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Sessismo sociale… #nudièmeglio


Mentre la televisione ne parlava e ne trasmetteva le immagini, parlavo con “mia” (virgolettato per rimuovere dal termine quel sentore possessivo che viene spesso utilizzato per costruire strumentali destrutturazioni dei discorsi) moglie dello sciopero di ieri, quello delle donne, all’improvviso, per quelle strane strade che vengono percorse dalla mente radiale di chi usa abbondantemente le mappe mentali, una folgorazione: quanto è sessista lo sport, perché si perpetua ancora la svilente abitudine di separare la classifica tra maschi e femmine? Sono assolutamente convinto che in assenza di tale ormai obsoleta distinzione si potrebbero osservare risultati strabilianti.

Poi il discorso si è allargato…

Oggi si parla tanto di abolire il sessismo, figure più o meno rilevanti della società, dell’economia, dell’industria, della politica, dei governi manifestano l’appoggio a tale campagna e poi… poi per convenienza socio-politica si supportano atteggiamenti che differenziano ancor più l’uomo dalla donna discriminando quest’ultima (vedi, ad esempio, la, certamente complessa ma non per questo meno sessista, questione del velo imposto alle donne, e solo a loro, da certe religioni ed estremizzato dagli integralismi pseudo religiosi), ma soprattutto poi nulla viene fatto per eliminare quei tanti micro aspetti sessisti presenti nella società, ad esempio bagni e spogliatoi separati in scuole e centri sportivi, che proprio perché micro si insinuano più facilmente nel costume sociale condizionandolo ad una visione sessista.

Il sessismo va rimosso alla radice abituando i nostri ragazzi alla condivisione pacifica degli stessi spazi anche per quanto riguarda quelle situazioni in cui ci si potrebbe trovare parzialmente o totalmente nudi, di più, va proprio incentivata la nudità, sia essa intesa come momento privato che come momento conviviale, vanno del tutto eliminati i vani individuali presenti negli spogliatoi, va incentivato il cambiarsi pubblicamente, vanno rimossi i divieti (comparsi da qualche anno in piscine e palestre) al farsi la doccia nudi, vanno organizzati incontri sociali dove l’abbigliamento sia del tutto facoltativo e magari anche alcuni dove il nudo sia obbligatorio, va ripristinata l’antica abitudine dello sport in nudità.

Il nudo è l’arma più potente contro il sessismo: solo se nudi siamo tutti uguali, solo se nudi impariamo il più profondo reciproco rispetto, solo nella nudità sociale si debellano i vari stereotipi di genere, solo in una società nuda si può trovare quella sicurezza globale che era una delle voci in causa nello sciopero di ieri, solo una società nuda è priva di quegli stimoli che inducono atteggiamenti deviati e in primis la violenza sessuale. Solo in una società nuda!

Vestiti è bello, Nudi è meglio!

#nudièmeglio

Il nudo e la scuola


Sebbene l’educazione della famiglia resti cardinale rispetto ad ogni altro ambiente educativo, la scuola, intesa come ambiente di vita, apporta un influsso che, per certi ambiti, può totalmente distruggere quanto fatto in casa. I ragazzi e ancor più gli adolescenti hanno l’estremo bisogno di integrarsi nei vari strati sociali in cui vivono e la famiglia è un ambito privato anziché sociale. Ecco che ragazzi a casa molto tranquilli una volta a scuola si scatenano, ragazzi che a casa sono educati a scuola diventano maleducati, ragazzi che cresciuti secondo date regole ad un certo punto le rifiutano e si comportano esattamente all’opposto. I ragazzi devono integrarsi tra loro e, purtroppo, uno dei mezzi più semplici e rapidi per ottenere ciò è quello di mettersi in mostra, fare i bulli, manifestare rivolta contro le regole, ripudiare l’educazione ricevuta.

educazione nudistaCosa c’entra questo con la nudità e il nudismo? C’entra, c’entra! C’entra perché il nudismo attiva una serie di positivi meccanismi che potrebbero riequilibrare quelli visti innanzi, lo stare nudi in società porta a superare alcuni condizionamenti che sono alla base di tali malsani atteggiamenti.

Tanto per cominciare, visto che la scuola non può e non deve opporsi all’educazione famigliare, visto che è preoccupazione ormai comune quella di rispettare le varie ideologie, verrebbe così rispettato il diritto dei ragazzi nati e cresciuti in una famiglia nudista, sempre più numerosi e oggi quasi gli unici a essere discriminati, di non vedersi alterati nel loro stile di vita (la figlia di amici un giorno non voleva andare a scuola e si è scoperto che il motivo era perché la maestra, essendoci una festina con piscinetta, aveva richiesto alle bambine il costumino intero o i due pezzi e lei, abituata a fare le vacanze in nudità, aveva un solo pezzo).

Poi…

  • C’era un tempo in cui la nudità era un segno di rispetto verso coloro che, vivendo in stato di povertà, non potevano permettersi un costume e/o il cambio di vestiti, così in certe situazioni tutti nudi o, quantomeno, nudi coloro che non potevano fare diversamente, e questo avveniva anche in alcune scuole, ad esempio quando le lezioni si spostavano in piscina.
  • In diverse università anglosassoni, ma non solo, la nudità è prassi accettata in occasione momenti goliardici o attività sportive e nessuno se ne esce scandalizzato o viene molestato.
  • Nella nudità generale vengono ad essere annullate quasi tutte le differenze sociali, facilitando notevolmente l’integrazione… altro che i grembiulini.
  • La nudità comporta necessariamente una maggiore attenzione all’igiene personale e, da docente, posso assicurare che ce ne sarebbe un grande bisogno.
  • L’essere nudi insieme, ovviamente senza separazioni di genere, determina il superamento della visione oggettivata dell’altr* e il relativo comportamento sessista.
  • Vedersi nudi e vedere il nudo migliora inevitabilmente il rapporto con sé stessi e il proprio corpo, eliminando o quantomeno attenuando le problematiche della visione di sé.
  • Si annullerebbero, ovviamente, anche tutti quegli atteggiamenti di scherno verso lo stato fisco dei compagni: si vedono magari meglio ma si vedono anche i propri e li vedono anche gli altri.
  • Il contatto fisico tra nuda pelle trasmette messaggi fortissimi e lega tantissimo le persone.
  • La conseguente riduzione dello spazio vitale migliora sensibilmente le possibilità comunicative, di conseguenza l’integrazione.
  • Bambin* e ragazz* abituati alla nudità sono meno sensibili alle moine dei pedofili e, pertanto, più difficilmente preda degli stessi.

Nudi a scuola si starebbe meglio, si crescerebbe meglio, la società crescerebbe meglio e il futuro sarebbe per certi versi più ottimistico.

Nudi a scuola, si potrebbe iniziare con il proporre dei brevi momenti di allontanamento dalle vesti (ad esempio dopo l’attività in palestra suggerire, spiegandone le importanti ragioni medico salutistiche, di fare la doccia nudi) e poi pian piano incrementare il tempo nella nudità consentendola (la non obbligatorietà dev’essere base fondante del processo, altrimenti il tutto diverrebbe un’altra regola da osteggiare e violare) nell’ambito di quelle attività che più di altre possono trarre vantaggi rilevanti dalla nudità: ginnastica, piscina (dove c’è), giochi con l’acqua, giochi ove i vestiti potrebbero sporcarsi o danneggiarsi e via dicendo.

Nudi a scuola, cosa costa provarci? Paura di riuscirci? Paura di dover rivedere le proprie preconcette innaturali adulte posizioni sulla nudità?

#TappaUnica3V cacciata da un gruppo Facebook!


Locandina TappaUnica3V-600Questa è una storia veramente curiosa e incredibile: TappaUnica3V è stata cacciata da un gruppo di Facebook, o, per meglio dire, è stata cacciata la persona che su tale gruppo condivideva i post di TappaUnica3V… Vediamo i fatti.

C’è una persona che, essendo io da tempo escluso da Facebook (altra curiosa e ignobile faccenda, vedi qui il perchè), sta dandosi molto da fare per sostenere e pubblicizzare il mio viaggio di TappaUnica3V, una delle strade che aveva intrapreso era quella di rilanciare i miei articoli inerenti tale viaggio su di un gruppo Facebook che tratta di escursionismo, ad un certo punto questa persona si è trovata impossibilitata a reperire tale gruppo. Sulle prime ha pensato che il gruppo fosse stato chiuso e invece… invece proprio ieri mi ha riferito che attraverso vie traverse è riuscita a rilevare che il gruppo sussiste ancora ma che lei era stata bloccata dall’amministratore del gruppo per il motivo che “hai stancato con i tuoi link per giunta collegati a cose che non ci riguardano”.  Oh, bella, una camminata in montagna (per giunta una camminata che ben pochi escursionisti oserebbero mettere nei loro piani), i relativi allenamenti, pure loro camminate in montagna, e le relazioni dei percorsi che ne derivano sono argomenti che esulano dall’escursionismo in montagna? Quantomeno strana come affermazione, specie considerando che i frequentatori di quel gruppo mostravano al contrario molto interesse per tali link e per gli articoli collegati.

Ah, forse nella motivazione compariva anche un “cose indecenti”. Eh, sì, giusto, gli articoli in questione sono parte di Mondo Nudo, un blog socio culturale che tra le tante altre cose parla anche di nudismo, pertanto talvolta accennavano al nudo, parlavano della normalità del nudo in montagna, di più accennavano a come il nudo possa essere la forma migliore per praticare l’escursionismo (e tutte le altre attività sportive), ne davano evidenza scientifica e logica, in alcuni casi contenevano foto di nudo, e allora? I link non ponevano in primo piano le foto di nudo, i titoli mai erano volgari, articoli e blog sono tutto tranne che pornografici.

Secondo la persona in questione il ban è scattato a seguito delle due recensioni sulle maglie TECSO dove comparivano alcune foto che mi ritraevano nudo. Embè, come sono le modelle nei servizi sull’intimo? A già, in genere i genitali vengono celati (o malcelati), e che figura ci farebbe un blog sul nudismo se celasse anch’esso quanto per lui è normale? Potevi indossare delle mutande. Si certo, ma intanto torniamo al punto di cui sopra e poi rendevano molto meno evidente quello che volevo mostrare: l’effetto calzante della prima maglia e l’assurda cortezza della seconda.

Il mio sostenitore, anzi la mia sostenitrice, visto che si tratta di una donna, al mio disappunto per l’accaduto mi dice “l’amministratore di un gruppo può fare quello che vuole”, eh no, non gira così, o, per meglio dire, certo che può fare quello che vuole ma accettandone le conseguenze, tra le quali ci sono pure le rimostranze e le lamentele di chi viene immeritatamente colpito da un’indegna censura, dall’indecente atteggiamento di un amministratore che si comporta da ottuso bigotto, lui si indecente, indecente nel pensiero volgare che lo coglie osservando immagini di nudo, indecente nel rifiutarsi di tenere in considerazione i contesti degli articoli, indecente nel togliere ai suoi utenti la possibilità di seguire un evento che avevano dimostrato di gradire molto (è stato possibile verificare che i vari link sono rimasti al loro posto e gli utenti del gruppo continuano ad aggiungere apprezzamenti su apprezzamenti), indecente nel dimostrare che dei suoi utenti si interessa ben poco, indecente nel palesare che preferisce mettere le sue idee al di sopra di quelle degli altri. Che direste voi se un barista decidesse di vietare l’ingresso a coloro che hanno i capelli rossi? Oppure se buttasse fuori il cliente che parla agli altri di un’attività lecita ma non gradita al barista? Un servizio pubblico (un gruppo per quanto privato è pur sempre un servizio pubblico) è per l’appunto pubblico e chi lo amministra deve mostrare rispetto di ogni idea e di ogni persona, al di là e al di sopra delle proprie simpatie, dei propri pensieri, delle proprie idiosincrasie, delle proprie malattie; giusto bannare chi viola le regole, ma le regole devono essere predefinite, chiare, e soprattutto giuste e lecite. Qui si è mancato in un sol colpo a tutte queste caratteristiche.

Perfino Facebook, uno dei social network più rigidi al riguardo, è mai arrivato a bloccare gli autori dei link per via dei contenuti a cui gli stessi puntavano. Scommetto che se al mio posto nelle foto sulle maglie TECSO ci fosse stata la solita modella gnocca, magari, come spesso si vede, con delle piccole mutandine pensate ad arte per evidenziare quello che la mutandina dovrebbe al contrario nascondere, la reazione sarebbe stata ben diversa, indecentemente diversa!

Io e Mondo Nudo non ci facciamo di certo intimorire e fermare da tali indecenti atteggiamenti, siamo convinti che le cose stiano cambiando, di più che siano già cambiate e che questi siano solo gli ultimi vagiti di un sparuto gruppo di persone spaventate d’innanzi alla palese e impellente necessità di mettere in discussione le proprie convinzioni, intimorite da quello che l’avanzare della nudità sociale mostra di loro così come uno specchio sempre mostra solo la nuda e cruda verità. Detto questo, ligi al dovere di fare completa informazione, fermi nella scelta di educare la società verso un atteggiamento più conforme a quella che dicasi dignità e rispetto, consci della necessità di aiutare tutti coloro che da soli faticano a trovare la retta via (tra questi anche e soprattutto coloro che ottusamente e strenuamente si oppongono alla nudità sociale) siamo qui a scrivere di questi fatti, non per lamentarci bensì per farne pubblico spunto di riflessione e di crescita sociale.

Educazione sessuale


Condizionati, ossessionati, spaventati educhiamo i figli a nostra immagine e somiglianza, dando luogo ad un circolo vizioso che mantiene la società chiusa in una malattia della quale alcuni dei sintomi più evidenti sono le bambole (e i bambolotti) privi di attributi sessuali, i camerini singoli negli spogliatoi, spogliatoi e bagni separati tra uomini e donne, il concetto stesso di decenza, la nudofobia, la repulsione per l’educazione sessuale.

Ecco, l’educazione sessuale, da tempo se ne parla, alcune scuole ci hanno provato e per la maggior parte le iniziative avviate sono state prontamente bloccate dall’intervento dei genitori, evidentemente più preoccupati di conservare la loro presunta stabilità mentale (vedi “Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?”) piuttosto che di dare la possibilità ai figli di crescere in modo sano e naturale. Quelle poche iniziative che sono riuscite a sopravvivere all’opposizione si mascherano dietro termini quali l’affettività, si strutturano sulle storielle di api e fiori, si manifestano attraverso immagini e cartoni animati dove gli attributi sessuali sono celati o addirittura mutilati.

Invece di starsene bloccati sul chiedersi a che età si sia pronti, sul come farlo, su quale metodologia utilizzare, eccetera, passiamo all’azione e facciamolo presto: i bambini non ancora condizionati dalle tare nudo e sesso fobiche degli adulti di certo reagiranno solo che bene, quello che comprendono di sicuro li fa crescere, quello che non comprendono di sicuro non li turba; quelli più grandi ormai già condizionati dalla società malata di nudo e sesso fobia riusciranno così a liberarsene e crescere più sani e migliori.

C’è bisogno di crescita, di maturazione, di sviluppare una società sana, d’interrompere il circolo vizioso basato sull’ossessione e la fobia, di fare educazione sessuale e farla come va fatta: usando il nostro vero corpo, così come mostrano gli stupendi filmati di Pubert, realizzati dalla NRK, emittente televisiva nazionale norvegese, nell’ambito del programma Newton.

Ringrazio l’amico Alessandro Ruggero per avermi segnalato l’esistenza di tali filmati.

Natale 2015: Contro il sessismo regalato e contro i regali per il sessismo


2Natale è anche l’occasione per farsi promesse più o meno importanti, per rendersi moralmente partecipi di più o meno grandi questioni sociali, per avviare un nuovo più o meno rilevante cammino evolutivo. Ecco, tra i tanti, un argomento sul quale meditare profondamente, per il quale è giusto mettersi in gioco e lavorare affinché noi stessi e di seguito la società si evolva verso la corretta logica del massimo rispetto e della massima libertà anche nella crescita e nella formazione, senza ruoli predeterminati, senza limitazioni di genere, senza forzature sociali più o meno appariscenti.

Anche in questo il nudismo può dare una mano, vuoi perchè l’assenza di vestiti inibisce il messaggio di genere e di ruolo che gli stessi trasmettono e impongono, vuoi perchè la libera esposizione del corpo e, in particolare, dei genitali sebbene metta in evidenza le differenze fisiche nel contempo le normalizza e, liberandoci dall’oppressione e dall’ossessione verso di loro, le rende indifferenti al ruolo e al genere.

Alla fine ancora una volta arriviamo al nostro ormai mitico mantra, che sempre più si dimostra importante e valido per ogni contesto e per ogni evoluzione sociale: vestiti è certamente bello, nudi è sicuramente meglio!

Leggi su NarrAzioni Differenti l’interessantissimo articolo di Eleonora Selvatico: “Natale 2015: Contro il sessismo regalato e contro i regali per il sessismo.”

La mia giornata tipo


Non è un sogno, è pura e semplice realtà, la realtà del mio quotidiano. Ovviamente mi riferisco al periodo estivo, diciamo dai primi di giugno ai primi di settembre, ma, escludendo quelli più freddi (la caldaia la tengo a una temperatura ecologicamente compatibile), in buona parte è così anche negli altri mesi.

La notte finisce, è il momento di svegliarsi

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Come prima cosa un sano esercizio fisico per aprire al meglio la giornata

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Segue la giusta colazione

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Rifacciamo il letto

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Ogni tanto bisogna anche passare l’aspirapolvere

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Ora dedichiamoci al lavoro

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Giunge l’ora di preparare il pranzo

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Si mangia

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Lavaggio piatti e stoviglie

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Se necessaria, pulizia della cucina

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Un poco di riposo non guasta

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Rimettiamoci al lavoro, stavolta all’esterno

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Ogni tanto una bella escursione in montagna, solo soletto, io e la natura

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Altre volte in compagnia

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Alternate alle escursioni ci sono le uscite a lago per procurarmi qualche bel pesciotto da cucinare e mangiare

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E le vacanze? Beh, non cambia mica poi tanto…

Ai fornelli

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In allenamento

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Snorkeling

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Eh si, avete ragione: niente di che, solo una normale giornata normale!

Bambini! Cosa o chi vogliamo veramente proteggere?


emamImprovvisamente dalla spiaggia si alza un grido “copritevi, ci sono dei bambini!”

Sulle pagine di un quotidiano on-line viene riportata la notizia dell’apertura di un villaggio nudista, nel giro di pochi minuti fra alcuni messaggi di approvazione si insinuano alcuni volgari messaggi di disprezzo: “coglioni esibizionisti, andate da un’altra parte qui ci sono i nostri bambini”.

Tre persone parlano tranquillamente tra loro, raccontano le loro ultime vacanze al mare, uno dei tre riporta le sue vacanze nudiste e gli altri allora… “ma, e i tuoi figli? Dove li hai lasciati? Non li avrai mica portati con te!”

Un padre sta guardando la televisione con il figlioletto sulle sue ginocchia, all’improvviso parte un servizio sul nudismo e appare la figura di una donna nuda, il padre immediatamente copre occhi e orecchi al bimbo.

Alcuni esempi di una delle situazioni più tipiche, quella che vede degli adulti negare a se stessi o ad altri alcune azioni, quale, per l’appunto, la nudità, per il semplice fatto che ci sono o ci potrebbero essere dei bambini. Sono proprio così vulnerabili al nudo questi bambini? Oppure c’è altro dietro a questo atteggiamento? Ci sono forse paure e angosce degli adulti, dei genitori? Quali sono?

emabPartiamo da una semplice osservazione: i bambini piccoli, di sicuro fino all’età pre asilo ma spesso anche fino ai quattro o cinque anni, vengono soventemente lasciati giocare nudi in casa o nel giardino ma anche in luoghi pubblici quali un campo o la spiaggia. Questi bambini manifestano agio nello stare nudi, tant’è che poi, come molti genitori, forse tutti, hanno potuto sperimentare, diventa difficile farli rivestire. Cosa dimostra questo? Beh, di sicuro che la vergogna verso il corpo nudo è tutt’altro che innata.

Le cose cambiano in seguito, quando l’età cresce la nudità diventa sconveniente e male percepita. Perché? Ve lo siete mai chiesto il perché? Vi siete mai dati una risposta sincera e completa? Una risposta incondizionata?

1806Purtroppo il condizionamento è forte proprio perché si rende invisibile, una volta che si è attuato rimane nascosto nel profondo della nostra mente, io censore forte e potente che a nostra insaputa ci impone di pensare e agire secondo il suo volere. Impossibile darsi risposte incondizionate senza prima rimuovere il condizionamento, ma per rimuoverlo bisogna conoscerlo, evocarlo, rigettarlo usando la logica e l’osservazione attenta e minuziosa.

Allora, dopo questa piccola utile e spero evocatrice digressione torniamo alle nostre domande, anzi alla nostra domanda di fondo: il cambiamento comportamentale in riferimento al nudo che ad un certo punto avviene nei bambini è realmente un cambiamento naturale e spontaneo?

La considerazione da farsi entra in un contesto che, purtroppo, è vissuto solo da una limitata parte delle persone, ciò lo rende forse meno percettibile ma non lo invalida, altrimenti tante sarebbero le cose da invalidare, primi fra tutti i precetti religiosi che non solo sono propri di una sola parte della popolazione, ma vedono contrapporsi aspramente teorie e formulazioni assai diverse fra loro anche quando partono da una stessa radice: i libi sacri.

Famiglia nudistaEntriamo in una comunità nudista e osserviamola con attenzione, ci sono uomini, donne, bambini e bambine, si bambini e bambine di ogni età che liberamente vivono la loro giornata nella nudità, nudità propria e nudità degli altri. La vivono senza problemi, senza traumi, senza malizie, senza nessuno di quegli effetti che vengono tanto preannunciati da chi grida “ci sono bambini!” o perfino millantati da alcuni psicologi (alcuni perché altri invece la decantano o, quantomeno, la giudicano in modo neutrale) evidentemente condizionati (uno psicologo è persona come tutte le altre, anche lui inserito in un certo contesto sociale e da tale contesto potenzialmente influenzabile o palesemente influenzato). Cosa ci dice questo? Cosa c’insegna? Di sicuro che il cambiamento di atteggiamento nei confronti della nudità manifestato da molti, non da tutti, bambini nel passaggio dall’età prescolare a quella scolare è tutt’altro che naturale e spontaneo. Poi che la nudità risulta per nulla sconvolgente, traumatizzante sui bambini, anzi, se andassimo a fondo nell’analisi potremmo addirittura rilevarne diversi effetti benefici. Allora cosa provoca il detto cambiamento? E cosa vogliamo difendere?

BambiniCosa succede a bambini e bambine quando raggiungono l’età dei 4 o 5 anni? Intanto che i genitori li coprono, non li lasciano più giocare in spiaggia in libera nudità (e quanto fanno compassione quelle bambinette costrette a indossare un reggiseno per coprire qualcosa che ancora non c’è), predicando loro che ora sono cresciuti e devono coprire il pisellino o la passerina (sic!) li condizionano psicologicamente a vedere pene e vulva (e usiamoli questi bellissimi termini italiani, per nulla scientifici e all’ambito medico riservabili) come pudenda, parti immonde da tenere gelosamente nascoste alla vista altrui (e talvolta anche alla propria). Il tutto viene rafforzato dai vincoli imposti negli asili e, successivamente, nelle scuole, luoghi dove ogni tentativo, questo sì naturale e spontaneo, di liberarsi dalle vesti viene pesantemente redarguito e impedito. Palese che le giovani menti, le cui sinapsi sono per natura operanti ad apprendere velocemente e incondizionatamente sulla base di quanto viene loro più spesso detto e imposto, finiscono per indurre, in quei bambini che vivono in un contesto assolutamente e solamente tessile (perché lo stesso, significativamente, non avviene per quei bambini che vivono in un contesto anche solo occasionalmente nudista), un profondo cambiamento comportamentale: la nudità da spontanea e naturale diviene innaturale. Ma diviene anche sgradita? Difficile dare una risposta, le reazioni dei bambini a questo punto direbbero di sì, ma siamo sicuri che siano reazioni incondizionate? Siamo sicuri che sia un atteggiamento spontaneo e non piuttosto la paura d’essere nuovamente redarguiti? Siamo sicuri che non sia una reazione di mascheramento, una reazione atta a soddisfare i genitori? Credo che la risposta a tutte queste domande sia una sola, semplice e precisa: no! Valutando che non succede a tutti e a tutti nello stesso momento, osservando l’atteggiamento di quei bambini che crescono in un contesto nudista è dimostrato che trattasi di reazioni condizionate, reazioni di mascheramento, di paura del rimbrotto dei genitori.

educazione nudistaOra, dimostrato che i bambini a cui viene risparmiato il condizionamento genitoriale sul nudo, che tutti i bambini ancora scevri dal condizionamento sociale reagiscono con assoluta indifferenza alla nudità c’è da chiedersi cosa vogliamo veramente proteggere affermando “ci sono i bambini”?

Più o meno inconsciamente, non è che stiamo evitandoci l’imbarazzo di dover rispondere a domande scomode fatte dai nostri figli? Non è che stiamo proteggendo le nostre adulte paure nei confronti di argomenti per noi scomodi? Non è che stiamo impedendoci di confrontarci coi nostri figli sapendo che loro più di altri possono, nella loro spontanea e naturale semplicità, farci ragionare serenamente e indurci ad un cambiamento d’opinione? Insomma…

Non è che con la scusa di proteggere i nostri figli o i bambini in genere in realtà stiamo solo proteggendo noi stessi?

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“argomento delicato”


Una sola semplice domanda: delicato per chi? La risposta è nell’articolo, posso solo aggiungerci che… proprio per questo è da affrontare e al più presto.

non lo faccio più

rimini-scuolaQuesta foto mi arriva dalla sala insegnanti di un liceo in Emilia Romagna dove andrò in autunno, per parlare con i ragazzi e le ragazze di omofobia.

Non tanto di omosessualità, ma di omofobia, appunto. Perchè il problema non ce l’ha chi è omosessuale, ma chi pensa che l’omosessualità sia un problema.

Di questo parla la storia di Giulia e Francesca, le giovani protagoniste de “L’altra parte di me“. Sfido chiunque a chiudere il libro senza fare il tifo per questo loro amore splendido, appassionato e ribelle. E nemmeno senza porsi la domanda “ma io come mi comporterei, quali paure avrei? sono davvero libero, libera?”

Questa foto in una sala insegnanti è stata appesa al muro per dire ai colleghi e alle colleghe che di fronte a questo libro sono “In imbarazzo, lo capisce?” che sul loro imbarazzo dovranno lavorare e su questo incontro dovranno farsene una ragione. Che…

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Nudismo e… bambini


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Cosa fa un bambino (da 0 a 5 anni) quando incontra un nudista? Niente, non fa proprio niente di diverso da quando incontra una persona vestita, assolutamente niente di diverso.

Come reagisce un bambino alla nudità? In nessun modo particolare: nudo o vestito per lui è la stessa cosa.

137Come si comporta un bambino se lasciato nudo in pubblico? Normalmente! Esattamente come se fosse vestito.

Il bambino piccolo, prima che sia condizionato dai genitori e dalla scuola, si trova perfettamente a suo agio nella nudità o a contatto con la nudità. Anzi, il bambino piccolo gioisce se lasciato nudo e fatica assai a rivestirsi.

nuebam2nuebam3Ecco da dove dovrebbe partire l’educazione dei nostri figli, dall’evitare loro inutili e stupidi condizionamenti verso la nudità, dal permettergli di mantenere quel loro innato naturale e sano rapporto con la nudità, propria e altrui.

Certo questo tipo di educazione non risolve tutto, ma è di sicuro un ottimo inizio, una via per facilitare e di molto tutte le altre questioni educative, formative e sociali.

educazione nudista

Altre belle e significative immagini trovate su Tumblr
(cliccare sulla foto per accedere all’origine)

La deresponsabilizzazione: “cum grano salis!”


canalinoTempo fa scrissi un articolo sulla deresponsabilizzazione che restò però circoscritto all’ambito specifico della scuola e del rapporto scuola – studenti. Ora voglio riprendere l’argomento allargandolo agli altri contesti o, per la precisione, decontestualizzandolo.

“Cum grano salis”, un tempo questa locuzione era molto usata e indicava l’agire con cognizione di causa o, quantomeno, con un briciolo di cervello. Si usava per indicare quella persona che sapeva gestire gli eventi differenziando fra loro i diversi livelli di pericolo, ad esempio l’alpinista che sapeva quando usare la corda di sicurezza e quando poterne fare a meno, oppure il ciclista che capiva quando il caschetto era indispensabile e quando no, l’automobilista che sapeva gestire correttamente la velocità dell’autovettura adeguandola alle condizioni proprie, della strada e del traffico e via dicendo.

Oggi non esiste più il “cum grano salis”, oggi si è estremizzato il tutto riducendo le cose ad un solo livello: quello del massimo pericolo. Non esiste più il libero arbitrio ma solo l’obbligo perentorio alle protezioni: l’alpinista deve sempre usare la corda, chi fa le vie ferrate deve sempre usare il dissipatore, il ciclista o il fantino o lo sciatore devono sempre usare il caschetto, se vai con i pattini ti devi assolutamente corazzare come un antico cavaliere della tavola rotonda, l’automobilista deve andare sempre e solo piano, eccetera. Una vera è propria caccia alle streghe dove poco importa se non sai cosa voglia dire andare in montagna, se non conosci la differenza tra un sentiero attrezzato e una via ferrata, se non sai cosa sia la tecnica di progressione in arrampicata, se non conosci il codice della strada, se non hai idea di cosa sia la traiettoria di curva, se nessuno ti ha insegnato a cavalcare, a che servono queste cose, a che serve perdere tempo per imparare: tanto ci sono le protezioni!

Il sistema dal canto suo, sotto l’influenza delle assicurazioni e del pensiero debole, incrementa tale modo di vedere, così istituzioni e aziende praticano lo scaricabarile, molte persone (s)ragionano pensando solo in funzione dell’aspetto emotivo, gli adulti si sono dati alla furbizia (chiedere il risarcimento di qualsiasi danno anche se causato dalla propria ignoranza e incuria al grido di “tanto c’hanno l’assicurazione”) e i giovani non solo apprendono tali insulsi atteggiamenti, ma, costantemente vigilati per cui privati di ogni autodeterminazione, diventano adulti irresponsabili, adulti incapaci di fare scelte “cum grano salis!”.

A questo punto la domanda sorge spontanea: come finirà la società se si continua con questo giro vizioso?

 

 

Ho incontrato Don Abbondio


Porto l’automobile in assistenza per una piccola riparazione e mi trovo due ore da occupare in qualche modo. Decido di farmi una passeggiata lungo una strada che, passato un primo tratto cittadino, si inoltra in ambiente pedemontano.

Camminando lentamente osservo l’ambiente che mi circonda, le belle ville, le meno intriganti palazzine, i campi e le coltivazioni che non si penserebbe di poter trovare ai margini della città, il fitto e verde bosco che li sovrasta.

Un mulo raglia dietro un siepe, un cane abbaia poco lontano, belati di capre al pascolo si aggiungono al coro, il tutto contornato dalle mille fragranze che esondano dalla vegetazione e inondano profondamente le nari.

E’ giunta l’ora di ritornare sui miei passi e immerso nei miei ricordi d’infanzia evocati da questi luoghi, m’incammino verso la città. Ad un tratto, nel sbucare da una curva, vedo avanti a me una nera figura che mestamente avanza, è un prete, un anziano prete dal viso scavato dal tempo, indossa una lunga tunica nera che quasi striscia per terra, in testa una specie di coppola pure essa nera, cammina con la schiena fortemente incurvata, le mani dietro, Don Abbondio spiaccicato, però….

St…, uhm moderiamoci, maleducato, io lo saluto cordialmente e lui manco mi degna d’uno sguardo!

 

An Open Letter to Facebook


Già, molto strana questa politica di accettazione di quanto risulta offensivo per la donna, mentre viene rifiutato quanto è educativo e rispettoso della sua dignità.
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Already, very strange this acceptance of what is offensive to women, when instead are rejected documents educational and respectful of them dignity.

Reblogged from MotherWise
An Open Letter to Facebook.

Cani al guinzaglio


Una legge impone che i cani vadan tenuti al guinzaglio. Giusto! E le leggi vanno osservate.

Quand’ero ragazzo vedevo per strada molti cani senza guinzaglio: ci si conosceva. Il più delle volte si passava indifferenti l’un l’altro, ognuno per i propri affari. Raramente si sentiva che avessero morso qualcuno. Non più di ora. Ma allora, perché della legge? Ce n’era davvero bisogno?

Penso che la legge sia dovuta a un cambio di mentalità: si sente oggi un maggior bisogno di prevenzione (e protezione – chiamata anche subdolamente sicurezza).

Non la penso così: per prima cosa  mi sembra prevenzione eccessiva, un fasciarsi la testa senza comprovato motivo… e dunque ci sento odor di pretesto, di alibi per nasconder dell’altro. In secondo luogo, proprio la legge ha creato, fatto reale, o ingrandito una paura che prima non c’era o non era nella misura con cui ora la si spaccia per vera: la paura generalizzata per i cani: «Stai lontano da quella ringhiera, è un cane cattivo, ti morde!»

Con le paure immotivate si cresce in malafede, nel sospetto, nel pregiudizio, nel non-rispetto, sempre sulla difensiva, pronti a reagire, non si impara a convivere a relazionarsi, a trovare un modo di convivenza; e ci si fa l’abitudine, diventa un atteggiamento ritenuto normale, diventa pian piano una norma. E d’altro canto, non si impara a difendersi, quando davvero bisogna.

Così è anche l’atteggiamento verso la nudità: definita per legge come “oscena”, offensiva della decenza, è facile si alzino da soli scudi e steccati, recinzioni, ghetti di pensiero e reali, guinzagli. Come se il corpo nudo fosse di per sé sinonimo di minaccia, di intenzioni malevole, un contagio immorale, un’offesa diretta, una mancanza di rispetto. Come se noi nudisti fossimo per definizioni pronti e propensi allo stupro, all’aggressione sessuale, alla violenza, agli ultimi oltraggi.

Al contrario, da nudi abbiamo imparato un maggiore rispetto per le persone; non ci importa di avere o vedere flaccide pliche di pelle attorno alla pancia, seni cascanti o altri vari “inestetismi” normalmente celati. Ci siamo dati una regolata: “un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto”. Disvestiti degli abiti di stoffa, sono svaniti anche molti pregiudizi, forme-pensiero, schematismi concettuali, abiti mentali, tradizioni, abitudini. E le abitudini, fortunatamente, si posson cambiare. E anche le leggi.

Abito, abitare, abitudine hanno una medesima origine: derivano dal verbo avere (habere in latino): un avere talmente radicato e quasi connaturato da mutarci anche nell’essere, un tratto esteriore che dice agli altri di noi, un costume sociale, un guinzaglio che ci allacciamo da soli per poter camminare tranquilli per strada. E quasi quasi ne siamo persino contenti, e crediamo che sia forse più giusto così e giungiamo persino a sospettare di noi: non si sa mai, colti da un raptus potremmo morder qualcuno…

Ehi tu!


Ehi tu,
si proprio tu,
tu che sei arrivato
roboante e sprezzante,
incurante delle regole,
superando
una lunga colonna
oltre la riga continua
oltre il limite di velocità.

Tu che ora
incollato al culo dell’auto mia
scalpiti per passare,
esci e rientri,
rientri ed esci.

Tu, si proprio tu,
vedi anch’io potrei
correre e superare,
potrei correre in piena sicurezza
più di quanto tu possa fare
rischiando la vita.

Potrei, ma non lo faccio,
non lo faccio perché
esistono le regole,
regole che sono per tutti,
ma proprio tutti,
io e te compresi.

Non lo faccio perché
civile io sono,
corretto
e rispettoso,
educato.

Ehi tu,
si proprio tu,
vedi di calmarti
che solo hai
da guadagnarci.

Emanuele Cinelli – 6 febbraio 2012

Perchè il nudismo non eccita sessualmente


In spiaggiaAnche se, a dire il vero, a me è capitato raramente e comunque sempre più per ironizzare che per fare affermazioni precise e categoriche, leggo che ad altri capita, anche spesso, che parlando di nudismo si sentano accusare di essere degli esibizionisti dediti all’attività sessuale pubblica o, comunque, si sentano obiettare che il nudismo lo si faccia solo per cuccare, come si dice in gergo.

A parte che, tra i non nudisti, sono in tanti, specie tra i giovani, coloro che in spiaggia, alle feste, in discoteca, eccetera ci vanno se non proprio esclusivamente per cuccare, comunque con la speranza di farlo. Cosa, questa, che tutti ben sanno e, di conseguenza, tutti dovrebbero ben capire che innanzitutto il desiderio di cuccare non è poi un desiderio così strano e malsano, ma poi anche e soprattutto che non c’è bisogno di essere nudi per cuccare e magari passare anche alle vie di fatto proprio li sul posto. Che per fare sesso normalmente ci si metta nudi non vuol dire che chi è nudo stia per fare sesso (di fatto nudi ci si mette anche per fare la doccia, allora uno che è nudo sta per fare la doccia? Perché proprio il sesso e non la doccia?). La matematica ammette la scambiabilità dei fattori, la logica lessicale no (altrimenti, ad esempio, dire “la mela rossa” starebbe a dire che “il rosso è una mela”)! In realtà per fare sesso non c’è nemmeno bisogno di spogliarsi e, in un contesto pubblico, si può arrivare a farlo senza che chi sta attorno se ne possa rendere conto, motivo per cui, ai tempi della mia giovinezza, gli adulti proibivano alle ragazze di sedersi sulle gambe dei ragazzi.

Ma non è di questo che voglio specificatamente parlare, mi voglio piuttosto soffermare sulla questione che sorge quando il nudista, all’obiezione di cui sopra, risponde affermando che invero sulle spiagge nudiste non ci si va necessariamente per fare sesso o per cuccare, risposta alla quale, mi dicono, spesso venga obiettato con “ma allora il nudismo ti rende impotente” o con “ma come si fa a non eccitarsi in mezzo a tante donne (o uomini) nude (nudi)”.

Capita anche che ci sia chi, specialmente tra gli uomini, si tiene alla lontana dai luoghi nudisti (vorrebbe praticare ma non lo fa) solo perché teme di non poter reggere all’eccitazione e di trovarsi improvvisante e vistosamente eccitato li in mezzo a tutti. In alcuni casi questa è anche la preoccupazione di chi si accinge per la prima volta a frequentare un incontro nudista. Anche qui le rassicurazioni di un nudista ormai navigato spesso sortiscono poco effetto e ci si chiede perché.

Ecco di questo voglio parlare, del perché ci sono persone che non possono credere al fatto che in un gruppo nudista non ci si ecciti sessualmente e del perché, dato che così è, la nudità pubblica non ci eccita sessualmente.

Dobbiamo partire considerando il contesto in cui nasce la preoccupazione di eccitarsi vedendo altre persone nude: il mondo tessile. Cosa succede, infatti, nel contesto tessile? Essendo costantemente coperte le parti, diciamo, sessualmente critiche, si finisce istintivamente col guardarle e, soprattutto, col ricostruirle mentalmente, un processo, quest’ultimo, abbastanza lungo, durante il quale la nostra mente rimane concentrata su quei dettagli anatomici che sono obiettivo principale dell’attività sessuale, si evocano così immagini d’azione sessuale e con esse scatta l’eccitazione sessuale.

Spostiamo tutto il ragionamento in un contesto nudista. Qui i dettagli anatomici sono ben visibili quindi l’osservatore, perché per chi è alle prime volte è ovvio che scatti il meccanismo dell’osservare, non ha bisogno di attivare meccanismi mentali di ricostruzione, non attivandosi questi meccanismi la mente non si concentra sui dettagli anatomici e, di conseguenza, non evoca immagini d’azione sessuale, per cui non scatta l’eccitazione sessuale. Passati i primi momenti di assuefazione, esaurita la curiosità inziale verso certi dettagli figlia dei tabù tessili (alla fine visti alcuni, visti tutti), accertata la totale assenza dei pensieri sessualmente attivi e della relativa eccitazione, pian piano l’istinto all’osservazione si attenua fino a svanire del tutto e, a quel punto, la persona vede (questo è ovvio, mica si può accecare per non vedere!), ma non sente più l’esigenza di osservare, non, per lo meno, ai fini dell’indagine sessuale: magari osservo quello che una persona sta facendo, noto che si è tagliata i capelli o che si è depilata dove prima non lo era, ma il resto non ha più attrattiva e ci si comporta come, anzi meglio, che in un contesto tessile. Ricorderò sempre le parole scritte da una avvenente e prosperosa ragazza dopo la sua prima esperienza nudista: “è stato splendido, per la prima volta mi sono sentita guardare negli occhi invece che nel seno”!

Ecco spiegato l’arcano del mistero, a questo punto che dire per chiudere se non…

Buon nudismo a tutti!

La rotonda


Se c’è un luogo dove i caratteri delle persone meglio si evidenziano questo è proprio la strada e sulla strada mi capita quotidianamente di rilevare come a fronte di tante battaglie sociali che dovrebbero indicare un forte interessamento delle persone verso gli altri, in realtà la società di oggi è una società fatta da menefreghisti, da persone che pensano solo a se stesse, una società dove conta più l’apparenza che l’essenza, dove è più importante far apparire qualcosa che farlo realmente, dove conta più il contenitore del contenuto: reiterati sorpassi azzardati, limiti di velocità genericamente disattesi, distanze di sicurezza decisamente carenti, diritti di precedenza bellamente ignorati, parcheggi a regola d’ignoranza, totale inutilizzo degli indicatori di direzione, eccetera. Insomma, sulla strada molte sono le persone che regolarmente manifestano atteggiamenti di assoluta maleducazione, che evidenziano il ritenersi superiori alle altre, il ritenersi padrone della strada fregandosene degli altri e infischiandosene di poter provocare incidenti,  se non addirittura di provocarli materialmente.

Di questi atteggiamenti ho invero già parlato in un mio precedente articolo (“Il paese delle banane”) per cui, salvo l’averli  evidenziati qui sopra, non intendo soffermarmici ulteriormente, voglio invece esaminare più nel dettaglio quanto avviene in un punto ben preciso della strada: la rotonda.

Tutte le mattine, andando al lavoro, passo da alcune rotonde ed ho così avuto modo di osservare per bene e moltissime volte quanto avviene attorno ad esse, in particolare ad una di queste dove, spesso, rimango fermo a lungo in attesa di potermi immettere. Non sono, pertanto, osservazioni estemporanee, osservazioni viziate dal momento specifico, bensì osservazioni reiterate nel tempo e dal tempo convalidate, anche perché confermate da quanto osservato presso tante altre rotonde incontrate durante spostamenti e viaggi non quotidiani ma non per questo meno rilevanti.

Utile strumento di regolazione del traffico e della velocità, la rotonda sembra invero essere il caposaldo dell’ignoranza e della mancanza di logica, osservando quanto attorno ad essa avviene si vedono scene che dal comico arrivano al grottesco: è mai possibile che non si capiscano, autonomamente, alcune semplici regole che renderebbero piena giustizia all’efficienza della rotonda?

–          È ben vero che chi è in rotonda ha la precedenza assoluta, ma l’“essere in rotonda” non si riferisce a chi invece ci sta semplicemente arrivando; chi arriva in rotonda deve sempre dare la precedenza a destra, in particolare non è corretto immettersi di forza in virtù del fatto che la rotonda è già occupata da altre vetture impedendone l’accesso dagli altri ingressi. Se, arrivando in rotonda, vedo, alla mia destra, qualcuno già fermo e in attesa, devo se non proprio fermarmi quantomeno rallentare per permettergli d’immettersi in rotonda prima di me.

Click per ingrandire

–          Immettendosi in rotonda, girando attorno ad essa e uscendone si devono utilizzare gli indicatori di direzione, così facendo si permette a chi sta arrivando dagli altri ingressi, o presso gli stessi sta attendendo di potersi immettere, di percepire le nostre precise intenzioni, di capire, cioè, se debba necessariamente fermarsi o possa invece compiere l’accesso. Ad esempio: se chi è in rotonda vi sta girando attorno e chi arriva deve solo girare subito a destra, può essere che sia possibile il passaggio contemporaneo delle due vetture.  Altro esempio: se chi è in rotonda intende uscirci prima d’incrociare chi sta attendendo d’immettersi, l’opportuna segnalazione di direzione permette a quest’ultimo di non stare inutilmente fermo intralciando il già congestionato traffico.

–          L’ingresso in rotonda è un “dare la precedenza” non uno stop, quindi se la rotonda è sgombra non c’è bisogno di fermarsi ma si può passare oltre direttamente.

–          Una rotonda non è una passerella e chi vi sta girando attorno non deve sfruttarla per darsi tempo di leggere i vari cartelli stradali (attuando più giri della stessa): se si hanno dei dubbi o se non si riesce a leggere i cartelli direzionali ci si ferma a lato di una delle strade e a leggere i cartelli ci si va a piedi.

–          La rotonda non è nemmeno un ostacolo da fuoristrada o un trampolino per ottenere salti o altre spericolate esibizioni da circo: poco importa quanto possa dare fastidio il girarle attorno, mai e poi mai ci si passa sopra, seppure in modo anche solo parziale.

È altresì vero che spesso le rotonde sono mal costruite, troppo piccole o troppo grandi, con accessi troppo rettilinei che invitano all’immissione in velocità, con troppe diramazioni, con ostacoli alla visibilità dell’intera rotonda, ciò non toglie però che il rispetto delle regole e l’applicazione della logica non debbano essere sempre e solo ottenuti mediante azioni di forza, ma dovrebbero essere le stesse persone a farsene carico. Atteggiamento, quest’ultimo, intelligente, logico ed educato.

Una rotonda usata come si deve non causa blocchi alla circolazione, non crea lunghe attese, ma le evita.

“Una rotonda sul mare, il nostro disco che suona”, peccato che alle rotonde terrestri il disco si sia rotto e invece di suonare stride, come stridono gli italiani mostrando, ancora una volta, il meglio, oops… il peggio di se stessi.

I bambini, il senso di vergogna e gli abusi


Come genitori ci tenete a dare il meglio di voi stessi? Ci tenete a dare ai vostri figli la migliore educazione possibile? Credo proprio di si e allora non potete non leggere questo illuminante documento, documento che già ho più volte citato e linkato, ma per la sua importanza e a favore della massima informazione possibile, anche in considerazione di frasi che ancora capita di leggere o sentire, secondo le quali il nudismo sarebbe diseducativo e traumatico per i bambini, ritengo opportuno rimetterlo in evidenza, pubblicandolo, stavolta, per intero. E’ lunghetto, ma la lettura è sicuramente utile e vale proprio la pena di spenderci un poco di tempo, specie per chi nudista non è.


I BAMBINI, IL SENSO DI VERGOGNA E GLI ABUSI

Di Paul M. Bowman
Annotazioni di Nate Dekan
Traduzione di Marco Freddi
Revisione luglio 2012 Emanuele Cinelli


NOTA DEL TRADUTTORE

I dati statistici contenuti nel presente articolo fanno riferimento alla realtà tipica degli Stati Uniti d’America; ho preferito lasciare i dati originali, non avendo avuto la possibilità di accedere a dati statistici italiani o europei, anche perché in casi come questo i parametri e le tecniche di rilevazione dei dati si differenziano (a volte anche di molto) tra l’Europa e gli USA. Questo non inficia comunque in nessun modo le teorie espresse dall’autore dell’articolo.

Il traduttore, pur approvando quanto espresso nell’articolo, non concorda totalmente con alcune affermazioni in esso contenute.

N.B.: Come da espressa richiesta degli autori, questo articolo può essere copiato e distribuito liberamente ma non deve in alcun modo essere modificato o abbreviato.

Per la versione originale dell’articolo in lingua inglese, clicca qui.


La società raccoglie ciò che semina attraverso il modo in cui educa i suoi figli… Attraverso questa catena di eventi, violenza e abusi si tramandano da una generazione all’altra così come passano da una società a quella successiva. E’ nostra ferma convinzione che sia necessario in primo luogo fare in modo che l’abuso ai minori non si verifichi, in quanto quando queste alterazioni mentali  si sviluppano, può non esserci modo di tornare indietro.

— Martin H. Teicher, “Scars That Won’t Heal: The neurobiology of child abuse” (Ferite che non cicatrizzano: La neurobiologia dell’abuso ai minori) Scientific American, marzo 2002 

L’abuso sessuale sui minori è un problema drammatico. Si stima che il 27% delle femmine e il 16% dei maschi negli Stati Uniti subiscono abusi sessuali.[i] Penso che questo dipenda dal fatto che l’abuso rimane nascosto (a causa della vergogna) e questi dati siano più bassi rispetto ai valori reali. “L’abuso sessuale distrugge la vita di chi lo subisce, “Chi ha subito abusi sessuali rischia maggiormente problemi mentali e di funzionalità sociale risultanti da sentimenti di impotenza, colpa, vergogna, stigmatizzazione e  mancanza di autostima.” [2]

Ovviamente trovare una soluzione all’abuso sui minori è e dev’essere una priorità assoluta. Sfortunatamente credo che l’atteggiamento verso il corpo e il sesso della nostra attuale cultura contribuisca a incrementare il problema, non a ridurlo. A causa dell’atteggiamento mostrato nei confronti del corpo e della sessualità dai parenti o da altri adulti, i bambini sono spesso troppo timorosi, così usaulamente stanno in silenzio. Essendo questo il motivo per il quale da bambino io non ne parlai con nessuno, spero di indicare con questo articolo una via per ridurre gli abusi sessuali ai minori e aumentare l’autostima dei bambini. Molti ritengono che più i bambini provano vergogna, più vulnerabili saranno riguardo gli abusi sessuali, inoltre, meno sono propensi a parlare di tali abusi, più gravi saranno i danni che tali abusi provocheranno. Essendo io stato un bambino abusato ed essendo cresciuto in una famiglia molto propensa a instillare il senso di vergogna, sono uno di questi.

Insegnare la vergogna ai bambini

I bambini per natura non provano vergogna per il loro corpo, essa viene loro inculcata. Come? Vedere che certe parti del corpo sono sempre coperte instilla la vergogna nei bambini. Quando i bambini si liberano dei vestiti (specialmente in casa) e vengono puniti per questo o viene detto loro che ciò è sbagliato, è male o addirittura che è indecente stare nudi, viene loro instillato il senso di vergogna. Quando il pene è chiamato “pisellino” e la vagina “là sotto”, viene instillato loro il senso di vergogna. Quando certi argomenti sono vissuti con imbarazzo dai genitori, i bambini imparano la vergogna. Anche il giocare con bambole che non hanno i genitali, o leggere libri che dicono quanto meraviglioso il corpo umano sia, ma che non mostrano mai rappresentazioni degli organi genitali instillano la vergogna nei bambini. Questi sono solo alcuni dei numerosi modi in cui si insegna ai bambini a vergognarsi del proprio corpo.

Sfortunatamente, gli effetti di questo vero e proprio condizionamento si manifestano molto presto. Molti bambini già a soli cinque o sei anni provano una vergogna tale nei confronti del proprio corpo da rifiutarsi addirittura di cambiarsi apertamente negli spogliatoi, preferendo farlo nascosti da asciugamani o addirittura chiudendosi nelle toilettes. Lo psicologo clinico Marilyn J. Sorensen, Ph.D. sostiene che: “contrariamente alla colpa, che è la sensazione di aver fatto qualcosa di sbagliato, la vergogna è la sensazione di esserequalcosa di sbagliato. Quando un individuo sperimenta la vergogna, sente che “c’è qualcosa di sbagliato in me.” [3] Quando ai bambini viene detto che alcune parti del loro corpo sono indecenti e devono sempre essere coperte, essi svilupperanno la sensazione che c’è qualcosa di indegno in tali parti corporee.

Come si legge in “Sex and Morality” (sesso e morale): “Il primo tabù che si impara, sotto forma di messaggio morale associato alla sessualità riguarda la nudità, il mostrare i genitali, seguito immediatamente dalla masturbazione. Queste norme e atteggiamenti riguardo il sesso sembrano procurare problemi a molte persone in età adulta. Sessuologi, psicologi e terapisti spesso hanno a che fare con pazienti i cui problemi nascono dalla vergogna e dal disagio che questi provano verso il proprio corpo e riguardo il modo in cui gli altri vedono i loro organi sessuali.”; “Non possiamo far altro che affermare che questi ripetuti messaggi riguardo il fatto che il corpo debba sempre essere coperto, anche in presenza di genitori e fratelli, contribuisce a creare un’immagine negativa del proprio corpo e, conseguentemente, ad abbassare l’autostima.” [4]

Se tutto va bene è possibile proteggere I bambini dai peggiori comportamenti umani, ma cercare di proteggerli da qualcosa di così fondamentale per tutti gli uomini quale è il proprio corpo porta solo problemi.  La curiosità nei confronti del corpo umano è istintiva e naturale. Se si fa sì che il bambino provi vergogna per il proprio corpo e per quello altrui, continuerà a provare interesse nei confronti del corpo ma sarà portato a pensare che in quell’interesse vi è qualcosa di sbagliato. Quando al bambino è negata la possibilità di soddisfare apertamente questa curiosità attraverso la guida e le conoscenze dei genitori, è certo che lo farà di nascosto.

I risultati dell’umiliazione

Soddisfare questa naturale curiosità di nascosto include comportamenti quali il “giocare al dottore”, i quali in seguito portano all’interesse per la pornografia. Molti bambini (specie attraverso Internet) hanno facile accesso alla pornografia, senza contare che il 70% delle riviste porno finiscono nelle mani dei bambini. La Cristiana Riformata Susie Krabacher, già modella di Playboy lamenta il fatto che gli adolescenti spesso sperimentano la prima visione dell’intero corpo femminile attraverso le riviste porno. “Come possono le ragazze che essi conoscono competere con tutto ciò? Non possono; nessuno può. Nemmeno le donne che appaiono in quelle riviste possono competere con sé stesse quando non in posa e con trucco ed illuminazione perfette. I ragazzi che guardano queste pubblicazioni non solo sviluppano l’idea che le donne servono solo a soddisfarli, ma le loro aspettative riguardo a come le ragazze devono apparire saranno distorte.  In un mondo perfetto i giovani dovrebbero apprendere il sesso dai genitori e sperimentarlo per la prima volta con le proprie spose.” (sic! N.d.T.) [5]

Ma questo purtroppo non è un mondo perfetto e molti bambini dai genitori e dalla società in generale apprendono la vergogna e ad avere atteggiamenti insalubri nei riguardi del corpo umano e del sesso. Molti bambini vedono la loro naturale curiosità pervertita in primo luogo dal senso di vergogna e successivamente dalla pornografia. Come indicato da Susie Krabacher, il problema della pornografia non è ciò che essa mostra, ma il modo in cui ciò viene mostrato. Essendo la pornografia la via più accessibile per vedere il corpo umano nudo nella nostra società, essa rinforza la convinzione che la nudità è legata solo al sesso. Ritengo questa associazione distruttiva, in quanto l’attrazione sessuale non dovrebbe essere legata solo al corpo. Quando la nudità all’infuori della sfera sessuale è un tabù, l’attrazione sessuale si focalizza maggiormente sul corpo, mortificando altri importantissimi aspetti di un’unione.

Nella nostra società, attraverso la TV, il cinema e i videogiochi, violenza e omicidi in molte case sono molto più comuni della semplice nudità. Questo è assurdo! Vogliamo veramente che omicidi e violenza siano visti e per ciò stesso considerati più accettabili che la semplice visione del corpo umano nudo? Che tipo di messaggio mandiamo ai nostri figli vergognandoci e facendo della nudità occasionale un tabù mentre immagini di violenza estrema sono così comuni. Nel libro “Shame: The Exposed Self” (Vergogna: il sé esposto) il noto psicologo infantile Michael Lewis collega la violenza della nostra società con una spirale di vergogna e rabbia ormai fuori controllo. [6] Vivendo in una società più tollerante riguardo l’escalation della rappresentazione della violenza e molto meno verso la rappresentazione di certe parti corporee non sembra appropriato trovare un collegamento tra violenza e vergogna?

Un’alternativa positiva

C’è un’alternativa? É possibile eliminare la vergogna verso il corpo nei bambini, proteggerli dagli abusi, abbassare il loro interesse per la pornografia, aumentare la loro autostima, e dare loro una visione positiva e salutare nei confronti del loro corpo e del sesso? Nonostante non sia largamente accettato negli USA (e nel mondo occidentale N.d.T.), molte società e famiglie all’interno delle quali la nudità non sessuale è più comune hanno provato che ciò è possibile. “Dove i genitori hanno un dialogo coi figli e valorizzano le doti di questi ultimi, i giovani hanno più possibilità di sviluppare degli atteggiamenti positivi e salutari nei confronti di sé stessi.Questo è vero anche quando si parla di sesso.La ricerca ha dimostrato che una comunicazione positiva tra genitori e figli aiuta questi ultimi nello stabilire valori individuali e prendere orientamenti più sani.” [7]

Un attimo, ma la nudità non è dannosa per I bambini? Non è questo ciò che affermano gli esperti? Sfortunatamente si, alcuni “esperti”, tra i quali anche il famoso dott. Spock si sono pronunciati contro la nudità in famiglia senza peraltro l’appoggio di alcuna evidenza empirica a favore delle loro affermazioni, seguendo una disfunzionale e datata teoria freudiana. Molti prendono le loro parole per oro colato, essendo questi considerati esperti in materia. Dove invece è stata fatta della ricerca, questa ha contraddetto i loro spaventosi ammonimenti.

Uno sguardo alle culture e alle famiglie che non riducono la nudità a sola pratica sessuale dimostra che gli ammonimenti di questi cosiddetti “esperti” sono pericolosamente sbagliati. Le culture in cui la nudità è accettata presentano una tale mancanza di nevrosi di tipo sessuale che viene da chiedersi quale sviluppo avrebbero avuto le teorie di Freud se questi fosse vissuto in una cultura differente. Molte culture primitive in cui la nudità è praticata abitualmente mostrano di non conoscere concetti come lo stupro o gli abusi sui minori. Forse dovremmo imparare qualcosa da questi “primitivi”! Ridurre la nudità a mero elemento sessuale ha di norma come risultato l’aumento di immoralità, fissazione e abuso, non il contrario!

Credenze religiose

Altri ammonimenti derivano da false convinzioni religiose. Sfortunatamente molte delle credenze religiose più forti sono in aperto contrasto con le Scritture e con Dio stesso inteso come Amore. Quello che segue ne è un buon esempio Le Scritture dicono: “Dio vide tuto ciò che aveva fatto, ed ecco, era molto buono.” (Genesi 1:31), “Io ti ringrazio di avermi fatto in modo sì perfetto: meravigliose sono le tue opere, l’anima mia ben lo sa.” (Salmo 139:14), “Poiché tutto ciò che Dio ha creato è buono e niente è da rigettare, quando lo si prende con azioni di grazie” (1a lettera a  Timoteo 4:4) e vi sono molti altri passi che parlano della bontà della creazione divina; ad esempio “Guai a quanti chiamano bene il male e male il bene” (Isaiah 5:20), “Guai a chi contende con chi l’ha fatto” (Isaiah 45:9) e “Tutto è puro per i puri, ma niente è puro per coloro che sono contaminati e senza fede, perché hanno contamminato la loro mente e la coscienza.” (Lettera a Tito 1:15). Gesù ha chiaramente detto che i pensieri impuri, come l’immoralità sessuale provengono da dentro il cuore dell’uomo, non da fuori di esso (vedi Marco Capitolo 7). Nonostante ciò, molti Cristiani sono indotti a pensare che la nudità sia sempre peccato, anche se le scritture dicono il contrario. Purtroppo queste credenze sono molto radicate e difficili da debellare, anche se sbagliate, dannose e contrarie alle Scritture.

E’ una questione di contesto

Un martello può essere utilizzato per danneggiare o distruggere ma di norma viene utilizzato in modo più positivo per creare o costruire. Per la nudità e il sesso vale lo stesso discorso; tutto dipende dal contesto (come questi vengono usati) cioè possono essere positivi e costruttivi o insani e distruttivi. In alcune culture la nudità è comunemente riferita a nuoto, prendere il sole, rilassarsi, fare sport e con le attività quotidiane che le persone la associano con tutte queste attività, oltre che al sesso (questo vale anche per molte famiglie all’interno della nostra cultura). La nudità in questo contesto sembra essere molto più sana considerando anche che queste culture presentano minori percentuali di problemi sessuali (inclusi abuso sessuale, stupro e gravidanze precoci). [8]

Mi piacerebbe poter dire che I bambini portati a vivere in modo confortevole la nudità e la sessualità non subiscono mai abusi, ma da tutto ciò che ho letto, visto o sentito, posso affermare che, se e quando un abuso si verifica nei confronti di questi, l’abuso viene scoperto velocemente (spesso immediatamente) e il danno è minimo, in confronto con I bambini ai quali è instillato il senso di vergogna. Posso affermare con maggiore certezza che in quei bambini sottoposti al senso di vergogna il danno dovuto all’abuso sessuale è enormemente amplificato proprio dalla vergogna stessa.

Una visione positiva

Una ricerca dell’Università dello Iowa Settentrionale ha riscontrato che nei bambini nudisti l’immagine del proprio corpo è significativamente più positiva rispetto ai bambini non nudisti e che la “classificazione della nudità” di una famiglia era uno dei fattori più significativi associati alla positività di quell’immagine del proprio corpo. Inoltre, i bambini nudisti dimostrano un’accettazione totale del proprio corpo significativamente più alta senza provare vergogna per certe parti. [9]

Un’immagine positiva del proprio corpo è estremamente importante nel rendere i bambini più resistenti agli abusi, oltre a migliorare la loro percezione di sé. Ad un incontro nell’ambito del programma scolastico “Body Safety” (sicurezza del corpo), un agente di polizia con trenta anni di servizio ha affermato che i molestatori di bambini hanno scoperto [un aiuto] nelle affermazioni dei genitori che convincono i propri figli che i propri corpi nonché il sesso sono argomenti di cui vergognarsi e dei quali non si deve parlare. I bambini sono talmente convinti di ciò da provare un tale imbarazzo nel confessare di essere stati abusati così che moltissimi molestatori non devono forzarli a mantenere il segreto. Il detective enfatizzava il fatto che l’estremo disagio verso il proprio corpo che molte persone hanno e insegnano ai propri figli è il maggior fattore di perpetuazione delle molestie e della loro non conoscibilità. [10] Vorrei aggiungere che questa vergogna rende anche i bambini più vulnerabili agli abusi perchè essi hanno un interesse nel corpo che non è stato soddisfatto in modo sano e positivo.

Ciò che segue mostra che un maggior agio nei confronti della nudità può avere dei benefici anche nei confronti di coloro che hanno già subito un abuso. “Questo studio esamina gli effetti di una presentazione riguardo  la natura olistica dell’immagine corporea e dell’autostima così com’è concepita da coloro i quali praticano il nudismo sociale, riguardo il concetto di sé delle donne abusate. Un gruppo di 126 soggetti ha completato un questionario per stabilire la loro immagine corporea, l’autostima e principalmente il loro concetto di sé. E’ stata inoltre somministrata loro una serie di domande appositamente sviluppata per identificare le donne che avevano una storia coniugale di abusi. Il campione era diviso in quattro gruppi, due dei quali designati come gruppi di controllo divisi tra donne abusate e non abusate. Gli altri due erano i gruppi sperimentali, anch’essi divisi in donne abusate e non. Nei gruppi sperimentali si è verificato un aumento significativo dell’autostima e dell’immagine e del concetto di sé. Questo dimostra che l’educazione all’accettazione di sé può essere un trattamento efficace per aumentare l’autostima e il concetto di sé, Si stanno proprio ora discutendo le implicazioni e le ulteriori possibilità di ricerca in questo campo,” [11]

Nel loro libro “The Naked Child, Growing Up Without Shame,” (Il bambino nudo; crescere senza vergogna) – risultato di uno studio quinquennale sulla nudità sociale e sui suoi effetti sui bambini –  Dennis Craig Smith e lo psicologo Dr. William Sparks, giungono alla seguente conclusione:

“Questo libro e lo studio quinquennale che getta uno sguardo sulle famiglie che hanno superato il timore di esporsi tra loro sia fisicamente che intellettualmente. Abbiamo posto domande sulle quali la società contemporanea si interroga ed abbiamo ottenuto risposte da coloro che in proprio hanno trovato delle risposte riguardo alle dicotomie della nostra società. Gli autori hanno intervistato molti nudisti (bambini e adulti di ambo I sessi) allo scopo di scoprire il segreto che permette loro di vivere confortevolmente le situazioni che normalmente preoccupano molti di noi. Ciò che abbiamo scoperto è che il vedere il corpo umano svestito, lungi dall’essere distruttivo per la psiche, sembra invece essere sia benigno che totalmente innocuo e comunque di apportare positivi benefici agli individui coinvolti.

Ciò che ci auguriamo è di trovare altre ricerche che avvalorino ulteriormente questa scoperta che, in ultima analisi, contraddice totalmente tutto ciò che gli “esperti”, disinteressandosi totalmente dei fatti, continuano ad affermare” [12]

Cosa state comunicando?

Una comunicazione aperta è fondamentale per proteggere i bambini dagli abusi. Qui di seguito vi è una lista parziale di ciò che si trova sul sito degli Avvocati per l’infanzia (the Advocates for Youth) [13] riguardo a ciò che le famiglie devono fare per crescere figli con una sana vita sessuale.

  • Far sì che i propri figli abbiano una buona disposizione riguardo il loro intero corpo. Gli educatori dovrebbero nominare con accuratezza tutte le parti corporee e precisare che il corpo e le sue funzioni sono naturali e salutari.
  • Confortare spesso i figli in modo da far loro comprendere il concetto di amore e affetto e del modo di condividerlo.
  • Seguire le necessità dei bambini così da sviluppare in loro il concetto di fiducia.
  • Aiutare i figli nel comprendere la differenza tra comportamento pubblico e comportamento privato e che certi comportamenti quali mettersi le dita nel naso o toccarsi i genitali sono comportamenti privati.
  • Insegnare loro le differenze anatomiche tra maschi e femmine, puntualizzando che, nonostante tali differenze, maschi e femmine restano ugualmente speciali.
  • Insegnare ai bambini che possono sempre dire no ai toccamenti indesiderati, da chiunque questi provengano e che essi hanno diritto ad essere rispettati quando dicono di no.
  • Descrivere loro I processi corporei quali ad esempio la gravidanza e la nascita, utilizzando termini adatti alla loro età.
  • Evitare di instillare loro la vergogna e di colpevolizzare certe pari corporee e le loro funzioni.
  • Incoraggiare i figli a rivolgersi a loro o ad altri adulti di fiducia per avere informazioni riguardo il sesso.
    (© 2001, Advocates for Youth)

Vivere la nudità in modo confortevole è un aspetto fondamentale per la protezione del bambino, in quanto quello che questo concetto trasmette è la visone positiva secondo cui ogni parte del corpo è buona, decente e accettabile. Al contrario, la vergogna porta a vedere la nudità e, di conseguenza il corpo umano come qualcosa di cattivo, indecente e del quale è vietato parlare. Provare vergogna per il proprio corpo può condurre anche all’insorgere di ossessioni, portando i bambini ad avere un interesse morboso verso certe parti corporee e a cercare in segreto informazioni atte a placare le loro curiosità; questo è tipico della natura umana.

Credo che una delle migliori cose che potrebbe accadere per proteggere donne e bambini dagli abusi sessuali sarebbe di avere progammi di educazione fisica, nuoto, coeducazione e nudo dall’età prescolare all’università. Questo permetterebbe agli individui di soddisfare il loro inetresse verso la nudità in un contsto non sessuale, controllato e sano. Ma non è probabile che possa accadere in tempi brevi.

Nel suo libro “Real Solutions for Abuse Proofing Your Child” (Valide soluzioni per garantire la protezione dagli abusi ai vostri figli) la psicologa infantile cristiana Dottoressa Grace Ketterman parla della grande soddisfazione che i genitori provano quanto i loro figli scoprono le proprie orecchie, piedi, mani ecc. “ma quando questi scoprono i propri genitali? “Ho visto dei genitori picchiare i propri figli (o figlie) sulle mani per aver esplorato quell’area del loro corpo. Questo dice al bambino ‘quella parte di te è cattiva, non toccarla! Dimenticati di avere delle parti sessuali.’ Questo comportamento può portare il bambino ad esplorare il proprio pene o il proprio clitoride in segreto e insistentemente, oppure a reprimere in modo innaturale la propria vita sessuale. Questi bambini possono essere più vulnerabili verso l’esplorazione di quelle parti corporee rispetto ad altri bambini. Quasi sempre, inoltre, questi bambini hanno il timore di fare domande o di parlare di questioni sessuali con genitori che li reprimono.” [14] Questi bambini, inoltre, saranno molto più vulnerabili agli abusi sessuali E in caso di abuso eviteranno di parlarne ai genitori.

Segretezza o apertura, Cosa è Meglio?

L’esplorazione corporea in segreto, dovuta al comportamento repressivo dei genitori è molto comune durante l’infanzia. Queste attività segrete possono lasciare nel bambino un profondo senso di vergogna, dandogli l’impressione di essere sporco, colpevole e di conseguenza associando la nudità (propria e altrui) con queste sensazioni. Ciò che segue, nel suo peraltro eccezionale libro, è l’unico punto sul quale non concordo con la Dottoressa Ketterman. Quando una madre si recò da lei preoccupata per aver trovato sua figlia e il figlio di un vicino che giocavano nudi, pur rallegrandosi con quella madre per non aver sgridato i bambini, le disse che avrebbe dovuto parlare loro, spiegando loro che, pur comprendendo che i bambini hanno la tendenza ad essere curiosi, quella curiosità a volte può mettere nei guai, che “alcune cose, incluse le parti del corpo che di solito sono coperte, devono rimanere una faccenda privata, così se qualcuno ti chiede di vedere quelle parti del corpo, rispondi no e non mostrargliele. [15] Molti altri psicologi discutono sul fatto che il messaggio implicito nel rifiuto della nudità tra le pareti  domestiche porti all’assunto che il corpo umano sia qualcosa di inaccettabile o vergognoso, un modo di pensare che può portare a disfunzioni nell’età adulta. [16]

Nonostante il messaggio contenuto nel libro della Dottoressa Ketterman dica di non colpevolizzare i bambini e non demonizzare il loro corpo, qui ella si contraddice nel consigliare a quella madre di dire ai suoi figli che la semplice curiosità riguardo il proprio corpo possa metterli nei guai! Meglio sarebbe stato dire a quella madre di cogliere l’opportunità di dire a quei bambini quanto splendidi fossero i loro corpi, Inoltre avrebbe potuto far notare a quella madre che sarebbe stato meglio incoraggiarli a giocare nudi in un luogo dove ella poteva controllarli piuttosto che lo “scoprire” i due bambini giocare nudi; questo avrebbe rafforzato nei bambini il concetto di accettabilità e bontà dei loro corpi e avrebbe potuto prevenire l’eventualità che quei giochi divenissero “segreti” con il rischio di portarli a sperimentare toccamenti inappropriati.

Molti bambini ai quali è apertamente permesso di giocare nudi dimostrano di avere una bassa (se non addirittura nessuna) propensione a farlo in segreto e di norma passano pochissimo tempo toccandosi vicendevolmente i genitali. Bisogna ricordare che l’interesse infantile verso il corpo umano non è regolato da ormoni sessuali e che di norma essi trovano altre cose molto più interessanti da fare. Ciò nonostante, quando la nudità è praticata in segreto, la loro attenzione tende a focalizzarsi proprio sui genitali semplicemente perché quelle parti dei loro corpi sono sempre nascoste e, di conseguenza è su quelle parti che desiderano avere informazioni.

Dicendo a quella madre che sgridando i bambini o inducendoli a vergognarsi avrebbe instillato in loro un inutile senso di colpa, cosa con la quale concordo con la Dottoressa Kettermann, ma se quella madre avesse seguito il consiglio datole, a mio avviso sarebbe proprio accaduto ciò. Concordo assolutamente con la Dottoressa Ketterman che se qualcuno (ad eccezione di un medico) “chiedesse” a un bambino di vedere o toccare i suoi genitali, il bambino dovrebbe rifiutare e parlarne coi genitori. La mia opinione è che se la nudità è aperta (non segreta), se qualcuno chiedesse di vederlo o toccarlo di nascosto farebbe scattare tutta una serie di allarmi interni nel bambino. Se quel qualcuno volesse tenere segreta questa cosa, che il bambino vive invece apertamente, egli (o ella) percepirebbe in questa situazione qualcosa di decisamente sbagliato del quale mamma e papà dovrebbero essere informati. Quando al contrario questa apertura manca, i bambini stessi tendono ad essere molto più curiosi essi stessi, e perciò più vulnerabili rispetto a chi cerca di abusare di loro; questo tipo di “interesse” può mettere in pericolo il bambino, non la curiosità soddisfatta apertamente in modo naturale e controllato!!!

I bambini assorbono i sentimenti dei genitori

Un rapporto confortevole con la nudità e il sesso è di vitale importanza se i genitori vogliono ridurre i danni causati dagli abusi sessuali (in caso questi si verifichino) e se essi vogliono che i propri figli li informino in caso abbiano subito un abuso. Come giustamente afferma la Dottoressa Kettermann, chi sbatte la porta della comunicazione coi propri figli riguardo il sesso, necessità di un cambiamento di atteggiamento. Rispondere con orrore, vergogna e imbarazzo riguardo la curiosità che il bambino manifesta nei confronti del corpo, lo metterà solamente a disagio nel parlare con voi di questo argomento. Se il bambino non riesce ad avere “confidenza”con l’argomento quando è ancora giovane, potrebbe avere problemi della sfera sessuale quando sarà adulto. [17]

I  bambini delle tribù “primitive”, contornati dalla nudità in tutte le forme, non soffrono effetti nocivi. Lo stesso vale per i bambini cresciuti in altre società più aperte della nostra riguardo la nudità. La presunzione che l’esposizione alla nudità porti a problemi per i bambini nasce dai preconcetti tipici della nostra cultura.

K. Bacher: 205 Argomentazioni e osservazioni a supporto del naturismo, N Magazine, Oshkosh, WI, Vol 16.1

Paul Ableman scrive:”Sarebbe interessante speculare su quale modello mentale umano avrebbe costruito Sigmund Freud se, invece di basarsi sulla civiltà europea “vestita”, si fosse basato, per esempio, su uno studio sulla popolazione Nuer del Sudan, dove la nudità è praticata costantemente. La maggior parte dei processi che Freud definisce formativi per la mente adulta andrebbero perduti. Secondo Freud, nella normalità delle cose, i bambini non devono vedersi vicendevolmente nudi, e, in caso ciò accadesse, i risultati sarebbero traumatici. Ciò non si verifica nelle culture “nude”, cosicché molte province dell’ “impero mentale” freudiano vanno semplicemente perdute. Scomparirebbe (o quanto meno si attenuerebbe di molto) il complesso di Edipo, mancherebbero l’invidia del pene o il complesso di castrazione e probabilmente anche lo sviluppo sessuale procederebbe senza sbalzi, in modo più armonioso. Stiamo finalmente e rapidamente emergendo dall’era della Parola freudiana e ci stiamo rendendo conto di quanto egli, nelle sue teorizzazioni fosse vittima delle idee e dei preconcetti imperanti. [18]

In “Deceived by Shame Desired by God” (Ingannati dalla vergogna, desiderati da Dio) la terapista cristiana Cynthia Spell Humbert afferma:” L’abuso sessuale porta con se una moltitudine di sensazioni contrastanti. Molti pazienti hanno affermato, con sgomento, di aver provato piacere fisico. Provare contemporaneamente terrore e piacere può condurre ad uno stato confusionale che spesso porta la vittima a vergognarsi e ad auto-accusarsi per la violenza subita. Dio ha creato i nostri corpi perché apprezzassimo l’eccitazione sessuale, la quale eccitazione è del tutto naturale, l’abuso [però] porta le vittime a pensare che, tramite quella stessa eccitazione, il proprio corpo le abbia tradite.” [19]

Apertura

Essendo cresciuto in un ambiente basato sulla vergogna, ritengo assolutamente fondamentale che i genitori creino un’atmosfera aperta e rilassata riguardo al sesso e al corpo, cosicché i propri figli, in caso di abuso, abbiano la capacità di parlarne con loro; trovarsi a proprio agio con la nudità rappresenta un elemento essenziale a che ciò avvenga. Questo, in ultima analisi sembra trasparire dalle esperienze di coloro i quali sono cresciuti all’interno di famiglie in cui la nudità è accettata e vissuta in modo aperto e confortevole. Molti giochi acquatici o con il fango si prestano ad essere fatti in nudità totale, la quale è peraltro più appropriata in quanto la pelle nuda asciuga più velocemente ed è più confortevole di quegli indumenti (come i costumi da bagno) che invece tendono a stringere e a rimanere freddi e bagnati. La pelle è inoltre più facile da pulire da impronte di fango, o dalle macchie lasciate da biscotti e torte rispetto ai vestiti.

I bambini inoltre hanno bisogno di avere un’immagine che non sia collegata esclusivamente con il sesso, cosa che invece accade sempre con le rappresentazioni che i media danno di essa. Essi hanno bisogno di vedere che la nudità può essere appropriata anche per altre cose, quali ad esempio tutto ciò che come il nuoto ha a che fare con l’acqua. Pur essendo appropriato dare un esempio di confort nei riguardi della nudità, il bambino (e chiunque) non dovrà in alcun modo essere forzato a star nudo, in quanto questa sarebbe percepita come un’invasione della sua privacy; i club naturisti applicano regole che prevedono l’obbligo della nudità per attività come, ad esempio, il nuoto e questo va bene (anche quando si è a casa) in quanto nessuno è obbligato a prender parte a tali attività. Una volta che i bambini (ma vale anche per gli adulti) saranno abituati ad una situazione di nudità confortevole, ci metteranno poco ad abituarsi e ad apprezzare il fatto di essere essi stessi nudi. Bisogna sempre ricordare che il contesto è quello che conta; perché la nudità abbia dei benefici sui bambini (specie all’interno della nostra cultura) essa dovrà essere non sessuale, confortevole e soprattutto non forzata.

Credo che la vergogna in associazione alla mancanza di comunicazione causi più paure, sensi di colpa, dolore e cicatrici degli abusi stessi. La mia speranza è che si possa lavorare per ridurre o prevenire gli effetti dannosi dell’abuso sessuale ai minori facendo in modo di separare e rendere più confortevoli il sesso e la nudità all’interno della famiglia e insegnando ai nostri figli che il corpo umano, creato da Dio è per ciò stesso puro, decente e accettabile. Queste sono la strada più appropriata e il momento migliore per agire. È da ciò che piantiamo nella nostra vita che nasce quello che raccoglieremo in futuro. Quali atteggiamenti riguardo il corpo e la sessualità vogliamo che abbiano i nostri figli nella loro vita?

Cambiare il modo di pensare

La mente agisce seguendo i suoi pensieri dominanti. Se una persona ritiene la nudità impura, indecente, oscena o vergognosa e legata esclusivamente al sesso, reagirà ad essa sol con sentimenti di quel tipo. Se si insegna invece a pensare in altri termini a guardare e pensare alla nudità (ad esempio considerandola appropriata per il nuoto, il relax, lo sport ecc.) la risposta sarà positiva, salutare e senza vergogna. Rendere la nudità un tabù e legarla a filo doppio con il sesso, la vergogna e la pornografia crea molti danni sia agli individui che alla società stessa! Ciò contribuisce a ridurre il senso di autostima di molti individui e far sì che essi provino vergogna per alcune parti di sé e le trattino come cose indecenti. Solo le azioni e pensieri immorali, su come il corpo sia abusato e demonizzato dovrebbero essere viste con vergogna, non il corpo in sé e per sé!

Chi scrive nutre la speranza che un giorno questa società vedrà finalmente il pericolo insito nella vergogna per il corpo e la rigetti definitivamente. In una siffatta società, la nudità casuale sarà cosa comune in TV, in palestra e in piscina, nei centri benessere, agli avvenimenti sportivi, nelle lezioni scolastiche di educazione fisica e nelle case (senza necessità di “steccati” per difendere la privacy). Quel giorno però è ancora lontano. Il primo passo perché ciò si avveri può essere fatto proprio nelle nostre case, cominciando a considerare la nudità come una cosa normale, quotidiana, salutare, da accettare e praticare con le nostre famiglie. Ciò tuttavia non è sufficiente per modificare i preconcetti nudità = sesso e nudità = vergogna così fortemente radicati nella nostra cultura. Per combattere efficacemente questi luoghi comuni, bambini (e adulti) spesso hanno bisogno di un esempio e un campo d’azione più larghi che non la semplice nudità casalinga. In quelle famiglie che praticano la nudità casalinga, ma in cui questa è tenuta segreta e la regola è rimanere vestiti fin quando gli ospiti non se ne vanno, fa sì che i bambini siano portati a pensare che ci sia effettivamente qualcosa di sbagliato nello stare nudi, dato che ciò viene nascosto agli altri. Molti bambini cresciuti in ambienti siffatti mostrano di sviluppare velocemente anch’essi la stessa vergogna per il loro corpo che provano i loro amici.

Oltre la famiglia

Nelle situazioni in cui la nudità non sessuale e senza vergogna è comune al di fuori della famiglia, i bambini godono della possibilità di vedere sia il copro che la nudità come qualcosa di positivo, normale e accettabile. Questo li vaccina maggiormente riguardo ai messaggi basati sulla vergogna che giungono loro dalla società e permette loro di sviluppare atteggiamenti più salutari nei confronti del corpo. Dire ai propri figli ad esempio che si crede che l’intero corpo umano è buono ma che ciò deve essere mantenuto all’interno della famiglia perché molti non approverebbero o non capirebbero può essere d’aiuto, ma non molto. Potreste rimanere sorpresi di quanti, sentendovi parlare del vostro atteggiamento nei riguardi della nudità, hanno la vostra stessa idea ma non hanno il coraggio di parlarne essi stessi. I bambini che crescono all’interno di famiglie che hanno comportamenti aperti nei confronti della nudità, pur rispettando il fatto che altri possono non essere a proprio agio con essa, sembrano essere gli ultimi a soffrire di sensi di vergogna. Mantenere un atteggiamento di apertura verso gli altri riguardo il vostro atteggiamento nei confronti della nudità dimostra ai vostri figli che voi veramente credete in ciò che dite e insegnate loro e i vostri figli lo recepiscono. Come per ogni cosa, se voi nascondete le vostre opinioni, essi tenderanno a fare altrimenti.

Rispettare il fatto che altri non siano a proprio agio con la nudità, significa fare in modo che questi ultimi siano informati che voi invece siete a vostro agio con essa prima che questi vengano a casa vostra. Se questi ultimi si sentono offesi dalla nudità, possono decidere di non venire a farvi visita, oppure voi potete decidere di rimanere vestiti, voi e I vostri famigliari, per tutto il tempo che tali ospiti sono a casa vostra (per rispetto verso le loro idee); l’importante è che I vostri figli sappiano che quell’ospite è a conoscenza del fatto che voi ritenete la nudità qualcosa di positivo e che rimanete vestiti per rispetto verso le sue idee (o quelle dei suoi genitori) e non perché volete tenere segrete le vostre. Nel caso l’ospite abbia meno di 18 anni è importante informare i genitori prima che questi venga a farvi visita. Molti genitori accettano l’idea che altre famiglie abbiano differenti stili di vita e quando il comportamento reciproco è improntato al rispetto e all’apertura, molti genitori non hanno problemi a lasciare che i loro figli frequentino famiglie in cui si pratica la nudità.

Ciò è ribadito da ciò che ci scrive un genitore:

Abbiamo ospitato dozzine di bambini che venivano da noi per nuotare o giocare nudi in giardino o sulla spiaggia naturista coi nostri figli senza alcun problema e questo perché:

  1. Abbiamo “studiato” la nudità e il naturismo e i suoi benefici e siamo in grado di rispondere in modo logico e appropriato a qualunque domanda abbiano gli altri genitori.
  2. Siamo in grado di dimostrare a tutti coloro che hanno dubbi di tipo religioso che il nostro comportamento non contrasta assolutamente con le Scritture.
  3. abbiamo un approccio totalmente aperto riguardo il nostro stare nudi. Non facciamo mistero del nostro stile di vita, cosa che invece potrebbe generare fraintendimenti.
  4. Siamo assolutamente “pedanti” nell’impedire a qualsiasi cosa sia erotica o sessualizzata di “intrufolarsi” nella pratica del naturismo.
  5. Assicuriamo sempre gli altri genitori che, quando i loro figli sono con noi, possono “piombare” inaspettati e vedere loro stessi cosa essi stanno facendo.
  6. La nostra convinzione nella validità della pratica della nudità per i bambini è così forte da convincere i loro genitori che tale pratica sia non solo innocua, bensì benefica per i loro figli (un nostro vicino ci ha addirittura chiesto se i suoi figli – un po’ più grandi dei nostri – potevano unirsi ai nostri per prendere il sole nudi così da sperimentare la nudità anche se riteneva fossero un po’ troppo grandi per fare realmente amicizia coi nostri figli).
  7. Parliamo sempre personalmente coi genitori per rispondere a tutte le domande che questi possono avere.

Nel corso degli anni dozzine di bambini hanno partecipato con noi ad attività naturiste e non si sono mai verificati problemi o incomprensioni (è capitato che fossimo accusati da bambini i cui genitori non avevano dato il permesso di unirsi a noi, ma i bambini che praticavano il naturismo con noi dissero con tale fermezza che nulla di negativo era mai capitato loro che, ovviamente, quei bambini non hanno mai avuto nulla per avvalorare le loro accuse).

In poche parole: SIATE ACCORTI, SICURI DI VOI E TOTALMENTE APERTI.

– Paul M. Bowman

Clicca qui per accedere al sito di Paul sulla necessità degli studi sociali, psicologici e scientifici riguardanti la nudità. (NdR. il sito di Paul pare non più raggiungibile).


NOTA DEL CURATORE (Nate Dekan)

In un punto Paul afferma: “Noi non facciamo mistero del nostro stile di vita. Se dei genitori venissero a conoscenza del fatto che i loro figli sono esposti alla nudità senza che ne fossero informati, potrebbero sorgere problemi molto seri, in quanto la nudità non fa parte dello stile di vita di molte famiglie ed è vista da molti solo nell’associazione nudità =  sesso, il che è comprensibile. La cosa più saggia e rispettosa da fare è parlare ai genitori per avere il loro permesso prima che i loro figli frequentino casa nostra. Abbiamo la speranza che questo articolo possa servire per rispondere alle molte domande che molti genitori si pongono; questa è la ragione per cui è stato scritto. Esso può essere uno strumento per sviluppare una maggiore apertura mentale e, quando condiviso con altri genitori, per aiutare a spiegare le ragioni e le idee sulle quali si basano le famiglie che praticano la nudità. Ci sono diversi altri articoli sul sito RejectShame.com che possono aiutare, specialmente
per una prospettiva Cristiana.

Linee guida

Se in famiglia praticate la nudità è fondamentale far sapere agli altri genitori che avete delle forti convinzioni morali che portano all’applicazione di linee guida sull’argomento. Di seguito riportiamo alcuni esempi che pensiamo possano essere utili.

  1. Chiunque abbia meno di 18 anni voglia frequentare casa vostra deve averne prima espressa autorizzazione dei genitori, con i quali è opportuno parlare per chiarire che la nudità è un fatto abituale in casa vostra e i motivi di ciò.
  2. Siamo nati con il miglior costume da bagno possibile: la nostra pelle. Nessun altro tipo di costume o indumento è necessario in piscina o nella sauna. La nudità è completamente facoltativa in ogni altro ambiente ma, dato che molte persone non hanno un buon rapporto con la nudità, essa non è permessa dove può essere vista dalla strada o da altre case.
  3. La partecipazione alle attività è del tutto privata. Se un bambino vuole invitare altri a partecipare e, se non ci sono obiezioni da parte dei loro genitori, nessun problema. Per rispetto della privacy, ai bambini sarà richiesto di non parlare ad altri di coloro che hanno visto nudi in casa vostra. E’ una decisione che spetta ad ognuno decidere se e quando parlare ad altri della propria nudità.
  4. Nonostante i bambini provenienti da una stessa famiglia la prima volta vengano accompagnati dai genitori, ci sarà ogni volta solo un nuovo arrivato, in quanto chi pratica la nudità sociale per la prima volta si troverà a suo agio più velocemente se attorniato da persone che già considerano la nudità lo stato migliore per nuotare, giocare, lavorare o rilassarsi.
  5. Niente sesso. Non vi saranno ostentazioni, non si porrà attenzione e non saranno fatte allusioni e richiami al sesso o a funzioni di parti del corpo.

Per una versione stampabile della lettera/scheda di autorizzazione da sottoporre e far firmare sia ai genitori che ai bambini cliccate qui. Potete anche copiarla e personalizzarla per adattarla alla vostra situazione.

Lontano da casa

Anche le spiagge e i centri naturisti per famiglie sono ottimi luoghi per familiarizzare con la nudità e con il concetto che essa può essere normale buona e salutare. Molti centri sono troppo lontani dal luogo di residenza di molte famiglie per essere parte integrante della vita di tutti i giorni, tuttavia possono essere ottimi per un week-end o per delle vacanze.

Se non ci sono dei centri nella vostra area, un’opzione può essere cercarne uno quando siete già in viaggio. Negli USA molti club sono affiliati AANR (American Association for Nude Recreation) quindi visitare il loro sito aanr.com può essere molto utile per trovare il più vicino a voi. [per quanto riguarda l’Europa e l‘Italia, pur essendo accettata la tessera AANR in quanto associazione affiliata FNI (Federazione Naturista Internazionale), esistono associazioni locali come le associazioni federate alla FE.NA.IT. (Federazione Naturista Italiana, a sua volta federata FNI). N.d.T.] Associarsi alla AANR [o alle associazioni europee, N.d.T.] direttamente o presso i club affiliati permetterà a voi e alla vostra famiglia di accedere a molti centri negli USA, in Canada e in Europa.

Mi piacerebbe poter dire che ci sono luoghi in cui i bambini sono totalmente al sicuro dagli abusi sessuali; sfortunatamente non posso. I bambini hanno subito  abusi in chiesa, a scuola, nei campi gioco, negli scout nei luoghi dove si praticano sport e perfino in centri naturisti; l’abuso può essere perpetrato ovunque, anche se sfortunatamente il luogo dove si verificano più spesso è la casa. La differenza sostanziale comunque sembra essere sempre la stessa: i bambini abituati alla nudità, in caso di abusi esternano la cosa con qualcuno e tendono ad essere meno danneggiati da quell’esperienza, al contrario dei loro coetanei cresciuti in un ambiente improntato alla vergogna e alla negazione della nudità. Molti genitori si sono dimostrati entusiasti dei benefici che i centri naturisti hanno portato ai loro figli. Di seguito qualche esempio tratto dal libro “The Naked Child, Growing Up Without Shame” (Il bambino nudo: crescere senza vergogna) [20]

“La mia bambina di due anni è l’unica nel nostro isolato a non provare vergogna e a non essere curiosa riguardo il corpo altrui; ha invece un atteggiamento molto salutare nei confronti del suo corpo e di quello degli altri” (una madre dalla Florida);

“Abbiamo trovato nostro figlio che guardava delle pubblicazioni pornografiche. Abbiamo espresso i nostri timori ad un consulente famigliare, il quale ci ha detto: “Ne state facendo di una mosca un elefante. Ogni adolescente è interessato al sesso, è normale e il fatto che stia cercando delle informazioni al riguardo sta a significare che voi, come genitori, non gli avete dato abbastanza informazioni. Se voi faste stati naturisti questo tipo di pruriti non si sarebbe verificato.” In quel momento fummo stupiti da un tale discorso, ma pensammo che se una persona esperta ci raccomandava tale attività forse sarebbe valsa la pena provare. Non avremmo mai immaginato quanto forte sarebbe stata la sensazione di naturalezza provata: l’imbarazzo iniziale sparì dopo soli cinque minuti e risolse completamente i problemi di nostro figlio. Il sesso è divenuto una parte importante della sua vita, ma NON la più importante.” (genitori dalla California);

“Prima che ci unissimo ad un centro naturista, nostra figlia giudicava gli altri solo dalla popolarità e dall’aspetto fisico. Ora ha imparato a giudicare gli altri per la loro personalità e per altre qualità umane. Avrebbe potuto impararlo sicuramente anche attraverso i rapporti sociali di tutti i giorni, ma frequentare il centro l’ha aiutata a sviluppare più in fretta questa “educazione” riguardo gli altri.” (altri genitori dalla California);

“Il naturismo, come nessun’altro stile di vita offre un ambiente libero da curiosità morbose nel quale i bambini possono crescere e maturare con atteggiamenti salutari riguardo il corpo umano, le sue differenze e le sue funzioni.” (un padre e pastore del Texas).

Da un punto di vista idealistico, i centri naturisti non dovrebbero essere “necessari” per promuovere una salutare accettazione del corpo, ma fintantoché la società non comincerà a vedere la nudità quotidiana e casuale come qualcosa di accettabile essi saranno necessari. La maggior parte dei bambini abbraccia la nudità istantaneamente e con piacere. Anche durante la prima visita ad un centro naturista, spesso i bambini si spogliano immediatamente, prima ancora dei genitori!

Rimuovere le barriere

A casa, in spiaggia o in un centro naturista, la nudità sociale aiuta le persone a sentirsi più a proprio agio e ad accettare il proprio corpo a prescindere dall’età. Molti naturisti trovano molto liberatorio stare nudi tra altre persone; hanno cioè la sensazione di ridurne la pressione e lo stress. Questo può essere dovuto al fatto che queste persone hanno bisogno di interagire con gli altri senza le barriere sociali che i vestiti inevitabilmente sviluppano? La nudità infatti rimuove tali barriere e permette di vedere gli altri come realmente appaiono. Essa rimuove le maschere, le apparenze e le immagini di noi che creiamo con i vestiti, lasciando solo la nostra vera immagine (ciò che Dio ha creato).

La nudità sociale ci permette di relazionarci con le persone nella loro interezza, non con l’immagine che i vestiti danno di loro (quando nudi, che siamo ricchi, poveri, medici, poliziotti, impiegati, operai ecc. siamo tutti uguali). La nudità è anche più confortevole per tutta una serie di attività. Dopo aver provato a nuotare o aver preso un bagno in una vasca termale senza costume da bagno non vorrete più indossarne uno! Ma la cosa più importante è che la nudità sociale libera la gente dalla vergogna per il proprio corpo. Essa permette di sviluppare una più salutare accettazione del corpo umano nella sua interezza.

Non ha importanza quante volte tu leggerai questo o altri articoli sull’argomento; come per qualsiasi cosa, non comincerai a sentirti a tuo agio con la tua nudità e a sperimentarne i benefici finche non ne farai l’esperienza. Ciò ovviamente vale anche per i tuoi figli! Le azioni contano più delle parole, pensaci! Dire a te stesso e ai tuoi figli che ogni parte del corpo è pura, salutare e accettabile senza però cambiare le tue azioni per dimostrare tale assunto, continuando ad esempio a chiudere la porta del bagno per lavarti o quella della camera per cambiarti d’abito oppure continuando ad indossare disfunzionali capi d’abbigliamento per praticare attività come ad esempio il nuoto, impedirà a te e ai tuoi figli di sperimentare la nudità in un contesto positivo, salutare e non sessuale. L’unico contesto in cui la nudità rimarrà relegata sarà quello sessuale. É la connessione tra nudità, sesso, vergogna e pornografia il messaggio che vuoi trasmettere ai tuoi figli? Non vuoi che la loro idea della nudità sia più positiva? Non sarebbe meglio per la tua famiglia sperimentare l’esperienza della nudità sociale non sessuale e senza vergogna così da aiutare a contrastare l’assunto assurdo nudità = sesso e nudità = vergogna che la società ci propina? Fai sì che il concetto di nudità tuo e della tua famiglia migliori e si trasformi da insalubre negativo e ristretto (nudità appropriata solo per sesso vergogna e pornografia) e diventi sano positivo e aperto (nudità adatta per nuotare o prendere il sole in spiaggia o in piscina, rilassarsi, giocare, praticare sport, far ginnastica, dormire, per i lavori domestici o il giardinaggio, il campeggio, camminare, andare in bici ecc. ecc).

La teoria va bene ma non c’è nulla più importante della pratica. Se hai basato il tuo insegnamento sul senso di vergogna questo è il momento di ammettere di essere umano e fallibile. Parla con i tuoi figli e di loro che, dopo lunghe ricerche hai scoperto che il senso di vergogna può essere molto dannoso e che, pur non forzandoli in alcun modo li incoraggerai a disfarsi del senso di vergogna e ad essere a loro agio con la propria nudità. Per dare loro l’esempio comincia tu stesso a metterti a tuo agio con la nudità. Per far ciò potresti cercare un centro naturista nella tua zona e portarci la tua famiglia. Se più famiglie cominceranno a comportarsi in questo modo, sono sicuro che le generazioni future soffriranno meno di sensi di colpa nei confronti del proprio corpo e gli abusi sessuali diminuiranno sensibilmente.

Nate Dekan
Fondatore di  Reject-Shame.com

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NOTA DELL’AUTORE

Io non sono né un sociologo né uno psicologo, ma una persona cresciuta in un ambiente famigliare basato totalmente sulla vergogna e abusato dai vicini. Chi si oppone alla nudità perché crede che questa sia dannosa per i bambini, ha perfettamente ragione nel voler proteggere i bambini, ma deve proteggerli non dalla nudità bensì dalla vergogna e dai sensi di colpa che questa si porta dietro; la realtà ha dimostrato che è quest’ultima a danneggiare i bambini (e gli adulti). Lungi dall’essere dannosa, io ritengo che la nudità sia fondamentale per proteggere i bambini dagli abusi. Purtroppo però questo è un argomento controverso sul quale la ricerca si è puntata solo in minima parte.

Ogni possibile soluzione per proteggere i bambini dagli abusi sessuali deve essere ricercata e praticata, anche se ciò significa mettere in discussione le idee dominanti sulla nudità per cercare di scoprire i reali effetti che essa, in un contesto non sessuale effettivamente ha sui bambini. Alcuni studi sono già stati fatti ma c’è ancora molto lavoro da fare; studi più organici sull’argomento sono drammaticamente necessari. Chiedo a chiunque, nel campo scientifico, abbia a cuore la protezione dell’infanzia di farsi carico di questa ricerca.

Paul M. Bowman sta attivamente lavorando per far si che i professionisti della ricerca e chiunque sia interessato a portare avanti lo studio in merito possano sviluppare e mantenere I contatti.

E’ possibile contattare Paul via mail all’indirizzo bowman@primus.ca o tramite posta all’indirizzo:

Paul M. Bowman P. O. Box 1978 Ferndale, WA 98248 (USA)

Clicca qui per maggiori informazioni o per contattare Paul attraverso il suo sito. (NdR. il sito di Paul pare non più raggiungibile).


NOTE AL TESTO

[1] Fonte: The National Resource Center on Child Sexual Abuse, “Fact Sheet on Child Sexual Abuse,” Huntsville: NRCCSA, 1994
[2] Fonte: Advocates for Youth
[3] Fonte: Shame: The Quintessential Emotion: Holly VanScoy, Ph.D., Psych Central Feb 2001
[4] Fonte: Sex and Morality: Dr. Ruth Westheimer and Dr. Louis Lieberman, Harcourt Brace Jovanovich Publishers, Orlando, FL, 1988
[5] Fonte: Life After Playboy: Bob Liparulo, Christian Reader. September/October 2002, Vol. 40, No. 5, Page 52
[6] Fonte: Shame: The Exposed Self: Michael Lewis, The Free Press – Simon and Schuster, 1995
[7] Fonte: Advocates for Youth
[8] Fonte Advocates for Youth
[9] Fonte: Factors Associated With More Positive Body Self-Concepts in Preschool Children: Marilyn D. Story, Journal of Social Psychology – June 1979
[10] Fonte: Fig Leaf Forum, Winnipeg MB, CANADA.
[11] Fonte: Dissertation Abstracts International: Section B: The Sciences & Engineering Vol 59(9-B), Mar 1999, 5104. Standard No: ISSN: 0419-4217 Abstract from a dissertation on treatment for body image and self-esteem with abused women, by Richard Eugene Pearl Sr. at Tennessee State University
[12] Fonte: The Naked Child, Growing Up Without Shame: Dennis Craig Smith with Dr. William Sparks, Elysium Growth Press, Los Angeles, CA – 1986
[13] Fonte: Advocates for Youth
[14] Fonte: Real Solutions for Abuse Proofing Your Child: Dr. Grace Ketterman, Vine Books, Ann Arbor, MI – 2001
[15] Fonte: Real Solutions for Abuse Proofing Your Child: Dr. Grace Ketterman, Vine Books, Ann Arbor, MI – 2001
[16] Fonte: Richard A. Gardner: Exposing Children to Parental Nudity, Medical Aspects of Human Sexuality, June 1975
[17] Fonte: Real Solutions for Abuse Proofing Your Child: Dr. Grace Ketterman, Vine Books, Ann Arbor, MI – 2001
[18] Fonte: The Anatomy of Nakedness: Paul Ableman, Elysium Growth Press, Los Angeles, CA – 1982
[19] Fonte: Deceived by Shame Desired by God: Cynthia Spell Humbert, Navpress, Colorado Springs, CO, 2001
[20] Fonte: The Naked Child, Growing Up Without Shame: Dennis Craig Smith with Dr. William Sparks, Elysium Growth Press, Los Angeles, CA – 1986


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Copyright sulla traduzione © Marco Freddi (2003 – rev. 2005)

Figli e nudismo


Ogni tanto qualcuno, anche nell’ambito nudista stesso, se ne salta fuori con l’affermazione “non è giusto imporre ai figli il nudismo, decideranno loro al compimento dei diciotto anni!”

Parlando del rapporto tra genitori e figli, parlando di educazione degli stessi, sarebbe innanzitutto da fare una lunga e profonda considerazione sull’improprio utilizzo del termine “imporre”, ma non è questo che, in questa sede, mi preme trattare, qui voglio solo soffermarmi su una piccola considerazione.

Dando per buono l’uso del temine “imporre” mi chiedo: “ma perché mai, allora, nessuno si fa la premura di fare analoga affermazione in merito al battesimo, alla comunione, alla cresima, all’assegnazione di un nome, all’obbligo scolastico, all’imposizione della fede religiosa dei genitori, alle vaccinazioni, all’ora del rientro a casa quando i figli escono con gli amici o le amiche, alla droga, al sesso e via dicendo?” Sono pure queste tutte imposizioni fatte dai genitori ai figli, eppure queste vanno benissimo, di più sono doverose e inappuntabili.

Si torna sempre allo stesso punto: se un principio è valido, lo è sempre e non solo quando fa comodo!

Qualcuno ha obiettato che non si può mettere sullo stesso piano il nudismo con gli aspetti educativi e religiosi sopra menzionati. Come no? Altroché che si può fare! Il nudismo, come confermato da uno studio americano (leggilo), è un forte, anzi fortissimo strumento per la corretta educazione dei figli: l’educazione a vivere serenamente con il proprio corpo; l’educazione a rispettare il corpo degli altri; l’educazione a non vedere il corpo degli altri, in particolare delle donne, come solo oggetto di attrazione e gioco sessuale; l’educazione sessuale stessa; alla fine l’educazione ad una sessualità piena e corretta, vissuta nel rispetto di se stessi e degli altri.

Il nudismo, quindi, in quanto strada allo sviluppo di una società meno ossessionata dagli stereotipi sociali e sessuali, di una società per questo libera dalle perversioni sessuali e relative patologie, ecco il nudismo in quanto strumento di miglioramento sociale, non solo è paragonabile agli altri aspetti educativi, non solo ne è anche a un livello superiore, ma dev’essere un passo assolutamente presente nell’ambito del rapporto tra genitori e figli, a diciotto anni, caso mai, decideranno se smettere di praticare il nudismo, ma è certo che, se non costretti da una società perversa, non smetteranno: stare nudi è troppo bello, sano, pulito, rilassante.

Il… “Respiro del Corpo”


In molte discipline orientali una parte importante, se non la più importante, del pensiero e delle attività riguarda il respiro. Anche nello sport occidentale, pur senza dargli una valenza più o meno spirituale, ci si preoccupa di come il corpo respira. Stranamente, però, in nessun caso viene preso in considerazione il discorso su quali siano le zone del corpo che più necessitano di respirare, che più soffrono nel non respirare, che più partecipano al… “respiro del corpo”.

Questa gravissima lacuna ha reso normali, anzi obbligatori alcuni atteggiamenti decisamente d’ostacolo al respiro del corpo, primo fra tutti quello del vestirsi. Infatti una qualsiasi attività sportiva, una qualsiasi attività di meditazione e ancor più una qualsiasi attività volta alla percezione e al miglioramento del respiro del corpo andrebbero assolutamente fatte in totale nudità, unico stato in cui qualsiasi essere vivente, uomo compreso, può permettere al proprio corpo di respirare al meglio.

Il nostro corpo è cosparso di recettori, piccoli sensori organici che rilevano informazioni sulla situazione esterna e sullo stato del corpo. Tali informazioni vengono, sotto forma di impulsi nervosi, trasmesse al cervello, il quale le elabora definendo come reagire e dove reagire. Questi recettori, però, non sono tutti uguali, ma si sono specializzati: ci sono, ad esempio, quelli del dolore, quelli del sapore, quelli dell’odore, quelli della luce, quelli dei colori, quelli del freddo e quelli del caldo. I vari tipi di recettori non è che siano presenti ovunque, bensì la loro specializzazione è avvenuta seguendo le necessità delle varie zone del corpo. Ad esempio i sensori del gusto sono sulla lingua e sul palato, i sensori dell’olfatto sono nel naso. Così è che i sensori del freddo si sono generati principalmente in quelle parti del corpo che più facilmente possono subire gravi danni per via del freddo, ovvero le estremità del corpo : mani, piedi, naso, orecchie.

Dove sono allora i principali sensori del caldo? Quali sono le parti del corpo a cui il caldo può più facilmente arrecare danni gravi? Molti lo ignorano, altri se lo sono dimenticato, purtroppo è argomento tralasciato nelle lezioni di scienze o di educazione fisica, ma sono… i genitali. Si, proprio loro e c’è un ben preciso motivo per questo: testicoli e ovaie per potersi mantenere in piena efficienza devono mantenersi ad una temperatura pressoché costante. Per questo motivo la natura ha preso suoi specifici provvedimenti di difesa, nella donna spostando le ovaie all’interno del corpo e ponendo attorno alla vulva delle masse carnose a pieghe (le grandi e le piccole labbra), nell’uomo avvolgendo i testicoli nello scroto, membrana di pelle spiegazzata, proprio per aumentare al massimo la superficie di scambio con l’esterno (così come si fa con i radiatori e i dissipatori di calore). Se però andiamo a coprire i genitali con le mutande o i costumi, poco importa quanto attillati ed piccoli siano, ecco che ostacoliamo l’azione naturale di scambio del calore a cui queste zone sono deputate, determinando un’alterazione notevole alla capacità di autodifesa dal caldo, mandiamo insomma in tilt in nostro sistema di termoregolazione.

Può sembrare paradossale, ma il nostro corpo reagisce meglio allo sforzo e all’input calorico quando stiamo con i soli genitali scoperti, piuttosto che quanto abbiamo scoperto tutto tranne che i genitali. Ovviamente la nudità totale aggiunge ancor più beneficio, dato che ogni singola parte del corpo respira al massimo delle sue possibilità.
Far respirare il corpo ed essere partecipi del “respiro del corpo” sono azioni altamente responsabili e che, senza con questo voler affermare siano miracolose, indubbiamente apportano molti benefici alla nostra salute fisica e psichica. Provare per credere!

RESPIRA BENE

La deresponsabilizzazione


Si continua a dire che le persone vanno responsabilizzate e poi… e poi tutto funziona al contrario, dall’educazione dei bambini alla gestione degli alunni nelle scuola, dal mondo del lavoro alla vita sociale.
Assolutamente corretto che ci sia un sistema atto a garantire che chi crea un danno lo possa (e lo debba) poi rifondere economicamente, assolutamente corretto che chi ha in cura bambini e ragazzi ne debba garantire un certo controllo, assolutamente corretto che … ma, ma si è andati troppo oltre, si è raggiunto e alla lunga oltrepassato il punto in cui le garanzie sociali sono un giusto equilibrio tra ponderabile e imponderabile, tra diritto e dovere, tra irresponsabilità dell’uno e responsabilità dell’altro.

Un tempo non molto lontano i bambini crescevano giocando nell’aia, sbucciandosi le ginocchia un giorno si e l’altro pure, correndo liberi tra prati e galline, sporcandosi nelle pozzanghere e tuffandosi nei fossi. Oggi il genitore che non tiene il figlioletto sotto stretta sorveglianza non solo viene male additato dagli altri, ma rischia di trovarsi denunciato.

Un tempo non molto lontano il ragazzino che, uscendo di corsa dalla scuola o dall’oratorio, scivolava sulle scale bagnate veniva aspramente sgridato dai genitori per la sua disattenzione e imprudenza. Oggi la scuola o l’oratorio potrebbero trovarsi citati in giudizio per rispondere dei danni subiti dal ragazzino.

Un tempo non molto lontano i ragazzi andavano a scuola a piedi e da soli già a partire dalle scuole elementari. Oggi non solo non si muovono se non ci sono i genitori, ma questi ultimi si sobbarcano l’onere di preparare loro la cartella e portargliela fino davanti ai cancelli della scuola.

Un tempo non molto lontano l’adolescente doveva aiutare in casa facendo quantomeno da mangiare e aiutando in altri lavori domestici. Oggi viene servito e riverito.

Un tempo non molto lontano nelle scuole, quantomeno in quelle di ordine superiore, non esisteva la vigilanza o era molto blanda. Oggi i docenti, anche nelle scuole d’ordine superiore, non solo non possono allontanarsi dall’aula nemmeno per pochi secondi, ma devono perfino rinunciare al meritato e dovuto quarto d’ora di pausa per vigilare sui ragazzi durante la ricreazione.

Un tempo non molto lontano i ragazzi venivano presto abituati ad essere autonomi. Oggi l’autonomia viene definita “vuoto formativo” o “assenza di controllo”.

Un tempo non molto lontano, i giovani diventavano adulti a vent’anni. Oggi gli adulti trentenni vengono chiamati e si definiscono giovani.

Un tempo non molto lontano esisteva una gerarchia sociale. Oggi è stata completamente annullata.

Un tempo non molto lontano genitori e docenti erano alleati nel lavoro di educazione e formazione di ogni livello. Oggi i docenti sono l’ultima ruota del carro, devono rispondere del loro operato a tutti, si trovano tra l’incudine e il martello e comunque facciano per qualcuno sbagliano.

Non ci siamo, assolutamente non ci siamo, tutto ciò porta inesorabilmente alla deresponsabilizzazione e così i bambini non hanno idea del mondo che li circonda e crescono senza regole, i ragazzini imparano che tutto è loro dovuto e niente loro devono, gli adolescenti non hanno la benché minima forma di autocontrollo, non pensano prima di agire, non sanno quando è il momento di smettere con il gioco finendo con il farsi del male seriamente o farlo agli altri.

E’ giunta l’ora di cambiare direzione, è giunta l’ora di accorgersi che i giovani, quelli veri, cioè quelli che hanno tra i dodici e i vent’anni, gridano al mondo la loro voglia, la loro esigenza di autodeterminazione, di libertà, di autonomia, è giunta l’ora di smetterla con le regole autolesioniste. A che serve, ad esempio, definire che la scuola è responsabile delle cavolate dei ragazzi, se poi questo porta la scuola a imbrigliare i ragazzi e impedire loro di crescere e responsabilizzarsi? Un bimbo se non si scotta avvicinando la mano ad una fiamma, crescendo finirà per bruciarsi. Un bimbo se non si sbuccia un ginocchio cadendo da un gradino, crescendo finirà col cadere da un tetto. Un ragazzo se non è libero di esplorare il mondo, crescendo finirà col distruggere il mondo. Un ragazzo se non può usufruire di momenti in cui possa e debba autogestirsi, crescendo finirà col distruggere se stesso.

Non è il ferreo controllo, l’imbrigliamento della naturale vivacità del giovane, l’annullamento della sua voglia di vivere che gli evitano di farsi del male, così gli si fa doppiamente del male: prima perché gli si impedisce di crescere e maturare, poi perché lo si istiga a trasgredire spingendolo su strade sbagliate e veramente pericolose. Il giovane va responsabilizzato e questo si ottiene solo ed esclusivamente attraverso l’educazione all’autonomia, lo si deve di certo accompagnare nel suo percorso di crescita, ma accompagnare non vuol dire decidere per lui, non vuol dire imprigionarlo, non vuol dire toglierli il respiro.

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