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Benedetto sessantotto!


Per quale motivo i capi dovrebbero sentirsi motivati a trovare modalità di ricompensa se le cose le ottengono anche comportandosi da schiavisti, anche ignorando i diritti dei sottoposti, anche senza chiedere e senza ringraziare? Per quale motivo dovrebbero supportare delle spese quando le stesse cose le possono ottenere a costo molto minore o addirittura pari a zero? Non dico che ci voglia un nuovo sessantotto, ma è sicuro che sia necessario recuperare un certo livello di dignità personale, sia indispensabile interrompere il subdolo ricatto morale silentemente perpetrato grazie ad un alterato concetto di compartecipazione.

Sodomizzazione di massa


Ovviamente non faccio riferimento alla lecita pratica del sesso anale, bensì parlo di un atteggiamento che, in vari contesti e specialmente nel lavoro, si diffonde sempre più: il mettersi a novanta. Siamo al punto che non solo ci si china senza lamento ma addirittura si compra in proprio la vaselina e non per soffrire meno bensì per facilitare la penetrazione del dominatore. Rendiamoci conto che così facendo diamo solo ragione a quegli amministratori (e quelle persone) che (ancora) ragionano con l’obsoleta (visto quello che viene da anni illustrato e insegnato nei corsi manageriali: assertività, comprensione, gentilezza, condivisone, responsabilizzazione, eccetera) e illecita (viste le leggi e le sentenze, anche se ogni tanto salta pur sempre fuori qualche giudice d’antiquariato o a sua volta chino al potere) regola del “il personale va trattato con cattiveria, per ottenere profitto va sottomesso, schiavizzato”. Ormai, con probabile forte disappunto di coloro che (anche rimettendoci in proprio) nel sessantotto hanno lottato per guadagnare rispetto e diritti, pare proprio la volontà della massa sia quella di lavorare di più prendendo di meno, di soffrire senza godere!

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