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QuindiciDiciotto quattro per sei


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E anche questa quarta uscita del programma QuindiciDiciotto è andata anche se, in quel del Tonale, ci siamo ritrovati in pochi.

IMG_9633Dopo l’uscita al Maniva dove acqua e freddo ci avevano indotti ad un immediato rientro a valle, seppure magistralmente condito da una non breve sosta in un bel locale della zona per una lauta colazione. Dopo la lunga escursione alla conca del Gelo fatta sotto scrosci d’acqua e, nella parte più alta, sferzati da un gelido vento. Oggi giornata stupenda, un sole che spacca le pietre e, sebbene le previsioni dessero una temperatura che al massimo doveva arrivare ai 15 gradi, l’ambiente che a queste quote è completamente scoperto (cioè, nel caso specifico, costituito da cespuglieti di ontani, distese erbose, morene e rocce) è confortevolissimo e l’abbigliamento risulta effettivamente inutile, purtroppo le convenzioni che ancora inibiscono parte della società ci costringono a mantenerlo addosso per un primo tratto accosto alla strada del Tonale.

IMG_9635Interessantissime le molte tracce della Grande Guerra, danno effettivamente il senso delle difficoltà che hanno vissuto i nostri alpini (ma anche gli avversari austriaci) in quelle desolate e alte lande: la stretta vetta finemente lavorata a farne un osservatorio sulla strada del Tonale; i tanti muri di sostegno; piazzole di cresta; il tratto di sentiero letteralmente strappato alla montagna a colpi di mina, piccone e martello pneumatico; le trincee. Deludente la ricostruzione di un camminamento coperto, dalle descrizioni sembrava qualcosa di monumentale invece sono pochi metri e poi appare come una ricostruzione forzata vista la posizione assolutamente coperta alla vista del nemico.

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IMG_9646Raggiunta, in poco meno di due ore, la vetta, su di essa ci fermiamo a lungo ad osservare l’ampio e maestoso panorama che ci circonda: la cresta dei Monticelli (prima linea austriaca) che dal Tonale si alza per poi divallare leggermente al Passo di Presena da dove una nuova più rilevante cresta si alza a formate la Punta del Castellaccio che imponente si erge sopra le nostre teste con il noto Canalino del Dito alla sua sinistra; la Vedretta del Pisgana contornata, sul lato orientale, dalle varie cime della Cresta di Casamadre seguite da Cima Payer, Punta Pisgana, Corno di Bedole, Monte Mandrone, Monte Venezia, Monte Narcanello e Punta del Venerocolo, qui il largo valico del Passo del Venerocolo dal quale il crinale di vette ritorna verso nord a completare la cornice della vedretta: Monte dei Frati, Cima Calotta, Cima di Salimmo, le varie Punte (val Seria, Pozzuolo, Valbione e Intelvi) che portano al più conosciuto Corno d’Aola da dove il crinale divalla verso Ponte di Legno. Sull’altro lato fanno da contraltare i verdi e dolci declivi erbosi del monti che sovrastano il Passo del Tonale sul suo lato settentrionale: Cima le Sorti, Monte Serodine, Cima Bleis, Monte Tonale Occidentale, Cima di Cadì, Cima Casaiole, Punta D’Albiolo, Monte Tonale Orientale (importante caposaldo austriaco); dietro a questi svetta la triangolare pala del San Matteo e alla sua sinistra facilmente si riconosce il Corno dei Tre Signori. Ben visibili anche i solchi vallivi della Val Grande, della Valle di Canè, della Valle di Sant’Antonio; più lontano s’intuisce, ben più profondo, il solco della Valtellina.

IMG_9660Quattro chiacchiere e due panini dopo siamo pronti a riprendere la via di ritorno, per la quale seguiamo una breve variante di cresta che ci permette di percorrere il già citato tratto di sentiero artificiale scavato nella viva roccia a formare una larga cengia. Per il resto la discesa avviene sullo stesso identico percorso di salita.

Al Tonale breve tradizionale sosta al bar per le ultime chiacchiere e i saluti.

Alessandro, Attilio, Marco, Paola, Stefan, grazie per avermi accompagnato in questa nuova splendida escursione ed aver contribuito alla manifestazione sociale di un atteggiamento, il nudo, che la logica della natura vuole più normale dello stare vestiti.

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Giro del Frerone (Breno – BS)


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Isolata cuspide calcarea nel mezzo del batolite magmatico dell’Adamello, il Monte Frerone presenta caratteristiche assai diverse sui suoi tre versanti: l’orientale a ripidi prati che dalla vetta scendono verso la valle di Cadino, il meridionale in parte di ripide pareti rocciose e in parte di uno scuro pendio di frana che sovrasta una ridente valletta erbosa, quello settentrionale che cade a picco con franose bianche pareti sulla val Braone. A dividere i tre versanti le creste: quella ovest breve e franosa di scarso interesse; quella sud est e quella nord est ben più lunghe e interessanti.

IMG_7650La cresta settentrionale, obiettivo di questo itinerario, inizia al Passo del Frerone e, senza particolari difficoltà, sale alla vetta superando ripidissime balze erbose ed esponendo all’ebrezza di qualche tratto a picco sula sottostante Val Braone. Nel suo tratto mediano s’incontrano le stelle alpine ed è possibile incrociare anche la marmotta che, vigile sentinella, ci osserva con cauto interesse dalla sommità di qualche masso di cresta.

IMG_7643Le marmotte sono anche molto presenti al Passo di Val Fredda e nel tratto immediatamente successivo, se salite di primo mattino, quando la zona e silente e solitaria, potreste vederle che vi attraversano la strada o che corrono nei prati al vostro fianco.

Il dislivello e il tempo di percorrenza rientrano nella media di un escursionismo attivo; le difficoltà tecniche, come detto, sono pressoché pari a zero, fatto salvo qualche esposto passaggio lungo la cresta e quattro brevi e facili tratti attrezzati con cordina metallica e pioli in ferro nella discesa dalla vetta verso il Paso di Val Fredda. Faticoso nella sua parte terminale (quella della cresta del Frerone) dove è richiesto anche passo fermo e assenza di vertigini, per il resto si procede su ottimi sentieri ben segnalati. La prima parte del percorso, quella che dalla Bazena ci porta al bivio con il sentiero per il rifugio Gheza, dopo la prima mezz’ora di cammino è pressoché costantemente pianeggiante.

Dati

IMG_7665Punto di partenza: Rifugio Tassara in Bazena – Breno (BS); bel rifugio collocato sulla strada asfaltata che, passando per l’arcinoto Passo di Crocedomini, collega Breno a Bagolino e da qui al Lago d’Idro; facile da individuare, con comodo e ampio piazzale sterrato per il parcheggio delle auto.

Quota di partenza: 1799 metri

Quota massima: 2673 metri

Dislivello: 964 metri

Tempo totale: 6 ore – 1,40 ore dalla Bazena al Passo di Val Fredda, 1,20 ore dal Passo di Val Fredda al Passo del Frerone, 1 ora per la cresta, 40 minuti per ridiscendere al Passo di Val Fredda con il sentiero normale, 1,20 ore per ritornare alla Bazena.

IMG_7666Segnaletica: tutto l’itinerario è ben segnalato con segni in vernice bianco rossi, varie le paline segnaletiche del CAI; da Bazena al bivio con il sentiero per il rifugio Gheza segnavia 1 dell’Alta Via dell’Adamello, che si sovrappone al 18 per il Lago della Vacca; dal bivio al Passo del Frerone segnavia 38; lungo la cresta nessun segnavia numerico; la discesa al Passo di Val Fredda lungo il percorso normale del Frerone è indicata con il segnavia 89a.

Note: partendo di mattina quasi tutto il tratto fino al Passo di Val Fredda risulterà in ombra, la restante parte del percorso è invece esposta al sole e priva di ogni forma di protezione anche solo parziale dallo stesso; escludendo l’abbeveratoio presente in Bazena, lungo il percorso non c’è modo di rifornirsi d’acqua; ovviamente si può usufruire del Rifugio Tassara per procurarsi il beveraggio necessario. La prima parte del percorso si sovrappone a un interessantissimo sentiero botanico costellato di diverse tavole sinottiche (in bianco e nero) sulla flora alpina, purtroppo le stesse non sempre risultano accostate alle essenze che documentano.

Relazione

Come già indicato si parte dal rifugio Tassara in Bazena (Breno – BS) dove un largo piazzale permette un facile e comodo parcheggio per l’autovettura. Sul lato est del piazzale delle targhe segnaletiche indicano la direzione da prendere: una strada sterrata che si dirige verso nord alzandosi con buona pendenza tra i pascoli e le conifere.

Aggirato il primo dosso si perviene a un breve tratto pianeggiante, sulla sinistra un abbeveratoio e una bacheca indicano l’inizio del sentiero botanico, sulla destra la strada si fa cementata e ripidissima. Possiamo prendere sia l’uno che l’altro dei due percorsi, il sentiero botanico sale molto più dolcemente, e si ricongiunge alla strada sopra il secondo dosso, dove la stessa spiana un poco (attenzione, quando il sentiero esce dal bosco ci si trova poco sopra la strada cementata, non seguire la stradina erbosa che, in lieve salita, riporta su detta strada, ma tenere a sinistra per sentierino con gradii in legno che poi diviene stradine erbosa; arrivati sopra il dosso alcune tracce portano brevemente alla strada ed è consigliabile seguirle: il sentiero botanico qui effettua un lungo traverso in mezza salita tenendosi nel bosco sotto e a sinistra della strada). Traversando alti sopra un casinetto, la strada prosegue per un poco a mezzacosta, poi una secca curva a destra immette su una breve ripida salita cementata che possiamo evitare tenendoci alla sua destra per il sentierino erboso del percorso botanico.

IMG_7636Alla fine dello strappo entriamo nell’ampia e verde conca della Val Fredda, davanti a noi ben evidente l’omonima malga, in alto sopra di essa a sinistra il Monte Frerone, a destra il Monte Cadino e fra loro la netta incavatura del Passo di Val Fredda a cui dobbiamo arrivare. Ben visibile lungo tutto il versante destro della conca il segno del sentiero da seguire.

Seguendo la direzione indicata da una grossa freccia bianco rossa disegnata su un masso a terra, prendiamo alla nostra destra il sentiero che con lieve salita porta alla base del Monte Mattoni di cui taglieremo, in discesa, il versante occidentale per arrivare pochi metri sotto il Passo Cadino. Da qui si procede in piano sul fianco occidentale del Monte Cadino, fino ad arrivare al Passo Val Fredda.

IMG_7641Dal passo si scende una cinquantina di metri sul versante opposto per poi procedere in piano tra dossi erbosi popolati da diverse marmotte. Dopo una curva ci troviamo davanti la targa segnaletica del Rifugio Gheza che ci indica di prendere un sentierino a sinistra. Si sale un erto dosso erboso. La salita presto s’attenua e si procede verso nord con poca fatica seguendo l’abbondante segnaletica e i segni di passaggio. Ancora qualche strappo alternato ad altri traversi verso l’ormai ben visibile Cima di Terre Fredde che, però, teniamo a distanza per deviare a sinistra e salire, con ultimo ripido tratto, alla larga e piatta sella del Passo del Frerone. Grandiosa la visuale sulla Val di Braone da un lato e la Valle di Cadino dall’altro, molte le cime ben visibili, prima fra tutte la chiara pala del Pizzo Badile.

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IMG_7657Prendiamo a destra (sud ovest) puntando a dei paletti in legno con segnaletica bianco rossa. Seguendo la cresta del Frerone ci si tiene alla sua sinistra (versante Cadino) lungo uno stretto ma evidente sentiero che ci porta alla sommità del primo dosso di cresta. Si segue per pochissimo la cresta e poi si traversa in piano per erbe tenendosi al di sotto di una piccola frana, oltre la quale si sale direttamente il ripido pendio erboso per riprendere la cresta poco a monte del secondo risalto di cresta. Proseguendo sul filo di cresta, ora costantemente erboso e mai affilatissimo, con discreta esposizione sulla Val di Braone, camminando fra le stelle alpine ci si porta alla base della ripidissima pala erbosa di vetta che risaliamo direttamente seguendo l’evidente solco del sentiero. Al termine della salita un breve tratto pianeggiante ci porta in vetta (segnale per le rilevazioni cartografiche).

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IMG_7670Procedendo in direzione opposta a quella d’arrivo, prendiamo sul filo di cresta un evidente piano sentiero. Ben presto questo inizia ad abbassarsi tagliando a mezza costa una vasta frana di terra e sassi. Giungi dalla parte opposta della frana ci si abbassa brevemente a destra, poi si taglia nuovamente la frana ritornando verso nord, altri due tornanti e siamo alla base della frana, da qui si prosegue verso sud nell’alveo di una conca erbosa che porta sulla pala erbosa dell’alta Val Bona. Qui il sentiero continua evidente e con alcuni tornanti ci riporta alla base del Frerone. Un lungo traverso pianeggiante supera le pareti (qualche breve e facile tratto attrezzato con coordina metallica e qualche piolo di ferro), infine per erbe si raggiunge il sentiero di salita nei pressi del Passo di Val Fredda. Da qui si rientra alle auto seguendo lo stesso percorso fatto in salita.

ON2015: 12 luglio, escursione al Dosso Alto


IMG_3836Avevo qualche titubanza in merito a questo evento: Maniva, Cima Caldoline e anche lo stesso Dosso Alto sono luoghi molto frequentati ed è ancora presto per proporre la nudità anche sui sentieri affollati. D’altra parte ho scelto un itinerario atipico, un percorso che ho individuato e ipotizzato tanti anni addietro, un sentiero di cui nessuno mi ha mai parlato, sebbene ne abbia trovato in Internet una relazione (ma una sola e questo mi lascia comunque un bello spiraglio di fiducia).

Al ritrovo al Gioco del Maniva le facce di alcuni dei miei compagni sono perplesse: in zona ci saranno un migliaio di persone. Perplessità che si rinforza arrivati al Passo del Dosso Alto, dove lasciamo le vetture: molte le auto già presenti in zona e c’è un continuo via vai di persone che, a piedi, arrivano dal Maniva; con una giornata come quella di oggi, cielo sereno e caldo, i sentieri della zona saranno tutti super affollati.

IMG_3841Per imboccare il nostro sentiero dovremmo scendere circa un chilometro lungo la strada asfaltata con certo dispiacere per le piante dei piedi, allora m’invento un traversone sui prati con ripida discesa per un canalino erboso che ci permette di tagliere fuori tutta la strada e il passaggio dalla Malga del Dosso Alto. A poche centinaia di metri dal passo possiamo già spogliarci.

Il sentiero, contrariamente a quanto avevo rilevato da Internet, è senza segnaletica, comunque molto evidente: i tracciati creati dagli alpini per la prima guerra mondiale sono ampi e ben lavorati, il recupero allo stato brado è lento e molto lungo. S’inizia con un comodo traversone a mezza costa che ci porta man mano ad alzarci sulla Valle della Berga che scende ripida sotto di noi in direzione di Bagolino. Qui il gruppo si allunga sensibilmente: siamo in tanti oggi, diciotto persone più un cane, record assoluto per le escursioni di Mondo Nudo.

IMG_7683Parliamo del gruppo, un bel gruppo di persone provenienti da tutta l’alta Italia: tre dal Piemonte, uno dal Veneto, quattro dall’Alto Adige, dieci dalla Lombardia e di questi ultimi quattro arrivano da fuori provincia. Invero doveva esserci anche un amico da Trieste, ma all’ultimo ha dovuto rinunciare per contrarietà familiari: i coniugi sono spesso il freno più forte alla pratica della libertà del corpo, comprensibile che per amor di famiglia una persona preferisca rinunciare piuttosto che litigare, c’è però da chiedersi perché sia quasi sempre chi agogna alla nudità a doverlo fare, c’è da chiedersi perché il coniuge tessile raramente accetti o proponga un compromesso, perché quasi sempre pretenda che sia l’altro a prostrarsi e cedere, e, badate bene, non è questione di uomo o donna che le cose si ripetono identiche sia in una direzione che nell’altra. Matureremo? Vista in senso generale e generico la vedo dura, anzi negli ultimi quindici anni ho notato un forte peggioramento nel rapporto di coppia, una volta c’era sì la gelosia che forse oggi tende a calare, ma una volta c’era anche un senso di reciproco rispetto, di comunione e accordo, di mutua ammissione degli spazi personali, oggi vedo solo possesso, rigido e totalizzante possesso: le cose si fanno solo insieme. Purtroppo lo scotto da pagare è che al primo litigio ci si lascia, anziché affrontare la questione e trovare l’accordo (che poi può benissimo essere nel cedimento dell’uno verso l’altro, mutuo cedimento, una volta l’uno, l’altra volta l’altro) ognuno per la propria strada. Beh, si, tendenzialmente è anche legato all’altra brutta abitudine che ho visto diffondersi a macchia d’olio: la spasmodica ricerca delle scappatoie, di trucchi per aggirare le difficoltà, di strade traverse, irrilevante quanto poco edificanti esse siano, che permettano di evitare d’affrontare i problemi della vita.

IMG_3868Torniamo a noi, torniamo al gruppo. Dicevamo un bel gruppo, numeroso, interregionale, possiamo anche aggiungerci eterogeneo: sei donne e dodici uomini; età dai trenta ai sessant’anni, con una bambina di quattro anni; due vestiti, un topless, quindici nudi. Un gruppo siffatto crea di suo un ambiente protetto, invita a restare liberi anche nell’incontro con altre persone: le odierne forti perplessità iniziali vengono quasi subito attenuate e ben presto annegate.

Bene, eravamo rimasti al lungo traversone iniziale. Ad un certo punto il sentiero quasi svanisce e si biforca, con occhio critico e la relazione in mente è facile comprendere che bisogna seguire il ramo in salita, una salita leggera, tipica delle mulattiere militari, resa però più complesso dal franamento di alcune parti e dalle alte erbe che ricoprono per intero questo tratto. Dopo una decina di tornanti si perviene alla linea di crinale affacciandosi su un ampio e verdissimo pendio, che la traccia, ora più evidente, traversa in piano. Alcune piccole frane complicano sensibilmente il cammino. A metà di questo traversone Franca, una nuova amica arrivata dall’estremo confine italo francese e abituata alle facili camminate della Provenza, si sente troppo affaticata per continuare: si ferma e con lei si fermano Alberto (suo mentore per l’occasione) e Stefano (amico di Alberto e in macchina con loro). Faccio la spola tra il grosso del gruppo, già ben più avanti, e questo gruppetto bloccato, alla fine si decide che loro rientrino alla vettura e gli altri, sebbene profondamente dispiaciuti, proseguano nella loro escursione.

IMG_3885Dopo i tratti franati il sentiero torna a farsi bello ed evidente, passiamo ciò che resta di una postazione di guardia e il pensiero viaggia spontaneo a quei tempi: questa era una terza linea ma il lavoro di allestimento è stato pur sempre duro e talvolta anche pericoloso. Poco dopo si aggira una costola della montagna, poi una piccola valletta, altra costola con muro di confine delle malghe e… un ambiente affascinate appare al nostro sguardo: in basso la piccola malga di Ciumela, tutt’attorno dolci declivi di verde pascolo formanti serie di dossi che come onde nel mare smuovono il terreno, sopra di noi un cielo terso dall’azzurro profondo si contrappone mirabilmente alle mille tonalità di verde del pascolo, un profondo silenzio copre col suo rumoroso mantello l’intero areale, all’orizzonte si distinguono monti noti e altri meno noti o addirittura ignoti, come bambini felicemente proviamo a individuarli e dargli nome: Cima Ora, il forte di Cima Ora, Monte Suello, il Monte Baldo, il Pizzoccolo, Cima Meghè, il Baremone, Monte Telegrafo, il Bruffione, e via dicendo.

IMG_3898Ripreso fiato, con gli occhi pieni di colori e immagini, riprendiamo il cammino oltrepassando la malga. Icontriamo un primo segnavia in vernice, indica di seguire nell’erba una traccia che scende, scende troppo però, per cui decidiamo di abbandonarla e puntare direttamente al crinale che ci sovrasta. Giunti sul crinale ritroviamo l’evidente traccia e una buona segnaletica: si segue più o meno fedelmente il crinale, tratti piani si alternano ad altri di salita, lo sguardo cade a capofitto sulla valle del Caffaro e sull’abitato di Bagolino, ora appare il Cornone del Blumone, in fianco ad esso la Cime del Listino, più lontano il Re di Castello e il Monte Fumo.

Risaliamo un piccolo dosso con alcuni mughi e d’improvviso incontriamo lui, l’emblema della montagna, il fiore forse più conosciuto tra gli escursionisti, lei, la magica, bellissima, evocativa Stella Alpina. Sono anni che non ne vedevo, ora a distanza di pochi giorni le incontro ben due volte: stupendo! Se la prima volta erano poche e striminzite, oggi sono più vigorose, non grandi, che poi veramente grandi le si vedono solo se coltivate, ma robuste e sode, soprattutto oggi sono tante, a decine, forse superano anche il centinaio. Alcune isolate, altre in coppia, altre ancora a formare più o meno ricchi gruppetti, impossibile passare senza fermarsi ad ammirarle, impossibile esimersi dal fotografarle, siamo in forte ritardo sulla tabella di marcia ma che importa, il tempo è stupendo, al buio mancano ancora parecchie ore, godersi la montagna e i suoi piccoli tesori è, a tali condizioni, piacere irrinunciabile.

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L’ultima balza, quella della vetta, appare piuttosto ripida, il sentiero l’affronta con alcuni intelligenti diagonali e, quasi senza accorgersene, ecco che ci si trova sulla cresta sommitale, una sottile traccia in bilico tra i ripidi pendii erbosi del versante orientale e le scoscese rupi di quello occidentale. Sotto di noi il Giogo del Maniva con il suo ampio piazzale e i tre alberghi, distintamente si nota l’intenso affollamento sebbene le voci e i rumori quassù arrivino molto attenuati, appena percettibili. Alzando lo sguardo ecco il Rifugio Bonardi, poi i prati del Dasdana, le Colombine, Il Crestoso, il Muffetto e la montagna dei bresciani, il Monte Guglielmo.

IMG_7687Alla base di quest’ultima salita Mara manifesta evidente l’effetto della fatica e sale molto lentamente con dolori e crampi. Attesa e assistita da Emanuele e Pierangelo procede con calma e frequenti pause, inutilmente i compagni, che non si erano avveduti del problema, li attendono sulla vetta del monte: i pochi metri finali richiedono a Mara e ai suo due “infermieri” una buona mezz’ora. Il gruppo di testa, dopo la rituale foto di vetta, decide così di scendere un poco e trovare un posto riparato al vento che sta battendo la cresta sommitale. Vento amico del cammino, piacevole sollievo in una giornata torrida come quella odierna, al contempo possibile fastidio durante la lunga sosta del pranzo.

Il gruppo finalmente si riunisce, appollaiati su un dosso erboso, costantemente visitati da miriade di piccoli insetti abitanti dei pascoli alpini, consumiamo il nostro meritatissimo seppur frugale pasto. Al termine Vittorio ci intrattiene con l’ormai abituale lettura, oggi ha deciso ci incantarci misurandosi in una prova esemplare: ben ventitré pagine. Ovviamente prova largamente superata!

Si riparte e in breve siamo alle macchine, lungo la discesa l’unico incontro, come sempre tranquillo e cordiale, di oggi con altro escursionista: un giovane infermiere che sta velocissimo (sarà di ritorno al parcheggio ancor prima che noi si riparta) salendo alla vetta.

IMG_3940Una sosta al bar del Maniva per salutarci dinnanzi a una bibita e poi via, ognuno a casa propria. Io con gli occhi e la mente pieni di immagini meravigliose, di momenti incommensurabili, della voglia di ripetersi al più presto, della speranza di rivedere un gruppo tanto numeroso ed eterogeneo, della certezza che potremo presto assaporare senza limiti la gioia del nostro doppio stile di vita: montagna e nudo. Penso di poter affermare che gli stessi sentimenti erano nello spirito dei miei compagni di giornata: Vittorio, Marco, Francesca, Luise, Angelo, Alberto, Franca, Alessandro, Mara, Pierangelo, Riccardo, Aurora, Stefan, Attilio, Paola, Stefano, Riccardo. Grazie a tutti voi amici carissimi, grazie alla montagna, grazie agli altri amanti dell’alpe, grazie a coloro che vorranno prossimamente unirsi a noi, vestiti o nudi che siano. Grazie!


12 luglio 2015, Dosso Alto, Collio Val Trompia (BS), sesta escursione di questa stagione nell’ambito del programma “Orgogliosamente Nudi”. Trecento novanta metri di dislivello, partenza dai 1764 metri del Passo del Dosso Alto e arrivo ai 2064 metri del Dosso Alto. Partiti all’incirca alle 11, rientrati alle macchine attorno alle 16.30. 7 ore e mezza in giro per il monte, 7 ore nel più piacevole e più confortevole abbigliamento: la nostra sola pelle.

Album fotografico

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Orgogliosamente Nudi!


Come ci sono gli ottimisti e i pessimisti, così ci sono coloro che delle parole vedono sempre e solo un solo aspetto, dimenticando o ignorando totalmente l’etimologia delle stesse. E’ ben vero che il lessico evolve nel tempo, ma quello a cui si sta assistendo più che un’evoluzione è una contrazione, un impoverimento d’una lingua, l’Italiano, che era tra le più belle e valide del mondo.

Così succede che chi ha un lessico forbito si trova spesso ad essere frainteso o addirittura contrastato, si arriva al punto che chi ancora sa usare l’Italiano nella sua poetica e complessa interezza debba perfino giustificarsi di fronte a chi, invece, s’è addormentato sugli allori e, giustificandosi con il cambiamento dei tempi, ha contratto più o meno fortemente il proprio bagaglio lessicale.

Diverse sono le parole che, oggi, si vedono fortemente limitate o alterate nella loro accezione, tra queste quella di orgoglio, dai più vista solo come un atteggiamento di chiusura e prepotenza.

Invero la parola orgoglio ha anche altri e completamente diversi significati, come possiamo facilmente apprendere aprendo un qualsiasi vocabolario della lingua italiana, io userò uno dei più rinomati, il Devoto – Oli.

Orgoglio – 1) Sentimento unilaterale e eccessivo della propria personalità o casta, che isola l’individuo o ne altera i rapporti sociali o affettivi. 2) Con senso attenuato, sentimento non biasimevole della propria dignità, giustificata fierezza. (E su altro testo trovo anche: Coscienza della propria capacità).

Orgoglioso – 1) Chiuso nel proprio orgoglio. 2) Sostenuto ma legittimo compiacimento.

Sinonimi di orgoglio sono non solo alterigia, presunzione, superbia, ma anche: dignità, fierezza, gloria, vanto.

Sinonimi di orgoglioso sono non solo presuntuoso, saccente, superbo, ma anche: dignitoso, fiero, nobile, regale.

Così, presa piena coscienza che il nostro stare nudi non è atto riprovevole e vergognoso, giustificatamente fieri d’aver superato questo grande condizionamento sociale, compiaciuti d’aver recuperato la piena dignità del corpo, ecco che veniamo a proporre il programma, ovviamente aperto anche a coloro che nudisti non sono (anzi, è studiato proprio in ragione di una loro sperata e benvenuta presenza: il nudo non è obbligatorio), “Orgogliosamente Nudi”. Per ora siamo limitati alle escursioni in montagna, ma in futuro speriamo di poterci allargare anche su altre attività, prime fra tutte lo snorkeling.

0 - Orgogliosamente Nudi

Si partirà a giugno con la terza giornata dell’orgoglio nudista, di cui in coda all’articolo trovate la locandina e il rimando alla scheda informativa con modulo di adesione, poi seguiranno altre quattro uscite (anche di queste trovate le locandine in coda all’articolo, cliccando sulle quali verrete indirizzati alla realtiva scheda informativa con modulo di adesione):

1)      Luglio – weekend in Val di Braone, gruppo dell’Adamello (BS), con pernotamento in quota (bivacco autogestito). Gita di media montagna, su sentieri ben tracciati e mai ripidissimi; con un tempo di cammino di 4/5 ore al primo giorno e 7/8 al secondo (compreso rientro a valle).

2)      Agosto – Val Dorizzo, gruppo dell’Adamello (BS) con base al Campeggio Remal. Weekend lungo (3 giorni più 2 mezze giornate) con escursioni giornaliere nei dintorni.

3)      Settembre – Lago di Bos, gruppo dell’Adamello (BS). Gita di media montagna, in salita su sentiero in parte scomparso, ma pur sempre difficile da sbagliare, alcuni tratti ripidi; in discesa comoda mulattiera. La salita, che rappresenta i due terzi dell’escursione, si svolge in ambiente selvaggio dove il passaggio dell’uomo è assai raro. Giro ad anello di 6/7 ore.

4)      Ottobre – Periplo del Tigaldine, per ogni dettaglio leggi la relazione.

Vi aspettiamo.

P.S.

Doverosamente dobbiamo precisare che dietro a tale programma non esiste una società sportiva o d’altro genere, ma solo dei singoli individui. La partecipazione agli eventi è fatta in totale autonomia e ognuno è responsabile di sé stesso e solo di sé stesso.

Ed ora le locandine degli specifici eventi: cliccare sulle stesse per accedere alla relativa scheda informativa con modulo di adesione.

1 - 3a giornata orgoglio nudista

2 - Luglio

3 - Campo d'agosto

4 - Settembre

5 - Ottobre

2^ Giornata dell’Orgoglio Nudista: relazione


Escursione nudista (Foto di Mauro)

Le sentenze di assoluzione dei nudisti sono ormai diventate prassi consolidata, così come si rinnova ogni volta la motivazione di assoluzione: “Il fatto non sussiste”. Eppure da una parte le Forze dell’Ordine continuano a spendere soldi pubblici in inutili fermi e assurde contestazioni di violazione all’articolo 726 del Codice Penale (“Atti contrari alla pubblica decenza”), dall’altra troppi nudisti ancora credono e diffondono l’idea che il nudismo in Italia sia proibito o non supportato dalla legge, se non limitatamente alle poche e ristrette aree dove lo stesso è consentito in funzione di specifici accordi con le Istituzioni locali: campeggi, agriturismi, spiagge riconosciute. Una contraddizione, quella di cui sopra, non più accettabile, alla quale è opportuno ribellarsi: basta accettare impunemente fermi e contestazioni oggi inopportune e fuori luogo, ma soprattutto basta auto esiliarsi nei ghetti nudisti. La società italiana ha ormai definitivamente e palesemente accettato il nudismo come una delle sue espressioni, lo facciano anche i nudisti, smettendo di fare le vittime e mostrandosi fieri della scelta fatta.

La locandina dell’evento (Foto di Fonte Alpina Maniva e Emanuele C.)

Nata nel 2011 per invitare i tessili ad avvicinarsi alla pratica del nudismo, la Giornata dell’Orgoglio Nudista in questo sua seconda edizione si è allargata nell’obiettivo, abbinando a quello propagandistico anche quello dimostrativo e formalizzandosi in una escursione montana. Quale, infatti, miglior modo di dimostrare d’essere orgogliosi se non quello di togliere al nudismo i confini del ghetto e praticarlo sul territorio aperto, di togliere al nudismo l’esclusiva forma statica e trasformarlo in un’attività dinamica, camminando per un tempo più o meno ampio , su un percorso più o meno lungo, fuori da ogni contesto di controllo iniquo e forzato, di concessione dell’ovvio, di autorizzazione a fare quanto di fatto già autorizzato?

Così è che un drappello di persone, purtroppo dimezzato dalle previsioni meteorologiche, domenica 3 giugno si ritrova in quel di Prevalle (Brescia) per partecipare a questa 2° Giornata dell’Orgoglio Nudista, organizzata dal blog “Mondo Nudo” in cooperazione con il sito “iNudisti”. Diciotto erano le preiscrizioni, nove alla fine i partecipanti effettivi, tra i quali una donna e un tessile, per l’occasione spogliatosi anche lui.

Alle 07.15, passati i quindici minuti canonici di attesa dei ritardatari (avvisare no, eh!), il gruppo si mette in avvio e sotto la guida dell’organizzatore, Emanuele Cinelli, nel rigoroso rispetto di (assurdi) limiti di velocità, risale la Val Sabbia, il Lago d’Idro e la Val del Caffaro, per raggiungere il punto di partenza dell’escursione. La mattina è piuttosto fresca, per cui i nostri si mettono in cammino vestiti, ma bastano una decina di minuti per scaldare a dovere le membra e far svanire le vesti all’interno degli zaini.

Primi passi sulla mulattiera (Foto di Guglielmo)

Come da programma si percorre la prima mezz’ora del sentiero 413 per poi deviare verso Malga Torrione, che si raggiunge in altri quindici minuti. Qui, dopo l’urticante attraversamento di una ampia e alta macchia di ortiche, si scende per un ripido canalino erboso alla base del salto superiore delle Cascate di Bruffione: per lo spostamento d’aria e il pulviscolo d’acqua provocati dalla cascata, il luogo poco si presta ad una sosta prolungata, ma la visita è d’obbligo e merita veramente la deviazione dal percorso principale. Risaliti alla malga, si riprende a salire per raggiungere lo spiazzo alla fine del sentiero, dove era programmata una la lunga sosta. Ma è presto e la splendida sensazione che si ricava dal camminare nudi inducono il gruppo a optare per la prosecuzione del cammino, sebbene questo voglia dire superare un tratto di terreno senza sentieri e particolarmente ripido.

Tutti nudi (Foto di Vittorio)

Sulle tracce dopo Malga Torrione (Foto di Mauro)

Cercando il percorso migliore e più semplice si individua una traccia che permette di procedere con maggiore decisione e riportarsi in pochi minuti sul sentiero 413 precedentemente abbandonato. Un largo e pianeggiante spazio erboso, costellato di fiori, invita ad una sosta; mentre si chiacchiera dalla curva del sentiero improvvisamente sbuca un ragazzone sui venticinque, trent’anni vestito di tutto punto: pantaloni pesanti, maglia e pile. Sulle prime, vedendoci, il ragazzo si blocca smarrito, la sua, però, non è un’espressione di disgusto, ma piuttosto una titubanza a passare, il timore di disturbare la nostra nuda quiete. E’ un attimo e poi riprende il cammino passandoci vicino senza altri problemi, ci salutiamo cordialmente e, sudando malamente nel suo pesante vestiario, sparisce dietro la successiva curva del sentiero. Di li a poco lo seguiamo anche noi, freschi e lindi grazie alla nostra nudità.

Ancora su tracce di sentiero (Foto di Vittorio)

Uno dei tanti mazzi di fiori (Foto di Emanuele Cinelli)

Giunti alla piana di Bruffione la attraversiamo per puntare agli omonimi laghi, da cui ci separa un’erta balza coperta da rade conifere; in lontananza cinque escursionisti stanno percorrendo la piana per risalirla verso il Monte Bruffione. Senza fretta, risaliamo il pendio, salutando cordialmente altri due escursionisti che già stanno discendendo, valicando un simpatico ponticello di fortuna, ammirando fiori e paesaggi, godendo dei raggi di sole che ogni tanto filtrano dalla coltre di nuvole che ricopre il cielo: sono pochi e flebili ma la pelle nuda li percepisce immediatamente donandoci una piacevole sensazione di calore.

Arrivo ai Laghi di Bruffione (Foto di Mauro)

Valicato un dosso ecco che in fronte a noi si presentano due gemme blu incastonate nel verde dei prati e nel marrone delle rocce: i laghi di Bruffione. In riva al primo, trovato un posto riparato dal vento che qui spira prepotente e freddo, termina la nostra salita.

Dopo una lunga pausa per mangiare e godere dell’incanto di questo posto, purtroppo ad un certo punto costretti a rivestirci per il sopraggiungere di nere e basse nuvole temporalesche che fanno abbassare sensibilmente la temperatura, riprendiamo il cammino per ridiscendere a valle. Seguiamo, stavolta, il sentiero segnato con il 413, rispogliandoci non appena la temperatura ritorna a salire un poco: più o meno a metà discesa.

Salendo ai laghi dopo la piana di Bruffone (Foto di Vittorio)

Riprese le macchine si sosta in uno dei bar di Val Dorizzo, piccolo gruppo di case e alberghi al centro della Val del Caffaro, per sorseggiare, tra i ricordi della giornata e le promesse di future escursioni, una fresca birra smezzata con la gazzosa. Tra queste ultime chiacchiere si evidenzia fortemente la piena soddisfazione di tutti i partecipanti, nonostante i timori causati dalla previsioni meteorologiche avverse, tutto è andato per il meglio e anche il temuto incontro con altri escursionisti non ha creato problemi di sorta.

Salgono nubi minacciose (Foto di Guglielmo)

E’ mancata solo la presenza del Sindaco di Bagolino, che era stato non solo preavvisato dell’evento ma anche invitato a parteciparvi, siamo però certi sia stata dovuta da altri improrogabili impegni, visto che in contemporanea, in zona, c’erano almeno altri due eventi rilevanti. Alcuni avevano criticato la scelta d’avvisare il Sindaco affermando che questi avrebbe mandato in zona un drappello di agenti per impedire che noi si potesse stare nudi, s’era anche affermato che la pubblicità fatta all’evento ci avrebbe fatto trovare ad accoglierci orde di valligiani inferociti, come pure era stata contestata la decisione (che poi decisione non era visto che si tratta di una regola ormai canonica degli eventi del blog “Mondo Nudo” e del sito de iNudisti) di ammettere anche la presenza di tessili: “avrete al seguito drappelli di sbavoni intenti a scattare fotografie”. Beh, nulla di tutto questo è successo, nessun agente ci aspettava al varco, nessun valligiano inferocito si è fatto vedere, nessuno ci ha seguiti per fotografarci e godere maliziosamente della nostra nudità. Tutt’altro, come già menzionato, chi ci ha incontrato non ha dato segni di disappunto, non ha tentato di cambiare percorso, non ha telefonato ai vigili, ma è passato a noi vicino e ha risposto cordialmente al nostro saluto.

Pausa pranzo (Foto di Vittorio)

Che dire per concludere? Una splendida, perfetta, orgogliosa Seconda Giornata dell’Orgoglio Nudista, una bella giornata nudista che ha reso palese come con un atteggiamento nudista aperto e sicuro si possa ottenere una risposta altrettanto aperta e positiva da parte di chi nudista non è.

Grazie a tutti i partecipanti e arrivederci al 2013 per una Terza Giornata dell’Orgoglio Nudista ancora più partecipata e orgogliosa.

Mauro, Guglielmo, Alain, Maria, Simone, Emanuele, Alberto, Sandro, Vittorio (Foto di Vittorio)

2^ Giornata dell’Orgoglio Nudista


Partendo dai presupposti espressi nell’articolo “L’esempio e l’orgoglio”, lo staff di “Mondo Nudo” e quello de iNudisti, orgogliosi di definirsi nudisti invece che nascondersi dietro termini diversi, meno scomodi ma anche meno chiari e meno sinceri, stanchi delle parafrasi e delle paure, intenzionati a dare specifica dignità ed evidenza al nudismo, che è solo ed esclusivamente la scelta di vivere nudi, promuovono la “Seconda Giornata dell’Orgoglio Nudista”.
Per l’occasione “Mondo Nudo” e iNudisti organizzano per domenica 3 giugno un incontro comunitario con escursione nudista in uno dei luoghi più incantevoli del territorio bresciano: le cascate del Bruffione.

La partecipazione all’incontro è libera, non sono richiesti particolari requisiti, non l’iscrizione ad associazioni specifiche, non l’essere utenti di “Mondo Nudo” o de iNudisti, non, nemmeno, l’essere nudisti: ambedue i siti fanno del rivolgersi a tutti, non nudisti compresi, uno dei loro punti di forza e vogliono ricalcare ciò anche in questa occasione. L’unica cosa che si richiede ai partecipanti è la voglia di stare insieme, nel pieno rispetto reciproco e nella consapevolezza che lo stare nudi è un piacere privo di ogni valenza seduttiva, di ogni forma di esibizionismo, di ogni significato che non sia solo ed unicamente quello del migliore “respiro del corpo”.

Il ritrovo è fissato per le ore 07.00 al parcheggio di Via Fucine in Prevalle (vedi mappa), dove eventualmente si possono lasciare le macchine in eccesso. Il viaggio in macchina è all’incirca di un’ora e mezza, due (dipende dal traffico) e ci porterà poco oltre l’abitato di Val Dorizzo, posto nella Val del Caffaro, nel comune di Bagolino.
Lasciate le macchine All’Alpe Grisa, nei pressi di Villa Roma (quota m 1350 circa), si procederà a piedi lungo un tranquillo e poco frequentato sentiero, dapprima nel bosco, poi su di un vecchio pendio di frana, ormai ritornato a verde, e infine con un traverso sempre per bosco per giungere alla piccola malga Torrione nei pressi dell’ultimo salto delle cascate del Bruffione (1 ora dalle macchine). Poco oltre, nei pressi del torrente, si trova l’ampia radura, com solarium naturale (lisce placche di tonalite), dove ci si fermerà per il pranzo, al sacco.
Dopo un ampia pausa ristoratrice, si riprenderà il cammino per rientrare a valle, riprendere le autovetture e tornarsene a Brescia, a cui si prevede di arrivare attorno alle ore 18.

Quello che speriamo è di avere un nutrito gruppo di persone, nudisti e non nudisti, che mescolandosi e camminando insieme, chi nudi e chi no, vadano a dimostrare che i due stili di vita possono pacificamente coesistere e convivere, suddividendosi gli stessi identici spazi, senza necessità di barriere ideologiche e materiali.

Si prega di segnalare la propria partecipazione cliccando qua sotto.

Avvisa della tua partecipazione

Per organizzarsi ai fini logistici (trasporto, eventuale soggiorno a Brescia o dintorni per chi abita lontano, eccetera) trovate apposita discussione nel forum de iNudisti: accedi cliccando qui.
Per le esigenze dell’ultimo minuto verrà più avanti segnalato, per e-mail a chi si è registrato, un numero telefonico.

Cliccare sulla locandina per scaricarne la versione in pdf (5MB).

Locandina 2^ Giornata dell'Orgoglio Nudista

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