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#FemicidioEsGenocidio (Fuerza Artística de Choque Comunicativo) – YouTube


Messaggio chiaro e potentissimo, non serve aggiungere altro!

#FemicidioEsGenocidio (Fuerza Artística de Choque Comunicativo)

Il coraggio di chi combatte contro #cyberbullismo e #revengeporn


Tempo addietro avevo messo giù un mezzo articolo sulla questione, poi non ho più avuto tempo per chiuderlo, nell’attesa di poterlo chiudere approfitto di questo reblog per divulgare la problematica e manifestare il mio pieno supporto a questa campagna.

Al di là del Buco

Banner della nostra campagna contro il revenge porn

Ci risiamo. Basta che una donna alzi la testa e mostri orgoglio per se stessa, ci mette il corpo e la faccia, ci mette la forza e un coraggio che voi, si voi, quelli e quelle che si divertono a insultare o a dispensare lezioni moraliste sulla decenza o sul “te la sei cercata”, non avrete mai. Basta questo e tante “amabili” persone fanno di tutto per fargliela abbassare, la testa. Perché deve stare con gli occhi puntati in basso, con la vergogna e il senso di colpa a nascondersi, così dicono le regole di chi alla fine ti vuole proprio morta. Ci vuole coraggio per raccontare di chi ti molesta e ti perseguita in rete.

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Due pesi due misure


Ormai sono discorsi che ho fatto più volte, discorsi sui quali avevo deciso di non ritornare più, ma l’evidenza dei fatti, nella fattispecie l’ultimo articolo di Lacquaniti “Messaggio in occasione del Festival nazionale naturista”, m’induce a riscriverci sopra.

Prendiamo certamente nota dell’impegno di Lacquaniti in relazione alla causa nudista, ho anche avuto modo di parlarne personalmente con lui in passato, e lo ringraziamo vivamente per questo. Siamo dispiaciuti del suo abbandono ma ne comprendiamo benissimo le motivazioni. Nel contempo rileviamo alcuni passaggi che, insieme a tanti altri segnali, dimostrano quanto ancora ci sia da lavorare affinché si formi una vera cultura nudista, affinché si torni a quella semplice visione del nudo propria della natura e propria delle genti fino a non molti secoli addietro.

  • Naturismo uguale amore per la natura, poco importa quello che abbia deciso una certa piccola comunità di persone pochi decenni fa, per molte persone il naturismo è e rimane l’amore per la natura e non il mettersi a nudo, che per loro è invece nudismo. Usare il termine di naturismo equivale ad una mancata consegna del messaggio o, peggio, a trasmettere un messaggio di vergogna e… “se persino loro hanno vergogna di parlarne, perché mai dovremmo noi anche solo interessarci alla cosa?”.
  • Naturismo e nudismo sono termini che evocano l’esistenza di una contrapposizione tra abitudini, quella dello stare vestiti (tessilismo) e quella dello stare nudi (naturismo o nudismo), evocare una contrapposizione significa alzare o far alzare delle barriere, sarebbe opportuno andare oltre e parlare delle attività che si fanno (nuotare, camminare, escursionismo, immersione, giocare a pallavolo, eccetera) senza ribadirne lo stato in cui si fanno se non attraverso piccoli riferimenti interni ai discorsi e/o le immagini delle stesse (e qui si facciano esame coloro che promuovono la necessità di non pubblicare immagini di nudo: stanno solo danneggiando la salubrità del nudo).
  • È incongruente palare di “naturismo è un movimento nato in opposizione al degrado della vita urbana, che persegue la vita all’aria aperta in armonia con la natura, quasi in sua simbiosi, nel rispetto della persona e dell’ambiente circostante, dove la nudità condivisa permette un sano sviluppo della salute fisica e mentale” e poi aggiungere “a favorire, mediante l’adozione di apposite iniziative di competenza, la pratica del naturismo disciplinando l’individuazione di apposite aree da destinare a campi naturisti per un utilizzo di tipo turistico-ricettivo: se una cosa è sana ed educativa non può essere contemporaneamente isolata in specifici e limitati contesti ambienti; se una cosa va limitata all’interno di aree e campi è evidente che la si ritiene malsana e poco educativa. Insomma il classico colpo al cerchio e uno alla botta e il mettere il piede in due scarpe sono atteggiamenti che soddisfano nessuno.
  • Siamo sicuri che basti una legge per convincere gli imprenditori ad aprire centri nudisti? Se osserviamo quanto avvenuto nelle regioni che la legge l’hanno già approvata e promulgata direi che la risposta dev’essere senz’ombra di dubbio un bel no! Materialmente in Italia nulla vieta di aprire un contesto privato (perchè tale è e sarebbe un villaggio nudista) dove sia possibile stare nudi eppure pochissimi l’hanno fatto e tra questi pochi ultimamente alcuni hanno fatto marcia indietro, perché? Cosa mai possiamo offrire al turista che vuole stare nudo? Possiamo essere competitivi coi vicini paesi dove il nudo può essere portato ben oltre le pochissime centinaia di metri di un’area nudista italiana? Sono stato in Corsica e avevo 4 km di spiaggia su cui camminare nudo, amici sono stati in Spagna e nudi potevano starci pressoché ovunque. Il turista nudista vuol stare a nudo il più a lungo possibile, mai accetterà di doversi continuamente rivestire per potersi spostare dall’alloggio alla spiaggia, dalla spiaggia al bar, dal bar al negozio e via dicendo!
  • Come sempre appare che in Italia senza leggi ad hoc nulla possa essere fatto, siamo in assoluto il paese al monto che ha più leggi e, nel contempo, quello in cui più manca la certezza legislativa e giuridica, che forse sia questo il problema? Ci sta bene che le leggi debbano essere il più generiche possibile, ma deve seguire che le sentenze facciano legge, troppo comodo che i giudici, in particolare quelli della Cassazione, possano sconfessarsi palesemente e giustificarsi con “ogni caso fa a sé”: i casi faranno a sè, ma la logica no, la regola (e la logica) del diritto non può fare a sé!
  • Bene, benissimo parlare di turismo, ma il nudismo va ben oltre, il nudismo è uno stile di vita e a questo ad oggi nessuno ancora ha pensato, anzi, si propongono leggi che, più o meno esplicitamente, più o meno volutamente, negano la possibilità di vivere nudi fuori dal limitatissimo contesto privato.
  • Concludiamo con la classica chicca presente in tutte le proposte di legge in merito al nudismo, portata avanti da tutti i proponenti di tali leggi, utilizzata come il prezzemolo da tutti coloro che avanzano netta opposizione al nudo sociale, purtroppo propagandata anche da molti nudisti e, ancora peggio, da certi rappresentanti del nudismo, oops, naturismo visto che questi ultimi così amano dire… “Nel rispetto di coloro che la pensano diversamente”. È la solita manfrina, una manfrina che pare esistere solo per il nudo: nessuna legge chiede il rispetto di chi non sopporta il crocifisso appeso in ogni dove; nessuna legge chiede il rispetto di chi desidera non essere costretto a sentire le messe trasmesse da potenti casse audio appese fuori dalle chiese; nessuna legge chiede il rispetto di chi non sopporta la vista dei tatuaggi o dei piercing; tanto per fare solo alcuni esempi, ma si potrebbe andare avanti molto a lungo. È innegabile: logica vuole che se un qualcosa infastidisce qualcuno, ma non gli apporta lesioni fisiche o danni economici, sia questo qualcuno a risolversi il suo problema, vuoi abituandosi a quanto lo infastidisce, vuoi evitando di mettersi nelle condizioni di dover subire il fastidio; mai, però, costui può pretendere che sia l’altro a doversi adeguare al suo fastidio. Così, infatti, seppur tra difficoltà e opposizioni più o meno grandi, è avvenuto o sta avvenendo per l’omosessualità e i matrimoni tra pari sesso, per l’emancipazione femminile, le minigonne e la contraccezione, per la sessualità e la convivenza, per gli uomini rasati a zero o/e depilati, per i tatuaggi e i piercing, per i diritti dei cani e degli altri animali in genere, per l’ecologia e il rispetto ambientale, per la società globale e l’integrazione razziale, per tante, tantissime altre cose. Così hanno ragionato gli amministratori della metropoli di New York: le donne possono stare a petto nudo ogni dove lo possano fare gli uomini, senza limiti, senza restrizioni, senza preoccuparsi del fastidio che i presenti possano più o meno provare. Così, però, non è avvenuto e non sta avvenendo per il nudismo: nonostante l’indubbia accettazione della maggioranza, la società, nei suoi rappresentanti e nelle sue istituzioni, eleva il fastidio del nudo, documentato disturbo psicologico (“gymnofobia” o “nudofobia”), a status sociale di norma, vietando il nudismo o imponendone la ghettizzazione.

Secondo ragione le cose andrebbero sempre pesate nello stesso identico modo e le valutazioni dovrebbero sempre essere concordanti. In pratica, invece, dobbiamo rilevare che si tende a pesare con più pesi e più misure, adottando di volta in volta quelli più consoni alla propria opportunità e/ o ai propri condizionamenti. Questo se è accettabile, pur restando comunque non condivisibile, nella gente per così dire comune, non lo è per chi rappresenta a livello istituzionale la società.

Nudo libero sempre, comunque e ovunque, questa è l’unica legge che serve e che si può onestamente promuovere e accettare, tutto il resto è fuffa!

#nudièmeglio

 

Sessismo sociale… #nudièmeglio


Mentre la televisione ne parlava e ne trasmetteva le immagini, parlavo con “mia” (virgolettato per rimuovere dal termine quel sentore possessivo che viene spesso utilizzato per costruire strumentali destrutturazioni dei discorsi) moglie dello sciopero di ieri, quello delle donne, all’improvviso, per quelle strane strade che vengono percorse dalla mente radiale di chi usa abbondantemente le mappe mentali, una folgorazione: quanto è sessista lo sport, perché si perpetua ancora la svilente abitudine di separare la classifica tra maschi e femmine? Sono assolutamente convinto che in assenza di tale ormai obsoleta distinzione si potrebbero osservare risultati strabilianti.

Poi il discorso si è allargato…

Oggi si parla tanto di abolire il sessismo, figure più o meno rilevanti della società, dell’economia, dell’industria, della politica, dei governi manifestano l’appoggio a tale campagna e poi… poi per convenienza socio-politica si supportano atteggiamenti che differenziano ancor più l’uomo dalla donna discriminando quest’ultima (vedi, ad esempio, la, certamente complessa ma non per questo meno sessista, questione del velo imposto alle donne, e solo a loro, da certe religioni ed estremizzato dagli integralismi pseudo religiosi), ma soprattutto poi nulla viene fatto per eliminare quei tanti micro aspetti sessisti presenti nella società, ad esempio bagni e spogliatoi separati in scuole e centri sportivi, che proprio perché micro si insinuano più facilmente nel costume sociale condizionandolo ad una visione sessista.

Il sessismo va rimosso alla radice abituando i nostri ragazzi alla condivisione pacifica degli stessi spazi anche per quanto riguarda quelle situazioni in cui ci si potrebbe trovare parzialmente o totalmente nudi, di più, va proprio incentivata la nudità, sia essa intesa come momento privato che come momento conviviale, vanno del tutto eliminati i vani individuali presenti negli spogliatoi, va incentivato il cambiarsi pubblicamente, vanno rimossi i divieti (comparsi da qualche anno in piscine e palestre) al farsi la doccia nudi, vanno organizzati incontri sociali dove l’abbigliamento sia del tutto facoltativo e magari anche alcuni dove il nudo sia obbligatorio, va ripristinata l’antica abitudine dello sport in nudità.

Il nudo è l’arma più potente contro il sessismo: solo se nudi siamo tutti uguali, solo se nudi impariamo il più profondo reciproco rispetto, solo nella nudità sociale si debellano i vari stereotipi di genere, solo in una società nuda si può trovare quella sicurezza globale che era una delle voci in causa nello sciopero di ieri, solo una società nuda è priva di quegli stimoli che inducono atteggiamenti deviati e in primis la violenza sessuale. Solo in una società nuda!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

#nudièmeglio

Tutorial verso l’8 Marzo di M^C^O


Mondo Nudo è sempre presente ogni qualvolta ci sia da educare al rispetto e all’uguaglianza sociale. Anche in questo caso scendiamo in prima linea.

Una società civile deve rigettare ogni tentativo di imporre limiti d’azione sulla base di un presunto impedimento di pensiero. L’autodeterminazione, l’eutanasia, l’orientamento sessuale, la condanna del violento, il nudo, l’equità sociale, le famiglie omosessuali e via dicendo mai potranno limitare o negare l’altrui libertà, sia essa di pensiero che d’azione, mentre la loro negazione sempre impedisce la libertà d’azione di qualcuno, talvolta anche quella di pensiero.

L’uso imprevisto del corpo collettivo nello spazio pubblico è sovversivo. Cerchiamo un gesto che racconti l’alleanza radicale tra corpi che eccedono i confini angusti dell’immaginario dominante: vogliamo alzarci le gonne, vogliamo farlo insieme e, insieme, vogliamo ridere con tutta la forza della nostra rabbia.
Scioperiamo il lavoro, la precarietà, il genere, i confini spaziali tracciati da governi che non riconosciamo; ci ribelliamo alla violenza economica, a quella discorsiva, a quella domestica e di strada; ci opponiamo alla sessualità eteronormata e al controllo medico sui nostri corpi; ci alziamo le gonne, infine, per scioperare il ruolo di vittima, così funzionale all’esproprio del nostro piacere.

Ana suromai è il gesto di alzarsi le gonne e mostrare la vulva. Questo gesto ha origine nei culti arcaici della Dea e ricorre come elemento di conflitto in un numero significativo di lotte contro il potere patriarcale e sessuofobico in ogni parte del mondo.
Oggi vogliamo riproporre questo gesto insieme a tutti i corpi favolosi con cui lottiamo ogni giorno. ()

Sorgente: M^C^O

 

Il primo #BresciaPride


Mondo Nudo e il suo staff sono in prima linea per ogni iniziativa che sia volta a combattere le discriminazioni, superare i condizionamenti sociali e diffondere l’educazione al rispetto dell’altro, così come è, senza se e senza ma, rispetto!

Il nudismo è solo una di queste campagne, altre molto attive in questo periodo sono quelle che vengono indicate nella lettera che qui presentiamo (e più sotto riscriviamo per chi non avesse modo di leggere dall’immagine) e che hanno portato alla creazione del primo BresciaPride, al quale auguriamo, nel nome del rispetto e dell’evoluzione sociale, il miglior successo possibile.

bresciapride

BRESCIA PRIDE 2017 – UNIRE LA CITTA’

COMUNICATO STAMPA

BRESCIA, 10 gennaio 2017

6 colori, 6 mesi di appuntamenti, incontri, convegni, proiezioni, eventi culturali, ludici, conviviali fino al corteo del 17 giugno 2017: un corteo pieno di gioia e contenuti profondi per le vie della città. Sarà il 1° Brescia Pride!

Si apre oggi ufficialmente il percorso organizzato dal Comitato Brescia Pride, costituito da 5 associazioni promotrici: Caramelle in piedi, Chiesa Pastafariana, Donne di cuori, Equanime, Pianeta Viola e, ad oggi, altre 38 realtà di Brescia e provincia che hanno aderito al progetto e lo sosterranno con loro proposte ed iniziative.

Per noi, e nelle nostre intenzioni per la città tutta, la sfilata del BresciaPride sarà solo il culmine di una crescita personale, sociale e culturale, che intende #unirelacittà

Chi dice che il Pride riguarda solo le persone lesbiche, gay o transessuali?

Vorremmo condividere con tutti questi sei mesi nei quali saranno molte le occasioni in cui confrontarsi, imparare ad essere solidali, per superare le discriminazioni non solo verso la nostra comunità LGBT, ma anche nei confronti di tutte le realtà che troppo spesso vengono classificate come diverse, marginali, minoritarie. Per questo siamo a fianco delle e dei migranti, richiedenti asilo, nuovi cittadini, bambine e bambini vittime di bullismo, di chi combatte ogni giorno le discriminazioni sul lavoro, nello sport, nel linguaggio. Un impegno che riguarda tutti, nessuno escluso: né i singoli né le istituzioni, dai Comuni alla Provincia, dai Sindacati alle Istituzioni religiose: a tutti questi soggetti importanti chiediamo di essere attivamente al nostro fianco, non solo patrocinando o sostenendo le nostre proposte, ma, anzi, facendosi promotori in prima persona di proprie iniziative a favore dei diritti.

Col nostro slogan #unirelacittà invitiamo tutta Brescia e provincia a partecipare, seguire e sostenere questo storico evento, ci piacerebbe che il BresciaPride diventasse il desiderio condiviso di una comunità che sa rivendicare per ogni persona il diritto alla propria identità, e che riconosce la dignità di tutte le vite.

Le diversità che ognuno porta con se verranno vissute in ciascuno degli eventi in calendario come il contributo unico, personale e umano che ogni persona può portare alla propria città, comunità, società, un contributo di ricchezza alla Brescia di oggi e di domani.

Comitato BresciaPride

Per seguire l’evoluzione dell’evento e per ulteriori informazioni…

Pagina Facebook del BresciaPride

Sito Web

The Street, Fair


“We’re not out to pick fights; we’re out to set an example” Excellent this is the correct road / “Non vogliamo fare lotte ma solo dare l’esempio” grandiiiiiii Questa è la strada da seguire!

Eccole nuovamente all’opera, ecco un esempio d’intelligenza, altro che proporre o sostenere leggi castranti, altro che crearsi tare mentali su presunte offese agli altri: uscire a testa alta, uscire tra la gente, uscire certi della propria normalità, uscire e… dare l’esempio!

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_5756Happy Memorial Day, everyone.

This marks the (unofficial) start of summer, and with it the start of street fair season, when New Yorkers — if they don’t flee the city entirely on weekends — spend their weekends at these migratory festivals full of guilty-pleasure food (crepes! zeppoles! mozzarepas!) and miscellaneous tchotchkes (dental tools! chopstick art! old LPs!). The weather is invariably hot, usually humid, often stifling, and any man in the crowd can walk without his shirt on. But you never see women doing it. Never. And how is that fair?

So we took matters into our hands.

IMG_5744We visited the annual fair held on Broadway, up on the Upper West Side. There were half a dozen of us and hundreds of other pedestrians, and yes, we got our share of stares and double takes. But overall people were indifferent or at least trying to appear so. A…

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Lavoro, lavoro, lavoro!


Lavoro, lavoro, lavoro, tutti ne parlano, tutti lo evocano, la Costituzione, il Presidente della Repubblica, il Capo del Governo, i politici in genere, i vari schieramenti partitici, le diverse istituzioni, le diverse confederazioni e associazioni legate al mondo della produzione, del commercio e del consumo, i sindacati, le persone.

Fermiamoci un attimo, ragioniamo: non stiamo forse esagerando? Con questo gioco del lavoro che tutti dicono di voler dare, voler produrre, voler garantire, ma chissà perché alla fine manca sempre, con questo gioco, dicevo, stanno man mano facendo sparire tutte le conquiste sociali per le quali negli anni settanta molti hanno dato sangue, sudore e soldi, stanno eliminando la classe di mezzo evidenziando sempre più la distinzione tra chi detiene un potere, foss’anche solo quello di poter dare un lavoro, e chi no, stanno ripristinando la schiavitù.

IMG_1692Dov’è finito il tempo libero? Soprattutto, dov’è finito il diritto ad una vita dignitosa? Ecco, questo il punto cardine: vita, dignità della vita, diritto a poter vivere dignitosamente e vivere dignitosamente vuol dire non solo avere un lavoro ma anche e soprattutto d’essere rispettato come lavoratore e come persona, ovvero essere adeguatamente retribuito, quanto serva a permettere una vita priva di preoccupazioni economiche, una vita che non sia necessariamente interamente dedicata al lavoro ma che veda anche la presenza di una bella dose di tempo libero, obbligatoriamente da dedicarsi allo svago e agli interessi personali.

Giusto preoccuparsi che anche le donne possano vedersi garantire il lavoro, d’altra parte sarebbe forse altrettanto opportuno preoccuparsi che le famiglie (intesa come nucleo di due persone conviventi, siano essi un uomo e una donna, due uomini o due donne, con o senza figli) possano vivere (dignitosamente) con un solo stipendio (libera scelta della famiglia se quello dell’uno o quello dell’altro), o con due mezzi stipendi, così come era un tempo che ormai si allontana sempre più.

Cambiamo paradigma, cambiamo obiettivo, a partire dalla Costituzione che, all’articolo 1, dovrebbe recitare “l’Italia è una Repubblica democratica basata sulla dignità umana”.

Dignità, dignità, dignità!

“Contro natura”


Ritengo inutile fare degli esempi pratici, tutti sappiamo benissimo quanto spesso e quando venga utilizzata l’affermazione di “contro natura”, così come ben sappiamo che il suo utilizzo sia sempre indotto dalla volontà di contrastare pensieri e scelte altrui, di negare il diritto all’esistenza a cose, situazioni e pensieri.

Qualche giorno addietro stavo camminando nel bosco quando ho visto qualcosa che mi ha fatto pensare, mi ha indotto ha ragionare proprio su questo argomento.

Esiste davvero un “contro natura” o piuttosto esiste solo quello che noi, alcuni di noi, hanno stabilito debba essere “in natura”?

Su tutti i testi di botanica trovate che le primule fioriscono a primavera, orbene, proprio in questi giorni ne ho viste tantissime che allietavano coi loro fulgidi colori il bosco. Che forse le primule, queste primule, sono “contro natura”?

Le regole della meteorologia affermano che in una situazione di bel tempo l’improvvisa formazione di cirrocumoli, il famoso cielo a pecorelle, preannuncia l’arrivo di una perturbazione, eppure più volte mi è capitato che al contrario tali nuvole si dissolvessero e il bel tempo perdurasse ancora a lungo. Che forse erano cirrocumuli “contro natura”?

In natura gli animali si dividono in predatori e prede, eppure ci sono esseri umani (e l’essere umano, non dimentichiamolo, appartiene al regno animale) che contrastano e negano la loro natura predatoria. Sono forse costoro “contro natura”?

Ecco, facciamo ben attenzione a parlare di “contro natura”: la natura è estranea alle regole, la natura è in perenne mutamento per adattarsi alle situazioni contingenti senza preoccuparsi se sta o meno comportandosi così come l’uomo ha scritto debba comportarsi. Insomma, la natura non ha regole certe e immutabili, non dimentichiamolo mai.

P.S.

Strano che coloro che tanto amano usare l’alibi del “contro natura” siano spesso gli stessi che si ritengono offesi e contrastano fortemente il modo di vita più naturale che possa esistere: la nudità. Opportunismo? Cinismo? Condizionamento? Beh, di certo netta contraddizione!

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Washington, Not So Square


Bravissime queste ragazze, capaci di manifestare il loro diritto anche in contrapposizione ad un opposto atteggiamento di massa. L’esempio è fondamentale, solo attraverso l’esempio potremo portare la società al recupero di quei valori di rispetto per se stessi e per gli altri, di confidenza con il proprio e l’altrui corpo, di naturalità che secoli di insulsi e opportunistici condizionamenti hanno distrutto.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_9982The best thing about taking our tops off in Washington Square Park is that we’re never the most interesting people to watch.

This time, there was an acroyoga trio or foursome (it was hard to keep count) just a few steps away…

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…and a guy performing juggling flourishes with a wine bottle just a few steps behind them.

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Not to mention the row of fresh MBA grads in purple robes, led by purple bagpipers:

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And us? All we were doing was reading and relaxing and enjoying fine lemon tarts and such. With our shirts off. But who in Greenwich Village cares about such a trifle? A nipple’s a nipple. We all have them. And in New York we’re all free to bare them under the sun.

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A dozen of us packed the lawn, with books in hand from Ed McBain and Gore Vidal, David Brooks and Mindy Kaling

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Il medioevo è ancora qui!


IMG_1788Ogni tanto giunge notizia di qualche amico vessato sul lavoro o nella vita sociale solo ed unicamente perché si è permesso di diventare nudista.

Sembra assurdo ma nel secolo che dovrebbe essere quello delle grandi conquiste tecniche, scientifiche, sociali, umanitarie c’è ancora chi non riesce ad accettare l’esistenza di stili di vita diversi dal suo e non riesce ad ammettere che possa esiste qualcuno che è riuscito a liberarsi da quei condizionamenti di cui lui non riesce a liberarsi, trasformando la sua invidia verso l’altro in un sopruso: se io non ci riesco, nemmeno tu devi poterlo fare!

Quando poi a perpetrare il sopruso sono esponenti dell’amministrazione e della politica nazionale o locale, il tutto diventa ancor più grave: il loro compito è quello di fare gli interessi di tutti i cittadini, non solo di quelli che li hanno votati; il loro dovere è quello di amministrare secondo l’interesse pubblico e non secondo il loro specifico e limitato modo di vedere le cose.

La Costituzione Italiana è ben chiara e non ammette discriminazione sulla base della religione, della sessualità, delle scelte di vita, ivi compresa, pertanto, quella del nudismo:

Art 1 – … La sovranità appartiene al popolo…

Art 2 – La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità…

Art 3 – Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana…

Ecco che è anticostituzionale vessare qualcuno per il suo essere nudista con l’ambigua scusa del “qualcuno potrebbe restarci male” o del “ci fa cattiva pubblicità”. L’amministratore deve istituzionalmente difendere le libertà costituzionali e i diritti naturali, manifestando appoggio e sostegno al nudista anche a fronte di specifiche lamentele di qualche personaggio ormai palesemente fuori luogo e fuori tempo, impaurito dalla sua stessa immagine che si riflette nello specchio nudista.


Da qualcuno, a sua volta vittima di una società marcia e cafona, ci è stato suggerito (ma un suggerimento che per come formulato è apparso essere un obbligo) di rimuovere una foto perché “non tutti la pensano come voi”.

Che vuol dire tale affermazione? Ora se esiste qualcuno che non la pensa come me io devo stare attento alle foto che pubblico? Se un domani nascesse una corrente di pensiero che odia le persone coi capelli rossi, più nessuno potrebbe pubblicare foto di persone coi capelli rossi?

A me e a molti altri danno enormemente fastidio le foto in cui delle donne vengono miseramente trattate da oggetti, foto sulle quali alcuni si lasciano andare a commenti poco edificanti per le donne ritratte, foto che da alcuni vengono usate per diffondere messaggi lascivi. Eppure nessuno si pone il cruccio di andare a chiederne la rimozione.

Si parla di forza della maggioranza, ma è giusto che la maggioranza debba averla sempre vinta? È giusto che per volere della maggioranza qualcuno debba rinunciare alle proprie scelte di vita anche quando queste non provocano danni materiali agli altri?

Per altro ho fatto almeno un esempio dove ad averla vinta non è proprio per niente la maggioranza attuale, tutt’altro: vince l’opportunismo, vince chi paga!

Ah, quale era la foto rimossa? Una foto che ha fatto il giro del mondo, apprezzata anche da tantissimi non nudisti; una foto che esemplificava le ragioni della depravazione sessuale, ivi compresa la pedofilia (in nome della quale ci è stato richiesto la rimozione della foto: chiaro, dà fastidio vedersi sbattere il faccia le proprie colpe); una foto che proponeva la soluzione ai problemi della depravazione sessuale, ivi compresa la pedofilia; la famosa foto in cui si vedono da un lato due bambini (un maschio e una femmina) in mutande che si guardano reciprocamente dentro le stesse, con sopra la scritta “educazione tessile”, dall’altro lato due bambini (un maschio e una femmina) nudi che tenendosi per mano camminano felici verso il futuro senza nessuna curiosità morbosa verso ciò che li differenzia e sopra la scritta “educazione naturista”.

Non dico altro, vedete un po’ voi se questo non è sintomo di una società contorta e malata, una società che scende a patto con il diavolo pur di difendere le proprie tare, una società che deve controllare e impedire ogni proliferazione di stili che possano aprire le menti, perché l’apertura delle menti porta inevitabilmente al saper contrastare i voleri del potere centrale.


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“Vivete in un castello fatato” qualcuno si è sentito dire.

Vero, verissimo, ma… perché mai il mondo deve vivere in un castello stregato, dominato da pochi crudeli demoni? Non è forse meglio un castello fatato, in cui rispetto e civiltà la facciano da padroni? Noi abbiamo osato uscire dal castello stregato, liberarci dai demoni e svincolarci dal loro controllo totalizzante, siamo pertanto dei nemici destabilizzanti da sconfiggere e debellare con ogni mezzo, anche la menzogna e l’inganno.

“Non conoscete la gente, il mondo reale”

Oh, questa poi è bellissima, come se noi fossimo liberi di ignorare la realtà, di estraniarci da essa. Fino a prova contraria il nudista vive, almeno per ora, la massima parte della sua vita da tessile, immerso completamente nella mentalità, nei condizionamenti, nelle idiosincrasie della società tessile. Caso mai è il tessile, quel tessile che non vuole accettare l’esistenza del nudismo e dei nudisti, che ne rifiuta la presenza e la condivisione che non conosce la realtà completa del mondo d’oggi, che non conosce la visione della gente d’oggi, palesemente e scientemente a favore del nudismo e della condivisone degli spazi. O forse no, forse la conosce bene tale realtà e proprio per questo ne è spaventato, perché ci vede riflessa una propria immagine sporca e vile, perché capisce d’essere ormai all’angolo e non avere più scampo e allora… allora vai con l’inganno, dagli con la menzogna, fai finta che siano gli altri ad essere sbagliati e accusali, accusali a più non posso, negando ogni evidenza, oggettiva o soggettiva che sia.


Denunciare chi è nudo dove è usuale stare nudi è evidentemente azione irrazionale; denunciare chi è nudo il luoghi isolati e più o meno reconditi è solo l’estrema difesa di chi si sente ormai in netta minoranza e non vuole ammetterlo; denunciare chi è nudo è manifesta dimostrazione di debolezza, insicurezza ed egoistico senso unico mentale. La legge italiana non vieta la nudità, solo per convenzione sociale si è arrivati, in tempi relativamente recenti, a considerarla immorale, e le convenzioni sociali cambiano, cambiano rapidamente, devono cambiare, SONO cambiate come dimostrato dalle molte sentenze di assoluzione promulgate da diversi giudici dal 2000 a oggi (ultima quella di ieri) e tutte con formula piena perché il fatto non comporta reato. L’immoralità, la malizia, la perversione sono nella mente di chi guarda, non nella natura, nel corpo, nell’azione di chi sta nudo.

Aforismi e disequazioni


img_0835.jpgIl vestito demonizza il corpo, il nudo gli rende gloria

Il vestito può nascondere un pericolo, la nudità no

Rispetta il tuo corpo, non impedirgli di respirare

L’avere una mela rossa non implica il possesso di una sola mela

La banana è gialla, ma il giallo non è la banana

Per fare sesso ci si mette nudi, ma anche per fare la doccia

Il sesso è nudo, ma il nudo non è sesso

Tutti nudi … nessuno nudo

L’esibizionismo può essere nudo, ma il nudo non è esibizionismo

L’occhio vede, ma la mente comanda

Pensa male chi è abituato ad agir male

Tutto è esibizione, non per questo tutto è esibizionismo

L’esibizionista ha necessità di qualcuno che osservi in modo quantomeno interessato

L’esibizionismo è nella mente di chi guarda

L’esibizionismo del corpo è frutto dei tabu del corpo

Che lo facciano tutti non significa che sia giusto

Se ti infastidisce ignoralo, non sei obbligato a guardare, leggere, commentare

Le fobie si curano, tutte, ivi compresa quella per il nudo

Un dogma è tale solo per volontà delle persone

Le regole si possono cambiare

Che una cosa si faccia da secoli non implica che sia giusta

“Si è sempre fatto così” … affermazione sempre errata

Tanti non vuol dire tutti

I diritti naturali sono tali perché sono diritti a prescindere

I diritti naturali non si possono concedere, si possono solo negare

La mia libertà finisce dove inizia la tua? No, la mia e la tua libertà sono parallele!

Due libertà non necessariamente si sovrappongono

Quando due libertà si sovrappongono l’equilibrio raramente è nel mezzo

L’equilibrio di due libertà non si ottiene matematicamente, bensì algebricamente

Il fatto che tu non comprenda non implica il fatto che io debba cambiare

Ciò che non si comprende non è necessariamente sbagliato

Parlare senza conoscere è parlare a vanvera

La conoscenza non è “ho sentito dire che…” e nemmeno “ho letto che…”

citta_confusaUn’esile linea di confine è comunque una linea di confine

Qualsiasi odierna cultura è stata preceduta da un’altra cultura

Una religione può essere cultura, ma la cultura non è la religione

Una sola religione non può mai rappresentare uno Stato

Mai ascoltare una voce sola, fa sragionare

Nessuno dice sempre il giusto, così come nessuno dice sempre sbagliato

Nessuno ha accesso a informazioni incondizionate, nemmeno riguardo a se stesso

Non esistono parti che non siano di parte

La verità raramente è tutta da una parte sola

Solo lo stolto giudica le cose sulla base di chi le dice

Ragiona con la tua testa, non con la bocca di altri

Ciò che non viene detto raramente può essere desunto

Tacere non è mentire

L’errore si può comprendere ma non si può giustificare

Troppo comodo sbagliare e poi chiedere scusa

Non impedire, rendi più conveniente fare quello che andrebbe fatto

L’uso spasmodico dei divieti dimostra solo l’incapacità amministrativa o educativa

Si e no non vanno usati in modo esclusivo

Le offese sono nella bocca di chi le pronuncia

La sottomissione raramente è produttiva, la violenza non lo è mai

Se c’è il sole può venire la pioggia, se c’è la pioggia può venire il sole, ma le cose possono anche restare come sono

La testardaggine si mostra solo quando si incontra con altra testardaggine

Generalizzare non vuol dire ignorare le eccezioni

Troppo può essere sia tanto che poco

Ciao 🙂

At the Temple of Books


Grandi, grandi, grandi! Il coraggio di vivere le proprie scelte fino in fondo, senza sottomettersi al pregiudizi e agli stereotipi sociali. Grandiiiii!

At the Temple of Books < The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Societys.

Mission Accomplished


Cresce, eh si, il mondo cresce, lentamente, raramente, ma ogni tanto qualche impulso di maturazione sociale e istituzionale si vede.
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Growing up, Oh yes, the world is growing, slowly, rarely, but occasionally some impulse of social and institutional maturity is seen.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_8491We’ve always known we were in the right, that women in New York have the legal right to bare their breasts anywhere a man can—but we’ve also always had the sneaking suspicion that not every police officer in the city knew that that was the law. Happily, as reported the other day in the New York Times (and elsewhere), the NYPD held 10 days of briefings for every cop in the city which seem to have boiled down to this: Don’t hassle women for being topless. They aren’t doing anything wrong.

So when the temperature hit 80 degrees yesterday and nine or ten of us decided shirtless was how we wanted to be and Central Park was where we felt like doing it, we were curious to see whether the lessons had sunk in.  We had our chance to find out when a cop car pulled over beside us and…

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Femminicidio


Secondo alcuni parlare di nudismo è una mancanza di sensibilità verso altri problemi, a loro dire ben più importanti e prioritari; beh, a dire il vero molti di tali problemi, molti dei serissimi problemi elencati in questo articolo sono causati degli stessi identici atteggiamenti mentali che inducono a osteggiare il nudismo.

Il nudismo, necessitando di un profondo cambiamento mentale e integrando in se un profondo rispetto per gli altri, senza il quale non è possibile stare nudi in gruppo, appare quindi essere una, forse la più efficiente, delle soluzioni per i suddetti serissimi problemi sociali!

Verso un Mondo Nuovo

angelofuoriputtanadentro

La forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia

Marcela Lagarde, antropologa

“Il termine sembra astratto ma se si legge ognuna di queste vite si capisce come siano diverse e come siano simili i loro assassini”

http://temi.repubblica.it/micromega-online/femminicidio-la-spoon-river-delle-donne/

“Ricordo che ero ragazzina quando…

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Ci risiamo: altra perversa ordinanza contro il nudismo!


E ci si mette anche il Comune di San Felice (BS): mi hanno or ora segnalato l’apposizione (ma non ho idea di quando sia stata fatta, non passo molto da quella zona e pare essere l’unico avviso presente su tutto il tratto costiero di San Felice: alla Baia del Vento non ho visto nulla di simile) presso il porto di Portese di un avviso di ordinanza (che non trovo sul sito del comune, potrebbe anche non essere recentissima) che vieta il nudismo su tutto il territorio di San Felice. Signoriiiiii, lo vogliamo capire che il nudismo è un diritto naturale, vietarlo è contravvenire all’art. 3 della Costituzione Italiana.

Ovviamente parlano di presunte lamentele e salta subito evidente che, al solito, pochi personaggi mentalmente preistorici riescono ad avere la meglio solo perchè si fanno sentire a fronte dell’assurdo e costante silenzio dei nudisti. Ci sono decisamente più nudisti che antinudisti, se ascoltano la voce di questi ultimi quattro gatti, perchè non dovrebbero ascoltare le ben più numerose lamentele dei nudisti?

Vista l’alta presenza di tedeschi, il nudismo per il Garda non solo non sarebbe assolutamente una scelta problematica, ma sarebbe sicuramente una importantissima risorsa turistica, quindi economica, perchè rinunciarci solo per dare ascolto e soddisfazione a quattro pervertiti: la perversione e la malizia non sono nella nudità, bensì negli occhi e nella mente di chi la giudica perversa e maliziosa.

Quanto poco ci vuole!


Piccolo gioco d’immaginazione….

  1. Prendi una foto di una persona vestita e guardala per una decina di secondi.
  2. Ora chiudi gli occhi e immagina la stessa persona completamente nuda.
    Ci sei riuscito? Credo proprio di si! Il vestiario non può impedirti di immaginare il nudo che ci sta sotto, di fatto siamo tutti uguali, visto uno/una visti tutti/tutte; i vestiti non servono alla morale, servono solo a farsi apparire moralmente a posto, non ad esserlo.
  3. Prendi una foto di una persona nuda e guardala per una decina di secondi.
  4. Ora chiudi gli occhi e prova a vestire con la mente la persona in essa raffigurata.
    Ci sei riuscito? Credo proprio di si! Poco ci vuole per non farsi infastidire dal nudo, basta guardare oltre.

Il nudo di per sé stesso non può arrecare nessun danno, caso mai può solo apportare tanti, ma proprio tanti benefici, vale proprio la pena fare quel piccolissimo sforzo talvolta necessario a superare il disagio inziale, un disagio che non è per niente naturale, non nasce con noi ma si forma in seguito in ragione dei condizionamenti che ci vengono indotti. Si nasce nudisti e poi ci obbligano a diventare tessili, riprendersi il piacere della nudità è un dovere morale, oltre che un diritto naturale e… i diritti naturali sono inalienabili, cioè qualsiasi obbligo alla rinuncia non ha valore legale, e irrinunciabili, cioè qualsiasi accordo di rinuncia non ha valore legale.

Art. 3 della Costituzione Italiana

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Manerba, Mort, Dante… cos’altro serve per svegliarsi?


Premessa
Associazioni e Federazioni, sulle quali dovrò qui parlare, non sono entità possedute da vita propria, ma sono strutture sociali che vivono a seguito del lavoro svolto dal proprio Consiglio Direttivo. Riferendomi per comodità ad esse, pertanto, faccio invero e necessariamente riferimento non all’ente in se e per se, ma a chi lo presiede e lo dirige.


All’inizio, tanti anni addietro, ci furono i pionieri del nudismo, persone che non temevano le ritorsioni anche fisiche, persone che non si facevano remore nel farsi vedere nude e nel colonizzare luoghi ove praticare il nudismo. Fu, quello, il periodo della crescita e della diffusione: da zero praticanti e zero luoghi in pochissimi anni si passo a qualche migliaio di praticante e a decine di luoghi.
Poi arrivò l’età della vergogna, il nudismo divenne naturismo, il movimento si chiuse su se stesso, i gruppi operarono come carbonari. Fu, quello, il periodo della quiescenza: gli anni passavano ma praticanti e luoghi crescevano lentamente o non crescevano affatto, in particolare i luoghi.
Infine arrivarono gli ideologi del rispetto e del silenzio, i cultori del miele al posto dell’aceto, e fu l’affermarsi della decadenza: sulle fondamenta suicide create dal periodo della vergogna si ersero le mura delle rivalse tessili, dei servizi (pseudo)giornalistici intrisi di falsità e ignoranza, delle Ordinanze di divieto. Il duro e sudato lavoro dei pionieri viene ignobilmente distrutto, i luoghi in cui da decine d’anni si praticava in piena tranquillità il nudismo vengono interdetti.

Limitandosi ai casi più tipici e pubblicizzati, prima si ebbe la Rocca di Manerba, dove con la scusa, si perché era solo una bella e buona scusa come dimostrai in un mio articolo dell’epoca (leggilo), delle scene di sesso viene dal Sindaco (e si faccia ben presente del Sindaco, non del Consiglio Comunale) emessa un’Ordinanaza di divieto al nudismo. Poi iniziano a farsi avanti problemi al Lido di Dante che paiono subito rientrare. Al loro posto iniziano quelli del Mort, qui si arriva ad una strana situazione, imprudentemente qualcuno gioisce ma quest’anno, così come avevo a suo tempo palesato in un mio articolo (“perché mai si da una concessione mediante un’Ordinanza? Le concessioni si danno con Delibera, le Ordinanze servono per i divieti). Nell’ultimo mese risalta fuori il Lido di Dante dove la situazione si rifà calda, anzi caldissima: la forestale mette in atto azioni di vera e propria rappresaglia fermando e denunciando i nudisti, facendosi forza su di una legge che invero, presa per come viene presa, dovrebbe inibire l’accesso a chiunque, vestito o nudo che sia. Un discriminante, quindi anticostituzionale, abuso di potere.
A fronte di tali situazioni, ma soprattutto di quest’ultima del Lido di Dante, alcuni esponenti del movimento nudista si stanno chiedendo cosa fare, come intervenire (per inciso, dopo aver già fatto qualcosa, sebbene senza effetto positivo), purtroppo le tante risposte sollevano tutte anche dei dubbi e delle perplessità: ma serviranno a qualcosa? riusciremo a portare numeri adeguati ad una protesta? o causeremo solo rappresaglie più decise e prepotenti?

Fra queste domande se ne solleva anche un’altra: “ma perché la Federazione tace? perché non interviene come sarebbe suo dovere?” Partiamo da qui.

Invero la Federazione si sta muovendo, sta facendo qualcosa, anzi tanto, sta seguendo quella che da tempo si è palesata come la sua linea di pensiero politico e sociale: la distruzione delle spiagge (e luoghi in genere) libere! Sono anni che non ne fa segreto, tutte le sue azioni sono volte a ottenere la ghettizzazione del nudismo, persino all’ultimo Congresso Internazionale, il primo tenutosi in Italia e il primo organizzato dalla Federazione , il tema di fondo era basato sul mettere in cattiva luce il nudismo libero e sostenere a spada tratta la necessità del naturismo commerciale. Ben evidenti sono gli interessi economici federali e associativi dietro a tale linea: per fare più tessere (alias aumentare gli introiti) devo trovare il modo di cerare un obbligo al tesseramento, le spiagge libere non le posso vincolare in nessun modo, nei villaggi chiusi (ghetti in sostanza) posso invece vincolare l’accesso al possesso della tessera ed ecco che, facendo disinformazione per sollecitare le persone a frequentare più i villaggi che le spiagge libere, facendo in modo che le spiagge libere non solo non crescano ma decrescano, ecco che ottengo lo scopo primario dell’aumento del tesseramento. Meno evidenti, almeno per chi è fuori dal giro e non conosce le persone in campo, sono gli interessi economici personali: essere al contempo Presidente di Federazione o Associazioni e proprietario o comunque socio di villaggi e centri risulta essere, se non proprio una palese violazione delle regole sociali, quantomeno un conflitto d’interessi che apre la porta a dubbi e perplessità assolutamente leciti.
Ecco perché la Federazione , qui come a Manerba, come in tante altre occasioni, non interviene: perché è sua precisa volontà, suo preciso interesse non farlo.

A questo punto, dato il disinteresse della Federazione, disinteresse che non solo è fuori da ogni logica, ma è pure palese inadempienza verso i propri compiti istituzionali (una Federazione esiste per difendere l’interesse sociale del movimento, non per difendere il proprio esclusivo interesse economico), costituzionali (una Federazione deve promuovere e agire secondo il volere dei propri federati, non secondo il volere del proprio Presidente o del proprio Consiglio Direttivo) e politici (le Federazioni sarebbero gli enti preposti alle trattative con le istituzioni, gli unici a poter fare vera pressione politica), ecco, a questo punto non solo le Associazioni di categoria sono autorizzate a prendere l’iniziativa, ma lo devono assolutamente fare; le Associazioni non sono diramazioni federali, bensì gruppi autonomi di persone riunite da uno stesso interesse; le Associazioni non sono prive di autonomia, anzi ne hanno piena facoltà; le Associazioni non sono alle dipendenze della Federazione, ma è vero l’esatto opposto, è la Federazione ad essere alle dipendenze delle Associazioni. Una Federazione serve a coordinare le attività Nazionali del movimento, ma raccogliendo e applicando i suggerimenti della base, se però viene a mancare a questo suo unico vero compito e tenta d’imporre un ribaltone delle logiche associative e federative, beh, allora le Associazioni hanno il dovere di destituire su due piedi chi presiede e dirige la Federazione, togliere loro ogni potere decisionale e attuativo e operare coordinandosi, se possibile, direttamente tra loro.

Passiamo ora alle altre questioni.

Ciò che sta avvenendo al Lido di Dante, non è da imputarsi al Lido di Dante, esattamente come quanto avvenuto al Mort o a Manerba non sono da imputarsi al Mort o a Manerba, si sta parlando di Italia, di una situazione italiana e che va ragionata pensando non alle singole specifiche località ma all’Italia nel suo insieme.
Due sono gli aspetti da esaminare, ma che in realtà hanno cause comuni e richiedono azioni comuni:

  1. l’opposizione al nudismo delle istituzioni;
  2. il limitatissimo coinvolgimento nelle azioni di protesta da parte degli associati e non associati.

Inutile continuare a recriminare sulla chiusura mentale della società, sull’ignoranza dei media, sul disinteresse di chi non è nudista, i veri artefici di tale situazione sono i nudisti stessi, in primis la Federazione, poi le Associazioni e infine anche le singole persone. Federazione e Associazioni, pur nel concetto che la generalizzazione fa sempre torto a qualcuno ma è comunque necessaria, hanno indotto le persone a credere e propagandare un sacco di falsità, ad agire in modi inopportuni, a imporsi regole assurde e controproducenti.

Uno, l’essersi dati un termine inappropriato e poco chiaro, un termine che già da decine di secoli identifica un preciso movimento ideologico e sociale con piccole attinenze ma tante diversità. Non basta, non è corretto che quattro gatti si riuniscano in congresso, sia pure internazionale, e decidano di appropriarsi di una parola, di cambiarle quasi totalmente il suo significato storico. Questa non è spontanea evoluzione naturale dell’etimologia o dell’utilizzo di un termine, questa è una indebita forzatura: pur accettando, comunque, tale fatto e accettando la definizione che ne è scaturita, naturismo non è nudismo, lo può intendere ma non lo identifica, lo può comprendere ma anche no. Tra l’altro il ricorrere ad una parola non chiara, volenti o nolenti trasmette un messaggio di vergogna e l’inevitabile risposta è quella di distacco, disinteresse, o addirittura opposizione: “se ti vergogni tu di definiti chiaramente per quello che fai, stai nudo quindi sei nudista, perché mai io dovrei seguirti o anche solo appoggiarti?”

Due, l’aver fatto credere che la legge italiana sia d’ostacolo al nudismo e lo ritenga un reato, quando invece la legge italiana è una delle più favorevoli alla pratica del nudismo, nel mondo solo la Spagna ha qualcosa di meglio, anche se sarebbe opportuno dire di più chiaro. Da nessuna parte della legge italiana si parla di nudo e nudismo, gli articoli del Codice Penale parlano solo ed esclusivamente di “atti osceni in luogo pubblico” (e si sa bene che mai si è avuta imputazione in tal senso per qualche nudista, se non per errata interpretazione della parola nudista) e di “atti contrari alla pubblica decenza” (e qui dopo anni di quiescenza le coscienze istituzionali si sono improvvisamente e stranamente risvegliate), ma da nessuna parte poi si vanno meglio a precisare quali siano questi atti; il tutto si fonda, pertanto, solo sulla convenzione sociale, ma questa non è immutabile, bensì cambia coi tempi e, ad oggi, il nudo pubblico non è più un atto che i più vedano come indecente, così come confermato dalle ormai molte sentenze, ivi compresa quella della Cassazione. Ciò dovrebbe di fatto portare gli operatori delle Forze dell’Ordine a non intervenire più nei confronti di chi pratica nudismo, se questo non avviene è per effetto di quanto già detto o di quanto segue.

Tre, l’aver fatto perdere al movimento nudista la sua vera identità e la sua forza: alcuni esponenti, più o meno di spicco, del movimento si sono infatti fatti portatori, arrivando spesso a imporlo per non essere considerati sessualmente deviati, di un concetto assolutamente iniquo di rispetto; un concetto di rispetto che impone l’annullamento totale del proprio diritto a stare nudi, a fronte di un fastidio (che ricordiamo trattarsi di una vera e propria malattia psicologica: la gymnofobia… e le malattie si curano, non si elevano a status sociale di norma) per la visione di un copro nudo, fastidio che può evitarsi facilmente girandosi e allontanandosi. Il vero concetto di rispetto non può mai transigere dal senso di reciprocità, non può mai ignorare il diritto alla parità (che di certo non si ottiene con la rinuncia di una delle parti e quasi mai si trova allea media aritmetica dei due pensieri. Operando nel contesto di tale assurda forma di rispetto si è solo ottenuto di dare spazio ai pochi oppositori, si perché sono pochi, anzi pochissimi, molto meno di quanti siano i nudisti, solo che loro non si fanno riguardo ad alzare la voce, al contrario dei nudisti che se ne stanno in totale silenzio; ovviamente le istituzioni danno ascolto e concedono ragione a chi si fa sentire e non a chi sta in silenzio.

Quali, pertanto, le azioni che il movimento nudista può (e deve) mettere in atto?

Innanzitutto abbandonare l’utilizzo improprio della parola naturismo, per abbracciare e diffondere quello della parola nudismo; parola più chiara, più precisa, che ha il pregio di togliere a chi la pronuncia e a che la sente la sensazione di vergogna, inducendo il nudista ad essere più aperto e orgoglioso di quello che è, la controparte a sentirsi coinvolta e, magari, decidere per il passaggio.
Poi smetterla di rispettare chi non vuole vedere il nudo, tale rispetto non è nella rinuncia a stare nudi, casomai, viste le debite proporzioni, nella definizione di aree in cui il nudo è vietato (un 10% del territorio italiano sarebbe più che proporzionato).

Infine, in caso di fermo da parte delle Forze dell’Ordine, non restarsene inermi ma manifestare immediatamente e fermamente il proprio disappunto, esporre (non sempre, anzi quasi mai, i militi sono a conoscenza delle sentenze, si limitano ad eseguire pedissequamente degli ordini) le motivazioni che rendono perfettamente legale lo stare nudi, annunciare, in caso di loro insistenza, che non si procederà solo a un semplice ricorso (il cui esito sarà sicuramente favorevole, con costi per la comunità che sarebbero risparmiabili), ma anche ad una denuncia per abuso di potere e discriminazione comportamentale.

Azioni che, però, hanno la non piccola pecca nel doversi intendere a lungo termine, mentre il Lido di Dante non ha tempo per attendere, e allora? Allora…
Se, come ho sentito dire, si è certi che la chiusura al nudismo porterà nel giro di poco al fallimento o, quantomeno, a uno stato di crisi per i commercianti della zona, allora la cosa migliore da farsi sarebbe proprio quella di non fare assolutamente niente: lasciare che si chiuda la zona al nudismo, facendo propaganda in modo che più nessun nudista frequenti la zona nemmeno riducendosi a farlo da tessile.
Se tale certezza non c’è allora si potrebbero portare avanti contemporaneamente due azioni parallele:

  1. seguire l’iter burocratico di protesta e pressione politica, coinvolgendo il maggior numero possibile di posizioni politiche (Presidente della Repubblica, Presidente della Camera, e via dicendo);
  2. mettere in campo momenti di protesta, che devono però essere plateali: così come dimostrato in molte occasioni (partendo dai cani di Green Hill, dai camionisti siciliani, dalle manifestazioni NoTAV, per arrivare a chi , da solo, si è dato fuoco davanti a Equitalia, o si è incatenato in una piazza, o si è messo nudo davanti al parlamento, eccetera) in Italia oggi si ottiene di più con poche persone decise e disposte a tutto, piuttosto che con migliaia di persone inermi e indecise. Lancio una sola piccola idea. Oggi vanno di moda i Flash Mob, se ne potrebbe organizzare uno che in contemporanea porti una cinquantina di persone davanti ai comuni dei principali capoluoghi di provincia, queste al dato segnale si calano le braghe appena sotto le anche a mostrare una parte dei glutei nudi (cosa che oggi avviene normalmente quando qualcuno si china e non può pertanto dare adito a interventi di censura) e li si bloccano per un minuto. A lato bandiere dei gruppi e delle Associazioni, oltre a cartelloni che con alcuni precisi slogan diano il senso della cosa.

La prima strada è incerta e sicuramente lunga, la seconda più immediata e darebbe sicuramente molta eco mediatica alla questione, e solo mediante l’eco mediatica oggi si può ottenere ascolto e ragione. Ciò che è importante è che si smetta di stare in silenzio, che si smetta di aver paura, che la si finisca con l’insulso rispetto di chi, per un suo semplice fastidio, non rispetta noi, che si abbandoni l’idea del ghetto a favore di quella, assai forte in tutto il resto del mondo, del “il vestito è facoltativo”. Nel tutto due cose sono poi ancora assolutamente necessarie: supportare l’idea che se il nudo è sano e bello, lo è necessariamente ovunque e quantunque; coinvolgere chi non è nudista nelle nostre attività, che siano di proteste ma anche no.

L’equilibrio delle cose


Pensierino Pasquale….

Io rispetto chi non vuole vedere persone nude e sono disposto ad una mediazione, ma tale mediazione non può essere nella mia rinuncia al diritto naturale di stare nudo o nel dovermi esiliare in ghetti nudisti.

Considerato che quelli a cui proprio non riesce di vedere persone nude sono all’incirca il 10% degli italiani

Visto che quelli che praticano con una certa costanza il nudismo sono il 15% degli italiani

Stabilito che la restante parte del popolo italiano (75%) accetta che si pratichi il nudismo, ammettendo la presenza di persone nude ovunque, e che una buona parte di questi (50%) ha praticato il nudismo almeno una volta nella sua vita

Si stabilisce che la mediazione più corretta sarebbe nel definire un 10% del territorio italiano dove sia vietato stare nudi; un 15% dove sia obbligatorio stare nudi e nel resto ognuno deve poter stare come meglio desidera: vestito, parzialmente vestito, nudo.

Questo e solo questo sarebbe il naturale equilibrio dello stato di fatto italiano, puntando ad un futuro dove il 100% del territorio sia libero, il che sarebbe la cosa più logica e naturale!

L’imposizione


L'imposizione

L'imposizione

Uno dei più frequenti motivi di contrasto tra persone o fra comunità è quello che viene definito imposizione, quello che scaturisce nella tipica frase difensiva “tu mi vuoi imporre le tue idee”, quello che porta taluni a professare la non imposizione. Ma cosa è veramente l’imposizione? Sono corrette le frasi e le posizioni sopra indicate? Come si fa a imporsi? Quando e cosa si può imporre? Chi può imporre qualcosa e a chi?

Partiamo dal vocabolario (il rinomato G. Devoto – G. C. Oli) e leggiamo che:

  • Imposizione: Ingiunzione ritenuta immotivata o arbitraria – Assegnazione o attribuzione obbligatoria;
  • Ingiunzione: Ordine perentorio fondato su una posizione di autorità o superiorità direttamente valutabile;
  • Imporre: prescrivere o comandare profittando dell’autorità giuridica o morale – Far sentire inequivocabilmente la propria autorità o superiorità.

Possiamo subito evincere, come del resto già la logica poteva farci comprendere, che l’imposizione può essere tentata solo da chi si trova già in partenza in una posizione di vantaggio e di forza, vuoi per via del ruolo dominante, ad esempio per effetto di scala gerarchica (il capo nei confronti dei suoi sottoposti) o di forza economica (la grande azienda nei confronti dei clienti), vuoi per via del contesto sociale, politico o sociopolitico di maggioranza. Tutti gli altri, tutti coloro che si trovano nella posizione di svantaggio, di minoranza, di sudditanza, di debolezza, non potranno mai tentare d’imporsi, possono solo difendersi dalle imposizioni che ricevono, possono solo manifestare con più o meno fermezza il loro dissenso, possono solo tentare di farsi comprendere e rispettare. Azioni assolutamente legittime e che, anche se per la controparte possono sembrare imposizioni, in realtà non lo possono essere e sono solo reazioni logiche e corrette all’imposizione che la parte in stato di svantaggio sta ricevendo dalla parte in stato di vantaggio. Infatti, pretendere il rispetto delle proprie idee, pretendere un proprio spazio vitale nel quale poter agire secondo la propria visione della vita, chiedere con fermezza e reiteratamente d’essere ascoltati, diffondere ad ampio spettro i propri ideali, fare proselitismo, quando attuate dalla parte in posizione di non dominanza, non sono delle imposizioni, sono solo azioni di difesa che non sarebbero necessarie se la parte dominante non tentasse di imporre i propri credo e le proprie regole, ovvero se la parte dominante rispettasse nel vero senso della parola l’altra parte.

Il famosissimo detto “la libertà dell’uno finisce dove inizia la libertà dell’altro” non può essere interpretato solo a favore della parte dominante, cioè a senso unico al fine di rinforzare la sottomissione della parte non dominante, piuttosto deve intendersi a doppio senso, se non addirittura al contrario: ” la libertà dell’uno finisce dove inizia la libertà dell’altro , ma la libertà dell’altro finisce dove inizia la mia libertà”. Nasce qui la questione di come stabilire il punto d’incontro tra le due libertà. Di certo non lo si può determinare in modo aritmetico, che i pesi delle limitazioni indotte a una parte per effetto dell’opinione dell’altra non è quasi mai identico, pertanto il punto di mediazione va definito secondo un ben più complesso calcolo algebrico, andando a valutare di volta in volta l’impatto che le due posizioni hanno sulla controparte. Insomma il giusto compromesso raramente è nel mezzo, ma il più delle volte è sbilanciato da una parte, il più delle volte una delle due parti mette sul piatto un qualcosa che andrebbe a limitare fortemente o totalmente la libertà dell’altra, che invece sul piatto mette un qualcosa che risulterebbe molto poco limitante o fastidioso per la prima parte.

Per rispettare l’altro, non posso essere costretto e non devo ridurmi a rinunciare alla mia visione, al mio stile di vita, in caso contrario è più che giusto che io metta in atto tutte quelle azioni atte a proteggermi, il che non vuol dire che io voglia impormi, ma piuttosto dovrebbe far capire che mi si sta ingiustamente imponendo qualcosa.

Sbaglia e alla grande, dunque, chi pur trovandosi nella posizione di svantaggio, propone la linea del “non dobbiamo imporci”, innanzitutto perché di fatto non è nella condizione di imporre alcunché a chicchessia, in secondo luogo perché così facendo il messaggio che trasmette alla controparte incrementa ancora di più il suo stato di sudditanza:
1) Comprendo che voi siete più forti di me, indi mi arrendo già di partenza e mi sottometto ai vostri voleri
2) Sono un remissivo, quindi potete ignorarmi e ignorare i miei diritti
3) Sono un vigliacco, fate di me quello che volete.

Quando non si tratta di un qualcosa d’illegale, non bisogna aver paura di difendere le proprie opinioni, le proprie posizioni, il proprio stile di vita, anzi, è necessario e giusto farlo, è un diritto basilare che nessuno può togliere e nemmeno limitare. Poco o nulla deve interessare, a livello di concetto che poi è diverso parlare di come portare avanti tali azioni a livello di comunicazione, se la controparte ne possa risultare più o meno infastidita, è un problema suo che viene a crearsi solo e perché lei, la controparte, sta adottando atteggiamenti di prevaricazione, sta a lei modificare il suo atteggiamento di modo che scompaia la necessità, e quindi il fastidio, dei meccanismi di difesa.

Alcuni esempi.

Il titolare di un’azienda che pretende dal suo personale l’uso di giacca e cravatta sta facendo un’imposizione; il dipendente che chiede di potersene stare in camicia e senza cravatta sta esercitando un suo diritto.

Il Sindaco che emette un’Ordinanza sta facendo un’imposizione; il cittadino che manifesta il suo dissenso nei confronti dell’Ordinanza sta esercitando un suo diritto.

La società che propaganda degli stereotipi sta facendo un’imposizione; la persona che si adopera per abbattere gli stereotipi sociali sta esercitando un suo diritto.

La struttura natatoria che obbliga a fare la doccia con il costume o la struttura saunistica che pretende l’uso del costume anche nella cabina sauna stanno facendo un’imposizione, per altro andando contro il buon senso igienico; il cliente che chiede di poter fare a meno del costume sta esercitando un suo diritto.

La struttura nudista che vieta l’uso dell’abbigliamento sta facendo un’imposizione; il nudista che in una struttura tessile chiede di poter stare nudo sta esercitando un suo diritto.

Logica illogica o illogica logica?


Tutti paladini della libertà, ma spesso solo di quella propria! Tutti trionfi delle proprie certezze, ma spesso sono solo personali convinzioni! Si fa un gran parlare di evoluzione, ma alla fine non ci si vuole liberare dalla più grande involuzione al mondo: quella degli stereotipi sociali!

Logica illogica o illogica logica?

Un viaggio tra i principali luoghi comuni dell’opposizione al nudismo.

Tutti, in un modo o nell’altro, sostengono la logica del conoscere, dello studiare, dell’esaminare le questioni prima di dare un parere, prendere una posizione o deliberare in merito, eppure, quando si parla di nudismo tutte le logiche del mondo sembrano saltare e molti, tra gli oppositori e i dubbiosi, sono coloro che fanno affermazioni e formulano certezze senza aver mai minimamente avvicinato il mondo nudista, senza averne mai studiato le regole, senza averne mai approfondito l’essenza. Questo, purtroppo, avviene anche tra coloro che, più di tutti, dovrebbero attenersi alle logiche sopra menzionate, ovvero Consiglieri Comunali, Sindaci, Amministratori delle Istituzioni varie e politici in genere, sempre molto lesti nel recepire le lamentele avanzate dai soliti quattro gatti, ma, salvo rarissimi casi, assolutamente ciechi nei confronti del cospicuo numero di nudisti e dell’ancora più importante maggioranza tessile silente.

Uno dei luoghi comuni più frequenti è quello dei bambini. Ogni volta che si parla di nudismo salta fuori la frase “ma ci sono i bambini” ad affermare che non si può accettare il nudismo perché i bambini ne sarebbero in qualche modo danneggiati. Dove sono le prove di questo? Dove sono le dimostrazioni scientifiche? No, non perdete tempo a cercarle, non esistono! Esistono, invece, le prove e le dimostrazioni scientifiche dell’esatto contrario: “I bambini, il senso di vergogna e gli abusi” di Paul M. Bowman. Forse non si sa o più facilmente si vuole ignorare che almeno il 25% dei nudisti è costituito da nuclei familiari, e, con tale termine, mi riferisco alle coppie con figli, indi sussistono migliaia di esperienze reali dimostranti che i bambini non solo si trovano pienamente a loro agio nella nudità, ma crescono ben più sani, sia nel fisico che nello spirito. In Italia si vedono poche famiglie nudiste solo perché, non essendo il nudismo autorizzato se non in pochissimi posti (si contano sulle dita di una mano), sono costrette a fluire verso località e strutture estere, dove il nudismo non solo viene ampiamente ammesso, ma in molti casi è addirittura espressione stessa della cultura sociale del posto. Il bello è che anche i Sindaci e gli Assessori italiani che hanno rilasciato affermazioni del tipo “se il nudismo fosse fatto di famiglie nulla avremmo da obiettare e apriremmo parte del territorio al nudismo” nulla fanno affinché le famiglie nudiste possano essere indotte a frequentare i loro territori, anzi emettendo delibere che rendendo il nudismo atto illecito le allontanano definitivamente.

Si vuole la botte piena e la moglie ubriaca, ci si perde nel cercare di capire se sia meglio un uovo oggi o una gallina domani, ci si allunga in fulgide quanto inutili teorizzazioni del tipo “è nata prima la gallina o è nato prima l’uovo?” e, nel frattempo, si perdono tutte le possibili risorse turistico economiche che sono, con assoluta certezza, legate al nudismo: solo in Italia si stimano un due milioni di praticanti, certo non molti ma se consideriamo che in Italia non è facile essere nudisti e ancora meno praticare il nudismo, beh ecco che, come dimostrato da alcune indagini fatte anche in ambito non nudista, è facile ipotizzare che aprendo al nudismo i praticanti italiani potrebbero come minimo immediatamente decuplicarsi. Questo va a sconfessare la seconda assurda, perché non supportata da nessuna specifica indagine sociale, affermazione spesso esposta da Sindaci, Assessori, operatori turistici: aprendo al nudismo perderemmo una buona fetta del nostro indotto turistico.

Il terzo luogo comune è che il nudismo sia la causa della presenza di depravati sessuali. Assolutamente senza logica! Le depravazioni sessuali e le relative manifestazioni esistono da ben prima che vedesse la luce l’idea nudista (intesa in senso moderno, perché di fatto l’uomo è nato nudo e nudo ci è vissuto per diversi secoli; ancora ai primi del novecento esistevano comunità che non conoscevano l’uso dell’abbigliamento, nemmeno ridotto ai minimi termini). Depravazioni sessuali e relative manifestazioni, come dimostrato da diversi studi sociologici e dall’osservazione delle popolazioni che, nella prima metà del secolo scorso, ancora vivevano nella nudità totale, sono da imputarsi senza dubbio al pudore, al divieto sessuale, al nascondere il corpo, al desiderio che tutto questo fa nascere nelle persone e che, in alcuni casi, non viene contenuto sfociando nelle manifestazioni esibizionistiche, nello spiare le coppie appartate (o le spiagge nudiste), nelle violenze a carattere sessuale. Certo le spiagge e le strutture nudiste catalizzano in modo particolare tali soggetti, ma questo, se proprio vogliamo, potrebbe essere un bene in quanto:

  1. libera le altre spiagge e strutture dal problema;
  2. rende evidente la presenza di tali soggetti, che qui si sentono stranamente autorizzati ad esporsi di più, facilitando l’azione depurativa o, meglio ancora, rieducativa;
  3. nel tempo l’esposizione continua al nudo tenderebbe automaticamente a “curare” e far svanire tali soggetti.

Per altro ci sarebbe anche una semplicissima soluzione a questo problema: invece di creare “ghetti” nudisti, rendere, così come in diversi paesi stranieri (ad esempio la Spagna), l’uso del vestiario facoltativo pressoché ovunque, in tal modo i soggetti di cui sopra non si accentrerebbero tutti in un unico punto e sarebbero meno propensi a rendersi evidenti, nel mentre l’azione rieducativa del nudismo amplierebbe la sua portata coinvolgendo più persone ed estendendosi su un territorio più vasto.

Altri luoghi comuni scendono nelle banalità più pure, tre esempi per tutti:

  1. “stare nudi è peccato”;
  2. “ma se i vestiti sono stati inventati ci sarà pure un motivo?”;
  3. “ma che difficoltà c’è a mettersi il costume?”.

L’ingenuità di chi pone queste domante è alquanto evidente:

  1. non è vero che stare nudi è peccato, nel Cristianesimo e in molte altre Religioni il nudo è altresì uno stato di purificazione o, comunque, ammissibile e accettabile, vedi “Religione vs Nudismo e Naturismo” di Massimo Lanari;
  2. i vestiti non sono stati inventati per nascondere il corpo, ma per proteggerlo dalle intemperie, dal freddo, dal contatto con superfici abrasive; all’uso dei vestiti come mezzi censori si è arrivati molto, molto dopo per via di strumentalizzazioni nate a seguito di esigenze, politiche e/o religiose, di controllo delle genti;
  3. i nudisti non hanno nessuna difficoltà a mettersi il costume e infatti lo fanno spesso dal momento che vi sono costretti; la domanda, anzi, le domande le fanno i nudisti a chi nudista non è: “ma che problema c’è a stare nudi? Che differenza c’è tra coprire pochi centimetri di pelle, per altro senza per questo nasconderne le forme, e non coprirli? Che differenza formale ed estetica c’è tra una bocca è una vulva? O tra una mano e un pene? Perché il 99,99% della superficie corporea può essere mostrato senza problemi e lo 0,1% rimanente no?” E a domanda non si risponde con altra domanda!

Infine, come ultimo strenuo baluardo di difesa, un altro luogo comune: “scusa, ma ci sono cose ben più importanti del nudismo”. Beh, esattamente così come ci sono cose più importanti per tantissime, se non tutte, le battaglie sociali che vengono portate avanti: ognuno ha le sue priorità e pone le sue battaglie in fronte alle altre. Parlando di nudismo, però, non si parla solo del potere stare nudi a prendere il sole o mentre si cammina per i monti, per fare due soli rapidi esempi, ma si parla anche e soprattutto della libertà di espressione ed opinione, quella libertà che è sancita dalla nostra stessa Costituzione, quella libertà che viene spesso tirata in ballo per cose ben meno importanti del nudismo! Chi sta nudo non apporta danni a nessuno e logica vorrebbe, quindi, che possa essere libero di farlo. Certo è vero che chi si sente infastidito dalla visione del nudo (e qui ci sarebbe da parlarne a lungo di sta cosa, visto che il più delle volte costoro sono anche quelli/e che sbranano le riviste pornografiche) si trova a essere limitato nella sua libertà di non vedere persone nude, ma … gli basta girarsi dall’altra parte per non vederle, oppure basta che si sposti di un centinaio di metri, la sua limitazione di libertà è, quindi, assolutamente parziale, molto parziale, diciamo di un 10%. Chi, al contrario, non può mettersi nudo perché non gli è permesso farlo, si vede limitare la sua libertà al 100%. Nel confronto tra due diritti non possiamo semplicemente spezzare le cose a metà, ma si devono sempre mettere sul piatto della bilancia il peso delle due diverse posizioni e il peso delle due opposte limitazioni, di conseguenza il punto d’incontro tra opposte libertà non è quasi mai nel mezzo. Nello specifico il punto d’incontro tra i diritti dei nudisti e quelli dei non nudisti non è nel proibire il nudismo, bensì nel consentirlo e, se proprio necessario, segnalarlo.

In conclusione… l’opposizione al nudismo è logica illogica o illogica logica? Al lettore l’ardua sentenza.

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