Archivi Blog

Con #VivAlpe per creste e valli della #ValBertone


Dal parcheggio della Val Bertone partiamo in quattro: io, Attilio, Paola e Vittorio. Seguendo un sentiero che, sebbene utilizzato dai motocrossisti locali (ne incontriamo alcuni impegnati in lavori di ordinaria manutenzione del tracciato), nemmeno la carta riporta, allietati da diversi Iris e rinfrescati dal bosco, in quaranta minuti siamo al colle di Sant’Eusebio dove, immersi nell’affollamento tipico della zona, troviamo gli altri sei partecipanti: Alessandro, Marco, Francesca, Luise, Angelo e Daniela. Dopo i saluti resi ancor più calorosi da un lungo periodo di lontananza, a gruppo completo ci incamminiamo per il sentiero che s’inerpica sulle ripide pendici erbose del lungo crinale separante il bacino idrografico del Garza da quello del Chiese. Poche decine di metri e siamo sul filo di cresta, a destra la vista si allunga verso la Val Sabbia e i monti che la circondano, a sinistra possiamo vedere l’abitato di Caino e più lontano alcune delle case di Nave e un piccolo pezzetto della vicina città (Brescia).

Passate due piccole case abbandoniamo la cresta per prendere un pur sempre panoramico traverso a mezza costa nei prati, segue una breva risalita e rieccoci sul filo del crinale che ora dovremo a lungo seguire fedelmente. Il sole picchia sul terreno scoperto, tra chiacchiere, panorami e coturnici (o starne?) continuiamo il nostro cammino sulla cresta ora fattasi assai sottile, da qui appare una bella porzione del lago di Garda, alla sua sinistra, di poco celata dall’aguzza piramide del Pizzoccolo, l’inconfondibile sagoma del Monte Baldo ormai definitivamente sgombro da qualsiasi residuo di neve. Vuoti capanni da caccia con le loro piccole radure erbose di tanto in tanto spezzano la linearità della vegetazione, una solitaria casetta appollaiata su di un panoramico poggio attira l’attenzione dei miei compagni. Poco dopo, in corrispondenza d’uno scabroso passaggio roccioso, incrociamo due motocrossisti che procedono in senso contrario al nostro, salutandoli lasciamo loro il passo per riprendere subito dopo il nostro cammino. Passato un bel poggio erboso e aggirata, seguendone la spartana rete di recinzione, una quasi invisibile casa, eccoci ad un breve tratto di cemento che, prima in discesa poi in ripida salita, ci porta proprio sull’uscio di un’altra casa. Un boschetto di basse piante coi rami che sporgono pressoché orizzontali a formare ampi ombrelli di foglie s’offre a noi per una rinfrescante fermata. Con breve salita raggiungiamo una comoda strada sterrata e, passando accanto ad altre isolate case, alternando le chiacchiere a momenti di estasiante osservazione del paesaggio e della natura che ci circondano, perveniamo al Passo del Viglio dove imbocchiamo lo stretto sentiero che scende sul fondo della Val Bertone.

Un bel bosco ci ridona frescura mentre con rinnovato passo veloci scendiamo. Sotto di noi il solco vallivo man mano si fa meno profondo e lontano, alcune svolte, un tratto invaso da un rivolo d’acqua e siamo sulla sterrata che sale al Passo del Cavallo. Incrociamo un signore col quale scambiamo cordialissimi saluti, Paola chiede e ottiene informazioni sul dove trovare acqua potabile e proseguiamo. Mi fermo ad aspettare Angelo e Daniela rimasti piuttosto indietro: li farò scendere al torrente per una variante che evita un ripido tratto di salita. Nel frattempo gli altri raggiungono il guado dove inizia il tratto “avventuroso”: abbandonata ogni traccia seguiranno il torrente fino a ricongiungersi con me e gli altri due amici. Dopo un primo tratto ghiaioso il solco fluviale s’incunea tra pareti rocciose a formare un piccolo canyon, saltando di placca in placca lo discendono, una paretina verticale gli permette di evitare e superare il salto di una cascata. Seguendo le sinuosità del torrente, riprendono a camminare su pianeggianti ghiaie circondate dal bosco, alcune piante cadute obbligano ad una piacevole ginnastica. Riunitici proseguiamo ancora un poco oltrepassando facilmente la seconda cascatella, ancora alcuni metri e, raggiunta una boscosa strettoia della valle che forma una zona ombrosa, ci concediamo la sosta pranzo.

Data la doverosa pace agli stomaci giustamente affamati visto il forte ritardo sui tempi di marcia dobbiamo rimandare la prevista lettura da parte dell’amico Vittorio, nostra fonte di cultura e splendido lettore. Percorriamo ancora un pezzo di piano torrente e quando questo s’incunea in un stretto solco ingombro di piante lo abbandoniamo per prendere un sentierino che, alzandosi sul fianco della valle, ci riporta al torrente poco più avanti per subito riabbandonarlo alzandosi sul ripido fianco erboso a picco su di una profonda forra qui scavata dalle acque. Attraversata una fascia boschiva, perveniamo alla strada sterrata della Val Bertone e, passo dopo passo, rapidamente ci avviciniamo alla zona attrezzata con tavoli e barbecue, prevedendone l’affollamento noi maschi indolentemente ci rimettiamo i pantaloncini, mentre Francesca, altrettanto faticosamente, sbuffando reindossa mutandine e reggiseno. Forzatamente riallineatici al dogma sociale, cercando di non pensare ai segnali di fastidio emessi dai nostri corpi dopo ore di libertà, stupiti per le tante persone completamente abbigliate nonostante il sole cocente, sfiliamo oltre e proseguiamo lungo il largo e ben tenuto sterrato della bassa Val Bertone. In breve siamo al parcheggio di partenza, portiamo al Colle di Sant’Eusebio coloro che qui avevano lasciato l’auto, baci e abbracci con quelli che partono subito, in cinque restiamo per un ultimo momento davanti ad una bella birra presso il bar del colle.

Un’altra piacevole escursione s’è positivamente conclusa, allietata dal cielo sereno e riscaldata da un cocente sole, restano, ben impressi nella nostra mente, i bei ricordi, ai quali si sommano la soddisfazione del cammino, il piacere della compagnia, l’energia della nudità e l’aspettativa delle prossime uscite insieme. Grazie amici, grazie di cuore per l’ennesima vostra partecipazione, grazie!

Brescia Today parla di Mondo Nudo


locandina-vivalpe-2017-600Si rinnova l’interesse dei media per i nostri eventi, ecco un bellissimo articolo con l’intervista che mi ha fatto  una giornalista di Brescia Today.

Brescia: il nudismo sbarca in montagna con Mondo Nudo
La “pazza” camminata in Maddalena: tutti nudi, solo zaino e scarponi

Grazie!

P.S.

Sullo stesso media verranno pubblicate le schede delle varie uscite, già è disponibile la prima.

VivAlpe 2017


Ormai senza sosta la nostra attività e, dopo aver prolungato il programma 2016 integrando anche il mese di dicembre, eccoci a presentare ufficialmente l’entusiasmante programma escursionistico del 2017.

Molte le novità in campo, prima fra tutte la copertura di tutti i mesi dell’anno, in alcuni casi anche con più uscite mensili, alternando uscite leggere con altre più pesanti, uscite diurne e, seconda novità, uscite notturne, infine tre lunghi cammini, ovvero escursioni che superarono i trenta chilometri e i duemila metri di dislivello.

Ai primi di luglio Emanuele sarà nuovamente sulle tracce del 3V con la riedizione 2017 della sua TappaUnica3V e sono state per l’occasione programmate due escursioni di accompagnamento, una, più lunga e in notturna, alla partenza e l’altra, diurna e breve, all’arrivo.

Aggregarsi a noi in queste uscite vi permetterà non solo di fare belle escursioni ma anche di conoscere e avvicinare uno stile escursionistico improntato alla massima naturalità e semplicità, uno stile che, pur senza ripudiare del tutto la tecnologia, vuole rimettere l’uomo al centro della sua azione, recuperando quell’attenzione al sé che era propria di un non lontanissimo mondo, sia in senso specificatamente alpinistico che in quello più generico. La formulazione delle uscite è, infatti, quella dell’abbigliamento facoltativo: ogni qual volta sia possibile (e nostro obiettivo è quello di riuscire a far crescere sempre più il limite del possibile per avvicinarci al sempre possibile) chi lo desidera potrà liberarsi anche per intero dai vestiti, senza per questo condizionare e limitare chi preferirà restare vestito.

VivAlpe 2017 – Vestiti è bello, nudi è meglio (clicca qui per trovare altre informazioni su questo nostro motto)

  • 19 uscite in totale
  • 9 di stampo classico
  • 3 in notturna
  • 3 ultra (53, 32 e 70 chilometri di lunghezza / 2840, 2070, 4550 metri di dislivello)
  • 2 di accompagnamento a TappaUnica3V (1 diurna e 1 notturna)
  • 1 per la manifestazione del 3V a memoria di Silvano Cinelli
  • 1 pre natalizia con festa di fine anno

TappaUnica3V – Il nudo solitario lungo cammino di Emanuele Cinelli lungo il sentiero 3V “Silvano Cinelli”

  • più di 130 chilometri di lunghezza (ma alcuni calcoli ne danno 160)
  • oltre i 7500 metri di dislivello (un calcolo manuale porta a 9500)
  • 3 soli punti di rifornimento e riposo
  • 40 ore di cammino effettivo
  • un massimo di 8 ore di sosta (ne sono state programmate 5)
  • partenza da Brescia ore 20 di venerdì 7 luglio
  • arrivo a Brescia ore 17 di domenica 9 luglio

Clicca sulla locandina per accedere alla pagina delle schede descrittive di ogni singola uscita.

locandina-vivalpe-2017-600

#TappaUnica3V, finalmente libero!


IMG_9056Fine settimana leggero, eppure importante: come ho già scritto in queste ultime settimane, a causa di problemi economici, sono piombato in uno stato di depressione e avevo iniziato a pensare di mollare tutto, ma mi sono accorto che gli allenamenti che sto facendo, oltre a darmi carica e grinta, mi concedono un attimo di stacco permettendomi di meglio ragionare sulle azioni da intraprendere per superare questo brutto momento, ecco che TappaUnica3V assume un ulteriore imprevisto significato: ancora di salvataggio!

P.S.

Avevo giurato a me stesso di non cedere più alla tentazione di fare polemica, ma vista la recente espulsione che un gruppo di Facebook ha comminato a mia sorella rea di aver condiviso alcuni mie articoli (dove le foto interne mostravano nudità ma non quella riportata nei post sul gruppo), a titolo educativo, mi sento in dovere di pubblicare questa breve precisazione, spero possa essere l’ultima.

Più sotto appaiono due foto in cui sono palesemente nudo, se qualcuno ha qualcosa da recriminare in merito… cresci e matura: Tesio di Serle, un luogo dove ogni domenica tante famiglie si ritrovano a fare il picnic, ecco il cartello sulla porta del bagno chimico in loco installato (presumibilmente lo stesso appeso alla porta di ogni bagno chimico installato da questa azienda in ogni luogo pubblico).

IMG_9053

Torniamo a noi…

Sabato 2 aprile

IMG_9003

Al risveglio, contrariamente al previsto, la mattina si presente coperta e freddina per cui ripongo nello zaino l’abbigliamento leggero (sperando di poterlo poi comunque utilizzare) e recupero dall’armadio quello più pesante che indosso direttamente. In serata ho un impegno e devo risparmiarmi pertanto il percorso programmato per oggi è, rispetto ai propositi, leggero: solo venti chilometri per millecinquecento metri di dislivello con un tempo di tabella totale tra le otto e le nove ore.

Alle sette parto da casa e dopo mezz’ora sono a San Michele di Gardone Val Trompia da dove inizia l’escursione. L’avvio è facilitato da una prima parte su strada con pendenze leggere e quando arrivo alla salita il mio fisico è pronto supportarla: sebbene ci siano tratti estremamente ripidi e nonostante un passo abbastanza sostenuto supero i primi duecento metri di dislivello senza la minima necessità di riprendere fiato. La temperatura s’è un poco alzata e, con la complicità dello sforzo, è da un po’ che soffro il caldo: maglia e pantaloni finiscono nello zaino e… finalmente libero!

IMG_8961

Riappropriatosi del suo naturale respiro il mio corpo quasi immediatamente smette di sudare e riprende il suo magico colloquio con l’ambiente che lo circonda, che piacevolezza poter nuovamente marciare senza nulla addosso se non quel minimo che, purtroppo, risulta indispensabile: scarpe e zaino. Cammino nel bosco e i miei peli vibrano all’unisono con gli steli dell’erba, la mia pelle cattura tutte le frequenze che mi circondano: gli inni delle foglie mosse dal flebile vento, l’ondulazione più o meno frenetica provocata dal canto di un’invisibile allodola, il calore del più esile raggio di sole che filtra tra le fronde degli alberi che mi sovrastano. Immerso in questa straordinaria valanga di sensazioni nudo procedo sulla stradina che ora ha preso il posto del sentiero, alla mia sinistra s’intravvede un lembo di cielo e un’ombra veloce lo percorre a lunghi balzi, riconosco la sagoma del capriolo, mi blocco, si blocca, ci osserviamo, lentamente estraggo la macchina fotografica dalla sua custodia, la boscaglia lo mimetizza, attendo nella speranza che scenda ad attraversare la stradina, così non avviene, dopo alcuni lunghi minuti lentamente si allontana restando nel fitto del bosco e solo l’immagine fissata nella mia mente può rievocare questo fantastico incontro.

Riprendo il cammino, la stradina si fa strada sterrata, costeggio una casa che appare isolata ma è solo la prima di un piccolo nucleo abitativo dolcemente immerso nel bosco. Non c’è anima viva, tutto tace e allora continuo il mio naturale cammino, calzo i pantaloncini solo quando percepisco la vicinanza alla chiesetta di Sant’Urbano posta su una strada che, seppur sterrata, è di traffico frequente. Per farlo malamente appoggio lo zaino ad un albero e questo scivola a valle iniziando a rotolare nell’erto pendio ricoperto di foglie secche, senza pensarci più di tanto mollo quanto ho in mano e mi lancio, nudo, all’inseguimento, dopo una ventina di metri riesco a raggiungerlo e nel piegarmi per fermarlo un piede s’incastra in qualcosa, salto mortale e ripiombo a terra proprio sullo zaino, le gambe infilate sotto un piccolo tronco caduto a terra che ostruisce il passaggio, mani e le ginocchia appoggiate allo stesso, lo zaino fermo appoggiato al mio fianco sinistro: manco a farlo apposta sarei riuscito a tanto e tanto bene!

Lestamente risalgo alla strada, solo qualche lieve escoriazione testimonia l’acrobatica impresa, metto i pantaloncini e riprendo il mio cammino verso l’ancora lontana meta. Un lungo tratto di strada che alterna tratti cementati ad altri sterrati, come avevo previsto qui incontro un gruppo di giovani imbacuccati a più non posso, palese sui loro visi la sofferenza di un corpo che non respira, di un caldo soffocante: “come cacchio fanno a camminare in quello stato?” Va beh, tante teste tante crape dice un famoso proverbio, fedele al mio credo “che ognuno sia libero di vestirsi come più gli garba” cordialmente saluto e procedo oltre. Arrivo alla fine della lunga discesa, abbandono la strada principale per imboccare quella che mi porterà verso la base della cresta sud-est del Monte Pizzoccolo, tre macchine parcheggiate m’inducono a restare con i pantaloncini. Avrei fatto meglio a toglierli: senza incontrare persona arrivo sudaticcio alla base della cresta. Velocissimamente ne supero un primo breve tratto e m’avvedo che nessuno la sta percorrendo indi decido di ridonare fiato al corpo: i pantaloncini tornano nello zaino.

IMG_8992

In poco più della metà del tempo di tabella sono all’ultima balza che precede la vetta, a malincuore rimetto i pantaloncini che ormai dovrò tenere indosso fino a casa: la via di discesa (Pizzoccolo, Passo Spino, Rifugio Spino, San Michele) è molto frequentata, un uomo solo nudo ad oggi, purtroppo, sarebbe qui malamente inteso… purtroppo e… per ora!

Domenica 3 aprile

IMG_9058Tanto per non stare fermo e per rintuzzare la brevità dell’uscita di ieri, oggi una breve piacevolissima escursione in compagnia di mia moglie sui monti di casa. Si va piano ma neanche troppo, restiamo perfettamente nelle tabelle, e in ogni caso anche questo è utile al mio allenamento: mi prepara psicologicamente al blando ritmo che dovrò tenere durante il giro finale.

Il mio corpo deve purtroppo subire nuovamente la gogna del vestiario, fortunatamente fin da subito solo i leggerissimi pantaloncini da corsa con sottilissima mutandina integrata che mi solleva quantomeno dall’uso della più classica e disastrosa mutanda. In cambio posso riassaporare il piacere d’una bella sosta pranzo al culmine della salita, per giunta in compagnia e mangiando cibi normali al posto delle insane barrette. Ci è mancata solo una bella birretta o, meglio ancora, un mezzino di buon vino rosso. Rimedieremo!

#TappaUnica3V: test psicogeno :)


Domenica 15 novembre

Stando alle previsioni meteo dovrebbe essere una bella giornata, ancora con il buio sono all’inizio della Val d’Inzino, obiettivo della giornata salire la ferrata dell’Almana. Dovrò farla verso la fine del giro per cui presumibilmente in condizioni di affaticamento, allora voglio farla anche oggi in stato di cottura e cosa m’invento? Salita a tutta della Val d’Inzino!

Alla Croce di Marone arrivo con i quadricipiti che non ne vogliono più sapere di spingere. Recuperando un poco nel tratto di discesa che dalla Croce di Marone porta alla Forcella di Sale mi avvicino alla ferrata. Alla Forcella di Sale le indicazioni sono ambigue, tutt’attorno solo prati recintati e cancelli chiusi. A ben guardare, lontano, in alto, sopra un verde prato, si vede qualcosa che somiglia a un cartello dipinto a strisce bianco azzurre. Risolvo chiedendo informazioni a due signori che, casualmente, passano in auto uscendo da una baita poco sopra. “Per l’Almana vada di là” “Ma non si sale anche direttamente da qua?” “Si, si può salire anche da qua, ma è pericoloso, vada di là” “Grazie, io devo però salire proprio da qua, di la ci scendo”.

La salita si fa subito molto ripida, poi, passando sul versante che da verso il Lago d’Iseo, anche l’esposizione aumenta considerevolmente,  anche se attenuata dal salire sulla linea di massima pendenza per canalini erbosi e qualche rotta roccetta. Improvvisamente un lungo traverso, una comoda cengia, una cordina metallica e un albero sul lato a valle infondono sicurezza, ma poco dopo la cengia muore su un altro ripidissimo ed esposto pendio erboso: qui la cordina farebbe decisamente più comodo.

Ancora linea di massima pendenza e presto sono in cresta, una bellissima e panoramica cresta erbosa solcata da un ottimo sentiero. Senza ulteriori difficoltà, con alcuni ripidi saliscendi eccomi  in vetta all’Almana. In questa parte del mio itinerario, ogni pur breve tratto di salita mi procurava fitte dolorose ai quadricipiti, ma sono qui, in vetta, alla fine sono salito e l’ho fatto senza particolari difficoltà pur essendo in stato di grande affaticamento muscolare. Ottimo anche questa variante alta è confermata.

Tanto per completezza e curiosità, riporto qui la tabella dei tempi di marcia di questa uscita, di questa  esplorazione preparata e condotta anche anche come primo vero e proprio test, anzi doppio test: fisico e… psicogeno 🙂

Tratto

Tempo di tabella

ore

 

Mio tempo

ore

Inzino – Croce di Marone per Val d’Inzino

2:20

1:30

Croce di Marone – Forcella di Sale

0:50

0:21

Forcella di Sale – Punta Almana per 3V var. alta

1:15

0:44

Punta Almana – Forcella di Sale per via soccorso

0:40

0:20

Forcella di Sale – Inzino per Valle delle Casere

1:50

1:01


Totale


6:50


3:56

IMG_8033

Passo di Spino: la “ferrata” sale tra quelle rocce.

Lunedì 16 novembre

Mi manca ancora una variante alta, la cresta del Dossone di Facqua sopra Lumezzane, pertanto eccomi qui, alla sua base, con le gambe che non ne vogliono sapere di spingere. Un preoccupato cacciatore mi chiede se so dove sto andando, se sono al corrente che c’è da arrampicare, lo tranquillizzo e procedo.

Eccomi al passaggio della “Streta”, uno stretto camino roccioso alto all’incirca cinque metri posto al di sopra di un basamento di rocce rotte a suo volta alto cinque metri. In totale una decina di metri di arrampicata, stavolta di vera arrampicata: lo zaino struscia contro le rocce infastidendomi alquanto, gli appigli sono tanti ma svasati, c’è una vecchia corda di nylon ma non infonde fiducia e poi perchè non godermi questa breve arrampicata?

Qualche istante di attenta valutazione è necessario per superare la stretta, ma alla fine eccomi sopra.

Il resto della cresta, presenta ancora un paio di passaggi di arrampicata, molto più semplici, per il resto è  sostanzialmente banale.

Aggiudicata anche questa: esteticamente molto bella, segue la logica del filo di cresta, mentre la variante bassa risulta assai più lunga, più faticosa e molto meno interessante.

Con queste due ultime uscite come prima cosa mi sono reso conto che dovrò fare un bel lavoro di resistenza per i quadricipiti, poi  che coi tempi di marcia sono già perfettamente allineato, infine ho concluso le esplorazioni delle parti più tecniche, quelle esplorazioni che volevo fare a tutti i costi prima che iniziasse a nevicare. Ora, dopo aver dato certezza al percorso che seguirò, mi posso dedicare con più calma allo studio dei tratti di semplice camminata e agli allenamenti, già mi sono studiato una nutrita serie di itinerari dalle dieci alle ventiquattro ore di cammino.

IMG_8057

Alla base della “Streta”

#TappaUnica3V: s’inizia a fare sul serio


Domenica 8 novembre

Un’altra giornata di sereno e temperatura gradevole. Sempre con mia moglie e un paio di amici, Attilio e Paola, saliamo a Monte Campione, l’intenzione mia è quella di seguire la variante bassa per portarmi alla Foppa del Mercato e da queste visionare le famose creste dei Corni del Diavolo di cui mi è stato riportato essere esposte e pericolose per poi far decidere a mia moglie se tornare percorrendole. Qualcosa, però, è in agguato e cambierà radicalmente i piani di giornata.

Andando a memoria, ad un bivio con segnalazione poco chiara, invece di seguire il percorso stabilito prendo una breve variante e ci troviamo alla larga sella che separa il Monte Muffetto dal Corno di Mura, ovvero sulla linea di cresta. Va beh, ormai ci siamo, balliamo. Si va per la variante alta.

Procediamo abbastanza veloci, sotto i tempi di tabella e sotto anche quelli che ho calcolato per me, ottimo. La prima parte della cresta è un bel rotondo displuvio erboso, abbastanza largo da non creare problemi anche se i pendii ai suoi lati sono piuttosto ripidi. Poi arriviamo al tratto critico: prati ripidissimi scivolano verso la Val Trompia, alte pareti rocciose sprofondano sul lato camuno, si forma in alcuni di noi un forte senso di vuoto e il passo si fa più accorto e meno veloce. Scavalcato il monte Rosello eccoci al primo dei corni veri e propri, il lato che osserviamo è fatto solo da ripidi prati che si risalgono senza particolari problemi, poco sotto la vetta una evidente traccia taglia a mezzacosta e ci porta sull’opposto versante alla base di un tratto roccioso. Lascio i compagni al sicuro su un tratto piano della cresta e velocemente provo a salire le roccette che portano alla vetta da noi evitata: nulla di particolare, salgo e scendo praticamente di corsa, ottimo.

Ripartiamo, superiamo alcuni saltini rocciosi, saliamo il successivo corno, lo scendiamo zigzagando tra rocce e terra, ancora un breve risalita e… ecco la Foppa del Mercato, a cui si perviene velocemente e facilmente scendendo per meno ripido pendio d’erba.

Il diavolo è vinto!

Per dovere di cronaca, il ritorno all’auto lo facciamo per la variante bassa, dopo una bella pausa pranzo sotto le spoglie fronde di un grande faggio nei pressi della malga Rosello di Sopra: che colori e che bel momento.

IMG_8024

I corni del Diavolo dalla Foppa del Mercato

Lunedì 9 novembre

Ancora sereno. Di buon’ora arrivo al Maniva con l’intenzione di portarmi al Passo di Prael, salire la Corna Blacca, poi il Dosso Alto e scendere per la sua cresta nordovest. Ho le ore contate e, giunto poco oltre il Passo delle Portole, mi rendo conto che non riuscirei a fare tutto il giro: mantenendo l’idea originale rischierei di non poter visionare la cresta del Dosso Alto, che è la cosa che più mi interessa.

Variazione di programma: a passo spedito salgo fino alla base della pala della Corna Blacca per affaticarmi un poco poi ritorno sui miei passi cronometrando i tempi per verificare se posso starci nei miei calcoli. Rientrato al Passo del Dosso Alto senza sosta risalgo, finalmente nudo, verso la vetta dell’omonima cima, dove mi concedo una breve sosta ber godermi il vasto panorama e rifocillarmi un poco.

La cresta è però meglio farla vestito, almeno per questa prima esplorazione. Rimessi i vestiti mi affaccio sul ripidissimo versante di discesa e, seguendo la direzione data dalla tabella segnaletica, inizio a scendere. Sotto di me il baratro, anche se il pendio è rotto da mille zolle, devo scendere con molta circospezione, troppa, non può essere la strada giusta. Alla mia destra la tonda linea di cresta si staglia contro il cielo, delle tracce tagliano a mezza costa verso di essa, andiamo a vedere cosa c’è dall’altra parte. Eccola, un largo sentierino solca un ancor ripido prato ma molto più abbordabile e, soprattutto, molto meno esposto: la via giusta è da questa parte.

Scendo ora più velocemente e in pochi minuti sono alla forcella che adduce alla cresta vera e propria. Un primo saltino roccioso si supera facilmente tenendosi sulle zolle erbose alla sua destra dove un grosso mugo dà protezione e attenua notevolmente il senso di esposizione. Alla sua base faccio per scattare una foto e… ma dov’è la macchina fotografica? Azz, l’ho lasciata in vetta. Deposito lo zaino e risalgo, recupero la macchina fotografica e poi di nuovo giù, stavolta iniziando subito sulla via giusta. La prima discesa l’avevo fatta in venti minuti, troppi, ragionevolmente troppi, questa seconda la faccio in cinque minuti, ora si che si ragiona.

Secondo saltino roccioso, più delicato ed esposto, anche se per un solo singolo passo devo girarmi faccia monte. Ora le rocce sono terminate, scendo un pendio erboso dove fra varie tracce fatico a trovare quella giusta, alla fine finalmente un segno in vernice risolve ogni dubbio. Breve risalita e sono alla forcella Battaini dalla quale il percorso so procedere solo per facili pendii erbosi.  mi convince della fattibilità della cresta anche in notturna, decido comunque di rivedere la mia tabella di marcia per farla ancora col chiaro.

Seguo ora di nuovo la cresta, dopo poco giungo a un bivio, a destra una traccia poco evidente taglia in diagonale il ripido pendio erboso, a sinistra una traccia ben più evidente segue la cresta. In assenza di segnalazioni decido per la sinistra. Errore, dopo aver faticosamente superato due dossi, dopo una ripidissima discesa su erba e terra mi trovo davanti un esteso campo di fitti mughi senza passaggio. Evidentemente dovevo andare a destra. Risalgo il ripidissimo pendio di erba e terra, risupero i due dossi ed eccomi al bivio. Con un poco di attenzione per l’erba molto scivolosa effettuo il traverso, poi la traccia prende a scendere sulla linea di massima pendenza. La seguo, non ci sono segni però conosco il monte e so che sotto di me c’è una mulattiera militare e che lungo di essa si svolge la parte bassa di questo tratto del 3V. Un paletto in legno con segno bianco rosso: sono sulla giusta via e poco dopo eccomi sulla mulattiera militare che velocemente mi riporta alla macchina.

Dovrò certamente tornare a farla per prenderci confidenza, togliere qualche sasso pericolosamente instabile e imparare i giusti passaggi, ma si farà: fattibile anche in notturna, decido comunque di rivedere la mia tabella di marcia per farla ancora col chiaro.

Anche questa è fatta, dopo il diavolo anche l’orco è stato sconfitto!

IMG_8028

La parte alta della Cresta NO del Dosso Alto vista dal dosso erboso che sovrasta la sella Battaini

#TappaUnica3V, la mia vs le altre!


Nel momento in cui ho ideato questo progetto non ne sapevo nulla, solo in seguito ho scoperto che…

Vero, il sentiero 3V è già stato fatto in tappa unica.

Verissimo, il sentiero 3V è già stato fatto in 40 ore e anche meno.

Vero anche che l’hanno già fatto pure altri diabetici.

Senza nulla togliere alle altre entusiasmanti, incredibili, esaltanti, impegnative tappe uniche è altrettanto vero che…

Mi mancano informazioni in merito ma potrei essere il primo sessantenne a fare questa esperienza.

Gli altri l’hanno fatto in gruppi più o meno numerosi, io lo farò da solo.

Gli altri hanno fruito di una estesa logistica organizzata con ampio dispendio di mezzi, io mi organizzerò tutto da solo con il minimo dispendio di mezzi.

Gli altri hanno seguito le più facili varianti basse, io seguirò le ben più impegnative varianti alte.

Gli altri erano tradizionalmente e pudicamente vestiti, io sarò quanto più possibile nudo.

Questa camminata io la faccio per me stesso, perchè ne ho voglia, perchè l’idea mi piace, pertanto è del tutto irrilevante se altri abbiano o meno fatto la stessa cosa prima di me.

Insomma, TappaUnica3V non è un’idea esclusiva, ma è di certo una modalità nuova e determinante, ricca di importanti o quantomeno utili messaggi sociali, una modalità che apre nuovi orizzonti, un sistema improntato alla massima sostenibilità del viaggio, al suo minimo impatto ambientale, all’annullamento pressoché totale delle barriere che, attraverso l’abito, tipicamente manteniamo erette tra noi e il mondo che ci circonda.

TappaUnica3V, vestiti è bello, nudi è meglio!

Leggi anche gli altri articoli di riferimento

#TappaUnica3V un solitario cammino #nellalpe


Nel 2016 saranno esattamente trentacinque anni dal giro inaugurativo del Sentiero 3V “Silvano Cinelli” e, contestualmente, dalla morte di mio padre, Silvano, avvenuta proprio durante tale giro. Visto che da tempo mi ripromettevo di percorrere tale itinerario, ecco che torna prepotentemente alla ribalta un simpatico progettino che da parecchi anni, insieme ad altri, giaceva nel cassetto: percorrerlo in unica tratta.

L’idea balza e rimbalza nella mia mente corroborata dall’essermi più volte testato durante l’ultima estate: l’allenamento è ottimo, manca ancora qualcosa per tornare ai vecchi fasti, ho vent’anni di più, eppure sento che posso permettermelo, sento che è alla mia portata. Deciso, si farà e lo farò in nuda solitaria. Nasce l’evento Mondo Nudo “TappaUnica3V”.

Certamente oggi si è abituati a imprese ben più rilevanti e resto pertanto piacevolmente sorpreso quando l’annuncio ufficioso pubblicato da mia sorella sulla pagina Facebook del Sentiero 3V ottiene subito una discreta attenzione con migliaia di visualizzazioni, diverse condivisioni e tanti “Mi piace”. Ben presto arrivano anche alcuni commenti coi quali, con presumibile anche se non espresso riferimento al nudo, qualcuno lo definisce un modo bizzarro, qualcun altro chiede il perché, altri ancora parlano di pazzia. Reazioni comprensibili nell’odierna società che, nonostante tutto, nonostante l’emancipazione sessuale, nonostante l’uso e l’abuso pubblicitario del nudo, ancora fatica a considerare normale la nudità, ancora la relega a limitati e specifici momenti intimi, in parte ancora si ritiene offesa dalla vista della semplice nudità.

“Perché nudo?” L’esperienza m’insegna che, purtroppo, solo provandolo è possibile comprenderlo (e chi prova non torna più indietro), pertanto la risposta più adatta sarebbe un semplice “perché no”. È però possibile che qualcuno possa capire anche dalle sole parole e pertanto voglio comunque formulare, senza troppo dilungarmi, una spiegazione più articolata: perché vivendo nella nudità ho scoperto quanto sia più fisiologico, semplice e naturale stare senza vestiti, perché avendolo poi provato nelle escursioni in montagna ho sperimentato le straordinarie sensazioni che si possono provare solo attraverso la nudità e, infine, perchè le tante ore di nudità hanno ridato alla mia pelle la sensibilità dell’infante ed ora anche il più sottile e tecnologico tessuto mi provoca un materiale fastidio. No, vestiti è bello, nudi è meglio!

Potrebbe qui sorgere un’altra domanda e l’anticipo io stesso: “se lo fai per te stesso, allora perché gli dai risonanza pubblica?”  In effetti io sono partito operando all’interno di un ristretto contesto, da questo la notizia si è autonomamente estesa a un ben più ampio pubblico, allora perchè non seguire l’onda dell’imprevisto interesse?  D’altra parte è anche una forma di rispetto verso coloro che, potendo per varie ragioni incrociarmi, temono di sentirsi infastiditi dal nudo: essendo a conoscenza del mio passaggio avranno la possibilità di scegliere tra la risoluzione del fastidio e l’evitare di trovarsi sulla mia strada. Poi ne approfitto per evidenziare che, come tutti, anche i nudisti amano assaporare quel senso di libertà che solo la disponibilità dei vasti spazi può dare. Infine lasciatemi pubblicizzare gli eventi che attraverso questo blog vado proponendo e grazie ai quali si è formato un bel gruppo di escursionisti che all’artificiosa normalità dell’abito preferiscono la fisiologica normalità del nudo.

Detto questo passiamo agli aspetti tecnici della mia piccola impresa.

Idealmente, perché poi dipenderà dalle condizioni meteo e ambientali, partirò da Brescia alle ore 03.00 del giorno 20 luglio 2016, per farne rientro, sull’opposto lato, alle ore 19.00 del giorno 21 luglio. In totale 40 ore di cammino ininterrotto, contro le 48 ore e i sette giorni normalmente impiegati.

L’intenzione sarebbe quella di percorrere il 3V nella sua più estesa magnificenza e complessità, ossia seguendo tutte le sue varianti alte. Una di queste, la cresta del Dosso Alto, già la conosco bene per averla percorsa più volte in inverno, voglio comunque verificarne la stabilità estiva delle rocce e la percorribilità in notturna, le altre sono a me totalmente sconosciute pertanto potrò valutarle solo dopo averle perlustrate. Il percorso con tutte le varianti alte si s sviluppa linearmente per 160 chilometri e presenta un dislivello totale di salita vicino ai novemila e cinquecento metri, la quota massima è di 2214 metri, vi si aggiungono altre sei vette di quota oltre duemila e un lungo tratto costantemente sopra i duemila metri.

Come detto sarò nudo, l’ideale sarebbe poterlo stare sempre, ma visto che dovrò necessariamente attraversare anche dei nuclei urbani o comunque luoghi solitamente affollati è più corretto dire che lo sarò il più possibile: in tali tratti, salvo permessi specifici delle autorità, indosserò un piccolo pareo realizzato su misura da mia moglie.

Per ragioni di sicurezza nello zaino, oltre all’abbigliamento necessario per ogni condizione di temperatura e di tempo prevedibile a fine luglio, infilerò un opportuno sistema di rilevamento GPS che probabilmente verrà collegato a pagine web sulle quali i miei familiari, e chiunque lo desidererà, potranno seguirmi in tempo reale. Verranno anche organizzati alcuni punti di rifornimento e, chi volesse farlo, potrà affiancarmi per brevi tratti, preferibilmente proprio su quelle varianti alte che potrebbero risultare più critiche e pericolose. Come ultimo, almeno per ora, espediente tecnico posso segnalare che utilizzerò, sperando di trovarne uno che vesta il meno possibile, un rilevatore cardio al fine di facilitarmi il mantenimento del ritmo di cammino più adeguato.

Ah, le calzature! Sarebbe bello farne a meno in modo da spingere la nudità ai massimi livelli, purtroppo (o per fortuna) mi ci vorrebbero troppi anni per portare le piante dei miei piedi alla callosità necessaria e a quel punto i piedi risulterebbero comunque insensibili tanto e più di quanto lo siano indossando delle calzature, allora meglio usare le scarpe: userò delle basse e leggere scarpe da trail, in un modello robusto e impermeabile che utilizzo già da alcuni anni con enorme soddisfazione.


Aggiornamento del 30 ottobre
Ci sono cose che, seppure altri vivono diversamente, noi viviamo talmente normalmente da dimenticarcene, per me queste cose sono il nudo e il diabete. Se per il nudo c’è sempre qualcuno o qualcosa che me lo faccia tornare in mente quando scrivo, per il diabete no e così questa cosa m’era sfuggita: sono diabetico e la camminata è sicuramente un buon messaggio anche in tale ambito.


Aggiornamento del 31 ottobre
Visto il momento specifico in cui la nudità viene molto utilizzata dai media per attirare l’attenzione e incrementare lo share ritengo opportuno evidenziare alcune cose in merito alla probabilità che io faccia tratti più o meno estesi del percorso in nudità: #TappaUnica3V e nudo.


Aggiornamento del 2 novembre
Ieri, accompagnato da mia moglie, ho effettuato la prima perlustrazione testando i tempi: la prima impressione è che sarà dura… andare così piano eheheh


Aggiornamento del 14 novembre
1) Come avevo scritto dovevo valutare le varianti alte poichè la loro descrizione e altre informazioni reperite me le davano per pericolose e impegnative. Ne ho fatte due, Corni del Diavolo e cresta del Dosso Alto, e… ambedue praticabili, la prima decisamente banale, la seconda con qualche passaggio che richiede attenzione. A questo punto posso affermare che queste due sono definitivamente accreditate per la percorrenza (anche se ho riprogrammato la mia tabella di marcia in modo d’arrivare alla cresta del Dosso Alto con un’ora d’anticipo sul previsto in modo da non farla con il buio), e se tanto mi dà tanto anche le altre due, che andrò a verificare tra domani e lunedì, lo saranno.

2) Aggiunte qualche giorno fa ulteriori precisazioni in merito alla mia tappa unica per chiarirne cosa la differenzia dalle altre già fatte (di cui sono venuto a conoscenza dei dettagli solo recentemente):  #TappaUnica3V, la mia vs le altre!


Aggiornamento del 16 novembre
Tra ieri e oggi visionate le ultime due varianti alte: come previsto fattibili anche queste. Deciso, il percorso ufficiale è quello con tutte le varianti alte.

Questo è l’ultimo aggiornamento che integrò qua in questa articolo, d’ora in poi verranno creati articoli ad hoc, in essi pubblicherò i report degli allenamenti, le scelte tecniche (materiali, alimentazione, eccetera) e le relazioni dei percorsi fatti in allenamento ed esplorazione (alcuni tipici ma i più particolari e forse inediti).


Grazie per l’attenzione e vi aspetto a darmi sostegno il 20 luglio 2016 alla mia partenza o/e a farmi festa il 21 al mio arrivo.

Nel frattempo attraverso questo blog potrete tenervi aggiornati sull’evento e sulla mia preparazione, nell’ambito della quale andrò anche a inventare percorsi escursionistici inusuali e che puntualmente descriverò in queste pagine. Trovate e man mano troverete tutti i link ai vari articoli e altra documentazione che andrò producendo o che verrà da altri prodotta nella pagina TappaUnica3V.

VIVALPE 2016


Fremono i preparativi per la nostra Festa d’Autunno e nel contempo già si lavora al programma 2016. Come anticipato tempo addietro, forti delle esperienze pratiche ormai fatte e delle conferme che ne sono derivate, siamo più che convinti che sia ora di abbandonare l’antipatica distinzione fra tessili e nudisti: sono certo maturi i tempi per utilizzare un presupposto ben diverso, ovvero la normalità del nudo.

Come prima logica conseguenza cambia il nome del programma escursionistico che da “Orgogliosamente Nudi” diventa “VIVALPE”.

VIVALPE 2016 pone all’attenzione dei nostri ormai numerosi affezionati amici e dei nostri tanti lettori tre specifiche proposte…

  1. “QuindiciDiciotto” – Escursioni che, percorrendone mulattiere e sentieri, ricalcheranno i passi dei militari impegnati nella Grande Guerra, visitando i resti di baracche, trincee e postazioni. Darà avvio alle camminate una interessantissima vista al Museo della Guerra Bianca di Temù (BS) al fine di meglio poter poi comprendere e capire quanto percorreremo e visiteremo.
  2. “Alleniamoci insieme” – Per poter visitare luoghi interessanti il programma “QuindiciDiciotto” imporrà camminate con tempi e dislivelli spesso abbastanza impegnativi, si viene pertanto a proporre una serie di camminate preliminari studiate al fine di accentuare l’allenamento e metterci in condizione di affrontare senza problemi le escursioni “QuindiciDiciotto”.
  3. “TappaUnica3V” – In occasione del trentacinquesimo del sentiero “3V Silvano Cinelli”, solo e nudo percorrerò tale sentiero; normalmente viene fatto in sette giorni per un totale di quarantotto ore di cammino, io lo farò con un’unica lunga e ininterrotta tappa di quaranta ore, camminando senza sosta giorno e notte.

Maggiori dettagli verranno forniti in occasione della Festa d’Autunno 2015, prenotatevi.

Locandina Vivalpe 2016 600

I nostri riflettori


Perseguendo tenacemente la logica di “Zona di Contatto”, dopo esserci attivati su tutti i principali social network, già da qualche anno abbiamo creato anche collegamenti con alcuni siti di segnalazione di eventi, recentemente abbiamo creato nostri spazi all’interno di altri siti con una logica ancor più particolare: riflettono in automatico i nostri post su Twitter o anche quelli dei nostri contatti nello stesso social network. Oggi è stato infine aperto anche lo spazio in KissItaly, sito che si propone, fra altre cose e gli altri servizi, di far conoscere l’Italia e le sue bellezze naturali anche per mezzo dei suoi stessi utenti.

Sebbene i numeri e il consenso popolare siano ad oggi più che mai importanti per ottenere riconoscimento e spazio, scopo principale di tale azione non è il proselitismo ma piuttosto la comunicazione, da pari a pari, con la società nel suo insieme più largo. Superata l’esagerata e sostanzialmente inutile (per quanto accattivante) idea di un mondo di sole persone nude, rigettata l’inopportuna e deleteria idea di relegare la nudità all’interno di recinti (che anche se invisibili definiscono pur sempre un iniquo e irrispettoso ghetto sociale), abbracciata l’idea più logica, rispettosa e naturale di un abbigliamento sempre e comunque facoltativo, il nostro obiettivo è quello di fornire quell’ampia e giusta informazione che sola può creare conoscenza e indurre coscienza, le uniche due vie che possano determinare quell’evoluzione sociale atta a ridonare al corpo la sua dignità e la sua libertà, riportando il vestiario all’interno del ruolo per il quale è nato, che certo non è quello di nascondere il corpo alla vista altrui.

Ecco, in rigoroso elenco alfabetico, l’elenco dei riflettori che ad oggi abbiamo attivato, seguiranno altre segnalazioni man mano che ne attiveremo altri.

BresciaToday

Dipende-Today

Eventi-Brescia

Gialdini World

KissItaly

The Mondo Nudo Daily

The Tweeted Times

Orgogliosamente Nudi 2015: Malga Torrione


IMG_7586Finalmente le previsioni meteorologiche ci hanno dato supporto e con esse sono arrivate diverse registrazioni a questa terza escursione, tra le quali ben quattro nuovi amici provenienti da località non propriamente dietro l’angolo: Padova e Ferrara.

Purtroppo all’ultimo minuto un lieve infortunio ha messo fuori gioco proprio i due nuovi amici di Padova, così al ritrovo di Villa Roma ci troviamo in 16 persone: Alessandro, Angelo, Attilio, Claudio, Cristine, Daria, Emanuele, Francesca, Jacobs, Luise, Mara, Marco, Paola, Pierangelo, Stefan e Vittorio. Con noi anche Halloween, il cane di Mara, alla sua prima esperienza di montagna.

L’itinerario è breve e ce la possiamo prendere comoda, così, tra chiacchiere varie, ci mettiamo in cammino con un buon ritardo sul già tardo orario previsto, ma anche questo è parte di quell’integrazione con l’ambiente che è aspetto fondante delle nostre nude camminate: vivere con la natura, di natura, in natura e… al calmo ritmo della natura!

Data la stagione, nonostante sia già giorno pieno e il cielo si presenti in buona parte sereno, l’aria è frizzante e quasi tutti mantengono un vestiario completo, solo Emanuele è spoglio. Bastano, però, pochi minuti di cammino per indurre anche altri ad abbandonare le vesti per donare libero respiro al corpo.

IMG_7591Lasciata Villa Roma, punto di partenza, attraversato il torrente su un comodo ponticello di legno affacciato su di una bellissima stretta forra rocciosa, seguendo una comoda ed evidente mulattiera selciata con larghe pietre, il nutrito drappello risale in tranquillità il bosco misto che fittamente ricopre il versante sinistro orografico della Val del Caffaro. Pervenuti ad una radura erboso sottostante le rocciose pareti del Vendolaro di Bruffione, il gruppo abbandona la mulattiera e prende il piccolo e inizialmente vago sentiero di Malga Torrione.

Sempre con moderata pendenza si risale ancora nel bosco, un tratto del percorso è reso complicato da tre grossi alberi rovinati al suolo probabilmente a seguito di una slavina dell’ultimo inverno. Oltrepassato l’ostacolo in breve si perviene alla malga, piccola costruzione in pietra eretta su di un panoramico poggio erboso oggi ricoperto da alte erbe, ivi comprese delle grasse e grosse ortiche che danno filo da torcere alla piccola Luise.

Un centinaio di metri a monte della malga una bella radura in riva al torrente si presta alla lunga sosta di mezza giornata: al centro un bel prato pianeggiante, alla sinistra un piccolo campo di frana a grossi massi adamellini, a destra un’estesa placconata rocciosa inclinata quel tanto che basta a farne un comodissimo solarium. Sotto la placconata un altro piano prato si spinge a precipizio sopra l’ultimo imponente salto delle cascate del Bruffione.

Abbandonati gli zaini, si ritorna verso la malga di poco per prendere un cenno di sentiero che, prima tra alte erbe poi in un rado bosco, zigzagando permette di ridiscendere comodamente il ripido pendio che adduce alla base della detta cascata. Nuvole di acqua atomizzata ci avvolgono bagnandoci con dolcezza mentre estasiati ammiriamo lo spumeggiare dell’acqua che dopo un salto di una cinquantina di metri sbatte violentemente su di un basamento roccioso, profondamente inciso al centro dai secoli di lavorio a formare un ampio e tumultuoso laghetto. Impossibile avvicinarsi più di tanto alla base della cascata a causa dell’imponente e freddissimo spostamento d’aria dalla stessa generato, ci limitiamo ad osservala dal poggio che la fronteggia per poi ritornare velocemente verso l’alto onde poterci asciugare e riscaldare al sole.

IMG_7594Ritornati alla radura dove sono stati lasciati gli zaini ci apprestiamo al pranzo ma, purtroppo, l’arrivo delle tipiche nuvole che spesso in montagna si formano a cavallo del mezzogiorno, lo rende meno confortevole di quanto ci stavamo prefigurando. Ciò nonostante alcuni riescono a restare nudi sfruttando l’alternanza di ombra e sole: le membra spoglie certo velocemente tendono a raffreddarsi quando il sole si nasconde dietro le nuvole, ma meglio e più rapidamente percepiscono il calore e permettono di goderne anche quando lo stesso è poco rilevabile da chi è vestito. Questione di pensiero, di abitudine, di ricondizionamento del corpo, di averlo rieducato alla sua originaria capacità di termoregolazione.

Tra lazzi e risa anche il pranzo si compie e ci si sposta lievemente per un momento di lettura: la vicinanza con il rumoroso torrente infastidisce troppo l’ascolto, inoltre la radura si manifesta poco riparata al freddo venticello che si è nel frattempo alzato. Il nostro extraordinario lettore, Vittorio, ci intrattiene con due simpatici brani di prosa e due sue poesie che danno modo di pensare.

Discesa verso valle, tranquilla e nuda dato che, sempre come nelle belle giornate tipicamente avviene in montagna nel primo pomeriggio, il sole è tornato a farsi largo tra le nuvole. Nudi arriviamo fin quasi alla strada asfaltata, qui gli ultimi saluti e l’arrivederci alla prossima altra tranquilla uscita: quella del 7 giugno, Giornata dell’Orgoglio Nudista, che si terrà in un luogo non molto lontano da dove oggi ci troviamo, la Val di Stabio, lunga e magnifica valle che verdissima risale dalla Val Camonica fin sotto le pareti meridionali del Monte Frerone.


Domenica 17 maggio 2015, terza uscita del programma “Orgogliosamente Nudi”, Bagolino (BS), Malga Torrione e Cascata del Bruffione (relazione tecnica dell’escursione)

IMG_3417


Clicca qui per visionare l’ album fotografico su Flickr

Zona di Contatto


cartello1Dall’osservazione di quanto spesso avviene ai confini di una spiaggia nudista non oscurata (migrazione dal lato tessile al lato nudista), dalle splendide esperienze di contatto fatte durante le escursioni di Orgogliosamente Nudi, dalla considerazione che alla fine il nudismo si capisce solo provandoci e che nudisti si diventa attraverso l’esempio di altri, attraverso tali passaggi nasce nella nostra fervida mente un nuovo stimolante, esaltante progetto che siamo pronti a presentarvi e a mettere in campo: “Zona di Contatto”.

“Zona di Contatto” è un luogo dove due visioni, due menti, due ambienti, due stili di vita diversi possono incontrarsi e comunicare tra loro.

“Zona di Contatto” è una comunicazione chiara, palese, pratica.

“Zona di Contatto” è l’assenza di obblighi e il superamento dei divieti.

127A

Foto di Mara Fracella

“Zona di Contatto” è un confine evanescente che mette in congiunzione tra loro, anziché tenerli condizionatamente distinti e separati, il mondo del nudismo e quello tessile.

“Zona di Contatto” è un esperimento sociale che esula dal tipico costrutto di sottomissione con il quale il nudismo si rapporta alla società e da quello di emarginazione con cui la società sovente guarda al nudismo.

“Zona di Contatto” è una pacifica ribellione al concetto di promiscuità che accompagna le varie proposte di legge, comprese quelle che sono poi state approvate; un concetto, questo, che sottende considerazioni offensive per la dignità dei nudisti e, tutto sommato, anche per quella di chi nudista non è.

“Zona di Contatto” sono degli eventi di comunione nella certezza che nudisti e non nudisti possono convivere pacificamente e condividere gli stessi identici spazi nello stesso identico momento.

137

Foto di Mara Fracella

“Zona di Contatto” è l’atteggiamento di chi, anziché attendere l’importazione di interesse e partecipazione, si alza dalla sedia e si muove verso e dentro la società per esportare la conoscenza del nudismo.

“Zona di Contatto” è un leggero proselitismo, un proselitismo che anziché mirare alla conversione si finalizza alla condivisione delle esperienze lasciando ad ognuno la scelta, il tempo e il luogo.

“Zona di Contatto”, fondendosi con “Orgogliosamente Nudi”, è un… ESEMPIO.

Ma cosa verrà materialmente fatto in “Zona di Contatto”?

Lo trovate nella specifica pagina.

Ti aspettiamo 🙂

Festa di fine anno


Dopo una intensa estate che ci ha visti impegnati in ben 14 escursioni, il nostro entusiasmo non si placa e veniamo a proporre una grandiosa festa di fine anno, ovviamente nel nostro stile di vita: nudi, senza per questo impedire la partecipazione a chi nudo ancora non riesca a starci.

Siamo orami più che convinti, siamo certi che nudisti e tessili possano convivere insieme e condividere gli stessi identici spazi nello stesso identico momento: nel nostro gruppo sono arrivati amici non nudisti, durante le escursioni abbiamo incontrato diversi escursionisti non nudisti e mai, ripeto mai, abbiamo avuto problemi, di nessun genere, anzi!

I primi a doversi rendere conto di tale fatto non sono i tessili ma piuttosto i nudisti che vediamo troppo spesso ancora timorosi di esporsi, di dirlo, di comunicarlo, che vediamo ancora troppo condizionati alle paure, al non farsi fotografare, al frequentare solo ed esclusivamente località lontane da casa, al chiudersi dentro barriere fisiche o psichiche: nei nostri ormai numerosissimi contatti con il mondo tessile abbiamo quasi sempre rilevato correttezza, disponibilità, comprensione, accettazione, mai abbiamo ricevuto ostilità, al massimo si sono avvertite comprensibili reazioni di stupore, tutto sommato non è cosa di tutti i giorni incontrare persone nude, specie lungo i sentieri di montagna.

Tutto dipende da come ci si propone, da come si comunica la propria scelta di vita: chi ne parla con timore otterrà solo diffidenza; chi ne parla con vergogna, otterrà solo ostilità; chi ne parla liberamente e con orgoglio otterrà stima e considerazione. Se familiari, amici, colleghi, datori di lavoro, clienti lo scoprono casualmente evidentemente si chiederanno perchè l’abbiate tenuto nascosto e la risposta sarà il più delle volte negativa per voi e per il movimento nudista: da un già pesante “non si fida di me” a un ancor più grave “sono cose sporche di cui nemmeno lui ne vuole parlare”.

Se siete nudisti rompete con noi il ghiaccio della titubanza, unitevi a noi per festeggiare la fine dell’anno e dimostrare al mondo che nudisti è bello, che nudisti è meglio.

Se non siete nudisti unitevi a noi per conoscerci, per capire perchè qualcuno possa desiderare di vivere nudo, per sostenere una causa che va oltre il nudo: è causa di libertà e di rispetto.

Cliccate sulla locandina per prenotarvi e per trovare tutte le necessarie informazioni.

Grazie!

18 - Festa di fine anno_600

Valle di Braone (Orgogliosamente Nudi 2013): il fotoracconto


Per un evento speciale dai risultati altrettanto speciali oltre alla dettagliata relazione scritta non poteva mancare un bellissimo fotoracconto: guardalo!

braone7

Raduno Nazionale 2013 de iNudisti: album fotografico e video


C’è voluto un po’ di tempo, ma il lavoro è stato veramente notevole, ora sono qui (invero altri due filmati sono in elaborazione, li aggiungeremo in coda appena pronti).

Album fotografico completo

Video del Raduno

Orgogliosamente Nudi 2013: relazione del secondo evento, l’escursione in Valle di Braone


Valle di Braone

Valle di Braone (Foto Emanuele Cinelli)

Braone è un piccolo paesino in sinistra orografica della Valle Camonica. Su di esso sfocia, solcata dal torrente Palobbia, una lunga e stretta valle, la Val Paghera. A metà di questa, sulla sua sinistra orografica, si stacca la larga e verde Valle di Braone. Una prima ripida balza, con alcune splendide cascate, ne difende l’accesso, al di sopra la verde piana della Malga Foppe di Sotto la cui evidente forma a U ne evidenzia l’origine glaciale. Una successiva e ben più breve balza parzialmente rocciosa dà accesso alla parte alta della valle, le Foppe di Braone, all’inizio della quale troviamo la Malga Foppe di Sopra e l’annesso Rifugio Prandini, presso il quale, nelle giornate del 6 e 7 luglio 2013, s’è tenuto il secondo evento del programma 2013 di “Orgogliosamente Nudi” (leggi la presentazione e vedi gli altri eventi).

La Valle di Braone è stata scelta perché valle che, per le sue specifiche caratteristiche morfologiche e di frequentazione, ben si presta all’escursionismo, ivi compreso quello nudista (uhm, quanto vorrei non doverlo più specificare!): solcata da un sentiero ben tracciato e sempre facilmente individuabile, risulta di comoda percorrenza anche per l’escursionista medio e rende meno problematico lo spogliarsi per chi, alla prime esperienze, possa temere per la presenza di zecche, vipere o altri animali più o meno ostili; la presenza di pochissime strutture abitative (una sola malga) o ricettive (due rifugi, per altro molto vicini tra loro) permette una nudità pressoché costante; trattandosi di un settore defilato e secondario dell’Adamello, con un avvicinamento lungo, risulta poco frequentata riducendo di molto la possibilità d’incrociare altri escursionisti e trovarsi così nella necessità di più o meno frequenti, e fastidiosi, rivestimenti (da evidenziare, comunque, che nel pieno periodo estivo è frequentata da gruppi di scout e di oratorio che salgono ad essa dai loro campi collocati in valle e talvolta soggiornano per una notte o due proprio presso il Rifugio Prandini).

Rifugio Prandini

Rifugio Prandini (Foto Emanuele Cinelli)

Il Rifugio Prandini è stato scelto perché, arrivando da valle, è il primo che si incontra e, dopo 5 ore di cammino e 1500 metri di dislivello, anche poche altre decine di minuti e di metri possono risultare molto critici. Tra l’altro il rifugio è, a differenza del Gheza, sempre dato in autogestione, anche nei fine settimana di luglio e agosto, per cui, fatta salva la presenza di altri gruppi, ci si può gestire la nudità in piena libertà.

Dopo un piccolo fremito iniziale, dovuto al reperimento della locandina da parte di un assessore di Braone, superato, però, senza particolari problemi e in pochissimo tempo, l’evento si avvia sulla strada della piena collaborazione con la gestione del rifugio e l’istituzione comunale: il Sindaco ci rivolge per iscritto il suo benvenuto e ci augura una buona escursione.

Così sarà.

Come da programma il gruppo, purtroppo piccolo (solo cinque persone) ma ben affiatato, si trova allo stadio comunale di Iseo nella mezza mattina del sabato, per poi raggiungere, in un’ora di autovettura, l’abitato di Braone dove parcheggiare, ritirare le chiavi del rifugio e consegnare al gestore del rifugio una copia nella Guida Naturista Italiana recentemente pubblicata da Sylvia Edizioni (vedi recensione).

Strada Braone-Piazze

Strada Braone-Piazze (Foto Vittorio Volpi)

Effettuato un fugace pranzo, ci si immette sulla strada che da Braone porta alle Piazze: una stretta carrozzabile con diversi tratti a pendenza rilevante. Il traffico, seppur limitato e alternato da una recente ordinanza comunale, è continuo, rendendo il vestiario, anche se ridotto ai minimi termini, purtroppo necessario.

Tra chiacchiere, fotografie e osservazioni paesaggistiche, in un’ora e mezza si perviene alle Piazze. Qui la carrozzabile prosegue scendendo ad unirsi con quella della Val Paghera (interrotta per il crollo di un ponte) e un cartello mal posizionato ci porta a sbagliare percorso, allungando il nostro cammino di una mezz’ora e di un duecento metri di dislivello.

Finalmente liberi (Foto di Marco)

Finalmente liberi (Foto di Marco)

Recuperato l’errore e rientrati alle Piazze, si prende la mulattiera che, passate la Case di Scalassone, si addentra in Valle di Braone e inizia a salire ripidamente per superarne il primo salto (più di 600 metri di dislivello). Le forze sono ancora abbondanti e senza grosse difficoltà il gruppo risale di buon passo questo pendio, fruendo, in nudità, della frescura di una giornata non propriamente assolata, della copertura boschiva pressoché continua e del passaggio alla base di una bella cascata.

Insieme ai passi si assommano i metri e i minuti, così dopo altre due ore di cammino si perviene alla piana che adduce alla Malga Foppe di Sotto. I verdi prati, il fresco torrente che li solca e il successivo cammino in piano pressoché perfetto invitano ad una breve sosta per dissetarsi e reintegrare le sostanze necessarie ad affrontare il restante percorso.

Passata la Malga Foppe di Sotto, dove la presenza dei pastori ci induce a rimetterci i pantaloncini, sebbene proprio per pochi minuti, si riprende la salita. Ora si procede allo scoperto e sotto una debole pioggia. Il sentiero compie ampie svolte cercando i passaggi migliori tra placche rocciose, attorno, per la felicità di Francesca, l’unica donna del gruppo, è un mare di rododendri in fiore.

Finalmente al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Finalmente al rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Le forze iniziano a cedere e il cammino si fa più pesante, per fortuna all’improvviso ecco apparire la sagoma del rifugio, ci separa solo un ultimo non troppo ripido pendio erboso, ma sono cento metri veramente duri: pare di non arrivare mai. Ma infin si giunge come disse il poeta, la porta è davanti a noi, la apriamo e… meraviglia delle meraviglie, il rifugio si presenta molto in ordine, pulito ed accogliente come ne ho visti pochi.

La temperatura ancora ci concede la nudità, ma, anticipandone la discesa, come prima cosa viene accesa la stufa a legna, una di quelle vecchie stufe/cucina che quelli della mia generazione hanno avuto modo di vedere nelle cucine delle proprie nonne. Dopo di che si preparano i letti e la cena: una bella pastasciutta al pomodoro con la quale recuperare appieno tutte le energia dissipate nella lunga marcia di avvicinamento.

La serata passa in allegra compagnia, chiacchierando di varie cose: nudismo, alpinismo, religione, politica, lavoro, soldi e altro. Alle 23 quasi tutti a nanna, solo Francesca e Alberto restano ancora in piedi a chiacchierare.

La mattina della domenica ognuno si alza secondo il proprio ritmo biologico: Emanuele è fuori a godersi la mattina già alle 6, poco dopo lo raggiunge Marco, poi si alzano anche Francesca e Vittorio, ultimo è Alberto che dev’essere quasi sbrandato altrimenti se la continua beatamente fino a chissà quando.

A monte del rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

A monte del rifugio (Foto Emanuele Cinelli)

Foppe di Braone

Foppe di Braone (Foto Emanuele Cinelli)

Fatta colazione, riordinato per bene il rifugio e svuotati gli zaini da quanto inutile per la breve gita della mattina, ci si incammina verso l’alta valle. Una prima ripida salita ci porta in breve al Rifugio Gheza che, contrariamente a quanto credevamo, risulta aperto e abitato. Per evitare di rivestirci, sfruttando la conoscenza di Emanuele della zona, invece di seguire il sentiero che passa proprio sulla porta del rifugio, si taglia di traverso per le balze di erbe frammiste a rocce. Ripreso il sentiero, entriamo nella piana delle Foppe di Braone e ci spingiamo fino al catino che precede la salita al Passo del Frerone (Zöck dè la Bala), dove, per ragioni d’orario, dobbiamo interrompere la salita.

Scattiamo la foto di gruppo e, per lo stesso identico percorso di salita, si rientra prima al rifugio, dove recuperiamo quanto lasciato, e poi a valle, al paese di Braone, dove giungiamo un poco provati dalla lunga marcia e, in particolare, dal scivolosissimo selciato della carrozzabile: nei tratti ripidi ha messo a dura prova il nostro equilibrio e, per alcuni, anche il fondoschiena. Stanchi si, ma felici: è stata una bellissima escursione, abbiamo goduto di paesaggi veramente rilassanti e ci siamo ancor più affiatati, approfondendo la reciproca conoscenza.

Rododendri (Foto Emanuele Cinelli)

Rododendri (Foto Emanuele Cinelli)

Il nostro stato d’animo si riflette positivamente sul gestore del rifugio che ci invita a ritornare quando vogliamo: “il rifugio è a vostra disposizione, sapete chi e dove chiamare, quando volete chiamate” le sue precise parole. A lui farà eco, poco dopo, il Sindaco di Braone che, per e-mail, ai miei ringraziamenti per l’accoglienza e la fiducia accordataci risponde con un invitante “sono felice vi sia piaciuta l’escursione, saremo lieti di ospitarvi anche l’anno prossimo”. E noi l’anno prossimo torneremo sicuramente, abbiamo già messo in cantiere più o meno per lo stesso periodo di questa escursione, potete anche segnarvelo fin da ora, una magnifica settimana di escursionismo nudista con base al Rifugio Prandini e meta i vari passi e le varie cime che lo circondano: Forcellino di Mare, Cima Galliner, Porta di Stabio, Passo del Frerone, Monte Frerone, Cima di Terre Fredde, Conca del Listino.

Somale di Braone e Pizzo Badile (Foto Emanuele Cinelli)

Somale di Braone e Pizzo Badile (Foto Emanuele Cinelli)

Che dire in conclusione? A parte l’ottimo svolgimento dell’uscita, voglio e devo mettere in evidenza che quando si superano timori e paure i risultati non tardano ad arrivare: molto meglio rischiare di ricevere un diniego che perdersi la possibilità di ottenere dei consensi. Il nudismo, e con esso l’escursionismo nudista che è certo la formula più piena di naturismo e più efficiente per diffondere lo stile di vita nudista, devono uscire allo scoperto, devono mostrarsi al mondo, devono cercare il contatto con la società senza isolarsi nei propri più o meno piccoli centri riservati, non c’è altro modo per farsi accettare e per crescere. Ovviamente è poi importante ritornare segnali positivi mantenendo un atteggiamento corretto ed evitando di forzare oltre il dovuto l’accettazione della nudità: se prevedibile l’incontro con non nudisti (avvicinandosi a malghe o rifugi, vedendone o sentendone l’arrivo da lontano) coprirsi per tempo debito, se l’incontro capita all’improvviso la situazione va valutata di volta in volta, in linea di massima rivestirsi può risultare inutile o addirittura deleterio, ma nel caso di gruppi di giovani ragazzi (scout e oratorio) avere a portata di mano un pareo è sicuramente consigliabile (leggasi a tal riguardo “Escursionismo nudista: istruzioni per l’uso“; altro utile articolo “Escursionismo: quale abbigliamento?”).

Libertà al nudismo, non ghettizzazione dello stesso! È possibile, la società è disponibile, dobbiamo esserlo anche noi.

Grazie a tutti i partecipanti, grazie al cordialissimo gestore del Rifugio Prandini, grazie al Sindaco di Braone, grazie alle persone che abbiamo incontrato durante questi due fantastici giorni. Grazie, grazie, grazie!

Guarda anche il fotoracconto!

Gruppo (Foto Emanuele Cinelli)

Gruppo (Foto Emanuele Cinelli)

Raduno Naturista di Fine Estate


Dopo una prima timida esperienza effettuata a giugno, il Camping Sangro si ripresenta con un fine settimana nudista aperto a tutti i nudisti italiani, siano essi associati che no…

Clicca sulla locandina per tutti i dettagli

iNudisti – e-Zine.

Opportunità per il Garda (e per l’Italia)


Fin dai tempi antichi, il Garda è ricercato luogo per la villeggiatura, molti sono gli alberghi e i campeggi che ne costellano le rive e i dintorni, moltissime le casa vacanza, ampia anche l’offerta fornita da agriturismi e bed & breakfast. Da alcuni anni, però, anche il Garda riscontra un sensibile calo nell’afflusso di turisti, di conseguenza molte sono le iniziative che sono state presentate e invocate per ridagli smalto:

  • nel 2011 nasce il Comitato delle Provincie del Garda che, sotto la definizione di Regione del Garda, riunisce i rappresentanti di Verona, Mantova, Trento e Brescia;
  • sempre nel 2011 la Regione Lombardia investe 5 milioni di euro nel piano triennale di promozione e valorizzazione turistica del Lago di Garda
  • è di questi giorni la notizia dell’imminente realizzazione, in quel di Manerba, del Parco Regionale della Rocca e del Sasso.

Queste e le tante altre iniziative hanno preso e prendono in considerazione l’aspetto culinario, quello artistico, i vari spunti storici presenti sul territorio, l’agricoltura lo sport, ma, stranamente, ne tralasciano uno che sarebbe molto gradito e apporterebbe immediati benefici, senza nemmeno la necessità di fare grossi investimenti: il nudismo.

Stranamente, dicevamo, si perché in Germania come in Olanda, paesi da cui arriva la stragrande maggioranza dei turisti che frequentano il Garda, il nudismo è pratica assai comune, tanto comune che nudi ci si può stare anche nei parchi cittadini. In molti stati europei il turismo nudista è preso in grande considerazione e apporta un importante contributo all’economia delle aziende che operano in ambito turistico, ma anche all’economia generale del paese. Per altro il Garda non è nuovo a questa tipologia di frequentazione e di turismo: a partire dal 1970 e fino a una decina di anni fa, diverse erano le spiagge sulla quali ci si poteva liberare anche dell’ultimo pezzettino di stoffa che, fastidiosamente, resiste al desiderio di lasciar respirare il corpo ottenebrato dalla calura estiva, al piacere della totalizzante percezione dell’acqua sul proprio corpo: il costume da bagno.

Era, quella, una pacifica convivenza tra nudisti e coloro che il costume preferivano tenerselo addosso, tutti potevano liberamente godere dell’aria, del sole e dell’acqua. Poi arrivarono le ordinanze di divieto, subito seguite dalle retate e le cose sono cambiate: solo nella zona trentina è ancora possibile prendere il sole e fare il bagno in sana nudità. Un certo sindaco alle rimostranze mie e di altri rispose che “si vero è che per trent’anni si è pacificamente praticato il nudismo, ma le cose non sono eterne, le cose cambiano”. Si caro sindaco le cose cambiano, ma generalmente dovrebbero cambiare in meglio e non in peggio: il fastidio per il nudo è una fobia e, come avviene per tutte le fobie, non va incentivata ed elevata a status sociale di norma, bensì ostacolata e curata. Si caro sindaco, ma la sua visione delle cose è anche una palese cecità economico turistica: qualche centinaio di bresciani e altrettanti veronesi, vicentini, mantovani, bergamaschi, milanesi, aspettano fiduciosi la riapertura al nudismo; migliaia di turisti ne approfitterebbero e troverebbero in esso un motivo in più per venire sul Garda e tornarci fedelmente, pensi a quanti soldi sta buttando via e sta facendo buttare via agli operatori turistici del suo comune e, visto che altri sindaci l’hanno presa a modello, del Garda intero.

Giusto guardare al futuro, ma senza ignorare gli insegnamenti del passato e trent’anni di storia dimostrano che il nudismo non danneggia il turismo, specie su questo nostro grande lago, migliaia di episodi hanno certificato che molti solo coloro disposti a condividere gli spazi con delle persone nude, sarebbe pertanto di certo fattibile lasciare massima libertà ovunque. Quantomeno sarebbe valido compromesso l’individuare, su ogni sponda del lago, una decina di spiagge e una decina di sentieri montani dove autorizzare ufficialmente il nudo, convertendo parallelamente parte della ricettività turistica già esistente in ambienti “clothing optional” (abbigliamento facoltativo).

Che male può fare un corpo nudo? Non può nascondere armi, non può ingannare, può solo esprimere naturalità e sincerità, quella naturalità e quella sincerità che sono proprie dei bimbi, ai quali la nudità, come ben sanno tutti i genitori, lungi dal portare turbamento, apporta felicità.

2^ Giornata dell’Orgoglio Nudista: relazione


Escursione nudista (Foto di Mauro)

Le sentenze di assoluzione dei nudisti sono ormai diventate prassi consolidata, così come si rinnova ogni volta la motivazione di assoluzione: “Il fatto non sussiste”. Eppure da una parte le Forze dell’Ordine continuano a spendere soldi pubblici in inutili fermi e assurde contestazioni di violazione all’articolo 726 del Codice Penale (“Atti contrari alla pubblica decenza”), dall’altra troppi nudisti ancora credono e diffondono l’idea che il nudismo in Italia sia proibito o non supportato dalla legge, se non limitatamente alle poche e ristrette aree dove lo stesso è consentito in funzione di specifici accordi con le Istituzioni locali: campeggi, agriturismi, spiagge riconosciute. Una contraddizione, quella di cui sopra, non più accettabile, alla quale è opportuno ribellarsi: basta accettare impunemente fermi e contestazioni oggi inopportune e fuori luogo, ma soprattutto basta auto esiliarsi nei ghetti nudisti. La società italiana ha ormai definitivamente e palesemente accettato il nudismo come una delle sue espressioni, lo facciano anche i nudisti, smettendo di fare le vittime e mostrandosi fieri della scelta fatta.

La locandina dell’evento (Foto di Fonte Alpina Maniva e Emanuele C.)

Nata nel 2011 per invitare i tessili ad avvicinarsi alla pratica del nudismo, la Giornata dell’Orgoglio Nudista in questo sua seconda edizione si è allargata nell’obiettivo, abbinando a quello propagandistico anche quello dimostrativo e formalizzandosi in una escursione montana. Quale, infatti, miglior modo di dimostrare d’essere orgogliosi se non quello di togliere al nudismo i confini del ghetto e praticarlo sul territorio aperto, di togliere al nudismo l’esclusiva forma statica e trasformarlo in un’attività dinamica, camminando per un tempo più o meno ampio , su un percorso più o meno lungo, fuori da ogni contesto di controllo iniquo e forzato, di concessione dell’ovvio, di autorizzazione a fare quanto di fatto già autorizzato?

Così è che un drappello di persone, purtroppo dimezzato dalle previsioni meteorologiche, domenica 3 giugno si ritrova in quel di Prevalle (Brescia) per partecipare a questa 2° Giornata dell’Orgoglio Nudista, organizzata dal blog “Mondo Nudo” in cooperazione con il sito “iNudisti”. Diciotto erano le preiscrizioni, nove alla fine i partecipanti effettivi, tra i quali una donna e un tessile, per l’occasione spogliatosi anche lui.

Alle 07.15, passati i quindici minuti canonici di attesa dei ritardatari (avvisare no, eh!), il gruppo si mette in avvio e sotto la guida dell’organizzatore, Emanuele Cinelli, nel rigoroso rispetto di (assurdi) limiti di velocità, risale la Val Sabbia, il Lago d’Idro e la Val del Caffaro, per raggiungere il punto di partenza dell’escursione. La mattina è piuttosto fresca, per cui i nostri si mettono in cammino vestiti, ma bastano una decina di minuti per scaldare a dovere le membra e far svanire le vesti all’interno degli zaini.

Primi passi sulla mulattiera (Foto di Guglielmo)

Come da programma si percorre la prima mezz’ora del sentiero 413 per poi deviare verso Malga Torrione, che si raggiunge in altri quindici minuti. Qui, dopo l’urticante attraversamento di una ampia e alta macchia di ortiche, si scende per un ripido canalino erboso alla base del salto superiore delle Cascate di Bruffione: per lo spostamento d’aria e il pulviscolo d’acqua provocati dalla cascata, il luogo poco si presta ad una sosta prolungata, ma la visita è d’obbligo e merita veramente la deviazione dal percorso principale. Risaliti alla malga, si riprende a salire per raggiungere lo spiazzo alla fine del sentiero, dove era programmata una la lunga sosta. Ma è presto e la splendida sensazione che si ricava dal camminare nudi inducono il gruppo a optare per la prosecuzione del cammino, sebbene questo voglia dire superare un tratto di terreno senza sentieri e particolarmente ripido.

Tutti nudi (Foto di Vittorio)

Sulle tracce dopo Malga Torrione (Foto di Mauro)

Cercando il percorso migliore e più semplice si individua una traccia che permette di procedere con maggiore decisione e riportarsi in pochi minuti sul sentiero 413 precedentemente abbandonato. Un largo e pianeggiante spazio erboso, costellato di fiori, invita ad una sosta; mentre si chiacchiera dalla curva del sentiero improvvisamente sbuca un ragazzone sui venticinque, trent’anni vestito di tutto punto: pantaloni pesanti, maglia e pile. Sulle prime, vedendoci, il ragazzo si blocca smarrito, la sua, però, non è un’espressione di disgusto, ma piuttosto una titubanza a passare, il timore di disturbare la nostra nuda quiete. E’ un attimo e poi riprende il cammino passandoci vicino senza altri problemi, ci salutiamo cordialmente e, sudando malamente nel suo pesante vestiario, sparisce dietro la successiva curva del sentiero. Di li a poco lo seguiamo anche noi, freschi e lindi grazie alla nostra nudità.

Ancora su tracce di sentiero (Foto di Vittorio)

Uno dei tanti mazzi di fiori (Foto di Emanuele Cinelli)

Giunti alla piana di Bruffione la attraversiamo per puntare agli omonimi laghi, da cui ci separa un’erta balza coperta da rade conifere; in lontananza cinque escursionisti stanno percorrendo la piana per risalirla verso il Monte Bruffione. Senza fretta, risaliamo il pendio, salutando cordialmente altri due escursionisti che già stanno discendendo, valicando un simpatico ponticello di fortuna, ammirando fiori e paesaggi, godendo dei raggi di sole che ogni tanto filtrano dalla coltre di nuvole che ricopre il cielo: sono pochi e flebili ma la pelle nuda li percepisce immediatamente donandoci una piacevole sensazione di calore.

Arrivo ai Laghi di Bruffione (Foto di Mauro)

Valicato un dosso ecco che in fronte a noi si presentano due gemme blu incastonate nel verde dei prati e nel marrone delle rocce: i laghi di Bruffione. In riva al primo, trovato un posto riparato dal vento che qui spira prepotente e freddo, termina la nostra salita.

Dopo una lunga pausa per mangiare e godere dell’incanto di questo posto, purtroppo ad un certo punto costretti a rivestirci per il sopraggiungere di nere e basse nuvole temporalesche che fanno abbassare sensibilmente la temperatura, riprendiamo il cammino per ridiscendere a valle. Seguiamo, stavolta, il sentiero segnato con il 413, rispogliandoci non appena la temperatura ritorna a salire un poco: più o meno a metà discesa.

Salendo ai laghi dopo la piana di Bruffone (Foto di Vittorio)

Riprese le macchine si sosta in uno dei bar di Val Dorizzo, piccolo gruppo di case e alberghi al centro della Val del Caffaro, per sorseggiare, tra i ricordi della giornata e le promesse di future escursioni, una fresca birra smezzata con la gazzosa. Tra queste ultime chiacchiere si evidenzia fortemente la piena soddisfazione di tutti i partecipanti, nonostante i timori causati dalla previsioni meteorologiche avverse, tutto è andato per il meglio e anche il temuto incontro con altri escursionisti non ha creato problemi di sorta.

Salgono nubi minacciose (Foto di Guglielmo)

E’ mancata solo la presenza del Sindaco di Bagolino, che era stato non solo preavvisato dell’evento ma anche invitato a parteciparvi, siamo però certi sia stata dovuta da altri improrogabili impegni, visto che in contemporanea, in zona, c’erano almeno altri due eventi rilevanti. Alcuni avevano criticato la scelta d’avvisare il Sindaco affermando che questi avrebbe mandato in zona un drappello di agenti per impedire che noi si potesse stare nudi, s’era anche affermato che la pubblicità fatta all’evento ci avrebbe fatto trovare ad accoglierci orde di valligiani inferociti, come pure era stata contestata la decisione (che poi decisione non era visto che si tratta di una regola ormai canonica degli eventi del blog “Mondo Nudo” e del sito de iNudisti) di ammettere anche la presenza di tessili: “avrete al seguito drappelli di sbavoni intenti a scattare fotografie”. Beh, nulla di tutto questo è successo, nessun agente ci aspettava al varco, nessun valligiano inferocito si è fatto vedere, nessuno ci ha seguiti per fotografarci e godere maliziosamente della nostra nudità. Tutt’altro, come già menzionato, chi ci ha incontrato non ha dato segni di disappunto, non ha tentato di cambiare percorso, non ha telefonato ai vigili, ma è passato a noi vicino e ha risposto cordialmente al nostro saluto.

Pausa pranzo (Foto di Vittorio)

Che dire per concludere? Una splendida, perfetta, orgogliosa Seconda Giornata dell’Orgoglio Nudista, una bella giornata nudista che ha reso palese come con un atteggiamento nudista aperto e sicuro si possa ottenere una risposta altrettanto aperta e positiva da parte di chi nudista non è.

Grazie a tutti i partecipanti e arrivederci al 2013 per una Terza Giornata dell’Orgoglio Nudista ancora più partecipata e orgogliosa.

Mauro, Guglielmo, Alain, Maria, Simone, Emanuele, Alberto, Sandro, Vittorio (Foto di Vittorio)

Giornata dell’Orgoglio Nudista


Lunedì 19 giugno è la Giornata Mondiale della Serenità Naturista, con riferimento ad essa si propone, in data 5 giugno, la Giornata dell’Orgoglio Nudista andando così a realizzare un doppio evento che coinvolga tutti, ma proprio tutti, nudisti e non nudisti per far conoscere il vero senso del nudismo e la piacevolezza dello stare nudi, del vivere in natura, per la natura con la natura!

Non serve un posto specifico, serve solo un posto tranquillo e defilato dal passagggio di massa: potete farlo a casa vostra, sul vostro terrazzo, nel vostro giardino, in un prato o bosco, in una caletta di mare o lago, lungo un sentiero di collina o montagna, arrampicando o facendo un qualsiasi altro sport all’aria aperta, ma, perchè no, anche in palestra e … in gruppo se c’è disponibilità e accordo.

MOUNTAIN SOUND

LA' DOVE VIVONO GLI ANIMALI - MATTIA DECIO PHOTOGRAPHER

nude races

Copyright Enterprise Media LLC 2010-2017

Fools Journal

Magazine di cultura: letteratura, fotografia, arte, moda, queer life, eventi, musica, cinema, attualità

Aurora Gray Writer

Writer, dreamer, voracious reader and electric soul.

Gabriele Prandini

Informatico e Amministratore

Clothing Optional Trips

We share where we bare. Enjoy your trip.

silvia.del.vesco

graphic designer, photographer and fashion stylist

mammachestorie

Ciao, mi chiamo Filippo, ho 6 mesi e faccio il blogger

GUIDAXG

La guida agli eventi per giovani menti

Matteo Giardini

… un palcoscenico alla letteratura! ...

Cristina Merlo

Counselor e Ipnotista

PRO LOCO VALLIO TERME

Promuoviamo il turismo a Vallio Terme eventi - sport - cultura - enogastronomia

I camosci bianchi

Blog di discussione sulla montagna, escursionismo, cultura e tradizioni alpine

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

The Naturist Page

Promoting social non-sexual Naturism & nudism

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: