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Assurdità italiane


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Trovarsi senza medico di base perché quello che avevi è andato in pensione e ne lui ne il servizio sanitario hanno pensato fosse opportuno avvisarti della cosa.

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Una volta senza medico non puoi fare la procedura di cambio via Internet, devi forzatamente andare allo sportello, perché secondo loro non è un cambio ma una prima scelta.

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Anche fosse una prima scelta perché non poterla fare on-line? Parlano tanto di informatizzare il sistema, obbligano aziende e persone all’utilizzo di procedure informatizzate e poi sono le istituzione le prime a risultare deficitarie!

Elezioni


 


Oggi l’Italia ha assolutamente bisogno di continuità, non di cancellazioni, rifacimenti, nuove lunghe discussioni: si deve andare avanti, non ripartire da zero.

 

Casta Italia


I parlamentari decidono del proprio sostegno economico, inteso in stipendio, vitalizio, benefici vari. Gli ordini professionali definiscono le regole e le prove per l’accesso alle professioni, facendo in modo di filtrare fortemente le promozioni. I benzinai scioperano per la scadenza di un benefit fiscale assegnato da tempo a loro e solo a loro, come se gli altri lavoratori autonomi non abbiano le stesse problematiche. I produttori di latte protestano contro le quote imposte loro dalla Comunità Europea, dimenticandosi che le stesse sono state definite sulla base delle informazioni da loro stessi passate alla Comunità, tenute basse per paura di trovarsi nuove tasse. Chi ha redditi alti e possiede beni si oppone alla patrimoniale, adducendo come scusa quella di pagare già tanto in tasse, come se gli altri pagassero poco. La Chiesa sfrutta inadeguatamente (e illegalmente) i propri benefici fiscali e si oppone alla loro limitazione, ignorando che ci sono tante Associazioni di beneficenza che non usufruiscono degli stessi identici benefici. I medici condizionano l’operatività dell’assistenza sanitaria pubblica offrendole poco del loro tempo, per mantenere il tanto a disposizione della libera professione, verso la quale vengono indecentemente indirizzati molti malati a costi nettamente maggiori. I farmacisti si oppongono alla vendita dei medicinali nei supermercati, ma nel contempo allargano sempre più le categorie di prodotti da loro venduti, molti dei quali, oggi, nulla hanno a che vedere con la farmacologia. Le compagnie nautiche fanno cartello per alzare i prezzi adducendo l’aumento del costo del carburante, e con loro tante altre compagnie (telefono, luce, acqua, e via dicendo), senza tener conto che i cittadini sono a loro volta assoggettati all’aumento dei carburanti, indi si trovano a pagarlo più volte. Le aziende alzano i prezzi, ma non toccano gli stipendi, anzi se possibile li abbassano anche, incuranti della situazione di crisi in cui sempre più le persone vengono a trovarsi. Eccetera, eccetera, eccetera.

Quanti privilegi che esistono o si pretendono in questa Italia! Un’Italia formata da numerose caste tutte dedite a mantenere inalterata la propria posizione di vantaggio, tutte interessate a far si che i nuovi venuti non riescano a togliere spazio ai vecchi. Una visione a senso unico che sta spostando i capitali e le risorse sempre più verso l’alto, che sta creando sempre più divario tra chi può imporre e di deve subire.

È già questa Italia è proprio una casta Italia… l’Italia delle caste!

La mia ricetta italiana


In questo difficile periodo della vita italiana, ma non solo italiana, oltre ai politici molti sono coloro che formulano le proprie idee in merito al come tirarsi fuori dalla situazione contingente e allora, pur senza la pretesa d’essere esaustivo, pur nella coscienza che alla fine non mi sarà possibile apportare nulla di fattivo, ci voglio provare pure io.

La mia ricetta di benessere vuole differenziarsi dalle tante proposte che si sentono, dai tanti discorsi che vengono fatti, proposte e discorsi che viaggiano su due binari distinti ma poi non tanto diversi: gli uni preoccupati più di racimolare soldi che di risolvere i problemi strutturali, gli altri intenti più a criticare quello che fanno i primi che a proporre vere soluzioni alternative. Io voglio seguire la corrente, invero già seguita da un’esigua minoranza che svanisce nell’oceano delle lotte di potere, dell’analisi attenta e minuziosa, seguendo quelli che sono i dettami di uno strumento efficace e potente: il Problem Solving.
Certo non mi è possibile in poche righe andare ad illustrare l’intero processo d’analisi e valutazione delle soluzioni ipotizzabili e mi devo necessariamente limitare ad esporre quella che è la mia ricetta finale, chiedendovi di credermi sulla parola quando vi dico che essa non è il risultato estemporaneo di pensieri vaganti per la mia mente, ma scaturisce da una profonda meditazione delle cose e dei fatti.
Ma veniamo alla “mia ricetta italiana”.

Tanto per cominciare dobbiamo assolutamente prendere coscienza del fatto che i problemi dell’Europa non sono dati dalla situazione italiana, o quantomeno solo da quella: l’Europa è in crisi per il semplice fatto che non esiste un’Europa, ma esiste solo ed esclusivamente una moneta unica europea. Lasciamo pertanto perdere una qualsiasi considerazione che possa riguardare le problematiche europee, non hanno nulla a che fare con la soluzione delle problematiche italiane.
Precisato questo dobbiamo suddividere la ricetta in tre sezioni, ognuna delle quali raggruppa gli interventi che hanno effetto o sono attuabili in un dato spazio temporale: breve termine, medio termine e lungo termine. Il Governo è tutto teso, per evidenti ragioni di interesse politico ma con pochissima lungimiranza e scarso riguardo alle vere esigenze della Nazione, a portare avanti gli interventi validi sul breve termine, ovvero quelli che possono apportare immediate entrate di denaro alle casse dello Stato; l’opposizione si limita ad opporsi alle proposte del Governo o, al massimo, apporta alternative che si muovono sulla stessa scala temporale, il breve termine. Tutti chiedono, a parole, interventi strutturali, ovvero azioni che agiscano sul medio e lungo termine, ma nessuno, a fatti, riesce a mettere in campo proposte che realmente riguardino tali interventi strutturali. C’è si qualche voce che si sta alzando proprio in questi ultimi giorni, ma ancora è presto per capire se trattasi solo di vane parole o ci sia dietro la vera volontà di lavorarci; per altro, come ormai è ben risaputo, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare che nel caso in questione si può riformulare nel senso che tra il proporre e l’applicare c’è di mezzo una politica preoccupata solo ed esclusivamente della propria sopravvivenza.
Partire dal breve termine è l’errore comune che viene fatto, partiamo quindi dal lungo termine.

Interventi a lungo termine

1) Rinuncia alla furberia – Si sa che soprattutto in Italia è diffuso il concetto “furbo chi se ne frega delle regole e delle leggi, stupido che le rispetta”, lasciando perdere il fatto che a questo punto dovrebbe essere furbo chi non rispetta nemmeno questa linea che è pur sempre una regola (impossibile scappare dalle regole, è regola anche il non voler regole, il contestare le regole e via dicendo), le conseguenze di un tal modo di ragionare sono nefaste e ben si vedono quando, per inevitabile effetto indotto, la classe politica, che alla fine si crea dalle persone del popolo e come il popolo ragiona, si muove sulla base dello stesso concetto (vedi il mio precedente articolo di natura sociale “Il paese delle banane”).

2) Ristrutturazione del sistema politico/amministrativo – Fare il politico, a qualsiasi livello, compresi quelli parlamentari e governativi, non dev’essere un lavoro di sostentamento, ma un atto di volontariato civile; giusto che ricevano uno stipendio ma, intanto che sia livellato con quelli che sono gli stipendi medi di un qualunque lavoratore, poi che sia solo una forma di rimborso per il tempo rubato al proprio vero lavoro (che non può essere quello del politico) e/o al proprio tempo libero.

3) Ristrutturazione della formulazione di governo – “Governo” vuol dire guidare la Nazione e la guida della Nazione non è a unico carico del Governo ma anche di quella che oggi viene, inopportunamente, chiamata Opposizione. Un’Opposizione che fa opposizione, ovvero dice no a qualsiasi cosa venga proposta dal Governo (quando dovrebbe invece aiutare alla formulazione delle ipotesi di governo, non ostacolarle) alla fine determina l’impossibilita del Governo di fare governo e quindi è corresponsabile della crisi politico-amministrativa della nazione.

4) Responsabilità amministrativa oggettiva – Non è possibile che gli errori di chi governa debbano sempre e solo ricadere sul popolo, un amministratore che sbaglia e manda in rovina un azienda deve pagare di tasca propria per gli errori commessi, se un governo non riesce a governare dev’essere immediatamente destituito e deve rifondere, di tasca propria, i danni economici provocati.

5) Diversa politica del territorio – La si smetta di gridare all’eccezionalità degli eventi in occasione di catastrofi che ormai da un decennio tendono annualmente a ripetersi diventando sempre più frequenti e sempre più pesanti e costose (danni che vengono ovviamente e giustamente pagati da tutti, Stato compreso, che poi vuol dire nuovamente da tutti), si inizi ad attuare una politica territoriale conservativa e massiva, inducendo alla ristrutturazione degli edifici (piuttosto che alla costruzione di nuovi), limando notevolmente tutti i paini di urbanizzazione (già il territorio è troppo urbanizzato), inducendo i disoccupati ai lavori di mantenimento del territorio, avendo maggior cura e rispetto delle persone quando si fanno indagini di fattibilità strutturale in merito a nuovo costruzioni (onde evitare che si costruisca su terreni di frana, alla base di canali di scolo delle acque e via dicendo), eccetera.

Interventi a medio termine

1) Decadimento del fanatismo politico – Da alcuni anni le persone, tutte, dai politici al popolo, ragionano in termini di fan club: l’ha detto uno dei mie leader politici indi è la verità; l’ha scritto il giornale della mia corrente politica per cui è certezza; l’ha detto il mio partito quindi lo devo fare. Bisogna tornare a valutare le cose per quello che sono, non in ragione di chi le dice, che nessuno è infallibile.

2) Spostamento del potere decisionale auto sostentativo – allo stato attuale sono gli stessi politici che decretano in merito al loro stesso sostentamento ed è quindi logico, anche per il concetto già visto del furbo chi frega, che alla fine nel momento stesso in cui chiedono alla popolo di sacrificarsi per il bene della nazione, loro si aumentino gli stipendi o i benefici, loro evitino di tagliarsi il vitalizio pensionistico, loro se ne guardino bene dal prendere provvedimenti che colpiscano anche le loro tasche. Lo stipendio, i benefici, il vitalizio e quant’altro sia emolumento retributivo o simil retributivo dei politici dev’essere definito in via referendaria dal popolo stesso, sulla base dei meriti effettivi: un buon governo verrà premiato, un cattivo governo verrà licenziato senza emolumenti e liquidazione. Esattamente come l’attuale governo chiede (giustamente) che venga fatto per i dipendenti: i parlamentari sono i dipendenti dello Stato Italiano, il cui proprietario è il Popolo Italiano.

3) Definizione delle priorità economiche – Tra i vari servizi dello Stato ce ne sono alcuni che risultano essere assolutamente critici per la corretta evoluzione e il corretto sostentamento del popolo, sanità e scuola in primis. Questi servizi non possono essere assoggettati a criteri di rigidità economica: si può rinunciare alla costruzione di nuove strade o nuove case, ma non si può togliere disponibilità scolastica, non si può limare l’efficacia didattica tagliando i fondi alle scuola, non si può allungare la vita (assoluta e lavorativa) delle persone facendole vivere male più a lungo con un servizio sanitario scadente e che si trova costretto a rinunciare alla prevenzione (si ricordi che prevenire non è intervenire quando ci sono i sintomi, ma evitare che le malattie insorgano). Un popolo più istruito e più sano rappresenta una importante fonte di sostentamento della Nazione; un popolo ignorante e malato rappresenta una notevole spesa per la Nazione.

4) Riduzione degli sprechi – Diverse sono le azioni qui coinvolte, ecco un breve e non esaustivo elenco: smetterla di finanziare lavori pubblici che non vengono mai portati a termine; smetterla di pagare persone che di fatto scaldano solo la sedia del loro posto di lavoro; smetterla di portare avanti sperimentazioni amministrative (informatizzazione del sistema pubblico, documento di identificazione unico elettronico) senza mai arrivare ad un dunque (dunque che servirebbe anche per ridurre gli sprechi, ma bisogna arrivarci); disincentivare l’abitudine tutta italiana di volere il lavoratore presso la sede di lavoro (il 50% dei lavoratori potrebbe sicuramente lavorare da casa e del restante 50% almeno la metà potrebbe farlo in modo parziale); incentivare la riduzione dei rifiuti piuttosto che la ricerca di sistemi più efficaci di smaltimento degli stessi; migliorare i sistemi di riasfaltatura per evitare di dover rifare le strade ad ogni inverno; ridurre drasticamente il trasporto su gomma (causa d’inquinamento, rottura del manto stradale, decadimento delle strutture edilizie per effetto delle vibrazioni, eccetera).

5) Riduzione demografica – Siamo troppi e questo comporta tutta una lunga serie di problematiche territoriali e non territoriali (che alla fine hanno tutte un risvolto economico); va incentivato un corretto processo di riduzione demografica (in Italia dovremmo scendere almeno del 25%) e di un decentramento (migliore distribuzione) della popolazione.

6) Eliminazione dell’IVA – L’IVA è, a tutti gli effetti, più una spesa che un incasso: servono sistemi di gestione e di controllo e questi hanno un costo non indifferente.

7) Tutti scaricano tutto – Perché mai devo pagare le tasse su dei soldi che in realtà ho speso e quindi verranno già tassati a coloro che li hanno presi? Così come è possibile scaricare gli acquisti fatti per il sostentamento del lavoro, dev’essere possibile scaricare le spese fatte per il sostentamento della vita privata. Oltretutto così facendo si consentirebbe un incremento degli acquisti e per ogni acquisto ci sarebbe sicuramente la relativa documentazione fiscale, riducendo quasi a zero l’evasione fiscale, almeno in certi contesti.

8) Vera lotta all’evasione fiscale – Invece di prendersela con l’artigiano che ha sbagliato a riportare un decimale su una fattura, invece di ritenere a priori che tutti i professionisti siano degli evasori fiscali, invece di studiare complessi e costosi nonché poco democratici sistemi di controllo fiscale (vedi studi di settore), si combatta la vera evasione fiscale quella delle grandi multinazionali, quella delle organizzazioni malavitose, quella della nostra stessa classe politica.

Interventi a breve termine

1) Patrimoniale – La chiedono gli stessi che la dovrebbero pagarla e questo, anche perché in Italia è una novità assoluta, la dice lunga sulla sua sentita esigenza; ovvio che deve riguardare non tutta la popolazione che abbia anche un solo minimo e sudatissimo patrimonio, ma chi il patrimonio ce l’ha in ampia misura e grazie soprattutto al lavoro e al sudore di altri

2) Eliminazione dei benefici della Santa Chiesa –Tali benefici sono assolutamente contrari ad ogni logica e in aperta contraddizione con la Costituzione Italiana che sancisce la laicità dello stato italiano, inoltre sono una disparità di trattamento nel confronto di tutte le altre organizzazioni che operano a fini di beneficenza pur senza essere legate alla Chiesa Cattolica Italiana; senza contare che tali benefici vengono spesso utilizzati a copertura (illegale) di attività che sono apertamente commerciali e nulla hanno a che vedere con il volontariato, la beneficenza, la religione.

3) 8 per mille allo Stato Italiano – Allo stato attuale delle cose chi sceglie di lasciare il proprio 8 per mille allo Stato Italiano in realtà lo lascia (in massima parte) alla Chiesa Cattolica Italiana. Lo Stato Italiano ha bisogno di risorse e allora che il volere del cittadino sia pienamente rispettato: se li lascia allo Sato che sia lo Stato a ricevere quei soldi (ma per usarli lui, non per devolverli ad altri).

4) Immediata eliminazione del vitalizio dei politici – Più di tremila euro al mese in soli cinque anni di lavoro legislativo e anche con una sola presenza ai lavori di governo è uno stato di cose assolutamente inconcepibile, specie nel momento in cui il governo chiede al popolo l’innalzamento dell’età pensionabile, specie considerando che a un lavoratore sono necessari 40 anni di lavoro per andare in pensione e dopo la sua pensione è comunque tanto esigua che si trova obbligato a cercare comunque un lavoro o a vivere sotto i ponti.

5) Sensibile riduzione dell’IVA – L’IVA è un fardello che pesa sulle spalle dell’acquirente finale, questi oggi è in massima parte nelle condizioni di dover contenere al massimo le proprie spese, ridurre l’IVA aiuterebbe ad incentivare gli acquisti, di conseguenza provocherebbe un aumento degli incassi e così un aumento delle entrate fiscali per lo Stato.

Qui mi fermo che sono già stato troppo lungo per un blog. Anch’io ho così detto la mia aggiungendomi alla massa degli opinionisti più o meno improvvisati, più o meno parziali, più o meno condizionati da fanatismi politici e religiosi, più o meno sinceri, più o meno convinti.

Ora … ai posteri l’ardua sentenza! E speriamo in bene, speriamo che si ala volta buona che l’Italia cambi strada veramente e in tutti i sensi.

Il paese delle banane


In questi ultimi tempi sono molti coloro che, per inciso giustamente, si lamentano di come vanno le cose in Italia, sia in senso socio-economico che in quello amministrativo-governativo.
Si contestano le scelte fatte dal nostro Governo; si mettono in discussione le strutture politiche; si criticano le affermazioni dell”uno o dall’altro dei nostri personaggi politici, siano essi di maggioranza che di opposizione; si mette il becco, e anche il naso, nelle vicende private di deputati e parlamentari; e via dicendo.
Quello che pochi, però, fanno è della sana autocritica: insieme ai diritti ci sono anche i doveri e tra questi quello di mettere sul piatto della bilancia tutto quello che il popolo combina, quello che non fa o fa nel modo sbagliato, quelle che sono le abitudini, tanto radicate quanto sbagliate, che contribuiscono a fare dell’Italia un paese incivile e sempre più invivibile.
Non sono cose complicatissime da annotarsi, non sono cose difficili da vedere, eppure sembra che molti, troppi, le ignorino.

Come ogni giorno sto percorrendo la tangenziale per andare da casa al luogo di lavoro, ovviamente la mia velocità è perfettamente rispettosa del limite massimo, ma nel contempo nemmeno d’intralcio alla circolazione essendo esattamente coincidente con detto limite. Mi trovo in seconda corsia e sto superando una fila di camion che intralcia completamente la corsia più a destra. Improvvisamente nello specchietto retrovisore mi vedo fare i fari da un tizio che viaggia ben oltre il limite di velocità e che pretenderebbe che io trasgredissi al codice della strada solo perché lui dello stesso se ne frega bellamente.

Poco dopo mi avvicino ad un punto d’ingresso nella tangenziale e una macchina spunta da questo obbligandomi a frenare quando invero avrei il diritto di precedenza.

Qualche chilometro più avanti c’è la coda: “mannaggia proprio oggi che sono in ritardo”. Pazientemente e diligentemente mi accodo, ma ecco arrivare il solito furbone: un furgone, totalmente incurante dell’educazione altrui, procede come se nulla fosse in contromano per sorpassare la coda.

Sempre in tangenziale, sto tornando a casa dopo una lunga e pesante giornata di lavoro, mi mancano ormai pochi chilometri. Nella corsia opposta una lunga fila di vetture procede a velocità regolare. Ma cosa c’è la davanti? Oh ma questo è pazzo! Una vettura sta sorpassando la fila e, pur essendomi ormai vicinissima, non accenna a rientrare; potrebbe (e dovrebbe) farlo, per altro sta superando delle vetture che non sono strettamente appressate tra loro, invece… invece mi fa i fari e mi vedo costretto a sfiorare il guard-rail per evitare lo scontro frontale.

Sono in forte anticipo ad un appuntamento, per ingannare il tempo mi faccio due passi per le strade della città. Mi addentro in un parco che ben conosco: da bambino ci venivo a giocare, c’era la buca della sabbia, una bassa fontana appositamente allestita per fare da piscinetta bagna piedi e tanto prato verde. Ora non si vede un solo bambino, non possono più giocarci: la piscinetta è stata rimossa, la buca della sabbia pure perché era diventata la cloaca di cani e gatti, così come lo sono i pezzi di prato che contornano le stradine sui quali decine e decine di cani vengono lasciati liberi di scorrazzare e lordare con le proprie deiezioni liquide e solide. E provaci a far presente che la legge prevede che i cani devono stare al guinzaglio, che gli escrementi vanno raccolti, al meglio che ti vada vieni mandato a quel paese, a volte rischi anche d’essere menato.

E’ giunta l’ora dell’appuntamento e, con estrema puntualità, mi presento allo stesso. La segretaria molto gentilmente mi dice che la persona con cui mi devo incontrare non è presente, ha avuto un contrattempo: “sa, deve comprendere, è una persona molto impegnata!” E già perché io non avevo altro da fare, vero? Perché io non sono altrettanto impegnato?

Amareggiato decido di andarmene in una vicina gelateria per mangiarmi un bel gelato consolatore. Prendo il mio bel gelato e mi vado a sedere nel giardinetto della gelateria. Dopo pochi secondi arrivano due altre persone che si siedono al tavolino vicino al mio, s’accendono una bella sigaretta e m’intossicano con i loro fumi. Faccio loro presente che l’aria spinge il fumo delle loro sigarette verso di me e… “qui siamo all’aperto e abbiamo il diritto di fumare, se non le sta bene se ne vada!” Ma il mio diritto alla quiete, al gustarmi un gelato in santa pace, alla salute dove se ne è andato?

E’ arrivato il fine settimana, mi sto facendo una bella passeggiata sui monti vicino casa. Il sentiero, ben segnato e mantenuto, ad un tratto passa vicino ad un capanno di caccia. L’ultima volta che ero passato di qua il capanno era una piccola struttura di legno parzialmente ricoperta di vegetazione, oggi, sorpresa, c’è una piccola villetta metà in muratura e metà in legno. Una costruzione abusiva come tante ce ne sono e ne sorgono da queste parti, ricordo quello che mi spiegava un amico Guardia Forestale: all’esterno sembrano capanni di legno, ma all’interno vengono poco alla volta eretti i muri in cemento e, mese dopo mese, la struttura quasi invisibilmente si allarga finché un bel giorno ti trovi una casa fatta e finita, poi arriva un condono edilizio e i giochi sono fatti.

Tornato a casa trovo sul telefono l’avviso di una chiamata da parte di un amico che non sentivo da un paio d’anni. Lo richiamo e felicissimo mi mette al corrente del fatto che ha finalmente trovato lavoro per suo figlio. Mi spiega le cose e così vengo a sapere che c’è riuscito grazie alla raccomandazione d’un parente, non solo ma per liberare il posto l’azienda ha licenziato un ragazzo che aveva ormai terminato il suo periodo di apprendistato e si aspettava l’assunzione a tempo indeterminato. Ma che bello, e pensare che questo mio amico a parole s’è sempre manifestato contrario, assolutamente contrario, alle raccomandazioni, per giunta aveva più volte partecipato a manifestazioni di piazza contro i licenziamenti facili.

Sono in ferramenta per comprare del silicone, costa otto euro ma io ho solo una banconota da cinquanta e pago con quella. Il proprietario del negozio prende la banconota e mi restituisce 2 euro, pensando che debba prendere i restanti quaranta io me ne resto fermo davanti alla cassa e lo guardo, ma questi impassibile si allontana verso il retro del negozio. Lo richiamo e gli faccio notare che gli avevo dato cinquanta euro non dieci e lui, come se niente fosse, mi risponde “a si, ne è proprio sicuro?”

Mi fermo qui con gli esempi, ce ne sarebbero tanti altri, ma questi mi sembrano riepilogare un buon numero di cattive abitudini, anche perché ogni episodio s’è ripetuto più volte, alcuni (quelli relativi ai viaggi in auto) addirittura quasi quotidianamente.
Certo tutto il mondo è paese e l’Italia non è sicuramente l’unico paese al mondo dove si debbano registrare furberie e maleducazioni di vario genere, però questo non giustifica nulla e poi a noi il dovere di guardare noi stessi, gli altri pensino a se stessi. Quindi…

Italiani, un popolo di presuntuosi, di persone irrispettose e maleducate, un paese dove vige il detto “chi rispetta le regole è uno stupido, furbo chi se ne frega”. Orbene, parafrasando un vecchio detto e tornando al proposito di farsi autocritica, dobbiamo ben renderci coscienti che…

un popolo ha la classe politica e il Governo che si merita!

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