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Sodomizzazione di massa


Ovviamente non faccio riferimento alla lecita pratica del sesso anale, bensì parlo di un atteggiamento che, in vari contesti e specialmente nel lavoro, si diffonde sempre più: il mettersi a novanta. Siamo al punto che non solo ci si china senza lamento ma addirittura si compra in proprio la vaselina e non per soffrire meno bensì per facilitare la penetrazione del dominatore. Rendiamoci conto che così facendo diamo solo ragione a quegli amministratori (e quelle persone) che (ancora) ragionano con l’obsoleta (visto quello che viene da anni illustrato e insegnato nei corsi manageriali: assertività, comprensione, gentilezza, condivisone, responsabilizzazione, eccetera) e illecita (viste le leggi e le sentenze, anche se ogni tanto salta pur sempre fuori qualche giudice d’antiquariato o a sua volta chino al potere) regola del “il personale va trattato con cattiveria, per ottenere profitto va sottomesso, schiavizzato”. Ormai, con probabile forte disappunto di coloro che (anche rimettendoci in proprio) nel sessantotto hanno lottato per guadagnare rispetto e diritti, pare proprio la volontà della massa sia quella di lavorare di più prendendo di meno, di soffrire senza godere!

Fretta e bene, tutto e subito!


“La fretta è nemica del bene” così recita l’antica saggezza popolare, purtroppo la società odierna ha fatto della fretta il suo cardine principale e si muove, costringendo a muoversi, sempre più in fretta, sempre più, in un circolo vizioso che non sembra poter mai arrivare alla fine.
Il bene corrisponde necessariamente alla ricerca dell’essere, la fretta impedisce di perseguire l’essere e, quindi, per nascondere la mancanza dell’essere oggi si tende a lavorare sull’apparire: si curano in modo certosino le strutture formali e, pur affermando il contrario, si incrementa sempre più l’apparato burocratico.

Un tempo bastava una stretta di mano per suggellare un contratto; oggi servono pile di documenti, avvocati, notai e tanto altro.

Un tempo bastava dover vendere per curare la qualità del proprio prodotto o servizio; oggi si è messo in piedi il “Sistema Qualità”, che contempla un responsabile della qualità, un manuale della qualità, il customer satisfation, i moduli per la segnalazione delle non conformità, il processo di certificazione e via dicendo, ma tutto questo è rivolto alla qualità del processo aziendale, interessandosi poco o niente, in modo diretto, della qualità del prodotto o del servizio (non necessariamente e insindacabilmente legata alla qualità del processo).

Un tempo la scuola si preoccupava di insegnare e formare, dedicandovi tutte le proprie risorse; oggi, al fine di non farsi mancare l’afflusso di iscrizioni, l’obiettivo principale è quello di esaudire le aspettative dei ragazzi e dei loro genitori, anche se queste poco hanno a che fare con l’insegnamento e la formazione, buona parte delle risorse scolastiche sono così dedicate alla raccolta e successiva elaborazione di tali informazioni.

Un tempo bastava essere nel mondo del lavoro per ritenere l’autoaggiornamento un dovere importante e le aziende investivano su di esso tempo e denaro; oggi l’autoaggiornamento è un obbligo, ma spesso le aziende non concedono al loro personale il tempo necessario per aggiornarsi, al contrario pretendono che lo si faccia nel tempo libero e pagandosi tutti i costi.

Un tempo bastava la voglia di lavorare per mettere in piedi un’attività; oggi servono, e non è detto che bastino, la mission, la vision, l’individuazione del target, la definizione di un format, il piano di fattibilità e così via.

Questi sono solo alcuni dei moltissimi, troppi esempi di fretta e/o apparenza, si potrebbe continuare all’infinito.

Non so a voi, ma a me tutta questa ricerca dell’apparire, tutto questo lavoro sull’apparire, senza nessuna parallela ricerca dell’essere, senza nessun parallelo lavoro sull’essere, tutto questo proprio non mi garba, mi resta sullo stomaco.
Non so voi, ma io mi sono stancato di tutta questa frenesia e di queste contraddizioni.

Voglio tornare al tempo della stretta di mano, al tempo della logica, al tempo della quiete, al tempo in cui il mondo procedeva al lento e calmo passo della natura, voglio!

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