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Illogico ed insano pudore ecologista


A fronte di evidenti prove materiali, ecologia ed ecologisti evitano di parlare della necessità di minimizzare l’uso delle vesti, una delle principali fonti di microplastiche e inquinanti chimici (sia in fase di produzione che poi nel loro utilizzo e lavaggio).

Poesie di gioventù: Notte stellata


Scende la notte,
il buio tutto avvolge,
nel mentre milla piccoli lumicini
nel ciel s’accendono,
sono le stelle
che come piccoli diamanti
circondan la luna
regina del cielo.
Inutile contarle,
sono troppe.

Le ammiro
e l’animo ribollir mi sento.
Mi vien da pensare
al rapporto uomo-natura,
rapporto funesto,
segno di morte.

Mi chiedo cosa abbiam fatto
per meritare questo dono,
questo dono meraviglioso
che è la natura.
Perfino mi volto,
mi volto vergognoso,
non oso guardare il cielo.

Mi vergogno del nostro mondo civile,
civile solo per dire,
incivile per fatto.
Noi la natura abbiamo distrutto,
noi l’inquinamento abbiamo portato,
e con esso la morte,
la devastazione.
Le piante muoiono,
muoiono sotto il peso
dei fumi nell’aria dispersi;
gli animali muoiono,
muoiono perché nutrirsi non possono;
le acque muoiono,
muoiono diventando grandi serbatoi
di chimici prodotti.

Tutto muore,
solo noi viviamo,
ma non vivremo a lungo,
se non rimediamo
pure noi moriremo.
Perché vogliamo distruggere la vita?
Perché non vogliamo amare e rispettare la natura?
Perché nessuno pensa a quello che fa?
Perché, perché?

Emanuele Cinelli – 31 gennaio 1974

Fermiamo il gatto che si morde la coda!


Piove, un gatto se la dorme beatamente vicino al caminetto. D’un tratto, però, alza la testa, si rizza in piedi, distende la coda, la osserva per un breve istante e, piegandosi su se stesso, inizia a corrergli dietro in un vortice tumultuoso.

Così è la società odierna, come un gatto che tenta di mordersi la coda, gira in tondo facendo azioni e proponendo idee che, di per se stesse, appaiono anche buone, ma in realtà altro non fanno che creare un circolo vizioso e, alla fine, portare al peggioramento delle situazioni. Alcuni esempi:

  • Costruiamo computer sempre più potenti, poi facciamo programmi più esigenti che vanno a inficiare l’aumento di potenza del computer;
  • Costruiamo nuove centrali per rispondere alle maggiori necessità energetiche, poi andiamo ad incrementare il consumo di energia elettrica rendendo ben presto insufficienti le nuove centrali;
  • Inventiamo sistemi di smaltimento dei rifiuti più efficaci, poi produciamo sempre più rifiuti rendendone lo smaltimento più complesso e pesante;
  • Facciamo il blocco della circolazione per qualche giorno per far scendere (forse) di qualche linea il livello delle polveri sottili e altri inquinanti, poi permettiamo l’aumento esponenziale del trasporto su gomma, creiamo le condizione affinchè il parco vetture in circolazione aumenti a dismisura, facciamo in modo che le persone siano costrette ad usare sempre più l’automobile.

Il gatto, però, ad un certo punto si accorge che la coda che sta inseguendo è la sua e non potrà mai raggiungerla, sarebbe ora che anche noi ci accorgessimo dei nostri giri viziosi e li fermassimo: dovremmo iniziare a parlare non di come produrre più energia ma di come usare meno energia, non di come smaltire meglio i rifiuti ma di come produrne di meno, non di come pulire dall’inquinamento ma di come inquinare di meno. Insomma dobbiamo ribaltare il modo di vedere le cose, guardare non al come si possono curare i mali della nostra società, ma al come possiamo prevenirli.

Andando a fare la spesa invece dei sacchetti di plastica, pur anche ecologici, perché non tornare a utilizzare la vecchia cara sporta di paglia o di tessuto? Dura anni, è robusta, si pulisce facilmente e si produce a basso costo, con materiali naturali facilmente riciclabili.

Invece di costringere la gente a lunghi spostamenti quotidiani in auto o con i mezzi pubblici (comunque inquinanti), perché non iniziamo ad utilizzare il telelavoro? Almeno il sessanta per cento dei lavoratori potrebbe tranquillamente lavorare a casa e comunicare con l’azienda, i colleghi, i fornitori e i clienti attraverso Internet; per gli altri, quelli che devono necessariamente portarsi sul luogo di lavoro (ad esempio muratori e tornitori) facciamo in modo che possano avere lavoro vicino a casa o, viceversa, trovare casa vicino al luogo di lavoro. Meno perdita di tempo, minore stress, meno traffico sulle strade, minore danneggiamento delle stesse, minori esigenze di controllo del traffico, meno incidenti e via dicendo.

Invece di produrre computer sempre più potenti e software sempre più pretenziosi, perché non creiamo software maggiormente ottimizzati e in grado di sfruttare meglio l’hardware esistente? Meno esigenze di cambio delle macchine, quindi meno esigenze di materie prime e meno produzione di rifiuti.

Invece di obbligare a tenere miliardi di led accesi che servono si a segnalare che l’apparecchiatura è sotto tensione ma anche e soprattutto a sprecare energia, perché non ritorniamo ai buoni vecchi sistemi elettromeccanici (ad esempio relè a cartellino)? Consumano energia solo al momento dell’impulso e non per il mantenimento dello stato acquisito.

 Fermiamo questa società impazzita che continua a girare vorticosamente su se stessa senza rendersi conto che la propria coda non potrà mai raggiungerla! Attenzione, però, non giustifichiamo la nostra indifferenza affermando che sono cose che debbano fare i governi o le aziende; è vero che molto lo devono fare loro, ma molto possiamo fare anche noi, ognuno di noi, cambiando il nostro modo di vivere, cambiando il nostro modo di comprare, cambiando il nostro modo di agire.

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