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Revisione in corso


Ogni tanto,così come si fa nella vita e nelle case, c’è bisogno di una rinfrescatina anche ai blog. Qualcosa ho già fatto nei tre mesi passati, qualcosa vedrete cambiare nelle prossime settimane, altro a seguire.

Non sarà solo un restyling, non sarà solo un cambiamento dei contenuti presenti nella home e nei menù, per altro azioni in buona parte già concluse, sarà anche una rieditazione degli articoli. Non tutti, ovviamente, e non in forma massiccia, ma chi mi segue da molto si sarà certamente accorto di una mia evoluzione: se una volta enfatizzavo parecchio la presenza del nudo nelle mie escursioni, ultimamente, a partire dal nome del programma escursionistico, sono andato sempre più scemando tale enfasi… come si può diffondere un concetto di normalità del nudo se lo si continua a mettere in evidenza anche dove invero non sarebbe necessario?

Rimangono però tutti gli scritti, specialmente quelli delle escursioni (dove la cosa più si evidenzia), fatti in passato. Ci ho pensato sopra per qualche tempo, ora, anche a seguito di una serie di più o meno spiacevoli avvenimenti, mi sono convinto a rimodellare i vecchi articoli sulla base della mia attuale consapevolezza. Qualcosa ho già fatto in questi ultimi due giorni, approfittandone per rivedere anche la mia innata ma mielaciosa tendenza ad eccedere nei ringraziamenti, a ringraziare tutti, anche coloro che non c’entrano, anche coloro che magari manco sono al corrente della mia esistenza… necessaria ogni tanto una riedificazione anche dei propri atteggiamenti!.

Piccole cose, ovviamente, non stravolgerò gli articoli, solo ritocchini qua e la al fine di smorzare eventuali impressioni di forzatura, di non promuovere fraintendimenti, di normalizzare il nudo anche nei mie scritti. Per testimoniare il nudo bastano e avanzano le fotografie che accompagnano ogni mio scritto.

L’azione, per giunta, mi permetterà di fare, in modo razionale e efficace, quanto viene sempre consigliato dai guru del blogging: rilanciare ogni tanto anche gli articoli vecchi.

Buona lettura!

Uscita a Sant’Emiliano: tanti colori in una natura florida e avvolgente


Anche la quinta uscita di VivAlpe 2017 è andata, il gruppo è tornato a rinsaldare le proprie file anche se molti, sfruttando i vari ponti consecutivi, erano volati in lidi oceanici dove il nudo è assai più semplice e apprezzato anche a livello urbano. Noi pochi rimasti, con la piacevole graditissima aggiunta di un nuovo amico, ci siamo ritrovati per questa ennesima escursione con la quale diffondere, nel limite del fattibile, il verbo della natura.

Alle otto e mezza siamo in cammino da quel di Gardone Val Trompia, l’aria è pungente ma poco sopra il sole già illumina il bosco dandoci, insieme alle favorevoli previsioni, speranza di una salita presto resa confortevole. Così infatti avviene e dopo una mezz’ora qualcuno si leva il qui inutile fardello degli abiti. Il sole, però, è oggi in vena di scherzi e dopo un’altra mezz’ora va a celarsi dietro una coltre di nuvole sempre più spessa e predominante, la temperatura crolla e le vesti tornano a fare il loro vero (e pressoché unico) servizio: proteggere dal freddo (anche se, invero, uno di noi, più intrepido degli altri, indossa solo la maglia pesante).

Essendo pochi. pur osservando le varie essenze floreali che contornano il sentiero (tra le quali delle bellissime orchidee ed estese macchie di fragoline selvatiche), pur fermandoci a raccogliere delle erbe commestibili (i Verzulì), saliamo abbastanza veloci e, dopo aver lasciato il passo ad un escursionista che già era di ritorno, con largo anticipo sulla tabella siamo alla località Paer dove il sentiero sfocia sulla sterrata che porta al santuario. Ci concediamo una breve pausa per osservare il panorama che si apre dalla sella che sovrasta di pochi metri la strada. Gli scorci panoramici ci accompagnano per tutto il resto della salita, prima sulla Val Trompia, poi sulla Valle di Lumezzane e il monte Palosso, infine verso la Corna di Sonclino, a questo punto siamo arrivati a Sant’Emilaino che troviamo ben affollato. Un intenso profumo di salamine grigliate pervade le nostre nari e intensifica il senso di fame che da una decina di minuti aveva già preso alcuni di noi, decidiamo comunque di scendere un poco per poterci accomodare in zona più tranquilla e silenziosa.

Uscendo un poco dal sentiero principale troviamo un punto riparato dal gelido venticello e, incitati dal sole che qui infuoca l’aria, ci liberiamo degli abiti accomodandoci sull’erba per gustarci un’ora di naturalezza. Prima rifocilliamo il corpo con il poco cibo presente nei nostri zaini, poi diamo gratificazione allo spirito ascoltando il nostro abile lettore Vittorio che ci inebria con tre bellicismi racconti, due dei quali sono stati inviati (e accettai) per un concorso letterario (“Racconti nella Rete” di LuccAutori).

Giunta l’ora di ripartire siamo costretti a forzare su di noi quantomeno i pantaloncini che però presto torneranno a dormire nello zaino concedendoci una discesa inebriante nella verdissima e splendida Val Vandeno. Lungo è il cammino e con tutta calma lo percorriamo con alcune brevi fermate per guardarci attorno e fissare nella mente le immagini che la natura ci sta offrendo. Ad un bivio sbaglio direzione e conduco gli amici in una fortunatamente breve digressione. Presto mi accorgo dell’errore e recupero la retta via che in poco ci porta sul fondo valle nei pressi dell’abitato di Marcheno. Da qui il ritorno alle auto è segnato da un affollato percorso pianeggiante dove dobbiamo purtroppo camminare nella pudica corazza creata dalla censoria società alcuni secoli addietro e contraddittoriamente ancora richiesta in molti contesti: cosa c’è di più sacro e santo del corpo umano? può bastare l’invenzione (umana e per molti secoli ignorata) del peccato originale a obbligarci in questo? che fastidio reale, irrisolvibile, fisico può dare la vista di un corpo nudo, anzi, gran parte del corpo è oggi quasi ovunque accettato, indi la vista di due glutei, un paio di mammelle e/o un pene? è indubbiamente ora di evolversi e tornare alla primigenia visione del corpo per quello che è: semplice e spontanea natura!

Grazie Amedeo, Angelo, Attilio, Paola e Vittorio, grazie per questa ennesima splendida giornata, grazie per il supporto che date all’azione rieducativa di Mondo Nudo e di VivAlpe, grazie.

Alla prossima.

Ciondoli


Foto Emanuele Cinelli

Foto Emanuele Cinelli

Quante volte l’ho letto, ne ho perso il conto. Cosa? Questo: “tutti quei cosi ciondolanti, ma che schifo, copriteli!”

Curioso che il più delle volte la frase scaturisca dalle menti femminili, da menti alle quali poi scopri che i ciondoli invero piacciono tanto, ah… piacciono quando puntano al cielo!

Ma non è questo di cui voglio parlare, diciamo che è stata solo una breve digressione, ora torniamo al contesto vero e proprio, ovvero alla logica delle cose.

Se si deve coprire ciò che ciondola allora si devono coprire…

Orecchini e collane

Gli addobbi di Natale

Lampadari e luminarie

Mele, pere, ciliegie, more, noci, in pratica tutta la frutta

Le esili piante e i rami sottili

Già, anche le foglie stesse, ciondolano anche quelle

Ahó, ma ciondolano anche le braccia

E i piedi, anzi l’intera gamba quando accavallata

A volte anche le teste

E che dire delle opinioni balzane che da tali teste talvolta scaturiscono, anch’esse appaiono tremule e ciondolanti? Che schifo, copritele!

La storia NON insegna!


emamSi dice che la storia insegni all’uomo e l’aiuti a non ripetere gli stessi errori eppure dobbiamo notare diverse incongruenze.

Così come per anni venne derisa l’idea di un pianeta Terra rotondo, ancora oggi c’è chi continua ad accanirsi per contrastare e negare tutto ciò che a lui risulta inconcepibile.

Così come per anni vennero ripudiati coloro che affermavano la non centralità della Terra rispetto all’universo, ancora oggi vengono immancabilmente accusati di millanteria coloro che propongono idee e concetti che esulano, vanno oltre le convenzioni (credenze) del momento.

Così come ci fu un tempo in cui bastava poco per scatenare la caccia ai demoni e alle streghe, ancora oggi poco ci vuole per far nascere paure e fobie.

Ci vollero dodici anni per capire l’importanza antibatterica della penicillina, eppure ancora oggi c’è chi è pronto a rigettare le nuove proposte se non se ne dimostra la validità in pochi mesi.

Vennero considerati pazzi coloro che credevano nelle macchine atte a volare, eppure ancora oggi si assegna molto facilmente l’epiteto di ciarlatani a chi propone qualcosa di poco convenzionale.

L’utilizzo e la diffusione del treno o dell’automobile vennero a lungo inutilmente osteggiati, eppure ancora oggi c’è chi pensa di potersi opporre ad ogni innovazione.

Sconfessati dai fatti furono coloro che, a più riprese, improvvidamente sostennero l’inconsistenza delle voci sulle cospirazioni politiche, militari, religiose e sociali, eppure ancora oggi ci sono coloro che sostengono l’inesistenza delle lobbies, delle corporazioni di potere, delle azione di condizionamento sulle scelte governative ed economiche.

Gli eventi raccontano che le guerre hanno sempre portato più che altro distruzione e dolore, eppure ancora oggi molti sono coloro che sono pronti a scendere sul campo di battaglia.

Molti e lampanti gli esempi di come da sempre i sistemi e i poteri abbiano circuito e sobillato le masse, eppure si definiscono complottisti coloro che osano smascherare e denunciare le mistificazioni.

Infiniti gli esempi di come da sempre ogni sistema, ogni potere, ogni predicatore, ogni guru  abbia tirato l’acqua al proprio mulino, eppure molti, troppi, sono coloro che ancora danno credito e ragione solo e indistintamente ad una singola voce, a una singola fonte, a una singola corporazione.

Accertati sono gli imbrogli fatti dai sistemi e dai poteri, eppure ancora oggi tanti sono coloro che ragionano e si comportano come se sistemi e poteri siano immacolati e puri.

È forse da ritenersi che l’uomo piuttosto che imparare preferisce ostinatamente reiterare nei suoi stessi errori? Appare forse che l’uomo tenda a scegliere la strada più comoda e tranquillizzante (non mettersi in discussione e vivere di certezze) piuttosto che quella più difficile ma anche più redditizia (mettersi sempre in discussione e vivere di dubbi)? Uhm, forse dobbiamo proprio pensare che l’uomo, certi uomini, la maggioranza degli uomini, non vuole / non vogliono imparare dalla storia!

Rarissimamente esiste una solo, unica, insindacabile verità, il più delle volte la verità è composta da diverse sfaccettature che, alla fine, formano diverse verità, ognuna legata a un modo diverso di vedere le cose, ognuna generata dal diverso punto di partenza e dai diversi sistemi di sviluppo dell’analisi. Rifiutare le novità solo perché scombussolano il nostro vivere, il nostro credo, le nostre convinzioni è atto cieco e stupido, l’uomo saggio accetta ogni nuova fonte di discussione, mette in dubbio ogni propria convinzione, evolve continuamente nel pensiero e nell’azione, mette ognuno nella migliore condizione per esprimere la propria verità e per agire secondo essa.

 

 

 

Opportunità per il Garda (e per l’Italia)


Fin dai tempi antichi, il Garda è ricercato luogo per la villeggiatura, molti sono gli alberghi e i campeggi che ne costellano le rive e i dintorni, moltissime le casa vacanza, ampia anche l’offerta fornita da agriturismi e bed & breakfast. Da alcuni anni, però, anche il Garda riscontra un sensibile calo nell’afflusso di turisti, di conseguenza molte sono le iniziative che sono state presentate e invocate per ridagli smalto:

  • nel 2011 nasce il Comitato delle Provincie del Garda che, sotto la definizione di Regione del Garda, riunisce i rappresentanti di Verona, Mantova, Trento e Brescia;
  • sempre nel 2011 la Regione Lombardia investe 5 milioni di euro nel piano triennale di promozione e valorizzazione turistica del Lago di Garda
  • è di questi giorni la notizia dell’imminente realizzazione, in quel di Manerba, del Parco Regionale della Rocca e del Sasso.

Queste e le tante altre iniziative hanno preso e prendono in considerazione l’aspetto culinario, quello artistico, i vari spunti storici presenti sul territorio, l’agricoltura lo sport, ma, stranamente, ne tralasciano uno che sarebbe molto gradito e apporterebbe immediati benefici, senza nemmeno la necessità di fare grossi investimenti: il nudismo.

Stranamente, dicevamo, si perché in Germania come in Olanda, paesi da cui arriva la stragrande maggioranza dei turisti che frequentano il Garda, il nudismo è pratica assai comune, tanto comune che nudi ci si può stare anche nei parchi cittadini. In molti stati europei il turismo nudista è preso in grande considerazione e apporta un importante contributo all’economia delle aziende che operano in ambito turistico, ma anche all’economia generale del paese. Per altro il Garda non è nuovo a questa tipologia di frequentazione e di turismo: a partire dal 1970 e fino a una decina di anni fa, diverse erano le spiagge sulla quali ci si poteva liberare anche dell’ultimo pezzettino di stoffa che, fastidiosamente, resiste al desiderio di lasciar respirare il corpo ottenebrato dalla calura estiva, al piacere della totalizzante percezione dell’acqua sul proprio corpo: il costume da bagno.

Era, quella, una pacifica convivenza tra nudisti e coloro che il costume preferivano tenerselo addosso, tutti potevano liberamente godere dell’aria, del sole e dell’acqua. Poi arrivarono le ordinanze di divieto, subito seguite dalle retate e le cose sono cambiate: solo nella zona trentina è ancora possibile prendere il sole e fare il bagno in sana nudità. Un certo sindaco alle rimostranze mie e di altri rispose che “si vero è che per trent’anni si è pacificamente praticato il nudismo, ma le cose non sono eterne, le cose cambiano”. Si caro sindaco le cose cambiano, ma generalmente dovrebbero cambiare in meglio e non in peggio: il fastidio per il nudo è una fobia e, come avviene per tutte le fobie, non va incentivata ed elevata a status sociale di norma, bensì ostacolata e curata. Si caro sindaco, ma la sua visione delle cose è anche una palese cecità economico turistica: qualche centinaio di bresciani e altrettanti veronesi, vicentini, mantovani, bergamaschi, milanesi, aspettano fiduciosi la riapertura al nudismo; migliaia di turisti ne approfitterebbero e troverebbero in esso un motivo in più per venire sul Garda e tornarci fedelmente, pensi a quanti soldi sta buttando via e sta facendo buttare via agli operatori turistici del suo comune e, visto che altri sindaci l’hanno presa a modello, del Garda intero.

Giusto guardare al futuro, ma senza ignorare gli insegnamenti del passato e trent’anni di storia dimostrano che il nudismo non danneggia il turismo, specie su questo nostro grande lago, migliaia di episodi hanno certificato che molti solo coloro disposti a condividere gli spazi con delle persone nude, sarebbe pertanto di certo fattibile lasciare massima libertà ovunque. Quantomeno sarebbe valido compromesso l’individuare, su ogni sponda del lago, una decina di spiagge e una decina di sentieri montani dove autorizzare ufficialmente il nudo, convertendo parallelamente parte della ricettività turistica già esistente in ambienti “clothing optional” (abbigliamento facoltativo).

Che male può fare un corpo nudo? Non può nascondere armi, non può ingannare, può solo esprimere naturalità e sincerità, quella naturalità e quella sincerità che sono proprie dei bimbi, ai quali la nudità, come ben sanno tutti i genitori, lungi dal portare turbamento, apporta felicità.

Naturismo? Troppe regole!


Recentemente mi è capitato di leggere articoli che contenevano affermazioni che mi hanno lasciato decisamente allibito:

  • “non è naturista colui che pratica il nudismo da solo”
  • “non è naturista colui che sta nudo solo in casa”
  • “non sono naturisti coloro che praticano esclusivamente tra uomini”
  • “non è naturismo se non c’è la presenza di famiglie”
  • “non sono naturiste quelle strutture che escludono a priori la presenza dei bambini”
  • “nudisti e naturisti devono astenersi da qualsiasi minima espressione di affettuosità per non dare luogo a sospetti di attività a sfondo sessuale”
  • “chi sostiene la necessità per naturisti e nudisti di comportarsi, in relazione all’affettività, in modo similare a quello che avviene nella società tessile o è un giovane in preda agli attacchi ormonali o è un vecchio decrepito in cerca di prestazioni sessuali”
  • e altre amenità similari.

Naturismo e nudismo si propongono come attività liberatorie, come movimenti di libertà, come espressioni di un qualcosa di diverso dalla società tradizionale, dalla società tessile, da una società in cui le regole imperano, e poi andiamo a imporre tutte queste regole? Dove finisce la libertà? Non ci si rende conto che così facendo ci si macchia degli stessi identici errori che si rimproverano alla società tessile?

Queste affermazioni, e le regole che ne derivano, dimostrano l’incapacità di adeguarsi all’evoluzione dei tempi, evidenziano la volontà del controllo, la tendenza a dare credito solo a quanto piace e fa comodo, danno netta e chiara dimostrazione di quanto ci si faccia dominare dal senso unico.

Esistono delle definizioni enciclopediche, a queste dobbiamo rifarci: nudismo è stare nudi punto, naturismo è amare la natura punto, tutto il resto  serve solo a limitare ulteriormente la libertà delle persone, danneggiando i movimenti stessi del nudismo e del naturismo.

Smettiamola con queste regole, smettiamola con queste assurdità, impariamo a ragionare a doppio senso, impariamo ad evolvere. Non è vero, come ho letto negli stessi articoli, che queste regole sono irrevocabili e vanno rispettate solo perché nascono con i movimenti nudista e naturista. Intanto perché non esiste nulla di irrevocabile, perfino leggi e Costituzioni vengono periodicamente modificate, poi perché quelli erano anni in cui imperavano ideologie quali il razzismo, il maschilismo, l’omofobia, ideologie che oggi sono fortemente contrastate e talvolta anche illegali. Integrare e integrarsi questo è il mantra da seguire: allargando la definizione delle cose non se ne disconosce l’origine, ma a questa vi si aggiungono, in rispetto dell’evoluzione naturale delle cose e della natura, altri significati e altri utilizzi.

Analogamente mi ha lasciato allibito l’affermazione che la parola nudismo sarebbe caduta di moda, ma da dove nasce questa affermazione?  Chi se l’è inventata questa cosa? La parola nudismo non è uscita di moda, innanzitutto perché non è mai stata una moda, poi perché la parola nudismo non solo è ancora ben presente in qualsiasi dizionario ma anche perché la si trova usata moltissimo da tanti articolisti e blogger. La parola nudismo alcuni nudisti hanno smesso di usarla, sostituendola con quella di naturismo, solo per coprire le loro insulse e inutili paure, per mascherare la loro vergogna verso quello che facevano: solo chi ha vergogna di essere nudo non usa la parola nudismo.

Si deve altresì precisare che, come ho più volte ribadito  (“Nudismo e naturismo: sinonimo o contrari?”, “Nudismo e naturismo: la grammatica!”), la parola nudismo non è un’alternativa alla parola naturismo, bensì è un qualcosa di diverso: il nudismo si manifesta ove la nudità sia il fine e non un mezzo, mentre nel naturismo la nudità è solo un mezzo per addivenire ad un fine che, per inciso, con la nudità poco o nulla ha a che fare. Ecco che, per sua manifesta natura, il nudismo male si presta all’imposizione di regole limitatorie: quando stai nudo per il piacere di starci allora sei nudista e stai facendo nudismo, stop!

Il nudismo è aperto a tutti, giovani e meno giovani, uomini e donne, adulti e bambini, eterosessuali, omosessuali e bisessuali, senza distinzione di razza e di religione, senza attenzione al luogo di pratica o alla tipologia del gruppo in cui si pratica, tanti, pochi o singoli che si sia.

Ecco perché nel nudismo si può vedere la speranza di una futura evoluzione sociale, si può vedere il solo futuro per l’associazionismo naturista, ed ecco perché la parola nudismo va assolutamente rivalutata e usata, altro che andare in giro a dire che è una parola fuori moda.

iNudisti ai media italiani


Da una bellissima e preziosissima collaborazione tra gli amministratori e gli utenti del sito de iNudisti è nata questa importante iniziativa: una lettera aperta ai Direttori dei principali media italiani, perlomeno a quelli di cui s’è riusciti a trovare un contatto. Inutile ogni altra prefazione, la lettera stessa spiega tutto, per cui bando alle ciance ed eccovi il testo della lettera.

Ah, solo una cosa: a poche ore dall’invio già arrivano i primi positivi riscontri!


Egr. Sig. Direttore,

in qualità di amministratori di una grossa comunità Internet, siamo a scriverle poiché, dopo molti anni di silenzio, vari media italiani hanno ripreso a parlare, spesso in modo inopportuno e distorto, di un argomento che ci riguarda molto da vicino, un argomento invero non così complesso e difficile da comprendere, uno stile di vita assolutamente normale e naturale.

Ultimamente, poi, la nostra comunità e il nostro sito sono stati impropriamente citati, additandoli in modo che ci offende, così come offende tutti i nostri utenti, e non ci può lasciare indifferenti. Amanti dell’informazione precisa e puntuale, ci siamo pertanto sentiti in dovere di scrivere, con la collaborazione di alcuni dei nostri più affezionati utenti, questa lettera, che è anche un articolo di chiarimento, e inviarla ai principali media italiani con preghiera di pubblicazione.

Iniziamo con il chiarire cosa siano il nostro sito e la nostra comunità.

Trattasi del più grande sito web di naturismo e nudismo in Italia, il più quotato in Italia dai ranking Alexa e tra i più quotati nel mondo. Sette ambienti, tredici sezioni, quarantaquattro forum, qualche centinaio di pagine, circa quarantamila iscritti, quasi un milione di accessi al mese. I nudisti e i naturisti italiani che praticano in maniera continuativa si stimano in circa due milioni di persone e recenti statistiche, effettuate anche fuori dall’ambito nudista, evidenziano che l’80% della popolazione italiana non è affatto turbata da questa pratica, anzi moltissimi sono coloro che, in una qualche occasione, specie durante viaggi all’estero, si sono messi nudi per prendere il sole. Dati, questi, che fanno capire come l’argomento “nudismo” non sia di nicchia, ma possa al contrario coinvolgere molti lettori.

Ciò che caratterizza tutte queste persone è il mero desiderio di star nudi: da soli come in compagnia, in casa come all’aperto, nello sport come nel relax. La nudità è indubbiamente benefica sia per la salute fisica che per quella psicologica; la nudità, come dimostrano alcuni studi effettuati negli USA, è uno strumento educativo molto efficace sia per gli adulti che per giovani, ragazzi e bambini; la nudità è un modo per essere ecologici. Si tratta, quindi, di vivere normalmente, privi si di vestiario, ma senza per questo commettere azioni contrarie alla morale comune.

Purtroppo le notizie giornalistiche riferite ai nudisti, ai naturisti e al nostro sito sono spesso associate a depravazione, deviazioni sessuali ed esibizionismo. In verità il nudismo, il naturismo e il nostro sito prendono le distanze da tali comportamenti, comportamenti che non sono minimamente contemplati nel nostro stile di vita, ne sono in linea con la relativa filosofia. Chi li persegue viene conseguentemente segnalato e pesantemente redarguito, quando non addirittura cacciato, tanto nel nostro sito quanto nei luoghi naturisti e nudisti. Non rinneghiamo la sessualità delle persone, ma non accettiamo che la stessa si esplichi pubblicamente, come non accettiamo che il nudismo, invece che fine diventi il mezzo per la ricerca di prestazioni sessuali. Quanto spesso viene scritto sul mondo nudo-naturista è per noi, quindi, fonte di stupore, dispiacere e talvolta sdegno, ma non per questo rifiutiamo il dialogo civile, la necessità di un confronto ai fini della comprensione e del buon senso.

Noi amministratori e noi utenti del sito e del forum de iNudisti ci reputiamo persone del tutto normali e ci teniamo a non confondere il semplice nudo, condizione comune alla nascita, con tutto ciò che si leghi alle pratiche sessuali o, peggio, alla pornografia. E’ questo il più tipico dei preconcetti che emergono normalmente in una conversazione sul nudismo, mentre, come già detto, noi siamo assolutamente contrari a ogni forma di esibizionismo, sia individuale che di gruppo, e prendiamo le distanze da ogni sorta di manifestazione che, palesemente o nascostamente, significhi irrisione delle più elementari norme di convivenza ed educazione.

Non facciamo distinzioni: l’essere umano, uomo, donna o bambino, ha pari dignità quale che sia la sua scelta di vestirsi o meno. Da nudi educhiamo noi stessi e i nostri figli a comportarsi con la stessa naturalezza che si assumerebbe da vestiti, nel contempo, però, non perdiamo di vista quanto di buono si sia potuto apprendere al di fuori del semplice istinto: nudismo, naturismo e stato naturale non significano spogliarsi del proprio bagaglio educativo per regredire a uno stato animalesco. Rispettando ogni diversità abbiamo trasceso il senso del giudizio nei confronti dell’aspetto fisico, dell’età, delle condizioni personali, sociali e culturali, anche spiritualmente non indossiamo né imponiamo ad altri la “maglia” di un colore piuttosto che quella di un altro. Ci limitiamo alla nudità, individuale e collettiva, come semplice libertà di essere e come elemento essenziale di un modo di vivere in armonia con la natura. Questo è ciò che propugna il movimento naturista allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente (si veda anche la definizione dell’International Naturist Federation, presentata al 14º Congresso Naturista Mondiale del 1974).

Innumerevoli sono le opportunità che il nostro Paese potrebbe offrire ai turisti amanti del nudismo, ma, al momento, vista la grave carenza di spiagge autorizzate o sulle quali il nudismo viene tollerato, molti nudisti italiani sono costretti a migrare, mentre molti di quelli stranieri evitano l’Italia, dirottando le loro preferenze verso paesi come Spagna (oltre duecento spiagge “nudiste” e tutte le altre sono “clothing optional”, dove, cioè, è del tutto indifferente portare o meno il costume da bagno), Francia, Croazia e Grecia dove il nudismo è assai più garantito se non addirittura legislativamente autorizzato (in Spagna e in Germania è possibile praticarlo anche nei luoghi pubblici urbani). Se consideriamo che mediamente un turista spende attorno ai 1000 euro a persona per ogni settimana nelle strutture attrezzate, la perdita per l’economia italiana non è affatto indifferente.

Pur senza nessun aiuto da parte delle istituzioni, anzi, spesso ostacolati, quotidianamente i nudisti lottano contro individui abbietti, individui con gravi deviazioni del comportamento sessuale e non sessuale, una legalizzazione del nudismo, eliminando la confusione ad oggi esistente, scinderebbe nettamente ciò che è nudismo da ciò che non lo è, contribuendo non poco a debellare questi malcostumi che, seppur presenti nella quasi totalità delle spiagge italiane, vengono confusi con il nudismo e a questo attribuiti.

Una legge che, come in Spagna, garantisca la libera pratica del nudismo è un diritto dei nudisti e un dovere delle istituzioni pubbliche, da un lato per l’esigenza di tutelare nudisti e non nudisti, dall’altro per garantire alle strutture turistiche l’accesso alle non indifferenti risorse economiche che verrebbero prodotte dal cospicuo incremento del turismo in Italia: molti vacanzieri d’Europa (e non solo) avrebbero un motivo in più per scegliere il Bel Paese.

Esponendo il nostro punto di vista non vogliamo imporre nulla a nessuno, ma vogliamo solo sensibilizzare l’opinione pubblica, farle conoscere più da vicino e con maggior precisione quella che è la nostra filosofia di vita, magari trovare uno o più referenti istituzionali che si assumano l’onere di legalizzare la pratica del nudismo. Ciò agevolerebbe chi come noi ritiene di esercitarla correttamente e, nel contempo, chi, talvolta per disinformazione, continua ad esserne ostile.

Gli amministratori e gli utenti de iNudisti

Confidando in un suo positivo riscontro, porgiamo i nostri più cordiali e distinti saluti e restiamo a sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

Gli amministratori de iNudisti (www.inudisti.it)
Sull’originale della lettera seguone le firme degli stessi

Questi i media individuati e coinvolti

(in rigoroso ordine alfabetico)

ANSA
Beppe Grillo Blog
Bergamonews
BresciaOggi
Cairo Editore (BELL’ITALIA – BELL’EUROPA – AIRONE- IN VIAGGIO – NATURAL STYLE)
Corriere.it Brescia
Corriere della Sera
Cronache laiche
Dove
Eco di Bergamo
Eticamente.net Blog
Eurotravelnews
Famiglia Cristiana
FOCUS
Garda Notizie
Giornale del Garda
Giornale di Brescia
Giornale di Vimercate
GuidaViaggi/
Il Fatto Quotidiano
Il Gazzettino
Il Giorno
Il Messaggero
Il Resto del Carlino
Il Secolo XIX
Il Tirreno
Il Tirreno Firenze
Il Tirreno Livorno
In Camper
Itinerari e luoghi
L’Arena
La Gazzetta del Mezzogiorno
La Martesana
La Nazione
La Nuova Venezia
La Repubblica
La Tribuna di Treviso
L’Espresso
Lettera43
MB News
National Geographic
Partiamo – pare non avere un sito
Quotidiano.Net
Quotidiano di Puglia
Rivista dell’ADA
Senza Colonne
Striscia La Notizia
Studio Aperto
Teleturismo
TG RAI
TG RAI3
Turistica
Unione Sarda

Fermiamo il gatto che si morde la coda!


Piove, un gatto se la dorme beatamente vicino al caminetto. D’un tratto, però, alza la testa, si rizza in piedi, distende la coda, la osserva per un breve istante e, piegandosi su se stesso, inizia a corrergli dietro in un vortice tumultuoso.

Così è la società odierna, come un gatto che tenta di mordersi la coda, gira in tondo facendo azioni e proponendo idee che, di per se stesse, appaiono anche buone, ma in realtà altro non fanno che creare un circolo vizioso e, alla fine, portare al peggioramento delle situazioni. Alcuni esempi:

  • Costruiamo computer sempre più potenti, poi facciamo programmi più esigenti che vanno a inficiare l’aumento di potenza del computer;
  • Costruiamo nuove centrali per rispondere alle maggiori necessità energetiche, poi andiamo ad incrementare il consumo di energia elettrica rendendo ben presto insufficienti le nuove centrali;
  • Inventiamo sistemi di smaltimento dei rifiuti più efficaci, poi produciamo sempre più rifiuti rendendone lo smaltimento più complesso e pesante;
  • Facciamo il blocco della circolazione per qualche giorno per far scendere (forse) di qualche linea il livello delle polveri sottili e altri inquinanti, poi permettiamo l’aumento esponenziale del trasporto su gomma, creiamo le condizione affinchè il parco vetture in circolazione aumenti a dismisura, facciamo in modo che le persone siano costrette ad usare sempre più l’automobile.

Il gatto, però, ad un certo punto si accorge che la coda che sta inseguendo è la sua e non potrà mai raggiungerla, sarebbe ora che anche noi ci accorgessimo dei nostri giri viziosi e li fermassimo: dovremmo iniziare a parlare non di come produrre più energia ma di come usare meno energia, non di come smaltire meglio i rifiuti ma di come produrne di meno, non di come pulire dall’inquinamento ma di come inquinare di meno. Insomma dobbiamo ribaltare il modo di vedere le cose, guardare non al come si possono curare i mali della nostra società, ma al come possiamo prevenirli.

Andando a fare la spesa invece dei sacchetti di plastica, pur anche ecologici, perché non tornare a utilizzare la vecchia cara sporta di paglia o di tessuto? Dura anni, è robusta, si pulisce facilmente e si produce a basso costo, con materiali naturali facilmente riciclabili.

Invece di costringere la gente a lunghi spostamenti quotidiani in auto o con i mezzi pubblici (comunque inquinanti), perché non iniziamo ad utilizzare il telelavoro? Almeno il sessanta per cento dei lavoratori potrebbe tranquillamente lavorare a casa e comunicare con l’azienda, i colleghi, i fornitori e i clienti attraverso Internet; per gli altri, quelli che devono necessariamente portarsi sul luogo di lavoro (ad esempio muratori e tornitori) facciamo in modo che possano avere lavoro vicino a casa o, viceversa, trovare casa vicino al luogo di lavoro. Meno perdita di tempo, minore stress, meno traffico sulle strade, minore danneggiamento delle stesse, minori esigenze di controllo del traffico, meno incidenti e via dicendo.

Invece di produrre computer sempre più potenti e software sempre più pretenziosi, perché non creiamo software maggiormente ottimizzati e in grado di sfruttare meglio l’hardware esistente? Meno esigenze di cambio delle macchine, quindi meno esigenze di materie prime e meno produzione di rifiuti.

Invece di obbligare a tenere miliardi di led accesi che servono si a segnalare che l’apparecchiatura è sotto tensione ma anche e soprattutto a sprecare energia, perché non ritorniamo ai buoni vecchi sistemi elettromeccanici (ad esempio relè a cartellino)? Consumano energia solo al momento dell’impulso e non per il mantenimento dello stato acquisito.

 Fermiamo questa società impazzita che continua a girare vorticosamente su se stessa senza rendersi conto che la propria coda non potrà mai raggiungerla! Attenzione, però, non giustifichiamo la nostra indifferenza affermando che sono cose che debbano fare i governi o le aziende; è vero che molto lo devono fare loro, ma molto possiamo fare anche noi, ognuno di noi, cambiando il nostro modo di vivere, cambiando il nostro modo di comprare, cambiando il nostro modo di agire.

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