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Creazione



Per credenti di ogni religione e, con lieve modifica, per tutti…

Dio ci ha creati nudi con l’evidente presupposto che poi nudi ci saremmo rimasti!

#nudiènormale #nudièmeglio

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Trasposizione


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Uno degli atteggiamenti sociali inconsci più diffuso è la trasposizione di pensiero: accreditare ad altri il proprio modo di vivere, pensare e praticare le cose.

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Pochi centimetri di stoffa!


Luca cammina sulla spiaggia, con falsa noncuranza adotta posizioni e movimenti che possano mettere in bella evidenza i suoi muscoli coltivati con dovizia, la pelle accuratamente abbronzata lo mette in risalto rispetto alla folla che lo circonda. Gli piace mettersi in mostra, adora sentire gli occhi puntati su di lui, la competizione lo stimola, in ogni occasione veste abiti che nulla nascondano. Cammina sulla spiaggia e intorno a lui occhi invidiosi si alternano a sguardi golosi, alcune ragazze gli si accostano ridendo, gli fanno alcune domande approfittando della vicinanza per osservare meglio il bozzo che, all’interno di un piccolo attillato costume, domina il basso ventre. Alcune mani intrepide sfiorano le sue spalle, una osa ancor di più e scende lungo il torace con una veloce carezza mascherata da tocco casuale. Voci e parole si levano tra gli ombrelloni: che fisico, che stupenda persona, vorrei essere come lui.

Mario è steso sulla spiaggia di una caletta nascosta tra alte pareti di roccia, arrivato di buon mattino è solo e decide di mettersi nudo per farsi accarezzare dal sole e godere profondamente del massaggio del mare. Il suo corpo è un corpo come tanti, muscoli normali, abbronzatura appena accennata, lo disturba sentirsi osservato, evita di mettersi in mostra. Passano alcune ore tranquille finché sente delle voci, si guarda in giro e non vede nessuno, allora si rimette sdraiato. Le voci si rifanno sentire, stanno scendendo l’erto sentiero che dalla scogliera da accesso alla caletta, si fanno man mano più vicine e distinte, ancora non vede le persone ma riesce ora a sentire esattamente quello che dicono e… “maledetto esibizionista, pervertito del cazzo, vattene fuori dai coglioni”.

IMG_0182Per pochi centimetri di stoffa un esibizionista diventa modello da adorare e possibilmente emulare mentre, non avendoli, una persona timida e riservata diventa un pericolo pubblico. Potenza di un piccolo costume, di… pochi centimetri di stoffa!

Nudismo e società


“Ma non ho capito, la cassazione assolve se uno si smutanda anche in un luogo non dedicato al naturismo, l’importante è che stia in stato di quiete? No perché in questo caso non mi sembra mica logica questa cosa. Insomma non è che tutti devono essere obbligati a guardare le grazie altrui solo perché non è reato. A me darebbe veramente fastidio stare sdraiata vicino a uno con il bigolo di fuori e una con tette e iolanda al vento.”

Ma chi ti obbliga a guardare le “grazie altrui”? Solo perché una persona è nuda si viene a creare negli altri che la circondano l’obbligo di guardare? A parte il sintomatico utilizzo del termine “guardare” anziché quello di “vedere”, mi chiedo se colei che ha profuso siffatto pensiero stia vestita quando fa sesso oppure, come la stragrande maggioranza delle donne (e delle persone), si mette nuda, accettando la visione dell’altrui nudità? Nel primo caso, a cui però proprio non credo, posso anche comprendere il suo disappunto, nel secondo caso, invece, mi viene de chiederle quale sia la differenza tra un nudo in camera da letto e un nudo sulla spiaggia.

“Il nudismo per me è esibizionismo, quindi il nudismo è esibizionismo!”

Ma cos’è l’esibizionismo? Come possiamo definire cosa è esibizionismo e cosa no? E’ forse esibizionismo quello della donna che indossa vestiti molto scollati? O quello del ragazzo a cui piace vestirsi con una maglietta attillata? O quello delle persone che vestono con pantaloni a vita bassa e mostrano buona parte del sedere quando sono seduti? No, sono tutti atteggiamenti entrati nell’abitudinario comune, eppure venti anni addietro sarebbero stati giudicati come offesa al pubblico pudore o peggio, quarant’anni fa si veniva multati se ci si baciava in pubblico. Allora, perché mai dovrebbe essere esibizionismo quello di chi sente l’esigenza di stare nudo il più possibile? Come potrebbe essere esibizionismo lo stare nudi in gruppo, dove nessuno, ma proprio nessuno bada alla nudità altrui: l’esibizionista cerca l’attenzione, vuole stupire, vuole essere osservato, ma se manca tutto ciò? Non ci si può arrogare la facoltà di dire “io la vedo così, quindi così è”: prima di definire qualcosa come un male ci si deve sforzare di conoscere bene quel qualcosa, il più delle volte sembra male solo perché si è abituati a farlo nel male o a ritenerlo possibile solo nel male: il male spesso non è nelle cose o nelle azioni e in chi le compie, ma solo nella mente di chi osserva!

“Stando nudo determini una forzatura sugli altri.”

Pensare ad una società dove non esistano forzature e contrasti è un non senso, una società del genere può esistere solo in presenza di soli automi. La facoltà di ragionare, unita all’insieme delle esperienze e dei condizionamenti, porta necessariamente alla diversità del pensare e qualsiasi azione, qualsiasi decisione entra ineluttabilmente in conflitto con le azioni o le decisioni di altri, di conseguenza provocano una forzatura su qualcuno. Esempio: una coppia, il marito vuole andare al mare, la moglie in montagna, non esiste soluzione che non forzi l’uno, l’altro o ambedue a fare delle rinunce o, quantomeno dei compromessi.

“Il nudo infastidisce la maggioranza delle persone.”

Premesso che diversi sondaggi dimostrano essere vero il contrario, e allora? La maggioranza delle persone fuma, eppure si sono perfino fatte delle leggi contro il fumo. La maggioranza delle persone è credente in una qualche religione, eppure nessuno si sogna di proibire l’ateismo. La maggioranza delle persone non rispetta il codice della strada eppure nessuno può multarmi se io lo rispetto. Chi l’ha mai detto che sia obbligatorio doversi conformare alle scelte e ai fastidi della (presunta) maggioranza?

“Io mi trovo benissimo nei miei vestiti!”

Beh, e che vuol dire? Certo che uno si trova bene nei suoi vestiti: in essi e con essi ci vive da tanti anni e ne è stato profondamente condizionato. È ben noto che attraverso il condizionamento, diretto e indiretto, si possono indurre le persone a fare azioni che altrimenti non farebbero mai, altrettanto noto è l’adattamento alle condizioni scomode e al dolore conseguente al doverci convivere quotidianamente. Per giunta una volta acquisito un condizionamento non ci si rende più conto della sua presenza, nel frattempo ci si è totalmente dimenticati delle sensazioni antecedenti e si è pronti a giurare che mai si era stati meglio di ora, che non esista altro modo di stare.


Il nudismo non è il preludio di festini a luci rosse ma solo il desiderio, anzi l’esigenza di poter prendere il sole, nuotare, camminare, vivere secondo uno spirito salutista e naturale. I nudisti non obbligano nessuno a diventare nudista, chiedono solo rispetto, chiedono solo di poter vivere in nudità, senza togliere spazio e dignità a nessuno: nei, per ora, limitatissimi spazi nudisti è ben accetto, vestito, anche chi (ancora) non ha abbracciato lo stile nudista. Per inciso… a differenza di quanto avviene negli altri ampissimi spazi dove, invece, chi (già) si è liberato dai tabù tessili può accedere solo rinunciando alla propria libera nudità.

Malvisto, deriso, costretto in piccoli spazi, relegato nei ghetti, ora si sta agitando nei primi vagiti di rivolta, nella sicurezza del giusto, nella tranquillità della consapevolezza; dopo essersi liberato dalla prigionia delle vesti, si libererà dei pregiudizi e spiccherà il volo conquistandosi consensi e spazi sempre più grandi: nudismo, la forma più semplice per essere se stessi, il modo più naturale di vivere.

L’imposizione


L'imposizione

L'imposizione

Uno dei più frequenti motivi di contrasto tra persone o fra comunità è quello che viene definito imposizione, quello che scaturisce nella tipica frase difensiva “tu mi vuoi imporre le tue idee”, quello che porta taluni a professare la non imposizione. Ma cosa è veramente l’imposizione? Sono corrette le frasi e le posizioni sopra indicate? Come si fa a imporsi? Quando e cosa si può imporre? Chi può imporre qualcosa e a chi?

Partiamo dal vocabolario (il rinomato G. Devoto – G. C. Oli) e leggiamo che:

  • Imposizione: Ingiunzione ritenuta immotivata o arbitraria – Assegnazione o attribuzione obbligatoria;
  • Ingiunzione: Ordine perentorio fondato su una posizione di autorità o superiorità direttamente valutabile;
  • Imporre: prescrivere o comandare profittando dell’autorità giuridica o morale – Far sentire inequivocabilmente la propria autorità o superiorità.

Possiamo subito evincere, come del resto già la logica poteva farci comprendere, che l’imposizione può essere tentata solo da chi si trova già in partenza in una posizione di vantaggio e di forza, vuoi per via del ruolo dominante, ad esempio per effetto di scala gerarchica (il capo nei confronti dei suoi sottoposti) o di forza economica (la grande azienda nei confronti dei clienti), vuoi per via del contesto sociale, politico o sociopolitico di maggioranza. Tutti gli altri, tutti coloro che si trovano nella posizione di svantaggio, di minoranza, di sudditanza, di debolezza, non potranno mai tentare d’imporsi, possono solo difendersi dalle imposizioni che ricevono, possono solo manifestare con più o meno fermezza il loro dissenso, possono solo tentare di farsi comprendere e rispettare. Azioni assolutamente legittime e che, anche se per la controparte possono sembrare imposizioni, in realtà non lo possono essere e sono solo reazioni logiche e corrette all’imposizione che la parte in stato di svantaggio sta ricevendo dalla parte in stato di vantaggio. Infatti, pretendere il rispetto delle proprie idee, pretendere un proprio spazio vitale nel quale poter agire secondo la propria visione della vita, chiedere con fermezza e reiteratamente d’essere ascoltati, diffondere ad ampio spettro i propri ideali, fare proselitismo, quando attuate dalla parte in posizione di non dominanza, non sono delle imposizioni, sono solo azioni di difesa che non sarebbero necessarie se la parte dominante non tentasse di imporre i propri credo e le proprie regole, ovvero se la parte dominante rispettasse nel vero senso della parola l’altra parte.

Il famosissimo detto “la libertà dell’uno finisce dove inizia la libertà dell’altro” non può essere interpretato solo a favore della parte dominante, cioè a senso unico al fine di rinforzare la sottomissione della parte non dominante, piuttosto deve intendersi a doppio senso, se non addirittura al contrario: ” la libertà dell’uno finisce dove inizia la libertà dell’altro , ma la libertà dell’altro finisce dove inizia la mia libertà”. Nasce qui la questione di come stabilire il punto d’incontro tra le due libertà. Di certo non lo si può determinare in modo aritmetico, che i pesi delle limitazioni indotte a una parte per effetto dell’opinione dell’altra non è quasi mai identico, pertanto il punto di mediazione va definito secondo un ben più complesso calcolo algebrico, andando a valutare di volta in volta l’impatto che le due posizioni hanno sulla controparte. Insomma il giusto compromesso raramente è nel mezzo, ma il più delle volte è sbilanciato da una parte, il più delle volte una delle due parti mette sul piatto un qualcosa che andrebbe a limitare fortemente o totalmente la libertà dell’altra, che invece sul piatto mette un qualcosa che risulterebbe molto poco limitante o fastidioso per la prima parte.

Per rispettare l’altro, non posso essere costretto e non devo ridurmi a rinunciare alla mia visione, al mio stile di vita, in caso contrario è più che giusto che io metta in atto tutte quelle azioni atte a proteggermi, il che non vuol dire che io voglia impormi, ma piuttosto dovrebbe far capire che mi si sta ingiustamente imponendo qualcosa.

Sbaglia e alla grande, dunque, chi pur trovandosi nella posizione di svantaggio, propone la linea del “non dobbiamo imporci”, innanzitutto perché di fatto non è nella condizione di imporre alcunché a chicchessia, in secondo luogo perché così facendo il messaggio che trasmette alla controparte incrementa ancora di più il suo stato di sudditanza:
1) Comprendo che voi siete più forti di me, indi mi arrendo già di partenza e mi sottometto ai vostri voleri
2) Sono un remissivo, quindi potete ignorarmi e ignorare i miei diritti
3) Sono un vigliacco, fate di me quello che volete.

Quando non si tratta di un qualcosa d’illegale, non bisogna aver paura di difendere le proprie opinioni, le proprie posizioni, il proprio stile di vita, anzi, è necessario e giusto farlo, è un diritto basilare che nessuno può togliere e nemmeno limitare. Poco o nulla deve interessare, a livello di concetto che poi è diverso parlare di come portare avanti tali azioni a livello di comunicazione, se la controparte ne possa risultare più o meno infastidita, è un problema suo che viene a crearsi solo e perché lei, la controparte, sta adottando atteggiamenti di prevaricazione, sta a lei modificare il suo atteggiamento di modo che scompaia la necessità, e quindi il fastidio, dei meccanismi di difesa.

Alcuni esempi.

Il titolare di un’azienda che pretende dal suo personale l’uso di giacca e cravatta sta facendo un’imposizione; il dipendente che chiede di potersene stare in camicia e senza cravatta sta esercitando un suo diritto.

Il Sindaco che emette un’Ordinanza sta facendo un’imposizione; il cittadino che manifesta il suo dissenso nei confronti dell’Ordinanza sta esercitando un suo diritto.

La società che propaganda degli stereotipi sta facendo un’imposizione; la persona che si adopera per abbattere gli stereotipi sociali sta esercitando un suo diritto.

La struttura natatoria che obbliga a fare la doccia con il costume o la struttura saunistica che pretende l’uso del costume anche nella cabina sauna stanno facendo un’imposizione, per altro andando contro il buon senso igienico; il cliente che chiede di poter fare a meno del costume sta esercitando un suo diritto.

La struttura nudista che vieta l’uso dell’abbigliamento sta facendo un’imposizione; il nudista che in una struttura tessile chiede di poter stare nudo sta esercitando un suo diritto.

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