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Nudismo e social network


Va bene creare e utilizzare dei social specifici per il nudismo, ma non va assolutamente bene isolarcisi, usare solo quelli, abbandonare i social generalisti. Così facendo si avvalora solo il messaggio che molti di questi ultimi fanno passare in merito al corpo e alla nudità, si consolida la posizione di coloro che ancora non sopportano la visione di un corpo nudo, si rafforza l’idea che i nudisti siano dei maiali e vadano ghettizzati.

Ogni evoluzione sociale ha voluto i suoi “eroi” e i suoi feriti e anche questa non è da meno, anche questa, come le prime, necessità di compattezza, cooperazione, solidarietà, pazienza e… insistenza.

Dieci cose assolutamente da fare nel 2018


1)      Mettersi a nudo

2)      Mettersi a nudo

3)      Mettersi a nudo

4)      Mettersi a nudo

5)      Mettersi a nudo

6)      Mettersi a nudo

7)      Mettersi a nudo

8)      Mettersi a nudo

9)      Mettersi a nudo

10)   Mettersi a nudo

#nudiènormale

#nudièmeglio

Educare al rispetto



Si parla molto di educare al rispetto della donna e delle differenze, ma come si fa a farlo in una società che promuove il fastidio per il corpo e obbliga a nasconderlo? Per educare al rispetto e necessario educare al nudo sociale!


Che bella #società


Cogito ergo dubitoMi guardo in giro, osservo, considero, analizzo, penso e…

Cantieri stradali pressoché permanenti.

Buche in perenne (ri)formazione.

Si costruiscono sempre più strade senza minimamente incidere sul tracollo del traffico.

Strade ad alto scorrimento con un limite di velocità di 90 o addirittura 70 chilometri all’ora.

Strade a 90, 11o o più chilometri all’ora dove, però, la massiccia presenza di camion comporta una velocità massima di 70 chilometri all’ora.

Case nuove bruciano il verde e abbandonate case vecchie vanno in rovina.

Persone che abitano in zona A e vanno a lavorare in zona B, persone che abitano in zona B e vanno in zona A a fare gli stessi lavori delle precedenti.

Soldi che mancano, prezzi che crescono.

Lo stato pubblicizza la mortalità delle sigarette e poi continua a produrle.

Lo stato impone l’obbligo di vaccinazione ai bambini con la motivazione che serve a proteggere la società dalle malattie e poi alimenta abitudini (ad esempio fumare), produzioni (sigarette in primis) e sistemi (cure chemioterapiche, termovalorizzatori, congestione del traffico, eccetera) che ammalano la società anche più delle malattie gestite dai suddetti vaccini.

Gazze che danno del ladro alle volpi, volpi che danno del furbo alle gazze.

Comici che fanno i politici, politici che fanno i comici.

Sulla strada molti si comportano come se le regole fossero state scritte solo per gli altri.

Soste in seconda, terza, quarta fila.

Sorpassi delle code.

Improvvisi stop e lunghe fermate in piena corsia di marcia.

Vetture lente che non badano alla coda che si forma dietro a loro.

Chi, per non fare la coda, finge di non conoscere la corsie che vanno a morire o approfitta degli svincoli per uscire qui e rientrare poco più avanti.

Motocrossisti e ciclisti danneggiano senza remore i sentieri che sono costati soldi e sudore agli escursionisti.

Esaltazione della furbizia, denigrazione dell’onestà.

Cure vendute come prevenzione, prevenzione venduta come imbroglio.

Invito alla diagnosi precoce, distruzione del processo di mantenimento in salubrità.

Invito (all’eccesso) igienico, uso indiscriminato di medicinali indebolenti e leganti.

Si ragiona per stereotipi e poi ci si offende per le generalizzazioni.

Ci si lamenta di tante cose ma se qualcuno propone delle possibili soluzioni se ne contestano le virgole e se proprio non si trova nulla da ridire si passa al “tanto non verranno mai approvate / adottate” oppure al “ci sono cose più importanti a cui pensare”.

Si contestano i discorsi di parte attraverso discorsi altrettanto di parte.

Si giudica le altrui idee non per i loro contenuti ma per la fede politica di chi le manifesta: se è la stessa sono sempre giuste, se è diversa sono sempre sbagliate.

Si contestano i cementifici ma non si rinuncia alla casa in cemento.

Si contestano le cave di marmo ma non si rinuncia ai marmi in casa.

Si vorrebbero spogliare le donne mussulmane dei loro veli ma ci si rifiuta di spogliarsi dei propri costumi da bagno.

Si ritiene pericoloso chi nudo mostra evidenza dell’essere disarmato, si pretende che miliardi di persone girino vestite potendo così nascondere armi proprie e improprie.

Si offende chi sceglie di vivere nella normalità del nudo, si osanna chi veste in modo provocante.

Si censura chi nel nudo risulta pienamente rispettoso della dignità degli altri, si pubblicano e si apprezzano foto e commenti irrispettosi verso il genere femminile o verso gli altri in genere.

Le istituzioni continuano a parlare di ecologia e natura poi manifestano dissenso verso il nudo sociale.

Eh sì, viviamo proprio in una bella società!

P.S.

Per chiudere con una giusta nota di positività, cambiare, quantomeno avviare il processo di cambiamento, è facile, molte soluzioni sono già esistenti (telelavoro, telescuola, nudo sociale, chilometro zero, eccetera), basta volerlo, volerlo tutti insieme: persone, società, istituzioni!

Sessismo sociale… #nudièmeglio


Mentre la televisione ne parlava e ne trasmetteva le immagini, parlavo con “mia” (virgolettato per rimuovere dal termine quel sentore possessivo che viene spesso utilizzato per costruire strumentali destrutturazioni dei discorsi) moglie dello sciopero di ieri, quello delle donne, all’improvviso, per quelle strane strade che vengono percorse dalla mente radiale di chi usa abbondantemente le mappe mentali, una folgorazione: quanto è sessista lo sport, perché si perpetua ancora la svilente abitudine di separare la classifica tra maschi e femmine? Sono assolutamente convinto che in assenza di tale ormai obsoleta distinzione si potrebbero osservare risultati strabilianti.

Poi il discorso si è allargato…

Oggi si parla tanto di abolire il sessismo, figure più o meno rilevanti della società, dell’economia, dell’industria, della politica, dei governi manifestano l’appoggio a tale campagna e poi… poi per convenienza socio-politica si supportano atteggiamenti che differenziano ancor più l’uomo dalla donna discriminando quest’ultima (vedi, ad esempio, la, certamente complessa ma non per questo meno sessista, questione del velo imposto alle donne, e solo a loro, da certe religioni ed estremizzato dagli integralismi pseudo religiosi), ma soprattutto poi nulla viene fatto per eliminare quei tanti micro aspetti sessisti presenti nella società, ad esempio bagni e spogliatoi separati in scuole e centri sportivi, che proprio perché micro si insinuano più facilmente nel costume sociale condizionandolo ad una visione sessista.

Il sessismo va rimosso alla radice abituando i nostri ragazzi alla condivisione pacifica degli stessi spazi anche per quanto riguarda quelle situazioni in cui ci si potrebbe trovare parzialmente o totalmente nudi, di più, va proprio incentivata la nudità, sia essa intesa come momento privato che come momento conviviale, vanno del tutto eliminati i vani individuali presenti negli spogliatoi, va incentivato il cambiarsi pubblicamente, vanno rimossi i divieti (comparsi da qualche anno in piscine e palestre) al farsi la doccia nudi, vanno organizzati incontri sociali dove l’abbigliamento sia del tutto facoltativo e magari anche alcuni dove il nudo sia obbligatorio, va ripristinata l’antica abitudine dello sport in nudità.

Il nudo è l’arma più potente contro il sessismo: solo se nudi siamo tutti uguali, solo se nudi impariamo il più profondo reciproco rispetto, solo nella nudità sociale si debellano i vari stereotipi di genere, solo in una società nuda si può trovare quella sicurezza globale che era una delle voci in causa nello sciopero di ieri, solo una società nuda è priva di quegli stimoli che inducono atteggiamenti deviati e in primis la violenza sessuale. Solo in una società nuda!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

#nudièmeglio

Il nudo e la scuola


Sebbene l’educazione della famiglia resti cardinale rispetto ad ogni altro ambiente educativo, la scuola, intesa come ambiente di vita, apporta un influsso che, per certi ambiti, può totalmente distruggere quanto fatto in casa. I ragazzi e ancor più gli adolescenti hanno l’estremo bisogno di integrarsi nei vari strati sociali in cui vivono e la famiglia è un ambito privato anziché sociale. Ecco che ragazzi a casa molto tranquilli una volta a scuola si scatenano, ragazzi che a casa sono educati a scuola diventano maleducati, ragazzi che cresciuti secondo date regole ad un certo punto le rifiutano e si comportano esattamente all’opposto. I ragazzi devono integrarsi tra loro e, purtroppo, uno dei mezzi più semplici e rapidi per ottenere ciò è quello di mettersi in mostra, fare i bulli, manifestare rivolta contro le regole, ripudiare l’educazione ricevuta.

educazione nudistaCosa c’entra questo con la nudità e il nudismo? C’entra, c’entra! C’entra perché il nudismo attiva una serie di positivi meccanismi che potrebbero riequilibrare quelli visti innanzi, lo stare nudi in società porta a superare alcuni condizionamenti che sono alla base di tali malsani atteggiamenti.

Tanto per cominciare, visto che la scuola non può e non deve opporsi all’educazione famigliare, visto che è preoccupazione ormai comune quella di rispettare le varie ideologie, verrebbe così rispettato il diritto dei ragazzi nati e cresciuti in una famiglia nudista, sempre più numerosi e oggi quasi gli unici a essere discriminati, di non vedersi alterati nel loro stile di vita (la figlia di amici un giorno non voleva andare a scuola e si è scoperto che il motivo era perché la maestra, essendoci una festina con piscinetta, aveva richiesto alle bambine il costumino intero o i due pezzi e lei, abituata a fare le vacanze in nudità, aveva un solo pezzo).

Poi…

  • C’era un tempo in cui la nudità era un segno di rispetto verso coloro che, vivendo in stato di povertà, non potevano permettersi un costume e/o il cambio di vestiti, così in certe situazioni tutti nudi o, quantomeno, nudi coloro che non potevano fare diversamente, e questo avveniva anche in alcune scuole, ad esempio quando le lezioni si spostavano in piscina.
  • In diverse università anglosassoni, ma non solo, la nudità è prassi accettata in occasione momenti goliardici o attività sportive e nessuno se ne esce scandalizzato o viene molestato.
  • Nella nudità generale vengono ad essere annullate quasi tutte le differenze sociali, facilitando notevolmente l’integrazione… altro che i grembiulini.
  • La nudità comporta necessariamente una maggiore attenzione all’igiene personale e, da docente, posso assicurare che ce ne sarebbe un grande bisogno.
  • L’essere nudi insieme, ovviamente senza separazioni di genere, determina il superamento della visione oggettivata dell’altr* e il relativo comportamento sessista.
  • Vedersi nudi e vedere il nudo migliora inevitabilmente il rapporto con sé stessi e il proprio corpo, eliminando o quantomeno attenuando le problematiche della visione di sé.
  • Si annullerebbero, ovviamente, anche tutti quegli atteggiamenti di scherno verso lo stato fisco dei compagni: si vedono magari meglio ma si vedono anche i propri e li vedono anche gli altri.
  • Il contatto fisico tra nuda pelle trasmette messaggi fortissimi e lega tantissimo le persone.
  • La conseguente riduzione dello spazio vitale migliora sensibilmente le possibilità comunicative, di conseguenza l’integrazione.
  • Bambin* e ragazz* abituati alla nudità sono meno sensibili alle moine dei pedofili e, pertanto, più difficilmente preda degli stessi.

Nudi a scuola si starebbe meglio, si crescerebbe meglio, la società crescerebbe meglio e il futuro sarebbe per certi versi più ottimistico.

Nudi a scuola, si potrebbe iniziare con il proporre dei brevi momenti di allontanamento dalle vesti (ad esempio dopo l’attività in palestra suggerire, spiegandone le importanti ragioni medico salutistiche, di fare la doccia nudi) e poi pian piano incrementare il tempo nella nudità consentendola (la non obbligatorietà dev’essere base fondante del processo, altrimenti il tutto diverrebbe un’altra regola da osteggiare e violare) nell’ambito di quelle attività che più di altre possono trarre vantaggi rilevanti dalla nudità: ginnastica, piscina (dove c’è), giochi con l’acqua, giochi ove i vestiti potrebbero sporcarsi o danneggiarsi e via dicendo.

Nudi a scuola, cosa costa provarci? Paura di riuscirci? Paura di dover rivedere le proprie preconcette innaturali adulte posizioni sulla nudità?

#TappaUnica3V cacciata da un gruppo Facebook!


Locandina TappaUnica3V-600Questa è una storia veramente curiosa e incredibile: TappaUnica3V è stata cacciata da un gruppo di Facebook, o, per meglio dire, è stata cacciata la persona che su tale gruppo condivideva i post di TappaUnica3V… Vediamo i fatti.

C’è una persona che, essendo io da tempo escluso da Facebook (altra curiosa e ignobile faccenda, vedi qui il perchè), sta dandosi molto da fare per sostenere e pubblicizzare il mio viaggio di TappaUnica3V, una delle strade che aveva intrapreso era quella di rilanciare i miei articoli inerenti tale viaggio su di un gruppo Facebook che tratta di escursionismo, ad un certo punto questa persona si è trovata impossibilitata a reperire tale gruppo. Sulle prime ha pensato che il gruppo fosse stato chiuso e invece… invece proprio ieri mi ha riferito che attraverso vie traverse è riuscita a rilevare che il gruppo sussiste ancora ma che lei era stata bloccata dall’amministratore del gruppo per il motivo che “hai stancato con i tuoi link per giunta collegati a cose che non ci riguardano”.  Oh, bella, una camminata in montagna (per giunta una camminata che ben pochi escursionisti oserebbero mettere nei loro piani), i relativi allenamenti, pure loro camminate in montagna, e le relazioni dei percorsi che ne derivano sono argomenti che esulano dall’escursionismo in montagna? Quantomeno strana come affermazione, specie considerando che i frequentatori di quel gruppo mostravano al contrario molto interesse per tali link e per gli articoli collegati.

Ah, forse nella motivazione compariva anche un “cose indecenti”. Eh, sì, giusto, gli articoli in questione sono parte di Mondo Nudo, un blog socio culturale che tra le tante altre cose parla anche di nudismo, pertanto talvolta accennavano al nudo, parlavano della normalità del nudo in montagna, di più accennavano a come il nudo possa essere la forma migliore per praticare l’escursionismo (e tutte le altre attività sportive), ne davano evidenza scientifica e logica, in alcuni casi contenevano foto di nudo, e allora? I link non ponevano in primo piano le foto di nudo, i titoli mai erano volgari, articoli e blog sono tutto tranne che pornografici.

Secondo la persona in questione il ban è scattato a seguito delle due recensioni sulle maglie TECSO dove comparivano alcune foto che mi ritraevano nudo. Embè, come sono le modelle nei servizi sull’intimo? A già, in genere i genitali vengono celati (o malcelati), e che figura ci farebbe un blog sul nudismo se celasse anch’esso quanto per lui è normale? Potevi indossare delle mutande. Si certo, ma intanto torniamo al punto di cui sopra e poi rendevano molto meno evidente quello che volevo mostrare: l’effetto calzante della prima maglia e l’assurda cortezza della seconda.

Il mio sostenitore, anzi la mia sostenitrice, visto che si tratta di una donna, al mio disappunto per l’accaduto mi dice “l’amministratore di un gruppo può fare quello che vuole”, eh no, non gira così, o, per meglio dire, certo che può fare quello che vuole ma accettandone le conseguenze, tra le quali ci sono pure le rimostranze e le lamentele di chi viene immeritatamente colpito da un’indegna censura, dall’indecente atteggiamento di un amministratore che si comporta da ottuso bigotto, lui si indecente, indecente nel pensiero volgare che lo coglie osservando immagini di nudo, indecente nel rifiutarsi di tenere in considerazione i contesti degli articoli, indecente nel togliere ai suoi utenti la possibilità di seguire un evento che avevano dimostrato di gradire molto (è stato possibile verificare che i vari link sono rimasti al loro posto e gli utenti del gruppo continuano ad aggiungere apprezzamenti su apprezzamenti), indecente nel dimostrare che dei suoi utenti si interessa ben poco, indecente nel palesare che preferisce mettere le sue idee al di sopra di quelle degli altri. Che direste voi se un barista decidesse di vietare l’ingresso a coloro che hanno i capelli rossi? Oppure se buttasse fuori il cliente che parla agli altri di un’attività lecita ma non gradita al barista? Un servizio pubblico (un gruppo per quanto privato è pur sempre un servizio pubblico) è per l’appunto pubblico e chi lo amministra deve mostrare rispetto di ogni idea e di ogni persona, al di là e al di sopra delle proprie simpatie, dei propri pensieri, delle proprie idiosincrasie, delle proprie malattie; giusto bannare chi viola le regole, ma le regole devono essere predefinite, chiare, e soprattutto giuste e lecite. Qui si è mancato in un sol colpo a tutte queste caratteristiche.

Perfino Facebook, uno dei social network più rigidi al riguardo, è mai arrivato a bloccare gli autori dei link per via dei contenuti a cui gli stessi puntavano. Scommetto che se al mio posto nelle foto sulle maglie TECSO ci fosse stata la solita modella gnocca, magari, come spesso si vede, con delle piccole mutandine pensate ad arte per evidenziare quello che la mutandina dovrebbe al contrario nascondere, la reazione sarebbe stata ben diversa, indecentemente diversa!

Io e Mondo Nudo non ci facciamo di certo intimorire e fermare da tali indecenti atteggiamenti, siamo convinti che le cose stiano cambiando, di più che siano già cambiate e che questi siano solo gli ultimi vagiti di un sparuto gruppo di persone spaventate d’innanzi alla palese e impellente necessità di mettere in discussione le proprie convinzioni, intimorite da quello che l’avanzare della nudità sociale mostra di loro così come uno specchio sempre mostra solo la nuda e cruda verità. Detto questo, ligi al dovere di fare completa informazione, fermi nella scelta di educare la società verso un atteggiamento più conforme a quella che dicasi dignità e rispetto, consci della necessità di aiutare tutti coloro che da soli faticano a trovare la retta via (tra questi anche e soprattutto coloro che ottusamente e strenuamente si oppongono alla nudità sociale) siamo qui a scrivere di questi fatti, non per lamentarci bensì per farne pubblico spunto di riflessione e di crescita sociale.

Educazione sessuale


Condizionati, ossessionati, spaventati educhiamo i figli a nostra immagine e somiglianza, dando luogo ad un circolo vizioso che mantiene la società chiusa in una malattia della quale alcuni dei sintomi più evidenti sono le bambole (e i bambolotti) privi di attributi sessuali, i camerini singoli negli spogliatoi, spogliatoi e bagni separati tra uomini e donne, il concetto stesso di decenza, la nudofobia, la repulsione per l’educazione sessuale.

Ecco, l’educazione sessuale, da tempo se ne parla, alcune scuole ci hanno provato e per la maggior parte le iniziative avviate sono state prontamente bloccate dall’intervento dei genitori, evidentemente più preoccupati di conservare la loro presunta stabilità mentale (vedi “Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?”) piuttosto che di dare la possibilità ai figli di crescere in modo sano e naturale. Quelle poche iniziative che sono riuscite a sopravvivere all’opposizione si mascherano dietro termini quali l’affettività, si strutturano sulle storielle di api e fiori, si manifestano attraverso immagini e cartoni animati dove gli attributi sessuali sono celati o addirittura mutilati.

Invece di starsene bloccati sul chiedersi a che età si sia pronti, sul come farlo, su quale metodologia utilizzare, eccetera, passiamo all’azione e facciamolo presto: i bambini non ancora condizionati dalle tare nudo e sesso fobiche degli adulti di certo reagiranno solo che bene, quello che comprendono di sicuro li fa crescere, quello che non comprendono di sicuro non li turba; quelli più grandi ormai già condizionati dalla società malata di nudo e sesso fobia riusciranno così a liberarsene e crescere più sani e migliori.

C’è bisogno di crescita, di maturazione, di sviluppare una società sana, d’interrompere il circolo vizioso basato sull’ossessione e la fobia, di fare educazione sessuale e farla come va fatta: usando il nostro vero corpo, così come mostrano gli stupendi filmati di Pubert, realizzati dalla NRK, emittente televisiva nazionale norvegese, nell’ambito del programma Newton.

Ringrazio l’amico Alessandro Ruggero per avermi segnalato l’esistenza di tali filmati.

Natale 2015: Contro il sessismo regalato e contro i regali per il sessismo


2Natale è anche l’occasione per farsi promesse più o meno importanti, per rendersi moralmente partecipi di più o meno grandi questioni sociali, per avviare un nuovo più o meno rilevante cammino evolutivo. Ecco, tra i tanti, un argomento sul quale meditare profondamente, per il quale è giusto mettersi in gioco e lavorare affinché noi stessi e di seguito la società si evolva verso la corretta logica del massimo rispetto e della massima libertà anche nella crescita e nella formazione, senza ruoli predeterminati, senza limitazioni di genere, senza forzature sociali più o meno appariscenti.

Anche in questo il nudismo può dare una mano, vuoi perchè l’assenza di vestiti inibisce il messaggio di genere e di ruolo che gli stessi trasmettono e impongono, vuoi perchè la libera esposizione del corpo e, in particolare, dei genitali sebbene metta in evidenza le differenze fisiche nel contempo le normalizza e, liberandoci dall’oppressione e dall’ossessione verso di loro, le rende indifferenti al ruolo e al genere.

Alla fine ancora una volta arriviamo al nostro ormai mitico mantra, che sempre più si dimostra importante e valido per ogni contesto e per ogni evoluzione sociale: vestiti è certamente bello, nudi è sicuramente meglio!

Leggi su NarrAzioni Differenti l’interessantissimo articolo di Eleonora Selvatico: “Natale 2015: Contro il sessismo regalato e contro i regali per il sessismo.”

La mia giornata tipo


Non è un sogno, è pura e semplice realtà, la realtà del mio quotidiano. Ovviamente mi riferisco al periodo estivo, diciamo dai primi di giugno ai primi di settembre, ma, escludendo quelli più freddi (la caldaia la tengo a una temperatura ecologicamente compatibile), in buona parte è così anche negli altri mesi.

La notte finisce, è il momento di svegliarsi

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Come prima cosa un sano esercizio fisico per aprire al meglio la giornata

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Segue la giusta colazione

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Rifacciamo il letto

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Ogni tanto bisogna anche passare l’aspirapolvere

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Ora dedichiamoci al lavoro

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Giunge l’ora di preparare il pranzo

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Si mangia

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Lavaggio piatti e stoviglie

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Se necessaria, pulizia della cucina

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Un poco di riposo non guasta

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Rimettiamoci al lavoro, stavolta all’esterno

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Ogni tanto una bella escursione in montagna, solo soletto, io e la natura

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Altre volte in compagnia

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Alternate alle escursioni ci sono le uscite a lago per procurarmi qualche bel pesciotto da cucinare e mangiare

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E le vacanze? Beh, non cambia mica poi tanto…

Ai fornelli

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In allenamento

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Snorkeling

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Eh si, avete ragione: niente di che, solo una normale giornata normale!

Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?


emamImprovvisamente dalla spiaggia si alza un grido “copritevi, ci sono dei bambini!”

Sulle pagine di un quotidiano on-line viene riportata la notizia dell’apertura di un villaggio nudista, nel giro di pochi minuti fra alcuni messaggi di approvazione si insinuano alcuni volgari messaggi di disprezzo: “coglioni esibizionisti, andate da un’altra parte qui ci sono i nostri bambini”.

Tre persone parlano tranquillamente tra loro, raccontano le loro ultime vacanze al mare, uno dei tre riporta le sue vacanze nudiste e gli altri allora… “ma, e i tuoi figli? Dove li hai lasciati? Non li avrai mica portati con te!”

Un padre sta guardando la televisione con il figlioletto sulle sue ginocchia, all’improvviso parte un servizio sul nudismo e appare la figura di una donna nuda, il padre immediatamente copre occhi e orecchi al bimbo.

Alcuni esempi di una delle situazioni più tipiche, quella che vede degli adulti negare a se stessi o ad altri alcune azioni, quale, per l’appunto, la nudità, per il semplice fatto che ci sono o ci potrebbero essere dei bambini. Sono proprio così vulnerabili al nudo questi bambini? Oppure c’è altro dietro a questo atteggiamento? Ci sono forse paure e angosce degli adulti, dei genitori? Quali sono?

emabPartiamo da una semplice osservazione: i bambini piccoli, di sicuro fino all’età pre asilo ma spesso anche fino ai quattro o cinque anni, vengono soventemente lasciati giocare nudi in casa o nel giardino ma anche in luoghi pubblici quali un campo o la spiaggia. Questi bambini manifestano agio nello stare nudi, tant’è che poi, come molti genitori, forse tutti, hanno potuto sperimentare, diventa difficile farli rivestire. Cosa dimostra questo? Beh, di sicuro che la vergogna verso il corpo nudo è tutt’altro che innata.

Le cose cambiano in seguito, quando l’età cresce la nudità diventa sconveniente e male percepita. Perché? Ve lo siete mai chiesto il perché? Vi siete mai dati una risposta sincera e completa? Una risposta incondizionata?

1806Purtroppo il condizionamento è forte proprio perché si rende invisibile, una volta che si è attuato rimane nascosto nel profondo della nostra mente, io censore forte e potente che a nostra insaputa ci impone di pensare e agire secondo il suo volere. Impossibile darsi risposte incondizionate senza prima rimuovere il condizionamento, ma per rimuoverlo bisogna conoscerlo, evocarlo, rigettarlo usando la logica e l’osservazione attenta e minuziosa.

Allora, dopo questa piccola utile e spero evocatrice digressione torniamo alle nostre domande, anzi alla nostra domanda di fondo: il cambiamento comportamentale in riferimento al nudo che ad un certo punto avviene nei bambini è realmente un cambiamento naturale e spontaneo?

La considerazione da farsi entra in un contesto che, purtroppo, è vissuto solo da una limitata parte delle persone, ciò lo rende forse meno percettibile ma non lo invalida, altrimenti tante sarebbero le cose da invalidare, primi fra tutti i precetti religiosi che non solo sono propri di una sola parte della popolazione, ma vedono contrapporsi aspramente teorie e formulazioni assai diverse fra loro anche quando partono da una stessa radice: i libi sacri.

Famiglia nudistaEntriamo in una comunità nudista e osserviamola con attenzione, ci sono uomini, donne, bambini e bambine, si bambini e bambine di ogni età che liberamente vivono la loro giornata nella nudità, nudità propria e nudità degli altri. La vivono senza problemi, senza traumi, senza malizie, senza nessuno di quegli effetti che vengono tanto preannunciati da chi grida “ci sono bambini!” o perfino millantati da alcuni psicologi (alcuni perché altri invece la decantano o, quantomeno, la giudicano in modo neutrale) evidentemente condizionati (uno psicologo è persona come tutte le altre, anche lui inserito in un certo contesto sociale e da tale contesto potenzialmente influenzabile o palesemente influenzato). Cosa ci dice questo? Cosa c’insegna? Di sicuro che il cambiamento di atteggiamento nei confronti della nudità manifestato da molti, non da tutti, bambini nel passaggio dall’età prescolare a quella scolare è tutt’altro che naturale e spontaneo. Poi che la nudità risulta per nulla sconvolgente, traumatizzante sui bambini, anzi, se andassimo a fondo nell’analisi potremmo addirittura rilevarne diversi effetti benefici. Allora cosa provoca il detto cambiamento? E cosa vogliamo difendere?

BambiniCosa succede a bambini e bambine quando raggiungono l’età dei 4 o 5 anni? Intanto che i genitori li coprono, non li lasciano più giocare in spiaggia in libera nudità (e quanto fanno compassione quelle bambinette costrette a indossare un reggiseno per coprire qualcosa che ancora non c’è), predicando loro che ora sono cresciuti e devono coprire il pisellino o la passerina (sic!) li condizionano psicologicamente a vedere pene e vulva (e usiamoli questi bellissimi termini italiani, per nulla scientifici e all’ambito medico riservabili) come pudenda, parti immonde da tenere gelosamente nascoste alla vista altrui (e talvolta anche alla propria). Il tutto viene rafforzato dai vincoli imposti negli asili e, successivamente, nelle scuole, luoghi dove ogni tentativo, questo sì naturale e spontaneo, di liberarsi dalle vesti viene pesantemente redarguito e impedito. Palese che le giovani menti, le cui sinapsi sono per natura operanti ad apprendere velocemente e incondizionatamente sulla base di quanto viene loro più spesso detto e imposto, finiscono per indurre, in quei bambini che vivono in un contesto assolutamente e solamente tessile (perché lo stesso, significativamente, non avviene per quei bambini che vivono in un contesto anche solo occasionalmente nudista), un profondo cambiamento comportamentale: la nudità da spontanea e naturale diviene innaturale. Ma diviene anche sgradita? Difficile dare una risposta, le reazioni dei bambini a questo punto direbbero di sì, ma siamo sicuri che siano reazioni incondizionate? Siamo sicuri che sia un atteggiamento spontaneo e non piuttosto la paura d’essere nuovamente redarguiti? Siamo sicuri che non sia una reazione di mascheramento, una reazione atta a soddisfare i genitori? Credo che la risposta a tutte queste domande sia una sola, semplice e precisa: no! Valutando che non succede a tutti e a tutti nello stesso momento, osservando l’atteggiamento di quei bambini che crescono in un contesto nudista è dimostrato che trattasi di reazioni condizionate, reazioni di mascheramento, di paura del rimbrotto dei genitori.

educazione nudistaOra, dimostrato che i bambini a cui viene risparmiato il condizionamento genitoriale sul nudo, che tutti i bambini ancora scevri dal condizionamento sociale reagiscono con assoluta indifferenza alla nudità c’è da chiedersi cosa vogliamo veramente proteggere affermando “ci sono i bambini”?

Più o meno inconsciamente, non è che stiamo evitandoci l’imbarazzo di dover rispondere a domande scomode fatte dai nostri figli? Non è che stiamo proteggendo le nostre adulte paure nei confronti di argomenti per noi scomodi? Non è che stiamo impedendoci di confrontarci coi nostri figli sapendo che loro più di altri possono, nella loro spontanea e naturale semplicità, farci ragionare serenamente e indurci ad un cambiamento d’opinione? Insomma…

Non è che con la scusa di proteggere i nostri figli o i bambini in genere in realtà stiamo solo proteggendo noi stessi?

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“argomento delicato”


Una sola semplice domanda: delicato per chi? La risposta è nell’articolo, posso solo aggiungerci che… proprio per questo è da affrontare e al più presto.

non lo faccio più

rimini-scuolaQuesta foto mi arriva dalla sala insegnanti di un liceo in Emilia Romagna dove andrò in autunno, per parlare con i ragazzi e le ragazze di omofobia.

Non tanto di omosessualità, ma di omofobia, appunto. Perchè il problema non ce l’ha chi è omosessuale, ma chi pensa che l’omosessualità sia un problema.

Di questo parla la storia di Giulia e Francesca, le giovani protagoniste de “L’altra parte di me“. Sfido chiunque a chiudere il libro senza fare il tifo per questo loro amore splendido, appassionato e ribelle. E nemmeno senza porsi la domanda “ma io come mi comporterei, quali paure avrei? sono davvero libero, libera?”

Questa foto in una sala insegnanti è stata appesa al muro per dire ai colleghi e alle colleghe che di fronte a questo libro sono “In imbarazzo, lo capisce?” che sul loro imbarazzo dovranno lavorare e su questo incontro dovranno farsene una ragione. Che…

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Nudismo e… bambini


nuebam1
Cosa fa un bambino (da 0 a 5 anni) quando incontra un nudista? Niente, non fa proprio niente di diverso da quando incontra una persona vestita, assolutamente niente di diverso.

Come reagisce un bambino alla nudità? In nessun modo particolare: nudo o vestito per lui è la stessa cosa.

137Come si comporta un bambino se lasciato nudo in pubblico? Normalmente! Esattamente come se fosse vestito.

Il bambino piccolo, prima che sia condizionato dai genitori e dalla scuola, si trova perfettamente a suo agio nella nudità o a contatto con la nudità. Anzi, il bambino piccolo gioisce se lasciato nudo e fatica assai a rivestirsi.

nuebam2nuebam3Ecco da dove dovrebbe partire l’educazione dei nostri figli, dall’evitare loro inutili e stupidi condizionamenti verso la nudità, dal permettergli di mantenere quel loro innato naturale e sano rapporto con la nudità, propria e altrui.

Certo questo tipo di educazione non risolve tutto, ma è di sicuro un ottimo inizio, una via per facilitare e di molto tutte le altre questioni educative, formative e sociali.

educazione nudista

Altre belle e significative immagini trovate su Tumblr
(cliccare sulla foto per accedere all’origine)

La deresponsabilizzazione: “cum grano salis!”


canalinoTempo fa scrissi un articolo sulla deresponsabilizzazione che restò però circoscritto all’ambito specifico della scuola e del rapporto scuola – studenti. Ora voglio riprendere l’argomento allargandolo agli altri contesti o, per la precisione, decontestualizzandolo.

“Cum grano salis”, un tempo questa locuzione era molto usata e indicava l’agire con cognizione di causa o, quantomeno, con un briciolo di cervello. Si usava per indicare quella persona che sapeva gestire gli eventi differenziando fra loro i diversi livelli di pericolo, ad esempio l’alpinista che sapeva quando usare la corda di sicurezza e quando poterne fare a meno, oppure il ciclista che capiva quando il caschetto era indispensabile e quando no, l’automobilista che sapeva gestire correttamente la velocità dell’autovettura adeguandola alle condizioni proprie, della strada e del traffico e via dicendo.

Oggi non esiste più il “cum grano salis”, oggi si è estremizzato il tutto riducendo le cose ad un solo livello: quello del massimo pericolo. Non esiste più il libero arbitrio ma solo l’obbligo perentorio alle protezioni: l’alpinista deve sempre usare la corda, chi fa le vie ferrate deve sempre usare il dissipatore, il ciclista o il fantino o lo sciatore devono sempre usare il caschetto, se vai con i pattini ti devi assolutamente corazzare come un antico cavaliere della tavola rotonda, l’automobilista deve andare sempre e solo piano, eccetera. Una vera è propria caccia alle streghe dove poco importa se non sai cosa voglia dire andare in montagna, se non conosci la differenza tra un sentiero attrezzato e una via ferrata, se non sai cosa sia la tecnica di progressione in arrampicata, se non conosci il codice della strada, se non hai idea di cosa sia la traiettoria di curva, se nessuno ti ha insegnato a cavalcare, a che servono queste cose, a che serve perdere tempo per imparare: tanto ci sono le protezioni!

Il sistema dal canto suo, sotto l’influenza delle assicurazioni e del pensiero debole, incrementa tale modo di vedere, così istituzioni e aziende praticano lo scaricabarile, molte persone (s)ragionano pensando solo in funzione dell’aspetto emotivo, gli adulti si sono dati alla furbizia (chiedere il risarcimento di qualsiasi danno anche se causato dalla propria ignoranza e incuria al grido di “tanto c’hanno l’assicurazione”) e i giovani non solo apprendono tali insulsi atteggiamenti, ma, costantemente vigilati per cui privati di ogni autodeterminazione, diventano adulti irresponsabili, adulti incapaci di fare scelte “cum grano salis!”.

A questo punto la domanda sorge spontanea: come finirà la società se si continua con questo giro vizioso?

 

 

Ho incontrato Don Abbondio


Porto l’automobile in assistenza per una piccola riparazione e mi trovo due ore da occupare in qualche modo. Decido di farmi una passeggiata lungo una strada che, passato un primo tratto cittadino, si inoltra in ambiente pedemontano.

Camminando lentamente osservo l’ambiente che mi circonda, le belle ville, le meno intriganti palazzine, i campi e le coltivazioni che non si penserebbe di poter trovare ai margini della città, il fitto e verde bosco che li sovrasta.

Un mulo raglia dietro un siepe, un cane abbaia poco lontano, belati di capre al pascolo si aggiungono al coro, il tutto contornato dalle mille fragranze che esondano dalla vegetazione e inondano profondamente le nari.

E’ giunta l’ora di ritornare sui miei passi e immerso nei miei ricordi d’infanzia evocati da questi luoghi, m’incammino verso la città. Ad un tratto, nel sbucare da una curva, vedo avanti a me una nera figura che mestamente avanza, è un prete, un anziano prete dal viso scavato dal tempo, indossa una lunga tunica nera che quasi striscia per terra, in testa una specie di coppola pure essa nera, cammina con la schiena fortemente incurvata, le mani dietro, Don Abbondio spiaccicato, però….

St…, uhm moderiamoci, maleducato, io lo saluto cordialmente e lui manco mi degna d’uno sguardo!

 

An Open Letter to Facebook


Già, molto strana questa politica di accettazione di quanto risulta offensivo per la donna, mentre viene rifiutato quanto è educativo e rispettoso della sua dignità.
———-
Already, very strange this acceptance of what is offensive to women, when instead are rejected documents educational and respectful of them dignity.

Reblogged from MotherWise
An Open Letter to Facebook.

Cani al guinzaglio


Una legge impone che i cani vadan tenuti al guinzaglio. Giusto! E le leggi vanno osservate.

Quand’ero ragazzo vedevo per strada molti cani senza guinzaglio: ci si conosceva. Il più delle volte si passava indifferenti l’un l’altro, ognuno per i propri affari. Raramente si sentiva che avessero morso qualcuno. Non più di ora. Ma allora, perché della legge? Ce n’era davvero bisogno?

Penso che la legge sia dovuta a un cambio di mentalità: si sente oggi un maggior bisogno di prevenzione (e protezione – chiamata anche subdolamente sicurezza).

Non la penso così: per prima cosa  mi sembra prevenzione eccessiva, un fasciarsi la testa senza comprovato motivo… e dunque ci sento odor di pretesto, di alibi per nasconder dell’altro. In secondo luogo, proprio la legge ha creato, fatto reale, o ingrandito una paura che prima non c’era o non era nella misura con cui ora la si spaccia per vera: la paura generalizzata per i cani: «Stai lontano da quella ringhiera, è un cane cattivo, ti morde!»

Con le paure immotivate si cresce in malafede, nel sospetto, nel pregiudizio, nel non-rispetto, sempre sulla difensiva, pronti a reagire, non si impara a convivere a relazionarsi, a trovare un modo di convivenza; e ci si fa l’abitudine, diventa un atteggiamento ritenuto normale, diventa pian piano una norma. E d’altro canto, non si impara a difendersi, quando davvero bisogna.

Così è anche l’atteggiamento verso la nudità: definita per legge come “oscena”, offensiva della decenza, è facile si alzino da soli scudi e steccati, recinzioni, ghetti di pensiero e reali, guinzagli. Come se il corpo nudo fosse di per sé sinonimo di minaccia, di intenzioni malevole, un contagio immorale, un’offesa diretta, una mancanza di rispetto. Come se noi nudisti fossimo per definizioni pronti e propensi allo stupro, all’aggressione sessuale, alla violenza, agli ultimi oltraggi.

Al contrario, da nudi abbiamo imparato un maggiore rispetto per le persone; non ci importa di avere o vedere flaccide pliche di pelle attorno alla pancia, seni cascanti o altri vari “inestetismi” normalmente celati. Ci siamo dati una regolata: “un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto”. Disvestiti degli abiti di stoffa, sono svaniti anche molti pregiudizi, forme-pensiero, schematismi concettuali, abiti mentali, tradizioni, abitudini. E le abitudini, fortunatamente, si posson cambiare. E anche le leggi.

Abito, abitare, abitudine hanno una medesima origine: derivano dal verbo avere (habere in latino): un avere talmente radicato e quasi connaturato da mutarci anche nell’essere, un tratto esteriore che dice agli altri di noi, un costume sociale, un guinzaglio che ci allacciamo da soli per poter camminare tranquilli per strada. E quasi quasi ne siamo persino contenti, e crediamo che sia forse più giusto così e giungiamo persino a sospettare di noi: non si sa mai, colti da un raptus potremmo morder qualcuno…

Ehi tu!


Ehi tu,
si proprio tu,
tu che sei arrivato
roboante e sprezzante,
incurante delle regole,
superando
una lunga colonna
oltre la riga continua
oltre il limite di velocità.

Tu che ora
incollato al culo dell’auto mia
scalpiti per passare,
esci e rientri,
rientri ed esci.

Tu, si proprio tu,
vedi anch’io potrei
correre e superare,
potrei correre in piena sicurezza
più di quanto tu possa fare
rischiando la vita.

Potrei, ma non lo faccio,
non lo faccio perché
esistono le regole,
regole che sono per tutti,
ma proprio tutti,
io e te compresi.

Non lo faccio perché
civile io sono,
corretto
e rispettoso,
educato.

Ehi tu,
si proprio tu,
vedi di calmarti
che solo hai
da guadagnarci.

Emanuele Cinelli – 6 febbraio 2012

Perchè il nudismo non eccita sessualmente


In spiaggiaAnche se, a dire il vero, a me è capitato raramente e comunque sempre più per ironizzare che per fare affermazioni precise e categoriche, leggo che ad altri capita, anche spesso, che parlando di nudismo si sentano accusare di essere degli esibizionisti dediti all’attività sessuale pubblica o, comunque, si sentano obiettare che il nudismo lo si faccia solo per cuccare, come si dice in gergo.

A parte che, tra i non nudisti, sono in tanti, specie tra i giovani, coloro che in spiaggia, alle feste, in discoteca, eccetera ci vanno se non proprio esclusivamente per cuccare, comunque con la speranza di farlo. Cosa, questa, che tutti ben sanno e, di conseguenza, tutti dovrebbero ben capire che innanzitutto il desiderio di cuccare non è poi un desiderio così strano e malsano, ma poi anche e soprattutto che non c’è bisogno di essere nudi per cuccare e magari passare anche alle vie di fatto proprio li sul posto. Che per fare sesso normalmente ci si metta nudi non vuol dire che chi è nudo stia per fare sesso (di fatto nudi ci si mette anche per fare la doccia, allora uno che è nudo sta per fare la doccia? Perché proprio il sesso e non la doccia?). La matematica ammette la scambiabilità dei fattori, la logica lessicale no (altrimenti, ad esempio, dire “la mela rossa” starebbe a dire che “il rosso è una mela”)! In realtà per fare sesso non c’è nemmeno bisogno di spogliarsi e, in un contesto pubblico, si può arrivare a farlo senza che chi sta attorno se ne possa rendere conto, motivo per cui, ai tempi della mia giovinezza, gli adulti proibivano alle ragazze di sedersi sulle gambe dei ragazzi.

Ma non è di questo che voglio specificatamente parlare, mi voglio piuttosto soffermare sulla questione che sorge quando il nudista, all’obiezione di cui sopra, risponde affermando che invero sulle spiagge nudiste non ci si va necessariamente per fare sesso o per cuccare, risposta alla quale, mi dicono, spesso venga obiettato con “ma allora il nudismo ti rende impotente” o con “ma come si fa a non eccitarsi in mezzo a tante donne (o uomini) nude (nudi)”.

Capita anche che ci sia chi, specialmente tra gli uomini, si tiene alla lontana dai luoghi nudisti (vorrebbe praticare ma non lo fa) solo perché teme di non poter reggere all’eccitazione e di trovarsi improvvisante e vistosamente eccitato li in mezzo a tutti. In alcuni casi questa è anche la preoccupazione di chi si accinge per la prima volta a frequentare un incontro nudista. Anche qui le rassicurazioni di un nudista ormai navigato spesso sortiscono poco effetto e ci si chiede perché.

Ecco di questo voglio parlare, del perché ci sono persone che non possono credere al fatto che in un gruppo nudista non ci si ecciti sessualmente e del perché, dato che così è, la nudità pubblica non ci eccita sessualmente.

Dobbiamo partire considerando il contesto in cui nasce la preoccupazione di eccitarsi vedendo altre persone nude: il mondo tessile. Cosa succede, infatti, nel contesto tessile? Essendo costantemente coperte le parti, diciamo, sessualmente critiche, si finisce istintivamente col guardarle e, soprattutto, col ricostruirle mentalmente, un processo, quest’ultimo, abbastanza lungo, durante il quale la nostra mente rimane concentrata su quei dettagli anatomici che sono obiettivo principale dell’attività sessuale, si evocano così immagini d’azione sessuale e con esse scatta l’eccitazione sessuale.

Spostiamo tutto il ragionamento in un contesto nudista. Qui i dettagli anatomici sono ben visibili quindi l’osservatore, perché per chi è alle prime volte è ovvio che scatti il meccanismo dell’osservare, non ha bisogno di attivare meccanismi mentali di ricostruzione, non attivandosi questi meccanismi la mente non si concentra sui dettagli anatomici e, di conseguenza, non evoca immagini d’azione sessuale, per cui non scatta l’eccitazione sessuale. Passati i primi momenti di assuefazione, esaurita la curiosità inziale verso certi dettagli figlia dei tabù tessili (alla fine visti alcuni, visti tutti), accertata la totale assenza dei pensieri sessualmente attivi e della relativa eccitazione, pian piano l’istinto all’osservazione si attenua fino a svanire del tutto e, a quel punto, la persona vede (questo è ovvio, mica si può accecare per non vedere!), ma non sente più l’esigenza di osservare, non, per lo meno, ai fini dell’indagine sessuale: magari osservo quello che una persona sta facendo, noto che si è tagliata i capelli o che si è depilata dove prima non lo era, ma il resto non ha più attrattiva e ci si comporta come, anzi meglio, che in un contesto tessile. Ricorderò sempre le parole scritte da una avvenente e prosperosa ragazza dopo la sua prima esperienza nudista: “è stato splendido, per la prima volta mi sono sentita guardare negli occhi invece che nel seno”!

Ecco spiegato l’arcano del mistero, a questo punto che dire per chiudere se non…

Buon nudismo a tutti!

La rotonda


Se c’è un luogo dove i caratteri delle persone meglio si evidenziano questo è proprio la strada e sulla strada mi capita quotidianamente di rilevare come a fronte di tante battaglie sociali che dovrebbero indicare un forte interessamento delle persone verso gli altri, in realtà la società di oggi è una società fatta da menefreghisti, da persone che pensano solo a se stesse, una società dove conta più l’apparenza che l’essenza, dove è più importante far apparire qualcosa che farlo realmente, dove conta più il contenitore del contenuto: reiterati sorpassi azzardati, limiti di velocità genericamente disattesi, distanze di sicurezza decisamente carenti, diritti di precedenza bellamente ignorati, parcheggi a regola d’ignoranza, totale inutilizzo degli indicatori di direzione, eccetera. Insomma, sulla strada molte sono le persone che regolarmente manifestano atteggiamenti di assoluta maleducazione, che evidenziano il ritenersi superiori alle altre, il ritenersi padrone della strada fregandosene degli altri e infischiandosene di poter provocare incidenti,  se non addirittura di provocarli materialmente.

Di questi atteggiamenti ho invero già parlato in un mio precedente articolo (“Il paese delle banane”) per cui, salvo l’averli  evidenziati qui sopra, non intendo soffermarmici ulteriormente, voglio invece esaminare più nel dettaglio quanto avviene in un punto ben preciso della strada: la rotonda.

Tutte le mattine, andando al lavoro, passo da alcune rotonde ed ho così avuto modo di osservare per bene e moltissime volte quanto avviene attorno ad esse, in particolare ad una di queste dove, spesso, rimango fermo a lungo in attesa di potermi immettere. Non sono, pertanto, osservazioni estemporanee, osservazioni viziate dal momento specifico, bensì osservazioni reiterate nel tempo e dal tempo convalidate, anche perché confermate da quanto osservato presso tante altre rotonde incontrate durante spostamenti e viaggi non quotidiani ma non per questo meno rilevanti.

Utile strumento di regolazione del traffico e della velocità, la rotonda sembra invero essere il caposaldo dell’ignoranza e della mancanza di logica, osservando quanto attorno ad essa avviene si vedono scene che dal comico arrivano al grottesco: è mai possibile che non si capiscano, autonomamente, alcune semplici regole che renderebbero piena giustizia all’efficienza della rotonda?

–          È ben vero che chi è in rotonda ha la precedenza assoluta, ma l’“essere in rotonda” non si riferisce a chi invece ci sta semplicemente arrivando; chi arriva in rotonda deve sempre dare la precedenza a destra, in particolare non è corretto immettersi di forza in virtù del fatto che la rotonda è già occupata da altre vetture impedendone l’accesso dagli altri ingressi. Se, arrivando in rotonda, vedo, alla mia destra, qualcuno già fermo e in attesa, devo se non proprio fermarmi quantomeno rallentare per permettergli d’immettersi in rotonda prima di me.

Click per ingrandire

–          Immettendosi in rotonda, girando attorno ad essa e uscendone si devono utilizzare gli indicatori di direzione, così facendo si permette a chi sta arrivando dagli altri ingressi, o presso gli stessi sta attendendo di potersi immettere, di percepire le nostre precise intenzioni, di capire, cioè, se debba necessariamente fermarsi o possa invece compiere l’accesso. Ad esempio: se chi è in rotonda vi sta girando attorno e chi arriva deve solo girare subito a destra, può essere che sia possibile il passaggio contemporaneo delle due vetture.  Altro esempio: se chi è in rotonda intende uscirci prima d’incrociare chi sta attendendo d’immettersi, l’opportuna segnalazione di direzione permette a quest’ultimo di non stare inutilmente fermo intralciando il già congestionato traffico.

–          L’ingresso in rotonda è un “dare la precedenza” non uno stop, quindi se la rotonda è sgombra non c’è bisogno di fermarsi ma si può passare oltre direttamente.

–          Una rotonda non è una passerella e chi vi sta girando attorno non deve sfruttarla per darsi tempo di leggere i vari cartelli stradali (attuando più giri della stessa): se si hanno dei dubbi o se non si riesce a leggere i cartelli direzionali ci si ferma a lato di una delle strade e a leggere i cartelli ci si va a piedi.

–          La rotonda non è nemmeno un ostacolo da fuoristrada o un trampolino per ottenere salti o altre spericolate esibizioni da circo: poco importa quanto possa dare fastidio il girarle attorno, mai e poi mai ci si passa sopra, seppure in modo anche solo parziale.

È altresì vero che spesso le rotonde sono mal costruite, troppo piccole o troppo grandi, con accessi troppo rettilinei che invitano all’immissione in velocità, con troppe diramazioni, con ostacoli alla visibilità dell’intera rotonda, ciò non toglie però che il rispetto delle regole e l’applicazione della logica non debbano essere sempre e solo ottenuti mediante azioni di forza, ma dovrebbero essere le stesse persone a farsene carico. Atteggiamento, quest’ultimo, intelligente, logico ed educato.

Una rotonda usata come si deve non causa blocchi alla circolazione, non crea lunghe attese, ma le evita.

“Una rotonda sul mare, il nostro disco che suona”, peccato che alle rotonde terrestri il disco si sia rotto e invece di suonare stride, come stridono gli italiani mostrando, ancora una volta, il meglio, oops… il peggio di se stessi.

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