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Il parco della Rocca di #Manerba


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Ci sono posti belli e altri meno, ci sono luoghi che ricordi piacevolmente e altri che preferisci dimenticare, ci sono località in cui torni volentieri e altre in cui non torni più, poi ci sono quei posti che ti restano impressi non solo negli occhi ma anche nel cuore, posti che ti ammaliano e dei quali non sapresti più farne a meno. Certo è una questione molto soggettiva, ma poco importa, per me il Parco Naturale della Rocca e del Sasso, sito in quel di Manerba del (lago di) Garda, in provincia di Brescia, è uno di questi ultimi.

Lago da Rocca 043Verde, tanto verde, mille tonalità di verde che, intersecandosi ai margini, si alternano fra loro creando un armonico e rilassante patchwork naturale. Prati frammisti a tratti di bosco, nel mezzo qualche piccola casetta. Una collina delinea per intero il margine nord occidentale e su di essa, nel punto di massima elevazione, le rovine di un antico maniero: la Rocca di Manerba. Da qui la collina crolla quasi verticalmente sul bosco sottostante per poi risalire dolcemente al vicino Sasso, punto di massima elevazione della lunga e alta falesia di rocce sedimentarie che contorna a nord e a ovest il parco. Sotto di essa le azzurre acque del lago, un lago grande, che si vede estendersi lungamente in ogni direzione.

IMG_0350Diverse più o meno nascoste linee di chiaro marrone identificano le comode stradine e i bei sentieri che s’insinuano all’interno di questo bucolico paesaggio, tracciati che permettendo al turista pedestre o ciclista splendide passeggiate buone per ogni stagione.

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Tre comodi parcheggi, quelli gratuiti di Montinelle e di Pisenze e quello a pagamento detto della Rocca, con annesso bar, sono la base di partenza per le passeggiate o le spiagge. Volendo si può parcheggiare, a pagamento, anche a Porto Dusano da dove un bel sentiero, a tratti magari un po’ troppo abbandonato alla vegetazione, in un quarto d’ora permette di risalire alla zona del parco.

Lago da Rocca 032Dalla vetta della Rocca lo sguardo oltre che, come già detto, navigare libero sulle acque del lago, si libra a trecentosessanta gradi mostrandoci il Monte Baldo, la valle del Sarca, i monti di Tignale, il Castello di Gaino, Il Pizzoccolo, il monte Spino, i monti di Salò e di Villanuova, le colline moreniche che cingono a sud il lago e sulle quali pregiati vigneti ci donano vini conosciuti in tutto il mondo. Abbassando lo sguardo subito sotto di noi la splendida baia di Pisenze con la Lago da Rocca 018sua affollatissima spiaggia, appena dietro a questa la punta Belvedere e la limitrofa isola di San Biagio (anche conosciuta come isola dei Conigli), segue l’ampia baia di San Felice con il Porto Torchio, la Romantica e la Punta di San Fermo con l’ampia isola del Garda, dietro si può intuire la piccola e simpatica Baia del Vento, seguita dalla ben più ampia Baia di Salò. Salendo verso nord ecco gli abitati di Gardone Riviera, Maderno, Toscolano, Gargnano, poi una punta Lago da Rocca 020rocciosa copre la vista della restante costa settentrionale bresciana. Sulla sponda opposta da nord s’individuano i paesi di Malcesine, Brenzone, Torri del Benaco, Garda con la sua inconfondibile baia racchiusa tra la Punta di San Vigilio e la Rocca di Garda, Bardolino, Lazise, Pacengo. A sud s’intravvede Peschiera, a seguire man mano più visibili Lugana, Sirmione con la sua tipica penisola e le Grotte di Catullo, Rivoltella, Desenzano, la baia di Lonato e Padenghe, indi Moniga.

IMG_0427Alla vetta della Rocca ci si può arrivare a piedi per un ripido sentiero che sale, aggirando per cengia il salto roccioso che lo caratterizza, lungo il versante settentrionale. Ad esso possiamo arrivare con uno qualsiasi dei sentieri del parco, sia partendo dal paese di Manerba, che dalla baia di Pisenze. Al maniero possiamo arrivarci anche in auto, seguendo le indicazioni reperibili nei pressi di Montinelle: dall’ampio parcheggio ci vogliono solo cinque minuti di cammino lungo ripidissima strada asfaltata chiusa al traffico. Nei pressi del parcheggio è sita la Casa del Visitatore dove un’area picnic e un bar consentono un opportuno punto di fermata e ristoro. All’interno della Casa troviamo il museo, assolutamente meritevole di una poco frettolosa visita: al primo piano il percorso archeologico, al secondo il percorso naturalistico. Al servizio del visitatore anche delle guide professioniste per una visita accompagnata alle bellezze del parco, che oltre ai già decantati paesaggi ci offre una ricca varietà di piante, variopinti fiori, un piccolo laghetto dal quale parte un’antica galleria artificiale costruita per evitare l’inondazione della campagna circostante scaricando a lago l’eventuale eccesso di acqua.

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Per quanto riguarda le attività balneari tre sono le spiagge direttamente annesse al parco: Pisenze, Rocca e Dusano.

Spiaggia di Dusano

Piccola e spesso molto affollata per la sua vicinanza al parcheggio e a diversi ristoranti. È formata da grossi ciottoli che degradano velocemente in acqua: ad una ventina di metri da riva la profondità già si aggira intorno ai tre metri per poi degradare più dolcemente. Il fondale inizialmente a ciottoli diviene quasi subito fangoso con zone ricoperte da campi di alte piante subacquee fra le quali girano persici reali, persici sole e tinche.

Spiaggia di Pisenze

Lago da Rocca 023Molto più lunga, seppur sempre di limitata larghezza e sempre a ciottoli, altrettanto affollata e pure servita da un comodo parcheggio. Come bar e per mangiare ci si può appoggiare al buon omonimo ristorante che si trova alla fine del parcheggio, proprio a fianco della stradina che porta in spiaggia. In acqua la profondità aumenta un poco più dolcemente e il fondale è, così come la spiaggia, nettamente distinto in due zone: sul lato occidentale dopo una prima fascia di ciottoli diventa sabbioso e lo resta fino alle boe (300 metri da riva) che delimitano la zona balneare e tengono le barche lontane da chi nuota; sull’altro lato una vasta zona di scogli si prolunga anche in acqua determinando un fondale roccioso che resta tale fin oltre le dette boe e, pur senza potersi aspettare la varietà e quantità di pesce osservabile al mare, permette di praticare lo snorkeling con discreta soddisfazione.

Spiaggia della Rocca

IMG_0365Arriviamo alla mitica e splendida spiaggia della Rocca: molto meno frequentata delle altre due, ci si arriva dal lato sud orientale del parco seguendo, a partire dall’omonimo parcheggio (bar), prima una stradina sterrata e poi un evidente sentierino. Oltrepassato un boschetto si supera, per apposito varco, un vecchio muro di cinta e con un aereo passaggio lungo una cengia si rientra nel bosco dove il sentiero si biforca: a destra si scende ripidamente alla parte meridionale della spiaggia, a sinistra si prosegue più dolcemente portandosi sul lato settentrionale della spiaggia. Improvvisamente il bosco lascia lo spazio ad alcune piccole e strette spiagge di ciottoli alternate a tratti di lisci scogli. A pochi metri (20) da riva già troviamo acqua molto alta (5 e più metri), ci sono comunque, specie se il livello del lago è attorno al suo zero idrometrico, ampi tratti che consentono una tranquilla nuotata anche a bambini e neofiti del nuoto. Nuotare qui è un poco come farlo lungo le scogliere della Sardegna, non avremo la stessa limpidezza delle acque, anzi, ma il fondale roccioso e i tanti grossi massi ricreano la stessa conformazione e danno le stesse emozioni, se siete fortunati potreste osservare grossi cavedani o essere avvolti da nuvole di piccoli persici reali. In zona anche alcuni spot d’immersione spesso frequentati dai diving del lago.

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IMG_0703Ho definito per me incantevole questo luogo anche se gli manca qualcosa che lo renderebbe addirittura magico e che mi ci farebbe ritornare con maggiore frequenza e assiduità, un qualcosa che farebbe qui arrivare sicuramente molti altri che come me preferiscono immergersi nella natura così come natura chiama: nudi.

Camminare e nuotare vestiti è bello, farlo nudi è molto meglio! Anche solo un paio di leggerissimi pantaloncini o un micro costume da bagno sono di troppo e fanno emotivamente, sensitivamente, fisiologicamente mancare qualcosa (e c’è spiegazione scientifica). Purtroppo è difficile comprenderlo senza provarlo, posso solo invitarvi caldamente a provarci, invito Sindaco e Assessori di Manerba ad accompagnarmi in una escursione e in una nuotata senza vestiti, alla fine ne sarete assolutamente convinti, così come lo sono io e tanti altri, tutti coloro che ci hanno provato.

IMG_0701Comprendo che per un sindaco, un assessore, un partito possa sussistere la paura che la gente del posto abbia da recriminare. Tutti? No, no di certo: fino ai primi anni del duemila la zona della spiaggia era da tempo (almeno 20 anni) luogo abitualmente frequentato da nudisti e nessuno se ne lamentava, anzi, ho potuto personalmente osservare che le persone vestite condividevano tranquillamente il posto con quelle nude, tranquillamente!

Qualcuno comunque ci sarà, verissimo, ma ci furono anche coloro che si ribellarono all’istituzione del parco, eppure è stato fatto, allora perché non questo? La gente si abitua alle cose e così come si è abituata al bikini, alle minigonne, ai tatuaggi, al piercing, ecco che inevitabilmente, se messa a contatto continuo con la nudità, si abituerebbe anche a questo. Ineluttabile, inevitabile, sicurissimo. Se poi consideriamo che la zona è per la maggior parte frequentata da turisti tedeschi per i quali il nudo è stato naturale e normale, possiamo facilmente presupporre che la scelta incontrerebbe il bene placito e l’adesione di tantissimi turisti già in loco, ai quali nel breve termine si unirebbero altri.

IMG_0356Paura di chi possa vedere la nudità come occasione per atteggiamenti inopportuni o fastidiosi? Beh, intanto costoro ci sono proprio per effetto dei tabù del nudo per cui eliminandoli è quantomeno palese che nel tempo costoro sparirebbero, poi appare altrettanto chiaro che opponendovi un’ampia frequentazione nudista con l’aggiunta di quei tantissimi tessili che amerebbero l’opportunità di potersi ogni tanto totalmente liberare dalle vesti, possiamo essere certi che tali personaggi svanirebbero: in parte perché, come detto, guarirebbero del male che li attanaglia, per altra parte perché se in mezzo a una decina di persone nude qualcuno può anche permettersi di fare il gradasso, lo stesso di sicuro non avvererebbe in mezzo a centinaia di persone (nude e vestite).

Rendere vestiti opzionali un’area del genere, con una tale estensione, sarebbe un episodio ad oggi unico in Italia, il primo del genere e certo porterebbe economia alla zona e prestigio all’amministrazione comunale che decidesse in tal senso.

Si, si, sarebbe sicuramente una grandiosa, magnifica, strepitosa idea quella di rendere vestiti facoltativi l’intero areale del Parco della Rocca di Manerba. Idea vincente!

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Link utili

Parco archeologico naturalistico Rocca di Manerba del Garda

Comune di Manerba

Il Garda vuole perdere una grande opportunità di sviluppo? Pare proprio di si!


Baia delle Sirene

Baia delle Sirene

E’ notizia recentissima l’approvazione in Regione Veneto della legge regionale per il riconoscimento e la valorizzazione del turismo naturista. Ancora non è dato di poterla visionare nella sua forma finale per cui non ci è possibile parlare direttamente della legge, non possiamo però esimerci dal commentare le dichiarazioni che ne sono scaturite, a partire dalla presa di posizione di chi, in Regione, ha tentato di impedirne l’approvazione.

Facendo riferimento all’articolo de L’Arena pubblicato in data 31 gennaio 2014 “Spiagge per nudisti, un sì solo sulla carta”, andiamo a vedere e commentare una per una le dichiarazioni rilasciate.

Stefano Valgamberi, in Regione: “un’ulteriore banalizzazione del corpo umano, che contribuisce a degenerare gli usi e i costumi di una popolazione che sta vivendo da decenni un progressivo decadimento di valori”. Evidentemente non conosce  ciò di cui sta parlando: il nudismo, per sua natura, togliendo al corpo l’oggettivazione, rimettendo al primo posto degli scambi interpersonali la persona, scavalcando e annullando i vari stereotipi del pudore e del consumismo, eleva il corpo umano ridonandogli la sua dignità originale. Queste sono evidenze oggettive facilmente rilevabili: basta partecipare a un raduno di nudisti! Ce ne sono giusto diversi già programmati: il 14 e 15 giugno prossimi lo strepitoso Raduno Nazionale de iNudisti che lo scorso anno ha visto, sui due giorni, la presenza di più di 400 persone (vedi i video relativi); oppure i tanti eventi del programma “Orgogliosamente Nudi 2014” organizzato da “Mondo Nudo”.

Davide Bendinelli, consigliere regionale gardesano, facendo riferimento alla spiaggia nudista del Brancolino nel territorio di Torri del Benaco: “recentemente è un po’ degenerata come tipo di frequentazioni”. Non ho mai frequentato la zona a cui si fa riferimento per cui non posso esprimere pareri specifici, l’esperienza di tante altre zone, però, mi permette di affermare che se degenerazione c’è stata di certo non è per colpa dei nudisti, la cui filosofia non ammette esibizionismi di nessun genere. Nei luoghi dove Consigli Comunali e Forze dell’Ordine, invece di rispondere “ve la siete cercata” o, peggio, fermare e multare gli stessi nudisti che segnalano eventuali casi di esibizionismo, supportano adeguatamente dette segnalazioni non si rilevano degenerazioni di alcun genere o vengono facilmente contenute: con un poco di collaborazione reciproca (e i nudisti sono prontissimi a darla) svanirebbero.

Giorgio Passionelli, sindaco di Torri, in riferimento sempre alla spiaggia di cui sopra: “Abbiamo fatto diverse ordinanze contro l’uso di quella spiaggia da parte di nudisti e sono state emesse sanzioni.”. Ordinanze di fatto illogiche (vietando il nudismo non si risolve il problema dei guardoni e degli esibizionisti che sono un prodotto dei tabù creati dalla società tessile, il nudismo caso mai risolve il problema) e incostituzionali (art 3 della Costituzione Italiana: tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana). “Personalmente non sono per nulla d’accordo”. Libero di esserlo ma un Sindaco non può e non deve veicolare il proprio atteggiamento amministrativo sulla base delle sue personali convinzioni, suo preciso dovere è quello di amministrare la cosa pubblica in funzione della Costituzione Italiana e della legge, facendo in modo che tutti possano attuare i propri diritti costituzionali e naturali, salvo che questo non danneggi materialmente gli altri. Il nudismo, lungi dal danneggiare qualcuno (provocare fastidio a chi è condizionato dai tabù sociali non è un danneggiamento materiale), apporta solo vantaggi sociali e personali, tra i quali la Body Acceptance di cui oggi tanto si parla; il nudismo, se applicato in modo metodico e generalizzato, eliminerebbe dal tessuto sociale ogni forma di violenza sessuale, ogni problema di anoressia e bulimia., molte delle problematiche dei rapporti sociali e interpersonali.

Rinaldo Sartori, sindaco di Brenzone: «Con i problemi che abbiamo, dobbiamo risolvere anche quelli dei naturisti?”. Certo che sì, primo perché i naturisti sono cittadini Italiani, Veneti e Gardesani come tutti gli altri, secondo perché rispetto ad altri problemi quello del nudismo non è un vero problema (lo è solo per chi lo vuole vedere come tale), terzo perchè bastano pochi minuti per risolverlo (il tempo per dirsi “ok sul nostro territorio ognuno è libero di mettersi nudo”), infine perché caso mai il nudismo, come poco sopra illustrato, i problemi li risolve agli altri. “Io sono mentalmente aperto” il solito colpo al cerchio e alla botte? Se uno è mentalmente aperto lo è e stop, non fa ulteriori considerazioni che dicono l’esatto opposto. “Ma vedo delle difficoltà. Il nostro turismo è costituito principalmente da famiglie, le cui esigenze sono difficilmente conciliabili con quelle dei nudisti». Ecco di nuovo il non conoscere quello di cui si vuole parlare, atteggiamento che per un Sindaco è assolutamente inconcepibile: non ci sono statistiche precise, ma si può affermare che almeno il 25% dei nudisti italiani è costituito da famiglie, famiglie che si vedono costrette ad andare all’estero per avere la certezza di non essere infastidite dalle forze dell’ordine; senza considerare le ancor più numerose famiglie francesi, spagnole, tedesche, olandesi che potrebbero venire in Italia ma non lo fanno. Se poi consideriamo che il turismo del Garda è oggi quasi esclusivamente composto da tedeschi e olandesi, paesi dove la nudità è una normalità sociale, ecco che ci si rende conto di come sia invece non solo possibile ma anche doveroso supportare la pratica del nudismo sul Lago di Garda.

Ivan De Beni, primo cittadino di Bardolino: “è una decisione che va ponderata, per mettere d’accordo esigenze diverse” Ottimo ma .. aspetta, e ti pareva! “A Bardolino le spiagge si trovano a ridosso delle strutture ricettive, mentre servirebbero aree riservate per evitare il disturbo reciproco». E perché mai? Tutte le spiagge nudiste italiane e straniere vengono regolarmente percorse, per non dire invase, dai non nudisti, chiara dimostrazione che a chi non è nudista non provoca nessun fastidio la presenza di nudisti (per inciso questo è stato dimostrato anche da vari sondaggi fatti fuori dai contesti nudisti).

Antonio Pasotti, sindaco di Garda: “Non sono contrario” Eeee vaiiii, eh no! “ma bisognerebbe chiudere un tratto di spiaggia e destinarlo ai naturisti. E nel mio comune non si può. La trovo una proposta difficilmente realizzabile». Conosco abbastanza bene la zona visto che ci vado ogni tanto a pescare e c’è un lungo tratto della spiaggia che dalla cittadina si stende verso Punta San Vigilio dove ben poche sono le persone che stazionano, per giunta in tale tratto di spiaggia da almeno trent’anni esiste già una porzione usata dai nudisti, infine: non servono spiagge dedicate, la stragrande maggioranza degli italiani è favorevole alla condividere gli spazi con i nudisti, di più, una buona fetta di questa maggioranza ha dichiarato che diventerebbe nudista qualora fosse sicura di non aver problemi giuridici. Purtroppo (facciamo riferimento alla bozza delle legge regionale, ma viste le parole dei Sindaci è chiaro che la versione finale in questo non è cambiata), ignorando la realtà dei fatti, pensando solo al turismo e non all’aspetto ben più rilevante e importante del “nudismo come scelta di vita”, escludendo la forte espansione dell’escursionismo nudista e, dulcis in fundo, contrastando la legge italiana che, materialmente, non vieta il nudismo (è solo convenzione sociale che il nudo sia offesa al pubblico pudore, convenzione ormai superata e annullata dalle tantissime sentenze a favore dei nudisti), si è fatto il gravissimo errore di vincolare legislativamente la possibilità di stare nudi all’individuazione di aree isolate e delimitate, ora anche un consiglio comunale lungimirante, un consiglio che volesse adottare la più corretta e funzionale formulazione “Clothing Optional” (vestiti facoltativi) si verrebbe a trovare in forte difficoltà, sic!

Una parte dello spiaggione di Garda

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Natur Ohne Filter by Dipende – Giornale del Garda


montagna_nuda2Emanuele Cinelli und das Erzählen eines rein an der Natur teilnehmenden Lebens. Jenseits der Vorstellung des Körpers, der – gekleidet – oft zu maliziösen Überlegungen verleitet. Wanderungen und Veranstaltungen auch zusammen mit Nicht-FKK-lern. Wunsch und Vorschlag: FKK-Gebiete am Gardasee

Die Natur bei Ausflügen und Wanderungen (von Juni bis Oktober: Vaia Tal, Braone Tal, Dorizzo Tal, Bos See, Runde von Tigaldine) unverschleiert und frei von jeglichem Zwang erleben: FKK macht es möglich. Über Initiativen und Projekte, wie z.B. die Idee, einige FKK-Gebiete am Gardasee einzurichten, soll dieser Lebensstil angeworben werden, damit immer mehr Menschen daran teilhaben und sich daran erfreuen können. „Wenn ein Mensch angezogen ist, kommt seine Persönlichkeit nicht zum Vorschein! Schade!“ So drückt Emanuele Cinelli, Blogger und Schriftsteller, seine Gesinnung aus. Nacktheit als wahre Schönheit; Nacktheit als Freiheit von Hemmungen, Zwängen, mangelndem Selbstbewusstsein und Angst; ein Leben ohne Kleider um sich selbst und die Außenwelt besser wahrzunehmen. Gemeinsame Ausflüge sollen FKK-ler und Nicht-FFK-ler nahe bringen und füreinander öffnen. Außerdem, so Cinelli, sei ein solcher Vorschlag auch für den Tourismus am Gardasee von Bedeutung, nicht zuletzt weil „in Deutschland und in den Niederlanden, den Ländern, aus denen die Mehrheit der sich am Gardasee aufhaltenden Touristen herkommt, FKK üblich ist und weitaus praktiziert wird“. Cinellis Gedanken liefern interessante Denkanstöße: „Am Strand passiert es zu meinem Bedauern häufig, dass die Menschen sich nicht so sehr an der Natur erfreuen, sondern eher den Körper der anderen Menschen anglotzen und dabei nicht selten auch plumpe und gar boshafte Bemerkungen äußern. In der FKK-Welt hingegen, passiert es durchwegs, dass man den Körper der anderen Menschen gar nicht anschaut oder bemerkt – man erinnert sich nicht mehr an ihn. Wenn man nackt ist, zählt nicht der Körper, sondern dessen Inhalt, die Persönlichkeit des Menschen!“ und genau die Möglichkeit dies zu erfahren und zu leben will Cinelli den Nicht-FKK-lern bieten: „Wir sind überzeugt, dass Nacktheit nicht tadelnswert oder schändlich ist und wir sind stolz, diese soziale Einengung überwunden und die volle Würde unseres Körpers wieder gewonnen zu haben. Dieses Bewusstsein möchten wir weitergeben und gemeinsam mit anderen leben. All unsere Initiativen und Veranstaltungen sind auch für die Nicht-FKK-ler offen, und wir hoffen auf deren rege Teilnahme, alle sind bei uns herzlich willkommen.

Natura senza filtri by Dipende – Giornale del Garda


Dalla cooperazione tra noi e il giornale ecco uno splendido articolo sul nudismo e in particolare sull’escursionismo nudista, ma anche sulle opportunità turistiche che il nudismo rappresenta per il Lago di Garda, i suoi dintorni e, tutto sommato, l’Italia intera.

 

A pagina 20… Natura senza filtri.

Opportunità per il Garda (e per l’Italia)


Fin dai tempi antichi, il Garda è ricercato luogo per la villeggiatura, molti sono gli alberghi e i campeggi che ne costellano le rive e i dintorni, moltissime le casa vacanza, ampia anche l’offerta fornita da agriturismi e bed & breakfast. Da alcuni anni, però, anche il Garda riscontra un sensibile calo nell’afflusso di turisti, di conseguenza molte sono le iniziative che sono state presentate e invocate per ridagli smalto:

  • nel 2011 nasce il Comitato delle Provincie del Garda che, sotto la definizione di Regione del Garda, riunisce i rappresentanti di Verona, Mantova, Trento e Brescia;
  • sempre nel 2011 la Regione Lombardia investe 5 milioni di euro nel piano triennale di promozione e valorizzazione turistica del Lago di Garda
  • è di questi giorni la notizia dell’imminente realizzazione, in quel di Manerba, del Parco Regionale della Rocca e del Sasso.

Queste e le tante altre iniziative hanno preso e prendono in considerazione l’aspetto culinario, quello artistico, i vari spunti storici presenti sul territorio, l’agricoltura lo sport, ma, stranamente, ne tralasciano uno che sarebbe molto gradito e apporterebbe immediati benefici, senza nemmeno la necessità di fare grossi investimenti: il nudismo.

Stranamente, dicevamo, si perché in Germania come in Olanda, paesi da cui arriva la stragrande maggioranza dei turisti che frequentano il Garda, il nudismo è pratica assai comune, tanto comune che nudi ci si può stare anche nei parchi cittadini. In molti stati europei il turismo nudista è preso in grande considerazione e apporta un importante contributo all’economia delle aziende che operano in ambito turistico, ma anche all’economia generale del paese. Per altro il Garda non è nuovo a questa tipologia di frequentazione e di turismo: a partire dal 1970 e fino a una decina di anni fa, diverse erano le spiagge sulla quali ci si poteva liberare anche dell’ultimo pezzettino di stoffa che, fastidiosamente, resiste al desiderio di lasciar respirare il corpo ottenebrato dalla calura estiva, al piacere della totalizzante percezione dell’acqua sul proprio corpo: il costume da bagno.

Era, quella, una pacifica convivenza tra nudisti e coloro che il costume preferivano tenerselo addosso, tutti potevano liberamente godere dell’aria, del sole e dell’acqua. Poi arrivarono le ordinanze di divieto, subito seguite dalle retate e le cose sono cambiate: solo nella zona trentina è ancora possibile prendere il sole e fare il bagno in sana nudità. Un certo sindaco alle rimostranze mie e di altri rispose che “si vero è che per trent’anni si è pacificamente praticato il nudismo, ma le cose non sono eterne, le cose cambiano”. Si caro sindaco le cose cambiano, ma generalmente dovrebbero cambiare in meglio e non in peggio: il fastidio per il nudo è una fobia e, come avviene per tutte le fobie, non va incentivata ed elevata a status sociale di norma, bensì ostacolata e curata. Si caro sindaco, ma la sua visione delle cose è anche una palese cecità economico turistica: qualche centinaio di bresciani e altrettanti veronesi, vicentini, mantovani, bergamaschi, milanesi, aspettano fiduciosi la riapertura al nudismo; migliaia di turisti ne approfitterebbero e troverebbero in esso un motivo in più per venire sul Garda e tornarci fedelmente, pensi a quanti soldi sta buttando via e sta facendo buttare via agli operatori turistici del suo comune e, visto che altri sindaci l’hanno presa a modello, del Garda intero.

Giusto guardare al futuro, ma senza ignorare gli insegnamenti del passato e trent’anni di storia dimostrano che il nudismo non danneggia il turismo, specie su questo nostro grande lago, migliaia di episodi hanno certificato che molti solo coloro disposti a condividere gli spazi con delle persone nude, sarebbe pertanto di certo fattibile lasciare massima libertà ovunque. Quantomeno sarebbe valido compromesso l’individuare, su ogni sponda del lago, una decina di spiagge e una decina di sentieri montani dove autorizzare ufficialmente il nudo, convertendo parallelamente parte della ricettività turistica già esistente in ambienti “clothing optional” (abbigliamento facoltativo).

Che male può fare un corpo nudo? Non può nascondere armi, non può ingannare, può solo esprimere naturalità e sincerità, quella naturalità e quella sincerità che sono proprie dei bimbi, ai quali la nudità, come ben sanno tutti i genitori, lungi dal portare turbamento, apporta felicità.

Vacanze sul Garda


Leggi anche “Una giornata in spiaggia” e confronta!

PisenzeFinalmente sono giunte le agognate ferie estive, purtroppo anche quest’anno non potremo andare al mare. Per nostra fortuna l’abitare vicino al lago ci concede una valida e semplice alternativa rendendoci il tutto meno pesante, l’unico svantaggio è che dovremo forzatamente adeguarci alla spiaggia e ai bagni in costume: sul Garda il nudismo non è più tollerato, anzi in molti comuni si rischia anche la denuncia.

È così che, per tutto il periodo delle ferie, quasi ogni giorno scendiamo a lago. Una volta in quel di Padenghe, l’altra in quel di Manerba, un’altra a Moniga, poi a Desenzano, Gargnano, Toscolano, Malcesine, Garda, Torri, Lazise, Pacengo e via dicendo, insomma: mai lo stesso luogo, mai la stessa spiaggia, mai la stessa gente, eppure… eppure sempre le stesse imbarazzanti scene.

Seduto sulla rena, con la schiena appoggiata al muretto di cinta di una villetta, guardo incantato una famigliola di anatre. La madre sta insegnando ai piccoli a nuotare, uno a uno li ha fatti scendere in acqua e ora li sta guidando verso il largo, badando a che nessuno di loro resti indietro o perda la giusta direzione. Vicino a me un gruppo di ragazzi sta ascoltando la musica emessa da un lettore MP3: il suono è altissimo e si spande lontano lungo la spiaggia, in molti, me compreso, abbiamo chiesto ai ragazzi di abbassare il volume, ma ogni volta la stessa identica risposta: “ma che vuoi, se non ti garba allontanati”.

La giornata non è delle migliori: il temporale notturno ha reso turbolente le acque del lago, ma la temperatura ancora invita a mettersi in costume. Un gruppo di giovani ragazze si è accomodato in un praticello, stanno chiacchierando del più e del meno quando due signore passano loro davanti. Sono due signore di mezza età, i segni del tempo segnano i loro corpi, una è palesemente sovrappeso e una pancia prominente deborda dalle mutandine del costume da bagno. Due belle signore che, sicure di se stesse, camminano serene. “Ma dai! Come si fa? Che schifo!” Il commento si alza impertinente dal gruppo delle ragazze. “Ma non si vergogna a girare in costume? Dovrebbero vietare lo stare in costume a certe persone” “Ma perché non si ricopre quella ciccia informe!”

Versi di gabbiani che si rincorrono tra cielo e acqua, fruscio delle foglie smosse dal vento, sciabordio delle onde che si riversano ritmicamente sul bagnasciuga, grida gioiose di bimbi che giocano sulla spiaggia, leggerissimo il rumore di un foglio girato da una signora che sta leggendo un libro, lo stridio di una vecchia sdraio semi arrugginita che viene aperta. Sono ore che me ne sto qui, all’ombra di un bellissimo albero, osservando e ascoltando i mille rumori che riempiono l’aere mescolandosi in un’armoniosa melodia, in molti sono oggi presenti in spiaggia, intorno a me diverse persone, coppie, famiglie, gruppi di amici. Una famiglia con due bambini che giocano tranquilli è seduta a pochi metri dalla mia posizione, davanti a noi, a pochissima distanza, due giovani amanti, sdraiati l’uno sull’altro , si baciano e si accarezzano, talvolta con enfasi, talvolta con qualche gesto sfrontato, talvolta arrivando a toccarsi dove in pubblico sarebbe meglio non fare, ma alla fine sono due giovani ragazzi che si vogliono bene e, nonostante alcuni sguardi di disapprovazione, nessuno li richiama, nessuno li invita a contenersi, nemmeno i genitori dei due bimbi che giocano a pochi metri. Arriva una signora, dai lineamenti direi una tedesca, trova un posticino dove potersi fermare, deposita le proprie cose, distende l’asciugamano, si toglie i pantaloncini, poi la maglietta restando in costume, si siede e, con mossa rapida si leva il reggiseno, mai l’avesse fatto, la madre dei due bimbi, quella madre che non si risentiva dei giochi amorosi di due ragazzi, urlando come un’ossessa s’alza e minacciosa si incammina verso questa signora: “ma siamo pazzi, ma dove crede di essere, non vede che ci sono dei bimbi, si rimetta subito il reggiseno, sporcacciona”.

RomanticaAltra giornata, altra spiaggia, ancora cielo sereno, lago piatto e azzurro, un caldo smorzato da una leggera brezza. Oggi sono sceso molto presto, volevo godermi le prime ora del mattino, quando la spiaggia è ancora deserta.  Iniziano ad arrivare altre persone, un gruppo di giovani si piazza alla mia destra poco più avanti. Arriva una bella ragazza, alta, slanciata, capelli lunghi lasciati sciolti sulle spalle, pantaloncini e maglietta attillatissimi, sotto il rilievo netto del costume, si capisce che indossa un costume dalle dimensioni particolarmente ridotte. “Mazza che f…” si sente arrivare dal gruppo di ragazzi alla mia destra, mi giro verso di loro e noto che sono tutti quanti attoniti, lo sguardo fisso sulla ragazza, gli occhi dilatati riflettono chiaramente i loro pensieri: la stanno spogliando con gli occhi. “Dai bella, togliti quei vestiti e facci vedere come sei” “Si si, fatti vedere” “Ehi, se vuoi qui c’è qualcosa di duro”.

Cala il sole dietro le spalle, sulla spiaggia si allungano le ombre della sera, la temperatura improvvisamente si fa meno confortevole e le tante persone presenti iniziano a prepararsi per andarsene via. Tra queste una ragazza, che era da poco uscita dall’acqua, prima di rivestirsi deve cambiarsi il costume. Non ci sono camerini e non c’è modo di trovare un posto riparato, allora si ricorre al buon sistema dell’asciugamano: prepara le mutandine vicino a se, si arrotola l’asciugamano intono alla vita, lo fissa infilandone i bordi nella piega superiore, con movimenti lenti ed equilibrio precario inizia a sfilarsi le mutandine. Rispettoso per la privacy della ragazza mi giro per non vederla e… tutto intorno s’è fatto il silenzio, decine di visi si sono girati, decine di occhi osservano la scena, occhi sgranati di persone che maliziosamente sperano che l’asciugamano si sfili lasciando la ragazza nuda alla loro pubblica visione.

Capita, capita spesso sulle spiagge tessili che le persone notino, guardino, commentino, anche con malizia, maleducazione e perfino malvagità, il fisico degli altri piuttosto che la bellezza della natura. Da vestiti quello che risalta non è la personalità, ma il suo contenitore: il corpo!

Peccato!

P.S. Il Garda è preso solo come spunto per il discorso, invero le stesse scene si notano anche in ogni altra località turistica italiana, ad eccezione di quelle poche spiagge nudiste oggi esistenti in Italia.

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Una giornata in spiaggia


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Una giornata in spiaggiaEra una bellissima ragazza, i lineamenti mediterranei, due occhi luminosi, un viso espressivo. Seduti in riva al lago abbiamo chiacchierato a lungo, anzi, per meglio dire, lei ha chiacchierato perché io ho pronunciato solo poche frasi. Ero incantato dal suo parlare forbito, dal suo modo di sottolineare le parole con l’espressione del viso e dello sguardo.

Mi parlava del suo paese d’origine, un piccolo paesello fatto di vecchie case che davano a pico sul mare, case dai tanti vivaci colori, colori che sapevano rendere allegre anche le giornate uggiose.

Il giallo dei limoni, il blu del mare profondo, l’azzurro del cielo sereno, il verde dei boschi, il rosso dei vini, il marrone dei visi bruciati dal sole e dall’aria del mare, il rosa delicato dei bimbi che nudi giocavano sulla spiaggia.

Che bello che era giocare in totale libertà: l’aria non trovava ostacoli, il corpo non aveva impedimenti, tuffarsi nel mare senza un costume che impudentemente scivolava via, asciugarsi sulla rena senza il fastidio di un tessuto bagnato sulla pelle, il calore del minimo raggio di sole bastava a riscaldarsi dall’acqua fredda del bagno marino. La gioia di quei ricordi le si leggeva chiara sul viso, le labbra socchiuse in un lieve sorriso che, stirando le guance, dava origine a due simpatiche fossette; gli occhi spalancati con il nero intenso delle pupille che risplendeva nell’azzurro dell’iride; i lunghi capelli neri che, come una magica cornice, contornavano il profilo del viso, sui di essi il riflesso del sole che da dietro rimbalzava sulle chiare acque del lago.

Difficile è stato terminare quella bella chiacchierata, difficile è stato finire quell’indimenticabile giornata, difficile è stato lasciare quella ragazza per tornare alla mia casa, difficile, soprattutto, è stato rimettersi i distintivi del conformismo sociale: i nostri vestiti. Già, tutto il tempo di quella giornata, di quella stupenda chiacchierata l’abbiamo passato nudi, eppure di lei ricordo solo il magnifico viso, lo sguardo incantevole, le forti espressioni; ricordo il suo meraviglioso racconto fatto dei ricordi d’infanzia. Non ricordo, invece, le altre parti del corpo, non ricordo, nello specifico, come fossero i suoi seni, il suo pube, i suoi glutei, non le ricordo queste parti perché non ci ho badato, non mi interessavano.

Capita, capita spesso nel mondo nudista di non notare, di non vedere, di non ricordare il corpo degli altri: da nudi quello che conta non è il corpo ma quello che nello stesso c’è dentro: la personalità!

Sono passati alcuni anni dal quel giorno e oggi, sul Garda, nonostante sia principalmente frequentato da un turismo che viene da paesi dove la nudità non solo è possibile ma fa parte della quotidianità del popolo intero, ecco nonostante questo oggi sul Garda non è più possibile vivere esperienze così profondamente coinvolgenti, non è più possibile soffermarsi a godere liberamente del sole, dell’aria e dell’acqua, non è più possibile starsene nudi a chiacchierare, nuotare, correre, prendere il sole, vivere la giornata a contatto completo con la natura, la natura dell’uomo e la natura dell’ambiente che lo circonda.

Peccato!

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Ipotesi di scenario alla Rocca di Manerba, ma non solo


In data 14 luglio 2009, quando ancora questo blog non era nato, sul mio sito e in altre sedi, sia nudiste che non, pubblicavo questo articolo…

Nuovo riprorevole attacco contro il nudismo e le libertà sociali!

Al grido di “Morte alle streghe” riprende l’inquisizione verso i nudisti che frequentano la Rocca di Manerba. E’ uno scandalo, un’indecenza, una palese violazione della logica.

http://www.bresciaoggi.it/stories/Cronaca/…y_5_denunciati/ (non più reperibile senza abbonamento)
http://www.quibrescia.it/index.php?/content/view/13295/1/ (che è un condensato del precedente)

Ok, mi sta più che bene l’intervento dei Carabinieri che hanno fermato e denunciato delle persone che si stavano masturbando in spiaggia, mi sta anche bene che si fermino coloro che senza doverosamente appartarsi si mettono a fare sesso, non mi sta assolutamente bene che si fermino coloro che se ne stanno pacificamente stesi al sole, o che passeggiano tranquillamente lungo la spiaggia, o che fanno il bagno standosene liberi come Madre Natura ci ha fatti, ovvero nudi.
E’ vero, sussiste tutt’ora un articolo del Codice Penale, il 726, che tratta della violazione alla pubblica decenza, ma da nessuna parte si definisce il significato di “Pubblica Decenza” e, soprattutto, da nessuna parte si parla di nudo e nudisti, ne nel Codice Penale, ne in quello Civile, ne nella Costituzione Italiana. Un tempo in detto articolo del CP veniva specificato il riferimento al Turpiloquio, riferimento poi rimosso. E perché mai dovrebbe essere valido un collegamento tra pubblica decenza e nudismo quando questo non è mai nemmeno apparso in detto articolo del CP ne in altra parte della Giurisprudenza.
Con la stessa logica del “vietiamo il nudismo per allontanare gli atti osceni” (che ovviamente non sono lo stare nudi in stato di quiete) bisognerebbe vietare le banche, le gioiellerie, le ville e ogni altra fonte di stimolo per i rapinatori; bisognerebbe vietare le auto visto che alcuni le usano per compiere atti di delinquenza; bisognerebbe vietare le medicine, visto che possono usarsi per uccidere o avvelenare, e via dicendo.

No, è ora di finirla con questo atteggiamento insulso e illogico del “diserbiamo il campo per togliere l’erba maligna”; è ora che ci si renda conto che i depravati esitono da molto prima del nudismo, sono figli dei tabù creati dal tessilismo e quindi se proprio si volesse essere logici fino in fondo si dovrebbe proibire la cultura dell’abbigliarsi e diffondere a tabula rasa la cultura del nudismo. Il nudismo è la sola unica cura per le devianze sessuali, si certo all’inizio queste vengono esaltate e messe in luce, le persone deviate si concentrano nelle zone dove ci sono i nudisti, ma non perché queste nascano con i nudisti, queste c’erano e ci sono anche sulle spiagge tessili e non solo sulle spiagge (mai andati in camporella? Solo a Brescia conosco almeno 15 piazzali dove le coppie vanno a fare sesso e intorno a questi ci sono sempre stati veri e propri accampamenti, con tanto di fortini di cartone o legno, di guardoni e smanettatori), solo che le spiagge tessili sono più tante e più estese e queste persone ci si perdono dentro, si diluiscono molto; le spiagge nudiste sono poche e piccole (invero in Italia una sola ufficialmente riconosciuta), bastano 10 pervertiti perché li si possano facilmente notare.

I nudisti sono i primi a volersi difendere da codesti personaggi, i nudisti sono i primi a chiedere che le forze dell’ordine si occupino di costoro, ma sono stufi di fare da capro espiatorio e vedersi fermare poiché è più facile (e forse anche economicamente conveniente) fermare loro che i veri delinquenti.
Diversi sondaggi dimostrano che agli italiani non disturba la presenza dei nudisti, anzi, e allora perché si da sempre peso alle poche esili voci contrarie anziché tener conto della maggior forza politica ed economica di chi è favorevole? Un bel mistero, come ce ne sono tanti altri in questo settore. Forse perché si parla di una minoranza rumorosa, contro una maggioranza che alla fine comunque vadano le cose se ne sta zitta. Bene, e allora che la maggioranza smetta di starsene zitta e si faccia sentire, il nudismo non sarà forse (per ora) cosa che la interessa, ma l’atteggiamento inquisitorio, la violazione dei diritti naturali, l’illogicità politica, il guardare problemi di sicurezza che tali non sono lasciando correre quelli che invece lo sono, beh, queste cose la riguardano, riguardano tutta la società e non si può rimanere indifferenti.

Oggi, nonostante alcuni segni di timida ripresa, resta comunque un velo di incertezza sulla fruizione nudista della spiaggia della Rocca di Manerba, vengo così, anche nella speranza di poter dare impulso alla rinascita di questa bellissima spiaggia nudista, a riprendere e completare un’altra serie di miei articoli tra loro raccordati, mai pubblicati su questo blog e quindi probabilmente interessanti per chi mi legge. Alcuni contenuti sono legati al tempo in cui vennero scritti, ma altri risultano tutt’oggi validi; per altro, i discorsi affrontati possono esssere rigirati su quanto accaduto anche recentemente in altre località italiane. Infine, alla stregua di quanto sto facendo con le mie poesie di goiventù, mi piace raccogliere qui, in un unico contenitore, tutto quello che ho scritto in passato.

La premessa

Avevo inviato il mio articolo “Nuovo riprovevole attacco contro il nudismo e le libertà sociali!” (riportato in calce al presente) alla redazione di Dipende il “Giornale del Garda”. L’articolo in questione non è stato direttamente pubblicato, ma è servito per far lavorare detta redazione che ha chiesto opinioni al Sindaco di Manerba, al proprietario del terreno relativo alla Rocca, al Presidente dell’ANITA Francesco Ballardini e non so a chi altri che poi non è stato inserito nell’articolo che ne è scaturito: “Naturismo sulla Rocca di Manerba”, pubblicato sul supplemento al Giornale del Garda “on the news” n. 181 del luglio/agosto 2009.
Interessanti le varie opinioni espresse, ma le conclusioni che si possono trarre non sono del tutto positive, in particolare il Sindaco (o, per lui, il Vice Sindaco) pare essersi preparato una sua bella tiritera da esporre a chiunque vada a chiedergli opinioni in merito al nudismo in zona, tiritera che pecca di molta superficialità e non rispecchia assolutamente le evidenze oggettive locali, nazionali e internazionali, staccandosi di fatto dalla realtà del quotidiano per arroccarsi in una posizione assolutamente insostenibile e incoerente col costume del giorno d’oggi.

 

La nuova Amministrazione concepisce La Rocca di Manerba e le aree circostanti come zone aperte alla popolazione e ai turisti di ogni eta’ che vogliono trascorrere una giornata in un luogo di grande bellezza naturalistica e ricco di storia, luogo che non ci sembra assolutamente adatto alla pratica del naturismo.

Perché mai la Rocca di Manerba non dovrebbe essere adatta alla pratica del nudismo? L’altopiano è un area ampia, ricca di prati e boschi, con pochi sentieri ufficiali e molte zone quasi irraggiungibili o, comunque, per nulla frequentate da chi va in visita al Parco; poco o nulla costerebbe, in termini di impatto sulle persone di passaggio, individuare e segnalare una zona per la pratica nudista. Detto questo è da precisare che l’attività nudista riguarda solo ed esclusivamente la stretta fascia costiera ai piedi dell’altopiano della Rocca (sul quale fino ad oggi si sono svolte attività che non sono di nudismo ma di esibizionismo), una spiaggia abbastanza lunga e già di suo distinta in tre aree: la zona sud (raggiungibile solo scendendo in acqua per una cinquantina di metri), la zona centrale (spiagge ciottolose, un prato e bosco) e la zona nord (costituita da scogli e poco frequentata).

I sentieri di avvicinamento arrivano alla zona centrale della spiaggia e in questa si fermano la maggior parte delle persone che frequentano la zona (e, per quello che ho visto fino ad oggi, tutti i tessili). Molti tratti della spiaggia non sono visibili dall’alto delle pareti che la separano dall’altopiano sovrastante, in ogni caso senza un binocolo è ben difficile vedere con precisione i particolari anatomici delle persone che stanno in spiaggia, si può al massimo percepire che sono senza costume. Per altro per vedere la spiaggia bisogna sporgersi ben bene dallo strapiombo, col rischio di finire di sotto, strapiombo che l’Amministrazione se fosse coerente, invece di preoccuparsi di cosa possono vedere coloro che si sporgono, andrebbe a recintare con un’adeguata palizzata al fine di mettere in piena sicurezza il sentiero che lo costeggia e dal quale già sono precipitati alcuni turisti.

 

Il fenomeno del nudismo, contro il quale l’Amministrazione non ha alcun pregiudizio, deve a nostro avviso svolgersi in località adeguatamente isolate e accessibili esclusivamente a chi intende praticare il naturismo. Tale pratica non è secondo noi opportuna in zone che dovrebbero invece essere aperte a tutti e non ad una ristretta cerchia di persone. Se permettessimo il naturismo, infatti, la zona diverrebbe di fatto una sorta di territorio off limits per la stragrande maggioranza della gente che non pratica, legittimamente, il naturismo.

Come si fa ad affermare questo? S’è mai fatta un’indagine specifica? Ci sono mai delle prove certe, anche relative ad altre zone, della questione? La risposta a tutte le domande è NO, non s’è fatto nulla di tutto ciò, non ci sono prove certe, è solo un’opinione campata in aria. Andiamo ad analizzare le evidenze oggettive:

  • In zona si pratica nudismo da quasi trent’anni e nessuno prima se n’era mai lamentato.
  • Negli anni dal 2000 al 2005 mi è capitato spesso vedere arrivare in spiaggia persone e anche famiglie tessili e nessuno ha mai mostrato segni di indignazione, ma tutti si fermavano tranquillamente e altrettanto tranquillamente passavano in zona la loro giornata di libertà e relax;
  • La stragrande maggioranza dei turisti che frequentano il Garda sono tedeschi e olandesi, due popoli per i quali il nudo non è per nulla imbarazzante, anzi il non imbarazzo per il nudo, anche pubblico, è quasi una religione
  • I sondaggi fatti dimostrano che l’80% degli Italiani non ha nulla contro il nudismo e buona parte di questi sono anche disposti a convivere pacificamente con chi pratica il nudismo, a condividere le stesse identiche aree
  • Le seppur poche spiagge nudiste presenti in Italia dimostrano chiaramente che i tessili non disdegnano di passarci davanti o dentro, foss’anche solo per lustrarsi gli occhi (sic!); alcuni commentano, ma nessuno si permette di denunciare alcunché
  • Nei racconti di tessili che vanno all’estero per le ferie si sente spesso nominare le spiagge nudiste e quasi mai con disgusto , anzi spesso con apprezzamento, tant’è che non si sente mai nessuno che non voglia più tornare in quel posto solo perché ci sono spiagge nudiste.

Allora, direi che le evidenze oggettive dimostrano ampiamente che ammettere i nudisti non è lasciare fuori gli altri, mentre non ammetterli è soddisfare un 10/15% di persone (da vedersi poi se frequentino comunque le spiagge e la zona) per perderne quantomeno altrettante (considerando il turismo estero); aprire al nudismo, poi, potrebbe motivare ancora di più quell’enorme schiera di turisti tedeschi e olandesi che già frequentano il posto e invitarne altri … altro che chiudere a tutti gli altri.

  

Sulla Rocca negli ultimi anni, accanto a condotte di per sé tollerabili ed esercitate nei limiti della pratica del naturismo, si sono infatti verificati troppi casi di atti osceni che offendono la dignita’ e la morale, tenuto conto soprattutto che la zona è frequentata anche da famiglie con bambini. Pertanto come Amministrazione ci siamo attivati e continueremo con tutte le forze a nostra disposizione affinché questo problema sia risolto in via definitiva.

Embè, che forse questo è un problema legato indissolubilmente al nudismo? No, e lo si può ribadire con fermezza, no, la presenza di attività oscene non è in nessun modo legata alla pratica del nudismo, come facilmente dimostrabile dal fatto che le stesse cose si trovano in tanti altri posti non frequentati da nudisti, che gli esibizionisti, i guardoni, gli atti osceni in luogo pubblico esistevano ben prima che nascesse il movimento nudista, che sussitono in zona anche dopo cinque anni dai primi fermi a seguito dei quali dal posto sono sparite tutte le coppie nudiste, ma anche tutti o quasi tutti i nudisti (purtroppo alcuni si sono, per diverse e comprensibili ragioni, asserviti al sistema e continuano a frequentare da tessili). E’ un problema sociale dovuto alla scarsa educazione sessuale, ai tabù del corpo primo fra tutti quello del nudo, la vera ed unica soluzione al problema è l’abolizione di tali tabù, ovvero la diffusione a tabula rasa della pratica nudista … altro che proibire il nudismo!

 

Ribadiamo che la nostra posizione non è polemica e intollerante nei confronti di chi pratica civilmente e liberamente l’attività naturista, ma è dettata da necessità contingenti e da problemi che non possono essere risolti in altro modo, se non con la fermezza e attraverso un divieto generalizzato della pratica del naturismo.

Boh, proprio non vedo perché non possano esserci altri modi di affrontare il problema, si afferma una cosa e subito la si smentisce, bella coerenza! Se una cosa si tollera, la si tollera, mica la si proibisce!

A questo punto, se logica è logica, mi aspetto che l’Amministrazione di Manerba presto emetta delle Ordinanze che vietano l’equitazione, il tenere dei cani, il portare i bambini in spiaggia, l’apertura di banche e gioiellerie. Anche queste, e sono solo alcuni esempi, sono tutte attività che creano problemi:

  • L’equitazione produce odore e, soprattutto, tanta cacca sulle strade, sui sentieri e sulle spiagge
  • I cani più o meno come sopra, in più il pericolo di aggressioni
  • I bambini (ma non solo loro) vogliono giocare e questo reca disturbo agli adulti che prendono il sole
  • Banche e gioiellerie stimolano l’attività dei ladri, che oggi spesso operano a mano armata e quindi, oltre al furto, possono risultare assai pericolosi per la cittadinanza che casualmente venga a trovarsi nei paraggi.

Strano che, invece, tutte queste situazioni risultino altrimenti gestibili: si vieta il passaggio dei cavalli su alcune spiagge, si impone ai padroni di cani e cavalli di portarsi appresso il necessario per fare pulizia, s’impone guinzaglio e museruola ai cani, s’impone ai genitori dei bambini di tenere a freno le loro voglie di gioco (poveracci), banche e gioiellerie vengono difese con sistemi antifurto e guardie. Boh, tutto questo mi suona come due pesi e due misure.

 

La pratica del naturismo mette in difficolta’ l’Amministrazione: essa ha un progetto ben preciso di “Parco della Rocca” che non ha nulla a vedere con un “Parco per nudisti.

Ecco le vere ragioni, altro che storie, tutto il resto sono solo scuse, scuse belle e buone, il problema è che NON SI VUOLE gestire la questione, NON SI VUOLE aprire al nudismo, NON SI VOGLIONO apportare variazioni a dei non meglio precisati progetti … altro che il nudismo è problematico!

Si continua a ribadire l’assenza di pregiudizio, si afferma anche la liceità della pratica nudista ma … non a Manerba. Come al solito tutto è buono, tutto è bello, ma a casa d’altri! Come al solito si evince l’atteggiamento “da politico” un colpo alla botte e uno al cerchio, diamo un contentino anche a loro. Il contentino non può bastarci, specie perché trattasi di sole parole.

Se veramente non ci fosse pregiudizio si proporrebbe un’alternativa, si cercherebbe di dialogare con chi (io e non solo io) già più volte ha cercato un contatto in tal senso con l’Amministrazione di Manerba, si vedrebbe come arrivare a creare una zona aperta al nudismo … altro che belle parole!

L’analisi

Negli anni tra il 1970 e il 1978 frequentavo moltissimo questa località, vi andavo quasi tutte le domeniche da maggio a ottobre, talvolta vi soggiornavo anche per due o tre giorni, dormendo in loco e in occasione del diploma, con alcuni compagni di scuola, ci passai un’intera settimana. Posso  quindi affermare con assoluta certezza che ai tempi la zona era frequentata pochissimo, infatti il 90% delle volte ero solo o quasi solo e nell’altro 10% le persone presenti in zona erano assai poche, una decina o due.

Ai tempi per arrivarci si doveva percorrere una stretta e sconquassata stradina sterrata, al termine della quale si trovavano pochi piccoli spazi per parcheggiare.

Non ricordo esattamente in che anno, di sicuro non prima del ’76, l’uliveto al termine della stradina venne adibito a parcheggio e questo, anche se la strada di accesso non è che fosse migliorata tanto, fece si che la frequentazione del posto aumentasse lievemente, ma i più si fermavano nei prati attorno al parcheggio, pochi si spingevano giù al lago: i 10 minuti di sentiero, in parte molto ripido, facevano pur sempre da filtro e limitavano l’accesso alla zona.

Dal 1980 al 2000 sono mancato totalmente dalla zona, ma, sulla base di voci sulla “Spiaggia dei nudisti” prima, che poi divennero voci sulla “Spiaggia dei Culi”,che circolavano anche in quel di Brescia negli anni 90 (a testimonianza di come fosse impossibile non sapere), di discorsi fatti recentemente con amici (sia tessili che nudisti) e di una piccola recente indagine, posso affermare con assoluta certezza che in quel periodo si è sviluppata ed evoluta la frequentazione della zona, principalmente, per non dire quasi esclusivamente, da parte dei nudisti, gli unici che, per loro natura (e, purtroppo, per esigenza materiale), apprezzino posti di difficile o comunque non banale accesso.

Non so dire quanto sia avvenuto e non ho trovato informazioni al riguardo, ma ad un certo punto la stradina d’accesso venne chiusa al traffico e il parcheggio spostato in zona perimetrale, raggiungibile per strada asfaltata e servito da un bar. Questo in teoria avrebbe dovuto aiutare lo sviluppo della frequentazione generale e generica del sito. Resta il fatto che se prima alla spiaggia ci si arrivava in 10 minuti, ora i minuti sono diventati 20, pochi i tessili che si cimenteranno in tale “sgobbata” (c’è da considerare che in loco non esiste nessun servizio, bisogna portarsi appresso tutto, dalle stuoie agli ombrelloni, dai viveri alle bevande).

Quando, sul finire degli anni ’90, ritorno a frequentare la Rocca ho la diretta conferma che si è trasformata in spiaggia nudista: di persone in costume ce ne sono veramente poche, e queste condividono gli stessi spazi senza problemi di nessun genere.

Negli anni successivi la mia frequentazione del posto torna a farsi più intensa (anche se non ai vecchi livelli) e, sebbene non subito, mi adeguo alla situazione liberandomi totalmente e definitivamente dalle vesti che da anni mi tormentano il corpo e lo spirito.

Inizialmente coppie e famiglie ci sono, anche se non tantissime, ma pian piano tendono stranamente a svanire e la stragrande maggioranza dei presenti sono singoli e quasi tutti uomini.  In seguito mi accorgo che si vedono facce strane girare in continuazione avanti e indietro per la spiaggia o per i sentieri che la costeggiano. Una volta ok, due pure, ma tre, quattro, cinque, cento, la faccenda diventa assai strana. In particolare si nota che ogni tanto arriva una persona che fa un gesto e immediatamente si forma un gruppetto di uomini che se ne vanno via con lui.

Altro particolare che mi colpisce: mentre la maggior parte delle coppie e delle famiglie arriva la mattina e se ne va nel primo pomeriggio, quando il sole scompare dietro l’altopiano, ci sono un non elevato ma comunque discreto numero di coppie che arrivano in zona nel tardo pomeriggio, le incontri che scendono verso la spiaggia mentre tu da quella risali per andartene a casa.

Al momento notavo queste cose ma, innocentemente, non le riuscivo ad abbinare a qualcosa di particolare, erano solo stranezze. Oggi, con le informazioni raccolte in seguito (sebbene non tutte verificate) e con il senno di poi, posso supporre che fossero squadre di guardoni e smanettatori che si erano organizzate con coppie compiacenti (ma stando ai giornali anche mercificatrici: si farebbero pagare per essere guardate mentre fanno sesso), vedette e segnalatori (costoro sanno dell’arrivo delle Forze dell’Ordina, molto prima che le stesse arrivino effettivamente in zona).

Tutto questo avveniva senza nessun segnale di disturbo da parte delle Autorità locali. Ad un certo punto qualcosa s’è svegliato e quello che fino a quel momento non dava fastidio, all’improvviso diventa un problema talmente grosso da indurre, nel luglio 2005, il Sindaco (diverso da quello attuale, ma alla fine le cose non sono cambiate) ad emanare una sua specifica Ordinanza (preciso che tale tipo di Ordinanza, l’Ordinanza del Sindaco, può essere emessa solo per situazioni particolarmente gravi e urgenti che non avendo preciso riscontro nelle correnti leggi non possono essere altrimenti gestite, cosa che appare dubbia per la questione in ballo alla Rocca). Purtroppo l’Ordinanza, forse (perché nella stessa assolutamente non si parla di esibizionisti e simili, ma solo ed esclusivamente di nudisti) mossa da considerazioni giuste (gli atti osceni), passa ad affermazioni totalmente errate accomunando, come troppo spesso accade, l’esibizionismo e l’autoerotismo alla semplice esibizione del corpo nudo, finendo con la proibizione del nudismo, e solo di quello, nessun divieto alle attività sessuali, solo il divieto di “esibire forme di nudismo” e l’obbligo di “indossare indumenti atti a coprire i genitali maschili e femminili”.

Nell’Ordinanza vi sono, per altro, anche alcuni errori formali che stranamente non sono mai stati contestati:

  1. “Premesso che la zona rocciosa collocata sotto il Sasso, comprensiva della spiaggia adiacente, nonostante la recente frequentazione da parte di nudisti e naturisti…”. Recente? Almeno vent’anni di frequentazione non mi sembra possano definirsi come “recente frequentazione”, specie in considerazione del fatto che la frequentazione massiva del sito è cosa di questi ultimi anni, mentre in precedenza i pochi che lo frequentavano erano quasi esclusivamente nudisti.
  2. “…deve restare fruibile da parte di ogni tipologia di soggetto…”. Embè, perché forse non lo è? Perché forse i nudisti non sono soggetti e non rientrano “in ogni tipologia di soggetto”? Come detto in non meno di vent’anni di presenza nudista nessuno che non fosse nudista s’è mai visto proibire l’accesso alla spiaggia, nessuno s’è mai lamentato apertamente della presenza dei nudisti.
  3. “Viste altresì le lagnanze di diversi cittadini e famiglie che sono involontariamente incappati in manifestazioni che offendono il comune senso del pudore..” A parte che i “diversi” cittadini deve essere ridimensionata alquanto vista le relativa frequentazione della zona, c’è comunque qui da rilevare che tutte le recenti sentenze sulla questione nudismo, compresa quella della Corte di Cassazione, hanno stabilito che la semplice esibizione del corpo nudo non è offesa al comune senso del pudore.

Quantomeno curiose, poi, le coincidenze dell’emissione di detta Ordinanza con alcuni eventi:

  • Si parla d’una proposta di legge per regolamentare il nudismo e in tale proposta sarebbe previsto che tutte le aree da tempo frequentate in modo abitudinario dai nudisti, debbano essere dai Comuni riconosciute come aree nudiste.
  • A seguito dell’istituzione nel novembre 2002 del Parco Naturale della Rocca e del Sasso, il Comune di Manerba ha ottenuto un sostanzioso finanziamento dalla Regione Lombardia in merito al progetto di sviluppo del Parco della Rocca
  • Manerba e il Parco della Rocca saranno, da li a pochi mesi, oggetto di un servizio televisivo a cura della trasmissione Linea Verde.

Non è che uno o tutti tali eventi abbiano in qualche modo forzato la mano per l’Ordinanza del Sindaco?

Per finire l’analisi, qual è stato l’effetto dell’Ordinanza? Ha ottenuto di “ripristinare lo stato di legalità”? Ha incrementato la presenza di tessili e in particolare di famiglie tessili?

Riferendomi agli ultimi nove anni, devo dire che l’attuale frequentazione non è poi fatta da molti volti nuovi, a parte coloro che sono spariti, ovvero i nudisti, per la maggior parte vedo sempre le stesse persone che c’erano prima dell’Ordinanza, solo che sono in costume anziché nudi. Di più, continuo a vedere e incontrare guardoni e ancora girano esibizionisti (che palesemente trovano più terreno d’azione tra i tessili che tra i nudisti) e smanettatori (che non hanno bisogno di mettersi nudi per agire), i quali, tra l’altro, si sono fatti ancora più insistenti e presuntuosi: ora infatti non è più possibile nemmeno guardarli di traverso perché ti inveiscono contro e ti minacciano di rappresaglie e violenze fisiche.

Questa estate sono andato spesso in zona e ho attentamente osservato chi girava per il parco, beh, in una ventina di visite ho contato, in totale, una cinquantina di persone. Si certo non sono andato tutti i giorni, ma sono andato nelle giornate e nel periodo di maggior presenza di turisti e visitatori; per giunta, guarda caso, ero in zona proprio il giorno della retata dei Carabinieri, indotta, sembrerebbe, dalla telefonata di una famiglia: boh, non metto in dubbio che la telefonata sia arrivata (sempre che non sia stata una forzatura giornalistica), però quella mattina sull’altopiano c’eravamo solo io, mia moglie e altre tre o quattro persone, ah, si, più una famiglia tedesca che però stava passeggiando sul sentiero più interno, dal quale la spiaggia non è assolutamente visibile, nemmeno con il telescopio.

L’ipotesi

Basandomi su una lunga serie di osservazioni analitiche e di alcune evidenze oggettive,  mi sono fatto un’opinione delle cose che, seppur non vendibile come certa, risulta comunque un’ipotesi tutt’altro che fantasiosa.

Le presunte famigliole che chiamano i vigili o i carabinieri in realtà non sono famigliole ma o nudisti disturbati da guardoni e smanettatori oppure, più facilmente (visto che i primi non si fingerebbero famigliola in gita al Parco), esponenti dell’organizzazione che gestisce l’utilizzo della Rocca come sede per esibizionismo e autoerotismo. I nudisti a costoro danno fastidio perché si lamentano della loro presenza, perché si rifiutano di farsi guardare, perché hanno e impongono regole comportamentali di rispetto e assenza delle attività sessuali pubbliche, meglio liberarsene.

Quello che interessa è liberarsi dai nudisti e le attività sessuali pubbliche sono solo una comoda scusa, infatti non viene mai presentata da sola e se non ci fosse stata quella non sarebbe cambiato nulla: si sarebbe inventato altro.

Certo che al nudismo si deve il merito di una impresa ciclopica: ha messo d’accordo le diverse fazioni politiche, destra e sinistra in una continuità di vedute e comportamenti che non s’è mai vista per nessun’altra cosa!

Poesie: Il Garda


Nell’orizzonte al mar lo sguardo vaga,
qui invece chiuso è dalle montagne;
ma quando ti poni ad esso in fronte
tu veleggi dall’acque al monte.

Ci son spiagge, scogli e dirupi,
sabbia, sassi, piante e fiori;
castelli e case sulle rupi
che ricordan i tempi cupi.

Poi le acque verdi e scure
che dai venti sono scosse,
e i pesci ci son pure
nelle alghe ferme o mosse.

Pesci grandi e piccolini
tutti sono ben carini,
chi li pesca, chi li guarda,
chi fotografa e ricorda.

Questo è il lago su cui vivo,
questo è il lago a cui v’invito.

Emanuele Cinelli – 12 agosto 2008

Nudisti e nudismo: opportunità per Garda e il Garda!


Sabato 10 dicembre, in quel di Garda (VR) si è svolto il quarto Raduno Natalizio delle Ciurme Nudiste e Naturiste, evento ormai storico, anche per i contorni polemici che dallo stesso sono scaturiti a partire dallo scorso anno. Sede specifica del Raduno è stato nuovamente il Gardacqua, un centro dove si possono trovare piscine, saune e un’area benessere, tutti ambienti che, per loro natura, ben si prestano alla pratica del nudismo e, pertanto, richiamano l’interesse dei sempre più tanti nudisti italiani e stranieri.

In abbinata con il Raduno, si è ripetuta l’iniziativa solidale avviata l’anno scorso: una raccolta di viveri e abiti per i nuovi poveri. Quest’anno, inoltre, vi si è aggiunta anche la raccolta di denaro da devolvere alle vittime delle inondazioni che, sul finire dell’estate, hanno sconvolto la Liguria.
Il successo delle tre iniziative è stato notevole, vuoi per l’enorme lavoro fatto dall’organizzazione, vuoi per la preziosa collaborazione della Direzione e dello staff del Gardacqua, vuoi per l’importante avvicinamento attuato da un media locale, L’Arena, ai veri contenuti del Raduno e alla realtà del nudismo.

Gli oppositori, anzi, visto che di fatto si è sempre sentita una e una sola voce contraria, colei che si opponeva a tale raduno vi ha fatto riferimento parlando di quattro gatti e invece, parafrasando una vecchia canzone della Zecchino d’Oro: “centoquaranta gatti, in fila per sei con il resto di due, s’unirono denudati, in fila per sei col resto di due, coi doni impacchettati, in fila per sei col resto di due, ai nuovi poveri inviati, in fila per sei col resto di due”.
E’ così che, quest’anno, a Garda hanno vinto la solidarietà, l’amicizia e la purezza di un ideale di vita che, attraverso la nudità del corpo, esprime con forza la nudità dell’anima, un’anima semplice, un’anima gentile, un’anima, però, capace di ribattere con fermezza alle assurde prese di posizione di una minoranza che, per motivi non sempre chiari e puri, rifiuta a priori questo stile di vita e pretende che sia bandito da ogni luogo.

Il Raduno sé quindi svolto in piena regolarità, nessuno, tra gli altri clienti del centro, ha avuto di che lamentarsi: in sauna tutti erano rigorosamente nudi senza nessuna vergogna, senza nessun imbarazzo, a testimonianza del come la società, anche in Italia, sia ormai totalmente indifferente al nudo pubblico, non più considerato impudico, ma, al contrario, come assolutamente naturale; in piscina, durante l’orario di apertura al pubblico, pur essendoci quasi esclusivamente persone del Raduno, tutti indossavano il costume e solo dopo la cena, a piscina ormai chiusa al pubblico, questo inutile pezzettino di stoffa scompariva dalla scena, lasciando spazio alla libertà e alla salubrità del nudo.

Nel contestare questo Raduno, si era anche fatto riferimento al fatto che Gardacqua sarebbe un centro costruito coi soldi della cittadinanza locale e che, essendo in perdita, a loro nulla sta apportando al fine di recuperare quanto prestato. Noi, ovviamente, non abbiamo modo di contestare o confermare tale affermazione, ma dandola per buona ci sorgono spontanee alcune considerazioni: “se il Centro è in perdita mentre i cittadini di Garda devono ottenerne un beneficio economico, perché allora, invece di attuare stupide ritorsioni, non si chiede al Comune e al centro di sfruttare l’interesse che la comunità nudista sta dimostrando di avere verso il Gardacqua? Non è forse questa una pronta e buona opportunità per il centro e, di riflesso, per Garda e i suoi cittadini? Perché non appoggiare l’idea del Gardacqua come centro dove l’uso del costume è abolito dalle saune? Perché non chiedere che il costume sia reso facoltativo anche in tutte le restanti aree del centro? Sarebbe un sicuro invito alla frequentazione pressoché continua e giornaliera del centro per i tanti nudisti che vivono in zona; sarebbe un invito alla vacanze in Garda per i tanti nudisti d’Italia!”.

Si può comprendere che tali iniziative possano in alcuni far sorgere la paura di allontanare quei turisti che non praticano nudismo, tant’è che tale motivazione è stata addotta da quei Sindaci che hanno emesso ordinanze contro il nudismo, ma…

Intanto il nudismo sul Garda si pratica da oltre trent’anni e nessuno è mai scappato, salvo alcune centinaia di nudisti dopo che sono state emesse le Ordinanze di cui sopra.
Poi non dimentichiamoci che, su questo lago, il turismo è per lo più fatto da tedeschi e olandesi, due popoli che vivono la nudità come aspetto totalmente naturale, due popoli che amano starsene nudi quando possibile, due popoli per i quali il nudismo è stile di vita innato e totalmente integrato nella loro società.

L’apertura al nudismo, pertanto, non provocherebbe un allontanamento del turismo esistente, ma, caso mai, apporterebbe nuova linfa, specie se al centro si aggiungessero anche delle spiagge ufficiali, o quantomeno ufficiose (ma con la garanzia da parte dei comuni interessati di accettazione dello stato di nudità sulle stesse) in riva al lago.

Gli italiani in massa già l’hanno stabilito, ora tocca alle imprese commerciali e alle istituzioni pubbliche: il nudo è sano e bello, il nudismo è un’opportunità per l’economia dei comuni, delle regioni, della nazione intera!

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