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Turismo nudista


Il nudo pubblico è questione ben diversa dal mero turismo, il nudo pubblico è un modo di vivere, è un importante fattore di evoluzione sociale, è il l’unico strumento che possa debellare tutti quegli atteggiamenti che lo utilizzano come arma di ricatto, offesa, intimidazione, violenza.

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Strane incongruenze


Ripensando agli eventi, alle situazioni, ai comportamenti osservati nel corso della mia ormai lunga vita e che l’hanno caratterizzata ho percepito un ché di strano, qualcosa che non quadra, un evoluzione non lineare del tutto, insomma… delle starne, stranissime incongruenze!

Ovviamente faccio esplicito riferimento alla realtà italiana e solo a quella.

Fase 1

altri_dicono_wpQuarantacinque anni addietro il sesso era il diavolo, guai a parlarne in pubblico ma anche in privato c’erano fortissime limitazioni; assolutamente fuori regola il sesso prematrimoniale, anche se i giovani del momento già iniziavano a violare il sistema pur dovendo affrontare mille peripezie per aggirare le limitazioni imposte dai genitori alle uscite serali e al restare soli; inconcepibile e severamente riguardati atteggiamenti quali il bacio sulla bocca in pubblico, il lasciar intravvedere le mutande o il reggiseno, le scollature, le gonne a mezza coscia e via dicendo. Eppure… eppure in spiaggia o in piscina si usava il costume da bagno di tipo sportivo, quello a mutandina per intenderci; molti giovani infilavano nel costume un bel pezzettone di garza o cotone al fine di far risaltare ancor di più il proprio pene; le ragazze rigettavano il costume intero o il bikini di larghe dimensioni per un minuto costume a due pezzi e qualche anno dopo spingevano con successo il topless; le donne proponevano la minigonna; anche fuori dalla spiaggia con il caldo molti uomini giravano a dorso nudo; dall’albergo alla spiaggia ci si andava già in costume; in montagna ci si metteva a dorso nudo (reggiseno per le donne) anche con temperatura più basse per contrastare il riscaldamento provocato dallo sforzo del camminare; i nudisti imponevano alla società la loro presenza senza tante remore e remissioni.

Fase 2

Lo zainoOggi il sesso è normalissima parte della vita sociale di ogni persona, lecito parlarne sia in privato che in pubblico, i media lo trattano spesso a qualsiasi orario del giorno; quasi tutti hanno fatto e fanno sesso prima del matrimonio, spesso con la consapevolezza se non addirittura il consenso e l’appoggio educativo dei genitori; più nessuno si scandalizza se vede un ragazzo e una ragazza che si baciano sulla bocca (esiste limitazione nei casi omosessuali, ma questo è altro discorso che esula dal contesto attuale); analogamente è diventato del tutto normale vedere spuntare dai pantaloni le mutande (o addirittura un bel pezzo dei glutei) e dalle camicette il reggiseno; i vestiti si sono fatti più minuti, leggeri, trasparenti e/o attillati. Eppure… eppure in spiaggia o in piscina i giovani (ma anche meno giovani) uomini usano scomodissimi e insensati bragoni al ginocchio (cinta rigorosamente a mezzo culo, però); molte donne, giovani comprese, tornano verso il bikini di larghe misure o il costume intero, le gonne non proprio mini; il topless, che stava prendendo piede negli anni 80/90, è pressoché svanito (all’estero si è attivata una notevole campagna per la liberazione del capezzolo, in Italia viene non solo ignorata ma addirittura contestata con commenti decisamente maschilisti e anche poco educati); fuori dalla spiaggia di uomini a dorso nudo se ne vedono pochissimi e in genere solo quelli della mia età, quelli che, per l’appunto, a ciò si erano abituati tanto tempo addietro; prolificano le ordinanze che vietano di girare in costume sui lungo mare, lungo lago o per le vie di un paese di mare o di lago; in montagna uomini a dorso nudo o donne in reggiseno sono diventate mosche bianche, tutti con indosso i loro bei capi tecnici che, per quanto leggeri siano, sono pur sempre meno confortevoli e traspiranti della nuda pelle (provato di persona); i nudisti, dopo aver cambiato il loro nome in naturisti per risultare meno evidenti, si autoimpongono limitazioni che vanno ben oltre le limitazioni imposte dalla legge italiana, hanno rinunciato a colonizzare nuove zone, si nascondono, quasi si vergognano di preferire la nudità allo stare vestiti.

Conclusione

Ovviamente non ho messe tutte le evidenze esistenti, credo che gli esempi fatti siano più che esaustivi: perché da un lato si è diventati più liberi, spontanei e naturali, mentre dall’altro ci si è richiusi a riccio annullando di fatto molte delle conquiste relative al corpo fatte dai giovani degli anni 60 e 70? Perché?

Innnncommprensibile!

Liberate il vostro corpo, libererete la vostra mente.

Vestiti è bello, nudi è meglio!

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La storia NON insegna!


emamSi dice che la storia insegni all’uomo e l’aiuti a non ripetere gli stessi errori eppure dobbiamo notare diverse incongruenze.

Così come per anni venne derisa l’idea di un pianeta Terra rotondo, ancora oggi c’è chi continua ad accanirsi per contrastare e negare tutto ciò che a lui risulta inconcepibile.

Così come per anni vennero ripudiati coloro che affermavano la non centralità della Terra rispetto all’universo, ancora oggi vengono immancabilmente accusati di millanteria coloro che propongono idee e concetti che esulano, vanno oltre le convenzioni (credenze) del momento.

Così come ci fu un tempo in cui bastava poco per scatenare la caccia ai demoni e alle streghe, ancora oggi poco ci vuole per far nascere paure e fobie.

Ci vollero dodici anni per capire l’importanza antibatterica della penicillina, eppure ancora oggi c’è chi è pronto a rigettare le nuove proposte se non se ne dimostra la validità in pochi mesi.

Vennero considerati pazzi coloro che credevano nelle macchine atte a volare, eppure ancora oggi si assegna molto facilmente l’epiteto di ciarlatani a chi propone qualcosa di poco convenzionale.

L’utilizzo e la diffusione del treno o dell’automobile vennero a lungo inutilmente osteggiati, eppure ancora oggi c’è chi pensa di potersi opporre ad ogni innovazione.

Sconfessati dai fatti furono coloro che, a più riprese, improvvidamente sostennero l’inconsistenza delle voci sulle cospirazioni politiche, militari, religiose e sociali, eppure ancora oggi ci sono coloro che sostengono l’inesistenza delle lobbies, delle corporazioni di potere, delle azione di condizionamento sulle scelte governative ed economiche.

Gli eventi raccontano che le guerre hanno sempre portato più che altro distruzione e dolore, eppure ancora oggi molti sono coloro che sono pronti a scendere sul campo di battaglia.

Molti e lampanti gli esempi di come da sempre i sistemi e i poteri abbiano circuito e sobillato le masse, eppure si definiscono complottisti coloro che osano smascherare e denunciare le mistificazioni.

Infiniti gli esempi di come da sempre ogni sistema, ogni potere, ogni predicatore, ogni guru  abbia tirato l’acqua al proprio mulino, eppure molti, troppi, sono coloro che ancora danno credito e ragione solo e indistintamente ad una singola voce, a una singola fonte, a una singola corporazione.

Accertati sono gli imbrogli fatti dai sistemi e dai poteri, eppure ancora oggi tanti sono coloro che ragionano e si comportano come se sistemi e poteri siano immacolati e puri.

È forse da ritenersi che l’uomo piuttosto che imparare preferisce ostinatamente reiterare nei suoi stessi errori? Appare forse che l’uomo tenda a scegliere la strada più comoda e tranquillizzante (non mettersi in discussione e vivere di certezze) piuttosto che quella più difficile ma anche più redditizia (mettersi sempre in discussione e vivere di dubbi)? Uhm, forse dobbiamo proprio pensare che l’uomo, certi uomini, la maggioranza degli uomini, non vuole / non vogliono imparare dalla storia!

Rarissimamente esiste una solo, unica, insindacabile verità, il più delle volte la verità è composta da diverse sfaccettature che, alla fine, formano diverse verità, ognuna legata a un modo diverso di vedere le cose, ognuna generata dal diverso punto di partenza e dai diversi sistemi di sviluppo dell’analisi. Rifiutare le novità solo perché scombussolano il nostro vivere, il nostro credo, le nostre convinzioni è atto cieco e stupido, l’uomo saggio accetta ogni nuova fonte di discussione, mette in dubbio ogni propria convinzione, evolve continuamente nel pensiero e nell’azione, mette ognuno nella migliore condizione per esprimere la propria verità e per agire secondo essa.

 

 

 

Opportunità per il Garda (e per l’Italia)


Fin dai tempi antichi, il Garda è ricercato luogo per la villeggiatura, molti sono gli alberghi e i campeggi che ne costellano le rive e i dintorni, moltissime le casa vacanza, ampia anche l’offerta fornita da agriturismi e bed & breakfast. Da alcuni anni, però, anche il Garda riscontra un sensibile calo nell’afflusso di turisti, di conseguenza molte sono le iniziative che sono state presentate e invocate per ridagli smalto:

  • nel 2011 nasce il Comitato delle Provincie del Garda che, sotto la definizione di Regione del Garda, riunisce i rappresentanti di Verona, Mantova, Trento e Brescia;
  • sempre nel 2011 la Regione Lombardia investe 5 milioni di euro nel piano triennale di promozione e valorizzazione turistica del Lago di Garda
  • è di questi giorni la notizia dell’imminente realizzazione, in quel di Manerba, del Parco Regionale della Rocca e del Sasso.

Queste e le tante altre iniziative hanno preso e prendono in considerazione l’aspetto culinario, quello artistico, i vari spunti storici presenti sul territorio, l’agricoltura lo sport, ma, stranamente, ne tralasciano uno che sarebbe molto gradito e apporterebbe immediati benefici, senza nemmeno la necessità di fare grossi investimenti: il nudismo.

Stranamente, dicevamo, si perché in Germania come in Olanda, paesi da cui arriva la stragrande maggioranza dei turisti che frequentano il Garda, il nudismo è pratica assai comune, tanto comune che nudi ci si può stare anche nei parchi cittadini. In molti stati europei il turismo nudista è preso in grande considerazione e apporta un importante contributo all’economia delle aziende che operano in ambito turistico, ma anche all’economia generale del paese. Per altro il Garda non è nuovo a questa tipologia di frequentazione e di turismo: a partire dal 1970 e fino a una decina di anni fa, diverse erano le spiagge sulla quali ci si poteva liberare anche dell’ultimo pezzettino di stoffa che, fastidiosamente, resiste al desiderio di lasciar respirare il corpo ottenebrato dalla calura estiva, al piacere della totalizzante percezione dell’acqua sul proprio corpo: il costume da bagno.

Era, quella, una pacifica convivenza tra nudisti e coloro che il costume preferivano tenerselo addosso, tutti potevano liberamente godere dell’aria, del sole e dell’acqua. Poi arrivarono le ordinanze di divieto, subito seguite dalle retate e le cose sono cambiate: solo nella zona trentina è ancora possibile prendere il sole e fare il bagno in sana nudità. Un certo sindaco alle rimostranze mie e di altri rispose che “si vero è che per trent’anni si è pacificamente praticato il nudismo, ma le cose non sono eterne, le cose cambiano”. Si caro sindaco le cose cambiano, ma generalmente dovrebbero cambiare in meglio e non in peggio: il fastidio per il nudo è una fobia e, come avviene per tutte le fobie, non va incentivata ed elevata a status sociale di norma, bensì ostacolata e curata. Si caro sindaco, ma la sua visione delle cose è anche una palese cecità economico turistica: qualche centinaio di bresciani e altrettanti veronesi, vicentini, mantovani, bergamaschi, milanesi, aspettano fiduciosi la riapertura al nudismo; migliaia di turisti ne approfitterebbero e troverebbero in esso un motivo in più per venire sul Garda e tornarci fedelmente, pensi a quanti soldi sta buttando via e sta facendo buttare via agli operatori turistici del suo comune e, visto che altri sindaci l’hanno presa a modello, del Garda intero.

Giusto guardare al futuro, ma senza ignorare gli insegnamenti del passato e trent’anni di storia dimostrano che il nudismo non danneggia il turismo, specie su questo nostro grande lago, migliaia di episodi hanno certificato che molti solo coloro disposti a condividere gli spazi con delle persone nude, sarebbe pertanto di certo fattibile lasciare massima libertà ovunque. Quantomeno sarebbe valido compromesso l’individuare, su ogni sponda del lago, una decina di spiagge e una decina di sentieri montani dove autorizzare ufficialmente il nudo, convertendo parallelamente parte della ricettività turistica già esistente in ambienti “clothing optional” (abbigliamento facoltativo).

Che male può fare un corpo nudo? Non può nascondere armi, non può ingannare, può solo esprimere naturalità e sincerità, quella naturalità e quella sincerità che sono proprie dei bimbi, ai quali la nudità, come ben sanno tutti i genitori, lungi dal portare turbamento, apporta felicità.

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