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Vacanze sul Garda


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PisenzeFinalmente sono giunte le agognate ferie estive, purtroppo anche quest’anno non potremo andare al mare. Per nostra fortuna l’abitare vicino al lago ci concede una valida e semplice alternativa rendendoci il tutto meno pesante, l’unico svantaggio è che dovremo forzatamente adeguarci alla spiaggia e ai bagni in costume: sul Garda il nudismo non è più tollerato, anzi in molti comuni si rischia anche la denuncia.

È così che, per tutto il periodo delle ferie, quasi ogni giorno scendiamo a lago. Una volta in quel di Padenghe, l’altra in quel di Manerba, un’altra a Moniga, poi a Desenzano, Gargnano, Toscolano, Malcesine, Garda, Torri, Lazise, Pacengo e via dicendo, insomma: mai lo stesso luogo, mai la stessa spiaggia, mai la stessa gente, eppure… eppure sempre le stesse imbarazzanti scene.

Seduto sulla rena, con la schiena appoggiata al muretto di cinta di una villetta, guardo incantato una famigliola di anatre. La madre sta insegnando ai piccoli a nuotare, uno a uno li ha fatti scendere in acqua e ora li sta guidando verso il largo, badando a che nessuno di loro resti indietro o perda la giusta direzione. Vicino a me un gruppo di ragazzi sta ascoltando la musica emessa da un lettore MP3: il suono è altissimo e si spande lontano lungo la spiaggia, in molti, me compreso, abbiamo chiesto ai ragazzi di abbassare il volume, ma ogni volta la stessa identica risposta: “ma che vuoi, se non ti garba allontanati”.

La giornata non è delle migliori: il temporale notturno ha reso turbolente le acque del lago, ma la temperatura ancora invita a mettersi in costume. Un gruppo di giovani ragazze si è accomodato in un praticello, stanno chiacchierando del più e del meno quando due signore passano loro davanti. Sono due signore di mezza età, i segni del tempo segnano i loro corpi, una è palesemente sovrappeso e una pancia prominente deborda dalle mutandine del costume da bagno. Due belle signore che, sicure di se stesse, camminano serene. “Ma dai! Come si fa? Che schifo!” Il commento si alza impertinente dal gruppo delle ragazze. “Ma non si vergogna a girare in costume? Dovrebbero vietare lo stare in costume a certe persone” “Ma perché non si ricopre quella ciccia informe!”

Versi di gabbiani che si rincorrono tra cielo e acqua, fruscio delle foglie smosse dal vento, sciabordio delle onde che si riversano ritmicamente sul bagnasciuga, grida gioiose di bimbi che giocano sulla spiaggia, leggerissimo il rumore di un foglio girato da una signora che sta leggendo un libro, lo stridio di una vecchia sdraio semi arrugginita che viene aperta. Sono ore che me ne sto qui, all’ombra di un bellissimo albero, osservando e ascoltando i mille rumori che riempiono l’aere mescolandosi in un’armoniosa melodia, in molti sono oggi presenti in spiaggia, intorno a me diverse persone, coppie, famiglie, gruppi di amici. Una famiglia con due bambini che giocano tranquilli è seduta a pochi metri dalla mia posizione, davanti a noi, a pochissima distanza, due giovani amanti, sdraiati l’uno sull’altro , si baciano e si accarezzano, talvolta con enfasi, talvolta con qualche gesto sfrontato, talvolta arrivando a toccarsi dove in pubblico sarebbe meglio non fare, ma alla fine sono due giovani ragazzi che si vogliono bene e, nonostante alcuni sguardi di disapprovazione, nessuno li richiama, nessuno li invita a contenersi, nemmeno i genitori dei due bimbi che giocano a pochi metri. Arriva una signora, dai lineamenti direi una tedesca, trova un posticino dove potersi fermare, deposita le proprie cose, distende l’asciugamano, si toglie i pantaloncini, poi la maglietta restando in costume, si siede e, con mossa rapida si leva il reggiseno, mai l’avesse fatto, la madre dei due bimbi, quella madre che non si risentiva dei giochi amorosi di due ragazzi, urlando come un’ossessa s’alza e minacciosa si incammina verso questa signora: “ma siamo pazzi, ma dove crede di essere, non vede che ci sono dei bimbi, si rimetta subito il reggiseno, sporcacciona”.

RomanticaAltra giornata, altra spiaggia, ancora cielo sereno, lago piatto e azzurro, un caldo smorzato da una leggera brezza. Oggi sono sceso molto presto, volevo godermi le prime ora del mattino, quando la spiaggia è ancora deserta.  Iniziano ad arrivare altre persone, un gruppo di giovani si piazza alla mia destra poco più avanti. Arriva una bella ragazza, alta, slanciata, capelli lunghi lasciati sciolti sulle spalle, pantaloncini e maglietta attillatissimi, sotto il rilievo netto del costume, si capisce che indossa un costume dalle dimensioni particolarmente ridotte. “Mazza che f…” si sente arrivare dal gruppo di ragazzi alla mia destra, mi giro verso di loro e noto che sono tutti quanti attoniti, lo sguardo fisso sulla ragazza, gli occhi dilatati riflettono chiaramente i loro pensieri: la stanno spogliando con gli occhi. “Dai bella, togliti quei vestiti e facci vedere come sei” “Si si, fatti vedere” “Ehi, se vuoi qui c’è qualcosa di duro”.

Cala il sole dietro le spalle, sulla spiaggia si allungano le ombre della sera, la temperatura improvvisamente si fa meno confortevole e le tante persone presenti iniziano a prepararsi per andarsene via. Tra queste una ragazza, che era da poco uscita dall’acqua, prima di rivestirsi deve cambiarsi il costume. Non ci sono camerini e non c’è modo di trovare un posto riparato, allora si ricorre al buon sistema dell’asciugamano: prepara le mutandine vicino a se, si arrotola l’asciugamano intono alla vita, lo fissa infilandone i bordi nella piega superiore, con movimenti lenti ed equilibrio precario inizia a sfilarsi le mutandine. Rispettoso per la privacy della ragazza mi giro per non vederla e… tutto intorno s’è fatto il silenzio, decine di visi si sono girati, decine di occhi osservano la scena, occhi sgranati di persone che maliziosamente sperano che l’asciugamano si sfili lasciando la ragazza nuda alla loro pubblica visione.

Capita, capita spesso sulle spiagge tessili che le persone notino, guardino, commentino, anche con malizia, maleducazione e perfino malvagità, il fisico degli altri piuttosto che la bellezza della natura. Da vestiti quello che risalta non è la personalità, ma il suo contenitore: il corpo!

Peccato!

P.S. Il Garda è preso solo come spunto per il discorso, invero le stesse scene si notano anche in ogni altra località turistica italiana, ad eccezione di quelle poche spiagge nudiste oggi esistenti in Italia.

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Una giornata in spiaggia


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Una giornata in spiaggiaEra una bellissima ragazza, i lineamenti mediterranei, due occhi luminosi, un viso espressivo. Seduti in riva al lago abbiamo chiacchierato a lungo, anzi, per meglio dire, lei ha chiacchierato perché io ho pronunciato solo poche frasi. Ero incantato dal suo parlare forbito, dal suo modo di sottolineare le parole con l’espressione del viso e dello sguardo.

Mi parlava del suo paese d’origine, un piccolo paesello fatto di vecchie case che davano a pico sul mare, case dai tanti vivaci colori, colori che sapevano rendere allegre anche le giornate uggiose.

Il giallo dei limoni, il blu del mare profondo, l’azzurro del cielo sereno, il verde dei boschi, il rosso dei vini, il marrone dei visi bruciati dal sole e dall’aria del mare, il rosa delicato dei bimbi che nudi giocavano sulla spiaggia.

Che bello che era giocare in totale libertà: l’aria non trovava ostacoli, il corpo non aveva impedimenti, tuffarsi nel mare senza un costume che impudentemente scivolava via, asciugarsi sulla rena senza il fastidio di un tessuto bagnato sulla pelle, il calore del minimo raggio di sole bastava a riscaldarsi dall’acqua fredda del bagno marino. La gioia di quei ricordi le si leggeva chiara sul viso, le labbra socchiuse in un lieve sorriso che, stirando le guance, dava origine a due simpatiche fossette; gli occhi spalancati con il nero intenso delle pupille che risplendeva nell’azzurro dell’iride; i lunghi capelli neri che, come una magica cornice, contornavano il profilo del viso, sui di essi il riflesso del sole che da dietro rimbalzava sulle chiare acque del lago.

Difficile è stato terminare quella bella chiacchierata, difficile è stato finire quell’indimenticabile giornata, difficile è stato lasciare quella ragazza per tornare alla mia casa, difficile, soprattutto, è stato rimettersi i distintivi del conformismo sociale: i nostri vestiti. Già, tutto il tempo di quella giornata, di quella stupenda chiacchierata l’abbiamo passato nudi, eppure di lei ricordo solo il magnifico viso, lo sguardo incantevole, le forti espressioni; ricordo il suo meraviglioso racconto fatto dei ricordi d’infanzia. Non ricordo, invece, le altre parti del corpo, non ricordo, nello specifico, come fossero i suoi seni, il suo pube, i suoi glutei, non le ricordo queste parti perché non ci ho badato, non mi interessavano.

Capita, capita spesso nel mondo nudista di non notare, di non vedere, di non ricordare il corpo degli altri: da nudi quello che conta non è il corpo ma quello che nello stesso c’è dentro: la personalità!

Sono passati alcuni anni dal quel giorno e oggi, sul Garda, nonostante sia principalmente frequentato da un turismo che viene da paesi dove la nudità non solo è possibile ma fa parte della quotidianità del popolo intero, ecco nonostante questo oggi sul Garda non è più possibile vivere esperienze così profondamente coinvolgenti, non è più possibile soffermarsi a godere liberamente del sole, dell’aria e dell’acqua, non è più possibile starsene nudi a chiacchierare, nuotare, correre, prendere il sole, vivere la giornata a contatto completo con la natura, la natura dell’uomo e la natura dell’ambiente che lo circonda.

Peccato!

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Le ricette del “Cuoco Nudo”: tinca fritta


Ingredienti (per quattro persone)

2 tinche da 1kg l’una; 1 limone; olio extravergine d’oliva; sale e pepe.

La ricetta è utilizzabile anche per il persico reale.

Preparazione

Squamare e pulire i pesci, lavare e asciugare molto bene. Tagliare via la testa e la coda, poi separare i due filetti (lasciando la pelle) o, più semplicemente, tagliare le tinche in senso longitudinale in modo che si aprano completamente e si possano separare in due parti.

Salare e pepare lievemente il pesce sul lato della carne. Versare tre cucchiai d’olio in un tegame di dimensioni adeguate, mettere sul fuoco a fiamma moderata.

Quando l’olio s’è scaldato ma ancora non fuma, adagiarvi il pesce dalla parte della pelle e lasciar cuocere, agitanto ogni tanto il tegame affinchè il pesce non attacchi, finchè la carne sopra si è quasi completamente sbiancata (segno di cottura). Abbassare la fiamma e attendere che l’olio smetta di sfrigolare, poi con una paletta e una forchetta girare delicatamente il pesce. Lasciar cuocere per altri 10/15 minuti, sempre agitando ogni tanto il tegame, finchè anche il lato della carne diviene dorato.

Impiattare un filetto o un mezzo pesce a persona, spruzzare con pochissimo succo di limone e servire ben caldo.

Accompagnare con del vino bianco leggermente mosso.

Le ricette del “Cuoco Nudo”: persico al profumo di limone


Ingredienti (per quattro persone)

4 persici reali da 350/400 grammi l’uno; 1 limone molto succoso, possibilmente raccolto maturo; olio extravergine d’oliva, meglio se del Garda; sale e pepe.

Preparazione

Squamare e pulire i persici, lavare e asciugare molto bene.

Salare e pepare il pesce sui due lati e all’interno. Foderare con carta da forno una teglia di dimensioni adeguate, strofinare con forza un pezzo di limone sulla carta da forno e, più delicatamente, sui pesci da ambo i lati; disporre i pesci sulla carta da forno e spolverare con buccia di limone grattugiata.

Mettere la teglia in forno a 220°C, possibilmente con funzione forno + grill + ventola; lasciar cuocere per una decina di minuti e poi girare il pesce (l’operazione non dovrebbe risultare problematica essendo il pesce ancora molto sodo e ben staccato dalla carta su cui è adagiato); lasciar cuocere altri dieci minuti e girare ancora, stavolta con maggiore attenzione che il pesce inizia ad essere meno sodo e potrebbe in parte essersi attaccato alla carta da forno; lasciar completare la cottura (altri 10 minuti).

Impiattare un pesce a persona, decorando con una bella fetta di limone e un lievissimo filo d’olio extravergine d’oliva.

Accompagnare con del vino bianco fermo.

Le ricette del “Cuoco Nudo”: cavedano al puro


Ingredienti (per quattro persone)

1 cavedano di 1kg; sale e pepe.
La ricetta è fruibile per qualsiasi pesce che sia di suo già abbastanza saporito e che abbia una carne soda, in pratica quasi tutti i pesci, siano essi di lago che di mare.

Preparazione

Squamare e pulire il cavedano, tagliare la testa e la coda, lavare e asciugare molto bene.

Salare e pepare il pesce sui due lati e all’interno. Mettere al fuoco una padella foderata con carta da forno e lasciarla scaldare per qualche minuto. Prendere il pesce e adagiarlo nella padella. Lasciar cuocere per una mezz’ora verificando ogni tanto che il pesce non si stia attaccando alla carta da forno, nel caso scuotere delicatamente la stessa per staccarlo. Dopo la prima mezz’ora di cottura, spostare la padella dal fuoco ad un piano di lavoro comodo, preparare un altro foglio di carta da forno dalle dimensioni opportune a coprire la padella, adagiarlo sul piano di lavoro vicino alla padella, prendere il foglio di carta da forno con il pesce e, con molta delicatezza, rovesciare quest’ultimo nel foglio di carta da forno nuovo; questo sistema vi permette di girare il pesce senza romperlo. Rimettere la padella al fuoco e terminare la cottura, all’incirca ci vogliono altri 15/20 minuti.

Nel frattempo preparare i singoli piatti foderandoli con della lattuga o altra insalata a foglia larga e tenera, sopra la lattuga disporre la porzione di pesce e servire senza altro condimento. Eventualmente si possono mettere in tavole delle ciotoline con qualche condimento che i commensali possono utilizzare a loro piacere.

Come contorno si consigliano dei finocchi lievemente lessati e poi passati sulla piastra oppure delle patate arrosto (sbucciare le patate, tagliarle a tocchetti non troppo piccoli, scottarle in acqua bollente, mettere dell’olio e una piccola noce di burro in una padella, scaldare bene, adagiarvi le patate e cuocere tenendo mosso per evitare che attacchino).

Accompagnare con del vino bianco mosso o spumante brut.

Le ricette del “Cuoco Nudo”: risotto lago, mare e malga


Ingredienti (per 4 persone)
400g di riso per risotti, 200g di polpa di pesce persico, 100g di gamberetti sgusciati, 100g di formaggio di malga stagionato, 25g di burro, 2 spicchi d’aglio, 3 cucchiai d’olio extravergine d’oliva, 1 bustina di zafferano, il succo di mezzo limone, 2 bicchieri di vino bianco secco, 2l di brodo di pesce (preparato con le lische dei persici da cui si è ricavata la polpa, senza aggiungere troppi aromi giusto solo qualche grano di pepe nero, qualche bacca di ginepro e sale grosso), pepe bianco.

Preparazione
Mettere a scaldare il brodo di pesce. Nel frattempo versare in un largo tegame due cucchiaio d’olio e l’aglio tritato finemente. Lasciare scaldare l’olio e quando l’aglio inizia a imbiondire versare la polpa dei persici; cuocere per tre minuti tenendo mosso per evitare che si attacchi alla padella, a questo punto aggiungere i gamberetti lasciati interi, bagnare con il succo di limone e continuare la cottura per altri due minuti. Coprire e mettere da parte.
In una pentola alta versare il rimanente cucchiaio d’olio, mettere a fuoco moderato e lasciare scaldare bene. Versare il riso e, mescolando in continuazione, farlo soffriggere per un minuto. Aggiungere il pesce, versare i due bicchieri di vino bianco e lasciare evaporare quasi completamente. A questo punto iniziare ad aggiungere, un mestolo alla volta, il brodo di pesce ben caldo; prima di versare nuovo brodo attendere l’evaporazione quasi completa del precedente. A metà cottura sciogliere in un mestolo di brodo lo zafferano e versare il composto sul risotto mescolando bene. Quando il riso è cotto aggiungerci la noce di burro e, mescolando bene, farla sciogliere completamente. Versare sul risotto il formaggio grattugiato e mescolare per bene di modo che il formaggio dia cremosità all’intero risotto. Spegnere la fiamma, spolverare con abbondante pepe bianco macinato al momento, mescolare e servire ben caldo.
Accompagnare con lo stesso vino bianco usato per la cottura.

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