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Conformarsi o ribellarsi?


Regole di buona condotta, abbigliamento conforme, immagine costruita, bassi profili, web reputation, nudofobia, eccetera: i poteri (religiosi, economici, politici, sociali) hanno creato e  prepotentemente cercano di mantenere una società finta e bugiarda formata da persone necessariamente finte e bugiarde. Vivere nella paura o vivere nella pace? Conformarsi o ribellarsi?

La meraviglia che resiste alla censura


Se la vista del corpo nella sua sana e naturale nudità infastidisce c’è di sicuro qualcosa che non va come dovrebbe, ma non di certo nel corpo nudo e in chi, essendo perfettamente a suo agio negli abiti che la natura gli ha donato, lo indossa pubblicamente!

La meraviglia che resiste alla censura < BUULB!.

Nudismo e società


“Ma non ho capito, la cassazione assolve se uno si smutanda anche in un luogo non dedicato al naturismo, l’importante è che stia in stato di quiete? No perché in questo caso non mi sembra mica logica questa cosa. Insomma non è che tutti devono essere obbligati a guardare le grazie altrui solo perché non è reato. A me darebbe veramente fastidio stare sdraiata vicino a uno con il bigolo di fuori e una con tette e iolanda al vento.”

Ma chi ti obbliga a guardare le “grazie altrui”? Solo perché una persona è nuda si viene a creare negli altri che la circondano l’obbligo di guardare? A parte il sintomatico utilizzo del termine “guardare” anziché quello di “vedere”, mi chiedo se colei che ha profuso siffatto pensiero stia vestita quando fa sesso oppure, come la stragrande maggioranza delle donne (e delle persone), si mette nuda, accettando la visione dell’altrui nudità? Nel primo caso, a cui però proprio non credo, posso anche comprendere il suo disappunto, nel secondo caso, invece, mi viene de chiederle quale sia la differenza tra un nudo in camera da letto e un nudo sulla spiaggia.

“Il nudismo per me è esibizionismo, quindi il nudismo è esibizionismo!”

Ma cos’è l’esibizionismo? Come possiamo definire cosa è esibizionismo e cosa no? E’ forse esibizionismo quello della donna che indossa vestiti molto scollati? O quello del ragazzo a cui piace vestirsi con una maglietta attillata? O quello delle persone che vestono con pantaloni a vita bassa e mostrano buona parte del sedere quando sono seduti? No, sono tutti atteggiamenti entrati nell’abitudinario comune, eppure venti anni addietro sarebbero stati giudicati come offesa al pubblico pudore o peggio, quarant’anni fa si veniva multati se ci si baciava in pubblico. Allora, perché mai dovrebbe essere esibizionismo quello di chi sente l’esigenza di stare nudo il più possibile? Come potrebbe essere esibizionismo lo stare nudi in gruppo, dove nessuno, ma proprio nessuno bada alla nudità altrui: l’esibizionista cerca l’attenzione, vuole stupire, vuole essere osservato, ma se manca tutto ciò? Non ci si può arrogare la facoltà di dire “io la vedo così, quindi così è”: prima di definire qualcosa come un male ci si deve sforzare di conoscere bene quel qualcosa, il più delle volte sembra male solo perché si è abituati a farlo nel male o a ritenerlo possibile solo nel male: il male spesso non è nelle cose o nelle azioni e in chi le compie, ma solo nella mente di chi osserva!

“Stando nudo determini una forzatura sugli altri.”

Pensare ad una società dove non esistano forzature e contrasti è un non senso, una società del genere può esistere solo in presenza di soli automi. La facoltà di ragionare, unita all’insieme delle esperienze e dei condizionamenti, porta necessariamente alla diversità del pensare e qualsiasi azione, qualsiasi decisione entra ineluttabilmente in conflitto con le azioni o le decisioni di altri, di conseguenza provocano una forzatura su qualcuno. Esempio: una coppia, il marito vuole andare al mare, la moglie in montagna, non esiste soluzione che non forzi l’uno, l’altro o ambedue a fare delle rinunce o, quantomeno dei compromessi.

“Il nudo infastidisce la maggioranza delle persone.”

Premesso che diversi sondaggi dimostrano essere vero il contrario, e allora? La maggioranza delle persone fuma, eppure si sono perfino fatte delle leggi contro il fumo. La maggioranza delle persone è credente in una qualche religione, eppure nessuno si sogna di proibire l’ateismo. La maggioranza delle persone non rispetta il codice della strada eppure nessuno può multarmi se io lo rispetto. Chi l’ha mai detto che sia obbligatorio doversi conformare alle scelte e ai fastidi della (presunta) maggioranza?

“Io mi trovo benissimo nei miei vestiti!”

Beh, e che vuol dire? Certo che uno si trova bene nei suoi vestiti: in essi e con essi ci vive da tanti anni e ne è stato profondamente condizionato. È ben noto che attraverso il condizionamento, diretto e indiretto, si possono indurre le persone a fare azioni che altrimenti non farebbero mai, altrettanto noto è l’adattamento alle condizioni scomode e al dolore conseguente al doverci convivere quotidianamente. Per giunta una volta acquisito un condizionamento non ci si rende più conto della sua presenza, nel frattempo ci si è totalmente dimenticati delle sensazioni antecedenti e si è pronti a giurare che mai si era stati meglio di ora, che non esista altro modo di stare.


Il nudismo non è il preludio di festini a luci rosse ma solo il desiderio, anzi l’esigenza di poter prendere il sole, nuotare, camminare, vivere secondo uno spirito salutista e naturale. I nudisti non obbligano nessuno a diventare nudista, chiedono solo rispetto, chiedono solo di poter vivere in nudità, senza togliere spazio e dignità a nessuno: nei, per ora, limitatissimi spazi nudisti è ben accetto, vestito, anche chi (ancora) non ha abbracciato lo stile nudista. Per inciso… a differenza di quanto avviene negli altri ampissimi spazi dove, invece, chi (già) si è liberato dai tabù tessili può accedere solo rinunciando alla propria libera nudità.

Malvisto, deriso, costretto in piccoli spazi, relegato nei ghetti, ora si sta agitando nei primi vagiti di rivolta, nella sicurezza del giusto, nella tranquillità della consapevolezza; dopo essersi liberato dalla prigionia delle vesti, si libererà dei pregiudizi e spiccherà il volo conquistandosi consensi e spazi sempre più grandi: nudismo, la forma più semplice per essere se stessi, il modo più naturale di vivere.

Il… Rispetto!


“Ma dai, vestiti, la tua nudità potrebbe dare fastidio a qualcuno!”

E allora?
A me da fastidio vedere le persone con il cavallo dei pantaloni all’altezza ginocchia, da fastidio vedere le mutande fuori dai pantaloni, da fastidio il piercing, danno fastidio i tatuaggi, danno fastidio coloro che intercalano continuamente le frasi con delle parolacce, ma sarebbe meglio dire che davano fastidio, visto che a queste cose mi ci sono dovuto forzatamente abituare, le ho dovute accettare perché il mio fastidio non interessava a nessuno, le ho accettate perché, tutto sommato, un fastidio, per quanto forte sia, non è di certo un danneggiamento e, da persona rispettosa delle libertà e dei diritti naturali, ho ritenuto e ritengo più giusto che fossi io a “curare” il mio fastidio piuttosto che pretendere di limitare la libertà degli altri.
Liberarsi da un fastidio non può che apportare vantaggi e benefici, sia materiali che psicologici; limitare la libertà d’azione determina un vero e proprio danno materiale. Il giusto bilanciamento tra fastidio e libertà, non è certo nella rinuncia della libertà, ma sicuramente nel superamento del fastidio.

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