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#TappaUnica3V cosa non è andato nel verso giusto?


Sconfitto ma vittorioso, dicevo, sconfitto perché alla fine il giro non l’ho portato a termine, di più, ne ho fatto solo un quarto, vittorioso perché il dolore è stato grande e ci ho comunque convissuto per tanti chilometri, trentatré per la precisione, vittorioso perché ho nuovamente goduto della magica solitudine notturna, perché ad un certo punto mi chiedevo “ma chi me lo fa fare” eppure andavo avanti, eppure sapevo ancora guardarmi attorno e apprezzare i panorami, il verde dei prati, i colori dei boschi, il cielo azzurro, l’alba che è arrivata a illuminare il mio cammino. Vittorioso anche perché nel dolore il rapporto con la montagna è stato ancora più profondo, da lei ho estratto le forze per procedere, da lei ho catturato il coraggio per tentare l’estremo, da lei ho ricevuto tante sensazioni belle e positive, sensazioni che mi hanno presto indotto a dire “ci riproviamo”. Vittorioso perché ogni esperienza insegna a chi vuole imparare e io voglio imparare.

Cosa non è andato? Boh, impossibile individuarlo con precisione, almeno per me, molte sono le ipotesi, diversi i dubbi, alla fine la ragione più probabile è la sussistenza di diverse concause.

In ordine di rilevanza e, a mio parere, probabilità (ovviamente molte considerazioni sono riferite in specifico ai primi dodici chilometri, quelli che hanno preceduto l’insorgenza dei primi dolori).

Sovraccarico muscolare?

Nelle ultime uscite avevo rilevato che spingendo in salita ripida, specie in presenza di gradoni, i quadricipiti facevano subito male, poi però passava, mi bastava rallentare per qualche minuto. Ho pensato che, visto il ritmo lento programmato per il giro, bastasse un poco di riposo a risolvere il tutto: a quanto pare non è bastato! Non mi spiego, comunque, perché siano stati ingestibili e questo porta ai punti successivi.

Eccessivo carico psicologico?

Me l’ha suggerita un’amica laureata ISEF: “Magari hai caricato di aspettative l’evento (troppo), semplicemente perchè ci tieni un sacco, e il corpo ti ha fatto lo scherzo!”

Ci sta, ci sta tutto e alla grande, il problema al ginocchio mi aveva decisamente messo in apprensione, fino all’ultimo sembrava potermi inchiodare e questo mi ha portato ad una carica emotiva enorme espressa con l’idea di voler forzare al limite: “a costo di arrivare disteso quest’anno il giro lo devo completare”.

Ecco, vista la mia malsana idea il fisico potrebbe di certo aver deciso un’autodifesa mettendo in campo l’unica arma che, senza danneggiarlo più di tanto, poteva con certezza fermarmi: dei fortissimi dolori al muscolo che più di tutti mi serviva, il Femorale Retto!

Stanchezza generale?

Qui il suggerimento arriva da mia moglie: “nelle settimane precedenti alla partenza, a qualsiasi ora del giorno ti addormentavi molto facilmente, non potevi farcela”.

In effetti anch’io avevo notato questa cosa e volevo metterci riparo dormendo bene e a lungo la notte (perché i sonnellini fatti di giorno, sulla poltrona a poco servono, anzi) però:

  • nella settimana antecedente la partenza a causa del caldo torrido la notte dormivo molto poco;
  • il giorno prima, per un reiterativo impegno di lavoro che mi tiene alzato fino a tardi, ho dormito ancora meno;
  • pensavo di dormire la giornata della partenza e invece anche lì niente.

Alla fine, sebbene, forse per un’induzione psicologica dovuta alla mia determinazione, non mi sentissi per niente assonnato, potrebbe ben essere che, come detto per la causa precedente, il mio corpo abbia messo in atto un meccanismo di autodifesa.

Colpo di calore?

Mi è stata indicata come una possibile causa da un amico medico e pertanto la pongo in alto nell’elenco.

Tutto sommato è più probabile che il colpo di calore l’abbia subito l’anno scorso, mi ritrovo nei sintomi (che ora mi spiego), e l’avevo superato brillantemente, sebbene accumulando un poco di ritardo. Quest’anno sono partito di sera e di conseguenza i primi dodici chilometri li ho fatti con una temperatura più elevata del precedente tentativo, potrebbe starci un leggero colpo di calore, ma, ripeto, non mi ci trovo nella sintomatologia, in particolare mancavano lo stato di debolezza, la nausea, la sete intensa e il disorientamento: io stavo benissimo, il mio fisico supportava alla grande quello che stavo facendo, solo i quadricipiti ad un certo punto hanno iniziato a dare seri problemi, molto specifici però: il Vasto Mediale ha dato solo qualche crampo subito risoltosi spontaneamente; il Vasto Laterale forse (ma forse no, non ricordo più bene, il che vuol dire che sono eventualmente stati molto leggeri e secondari) qualche lieve dolore presto scomparso; il Femorale Retto (l’artefice della rinuncia) forti e costanti dolori ma non crampi.

Non so, certo lui è medico e io no, però ha fatto una valutazione a distanza sulla base di quello che ho scritto, ci sta anche che abbia male inteso. Per altro le temperature sopportate quest’anno erano comunque nettamente inferiori a quelle che ho affrontato l’anno scorso (nel tratto da Lodrino al Monte Ario), se sono passato allora, perché non quest’anno?

Zaino troppo pesante?

Volevo che ci fosse nello zaino quello che dovrebbe esserci per una percorrenza a tappe senza assistenza, rispetto allo scorso anno come attrezzatura c’era solo qualcosa in più (pantaloni anti pioggia, ginocchiera e tubetto di arnica gel) per all’incirca un chilo di peso, di per se molto poco. Un incremento sensibile era dato dai liquidi disponibili: raddoppiati per evitare la sete patita lo scorso anno nel primo tratto.

Alla fine lo zaino pesava all’incirca otto chilogrammi, forse nove: quattro di liquidi, mezzo di zaino, mezzo di barrette, il resto di abbigliamento e accessori vari. Quando l’ho sollevato dal tavolo subito mi sono detto “mannaggia quanto pesa”. Ma:

  • otto chili sono il peso dell’attrezzatura per un’arrampicata di media difficoltà, sempre portata senza particolari problemi (anche se sono più di dieci anni che non arrampico più);
  • otto chili sono ben meno del peso che due anni fa, al fine di rifornire il rifugio Prandini in vista di un lungo soggiorno con gli amici di Mondo Nudo, ho portato, senza problemi, per ben due giorni consecutivi.

Boh, questo fine settimana devo andare in un rifugio (non custodito) per due giorni e tre notti, avrò modo di verificare.

Spostamento respiratorio?

Si ci può stare, molto!

L’avevo già notato in passato ma poi non ci avevo più badato: quando sono al limite prestazionale smetto di respirare basso (diaframma e sterno, ovvero parte più larga dei polmoni) e inizio a respirare solo alto (petto e spalle, ovvero parte più stretta dei polmoni). Una siffatta respirazione riduce alquanto il volume ventilato e può certamente causare un affaticamento dei muscoli, magari anche solo di quelli maggiormente impegnati.

Durante i primi trenta chilometri del giro finale non ci sono mai stato attento, posso dire che quasi sicuramente nei primi dieci non ci sono caduto, ma, visto che sulla salita al Passo della Cavada mi sono accorto di averlo fatto, potrei esserci caduto nei successivi due che hanno portato al problema e poi rimastoci fino alle Conche inibendo il recupero.

Resta il fatto che in tutti gli allenamenti, dove ero spesso al limite se non oltre, solo una volta ho dovuto interrompere l’uscita (modificandone il percorso per un rientro all’auto più semplice).

Troppo abbigliamento?

Per la maggior parte del tempo sono stato nudo, però la prima salita, quella più rilevante, l’ho fatta con i pantaloncini indossati, sono leggeri, sono piccoli però ho più volte sperimentato quanto questo possa, specie in situazione di gran caldo e afa, ridurre la mia prestazione fisica, certo è sempre stato un calo generale, mai un calo relativo a un solo specifico distretto muscolare!

Stato fisico inadeguato?

La domenica prima della partenza è apparso uno strano dolore all’inguine, ho dato la colpa alla punta d’ernia che ho da anni. Qualche giorno dopo toccando il fascio muscolare che parte dall’inguine ho percepito lo stesso dolore e allora ho pensato ad uno stiramento. Il giorno della partenza tale dolore era svanito e non l’ho percepito per tutto il percorso fatto.

Tre o quattro giorni prima la partenza ho iniziato ad avvertire delle vertigini ogni qual volta muovevo bruscamente la testa, è un problema di cui soffro da anni, mi capita ogni qual volta il mio fisico si indebolisce, il giorno della partenza, però, mi sentivo in gran forma.

Errori nella preparazione?

Visto che mi preparo in totale autonomia è ben possibile che qualche errore l’abbia commesso, d’altra parte nei tanti mesi di allenamento ho sottoposto il mio corpo a stress anche ben maggiori e solo una volta, nelle prime uscite sulla lunga distanza, sono incappato in analogo problema.

Quest’anno negli allenamenti e test sono sempre andato molto bene, anche nella trenta chilometri fatta a metà giugno avevo mantenuto ritmi molto alti dimezzando, finché non è subentrato il dolore al ginocchio (problematica diversa che nel giro finale non si è presentata), tutti i tempi delle tabelle standard.

Errori alimentari nel periodo antecedente la partenza?

Anche qui mi regolo da solo senza fruire di un dietologo per cui potrei benissimo aver commesso qualche errore.

Di sicuro ho fatto un pasto esagerato tre giorni prima della partenza: per un errore di valutazione, mi ero mangiato quasi due etti di pasta asciutta (condita con verdure e olio) e due grosse carote tritate, nelle ore successive un poco di peso sullo stomaco l’avevo avvertito, ma avevo anche velocemente risolto con qualche pezzetto di zenzero fresco.

Errori idrici nel periodo antecedente la partenza?

Su consiglio dell’osteopata avevo iniziato a bere tre litri di acqua al giorno, dopo tre giorni, visto che urinavo indiscutibilmente troppo, li avevo calati a due mantenendo tale valore fino alla partenza.

Forse, visto che in quel periodo sono stato anche piuttosto sedentario, erano ancora troppi e sono finito col diluire la concentrazione di sali nelle cellule e nel sangue determinando un cattivo funzionamento del mio organismo. Ma allora perché solo dolori al muscolo Femorale retto? Perché non dolori a tutti i muscoli? Perché non la debilitazione generale?

Disturbato dal lavoro?

Sebbene avessi fatto di tutto per avere almeno dieci giorni di tranquillità prima della partenza e un’altra settimana dopo l’arrivo, alla fine mi sono trovato a lavorare fino all’ultimo, fino alla tarda sera precedente il via e avevo lavoro già il giorno dopo lo stop. Questo potrebbe avermi posto in uno stato di inavvertito stress psicologico e, di riflesso, fisico.

Tabelle di marcia troppo stretta?

L’ho controllata e ricontrollata più volte ed era sensibilmente più larga di quella dello scorso anno, certo può essere che uno stato fisico solo in apparenza ottimale possa averle fatte diventare strette e, in effetti, dopo la salita alla Maddalena la sensazione che avevo avuto era stata proprio quella di dover correre per rispettarla.

Scarpe troppo nuove?

Nuove ma assolutamente identiche alle precedenti (tra le quali quelle che mi hanno accompagnato lo scorso anno), nuove ma già usate per una cinquantina di chilometri, forse troppo pochi: nell’ultimo vero allenamento, l’Anello Altissimo del 3V, avevo notato la rigidità delle suole delle nuove scarpe, una rigidità che rendeva precario l’equilibrio e mi imponeva un passo più controllato. Man mano che marciavo, però, l’impressione s’era affievolita fino a scomparire del tutto e, comunque, la cosa non mi aveva provocato problemi ai muscoli delle gambe. Durante il giro finale tale impressione non l’ho mai percepita, ma l’ho di nuovo rilevata nei due test recentemente fatti: forse dovevo davvero far fare più chilometri a queste scarpe.

Inadeguato riscaldamento?

Ho il brutto vizio d’iniziare ogni attività fisica senza praticare un adeguato riscaldamento (ed è questo che mi ha forse causato il problema del ginocchio), ma in questa occasione prima della salita ho camminato quindici minuti in piano assieme a mia moglie e mio nipote. Per altro nelle mie escursioni di allenamento sono sempre partito subito a tutta e mai ho avuto problemi del genere.

Idratazione sbagliata?

Ho bevuto ogni quindici minuti e mai ho sentito il bisogno di farlo.

Un calcolo a posteriori ha però rilevato che nei primi dodici chilometri ho in effetti ho bevuto troppo poco, ma pur sempre lo stesso dello scorso anno e il doppio del mio solito.

Pochi sali minerali?

Pensavo proprio di no: ho bevuto, come consigliato da diversi articoli sulla preparazione ad una competizione, mezzo litro di soluzione prima della partenza e poi un sorso ogni tanto. Ma forse si:

  • contrariamente a quanto consigliato da diversi articoli sulla corsa ho utilizzato acqua oligominerale (povera di sali minerali);
  • forse quel sorso era troppo breve: nei primi dodici chilometri ho bevuto solo 200ml di soluzione integrata e meno di mezzo litro di acqua pura.

C’è da dire che ho comunque bevuto più di quanto faccia di solito (e questo magari porta al punto successivo: troppi sali minerali?) ed ho utilizzato i prodotti positivamente testati da due anni, anche in condizioni similari.

Troppi sali minerali?

Questo di sicuro no nei primi dodici chilometri del giro finale, però forse si in altri momenti creando una situazione di eccesso a priori (prima voce che segue) o inibendo la possibilità di recupero (le altre tre voci):

  • nei tre giorni precedenti la partenza ho assunto da mezzo litro a un litro di soluzione al giorno;
  • durante il giro finale alla comparsa dei primi dolori ho aumentato la dose arrivando ad aver assunto tre borracce (un litro e mezzo) nell’arrivo a Lodrino (circa trentacinque chilometri dalla partenza);
  • nella sosta a Lodrino ho assunto una borraccia di soluzione integrata (mezzo litro);
  • non avevo notato che sulla confezione dell’integratore da me utilizzato è indicata una dose massima giornaliera (tre dosi, ovvero tre borracce).
  • Eccesso di prodotti energetici?

Carenza di energie?

Direi proprio di no: mi sono sempre sentito in forze e ho assunto regolarmente ogni ora un integratore energetico, questo porta ad un altro dubbio…

Eccesso di prodotti energetici?

Ecco, questo è un dubbio molto forte, già lo scorso anno avevo imputato a questo i problemi (prima muscolare, poi energetico, infine di stomaco) avuti nella prima parte del giro.

Al fine di ridurre il carico energetico, quest’anno ho testato e adottato una caramella gommosa a bassa carica energetica e che, stando alle indicazioni, si può assumere in numero rilevante (diciotto al giorno). Ne ho assunta una all’ora alternandola con delle barrette realmente energetiche, al momento dei primi problemi avevo quindi assunto tre caramelle e una barretta, direi troppo poco per essere eccessivo, ma forse mi sbaglio.

C’è anche da dire che l’imbeccata di un amico medico, indicata tra le prime voci, mi fa pensare che il problema dello scorso anno sia stato un leggero colpo di calore e la cosa può togliere credibilità a questa ipotesi.

Velocità troppo bassa?

Quando sei abituato a marciare molto velocemente farlo a un ritmo assai più blando spesso induce un affaticamento maggiore, ma mai l’avevo notato tanto anticipato e tanto rilevante.

Partenza troppo veloce?

Come detto sono partito molto lento.

Deconcentrazione?

Pensando di avere una tabella di cammino molto larga nella prima ora e mezza me la sono presa molto comoda, forse questo può aver indotto una deconcentrazione ma come può questo portare a un problema come quello che ho avuto?

Conseguenza della manipolazione osteopatica?

Quindici giorni prima della partenza ho casualmente conosciuto un osteopata che mi ha studiato e manipolato. L’effetto delle manipolazioni osteopatiche è quello di modificare l’equilibrio delle nostre catene strutturali e questo porta a tutta una serie di variazioni: posturali, nella camminata, eccetera. Quindici giorni sono pochi affinché i muscoli possano adattarsi alla nuova situazione e riprendere a lavorare nel modo più opportuno, però può una sola manipolazione arrivare a provocare i problemi che ho incontrato? Non credo, anche perché tra la manipolazione e la partenza avevo fatto un test (non lunghissimo ma comunque serio visto che ho risalito a tutta e poi disceso di corsa un prato estremamente ripido) senza rilevare segni premonitori in tal senso.

Morbo di Lyme?

Trovata su Internet facendo una ricerca con la chiave “dolori ai quadricipiti”.

La inserisco perché quest’anno le zecche, notoriamente possibile veicolo di infezione per questa malattia, sembravano avercela con me: negli ultimi due mesi di allenamenti me ne sono trovate addosso ben tre (una alla volta). Due certe, una poteva essere qualcos’altro (era infilata completamente sotto pelle, tant’è che l’ho estratta come fosse una spina, solo una volta che era sulla mano mi sono accorto che camminava e guardandola da vicino assomigliava ad una zecca, ma le zecche non s’infilano completamente sotto pelle).

Ritengo di poterla escludere visto che mancano le altre sintomatologie e che le ho staccate entro poche ore dal loro impianto (posso dirlo con certezza perché mi controllo sempre con attenzione, più volte durante l’uscita e più volte dopo la stessa, prima della doccia, dopo la doccia, nelle ventiquattr’ore successive): l’infezione necessita di almeno otto ore, secondo alcuni dodici o addirittura ventiquatttro, per essere trasmessa.

Acqua Fonte Alpina Maniva @acquamaniva


IMG_2351Per molti anni ho bevuto acqua minerale senza preoccuparmi minimamente di quale acqua stessi bevendo e delle sue specifiche caratteristiche, poi sono incappato in un articolo che parlava dei vari tipi di acque, delle loro diverse proprietà e dei relativi utilizzi. Imparai il significato preciso di “residuo fisso” e la differenza tra minerale, oligominerale e scarsamente mineralizzata, vi si diceva anche che una persona sana abbisognava di acqua minerale, mentre quella oligominerale, ieri come oggi venduta come quella più indicata per la stragrande maggioranza della popolazione, era al contrario adatta, al pari di quelle scarsamente mineralizzate, ad alcuni specifici gruppi di persone. Iniziai a comprare solo acqua minerale, prima quella frizzante, per poi passare ad acque molto meno gassate fino ad approdare a quelle naturalmente frizzanti.

Qualche anno fa, attraverso Facebook, inizia a seguirmi una persona che era stata incuriosita dai miei post sull’escursionismo e dal modo con cui lo praticavo e lo proponevo. Per molto tempo parlammo più che altro delle mie escursioni in montagna, lei rilanciava spesso i miei post e attraverso questo il mio nome e la mia attività sono arrivati a conoscenza di persone che altrimenti ben difficilmente sarei riuscito a raggiungere. Man mano che la conoscenza virtuale si affinava notavo delle assonanze con chi, su Twitter, gestiva la comunicazione sociale di un’azienda d’acqua minerale: la Fonte Alpina Maniva. Data la mia timidezza per un po’ mi sono tenuto il dubbio, poi alcune coincidenze mi hanno dato la quasi certezza della cosa e allora ho chiesto conferma. Si era proprio così: erano la stessa persona.

IMG_2340Nel frattempo l’amicizia era diventata sempre più salda e con essa era cresciuta la reciproca ammirazione. Quando pubblicai, per l’ennesima volta, sui social network l’avviso del Raduno Nazionale de iNudisti mi è stato suggerito di provare a chiedere a Fonte Maniva se potevano fornirci almeno una parte dell’acqua necessaria. Per la mia già detta timidezza lo feci solo al successivo raduno e non solo ottenni una risposta affermativa ma venne accettata la nostra richiesta per una fornitura che copriva per intero il nostro fabbisogno. Al raduno provai così quest’acqua, sia nella formulazione naturale che in quella frizzante. Abituato al sapore deciso dell’acqua minerale che bevevo quotidianamente mi aspettavo la spiacevole sensazione che avevo occasionalmente già sperimentato bevendo delle acque oligominerali e invece… invece no: il sapore era certamente molto meno nitido ma senza diventare insipido e la trovai piacevole da bere, di più riuscivo a bere perfino quella naturale, tipo d’acqua che avevo sempre schifato. Da quel momento l’Acqua Maniva diventa la mia (e quella di mia moglie) acqua quotidiana, sebbene alternandola ancora con l’acqua minerale che utilizzavo.

Man mano che aumentavano i giorni di utilizzo la mia preferenza si spostava spontaneamente sull’Acqua Maniva e mi divenne sempre più difficile (e sgradevole) bere l’altra acqua di prima finché smisi di comprarla e berla. L’utilizzo esclusivo, costante e prolungato dell’Acqua Maniva mi ha fatto comprendere e apprezzare due delle qualità di quest’acqua: la sua confortevolissima leggerezza e la conseguente alta digeribilità. A quel punto già da tempo quest’acqua era diventata la mia fonte di reidratazione anche durante le mie attività sportive: immersione in apnea e l’escursionismo alpino, in tale contesto ne ho ulteriormente apprezzato le sue caratteristiche: sebbene io, da alpinista della vecchia guardia, quando si diceva che bere durante lo sforzo era deleterio, sia tutt’ora abituato a bere molto poco senza subirne negative conseguenze, con Acqua Maniva alla bisogna posso bere anche in grande quantità senza appesantire lo stomaco (come mi capitava con le precedenti acque).

Utilizzando rarissimamente gli integratori, ancora non ho avuto modo di provarla come base per discioglierveli, forse lo farò nei prossimi mesi e nel caso aggiornerò questo articolo, per ora posso solo supporre che, data la sua limitata salinità, sia probabilmente molto adatta a tale scopo.

IMG_8363Un episodio specifico mi ha definitivamente convinto della scelta fatta. Tre anni fa, durante un soggiorno in tenda in quel di Val Dorizzo, stavo preparando lo zaino per una lunga e impegnativa escursione, avendo casualmente con me delle bustine di un noto integratore ne ho sciolta una nell’acqua presa da una fontanella pubblica, orbene a un terzo dell’escursione le mie gambe non volevano più saperne di andare avanti e sentivo un senso di spossatezza generale che le soste, sempre più frequenti e lunghe, non risolvevano, così come risultava del tutto inutile bere l’acqua in cui avevo sciolto gli integratori, anzi, più la bevevo e più la mia condizione peggiorava. Dal momento che avevo nello zaino una bottiglia di Acqua Maniva ha quel punto, collegato il mio strano affaticamento all’acqua che bevevo, mi sono detto proviamo a cambiare beveraggio. Orbene, il semplice cambio d’acqua ha velocemente risolto la situazione: nel giro di una mezz’ora ero completamente rinato ed ho potuto agevolmente completare l’escursione. Da annotare che il cambio d’acqua è stato fatto nel bel mezzo del tratto più impegnativo del percorso e che in quella mezz’ora non sono stato fermo a riposare ma ho continuato a camminare, inizialmente lentamente e con frequenti pause, poi sempre più spedito e senza interruzioni.

Ero convinto che l’acqua oligominerale non fosse, di per se stessa, la scelta migliore per l’utilizzo quotidiano di una persona perfettamente sana e, per di più, molto attiva a livello sportivo, in parte lo sono ancora, ma ora ho anche capito che ci sono pure altri aspetti da prendere in considerazione, alcuni, quali il sapore e la digeribilità, sono forse molto soggettivi, altri, quali la leggerezza e il ph (8 quello dell’Acqua Maniva, leggermente superiore al ph della parte liquida del nostro corpo che viene così mantenuta in perfetto equilibrio: un acqua alcalina compensa i fattori che inducono acidità), sono decisamente oggettivi.

Visto che la ogni tanto la utilizzo, posso fare un piccolo cenno anche su quella frizzante, e posso dire che è altrettanto gradevole e leggera, sebbene l’anidride carbonica addizionata si faccia sentire nello stomaco e me la faccia percepire leggermente troppo gasata per i miei gusti attuali, probabilmente è un effetto dovuto alla mia età: invecchiando lo stomaco diviene più sensibile e l’intestino più soggetto alla produzione di gas intestinali.

Non essendo un chimico o un altrimenti esperto di acqua, certo della loro obiettività, lascio al sito Acqua Maniva le spiegazioni più tecniche. Analogamente rimando a quello di Fonte Maniva il compito di illustrare l’azienda, della quale qui evidenzio i tre aspetti che ho potuto personalmente verificare e valutare: la cordialità del personale, la disponibilità e la sensibilità alle esigenze degli sportivi.

Non essendo un chimico o altrimenti esperto in merito alle specificità tecniche dell’acqua, certo della loro obiettività, lascio al sito Acqua Maniva tali spiegazioni. Analogamente rimando a quello di Maniva S.p.A. il compito di illustrare l’azienda, della quale qui evidenzio i tre aspetti che ho potuto personalmente verificare e valutare: la cordialità del personale, la disponibilità e la sensibilità alle esigenze degli sportivi.

Per chiudere questa scheda, è senz’altro da segnalare che Acqua Maniva la si trova presente come sponsor in tantissime manifestazioni, compresa la mia lunga solitaria camminata di TappaUnica3V.

Grazie Fonte Alpina Maniva!

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#TappaUnica3V: equipaggiamento e alimentazione


IMG_1692Quale abbigliamento userai? Quale attrezzatura? Quali calzature? Come ti gestirai per l’alimentazione? E per la reidratazione? Domande lecite, domande che mi sono state fatte, domande che mi sono fatto. Qualche risposta me la sono già data, altre sono in elaborazione, nei prossimi mesi le potrete scoprire e leggere attraverso le schede tecniche che andrò facendo, qui riporto le linee di massima a cui mi atterrò e anticipo grossolanamente le scelte già fatte.

Innanzitutto è giusto e doveroso precisare che, per varie ragioni, ivi compresa quella di mantenere il peso dello zaino entro limiti ragionevoli, dovrò necessariamente organizzare tre o quattro rifornimenti: punti del percorso raggiungibili in auto nei quali familiari e/o amici mi porteranno il necessario cambio di abbigliamento, alimentazione e liquidi. Al fine di non inibire l’aspetto della solitaria i luoghi allo scopo identificati sono centri abitati o località molto frequentate, dove avrei comunque incontrato delle persone.

Veniamo allo specifico argomento di questo articolo e partiamo dalla reidratazione. È, questo, un aspetto importante, oserei dire fondamentale per una conclusione positiva del giro: potrei avere la migliore attrezzatura ed alimentazione ma senza un adeguato supporto idrico e una sua corretta somministrazione mai e poi mai potrei camminare per quaranta ininterrotte ore, delle quali la metà si svolgono al di sopra del limite boschivo dove nulla potrà attenuare l’insolazione, alle condizioni che presumibilmente troverò a fine luglio, specie se sarà come quello del 2015. Cosa userò e come mi regolerò? Il calcolo preciso è necessariamente rinviato ai primi di luglio, quando avrò effettuato tutti i test e potrò quantomeno intuire l’andamento climatico del mese, per ora ho previsto che mi serviranno all’incirca venti litri di acqua, mezzo litro per ogni ora di cammino. Dato che lungo il percorso quasi nulle sono le possibilità di reperirla dovrò portarmela tutta appresso, due litri nell’apposita sacca con cannuccia, gli altri in bottiglie di plastica, quelle da un litro e mezzo onde semplificare la ricarica della sacca e non trovarmi mai con delle bottiglie parzialmente piene. Sto ancora ragionando sull’opportunità di utilizzare degli integratori da disciogliere nell’acqua, di certo andranno comunque a rappresentare solo una parte, direi al massimo un terzo, della reidratazione, per il resto sarà solo pura e semplice acqua, quell’acqua che bevo quotidianamente da diversi anni: l’Acqua Maniva PH8 (presto ne pubblicherò la scheda tecnica). Tutta l’acqua mi verrà gentilmente fornita dalla Fonte Alpina Maniva di Bagolino, azienda molto sensibile alle esigenze degli sportivi e ben presente nelle manifestazioni di varie discipline sportive.

IMG_8266Passiamo all’alimentazione. Qui, sebbene abbia già una discreta idea sulla composizione di base (rapporto tra carboidrati, lipidi e proteine) e sulle caratteristiche pratiche (cibi leggeri, facilmente digeribili, da potersi assumere anche camminando, che restino integri anche dopo ore nello zaino, eccetera), è ancora tutto in alto mare: essendo diabetico, seppure con bassi e controllati valori di glicemia, devo innanzitutto parlarne con il diabetologo e, se necessario, con il dietologo che prestano servizio nell’unità diabetologica che mi segue. Dovrò valutare attentamente anche l’assunzione del medicinale che, in quanto diabetico, prendo ogni giorno, anche per questo sarà il diabetologo a darmi le necessarie e giuste indicazioni: la visita è prenotata a fine gennaio.

Idee chiare e precise, invece, le ho sulle calzature. Userò le stesse scarpe che, per le mie escursioni, utilizzo con estrema soddisfazione da tre anni: Ultra Raptor GTX de La Sportiva. Studiate per le più impegnative e lunghe gare di corsa in montagna, sono un modello con membrana in Goretex che i corridori più esigenti giudicheranno forse un poco pesante, ma proprio per questo lo ritengo il più adatto all’utilizzo escursionistico e a TappaUnica3V. Qualcuno storcerà il naso trattandosi di scarpe basse, da molti ritenute inadatte o addirittura pericolose per l’escursionismo in montagna, io la penso diversamente: uso scarpe basse da circa trentacinque anni, mi ci sono sempre trovato benissimo e non mi hanno mai creato problemi, nemmeno le tanto temute storte alla caviglia, invero provocate da scarpe che lasciano spazi vuoti nell’arcata interna del piede e dalla lassità di una caviglia abituata ad un costante più o meno rigido contenimento.

Anche per lo zaino la scelta è già stata fatta. Sarebbe andato benissimo quello che avevo, ma visto che ormai aveva completamente perso l’impermeabilità ne ho approfittato per rottamarlo. Ne volevo uno di capienza similare (verificata in tanti anni di utilizzo), altrettanto leggero e comodo, se per la questione peso il tutto si riduceva a leggerlo sulle etichette, per il resto le cose non erano altrettanto semplici: la comodità la puoi valutare efficientemente solo nell’utilizzo in montagna, meglio se a pieno carico; per la capienza sarebbe stato facile se avessi avuto conoscenza esatta della capacità di quello vecchio, purtroppo così non era e, per la sua struttura molto particolare (due separate zone verticali), non potevo fare una comparazione diretta con gli altri, par altro oggi molto più stretti e alti di quelli che si usavano una volta. Comunque alla fine, dopo un’ora di prove e considerazioni, l’ho trovato, è invero uno zaino da sci alpinismo ma non era disponibile il corrispondente modello da escursionismo per cui… comprato: Randonnèe 36 della Salewa. L’ho già positivamente testato in diverse uscite, ancora devo provarlo col caldo e sulla nuda pelle ma penso di poter già affermare che, seppure con alcuni difettucci, si tratta d’uno zaino eccezionale.

Niente bastoncini, preferisco camminare senza, mi trovo meglio, mi sento più libero e più agile, ho gambe adeguatamente robuste e allenate (anche grazie al non uso dei bastoncini), non devo preoccuparmi di dimenticarli da qualche parte.

Lampada frontale. Sebbene abbia opportunamente scelto il periodo di luna piena, sebbene la parte del percorso che farò di notte sia priva di copertura arborea permettendo alla luna d’illuminare per bene il terreno, non potrò certamente farne a meno. Scartata la frontale già in mio possesso, troppo debole, mi sono fatto consigliare dal negoziante e l’acquisto è stato qui molto semplice e veloce: la H7R.2 della Led Lenser, potentissima e di lunga autonomia, l’ideale per TappaUnica3V.

Molti dubbi in relazione all’acquisto di un orologio con sistema di rilevazione cardio. Costa parecchio e, tutto sommato, non dovrò fare una corsa bensì un cammino di regolarità, sarò sollecitato più sulla resistenza psicologica e articolare che su quella cardiaca. Caso mai potrebbe tornarmi più utile durante gli allenamenti, quando spingo al massimo per indurre un affaticamento precoce al fine d’incrementare il margine di resistenza fisica e la potenza muscolare, ma, come detto, spesa che non mi posso permettere e necessariamente surclassata da altre al contrario indispensabili.

Gialdini Sport, negozio presso il quale da moltissimi anni mi servo e al quale ho indirizzato familiari e tanti amici, mi ha promesso in prestito il localizzatore GPS Spot Gen 3. Grazie a questo dispositivo potrò allestire una pagina web dalla quale chiunque potrà seguirmi in tempo reale, avendo costante visione del mio incedere e della mia posizione.

IMG_DSC7514Resta l’abbigliamento. Abbigliamento? Quale abbigliamento, sarò nudo! Ehm, si certo, sarò nudo, ma intanto c’è un lungo tratto a quote prossime o superiori ai duemila metri, poi devo passare una notte intera e proprio alle massime quote, infine devo percorrere lunghe creste spesso tormentate dal vento: nudo sì ma con scienza. Nello zaino, pertanto, avrò il necessario per affrontare tutte le prevedibili situazioni, in rapporto alla stagione ovviamente: pantaloncini, canotta, pantaloni lunghi, maglia a maniche lunghe, giubba pesante, giacca antivento e antipioggia, berretto per il sole, forse anche una calda fascia per fronte e orecchie. Data la possibilità d’indossarlo e levarlo senza smettere di camminare, avrò dietro anche un piccolo pareo tagliato e cucito da mia moglie: sebbene la mia speranza sia quella che per l’occasione specifica, vista la sua particolarità e i messaggi sociali che vuole trasmettere, mi sia possibile ignorarle, ad oggi, purtroppo, ci sono molte, troppe, insulse e illogiche limitazioni che ancora vengono imposte a chi nudo vuole stare, volente o nolente devo e dovrò tenerne conto!

Ah, la crema solare… Indispensabile. In questi ultimi anni, da quando, cioè, ho unito la passione per la montagna alla scelta nudista, ne ho provate di diverse marche e di diversi tipi, niente, ancora non ne ho trovata una che mi soddisfi a pieno. Quale è il problema? In spiaggia vanno tutte bene, stai fermo e puoi farti la doccia subito dopo, nell’escursionismo vestito già qualche fastidio è rilevabile ma sopportabilmente limitato a viso e mani, dovendola applicare a tutto il corpo il fastidio si fa insistente: a parte l’effetto colla che lasciano dopo l’utilizzo, tutte le creme solari da me provate generano un effetto vestito, seppure leggero risulta percepibile da chi, ormai abituato alla nudità prolungata, ha recuperato la neonatale sensibilità epidermica, riduce sensibilmente il respiro del corpo e provoca (o aumenta) la sudorazione. Vedremo, per ora è impossibile fare test in merito, devo per forza attendere quantomeno la primavera, nel frattempo se avete suggerimenti sarò ben lieto di riceverli e, appena possibile, sperimentarli.

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