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Spring Ahead!


Seguo da qualche anno  queste donne e ho potuto apprezzare la loro crescita e la crescita della società attorno a loro, chiara e lampante dimostrazione del fatto che la legalizzazione… oops, liberalizzazione della nudità (anche se qui è limitata alle sole mammelle, il discorso logico è lo stesso visto e considerato che le opposizioni verso il topless sono le stesse di quelle verso la nudità completa, manifestate con la stessa ottusa ostinatezza e lo stesso bigotto fervore) invece di provocare problemi smorza le opposizioni e crea un’importante e positiva crescita sociale, portando molto più che alla semplice accettazione del nudo sociale.

Forza cari politici italiani, nazionali o locali che siate, smettetela con l’ipocrisia, smettetela di dar credito alle poche ottuse voci, fate il bene dell’Italia e dei cittadini italiani, date ascolto e spazio ai tanti che democraticamente, civilmente ed educatamente accettano la nudità sociale, tra i quali, per giunta, una bella percentuale sarebbe pronta a mettersi a nudo se fossero certi di non andare incontro a problemi con le forze dell’ordine e la giustizia. Che sia, però, una vera liberalizzazione e non una farsa volta a rinchiudere i nudisti dentro le mura di strutture che a qual punto assumerebbero più la forma di ghetti che di villaggi, campeggi, spiagge, eccetera, validando le malate tesi di chi vede nel nudo una volgarità, un’offesa, un fastidio, provocando alla fine una negativa regressione sociale invece che una positiva evoluzione. Forza, non fateci aspettare ancora a lungo.

The Outdoor Co-ed Topless Pulp Fiction Appreciation Society

IMG_0840What’s that tickle in our collective noses? Could it be…allergy season? Yes: a glance at the calendar confirms it, the days get an hour longer this Sunday, and suddenly warm weather isn’t a freak occurrence, it’s something we can start expecting as our due.

But for now it still has a whiff of the special treat about it, so when the weatherfolk said it would hit the 70s this week — Fahrenheit, kids…the real 70s! — we all breathed a collective sigh and made a beeline for the park.

IMG_0660It’s that wonderful season where some people still have down parkas on and others not so much. Count us in the ‘not so much’ brigade. It feels so good to get those layers off, and not stop until there’s nothing left to get off.

IMG_0836IMG_0855Helping set the tone, we came bearing waffles from the nearest Wafels & Dinges truck, books ranging from the…

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Cani al guinzaglio


Una legge impone che i cani vadan tenuti al guinzaglio. Giusto! E le leggi vanno osservate.

Quand’ero ragazzo vedevo per strada molti cani senza guinzaglio: ci si conosceva. Il più delle volte si passava indifferenti l’un l’altro, ognuno per i propri affari. Raramente si sentiva che avessero morso qualcuno. Non più di ora. Ma allora, perché della legge? Ce n’era davvero bisogno?

Penso che la legge sia dovuta a un cambio di mentalità: si sente oggi un maggior bisogno di prevenzione (e protezione – chiamata anche subdolamente sicurezza).

Non la penso così: per prima cosa  mi sembra prevenzione eccessiva, un fasciarsi la testa senza comprovato motivo… e dunque ci sento odor di pretesto, di alibi per nasconder dell’altro. In secondo luogo, proprio la legge ha creato, fatto reale, o ingrandito una paura che prima non c’era o non era nella misura con cui ora la si spaccia per vera: la paura generalizzata per i cani: «Stai lontano da quella ringhiera, è un cane cattivo, ti morde!»

Con le paure immotivate si cresce in malafede, nel sospetto, nel pregiudizio, nel non-rispetto, sempre sulla difensiva, pronti a reagire, non si impara a convivere a relazionarsi, a trovare un modo di convivenza; e ci si fa l’abitudine, diventa un atteggiamento ritenuto normale, diventa pian piano una norma. E d’altro canto, non si impara a difendersi, quando davvero bisogna.

Così è anche l’atteggiamento verso la nudità: definita per legge come “oscena”, offensiva della decenza, è facile si alzino da soli scudi e steccati, recinzioni, ghetti di pensiero e reali, guinzagli. Come se il corpo nudo fosse di per sé sinonimo di minaccia, di intenzioni malevole, un contagio immorale, un’offesa diretta, una mancanza di rispetto. Come se noi nudisti fossimo per definizioni pronti e propensi allo stupro, all’aggressione sessuale, alla violenza, agli ultimi oltraggi.

Al contrario, da nudi abbiamo imparato un maggiore rispetto per le persone; non ci importa di avere o vedere flaccide pliche di pelle attorno alla pancia, seni cascanti o altri vari “inestetismi” normalmente celati. Ci siamo dati una regolata: “un posto per ogni cosa, ogni cosa al suo posto”. Disvestiti degli abiti di stoffa, sono svaniti anche molti pregiudizi, forme-pensiero, schematismi concettuali, abiti mentali, tradizioni, abitudini. E le abitudini, fortunatamente, si posson cambiare. E anche le leggi.

Abito, abitare, abitudine hanno una medesima origine: derivano dal verbo avere (habere in latino): un avere talmente radicato e quasi connaturato da mutarci anche nell’essere, un tratto esteriore che dice agli altri di noi, un costume sociale, un guinzaglio che ci allacciamo da soli per poter camminare tranquilli per strada. E quasi quasi ne siamo persino contenti, e crediamo che sia forse più giusto così e giungiamo persino a sospettare di noi: non si sa mai, colti da un raptus potremmo morder qualcuno…

Proposta di Legge in Regione Sicilia


È cronaca recentissima l’avanzamento in Regione Sicilia di una proposta di legge regionale in merito allo sviluppo del nudismo, che nella stessa viene definito naturismo. Personalmente ero al corrente della cosa già da diverso tempo: ero stato contattato per offrire suggerimenti in merito, suggerimenti prontamente dati ma che ho poi visto totalmente ignorati.

Sebbene debba confessare che l’avermi ignorato un poco mi abbia dato fastidio, non è di certo mia abitudine farmi condizionare da tali quisquilie e non ho bocciato la proposta in ragione di questo, ma perché, oltre che limitarsi a ribadire cose che di fatto già sono fattibili, conteneva aspetti potenzialmente pericolosi per la pratica nudista.

D’altra parte prima di esprimere il nostro parere, noi de iNudisti ci siamo confrontati, trovandoci in comune accordo su tutte le osservazioni poi fatte attraverso il forum. Abbiamo scelto la strada del forum innanzitutto perché su di esso qualcuno a noi estraneo aveva aperto la relativa discussione,  poi perché sappiamo bene che i proponenti ci seguono sul nostro forum, infine perché non ci sembrava ne opportuno ne conveniente farlo sul sito della Regione Sicilia: fosse stato il sito di un’associazione naturista o di una comunità nudista, ma proprio quello della Regione no, poco elegante e materialmente pericoloso aprire spontaneamente delle teste di ponte a favore di chi vuole darci addosso. Aggiungo che avevo già pronta anche una comunicazione da inviare direttamente ai responsabili dell’UNS (l’associazione naturista locale che sta portando avanti la proposta), ma prima che potessi inoltrargliela sono stati loro stessi a contattarci per chiedere la nostra collaborazione alla revisione della proposta, quindi ho lasciato perdere.

Trattandosi di una iniziativa lodevole e importante, per la prima volta qualcuno va oltre il livello comunale e vuole farlo in modo disinteressato e veramente utile alla causa nudista, ho pensato di svilupparci sopra un articolo al fine di darle la massima visibilità: sia la e-zine de iNudisti che il mio blog “Mondo Nudo”, sul quale l’articolo verrà ripetuto, sono letti da tutto il mondo, in più gli articoli del mio blog vengono automaticamente rilanciati sul sito della Federazione Naturista Portoghese e spesso condivisi da diversi altri siti nudisti e naturisti personali e associativi, italiani e stranieri.

Noi, lo staff editoriale de iNudisti e di “Mondo Nudo”, siamo abituati ad essere soprattutto propositivi e costruttivi, così nel contesto di questo articolo, non ci limitiamo a presentare l’iniziativa, non ci limitiamo a ripetere le nostre osservazioni, ma presentiamo, senza la pretesa d’essere perfetti ed esaustivi (tutto è perfettibile), una nostra revisione della proposta, nata dalla comune condivisone delle osservazioni e delle rettifiche.

Partiamo dalla proposta originale, senza la quale non si potrebbero comprendere le nostre osservazioni.


RELAZIONE DEL DEPUTATO PROPONENTE

Onorevoli colleghi,

l’Italia è l’unico stato dell’Europa a non possedere una legge che riconosca e tuteli il naturismo. Nel 1974, durante il 14° Congresso Naturista Mondiale, il naturismo viene definito come un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente. Il naturismo è un modo sano, naturale, educativo e familiare di vivere la propria libertà con rispetto verso altri modus vivendi e non ha nulla a che vedere con comportamenti legati alla sessualità o al voyeurismo ma anzi se ne distanzia. Esso è un movimento che si propone di promuovere un contatto diretto con la natura privo di artificiosità e convenzioni sociali, partendo dal rispetto verso le persone, per arrivare al rispetto degli animali e dell’ambiente attraverso uno stile di vita che vede la nudità come logica conseguenza del proprio modo di essere interiore. Un naturista ha una vita sana, si alimenta con prodotti naturali, pratica attività sportiva all’aria aperta e il suo stare nudo ha una componente sociale, che infatti realizza sia in spazi privati sia in spazi pubblici.

Tale legge nasce dall’esigenza di tutelare e regolamentare tale pratica in virtù del fatto che non vi è alcuna norma in merito. In Europa le strutture estive per i naturisti, villaggi e campeggi, sono concentrate in Francia, Spagna e Croazia. In questi tre stati il naturismo contribuisce in maniera significativa all’incremento del PIL. L’Italia presenta soltanto otto strutture naturiste di media-piccola recettività e solo una si affaccia sul mare, nonostante l’Italia presenti un clima favorevole per la diffusione del naturismo e in particolare la Sicilia dove le temperature elevate permettono di vivere le spiagge per lunghi periodi durante l’anno. Le statistiche italiane affermano che i naturisti in Italia sono cinquecento mila, i quali si trovano costretti a scegliere strutture naturiste estere per le loro vacanze. In termini economici ciò significa che milioni di euro ogni anno vengono spesi fuori dall’Italia. Alla luce di quanto detto la Sicilia, visto il clima più favorevole rispetto agli stati di cui sopra, potrebbe diventare polo attrattivo turistico naturista di tutta l’Europa. La creazione di strutture idonee al naturismo, oltre a rappresentare un superamento dei pregiudizi che ha sempre accompagnato questo tema, può rappresentare un potenziale sviluppo economico per la Sicilia, regione da sempre a vocazione turistica.

—O—

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.

Finalità e principi generali

1. La Regione siciliana, entro i limiti posti dallo Statuto e nel rispetto dei principi generali della Costituzione della Repubblica, riconosce e promuove nel proprio territorio le condizioni necessarie per garantire la possibilità di praticare il turismo naturista, riconoscendolo come stile di vita sano, naturale, educativo e familiare con grandi potenzialità di sviluppo economico.

Art. 2.

Competenze della Regione

1. La Regione, per perseguire le finalità di cui all’articolo 1, favorisce l’individuazione delle aree da destinare alla pratica del naturismo e la realizzazione d’infrastrutture pubbliche e private destinate al medesimo scopo, anche con la concessione di contributi attraverso le vigenti leggi d’incentivazione del settore turistico e in ottemperanza alla legge regionale n. 10 del 15 settembre 2005.

Art. 3.

Aree pubbliche destinate al naturismo

1. I comuni possono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi ed altri ambienti naturali di proprietà del demanio o di enti pubblici alla pratica del naturismo.

2. Nelle aree pubbliche destinate al naturismo dovranno essere costruite semplici infrastrutture a servizi che siano scarsamente visibili, non inquinanti, senza impatto ambientale, rispettose dell’ambiente e degli eventuali vincoli esistenti.

3. La gestione di tali aree può essere concessa a privati, ad associazioni o ad organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento e la fruizione applicando le tariffe previste dalle rispettive normative.

4. Nel caso di cui al comma 3, la concessione individua il canone dovuto dai soggetti gestori e l’obbligo di attrezzare l’area in modo da garantirne il buon funzionamento e la fruizione.

5. Il comune controlla l’attività svolta, il regolare allestimento delle infrastrutture e, in caso di riscontro negativo, revocano la concessione o la licenza.

6. Nell’attuazione della presente legge, i comuni disciplinano e regolamentano la pratica del naturismo, tenendo conto anche dei profili connessi alla tutela ambientale e alla sicurezza dell’individuo.

Art. 4.

Aree private destinate al naturismo

1. I privati che intendano aprire strutture destinate al naturismo, quali campeggi, alberghi, piscine, saune o altro, ad esclusione delle zone di demanio marittimo, si attengono, per l’utilizzo delle aree e per la realizzazione di manufatti, a quanto previsto dalle altre leggi vigenti che disciplinano il settore turistico.

Art. 5.

Vigilanza delle strutture

1. E’ compito dei gestori delle strutture, siano esse aree pubbliche o private, vigilare sulla loro corretta fruizione, utilizzando tutti i mezzi che la legge mette loro a disposizione per evitare che comportamenti osceni possano turbare il quieto vivere dei naturisti.

2. L’inosservanza della disposizione di cui all’art. 1, è sanzionata secondo le norme previste dalla legge.

Art. 6.

Delimitazione e segnalazione delle aree

1. Le aree destinate alla pratica naturista sono opportunamente delimitate e segnalate mediante cartelli o analoghi strumenti che assicurino un’adeguata identificazione che le distingua, al fine di evitare ogni promiscuità, da spazi frequentati dai cittadini che non praticano il naturismo.

2. Le strutture di cui all’articolo 4, comma 1, inoltre, garantiscono i terzi estranei alle strutture medesime rispetto alla visibilità dall’esterno dei luoghi di pratica naturista.

Art. 7.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.


Un primo aspetto, al quale tengo molto e che riguarda aspetti di comunicazione e pubblicità, è l’utilizzo improprio del termine “naturismo” invece del più appropriato, chiaro ed efficiente termine di “nudismo”. Di fatto il naturismo, ovvero il mangiare sano (che poi ancora esistono opinioni discordanti sul significato di mangiare sano), il rispettare la natura, eccetera, è già lecito ovunque; ad essere legislativamente lecito ma giuridicamente in stato di incertezza è solo una piccola parte di un certo modo d’intendere il naturismo, ossia lo stare nudi, indi il nudismo. Poi va tenuto in debito conto che non tutti coloro che praticano il nudismo sono anche naturisti, molti di più sono coloro che il nudismo lo praticano come fine a se stesso, coloro che desiderano solo poter prendere il sole sull’intero corpo, coloro che solo amano godere dell’assenza delle vesti e della relativa sensazione di libertà e respiro che se ne ricava. Risulta, a questo punto, quantomeno evidente che le proposte di legge dovrebbero far esplicito riferimento al termine nudismo e non a quello assai più limitante di naturismo. In caso contrario il rischio, estremo ma non per questo impossibile, è quello poi di trovarsi comunque nell’impossibilità di praticare la nudità, con la scusa che è stato approvato lo stare in natura, non lo starci nudi.

Ma se su questa prima questione potremmo anche sorvolare, non si può sorvolare invece sulle altre questioni generate da questa proposta.

La prima è il fatto che nella proposta si usano, nei riguardi delle istituzioni comunali a cui spetterebbe il compito di assegnare le concessioni, termini che escludono qualsiasi forma d’obbligo, limitandosi a porre in essere delle facoltà possibilistiche, cosa che già è valida, come dimostrano le concessioni e le autorizzazioni già date da alcuni comuni per la fruizione di spiagge nudiste pur in assenza di qualsiasi legge regionale. Conseguenza potenziale: nessun comune assegna le concessioni, indi nudismo non più praticabile in quanto essendoci ora una legge regionale questa fa vincolo e prevede il nudismo solo nelle aree ad esso deputate.

In contrapposizione si usano termini impositivi riguardo a quanto dovranno fare coloro che ottengono le concessioni, arrivando perfino a prevedere l’annullamento della concessione in caso di mancato rispetto di tali obblighi. Rilevante la mancata reciprocità del trattamento tra chi dà e chi riceve la concessione, ma poi che ancor più preoccupa è la forma degli obblighi:

–          Recinzione delle aree con oscuramento delle stesse, cosa che da sempre provoca la diffusione dell’opinione che tali aree siano alla fine nient’altro che dei circoli sessuali all’aperto, dove le persone siano dedite all’esibizionismo e alla trasgressione sessuale; pensieri che non nascerebbero in assenza di oscuramento;

–          Pagamento di un canone d’affitto; come ben si sa le associazioni naturiste sopravvivono grazie al volontariato e i ricavi dovuti al tesseramento servono appena a ripagare le spese di gestione, come potrebbero accollarsi l’onere di canoni d’affitto che certamente non sarebbero simbolici?

–          Allestimento di servizi, sanitari e via dicendo; non solo altri costi, ma la possibilità di trovarsi a fronte di dinieghi alla costruzione di detti servizi, vuoi per vincoli ambientali, vuoi per vincoli paesaggistici, vuoi perché area parco e via dicendo.

Poi abbiamo l’assenza di ogni riferimento a spazi liberi, si parla solo di concessioni per aree strutturate e non si parla dell’individuazione e fruizione di zone senza nessuna connotazione commerciale. Materialmente non solo il nudismo verrebbe ulteriormente vincolato alla presenza di strutture commerciali, ma chi volesse praticare nudismo dovrebbe mettere in conto una non indifferente spesa annuale: il nudismo non è cosa che si pratica solo in occasione delle ferie, bensì cosa che si pratica quotidianamente.

Che dire poi del parlare solo di turismo, come se i nudisti venissero solo da fuori: i nudisti vivono anche nelle zone che verrebbero interessate dalla legge, vanno anch’essi tutelati!

Ci sarebbero altre cose da osservare, ma non voglio dilungarmi troppo e mi fermo qui, d’altra parte di carne al fuoco ne è già stata messa tanta e, tutto sommato, il resto lo si potrà comprendere da quanto segue.

Ecco quindi la nostra revisione


Onorevoli colleghi,

l’Italia, a differenza di molti altri stati europei, non ha una legge che riconosca e tuteli il nudismo. Il nudismo, contrariamente a quanto alcuni media e alcune persone tendano a diffondere, non ha nulla a che vedere con la trasgressione sessuale o il voyeurismo, quantomeno non più di quanto ne abbia il vivere vestiti. Il nudismo è solo un modo sano, naturale ed educativo di vivere, attraverso il nudismo i giovani possono crescere con un maggior rispetto del proprio corpo e di quello degli altri, possono sviluppare una migliore educazione sessuale, possono addivenire a un comportamento sessuale e sociale corretto e non violento. Il nudismo è un movimento che si propone di promuovere un contatto diretto con la natura privo di artificiosità e convenzioni sociali.

In Europa le strutture estive per i nudisti, villaggi e campeggi, sono concentrate in Francia, Spagna e Croazia. In questi tre stati il nudismo contribuisce in maniera significativa all’incremento del PIL. L’Italia presenta soltanto otto strutture nudiste di media-piccola recettività e solo una si affaccia sul mare, questo nonostante l’Italia presenti un clima favorevole per la diffusione del nudismo. In particolare la Sicilia, a seguito delle temperature elevate, permette di vivere le spiagge per lunghi periodi durante l’anno.

Le statistiche italiane affermano che i nudisti in Italia sono ufficialmente cinquecentomila, ma ufficiosamente, prendendo in considerazione anche coloro che non sono iscritti alle associazioni ufficiali, coloro che praticano solo all’estero, coloro che praticano solo occasionalmente, le stime arrivano a superare il milione di praticanti. Un milione di persone che si trovano costrette a scegliere strutture nudiste estere per le loro vacanze. In termini economici ciò significa che milioni di euro ogni anno vengono spesi fuori dall’Italia. Alla luce di quanto detto la Sicilia, visto il clima più favorevole rispetto agli stati di cui sopra, potrebbe diventare polo attrattivo turistico per il nudismo di tutta l’Europa. La definizione di spazi liberi ove poter praticare nudismo e la creazione di strutture idonee al nudismo, oltre a rappresentare un superamento dei pregiudizi che ha sempre accompagnato questo tema, può rappresentare un potenziale sviluppo economico per la Sicilia, regione da sempre a vocazione turistica.

—O—

DISEGNO DI LEGGE DI INIZIATIVA PARLAMENTARE

Art. 1.

Finalità e principi generali

1. La Regione siciliana, entro i limiti posti dallo Statuto e nel rispetto dei principi generali della Costituzione della Repubblica, riconosce e promuove nel proprio territorio le condizioni necessarie per garantire la possibilità di praticare il nudismo, riconoscendolo come stile di vita sano, naturale ed educativo, nonché avente grandi potenzialità di sviluppo economico.

Art. 2.

Competenze della Regione

1. La Regione, per perseguire le finalità di cui all’articolo 1, promuove l’individuazione di aree libere da destinare alla pratica del nudismo e la realizzazione d’infrastrutture pubbliche e private destinate al medesimo scopo, anche con la concessione di contributi attraverso le vigenti leggi d’incentivazione del settore turistico e in ottemperanza alla legge regionale n. 10 del 15 settembre 2005.

Art. 3.

Aree pubbliche destinate al nudismo

1. I comuni devono destinare spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi ed altri ambienti naturali di proprietà del demanio o di enti pubblici alla libera pratica del nudismo, sia esso effettuato in forma individuale che di gruppo. Tale adempimento, nella misura di almeno un’area ogni 100 chilometri radiali, deve avvenire entro 180 giorni dalla promulgazione della presente legge. Le aree individuate dovranno avere almeno una superficie di 10000 metri quadrati (500×200 metri). Ogni comune ha la facoltà di ampliare nel tempo le zone già indicate e di trovare nuovi siti da destinare alla pratica nudista. Per facilitare tale adempimento, in prima battuta i comuni possono ufficializzare le aree che già sono note ai nudisti e dagli stessi vengono, anche solo occasionalmente, frequentate.

2. Nelle aree pubbliche destinate al nudismo potranno essere costruite semplici infrastrutture a servizi che siano scarsamente visibili, non inquinanti, senza impatto ambientale, rispettose dell’ambiente e degli eventuali vincoli esistenti.

3. Tali aree, oltre che essere lasciate alla libera e gratuita fruizione, possono essere, nella misura non superiore al 25% delle stesse, concessa a privati, associazioni ed organizzazioni che ne garantiscano il buon funzionamento e la fruizione, eventualmente applicando le tariffe previste dalle rispettive normative.

4. Con riferimento al comma 3, nel caso di concessioni ad associazioni di settore il canone dovrà essere simbolico o nullo; nel caso di concessione ad organizzazioni commerciali, la concessione individua il canone dovuto dai soggetti gestori. In ogni caso si garantisce la possibilità di attrezzare l’area in modo da garantirne il miglior funzionamento e la fruizione.

5. Il comune controlla l’attività svolta, il regolare allestimento delle infrastrutture e, in caso di riscontro negativo, revocano la concessione o la licenza.

Art. 4.

Aree private destinate al nudismo

1. I privati che intendano aprire strutture destinate al nudismo, quali campeggi, alberghi, piscine, saune o altro, si attengono, per l’utilizzo delle aree e per la realizzazione di manufatti, a quanto previsto dalle altre leggi vigenti che disciplinano il settore turistico e gli eventuali vincoli ambientali in essere nella zona coinvolta dalla costruzione della struttura.

Art. 5.

Vigilanza delle strutture

1. E’ compito dei gestori delle strutture, siano esse aree pubbliche o private, vigilare sulla loro corretta fruizione, utilizzando tutti i mezzi che la legge mette loro a disposizione per evitare i comportamenti che possano turbare il quieto vivere dei frequentatori.

2. L’inosservanza della disposizione di cui all’art. 1, è sanzionata secondo le norme previste dalla legge.

Art. 6.

Delimitazione e segnalazione delle aree

1. I limiti delle aree e delle strutture destinate alla pratica nudista vanno resi evidenti solo ed esclusivamente mediante semplici cartelli, indicanti l’inizio della zona nudista. Tali limiti vanno intesi con flessibilità, ovvero nei pressi degli stessi, a titolo di reciprocità con chi non nudista può liberamente attraversare l’area nudista, è ammesso lo sconfinamento di chi è nudo, sia per stazionare quando l’area nudista risulti densamente occupata, ma soprattutto per fruire della salutare possibilità di effettuare adeguate passeggiate.

Art. 7.

Norma finale

1. La presente legge sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale della Regione siciliana.

2. E’ fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge della Regione.


Già che ci siamo…

Questa, però, la più semplice, vantaggiosa ed efficiente proposta di legge che, secondo noi, andrebbe portata avanti e sostenuta.

Ai fini politici e giuridici non ci sono impedimenti a quanto la stessa enuncia, forse ci possono essere dei timori sulla sua accettabilità, ma in politica o si gioca o si muore, e il gioco è quello di chi punta alto: si ottiene sempre la metà di quello che si chiede, chiedere poco equivale a chiedere nulla!


Dati i contenuti della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani”, in particolare gli articoli

Art. 3 «Liberta della propria persona»
Art. 13 «Interferenze arbitrarie»
Art. 13 «Libertà di movimento»
Art. 18 «Libertà di pensiero»
Art. 19 «Libertà di opinione»
Art. 20 «Libertà di riunione»
Art. 25 «Diritto alla salute e al benessere»
Art. 27 «Diritto alla cultura»
Art. 29 «Doveri verso la comunità»

Visto nello specifico l’articolo 29 di detta Dichiarazione, nel quale si determina che solo nell’ambito della comunità è possibile il libero e pieno sviluppo della personalità individuale e viene formulato il mutuo riconoscimento e il mutuo rispetto dei diritti e delle libertà.

Visto l’articolo 3 della Costituzione Italiana: “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Considerato che l’opinione sociale in merito alla nudità è oggi radicalmente cambiata e pochi sono coloro che ancora provano imbarazzo alla visione di persone nude e alla condivisone con queste degli spazi pubblici.

Considerato che i sondaggi dimostrano quanti siano gli italiani interessati alla pratica del nudismo e che ad essa si conformerebbero se il nudismo venisse ufficializzato da un’apposita legge.

Visto che dal 2000 a oggi tutti gli interventi giudiziali attuati nei confronti dei nudisti hanno avuto esito assolutorio con formula piena.

Considerato che, pur avendo espresso opinioni di diniego alla pratica pubblica del nudismo, la Cassazione non ha potere legislativo e, quindi, non viene ad apporre vincoli all’emanazione di leggi regionali / nazionali favorevoli al nudismo.

Visto che la situazione economica regionale / nazionale abbisogna di nuovi stimoli di crescita e ampliamento.

Valutata l’interessante portata del turismo nudista sia esso interno che esterno.

Si decreta che

Su tutto il territorio regionale / nazionale la nudità, sia essa messa in atto in ambiente privato che pubblico, sia essa praticata in modo esclusivo (aree frequentate da soli nudisti) che misto (aree frequentate anche da non nudisti), non è di per se stessa violazione degli articoli 726 e 527 del Codice Penale, ovvero non comporta atto contrario alla pubblica decenza né tantomeno atto osceno in luogo pubblico.

Resta ferma la possibilità per i gestori di aree e strutture di vietare in parte o in toto la nudità, a patto che ne sussistano valide motivazioni pratiche (ad esempio ambienti lavorativi soggetti al freddo o al fuoco) o culturali (esempio luoghi di culto), segnalando le aree in cui tale limitazione viene applicata mediante opportuna segnaletica. L’assenza di detta segnaletica, la sua scarsa visibilità o la non corretta copertura di tutti gli accessi all’area in questione determinano la non operatività del divieto alla nudità.


Qui potete trovare la proposta ufficiale e segurine gli sviluppi.

Qui potete darne la vostra personale valutazione.

Qui potete dare un vostro contributo sotto forma di commento.

iNudisti ai media italiani


Da una bellissima e preziosissima collaborazione tra gli amministratori e gli utenti del sito de iNudisti è nata questa importante iniziativa: una lettera aperta ai Direttori dei principali media italiani, perlomeno a quelli di cui s’è riusciti a trovare un contatto. Inutile ogni altra prefazione, la lettera stessa spiega tutto, per cui bando alle ciance ed eccovi il testo della lettera.

Ah, solo una cosa: a poche ore dall’invio già arrivano i primi positivi riscontri!


Egr. Sig. Direttore,

in qualità di amministratori di una grossa comunità Internet, siamo a scriverle poiché, dopo molti anni di silenzio, vari media italiani hanno ripreso a parlare, spesso in modo inopportuno e distorto, di un argomento che ci riguarda molto da vicino, un argomento invero non così complesso e difficile da comprendere, uno stile di vita assolutamente normale e naturale.

Ultimamente, poi, la nostra comunità e il nostro sito sono stati impropriamente citati, additandoli in modo che ci offende, così come offende tutti i nostri utenti, e non ci può lasciare indifferenti. Amanti dell’informazione precisa e puntuale, ci siamo pertanto sentiti in dovere di scrivere, con la collaborazione di alcuni dei nostri più affezionati utenti, questa lettera, che è anche un articolo di chiarimento, e inviarla ai principali media italiani con preghiera di pubblicazione.

Iniziamo con il chiarire cosa siano il nostro sito e la nostra comunità.

Trattasi del più grande sito web di naturismo e nudismo in Italia, il più quotato in Italia dai ranking Alexa e tra i più quotati nel mondo. Sette ambienti, tredici sezioni, quarantaquattro forum, qualche centinaio di pagine, circa quarantamila iscritti, quasi un milione di accessi al mese. I nudisti e i naturisti italiani che praticano in maniera continuativa si stimano in circa due milioni di persone e recenti statistiche, effettuate anche fuori dall’ambito nudista, evidenziano che l’80% della popolazione italiana non è affatto turbata da questa pratica, anzi moltissimi sono coloro che, in una qualche occasione, specie durante viaggi all’estero, si sono messi nudi per prendere il sole. Dati, questi, che fanno capire come l’argomento “nudismo” non sia di nicchia, ma possa al contrario coinvolgere molti lettori.

Ciò che caratterizza tutte queste persone è il mero desiderio di star nudi: da soli come in compagnia, in casa come all’aperto, nello sport come nel relax. La nudità è indubbiamente benefica sia per la salute fisica che per quella psicologica; la nudità, come dimostrano alcuni studi effettuati negli USA, è uno strumento educativo molto efficace sia per gli adulti che per giovani, ragazzi e bambini; la nudità è un modo per essere ecologici. Si tratta, quindi, di vivere normalmente, privi si di vestiario, ma senza per questo commettere azioni contrarie alla morale comune.

Purtroppo le notizie giornalistiche riferite ai nudisti, ai naturisti e al nostro sito sono spesso associate a depravazione, deviazioni sessuali ed esibizionismo. In verità il nudismo, il naturismo e il nostro sito prendono le distanze da tali comportamenti, comportamenti che non sono minimamente contemplati nel nostro stile di vita, ne sono in linea con la relativa filosofia. Chi li persegue viene conseguentemente segnalato e pesantemente redarguito, quando non addirittura cacciato, tanto nel nostro sito quanto nei luoghi naturisti e nudisti. Non rinneghiamo la sessualità delle persone, ma non accettiamo che la stessa si esplichi pubblicamente, come non accettiamo che il nudismo, invece che fine diventi il mezzo per la ricerca di prestazioni sessuali. Quanto spesso viene scritto sul mondo nudo-naturista è per noi, quindi, fonte di stupore, dispiacere e talvolta sdegno, ma non per questo rifiutiamo il dialogo civile, la necessità di un confronto ai fini della comprensione e del buon senso.

Noi amministratori e noi utenti del sito e del forum de iNudisti ci reputiamo persone del tutto normali e ci teniamo a non confondere il semplice nudo, condizione comune alla nascita, con tutto ciò che si leghi alle pratiche sessuali o, peggio, alla pornografia. E’ questo il più tipico dei preconcetti che emergono normalmente in una conversazione sul nudismo, mentre, come già detto, noi siamo assolutamente contrari a ogni forma di esibizionismo, sia individuale che di gruppo, e prendiamo le distanze da ogni sorta di manifestazione che, palesemente o nascostamente, significhi irrisione delle più elementari norme di convivenza ed educazione.

Non facciamo distinzioni: l’essere umano, uomo, donna o bambino, ha pari dignità quale che sia la sua scelta di vestirsi o meno. Da nudi educhiamo noi stessi e i nostri figli a comportarsi con la stessa naturalezza che si assumerebbe da vestiti, nel contempo, però, non perdiamo di vista quanto di buono si sia potuto apprendere al di fuori del semplice istinto: nudismo, naturismo e stato naturale non significano spogliarsi del proprio bagaglio educativo per regredire a uno stato animalesco. Rispettando ogni diversità abbiamo trasceso il senso del giudizio nei confronti dell’aspetto fisico, dell’età, delle condizioni personali, sociali e culturali, anche spiritualmente non indossiamo né imponiamo ad altri la “maglia” di un colore piuttosto che quella di un altro. Ci limitiamo alla nudità, individuale e collettiva, come semplice libertà di essere e come elemento essenziale di un modo di vivere in armonia con la natura. Questo è ciò che propugna il movimento naturista allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente (si veda anche la definizione dell’International Naturist Federation, presentata al 14º Congresso Naturista Mondiale del 1974).

Innumerevoli sono le opportunità che il nostro Paese potrebbe offrire ai turisti amanti del nudismo, ma, al momento, vista la grave carenza di spiagge autorizzate o sulle quali il nudismo viene tollerato, molti nudisti italiani sono costretti a migrare, mentre molti di quelli stranieri evitano l’Italia, dirottando le loro preferenze verso paesi come Spagna (oltre duecento spiagge “nudiste” e tutte le altre sono “clothing optional”, dove, cioè, è del tutto indifferente portare o meno il costume da bagno), Francia, Croazia e Grecia dove il nudismo è assai più garantito se non addirittura legislativamente autorizzato (in Spagna e in Germania è possibile praticarlo anche nei luoghi pubblici urbani). Se consideriamo che mediamente un turista spende attorno ai 1000 euro a persona per ogni settimana nelle strutture attrezzate, la perdita per l’economia italiana non è affatto indifferente.

Pur senza nessun aiuto da parte delle istituzioni, anzi, spesso ostacolati, quotidianamente i nudisti lottano contro individui abbietti, individui con gravi deviazioni del comportamento sessuale e non sessuale, una legalizzazione del nudismo, eliminando la confusione ad oggi esistente, scinderebbe nettamente ciò che è nudismo da ciò che non lo è, contribuendo non poco a debellare questi malcostumi che, seppur presenti nella quasi totalità delle spiagge italiane, vengono confusi con il nudismo e a questo attribuiti.

Una legge che, come in Spagna, garantisca la libera pratica del nudismo è un diritto dei nudisti e un dovere delle istituzioni pubbliche, da un lato per l’esigenza di tutelare nudisti e non nudisti, dall’altro per garantire alle strutture turistiche l’accesso alle non indifferenti risorse economiche che verrebbero prodotte dal cospicuo incremento del turismo in Italia: molti vacanzieri d’Europa (e non solo) avrebbero un motivo in più per scegliere il Bel Paese.

Esponendo il nostro punto di vista non vogliamo imporre nulla a nessuno, ma vogliamo solo sensibilizzare l’opinione pubblica, farle conoscere più da vicino e con maggior precisione quella che è la nostra filosofia di vita, magari trovare uno o più referenti istituzionali che si assumano l’onere di legalizzare la pratica del nudismo. Ciò agevolerebbe chi come noi ritiene di esercitarla correttamente e, nel contempo, chi, talvolta per disinformazione, continua ad esserne ostile.

Gli amministratori e gli utenti de iNudisti

Confidando in un suo positivo riscontro, porgiamo i nostri più cordiali e distinti saluti e restiamo a sua disposizione per ogni ulteriore chiarimento.

Gli amministratori de iNudisti (www.inudisti.it)
Sull’originale della lettera seguone le firme degli stessi

Questi i media individuati e coinvolti

(in rigoroso ordine alfabetico)

ANSA
Beppe Grillo Blog
Bergamonews
BresciaOggi
Cairo Editore (BELL’ITALIA – BELL’EUROPA – AIRONE- IN VIAGGIO – NATURAL STYLE)
Corriere.it Brescia
Corriere della Sera
Cronache laiche
Dove
Eco di Bergamo
Eticamente.net Blog
Eurotravelnews
Famiglia Cristiana
FOCUS
Garda Notizie
Giornale del Garda
Giornale di Brescia
Giornale di Vimercate
GuidaViaggi/
Il Fatto Quotidiano
Il Gazzettino
Il Giorno
Il Messaggero
Il Resto del Carlino
Il Secolo XIX
Il Tirreno
Il Tirreno Firenze
Il Tirreno Livorno
In Camper
Itinerari e luoghi
L’Arena
La Gazzetta del Mezzogiorno
La Martesana
La Nazione
La Nuova Venezia
La Repubblica
La Tribuna di Treviso
L’Espresso
Lettera43
MB News
National Geographic
Partiamo – pare non avere un sito
Quotidiano.Net
Quotidiano di Puglia
Rivista dell’ADA
Senza Colonne
Striscia La Notizia
Studio Aperto
Teleturismo
TG RAI
TG RAI3
Turistica
Unione Sarda

Una fetta d’anguria


La scorsa notte mi sono svegliato verso le 2: avevo voglia di anguria.
Drago, il mio cane, era fuori disteso sull’erba che si godeva il bel fresco. Detto, fatto: ho preso un piatto e una fetta d’anguria e in tenuta libera mi sono seduto al tavolino che ho  nel giardino e ho cominciato a mangiarla di gusto.
Neanche l’avessi chiamata, sento un’auto che arriva: è il vicino che, chiusa la gelateria, torna a casa. Continuo imperturbato a mangiar la mia anguria: non penso mi abbia visto; e se anche fosse, non penso di averlo “turbato”; e se anche fosse, non penso di averlo turbato a tal punto da presentare denuncia contro di me. Non gli sono così antipatico 🙂

1) I Giudici della Cassazione, sulla base di una loro opinione, o forse solo di una loro sommaria impressione (non credo sulla base di un sondaggio commissionato appositamente – non hanno i fondi, certamente), ergendosi a interpreti del “senso comune”, ad arbitri della “decenza”, hanno emanato una direttiva che ha la sua autorevolezza: è solo un parere, che non ha valore di legge, ma fa giurisprudenza, e può venir sempre utile a chi non ha voglia di scomodarsi, di approfondire, di veder bene come stanno le cose, il costume.

2) Ripercorrendo le riflessioni che facevo fra me negli ultimi giorni e comparando la sicurezza di questa notte alla “strizza” subito dopo l’annuncio, mi son chiesto se per caso i giudici non avessero abusato del loro potere, nel metodo innanzitutto, facendo valere – quasi imponendo – il loro punto di vista servendosi della minaccia dell’ammenda.

Che all’alba del 2012 ci sia ancora qualcuno che ha bisogno del ringhio dei mastini per imporre le proprie ragioni (per primo dunque le sospetta per deboli);
che la Legge si serva della delazione per esser rispettata («Caro cittadino, se ti senti turbato, dillo alla mamma!» – ma quando cresciamo?) e in tal modo ci trasforma tutti in sceriffi: a qualcuno può anche piacere, a me no;
che il rispetto delle leggi sia ancora imposto col timore della pena, con l’esemplarità della condanna e faccia ancor leva sulla nostra infantile facilità ad ingrandirci le paure,

allora penso che siamo ancora infantili e un poco anche ignavi.

Una vocina mi suggerisce una citazione biblica: «Principio della saggezza è il timore del Signore» (Salmo 110, 10 – molto simile (!) al comandamento in vigore nelle caserme: «Pensa alla stecca, rispetta il nonnino»). Fra le molte interpretazioni, preferisco la mia, sebbene non autorizzata: «Cammina pensando al bastone di Dio, che vai bene». È dal Codice di Giustiniano che funziona così.

Nudo dentro


Dall’inizio di marzo, ogni mattina (tempo permettendo) uscivo al levar del sole per un giretto col cane nella campagna vicino casa. Di solito un grande vigneto (abito a Cremignane, una frazione di Iseo, nella zona del Franciacorta). Per mettermi “in regola”, dopo averne discusso col comandante dei Vigili, ho inviato una “Informativa” in cui mettevo al corrente le Autorità di Pubblica Sicurezza delle mie uscite nudo-naturiste, indicando luoghi e tempi.

Nessun problema fino all’ultima sentenza della Corte di Cassazione. Continuo comunque con le mie uscite, nello stesso luogo e negli stessi orari: vedere l’alba ogni giorno, e dire Buongiorno al sole è un rito molto privato che mi mette a mio agio, di buonumore per la giornata che inizia. Per non essere scioccamente imprudente, mi tolgo solo la camicia. Questa mattina mi si è intrufolato un pensiero: sono nudo dentro. Il pensiero mi ha dato una bella scossa, risarcendomi un po’ dei malumori e della rabbia degli ultimi giorni, dopo la sentenza. So per certo che nulla va perso, anzi mi faccio ancor più convinto che i vestiti sono superflui; la freschezza, la limpidità, la schiettezza e naturalezza del mio modo di pensare – che mi viene dalla liberazione fisica e ideale dai vestiti, dalla ovvietà dell’essere nudi – trasparirà dalle mie parole, dal mio stato d’animo, sarà contagioso.

Una piccola rivincita sugli “ermellini”. Non sono granché portato alla lotta dura senza paura, alla militanza che non fa che inasprire gli animi e farmi dei nemici. Mi basta – e in questo c’è anche il rispetto per chi non la pensa come me, che non voglio “convertire” – esser come sono, fare quel poco che la prudenza suggerisce, non “rompere”, ma nello stesso tempo affermare il mio diritto a vivere come più mi piace – se non danneggio nessuno -… ad affermare semplicemente me stesso, per quello che sono, senza maschere, divise, ricatti imposti dalla società, dall’accettabilità, dal “viver comune”. Che poi, società è per me parola troppo generica, che serve a nascondere chi vuole tenerci al guinzaglio, seppur con un semplice pezzo di stoffa.

Nudismo: serve proprio una legge?


Ignudo mi son offerto

E’ cronaca pressoché quotidiana di questi ultimi mesi quella di nuovi interventi di repressione nei confronti del nudismo e con tali fatti si risvegliano le considerazioni sulla legislazione italiana ritenuta carente, se non addirittura ostile, in relazione alla pratica del nudismo. Riprendono, così, anche le richieste di una legge ad hoc, una legge che non solo consenta tale pratica, ma la tuteli. Questa legge è proprio necessaria?

Il Codice Penale all’articolo 726 recita “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza è punito con l’arresto fino a un mese o con l’ammenda da euro 10 a euro 206”, un’articolazione apparentemente incerta ma che in realtà è formalmente perfetta: permette all’articolo di rimanere al passo dei tempi senza la necessità di doverlo continuamente riscrivere, cosa che, visti i continui corsi e ricorsi storici anche dei costumi, sarebbe senz’ombra di dubbio compito assai arduo.

La chiave dove sta? Nella definizione di pubblica decenza! Da nessuna parte della legge è data definizione di tale termine, ma devonsi fare ricorso all’Italiano corrente, cosa che i giudici ben sanno fare e, infatti, tutte le sentenze degli ultimi cinque anni (invero sono anche di più) in cui si vedano coinvolti dei nudisti accusati di “offesa al comune pudore”, emesse da qualsiasi livello giuridico (Giudice di Pace, Giudice ordinario), sono arrivate allo stesso identico esito: assoluzione piena per non aver commesso il fatto. In un caso, recente, il Giudice, pur in assenza di una parte civile, ha perfino ritenuto di dover di sua iniziativa procedere nei confronti dell’accusatrice e condannarla a rifondere ingenti somme all’accusata. Ultimamente, poi, le denunce manco più arrivano in sede giudiziale, vengono stralciate ancora prima e in uno di questi casi è stato definito che lo stare nudi non è un atto ma una condizione e come tale non rientra nemmeno nella fattispecie dell’articolo 726 del Codice Penale.

Allora la legge non serve? Esatto una legge ad hoc non serve. Visto però che, nonostante le sentenze di cui sopra, consci che un ricorso in Cassazione potrebbe risultare a loro favorevole, Sindaci, Consigli Comunali, Vigili Urbani, Forestali e via dicendo continuano a sperperare denaro pubblico effettuando fermi e denunce, sarebbe comunque opportuno un chiarimento ufficiale, sarebbe opportuno che chi di dovere si attivasse per far si che venga posta la parola fine a queste inutili e discriminanti azioni vessatorie. Se proprio, proprio, si volesse fare qualcosa di più, si potrebbe apportare una piccolissima modifica all’articolo 726 del Codice Penale, aggiungendovi la nota “il nudo di per se stesso non è mai atto contrario alla pubblica decenza”.

Se comunque, ignorando che in Italia si legifera troppo e male come diversi esperti in affari di governo hanno ben evidenziato, si voglia perseguire ad ogni costo la strada legislativa, si veda di sviluppare proposte chiare, proposte che non risultino deleterie e limitanti (come risultano tutte le proposte sviluppate negli ultimi anni), proposte che non contengano i presupposti al suicidio del nudismo libero e popolare italiano (come presenti in tutte quelle sviluppate negli ultimi anni), proposte semplici e non eccessivamente articolate (l’eccessiva articolazione, sebbene in Italia vada molto di moda, alla fine è anche un boomerang).

Doveroso dare un esempio di formulazione ideale, eccolo.


Preso atto

– dell’opinione espressa dalla Corte di Cassazione nella sentenza n. 3557 del 2000
– dell’esito e delle motivazioni di tutte le sentenze emesse negli ultimi 5 anni

Considerato

– che quelli a cui proprio non riesce di vedere persone nude sono un piccolissima parte degli italiani

Visto

– che quelli che praticano con una certa costanza il nudismo sono una fetta non irrilevante degli italiani

Stabilito

– che la restante parte del popolo italiano accetta che si pratichi il nudismo, ammettendo la presenza di persone nude ovunque,
– che la grande maggioranza di costoro si è dichiarata motivata a praticare il nudismo se lo stesso non rischiasse più di essere un fattore discriminante e deleterio ai fini della propria vita sociale e lavorativa
– che almeno la metà di questi ha praticato il nudismo almeno una volta nella sua vita

Si decreta che

  • la nudità di per se stessa non è una violazione all’articolo 726 del Codice Penale
  • sul territorio italiano pubblico, semipubblico  (terrazzi, giardini, eccetera) e, ovviamente, privato vige la facoltatività del vestiario, per cui ognuno è libero di stare vestito, semivestito o nudo a propria discrezione
  • nelle eventuali aree che le Associazioni Nudiste e Naturiste vogliano allestire  la nudità potrà dichiararsi obbligatoria, nel caso tali aree andranno indicata con cartelli segnaletici ben evidenti ad ogni accesso alle stesse
  • vengano se necessario allestite un certo numero di aree tessili ove la nudità sia vietata; tali aree andranno recintate o quantomeno indicate con cartelli segnaletici ben evidenti ad ogni accesso alle stesse
  • le strutture turistiche (campeggi, villaggi, alberghi, saune, centri benessere, ristoranti, bar, negozi vari) che vogliano creare aree riservate al nudismo lo possono fare senza richiedere particolari autorizzazioni e senza attuare particolari azioni (barriere visive, eccetera)
  • Comuni, Province e altre istituzioni pubbliche non hanno facoltà di derogare alla presente legge, non possono cioè emettere Ordinanze di divieto alla pratica del nudismo

Un’ultima cosa… questa eventuale proposta di legge si deve chiamare “legge sul nudismo” e non “legge sul naturismo” dato che:

  • tralascio tutta la trattazione sulla correttezza formale del termine naturismo per riferirsi sostanzialmente al solo stare nudi in spiaggia o altrove, che si può eventualmente leggere nel mio articolo “Nudismo e naturismo: sinonimi o contrari?”
  • naturismo dalla sua definizione data dalla Federazione Internazionale Naturista è soprattutto ” un modo di vivere in armonia con la natura” e solo in via dipendente e secondaria viene aggiunto “caratterizzato dalla pratica della nudità in comune allo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente”
  • nessuno si è mai sognato d’impedire alcunché in ragione del vivere in armonia con la natura, anzi è oggi tendenza comunque e sempre più diffusa
  • nessuno si è mai sognato d’impedire alcunché in ragione del favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente
  • quello che alcuni criticano e molte istituzioni comunali osteggiano è la pratica della nudità
  • indi la nudità è il nodo disquisitorio
  • per cui la nudità e quindi il nudismo devono essere il fulcro della legge e dalla stessa devono essere messi in netta evidenza
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