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Giovani, nudismo, famiglia e società


0210Questo articolo, al di là di quello che potrà apparire da alcuni passaggi, più che di nudismo parla dei giovani, riferendosi alla fascia d’età che va dai 12 ai 20 anni, e del loro rapporto con la famiglia e la società, ivi comprese tutte quelle attività che fanno parte della quotidianità familiare e sociale.

Nel contempo, però, l’articolo viene a evidenziare anche come, a differenza di quanto alcuni vadano predicando, i temi sociali siano fra loro strettamente connessi: trattarne, affrontarne, risolverne uno quasi sempre vuol dire trattarne, affrontarne e risolverne altri, tanti altri, se non tutti gli altri. Capita che parlando di nudismo ci si senta ribattere, anche dagli stessi nudisti, che quello del nudismo è un tema di pochissima rilevanza rispetto ai tanti altri che preoccupano il mondo odierno. Così ai nudisti che si sforzano di proporre qualcosa a livello sociale viene spesso ribadito che non devono avere speranze, che non devono rompere le scatole, che devono starsene tranquilli. Bene, leggendomi oltre capirete anche quanto questi assunti siano del tutto errati: tutto questo articolo, infatti, che non parla direttamente di nudismo, ma dei giovani, è nato proprio ragionando su alcune tematiche e sulle relative problematiche proprie del mondo nudista.

Punto di partenza della riflessione, che è poi diventata fonte ispiratrice dei contenuti di questo articolo, è stata una domanda nata in altro contesto e non specificatamente finalizzata a parlare di giovani: “Perché pochi sono i giovani che praticano il nudismo?”

Non è che i giovani rifiutino le regole, è che i giovani, giustamente e comprensibilmente, vogliono vivere secondo le loro regole, regole fatte da loro o, comunque, scelte da loro in totale autonomia, regole che, a volte, sono anche ben più rigide e pesanti di quelle che gli adulti e la società vorrebbero loro imporre, ma sono regole loro, scelte da loro e ciò le rende meno invasive, meno pesanti, accettabili e seguibili.

A seguire arrivò la recensione di un film su quello che è la vita dei giovani di oggi: “Spring Breakers. Vi si parla di una vita fatta di trasgressione delle regole in generale, ma non per il semplice piacere di trasgredire, bensì perché i giovani sono oggi, ma in un certo senso lo sono sempre stati, refrattari alle regole, proprio non le concepiscono: non fanno altro che comportarsi e vivere liberamente, pretendendo rispetto per il loro modo di fare. Si certo il film tratta di una parte dei giovani, quella più esplosiva e borderline, ma non è da credersi che anche gli altri, quelli più contenuti, siano molto lontani da tutto ciò.

Non dimentichiamoci che siamo stati proprio noi, noi quarantenni, noi cinquantenni, noi sessantenni, ad insegnare loro il senso della libertà, il diritto alla scelta, il piacere di crearsi la propria vita. Noi, e qui concedetemi, al fine di semplificare il discorso, il plurale generalista (io stesso non ho fatto molte delle cose che andrò ad elencare, ma volente o nolente ne ero coinvolto e in molti casi ne ero invidioso) noi che negli anni sessanta e settanta del secolo scorso scendevamo, ancora studenti, nelle piazze a far sentire la nostra voce; noi che, sempre in quegli anni, rifiutavamo gli abiti ingessati, la cravatta e le lucide scarpe di vernice, simboli del capitalismo e del condizionamento sociale, per sostituirli con i jeans, la maglietta e le scarpe da ginnastica; noi che reclamavamo la libertà sessuale; noi che ci raggruppavamo in comunità di barboni e capelloni, i figli dei fiori, dove la nudità e il sesso sociale non erano considerate azioni reiette.

Allora, tornando alla domanda inziale: “perché pochi giovani praticano il nudismo?” Ora la risposta dovrebbe esservi più immediata, non sarà l’unica ma di certo una delle principali: perché il nudismo spesso, troppo spesso, più che altro per paura di dare una cattiva immagine, ma anche per qualche esigenza reale, viene proposto e venduto condito di tante regole, troppe regole, e, come detto, i giovani le regole non le amano, quantomeno se non sono loro stessi a crearle.

L’imbroglio


tesseraNello sci la tessera federale non serve per accedere agli impianti di risalita e alle piste di discesa: chiunque ne può liberamente usufruire.

In alpinismo la tessera del Club Alpino Italiano, che può benissimo vedersi come una sorta di federazione, non serve per accedere ai rifugi, nemmeno a quelli di proprietà del CAI (che sono in maggioranza): tutti ne possono liberamente fruire.

Nell’attività subacquea e nel nuoto la stessa cosa: la tessera non serve per accedere alle strutture natatorie pubbliche, pur essendo le piscine quasi tutte gestite dalla federazione nuoto.

Nel mondo naturista, invece, le cose girano al contrario: la tessera federale risulta quasi indissolubilmente necessaria per accedere alle strutture (campeggi, villaggi, eccetera), anche se queste non sono di proprietà della federazione.

Ma che strana cosa, vero?

Si dice che sia una necessità per garantire la sicurezza, ma…

1)    Si propaganda il naturismo come sorgente di perfezione e civiltà, si afferma che i naturisti sono persone sane e rispettabili, come mai, allora, questa limitazione sugli accessi alle strutture naturiste?

2)    Può una semplice tessera, per ottenere la quale basta presentarsi alla cassa e pagare, garantire sull’onestà e la rettitudine della persona che la presenta?

3)    Anche sulle piste di sci ci sono quelli che non rispettano le regole, eppure nessuno ha mai pensato di rendere l’accesso vincolato da una tessera!

4)    Anche nelle piscine ci sono coloro che approfittano dell’esiguo vestiario per toccare, eppure l’accesso è e resta libero!

Il tesseramento è cosa buona e giusta, ma non può assolutamente essere un fattore di discriminazione. Le persone devono tesserarsi per il piacere di contribuire alla diffusione del naturismo, non per poterlo praticare, non per poter accedere alle strutture turistiche naturiste e nudiste. L’accesso a queste strutture non può essere vincolato al possesso di una tessera, abitudine che, a quanto mi è dato di sapere, pare essere propria solo dei club privè. Club dai quali le strutture naturiste e nudiste devono essere e restare totalmente differenziate, a partire dalla libertà di accesso a tutti: tesserati o meno, uomini o donne, eterosessuali od omosessuali, coppie o singoli, famiglie o gruppi di amici!

Qualcuno obietta che, questa insieme ad altre (vedi ad esempio il ragionare quasi esclusivamente in funzione delle famiglie, ovviamente viste secondo il canone tradizionale: coppia etero con figli), trattasi di regole consolidate e, quindi, non modificabili. Invero tutti i più grandi giuristi della storia insegnano che le regole non sono oggetti inanimati immutabili nel tempo, bensì essenze sociali vive che devono necessariamente adeguarsi al continuo mutare della società. Questo è indissolubilmente valido anche per l’ambito naturista e nudista!

Sbrogliamoci dall’inghippo della tessera come lasciapassare, sbrogliamoci dai concetti e dai criteri discriminanti e obsoleti, anche perché i giovani, importantissimi per la sopravvivenza di una qualsiasi attività, naturismo e nudismo compresi, sono giustamente refrattari alle limitazioni formali e all’eccesso di regole!

Scuola di vita


Certamente nudismo vuol dire sole, aria e acqua sulla pelle.
Sicuramente nudismo è passare le proprie vacanze, i propri fine settimana, il proprio tempo libero in nudità.
Indubbiamente nudismo è una scelta di vita integrale e totalizzante.
Il nudismo, però, è anche qualcosa di più, molto di più!

Nudismo è grande fiducia negli altri, che vuol dire anche un altrettanto grande fiducia in se stessi, due qualità indissolubilmente necessarie per affrontare con spirito positivo le sfide della vita.
Nudismo è rispetto per gli altri, un rispetto profondo, pieno, totale, incondizionato; un rispetto importante per tutti, ma ancor più importante per i più giovani: ragazzi che cresceranno imparando, tra le altre cose, che la donna non è un oggetto del desiderio sessuale; ragazze che cresceranno imparando, fra le altre cose, che gli uomini possono essere amici sinceri e fidati; ragazzi che nel futuro non useranno violenza sulle donne; ragazze che nel futuro non temeranno di poter subire violenza dagli uomini; ragazzi e ragazze che diverranno uomini e donne sani sia nel fisico che nella mente.

Non sareste contenti di potervi guardare allo specchio senza timori e malumori?
Non sareste felici di guardare al futuro nella coscienza di poterlo certamente affrontare e dominare?
Non sareste tranquillizzati dal poter vedere nei vostri figli e, più in generale, nei ragazzi di oggi, degli uomini e delle donne in piena armonia con se stessi e con gli altri?
Certo che si e Il nudismo può permetterci di farlo, può darci tutto questo, può farci confidare in un futuro migliore.

Nudismo, un modo per gustarsi al meglio il mondo, ma anche e soprattutto un’ottima, precisa, fantastica, grandiosa scuola di vita!

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