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Leggi sul nudismo: meglio il nulla o il poco?


Nel nulla ci si può muovere (quasi) liberamente, nel poco la libertà di movimento è ridotta ai minimi termini e cambiare quel poco è di certo affare assai improbo.

Legge sul nudismo


L’unica legge che i nudisti devono proporre e accettare è… “il nudo è lecito sempre, ovunque e comunque”.

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Leggi e turismo naturista


Insensato pensare che delle leggi possano generare quello che il mercato non riesce a produrre.

Alias…

Le leggi sul turismo naturista (sic!) mai potranno generare l’espandersi del nudismo.

Aula di Montecitorio

Riserve nudiste


Se sono gli stessi nudisti a chiedere d’essere rinchiusi tra cartelli e siepi la società mai potrà liberarsi dai preconcetti che riguardano il nudo, anzi, ne verrà rinforzata.

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Photo by Scott Webb on Pexels.com

Regolamentare il nudismo


Un articolo apparso ieri sul BresciaOggi (“Il naturismo non è esibizione sguaiata Ma ora serve una legge”) ha scatenato in me vari pensieri e alcune considerazioni, poi rinforzate nel ripensare alle varie proposte di legge nazionale e, ivi comprese quelle approvate, regionali avanzate in Italia.

C’è, nell’articolo come nelle dette proposte di legge, una parola ricorrente, un aspetto comune, il costante ricorso alla parola “regolamentare”: bisogna regolamentare, è necessario regolamentare, si propone di regolamentare il nudismo (invero si usa la parola naturismo, alla fine è comunque dello stare nudi, indi del nudismo, che si vuol parlare).

Ma… cosa significa regolamentare? Cosa si regolamenta? Cosa ha usualmente bisogno di una regolamentazione?

Avete mai visto una legge che regolamenta il modo di vestirsi? No, in Italia no, quantomeno non negli ultimi 65 anni. Perché? Perché non avrebbe senso, perché nessuno pensa minimamente giusto e utile imporre ad altri i propri gusti di abbigliamento.

Avete mai visto una legge che regolamenta il modo di mangiare? No!

E una che regolamenta le attività sportive praticabili? No!

Cosa viene al contrario regolamentato?

L’uso di quanto ha in sé stesso la potenzialità di creare danni materiali a cose o persone (ad esempio veicoli, armi, macchinari, ponteggi) oppure i rapporti contrattuali (ad esempio accordi commerciali, contratti sociali, matrimonio).

Orbene, il nudo in se stesso può arrecare danni materiali? No, palesemente, inequivocabilmente no. Eventualmente è la persona che, indipendentemente dall’essere o meno vestita, racchiude in se stessa tale potenzialità, infatti esiste già tutta una regolamentazione che gestisce il comportamento delle persone: l’insieme di codice civile e codice penale.

Allora, il nudo forse prevede un rapporto contrattuale con gli altri? No, palesemente, inequivocabilmente no. Al massimo può esserci una questione di convivenza con chi si sente infastidito dal nudo e qui esistono già le regole naturali di reciproco rispetto attraverso le quali addivenire a una reciprocamente soddisfacente soluzione della questione, tenendo conto che si tratta di un’equazione algebrica per cui l’equa soluzione è tutt’altro che a metà strada, bensì spostata più verso il nudista: se non può stare nudo si vede totalmente inibito nel suo diritto mentre la controparte se deve spostarsi o guardare altrove è solo parzialmente limitata nel suo diritto, per giunta potrebbe anche scoprire che il fastidio presto scompare, imparare qualcosa, evolversi e quindi averne un bel vantaggio morale e sociale.

Allora perché regolamentare il nudismo? Perché questa assillante proposta di regolamentazione?

Beh, visto che più o meno palesemente articoli e proposte di legge parlano spesso di rispetto dei diritti di coloro che non vogliono convivere con il nudo (perché si ignora la naturale esistenza del diritto opposto? Del diritto alla reciprocità? Perché al massimo si parla di desiderio del nudista?), di “fra adulti consenzienti” (e le famiglie con bambini dove finiscono?), di impedire fatti incresciosi (non c’è già una regolamentazione degli atti di inciviltà? Che rapporto esiste tra tali atti e l’essere nudi? È necessario essere nudi per attuare comportamenti scorretti?), di evitare situazioni di promiscuità (la scelta di questa parola già la dice lunga) parrebbe esserci dietro l’idea del nudo come atteggiamento socialmente non conforme. Come possono delle proposte di legge convincere chi le deve firmare se in esse è racchiusa l’idea di trasgressione, di non conformità, di liceità? Forse perché chi le deve firmare ragiona a sua volta in tal modo? Si può allora sperare in una legge che realmente tuteli i diritti dei nudisti? O si può più che altro presupporre in una legge che servirà solo ed esclusivamente a isolare, contenere il movimento nudista? È proprio così difficile educare i firmatari alla logica e alla ragione?

Vero è che in tali proposte, dopo un antefatto generale sul nudismo nel quale ci si preoccupa più che altro di produrre quanto sopra detto, ci si sofferma poi sull’incentivazione, a fini turistici (e dove finisce il fatto che il nudismo è più che altro o comunque anche una scelta di vita?), delle strutture dedicate al nudismo e queste prevedono sì dei rapporti contrattuali, ma… non esistono forse già tutte le leggi adeguate a gestire tali aspetti contrattuali? C’è forse differenza contrattuale, istituzionale o privata, tra una struttura nudista, una vestiti facoltativi e una vestiti obbligatori?

D’accordo, vista l’attuale estrema carenza di strutture italiane dove si possa stare senza vestiti e l’insensibilità alla questione dimostrata ad oggi da imprenditori e istituzioni, si vuole forzare la mano attraverso una legge che imponga ai comuni l’individuazione di aree da destinare alla fruizione nudista. Ma… può una legge risolvere la questione? Beh, magari se fatta bene anche sì (comunque gli esempi regionali ad oggi esistenti da un lato fanno vedere leggi stentate, dall’altro la possibilità per le istituzioni comunali di ignorarle o portare le cose alle calende greche), ma… quante aree potranno costruirsi? Saranno libere, indi a fruizione popolare, o a pagamento, trasformando il nudismo in una questione elitaria? E soprattutto, ce ne saranno a sufficienza per garantire a tutti la reale possibilità di raggiungerle almeno ad ogni fine settimana a costi popolari? E poi, importantissimo, cosa succederà per quei tanti che allo starsene sdraiati al sole preferiscono farsi delle belle camminate in campagna, collina o montagna? E a quelli che amano le lunghe nuotate in laghi e mari? A quelli che adorerebbero stare nudi mentre accudiscono il loro giardino o il loro orto? Insomma a tutti quelli che al nudismo stanziale preferiscono un nudismo libero e attivo? Ignorati? Totalmente ignorati? Dovranno solo adeguarsi e convertirsi alla stanzialità nei ghetti?

La ciliegina sulla torta: si legge spesso che una legge di regolamentazione del nudismo potrebbe portare all’Italia un considerevole flusso di turisti che le vacanze le vogliono fare nudi, ma… ne siamo sicuri? Ad oggi le poche risposte alle leggi regionali hanno portato alla definizione di sparute e microscopiche (poche centinaia di metri) aree, spesso lontane dalle strutture di soggiorno (quasi sempre tessili); può questa situazione risultare concorrenziale con le proposte estere? Cosa viene dato in Croazia, in Spagna, in Francia? Beh, li ci sono strutture nudiste anche piuttosto grandi, tutte con annessa plurichilometrica spiaggia o altra area (bosco, fiume, prati) in cui poter stare nudi tranquillamente. Che dire, salvo cambiamenti radicali nell’atteggiamento imprenditoriale e istituzionale italiano (teoricamente possibili, ma materialmente più vicini all’utopia) la vedo dura!

Non ci sono santi ne madonne, esiste una sola unica possibilità per dare giustizia a un atteggiamento sociale che è solo un modo di abbigliarsi e come tale è insensato regolamentare: l’esplicita dichiarazione legislativa che il nudo di per se stesso è atteggiamento conforme ovvero non è violazione degli articoli del codice penale relativi alla pubblica morale (cosa invero ormai più volte sancita dai giudici di ogni ordine e grado e quindi, sebbene entro certi limiti, già idealmente operativa) e agli atti osceni in luogo pubblico (invero da tempo ormai giuridicamente definito che non sussiste tale tipo di reato nello stare semplicemente nudi); meglio ancora, sullo stile della Spagna, la chiara dichiarazione legislativa che in assenza di esplicito divieto si può stare nudi ovunque. Ogni altra soluzione sarà sempre e comunque una iniqua e illogica limitazione ai diritti naturali dei cittadini italiani e dei turisti.

Mi si dice che non è possibile chiedere questo, perché? Come detto i giudici l’hanno già stabilito e entro certi limiti applicato e trasformato in convenzione giuridica attiva (così come prima era solo una convenzione giuridica che il nudista compieva un atto contrario alla morale), perchè non si può dare seguito legislativo ad una convenzione giuridica attiva? Mi si dice che la mentalità politica attuale non è ancora pronta a questo, perché? È proprio così difficile educare i politici alla logica e alla ragione? Mi si dice che bisogna pur iniziare da qualcosa, vero, ma altri mi insegnano che si ottiene sempre meno della metà di quello che si chiede, cosa succede se già si chiede il minimo? E poi, altri mi insegnano che in Italia se per fare una legge ci vogliono tot anni, per cambiarla ce ne vogliono cento volte di più! Per altro l’ultima proposta di legge così come a suo tempo pubblicizzata (vedi qui) era conforme a questo discorso, affermava che la nudità è lecita e stop per poi a parte affrontare il discorso di promozione turistica, ci si sta forse rimangiando la parola. Perché?

Considerazioni sulla proposta di legge sul naturismo


Ottimo articolo che approfondisce e motiva le osservazioni fatte da noi di Mondo Nudo.

Essere Nudo

Aula di Montecitorio

Desidero svolgere alcune considerazioni a proposito della recente proposta di legge, firmata dall’on. Luigi Lacquaniti e da altri 22 deputati, intitolata “Disposizioni per il riconoscimento della pratica del naturismo e lo sviluppo della capacità turistico-ricettiva in Italia“. Confermo il mio giudizio positivo su questa proposta ed esprimo un caloroso elogio per tale iniziativa, nella speranza che si traduca presto in legge.

Finalmente si riscontra un tono di rispetto e sincera attenzione nei confronti del naturismo e non – com’è accaduto con altre proposte passate e con certe leggi regionali – di sospetto e diffidenza. Lo si capisce, ad esempio, dall’art. 5, dov’è prevista la segnalazione delle aree destinate alla pratica del naturismo mediante semplici cartelli, ma “in nessun caso tali aree possono essere delimitate da reti, staccionate o altra forma di recinzione“. Dunque, divieto assoluto di creare “ghetti” riservati ai nudisti, nascosti da recinti più o…

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Disposizioni per il riconoscimento della pratica del naturismo e lo sviluppo della capacità turistico-ricettiva in Italia


IMG_1692In via diretta e inequivocabile risponde solo in parte alle esigenze di chi vuole viverlo a pieno il nudismo e non solo nei week-end o nelle ferie e sfiora appena le necessità degli escursionisti (per sua natura l’attività non può essere limitata in piccole aree delimitate, anche se alla fine si può intendere il tutto come individuazione di alcuni specifici sentieri apponendo appositi cartelli all’inizio e alla fine degli stessi, nonché ad ogni loro incrocio con altri sentieri per risolvere), comunque giustamente minimalista ed efficiente. Per giunta contiene affermazioni di rilevanza notevole per la corretta evoluzione della visione sociale del nudo. Finalmente una proposta pienamente moderna, adeguata e aperta alle future espansioni. Certo il desiderio di qualcosa di più è sempre presente, d’altro canto è sempre presente anche la coscienza che esiste un tempo per ogni cosa e una cosa per ogni tempo. Ottimo lavoro!!!

Voto:
9,5 per il turismo
7 per la scelta di vita nudista (8 per l’escursionismo, che potrebbe anche essere un 8,5 o un 9, dipende da come verranno in tal senso interpretati alcuni passaggi della proposta e da come si muoveranno le istituzioni e le associazioni in merito a tale attività, che, ricordiamolo, è la massima rappresentazione dello spirito naturista)

Il testo della proposta di legge nazionale: Disposizioni per il riconoscimento della pratica del naturismo e lo sviluppo della capacità turistico-ricettiva in Italia.

Segui l’iter della proposta sul sito della Camera

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