani sono oggi, ma in un certo senso lo sono sempre stati, refrattari alle regole (ne ho parlato dettagliatamente nell’articolo “Giovani, nudismo, famiglia e società”).

Infine diversi blog danno un chiarissimo esempio di come i giovani affrontino la vita e la sessualità. Uno fra tutti mi ha colpito particolarmente e seguo ancora costantemente: “memoriediunavagina”. Non fatevi ingannare dal nome, non ha niente a che vedere con il porno, anzi: siamo in presenza di una ragazza che mostra una capacità letteraria sopraffina e con essa ci dà una espressione chiara e fedele di quello che i giovani fanno, pensano e dicono.

Da queste letture, come dicevo, combinando le relative riflessioni con quanto osservato e rilevato negli ambiti nudisti, ottengo l’incipit per finalizzare a livello editoriale un’idea, un concetto a cui avevo già pensato facendone una regola delle mie digressioni scritturali, delle mie proposte per le attività del programma “Orgogliosamente Nudi” e del mio comportamento nudista: la normalità!

Normalità, ci vuole normalità, normalità dev’essere la parola chiave, l’unico e solo mantra che può permettere la diffusione e la crescita del nudismo, che può farlo accettare come stile di vita quotidiano. In assenza di normalità, vista anche e soprattutto come normalità sessuale, fotografica, ludica, il nudismo resterà per sempre relegato all’attuale situazione di nicchia.

Inizialmente le donne abbandonarono le gonne e indossarono i pantaloni per rivendicare il loro diritto di parità con l’uomo. Dopo di allora continuano a indossare i pantaloni perché questi, a differenza delle gonne, le liberano dalla preoccupazione dei movimenti, permettono loro di comportarsi con naturalezza e libertà, senza dover stare continuamente attente a come camminano, a come s’inchinano o si piegano, a come stanno sedute e via dicendo. Nell’ambito di molte comunità nudiste e nel pensiero di molti nudisti, però, vige ancora una forte diffidenza verso la donna che, comportandosi da abitudine ormai acquisita nel mondo tessile con estrema naturalezza, finisca, essendo nuda, per rendere visibile la sua vulva. Come possono, allora, le donne tessili abbracciare il nudismo se questo le porta a doversi nuovamente preoccupare di come si muovono? Come possono le donne abbracciare uno stile di vita che, materialmente, le riporta indietro nel tempo e le rimette nella condizione di non sentirsi totalmente naturali e libere? Come possono fare un qualcosa che le fa sentire anormali?

Analogo discorso vale per i giovani. I giovani vogliono divertirsi, ironizzare, scherzare e vogliono poterlo fare anche sul sesso e sulla sessualità: sono tipiche nelle feste dei ventenni le simulazioni dei rapporti sessuali di ogni genere, tanto per fare un unico espressivo esempio. I giovani vogliono potersi abbracciare, accarezzare, baciare, stimolare in massima naturalezza e libertà; i giovani vogliono poter parlare di sesso, vogliono essere liberi da schemi e imposizioni. Nel nudismo, al contrario, molti ancora vogliono imporre regole fortemente limitanti in merito a tutto ciò che possa anche solo lontanamente evocare atteggiamenti sessuali. Come possono i giovani abbracciare una pratica che impedisce loro di essere e di fare tutto quello che più desiderano e vogliono? Come possono i giovani credere in una scelta di vita che li obbliga a comportarsi in modo anormale?

Similmente possiamo e dobbiamo affrontare anche il discorso più generalista. Le movenze di molti balli, gli schemi pubblicitari, i calendari, le tutine di danza, l’abbigliamento da ginnastica, i leggins, le minigonne, le scollature, gli abiti attillati, i pantaloni a mezza chiappa, i costumi microscopici, i discorsi radiofonici sul sesso, le confidenze sessuali e via dicendo sono tutte cose che parrebbero fatte e usate solo per generare una continua provocazione sessuale. Certo in buona parte queste cose nascono in ragione del loro collegamento alla sessualità, ma poi, nella quotidianità delle persone, queste cose oggi passano proprio inosservate, sono considerate assolutamente normali. In ambito nudista, invece, molti tendono ancora a deplorare tali abbigliamenti e atteggiamenti, troppi ancora li vedono con occhio spostato verso la sessualità ambigua e deplorevole. Come possono le persone che nella loro quotidianità hanno imparato a vivere tali oggetti e tali situazioni con normalità abbracciare uno stile di vita dove al contrario sono visti e viste come anormali?

Vero è che qualcosa sta cambiando, che le nuove leve del nudismo si stanno aprendo alla normalità, ma ancora troppo lentamente, ancora poco efficientemente, dando ancora poca evidenza a tale processo.

Ironia, ci vuole ironia, ironia su se stessi, sulla sessualità, sul sesso, un’ironia che usa finanche un linguaggio che si avvicina a quelle pornografico, ma che proprio per questo esclude la pornografia, la sotterra, la rende innocua. Quell’ironia che alcuni vogliono negare al mondo nudista, impedendogli di proporsi alla normalità corrente, quindi di diventare normalità, di essere normalità.

Leggerezza, ci vuole leggerezza, leggerezza nel fare e nel parlare, una leggerezza anche paradossalmente simile alla provocazione, ma che proprio per questo finisce per escluderla, relegarla ad ambiti limitati e ben definiti. Quella leggerezza che alcuni vogliono negare al mondo nudista, impedendogli di proporsi alla normalità corrente, quindi di diventare normalità, di essere normalità.

Normalità ci vuole, normalità su tutto ma proprio tutto. Ma dev’essere la normalità dei tempi correnti, non quella dei tempi passati, non quella impropria presente nelle sette, non quella castigante imposta dalle religioni. Normalità, normalità vera, semplice, moderna.

Normalità!

Non nudista o nudista, come posso aiutare la causa del nudismo?


Seppur qui finalizzato al nudismo, il discorso vale per qualsiasi altra causa, per alcune può essere più facile, per altre più difficile, per nessuna risulta impossibile.


Come posso aiutare la causa in cui credo?

Impossibile dire con certezza quanti siano coloro che se lo sono chiesto, posso però dire che, soprattutto nell’ambito del nudismo, molti me l’hanno chiesto: nudisti navigati, nudisti di leva recente, non nudisti interessati a praticare nudismo, ma anche, cosa assai interessante e motivante, persone che di praticare il nudismo proprio (ancora) non ci pensano. Per dare a tutti loro una risposta efficiente devo fare dei distinguo e suddividere in tre gruppi le indicazioni. Prima, però, alcuni suggerimenti a valore universale.

  • Per aiutare una causa, qualsiasi essa sia, bastano piccole azioni da potersi ripetere tante volte: non pensare in grande, fai quello che ti è possibile fare nella tua quotidianità!
  • Così come la ricchezza è fatta da tante piccole monetine, il successo di una causa è fatto da tante singole persone: non aspettare altri, agisci!
  • Tutti possono dare il loro contributo, indistintamente tutti: non chiederti se tu puoi avere un peso, per quanto poco tu faccia quel poco è sempre più di niente e l’insieme di tanti poco crea l’immenso infinito!

Veniamo ora alle specifiche indicazioni per i tre gruppi di sostenitori.

Come posso da non nudista aiutare il nudismo?

  • Essere nudi non è...

    Prelevato da Internet senza possibilità di risalire all’ideatore e riportare i dovuti crediti (sempre pronti a farlo se ci viene segnalato).

    Innanzitutto pensa che aiutando il nudismo aiuti migliaia di altre cause e alla fine aiuti sempre e comunque te stesso; aiutare il nudismo vuol dire diffondere l’attitudine alla comprensione dell’altro, vuol dire stimolare il pensiero democratico, il rispetto per gli altri, la capacità sociale e individuale di mettersi in discussione.

  • Poi informati prima di fartene una qualsiasi opinione, parlare a sproposito crea più svantaggi che vantaggi: “le bugie hanno le gambe corte”.
  • A questo punto provalo, ovviamente nell’ambito di qualche attività organizzata da associazioni o gruppi nudisti: il nudismo è una di quelle cose che a parole è impossibile da spiegare e comprendere, va provata e provandola la si capisce nel giro di pochi secondi (per inciso, poi non si torna più indietro).
  • Ora, ammesso e non concesso che ancora tu non sia diventato nudista, trasferisci la tua esperienza ad altri.
  • Infine, se scopri di avere amici o conoscenti o familiari che praticano il nudismo, anche se ancora preferisci tenerti i tuoi vestiti, associati a loro per far girare la corretta informazione e diffondere conoscenza.

Cosa posso fare da non nudista che vorrebbe esserlo ma non trova l’occasione per diventarlo?

  • Tanto per cominciare fai il passo decisivo, non ci vuole ne coraggio ne spregiudicatezza, puoi farlo in casa se ti senti più a tuo agio, non ti darà nessuna certezza ma è comunque un inizio; per il nudismo sociale devi solo inserirti nel gruppo giusto, ad esempio la grande comunità de iNudisti. Fidati!
  • Beh, ora sei un nudista quindi puoi passare al gruppo successivo.

Come posso, da nudista, aiutare la causa del nudismo?

  • Uno. Non vergognarti d’essere nudista: non stai facendo nulla di male, nulla che sia contrario alle leggi italiane, non stai commettendo reati, non stai violando i diritti altrui (casomai sono gli altri a violare i tuoi), stai solo ottemperando alla tua più che naturale esigenza di far respirare il corpo e stai solo manifestando il tuo diritto a vivere nudo.
  • Due. Mettiti bene in testa che gli altri, i tessili, non sono contro di te, ci sono sicuramente alcuni individui che assolutamente non accettano il nudismo e lo dimostrano in modo anche violento e volgare, ma sono singoli individui e non fanno l’intera comunità tessile.
  • Tre. Renditi conto che è assolutamente normale provocare reazioni di sorpresa, di stupore e finanche di fastidio quando si rivela a qualcuno di essere nudisti: tali reazioni non sono sintomo di ostilità, sono solo ed esclusivamente la normalissima reazione a una notizia inaspettata e, se ben compensate (vedi sotto), si esauriscono alla svelta tramutandosi talvolta perfino in domande e interesse (per altro potresti scoprire che tra loro ci sono diversi che in modo più o meno occasionale hanno praticato o praticano il nudismo).
  • IMG_3781Quattro. Parlane a chiunque, inizia dagli amici più vicini, poi i familiari, indi i colleghi, infine tutti gli altri, estranei compresi. Più ne parlerai e più ti diventerà facile farlo, più diventerà facile e più ti sentirai sicuro, più sarai sicuro di te stesso e più sarai tranquillo, più sarai tranquillo e più le reazioni saranno positive, più le reazioni saranno positive e più nascerà interesse, più nascerà interesse e più avrai aiutato la causa nudista.
  • Cinque. Fai sentire l’esigenza nudista agli operatori turistici. Alcuni esempi: quando ti prepari per le vacanze, dopo aver chiesto e ottenuto il preventivo di spesa, chiedi se ci sono opportunità di nudismo, in caso di risposta negativa fai sapere che proprio per l’assenza di tali opportunità andrai altrove; dopo un soggiorno in un albergo o in un villaggio o in un campeggio tessile compila il questionario di soddisfazione del cliente assegnando una bassa valutazione in merito ai servizi offerti e suggerendo l’allestimento di una zona nudista o, meglio ancora, il passaggio a un regime “vestiti facoltativi”; mentre sei a pranzo in un qualche locale, ovviamente non da solo, mettiti a parlare di nudismo facendo in modo che chi sta intorno possa sentire o, quantomeno, percepire, senza tralasciare i camerieri e l’altro personale del locale, ivi compresi i gestori.
  • Sei. Se a questo punto vuoi andare oltre e innalzare il tuo grado d’impegno nella causa, fatti parte attiva del movimento nudista: ci sono diverse opportunità, dal tesserarsi a un’associazione che abbia a cuore la causa del nudismo all’organizzare eventi e manifestazioni.

Visti gli accadimenti del 2013, il 2014 potrebbe essere un anno risolutivo per il nudismo italiano o quantomeno molto positivo. Servirà l’appoggio di tantissime persone, persone che inizino a metterci la faccia, che vengano allo scoperto, che la smettano d’avere paura, persone che facciano proselitismo, che, inteso nel senso di dare agli altri l’opportunità di conoscere qualcosa a cui non avevano mai pensato, non è una cosa brutta, tutt’altro: se vogliamo maggiore rispetto dobbiamo innanzitutto rispettare noi stessi, se vogliamo maggiore credibilità dobbiamo innanzitutto crederci noi stessi, se vogliamo crescere dobbiamo creare nuovi nudisti, se vogliamo creare nuovi nudisti dobbiamo fare propaganda, se vogliamo fare un’efficiente propaganda dobbiamo coinvolgere anche chi nudista non è, convincerlo a darci il suo appoggio, a parlare per noi o, quantomeno, con noi.

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